La Norvegia vuole gli infermieri italiani e offre contratti da 3.500 euro più bonus e voli

Nursing Up, il sindaco nazionale degli infermieri, ha lanciato un allarme: migliaia di giovani vengono reclutati dalla Norvegia con proposte allettanti, tanto in termini di ingaggio quanto di vivibilità. Secondo quanto spiegato dalla sigla sindacale, il Paese nordeuropeo ha lanciato decine di offerte verso l’Italia, attraverso un’agenzia di recruitment spagnola. Si parla di stipendi da 3.500 euro netti, premi esclusi. E in molti casi a professionisti e neo laureati vengono garantiti anche affitto e bollette, oltre ai voli pagati e contratti a tempo indeterminato. La Norvegia starebbe puntando anche agli studenti dell’ultimo anno.

Il sindacato: «Proposte difficili da rifiutare»

Il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, ha spiegato: «Possiamo constatare, senza esagerazione alcuna, che negli ultimi tempi le proposte di lavoro dall’estero si stanno addirittura evolvendo, e per gli ambitissimi professionisti italiani si sono fatte decisamente “più aggressive” e soprattutto davvero difficili da rifiutare per un nostro giovane laureato in infermieristica. Siamo di fronte  ad una vera e propria caccia aperta agli infermieri di casa nostra che va avanti da alcuni anni, con una pericolosa emorragia di professionisti che le nostre istituzioni non riescono in alcun modo ad arginare attraverso piani alternativi di valorizzazione».

La Norvegia vuole gli infermieri italiani e offre contratti da 3.500 euro più bonus e voli
Due infermiere preparano alcune siringhe in ospedali (Getty Images).

De Palma: «Andati via 7mila infermieri»

Le offerte norvegesi, per De Palma, sono allettanti. Viene offerto uno stipendio dai 2.700 ai 3.500 euro al mese anche se il costo della vita, in città come Oslo o Bergen, spiega Repubblica, risulta elevato. A tentare i professionisti italiani sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato, i bonus, i premi e le ore di lavoro, 37,5 a settimana di media. Il presidente del Nursing Up ha concluso: «Negli ultimi tre anni, ben 7mila infermieri italiani hanno lasciato il nostro Paese». Un messaggio forte che arriva a pochi giorni dalla protesta del prossimo 5 dicembre, quando i professionisti «stanchi e logorati come non mai, incroceranno le braccia in uno sciopero insieme ad alcuni sindacati dei medici».

Qualità della vita 2023, Bolzano al primo posto nella classifica

L’indagine sulla qualità della vita del 2023 realizzata da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, è giunta alla sua 25esima edizione e quest’anno il primo posto è toccato alla città di Bolzano (seconda nel 2022). Milano e Bologna conquistano il secondo e il terzo posto. Come accadde nel 2022, in fondo alla classifica c’è Crotone, insieme alle province siciliane di Messina e Caltanissetta.

Bolzano si conferma al primo posto per qualità della vita

Lo studio prende in considerazione nove settori: affari e lavoro, ambiente, reati e sicurezza, sicurezza sociale, istruzione e formazione, popolazione, sistema salute, tempo libero e turismo, reddito e ricchezza. Dai risultati della ricerca emerge una tendenza confermata: la disparità tra il Centro-Nord, più performante e resiliente, e l’Italia meridionale e insulare, caratterizzata da una persistente vulnerabilità. Quest’anno, la qualità della vita è stata valutata come buona o accettabile in 63 delle 107 province esaminate. Tradotto in termini di popolazione, ciò significa che 21 milioni e 909 mila residenti (pari al 37,2 per cento della popolazione italiana) vivono in territori con una qualità della vita scarsa o insufficiente, rispetto ai 21 milioni e 789 mila della passata edizione, equivalenti al 36,9 per cento della popolazione. Si registra quindi un lieve peggioramento rispetto al 2022. La provincia di Bolzano si conferma al primo posto per qualità della vita, dopo aver ottenuto la medaglia d’argento l’anno precedente.

Il sindaco della città: «L’impegno è tanto»

Ad Adnkronos, il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi ha così commentato la vittoria: «L’impegno è tanto. Abbiamo un bilancio con debiti zero per la città e una grande capacità di investimento. C’è una capacità di programmazione previsionale dei vari interventi e una capacità a spendere bene i soldi che, vorrei sfatare il luogo comune, non arrivano da Roma perché la provincia di Bolzano contribuisce con circa 400 milioni all’anno alla riduzione del debito nazionale».

Il caso della lettera di Osama bin Laden diventata virale su TikTok

Lunedì 13 novembre 2023 un utente di TikTok con 371 follower che utilizza il nome “_monix2” ha pubblicato un video in cui leggeva parti della “Lettera all’America” di Osama bin Laden, in cui il defunto leader terrorista affermava, tra le altre cose, che gli attacchi dell’11 settembre erano stati giustificati anche dal sostegno degli Stati Uniti all’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Giovedì pomeriggio, quando TikTok ha annunciato di aver bandito l’hashtag, i video taggati #lettertoamerica avevano ottenuto più di 15 milioni di visualizzazioni.

Perché la lettera è diventata virale 

Una parte rilevante della lettera, originariamente pubblicata nel 2002 dal Guardian, riguarda appunto Israele e la Palestina, uno degli argomenti forti della propaganda di bin Laden. Il leader di Al Qaida sosteneva che «il sangue che sgorga dalla Palestina deve essere vendicato in maniera proporzionale», e accusava l’Occidente di essersi «arreso agli ebrei», aggiungendo numerosi pregiudizi antisemiti. Alcuni utenti di TikTok, dopo aver letto la lettera di bin Laden, hanno commentato di aver «aperto gli occhi» sui crimini degli Stati Uniti e di Israele. La lettera è stata diffusa in momento di estrema polarizzazione emotiva legata al conflitto tra Israele e Hamas. Ma la diffusione della lettera riflette anche uno dei problemi principali legati ai social media, dove le persone– molte delle quali sono giovani nati dopo l’11 settembre e che tendono ad essere più critici dei propri genitori nei confronti dell’Occidente – condividono e ricevono informazioni su delle app progettate per rendere i video virali, spesso disincentivando l’approfondimento delle notizie e degli eventi storici.

