L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione

Panico nella zona meridionale di Beirut dopo l’appello lanciato dall’IDF per l’evacuazione del sobborgo di Dahieh, storica roccaforte di Hezbollah, in vista di imminenti attacchi. Decine di migliaia i residenti in fuga: secondo L’Orient le Jour, la strada che collega la capitale libanese con Damasco, in Siria, è imbottigliata di auto. Il ministero della Salute libanese ha reso noto che gli attacchi israeliani degli ultimi giorni hanno ucciso un totale di 102 persone.

L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione
Famiglia libanese in fuga da Beirut (Ansa).

La minaccia del ministro israeliano Smotrich

«Due anni fa abbiamo dovuto far sgomberare gli abitanti del nord. Oggi abbiamo diffuso avvisi per l’evacuazione dal sud del Libano e dalla zona di Dahieh, mentre dalla parte israeliana del confine le comunità tornano a prosperare». Lo ha dichiarato ministro israeliano delle Finanze, Bezalel Smotrich, aggiungendo che «molto presto Dahieh somiglierà a Khan Yunis», città della Striscia di Gaza devastata dai bombardamenti dell’IDF.

L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione
Palazzo sventrato da un missile nella zona sud di Beirut (Ansa).

Hezbollah schiera la Forza Radwan

Sempre per quanto riguarda il Libano, secondo quanto riferito a Reuters da tre fonti, Hezbollah ha dato ordine ai combattenti d’élite della Forza Radwan di unirsi alla battaglia nel sud del Paese, da dove si erano ritirati dopo la guerra del 2024. L’obiettivo è bloccare l’avanzata dei carri armati israeliani, che sono già entrati in Libano. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha dichiarato in un discorso televisivo che il gruppo avrebbe affrontato il piano israeliano di «occupazione ed espansione».

Beirut vieta le attività dei pasdaran

Prendendo le distanze da Teheran, che foraggia Hezbollah, il governo di Beirut ha deciso di vietare tutte le attività militari dei Guardiani della rivoluzione islamica in Libano «in vista del loro arresto e rimpatrio in Iran». Lo ha annunciato il ministro dell’Informazione Paul Morcos, presentando una nuova stretta nei confronti delle attività dei pasdaran nel Paese dei cedri.

Il monito delle Nazioni Unite

Commentando l’ordine di evacuazione israeliano Janine Hennis, coordinatrice speciale Onu per il Libano, ha scritto su X che il Paese «sta vivendo un nuovo incubo» e che «nessuna delle parti può imporre una soluzione permanente con la forza».

La minaccia dell’Iran: «Se l’Ue resta in silenzio ne pagherà il prezzo»

L’Iran ha avvertito che «se l’Europa rimane in silenzio» di fronte agli attacchi di Stati Uniti e Israele, «tutti i Paesi ne pagheranno il prezzo». Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqae, in un’intervista all’emittente spagnola Tve. «Chi rimane in silenzio sarà complice di questa ingiustizia. Se l’Europa rimane in silenzio di fronte a questo attacco al diritto internazionale, tutti i Paesi prima o poi ne pagheranno il prezzo. Nessun paese delle Nazioni Unite può rimanere indifferente», ha sottolineato.

Mps, i 20 nomi per il nuovo cda

Il board di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera alla lista dei 20 nomi per il rinnovo del consiglio di amministrazione, che il 15 aprile verranno sottoposti all’assemblea dei soci. Com’è noto, della lista non fa parte il ceo uscente Luigi Lovaglio, indagato per azione di concerto assieme ai primi azionisti Caltagirone e Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) nella scalata a Mediobanca. Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi sono stati indicati come possibile nuovo amministratore delegato al suo posto. Nicola Maione figura invece come candidato alla riconferma nel ruolo di presidente.

Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda

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La lista completa dei 20 nomi per il nuovo cda

Oltre a Maione, Passera, Palermo e Vivaldi, la lista comprende Paolo Boccardelli, Gianluca Brancadoro, Alessandro Caltagirone, Antonella Centra, Rosa Cipriotti, Elena De Simone, Simonetta Iarlori, Domenico Lombardi, Paola Lucantoni, Fabiana Massa, Gianmarco Montanari, Francesca Pace, Marcella Panucci, Francesca Paramico Renzulli, Renato Sala e Paolo Testi.

