Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma

Nella giornata del 16 dicembre 2025, la Banca d’Italia ha pubblicato tre concorsi pubblici per assumere 160 unità. Le immissioni coinvolgeranno sia l’amministrazione centrale che la rete territoriale, con contratti di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno. Nel dettaglio, l’istituto cerca figure di esperti e assistenti con orientamento nelle discipline economiche e vice assistenti. A seconda del bando per il quale ci si candidi, è necessario essere in possesso di un titolo di laurea o di un diploma di scuola superiore. Ecco, più nel dettaglio, dove reperire i bandi, qual è la suddivisione dei posti tra competenze e sedi territoriali, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove di selezione.

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, quali sono i posti?

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).

Ci sono poco più di 40 giorni di tempo a disposizione per candidarsi a uno dei tre concorsi pubblici della Banca d’Italia per un totale di 160 posti. Le selezioni riguardano interessati in possesso della laurea magistrale, specialistica, triennale o diploma ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato di:

  • 45 esperti a orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 18 posti all’amministrazione centrale e alla sede di Roma e gli altri 27 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando A);
  • 45 assistenti con orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 25 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Roma Vermicino e gli altri 20 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando B);
  • 70 vice assistenti suddivisi in 30 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Vermicino e i restanti 40 presso la rete di tutta Italia (Bando C).

Requisiti per candidarsi ai concorsi della Banca d’Italia di dicembre 2025

Per candidarsi a uno dei concorsi è necessario far riferimento ai requisiti e ai titoli di studio elencati all’interno del bando, reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa) o, direttamente, sul sito istituzionale della Banca d’Italia. In particolare, per i bandi A) e B) è necessario essere in possesso del titolo di studio universitario nelle discipline specifiche elencate all’articolo 1, mentre il solo bando C) ammette chi ha conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado della durata di cinque anni.

Come inviare la domanda per ciascun concorso?

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma
Una immagine esterna della sede della Banca D’talia in Via XX Settembre a Roma (Ansafoto).

L’invio della domanda di partecipazione a ciascun concorso della Banca d’Italia deve essere effettuato entro la scadenza del giorno 27 gennaio 2026 utilizzando la piattaforma telematica messa a disposizione dalla Banca d’Italia. Si può accedere alla piattaforma dal portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa), facendo una ricerca del concorso e cliccando sul tasto in basso «Invia la tua candidatura»; oppure direttamente dal sito istituzionale della Banca d’Italia seguendo il percorso Home > Chi siamo > Lavorare in Banca d’Italia > Informazioni sui concorsi > Concorsi aperti per cui è possibile presentare domanda e cliccare sul bando «160 assunzioni per l’Amministrazione Centrale e la Rete territoriale». Infine si ricorda che nel bando sono indicate le procedure di selezione, con la descrizione di ciascun esame preselettivo, scritto, orale, nonché la tabella di valutazione dei titoli.

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Finalmente riapre il Medagliere, nel Museo nazionale romano, a Palazzo Massimo. Un’ottima notizia per l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, un cultore delle monete dell’antica Roma, che anni fa spendeva molto tempo per ammirare le collezioni blindate dell’istituzione statale in quello che veniva chiamato “monetiere”, per accertarsi di quante monete antiche mancavano nella sua personale bacheca. Una raccolta, quella di Calta, che secondo numerosi esperti «vale più di quella museale». Che poi il merito di aver creato la collezione, oggi in mano allo Stato italiano, è del savoiardo Vittorio Emanuele III, ossia “il re numismatico”, protagonista assoluto degli studi sulle monete, autore del catalogo Corpus Nummorum Italicorum. La sua collezione contava 103.846 monete nell’anno 1940.

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
Dal sito del Museo nazionale romano.

Lollo ha un concorrente “ai piani alti” sul food: il papa

A Lollo piace vincere facile. Il successo della cucina italiana non si scopre certo oggi, ma ora che è diventata ufficialmente patrimonio immateriale Unesco, qualsiasi cosa significhi (spoiler: è solo una nostra illusione anche un po’ infantile) il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare prova a raccoglierne i frutti. Occhio però, ora ha un concorrente: nientepopodimeno che papa Leone XIV. Già, perché con Prevost a capo della chiesa cattolica mondiale, il Perù, terra nella quale ha svolto per anni il suo mandato pastorale, è diventata la «miglior destinazione culinaria del mondo» (nel 2024 era già stata premiata, ma solo come numero uno dell’America Latina), grazie a un piatto-simbolo come il ceviche. Vuoi vedere che, come suggerisce qualcuno, «quel signore vestito di bianco nel mondo è più ascoltato di Lollo»…

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (foto Imagoeconomica).

Carelli alla festa dell’ex editore de L’Espresso

Grande festa per Forbes Italia nella serata di martedì 16 dicembre a Roma, nelle sale di Palazzo Brancaccio. A guidare l’evento, con tanto di premiazioni di imprenditori, il direttore Alessandro Rossi con l’editore Danilo Iervolino. È apparsa curiosa la presenza all’evento del direttore de L’Espresso Emilio Carelli: perché Rossi era stato a capo del settimanale quando il proprietario era Iervolino, mentre Carelli è arrivato con il successivo editore, Donato Ammaturo. Tra l’altro, leggendo l’editoriale di Rossi, viene citata la mega sede milanese voluta da Iervolino per Forbes, in piazza Diaz, e molti hanno pensato agli uffici sontuosi di via del Corso ai tempi di Rossi, mentre ora Carelli & Co. si trovano in un edificio brutalista sulla via Ostiense. Tra i partecipanti alla serata, da sottolineare, alcune firme che scrivevano su L’Espresso di Rossi e poi «tagliate in malo modo», come sussurra qualcuno, dai successori, tipo il potentissimo Massimiliano Atelli, capo di gabinetto del ministro dello Sport Andrea Abodi. Tutta gente che ha la memoria lunga e attende sulla riva del fiume…

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Garante Privacy, il M5s torna a chiedere le dimissioni

No, non è finita la storiaccia della condanna a Report per il caso Sangiuliano: il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione di vigilanza Rai, Dario Carotenuto, è tornato a chiedere il passo indietro di Pasquale Stanzione e del collegio del Garante della Privacy: «Nel silenzio assordante che sta calando sulla vicenda, mentre ribadiamo senza giri di parole la richiesta di dimissioni per l’intero collegio, arriva un nuovo sonoro schiaffo in faccia all’Autorità. Il tribunale assolve Report per una puntata del 2020 e smonta pezzo per pezzo l’impostazione del Garante, giudicata infondata. Non solo: il Garante viene pure condannato a pagare le spese legali. Per fortuna ci sono i tribunali, ma in generale il fatto che il giornalismo di inchiesta possa essere soffocato da un’autorità politicizzata deve avere termine. E comunque: quanto dobbiamo ancora aspettare perché Agostino Ghiglia e compagni mollino la poltrona?».

