La produzione di ricchezza al ribasso per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009.
Hong Kong vede un 2019 con stime al ribasso del Pil a -1,3%, negative per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009: sono le previsioni aggiornate dal governo alla luce delle proteste pro-democrazia in corso nell’ex colonia da giugno e diventate sempre più violente nelle ultime settimane. Il governo ha rilasciato anche la lettura finale del Pil del terzo trimestre, in contrazione del 3,2% congiunturale e del 2,9% annuo, in linea con i dati preliminari.
IN RECESSIONE PER LA PRIMA VOLTA DAL 2009
La revisione al ribasso del Pil di oggi è la seconda del suo genere fatta quest’anno: dal 2-3% di crescita iniziale, ad agosto c’è stata la prima limatura allo 0-1%, in gran parte per il contesto economico generale diventato più difficile con lo scontro commerciale tra Usa e Cina. Con i dati definitivi sul terzo trimestre (-3,2% congiunturale e -2,9% annuale) Hong Kong è ufficialmente finita in recessione tecnica. A inizio mese, il segretario alle Finanze Paul Chan ha messo in guardia che ulteriori tagli alla crescita potevano essere “inevitabili” per il 2019 in scia alle turbolenze vissute dall’ex colonia da oltre 5 mesi, con “la grande possibilità” che per l’intero anno la città sarebbe finita in recessione, per la prima volta dal 2009.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Le forze di Mosca sono entrate in due ex avamposti americani nell'area: nella città di Metras e vicino a Kobane. E a Qamishli inizia la costruzione di un'altra base.
Gli elicotteri militari russi sono arrivati in una ex base statunitense vicino alla città siriana di Metras. Lo riportano i filmati trasmessi dal canale televisivo Zvezda del ministero della Difesa russo.
Il filmato mostra i militari russi che sbarcano da elicotteri Mil Mi-8 dopo che diversi mezzi, tra cui anche un Mi-35, sono atterrati. I soldati hanno poi issato la bandiera russa. La polizia militare ha poi fatto sapere di aver preso «sotto la sua protezione» un’altra ex base Usa, nei pressi di Kobane.
«La nostra unità ha preso l’aerodromo e la base sotto la sua protezione», ha dichiarato la polizia militare per quanto riguarda la struttura di Kobane, «e sta pattugliando il perimetro dell’area, sorvegliando le posizioni di tiro». «I genieri stanno verificando la presenza di esplosivi o mine nella struttura: non sappiamo quali trappole e sorprese gli ex proprietari potrebbero essersi lasciati alle spalle», ha affermato un ispettore militare, citato da Interfax.
INIZIATA LA COSTRUZIONE DI UN’ALTRA BASE A QAMISHLI
L’aerodromo era stato precedentemente occupato dalle forze governative siriane. Gli elicotteri dell’esercito russo sono stati poi schierati nella struttura per impedire alle forze statunitensi di danneggiare la pista. Il 14 novembre Mosca aveva annunciato di aver iniziato a costruire una base per elicotteri nell’aeroporto civile nella città di Qamishli, precedentemente usato dalle forze americane.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Sulla scia della grande manifestazione di Bologna, l'ex ministro e attuale europarlamentare ci riprova. E prepara una nuova iniziativa per il 21 novembre assieme a Matteo Richetti.
Carlo Calenda ci riprova. Dopo aver fallito nell’unire i partiti di centrosinistra dietro alla bandiera del suo Siamo Europei alle elezioni di maggio, sulla scia della grande manifestazione contro la Lega di Bologna rilancia una nuova iniziativa politica.
Questa mobilitazione va onorata. Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con @sbonaccini e @pdnetwork per combattere insieme. Ovviamente se i 5S non saranno alleati. @MatteoRichetti pic.twitter.com/JHW7Ah1toW
. «Questa mobilitazione va onorata. Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con Stefano Bonaccini ed il Pd per combattere insieme. Ovviamente se i 5s non saranno alleati», ha scritto su twitter Carlo Calenda postando una foto della manifestazione di ieri a piazza Maggiore a Bologna. Nel tweet compare il nome di Matteo Richetti, parlamentare emiliano ed ex Pd che ha seguito Calenda nella strada di Siamo Europei e si è schierato contro il governo con il M5s.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La sorella del geometra romano ha annunciato che la famiglia potrebbe citare in giudizio l'ex ministro per le sue parole dopo la sentenza di condanna dei carabinieri.
«Che c’entra la droga? Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto». È stato il commento di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital, dopo che commentando la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi, il leader leghista Matteo Salvini aveva detto che rispetta la famiglia ma il caso «dimostra che la droga fa male».