«Meloni va in radio ma non in Parlamento», la polemica delle opposizioni

È polemica da parte delle opposizioni per la mancata presenza in Parlamento della premier Giorgia Meloni per riferire sulla guerra in Medio Oriente. La leader di Fdi, poco prima, aveva rilasciato un’intervista a Rtl 102.5 con focus sulla posizione e le prossime mosse dell’Italia, ma alla Camera e al Senato ha lasciato parlare i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto, senza essere presente. Un fatto che ha causato l’irritazione del campo largo, che le recrimina l’assenza in un momento tanto delicato.

Il M5s: «Più comodo fare interviste senza contraddittorio che metterci la faccia in Aula»

«Stamattina Giorgia Meloni ha trovato il tempo per intervenire in radio con una bella intervista senza contraddittorio, l’ennesima. Non ha trovato però il tempo per il Parlamento, cioè il luogo dove un presidente del Consiglio dovrebbe presentarsi quando c’è da parlare davvero al Paese», hanno scritto in una nota i capigruppo M5S di Camera e Senato Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini. «In aula oggi non ci sarà lei ma le controfigure Crosetto e Tajani. Alla radio ha annunciato che vuole tassare chi specula sulle bollette, più o meno le stesse promesse fatte sugli extraprofitti delle banche. Poi si è visto com’è finita», hanno continuato. «Nel frattempo la realtà è semplice, le conseguenze economiche della guerra dei suoi amici Trump e Netanyahu finiranno, come sempre, nelle tasche degli italiani. E su ciò che è accaduto nemmeno una mezza parola di condanna per l’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele. Niente. Silenzio totale. Meloni ancora una volta perfettamente allineata a Washington. E, guarda caso, perfettamente lontana dal Parlamento. Perché le interviste senza contraddittorio sono sempre più comode di metterci la faccia in Parlamento davanti agli italiani».

Avs: «Di cosa ha paura e da cosa fugge?»

Non è da meno Angelo Bonelli di Avs: «La presidente Meloni ha rilasciato una lunga intervista a Rtl, fugge dal Parlamento e va in radio. Quando c’è da venire in Aula a riferire al Paese, la presidente del Consiglio non si presenta e manda allo sbaraglio i ministri Crosetto e Tajani. È il Parlamento il luogo dove deve riferire, non uno studio radiofonico. Di cosa ha paura, da cosa fugge?». Critiche anche dal Partito democratico, con la capogruppo alla Camera Chiara Braga che ha accusato la premier di ritenere il Parlamento «meno rilevante di un’emittente radiofonica».

La replica di Tajani: «Meloni non direbbe cose diverse da noi»

Sulla questione è intervenuto il ministro Tajani, spiegando che «non credo che la presidente del Consiglio direbbe cose diverse da quelle che abbiamo detto il ministro Crosetto ed io». «Quindi», ha continuato, «se riterrà opportuno venire prima del dibattito previsto, sarà una sua decisione in base allo sviluppo della situazione. Io credo che si debba continuare a lavorare per impedire che la situazione degeneri, che ci sia un allargamento del conflitto in aree differenti dal Medio Oriente e perché ci possa essere una conclusione nei tempi più rapidi possibili del conflitto».

Smentita dalla Francia: Parigi non ha concesso agli Stati Uniti l’uso delle sue basi in Medio Oriente

La Francia non ospiterà aerei americani nelle sue basi in Medio Oriente. Tuttavia alcuni velivoli statunitensi da supporto operativo, e non jet da combattimento, «sono stati accettati nella base di Istres». Lo ha chiarito lo Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, smentendo la notizia del semaforo verde di Parigi a Washington per l’uso delle sue basi e parlando di «procedura di routine nel quadro della Nato». Il portavoce del Capo di Stato Maggiore della Difesa ha inoltre spiegato a France Info: «Dato il contesto, abbiamo preteso che le risorse in questione non partecipassero in alcun modo alle operazioni condotte dagli Stati Uniti in Iran, ma esclusivamente a sostegno della difesa dei nostri partner nella regione». E Parigi «ha ottenuto piena garanzia in tal senso».

