La conferma di Rodriguez: «Delegazione Usa arrivata a Caracas»

Il governo venezuelano guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato l’arrivo a Caracas di un team del Dipartimento di Stato statunitense incaricato di «realizzare valutazioni tecniche e logistiche inerenti le funzioni diplomatiche». Lo si apprende da un comunicato ufficiale che preannuncia la partenza di diplomatici venezuelani verso gli Stati Uniti per condurre analoghe verifiche. Caracas, che si definisce «vittima di un’aggressione», ha sottolineato di voler gestire la questione percorrendo «la via diplomatica» e ha rivelato l’avvio di colloqui «esplorativi» volti a ricucire i legami interrotti nel 2019 durante la presidenza di Nicolás Maduro, inclusa la possibile riattivazione dell’ambasciata americana.

Iran, secondo le Ong sono «oltre 50 i morti nelle manifestazioni»

Un’organizzazione per i diritti umani ha reso noto che più di 50 dimostranti sono morti nelle quasi due settimane di agitazioni in Iran, innescate dall’indignazione per il rincaro dei prezzi. «Almeno 51 manifestanti, tra cui nove minori di 18 anni, sono stati uccisi e centinaia di altri sono rimasti feriti nei primi 13 giorni del nuovo ciclo di proteste nazionali in Iran», ha affermato l’Ong norvegese Iran Human Rights, aggiornando il precedente conteggio di 45 vittime reso pubblico l’8 gennaio.

L’appello Onu: «Indagare sulle morti durante le manifestazioni»

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha sollecitato un’inchiesta «rapida» e «indipendente» sulle uccisioni verificatesi durante le manifestazioni che hanno attraversato l’Iran per giorni. «I responsabili delle violazioni si adeguino in conformità con le norme e gli standard internazionali», ha dichiarato Türk, segnalando inoltre allarme per l’interruzione della rete internet nel territorio. «Tali azioni compromettono la libertà di espressione e l’accesso alle informazioni, e incidono sul lavoro di coloro che documentano le violazioni dei diritti umani, nonché sull’accesso ai servizi essenziali e di emergenza», ha sottolineato.

La denuncia di Kyiv: «La Russia ha attaccato due navi cargo nel Mar Nero»

Le autorità ucraine hanno reso noto che unità russe hanno attaccato due mercantili al largo della costa meridionale nel Mar Nero, causando la morte di un marittimo siriano imbarcato su una delle unità colpite. Una delle navi era diretta a caricare cereali nel terminal di Chornomorsk, mentre l’altra ha subito l’aggressione in prossimità di Odessa durante il trasferimento di soia, come dettagliato dal ministro della Restaurazione Oleksiy Kuleba via Telegram. «Purtroppo, l’attacco ha provocato la morte di un membro dell’equipaggio, un cittadino siriano», ha precisato.

Reazioni occidentali e Mosca sulle parole di Meloni

Il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno denunciato gli assalti russi, inclusi i lanci con il missile balistico Oreshnik a medio raggio in Ucraina occidentale, definendoli «un’escalation inaccettabile», hanno dichiarato al termine del loro colloquio telefonico successivo alla conferenza della coalizione dei volenterosi del 6 gennaio a Parigi. Intanto l’inviato di Putin, Kirill Dmitriev, ha approvato le dichiarazioni della premier italiana Giorgia Meloni, che nella conferenza stampa del 9 gennaio ha auspicato: «È ora che la Ue parli con la Russia» e si è detta «favorevole» a nominare un inviato speciale Ue sull’Ucraina. Su X, Dmitriev ha commentato: «Un dialogo rispettoso è sempre una buona cosa».

Germania, palazzina esplode per una fuga di gas: sterminata una famiglia italiana

Un intero nucleo familiare italiano è morto a Albstadt, in Germania, a seguito del crollo di una palazzina a causa di un’esplosione, che sarebbe stata provocata da una fuga di gas. Le vittime sono Francesco Liparoto, 33 anni, la moglie Nancy Giarraca, 30 anni, e il loro bambino di sei anni, Bryan. La coppia era originaria di Castellammare del Golfo (Trapani). Liparoto viveva in Germania da circa 10 anni e lavorava in una ditta del settore del vetro.