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità

Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un messaggio nel quale si annuncia l’arrivo delle integrazioni di pensione di dicembre 2025, grazie alle quali molti pensionati potranno fruire di due indennità aggiuntive, verificabili nel cedolino di questo mese. Oltre all’assegno mensile, infatti, i percettori di pensione riceveranno la quattordicesima mensilità e un’indennità una tantum di 154,94 euro. Ecco, quindi, come verificare chi ha diritto a ricevere le due indennità e trovarne riscontro nel cedolino di pensione di dicembre 2025.

Integrazioni pensione dicembre 2025, a chi spetta il bonus di 154,94 euro?

Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità
La sede Inps in Corso Giulio Cesare a Torino (Ansafoto).

Con il messaggio numero 3781 del 15 dicembre 2025, l’Inps rende noto che sono state completate le elaborazioni per il pagamento delle due indennità di dicembre da erogare a integrazione della pensione di questo mese. Si tratta:

  • del bonus aggiuntivo di 154,94 euro;
  • della cosiddetta “quattordicesima”.

L’Istituto di previdenza stima che saranno oltre 400 mila i pensionati che riceveranno il trattamento integrativo di 154,94 euro. L’indennità è prevista dalla legge numero 388 del 2000. Più nello specifico, il bonus spetta ai percettori di pensioni di importo compreso tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro all’anno e rispetti le seguenti soglie:

  • di reddito personale fino a 11.766,30 euro;
  • di reddito familiare, per i pensionati coniugati, fino a 23.532,60 euro.

L’Inps informa, inoltre, che il pagamento è stato già effettuato in via provvisoria e che le verifiche saranno effettuate in un momento successivo sulla base dei redditi dichiarati dal percettore di pensione.

Pensioni, a chi spetta la quattordicesima mensilità 2025?

Per quanto concerne la quattordicesima mensilità, a dicembre 2025 l’indennità è stata riconosciuta a un totale di 149.580 beneficiari che hanno perfezionato i requisiti nel secondo semestre 2025. In particolare, il beneficio spetta ai percettori di pensione che abbiano compiuto l’età di 64 anni tra agosto e dicembre 2025, purché i loro redditi siano in linea con i limiti previsti. I pensionati interessati ad avere maggiori informazioni sugli importi ricevuti con il pagamento delle pensioni di questo mese, possono effettuare le opportune verifiche sul cedolino di dicembre 2025. Gli stessi, inoltre, possono ricevere le relative notifiche e-mail, App Io e nell’area personale del portale dell’Inps («MyInps») previa indicazione dei propri contatti. Infine, per ulteriori informazioni è possibile consultare il portale dell’istituto di previdenza o rivolgersi di persona alle strutture territoriali di competenza.

Corsi di filosofia per militari, l’ok dell’università di Modena

All’interno del corso di laurea in Scienze strategiche del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia prenderà forma un nuovo percorso curricolare a orientamento filosofico rivolto agli allievi ufficiali dell’Accademia militare di Modena. L’iniziativa è stata definita dopo l’approvazione, da parte del consiglio del corso di laurea, delle modifiche all’ordinamento didattico che entreranno in vigore dall’anno accademico 2026-2027 che prevedono anche l’attivazione di un secondo indirizzo a carattere gestionale, entrambi pensati per i frequentatori dell’Istituto militare. Il nuovo assetto rappresenta di fatto l’alternativa al corso di filosofia che non era stato accolto dall’Università di Bologna, scelta che aveva acceso un ampio dibattito con le critiche espresse anche da Giorgia Meloni.

Bernini: «Torna il dialogo tra sapere e servizio»

Sull’intesa tra Accademia e ateneo è intervenuta la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, sottolineando che «quando l’università sceglie di assumersi fino in fondo la propria responsabilità formativa, il Paese fa un passo avanti». Secondo la ministra, il percorso avviato a Modena «va esattamente in questa direzione. È la ripresa di un dialogo che qualcuno avrebbe voluto interrompere e che invece torna a riallacciarsi: tra sapere e servizio, tra formazione accademica e sicurezza nazionale. Due dimensioni che non si escludono, ma si rafforzano a vicenda». Bernini ha poi rimarcato che «la sicurezza non è solo tecnica o addestramento, ma anche comprensione profonda del mondo che cambia», aggiungendo che investire nella preparazione degli ufficiali significa rafforzare «istituzioni più solide, una democrazia più matura, un’Italia più forte nella sua libertà».

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda

Novità sulla presentazione della domanda e sulla fruizione del reddito di libertà 2025: l’importo, infatti, è stato aggiornato ed è salito a 530 euro al mese. L’incremento di quanto spettante deriva dal riparto delle risorse aggiuntive previste dalla Manovra del 2025. L’indennità spetta, per la durata di un anno, alle donne che siano rimaste vittime di violenza e che si trovino in condizioni di povertà. Il decreto del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 2025 ha reso definitivi gli aumenti dell’importo mensile del reddito di libertà.

Reddito di libertà 2025, qual è l’importo spettante?

Sale a 530 euro al mese l’importo del reddito di libertà 2025, l’indennità spettante alle donne vittime di violenza, in condizioni di difficoltà dal punto di vista economico. Infatti, il decreto del 17 settembre scorso del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, di concerto con i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, e dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 289 del 13 dicembre 2025, stabilisce l’aggiornamento dell’importo a 530 euro mensili, sulla base della ripartizioni delle risorse aggiuntive messe a disposizione dal comma 222 della legge 207 del 2024 (legge di Bilancio 2025). La misura serve a sostenere le donne vittime di violenza affinché possano intraprendere un percorso di autonomia personale.

A chi spetta il reddito di libertà 2025?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
Il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella (Imagoeconomica).

Inoltre, il reddito di libertà è cumulabile con altre forme di sostegno, come per esempio l’Assegno di inclusione (AdI). Pertanto, il sostegno spetta alle donne vittime di violenza, a prescindere che abbiano dei figli, seguite dai centri anti-violenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. L’indennità serve, soprattutto, a garantire una certa indipendenza economica alla donna uscita di casa per le ragioni indicate, il cui stato di bisogno straordinario e urgente sia stato accertato e dichiarato dalle strutture sociali.

Come presentare la domanda del sostegno alle donne vittime di violenza?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
La panchina rossa dedicata alle donne vittime di violenza di genere (Imagoeconomica).

Per ricevere il reddito di libertà è necessario presentare la domanda mediante il proprio Comune di residenza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Il Comune trasmette la pratica all’Inps che la gestisce sulla base degli requisiti e degli elementi a disposizione, nei limiti delle risorse finanziarie stanziate per la misura. La domanda può essere trasmessa anche per più anni, in caso di rigetto della precedente. Inoltre, per lo stesso anno non può essere inoltrata più di una richiesta. L’istituto di previdenza eroga l’indennità nei limiti delle risorse assegnate a livello regionale o di provincia autonoma. Infine, si ricorda che il sostegno non può essere erogato se la richiedente ha già fruito della stessa prestazione.

