Le forze armate tedesche avrebbero lasciato la Groenlandia in modo improvviso e senza alcuna comunicazione ufficiale. A riferirlo è la Bild, che spiega come l’ordine di rientro sarebbe stato trasmesso da Berlino «solo questa mattina molto presto» e «nessuna spiegazione è stata data alle truppe sul campo», costringendo alla cancellazione immediata di tutti gli impegni in programma. La partenza, precisa ancora il quotidiano, sarebbe avvenuta intorno a mezzogiorno del 18 gennaio.
La nota degli otto Paesi: «Siamo impegnati a difendere la nostra sovranità»
Intanto cresce la tensione tra Europa e Stati Uniti dopo la decisione di Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia. In una nota congiunta, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito avvertono che «le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente. Continueremo a rispondere in modo unito e coordinato. Siamo impegnati a difendere la nostra sovranità». Da Parigi, fonti vicine all’Eliseo riferiscono che il presidente Emmanuel Macron sarebbe pronto a chiedere l’attivazione dello strumento anti-coercitivo dell’Unione europea in caso di nuovi dazi statunitensi.
Schlein: «Ci aspettavamo una presa di posizione netta dal governo»
In Italia invece la segretaria del Partito democratico Elly Schlein critica la linea del governo, affermando che «la politica estera di un grande paese come l’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Donald Trump» e aggiungendo: «Ci saremmo aspettati una presa di posizione netta da Meloni: la Groenlandia non si tocca, non si vende e non si compra, difendiamo l’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione europea». Secondo Schlein «per la prima volta l’Italia appare politicamente incapace di esprimere una vera solidarietà europea» e «se la tua unica ambizione è essere il governo più trumpiano d’Europa è inevitabile scivolare nella marginalità ed entrare in contraddizione con il resto dell’Ue».
Il Comitato Nobel era già intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito». Nella giornata del 18 gennaio l’ente ha nuovamente criticato la decisione di Machado di donare la sua medaglia a Donald Trump, specificando attraverso una nota come «una delle missioni principali della Fondazione Nobel è tutelare la dignità dei Premi Nobel e la loro amministrazione. La Fondazione rispetta il testamento di Alfred Nobel e le sue disposizioni. Essa stabilisce che i premi saranno assegnati a coloro che “hanno apportato il massimo beneficio all’umanità” e specifica chi ha il diritto di assegnare ciascun premio. Un premio non può pertanto essere ceduto o ulteriormente distribuito, nemmeno simbolicamente».
Statement from the Nobel Foundation
One of the core missions of the Nobel Foundation is to safeguard the dignity of the Nobel Prizes and their administration. The Foundation upholds Alfred Nobel’s will and its stipulations. It states that the prizes shall be awarded to those who… pic.twitter.com/WIadOBLtpD
A partire dal 1° febbraio gli Stati Uniti introdurranno dazi del 10 per cento sulle importazioni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, con un ulteriore aumento al 25 per cento previsto da giugno. L’annuncio è arrivato direttamente da Donald Trump attraverso il suo social network Truth, dove il presidente ha chiarito che «le tariffe saranno dovute fino a quando non si raggiungerà un accordo per il completo e totale acquisto della Groenlandia». In Danimarca, nelle ore precedenti alla comunicazione ufficiale, si era tenuta una grande manifestazione di protesta contro Trump.
Gli obiettivi di Trump e la posizione dell’Italia
Trump ha motivato la decisione sostenendo che «Abbiamo sovvenzionato la Danimarca e tutti i Paesi dell’Unione europea per molti anni, non imponendogli dazi. Ora, dopo secoli, è il momento che la Danimarca restituisca ciò che ha avuto».. Secondo il presidente, la misura rappresenta una punizione nei confronti dei Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia nell’ambito di una missione Nato per rafforzare la difesa dell’Artico. L’Italia non ha preso parte all’operazione, anche se Giorgia Meloninon ha escluso un possibile coinvolgimento futuro. Nel suo intervento, Trump ha anche affermato che «Cina e Russia vogliono la Groenlandia, e non c’è niente che la Danimarca possa fare a riguardo. Al momento hanno due slitte trainate da cani come protezione, di cui una aggiunta di recente», aggiungendo che l’isola è considerata strategica per il nuovo sistema di difesa missilistica Golden Dome, descritto come «fantastico, ma altamente complesso, può funzionare al massimo del suo potenziale e della sua efficienza, a causa di angoli, metri e limiti, se questa terra è inclusa».