«CI BATTEREMO CONTRO QUESTI PREGIUDIZI»
«Anch’io», ha aggiunto Ilaria, «da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
L'argine costruito con Doris e in parte Bolloré in funzione anti-Del Vecchio non può reggere a lungo. E non sarebbe sufficiente in caso il patron di Luxottica ottenesse l'ok per arrivare al 20%. E così l'ad di Piazzetta Cuccia ha chiamato in suo soccorso il numero 1 di Unipol.
Si chiama Carlo Cimbri la carta segreta di Alberto Nagel nella guerra che lo vede contrapposto a Leonardo Del Vecchio per il controllo di Mediobanca e, suo tramite, di Generali. Complici gli errori che il patron di Luxottica sta commettendo nella gestione strategica dell’operazione, che gli stanno costando i tempi lunghi e la molta circospezione, per non dire diffidenza, con cui la Bce esamina la richiesta di poter superare la quota del 10% in Mediobanca, l’amministratore delegato della banca che fu di Enrico Cuccia sta organizzando la difesa e la controffensiva sapendo di avere del tempo davanti. Inizialmente Nagel ha cercato di serrare le fila degli attuali azionisti, trovando soprattutto in Ennio Doris il più disponibile. E anche Vincent Bollorè tutto sommato gli ha dato retta, avendo per ora venduto a Del Vecchio solo poche azioni.
CIMBRI, CAVALIERE BIANCO IN AIUTO ALL’AD DI MEDIOBANCA
Ma Nagel ha capito che quell’argine non può reggere a lungo, e che comunque non sarebbe sufficiente se e quando l’uomo di Agordo dovesse ottenere luce verde per arrivare al 20%. Allora ha scorso la sua agendina alla voce “amici del cuore”, e ha subito capito che l’uomo di Unipol, ormai anche banchiere con Bper, sarebbe perfetto nella veste di cavaliere bianco gradito. Il rapporto tra i due è antico e solido, cementato dall’operazione Sai-Fondiaria e dalla vicenda giudiziaria, poi archiviata, relativa al famoso “papello” sottoscritto da Mediobanca con Salvatore Ligresti. A quanto è dato sapere, Cimbri avrebbe risposto «eccomi» alla chiamata dell’amico, anche se resta ancora non del tutto definita la modalità con cui Unipol-Bper potrebbe intervenire in soccorso di Nagel.
Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Carabinieri in azione in tre regioni. In manette capi e affiliati del clan D'Abramo-Sforza di Altamura.
Dall’alba i carabinieri stanno eseguendo oltre 50 arresti ad Altamura (Bari), Foggia, Cerignola (Foggia), Matera, Lecce e Roma. Le ordinanze di custodia vengono notificate a presunti capi e affiliati del clan D’Abramo-Sforza di Altamura (Bari) ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto di armi anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione, turbativa d’asta.
OPERAZIONE ESEGUITA DAI CARABINIERI DI BARI
L’operazione è eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, supportati dai reparti speciali “Cacciatori di Puglia“, Nucleo Cinofili e VI Elinucleo Cc di Bari. Le misure restrittive sono state emesse dal gip di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito di attività d’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bari. I particolari dell’operazione verranno resi noti alle 11 nel corso di una conferenza stampa, presieduta dal procuratore di Bari Giuseppe Volpe, negli uffici della Procura della Repubblica a Bari.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Peggiorano le previsioni per la marea. Nella città lagunare ci si aspetta un nuovo picco di 160 centimetri. E Piazza San Marco resta allagata.
Peggiora la previsione di marea per il 15 novembre a Venezia. La stima di acqua alta è stata rivista al rialzo dai 150 centimetri precedenti a 160 cm sul medio mare, alle 11.20. Lo comunica il centro maree del Comune, che poco fa ha attivato le sirene di allarme in città. Attualmente il livello di marea è di 115 centimetri, con piazza San Marco già abbondantemente allagata.
CHIUSA PIAZZA SAN MARCO
Il sindaco, Luigi Brugnaro, ha quindi deciso la chiusura della piazza. Questo in considerazione dei gravi problemi causati dall’acqua alta che anche oggi sta allagando l’area Marciana.
«Sono le 9.20», ha detto Brugnaro in un video pubblicato sul proprio profilo di Twitter, «e sono ora costretto a far chiudere la piazza per ogni evenienza, in maniera tale di non mettere a rischio l’incolumità delle persone». Poco prima, in un altro post Brugnaro scriveva: «Un’altra giornata di allerta per Venezia. Il vento di scirocco continua a soffiare. Vi invito a evitare gli spostamenti e a tenervi aggiornati sul livello dell’acqua con il @ICPSMVenezia».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
L'ex sindaco di New York è finito al centro di un'inchiesta su operazioni finanziarie sospette. E, come nel caso dell'impeachment, i fari sono puntati sull'Ucraina.