Smentita dalla Francia: Parigi non ha concesso agli Stati Uniti l’uso delle sue basi in Medio Oriente
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

Macron telefona a Meloni

Emmanuel Macron, intanto, «in uno spirito di solidarietà europea» ha telefonato a Giorgia Meloni e al primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, concordando – spiega l’Eliseo – «di coordinare l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso». Il colloquio con Meloni è stato confermato da una nota di Palazzo Chigi: i due leader «hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale», concordando «di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi».

Iran, cosa prevede la risoluzione del centrodestra

Il centrodestra ha presentato una risoluzione sugli “aiuti” militari ai Paesi del Golfo nell’ambito del conflitto mediorientale che da sabato 28 febbraio ha subito un’escalation. In dettaglio, l’Italia è pronta a fornire supporto, in particolare di difesa antiaerea, anti missilistica e antidrone, agli Stati del Golfo minacciati dagli attacchi dell’Iran. È inoltre disponibile a garantire agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi sul nostro territorio, in forza dell’accordo bilaterale del 1954 tra i due Paesi, come ribadito anche dalla premier Meloni. Il testo verrà votato in Parlamento dopo le comunicazioni dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani.

Aiuti militari al Golfo, sostegno ai Paesi Ue e basi Usa

Secondo quanto si legge nel testo, la risoluzione impegna il governo:

  • a rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente, con particolare riferimento al mandato di cui alla scheda 04/2025, prorogata, attraverso il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell’area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali. Quanto sopra, anche in relazione alla necessità di contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane;
  • a partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Unione Europea per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana;
  • a confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti, che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico.

Referendum sulla giustizia, il “no” allarga il vantaggio nell’ultimo sondaggio Ipsos

Dopo quello condotto da Ixè a un mese dal voto, un altro sondaggio fotografa il vantaggio del “no” sul “sì” in vista del referendum sulla riforma della giustizia, che si terrà il 22 e il 23 marzo. Ecco che cosa è emerso dall’ultima indagine Ipsos illustrata da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera.

Solo il 37 per cento si è detto certo di andare a votare

La consultazione non sembra attrarre grande interesse. Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos per il Corsera, l’affluenza si aggirerà attorno al 42 per cento. E solo il 37 per cento si è detto certo di andare a votare. In questo scenario, che vede una mobilitazione maggiore soprattutto tra gli elettori dell’opposizione, il “no” viene dato in vantaggio con il 52,4 per cento. Il fronte del “sì” si fermerebbe al 47,6 per cento: meno 1,8 per cento rispetto a un mese fa.

Referendum sulla giustizia, il “no” allarga il vantaggio nell’ultimo sondaggio Ipsos
Nando Pagnoncelli (Imagoeconomica).

Con un’affluenza maggiore il “sì” potrebbe vincere

Per Pagnoncelli la tendenza alla crescita della contrarietà sembra acquisita, ma è ancora presto per affermare che vincerà il “no”. Secondo il sondaggista, il “sì” potrebbe infatti spuntarla se l’affluenza raggiungesse (o superasse) il 49 per cento, in virtù di una maggiore partecipazione da parte degli elettori di centrodestra. In tale scenario, la partita si giocherebbe sul filo del rasoio, con una differenza di pochi decimi tra i due schieramenti: il “sì” è dato al 50,2 per cento e il “no” al 49,8.

Mfe-Mediaset diventa una media company, Berlusconi anche presidente

Mfe-MediaforEurope adotta una nuova organizzazione del top management, scelta che segna il passaggio da una holding di controllo finanziario a una media company operativa. Il cda del gruppo ha deliberato di attribuire al ceo Pier Silvio Berlusconi il ruolo di chairman e Group chief executive officer. Fedele Confalonieri, storico presidente di Mediaset prima e di Mfe dopo, rimane statutory chairperson. La nuova struttura, che prevede diverse nomine interne e la creazione di due nuove aree, nasce per «coordinare e indirizzare direttamente le proprie società in tutti i Paesi, valorizzando le migliori risorse e competenze interne al gruppo e rafforzando l’innovazione con nuovi presidi organizzativi e manageriali». Nella pratica, sotto la guida di Pier Silvio Berlusconi, la nuova struttura di vertice di Mfe prevede il passaggio da un’organizzazione verticale a una orizzontale per integrare tutte le funzioni di staff nell’ambito della holding. Nell’ambito della riorganizzazione, Marco Giordani, chief finance e international business officer, avrà la responsabilità della supervisione finanziaria e dello sviluppo internazionale del business. Simone Sole sarà nominato chief financial officer.

