Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente

La “nuova” Nato, quella del disimpegno Usa, inizia a prendere forma. Come rivelato da un anonimo ufficiale a Stars and Stripes, rivista delle forze armate statunitensi, il segretario generale Mark Rutte e il Comitato militare presieduto dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone hanno elaborato un piano che prevede il trasferimento della guida dei comandi operativi Nato in Europa, appunto, ad ufficiali europei.

Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente
Mark Rutte (Ansa).

Il progetto inizierà da Napoli e da Norfolk

Il progetto inizierà dal comando di Napoli, che si occupa del fronte Sud: la guida dovrebbe essere assunta da un generale italiano. Quello di Norfolk, che è sì in Virginia ma vigila sul Nord Europa, dovrebbe invece passare sotto la guida di un militare britannico. Poi sarà la volta di quello del comando di Brunssum, nei Paesi Bassi, dove si alterneranno un tedesco e un polacco. Alla guida del Comando supremo delle potenze alleate in Europa, a cui fanno capo tutti gli altri, resterà invece un ufficiale americano: al momento il comandante in capo è il generale Alexus G. Grynkewich, nominato dall’Amministrazione Trump. Il progetto, scrive Stars and Stripes, verrà sottoposto ai 32 ministri della Difesa durante il summit del 12 febbraio. La Nato, peraltro, ha appena dato il via all’operazione Arctic Sentry, che rafforzerà la posizione dell’Alleanza nell’Artico e nell’estremo Nord.

Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente
La sede Nato di Napoli (Ansa).

Sentinella artica, cos’è e come funzionerà il programma Nato

Il Comando operativo alleato, responsabile della pianificazione e dell’esecuzione di tutte le esercitazioni, attività e operazioni della Nato, ha dato il via all’operazione Sentinella artica (Arctic sentry). L’attività, come si legge nel comunicato ufficiale, rafforzerà la posizione dell’Alleanza nell’Artico e nell’estremo Nord man mano che crescerà la sua presenza nella regione. E sottolinea «l’impegno della Nato a salvaguardare i propri membri e a mantenere la stabilità in una delle aree più impegnative e importanti dal punto di vista strategico e ambientale», come evidenziato da Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa.

L’iniziativa segue un incontro tra Trump e Rutte

L’operazione dimostra la crescente attenzione della Nato sulla sicurezza dell’Artico e fa seguito a un incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte a Davos, in Svizzera, in cui i due leader hanno convenuto che la Nato dovrebbe assumersi collettivamente maggiori responsabilità per la difesa della regione, considerando l’attività militare della Russia e il crescente interesse della Cina in tale area. Le attività previste da Sentinella artica includono, tra le altre, l’Arctic endurance della Danimarca, una serie di esercitazioni multi-ambito progettate per migliorare la capacità degli alleati di operare nella regione, e l’imminente esercitazione Cold Response della Norvegia, dove truppe provenienti da tutta l’Alleanza hanno già iniziato ad arrivare.

Armi all’Ucraina, Vannacci vota sì alla fiducia e no al decreto

«Futuro Nazionale vota a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare». Lo ha scritto su Facebook Roberto Vannacci, riferendosi al voto previsto alla Camera sul decreto legge Ucraina, su cui l’esecutivo ha deciso di porre la fiducia. I deputati di Furuto Nazionale chiamati a votare sono i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo.

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Vannacci: «Non siamo uno strumento della sinistra»

«Ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri Ordini del Giorno, che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale», ha scritto poi Vannacci, chiosando: «Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità». Il provvedimento, da inviare al Senato, deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il primo marzo.

L’attacco alla Lega, accusata di incoerenza sull’Ucraina

«DAL 2022 AL 2026: CRONISTORIA DELL’INCOERENZA. Oggi la Lega chiede al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all’Ucraina per evitare di far palesare il voto di coscienza (o le assenze in aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito. Io sono sempre coerente con i miei principi e i miei valori!». Lo aveva scritto il 10 febbraio Vannacci, accentuando lo scontro col Carroccio.

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono

Il deputato democratico statunitense Ro Khanna ha rivelato i nomi di sei uomini le cui identità erano state oscurate nei fascicoli su Jeffrey Epstein dal Dipartimento di Giustizia, apparentemente senza alcuna base legale. I sei uomini comparirebbero in una raccolta di fotografie e potrebbero essere implicati in accuse legate al traffico sessuale, anche se non ci sono prove dirette di reati né incriminazioni formali. Tra essi anche un Nicola Caputo, che secondo i media Usa sarebbe l’ex europarlamentare italiano e non un omonimo: il diretto interessato ha prontamente smentito.

