Abu Mazen annuncia elezioni presidenziali palestinesi nel 2027

Il presidente dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen ha annunciato che le elezioni presidenziali palestinesi si terranno nel 2027. L’ha scritto l’agenzia ufficiale Wafa da Ramallah. Nel decreto presidenziale non è stata indicata una data precisa per la consultazione, ma solo l’anno. Le elezioni per il Consiglio nazionale palestinese, il parlamento dell’Olp, si terranno invece nel novembre di quest’anno.

Al via il G7 a Evian, riflettori sul bilaterale Macron-Trump

Tutto pronto a Evian per il G7 ospitato dalla Francia: i lavori del summit si apriranno nel tardo pomeriggio con l’arrivo di Donald Trump, che sarà ricevuto dall’omologo transalpino Emmanuel Macron. I riflettori sono tutti puntati sul bilaterale in programma tra i due leader. Sul tavolo del vertice i principali dossier internazionali: dal sostegno all’Ucraina alla stabilità del Medio Oriente dopo l’accordo appena annunciato tra Usa e Iran.

Al via il G7 a Evian, riflettori sul bilaterale Macron-Trump
Protesta di Oxfam contro il G7 di Evian e i leader presenti (Ansa).

Lunedì 15 giugno: il giorno del bilaterale Macron-Trump

Nel complesso il summit durerà circa 48 ore. Lunedì 15 aprile Trump verrà ricevuto Macron per un incontro bilaterale. In serata è previsto il benvenuto ufficiale ai leader del G7, seguito da una cena di lavoro dedicata ai grandi dossier internazionali.

Martedì 16 giugno: fari puntati su Ucraina e Medio Oriente

La giornata di martedì 16 giugno sarà in larga parte focalizzata sulle questioni geopolitiche, con focus su Ucraina e Medio Oriente. In mattinata Macron accoglierà l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Seguirà un pranzo di lavoro con Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Nel pomeriggio il summit si allargherà ai partner invitati dall’Eliseo: Brasile, India, Corea del Sud e Kenya. Prevista una riunione dedicata ai nuovi partenariati internazionali e alla ricostruzione della solidarietà globale, con la partecipazione della Banca Mondiale e della Banca Africana di Sviluppo. La giornata terminerà con una serie di incontri bilaterali.

Al via il G7 a Evian, riflettori sul bilaterale Macron-Trump
Protesta a Ginevra contro il G7 di Evian (Ansa).

Mercoledì 17 giugno: focus sulle questioni economiche

Mercoledì 17 giugno il focus si sposterà sulle questioni economiche. Prima si terrà una sessione di lavoro con i Paesi del G7, i partner invitati, il Fondo monetario internazionale e l’Ocse. Il successivo pranzo di lavoro sarà incentrato sull’intelligenza artificiale, con la partecipazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale. La chiusura del G7 di Evian è prevista nel pomeriggio di mercoledì, con la conferenza stampa finale di Macron.

Regno Unito, Starmer annuncia il divieto dei social per i minori di 16 anni

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato, durante una conferenza stampa a Downing Street, l’imminente divieto di utilizzo dei social media per tutti i minori di 16 anni. Il provvedimento, volto a proteggere bambini e adolescenti dai pericoli online, segue un divieto simile introdotto nel 2025 dall’Australia, il primo Paese al mondo ad adottare una misura di questo tipo. Riguarderà piattaforme come Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X, ma escluderà i servizi di messaggistica come WhatsApp. Starmer vorebbe approvarlo entro fine dicembre, per consentirne l’entrata in vigore nella primavera del 2027.

Usa-Iran, c’è l’accordo di pace: il 19 giugno la firma in Svizzera

Raggiunto l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: dopo tanti annunci di intesa vicina da parte di Donald Trump, questa è davvero la volta buona. La firma dell’accordo è prevista a Ginevra venerdì 19 giugno, con la riapertura dello stretto di Hormuz e la fine immediata delle ostilità, che riguarderà – precisa Teheran – anche il Libano. I due Paesi terranno colloqui preparatori in Qatar prima della firma.

Usa-Iran, c’è l’accordo di pace: il 19 giugno la firma in Svizzera
Donald Trump (Ansa).