Due droni iraniani si sono schiantati in Azerbaigian

Due droni Arash 2 lanciati dall’Iran si sono schiantati in Azerbaigian. Uno ha raggiunto un edificio dell’aeroporto di Nakhchivan, mentre un altro è esploso nei pressi di una scuola nell’adiacente villaggio di Shakakabad, nella regione di Babek.

L’aeroporto di Nakhchivan si trova a 10 chilometri dal confine con l’Iran

L’aeroporto si trova a una decina di chilometri dal confine con la Repubblica Islamica: si tratta dello scalo internazionale che serve la Repubblica Autonoma di Nakhchivan, exclave azera confinante con Armenia, Turchia e, appunto Iran (per 179 chilometri). Non ci sono stati morti, ma due persone sono rimaste ferite. Baku ha condannato quanto accaduto, evidenziando il «comportamento inadeguato dell’Iran» e che l’Azerbaigian «si riserva il diritto di rispondere a questa azione». Il ministero degli Esteri ha inoltre convocato l’ambasciatore iraniano. Secondo il media indipendente Qazetchi, le Forze armate dell’Azerbaigian sono state poste in stato di allerta e dispiegate lungo il confine con l’Iran. Secondo alcuni esperti il rafforzamento militare potrebbe essere legato anche alla gestione di un possibile afflusso di rifugiati in caso di ulteriore deterioramento della situazione nella Repubblica Islamica.

Mario Ruoso, chi era il patron di TelePordenone ucciso a sprangate in casa

Il patron di TelePordenone Mario Ruoso è stato ucciso nella sua abitazione nella mattinata di mercoledì 4 marzo 2026. Figura di spicco nel mondo imprenditoriale e automobilistico, aveva 87 anni ed era anche lo storico proprietario del Garage Venezia, concessionaria di automobili in posizione strategica sulla Pontebbana. Cavaliere del Lavoro, era stato tra i fondatori dell’emittente televisiva che ha fatto la storia di Pordenone dal 1980 al 2024, quando il segnale è stato spento.

La dinamica dell’omicidio

Mario è stato trovato morto nella sua abitazione dal nipote Alessandro, pilota di enduro, che ha subito lanciato l’allarme ai soccorsi e alle forze dell’ordine. Secondo le prime analisi, sarebbe stato colpito più volte con un oggetto contundente, probabilmente una spranga. Nella caduta avrebbe battuto la testa contro lo spigolo di un mobiletto. A quel punto l’assassino avrebbe infierito con altri colpi al capo, fino a provocarne la morte. La ricostruzione, fondata sulle ferite riscontrate e sui primi accertamenti tecnici, delineerebbe un’aggressione improvvisa e feroce.

Una persona sospettata del delitto

Non è ancora noto chi sia l’autore del delitto, ma le autorità hanno portato in questura a Pordenone una persona «sulla quale si nutrono forti sospetti». L’ha riferito il procuratore della Repubblica Pietro Montrone all’Ansa. «Tecnicamente non è ancora in stato di fermo», ha precisato, «stiamo completando gli accertamenti. Non abbiamo ancora elementi sul possibile movente».

Petroliera americana colpita al largo del Kuwait, greggio in mare

Una petroliera all’ancora nelle acque al largo del Kuwait è stata oggetto di un attacco, che è stato di fatto rivendicato dall’Iran: i pasdaran hanno infatti affermato di aver colpito una nave americana di questo tipo nel nord del Golfo Persico. L’equipaggio dell’imbarcazione è in salvo. La petroliera ha però imbarcato acqua e dal serbatoio del carico è stata rilevata una fuoriuscita di greggio, con possibili conseguenze ambientali. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto spiega che il comandante «ha udito una grande esplosione a babordo, per poi vedere una piccola imbarcazione allontanarsi». Il ministero degli Interni del Kuwait ha dichiarato che l’esplosione è avvenuta «al di fuori delle acque territoriali» dell’emirato, ad almeno 60 chilometri dal porto di Mubarak Al-Kabeer.

