I pubblici ministeri sudcoreani hanno avanzato la richiesta di pena capitale nei confronti dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, imputato per aver proclamato la legge marziale. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Yonhap, che ha riferito come, nel corso dell’udienza finale del processo per insurrezione a Seul, «I procuratori speciali hanno chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon in quanto capofila dell’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del parlamento», parole pronunciate dal procuratore speciale aggiunto Park Eok-su, che ha aggiunto come «la natura del crimine è grave, in quanto ha mobilitato risorse materiali che avrebbero dovuto essere usate solo nell’interesse della collettività nazionale».
La pena di morte in Corea del Sud è sospesa dalla moratoria in vigore dal 1997
Yoon, ex procuratore generale noto per la sua linea dura contro la corruzione, è diventato nel gennaio 2025 il primo presidente sudcoreano in carica a essere arrestato, prima di essere rimosso dall’incarico nell’aprile successivo a seguito dell’impeachmentconfermato dalla Corte costituzionale. Sebbene la pena di morte sia formalmente prevista dall’ordinamento, in Corea del Sud è di fatto sospesa per la moratoria in vigore dal 1997. L’ex presidente rischia di diventare il terzo capo dello Stato riconosciuto colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979. Il procedimento, che avrebbe dovuto chiudersi il 9 gennaio, è stato rinviato dopo un esame durato otto ore delle prove a carico dell’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, per il quale l’accusa ha chiesto l’ergastolo. Il processo coinvolge complessivamente otto imputati ritenuti promotori della legge marziale, tra cui Yoon e lo stesso Kim.
Le procedure per le iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027 sono iniziate, ufficialmente, nella mattinata del 13 gennaio 2026. Fino al 14 febbraio prossimo, circa 500 mila famiglie sono chiamate a inoltrare la domanda attraverso Unica, la piattaforma digitale del ministero dell’Istruzione e del Merito, utilizzando le credenziali Spid, Cie, Cns o Eidas. Per le scuole superiori, la novità principale di questa tornata riguarda il consolidamento della formazione tecnologico-professionale, che diventa strutturale dopo i primi anni di sperimentazione. Il sistema punta a rispondere alla domanda di profili specializzati proveniente dal mondo produttivo, permettendo agli studenti di completare il ciclo secondario in quattro anni per poi accedere direttamente al biennio degli Its Academy. Si tratta di una riforma che coinvolge oltre 700 istituti su tutto il territorio nazionale, a garanzia di una continuità didattica che mira a ridurre il divario tra la formazione scolastica e le reali necessità del mercato del lavoro.
Scuola superiore, iscrizioni 2026-2027 e modello 4+2: quale scegliere?
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
Il rafforzamento del sistema scolastico passa per l’autorizzazione di 532 nuovi percorsi della filiera tecnologico-professionale. In vista delle iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027, è importante considerare che sono circa 400 gli istituti che propongono per la prima volta il modello 4+2. La risposta delle regioni meridionali appare netta: nella sola Campania sono stati attivati 90 nuovi percorsi, di cui circa 50 nel Napoletano. Il piano formativo prevede:
il conseguimento del diploma in quattro anni;
lo svolgimento di programmi didattici innovativi e non compressi;
il mantenimento dell’organico dei docenti previsto per il quinquennio;
l’accesso preferenziale ai bienni degli Its Academy;
il potenziamento della formazione on the job attraverso l’apprendistato.
`Questa struttura formativa permette di allineare l’Italia agli standard di diversi paesi dell’Unione europea, dove il diploma si ottiene a 18 anni, garantendo una preparazione di alta qualità incentrata sulle nuove tecnologie e sull’innovazione.
Its Academy e istituti tecnologici: scelta per trovare subito un lavoro
Il successo dei percorsi quadriennali è strettamente legato alla sinergia del ministero dell’Istruzione e del Merito con gli Its Academy, nuovo modello formativo che registra un incremento costante di adesioni. Il ministro Giuseppe Valditara ha commentato tramite i social network l’avvio delle procedure: «Con l’autorizzazione di 532 nuovi percorsi quadriennali, prosegue il rafforzamento della filiera tecnologico-professionale. Un investimento sulla formazione di qualità e sull’occupabilità dei giovani, con un’adesione particolarmente importante nelle regioni del Mezzogiorno, nell’ambito della riforma del 4+2».
Orientamento e competenze: i consigli per una scelta consapevole
Scegliere il percorso di studi richiede un’analisi attenta delle inclinazioni dello studente e delle prospettive occupazionali. Gli esperti di orientamento suggeriscono di valutare con attenzione sia i licei sia gli istituti tecnici, considerando che la nuova filiera formativa del 4+2 non preclude l’accesso all’università, ma fornisce una preparazione tecnica superiore. Per esempio, l’introduzione di moduli didattici tenuti da esperti provenienti dal mondo delle professioni rappresenta un valore aggiunto per chi desideri una formazione pratica. Si consiglia di partecipare agli open day per osservare direttamente le strutture laboratoriali.
Le famiglie possono consultare i dati sull’occupabilità dei diplomati per comprendere quali settori garantiscono contratti di qualità. Tuttavia, è fondamentale che la scelta rimanga coerente con le attitudini personali dello studente, affinché il percorso di studi si mantenga proficuo e stimolante.
Alle 8.45 l’aereo di Stato partito ieri da Caracas che riportava a casa Alberto Trentini e Mario Burlò è atterrato all’aeroporto di Ciampino. I due sono stati rilasciati lunedì dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Sul volo viaggiava anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che si era recato nella capitale venezuelana per seguire direttamente la fase finale della trattativa. Ad attendere i due italiani, arrivati su un Falcon del XXXI Stormo, c’erano i familiari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poco prima dell’arrivo del volo è giunta in aeroporto anche Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, che assiste la famiglia durante questa lunga vicenda.