Trump: «Il petrolio tornerà a fluire liberamente»

Ad annunciare l’intesa è stato poco prima della mezzanotte Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan (Paese mediatore). A stretto giro Trump ha confermato su Truth la chiusura definitiva dell’accordo di pace con la Repubblica Islamica decretando la fine delle ostilità e l’immediata normalizzazione delle rotte commerciali strategiche. Immediata la revoca del blocco navale che le forze armate degli Stati Uniti stavano applicando nell’area. Con la riapertura di Hormuz, ha scritto Trump, «il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio sia della regione che del resto del mondo».

Usa-Iran, c’è l’accordo di pace: il 19 giugno la firma in Svizzera

Teheran: «Il nemico ha fallito su tutti i fronti»

«Ci siamo assicurati che tutte le principali richieste e posizioni dell’Iran siano riflesse nella bozza del memorandum d’intesa», ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi: «Il nemico ha scatenato questa guerra per raggiungere i propri obiettivi, ma ha fallito su tutti i fronti, mentre la Repubblica Islamica dell’Iran ha conseguito importanti vittorie». Gharibabadi ha spiegato che la fine immediata delle operazioni militari riguarda anche il Libano e che i negoziati per un accordo definitivo tra Teheran e Washington si svolgeranno nell’arco di 60 giorni. Il protocollo iniziale non rappresenta infatti una risoluzione definitiva dei nodi strutturali che dividono le due potenze, bensì l’architettura di una tregua.

Usa-Iran, c’è l’accordo di pace: il 19 giugno la firma in Svizzera
Murale contro gli Stati Uniti a Teheran (Ansa).

Sul nucleare soluzione definitiva entro 60 giorni

Resta il nodo del nucleare: sulla questione dovrà essere raggiunta un’intesa definitiva entro due mesi. In caso contrario – ha detto Trump al New York Times – ha minacciato di riprendere gli attacchi militari contro Teheran oppure di fare degli Stati Uniti «i custodi del Medio Oriente» in cambio «del 20 per cento dei ricavi della regione». Il presidente Usa ha anche dichiarato di aver salvato Israele dall’annientamento nucleare, malgrado le obiezioni di Benjamin Netanyahu.

Meloni: «Pronti a inviare navi nello stretto di Hormuz»

Dopo l’annuncio dell’intesa Regno Unito, Francia, Germania e Italia si sono detti pronti a revocare alcune sanzioni contro l’Iran, che «non dovrà mai acquisire armi nucleari». Così Giorgia Meloni: «Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo». E poi: «Siamo pronti, assieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello stretto di Hormuz».

La reazione dei vertici dell’Unione europea

«Ora le armi devono tacere e le divergenze in sospeso devono essere risolte con mezzi pacifici, in conformità con il diritto internazionale», ha dichiarato Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo. Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: «È fondamentale per la stabilità regionale e l’economia globale, apre la strada a negoziati più ampi sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente».

Israele: «Non siamo parte di questo accordo»

Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo Usa-Iran. Questa la posizione di Tel Aviv, illustrata da Netanyahu a Trump, secondo la stampa di Israele. Il ministro per la sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha scritto su X, in effetti, che l’accordo di Trump per porre fine alla guerra con l’Iran «non vincola Israele», che è «una nazione indipendente e sovrana» e «non subordinata agli Stati Uniti». E poi: «Non dobbiamo compromettere su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del Nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele».

Attacchi russi sull’Ucraina, almeno nove morti: colpita la Cattedrale dell’Assunzione a Kyiv

Altra notte di attacchi russi in Ucraina, con un bilancio di almeno nove morti tra cui quattro a Kyiv e cinque a Kharkiv. Questi ultimi sono soccorritori, secondo quanto reso noto dal ministro dell’Interno ucraino Igor Klymenko su Telegram. Uno dei luoghi di culto del famoso complesso del Monastero delle Grotte di Kyiv (Kyievo-Pecherska Lavra) è in fiamme, così come è stato segnalato un incendio sul tetto della Cattedrale dell’Assunzione. Il capo dell’amministrazione militare locale Timur Tkachenko ha condannato l’attacco definendolo un «colpo diretto» contro il sito. «Chiediamo preghiere per salvare questo santuario dalla distruzione», ha dichiarato il metropolita Epifanio di Kyiv, primate della Chiesa ortodossa ucraina, denunciando l’accaduto come un «crimine contro l’umanità, la storia e il cristianesimo».