Diverse migliaia di persone sono scese in piazza a Copenaghen per protestare contro Donald Trump e le sue mire sulla Groenlandia. I manifestanti, muniti di bandiere groenlandesi e danesi, hanno formato una marea rossa e bianca scandendo il nome della Groenlandia in groenlandese: «Kalaallit Nunaat!». Hanno sventolato cartelli con scritte come Make america go away, una parodia dello slogan Maga (Make America great again), o «Gli Stati Uniti hanno già abbastanza ghiaccio». Altre manifestazioni sono previste nel Paese scandinavo ad Aarhus (Centro), Aalborg (Nord) e Odense (Sud), su iniziativa di diverse organizzazioni groenlandesi.
La Cina si sta silenziosamente trasformando in una nuova potenza alcolica. E non solo grazie al baijiu, il distillato più bevuto nel Paese e adesso sempre più apprezzato anche all’estero. Se il tradizionale “liquore bianco” cinese amato dagli imperatori e da Mao sta conquistando il Sud-est asiatico, allo stesso tempo risultano in forte crescita anche le industrie locali di vino e whisky.
Il whisky recupera terreno
Nel mercato cinese degli spirits, le vendite di whisky restano marginali (circa l’1,2 per cento) rispetto a quelle del baijiu, che domina la scena con una quota del 93 per cento e un giro d’affari di 171 miliardi di dollari. Eppure, tra il 2020 e il 2024, i ricavi sono aumentati di quasi il 33 per cento – raggiungendo i 2,1 miliardi di dollari – a fronte di un più modesto +11 per cento registrato dal distillato autoctono. Non solo: secondo la Scotch Whisky Association le spedizioni di Scotch in Cina sono aumentate di quasi l’80 per cento tra il 2019 e il 2023.
Whisky alla Hong Kong Food Expo (Ansa).
Gli investimenti esteri e le distillerie locali
I giganti occidentali del whisky hanno fiutato l’affare. Negli ultimi anni Pernod Ricard e Diageo hanno investito circa 300 milioni di dollari per aprirenuove distillerie in Cina. La multinazionale francese, che nel 2023 aveva lanciato The Chuan, il primo whisky Made in China, ha investito 150 milioni per aprire una struttura nel Sichuan. La rivale britannica ne ha invece inaugurata una da 120 milioni nello Yunnan. Ma in pista ci sono anche le aziende cinesi. Due i casi emblematici: Tsingtao Brewery sta realizzando una distilleria di whisky nella città di Qingdao, mentre Bacchus Liquor sta potenziando la sua base operativa di Qionglai. Persino i produttori di baijiu si stanno diversificando in questo settore. Langjiu, per esempio, ha avviato i lavori per realizzare una distilleria di whisky a Emeishan.
Una distilleria di baijiu (Ansa).
Non solo baijiu: la crescita del mercato vinicolo
Il rallentamento dell’economia di Pechino e il trasferimento di ricchi consumatori cinesi nel Sud-est asiatico hanno spinto l’attenzione delle aziende di baijiu verso i mercati esteri. Nel 2024 l’export regionale di questo distillato ha così raggiunto i 149 milioni di dollari (+25 per cento su base annua), mentre le esportazioni complessive, contando anche gli Stati Uniti (erano il principale importatore con 57,6 milioni di dollari), hanno toccato quota 966 milioni (+20 per cento). Punta all’espansione globale anche il settore vinicolo del Dragone. La maggior parte del vino di qualità del Paese (118.000 chilolitri totali nel 2024) viene prodotta nella provincia del Ningxia. I ricavi delle aziende del capoluogo Yinchuan hanno raggiunto i 5 miliardi (+20 per cento), con Silver Heights e Xige che insieme rappresentano oltre il 60 per cento delle esportazioni totali di vino della provincia. Il loro obiettivo? Conquistare i pregiati palati occidentali.
