Djokovic lascia a sorpresa il sindacato dei tennisti che aveva fondato

Annuncio a sorpresa di Novak Djokovic, che lascia la Professional Tennis Players Association, sindacato dei tennisti che lui stesso aveva fondato nel 2019 assieme al collega Vasek Pospisil. «Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di abbandonare completamente la PTPA. Questa decisione è frutto di continue preoccupazioni in merito a trasparenza, governance e al modo in cui la mia voce e la mia immagine sono state rappresentate». Parlando di «capitolo chiuso», il fuoriclasse serbo ha poi scritto: «Sono orgoglioso della visione che Vasek e io abbiamo condiviso quando abbiamo fondato la PTPA, ovvero dare ai giocatori una voce più forte e indipendente, ma è ormai chiaro che i miei valori e il mio approccio non sono più in linea con l’attuale direzione dell’organizzazione».

A marzo, la PTPA ha intentato una class action contro Atp e Wta, Federazione Internazionale Tennis e International Tennis Integrity Agency, accusando le organizzazioni di «abuso sistematico, pratiche anticoncorrenziali e palese disprezzo per il benessere dei giocatori». Successivamente erano state chiamate in causa anche le organizzazioni dei tornei del Grande Slam. Djokovic, che non figurava tra i firmatari, aveva spiegato di non essere d’accordo su tutti i temi affrontati, rinnovando comunque il proprio sostegno alla causa. A distanza di mesi, invece, ecco la rottura.

Venezuela, Xi Jinping: «Atti che minano l’ordine internazionale»

Il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto dopo l’attacco Usa in Venezuela e l’arresto del presidente Nicolas Maduro. Le parole di Xi sono state pronunciate a Pechino nel corso di un incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin, in visita ufficiale in Cina fino all’8 gennaio, come riportato dal South China Morning Post. Nel suo intervento, il leader cinese ha affermato che «Il mondo oggi sta attraversando cambiamenti e turbolenze mai visti da un secolo, con atti unilaterali di egemonia che minano gravemente l’ordine internazionale», sottolineando che tutti «devono rispettare i percorsi di sviluppo scelti indipendentemente dai popoli degli altri Paesi e attenersi al diritto internazionale, nonché agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite». Xi ha infine rimarcato che «Le grandi potenze devono dare il buon esempio».

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Il ministero degli Esteri di Pechino: «I nostri interessi in Venezuela protetti dalla legge»

Sul dossier venezuelano è intervenuto anche il ministero degli Esteri di Pechino, che ha assicurato come gli interessi cinesi nel Paese sudamericano «saranno protetti dalla legge», con riferimento alle consistenti esportazioni di petrolio verso la Cina, dopo il blitz statunitense. Nel briefing quotidiano, il portavoce Lin Jian ha ribadito l’opposizione di Pechino «all’uso della forza nelle relazioni internazionali», giudicando l’azione americana potenzialmente destabilizzante per la pace in America Latina. Lin ha inoltre espresso il sostegno della Cina alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata alla crisi venezuelana e ha rinnovato la richiesta agli Stati Uniti di un «immediato rilascio» del presidente arrestato. Il portavoce ha ricordato che la Cina mantiene contatti e cooperazione con il governo di Caracas e ha assicurato che, indipendentemente dagli sviluppi internazionali, Pechino continuerà a coltivare buone relazioni con i Paesi dell’America Latina, precisando infine che non risultano segnalazioni di cittadini cinesi coinvolti nell’operazione militare statunitense.

Ucraina, raid russi su Kyiv: due morti

Due persone hanno perso la vita a Kyiv in seguito a un attacco notturno condotto dalle forze russe, come comunicato dalle autorità della capitale ucraina dopo l’allarme lanciato dall’esercito e dal sindaco sulla minaccia missilistica estesa a tutto il Paese. Nella stessa notte, secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha impiegato nove missili balistici e 165 droni, tra cui circa un centinaio di Shahed partiti da Millerovo, Kursk, Shatalovo e Orel. Le difese aeree di Kyiv delle altre regioni sono riuscite ad abbattere 137 velivoli senza pilota.  

Trump: «Non credo che Kyiv abbia colpito la residenza di Putin»

Dell’offensiva aerea sulla città ha parlato anche il sindaco della capitale Vitali Klitschko, che durante la notte ha avvertito la popolazione attraverso Telegram: «Le forze di difesa aerea stanno operando nella capitale. Rimanete nei rifugi antiaerei!». Intanto Donald Trump, rispondendo ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha espresso scetticismo sull’ipotesi che l’Ucraina abbia colpito la residenza del presidente russo Vladimir Putin, dichiarando: «Non credo che quell’attacco sia avvenuto». Trump ha aggiunto che «nessuno sapeva in quel momento» se le informazioni diffuse fossero attendibili, dopo che Mosca aveva attribuito a Kyiv la responsabilità dell’episodio.