Groenlandia, quanto potrebbe costare l’acquisizione da parte degli Usa

Donald Trump è tornato a minacciare la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca di cui gli Stati Uniti «hanno assolutamente bisogno» per motivi di «sicurezza nazionale». In realtà, al netto della minaccia rappresentata dalla presenza russa e cinese nell’Artico, dietro c’è altro: l’isola più grande al mondo fa gola a Washington anche dal punto di vista commerciale (vista la posizione strategica) ed estrattivo (dato il ricco sottosuolo). Trump, ha spiegato la Casa Bianca senza escludere l’ipotesi dell’uso della forza, «sta attivamente discutendo l’acquisto della Groenlandia». Ecco quanto potrebbe costare l’acquisto da parte degli Usa.

Gli Stati Uniti hanno già tentato di acquistare la Groenlandia

Groenlandia, quanto potrebbe costare l’acquisizione da parte degli Usa
Donald Trump (Ansa).

Gli Stati Uniti hanno già valutato tre volte la possibilità di comprare la Groenlandia e in due casi hanno fatto anche un’offerta. Nel 1868, l’anno successivo all’acquisto dell’Alaska dall’Impero russo, il segretario di Stato William Seward valutò di rilevare l’isola e l’Islanda (all’epoca parte del Regno di Danimarca) per 5,5 milioni di dollari. Ma non avanzò mai una proposta formale. Lo fece invece nel 1946 il presidente Harry Truman, che oer la Groenlandia offrì 100 milioni di dollari in oro alla Danimarca, ricevendo un secco “no” da Copenaghen – che nel 2017 aveva ceduto agli Usa le Antille danesi (diventate Isole Vergini Americane) per 25 milioni: usando la sola inflazione, quella somma oggi equivarrebbe a 1,66 miliardi. Nel 1953 ci provò di nuovo il presidente Dwight Eisenhower a chiedere alla corona danese la cessione, che però rifiutò ancora.

Il possibile prezzo dell’isola, considerando inflazione e crescita del Pil Usa

Groenlandia, quanto potrebbe costare l’acquisizione da parte degli Usa
Navi nell’Artico groenlandese (Ansa).

Il think tank American Action Forum, attualizzando il valore in rapporto alla crescita del Pil Usa tra il 1946 e il 2025, ha stabilito però che il prezzo giusto sarebbe di circa 12,9 miliardi di dollari. Il Washington Post, parlando della questione nel 2019, scriveva invece di 42,6 miliardi di dollari. Il valore della Groenlandia, però, sarebbe determinato anche dalla presenza di risorse minerarie e dalle terre rare, di cui l’isola è ricca: secondo un’analisi del Financial Times, potrebbe arrivare fino a 1.100 miliardi di dollari. Per l’American Action Forum il valore complessivo della Groenlandia, considerando anche il controllo strategico dell’Artico, potrebbe addirittura raggiungere i 2.760 miliardi di dollari: una cifra esorbitante, pari al 9 per cento del Pil americano.

Trump sarebbe pronto a offrire fino a 100 mila dollari a ogni groenlandese

Secondo quanto riportato da Reuters, Trump avrebbe già fissato il prezzo per accaparrarsi quantomeno il favore dei groenlandesi. Il presidente Usa sarebbe pronto a sborsare fino a 100 mila dollari a ciascuno degli abitanti dell’isola, per convincerli a lasciare la Danimarca e sposare la causa statunitense. Visti i circa 56 mila abitanti, calcolatrice alla mano The Donald ha messo in conto di sborsare fino a 5,6 miliardi di dollari.

Chi è Biagio Pilieri, l’italiano liberato in Venezuela

Il governo venezuelano ha annunciato la scarcerazione imminente di un numero imprecisato di detenuti politici venezuelani e stranieri. Tra gli italiani rilasciati c’è Biagio Pilieri, mentre per Luigi Gasperin esiste un ordine di scarcerazione che non è ancora stato eseguito. L’Italia resta in attesa di capire se tra le persone che lasceranno il carcere nelle prossime ore ci sia anche Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da oltre un anno senza accuse formali.