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti

In arrivo i contributi in FVG per le imprese e i liberi professionisti che potranno disporre di un bonus di 10 mila euro per l’adeguamento dei propri processi produttivi e dei servizi all’Intelligenza Artificiale a partire dal 2026. Per questa misura, la Regione Friuli Venezia Giulia ha stanziato una dote da un milione di euro che consentirà di ottenere i contributi fino al 75 per cento delle spese ammissibili. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha presentato l’incentivo nella giornata del 15 dicembre 2025, insieme alle altre misure contenute nella Finanziaria regionale del prossimo anno, con una particolare attenzione alle agevolazioni alle micro e piccole imprese, nonché ai liberi professionisti.

Bonus FVG 2026, a chi spetta e che cos’è il voucher di 10 mila euro?

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
ChatGPT, Intelligenza artificiale (Imagoeconomica).

Si attende per l’inizio del 2026 l’uscita del regolamento che darà attuazione a una misura adottata dalla Regione Friuli Venezia Giulia riguardante un bonus del valore del 75 per cento delle spese ammissibili ed entro l’importo massimo di 10 mila euro per gli investimenti dedicati all’intelligenza artificiale, considerata come una leva indispensabile per favorire la competitività e lo sviluppo delle imprese della regione. Il bonus potrà essere richiesto sia dalle micro e piccole imprese che dai liberi professionisti con residenza nella Regione. Per quanto riguarda la platea dei professionisti, saranno ammessi alla richiesta del voucher sia gli ordinisti che i non ordinisti. Pertanto, le imprese interessate dovranno fare attenzione alla pubblicazione del regolamento, previsto per il mese di febbraio 2026, che anticipa l’adozione del bando regionale. Grazie al documento, si potranno verificare le condizioni di accesso al bonus e come presentare la domanda.

Cosa si sa del bando sul bonus FVG 2026?

Qualche anticipazione è trapelata sul bonus per l’intelligenza artificiale nella giornata di ieri alla presentazione della legge Finanziaria 2026. Innanzitutto, non dovrebbe trattarsi di un click day, anche se le imprese e i professionisti dovranno fare in fretta per evitare l’esaurimento delle risorse, pari a un milione di euro. Con i voucher si potranno acquistare sia corsi di formazione che software da introdurre in azienda.

Rizzetto: «Friuli Venezia Giulia prima Regione a puntare sull’IA»

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera (Imagoeconomica).

«Sono molto orgoglioso del lavoro portato avanti dal gruppo di @fratelliditalia in Friuli Venezia Giulia sulla legge di Bilancio 2026 – si legge in un post di Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera – Il gruppo consiliare ha contribuito in modo determinante al rafforzamento della manovra regionale. Tutti gli emendamenti presentati sono stati accolti, a partire da un investimento strategico di un milione di euro sull’intelligenza artificiale: una scelta che rende il Friuli Venezia Giulia la prima Regione in Italia a puntare sull’introduzione dell’IA nei processi produttivi, a sostegno di micro e piccole imprese e dei liberi professionisti. Innovazione, inclusione e valorizzazione dei territori: è questa la direzione che vogliamo dare al Friuli Venezia Giulia».

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano

Il Comune di Milano e le università cittadine hanno firmato l’addendum al Protocollo interistituzionale «Milano per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne», rafforzando una rete che coinvolge già circa 40 soggetti tra istituzioni ed enti pubblici e privati. La sottoscrizione è avvenuta martedì 16 dicembre, nel corso di un’iniziativa pubblica con la partecipazione dell’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé e dei rappresentanti degli atenei milanesi.

Quali università di Milano aderiscono

All’accordo aderiscono l’Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca, Politecnico, Cattolica, Bocconi, lulm, Humanitas University e Università Vita-Salute San Raffaele, che si aggiungono ai firmatari del protocollo promosso dal Comune e avviato nel novembre 2023. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento cittadino sulle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne, mettendo in rete competenze, risorse e dati e superando la frammentazione degli interventi. Come spiegato dal Comune, l’adesione delle università amplia il raggio d’azione del protocollo, coinvolgendo in modo strutturale il mondo della formazione e della ricerca.

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano
Università Bocconi di Milano (Wikipedia).

Cosa prevede il protocollo sulla violenza contro le donne

Il protocollo impegna gli atenei a promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a studenti e studentesse e a diffondere una cultura del rispetto. Sono previsti percorsi universitari e multidisciplinari dedicati alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne, oltre a programmi di formazione continua per professionisti, insegnanti e operatori. Un altro punto centrale riguarda l’attivazione e il rafforzamento degli sportelli di ascolto all’interno delle università, in collaborazione con la Rete antiviolenza di Milano. Gli atenei si impegnano inoltre a svolgere attività di ricerca, a predisporre database condivisi e a collaborare allo sviluppo di politiche pubbliche più efficaci, anche in vista dell’istituzione di un Osservatorio cittadino sulla violenza di genere. Il lavoro sarà coordinato anche attraverso il Centro Interuniversitario Culture di genere, con momenti di confronto e verifiche periodiche sull’attuazione degli impegni assunti.

La Fontana di Trevi sta per diventare a pagamento

Nel prossimo futuro per visitare la Fontana di Trevi si dovrà pagare un biglietto. L’ipotesi sul tavolo del Campidoglio è stata confermata dall’amministrazione comunale, che parla però di un progetto ancora in fase di definizione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il contributo – pari a due euro – dovrebbe entrare in vigore dal 7 gennaio 2026, con accesso gratuito garantito ai residenti romani. Su questo punto, però, dal Comune arriva una precisazione: non esiste ancora una data ufficiale di avvio.

La precisazione del Campidoglio

Fonti del Campidoglio citate dall’Adnkronos chiariscono che si tratta di «un’ipotesi di lavoro su cui l’Amministrazione Capitolina sta ragionando da tempo» e che «ad oggi non sono state decise date, né sono state prese decisioni formali». Anche l’ufficio stampa dell’assessore al Turismo Alessandro Onorato conferma l’intenzione di introdurre il biglietto, ma smentisce che il calendario sia già definito. La ricostruzione del Corriere della Sera descrive comunque un modello già delineato: due corsie separate nella piazza – una per i residenti e una per i turisti — pagamento elettronico del ticket e mantenimento del numero chiuso già in vigore.

La Fontana di Trevi sta per diventare a pagamento
Fontana di Trevi (Imagoeconomica).

Le ragioni dell’introduzione del ticket per la Fontana di Trevi

Alla base della decisione c’è il sovraffollamento cronico dell’area. La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più visitati di Roma: solo nei primi sei mesi del 2025 ha registrato oltre 5 milioni e 300 mila visitatori, più di quanti ne abbia avuti il Pantheon in tutto il 2024. Dopo la fine dei lavori di manutenzione straordinaria, il Comune ha già introdotto un limite massimo di 400 persone alla volta. Secondo le stime citate dal Corriere, il ticket da due euro potrebbe garantire circa 20 milioni di euro l’anno, risorse che l’amministrazione intende destinare alla gestione, alla sicurezza e alla tutela del monumento.