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei è intervenuta in occasione della festività islamica dell’Eid al-Mab’ath, attaccando Donald Trump e accusandolo di essere responsabile dei morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni, che per lui sono state una «rivolta americana». «Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana». «Non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo nemmeno impuniti i criminali interni e internazionali», ha aggiunto sostenendo che l’obiettivo degli Usa sia inghiottire l’Iran e ottenerne «il dominio militare, politico ed economico». E ancora: «Nella lotta contro questa sedizione americana e sionista, le forze dell’ordine e i funzionari della sicurezza hanno veramente sacrificato la propria vita e, per quanto possibile, hanno completamente distrutto la sedizione che era stata creata a spese del nemico. L’intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all’estero».
Donald Trump ha annunciato i nomi di alcuni componenti del Board of Peace per Gaza, il Consiglio previsto dalla seconda fase dell’accordo tra Israele e Hamas per gestire la Striscia. Ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’imprenditore miliardario Marc Rowan, il direttore della Banca mondiale Ajay Banga e il l’ex produttore televisivo e collaboratore di Trump Robert Gabriel. Tra i compiti del Board c’è quello di supervisionare l’operato del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un organismo composto da figure tecniche in gran parte palestinesi che dovrebbe governare il territorio esautorando Hamas.
Mladenov alto rappresentante per Gaza
«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l’attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca. S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli Esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di alto rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi. A breve verranno resi noti anche i nomi dei ruoli politici dell’organismo. A tal proposito, la premier Meloni ha detto che «l’Italia è disponibile a entrare nel Board».
«Siamo l’alternativa alle palesi menzogne dei media mainstream del sistema bipartitico». A sostenerlo non sono i soliti complottisti che si spacciano per nuovi profeti, ma le pagine social e YouTube di Bipartidismo Stream, il canale aperto a inizio 2025 da Fundación Disenso, think tank presieduto dal leader di Vox Santiago Abascal. L’obiettivo dell’operazione è meno nobile di quanto reciti lo slogan. Si tratta, semplicemente, di diffondere l’ideologia di estrema destra con un’estetica che strizza l’occhio ai più giovani. Gli under 45, d’altronde, sono il cuore dell’elettorato del partito tanto caro a Giorgia Meloni. Le recenti intenzioni di voto suddivise per età parlano chiaro: Abascal e i suoi avrebbero l’appoggio del 31 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni. E se la giocano bene sia nella fascia dai 25 ai 34 sia in quella tra i 35 e i 44. In entrambi i casi con il 23 per cento delle preferenze.
Giorgia Meloni con Santiago Abascal a Atreju 2023 (Imagoeconomica).
Con Abascal il canale macina visualizzazioni
Bipartidismo Stream ha chiarito il suo dna fin dal primo video pubblicato. Il contenuto includeva una clip rubata da Don’t Look Up in cui il il dottor Mindy (interpretato da Leonardo DiCaprio) critica l’uso di termini come “estrema destra”, “ultradestra” o “fascismo”: «Aprite gli occhi», perché coloro che criticano il fascismo «non sono la soluzione, ma il problema». Chi ha visto il film sa bene che il messaggio è stato totalmente travisato. Anzi, Don’t Look Up si prende gioco del negazionismo climatico che tanto piace proprio ai partiti come Vox. A macinare visualizzazioni sono soprattutto le lunghe interviste ad Abascal, presenza fissa. È solo grazie a lui che i numeri crescono. A gennaio 2026, a meno di un anno dal lancio del canale, viaggiano verso i 12 milioni. Cifra che, escludendo i video con gli interventi del leader di Vox, crollerebbe miseramente visto che alcune clip non arrivano nemmeno a quota 500. Gli iscritti hanno invece superato la soglia dei 35 mila in linea col numero di follower su Instagram (quasi 36 mila).
Santiago Abascal (Ansa).
L’estrema destra è venduta come unica alternativa al PP e al PSOE
Chi, spinto dall’algoritmo e dallo scrolling, si imbatte nei contenuti di Bipartidismo Stream potrebbe pensare di essere finito su un semplice canale di interviste. Il set è minimalista: sfondo nero, tavolo di legno e microfoni. Insomma, sembra un podcast qualunque. Il mimetismo digitale scompare quando cominciano le ‘trasmissioni’. Il programma di punta si intitola El bolso de Soraya, un riferimento alla borsa dell’ex vicepresidente del governo Rajoy, Soraya Sáenz de Santamaría, poggiata sul seggio del primo ministro durante la discussione che portò alla sfiducia dell’esecutivo. Un simbolo di decadenza, secondo Bipartidismo Stream, perché poi sarebbe arrivato Pedro Sánchez. E una dimostrazione plastica del sistema bipartitico da combattere. Le cui vittime, sempre secondo la vulgata voxiana, sono gli elettori. In particolare quelli del Partito Popolare con cui Vox è alleato in molte amministrazioni locali. Ecco allora che l’estremismo è dipinto come l’unica alternativa al PP di Alberto Núñez Feijóo e al PSOE: due facce della stessa medaglia. «Solo una cosa li differenzia: il livello di menzogna», tuona Abascal.