TikTok e il Guardian hanno rimosso il contenuto dalle loro piattaforme

Quando nel 2002 il Guardian aveva pubblicato la “Lettera all’America”, l’aveva collegata a un articolo di spiegazione in cui forniva il contesto su chi era bin Laden e su quali erano gli intenti della lettera, cioè di giustificare gli attacchi terroristici del gruppo. Sui social network, invece, alcuni utenti hanno interpretato la lettera come un appello morale contro gli Stati Uniti. Il portavoce di TikTok, Alex Haurek, ha dichiarato che la società sta rimuovendo i video che diffondo la lettera per aver violato le regole dell’azienda sul «sostegno a qualsiasi forma di terrorismo» sulla piattaforma. Un portavoce del Guardian, invece, ha dichiarato in un comunicato che la lettera è stata rimossa dal sito della testata giornalistica inglese dopo essere stata «ampiamente condivisa sui social media senza il contesto completo».

Milano, Fedez in piazza Duomo con Avis va via quando parla l’assessore La Russa

Durante l’evento in piazza Duomo a Milano per sensibilizzare sulla donazione di sangue, Fedez ha polemizzato sulla presenza degli esponenti della Regione Lombardia, gli assessori Romano La Russa e Elena Lucchini. In particolare, quando ha preso la parola La Russa il rapper ha lasciato la zona dove si stavano tenendo i discorsi istituzionali per andare a visitare l’unità mobile per la donazione di sangue e i vari stand delle associazioni.

Fedez ai giornalisti: «La Regione non era coinvolta nell’evento Avis»

Ai giornalisti che gli hanno chiesto se fosse casuale il suo allontanamento proprio quando aveva preso la parola l’assessore regionale, Fedez ha spiegato: «No non è un caso, perché questa cosa l’abbiamo organizzata con la Fondazione Fedez, con Avis e il Comune di Milano. Io il signor La Russa non l’ho mai visto coinvolto e nemmeno la signora Lucchini che ha detto che stava pensando di organizzare un evento». «Quindi la Regione si è imbucata?», gli hanno chiesto i giornalisti. «Fate voi», ha concluso.

La replica dell’assessore La Russa: «Piccolo uomo»

Romano La Russa ha così replicato: «Io non l’ho neanche visto andare via, ma se è così confermo che è un piccolo uomo, molto piccolo. Il suo comportamento era scontato. Lui pensa di avere fatto un atto eroico, in realtà è stato un segno di maleducazione nei confronti dei presidenti e di tutte le associazioni». E ancora: «Lo ringrazio per l’opera di questa giornata, però non si è comportato bene. Lui ha scoperto solo oggi Avis perché ne ha avuto bisogno, c’è chi invece da sempre dedica la sua vita a questo. Non è un gesto d’amore verso i donatori».

Palazzo Chigi e Colosseo in rosso per i cristiani perseguitati

«In un mondo sempre più segnato dai conflitti, la progressiva erosione del diritto alla libertà religiosa rischia di passare inosservata». Lo sottolinea la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, protagonista di un’iniziativa che ogni anno promuove l’illuminazione di rosso dei luoghi di culto ed edifici civili in tutto il mondo. «Il colore rosso ricorda il sangue versato dai fedeli appartenenti alle diverse religioni, a cominciare da quella cristiana, i quali non possono professare pubblicamente la propria fede», spiega Acs. La Settimana Rossa comincia il 17 novembre e si estende fino al 26 dello stesso mese. In Italia troverà il suo culmine mercoledì 22 novembre 2023, il Red Wednesday.

Coinvolte anche le ambasciate presso la Santa Sede di diversi paesi

Su iniziativa di Acs Italia verranno illuminati di rosso il Colosseo, Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio, Palazzo Chigi, la Farnesina e alcune parrocchie in varie zone d’Italia. Coinvolte nel progetto anche le ambasciate presso la Santa Sede di Burkina Faso, Camerun, Francia, Italia, Macedonia del Nord, Slovenia, Spagna e Ungheria, mentre hanno espresso sostegno all’iniziativa le Ambasciate presso la Santa Sede di Brasile e Israele. «Acs Italia manifesta gratitudine nei confronti dei Presidenti La Russa, Fontana e Meloni, e dei Ministri Tajani e Sangiuliano per aver aderito all’iniziativa, dimostrando così la sensibilità delle Istituzioni italiane al dramma della violazione della libertà religiosa» sottolinea la fondazione.

Napoli sarà la Capitale europea dello sport 2026

La città di Napoli è stata proclamata Capitale europea dello sport 2026. A stabilirlo è stata Aces Europe, Federazione delle capitali e città europee dello sport, che lo ha comunicato al Coni Campania, presieduto da Sergio Roncelli, informando che la città partenopea ha vinto il ballottaggio con Saragozza. Dopo Tbilisi, dunque, sarà il capoluogo campano a essere insignito dell’importante riconoscimento.

Roncelli: «Il premio di un lungo cammino»

Sul tema è intervenuto festante il presidente del Coni Campania Sergio Roncelli: «Questa investitura premia il lungo cammino fatto in stretta collaborazione fra il CONI Campania, il Comune di Napoli e l’USSI Campania. Un doveroso ringraziamento al sindaco Gaetano Manfredi e ad Emanuela Ferrante, assessore allo Sport del Comune di Napoli, che hanno sempre fermamente creduto nell’importanza di questa avventura proposta loro dal CONI Campania e dall’USSI Campania. È anche sicuramente un grande successo per lo sport campano che ha avuto un ruolo importantissimo nel condizionare la scelta. Basti pensare agli oltre 50 eventi di carattere nazionale ed internazionale ed ai numerosi eventi sociali e culturali organizzati». In quest’ultimo passaggio il riferimento è a quanto fatto dalla città nel 2023 a sostegno della propria candidatura a capitale europea dello sport.

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il presidente del Coni Campania Sergio Roncelli
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il presidente del Coni Campania Sergio Roncelli (Facebook).