Profili qualificati, titoli di studio e mercato del lavoro confermano la stretta correlazione anche per le assunzioni di gennaio 2026, mese nel quale si focalizzano le attenzioni sulle competenze tecniche e specialistiche. Le immissioni programmate dalle imprese per questo mese vedono i titoli di studio tecnici e le lauree scientifiche in cima alle preferenze dei reclutatori, con un incremento della domanda per i diplomi professionali legati alla manifattura e alla logistica. È questo il quadro che emerge dal Sistema Informativo Excelsior, progetto promosso da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con l’Unione europea. Gli esperti di risorse umane hanno osservato che, su un totale di 527 mila inserimenti previsti a gennaio 2026, la quota destinata a chi possiede una formazione terziaria o tecnica superiore è in costante crescita. Tuttavia, persiste un significativo scostamento tra i titoli di studio posseduti dai candidati e le reali necessità del sistema produttivo. Il mismatch rende complessa la copertura di quasi la metà delle posizioni aperte a causa della mancanza di competenze specifiche.
Titoli di studio, quali sono i percorsi formativi vincenti a gennaio 2026?
Studenti che hanno scelto di svolgere le prove di ingresso alla facoltà di Medicina (Imagoeconomica).
L’analisi dettagliata delle entrate programmate indica che le imprese hanno privilegiato i candidati con una preparazione orientata all’innovazione digitale e alla sostenibilità ambientale. Innanzitutto, si è registrata una forte domanda per i laureati in ambito economico e ingegneristico, seguiti dai profili sanitari. Le classi di laurea più ricercate sono le seguenti:
indirizzo economico, 23 mila ingressi;
indirizzo insegnamento e formazione, 13 mila unità;
indirizzo sanitario e paramedico, 12 mila contratti;
indirizzo ingegneria, 11 mila assunzioni;
indirizzo giuridico, 7 mila unità.
La ricerca di personale laureato riguarda, complessivamente, circa 78 mila posizioni nel solo mese di gennaio 2026.
Diplomi e qualifiche professionali più cercati
Per quanto riguarda l’istruzione secondaria, gli indirizzi tecnici risultano i più ambiti per sostenere la transizione tecnologica. Il sistema produttivo mostra una fame di competenze operative, con 153 mila posti riservati ai diplomati e 104 mila ai qualificati professionali. In particolare, gli esperti del mercato del lavoro segnalano la difficoltà di reperimento per i percorsi legati alla meccatronica e all’elettronica. Insieme con i titoli di studio classici, cresce il valore dei diplomi ottenuti presso gli Its Academy, che vantano tassi di occupazione estremamente elevati. I diplomi secondari maggiormente richiesti a gennaio 2026 sono quelli di:
amministrazione, finanza e marketing, 42 mila contratti;
turismo, enogastronomia e ospitalità, 25 mila ingressi;
meccanica, meccatronica ed energia, 18 mila unità;
trasporti e logistica, 12 mila assunzioni;
elettronica ed elettrotecnica, 11 mila unità.
Per le qualifiche professionali (3-4 anni), l’indirizzo ristorazione e quello meccanico sono i principali motori della domanda.
Tabella riassuntiva dei livelli di istruzione
Le imprese hanno pianificato le assunzioni di gennaio 2026 basandosi su una gerarchia di titoli di studio che riflette la necessità di bilanciare competenze teoriche e capacità pratiche. Di seguito, si riportano i dati relativi alla distribuzione dei contratti per livello di formazione:
I settori dei servizi e dell’industria richiedono, in particolare, professionisti capaci di integrare le soft skill con una solida base tecnica, a testimonianza dell’importanza dell’esperienza nel settore per circa il 65 per cento delle entrate previste.
Scintille su Rai3 tra Luca Barbareschi e Sigfrido Ranucci al termine della puntata di Report. All’inizio di Allegro ma non troppo, il programma condotto da Barbareschi in onda dopo la trasmissione di Ranucci, il conduttore ha dichiarato: «Innanzi tutto vorrei dare una notizia. Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che io mi chiamo Luca Barbareschi, lui fa fatica a dirlo. Gli costerebbe poco dir che dopo il suo programma c’è il nostro ma gli fa fatica».
L’attore e conduttore ha poi proseguito rincarando la dose e collegando la vicenda personale al consulente di Report: «E allora gli voglio ricordare che non dovrebbe fargli fatica perché il suo consulente commerciale è quello che mi sta spiando da due anni, l’ho letto sui giornali, per questo verrà querelato. Io non spio voi ma almeno ricordatevi il nome. Stai attento!». La replica di Ranucci è arrivata successivamente sui social, con un post pubblicato su Facebook in cui il giornalista ha condiviso l’apertura del programma di Barbareschi e scritto: «Indegno sproloquio di Luca Barbareschi frutto di una campagna di fango esercitata dal il Giornale contro Gian Gaetano Bellavia che è stato vittima di un furto, che nessun organo giudiziario ha accusato di spionaggio o dossier. A Barbareschi Report e il suo consulente fanno comodo solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato dopo di noi. Un abbraccio sempre più forte al nostro consulente».
Il ministero degli Esteri ha diffuso le prime foto del cooperante italiano Alberto Trentini e dell’imprenditore torinese Mario Burlò dopo la loro liberazione in Venezuela. L’annuncio è arrivato intorno alle 5 di lunedi mattina dal ministro Antonio Tajani, che ha riferito che entrambi sono stati trasferiti nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, dove sono state scattate le immagini. I due si trovano in buone condizioni e rientreranno in Italia su un volo di Stato tra lunedì notte e martedì.
Mario Burlò e Alberto Trentini (Ansa).
Trentini è stato liberato dopo 423 giorni di detenzione. Il cooperante della ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, era stato fermato senza accuse formali il 15 novembre 2024 a un posto di blocco, circa tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Dopo il fermo era stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e successivamente rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Venezuela. Anche Mario Burlò era arrestato nel novembre 2024 a un posto di blocco, mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Anche nel suo caso le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato.
Alberto Trentini è stato liberatodalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’attacco militare degli Stati Uniti nel Paese e la cattura dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Trentini, cooperantedella ong Humanity & Inclusion,specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato a un posto di blocco il 15 novembre del 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Era poi stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.
Quella di Trentini è stata una detenzione arbitraria
Alberto Trentini e Mario Burlò liberi (Ansa).