Morti anche in Russia

Almeno tre persone sono morte invece in un attacco di droni ucraini sulla città russa di Tula, a circa 200 km a sud di Mosca. Lo ha annunciato il governatore regionale Dmitry Milayev.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York

L’agenzia francese per la sicurezza informatica Viginum ha accusato la società tecnologica israeliana BlackCore, con sede a Tel Aviv e specializzata in cybersecurity, di aver interferito in tornate elettorali che si sono tenute in Francia, ma anche in Scozia, a New York e persino in Angola e Togo. BlackCore, in particolare, avrebbe perso di mira alcuni candidati ideologicamente vicini alla causa palestinese, come Zohran Mamdani poi eletto sindaco della Grande Mela.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York
Zohran Mamdani (Ansa).

Le inteferenze elettorali di BlackCore

In Francia l’azienda israeliana è stata accusata di aver messo in piedi diffamatoria online contro tre candidati di La France Insoumise, notoriamente pro-Pal. Nel tentativo di deviare le elezioni, BlackCore avrebbe diffuso dati sensibili dei candidati, oltre a pubblicare false accuse di aggressione sessuale. In Scozia, tramite vari account social, ci sarebbero state interferenze volte a danneggiare il primo ministro John Swinney – che a più riprese ha criticato Benjamin Netanyahu -, il Partito Nazionale Scozzese e il governo di Edimburgo. Come detto, a New York le operazioni di BlackCore si sarebbero concentrate contro Mamdani, che poi è diventato il primo sindaco musulmano della città. I dettagli delle presunte operazioni di BlackCore in Africa non sono ancora stati diffusi.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York
John Swinney (Ansa).

Non è ancora chiaro chi ci sia dietro BlackCore

Reuters, che in passato si era già occupata di BlackCore, spiega che la società ha cancellato il sito web dopo essere stata contattata dai giornalisti dell’agenzia e che non ha risposto alle richieste di commento. Il capo di Viginum, Marc-Antoine Brillant, ha dichiarato che non è ancora chiaro chi abbia incaricato BlackCore di interferire in Francia e in altri Paesi. L’ambasciata israeliana a Parigi, da parte sua, ha affermato di attendere i dettagli dell’inchiesta transalpina prima di avviare una propria indagine.

Il piano Usa per il disimpegno dalla Nato in Europa

Gli Stati Uniti stanno pianificando un netto taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa. Lo scrive il New York Times, spiegando che tale intenzione è stata comunicata agli alleati all’inizio di giugno. La sforbiciata da parte del Pentagono prevederebbe la riduzione da 150 a 100 degli F-16 e degli F-15E in territorio europeo. Verrebbero inoltre ridotti da 26 a 15 degli aerei da ricognizione. In più ci sarebbe il ritiro di tutti e otto gli aerei cisterna e il ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di «diverse navi da guerra», spiega il Nyt citando due alti funzionari europei.

La Nato è già al lavoro per compensare le riduzioni Usa

La Nato «è già al lavoro» per compensare il taglio delle capacità Usa al suo modello forze, ovvero il «quadro generale per la messa a disposizione delle forze nazionali all’Alleanza». Lo ha detto all’Ansa una fonte diplomatica, spiegando che un piano completo «non è ancora pronto»: questo perché Washington ha comunicato da poco l’entità delle riduzioni. Rimpiazzare i caccia allocati all’Europa non viene definito «problematico», mentre per altre capacità la compensazione si potrebbe rivelare più difficoltosa.

Trump: «L’intesa fatta trapelare dall’Iran non ha nulla a che vedere con l’accordo»

«Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato — inclusa la loro debole e patetica affermazione sull’esistenza di un accordo — non ha alcun riscontro nella realtà». Lo ha scritto Donald Trump sul suo social Truth, dopo che nelle ultime ore erano trapelate notizie sulla possibile firma di un memorandum nel fine settimana. «Sono persone estremamente sleali con cui trattare. Con loro, la buona fede è un concetto inesistente». E ancora: «L’attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz — attacco che è stato completamente respinto — è assolutamente inaccettabile. L’Iran farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta».