L’avvocato personale di Donald Trump, Rudolph Giuliani, figura centrale nella vicenda dell’Ucrainagate, è indagato dalla giustizia federale nell’ambito di un’inchiesta su alcune sue operazioni finanziarie. Il sospetto è quello di possibili violazioni delle regole sui finanziamenti elettorali e di azioni illegali di lobby all’estero. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcuni funzionari dell’amministrazione Usa. Uno di loro ipotizza da parte della procura federale di Manhattan anche le accuse per corruzione di funzionari stranieri e cospirazione.
LA LENTE SULLE ATTIVITÀ DI GIULIANI IN UCRAINA
A indagare su Giuliani è l’ufficio del procuratore federale di Manhattan una volta da lui guidato, prima di diventare sindaco di New York. Le indagini – riporta sempre l’agenzia Bloomberg – si starebbero concentrando proprio sulle sue attività in Ucraina. Attività per le quali erano già finiti nel mirino degli inquirenti due soci di Giuliani arrestati alcune settimane fa, Lev Parnas e Igor Fruman, accusati di aver fatto illegalmente confluire centinaia di migliaia di dollari verso funzionari statunitensi e comitati politici che sostenevano Trump. Se i capi di accusa ipotizzati per Giuliani dovessero materializzarsi rappresenterebbero una vera tegola per il presidente Trump, soprattutto se venisse provato che l’ex sindaco di New York ha agito dietro le direttive del tycoon.
La politica estera degli Usa era minata dagli sforzi irregolari guidati da Giuliani
Bill Taylor, ex ambasciatore Usa a Kiev
Giuliani è stata una delle figure più chiacchierate della prima giornata di testimonianze pubbliche nell’ambito del procedimento che potrebbe portare all’impeachment di Trump. Uno dei testimoni, l’ex ambasciatore Usa a Kiev Bill Taylor, ha detto che Giuliani mise in piedi un canale politico «irregolare» che minò le relazioni con Kiev mentre cercava di aiutare il presidente Usa politicamente. Fare pressioni sul presidente ucraino Volodymir Zelensky per indagare il figlio del candidato presidenziale dem Joe Biden «mostra che la politica estera degli Usa era minata dagli sforzi irregolari guidati da Giuliani», ha detto Taylor.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Oltre 10 mila persone riunite in piazza Maggiore, mentre al Paladozza il leader leghista lanciava la candidatura per le Regionali di Borgonzoni. Davanti a più di un seggiolino vuoto.
A Bologna migliaia di persone sono scese in piazza contro Matteo Salvini nel giorno della convention leghista al Paladozza. Il 14 novembre collettivi e centri sociali hanno sfilato cgià dal tardo pomeriggio. In strada oltre 2 mila persone e attimi di tensione. Per allontanare il corteo che si stava avvicinando ai blindati schierati per proteggere il Paladozza la polizia ha usato gli idranti. Dal corteo, in via Riva Reno, poco distante dal palazzetto, sono partite bottiglie, fumogeni e palloncini pieni di vernice. A protezione della zona circostante il Paladozza, un ingente schieramento di uomini e mezzi. Ma l'”accoglienza” di Bologna a Salvini non è finita qui. In piazza Maggiore alcune migliaia di persone hanno fatto un flash mob pacifico nel segno delle sardine, il simbolo scelto per l’occasione per ingaggiare con la Lega una guerra di numeri su chi avesse più partecipazione, rispetto all’iniziativa del Paladozza. Gli organizzatori avevano annunciato di voler riempire il ‘Crescentone’ della piazza con migliaia persone strette, appunto, come sardine: obiettivo abbondantemente raggiunto, visto che la piazza era gremita. Circa 11 mila i presenti.
SALVINI LANCIA LA CANDIDATURA DI BORGONZONI
Dalla convention leghista, parlando delle proteste, Salvini ha detto: «Se sono pacifiche, sono le benvenute». Il leader del Carroccio ha poi parlato di temi nazionali: «Prima gli italiani potranno liberamente e democraticamente andar a votare, meglio sarà per tutti». E sulla condanna di due carabinieri per l’omicidio di Stefano Cucchi: «Se qualcuno ha usato violenza, ha sbagliato e pagherà. Questo testimonia che la droga fa male sempre e, comunque, io combatto la droga in ogni piazza». Passando al tema Regionali, Salvini ha lanciato la candidatura di Lucia Borgonzoni e l’assalto alla Regione fortino del centrosinistra, dove si vota il 26 gennaio : «È la candidata di tutto il centrodestra ma non solo, anche di tanti emiliani e bolognesi che si candideranno nelle liste civiche a sostegno di Lucia».