Il nome più in vista è quello di Wexner, fondatore di Victoria’s Secret

Il nome più pesante è quello dell’88enne Leslie Wexner, miliardario fondatore di marchi come Victoria’s Secret e Abercrombie, i cui investimenti sono stati gestiti per anni da Epstein: l’Fbi lo avrebbe indicato come co-cospiratore dei traffici sessuali del finanziare morto suicida in carcere nel 2019.

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono
Il sultano Ahmed bin Sulayem (Ansa).

Nei documenti viene citato anche il sultano emiratino Bin Sulayem

C’è poi il sultano Ahmed bin Sulayem, presidente e amministratore delegato del gigante della logistica DP Dp World, così come della Ports, Customs & Free Zone Corporation di Dubai. Il Dipartimento di Giustizia lo avrebbe indicato come destinatario di una email di Epstein che parlava di un «video della tortura». Inoltre, in un altro messaggio del 2015, il finanziere raccontava di aver incontrato due anni prima una ragazza che frequentava una università americana a Dubai, spiegando di aver fatto con lei «il miglior sesso» della sua vita.

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L’ex europarlamentare Caputo esclude ogni contatto con Epstein

Nei file viene nominato poi un Nicola Caputo, che secondo i media Usa l’ex europarlamentare prima del Partito democratico, poi passato a Italia Viva e infine a Forza Italia. Consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani, Caputo in una nota ha escluso «in maniera categorica di aver mai avuto alcun tipo di contatto con Epstein e/p il suo mondo», respingendo ogni accusa. Anche perché, ha spiegato, i file associano Epstein a un Nicola Caputo nel 2009, quando lui era consigliere regionale in Campania e dunque non particolarmente famoso, né influente.

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono
Nicola Caputo e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Gli altri nomi: Zurab Mikeladze, Leonic Leonov e Salvatore Nuara

Gli altre tre nomi svelati da Khanna sono quelli di Zurab Mikeladze, Leonic Leonov e Salvatore Nuara. Scarsissime o nulle le informazioni sui tre: i giornali americani scrivono che Nuara, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe un ex detective del dipartimento di polizia di New York.

Ennesima fumata nera in Vigilanza Rai, Floridia convoca l’ad Rossi

Tredicesima fumata nera in commissione di Vigilanza Rai, convocata mercoledì 11 febbraio 2026 per il voto sulla nomina di Simona Agnes come presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda. La maggioranza ha disertato per l’ennesima volta la seduta, facendo così mancare il numero legale. Uno stallo che procede da mesi e che ha costretto la presidente della commissione Barbara Floridia a convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. La sua audizione potrà tenersi il 18 o 19 febbraio oppure il 3 o 5 marzo, a seconda delle sue disponibilità. «È mio dovere garantire che la commissione possa finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni essenziali relative al servizio pubblico, da cui il Parlamento non può in alcun modo rimanere fuori», ha detto Floridia ai giornalisti.

La denuncia delle opposizioni: «Lavori bloccati da oltre un anno»

A chiedere la convocazione dell’ad sono state le opposizioni con una nota firmata dai capigruppo Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli (Avs) e Maria Elena Boschi (Iv). «Come noto, da oltre un anno i lavori sono bloccati per il ricatto della maggioranza, che impedisce il numero legale con l’obiettivo di imporre la propria candidata alla presidenza della Rai», hanno denunciato.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera

Dopo le gaffe della telecronaca della cerimonia di apertura, Paolo Petrecca non racconterà sulla Rai il gran finale dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Questa è una certezza. In attesa di capire a chi verrà affidata la cronaca della cerimonia di chiusura, l’altra certezza è che la figuraccia del direttore di Rai Sport ha travalicato i confini nazionali, approdando persino sulla stampa estera.

LEGGI ANCHE: I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Le gaffe di Petrecca sul Guardian.

La figuraccia di Petrecca (e le proteste dei giornalisti Rai) sui giornali esteri

Due articoli del Guardian e del New York Times elencano le gaffe in serie di Petrecca. Su tutte quelle relative a scambi di persona: da Mariah Carey confusa con Matilda De Angelis, alla delegazione brasiliana presa per quella brasiliana, fino alla presidente del Cio Kirsty Coventry, indicata però come la figlia di Sergio Mattarella. Il Guardian e il Nyt sottolineano poi che Petrecca non ha nemmeno nominato Ghali. Il pezzi parlano poi del ritiro delle firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi, deciso dai giornalisti di Rai Sport, che verrà seguito da uno sciopero.