«Significa premiare, confermare e rilanciare la scelta di investire nello sport»

«Ancora una volta», ha aggiunto Sergio Roncelli, «il mondo sportivo campano ha evidenziato la sua compattezza e le sue grandi competenze e capacità organizzative. Dopo le Universiadi del 2019, Napoli si prepara a vivere un altro periodo di grande fermento sportivo in quanto il titolo di Capitale europea dello sport ha un significato molto profondo. Significa premiare, confermare e rilanciare la scelta di investire nello sport come fattore unificante del territorio per la sua crescita economica e sociale, per il rilanc/io dell’impiantistica sportiva e come potente antidoto al forte disagio giovanile che colpisce le giovani generazioni».

Cos’è l’Ambrogino d’oro e a chi viene assegnato

L’Ambrogino d’oro è uno dei premi più prestigiosi conferiti dalla città di Milano, una tradizione che risale al 1947. Il premio prende il nome da Sant’Ambrogio, patrono milanese, e viene assegnato annualmente il 7 dicembre in occasione della festa del santo. È considerato uno dei più alti onori concessi dalla città e viene assegnato a individui e organizzazioni che si sono distinti per il loro contributo eccezionale e positivo alla comunità.

Ambrogino d’oro: cos’è e a chi viene assegnato

Il premio si articola in diverse categorie, ciascuna delle quali riflette settori specifici di contributo alla società. Le categorie possono includere cultura, sport, beneficenza, imprenditoria, scienza, giornalismo, e altri ambiti. I vincitori dell’Ambrogino d’oro sono selezionati da una commissione composta da esperti, rappresentanti della comunità e funzionari pubblici. La commissione valuta le candidature proposte dalla comunità o da altri organi competenti e decide i premiati in base ai loro straordinari contributi in determinati settori. Gli individui o le organizzazioni che ricevono l’Ambrogino d’oro sono riconosciuti per il loro impegno eccezionale e positivo nei confronti della città di Milano e della sua comunità. Possono essere elogiati per la loro dedizione al bene pubblico, la promozione della cultura, l’innovazione imprenditoriale, la generosità nei confronti di cause sociali e molto altro. Nel 2020, ad esempio, la coppia social formata da Chiara Ferragni e Fedez ha ricevuto questa prestigiosa onorificenza per le iniziative rivolte ai lavoratori e cittadini durante il Covid.

Le polemiche per l’Ambrogino ad Andrea Pucci 

Anche quest’anno sono uscite le liste dei personaggi che verranno insigniti dal sindaco di Milano Beppe Sala e, tra questi, è presente anche il comico Andrea Pucci. Inevitabilmente sui social è partita la polemica per alcuni scivoloni fatti dal comico contro le minoranze e chiunque non gli andasse troppo a genio, da Elly Schlein a Tommaso Zorzi fino ad arrivare alle tesi no vax durante la pandemia. Tra i diversi commenti spicca quello di Selvaggia Lucarelli, che sul suo account ha scritto: «Mi domando se Andrea Pucci sia stato premiato per i suoi raffinatissimi show o per i recenti meme sui suoi social con le foto più infelici di Elly Schlein. O ancora per le battute omofobe su Tommaso Zorzi». La giornalista ha ricordato anche che «il sindaco ha diritto di veto sui nomi dei premiati».

Antitrust, istruttoria su Instagram e influencer Asia Valente

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Meta-Instagram e dell’influencer Asia Valente. Lo si legge in una nota secondo cui, in particolare, Meta avrebbe omesso di adottare misure idonee a impedire la pubblicazione su Instagram di messaggi potenzialmente ingannevoli. Asia Valente pubblicherebbe sul canale social foto e video di ristoranti, di spa, di hotel e di altre strutture turistiche con le quali si ritiene possa intrattenere rapporti commerciali senza utilizzare alcuna dicitura che evidenzi la natura promozionale di questi contenuti.

Jovanotti ai fan: «Non so quanto ci vorrà per rimettersi in piedi»

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha voluto aggiornare i fan sulle sue condizioni di salute. A distanza di quattro mesi dall’incidente in bicicletta ai Caraibi, l’artista ha parlato della sua situazione attuale durante una diretta Facebook. Jovanotti ha spiegato: «Sono quattro mesi dal botto. Non cammino ancora senza stampelle ma conto per dicembre di cominciare. Adesso sto iniziando ad appoggiare il piede. I muscoli fanno male ma insomma procediamo».

Jovanotti: «Non so quanto mi ci vorrà»

Il cantante è alle prese con fratture di vario tipo tra la spalla e il femore. Quelle alle gambe sono le più gravi. Jovanotti ha proseguito: «Non so quanto ci vorrà per rimettermi in piedi. Forse sei mesi. Non lo so. Nessuno lo sa, nemmeno gli ortopedici. Mi fanno delle previsioni però poi io le smentisco. Tra poco dovrò operarmi di nuovo per togliermi la placca alla clavicola perché mi sta staccando. Rido per non piangere. Volevo fare un breve bollettino perché in tanti mi scrivete e mi chiedete come va. Va bene. Ci vuole tempo e pazienza ma va bene, va molto bene. Appena mi rimetto ci vediamo e festeggiamo. Nel frattempo prendo appunto, scrivo, leggo molto. Sto leggendo un sacco di libri belli, poi faccio la fisioterapia due volte al giorno e poi penso a quando ci rivedremo».

«Che casino ho combinato»

Poi ridendo ha raccontato: «Che casino che ho combinato. Ho combinato un gran casino. Chi se l’aspettava? Ma gli incidenti non te li aspetti mai. Sto ascoltando tantissima musica, mi sono rimesso ad ascoltare anche del jazz. Soprattutto del jazz elettrico. Mi sono rimesso a sentire musica, soprattutto quella che non ha forma di canzone tradizionale. Musica cosmica che mi apra spazi. Se ascolto canzoni, dopo mi metto a scrivere canzoni. Invece voglio stare senza gravità, visto che la forza di gravità in questo momento è il mio problema. Ci sono tre modi per evitarla: andare nello spazio, che per ora non è previsto, stare nell’acqua, che mi fa stare bene, e ascoltare musica».