NIENTE SOLD-OUT AL PALADOZZA
Ad ascoltare Borgonzoni un palazzo dello sport con qualche seggiola vuota: circa 5 mila i presenti, ma il sold-out annunciato nei giorni scorsi non c’è stato. Nei numeri, la piazza ha più che doppiato la Lega. La fedelissima di Salvini (per lei sono arrivati sotto le Due Torri anche i governatori di Veneto, Lombardia, Sardegna, Umbria e Friuli-Venezia Giulia) ha indicato tra le priorità lo snellimento della burocrazia per aziende e famiglie, oltre alla sanità: «Quando dico che ci sono problemi, la gente mi guarda come una marziana, ma ci sono». Inevitabili i riferimenti ai cavalli di battaglia di Bibbiano («Mi criticano per quella maglietta, ma si dovrebbe vergognare chi non ha controllato») e all’assegnazione delle case popolari: «Dire che devono andare a chi è qui da più tempo, non è razzismo, ma giustizia».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Si tratta di un "papa straniero": per la prima volta il Consiglio superiore della magistratura non ha optato per una soluzione interna. A Roma da pm si è occupato di Ustica, Nar, Br e non solo. Poi togato di sinistra nel Csm e la nomina a Catania. Da n.2 dell'Anm si scontrò con Berlusconi.
La Cassazione ha un nuovo procuratore generale: è Giovanni Salvi, il “papa straniero” scelto dal Consiglio superiore della magistratura che per la prima volta non ha optato per una soluzione interna.
UNA LUNGA CARRIERA A ROMA
Salvi è in magistratura da 40 anni. Una lunga carriera segnata da due costanti: il legame con Roma, sua città di adozione, e con le funzioni di pubblico ministero, che non ha mai smesso se non per brevissimi periodi. Nato a Lecce, 67 anni fa, Salvi è arrivato alla procura della Capitale nel 1984 e ci è rimasto per 20 anni. Un lunghissimo arco di tempo in cui si è occupato di indagini delicate, come quelle sulla strage di Ustica, gli omicidi di Mino Pecorelli e Roberto Calvi e di inchieste sui Nar e le Brigate rosse.
NEL CSM CON MAGISTRATURA DEMOCRATICA
Esperienza interrotta nel 2002, quando Salvi è stato eletto componente togato del Csm, nella lista di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe confluita negli ultimi anni in Area, senza però sciogliersi.
A CATANIA FRA TRAFFICO DI MIGRANTI E MAFIA
A Roma è poi tornato da procuratore generale nel 2015, nominato all’unanimità dal Csm. Quattro anni prima invece era passata sul filo di lana la sua nomina a procuratore di Catania. E da quell’ufficio, che ha guidato dal 2011 al 2015, ha coordinato numerose inchieste sul traffico dei migranti e sulla mafia. Indagini che con la collaborazione dei capi di Cosa nostra catanese hanno consentito di individuare i responsabili di delitti centrali per la ricostruzione delle vicende nazionali dell’organizzazione mafiosa, come l’omicidio di Luigi Lardo.
GLI SCONTI ALL’ANM CON BERLUSCONI
Salvi in realtà non è del tutto estraneo all’ufficio che dovrà guidare: vi ha lavorato per quattro anni, dal 2007 al 2011, con le funzioni di sostituto pg. È stato anche vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati negli anni dello scontro tra le toghe e il governo Berlusconi. A cercare negli archivi non sono tante le sue esternazioni. L’ultima l’ha fatta per invocare rispetto per il lavoro della procura di Roma, dopo che la Cassazione ha fatto cadere l’accusa di associazione mafiosa per i condannati dell’inchiesta sul Mondo di mezzo.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Almeno sei feriti in uno scontro a fuoco, di cui due gravi. La polizia è intervenuta immediatamente.
Sparatoria in un liceo di Santa Clarita, in California. La polizia è immediatamente intervenuta e ci sarebbero almeno sei feriti, di cui due gravi. La situazione alla Saugus High School di Santa Clarita, nella contea di Los Angeles, sarebbe ancora in evoluzione. Gli agenti sarebbero impegnati in una caccia all’uomo, una persona vestita di nero che avrebbe aperto il fuoco. Tutte le scuole della zona sono in ‘lockdown‘.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il tennista romano batte in due set l'austriaco Thiem. Prima di lui, Panatta (1975) e Barazzutti (1978) erano riusciti a portare a casa solo un set.
Matteo Berrettini si congeda dalle Atp Finals di Londra con una vittoria, che non ne evita l’eliminazione ma lo fa entrare nella storia del tennis italiano. Il 23enne romano, nel terzo e ultimo incontro del gruppo B, ha battuto l’austriaco Dominic Thiem con il punteggio di 7-6 6-3, diventando così il primo tennista italiano vincere un match di singolare nelle Atp Finals. Prima di lui, Adriano Panatta nel 1975 a Stoccolma e Corrado Barazzutti nel 1978 a New York erano riusciti a conquistare solo un set nelle tre partite giocate: rispettivamente, contro Ilie Nastase e Raul Ramirez.