Gli articoli raccontano anche delle precedenti proteste della redazione sportiva della tv pubblica «contro la leadership di Petrecca, che non si è mai occupato di sport e ha dedicato gran parte della sua carriera alla politica». Ma anche di come in generale i giornalisti Rai abbiano accusato l’emittente statale di essersi «ridotta a megafono del governo», scioperando in segno di protesta contro il «controllo soffocante» dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Della figuraccia di Petrecca hanno scritto anche la Bild e il Washington Post.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

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Chi racconterà sulla Rai la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina?

Secondo quanto riporta Adnkronos, sono due i nomi in pole position per la telecronaca Rai della cerimonia di chiusura, che si terrà nell’Arena di Verona. In lizza ci sarebbero il vicedirettore vicario di Rai Sport, Marco Lollobrigida, e il telecronista Stefano Bizzotto, entrambi sul campo in questi giorni per il racconto di Milano-Cortina. Come outsider circola anche il nome di Marco Mazzocchi.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Marco Lollobrigida (Imagoeconomica).

Cosa sappiamo della sparatoria in un liceo in Canada

Strage in un liceo a Tumbler Ridge, in Canada, dove si è verificata una sparatoria in cui sono morte nove persone e ne sono rimaste ferite 27, di cui due in gravi condizioni. I fatti si sono verificati alla Tumbler Ridge Secondary School, un istituto che comprende scuole medie e superiori frequentato da quasi 200 studenti. Gli investigatori sospettano che la responsabile sia una donna che si è tolta la vita prima dell’arrivo della polizia. Il movente non è ancora chiaro e gli agenti stanno indagando sui suoi legami con le vittime. David Eby, governatore della British Columbia, la provincia in cui si trova la cittadina, ha parlato di una «tragedia inimmaginabile». Tutte le scuole della zona resteranno chiuse per il resto della settimana.

Il premier canadese «devastato» dall’accaduto

Sulla vicenda è intervenuto anche il primo ministro canadese Mark Carney, che si è detto «devastato» da quanto accaduto e ha cancellato la sua partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, prevista il prossimo fine settimana: «Le mie preghiere e le mie più sentite condoglianze vanno a tutte le famiglie e agli amici che hanno perso i propri cari in questi orribili atti di violenza. Mi unisco al dolore dei canadesi per coloro le cui vite sono cambiate in modo irreversibile e alla gratitudine per il coraggio e l’altruismo dei primi soccorritori che hanno rischiato la vita per proteggere i loro concittadini. La nostra capacità di unirci nei momenti di crisi è il meglio del nostro Paese – la nostra empatia, la nostra unità e la nostra compassione reciproca. I nostri funzionari sono in stretto contatto con le loro controparti per garantire alla comunità il massimo supporto possibile. Il governo canadese è al fianco di tutti i cittadini della British Columbia che stanno affrontando questa orribile tragedia».

Le condoglianze di Tajani

Cordoglio da parte del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che sui social ha condiviso il seguente messaggio: «Rivolgo il mio pensiero al Canada e ai morti e feriti della terribile sparatoria avvenuta in un liceo. Un atto di violenza che ha colpito vittime innocenti. Le mie condoglianze e quelle del governo italiano al popolo canadese e alle famiglie delle vittime».

Zelensky cede agli Usa: vicino l’annuncio su elezioni e referendum sull’accordo di pace

Volodymyr Zelensky intende annunciare il piano per le elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Lo scrive il Financial Times citando funzionari ucraini ed europei: Kyiv avrebbe iniziato la pianificazione dopo le pressioni dell’Amministrazione Trump affinché entrambe le votazioni si tenessero entro il 15 maggio, pena la perdita delle garanzie di sicurezza proposte da Washington: gli Stati Uniti sono in forte pressione affinché i negoziati tra Ucraina e Russia si concludano in primavera.

Zelensky non gode più del consenso unanime del 2022

Come sottolinea il Ft, indire le elezioni segnerebbe una svolta politica radicale per Zelensky, che ha sempre detto di ritenere impossibile il voto mentre l’Ucraina rimane sotto la legge marziale, milioni di connazionali sono sfollati e circa il 20 per cento del Paese è sotto occupazione russa. Secondo i sondaggi, il sostegno pubblico a Zelensky è diminuito rispetto ai livelli vicini all’unanimità del 2022: a pesare soprattutto lo scandalo corruzione all’interno della cerchia ristretta del capo della Bankova. Che, comunque, gode di un indice di gradimento ancora molto ampio. L’uffizio di Zelensky ha risposto al Financial Times affermando che «finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci» su eventuali elezioni.