Chi è Biagio Pilieri

Biagio Pilieri, 60 anni, è stato liberato dopo un anno e quattro mesi di detenzione. Figlio di siciliani emigrati in Sud America, ha il doppio passaporto italo-venezuelano ed è giornalista e politico. Negli ultimi anni ha denunciato la chiusura di organi di informazione e la censura in Venezuela. È leader del partito Convergenza, fondato nel 1993. Arrestato a Caracas il 28 agosto 2024, è stato rinchiuso nell’Helicoide, una delle carceri più dure del Paese, senza possibilità di comunicare con l’esterno, con l’accusa di terrorismo e tradimento alla patria. È stato rilasciato insieme a Enrique Márquez, ex candidato dell’opposizione alle presidenziali del 2024.

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Chi è Luigi Gasperin

Luigi Gasperin è un imprenditore italiano di 77 anni, titolare della sola cittadinanza italiana. È stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato del Monagas, e trasferito in un centro di detenzione nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto è avvenuto dopo un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente. Le sue condizioni di salute hanno destato preoccupazione: soffre di patologia cardiaca, ipertensione e difficoltà respiratorie e necessita di cure mediche. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiarito che l’ordine di scarcerazione è stato disposto, ma non risulta ancora eseguito.

Venezuela, le forze Usa sequestrano un’altra petroliera

Le forze armate americane hanno fermato una quinta imbarcazione dedita al trasporto di greggio venezuelano sotto regime sanzionatorio. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Guardia costiera statunitense ha bloccato nella notte la petroliera Olina, un tempo chiamata Minerva e già colpita da misure punitive per aver gestito spedizioni di petrolio russo. La nave, che figura sotto bandiera di Timor Est, risultava con l’ultima posizione rilevata a metà novembre al largo del Venezuela, come indicato dai dati di monitoraggio navale citati dal quotidiano.

Venezuela, le forze Usa sequestrano un’altra petroliera
Donald Trump (Ansa).

L’abbordaggio è stato validato anche da Vanguard, ditta specializzata in sicurezza e rilevamento marittimo. L’operazione rientra in un piano esteso di controllo e blocco attuato dagli Stati Uniti su natanti accusati di aggirare le restrizioni sulle petroliere legate al Venezuela. Secondo le fonti, questo ennesimo sequestro potrebbe intensificare i contrasti tra Washington e Mosca, specie dopo il recente fermo di un’altra unità ritenuta di bandiera russa.

Crans-Montana, arrestato il titolare de Le Constellation Jacques Moretti

Jacques Moretti, il proprietario de Le Constellation, il locale in cui si è verificata la strage di Capodanno a Crans Montana, è stato arrestato. La decisione, ha riferito 24 heures, è stata motivata con un potenziale rischio di fuga (essendo cittadino francese, se andasse in Francia non sarebbe estradato né processato in Svizzera). Sarebbe invece stata posta agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, la moglie Jessica. I due, accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi, sono stati interrogati nella mattinata di venerdì 9 gennaio riguardo la loro situazione personale e il loro patrimonio immobiliare. A seguito dell’udienza, la procuratrice Catherine Seppey ha disposto il fermo di Moretti. La moglie, uscendo dall’interrogatorio, ha detto in lacrime: «Il mio pensiero costante è per le vittime. È una tragedia inimmaginabile, che non avrei mai potuto immaginare, ed è successa proprio nel nostro locale. Per questo voglio scusarmi».

A Martigny la commemorazione delle vittime della strage

I coniugi Moretti sono stati interrogati per sei ore e mezza negli uffici della procura di Sion. In contemporanea, a Martigny, si è tenuta la cerimonia di commemorazione delle vittime a cui ha partecipato anche il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Dopo i rintocchi delle campane in tutta la Svizzera, è stato osservato un minuto di silenzio e in seguito è stata deposta una rosa in onore delle vittime e dei feriti. Al suo arrivo in Svizzera, il Capo dello Stato si è recato all’ospedale di Zurigo per incontrare le famiglie di Leonardo Bove ed Elsa Rubino, due dei ragazzi italiani rimasti feriti nella strage. Mattarella si è poi intrattenuto con i medici dell’ospedale, che ha ringraziato insieme al personale della Protezione civile. «Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi», ha detto.