The first Italian ever to win a singles match at the #NittoATPFinals
What a way to end a breakthrough season for Matteo Berrettini!
Le Atp Finals riuniscono gli otto giocatori che hano fatto più punti nell’anno solare. Berrettini si presentava a Londra da ottava e ultima testa di serie, Thiem da quinta. I due, prima dell’incontro odierno, avevano avuto un percorso opposto nel girone: Berrettini aveva perso entrambe le partite contro Novak Djokovic (testa di serie numero 2) e Roger Federer (3) e arrivava al match con l’austriaco già eliminato; Thiem, al contrario, aveva vinto sia con il serbo, sia con lo svizzero, strappando in anticipo il pass per le semifinali. La vittoria di Berrettini arriva a una settimana dal trionfo del 18enne altoatesino Jannik Sinner alle Atp Next Gen Finals di Milano, ulteriore conferma di un momento estremamente positivo per il tennis italiano.
È una stagione incredibile, spero di tornare il prossimo anno. Sono felice di chiudere con una vittoria
Matteo Berrettini
Al termine della partita, Berrettini ha commentato: «Sono molto fiero per il mio team, la mia famiglia e i miei amici. È una stagione incredibile, spero di tornare il prossimo anno. Senza questi ragazzi non sarebbe stato possibile. Sono felice di chiudere con una vittoria». «Con Thiem ho giocato sempre partite molto combattute (i precedenti erano 2-1 a favore dell’austriaco, ndr)», ha proseguito il tennista classe 1996. «Sono stato bravo a tenere mentalmente nel primo set, sono molto contento della mia prestazione nonostante non sia al 100% fisicamente». «Ho vissuto diversi momenti difficili in questa stagione, sono stato insopportabile nei giorni brutti ma il mio team è stato incredibile», ha detto Berrettini, che ora è atteso dall’incontro di Coppa Davis contro il Canada. «Mi devo riposare in vista del prossimo grande evento e poi ci saranno le vacanze».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Secondo un'inchiesta del Giornale, il leader M5s avrebbe portato con sé agli Esteri un gruppo di affezionati: «Un cerchio magico da 700 mila euro».
Luigi Di Maio, il ministro dei viaggi in economy, è finito al centro di una polemica sugli stipendi al Ministero degli Esteri. Secondo un’inchiesta del Giornale, il leader del M5s avrebbe fatto assumere alla Farnesina otto fedelissimi con stipendi variabili, alcuni dei quali decisamente alti. Si tratta – scrive il quotidiano – di otto persone equiparate a dirigenti e funzionari, fatti assumere agli Esteri a partire dal 6 settembre scorso con scadenza fissata al “termine del mandato governativo”.
I collaboratori sono:
Augusto Rubei, inquadrato come “consigliere del ministro per gli aspetti legati alla comunicazione”, stipendio lordo di 140 mila euro l’anno;
Pietro Dettori, “consigliere del ministro per la cura delle relazioni con le forze politiche inerenti le attività istituzionali”, stipendio 120 mila euro;
Cristina Belotti, “capo segretaria e segretario particolare del ministro”, 120 mila euro;
Sara Mangieri, “consigliere per i rapporti con la stampa”, 90 mila euro;
Daniele Caporale, “consigliere del ministro per le comunicazioni digitali”, 80 mila euro;
Carmine America, “esperto in questioni internazionali di sicurezza e difesa”, 80 mila euro;
Giuseppe Marici, “consigliere per le informazioni diffuse attraverso i media”, 70 mila euro;
Alessio Festa, “consigliere per le relazioni istituzionali”, 11.580 euro.
Il totale dei compensi lordi è di 711 mila euro. «Finché Di Maio resta ministro, restano lì pure loro», scrive il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, «non è solo la quantità di fedelissimi imposti da Di Maio ma anche l’entità dei loro compensi a creare fastidio alla Farnesina, dove una gola profonda ci racconta che “all’ufficio del personale sono inorriditi, dicono di non avere mai visto prima degli stipendi così alti, forse l’ultimo che aveva fatto qualcosa del genere era stato De Michelis (ministro Psi, ndr) ma erano altri tempi e comunque non queste cifre”».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Entrambe sono attese il 14 novembre. La prima, che riguarda il pestaggio, vede imputati cinque carabinieri. La seconda i medici dell'ospedale Pertini, dove il geometra romano morì 10 anni fa. I genitori: «Ci aspettiamo una svolta».