Insider trading, Di Stefano si dimette da Mps

L’alto funzionario del Mef e consigliere di Mps, Stefano Di Stefano, indagato per insider trading, mercoledì ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica ricoperta nell‘istituto senese di cui il ministero dell’Economia è ancora azionista, «con decorrenza immediata, per ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico». Lo ha reso noto la banca in una nota. La Procura di Milano aveva iscritto Di Stefano nel registro degli indagati per presunto insider trading nell’ambito della scalata di Mps a Mediobanca. Il funzionario avrebbe acquistato azioni delle due banche, per circa 100 mila euro, alla vigilia dell’Ops su Piazzetta Cuccia, intascando 8.700 euro per sé e 1.300 per il figlio.

Scontro Calenda-Vannacci: «Lei è il patriota di Putin». «Vai a Kyiv». Il video

Toni accesi a L’aria che tira su La7 tra il leader di Azione Carlo Calenda e Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Terreno di scontro la guerra in Ucraina e il decreto che concede nuovi aiuti, anche militari a Kyiv. «Prolungare questa guerra, continuando a dare armi e sostegno economico incondizionato all’Ucraina, non fa bene all’Ucraina perché l’esercito russo sta continuando inesorabilmente ad avanzare. Più si allunga la guerra e più si allunga la sofferenza del popolo ucraino e la pace di oggi ci costerà sicuramente di meno della pace di domani», ha detto l’ex generale.

Vannacci: «Se Calenda vuole andare a combattere prenda il fucile e vada in Ucraina»

Dura la risposta di Calenda: «Gli ucraini combattono per la propria patria, concetto che a un ex generale dovrebbe essere chiaro. Non combattono per procura, chiedono di combattere. E lo stanno facendo con una grande lezione di coraggio. Io, però, riconosco al generale Vannacci, ma da quando era in Russia come militare, una coerenza, perché lui ha sempre supportato la Russia. Poi uno si può domandare come sia finito un generale appartenente a un paese della Nato a sostenere la Russia. Penso che abbiamo un problema di gestione dei curriculum delle forze armate. Ma lui è sempre stato coerente, lui è pro Putin. Riconosco l’assoluta fedeltà del generale Vannacci a Putin. Poi c’è un articolo del codice penale, che purtroppo io non posso applicare e che si chiama “intelligenza con lo straniero”, Io ci darei uno sguardo in più». Parole che hanno causato l’ira di Vannacci: «Comincio col replicare al re Mida al contrario, cioè all’onorevole Calenda. No, non sono assolutamente pro Putin, né pro Russia, io sono pro Italia e pro Europa. E siccome le spese di questa guerra, oltre che pagarle gli ucraini chiaramente, le paga l’Europa a tutto tondo, sia con il prezzo dell’energia e delle materie prime che è andato alle stelle, con le famiglie che non pagano più le bollette a fine mese, ma anche con l’invio di soldi a qualcuno che poi ci compra i cessi d’oro, le ville di lusso e gli yacht e magari ci passa anche qualche serata con qualche prostituta, ritengo che questi soldi e questi armi siano inopportuni. L’esito della guerra in Ucraina è ormai stabilito, peraltro sono quattro anni che noi continuiamo con questa strategia, che non ha dato alcun risultato. Se Calenda vuole andare a combattere, prenda lo zaino, prenda il fucile, prenda gli scarponi e vada ad aiutare gli ucraini».

Calenda: «A Vannacci un sacco di soldi ad minchiam»

«Vannacci, noi ti abbiamo pagato lo stipendio per anni per difendere l’Italia, cioè la cosa che stanno facendo gli ucraini dalla Russia. Se uno che non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo dato un sacco di soldi ad minchiam, perché uno che non comprende che difendere la propria patria è un fatto fondamentale per una persona che è stata nell’esercito, vuol dire che noi abbiamo speso un sacco di soldi per uno che, se avesse avuto un invasore di fronte, se la sarebbe fatta sotto e sarebbe scappato. Gli ucraini non chiedono a nessuno di andare a combattere per loro, chiedono di avere le armi per combattere per noi. E quindi, quando ne parla, lo faccia con rispetto, perché hanno un senso della patria che lei, dopo tutte queste cazzate su patria, onore, eccetera, eccetera, dimostra di non avere. Lei è il patriota di Putin. E, come tale, un traditore della patria. Questo è lei, signor Vannacci».