Al momento del fermo, Alberto Trentini stava viaggiando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del paese, insieme all’autista della ong: entrambi sono stati bloccati senza che venissero formalizzate accuse precise. Da allora Trentini è rimasto detenuto senza capi d’imputazione, in un contesto che la sua avvocata Alessandra Ballerini ha definito una «sparizione forzata». Il caso si inserisce nella pratica, documentata da ong e associazioni per i diritti umani, con cui il regime di Nicolás Maduro ha utilizzato sistematicamente la detenzione di cittadini stranieri — spesso fermati senza imputazioni chiare — come leva politica nelle relazioni internazionali, la cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”.
In Venezuela restano detenuti 42 italiani, 24 per motivi politici
Il nuovo governo di Caracas guidato dalla vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha annunciato l’avvio di un processo di riconciliazione con il rilascio di un numero significativo di prigionieri politici, ma le ong indipendenti come Foro Penal confermano che finora solo poche decine — circa41 su un totale stimato tra 800 e 1.200 – sono effettivamente tornate in libertà nonostante l’annuncio ufficiale di 116 scarcerazioni. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che la diplomazia italiana sta lavorando senza sosta per riportare a casa italiani e italo-venezuelani. Ad oggi, secondo Tajani, 42 connazionali risultano ancora detenuti in Venezuela, di 24 per motivi politici.
Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…
Alessandro Diddi (Ansa).
Forza Italia punta tutto sul Sì
Sulla GiustiziaForza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Toh, chi si rivede: Enrico Letta
Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.
Il comma 519 della legge 199 del 30 dicembre 2025 (nuova legge di Bilancio) istituisce un bonus per l’iscrizione alle scuole paritarie per l’anno 2026. La misura è concepita per sostenere i nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30 mila euro, in modo da facilitare l’accesso all’istruzione presso gli istituti privati facenti parte del sistema nazionale. Il governo ha autorizzato una spesa complessiva di 20 milioni di euro per l’anno 2026, destinando le risorse agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado. Il voucher scuole paritarie 2026 viene erogato in base a scaglioni proporzionali al reddito, garantendo un aiuto più alto a chi possiede una capacità economica inferiore. Un decreto ministeriale di prossima emanazione determinerà i dettagli per l’invio delle domande e l’assegnazione dei fondi.
Requisiti e beneficiari del bonus scuole paritarie 2026
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
L’accesso al bonus scuole paritarie 2026 dipende da parametri reddituali precisi e dal percorso di studi dell’alunno. Per ottenere il voucher le famiglie dovranno presentare un’attestazione Isee valida che rispetti la soglia di 30 mila euro. Il contributo massimo previsto è di 1.500 euro per ogni studente, ma l’importo effettivo varia in base alla situazione economica specifica del nucleo. Gli istituti interessati al provvedimento sono:
le scuole secondarie di primo grado;
il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado.
L’obiettivo è, dunque, quello di garantire la libertà di scelta educativa anche ai redditi medi e bassi. Tuttavia, l’erogazione del contributo dovrà tenere conto anche di eventuali somme già riconosciute dalle Regioni per la medesima finalità. È necessario che la frequenza sia documentata e relativa al solo anno 2026, escludendo esplicitamente le spese per corsi esteri o universitari.
Spese ammissibili e voucher scuole paritarie 2026
Il voucher scuole paritarie 2026 copre diverse tipologie di costi a carico dei genitori durante l’anno scolastico. Infatti, la copertura non riguarda la sola retta di iscrizione, ma abbraccia sia l’attività didattica, sia i servizi accessori necessari alla frequenza. Inoltre, i pagamenti dovranno essere tracciabili per consentire i controlli previsti dalla legge 199 del 30 dicembre 2025. Saranno inlcusi nel conteggio anche i contributi volontari deliberati dagli istituti per l’ampliamento dell’offerta formativa, quali i corsi di teatro o di lingua, svolti al di fuori dell’orario scolastico. Ecco, di seguito, una tabella riepilogativa delle spese incluse nel voucher.
Impatto fiscale e detrazioni Irpef
Persona effettua conti con calcolcatrice (Freepik).
L’utilizzo del voucher scuole paritarie 2026 interagisce con le agevolazioni fiscali esistenti, in particolare con la detrazione Irpef del 19 per cento. Già la scorsa legge di Bilancio aveva previsto una modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) circa il limite massimo di spesa detraibile di 1.000 euro per ogni studente a partire dal 2025. Poiché il contributo statale riduce la spesa effettiva rimasta a carico della famiglia, di conseguenza diminuisce l’importo su cui calcolare la detrazione fiscale. Pertanto, dal momento che il beneficio diretto di 1.500 euro è superiore al risparmio fiscale, la detrazione massima ottenibile scende a 190 euro. La normativa specifica, inoltre, che il contributo non è cumulabile con altre erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici.
Soddisfazione e sollievo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali e rilasciato nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio 2025. Dal governo alla famiglia, ecco le reazioni alla notizia arrivata intorno alle 5 di mattina. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò.
Meloni: «Aereo già partito da Roma per riportarlo a casa»
Queste le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».
Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa.
Tajani: «L’annuncio ieri alle 20, Meloni preallertata ma serviva riserbo»
Così invece il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato intorno alle 20 di domenica dal suo omologo venezuelano circa la liberazione dei due connazionali: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Come ha spiegato in una serie di interviste rilasciate nella mattinata di lunedì, Tajani aveva preannunciato la notizia alla premier Meloni, ma «il riserbo era necessario».
Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas.Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio @GiorgiaMeloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. .Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone…
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, «condividiamo tutti la vostra felicità». Lo riporta Repubblica.
La famiglia: «Ferite inguaribili, grazie a chi ha reso possibile la liberazione»
In un comunicato rilasciato tramite l’avvocato Alessandra Barberini, la famiglia di Trentini ha così commentato la notizia: «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!».
Campane a festa a Venezia, il sindaco: «Non abbiamo mai spesso di sperarci»
«Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia», ha affermato il sindaco Luigi Brugnaro. «È un risultato importante frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno».
Alle 7.00, dalla chiesa di Snt’Antonio al Lido (vicino alla quale abita la famiglia di Trentini), sono suonate campane a festa. «È stata una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza», ha detto il parroco don Renato Mazzuia. «È stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini e ho suonato le campane. Adesso celebreremo una messa di ringraziamento».
Schlein: «Splendida notizia, grazie a chi ha lavorato per riportarlo a casa»
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha così commentato la notizia: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa».
