Chiuse le indagini sulla tesi di laurea, Maria Rosaria Boccia verso il processo

Maria Rosaria Boccia ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla sua tesi di laurea, che secondo la procura di Napoli è stata ripresa al 91 per cento da altre fonti. Adesso sarà suo diritto essere interrogata dal pm entro 20 giorni. Successivamente la procura partenopea (che contesta a Boccia due capi d’accusa per falso) potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

L’Università Pegaso si costituirà parte civile

In base alle indagini della Guardia di Finanza di Napoli, per la tesi di laurea in Economia e Management intitolata “Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica”, Boccia avrebbe usato – per il 70 per cento – materiale prodotto da una studentessa della Luiss che aveva terminato gli studi nel 2018. Ma, considerando altre fonti, gli inquirenti ipotizzano una percentuale complessiva di plagio pari al 91 per cento. Boccia, peraltro, avrebbe commesso un doppio falso con la firma della “Dichiarazione di originalità dell’elaborato”, in cui assicurava che l’eaborato era autentico, frutto del proprio lavoro e non trascritto o copiato da altre sorgenti, salvo eventuali parti esplicitamente citate. L’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dall’Università Telematica Pegaso, che ritenendosi parte lesa si costituirà parte civile.

Le parole dei legali di Maria Rosaria Boccia

«Riteniamo doveroso ricordare che l’avviso di conclusione delle indagini non equivale in alcun modo a un’affermazione di responsabilità, né anticipa le determinazioni future dell’autorità giudiziaria, ed ogni valutazione nel merito non è assolutamente possibile senza aver visionato gli atti», hanno dichiarato gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Boccia. «Esprimiamo inoltre preoccupazione per la reiterata diffusione di informazioni relative a procedimenti giudiziari prima che gli atti vengano formalmente portati a conoscenza della persona interessata e dei suoi difensori». Attraverso i suoi legali, Boccia sostiene che sulla sua persona si sia concentrata un’attenzione sproporzionata, mentre altre vicende giudiziarie nelle quali figura come parte offesa starebbero ricevendo, a suo dire, minore considerazione.

Ben-Gvir indagato a Roma per il caso Flotilla, lui: «Siete il Paese delle infradito»

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir per i reati di tortura e sequestro di persona nell’ambito della vicenda della Global Sumud Flotilla. In particolare, il politico aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della missione mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod, riprendendo la scena in un video condiviso sui suoi social. Questa la sua reazione all’apertura del fascicolo: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

Tajani: «Parole indegne»

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

Il senatore Silvestro indagato per violenza sessuale

Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Lo scrive Repubblica dopo aver raccontato la vicenda, sostenendo che il fascicolo «approda in queste ore alla procura di Roma». Sotto inchiesta anche il carabiniere Antonio P., colui che ha fatto da intermediario tra i due, con l’accusa di tentata violenza privata. L’iscrizione del senatore e del militare «sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna, anche a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati».

Il caso di Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia denunciato per violenza sessuale

Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare per le questioni regionali, è stato denunciato da una donna di 52 anni per violenza sessuale. Secondo il racconto di lei, riportato da Repubblica, i fatti si sarebbero verificati il 25 febbraio 2025 nell’ufficio di Silvestro in piazza a Roma, a pochi passi dal Senato. I due si erano incontrati lì per parlare di un possibile acquisto di vini (ndr lei è un agente di commercio di vini). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Silvestro: «Magari mi vuole estorcere qualcosa»

In un primo momento, il diretto interessato ha dichiarato a Repubblica di non ricordare «nulla del genere», insinuando che la donna possa averlo accusato per ottenere qualcosa e sminuendo anche il suo aspetto fisico: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… Uno può dire quello che vuole. Poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa. La signora so che va anche da altri senatori, per vendere il vino». Poi si è scusato: «Chiedo scusa per le parole che ho pronunciato nel corso di un colloquio telefonico con una giornalista di Repubblica. Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità. Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità». Ha detto comunque di non avere ricevuto nessun atto d’indagine e anche il suo avvocato, Roberto Guida, ha dichiarato che non gli risulta nessun procedimento penale aperto nei confronti del senatore.