Venezuela, chi sono gli italiani ancora detenuti oltre a Trentini

Non c’è solo Alberto Trentini nelle carceri venezuelane. Dopo le scarcerazioni di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, avvenute nell’ambito di un rilascio più ampio di prigionieri politici, rimangono in Venezuela almeno 26 cittadini italiani o italo-venezuelani con doppio passaporto. La maggior parte di loro è finita dietro le sbarre per ragioni politiche, professionali o per opinioni ritenute ostili dal regime di Nicolás Maduro, in contesti che familiari e organizzazioni per i diritti umani definiscono detenzioni arbitrarie.

Cosa sappiamo degli italiani detenuti in Venezuela

Venezuela, chi sono gli italiani ancora detenuti oltre a Trentini
La bandiera del Venezuela (Ansa).

Pilieri, giornalista ed ex sindaco di Bruzual, era stato arrestato il 28 agosto 2024 per la sua attività politica. Gasperin, imprenditore con trascorsi nel settore petrolifero, era detenuto a Caracas da oltre un anno. Entrambi si trovavano a El Helicoide, il centro di detenzione simbolo della repressione del regime. Non esiste un elenco completo e confermato delle persone con cittadinanza italiana detenute. Al momento sappiamo che a El Helicode restano Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi e Perkins Rocha. Ancora in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese partito nel 2024 per il Venezuela e mai rientrato. A El Rodeo è invece detenuto Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato nell’agosto 2024. Il caso più lungo è quello di Hugo Marino, scomparso nel 2019 e per anni senza possibilità di comunicare con i parenti. 

Iran, il discorso di Khamenei dopo 12 giorni di proteste

Dopo 12 giorni di proteste l’ayatollah Ali Khamenei ha interrotto il silenzio, affermando in un discorso alla nazione trasmesso dall’emittente Irib che l’Iran «non cederà di fronte ai sabotatori». Ha poi aggiunto, riferendosi a Donald Trump, che i manifestanti «stanno rovinando le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese». Le mani del capo della Casa Bianca, ha detto Khamenei, «sono sporche di sangue» di «migliaia di iraniani che sono stati martirizzati in una guerra di 12 giorni». La guida suprema dell’Iran ha poi esortato la popolazione a mantenere «unità e prontezza» perché una nazione unita «può superare qualsiasi nemico». Parlando ancora di Trump, Khamenei ha chiosato: «Dovrebbe sapere che di solito i potenti arroganti e despoti del mondo vengono rovesciati esattamente quando sono al picco del loro orgoglio. Anche lui sarà rovesciato». Il discorso di Khamenei dimostra quanto seriamente le autorità di Teheran stanno prendendo le proteste, che hanno portato il governo a bloccare Internet e le linee telefoniche con il mondo esterno.

Venezuela, liberato l’italiano Biagio Pilieri

Non solo l’imprenditore Luigi Gasperin. Tra i detenuti politici rilasciati dalle autorità di Caracas c’è anche il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, leader del partito Convergencia ed ex deputato dall’Assemblea Nazionale, che era stato arrestato nell’agosto del 2024, accusato di terrorismo e tradimento alla patria. Ma sostanzialmente, imprigionato in quanto oppositore del regime di Maduro.

Pilieri, 60 anni, era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Le autorità non hanno fornito un elenco di nominativi: possibile liberazione di altri italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini, che lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e il commercialista Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. Gasperin, imprenditore di 77 anni in possesso del doppio passaporto, era stato arrestato il 7 agosto 2025 per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente.

L’Iran blocca internet nel tentativo di sedare le proteste

L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di Cloudflare Radar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.

Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran

La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.

Vasto raid della Russia su Kyiv: ci sono morti

Nella notte la Russia ha colpito Kyiv con un nuovo raid missilistico e con droni, causando almeno quattro morti e 22 feriti. Mosca sostiene di aver utilizzato anche il missile ipersonico Oreshnik e di aver preso di mira «obiettivi strategici», parlando di una risposta a un presunto «attacco terroristico del regime di Kyiv» contro la residenza di Vladimir Putin a fine dicembre, versione che l’intelligence ucraina respinge, sostenendo sia un pretesto per avviare una nuova escalation.

Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha riferito che tra le vittime c’è un paramedico, ucciso mentre prestava soccorso nel distretto di Darnytskyi. Altri quattro operatori di emergenza sono rimasti feriti. Tra i feriti, 14 sono stati ricoverati in ospedale. Gli attacchi, iniziati alle 23:45 ora locale, hanno colpito diversi quartieri residenziali: alcuni edifici hanno preso fuoco e in varie zone si sono registrate interruzioni di acqua ed elettricità. L’aeronautica ucraina segnala anche lanci contro Leopoli, dove sono stati intercettati missili balistici a velocità ipersonica.

L’Ucraina colpisce Belgorod: 556 mila senza elettricità

L’Ucraina ha colpito la rete elettrica nella regione russa di Belgorod. Secondo il governatore locale, Viatcheslav Gladkov, sarebbero oltre 556 mila le persone rimaste senza luce e riscaldamento in sei comuni. Circa 200 mila persone sarebbero senza acqua e servizi igienici. La regione di Belgorod confina con la città ucraina di Kharkiv.

Il Senato approva una risoluzione per limitare i poteri di Trump in Venezuela

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato giovedì l’avanzamento di una risoluzione bipartisan che punta a impedire a Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Il testo è passato con 52 voti favorevoli e 47 contrari. Oltre a tutti i democratici, hanno votato a favore anche cinque senatori repubblicani, un’ulteriore prova del malcontento all’interno della base del presidente al Congresso.

I repubblicani dissidenti riaffermano il ruolo costituzionale del Congresso

La risoluzione arriva dopo il blitz ordinato da Trump nel fine settimana, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito poi a New York per essere processato con l’accusa di narcotraffico. Trump non aveva informato preventivamente il Congresso, sostenendo che «ha la tendenza a far trapelare informazioni». Il presidente ha reagito duramente al voto del Senato, accusando i repubblicani dissidenti di «indebolire la sicurezza nazionale» e definendo la risoluzione «incostituzionale». I promotori della misura, guidati dal democratico Tim Kaine, sostengono che l’operazione in Venezuela rischi di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato. I repubblicani, invece, hanno votato per riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso. Il peso della risoluzione, tuttavia, potrebbe rimanere solo politico. Per entrare in vigore, infatti, necessita sia del voto della Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza più forte, e infine ottenere la firma dello stesso Trump.

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La Francia ha detto che voterà contro l’accordo tra Ue e Mercosur

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia voterà contro l’entrata in vigore dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, il mercato comune sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. La decisione arriva alla vigilia dei passaggi politici chiave a Bruxelles: venerdì 9 gennaio l’intesa sarà discussa dal Coreper, la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, prima di passare al via libera politico del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione. Successivamente, l’accordo dovrà essere ratificato anche dal Parlamento europeo. A dicembre, l’opposizione di Francia e Italia aveva fatto slittare a gennaio il voto del Consiglio europeo. Nelle ultime settimane, però, il governo Meloni ha cambiato posizione, ritenendo sufficienti le garanzie ottenute sulla Politica agricola comune e sulla maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli europei.

Il comunicato dell’Eliseo

In un comunicato ufficiale, il governo francese spiega che «la Francia è favorevole al commercio internazionale, ma l’accordo Ue-Mercosur è un accordo di un’altra epoca, negoziato troppo a lungo su basi troppo datate». Secondo Parigi, i benefici economici sarebbero marginali — «un aumento dello 0,05 per cento del Pil dell’Ue entro il 2040» – e non giustificherebbero i rischi per filiere agricole considerate strategiche per la sovranità alimentare. Macron riconosce che la Commissione europea ha accolto alcune richieste francesi, come una clausola di salvaguardia rapida sulle importazioni agricole, misure di reciprocità sulle condizioni di produzione e il rafforzamento dei controlli sanitari. «Nonostante questi progressi incontestabili», si legge nel testo dell’Eliseo, «il rifiuto politico dell’accordo è unanime», come emerso nei dibattiti in parlamento, e nelle piazze con le proteste degli agricoltori.

Il Venezuela annuncia il rilascio di diversi detenuti politici

Il governo venezuelano ha annunciato la scarcerazione imminente di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri, un rilascio che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. A darne notizia è stato il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che ha definito la decisione «unilaterale» e motivata dalla volontà di «favorire e raggiungere la pace». Rodríguez non ha indicato né il numero né l’identità delle persone coinvolte, spiegando che questi elementi verranno comunicati in seguito. L’Italia è in attesa di sapere se tra le persone che stanno venendo rilasciate c’è anche Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da oltre un anno.