Morto Pier Francesco Guarguaglini, ex presidente di Finmeccanica

È morto a 88 anni Pier Francesco Guarguaglini, ex amministratore delegato e presidente di Finmeccanica (oggi Leonardo), che aveva guidato dal 2002 al 2011. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Guido Crosetto su X, definendolo «un uomo di intelligenza straordinaria e di visione». Nel corso della sua lunga carriera, oltre che amministratore e presidente dell’azienda pubblica attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, Guarguaglini era stato anche direttore generale delle Officine Galileo, ceo di Oto Melara e Breda Meccanica Bresciana, presidente di Alenia Marconi Systems e ad di Fincantieri.

Dopo il Venezuela Trump rinnova le minacce alla Groenlandia

Dopo l’aggressione al Venezuela che sabato ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, Donald Trump è tornato a minacciare la Groenlandia. Il presidente americano ha ribadito che Washington «ha assolutamente bisogno» del territorio artico, rilanciando una linea che negli ultimi mesi ha già messo sotto pressione i rapporti con la Danimarca e con le autorità groenlandesi. Parlando a bordo dell’Air Force One, ha detto: «Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di farlo». Nei mesi scorsi Trump non aveva escluso l’uso della forza: «Non dico che lo farò, ma non escludo nulla. Abbiamo molto bisogno della Groenlandia». Immediata la replica della premier danese, Mette Frederiksen: «Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di annettere nessuno dei tre Paesi del Regno di Danimarca».

Dopo il Venezuela Trump rinnova le minacce alla Groenlandia
Mette Frederiksen (Ansa).

Trump minaccia anche Colombia, Messico e Cuba

Trump ha esteso le minacce anche ad altri Paesi dell’America Latina. Parlando della Colombia, ha detto: «Stanno inviando cocaina negli Stati Uniti. Quindi deve guardarsi le spalle». Alla domanda su una possibile operazione statunitense, ha risposto: «Mi sembra una buona idea». Sul presidente Gustavo Petro, a dicembre Trump aveva dichiarato che il Paese è «governato da un uomo malato», aggiungendo che «non lo farà ancora a lungo». Petro ha replicato ribadendo che «pace, rispetto del diritto internazionale e protezione della vita devono prevalere». Su l’Avana Trump ha affermato: «Penso che Cuba sarà qualcosa di cui finiremo per parlare, perché è una nazione in fallimento». Sul Messico, ha detto che i cartelli stanno gestendo il Paese al posto della presidente Claudia Sheinbaum: «Le ho chiesto numerose volte se vuole che togliamo i cartelli. “No, no, no, signor Presidente, no, no, no, per favore”. Quindi dobbiamo fare qualcosa».

Trump sulle proteste in Iran: «Colpiremo se iniziano a uccidere persone»

La settimana scorsa Trump aveva minacciato anche di intervenire in Iran nel caso in cui il regime porti avanti la repressione violenta delle proteste di questi giorni. Teheran aveva replicato avvertendo che qualsiasi ingerenza avrebbe delle conseguenze. Sabato Trump ha ribadito: «Stiamo monitorando la situazione molto attentamente. Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti». Secondo le associazioni per i diritti umani, scrive Reuters, al momento sono state uccise almeno 16 persone.

Chi è Hugo Carvajal Barrios, probabile supertestimone nel processo a Maduro

Gli Stati Uniti potrebbero avere un supertestimone nel processo contro l’ormai ex presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores, accusati di cospirazione per narcoterrorismo, associazione a delinquere per importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi esplosivi contro gli Usa. Come riporta Newsweek, si tratta dell’ex capo dell’intelligence militare venezuelana Hugo Armando Carvajal Barrios.

Chi è Hugo Carvajal Barrios

Classe 1960 e soprannominato “El Pollo”, è stato un fedelissimo di Hugo Chavez, che lo pose alla guida dei servizi segreti, veste in cui secondo gli inquirenti Usa avrebbe partecipato al trasferimento di 5,5 tonnellate di cocaina in direzione Stati Uniti. Con la morte di Chavez nel 2013, Carvajal Barrios si buttò in politica, inizialmente come deputato pro-Maduro. Poi nel 2019 il passaggio all’opposizione, considerato un tradimento dal presidente che lo costrinse a fuggire all’estero. Raggiunto da un mandato di cattura spiccato dal Dipartimento di Giustizia americano, ‘El Pollo’ è stato arrestato in Spagna e poi estradato negli Usa, dove è finito a processo. Hugo Armando Carvajal Barrios si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo, analoghi a quelli contestati a Maduro. Ma non è ancora stato condannato: la pena sospesa sarebbe un segno che i procuratori hanno intenzione di farlo testimoniare prima di decidere il suo destino.