Nuova grana per Santanchè: è indagata per un’altra bancarotta

Daniela Santanchè risulta indagata per bancarotta dalla procura di Milano nel fascicolo che riguarda Bioera, società del gruppo del biofood di cui la ministra del Turismo è stata presidente fino al 2021: l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale di Bioera era stata dichiarata il 4 dicembre 2024 dalla sezione Fallimentare del Tribunale civile del capoluogo lombardo. Nuova grana dunque per Santanché, che risultava già indagata – assieme all’ex compagno Canio Mazzaro, al fratello Michele Mazzaro e ad altri ex amministratori – per il fallimento di Ki Group, di cui era stata presidente da aprile 2019 a dicembre 2021.

Nuova grana per Santanchè: è indagata per un’altra bancarotta
Daniela Santachè (Imagoeconomica).

Le inchieste sui crac potrebbero essere accorpate

Come spiega l’Ansa, per la bancarotta di risulta indagato anche Canio Mazzaro. Le inchieste sui crac delle due aziende potrebbero essere accorpate in un unico fascicolo assieme a quella sul fallimento di un’altra delle società del gruppo, la Ki Group Holding. Nel frattempo sono in corso per ipotesi di bancarotta da reati societari, come il falso in bilancio, e di bancarotta fraudolenta per operazioni dolose.

Santanchè è già a processo per falso in bilancio

Santanchè è già a processo per falso in bilancio riguardante Visibilia, gruppo editoriale fondato da cui la ministra (fondatrice) ha dismesso cariche e quote. È invece nella fase dell’udienza preliminare – sospesa in attesa di un’udienza della Corte costituzionale – il procedimento per la presunta truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid, sempre relativa a Visibilia.

Il governo pone la fiducia sul Dl Ucraina: polemiche dalle opposizioni

Polemica in Parlamento dopo che il governo ha deciso di porre la fiducia alla Camera sul Dl Ucraina, il provvedimento che prevede l’invio di un nuovo pacchetto di aiuti a Kyiv, tra cui quelli militari. Questo vuol dire che non si voteranno gli emendamenti, tra cui quelli del M5s, di Avs e dei vannacciani che chiedevano lo stop alla spedizione di armi all’Ucraina. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di essersi deflagrata dopo la nascita di Futuro nazionale, il partito dell’ex generale fuoriuscito dalla Lega, mentre il ministro della Difesa Crosetto prova a spiegare che «non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più», perché in questo modo i rappresentanti della maggioranza «vengono obbligati a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo». Insomma, una scelta che «separa e rende chiarezza sulle posizioni delle persone».

I vannacciani: «Valutiamo cosa fare»

Cosa faranno i seguaci di Vannacci? «Siamo in una fase di valutazione», ha detto il deputato Rossano Sasso, tra i primi a passare con l’ex generale. «Noi siamo interlocutori del centrodestra e assicuro che faremo di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte». Della stessa idea il collega Edoardo Ziello: «Siamo convintamente alternativi alla sinistra e nelle prossime elezioni in Aula lo dimostreremo. La strategia la decide Vannacci, ci darà indicazioni».

Il Pd: «La maggioranza aveva paura di qualche emendamento?»

All’attacco il Pd, che intuisce nella decisione di porre la fiducia «la paura di qualche emendamento che avrebbe potuto far cedere la maggioranza». «È cambiato il perimetro della maggioranza con la nascita della componente di Futuro Nazionale o no? La coalizione di centrodestra arriva fino a Vannacci o si ferma alle soglie della Lega? Questo cambia molto», ha detto il deputato dem Federico Fornaro.

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio

Tra le quasi 40 mila firme raccolte online sulla piattaforma Change.org per convincere Claudio Lotito a cedere la Lazio ci sono quelle di alcuni personaggi pubblici, ovviamente di fede biancoceleste, esasperati dal “braccino corto” del presidente, in sella dal 2004. Tra le persone che hanno sottoscritto la petizione c’è Fabrizio Alfano, ovvero il capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, uomo di fiducia di Giorgia Meloni. Rimanendo all’ambiente politico, ha anche firmato l’ex M5s Alessandro Di Battista. Diversi i giornalisti tifosi biancocelesti ad aver firmato, come Mauro Mazza, Guido Paglia (già responsabile comunicazione della Lazio), Riccardo Cucchi, Guido De Angelis e Roberto Arduini. Assieme a loro hanno firmato pure Angelo Mellone (direttore Intrattenimento) e Andrea Stroppa, ossia il referente in Italia di Elon Musk. E poi anche due figli dei calciatori della Lazio campione d’Italia nel 1974: Gabriele Pulici (figlio di Felice, portiere) e James Wilson (figlio di Pino, difensore e capitano).