Rilasciati quattro cittadini spagnoli

Il ministero degli Esteri spagnolo ha confermato il rilascio di quattro cittadini spagnoli. Il ministro José Manuel Albares ha definito quanto avvenuto «un grande primo passo», confermando la presenza di spagnoli nel gruppo di detenuti destinati alla liberazione.

È il primo segnale di distensione del governo con l’opposizione

L’annuncio arriva nel contesto del primo gesto pubblico di distensione del governo venezuelano nei confronti dell’opposizione, dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Nel suo intervento, il presidente dell’Assemblea ha ringraziato esplicitamente l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il governo del Qatar per il lavoro di mediazione che ha contribuito alla decisione.

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La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier

La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier dopo oltre un anno e sei mesi di detenzione. L’annuncio è arrivato dal presidente Emmanuel Macron con un messaggio su X: «È libero ed è tornato in Francia». Secondo quanto comunicato dall’Fsb, il servizio di sicurezza russo, e rilanciato dalle agenzie Tass e Ria Novosti, Vinatier sarebbe stato liberato nell’ambito di un accordo che ha previsto il rilascio del cestista russo Daniil Kasatkin, detenuto in Francia. Il governo francese non ha ancora confermato la versione russa.

Vinatier, 49 anni, specialista dello spazio post-sovietico, lavorava per il Centre for Humanitarian Dialogue, organizzazione non governativa svizzera impegnata nella prevenzione dei conflitti. Arrestato nel giugno 2024, era stato condannato a Mosca a tre anni e tre mesi di carcere per non essersi registrato come «agente straniero», il modo in cui vengono indicate organizzazioni o persone che secondo il governo russo ricevono finanziamenti dall’estero. A febbraio avrebbe dovuto affrontare un nuovo processo con l’accusa di spionaggio. Kasatkin invece, 26 anni, era stato arrestato a giugno 2025 all’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle su richiesta degli Stati Uniti, che lo sospettano di legami con un gruppo di hacker specializzato in attacchi ransomware. In ottobre la magistratura francese aveva autorizzato la sua estradizione verso gli Stati Uniti, mai formalizzata dal governo. Secondo l’avvocato del giocatore, Kasatkin è stato liberato dalla prigione di Fresnes e ha già fatto ritorno in Russia.

Iran, le proteste si allargano: Teheran recluta milizie irachene

Nonostante gli inviti alla distensione lanciati dal presidente Masoud Pezeshkian e la brutale repressione da parte del regime, le proteste popolari si stanno allargando a macchia d’olio in Iran. Secondo quanto riferito dall’emittente di opposizione Iran International, con sede a Londra, oggi si sono verificati scioperi di commercianti e venditori ambulanti anche in alcune zone delle province a maggioranza curda e in quella dell’Azerbaigian Orientale.

Secondo quanto riferito da Human Rights Activists News Agency, organizzazione indipendente che monitora le violazioni dei diritti umani nel Paese, il bilancio aggiornato degli scontri tra manifestanti e forze della sicurezza è di almeno 36 morti e 51 feriti. Oltre 2 mila gli arresti dall’inizio delle proteste.

Le proteste si sono estese a tutte le province

La mobilitazione popolare è iniziata il 28 dicembre nel Grande Bazar di Teheran, quando i negozianti sono scesi in piazza per esprimere la loro rabbia per l’ennesimo forte calo del valore della valuta iraniana, il rial. Da allora si sono estese ad almeno 111 centri abitati, sparsi in tutte le 31 province del Paese.

A protestare non solo i commercianti: alle manifestazioni fin da subito si sono uniti gli studenti universitari. Frequenti i cori contro la Guida Suprema del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei. E non mancano quelli a sostegno di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià.

A Qaemyeh, nella provincia di Fars, manifestanti hanno abbattuto una statua di Qasem Soleimani, capo della forza d’élite Quds, ucciso in un attacco aereo statunitense ordinato da Donald Trump nel 2020.