Alberto Nunez Feijóo, presidente del PP (Imagoeconomica).
La battaglia contro i media mainstream
Nel mirino di Bipartidismo Stream c’è ovviamente anche l’immigrazione che non solo genera criminalità ma sarebbe addirittura la causa della crisi immobiliare. Un tema usato per attirare i giovani. «Vediamo costantemente servizi giornalistici che si chiedono se gli under 35 siano davvero diventati fascisti e franchisti. La verità è che sono stanchi di avere persone al governo impegnate a disseppellire cadaveri e parlare di una guerra civile di un secolo fa», dice Abascal. Con buona pace dei familiari degli oltre 110 mila desaparecidos. L’obiettivo non dichiarato è far sì che la Gen Z (e dintorni) convinca genitori e parenti a votare per Vox. Che, attenzione, non è come la dipingono i «corrotti e traditori» giornalisti mainstream al servizio dell’establishment. Quella è solo una caricatura, spiegano nel tentativo di seminare sfiducia nei confronti dei media tradizionali. La soluzione a tutto questo? I social, naturalmente. Un ambiente in cui l’estrema destra non viene demonizzata ed è libero da ogni intermediazione.
Bipartidismo Stream è, però, solo il tentacolo mediatico più recente di Vox che su Instagram vanta oltre un milione di follower, mentre PSOE, PP e Sumar non superano i 200 mila. Attraverso Fundación Disenso – su cui la Corte dei Conti ha acceso un faro per presunto dirottamento di fondi dal gruppo parlamentare – il partito controlla anche il quotidiano La Gaceta de la Iberosfera e la rete transnazionale Foro Madrid che organizza conferenze sui temi cari ad Abascal. Poi c’è il supporto dell’imprenditore Julio Ariza Irigoyen. Proprietario del gruppo Intereconomía che possiede due radio e un canale tv, il controverso imprenditore è considerato il patron mediatico di Vox.
Il presidente statunitense Donald Trump continua a parlare della Groenlandia. Durante un evento alla Casa Bianca, infatti, il tycoon ha affermato: «Potrei imporre dazi ai Paesi che non si allineano sulla Groenlandia, perché ci serve per la sicurezza nazionale». Non ha specificato altri dettagli ma il messaggio sembra indirizzato a quei Paesi europei che nelle scorse ore hanno inviato piccoli contingenti militari sull’isola. Intanto, come rivelato da Bloomberg, il Parlamento europeo starebbe valutando di subordinare l’approvazione del nuovo accordo commerciale con gli USA proprio alla risoluzione della vicenda sulla Groenlandia. L’accordo, infatti, pur essendo parzialmente operativo da mesi, per entrare pienamente in vigore ha bisogno del voto dell’Europarlamento. Diversi gruppi politici hanno chiesto il rinvio del voto, previsto originariamente per fine gennaio.
I procuratori del Canton Vallese incaricati del caso della strage di Crans-Montana hanno chiesto una cauzione di 200 mila franchi (quasi 215 mila euro) a testa per Jacques Moretti e Jessica Maric, i coniugi proprietari del locale Le Constellation nel cui rogo hanno perso la vita 40 persone e altre 116 sono rimaste ferite. I due sono accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Moretti si trova in carcerazione preventiva dal 9 gennaio, mentre per Maric sono state disposte misure alternative ai domiciliari: divieto di lasciare il territorio svizzero, sequestro dei documenti d’identità, obbligo quotidiano di presentarsi a un posto di polizia. Sulla richiesta dei procuratori di Sion dovrà adesso pronunciarsi il Tribunale delle misure coercitive. «Considerato che l’imputato non ha attualmente alcun reddito e che lui e la moglie possiedono beni ipotecati e veicoli in leasing, la somma di 200 mila franchi sembra adeguata», ha scritto il pubblico ministero nella sua richiesta.