La presunta vittima: «Dopo la violenza, anche il dileggio»

«Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo. Non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità», ha replicato la denunciante.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

Milano, violenze sessuali alla scuola militare Teulié: arrestato un docente

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di diversi allievi, almeno sette. Sono questi i reati di cui è accusato un insegnante della scuola militare Teulié di Milano, che è stato arrestato. Secondo le pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, che coordinano le indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, il docente avrebbe minacciato di ostacolare gli allievi agli esami di maturità se non avessero soddisfatto le sue richieste.

La Procura: «Assoggettamento psichico degli studenti»

L’inchiesta è nata dalla denuncia di una delle sette vittime maggiorenni, allievi dell’istituto di formazione dell’Esercito Italiano che ha sede in Corso Italia. Come si legge nella nota della procura guidata da Marcello Viola l’uomo, 48enne, da ottobre del 2024 avrebbe creato un «assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione», attraverso il quale avrebbe costretto gli allievi «a subire abusi sessuali e a condividere particolari intimi della loro vita».

Stragi del ’93, archiviate le accuse nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi

Il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Secondo il giudice, mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’ex premier. Per questo motivo, il 15 gennaio 2026 ha firmato il decreto di archiviazione. Dopo 30 anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.

Dell’Utri era accusato di aver istigato il boss Graviano a organizzare le stragi

L’ipotesi degli inquirenti nell’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi di Firenze, Milano e Roma, era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare le stragi. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di «indicatore dei luoghi» dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell’Utri ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Garlasco, nell’informativa sull’ex pm Venditti nessun elemento che avvalori la corruzione

Depositata alla Procura di Brescia l’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Andrea Sempio avvenuta nel 2017, che vede coinvolto anche l’ex pm di Pavia Mario Venditti. Secondo quanto riporta il Tg1, non è emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti, che è anche al centro di indagini sul cosiddetto “Sistema Pavia” su presunti episodi di corruzione legati alla gestione delle auto affidate alla Procura e all’assegnazione di servizi di intercettazione.

Emersi invece indizi che aggravano le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri

Sarebbero invece emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione di Sempio, ora accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Appena la posizione di Venditti verrà archiviata, assieme all’ex pm uscirà di scena anche la Procura di Brescia (non essendoci più magistrati pavesi coinvolti): il fascicolo potrà tornare nelle mani del procuratore Fabio Napoleone e le indagini in quelle dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano.

L’annotazione rinvenuta su un quaderno nell’abitazione dei Sempio

Il fascicolo sulla presunta corruzione di Venditti ruota attorno a una nota rinvenuta su un quaderno nell’abitazione della famiglia Sempio. Una piccola annotazione: «Venditti gip archivia per 20-30 euro». E sul retro del foglio: «Se archivia indaggine (scritto proprio con due g, ndr), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna». La Procura di Brescia aveva ipotizzato che fosse stato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, a versare una somma tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia per convincerlo ad archiviare la posizione del figlio. Venditti ha sempre respinto ogni addebito, al pari della famiglia di Sempio.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati ed ex ministra del Turismo, è tra gli indagati di un’inchiesta della procura di Milano che ipotizza il reato di false fatturazioni per la realizzazione del programma televisivo Dalla parte degli animali, in onda dal 2017 su Rete 4. Perquisizioni della Guardia di Finanza a Roma, Torino e Roma: investigatori nella sede dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) e di tre società di produzione televisiva.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla
Michela Vittoria Brambilla (Imagoeconomica).

Il reato ipotizzato dalla Procura di Milano

La Procura di Milano ipotizza che tra il 2020 e il 2026 ci sia stato un giro di false fatture per sponsorizzazioni, per un valore totale di 1,5 milioni di euro, di cui il 90 per cento sarebbe finito a Brambilla come compenso per la conduzione e il 10 per cento alla produzione. Gli indagati sono almeno sei. Oltre a Brambilla sono stati iscritti nel fascicolo, Espedito Massimo Muto, presidente dell’Enci, e gli amministratori delle società di produzione del programma, che è stato ideato dalla stessa Brambilla assieme a Silvio Berlusconi.