Bologna, la torre Garisenda a rischio collasso: «Massima allerta»

La torre Garisenda, assieme a quella degli Asinelli, è una delle principali attrazioni di Bologna e rappresenta un simbolo per la città e per l’Italia intera. Mercoledì 15 novembre 2023, i membri del comitato presieduto dalla dirigente dei Lavori pubblici di Palazzo d’Accursio Manuela Faustini hanno siglato un report di 30 pagine per aggiornare sulle condizioni della struttura, il cui basamento è gravemente malmesso. Una relazione recapitata al primo cittadino Matteo Lepore e che gli dà quindi ragione sulla scelta di transennare l’area delle due torri e inibire il passaggio di pedoni, auto e bus.

Condizioni peggiorate dal 2018

Il deterioramento era già stato evidenziato in maniera significativa negli anni precedenti. La prima segnalazione risale al 2018 quando, a seguito dell’analisi dei dati del monitoraggio avviato da Comune e Università di Bologna nel 2011, emersero delle anomalie portate all’attenzione della giunta all’epoca guidata dal sindaco Virginio Merola. In risposta a questa situazione, all’inizio del 2019 venne istituito il primo comitato tecnico-scientifico il quale, alla fine dello stesso anno, consegnò una relazione conclusiva sottolineando la necessità di un piano di emergenza e sicurezza, in quanto superati i limiti di prudenza.

Bologna, la torre Garisenda a rischio collasso: «Massima allerta»
Vista della Torre degli Asinelli (Getty Images).

Gli scenari: caduta verso la chiesa o contro l’altra torre

Durante la riunione più ristretta del comitato del 4 ottobre 2023, è stato chiaramente indicato un livello di criticità «codice rosso». La relazione presentata il 15 novembre suggerisce soluzioni operative moderate, come la posa di barriere di protezione e interventi provvisori. Tuttavia, i professionisti presenti nel comitato hanno avanzato l’ipotesi che, dopo una prima fase di implosione, la Garisenda potrebbe rovesciarsi verso la chiesa di San Bartolomeo. Viene anche menzionata la possibilità di un crollo in direzioni diverse, compresa la torre degli Asinelli. La torsione a Sud della torre, emersa nelle scorse settimane, è un motivo di ulteriore preoccupazione nel comitato, che elogia la scelta precauzionale del sindaco di modificare la mobilità per il bene dei cittadini.

Cei: «Sono 54 le vittime di presunti abusi segnalati nel 2022»

Sono 32 i presunti sacerdoti, i catechisti e insegnanti di religione che hanno compiuto abusi sessuali a danno di 54 presunte vittime che hanno denunciato i fatti nel corso del 2022 agli sportelli della Chiesa cattolica (fatti avvenuti anche in passato). È quanto emerge dal secondo report della Cei presentato ad Assisi.

I presunti abusatori sono quasi tutti uomini

La maggior parte delle segnalazioni fa riferimento a casi dal vivo (29), meno ad episodi via web (tre). La maggior parte dei casi di abuso si è verificata in parrocchia (17 su 29). L’età delle presunte vittime all’epoca dei fatti si concentra nella fascia 15-18 anni (25 su 54) e sono in prevalenza ragazze (44) rispetto ai ragazzi (10). Nel rapporto della Cei vengono inquadrati i profili dei presunti abusatori, che sono sia chierici sia laici sia religiosi. Tra i laici, i ruoli ricoperti dai casi riscontrati sono educatore (cinque casi), catechista (un caso), fondatore di associazione ecclesiale, insegnante di religione, seminarista. Per lo più celibi, ma anche due persone sposate. I soggetti, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, con una media di 43 anni, sono per la quasi totalità maschi (31 su 32).

Precettazione, Landini: «Stiamo lavorando per presentare ricorso»

Non è destinato a cessare nel breve termine lo scontro tra governo e sindacati sulla precettazione dello sciopero del 17 novembre decisa dal ministro Matteo Salvini. «Insieme alla Uil stiamo lavorando per presentare il ricorso», ha annunciato il segretario della Cgil Maurizio Landini, aggiungendo di aver «formalmente deciso» che lo faranno, e di aver per questo dato «mandato ai legali per predisporlo nei tempi previsti, quindi in pochi giorni». La precettazione durante uno sciopero può essere impugnata dai lavoratori interessati, che possono presentare ricorso al giudice amministrativo. Il giudice valuterà se la precettazione è stata disposta in conformità alla legge e se sono state rispettate le garanzie previste per i lavoratori.

 

Semi di piante infestanti germogliano dopo 144 anni

L’erba cattiva non muore mai. Proverbio della tradizione antica, ha ora una conferma in più grazie alle nuove rivelazioni di uno studio secolare della Michigan State University, negli Usa. Dopo 144 anni, infatti, alcuni semi hanno generato dei germogli di verbasco, specie erbacea appartenente alle angiosperme. Si tratta di una ricerca inaugurata nel lontano 1879 dal botanico William J. Beal, che intendeva aiutare gli agricoltori a combattere le erbacce ancor prima dello sviluppo dei fertilizzanti. Oggi fondamentale per il mantenimento delle banche dei semi e per la conservazione delle specie rare e in via di estinzione, tale analisi proseguirà almeno fino al 2100, quando è prevista la raccolta dell’ultimo campione.

Un esperimento secolare della Michigan University ha fatto germogliare 20 piantine da semi di 144 anni. Il prossimo rilevamento nel 2040.
Gli scienziati a lavoro per studiare i semi (MCU, Screenshot YouTube).

Semi di piante infestanti in bottiglia, i dettagli dell’esperimento secolare

Lo studio, che riporta anche l’identikit genetico delle piantine, è disponibile integralmente sulla rivista American Journal of Botany. Qui è possibile anche avere una panoramica dell’intero esperimento, che prosegue ininterrottamente da quasi 150 anni. Nel 1879, infatti, il professor Beal posizionò 50 semi di 23 specie differenti di piante infestanti in 20 bottigliette di vetro. Dopo averle riempite con sabbia, le mise a testa in giù nel terreno affinché l’acqua non potesse accumularsi e stagnare all’interno. Inizialmente, il protocollo prevedeva di disseppellirne una a cadenza regolare di cinque anni per verificare la salute dei semi e controllare che fossero in grado di germogliare. Nel 1920, tuttavia, si decise di allungare l’intervallo a 10 anni, mentre nel 1980 si optò per portarlo a un ventennio.