L’interruzione della connessione webimposta dal regime di Teheran nel tentativo di reprimere le proteste antigovernative ha già superato come lunghezza quello del 2019. Ma è solo l’inizio: Issa Zarepour, ministro delle Comunicazioni, ha infatti annunciato alla tv di Stato che «per ragioni di sicurezza» il blocco all’accesso a Internet continuerà a tempo indeterminato, aggiungendo che in ogni caso non è previsto un ripristino completo prima di Nowruz, il capodanno persiano che nel 2026 cadrà il 20 marzo.
Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu hanno avuto una conversazione telefonica sulla situazione in Iran e, più in generale, in Medio Oriente: durante la chiamata, ha spiegato l’ufficio stampa della presidenza russa, lo zar «ha confermato la disponibilità a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati». Al termine del colloquio Putin e il primo ministro israeliano «hanno concordato di proseguire i contatti a vari livelli». Il presidente russo, come ha spiegato poi il portavoce del Cremlino Dmtry Peskov, ha parlato al telefono anche con l’omologo iraniano Massoud Pezeshkian.
Julio Iglesias rompe il silenzio dopo le gravissime accuse di violenze sessuali e sfruttamento del lavoro mosse da tre ex dipendenti. Un’ex collaboratrice domestica, un’ex fisioterapista e una terza donna hanno lamentato di essere state costrette a effettuare esami ginecologici, test per l’Hiv e malattie sessualmente trasmissibili che non avevano nulla a che vedere con le loro mansioni presso le ville dell’artista. «Nego di aver abusato, costretto o mancato di rispetto a qualsiasi donna», si legge in un post su Instagram firmato di proprio pugno. «Queste accuse sono assolutamente false e mi rattristano profondamente». I fatti denunciati risalirebbero al 2021 nelle proprietà della Repubblica Dominicana e alle Bahamas.
Julio Iglesias sui social: «Difenderò la mia dignità»
«Con profondo rammarico, rispondo alle accuse mosse da persone che in passato hanno lavorato nella mia casa», ha esordito Julio Iglesias su Instagram, prima di negare qualsiasi abuso. «Non ho mai sperimentato tanta cattiveria, ma ho ancora la forza per far sapere alla gente tutta la verità e per difendere la mia dignità da un’offesa tanto grave. Non posso dimenticare le tante persone care che mi hanno inviato messaggi di amore e lealtà; ho trovato grande conforto in loro». Il 5 gennaio scorso sono stati trasmessi alla Procura spagnola dell’Audencia Nacional «presunti reati di tratta di esseri umani, lavoro forzato e violazione della libertà sessuale» su cui sono state avviate le indagini. «Ci hanno mandato tutte dal medico», ha raccontato una di loro a elDiario. «Ci hanno fatto fare dei test per le malattie sessualmente trasmissibili, ecografie e analisi del sangue per vedere se avessimo qualche tipo di malattia».
«È per me un grande onore annunciare la costituzione del Consiglio per la Pace. I membri saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che si tratta del consiglio più grande e prestigioso mai riunito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Grazie per l’attenzione!». È quanto ha scritto Donald Trump su Truth, confermando l’inizio della fase due del piano della Casa Bianca per la Striscia di Gaza.
Tra i membri forse anche Meloni
Gli inviti a partecipare al Consiglio per la Pace sono stati inviati da due giorni e il tycoon ha selezionato personalmente chi ne farà parte. L’annuncio dei suoi membri (che saranno 12, tra cui forse anche Giorgia Meloni) potrebbe arrivare al World Economic Forum di Davos. Secondo il Wall Street Journal, a tenere i rapporti tra il consiglio e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza sarà l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nickolay Mladenov, che in passato è stato inviato Onu per la pace in Medio Oriente. Il Financial Times parla inoltre di un comitato esecutivo del Consiglio, di cui faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.
Trump: «Hamas consegni le armi»
«Hamas deve onorare immediatamente i propri impegni, compreso il ritorno dell’ultimo corpo a Israele, e procedere senza indugio alla completa smilitarizzazione. Possono farlo con le buone o con le cattive. Il popolo di Gaza ha sofferto abbastanza a lungo. Il momento è adesso», ha poi scritto Trump.