Macron-Meloni, primo bilaterale il 25 giugno ad Antibes

L’Eliseo ha annunciato data e luogo di quello che sarà il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, oltre che il primo tra Francia e Italia dopo quello di Napoli di febbraio 2020. Il vertice intergovernativo si terrà il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra. Il summit, spiega Parigi, «permetterà di approfondire la cooperazione franco-italiana in molti settori strategici, in particolare la difesa, lo spazio, l’energia e le infrastrutture». Si tratterà, peraltro, del primo incontro di questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, nonché sessioni ministeriali, tra cui una visita – a Cannes – alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space.

Macron-Meloni, primo bilaterale il 25 giugno ad Antibes
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

SpaceX di Elon Musk debutta a Wall Street

Venerdì 12 giugno 2026 SpaceX, il colosso spaziale di Elon Musk, debutta al Nasdaq con un’offerta pubblica iniziale (Ipo) da record, che punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari. Una giornata storica non soltanto per l’imprenditore, ma anche per 4.400 dipendenti dell’azienda – tra ex e attuali – che si apprestano a incassare il valore delle loro quote azionarie. SpaceX ha comunicato, in un documento depositato presso l’autorità di regolamentazione dei mercati statunitensi, di voler collocare 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, dato che conferisce alla società una capitalizzazione di mercato di circa 1.770 miliardi di dollari. Lo sbarco in borsa supera il precedente record di Ipo stabilito da Saudi Aramco, che aveva raccolto oltre 29 miliardi di dollari nel 2019. Le azioni inizieranno a essere negoziate alle 15.30 per gli investitori istituzionali, mentre il mercato retail potrà accedere ai titoli dopo qualche ora. Questa valutazione renderebbe Musk la prima persona con un patrimonio netto superiore a 1.000 miliardi di dollari, in base al valore delle sue partecipazioni in SpaceX e in Tesla.

Kyiv colpisce in Tatarstan, a 1.600 chilometri dal confine russo-ucraino

L’Ucraina ha condotto un attacco aereo con droni nella città industriale di Nizhnekamsk, che si trova nella Repubblica del Tatarstan, a ben 1.600 chilometri dal confine con la Russia. Il sindaco Radmir Beliaev ha segnalato su Telegram che un drone si è schiantato contro un edificio residenziale: l’attacco ha causato il ferimento di quattro persone.

Kyiv colpisce in Tatarstan, a 1.600 chilometri dal confine russo-ucraino
L’ubicazione della città industriale russa di Nizhnekamsk, che si trova nel Tatarstan.

Un altro velivolo a pilotaggio remoto, soprattutto, ha colpito la raffineria di petrolio Nizhnekamskneftekhim (parte della holding Sibur). Per motivi di sicurezza, sono stati annullati tutti gli eventi pubblici in programma per oggi: il 12 giugno ricorre la Festa della Russia.

Il Ministero della Difesa di Mosca ha riferito che nella notte del 12 giugno sono stati abbattuti 231 droni ucraini in 15 regioni della Federazione Russa, nella Crimea annessa e nel Mar d’Azov.

Corea del Sud, nuova condanna a 30 anni per l’ex presidente Yoon

L’ex presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, è stato condannato a 30 anni di carcere per alto tradimento e abuso di potere, per aver mandato alcuni droni in Corea del Nord nel 2024. Secondo la procura, l’uomo aveva ordinato l’invio dei droni per provocare di proposito una reazione di Pyongyang e aumentare le tensioni tra i due Paesi, così da avere un pretesto per imporre la legge marziale e accentrare i poteri su di sé. Yoon si trova già in carcere dove sta scontando una condanna all’ergastolo per abuso della propria autorità e insurrezione. Il 3 dicembre del 2024 infatti aveva annunciato l’imposizione della legge marziale, creando un grande caos nel Paese. L’emergenza durò solo sei ore, perché il parlamento votò per annullare la sua decisione. Poi lui venne destituito e arrestato. Due mesi prima, a ottobre, aveva fatto volare alcuni droni sopra la capitale nordcoreana per lanciare alcuni volantini di propaganda. Secondo la procura, ciò aveva messo a rischio la sicurezza nazionale, aumentato le tensioni con la Corea del Nord e permesso al regime di Kim Jong-Un di ottenere informazioni riservate sulle capacità tecnologiche della Corea del Sud, impossessandosi di alcuni droni che erano stati abbattuti.