Il numero dei germogli si è ridotto sistematicamente con il passare del tempo. I semi conservati all’interno della 14esima bottiglia, prelevata nel 2021, hanno generato 20 piantine di verbasco. Sfruttando anche le moderne tecnologie della genetica, gli scienziati americani hanno scoperto sorprendentemente che si tratta di due specie distinte. Sebbene 19 infatti appartenessero al Verbascum blattaria, presente anche in Italia, una è invece un ibrido fra il blattaria e il Verbascum Thapsus. «Nell’Ottocento, il professor Beal disse di aver utilizzato solo semi di un tipo, ma eventualmente deve esserci stato un errore», ha spiegato Grace Fleming, assistente di biologia, sul sito della Michigan University. «Non poteva però saperlo, dato che la struttura del Dna era sconosciuta all’epoca».

La prossima raccolta dei campioni avverrà solamente nel 2040

«Negli oltre 140 anni trascorsi dall’inizio dell’esperimento, la questione della longevità dei semi ha acquisito maggiore rilevanza», ha dichiarato il professor Lars Brudvig. «I risultati aiuteranno a capire quali specie di piante infestanti possono risultare più problematiche di altre». Il prossimo rilevamento è attualmente in programma per il 2040, ma non si esclude che la tabella di marcia possa cambiare ancora. «Potremmo prendere in considerazione di allungare i tempi di raccolta a un trentennio», ha precisato David Lowry, che si è occupato di sequenziare il Dna delle piantine. «È però ancora troppo presto per fare progetti».

Raggiunto l’accordo sulla prima legge Ue per limitare le emissioni di metano

L’Ue ha raggiunto un accordo sulla sua prima legge specificatamente indirizzata alla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. Secondo la norma le compagnie del carbone, del petrolio e del gas saranno tenute a segnalare le proprie emissioni di metano e, successivamente, ad adottare misure per evitarle, tra cui la limitazione dello sfiato (venting) e della combustione alla fonte (flaring).

Raggiunto l’accordo sulla prima legge Ue per limitare le emissioni di metano. L’intesa è stata raggiunta in vista della COP28.
Le aziende dell’Ue dovranno misurare, comunicare e verificare le emissioni di metano (Getty Images).

Entro quattro anni ogni fonte di metano nell’Ue dovrà essere segnalata e rendicontata annualmente

Il metano è un gas con un potenziale di riscaldamento dell’atmosfera oltre 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Questo nel breve periodo (inteso come 20 anni). Non dura però nell’atmosfera quanto la CO2: ridurne le emissioni è un modo tutto sommato semplice ed economico per impedire che le condizioni meteorologiche estreme diventino più violente nel breve termine. In base all’accordo, le aziende dovranno misurare, comunicare e verificare le emissioni di metano. Le società dovranno iniziare a riportare i dati a livello generale di fonte entro i 18 mesi successivi all’entrata in vigore. Entro quattro anni, invece, ogni singola fonte di metano nell’Ue dovrà essere segnalata e rendicontata annualmente. Le autorità, da parte loro, ispezioneranno periodicamente i siti – dalle miniere di carbone abbandonate ai pozzi di petrolio appena perforati – per verificare la conformità ai requisiti stabiliti. Il periodo tra un’ispezione e l’altra non supererà i tre anni.

Raggiunto l’accordo sulla prima legge Ue per limitare le emissioni di metano. L’intesa è stata raggiunta in vista della COP28.
Il rigassificatore Cavaou di Fos-sur-Mer, Francia (Getty Images).

Il regolamento prevede inoltre la limitazione di venting e flaring entro il 2027

Al centro della legge Ue c’è l’obbligo per le società energetiche di rilevare e riparare le perdite dalle infrastrutture del petrolio e del gas, eventualmente rilevate durante le ispezioni. Per quanto riguarda le perdite, i negoziatori hanno stabilito una soglia di 17 grammi di metano all’ora per quelle sottomarine, di cinque grammi per quelle sotterranee e di un grammo per quelle fuori terra. La riparazione/sostituzione dei componenti dovrà avvenire immediatamente dopo il rilevamento di una perdita, in ogni caso non oltre cinque giorni. Per una riparazione completa sono concessi 30 giorni. Il regolamento prevede poi la limitazione di venting e flaring del metano entro il 2027. A partire dal 2030, poi, inizieranno a essere applicati valori massimi di intensità di metano: ciò vuol dire che agli importatori dell’Ue potrebbe essere impedito l’acquisto di gas, petrolio e carbone. Ma tale disposizione si applicherà solo ai nuovi contratti.

L’accordo è stato raggiunto dall’Unione europea in vista della COP28

«L’Unione europea sta finalmente introducendo misure vincolanti per ridurre il metano, il killer del clima», ha dichiarato Jutta Paulus, verde tedesca che ha negoziato l’accordo per conto dell’Europarlamento. «In quanto maggiore acquirente mondiale di gas naturale, l’Ue è pronta a usare la sua influenza per contribuire a ridurre le emissioni globali di metano. È un messaggio molto chiaro da parte dell’Europa in in vista della COP28: la responsabilità climatica non si ferma ai suoi confini», ha detto al Guardian Flavia Sollazzo, esperta di energia della filiale europea del gruppo no-profit Environmental Defense Fund. Con la conferenza globale sul clima inizierà il 30 novembre: Cina e Stati Uniti avevano già annunciato in precedenza i propri piani per affrontare il problema del metano.