Sospesa l’asta dei doni ricevuti da Meloni dai leader esteri

L’asta dei regali istituzionali ricevuti da Giorgia Meloni nel corso delle missioni ufficiali all’estero è stata bloccata. La sospensione, riportata dal Fatto Quotidiano, è legata alla posizione del responsabile della società incaricata della vendita, la Bertolami Fine Art, raggiunto da una misura interdittiva nell’ambito di un’indagine per traffico illecito di beni archeologici.  L’asta avrebbe dovuto riguardare esclusivamente i doni con un valore superiore ai 300 euro, soglia oltre la quale la normativa impedisce al presidente del Consiglio di trattenerli. Il valore complessivo stimato degli oggetti selezionati si aggira intorno agli 800 mila euro.

Che cosa comprende la “collezione” di Giorgia Meloni

L’elenco, reso noto dopo un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Italia Viva Francesco Bonifazi, comprende oltre 270 articoli attualmente conservati in un locale di Palazzo Chigi. Tra questi figurano il primo omaggio ricevuto, la veste tradizionale delle donne del Kerala donata dal premier indiano Narendra Modi al G20 di Bali del novembre 2022, una statuetta raffigurante Javier Milei con una motosega, un sacco di riso proveniente dal Pakistan e una statua di stoffa regalata da Michele Emiliano. Completano la raccolta numerosi tappeti provenienti da Paesi arabi, oltre a gioielli, quadri e altri oggetti di varia natura.

Cadavere sui binari nel Senese, bloccata l’Alta velocità tra Roma e Firenze

Forti ritardi sull’Alta velocità tra Roma e Firenze a causa del ritrovamento di un cadavere sulla ferrovia nei pressi della stazione di Chiusi-Chianciano Terme (Siena). Sono in corso le operazioni della Polfer e pertanto i treni potranno essere instradati sulla linea convenzionale, con un maggior tempo di percorrenza. Al momento si parla di ritardi quantificabili in 90 minuti, ma l’interessamento della linea ad alta velocità, su una tratta molto importante, ha temporaneamente diviso l’Italia in due e pertanto i disagi potrebbero aumentare.

Tra le parole dell’anno 2025 c’è anche Slop

L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il mondo e, di rimando, ne sta influenzando il linguaggio. Ne sono testimonianza le parole dell’anno scelte dalle grandi istituzioni internazionali per identificare mode, tendenze e argomenti virali del 2025. L’Oxford Dictionary ha scelto Ragebait, che ha definito «la sintesi perfetta per il caos degli ultimi mesi», con cui indicare i contenuti online creati appositamente per generare rabbia e indignazione. All’IA rimanda anche la decisione del Collins con Vibe Coding, espressione che descrive la programmazione supportata dall’intelligenza artificiale. Al filone si è unito ora anche il Merriam-Webster Dictionary, che per il 2025 ha scelto Slop, traducibile in italiano con «immondizia digitale» e strettamente legato al fenomeno del Brain Rot.

Cosa significa Slop, parola dell’anno 2025 per il Merriam-Dictionary

Il dizionario americano definisce Slop come «un contenuto digitale di scarsa qualità, solitamente generato in quantità tramite l’intelligenza artificiale». Insomma, tutta quella roba presente sui nostri schermi di smartphone e tablet che consumiamo quotidianamente, e molto spesso inconsciamente, quando scorriamo un feed sui social oppure navighiamo in Rete sui vari siti. Slop può essere qualsiasi cosa: video, fotografie, slogan pubblicitari, brevi testi, propaganda, ma anche interi libri generati da un utente solo tramite l’IA e ovviamente fake news volte a destabilizzare l’opinione pubblica. «È una parola davvero esemplificativa», ha spiegato Greg Barlow, presidente di Merriam-Webster, ad Ap. «Fa parte di una tecnologia trasformativa, l’intelligenza artificiale, ed è qualcosa che la gente trova affascinante, ma allo stesso tempo fastidiosa e un po’ ridicola».

«Come Slime, Sludge e Muck (termini britannici per indicare il fango, il letame o comunque qualcosa di sudicio, ndr.), anche Slop ha l’onomatopeico suono di qualcosa che non si vuole toccare», spiega ancora l’istituzione americana. Pur dedicata alla spazzatura digitale, l’espressione affonda le radici già nel XVIII secolo, quando era utilizzata per identificare il fango molle. Già nel XIX la si associava a uno scarto alimentare e, più in generale, all’immondizia o ai contenuti di scarso o nessun valore. Con l’avvento dell’IA, i sociologi hanno iniziato a parlare anche di Slop economy, tendenza in cui gli eccessi generati dall’intelligenza artificiale vengono sfruttati per ricavare denaro tramite le visualizzazioni o le interazioni sui social. Esempi ripresi dal Guardian includono, inoltre, palesi allucinazioni come gli articoli di viaggio che suggeriscono di visitare mense per i poveri come attrazioni, libri su Amazon con consigli pericolosi e meme tossici divenuti virali.

I dati sulla diffusione e i pericoli per l’informazione

L’AI Slop sta prendendo rapidamente piede grazie all’evoluzione e ai continui miglioramenti dei vari software presenti gratuitamente o a pagamento sul mercato. Sfruttando piattaforme come Sora di OpenAI oppure Veo o Nano Banana di Google Gemini, gli utenti hanno creato libri, podcast, canzoni, spot televisivi e persino film tramite l’intelligenza artificiale: il più delle volte senza badare alla loro qualità, ma solo per generare click, visualizzazioni e quindi denaro. Secondo un sondaggio di maggio 2025 della piattaforma di marketing Ahrefs, il 75 per cento di tutti i nuovi contenuti online di aprile aveva coinvolto un qualche tipo di IA.

Tra le parole dell’anno 2025 c’è anche Slop
Persone al telefono (Foto di John Lockwood via Unsplash).

Tanti, ovviamente, i rischi per la community, tra cui l’abbassamento della qualità dell’informazione e la sempre più alta probabilità di cadere in fallo e non essere più in grado di distinguere un prodotto reale da una fake. Avvantaggiando la disinformazione e cambiando l’opinione pubblica. È accaduto, per esempio, all’indomani dell’uragano Helene che nel 2024 si abbatté sulla Florida: per accusare l’amministrazione di Joe Biden di scarsa tempestività e cattiva gestione dell’emergenza, gli oppositori dell’allora presidente Usa pubblicarono online la foto fake di un bambino che abbraccia un cucciolo sotto la pioggia. Tanti anche i danni per i creator e gli artisti, in quanto agli occhi degli algoritmi non vi è alcuna differenza di peso fra un prodotto di qualità e uno scadente.