Yoon nega le accuse

Yoon e i suoi avvocati hanno negato le accuse. Hanno confermato l’invio dei droni, spiegando che però non aveva nulla a che fare con l’imposizione della legge marziale. Era infatti una risposta all’invio di palloni aerostatici carichi di spazzatura ed escrementi da parte della Corea del Nord verso quella del Sud. Gli avvocati hanno anche sostenuto che non fu Yoon a ordinare l’operazione, e che non la approvò mai.

Chi è Dan Jarvis, nuovo ministro della Difesa del Regno Unito

Dan Jarvis è stato nominato nuovo ministro della Difesa britannico dopo le dimissioni di John Healey, veterano del Labour e grande alleato del premier Keir Starmer, che ha lasciato in aperta polemica col premier (sempre più sulla graticola) e la titolare del Tesoro Rachel Reeves.

Chi è Jarvis, nuovo ministro della Difesa britannico

Anche Jarvis, 53 anni, è considerato un fedelissimo di Starmer. Deputato dal 2011 ed ex sindaco del South Yorkshire, dal 2024 ricopriva fino a oggi la carica di sottosegretario alla Sicurezza nazionale. Prima di intraprendere la carriera politica ha servito come ufficiale del Reggimento Paracadutisti britannico, partecipando a missioni in Afghanistan, Iraq, Kosovo e Sierra Leone.

Le rassicurazioni di Starmer sul budget per la difesa

«Il mio primo dovere è mantenere al sicuro il popolo britannico», ha detto Starmer annunciando la nomina di Jarvis. Il primo ministro ha inoltre sostenuto che il governo laburista sta realizzando «il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda», aggiungendo che le forze armate riceveranno le capacità necessarie per difendere il Paese. Healey ha lasciato dopo aver chiesto – invano – di portare la spesa militare al 3 per cento del Pil entro il 2030, ma il governo ha fissato come obiettivo il 2,68 per cento. Nella lettera di dimissioni l’ex ministro ha Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non aver avuto la forza di contraddirla.

Trump nomina Jay Clayton direttore dell’Intelligence nazionale

Il presidente Usa Donald Trump ha manifestato l’intenzione di nominare direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton, procuratore federale del distretto meridionale di New York ed ex presidente della Sec, la Securities and exchange commission. L’annuncio è arrivato sul suo social Truth dopo che il Congresso gli aveva chiesto di designare un sostituto permanente di Tulsi Gabbard, dimessasi il mese scorso. «Pochissime persone nel mondo del diritto godono di un rispetto pari a quello di Jay», ha scritto il tycoon. «Esorto il Senato degli Stati Uniti a confermarlo il prima possibile».

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran

Dopo aver minacciato nuovi violenti raid sull’Iran, Donald Trump nella serata dell’11 giugno ha annunciato – durante un comizio telefonico a sostegno di Burt Jones come governatore della Georgia – il raggiungimento dell’intesa con Teheran. E questa sembra davvero la volta buona. Ecco cosa sappiamo sull’accordo tra Usa e Iran.

Cosa prevede l’intesa annunciata da Trump

«L’Iran ha concordato di non dotarsi mai di armi nucleari, cosa su cui abbiamo insistito. Questo era l’obiettivo principale. Rappresentava il 95 per cento della questione», ha spiegato Trump: «Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo». Subito dopo la firma dell’intesa «riaprirà lo stretto di Hormuz», dove nel frattempo «resta pienamente in vigore» il blocco navale statunitense dei porti iraniani. Secondo un diplomatico di uno dei Paesi mediatori, citato da Axios, il testo del memorandum Usa-Iran prevede il libero passaggio nel canale marittimo senza pedaggi e «un alleggerimento delle sanzioni» nei confronti della Repubblica Islamica. Inoltre verrà stabilito «un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco» tra i due Paesi in conflitto, «valido anche in Libano».

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran
Donald Trump (Imagoeconomica).

La firma potrebbe arrivare nel weekend a Ginevra

Trump ha dichiarato che la firma arriverà molto presto, «forse nel fine settimana in Europa». Non sarà il tycoon a siglare l’accordo per gli Stati Uniti: lo farà, ha spiegato, il suo vice JD Vance. Axios scrive che la cerimonia di firma potrebbe avvenire a Ginevra: ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l’Europa, trasportando «materiale per un possibile viaggio» di Vance in Svizzera.