Le microplastiche possono influenzare il clima terrestre

Grandi quanto un chicco di sesamo, le microplastiche hanno invaso l’intero pianeta. Grazie a dimensioni non superiori ai cinque millimetri, si trovano in acqua, aria e cibo, persino nel sangue umano. Un team di scienziati dell’American Chemical Society ha scoperto che possono anche influenzare il clima terrestre. Analizzando una serie di campioni prelevati su una montagna della Cina, gli esperti hanno infatti ipotizzato che potrebbero giocare un ruolo cruciale nella formazione delle nubi. «Le particelle aerodisperse possono percorrere lunghe distanze e subire diversi processi», hanno scritto gli studiosi. «Sappiamo ancora molto poco sulle interazioni tra microplastiche e condizioni meteo».

Le microplastiche sono il collante per il vapore acqueo delle nuvole

La ricerca, disponibile integralmente sulla rivista Environmental Science & Technology Letters, ha analizzato i campioni di alcune nubi sulla cima del monte Tai, in Cina. Tracciando il percorso che le microplastiche hanno effettuato per raggiungere un’esatta posizione geografica, si è potuto scoprire un dettaglio finora sconosciuto sul loro possibile coinvolgimento nella meteorologia. Le nubi infatti, come ha spiegato la Cnn, si formano quando il vapore acqueo si tramuta in milioni di goccioline d’acqua che si aggregano fra loro. Per farlo, necessitano di un collante che di solito è rappresentato da polvere e cenere oppure dallo stesso sale marino che evapora dagli oceani. Gli scienziati hanno però intuito che le microplastiche si stanno aggiungendo all’elenco. Nello specifico, provengono dalle vicine metropoli cinesi dell’entroterra, vittima di un alto livello di inquinamento nell’aria e nel suolo. Sollevate dal vento, le particelle hanno potuto raggiungere anche le montagne.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Una tipica microplastica sul palmo di una mano (Getty Images).

Sfruttando la loro proprietà idrofila, tipica degli elementi attratti dall’acqua, le microplastiche si attaccano alle goccioline d’acqua, formando così una catena che poi forma le nubi. Il processo, come hanno spiegato gli scienziati, è simile alla propagazione di un incendio in un campo. Come una scintilla può far bruciare un’intera foresta, così le microplastiche impattano sull’atmosfera originando precipitazioni e fenomeni temporaleschi. Numerose però sono ancora le domande senza risposta. Non si è ancora capito se una maggiore concentrazione di microplastiche possa portare alla formazione di maggiori nubi nel cielo né se tale eventualità possa incentivare la crisi climatica già in corso. Ulteriori ricerche già in programma per il prossimo futuro aiuteranno gli scienziati a comprendere il fenomeno.

Dal cibo all’acqua, dove si trovano e come si formano le microparticelle di plastica

Le microplastiche hanno solitamente la dimensione di 100 micrometri, ossia 0,1 millimetri, ma possono anche raggiungere il mezzo centimetro. Si tratta di particelle minuscole, spesso impercettibili all’occhio umano, che si formano quando la plastica usata quotidianamente si decompone o si consuma in pezzi più piccoli. «Sono ovunque», ha spiegato la dottoressa Judith Enck del Beyond Plastics, progetto statunitense che lavora contro l’inquinamento. «Si trovano nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel cibo che consumiamo ogni giorno». Più le microplastiche sono piccole, più è facile che penetrino nei vari cicli ambientali e finiscano nel corpo umano. Sebbene i loro effetti sulla salute non siano ancora chiari, una ricerca su Publimed del marzo 2023 ha supposto che possono causare danni preoccupanti tra cui malattie polmonari e tumori del sangue.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Le microplastiche viste al microscopio (Getty Images).

Sciopero 17 novembre, NurSind: «Sperimentiamo il sistema sanitario del futuro: senza infermieri»

Alla vigilia dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato dal NurSind, il sindacato degli infermieri e delle infermiere, per venerdì 17 novembre, il segretario Andrea Bottega mette in fila le principali ragioni della protesta. «La misura è colma. E il nodo pensioni è solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre al ricalcolo degli assegni previdenziali, sul quale restano blande le rassicurazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, infatti, la Manovra non dà le risposte che gli infermieri si aspettavano neppure sul fronte delle risorse per il prossimo rinnovo del contratto di comparto».

In piazza contro il ricalcolo retributivo degli assegni previdenziali

«In piazza ribadiremo il nostro no secco all’articolo 33 del ddl Bilancio, che riguarda appunto il ricalcolo retributivo degli assegni previdenziali, di cui chiediamo l’abrogazione. Tutte le altre soluzioni cui il governo sta pensando in questo momento, infatti, non fanno altro che accelerare la fuga degli infermieri. Un’ulteriore emorragia che davvero non possiamo permetterci», sottolinea Bottega. Ma è sul fronte delle risorse contrattuali che il sindacato è ancora più duro: «Sembra una farsa e invece è tutto vero. Col risultato che ancora una volta la tanto attesa e sbandierata valorizzazione della professione resterà lettera morta. Del resto, dei 1.450 milioni di euro in dote al monte salari per il comparto sanità, secondo le nostre stime, circa 1.050 milioni serviranno solo a evitare riduzioni stipendiali. Ci chiediamo quale valorizzazione sarà possibile con 400 milioni quando nel contratto 2022 alla specificità infermieristica sono stati assegnati 335 milioni di euro, pari soltanto a 73 euro lordi mensili».

La «drammatica» carenza del personale nel Ssn

Ma il NurSind è contrariato soprattutto di fronte alla totale assenza di iniziative concrete da parte delle istituzioni «per risolvere la drammatica carenza di personale». «Domani i cittadini toccheranno con mano il Ssn del futuro, con ospedali e territorio senza infermieri. La prospettiva purtroppo è proprio questa. La proposta di importarli in particolare dall’India, infatti, non risolve il problema. Casomai, lo sposta in avanti. Col rischio che più tempo passa e più sarà difficile da una parte fermare gli abbandoni, tra licenziamenti e fughe all’estero, e dall’altra attrarre giovani. Che cosa ci propongono di strutturale?», si domanda Bottega. Che aggiunge: «Se davvero si vuole cominciare a risolvere la questione alla radice, e non in maniera spot, la strada è una soltanto: agire innanzitutto sulla leva economica, visto che i nostri stipendi sono i più bassi d’Europa, e dare finalmente maggiore autonomia agli infermieri nello svolgimento del loro lavoro. Proprio quello che ribadiremo in piazza, convinti che sia l’unico modo per cominciare a invertire il trend e a vedere i numeri crescere, dando così sollievo anche a chi è già in servizio nel Ssn perché potrà sperare in una più equa distribuzione dei carichi professionali».