Mario Burlòè stato liberato il 12 gennaio dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela. L’imprenditore torinese tornerà in Italia con un volo di Stato da Caracas insieme al cooperante italianoAlberto Trentini, anche lui scarcerato. Burlò ha lasciato il carcere di El Rodeo I, dove era detenuto dal novembre 2024. Sul suo arresto si sa ancora poco. Era stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato. I suoi legali hanno sempre sostenuto che si trattasse di una detenzione arbitraria. Solo nel novembre 2025, durante una visita consolare in carcere, Burlò aveva riferito di essere stato rinviato a giudizio per generiche accuse di terrorismo.
Perché Mario Burlò era in Venezuela
Cinquantadue anni, residente nel Torinese, Burlò è un imprenditore specializzato nel settore dell’outsourcing e a capo di diverse aziende. Alla famiglia aveva detto di essere partito per il Venezuela per valutare nuove opportunità imprenditoriali. Di lui si erano perse le tracce dopo l’ingresso nel Paese, raggiunto via terra dalla Colombia. In Italia il suo nome era già noto per alcune vicende giudiziarie. Nel febbraio 2025 la Cassazione lo ha assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Nei giorni scorsi, inoltre, il Tribunale di Torino ha stralciato la sua posizione nel procedimento sul crac dell’Auxilium Basket, società di cui era stato patron.
Il prossimo maggio scadrà il mandato del Comandante generale della Guardia di Finanza e la macchina che ne determinerà il successore è già da tempo in movimento. L’attuale numero uno, Andrea De Gennaro, sembra destinato a una presidenza di peso nel giro delle partecipate pubbliche, segnatamente Leonardo, secondo una tradizione che rispetta un copione già visto. La scorsa tornata di nomine era toccato a Giuseppe Zafarana, traslocato senza soluzione di continuità alla guida di Eni. Oggi il film si rimette in moto, con gli stessi registi che si dividono tra Palazzo Chigi, Mef, segreterie dei partiti, ma con un cast ancora da definire.
Andrea De Gennaro, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Buratti, Sirico e Greco tra i favoriti
Sul tavolo ci sono nomi, correnti, sponsor e qualche silenzio molto eloquente. Il primo papabile è l’attuale vice di De Gennaro, il generale Bruno Buratti: profilo solido, competenza indiscussa, ma carattere introverso. Uno che se entra nella stanza dei bottoni non lascia impronte. È il candidato che rassicura l’istituzione, meno la politica che preferisce figure più malleabili o quantomeno più estroverse.
Bruno Buratti (Ansa).
Il secondo è Umberto Sirico, ora comandante dei reparti speciali della Gdf, sostenuto apertamente da Giancarlo Giorgetti. Appoggio pesante quello del titolare dell’Economia, ma non risolutivo. Sirico si porta dietro un rapporto complicato con Giovanni Melillo, il procuratore nazionale Antimafia, uomo chiave del sistema giudiziario in ottimi rapporti con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Sullo sfondo, come un dossier che nessuno vuole intestarsi ma che resta comunque dirompente, ilcaso Striano: una di quelle vicende che non esplodono, ma sedimentano. E che vede indagati, oltre all’ex luogotenente della Gdf Pasquale Striano, il magistrato in pensione Antonio Laudati e alcuni giornalisti.
Umberto Sirico (Imagoeconomica).
Il terzo nome è quello di Francesco Greco, attuale comandante interregionale dell’Italia meridionale. Profilo operativo, come conferma il suo curriculum, opera in un territorio difficile. Piace a chi pensa che la Guardia di Finanza debba limitarsi a fare il suo mestiere, meno a chi la immagina come lo snodo di una rete di potere più ampia.
Francesco Greco (Ansa).
Cuzzocrea, il candidato della continuità
Questi i tre favoriti per sedersi sulla poltrona di De Gennaro. Ma i papabili non si fermano qui. Più di palazzo, nel senso romano del termine, è Leandro Cuzzocrea, oggi vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. È il candidato della continuità, fortemente appoggiato dallo stesso De Gennaro. Un passaggio di testimone che somiglia però più a una tutela che a una svolta autonoma.
Leandro Cuzzocrea (Ansa).
La rosa degli outsider
E poi ci sono gli outsider, quelli che compaiono sempre nelle liste dei partecipanti ma raramente tagliano il traguardo da vincitori. Vito Augelli, comandante dei reparti d’istruzione, e Fabrizio Cuneo, alla guida dell’interregionale dell’Italia centrale. Nomi che servono a ricordare che l’istituzione è più larga delle sue correnti, anche se non sempre decide da sé i suoi destini. Ma la partita non si chiuderà nelle caserme e nemmeno nei corridoi di via XX Settembre. La scelta verrà fatta a Palazzo Chigi, dove i partiti della maggioranza porteranno come sempre le loro preferenze, col sorriso di circostanza ma il coltello in mano, pronti a battersi per i propri candidati.
Vito Augelli (Ansa).
Mantovano e Fazzolari sono i veri kink maker
Alla fine la partita, prima che sui nomi, si chiuderà sul metodo. I veri king maker restano i due sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Mantovano, che conosce a memoria gli equilibri fragili tra sicurezza e giustizia, e Giovanbattista Fazzolari, che delle trame della politica è diventato un interprete finissimo, capace di tradurre rapporti di forza in atti apparentemente neutri. Tutto il resto è liturgia: nomi che circolano, voci che si inseguono, curriculum che si sovrappongono come fogli di carta.
Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano (Ansa).
Overkitchen. È un anglicismo sgangherato, ma perfetto per definire “l’oltre cucina” nel quale siamo sempre più immersi. Per mano di un esercito di gastronomi, dietologi, spadellatori di lungo corso, chef stellati e rezdore tiktoker. Oggi la dimensione materiale ed educativa degli atti e delle pratiche alimentari è stata oscurata. Il cibo è infatti assediato da un lato dalla “società del troppo” e dall’altro dalla “società della super individualizzazione” che chiede che tutto sia speciale, unico, eccezionale. Super buono, super gourmet, super ricercato. La solenne semplicità di un uovo fritto alla perfezione (che per La grande cucina del mitico Luigi Carnacina era una delle cose più difficili) è irrimediabilmente persa. Menù e nomi dei piatti ricordano i titoli dei film di Lina Wertmüller, con tocchi di esotismo che risultano spesso così ridicoli da venire presi sul serio. Da questo punto di vista, il trio cuciniere di Masterchef composto da Giorgio Locatelli, Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo è la perfetta espressione di quest’ambivalenza.