Si tratta della sesta nave colpita in 24 ore

La petroliera colpita al largo del Kuwait è la sesta imbarcazione attaccata nelle ultime 24 ore nelle acque del Mar Arabico e del Golfo Persico. La prima nave a essere stata colpita è stata la portacontainer Safeen Prestige, al largo dell’Oman. Dove si trovava, ma ben più lontana (a 137 miglia nautiche dalla costa) anche la portarinfuse Pelagia. Al largo di Dubai, nel Golfo Persico, è stata colpita la nave cargo MSC Grace. Due gli incidenti nelle acque di Fujairah, Emirati Arabi Uniti: coinvolte la portarinfuse Gold Oak, battente bandiera panamense, e la petroliera VLCC Libra Trader, battente bandiera delle Isole Marshall.

La minaccia dei Guardiani della rivoluzione

I Guardiani della rivoluzione, che hanno dichiarato di avere il controllo completo dello Stretto di Hormuz, hanno spiegato che il passaggio attraverso il budello chiave per il commercio mondiale di petrolio è precluso solo alle navi provenienti da Stati Uniti, Israele, Europa e altri alleati dell’Occidente. E queste imbarcazioni, se individuate nel Golfo Persico, «verranno sicuramente colpite».

Meloni: «Sulle basi Usa valgono gli accordi, per altre richieste deciderà il Parlamento»

La premier Giorgia Meloni si è detta preoccupata per le ripercussioni sull’Italia del conflitto mediorientale che, «in particolare con la reazione scomposta dell’Iran, che sta bombardando tutti i Paesi vicini compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano, comporta un rischio di escalation che può avere conseguenze imprevedibili». Intervenuta al programma radiofonico Non stop news su Rtl 102.5, ha ribadito che «non siamo in guerra e non vogliamo entrarci».

Per l’utilizzo delle basi americane l’Italia si attiene agli accordi bilaterali

Per quanto riguarda l’utilizzo delle basi militari americane, Meloni ha affermato che l’Italia si attiene agli accordi bilaterali. Nel nostro Paese ce ne sono sono tre, concesse agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati. «Ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, semplificando, operazioni di non bombardamento. Se poi arrivassero richieste uso basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del governo decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento», ha aggiunto.

L’invio di aiuti ai Paesi del Golfo e l’attenzione sulla minaccia terroristica

«L’Italia, come Regno Unito, Francia, Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa aerea, non solo perché sono nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa 2 mila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvvigionamenti», ha continuato la Meloni. Sul terrorismo islamico, infine, «non bisogna mai abbassare la guardia, siamo totalmente mobilitati, sono mobilitati tutti i servizi di sicurezza». «Il ministro Piantedosi ha già convocato il comitato per l’ordine e la sicurezza, il comitato analisi strategica antiterrorismo si riunisce in modo cadenzato, abbiamo delle eccellenze. Non siamo distratti, la guardia è altissima».

Crisi in Medio Oriente, comunicazioni di Crosetto e Tajani al Senato e alla Camera

Domani, giovedì 5 marzo, il governo riferirà sulla crisi in Medio Oriente. Si svolgeranno infatti sia al Senato che alla Camera comunicazioni da parte del ministri deglo Esteri, Antonio Tajani, e della Difesa, Guido Crosetto (appena rientrato da Dubai), «sull’evoluzione del quadro internazionale», con focus ovviamente sull’Iran e sui possibili aiuti ai Paesi minacciati dalla reazione della Repubblica Islamica, dopo agli attacchi di Stati Uniti e Israele.

Le comunicazioni prevedono risoluzioni con voto

Nella serata di martedì 3 marzo, Crosetto – rispondendo su X ai 5 stelle – aveva spiegato che era prevista un’informativa. L’escalation in corso in Medio Oriente avrebbe convinto Palazzo Chigi a virare sulle comunicazioni. Che, a differenza dell’informativa, può prevedere votazioni in Aula su una o più risoluzioni.