Gli Stati Uniti hanno annunciato la conclusione di un’intesa con Taiwan che prevede un alleggerimento delle tariffe sui prodotti importati dall’isola e, parallelamente, un rafforzamento degli investimenti taiwanesi nel mercato americano, in particolare nei comparti dei semiconduttori e della tecnologia. Un’intesa che non è piaciuta a Pechino: il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che «la Cina si oppone fermamente» a qualsiasi rapporto diplomatico tra altri Paesi e Taiwan e a «ogni accordo che implichi il riconoscimento di legami di sovranità». Sul piano operativo, l’intesa stabilisce che i dazi sui beni taiwanesi scenderanno al 15 per cento, rispetto all’aliquota reciproca del 20 per cento. La stessa soglia varrà anche per le tariffe settoriali su componenti automobilistici, legname e prodotti in legno provenienti dall’isola.
Il premier di Taipei Cho Jung-tai: «Ottimi risultati ottenuti con fatica»
Accanto alle misure tariffarie, l’accordo prevede un impegno finanziario da parte delle imprese taiwanesi: i produttori di chip e tecnologia sono pronti a realizzare «nuovi investimenti diretti per un totale di almeno 250 miliardi di dollari» negli Stati Uniti, destinati allo sviluppo e all’ampliamento della capacità produttiva in ambiti quali i semiconduttori avanzati e l’intelligenza artificiale. Taipei garantirà inoltre «garanzie di credito per almeno 250 miliardi di dollari per facilitare ulteriori investimenti da parte delle imprese taiwanesi», con l’obiettivo di sostenere la crescita della filiera statunitense dei semiconduttori. Commentando l’accordo, il premier Cho Jung-tai ha espresso soddisfazione, sottolineando che «questi ottimi risultati sono stati ottenuti con fatica».
Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha emesso la prima sentenza di una lunga lista di procedimenti a carico dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, estromesso ad aprile del 2025 dopo l’impeachment approvato dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Per reati che vanno dall’ostruzione alla giustizia ad altre legate alla dichiarazione della legge marziale del 3 dicembre 2024, Yoon è stato condannato a 5 anni di carcere. Ma rischia ben di più: in un altro processo è stata infatti chiesta la pena di morteper l’ex presidente, sul banco degli imputati perché accusato di insurrezione.
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su sei approva gli sforzi della Casa Bianca per acquisire la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca su cui Donald Trump ha messo gli occhi per «motivi di sicurezza nazionale». In generale, il 47 per cento degli intervistati ha detto di non approvare gli sforzi per l’annessione dell’isola, mentre il 17 per cento si è detto a favore dell’operato della Casa Bianca. Piuttosto alto il numero degli indecisi, che ammontano al 36 per cento. Il fronte del “no”, ovviamente, è più consistente tra gli intervistati democratici: 79 per cento, con solo il 2 per cento a favore. La statistica si ribalta prendendo in considerazione le risposte degli elettori repubblicani. Ma nemmeno in questo caso Trump, per così dire, ottiene la maggioranza: si è detto a favore solo il 40 per cento del campione e contro il 14 per cento. Una seconda parte del sondaggio ha riguardato l’eventuale uso della forza per l’acquisizione della Groenlandia. In questo caso si è detto a favore appena il 4 per cento e contro il 71 per cento (il resto si è trincerato dietro al “non so”). Tra i democratici contro l’89 per cento del campione e a favore appena l’1 per cento. Tra i repubblicani, infine, contro il 60 per cento e favore l’8 per cento.
Giovedì Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Nobel per la Pace 2025, a quasi due settimane dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi. Il presidente americano ha incontrato Machado per discutere della realtà sul terreno in Venezuela e sul suo futuro politico dopo che, nei giorni successivi alla cattura di Maduro, aver respinto pubblicamente l’ipotesi che la leader dell’opposizione potesse guidare il Paese, sostenendo che non abbia il «supporto né il rispetto» necessari. Così, forse nel tentativo di riconquistare il suo favore, durante il colloquio Machado ha consegnato a Trump la medaglia del Nobel per la Pace, che il presidente da tempo rivendica di meritare. «L’ho regalata in riconoscimento del suo impegno unico per la nostra libertà», ha detto Machado ai giornalisti.