Gli psicologi lo chiamano food noise, il rumore del cibo
Non ci si rende più conto che il cibo praticato con gusto e giudizio è oggi eccezione piuttosto che la norma. Il volume di chiacchiere gastronomiche ha raggiunto punte di saturazione tali – food noise, il rumore del cibo, secondo gli psicologi americani – da far sviluppare maniacali forme di rifiuto e resistenza maniacali. Bulimia e anoressia (sono 3 milioni gli italiani che ne soffrono), attenzione esasperata alla naturalità degli alimenti consumati, pensiero fisso su cosa si è mangiato e si mangerà sono il lato oscuro dell’attrazione fatale per il cibo. Che da sempre è consolatorio e ideale per placare insicurezze e disagio. Nel contempo che è un perfetto sostitutivo di altri piaceri materiali.
Foodporn e Youporn, un “guardonismo” comune
È per esempio innegabile la relazione tra cibo e sesso e che la gola, soprattutto in società vecchie come l’Italia e l’intero Occidente, sublimi quei piaceri carnali sempre più preclusi a sessualità declinanti per ragioni anagrafiche. Ma c’è anche un tema di prepotente ritorno della pornografia. Foodporn e Youporn sono più prossimi di quanto si pensi, tenuti assieme da un “guardonismo” che ha negli Instagram creator i promotori dello spadellamento di massa e in Onlyfans il luogo eletto degli erotomani casalinghi. Qui segnaleremo che Milano risulta la prima città in Europa e la terza al mondo, dopo Atlanta e Orlando, per spesa pro-capite sulla piattaforma che ha rivoluzionato il mercato dell’hard online.
Ormai siamo sempre più immersi dentro “l’oltre cucina” (foto Unsplash).
Street food e non solo: si mangia e beve a tutte le ore
«La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura», ha scritto Claude Lévi-Strauss. Una relazione che attualmente si rivela in tre fenomeni principali. Punto primo: la Gastromania (che è il titolo di un bel saggio di qualche anno fa del semiologo Gianfranco Marrone), è anche gastro-anomia, ossia venire meno delle norme che hanno a lungo governato il sistema alimentare. La scansione tradizionale (colazione, pranzo e cena) è saltata da tempo. Ora si mangia e beve a tutte le ore: sono soprattutto i turisti a farlo per strada e in movimento. Lo chiamano street food, ma in realtà è la civiltà della tavola che prende congedo.
Viene modificata anche la natura dei luoghi conviviali
Pure qui si scorge una relazione fra overtourism e overkitchen. Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo e modificano la natura dei luoghi conviviali (caffè, bar e ristoranti), anch’essi mutanti a seconda delle ore e del tempo. Locali post-it o transformer sono perfetti per città che non dormono più e devono essere in grado di proporre ogni tipo di food&drink in qualsiasi momento della giornata. È il movimento e il momento di “gola continua”.
Il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale
La seconda questione patologica dell’overkitchen è che il mangiare con gli occhi incrementa sensibilmente il mangiare materiale. È una fame da società opulenta, sfiziosa, compulsiva e alimentata dal flusso potente della pubblicità (nel 2025 il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale, più di automotive e moda), che finisce inevitabilmente per far lievitare i consumi. Facendo emergere l’obesità come uno dei principali problemi sanitari dell’Occidente sviluppato.
Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo (foto Unsplash).
Cresce il fenomeno dell’obesità, persino negli animali
Gli Usa sono il Paese più obeso al mondo (più di un adulto su tre, il 35 per cento nel 2024), con un’aspettativa media di vita più bassa fra gli Stati dell’area Osce. Ma colpisce, fra tante assurdità dietetiche e “scoperte” di cibi miracolosi e salva-vita, che il crescente sovrappeso della popolazione europea e italiana (rispettivamente il 59 per cento e il 46 per cento nel 2022) si accompagni a quella degli animali di casa. In Inghilterra, l’unico Paese che ha elaborato dati specifici, il 43 per cento dei gatti e il 50 per cento dei cani risultano obesi.
I danni del cibo ultraprocessato, soprattutto nelle fasce più povere
La situazione è preoccupante dal punto di vista sanitario, comprendendo anche i danni del cibo ultraprocessato che appartiene alla dieta di molti italiani, soprattutto le fasce più povere, economicamente ma forse più culturalmente. Come però accade spesso in Italia, per riprendere Ennio Flaiano, la situazione è drammatica, ma non è seria. E il troppo parlare di cibo inevitabilmente si trasforma in straparlare. In discorsi farlocchi, un po’ veri e un po’ falsi, in news pubblicitarie che fanno presa su un pubblico che pensa male come mangia.
Ci mancava solo il riconoscimento dell’Unesco
Si pensi per esempio al recente riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Si sono sprecati infatti proclami trionfali: siamo i migliori al mondo, hanno postato sui social la premier Giorgia Meloni e il ministro della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, con Coldiretti, ristoratori, Porta a porta e giornali specializzati a fare eco e coro. Il problema però è che pochi (fra questi Pagella politica, giornale specializzato in fact-checking) hanno evidenziato che l’Unesco non ha affatto detto che la cucina italiana è la migliore al mondo, bensì che il nostro cibo è un «patrimonio immateriale dell’umanità» e come tale da valorizzare e salvaguardare. Ciò che è unico e distintivo è il nostro sistema culturale (varietà e tipicità, tradizioni, cucine casalinghe, biodiversità e naturalità dell’alimentazione). Chef stellati, sistema agrindustriale ed eccellenza del made in Italy qui c’entrano poco.
Sui social è un’invasione di content creator sul cibo (foto Unsplash).