L’Italia è pronta a inviare un sistema di difesa Samp-T

Dai Paesi del Golfo, minacciati dai missili e dai droni armati di Teheran, sono partite diverse richieste di aiuto. L’Italia è pronta a inviare un sistema di difesa missilistica Samp-T in Medio Oriente, destinato a finire in Kuwait oppure negli Emirati Arabi Uniti. Sul tavolo c’è anche l’idea di muovere una fregata della Marina militare di fronte alle coste di Cipro, isola finita nel mirino dell’Iran a causa della presenza di una base aerea britannica. Ogni decisione necessiterà dell’approvazione del Parlamento.

Gli Stati Uniti alzano i dazi globali al 15 per cento

Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha dichiarato alla Cnbc che gli Stati Uniti porteranno i dazi globali dal 10 al 15 per cento «probabilmente in settimana». Bessent ha inoltre affermato di aspettarsi che, entro agosto, le tariffe tornino di fatto ai livelli precedenti alla recente decisione della Corte Suprema, che ha annullato i dazi “reciproci” introdotti da Trump. «È mia forte convinzione che le aliquote tariffarie torneranno ai livelli precedenti entro cinque mesi», ha dichiarato all’emittente statunitense. Il segretario al Tesoro Usa si è anche espresso sul rifiuto della Spagna di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi di Rota e Moron, situate in territorio spagnolo, nell’attacco contro l’Iran, sostenendo che ciò ha messo in pericolo la vita dei cittadini americani. Rispondendo alla domanda se sia possibile un embargo commerciale con la Spagna, come ha minacciato il presidente Trump, Bessent ha detto che «sarebbe uno sforzo congiunto», senza fornire ulteriori spiegazioni.

Iran, l’allarme degli 007: «Con l’escalation cresce il rischio terrorismo»

La situazione in Iran alimenta tensioni internazionali e fa temere un’escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica. È quanto si legge nella relazione annuale dell’intelligence presentata il 4 marzo 2026. Secondo il rapporto, «sono aumentati rischi derivanti dalle attività di Hamas sul suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici». In Italia, come in altri Paesi europei, sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di persone a vario titolo connesse con il conflitto mediorientale.

La propaganda jihadista potrebbe strumentalizzare il conflitto per combattere «il nemico occidentale»

In prospettiva futura, riflette l’intelligence, «è probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di “capitalizzare” le crisi in atto, alimentando ulteriormente un trend che, a oggi, le vede declinare i propri messaggi istigatori in modo strumentale rispetto alle loro agende». E ancora: «L’interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia inoltre di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l’Europa e l’Italia». Quanto alle proiezioni esterne delle tensioni tra Israele e Hamas, «recenti operazioni di polizia condotte in Italia e in altri Paesi europei confermano la necessità di tenere alta l’attenzione sia sui possibili canali di finanziamento al terrorismo, sia sui network che Hamas potrebbe costituire all’estero». In tale scenario, «l’antisemitismo assume un rilievo sempre più internazionale, oltre che trasversale a diverse ideologie estremiste». Parallelamente, un ampliamento del conflitto mediorientale, soprattutto verso l’Iran, «potrebbe accentuare, nel prossimo futuro, i rischi di propagazione del rischio terroristico anche in Europa». In prospettiva, la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, «strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un jihad globale contro il comune nemico occidentale».

Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella

La Guardia di Finanza ha acquisito documenti relativi all’assunzione dell’avvocata Cristiana Luciani, moglie del deputato di Fratelli d’Italia Luca Sbardella, che dal primo gennaio 2025 risulta dirigente del Garante della privacy. Lo riporta Repubblica. La procura di Roma intende chiarire se l’assunzione di Luciani, professionista con esperienza nel settore, sia avvenuta nel rispetto delle regole o come favore sorta di favore vista l’appartenenza del marito (che è anche membro della Commissione di Vigilanza Rai) al partito della premier Giorgia Meloni. L’acquisizione dei documenti relativi all’inquadramento di Luciani è al momento un atto tecnico e formale.

Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella
Luca Sbardella (Imagoeconomica).

L’Authority è già al centro di un’inchiesta della Procura di Roma

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è già al centro di un’inchiesta della procura capitolina: al centro delle indagini le spese sostenute dall’intero collegio che dirige l’Authority. Il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza – che si è dimesso dall’incarico – sono indagati a vario titolo di peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione.