Concorso per 577 funzionari al ministero della Cultura: bando e domanda

Nella giornata del 15 dicembre 2025, il ministero della Cultura ha pubblicato il bando di concorso pubblico per reperire 577 funzionari non dirigenziali. Le assunzioni avverranno nell’area dei funzionari, famiglia professionale tecnico-specialistica per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Il rapporto di lavoro è regolato da contratto a tempo indeterminato e a orario pieno. Gli interessati possono presentare domanda per uno dei quattro profili previsti dal ministero che prevedono anche un fabbisogno differente di posti. Ecco, quindi, dove reperire il bando, quali sono i requisiti richiesti, come trasmettere la domanda e in cosa consistono le procedure di selezione in considerazione del fatto che si tratta di un concorso per soli esami.

Concorso funzionari ministero Cultura 2025, quanti sono i posti?

Concorso per 577 funzionari al ministero della Cultura: bando e domanda
Mibact – Ministero dei beni culturali e del turismo, ingresso sede (Imagoeconomica).

C’è tempo fino al 14 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al nuovo concorso del ministero della Cultura per 577 posti da funzionario. La figura ricercata appartiene alla famiglia professionale tecnica e specialistica per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale secondo la seguente ripartizione:

  • 100 posti di funzionario architetto (Codice 01);
  • 300 posti di funzionario bibliotecario (Codice 02);
  • 167 posti di funzionario archivista (Codice 03);
  • 10 posti di funzionario archeologo (Codice 04).

Quale titolo di studio serve per il concorso per funzionari ministero Cultura 2025?

Per l’ammissione alle prove, l’articolo 2 del bando, reperibile facendo una ricerca sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa), richiede lo specifico titolo di laurea (magistrale, specialistica o diploma di laurea), differente a seconda del codice di concorso per il quale ci si candidi. Inoltre, agli interessati si richiede anche il diploma di specializzazione, il dottorato di ricerca, il master universitario di II livello e, nel caso del profilo di funzionario architetto, anche l’abilitazione all’esercizio della professione.

Come inviare la domanda per candidarsi ai concorsi dei ministeri?

Concorso per 577 funzionari al ministero della Cultura: bando e domanda
Candidati a un concorso all’entrata nella sede per lo svolgimento della prova (Imagoeconomica).

Per l’invio della domanda di candidatura al concorso per funzionari al ministero della Cultura è necessario compilare il form sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione. Più nel dettaglio, dopo essere entrati sul sito internet InPa e aver fatto la ricerca della pagina del bando, è necessario cliccare su uno dei quattro tasti in basso «Invia la tua candidatura», corrispondenti ai quattro codici di profilo professionale del concorso. Il sistema richiede l’accesso con Spid, Cie o Cns. Dopo aver compilato il form di domanda e allegato i documenti richiesti dal bando, occorre cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 23.59 del 14 gennaio 2026. Si ricorda che il bando prevede la sola prova scritta, costituita da 40 quesiti, nelle rispettive materie elencate all’articolo 6. Si ricorda, infine, che nei giorni scorsi il ministero della Cultura ha pubblicato il bando di concorso per reperire 1.800 assistenti.

Concorso Agenzia Cybersicurezza 2025, bando per 17 posti: requisiti e domanda 

Nella giornata del 15 dicembre 2025, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha pubblicato il bando di concorso pubblico per reperire 17 coordinatori. Le assunzioni avverranno con contratto a tempo pieno e indeterminato e riguarderanno gli iscritti negli elenchi delle categorie protette. Il bando prevede quattro profili di coordinatori, relativi all’orientamento giuridico-economico e tecnico-scientifico. Ecco, quindi, cosa c’è da sapere sul bando e dove reperirlo, quali sono le figure previste e i requisiti richiesti per essere ammessi alla procedura di selezione, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove considerando che il concorso è per soli esami.

Concorso Agenzia Cybersicurezza 2025, quali sono i posti da assegnare?

Concorso Agenzia Cybersicurezza 2025, bando per 17 posti: requisiti e domanda 
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).

C’è tempo fino al 13 febbraio 2026 per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per un totale di 17 posti riservati agli iscritti alle categorie protette. Nel dettaglio, la suddivisione dei posti riguarda:

  • nove coordinatori con orientamento giuridico-economico, riservato alle categorie protette di cui all’articolo 1, della legge numero 68 del 1999;
  • due coordinatori con orientamento giuridico-economico, riservato alle categorie di cui all’articolo 18 della legge numero 68 del 1999 e alle categorie equiparate;
  • cinque coordinatori con orientamento tecnico-scientifico, riservato alle categorie protette di cui all’articolo 1, della legge numero 68 del 1999;
  • un coordinatore con orientamento tecnico-scientifico, riservato alle categorie protette di cui all’articolo 18, della legge numero 68 del 1999 e alle categorie equiparate.

Come inviare la domanda di candidatura ai concorsi con Inpa

Tutti gli interessati possono verificare i requisiti richiesti per partecipare alle prove del concorso per 17 posti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. In particolare, all’articolo 2 del bando sono elencati i requisiti di partecipazione. Per tutti e quattro i profili, si richiede il titolo di studio della laurea triennale o altra laurea equipollente, equivalente o equiparata, ai sensi della normativa in vigore. Per presentare la domanda è necessario collegarsi al portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa) e fare la ricerca della pagina del bando. Dopo aver fatto l’accesso con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns), è necessario compilare il form di domanda in tutte le sue parti e allegare i documenti richiesti. La trasmissione della pratica deve essere fatta con il tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 23.59 del 13 febbraio 2026. Infine, le procedure di selezione prevedono lo svolgimento di una prova scritta e di una orale nelle materie elencate agli articoli 6 e 7 del bando.

Il presidente dell’AIA Antonio Zappi deferito

L’AIA ha annunciato che sia il presidente Antonio Zappi sia il componente del Comitato nazionale sono stati deferiti al Tribunale Federale Nazionale. La Procura della Federcalcio a novembre ha chiuso un’indagine disciplinare sul presidente, per presunte pressioni legate al cambio ai vertici degli organi tecnici della serie C e D. L’accusa a Zappi è di aver sollecitato gli ex designatori Ciampi e Pizzi a dimettersi per lasciare spazio ai nuovi responsabili, Daniele Orsato per la serie C e Stefano Braschi per la D.

La nota dell’AIA

In una nota ufficiale l’Aia ha spiegato: «Il Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, informa gli associati di aver ricevuto in data odierna, unitamente al componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi, un deferimento da parte della Procura Federale in relazione a fatti e condotte rispetto ai quali ribadisce la propria totale estraneità e rivendica la piena legittimità del proprio operato. Nel pieno rispetto delle procedure e delle istituzioni della giustizia sportiva, sono state immediatamente avviate tutte le iniziative necessarie a fornire i chiarimenti richiesti e a mettere a disposizione la documentazione utile a dimostrare la correttezza dell’operato del Presidente e dell’Associazione Italiana Arbitri».