Femminicidio di Aurora Livoli, l’uomo fermato era stato espulso due volte dall’Italia

Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, in carcere per l’aggressione di un’altra ragazza ma indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, trovata senza vita la mattina del 29 dicembre in un cortile di via Paruta a Milano, era stato già espulso due volte dall’Italia perché ritenuto pericoloso: secondo quanto riportato da Adnkronos, il 57enne ha precedenti penali per rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina.

La prima espulsione, avvenuta nel 2019

Entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, Velazco era diventato irregolare dal 4 agosto del 2019, essendosi trattenuto oltre i termini consentiti. Da qui il primo provvedimento di espulsione, eseguito con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera due giorni dopo. Nello stesso anno è stato arrestato e condotto in carcere a Pavia per aver violentato una ragazza per strada a Milano. Altri precedenti per abusi sessuali sono risalgono al 2024 e al 2025, ma l’uomo è finito in carcere solo per il primo episodio.

Il rientro in Italia e la seconda espulsione

Tornando alla prima espulsione, dopo il no del questore per motivi di pericolosità sociale al rilascio del permesso di soggiorno, Velazco – aveva fatto domanda in qualità di fratello di una cittadina italiana – è stato arrestato il 25 marzo del 2024. Questo perché era rientrato in Italia prima che fossero decorsi cinque anni dall’esecuzione dell’espulsione. Ecco quindi il secondo analogo provvedimento. Non è stato però possibile procedere al rimpatrio di Velazco: il suo passaporto risultava infatti scaduto il 2 maggio del 2022. A quel punto era stata richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr, almeno fino al lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Ma il posto è stato successivamente rifiutato a causa dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, a causa di una patologia delle vie urinarie. A quel punto nei confronti di Velazco è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, che evidentemente è stato disatteso.

Venezuela, Italia «al lavoro per la liberazione di Alberto Trentini»

L’Italia sta lavorando alla liberazione degli italiani detenuti in Iran, dove sono in corso proteste represse nel sangue dal regime, e anche alla scarcerazione del cooperante Alberto Trentini, che da oltre un anno si trova nella prigione El Rodeo di Caracas, in Venezuela, senza che nei suoi confronti sia stata formalizzata alcuna accusa. Lo ha detto al Tg2 il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Sto seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione, abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza», ha detto il titolare della Farnesina riferendosi all’Iran. Quanto al Venezuela, Tajani ha dichiarato di sperare che «con il cambio di regime e con l’andata via di Nicolas Maduro si possa riuscire a riportare a casa» i cittadini italiani. «Abbiamo italiani detenuti in Venezuela, a cominciare da Trentini. Ma con lui ce ne sono un’altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo», ha assicurato il ministro. Tra i connazionali incarcerati in Venezuela c’è anche Biagio Pilieri, italo-venezuelano leader della formazione politica Convergencia.

Iran, almeno 15 manifestanti uccisi dall’inizio delle proteste

Il 2 gennaio Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire in caso di repressione violenta delle proteste che si stanno tenendo in Iran contro il carovita e il deterioramento della situazione economica. Ebbene, secondo Iran International, media d’opposizione al regime degli ayatollah con base a Londra, almeno 15 manifestanti sono stati uccisi durante gli ultimi sette giorni di proteste nella Repubblica Islamica, che si sono estese a 174 località in tutto il Paese. Alle vittime civili si deve aggiungere la morte di un membro delle forze di sicurezza. Sarebbero almeno 44 le persone colpite e ferite da proiettili veri o da pistole a pallini sparati dalle forze iraniane durante le manifestazioni.

Crans-Montana, identificate tutte le sei vittime italiane

È stato completato il riconoscimento delle sei vittime italiane della strage di Crans-Montana. Lo ha reso noto l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Ai quattro precedentemente identificati (Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini e Chiara Costanzo) si sono aggiunti Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Avevano tra 15 e 16 anni. Le salme saranno trasportate in Italia con un volo di Stato. La notizia è stata poi confermata Antonio Tajani. Quanto ai feriti, ha spiegato il ministro degli Esteri, «stanno per essere tutti accompagnati in Italia, ttre al Niguarda di Milano e una a Torino».