Parlare di cucina per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda
Dopo di che si deve ricordare che se la cucina italiana è la prima a essere riconosciuta «come sistema culturale», in passato numerosi sono stati i riconoscimenti culinari Unesco: nel 2010 il Pasto alla francese, la cucina messicana e la dieta mediterranea. Evidentemente tutto fa brodo (primati veri e presunti, ristoranti dell’anno e osterie di giornata). Soprattutto in tempi di magra come quelli attuali, dove parlare di cucina e di cibo è il modo migliore, divertente e poco impegnativo, per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda. Mangia che ti passa la paura. Qui e ora però il cibo conviviale c’entra poco.
La Nasa programma il rientro anticipato per quattro astronauti attualmente a bordo della Stazione spaziale internazionale per via di un problema medico che ha colpito improvvisamente uno di loro. Lo ha comunicato il capo dell’agenzia Usa Jared Isaacman in una conferenza stampa del 9 gennaio, senza tuttavia fornire dettagli sulla natura dell’emergenza e limitandosi a precisare che il membro dell’equipaggio in questione è in «condizioni stabili». Per tranquillizzare gli animi, la Nasa ha aggiunto che la situazione attuale non costituisce un’emergenza, ma che «un rischio persistente» ha spinto a prendere una decisione storica. È la prima volta in 25 anni della ISS che una missione viene fermata in anticipo per un problema simile.
Nasa, rientro anticipato per la Crew-11: chi sono gli astronauti e cosa sappiamo
Gli astronauti interessati dal rientro anticipato dalla Stazione spaziale internazionale erano partiti il primo agosto 2025 a bordo di una capsula Crew Dragon di SpaceX e sarebbero dovuti rimanere in orbita fino al prossimo 20 febbraio. Si tratta, nello specifico, di Zena Cardman e Michael Finke della Nasa, di Kimiya Yui dell’agenzia giapponese Jaxa e di Oleg Platonov della russa Roscosmos. L’allarme è scattato mercoledì 7 gennaio, quando i due esperti dell’agenzia americana avrebbero dovuto fare un’attività extraveicolare per effettuare alcune manovre di manutenzione intorno alla ISS. Tuttavia, Yui si è messo in contatto con i responsabili della missione, chiedendo un consulto medico privato per un membro dell’equipaggio e portando all’annullamento della passeggiata spaziale. Immediato lo stop dei canali audio e video pubblici, così da tutelare la privacy degli astronauti.
La stazione spaziale internazionale (Ansa).
Dopo il consulto, il responsabile medico della Nasa JD Polk ha parlato di un «rischio persistente» per l’astronauta in questione, tale da spingere – pur in assenza di un’urgenza propriamente detta – verso un rientro anticipato. Le possibilità di diagnosi a distanza sono infatti troppo limitate e inoltre, se si dovesse verificare un ulteriore imprevisto, non ci sarebbero capsule a sufficienza per riportare a Terra tutti gli occupanti della ISS. Al momento non è ancora stata annunciata una data precisa per il rientro, ma sono già in corso i preparativi per il rientro, che avverrà tramite una Crew Dragon con il tradizionale ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo della California. A bordo della stazione invece resteranno Christopher Williams della Nasa e i cosmonauti Sergey Kud-Sverchkov e Sergey Mikaev, che dovrebbero rimanere fino all’estate.
Ex medico degli astronauti: «Nessun pericolo di vita per il membro dell’equipaggio ISS»
«Non sappiamo il nome dell’astronauta né il problema di salute, ma è certo che non si tratta di una situazione di pericolo di vita imminente. In quel caso, infatti, il rientro sarebbe stato immediato e non programmato», ha spiegato ad Adnkronos Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti. «Nel caso attuale il medico in collegamento con il centro di controllo di Houston deve aver riscontrato alcune alterazioni dei parametri vitali, elementi che lo hanno portato a raccomandare il rientro anticipato. Non è detto che il problema sia una conseguenza diretta del volo spaziale. Potrebbe trattarsi, per esempio, di aritmia cardiaca, ma non necessariamente legata alla permanenza nello spazio». Nasa e SpaceX intanto proveranno ad anticipare il lancio della Crew-12, così da non dover rallentare troppo la ricerca. Si precisa tuttavia che non ci saranno ripercussioni su Artemis II, che dovrebbe partire il 6 febbraio.
X ha deciso di limitare drasticamente l’uso della funzione di creazione e modifica delle immagini di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da xAl, dopo che il Regno Unito ha minacciato di bloccare e sanzionare la piattaforma. Da ora, come annunciato direttamente dall’account ufficiale di Grok, «la generazione e la modifica delle immagini sono limitate agli abbonati»: la stragrande maggioranza degli utenti quindi non può più usare lo strumento, che resta accessibile solo a chi ha un abbonamento e ha fornito dati personali.
Migliaia di immagini ritraevano donne e minori in modo sessualmente esplicito
Nelle ultime settimane Grok è stata apertamente criticata per la nuova funzione di modifica delle immagini con l’IA, introdotta il 24 dicembre. Molti utenti infatti hanno utilizzato lo strumento per creare immagini sessualmente esplicite e violente, spesso senza il consenso delle persone ritratte. Migliaia di foto di donne – e in alcuni casi di minorenni – sono state manipolate per farle apparire denudate o in pose sessualizzate e poi diffuse pubblicamente su X. Secondo ricerche citate dal Guardian e da Al Forensics, il sistema è stato usato anche per generare video pornografici e immagini di estrema violenza.
L’Ue giudica insufficiente la modifica
La Commissione europea, però, giudica insufficiente la decisione di X. «Abbiamo preso nota delle recenti modifiche annunciate. Tuttavia, limitare la generazione e la modifica delle immagini agli utenti abbonati non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo», ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier, chiarendo che Bruxelles continuerà a valutare il rispetto delle norme europee su sicurezza e tutela delle persone sulle piattaforme digitali.
Tulsi Gabbard, da quasi un anno direttrice dell’intelligence Usa, sarebbe stata tenuta all’oscuro dei piani della Casa Bianca per il Venezuela. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti secondo cui sarebbe stata esclusa dalla pianificazione dell’operazione Absolute Resolve, iniziate la scorsa estate. Questo per volere di Donald Trump che – non particolarmente vicino a Gabbard – voleva limitare il numero di persone a conoscenza della missione che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro, affidandosi perlopiù al direttore della Cia John Ratcliffe per le consultazioni sull’intelligence.
Tulsi Gabbard e Donald Trump (Ansa).