La mossa arriva dopo che il Washington Postha rivelato che Trump sarebbe rimasto infastidito dalla decisione di Machado di accettare il Nobel. Secondo fonti dell’amministrazione, però, la decisione di non sostenerla è legata sia al deterioramento dei rapporti con membri del suo team, sia alle preoccupazioni sulla capacità del movimento dell’opposizione di garantire il controllo della sicurezza nel Paese. Così, pur essendo stato definitivo positivo da entrambe le parti, l’incontro non ha portato a un cambio di linea di Washington sulla guida politica del Venezuela, che è stata affidata alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, con un ruolo centrale degli Stati Uniti nella gestione del Paese. Per quanto riguarda il premio, inoltre, il Comitato Nobel norvegese è intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito».
Mentre Trump guarda agli esteri, sul fronte interno crescono le tensioni tra l’Ice e i cittadini
Mentre Trump continua a concentrarsi sugli esteri e “l’America First” sembra ormai solo un ricordo, il fronte interno degli Stati Uniti è incandescente dopo due settimane di proteste contro i raid dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis il 7 gennaio, giovedì sono scoppiate nuove manifestazioni dopo che gli agenti, nella stessa città, hanno ferito con un colpo di pistola un uomo durante il suo arresto. L’episodio ha portato le proteste a concentrarsi attorno al Bishop Henry Whipple Federal Building, dove le forze federali hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e proteggere i mezzi governativi, alcuni dei quali sono stati danneggiati. Negli scontri è rimasta coinvolta anche la stampa: una troupe della Cnn è stata colpita da proiettili di gomma. Trump ha definito quanto sta accadendo un «caos inaccettabile» e ha minacciato di invocare l’Insurrection Act, una legge che consentirebbe l’impiego dell’esercito regolare sul territorio del Minnesota, ipotesi contestata dalle autorità statali come un’interferenza federale. Il Dipartimento della sicurezza interna ha difeso l’operato degli agenti parlando di «colpi difensivi» contro i manifestanti, che sono armati di pale da neve e manici di scopa. Ma la narrazione della Casa Bianca non convince l’opinione pubblica: secondo un sondaggio della Quinnipiac University, il 53 per cento degli elettori considera l’uccisione di Renee Good ingiustificata, percentuale che cresce tra democratici e indipendenti. Un’ulteriore rilevazione della Cnn indica che il 51 per cento degli americani vede nella morte di Good un problema strutturale nel modo di operare dell’Ice.
Donald Trump avrebbe comunicato all’Iran che non intende lanciare un attacco contro Teheran. Lo ha riferito l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, citato dal portale pakistano Dawn, precisando di aver ricevuto mercoledì la comunicazione ufficiale che il presidente Usa non avrebbe autorizzato alcuna operazione e che aveva chiesto a Teheran di non colpire interessi americani nella regione.
Donald Trump (Ansa).
Dopo la decisione di Trump, lo spazio aereo iraniano è stato riaperto e i mezzi trasferiti dalla base aerea di Al Udeid sono stati fatti rientrare e messi in stand-by. Il presidente ha affermato che «gli omicidi» in Iran sono terminati dopo che le autorità hanno soffocato le proteste: «Siamo stati informati da fonti molto importanti, che hanno riferito che gli omicidi sono finiti», sottolineando che le esecuzioni pianificate dei manifestanti «non ci sarebbero più state». Alla domanda di un giornalista dell’Afp sulla possibilità di un intervento statunitense futuro, Trump ha risposto: «Osserveremo questo e vedremo cosa succederà dopo».
Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso preoccupazione per lo stato delle relazioni tra Mosca e diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Austria, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori a Mosca, tra cui anche l’italiano Stefano Beltrame. La cerimonia si è svolta nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino. «Lo stato attuale delle relazioni tra Russia e Italia, Francia, Austria e numerosi altri Paesi europei lascia molto a desiderare», ha dichiarato Putin, aggiungendo che «la diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose». Il presidente ha inoltre sottolineato che «invece del dialogo tra gli Stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini». Putin ha assicurato che «la Russia è pronta a ripristinare le relazioni con i Paesi europei ed è aperta alla cooperazione con tutti i Paesi senza eccezioni».
Tajani: «Non siamo in guerra contro la Russia e il suo popolo»
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato che «lasciano a desiderare perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l’Ucraina e abbiamo difeso l’Ucraina, ma noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo guerra con il popolo russo». Tajani ha inoltre sottolineato che l’Italia «ha detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l’invasione dell’Ucraina è stato un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo che punta a conculcare la libertà degli ucraini, nulla di più».