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Exor, stretta finale con Kyriakou su Repubblica

La lunga trattativa per la cessione di Gedi (Exor) al gruppo greco della famiglia Kyriakou è alle battute finali, mancherebbero solo alcuni dettagli per finalizzare l’intesa. Lo si apprende dai protagonisti seduti al tavolo. In realtà l’esclusiva è scaduta a fine gennaio, ma fonti vicine alla trattativa spiegano come non sia stata rinnovata perché non ci sono più altri pretendenti alla porta (tra gli interessati in passato anche Leonardo Maria Del Vecchio). Le trattative proseguono ogni giorno e la finalizzazione sarebbe ormai vicina. Lo schema, al momento, prevede che Antenna rilevi l’intero perimetro di Gedi – quindi Repubblica, Stampa e le diverse radio -, per poi “girare” la testata torinese alla Sae di Alberto Leonardis, rispettando così l’impegno appena firmato tramite il preliminare.

Missile balistico iraniano abbattuto dalla Nato: era diretto in Turchia

Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo della Turchia dopo aver attraversato Siria e Iraq è stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. Lo ha annunciato il ministero della Difesa di Ankara. I detriti del missile sono caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay: non ci sono state vittime o feriti nell’incidente. La Turchia, spiega il ministero, si è riservata «il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile nei suoi confronti», avvertendo «le parti di astenersi da qualsiasi misura che possa aggravare il conflitto». Successivamente c’è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e l’omologo iraniano Abbas Araghchi, in cui il primo ha ribadito al secondo lo stesso concetto, ovvero che «occorre evitare qualsiasi azione che possa portare all’allargamento del conflitto».

Kyiv colpisce ancora nel Mediterraneo: affondata metaniera russa tra Libia e Malta

La metaniera russa Arctic Metagaz, che stava trasportando gas naturale liquefatto, è affondata nel Mar Mediterraneo tra la Libia e Malta. Le autorità di Tripoli parlano di «improvvise esplosioni di origine sconosciuta», ma il ministero dei Trasporti riferisce che si è trattato di un attacco condotto da droni navali ucraini, partiti dalla Libia. Salvi i 30 membri dell’equipaggio.

La nave era stata sanzionata da Usa e Regno Unito

La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Poi l’attacco nella notte tra il 3 e il 4 marzo. Secondo le autorità libiche il relitto si trova a circa 130 miglia nautiche a nord del porto di Sirte: scattato l’allarme per possibili rischi ambientali legati alla potenziale fuoriuscita di gas naturale liquefatto o carburanti.

A dicembre l’attacco a una petroliera tra Creta e Malta

L’Ucraina aveva già dimostrato di essere in grado di colpire le risorse navali e logistiche russe ben oltre il Mar Nero. A dicembre infatti ha attaccato con droni tra Creta e Malta la petroliera Qendil, nave battente bandiera dell’Oman ma facente parte (come la Arctic Metagaz) della “flotta ombra” di Mosca. L’operazione aveva causato danni strutturali tali da rendere la nave inutilizzabile, ma senza sversamenti di greggio in quanto la petroliera era vuota al momento dell’attacco.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae

Gedi ha annunciato di aver sottoscritto con il Gruppo Sae un contratto preliminare per la cessione del quotidiano La Stampa: l’operazione, spiega una nota congiunta, «riguarda anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale, oltre alle strutture di staff e ai servizi di supporto alla redazione». Il passaggio verrà formalizzato entro il primo semestre del 2026, dopo l’espletamento delle procedure sindacali e burocratiche.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae
Protesta dei giornalisti de La Stampa contro la cessione del quotidiano (Imagoeconomica).

Previsto l’ingresso di investitori legati al Nord Ovest

Il quotidiano torinese si separa dunque dalla famiglia Agnelli e da Repubblica, che finirà nelle mani dei greci di Antenna. L’acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione controllato dal Gruppo Sae di Alberto Leonardis, che è già editore de Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Provincia Pavese, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Reggio e la Nuova Sardegna. Previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest: possibili gli ingressi di Fondazione Crt di Torino, Fondazione Cassa di risparmio di Biella e Fondazione Banca popolare di Novara.