Il 14 novembre è atteso come il giorno della possibile svolta sul caso di Stefano Cucchi. Da una parte, la sentenza della Corte d’Assise di Roma su cinque carabinieri imputati a vario titolo per omicidio preterintenzionale, abuso d’autorità, calunnia e falso. Dall’altra, quella della Corte d’Assise d’Appello di Roma su cinque medici dell’ospedale Pertini di Roma, dove nell’ottobre del 2009 il geometra romano morì una settimana dopo essere stato arrestato per droga. «Ilaria [Cucchi, sorella di Stefano, ndr] ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità», hanno commentato i genitori di Stefano, Giovanni Cucchi e Rita Calore, in mattinata. «Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali».
CHIESTI 18 ANNI PER DUE CARABINIERI
Partiamo dal processo che riguarda il pestaggio. Per l’accusa di omicidio preterintenzionale e abuso d’autorità sono finiti sotto processo i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro; per loro il pm ha chiesto la condanna a 18 anni di reclusione. Per il carabiniere Francesco Tedesco, l’imputato-accusatore che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul presunto pestaggio subito da Cucchi in caserma la notte del suo arresto, il rappresentante dell’accusa ha chiesto l’assoluzione dall’omicidio preterintenzionale e tre anni e mezzo di reclusione per l’accusa di falso. Otto anni di reclusione per falso sono stati richiesti per il maresciallo Roberto Mandolini; mentre per l’ulteriore imputazione di calunnia, contestata al carabiniere Vincenzo Nicolardi e ai colleghi Tedesco e Mandolini, il pm ha sollecitato una sentenza di non procedibilità per prescrizione del reato.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, con i genitori Giovanni e Rita durante l’udienza per la sentenza in Corte d’Assise nei confronti di cinque carabinieri.
I CINQUE MEDICI IMPUTATI NELL’ALTRO PROCESSO
Per quanto concerne il processo ai medici, gli imputati sono il primario del Reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e altri quattro medici, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Nei loro confronti il pg Mario Remus ha chiesto di non doversi procedere per prescrizione del reato di omicidio colposo. Un terzo processo, per presunti depistaggi, deve ancora entrare nel vivo e vede coinvolti otto carabinieri.
LE TAPPE PRINCIPALI DEL CASO CUCCHI
15 ottobre 2009: Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri al Parco degli Acquedotti a Roma perché trovato in possesso alcuni grammi di droga. Viene portato nelle celle di sicurezza di una caserma dei carabinieri.
16 ottobre 2009: Cucchi appare all’udienza di convalida del fermo con ematomi e difficoltà a camminare. Parla a stento: una registrazione diffusa successivamente testimonierà dello stato di Cucchi all’udienza. L’arresto è convalidato e Cucchi viene portato a Regina Coeli.
22 ottobre 2009: Cucchi, dopo una settimana di detenzione, muore nel reparto protetto dell’ospedale Pertini. Inizia la battaglia giudiziaria della famiglia che una settimana dopo diffonde alcune foto del cadavere in obitorio che mostrano ematomi e segni ‘sospetti’.
25 gennaio 2011: vanno a processo sei medici e tre infermieri del Pertini e tre guardie carcerarie.
5 giugno 2013: vengono condannati quattro medici del Pertini. Assolti gli infermieri e le guardie carcerarie.
31 ottobre 2014: in Appello tutti i medici vengono assolti.
Gennaio 2015: viene aperta l’inchiesta bis dopo che la Corte d’appello trasmette gli atti in procura per nuove indagini.
Settembre 2015: i carabinieri entrano per la prima volta nell’inchiesta: cinque vengono indagati.
Dicembre 2015: la Cassazione annulla con rinvio l’assoluzione dei cinque medici. Vengono nuovamente assolti nel 2016 ma la procura ricorre in Cassazione che dispone un nuovo processo d’Appello.
Gennaio 2017: la procura chiude l’inchiesta bis (quella sui cinque carabinieri). Nel luglio 2017 vengono rinviati a giudizio Di Bernardo, D’Alessandro e Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia insieme con il maresciallo Mandolini, mentre della sola calunnia risponde Nicolardi.
11 ottobre 2018: il pm Giovanni Musarò rivela che Tedesco per la prima volta parla di un pestaggio subito da Cucchi da parte di Di Bernardo e D’Alessandro. Le indagini sul pestaggio erano state riaperte grazie alle parole di un altro carabiniere, Riccardo Casamassima. Nel corso del processo emergono anche presunti depistaggi con la sparizione o l’alterazione di documenti di servizio. Si apre l’inchiesta.
16 luglio 2019: nell’ambito dell’inchiesta sui depistaggi vengono rinviati a giudizio il generale Alessandro Casarsa e altri sette carabinieri tra cui Lorenzo Sabatino, all’epoca dei fatti comandante del reparto operativo di Roma.