Trovato il tesoro della droga di Messina Denaro: sequestri per 200 milioni di euro

Trovato il tesoro della droga del capomafia Matteo Messina Denaro, arrestato nel 2023 e poi morto per un tumore nello stesso anno. Un’operazione internazionale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale del capoluogo siciliano, ha infatti consentito di ricostruire un enorme patrimonio frutto del reimpiego (anche attraverso società off shore), dei guadagni incassati dagli Anni 80 grazie al narcotraffico sotto l’egida di Messina Denaro. Sequestrati di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro e arrestate tre persone, accusate di impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa.

Il denaro era stato “pulito” tramite investimenti in vari Paesi

Il denaro ricavato dal narcotraffico era stato “pulito” tramite investimenti in eolico, edilizia, grande distribuzione e turismo, in varie parti del mondo. Le operazioni, oltre che in Italia, si sono svolte infatti ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (a Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs).

Choc al Viminale: dipendente si suicida lanciandosi dal quarto piano

Tragedia al Viminale: questa mattina un dipendente che lavorava in una posizione amministrativa si è suicidato lanciandosi dal quarto piano del palazzo sede del Ministero dell’Interno. L’uomo, di circa 60 anni, era arrivato regolarmente in ufficio. Poi, per motivi ancora da accertare, attorno alle 9:30 si è buttato nel vuoto dalla rampa delle scale, davanti ad alcuni colleghi. Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118, ma non c’è stato nulla da fare. Il funzionario non ha lasciato messaggi o biglietti d’addio.

Lovati a processo: l’ex avvocato di Sempio è accusato di diffamazione

Il giudice della Terza sezione penale di Milano, a conclusione di una breve udienza predibattimentale, ha rinviato a giudizio Massimo Lovati. L’ex avvocato di Andrea Sempio, reduce dal flop elettorale a Vigevano, andrà a processo il 14 settembre a causa di «dichiarazioni gravemente diffamatorie» nei confronti dello Studio Giarda, che fino al 2018 si era occupato della difesa di Alberto Stasi. A costituirsi parte civile sono stati i due figli del professor Angelo Giarda (deceduto nel 2021), che hanno chiesto a Lovati un risarcimento da 116 mila euro per danni morali e di immagine.

Le dichiarazioni di Lovati del 13 marzo 2025

Il 13 marzo 2025, all’inizio della nuova indagine sul delitto di Garlasco, Lovati dichiarò – a favore di telecamere all’uscita dalla Caserma Montebello di Milano – che l’istruttoria del 2017 contro Sempio era stata «frutto di una manipolazione» organizzata dagli avvocati di Stasi, che avrebbero «clandestinamente prelevato il Dna» a quello che allora era il suo assistito.

Respinta la richiesta di sospensione del procedimento

Fabrizio Gallo, difensore di Lovati, aveva chiesto la sospensione del procedimento in attesa dell’esito del nuovo processo. La richiesta non è stata però accolta, al pari di quella di ricevere gli atti dell’inchiesta della procura di Pavia sull’omicidio. «Non patteggiando, non abbreviando, non chiedendo riti alternativi la sorte è questa. Ne riparliamo il 14 settembre. Più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2007. Alla fine del processo vedremo se c’è stata», ha dichiarato Lovati all’uscita dall’aula.

Flotilla, la procura di Roma valuta i reati di tortura e violenza sessuale

Circa una cinquanta di attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della missione. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato, sulle cui condizioni di salute «stiamo cercando di avere notizie», come spiegato dalla portavoce italiana Maria Elena Delia. «Ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock», ha aggiunto.

La procura analizzerà il video Ben-Gvir

Intanto la procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati di piazzale Clodio, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro.