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio
Claudio Lotito (Imagoeconomica).

La lettera a Lotito pubblicata su Change.org

Nella “Lettera al presidente Lotito”, scritta dai due giornalisti laziali Federico Marconi e Alberto Ciapparoni, si legge: «Questi 22 anni sono stati anni in cui qualche trionfo non è mancato, ma sono stati principalmente costellati da tante amarezze sportive. Il peggio però è che non abbiamo mai potuto ambire a qualcosa di più di una buona stagione dopo una cattiva stagione, con la sempre disattesa speranza di un salto di qualità mai arrivato». E anche: «Ci rivolgiamo a lei, presidente Lotito, per chiederle di permettere a noi tifosi di sognare fuoriclasse e trofei. Se non può, come appare evidente a tutti, le chiediamo di fare quello che tante altre proprietà calcistiche hanno fatto in questi anni: passare la mano, e concentrare i proventi della vendita, che siamo sicuri non sarebbero esigui, in altri settori». La lettera poi continua: «La preghiamo, non ci risponda con i suoi soliti articolati ragionamenti: se non è in grado di riportare la Lazio a competere per il vertice italiano ed europeo, lo riconosca e come ha dichiarato anche lei in una recente intervista, poiché “tutto ha una fine” si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati, rendendole i giusti meriti».

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio
La Curva Nord della Lazio (Ansa).

Lotito pensa alle plusvalenze, i tifosi no

Lotito, chiamato “Lotirchio” da una buona fetta di tifosi laziali, è diventato particolarmente inviso al popolo biancoceleste per le sessioni di calciomercato poco ambiziose, spesso caratterizzate da munifiche cessioni seguite da cauti investimenti. L’ultima finestra di mercato, che ha visto giocatori chiave come Matteo Guendouzi e Valentin Castellanos salutare Formello, si è chiusa con un saldo positivo di 46,9 milioni di euro, rafforzando la percezione che la dirigenza abbia badato più alle esigenze di cassa che alle ambizioni sportive. Tutto questo dopo che in estate la Lazio non aveva potuto rafforzarsi a dovere, a causa del blocco del mercato. In segno di protesta contro quella che è stata definita una «persistente mancanza di rispetto nei confronti di un intero popolo», la Curva Nord della Lazio ha indetto uno sciopero del tifo.

Le indagini sulle minacce al presidente laziale

A fronte di una “innocua” petizione online, la possibile cessione della Lazio è già finita al centro anche di un’indagine per tentata estorsione e manipolazione del mercato ai danni di Lotito: a dicembre, infatti, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito perquisizioni nei confronti di cinque persone, accusate in concorso di aver tentato di costringere il presidente a cedere il capitale della società o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale con minacce tramite social, mail e telefonate anonime.

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia

«È da un pezzo che lo stiamo facendo, da quando sono diventato segretario». Così Antonio Tajani ha replicato così alle affermazioni sul rinnovamento di Forza Italia pronunciate da Marina Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera, che sapevano di benservito. Parlando al termine delle celebrazioni del Giorno del Ricordo alla Camera, ha poi aggiunto: «Ci sono i congressi regionali, adesso facciamo una campagna per il referendum, poi ci sarà il congresso nazionale che eleggerà il nuovo segretario che porterà il partito alle elezioni del 2027. La novità è proprio questa, l’elezione di tutta la classe dirigente dal basso con gli iscritti. Il rinnovamento è già in atto, quindi bene rinnovare e cambiare, assolutamente sì».

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Marina Berlusconi

Tajani ha in pratica fatto orecchi da mercante dopo le dichiarazioni della primogenita del fondatore di FI. «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro», aveva dichiarato Marina Berlusconi, dicendosi «certa» che «il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Ma non è certo questo che trapela dalle parole di Tajani.