Vance smentisce l’indiscrezione del Wall Street Journal
Il Wsj riporta che la decisione di Trump è stata condivisa dal segretario di Stato Marco Rubio. La Casa Bianca ha smentito però l’indiscrezione del Wall Street Journal: «Sono falsità. Abbiamo mantenuto un rapporto molto stretto con gli alti funzionari di gabinetto e i funzionari del nostro governo», ha assicurato il vicepresidente JD Vance quando gli è stato chiesto dell’esclusione di Gabbard dalla pianificazione per il Venezuela.
La graduatoria nazionale del semestre filtro per l’accesso a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, pubblicata giovedì pomeriggio, conta 25.387 studenti idonei. È il primo bilancio della riforma voluta dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che ha sostituito i quiz a crocette con tre prove scritte – Biologia, Chimica e Fisica – sostenute nei due appelli di novembre e dicembre. Sono risultati idonei tutti gli studenti che hanno superato almeno uno degli esami. Non solo chi ha passato tutte e tre le prove, come prevedeva il primo decreto, ma anche chi ha uno o due debiti da recuperare tassativamente entro la fine di febbraio.
Medicina: più idonei dei posti disponibili
Per Medicina gli idonei sono 22.688, a fronte di 17.278 posti disponibili nelle università statali. Circa 5mila studenti dovranno quindi orientarsi verso i corsi affini scelti al momento dell’iscrizione. Su circa 60mila candidati iniziali, poco meno di 7.600 hanno superato tutti e tre gli esami, mentre quasi 8mila ne hanno passati due: insieme occupano circa il 90 per cento dei posti disponibili.
Fisica resta lo scoglio principale
Fisica si conferma la prova più selettiva. Hanno ottenuto almeno 18 solo 10.022 studenti, contro 19.898 in Biologia e 21.763 in Chimica. Un dato che ha spinto il ministero a intervenire con un decreto che ha ampliato la platea degli idonei.
Veterinaria e Odontoiatria
Gli idonei sono 1.535 per Veterinaria e 1.072 per Odontoiatria. Nel primo caso i posti risultano già saturi, con circa 300 esclusi; nel secondo, invece, alcuni slot resteranno vacanti.
Terminato il periodo delle festività tornano gli scioperi. Dopo quello di venerdì 9 e sabato 10 gennaio che coinvolgerà il trasporto aereo e ferroviario, con possibili disagi su tutto il territorio nazionale, è in programma anche una mobilitazione per le giornate di lunedì 12 e martedì 13. Si preannunciano giornate difficili per chi dovrà spostarsi in treno o in taxi, ma anche per chi frequenta le scuole: tra chi incrocerà le braccia ci saranno anche i docenti e il personale Ata. Ecco tutto quello che bisogna sapere in vista della prossima mobilitazione.
Sciopero 12 e 13 gennaio 2026: la mobilitazione interesserà le scuole
Un’aula vuota (Imagoeconomica).
Lunedì 12 e martedì 13 gennaio è in programma lo sciopero nazionale del personale del ministero dell’Istruzione e del Merito. A promuovere la mobilitazione sono i sindacati Confsai, Conalpe, Csle e Flp. Diverse le motivazioni: i dipendenti a tempo determinato e indeterminato infatti incroceranno le braccia per mancati rinnovi contrattuali oltre che per aumenti salariali giudicati insufficienti in relazione all’inflazione. Spazio anche per il riconoscimento dei buoni pasto «come già riconosciuti ai dipendenti del Mim, Direzione Regionali e Usp». Docenti e membri del personale Ata intendono scioperare anche contro la precarietà e i ritardi nei percorsi di stabilizzazione e i carichi di lavoro crescenti nelle segreterie e nelle scuole, oltre che per la carenza di risorse per funzionamento, inclusione e sicurezza degli edifici.
Dai treni ai taxi, chi altro si fermerà il 12 e il 13 gennaio
L’insegna di un taxi (Imagoeconomica).
Non solo i docenti e il personale Ata. Lunedì 12 e martedì 13 gennaio i cittadini italiani potrebbero incappare in disagi anche per quanto riguarda i trasporti. Il 12 è prevista infatti una mobilitazione di Trenord per la durata di 23 ore: in vigore due fasce orarie di garanzia, dalle 6 alle 9 e, nel pomeriggio, dalle 18 alle 21. Il giorno seguente si fermeranno su tutto il territorio italiano i taxi per una protesta voluta da una ventina di sigle sindacali. Stop di 24 ore anche in Umbria per quanto riguarda il personale di Busitalia Sita Nord.
Trenitalia ha pubblicato i nuovi annunci per le assunzioni relative al mese di gennaio 2026. In particolare, tra le offerte di lavoro si legge di un’opportunità di inserimento di personale in possesso del diploma di scuola superiore all’interno del comparto dei servizi di supporto al trasporto e alla sosta di veicoli. Gli interessati devono essere in possesso di ottime capacità relazionali al fine di gestire il contatto con gli utenti e garantire il rispetto delle norme nei parcheggi gestiti da Ferrovie dello Stato. Si richiede ai candidati di fornire la disponibilità a lavorare su turni, inclusi i giorni festivi, in modo da assicurare la continuità del servizio nelle stazioni ferroviarie.
Quali assunzioni sono previste da Trenitalia a gennaio 2026?
Parcheggio (Imagoeconomica).
Sono state pubblicate le nuove opportunità di lavoro di Trenitalia per interessati in possesso del diploma di scuola superiore. Fino all’11 gennaio 2026 ci si può candidare per la figura di operatore della sosta. Le sedi di lavoro sono Bari, Bologna, Cagliari, Genova, Palermo e Torino. Le mansioni riguardano principalmente il controllo e la manutenzione ordinaria delle aree di sosta assegnate. Inoltre, il personale selezionato dovrà svolgere compiti specifici al fine di assicurare il corretto funzionamento delle strutture, quali:
regolarizzare l’accesso e l’uscita dei veicoli;
monitorare il corretto utilizzo degli stalli;
fornire assistenza ai clienti per il corretto utilizzo del parcheggio e per il pagamento della sosta;
verificare lo stato della segnaletica e dei parcometri;
svolgere attività di piccola manutenzione sugli impianti;
segnalare eventuali anomalie tecniche o criticità.