Starlink fornirà banda larga gratuita al Venezuela fino al 3 febbraio

Dopo l’operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, fino al 3 febbraio Starlink fornirà servizi di banda larga gratuiti ai cittadini del Venezuela. In un post su X, l’account del servizio di Internet satellitare a banda larga ad alta velocità di SpaceX (e dunque di Elon Musk), che usa una costellazione di migliaia di piccoli satelliti in orbita bassa, ha promesso «connettività continua» al Paese sudamericano, notoriamente alle prese con la censura online: basti pensare che il governo di Maduro, nel recente passato, ha bloccato Facebook, YouTube, Instagram e altre piattaforme.

L’azione di Trump in Venezuela è legale?

L’attacco su Caracas e la conseguente cattura di Nicolas Maduro sono state azioni legali, dal punto di vista del diritto internazionale? È quanto si stanno chiedendo in molti dalle prime ore del 3 gennaio. Nel corso dei mesi, dopo le minacce di Donald Trump di possibili azioni di terra in Venezuela, giuristi e parlamentari americani avevano messo in dubbio la base legale di missioni extraterritoriali senza chiari mandati: per l’operazione del 3 gennaio Trump ha fatto ricorso all’Authorization for Use of Military Force.

Cosa è l’Authorization for Use of Military Force sfruttata da Trump

L’Authorization for Use of Military Force, approvata dopo l’attacco alle Torri Gemelle, è una legge che sostanzialmente dà il via libera al presidente a urgenti azioni antiterrorismo, senza bisogno del semaforo verde del Congresso. In base al War Powers Act del 1973, infatti, l’amministrazione che intraprende atti militari deve notificare al Congresso entro 48 ore e ritirare le truppe dopo 60 giorni se non c’è autorizzazione. Trump ha potuto ricorrere all’Authorization for Use of Military Force classificando le gang del narcotraffico come organizzazioni terroristiche straniere, cosa che ha permesso di “creare” uno stato di guerra con il Venezuela.

Il parere del giurista: «Gravissima violazione del diritto internazionale»

Secondo il giurista Gabriele Della Morte, professore ordinario di diritto Internazionale alla Cattolica di Milano, il blitz delle forze Usa «rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, in una delle sue espressioni più cogenti: il divieto di aggressione». Intervistato dall’Ansa, Della Morte ha spiegato che adesso «occorrerà ora valutare la reazione degli Stati e delle organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu e dalla Ue, per verificare se un nuovo assetto normativo sul tema dell’uso della forza è in via di definizione» e che, «nel compiere questa delicata valutazione, occorrerà sempre tenere ben presente la distinzione tra validità ed efficacia della norma». Se una norma non è rispettata, ha sottolineato, «ciò non comporta necessariamente che non sia valida». Giorgia Meloni, esprimendo la posizione dell’Italia, ha dichiarato che «il governo reputa legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».

Leone XIV: «Garantire la sovranità del Venezuela»

Nel corso dell’Angelus, papa Leone XIV ha parlato anche della situazione in Venezuela. «Seguo gli sviluppi con animo colmo di preoccupazione», ha detto il pontefice. «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione». Rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV ha poi detto che bisogna rispettare «i diritti umani e civili di ognuno e di tutti» e lavorare «per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione di stabilità e di concordia con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

Crans-Montana, salgono a quattro le vittime italiane identificate

Dopo Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi, è la 16enne Chiara Costanzo è la quarta vittima italiana identificata della strage di Capodanno a Crans-Montana. Il padre già nella giornata del 3 gennaio aveva comunicato alla stampa la certezza della morte della figlia. Sale così a 25 il numero delle vittime dell’incendio identificate dalla polizia svizzera. Restano due i dispersi italiani ancora da identificare.

Venezuela, Delcy Rodriguez presidente ad interim

Dopo la cattura da parte degli Usa di Nicolas Maduro, la Corte Suprema di Caracas ha ordinato alla sua vice Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, stabilendo che «eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione». I giudici della Corte Suprema non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto: ciò avrebbe comportato l’indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni. Rodríguez, scrive il New York Times citando fonti vicine alla Casa Bianca, avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell’industria petrolifera, cruciale per il Venezuela.

Nell’attacco Usa in Venezuela sarebbero morte almeno 40 persone

L’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro, avrebbe causato la morte di almeno 40 persone, tra militari e civili. Lo scrive il New York Times, citando un alto funzionario di Caracas che ha parlato in condizione di anonimato. Durante la conferenza stampa andata in scena a Washington, Donald Trump ha specificato che nessun soldato statunitense è rimasto ucciso, suggerendo che alcuni fossero rimasti feriti. Sempre il Nyt riporta che Maduro a fine dicembre avrebbe respinto un ultimatum di Trump che lo aveva esortato a lasciare l’incarico per trasferirsi in esilio dorato in Turchia.