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Lotta alla corruzione, l’Italia continua a peggiorare: la classifica di Transparency International

Continua a peggiorare il punteggio dell’Italia nell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nel settore pubblico, pubblicato oggi da Transparency International. Dai 54 punti del 2024, l’Italia è infatti passata a 53 nel 2025. Nessun passo indietro, almeno, in classifica: risulta stabile infatti la 52esima posizione nella graduatoria globale, che conta 182 Paesi/territori in tutto il mondo. L’Italia è inoltre 19esima nell’Unione europea, dove il punteggio medio dei Ventisette è di 62 punti (su 100). Tra i Paesi Ocse, invece, l’Italia è 31esima su 38. Secondo Transparency International, a pesare è appunto l’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio, che figura fra gli interventi sulla Giustizia voluti dal governo Meloni (ottenuto con la legge Nordio). Tra le carenze anche la mancanza di una legge su lobby e conflitto d’interessi.

L’Italia è dietro a Rwanda e Botswana

Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Nel punteggio, l’Italia non riesce dunque a invertire la tendenza negativa iniziata nel 2024, che ha rappresentato la prima “marcia indietro” dal 2012. Ma anzi perde ancora un punto. Nel penultimo degli anni presi in esame, l’Italia aveva perso ben 10 posizioni nella graduatoria globale: passati 365 giorni è rimasta – piccola consolazione – stabile al 52esimo posto, dietro a Paesi come Rwanda e Botswana.

In testa c’è la Danimarca, ultimo il Sud Sudan

A livello mondiale, il primo posto in classifica è ancora appannaggio della Danimarca, con 89 punti, seguta da Finlandia e Singapore. All’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan, raggiunto dalla Somalia. Come detto l’Italia non brilla, ma il calo dei punteggi riguarda diversi importanti Paesi occidentali: Stati Uniti (64), Francia (66), Regno Unito (70), Canada (75), Svezia (80) e Nuova Zelanda (81). Non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 del 2015 agli appena cinque del 2025. La maggioranza dei Paesi, osserva Transparency International, non riesce a tenere sotto controllo la corruzione: oltre due terzi (122 su 182) hanno un punteggio inferiore a 50. E l’Italia è poco sopra questa soglia.

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl

Nel Consiglio dei ministri previsto per la mattinata di mercoledì 11 febbraio potrebbe arrivare il nuovo disegno di legge sui migranti annunciato dall’esecutivo. Nel provvedimento dovrebbero confluire sostanzialmente due elementi: le norme necessarie a recepire in Italia il Patto europeo su asilo e immigrazione, che adottato dall’Ue nel 2024 entrerà in vigore a giugno, e alcune disposizioni che non hanno trovato posto nel decreto Sicurezza appena approvato.

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl
Sbarco di migranti in Italia (Ansa).

Le norme per recepire il Patto Ue su asilo e immigrazione

A dicembre il governo aveva lavorato a un ddl con otto articoli, che delegava al governo l’adozione di decreti legislativi per recepire la direttiva sull’accoglienza e adeguare la normativa nazionale ai regolamenti Ue in materia di asilo, procedure, gestione dei flussi, rimpatri, controlli alle frontiere e situazioni di crisi. Il testo, ad esempio, prevedeva la riorganizzazione del sistema di accoglienza, con la definizione delle condizioni materiali garantite, dei casi di riduzione o revoca dei benefici e delle possibili limitazioni alla libertà di circolazione. Disciplinava poi il riconoscimento della protezione internazionale, ridefinendo status, cause di esclusione e revoca. Attuava inoltre il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, le procedure di rimpatrio e l’uso del sistema Eurodac. Resta da chiarire quali di queste norme confluiranno effettivamente nel ddl.

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl
Migranti nell’hotspot di Lampedusa (Ansa).

Le misure rimaste fuori dal recente decreto Sicurezza

er quanto riguarda le misure stralciate dal decreto Sicurezza, secondo quanto fatto intendere dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel ddl immigrazione potrebbe rientrare il “blocco navale”, ovvero la possibilità di interdire (per non più di 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In tali casi i migranti potrebbero essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Secondo il governo queste misure (che però presentano diversi profili critici e problematici dal punti di vista giuridico) dovrebbero – tra le altre cose – far finalmente decollare i centri in Albania. Nel ddl potrebbe poi rientrare anche una stretta sui ricongiungimenti familiari.

Il caso del casco con gli atleti ucraini uccisi vietato dal Cio

Tigri in fiamme, mostri dagli occhi blu, dragoni. E tanto altro. Sui caschi dei corridori di skeleton di Cortina-Milano 2026 c’è spazio per ogni tipo di immagine. Ma non per i ritratti degli atleti ucraini caduti durante l’invasione russa. Lo ha denunciato su Instagram Vladyslav Heraskevych, uno dei portabandiera dell’Ucraina, che aveva in precedenza presentato sui social il suo casco, indossato in allenamento, con appunto sopra le immagini di alcuni atleti uccisi, pensato come un tributo agli sportivi morti a causa degli attacchi della Russia.

