Il calendario delle elezioni del 2026, dagli Usa alla Russia
Il 2026 sarà un anno di elezioni chiave, con grandi tornate in America Latina e passaggi delicati in Europa, così come negli Stati Uniti dopo si terrà il voto di midterm. Ecco il calendario con i principali appuntamento elettorali dell’anno.
Uganda
In Uganda le elezioni si terranno il 15 gennaio. Il presidente Yoweri Museveni, che nella tornata precedente con il suo National Resistance Movement ha mantenuto una solida maggioranza parlamentare, si prepara a ottenere il settimo mandato consecutivo. L’opposizione più dinamica è rappresentata dalla National Unity Platform guidata dal musicista Bobi Wine (vero nome Robert Kyagulanyi).
Costa Rica
Il primo febbraio sono in programma le elezioni generali in Costa Rica, dove saranno membri del parlamento, due vicepresidenti e il nuovo presidente. Per l’incarico più importante ci sono 20 candidati, tra cui cinque donne. Per essere eletto al primo turno, il vincitore dovrebbe avere più del 40 per cento, in caso contrario ci sarà il ballottaggio (fissato al 5 aprile).
Bangladesh
Il 12 febbraio si terranno elezioni generali in Bangladesh, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, che aveva governato il Paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. A fine dicembre è arrivata la notizia della morte a 80 anni dell’ex premier Khaleda Zia, storica leader del Partito Nazionalista del Bangladesh: era considerata la grande favorita per la vittoria.
Colombia
La Colombia sarà chiamata al voto l’8 marzo, quando i cittadini sceglieranno senatori e rappresentanti della Camera dal 2026 al 2030. Il 31 maggio sarà poi la volta delle presidenziali, con l’attuale capo di Stato Gustavo Petro per legge non ricandidabile. Il Patto Storico di sinistra, partito del presidente uscente, candida il senatore Iván Cepeda, favorito nei sondaggi. Tra gli sfidanti ci sono il centrista Sergio Fajardo e il conservatore Abelardo de la Espriella.
Ungheria

Il 2026 potrebbe segnare la fine del più lungo periodo di potere ininterrotto da parte di un primo ministro nell’Unione europea: quello di Viktor Orbán in Ungheria, Paese chiamato al voto il 12 aprile. L’opposizione è guidata dal partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato del governo di Orbán. I sondaggi indicano un testa a testa tra Fidesz dell’attuale premier e Tisza i due, se non il secondo partito addirittura in vantaggio.
Perù
In Perù si terranno elezioni generali il 12 aprile (con il probabile ballottaggio il 7 giugno). Questa tornata vedrà un numero record di aspiranti presidenti. Due i favoriti: Rafael Lopez Aliaga (Popular Renewal), leader di Renovación Popular ed ex sindaco di Lima – si è dimesso per rispettare i requisiti di legge – e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), alla quarta candidatura.
Etiopia
Il primo giugno si terranno le elezioni generali in Etiopia. I sondaggi danno come largamente favorito il Prosperity Party del premier Abiy Ahmed. Il voto sarà un test cruciale per la stabilità del secondo Paese più popoloso d’Africa, segnato da conflitti interni.
Armenia
In Armenia il premier Nikol Pashinyan e il suo partito Contratto Civile cercano la riconferma il 7 giugno, sullo sfondo dei negoziati di pace con l’Azerbaigian e il progressivo distacco dalla Russia. La popolarità di Pashinyan è però ai minimi: a suo favore gioca la frammentazione dell’opposizione. Occhio alle interferenze di Mosca.
Zambia
In Zambia si vota il 13 agosto. Verranno scelti il presidente (in un sistema a due turni), i membri dell’Assemblea nazionale, consiglieri e presidenti di consiglio. Il presidente Hakainde Hichilema e l’UPND partono dall’assetto uscito dalle ultime elezioni, con 82 seggi contro i 60 del Patriotic Front.
Svezia
Il 13 settembre occhi puntati sulla Svezia: le elezioni generali definiranno i 349 membri del Riksdag, che a loro volta eleggeranno il premier. Il governo di centrodestra del blocco Tido, guidato da Ulf Kristersson, è dato in leggero svantaggio contro l’opposizione di centrosinistra,
Russia
Entro il 20 settembre si terranno in Russia le elezioni legislative per la Duma di Stato. Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, che controlla 7 seggi su 10, è nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta: i sondaggi lo danno oltre il 50 per cento.
Brasile
Il 4 ottobre gli occhi del mondo saranno puntati sul Brasile, dove verranno eletti presidente e membri del parlamento. Luiz Inácio Lula da Silva correrà per un quarto mandato, mentre Jair Bolsonaro è escluso per motivi giudiziari.
Israele

Entro il 27 ottobre le elezioni alla Knesset chiuderanno il mandato del governo di Benjamin Netanyahu, formato dopo le elezioni del 2022. L’attuale primo ministro di Israele punta a ricandidarsi per consolidare la coalizione di destra-religiosa, nonostante le critiche per la gestione della guerra a Gaza.
Danimarca
Entro il 31 ottobre si svolgeranno le elezioni generali in Danimarca. Dopo aver perso Copenaghen per la prima volta dal 1938, Mette Frederiksen e i socialdemocratici dovranno ora affrontare un voto nazionale, sullo sfondo delle mire espansionistiche degli Usa di Donald Trump nei confronti della Groenlandia.
Stati Uniti
A proposito di Stati Uniti, il 3 novembre negli Usa si terranno le elezioni di midterm: i cittadini voteranno per i 435 seggi della House of Representatives e 35 seggi (su 100) del Senato. Al momento il quadro a Washington è quello di una maggioranza repubblicana risicata alla Camera (220-213, con seggi vacanti) e di un Senato con 53 repubblicani, 45 democratici e 2 indipendenti.
Nuova Zelanda
In Nuova Zelanda si terranno elezioni generali entro il 19 dicembre: i cittadini sono chiamati a cittadini eleggere i 120 membri della Camera dei rappresentanti.























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