Teheran: «Il testo è quello proposto da noi»

Dopo una prima smentita, il regime di Teheran ha fatto sapere che l’intesa è quasi pronta ma non è stata ancora finalizzata, precisando in ogni caso che il testo è quello proposto dai Guardiani della rivoluzione. Due fonti a conoscenza della situazione, citate ancora da Axios, hanno affermato che l’intesa è stata approvata «ad alti livelli». della leadership iraniana, anche se mancherebbe ancora il via libera da parte della guida suprema Mojtaba Khamenei.

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran
Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Netanyahu non sarebbe stato avvertito da Trump

Parlando dallo Studio Ovale, Trump ha detto di aver parlato «con Benjamin Netanyahu e gli altri leader» dell’intesa raggiunta con l’Iran. Axios scrive che il premier israeliano, che non era stato informato in anticipo, è stato colto di sorpresa dall’annuncio del presidente Usa su un imminente accordo con l’Iran.

Trump annuncia nuovi attacchi all’Iran: «Colpiremo molto duramente»

Dopo aver annunciato per 37 volte di aver quasi raggiunto l’accordo con Teheran e aver ripreso i raid contro l’Iran per «diplomazia coercitiva» (parole del Pentagono), Donald Trump ha fatto sapere – tramite Truth – che gli Stati Uniti torneranno ad attaccare la Repubblica Islamica questa notte, aggiungendo inoltre che presto gli Usa si prenderanno la strategica isola di Kharg.

Trump annuncia nuovi attacchi all’Iran: «Colpiremo molto duramente»
Il post di Donald Trump su Truth.

Il messaggio di Trump su Truth

Questo il messaggio di Trump su Truth: «Gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran (la cui Marina, Aeronautica, Radar, Difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!), questa notte. In un futuro non troppo lontano, prenderemo l’isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America».

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa

Perde un altro pezzo il governo di Keir Starmer, alle prese con una crisi sempre più serie della sua leadership. Dopo il passo indietro del ministro della Sanità Wes Streeting, che aveva fatto seguito ad altri addii eccellenti, si è infatti dimesso a sorpresa anche John Healey, ministro (ex ormai) della Difesa considerato un fedelissimo del premier: alla base della decisione il rifiuto del Tesoro di concedere gli investimenti che aveva richiesto il suo dicastero per difendere il Regno Unito «in questo momento di minacce crescenti».

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa
Keir Starmer (Ansa).

Le accuse a Starmer e alla ministra delle Finanze

«Questa nuova era per la difesa richiedeva ulteriori investimenti attraverso il piano di investimenti per la difesa. L’eccellente e approfondito lavoro intergovernativo concluso a gennaio – sotto la supervisione mia, vostra e del Cancelliere dello Scacchiere – ha confermato la portata della sfida e le crescenti esigenze in materia di difesa», si legge nella lettera di dimissioni di Healey. «Da allora, non siete stati in grado, e il Tesoro non ha voluto, impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce».

Healey ha dunque criticato la titolare del Tesoro Rachel Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non averla contraddetta.

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa
Rachel Reeves (Ansa).

I ritardi nell’approvazione del Defence Investment Plan

L’approvazione di un piano decennale di investimenti nella difesa, inizialmente prevista per l’autunno del 2025, è stata rinviata più volte: il governo britannico si è infine impegnato a pubblicare il “Defence Investment Plan” prima del vertice Nato del 7 luglio. Starmer si è impegnato a portare la spesa britannica per la difesa al 2,5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2027, poi al 3 per cento dopo il 2029 e al 3,5 per cento del Pil entro il 2035, in linea con l’obiettivo fissato dalla Nato. Ma, appunto, secondo Healey le risorse stanziate dal governo sono tutt’altro che sufficienti. L’ex ministro della Difesa aveva chiesto almeno 18 miliardi di sterline nel prossimo quadriennio, mentre il Tesoro, calcolatrice e stime alla mano, era sceso a poco più di 13.

Avvocata Corte Ue: «Cpr in Albania legittimi, ma l’Italia garantisca le tutele sull’asilo»

I Paesi membri dell’Ue possono localizzare centri di permanenza per migranti anche fuori dall’Unione europea, ma «restano tenuti a rispettare le garanzie previste dal diritto comunitario in materia di asilo». È la posizione di Laila Medina, avvocata generale della Corte di giustizia dell’Ue, nelle conclusioni sul protocollo Italia-Albania.