Previsioni meteo, ultime ore di bel tempo: poi tornano pioggia e vento

Ultime ore di bel tempo, poi già dalla serata di giovedì 16 novembre 2023 arriveranno le prime nuvole. Per venerdì 17 previste piogge e vento forte. In calo anche le temperature, che da sabato 18 novembre scenderanno di 6-9 gradi. Sono queste in sintesi le previsioni di Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it.

In Italia torna il maltempo

Nella giornata di giovedì dominerà ancora l’alta pressione con prevalenza di sole, mentre dalla sera inizieranno ad arrivare nubi sparse, specie in Valle d’Aosta, settori alpini occidentali del Piemonte e Alta Toscana con qualche piovasco. Venerdì 17 una veloce fase instabile porterà qualche pioggia sulla fascia tirrenica dalla Toscana alla Campania al mattino e poi, dal pomeriggio, verso medio Adriatico e gran parte del Sud peninsulare. Prevista anche una rapida intensificazione dei venti verso le Alpi e tutto il Centro-Sud. Raffiche di burrasca sono previste soprattutto sulla Sardegna, sulla fascia appenninica e tra Calabria e Sicilia. Da sabato 18 novembre, invece, il cielo tornerà sereno ma il termometro crollerà di 6-9 gradi sia per quanto riguarda le temperature minime che quelle massime. A Milano si sfioreranno lo zero al mattino e massime di 10 gradi di giorno, a Roma è prevista una minima di 2 gradi e una massima di 15, a Catania le massime scenderanno fino a 19 gradi contro i 28 degli ultimi giorni. Anche la domenica vedrà temperature frizzanti al mattino complici i cieli stellati della notte che permetteranno un sensibile raffreddamento. I venti forti del sabato al Centro-Sud tenderanno ad attenuarsi, salvo in Puglia e Calabria.

Le previsioni in dettaglio

  • Giovedì 16 novembre: al Nord sarà poco nuvoloso, ma coperto entro sera. Al Centro poco nuvoloso, peggiora dalla sera/notte. Al Sud è previsto bel tempo e caldo oltre la media del periodo;
  • Venerdì 17 novembre: al Nord prevalenza di bel tempo, ventoso. Al Centro attesi piovaschi occasionali sugli Appennini, e vento. Al sud previsto un peggioramento in serata con qualche pioggia sulle peninsulari, ventoso;
  • Sabato 18 novembre: al Nord e al Centro ci sarà sole e freddo al mattino, con molti venti sul Medio Adriatico. Al Sud prevalenza di bel tempo con vento forte.

Sciopero generale 17 novembre: chi aderisce dai trasporti alla sanità

Venerdì 17 novembre in Italia saranno diverse le categorie di lavoratori che limiteranno le ore di impiego per via dello sciopero contro la manovra, rimodulato per il settore dei trasporti dopo la precettazione. Lo stop è stato ridotto a quattro ore, appunto, nei trasporti, da bus e metro, ai treni e traghetti. Rimane invece di otto ore per le altre categorie, dalla scuola alla sanità alle poste, a livello nazionale. Da chiarire che l’astensione dal servizio per la data del 17 novembre interesserà solo le regioni del Nord-Italia, essendo lo sciopero indetto da Cgil e Uil articolato su cinque giornate.

Quattro ore di sciopero per trasporti e vigili del fuoco

Nel trasporto pubblico locale lo stop durerà dalle 9 alle 13 e riguarderà autobus, tram e metropolitane – ma non a Milano, dove Atm ha chiarito che non parteciperà all’agitazione. Stessi orari di stop nel trasporto ferroviario per il personale viaggiante e addetto alla circolazione dei treni e per il trasporto marittimo e il trasporto merci ferroviario. In una nota Ferrovie dello Stato ha annunciato «possibili disagi per chi viaggia in treno con ripercussioni sulle Frecce, gli Intercity e i treni regionali». E ha aggiunto che «gli effetti sulla circolazione, in termini di cancellazioni, limitazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dello sciopero.  Trenitalia invita tutti i passeggeri a informarsi sui collegamenti e i servizi attivi, prima di intraprendere il viaggio, attraverso l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità del sito web trenitalia.com, i canali social e web del Gruppo FS Italiane, il numero verde gratuito, oltre che nelle biglietterie e negli uffici assistenza delle stazioni ferroviarie, le self-service e le agenzie di viaggio convenzionate». Anche per i vigili del fuoco l’astensione durerà quattro ore, sempre dalle 9 alle 13. Resta invece dallo sciopero il trasporto aereo, come già deciso da Cgil e Uil insieme al personale di volo e di terra (gestori, handler, catering, servizi in appalto della vigilanza privata aeroportuale) e al personale Enav.

Sanità, scuola e pubblico impiego fermi per l’intero turno di lavoro

Lo sciopero di otto ore o dell’interno turno di lavoro riguarda inveve il pubblico impiego, la sanità, la scuola, l’università e ricerca, le poste e i servizi postali. Insieme a questi settori, le attività di servizio collegate come le mense. Anche per i taxi prevista fino alle 24 l’astensione della prestazione o di parte di essa. Così come per gli addetti alla viabilità di autostrade e Anas (ad eccezione del personale addetto alla circolazione e sicurezza stradale).

Le date dello sciopero nel resto d’Italia

Come anticipato, la mobilitazione di Cgil e Uil si articola su cinque giornate a livello interregionale: lunedì 20 novembre sarà la volta della Sicilia; venerdì 24 delle regioni del Nord; lunedì 27 della Sardegna e, infine, venerdì 1 dicembre delle regioni del Sud.