A quali offerte di lavoro inviare la domanda se si ha un diploma?
Oltre al titolo di studio, Trenitalia richiede il possesso della patente di guida di categoria B, il saper utilizzare il pc e il pacchetto Office, con particolare riferimento a Excel, Word e Outlook. Costituiscono titoli preferenziali sia il voto del diploma che la residenza all’interno della regione sede di lavoro. Il contratto proposto è a tempo indeterminato, con un inquadramento che prevede benefit aziendali e percorsi di formazione specifici. Nella tabella seguente sono riepilogati i requisiti principali e le condizioni contrattuali previste per il ruolo in questione:
Come inviare la domanda di candidatura a Ferrovie dello Stato?
Per presentare la domanda di candidatura, è necessario inserire il proprio profilo nel portale dedicato entro il giorno 11 gennaio 2026. Nel dettaglio, occorre entrare nella pagina delle offerte di lavoro di Ferrovie dello Stato, immettendo su un motore di ricerca i termini «Fs careers» e cercando l’annuncio specifico riguardante la ricerca di «Operatore della sosta – varie sedi». In basso alla pagina dell’annuncio, si può cliccare su uno dei tre tasti corrispondenti alle modalità di candidatura, mediante:
accesso diretto al portale di Trenitalia;
Indeed;
Careerjet.
In tutti i casi, si richiede di effettuare la registrazione, compilare i form con le proprie informazioni personali, professionali e di studio e allegare il curriculum vitae.
La Corte europea dei diritti dell’uomoha respinto sui punti centrali i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e Fininvest in relazione alla lunga vicenda giudiziaria del lodo Mondadori, stabilendo che la giustizia italiana non ha commesso violazioni del principio di presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio, dell’equo processo per la società e nemmeno della proprietà privata in riferimento alle somme riconosciute alla holding Compagnie Industriali Riunite (Cir) di Carlo De Benedetti. Ecco la storia della vicenda della “guerra di Segrate”.
Nel 1988 l’inizio della lotta per Mondadori
Luca Formenton (figlio di Mario), Silvio Berlusconi e Leonardo Mondadori.
Il lodo Mondadori è un episodio della cosiddetta guerra di Segrate, scontro giudiziario-finanziario tra Berlusconi e De Benedetti per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore. La lotta per il controllo della società iniziò nel 1988, quando Berlusconi acquisì le azioni di Leonardo Mondadori, operazione che portò l’azienda in mano a tre soggetti: Fininvest, appunto, la Cir di De Benedetti (socio di maggioranza dal 1984) e gli eredi di Mario Formenton, il presidente scomparso l’anno precedente, che aveva gestito la casa editrice dopo la morte del fondatore Arnoldo e l’estromissione dalla società del figlio Giorgio.
L’arbitrato super partes del 1990
La sede di Mondadori a Segrate (Imagoeconomica).
De Benedetti, che era stato amico e socio di Formenton, convinse gli eredi – non interessati alla gestione dell’azienda – a stipulare un contratto per la vendita delle azioni in loro possesso che prevedeva il passaggio della quote alla Cir entro gennaio 1991. Ma successivamente la famiglia Formenton cambiò idea, consentendo a Berlusconi di insediarsi come nuovo presidente di Mondadori il 25 gennaio 1990. Per dirimere la questione, ovvero per stabilire se il contratto tra De Benedetti e i Formenton dovesse avere corso oppure se quest’ultimi potessero vendere le proprie quote alla Fininvest, ci fu bisogno di un arbitrato super partes. Il conseguente lodo arbitrale, depositato il 20 giugno 1990, diede ragione a De Benedetti, ma Berlusconi lo impugnò davanti alla Corte di Appello di Roma, che il 24 gennaio 1991 annullò il precedente verdetto, riassegnando la Mondadori a Fininvest (a quel punto azionista di maggioranza con il 53 per cento).
L’accordo per le testate del gruppo
I direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellarono però al nuovo proprietario: la vicenda approdò persino a Palazzo Chigi, con l’allora premier Giulio Andreotti che convocò le parti esortandole a trovare un accordo di transazione. Fu così raggiunta un’intesa, che prevedeva il ritorno di la Repubblica e L’Espresso alla Cir. Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restarono a Fininvest, che ricevette 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate alla holding di De Benedetti.
Il processo per corruzione
La guerra di Segrate non era però finita, anzi. Dopo alcune dichiarazioni della teste Stefania Ariosto, nel 1995 la magistratura cominciò a indagare sulla sentenza della Corte di Appello di Roma, ipotizzando il reato di corruzione. Le indagini si concentrarono sui movimenti di denaro di All Iberian, società offshore di Berlusconi: ne scaturì un processo, che vide tra gli imputati lo stesso Cavaliere (nel frattempo entrato con successo in politica) e alcuni dei suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti, e anche il giudice Vittorio Metta. La vicenda giudiziaria – che aveva visto il proscioglimento di Berlusconi per intervenuta prescrizione – venne riunita al processo IMI/SIR, che si concluse nel 2007, quando la Corte di Cassazione condannò Previti e altri due avvocati Fininvest (Attilio Pacifico e Giovanni Acampora) a 1 anno e 6 mesi di reclusione per corruzione giudiziaria, e Metta a 2 anni e 8 mesi.
L’azione legale civile
Nel 2004 si aprì a Milano un contenzioso civile per quantificare il danno economico subito dalla Cir per la mancata acquisizione di Mondadori, dato che il lodo era stato viziato da tangenti e corruzione. Nel 2013 Fininvest fu condannata in via definitiva a risarcire con circa 560 milioni di euro la Cir (190 in meno rispetto alla sentenza del 2009). Berlusconi e la sua società, a quel punto, avevano contestato vari punti della sentenza – passata in giudicato – rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il ricorso, in sostanza, sosteneva che il linguaggio usato nella sentenza facesse intendere che in quella vicenda fosse colpevole di corruzione, violando una serie di diritti. Ma i giudici di Strasburgo hanno dato torto a Fininvest e a Berlusconi su quasi tutti i punti dei ricorsi, tranne quello che lamentava l’assenza di motivazioni nella sentenza della Cassazione per quanto riguarda la condanna al pagamento delle spese processuali.