E ancora: «Il Presidente conferma la massima collaborazione con gli organi competenti e invita tutti gli associati a mantenere equilibrio, coesione e senso di responsabilità, evitando polemiche pubbliche che possano arrecare pregiudizio all’immagine, all’unità e alla credibilità dell’Associazione. Al fine di garantire la massima trasparenza, il Presidente ha formalmente richiesto che, nei limiti consentiti dalle norme vigenti, gli atti dell’indagine possano essere resi disponibili agli associati che ne facciano richiesta. Tale scelta è coerente con il mandato democratico conferito al Presidente e si fonda sui principi di trasparenza e condivisione, ritenuti essenziali per la tutela dell’immagine e dell’autonomia dell’AIA. Il Presidente ribadisce inoltre che il proprio operato è sempre stato orientato esclusivamente al bene comune dell’Associazione, nel pieno rispetto dell’autonomia tecnica e organizzativa dell’Aia, sancita dai principi informatori e dallo Statuto FIGC , e che ogni associato ha il diritto di formarsi una valutazione consapevole sulla base di elementi oggettivi».

Infine l’AIA ha spiegato: «In questo contesto si inserisce il lavoro svolto negli ultimi mesi dall’Associazione, con particolare riferimento all’impegno volto a contrastare con determinazione la recrudescenza degli episodi di violenza nei confronti dei giovani arbitri e a tutelare, senza esitazioni, l’autonomia tecnica dell’Aia da iniziative volte alla riduzione della stessa. Azioni intraprese sin dal 14 dicembre 2024 e condotte con fermezza, responsabilità e senso delle istituzioni, nell’esclusivo interesse dell’Associazione e dei suoi associati. L’AIA e il suo Presidente continueranno ad agire con rigore e determinazione, rivendicando in ogni sede la propria dignità istituzionale e tutelando la solidità dell’Associazione, proseguendo nello svolgimento del proprio ruolo con indipendenza e responsabilità. Resta ferma la volontà di portare avanti un progetto tecnico fondato sulla qualità, sulla crescita e sulla valorizzazione dell’intero movimento arbitrale, nel solco tracciato sin dall’inizio del mandato, nella convinzione che il rispetto delle regole e delle garanzie costituisca il fondamento di ogni valutazione equa e consapevole».

Alessandro Gisotti presidente del Radio and Audio News Group dell’EBU

Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani, è stato eletto presidente del Radio and Audio News Group (RANG) dell’Unione europea di radiodiffusione (European Broadcasting Union-EBU), dove rappresenta Radio Vaticana. Succede alla giornalista tedesca Stephanie Pieper della Rundfunk Berlin-Brandenburg.

Chi è Alessandro Gisotti

Nato a Roma nel 1974, Gisotti ha iniziato a lavorare nell’emittente pontificia nell’anno 2000 e fa parte del RANG dal 2021. Nel corso della carriera ha ricoperto ruoli strategici all’interno del Dicastero per la Comunicazione della Curia romana, a cui fa capo Radio Vaticana. Dal 31 dicembre 2018 al 21 luglio 2019 è stato direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede. Nel suo nuovo ruolo sarà chiamato a guidare i lavori di un gruppo che raccoglie direttori, giornalisti e produttori delle principali emittenti radiofoniche d’Europa, concentrandosi sui temi editoriali ed etici più attuali.

Caldaie, addio controlli in casa dal 2026? Cosa sapere

Dal 2026 la gestione delle caldaie domestiche potrebbe cambiare per circa 20 milioni di famiglie italiane. Una bozza di decreto del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, ancora in fase di consultazione, prevede una revisione profonda del sistema di ispezione degli impianti termici sotto i 70 kilowatt, cioè la quasi totalità delle caldaie a gas installate nelle abitazioni. Il testo dovrebbe sostituire il Dor 74 del 2013 e ha come obiettivo dichiarato la semplificazione degli adempimenti. Se la bozza di decreto venisse confermata, sparirebbe l’obbligo delle ispezioni fisiche fatte dai tecnici ogni anno.

Cosa prevede il decreto sulle caldaie

Caldaie, addio controlli in casa dal 2026? Cosa sapere
Caldaia (Pixabay).

Per gli impianti sotto i 70 kilowatt, i controlli non avverrebbero più con la presenza dei tecnici, ma solo tramite verifiche documentali e telematiche, basate sui dati caricati nei sistemi informatici regionali. Resterebbe invece l’obbligo del controllo dell’efficienza energetica, fissato come standard nazionale ogni quattro anni, con la possibilità per le Regioni di prevedere verifiche più frequenti solo in presenza di motivazioni specifiche.

La proposta divide

Da un lato c’è chi sottolinea la riduzione di costi, burocrazia e appuntamenti per i cittadini. Dall’altro, tecnici e associazioni di categoria segnalano criticità rilevanti. Secondo l’Unione Artigiani, affidare la sicurezza delle abitazioni a controlli a distanza presuppone un sistema informativo che oggi non sarebbe pienamente funzionante: i catasti degli impianti non sono sempre aggiornati e le piattaforme regionali spesso non incrociano i dati con quelli delle forniture di gas o delle anagrafi. Il timore è che, senza verifiche sul campo, aumentino i malfunzionamenti non intercettati, i guasti improvvisi, i consumi più elevati e i rischi per la sicurezza. A questo si aggiunge il fatto che molte caldaie domestiche hanno oltre 15 anni di età. Il nodo politico resta l’equilibrio tra semplificazione amministrativa e tutela della sicurezza domestica: la bozza è ancora allo studio e il confronto tra governo, Regioni e addetti ai lavori è aperto.

Grave lutto per Raffaella Fico e il compagno Armando Izzo

«Prima che si creino false speculazioni, io e la mia compagna, Raffaella Fico, desideriamo comunicare che abbiamo avuto una grave perdita». Con queste parole in una breve storia su Instagram, il 33enne difensore del Monza Armando Izzo ha comunicato un tragico lutto: a poche settimane dall’annuncio ufficiale della sua gravidanza la showgirl 37enne, incinta di cinque mesi, ha perso il bambino che portava in grembo. «Ci ha lasciato troppo presto e resterà per sempre nei nostri cuori», prosegue il calciatore sui social. «In questo momento di immenso dolore chiediamo rispetto, silenzio e sensibilità, evitando qualsiasi forma di speculazione su una perdita così delicata. L’unica forza che ci permette di andare avanti in questo momento è il nostro amore. Grazie».

Grave lutto per Raffaella Fico e il compagno Armando Izzo
La storia di Armando Izzo e Raffaella Fico (da Instagram).

L’annuncio della gravidanza di Raffaella Fico a Verissimo

Già mamma di Pia, nata dalla relazione con Mario Balotelli, Raffaella Fico aveva annunciato di essere in dolce attesa poche settimane fa durante un’ospitata a Verissimo. «Sto vivendo tutto come se fosse nuovo, non ricordo più niente della prima gravidanza», aveva spiegato la showgirl nello studio di Silvia Toffanin. «Sto scoprendo un nuovo mondo e sono felicissima perché accanto a me ho il mio uomo, lo abbiamo voluto. Mia figlia Pia è felicissima, ha sempre avuto il desiderio di un fratellino o una sorellina e quando glielo abbiamo comunicato ha fatto i salti di gioia. Noi viviamo tutti insieme e Armando con Pia ha davvero un rapporto molto bello». Poco dopo, lei e Izzo avevano confermato sui social, con un fiocco celeste, di aspettare un maschietto.