3 ottobre 2019: il pm chiede la condanna a 18 anni per Di Bernardo e D’Alessandro accusati del pestaggio che viene, per la prima volta, associato alla morte di Cucchi.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
A fine novembre si ferma un treno nastri per mancanza di ordini. I forni invece verranno chiusi tra metà dicembre e metà gennaio. Il piano della multinazionale per abbandonare Taranto.
La data dello spegnimento degli altiforni di Taranto è già segnata nel calendario di ArcelorMittal. La mattina del 14 novembre, ha fatto sapere il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, «l’amministratore delegato della multinazionale franco-indiana, Lucia Morselli, ha incontrato le rsu di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro del 13 novembre. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altiforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini».
«LA SITUAZIONE STA PRECIPITANDO»
«Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica», ha commentato Bentivogli. «Le RSU», ha aggiunto, «hanno chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo di domani. Il piano di fermate modifica le previsioni contenute nell’Aia, pertanto l’azienda si confronterà con il Ministero dell’Ambiente».
Maurizio Landini, segretario generale CGIL, al suo arrivo al Mise per il tavolo fra sindacati, governo e Arcelor Mittal, Roma, 9 luglio 2019. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
«LA DISCUSSIONE SUGLI ESUBERI NON È ACCETTABILE»
«Non voglio perdere neanche un posto di lavoro – ha detto – non è una discussione accettabile quella sugli esuberi. Lì si deve continuare a produrre acciaio, garantendo la salute di cittadini e lavoratori», ha detto a proposito il segretario generale della Cgil,Maurizio Landini, ospite di Tagadà su La7. Il 15 novembre è fissato al Miseil «primo incontro con la presenza dell’azienda. La situazione è difficile e i tempi delle decisioni devono essere rapidi. Per noi non ci sono le condizioni per recedere dal contratto, per noi ArcelorMittal deve applicare tutte le parti del contratto», ha concluso.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Sono stati i parenti delle vittime a rivolgersi alla Corte europee dei diritti umani per la presenza in libertà di due manager tedeschi condannati.
La Corte europea dei diritti umani ha avviato un procedimento contro Italia e Germania sul caso del rogo dello stabilimento della ThyssenKrupp a Torino il 6 dicembre 2007. Sono stati i parenti delle vittime e uno dei sopravvissuti, Antonio Boccuzzi, a rivolgersi alla Corte di Strasburgo, accusando i due governi di aver violato i loro diritti, in particolare quello al rispetto della vita, perché nonostante una sentenza di condanna dei tribunali italiani nel 2016 di due manager tedeschi, questi restano in libertà. Secondo i ricorrenti, in tutto 26, la violazione del loro diritto alla vita deriverebbe «dalle omissioni e dai ritardi delle autorità italianee tedesche nel dare esecuzione alla sentenza di condanna dei due manager». I ricorrenti affermano anche di non aver altro modo, se non attraverso la Corte di Strasburgo, per far valere i loro diritti nei confronti di Roma e Berlino. Il ricorso era arrivato a Strasburgo il 12 aprile dello scorso anno.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Várhelyi, designato per l'Allargamento, non ha superato l'audizione a Bruxelles. Bocciato da socialisti, liberali, Verdi e sinistra. Altro introppo sulla strada dell'insediemento di Von der Leyen.
Rimandato. Il commissario designato dall’Ungheria per l’Allargamento, Olivér Várhelyi, non ha superato l’esame nell’audizione del 14 novembre al parlamento europeo. È mancata la maggioranza a favore dell’esponente del Partito popolare europeo (Ppe) nella riunione dei coordinatori della commissione. Al commissario designato devono essere posti ulteriori quesiti.
SOTTO ESAME ANCHE IL FRANCESE BRETON E LA ROMENA VALEAN
Sono stati socialisti, liberali, Verdi e Gue (Sinistra unitaria europea) ad aver determinato la bocciatura di Várhelyi. Al parlamento europeo sono in programma nella stessa giornata le audizioni di tre commissari designati da Ungheria, Francia e Romania. Oltre a Várhelyi tocca al francese Thierry Breton per il mercato Interno e poi alla romena Adina Valean con il portafoglio ai Trasporti.
IN ATTESA DEL VOTO SULL’INTERA COMMISSIONE
Se i tre commissari fossero stati “promossi” alle audizioni, la plenaria di Strasburgo il 27 novembre si sarebbe espressa con un voto sulla Commissione in toto in modo che Ursula von der Leyen potesse insediarsi a Palazzo Berlaymont a inizio dicembre. Ma sull’ungherese è subito arrivato un intoppo.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La Lega perde un punto percentuale, ma si conferma saldamente il primo partito col 33% delle preferenze. In crescita il Pd, cala ancora il M5s. La rilevazione Emg Acqua.