Avvocata Corte Ue: «Cpr in Albania legittimi, ma l’Italia garantisca le tutele sull’asilo»
Protesta contro i Cpr in Albania (Imagoeconomica).

La sentenza della Corte di giustizia Ue è attesa nei prossimi mesi

Medina evidenzia che il protocollo siglato da Roma e Tirana e la normativa italiana di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti» previsti da Bruxelles come «la difesa, il rispetto della vita privata e familiare e il rilascio immediato alla scadenza del termine di convalida del trattenimento». Di conseguenza, tali disposizioni «possono incidere o modificare le garanzie procedurali minime previste dal diritto dell’Ue». L’avvocata generale indica una possibile soluzione giuridica, non decide l’esito della causa: la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa nei prossimi mesi.

Ft: «Francia e Germania vogliono smantellare il servizio diplomatico Ue»

Alcuni Paesi dell’Ue stanno valutando la possibilità di “smantellare” il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), il servizio diplomatico dell’Unione europea attivo da 15 anni. Lo scrive il Financial Times, citando alti funzionari di Bruxelles e spiegando che a spingere in tale direzione solo al momento la Francia e la Germania, oltre ad altri Paesi però non citati. Al centro dei colloqui ci sarebbero diverse opzioni, tra cui la revoca dei poteri all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – ruolo attualmente ricoperto dall’estone Kaja Kallas – e la redistribuzione delle competenze del servizio, che ha un budget annuo di un miliardo di euro, tra la Commissione Ue e i 27 Paesi membri. Le fonti del Ft hanno spiegato che la struttura attuale viene ritenuta «disfunzionale» di fronte alle crisi geopolitiche nel mondo. Secondo i sostenitori della ristrutturazione, l’operazione potrebbe essere realizzata senza modificare i Trattati europei.

Cosa è il Servizio europeo per l’azione esterna

Il Seae, spesso definito de facto il ministero degli Esteri dell’Unione europea, è operativo dal 2011 e ha il compito di condurre la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e di gestire le relazioni diplomatiche con i Paesi extra-Ue, collaborando con l’Alto rappresentante e con i servizi diplomatici nazionali dei Ventisette, dell’Onu e delle altre potenze mondiali. Guidato dal responsabile degli affari esteri dell’Ue, l’organo è composto a Bruxelles da personale esperto trasferito dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai servizi diplomatici dei Paesi membri e, nel mondo, da una serie di uffici locali, le delegazioni dell’Ue (in tutto 140), che svolgono un ruolo analogo a quello di un’ambasciata.

Belfast, un’altra notte di disordini contro i migranti

Seconda notte di disordini a Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, con proteste contro l’immigrazione legate all’accoltellamento di un quarantenne per cui è stato arrestato e incriminato un uomo sudanese. Quella di mercoledì 10 giugno 2026 è stata una serata più calma rispetto alla precedente, ma ci sono comunque stati scontri fra la polizia e i manifestanti, che hanno lanciato contro gli agenti bombe molotov, mattoni, bottiglie e pezzi di legno. In risposta, la polizia ha usato un idrante per disperdere i presenti. Alcuni edifici sono stati vandalizzati e incendiati al grido di slogan razzisti. Un centinaio di manifestanti ha cercato di avvicinarsi a un hotel nel Nord della città dove vengono alloggiati alcuni migranti, ma le forze dell’ordine li hanno allontanati. In giornata era circolata online una lista di circa 25 indirizzi dove si credeva che abitassero immigrati, poi rimossa da molti siti.

Alodid è stato incriminato per tentato omicidio e altri reati

Intanto il presunto responsabile dell’accoltellamento, il 30enne Hadi Alodid, si è presentato in tribunale, dove è stato incriminato per tentato omicidio, possesso di armi in luogo pubblico e minacce di morte. L’uomo, che per il momento rimarrà in carcere, non era noto alla polizia, viveva nel Regno Unito dal 2023 e aveva un permesso di soggiorno come rifugiato valido fino al 2028. Il ferito si chiama invece Stephen Ogilvie e nell’attacco ha perso la vista da un occhio e subìto gravi ferite in faccia e sulla schiena.