Olimpiadi, perquisizioni in due società per la cabinovia di Cortina

Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».

Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»

Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

Glovo, verso possibile revoca dell’amministrazione giudiziaria

Nell’ambito del procedimento avviato dalla procura di Milano, il percorso intrapreso e gli impegni formalizzati da Glovo hanno ottenuto il parere positivo del pubblico ministero Paolo Storari, «costituendo la base condivisa delle attività che, una volta implementate, potranno condurre alla revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria». Lo comunica la società di delivery in una nota, sottolineando come, in questi mesi, «ha collaborato in modo continuativo, trasparente e costruttivo con la procura, definendo un articolato piano di interventi volto a rafforzare ulteriormente i propri standard operativi, organizzativi e di controllo». Le misure prevedono un impegno economico e un rafforzamento in termini organizzativi e della compliance, che confermino la centralità del mercato italiano e la volontà del Gruppo di continuare ad investire nel Paese.

Inchiesta sanità in Sicilia, accolta la richiesta di patteggiamento di Cuffaro

La gip del tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, ha accolto la richiesta di patteggiamento – 3 anni da scontare ai servizi sociali – per Salvatore Cuffaro, indagato per corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanità siciliana. L’ex governatore, che aveva già subito una condanna a sette anni per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, verrà dunque liberato dagli arresti domiciliari, misura a cui era sottoposto da quasi sei mesi.

Andranno invece a processo otto coimputati, uno col rito abbreviato

Come gup, sempre Marfa ha rinviato a giudizio sette coimputati di Cuffaro, che a differenza dell’ex presidente siciliano hanno optato per il rito ordinario. Inizierà il 7 settembre il processo per corruzione e traffico di influenze illecite, reati contestati a vario titolo all’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, Roberto Colletti, al primario del Trauma Center dello stesso nosocomio Antonio Iacono, all’ex autista e storico collaboratore di Cuffaro Vito Raso, a Mauro Marchese e Marco Dammone della srl Dussman, al legale della società Roberto Spotti e all’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice. Il faccendiere Ferdinando Aiello, che ha ottenuto il rito abbreviato, verrà invece giudicato a luglio.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati

Nell’ambito dell’indagine sulla diffusione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dnaa Antonio Laudati. In tutto sono a rischio processo una ventina di indagati. Nel procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, sono coinvolti anche alcuni giornalisti: per uno di loro i magistrati di piazzale Clodio hanno chiesto l’archiviazione.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Guido Crosetto (Ansa).

L’inchiesta è nata da una denuncia di Crosetto

L’inchiesta era stata avviata dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’eventuale violazione di informazioni secretate a seguito di un articolo del Domani, in cui venivano citati i compensi da lui stesso ricevuti per consulenze a Leonardo e altre aziende.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Raffaele Cantone (Ansa).

Ne è emersa una maxi operazione di dossieraggio condotta per anni su leader politici, imprenditori, volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo, tramite accessi non autorizzati alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Tra i “dossierati” Matteo Renzi e Giuseppe Conte (così come il suo portavoce storico Rocco Casalino), ma anche Giuseppe Valditara, Marta Fascina e Francesco Totti.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Antonio Laudati (Imagoeconomica).

Figura chiave della vicenda il già citato Striano, tenente della Guardia di Finanza in forza al nucleo di Polizia valutaria di Roma, distaccato all’Antimafia. Sarebbe stato lui ad accedere all’ufficio Sos (sigla che sta per Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette) per acquisire informazioni finanziarie (movimentazioni bancarie, operazioni di ogni tipo) su vari personaggi, senza una reale giustificazione, girando poi i dati ai giornalisti che ovviamente, visto da dove arrivavano, li ritenevano assolutamente attendibili. Il tutto, secondo Perugia, con la connivenza di Laudati, allora pm della procura Antimafia (oggi in pensione). Da parte sua, Striano ha sostenuto invece di aver fatto ricorso alle banche dati per destinare le ricerche alle procure distrettuali, con l’obiettivo di dare seguito a iniziative investigative.