Se si votasse oggi, la Lega si confermerebbe saldamente il primo partito con il 33% dei consensi, seguita dal Partito democratico con il 19,5% e il Movimento 5 stelle dato al 16,1%. Lieve flessione per il Carroccio, che perde poco più di un punto percentuale dalla precedente rilevazione. Viceversa, i dem recuperano mezzo punto percentuale, mentre in una sola settimana il M5s perde lo 0,2%.
FRATELLI D’ITALIA SI FERMA POCO SOTTO IL 10%
Sono questi i principali dati che emergono da un sondaggio Emg Acqua condotto per la trasmissione Agorà in onda su RaiTre. Secondo lo stesso sondaggio Fratelli d’Italia è al 9,8%, Forza Italia al 7,4%. Italia viva è al 5,7%, +Europa al 1,8%, La Sinistra 1,7%, Europa verde al 1,0% e Lista Calenda 1,0%.
LA MAGGIOR PARTE DEGLI ITALIANI CONTRARIA AL NUOVO GOVERNO
Alla domanda «lei pensa che sia stato un bene far nascere questo governo?» il 54% degli intervistati ha risposto “no”, il 28% ha risposto “sì”, il 18% ha preferito non rispondere.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il team internazionale a guida olandese che investiga sull'abbattimento del volo della Malaysia Airlines ha pubblicato delle intercettazioni che mostrano i contatti tra funzionari di Mosca e ribelli separatisti.
Nuova svolta nell’intricato caso dell’abbattimento del volo Malaysia Airlines 17. In particolare sarebbero stati individuati stretti legami tra la Russia e i ribelli del Donbass testimoniati da nuove intercettazioni telefoniche tra funzionari russi e alcuni leader separatisti.
Le conversazioni sono state pubblicate dal Team investigativo internazionale a guida olandese (Jit) sulla tragedia del Boeing malese abbattuto nei cieli del Donbass in guerra nell’estate del 2014. Le telefonate risalgono alle settimane precedenti alla sciagura in cui morirono 298 persone. L’aereo fu abbattuto da un missile di fabbricazione russa.
Lo scorso giugno, gli investigatori hanno accusato quattro persone per la tragedia aerea: tre sono cittadini russi e – secondo gli inquirenti – sono o sono stati agenti dell’intelligence di Mosca. Uno degli incriminati è Igor Strelkov, al secolo Igor Girkin, ex comandante delle milizie separatiste del Donbass che sarebbe anche tra le persone coinvolte nelle conversazioni intercettate.
I RUSSI COINVOLTI NELLE INTERCETTAZIONI
Le telefonate riguardano anche il consigliere di Putin, Vladislav Surkov, il “premier” dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Borodai, e il leader crimeano scelto da Mosca, Vladislav Surkov. In almeno tre telefonate, i separatisti affermano di agire nell’interesse della Russia e su ordine dei suoi servizi segreti. «Sto eseguendo gli ordini e difendendo gli interessi di uno e di un solo Paese: la Federazione Russa», ha detto Borodai in una telefonata.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il gesuita spagnolo è stato scelto per il ruolo di prefetto della Segreteria per l'Economia. Si insedierà a partire da gennaio 2020.
Nuove nomine in Vaticano. Papa Francesco ha infatti scelto il sostituto del cardinale George Pell, sospeso nel 2017 per difendersi nel processo in cui è accusato di abusi sessuali sui minori in Australia. Il suo mandato come prefetto della Segreteria per l’Economia è scaduto a febbraio. Per tale ruolo il pontefice ha scelto padre Juan Antonio Guerrero Alves, che si insedierà a partire da gennaio 2020.
GLI INCARICHI NELLA COMPAGNIA DI GESÙ
Spagnolo, nato a Merida nel 1959, Guerrero Alves è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1979. Nella biografia diffusa dalla sala stampa vaticana si legge che è stato ordinato sacerdote nel 1992. Laureato in Economia e in Teologia, è stato professore di Filosofia sociale e politica presso l’Università Pontificia Comillas (1994-1997 e 1999-2003), maestro di novizi dei Gesuiti in Spagna (2003-2008), superiore provinciale a Castiglia (2008-2014), economo della Compagnia di Gesù in Mozambico (2015-2017) e direttore del Collegio Sant’Ignazio di Loyola (2016-2017) nello stesso Paese. Dal 2017 è delegato del Superiore generale per le Case e le opere interprovinciali a Roma e consigliere generale della Compagnia di Gesù. Al suo posto il Superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa, ha nominato padre Johan Verschueren.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it