Cameron, a Kyiv il primo viaggio da ministro degli Esteri britannico

Prima visita ufficiale del nuovo ministro degli Esteri britannico David Cameron, tornato in pista dopo la batista delle Brexit e le conseguenti dimissioni da premier del 2016. L’ex primo ministro del Regno Unito si è recato a Kyiv, dove ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

David Cameron, a Kyiv il primo viaggio da ministro degli Esteri britannico: l'incontro con Volodymyr Zelensky.
David Cameron (Getty Images).

Zelensky: «Grati per il costante sostegno da parte del Regno Unito»

Zelensky si è congratulato con Cameron per la nomina e lo ha ringraziato per aver scelto Kyiv come meta della sua prima visita ufficiale all’estero. «È molto importante, soprattutto ora che il mondo sta prestando attenzione non solo alla situazione sul campo di battaglia in Ucraina», ha detto Zelensky, alludendo al Medio Oriente. «Siamo grati per il costante sostegno all’Ucraina da parte del Regno Unito. Siamo grati per la calorosa accoglienza che hanno ricevuto i cittadini ucraini nel Regno Unito. E siamo lieti che lei sia venuto in Ucraina».

Cameron: «Volevo che fosse questa la mia prima visita»

Il presidente ucraino ha pubblicato un breve filmato dell’incontro sui social media, durante il quale si può sentire Cameron dire: «Volevo che fosse questa la mia prima visita». Il nuovo ministro degli Esteri britannico ha poi dichiarato: «La mia presenza qui significa che continueremo a darvi il sostegno morale, il sostegno diplomatico, il sostegno economico e soprattutto il sostegno militare di cui avete bisogno non solo quest’anno e l’anno prossimo, ma per tutto il tempo necessario». Le parti hanno discusso della fornitura di armi destinate al fronte, del rafforzamento della difesa aerea, della protezione del popolo ucraino e delle infrastrutture critiche.

Il 78 per cento di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni usa internet sullo smartphone

La XIV edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo Tempi digitali, diffuso da Save the Children, mostra alcuni dati relativi all’utilizzo di smartphone, internet e tecnologie. In Italia, il 78,3 per cento dei ragazzi nell’età compresa tra 11 e 13 anni si connette a internet quotidianamente, prevalentemente tramite smartphone. L’età in cui i bambini e adolescenti possiedono o utilizzano uno smartphone sta diminuendo, con un notevole aumento di coloro che, tra i sei e i 10 anni, utilizzano il telefono ogni giorno dopo la pandemia. Questa percentuale è passata dal 18,4 per cento (2018-2019) al 30,2 per cento (2021-2022).

Competenze digitali: l’Italia è quart’ultima

Nonostante l’età stia diminuendo, il nostro Paese è quart’ultimo, tra quelli presi in esame, per le competenze digitali. La percentuale di giovani con competenze digitali scarse o nulle è del 42 per cento, superiore alla media europea del 31 per cento. Guardando invece ai giovani con competenze digitali avanzate, solo poco più di 1 su 4 (il 27 per cento) in Italia possiede tali competenze, a differenza del 50 per cento dei loro coetanei francesi e del 47 per cento degli spagnoli. La media nazionale italiana cela notevoli disparità regionali, con il Sud che registra oltre il 50 per cento dei giovani con competenze digitali scarse o nulle. Nel Nord e nel Centro, invece, i valori sono più vicini alla media europea, con percentuali del 34 per cento e del 39 per cento rispettivamente.

Tra gli adolescenti cresce il tempo trascorso online

Tra gli adolescenti, aumenta il tempo dedicato alle attività online: all’inizio del 2023, quasi la metà (il 47 per cento) dei 3.400 giovani tra gli 11 e i 19 anni coinvolti in un sondaggio durante il Safer Internet Day ha dichiarato di trascorrere più di cinque ore al giorno online (rispetto al 30 per cento nel 2020). Il 37 per cento di loro controlla lo smartphone più di dieci volte al giorno. Nonostante la legge stabilisca che l’accesso ai social media sia consentito solo dopo i 13 anni, la realtà mostra una presenza considerevole di preadolescenti che aprono profili indicando un’età maggiore o utilizzano quelli di adulti, spesso con il consenso più o meno consapevole dei genitori. Il 40,7 per cento degli 11-13enni in Italia utilizza i social media, con una maggioranza femminile (47,1 per cento) rispetto a quella maschile (34,5 per cento). Tra gli 11 e i 13 anni, si osserva un aumento dei casi di cyberbullismo. Le ragazze risultano più frequentemente vittime di atti di cyberbullismo, ma è presente anche una percentuale di bulle che attaccano le compagne con l’intento di isolarle e deriderle.

Dipendenza da internet: sale al 13,5 per cento

L’Atlante di Save the Children mette in luce che in Italia, il 13,5 per cento delle ragazze e ragazzi di 11, 13 e 15 anni manifesta un uso problematico dei social media. Questo fenomeno colpisce principalmente le ragazze, con l’età critica che si attesta sui 13 anni. Tra le principali ragioni dietro l’utilizzo intensivo dei social media c’è il desiderio di fuggire da sentimenti negativi. Per quanto riguarda, invece, i videogiochi, il 24 per cento dei giovani di 11, 13 e 15 anni ne fa un uso problematico, con i ragazzi maggiormente esposti e l’età critica che si abbassa a 11 anni. I comportamenti a rischio di dipendenza tecnologica, sia da social media che da giochi online, sono correlati a un aumento dell’ansia sociale, depressione e impulsività. Questi comportamenti sono anche associati a una qualità del sonno compromessa e a un rendimento scolastico inferiore.

Daniela Fatarella di Save the Children: «Luci e ombre»

Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children, ha dichiarato: «Tra opportunità e rischi, questo Atlante dell’Infanzia vuole essere una fotografia delle luci e delle ombre che le nostre ragazze e i nostri ragazzi stanno affrontando nel percorso lungo le autostrade digitali. C’è chi è stato messo nelle condizioni di percorrerle in fretta e di evitare gli ostacoli, chi con quegli ostacoli si è scontrato e chi, invece, quelle autostrade le vede solo da lontano».