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia

Ormai è diventato una specie di sacrificio rituale collettivo: ogni tot mesi la nazione tutta condivide trepidazione, commozione e sdegno per l’uccisione efferata di una giovane donna da parte di un uomo, in genere il compagno, mentre un assortimento di ierofanti da tastiera e da talk show recita formule sempre uguali («ci vuole una cultura del rispetto», «donne, dovete cogliere i segnali», «è colpa delle mamme», «è colpa dei padri», eccetera). Poi, stanchi ma infelici ma anche, in certo modo, saziati di lutto virtuale, ce ne torniamo alla nostra vita, finché la cronaca non ci propone un’altra vittima degna di mobilitare di nuovo tutto l’apparato. Che non si dispiega per tutti i femminicidi: non per quelli – tantissimi – di donne mature o anziane, madri o nonne uccise da mariti o ex mariti, e nemmeno per quelle troppo derelitte, o per le single ammazzate dall’ex partner di una storia breve.

La commozione popolare si pasce dell’uccisione di vittime giovanissime e fiduciose per mano di esecutori piacioni o figli modello

In Italia la commozione popolare, come nei melodrammi di Verdi e Puccini, si pasce della mala morte di donne giovanissime, graziose, fiduciose come Giulia Tramontano, tradita e incinta, o Giulia Cecchettin, un tesoro di ragazza a due passi dalla laurea. Del resto i sacrifici di esseri viventi, umani o animali, richiedono vittime perfette e senza macchia, perché soltanto ciò che di più bello possiede la comunità è degno di essere sacrificato agli dei per esserne certi di ottenerne il favore o placarne l’ira. Solo che in questi casi a uccidere non è un apposito esecutore-sacerdote, ma un altro ragazzo, anche lui apparentemente perfetto e senza difetti, come il piacione Alessandro Impagnatiello o il “figlio modello” Filippo Turetta, uno con un buon lavoro in un ambiente figo, l’altro alle ultime battute di una laurea in ingegneria, il presunto magico talismano contro la disoccupazione. Bravi ragazzi che, messi alle strette, ammazzano brave ragazze, seguiti spasmodicamente dal pubblico dell’arena mediatica, come i tributi degli Hunger Games.

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia
Giulia Cecchettin (Ansa).

Ogni volta si ripetono le inutili ricette: dalle pene più severe alla promessa di prevenzione nelle scuole

Tanto è sinistro e inafferrabile il compiaciuto teatro dell’orrore che mettiamo su per questo tipo e solo per questo tipo di femminicidi, quanto sono ridicoli, nella loro inutilità e ripetitività, i tentativi di contrastare la violenza di genere con le solite ricette: le immancabili pene più severe e la promessa di prevenzione fin dalle scuole con corsi di educazione all’affettività. In un Paese governato da una signora che si è tenuta per anni un partner sessista e molestatore, e che all’opposizione vede un’altra signora che si è fidanzata con una donna (combinazione meno pericolosa per l’incolumità fisica), adulti infelici, poco pagati e spesso alle prese loro stessi con problemi relazionali, pretenderanno di insegnare agli adolescenti come costruire una relazione eterosessuale rispettosa. Platonica, naturalmente, visto che sono più di 40 anni che si chiede invano di fare educazione sessuale nelle scuole. Quarant’anni fa la ministra Roccella era ancora femminista e abortista e Pillon al collo portava solo il fiocco del grembiule, quindi non è proprio il caso di dare la colpa a loro.

Nemmeno la parità di genere riesce a contrastare la violenza sulle donne

Ma anche se l’educazione sessuale venisse finalmente introdotta nelle scuole, se i corsi di affettività non fossero una barzelletta, se (esageriamo) tutta la società italiana facesse passi da gigante sul piano delle pari opportunità, del pay-gap, dell’accesso delle donne a posizioni apicali, insomma, se l’Italia diventasse come la Finlandia, patria del modello scolastico ammirato in tutto il mondo, stroncheremmo la violenza contro le donne? I numeri dell’European Institute for Gender Equality dicono di no. L’uguaglianza di genere non contrasta la violenza di genere, o almeno non abbastanza. In Finlandia il 61 per cento degli omicidi con vittime donne sono perpetrati da partner o familiari, e il 47 per cento delle finlandesi afferma di avere subito molestie e violenze. La legge finlandese non contempla neppure il femminicidio o la violenza di genere come crimini specifici. Il luogo più pericoloso per le donne in Europa è l’Irlanda del Nord, che ha un tasso di violenza domestica triplo rispetto a Inghilterra e Galles. La sessista Italia è quartultima nella classifica europea dei femminicidi, dominata da Lituania e Lettonia, cui seguono Germania, Francia e Paesi Bassi. Che la civilissima Svezia sia penultima sorprende meno del fatto che il Paese europeo con meno femminicidi sia la Grecia, anche se negli ultimi anni si è registrato un clamoroso aumento. Non parliamo degli Stati Uniti, la terra del #MeToo e del politically correct, che marcia al ritmo di tre femminicidi al giorno, il triplo della Turchia di Erdogan.

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia
Scarpe rosse, simbolo della lotta alla violenza contro le donne, in Francia (Getty Images).

In Iran la violenza si fa scudo della religione, in Occidente dell’amore passionale: la stessa fetida minestra chiamata patriarcato

L’Occidente cristiano è pieno di cripto-ayatollah in versione domestica che se la loro partner rivendica libertà di uscire, di laurearsi, di viaggiare, e di vestirsi come le pare, o anche di lasciarli, le fanno quello che la polizia morale iraniana ha fatto a Mahsa Amini o ad Armita Geravand. In Iran la violenza di genere si fa scudo della religione, da noi dell’amore passionale, ma è la stessa fetida minestra secolare chiamata patriarcato. Allevati e allevate da millenni con questa minestra, ora dobbiamo inventarcene una nuova e abituarci tutti, e non è cosa né facile né breve. Nel frattempo l’unica soluzione ragionevole per limitare la strage di donne, più che insegnare l’affettività ai maschi (chi ha visto le reazioni degli adolescenti medi durante gli incontri scolastici sulla violenza di genere sa che la partita è difficile, se non persa in partenza) sembrerebbe insegnare l’anaffettività alle femmine.

Giocattoli per anziani, le versioni per combattere isolamento e demenza

Allenare la mente e combattere la solitudine. Negli Usa è boom di giocattoli per anziani, novità oppure versioni aggiornate di quelli già diffusi per bambini. Nonostante un calo nelle vendite dell’8 per cento, l’industria del settore ha registrato importanti valori negli acquisti dei nonni non soltanto per i nipoti, ma anche per sé stessi. Il 5 per cento dei prodotti è finito nelle mani degli adulti, in crescita rispetto al 2022. Per questo, le grandi aziende come Hasbro e Relish, hanno lanciato nuovi giocattoli pensati per chi ha più di 65 anni, molti dei quali acquistabili anche in Italia. Numerosi anche gli sconti durante la settimana del Black Friday.