Una manifestazione di commercianti a Lordegan è degenerata in scontri con le forze di sicurezza che hanno causato la morte di due poliziotti e il ferimento di decine di persone. A Bojnurd il lancio di pietre ha rotto le finestre della moschea Imam Khomeini, mentre altri manifestanti hanno incendiato una libreria che vendeva copie del Corano.

Il governo ha reclutato milizie irachene sciite

Per reprimere le proteste in corso, il governo di Teheran ha reclutato alcune milizie irachene sciite: Iran International riporta che dal Paese confinante sono entrati circa 800 membri dei gruppi Kata’ib Hezbollah, Harkat al Nujaba, Sayyid al Shuhada e Badr. Le autorità di Baghdad sarebbero a conoscenza del reclutamento da parte dell’Iran. Le forze sciite irachene sarebbero entrate nella Repubblica Islamica attraverso tre valichi di frontiera (Shalamcheh, Chazhabeh, Khosravi), superando il confine con la motivazione di effettuare un pellegrinaggio ai luoghi sacri dell’Imam Reza a Mashhad. In realtà, spiega l’emittente, le milizie si stanno radunano presso la base militare di Ahvaz, da dove poi saranno dispiegati nelle varie città del Paese.

Macron: «Gli Usa si stanno allontanando dagli alleati»

Emmanuel Macron davanti agli ambasciatori francesi riuniti all’Eliseo per il tradizionale discorso di inizio anno ha lanciato un messaggio sul ruolo della Francia e dell’Europa nello scenario internazionale, affermando: «Noi rifiutiamo il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo, ma rifiutiamo anche il vassallaggio e il disfattismo». Parole che arrivano dopo recenti tensioni globali, dal blitz in Venezuela alle dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Macron ha rivendicato il percorso intrapreso negli ultimi anni, sostenendo che «quello che siamo riusciti a fare per la Francia e in Europa è andato nella giusta direzione. Più autonomia strategica, meno dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina», ribadendo al tempo stesso la necessità di «reinvestire nell’Onu, sarebbe assurdo non farlo».

Macron: «Cina e Usa sembrano intenzionate a dividersi il mondo tra loro»

Nel suo discorso, il capo dell’Eliseo ha denunciato un contesto internazionale segnato dalla «legge del più forte», che alimenta timori e incertezze: «Ogni giorno la gente si chiede se la Groenlandia sarà invasa, se il Canada sarà minacciato di diventare il 51° stato degli Stati Uniti o se Taiwan sarà ulteriormente circondata». Macron ha descritto un mondo «sempre più disfunzionale», in cui le grandi potenze, Stati Uniti e Cina in primis, mostrano «una reale tentazione di dividersi il mondo tra loro». Secondo il presidente francese, Washington si starebbe «progressivamente allontanando» da alcuni alleati e dalle regole internazionali, mentre nelle relazioni diplomatiche si manifesta una crescente «aggressione neo-coloniale». Un’evoluzione che, a suo avviso, coincide con il fatto che «Le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente» e che spinge il sistema globale verso «un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di spartirsi il pianeta».

Crans-Montana, fissato un nuovo interrogatorio dei titolari del Constellation

Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari francesi del locale Le Constellation di Crans-Montana in cui la notte di Capodanno hanno perso la vita in un incendio 40 ragazzi (e sono rimasti feriti in 116), saranno sentiti ancora dalle ore 8 di venerdì 9 gennaio dai procuratori di Sion incaricati del caso. La magistratura del Canton Vallese ha aperto il 3 gennaio un’indagine per omicidio colposo, lesioni e incendio doloso colposo nei confronti dei due: nonostante il pesantissimo bilancio del rogo, in cui sono morti anche sei ragazzi italiani, in virtù della legge svizzera non sono stati messi in custodia cautelare. Secondo le informazioni ottenute dall’emittente Bfmtv, le nuove udienze riguarderanno «la situazione economica personale» della coppia (condividono quattro società, di cui sono titolari al 50 per cento) e non l’incendio, anche se al vaglio degli inquirenti c’è un video di una telecamera di sorveglianza in cui si vedrebbe Maric, rimasta ustionata a un braccio, fuggire con la cassa. L’avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime, ha detto di sperare che questa sia l’occasione per porre i due proprietari del locale in custodia cautelare.