Crans-Montana, identificate tre vittime italiane

Sono tre le vittime italiane dell’incendio di Capodanno di Crans-Montana identificate dalla polizia svizzera: si tratta di Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi. Il riconoscimento è avvenuto grazie alla comparazione con il dna dei genitori. Rimangono da identificare altri tre italiani classificati come dispersi: Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo e Sofia Prosperi. Almeno per le due ragazze, l’identificazione sembra imminente: parlando con la stampa, i genitori hanno già dato per certo il decesso. Con i tre italiane sale a 11 il numero delle vittime identificate: gli altri otto sono tutti svizzeri.

Le reazioni della politica italiana all’attacco Usa contro il Venezuela

L’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela, che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro, ha provocato immediate reazioni a livello di politica internazionale. E per quanto riguarda l’Italia? Da parte della maggioranza quanto espresso equivale a un “no comment”. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha fatto sapere che la Farnesina «segue con attenzione la situazione» e lo stesso sta facendo Giorgia Meloni, che è molto vicina a Donald Trump. Dure condanne sono invece arrivate dall’opposizione, con prese di posizione ufficiali di Partito democratico e Movimento 5 stelle.

Conte: «L’aggressione Usa non ha basi giuridiche»

Giuseppe Conte, presidente del M5s, da buon avvocato ha sottolineato che «l’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica», esortando il governo Meloni a condannare i raid: «Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto».

Pd: «Chiediamo al governo di pronunciare parole chiare»

Chiediamo al governo di pronunciare parole chiare e di lavorare con urgenza in tutte le sedi multilaterali e internazionali per il pieno ripristino e rispetto del diritto internazionale e per il primato della diplomazia», ha dichiarato in una nota Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del Pd. Pina Picierno, esponente dem e vicepresidente del Parlamento europeo, ha scritto su X: «Il regime sanguinario di Maduro deve cessare di esistere, ma ogni bomba americana che cade sul Venezuela ne prolunga la vita sul piano simbolico, rafforzando la retorica antioccidentale e preparando nuove risposte autoritarie. L’operazione venezuelana porta alla luce una evidenza che tendiamo a dimenticare: Trump, Putin e XI si stanno spartendo il mondo in sfere di influenza».

Le parole di Calenda, Bonelli, Fratoianni e Magi

Carlo Calenda, leader di Azione, applaude alla rimozione di Maduro, ma non alle modalità con cui è avvenuta: «Buona notizia per il popolo venezuelano afflitto da una feroce dittatura. Il modo in cui è stato fatto desta però molta preoccupazione». Sulla stessa lunghezza d’onda Riccardo Magi, segretario di +Europa: «Maduro è un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali». Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno invocato la condanna da parte del governo italiano dell’attacco Usa, definito «inaccettabile», chiedendo anche la convocazione immediata delle commissioni Esteri.

La provocazione del senatore leghista Borghi

il senatore leghista Claudio Borghi ha rilanciato sui social un suo post in cui affermava: «Ma se per caso gli Usa attaccassero il Venezuela che facciamo? Mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?», spiegando: «Questo post era ovviamente una provocazione. Il mio intento era smascherare le ipocrisie della morale con cui molti dei sostenitori dell’invio di armi in Ucraina ammantavano il sostegno militare (che è una scelta politica legittima, non è IL BENE)».

Crans-Montana, Tajani: «Nessun italiano tra i sei corpi identificati»

Non ci sono nuove notizie sui sei italiani che risultano dispersi in Svizzera. Lo ha dichiarato Antonio Tajani, nel corso di un collegamento con Tg2. «La polizia svizzera ha già identificato sei cadaveri, ma non sono di cittadini italiani. Nel caso di vittime siamo pronti a organizzare un volo di Stato con un C130».

Bertolaso: «Italiani due ragazzi ustionati gravi ricoverati a Zurigo»

L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso ha riferito intanto che i sette feriti nell’incendio di Crans-Montana ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano sono tutti «in condizioni molto critiche, in rianimazione». Bertolaso ha poi parlato di due ragazzi molto gravi, che si trovano al centro ustionati di Zurigo: «Abbiamo la ragionevole certezza che si tratti di italiani, ma dobbiamo ancora fare le prove del dna. Non riusciamo a identificarli perché hanno il volto completamente coperto dalle medicazioni».