Alleviando la solitudine e stimolando la memoria, alcuni giocattoli aiutano gli anziani a combattere l'età. I migliori prodotti.
La collezione Joy for All per anziani (Ageless Innovation, Instagram).

Da Scarabeo a Life, Hasbro reinventa i giocattoli con versioni per gli anziani

Fra le più attive nel settore dei giocattoli c’è Hasbro, che ha annunciato una partnership con Ageless Innovation, una global company che punta sul potere del gioco per invecchiare positivamente. Dalla loro collaborazione sono arrivate nuove versioni di tre classici giochi da tavolo, ossia Scarabeo, Trivial Pursuit e The Game of Life. Con l’intento di favorire l’utilizzo per gli Over 65, sono disponibili da giugno 2023 anche prodotti con pezzi da gioco più grandi e facili da afferrare, dimensioni dei caratteri maggiori nonché vari riferimenti che si rivolgono a tutte le età. Per esempio, come ricorda Associated Press, in base all’età del giocatore le risposte di Trivial Pursuit possono indicare la danza zumba o l’allenatore Jack LaLanne, il guru del fitness statunitense scomparso nel 2015.

I prodotti di Hasbro hanno così arricchito la collezione Joy for All di Ageless Innovation che comprende una serie di giochi di carte simili a Memory. Richiede infatti di trovare il collegamento fra due oggetti relativi a differenti epoche del passato e del presente, tra cui per esempio un telefono fisso e uno smartphone. Sugli scudi anche gli animali robot, disponibili anche per l’Italia sul sito ufficiale e su Amazon. Si possono comprare un gatto o un cane, che replicanno fedelmente movimenti e comportamento di un esemplare reale, regalando un po’ di compagnia e affetto al proprietario. Il felino robotico, per esempio, miagola, fa le fusa e risponde alle coccole dell’utente avvicinandosi alle mani o alle gambe. Il prezzo per l’acquisto online è di 160 euro. Ne bastano invece 61 per un uccellino animatronic che cinguetta e rompe il silenzio in casa.

Giochi di carte, scacchi e cruciverba: come stimolare la mente divertendosi

Su Amazon è disponibile un vasto assortimento di giocattoli e giochi da tavolo adatti anche agli anziani. Un esempio è l’All About Us di Relish. Si tratta di una versione progettata per chi soffre di demenza, che però può riunire tutta la famiglia. Per partecipare è sufficiente lanciare un paio di dadi e scegliere una carta, che indica un decennio della storia recente. Tramite alcuni spunti, bisogna porre una domanda agli avversari e chiedere loro di raccontare un ricordo della loro esperienza. In Rete è possibile acquistare anche gli scacchi per allenare la memoria di Eachhaha in legno, disponibili in più versioni. Seppur pensati per i bambini, sono utilissimi anche per gli anziani aiutandoli a rallentare l’invecchiamento e a mantenere alta la coordinazione occhio-mano, divertendosi assieme ai nipoti. Online ci sono poi anche diversi cruciverba e puzzle di forme e contenuto differente.

La temperatura media globale ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali

La temperatura media globale sta crescendo a ritmi sostenuti. Venerdì 17 novembre, per la prima volta, ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali, risalenti al periodo fra il 1850 e l’inizio del XX secolo. Ad affermarlo è il nuovo rapporto del Copernicus Climate Change Service con sede in Europa, condiviso sulla piattaforma X dalla vicedirettrice Samantha Burgess. «Non significa aver violato l’Accordo di Parigi», ha poi aggiunto la dottoressa alla Cnn. «Evidenzia però che ci stiamo avvicinando ai limiti massimi con frequenza costante». L’allarme arriva a due settimane dall’inizio della Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre. Urge un intervento immediato al fine di evitare ripercussioni forti e irreversibili sulla Terra. Occorre sottolineare però come i dati siano ancora preliminari e necessitino di altre conferme con studi e misurazioni previsti per il prossimo futuro.

LEGGI ANCHE: Clima Copernicus: «È stato l’ottobre più caldo di sempre»

Temperatura globale, l’Accordo di Parigi è ancora possibile

Nel suo post su X, Burgess ha confermato che la temperatura registrata venerdì 17 novembre è la più alta della storia. Un’analisi che conferma il precedente report di Copernicus che, a inizio novembre, aveva già identificato il 2023 come l’anno più caldo di sempre. «I valori sono stati, in media, 1,17 gradi superiori al periodo fra il 1990 e il 2020», ha sottolineato la vicepresidente Burgess. «Rispetto all’era preindustriale, prima che l’uomo iniziasse a bruciare combustibili fossili e alterare il clima naturale, parliamo di 2,06 gradi in più». Gli esperti hanno sottolineato come si tratti di un superamento temporaneo e non implica che si assisterà a un riscaldamento permanente dell’atmosfera. È tuttavia un indizio allarmante che conferma gli effetti della crisi climatica in corso sul pianeta.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Una ragazza in Brasile cerca ristoro dal caldo torrido (Getty Images).

Il superamento di 2 gradi della temperatura rispetto all’epoca preindustriale mette dunque a repentaglio il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima stipulato nel 2015. Allora, le superpotenze del mondo si imposero di limitare le emissioni di gas serra al fine di contenere il surriscaldamento globale sotto 1,5 gradi rispetto al periodo 1850-1900. «I nuovi dati non indicano una violazione», ha spiegato Burgess alla Cnn. «Tuttavia evidenziano un peggioramento. Possiamo infatti aspettarci una frequenza crescente di giorni con una simile temperatura media globale nei prossimi anni». Un timore condiviso anche dall’Organizzazione climatica mondiale, secondo cui il pianeta potrebbe superare costantemente la soglia massima già entro il 2027 per via di una combinazione fra il fenomeno del Niño e l’inquinamento. «C’è ancora tempo per intervenire, ma bisogna farlo al più presto».

Incendi e inondazioni, gli effetti del surriscaldamento nel 2023

L’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali sta causando una lunga serie di eventi meteorologici estremi. Gli incendi alle Hawaii e le tempeste sul Mediterraneo, senza dimenticare le inondazioni in Nord America, sono però solo la punta dell’iceberg. In aumento le possibilità di un collasso delle calotte polari, con relativo innalzamento dei livelli del mare ed estinzione di massa di tutte le barriere coralline. Difficile, in tal caso, anche l’adattamento per umani ed ecosistemi. «Il superamento dei 2 gradi era prevedibile», ha detto Richard Allan dell’Università di Reading. «Dobbiamo limitare i gas serra». Stando all’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, però, l’attuale impegno non è sufficiente. Per sperare di contenere il surriscaldamento globale, tutti gli Stati dovrebbero dimezzare le emissioni entro il 2030. Al ritmo attuale, però, anche se tutti rispettassero i propri impegni, l’inquinamento sarà il 9 per cento superiore al 2010.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Un termometro segna 40 gradi a Roma a giugno (Getty Images).