Heraskevych: «Decisione che mi spezza il cuore»

«Il Comitato Olimpico Internazionale ha vietato l’uso del mio casco nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni. Una decisione straziante che mi spezza il cuore», ha scritto Heraskevych, spiegando di avere la sensazione che il Cio «stia tradendo quegli atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede».

Quattro anni fa, a Pechino, Heraskevych aveva esposto uno striscione con la scritta “No alla guerra in Ucraina” in segno di protesta contro l’imminente invasione russa, che sarebbe poi iniziata due giorni dopo la conclusione dei Giochi olimpici invernali del 2022.

Zelensky: «Promemoria di cosa sia la Russia»

Sulla questione si è espresso anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Ringrazio il portabandiera della nostra nazionale alle Olimpiadi invernali, Vladyslav Heraskevych, per aver ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere sconveniente, inappropriata o definita una “manifestazione politica durante un evento sportivo”. È un promemoria per il mondo intero di cosa sia la Russia moderna», ha scritto su X il presidente dell’Ucraina. E poi: «E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace e per il bene della vita. L’Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario».

Quanto vale il partito di Vannacci? Il primo sondaggio reale

A una settimana dallo strappo con la Lega e dalla fondazione di un suo partito, arrivano i primi dati reali sulle percentuali che potrebbe ottenere Vannacci in caso di elezioni. Secondo la rilevazione fatta da Swg per La7, Futuro nazionale otterrebbe il 3,3 per cento, a discapito della Lega che viene data al 6,6 per cento e di Fratelli d’Italia che, rispetto alla settimana precedente, perde oltre un punto e si attesta al 30,1 per cento. In lieve flessione anche il Partito Democratico, al 22,2 per cento, e il Movimento 5 Stelle, che scende all’11,7 per cento. Forza Italia sale all’8,4 per cento mentre Avs è stabile al 6,4 per cento.

Perché i giornalisti di Repubblica stanno scioperando

Il comitato di redazione di Repubblica ha comunicato che, a causa di uno sciopero, martedì 10 febbraio 2026 il sito del giornale non sarà aggiornato e il quotidiano non uscirà nemmeno in edicola, né martedì (perché nella serata precedente l’edizione non è stata chiusa in tempo per via di un’assemblea dei giornalisti che si è prolungata) né mercoledì (perché martedì è appunto in programma l’agitazione). L’assemblea e il successivo sciopero sono stati organizzati per discutere delle trattative che da settimane vanno avanti per la vendita da parte della famiglia Agnelli-Ekann, tramite il suo gruppo Exor, del gruppo editoriale Gedi, che include la stessa Repubblica. Al momento c’è una trattativa per cedere il giornale al gruppo Antenna, di proprietà della famiglia greca dei Kyriakou, poco conosciuta in Italia.

La protesta del cdr: «Richieste di garanzie inascoltate»

Nel comunicato del cdr si legge: «Sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione? […] Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono a oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali».

Marina Berlusconi: «Giustizia condizionata da un vergognoso mercato delle nomine»

«La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti», afferma la presidente di Fininvest in vista del referendum. Poi si allinea al fratello Pier Silvio su Tajani: «Grazie, ma Forza Italia deve guardare avanti».
Intervistata dal Corriere della Sera, Marina Berlusconi ha parlato del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo, fortemente sostenuto da Forza Italia e un tempo cavallo di battaglia del padre Silvio. «La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera terzietà dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare», ha detto la presidente di Fininvest e Mondadori. E poi: «È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine». La primogenita di Silvio Berlusconi ha inoltre affermato che «in nessun caso un magistrato dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria». Il voto di fine marzo, ha sottolineato Marina Berlusconi «non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo».

Marina Berlusconi: «Giustizia condizionata da un vergognoso mercato delle nomine»
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Dopo Pier Silvio anche Marina congeda Tajani

Nel corso dell’intervista, Marina Berlusconi ha anche smentito di essere la vera leader che ispira le scelte del centrodestra: «Ancora questa storia… Il mio lavoro è un altro». Allineandosi poi al fratello Pier Silvio su Antonio Tajani: «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Infine poche parole sull’addio di Roberto Vannacci alla Lega e, dunque, alla coalizione di maggioranza: «Non una grande perdita».