La faida tra primedonne nel mondo Maga

Mentre negli Stati Uniti continuano le proteste contro l’Ice, nel variegato mondo MAGA si sta consumando una faida tra primedonne, fiere portabandiera della womanosphere. Da una parte c’è l’influencer Candace Owens, famosa in Europa per avere diffuso la teoria secondo cui la première dame Brigitte Macron sarebbe un uomo. Bufala che le è costata una causa di diffamazione da parte del presidente francese e signora. Dall’altra invece c’è la vedova più famosa d’America: Erika Kirk.

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Donald Trump e Erika Kirk (Ansa).

L’attacco di Candace Owens a Erika Kirk

In una puntata del suo podcast su YouTube, Owens ha diffuso un audio in cui Kirk si beava dell’impennata delle vendite del merchandising di Turning Point Usa, l’organizzazione fondata dal marito Charlie. Non ci sarebbe nulla di strano, si dirà. Ma ad avvelenare l’influencer è stata la tempistica. L’audio sarebbe infatti stato registrato meno di due settimane dopo l’uccisione dell’attivista di estrema destra alla Utah Valley University, nel settembre 2025.

«Il fatto che siamo riusciti a realizzare un evento che rimarrà nella storia di questo secolo è semplicemente pazzesco», commenta Mrs. Kirk riferendosi al funerale del marito a cui hanno partecipato, tra gli altri, Donald Trump, Elon Musk e J.D. Vance. «Abbiamo avuto oltre 275 mila spettatori e lo stadio era stracolmo», aggiunge ringraziando tutte le persone che hanno contribuito a organizzare e promuovere la cerimonia. Funzione-evento che avrebbe dato una spinta notevole alle vendite di cappellini, t-shirt, shopper, felpe, sticker col logo di Turning Point Usa: «Abbiamo superato le 200 mila unità», sottolinea la vedova soddisfatta. Un tono che Owens definisce «sgradevole». Fuori luogo sarebbe, in particolare, una risata che si sente nella clip di due minuti: «Non sono passate nemmeno due settimane dall’assassinio di suo marito e stiamo già parlando di numeri e obiettivi commerciali oltre le aspettative», sottolinea. Per poi aggiungere: «Sappiamo che ognuno affronta il lutto in modo diverso, ma mi aspettavo di sentirla più turbata».

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Candace Owens (Ansa).

La vedova Kirk nel mirino degli haters

Owens non è comunque la prima a dubitare del dolore della vedova. Basta cercare Erika Kirk su X, Instagram e TikTok per essere sommersi dai meme. Molti si concentrano sul suo arrivo ad AmericaFest, la convention annuale di Turning Point Usa, a dicembre. «Manco fosse Katy Perry», scrivono i più gentili commentando la passerella della donna fasciata in un abito scintillante tra i fuochi d’artificio. Tra i tanti, si segnala la parodia della drag queen Erika Qwerk, con dollari in mano, che ha fatto imbestialire il popolo MAGA.

Candace Owens non ha comunque intenzione di mollare il colpo. Qualche ora dopo l’uscita del podcast su YouTube, ha pubblicato su TikTok una videocall di Erika Kirk con i dipendenti di TPUsa. Sono passati cinque giorni dalla morte del marito e la donna, in lacrime, promette che nessuno rischia il licenziamento: «Siamo una famiglia, sono molto legata a voi», assicura. Clip seguita a ruota dalla storia di una dipendente fatta fuori senza alcuna spiegazione dall’organizzazione.

Il complottismo sull’assassinio di Charlie Kirk

Che i rapporti tra Owens e la vedova Kirk non siano dei migliori non è certo un segreto. L’influencer non è stata invitata ad AmericaFest, nonostante sia tanto apprezzata da Donald Trump. Nonostante l’assenza, è stata comunque attaccata da alcuni ospiti. D’altronde la podcaster non ha mai sposato la versione ufficiale sull’assassinio di Charlie Kirk: ipotizza, infatti, che potrebbero essere coinvolti Francia, Israele ed Egitto e che l’attivista conservatore sia stato vittima di un complotto e “tradito” da persone di Turning Point Usa a lui vicine. Una verità scomoda che le forze dell’ordine starebbero insabbiando. Voci, insinuazioni e teorie assurde che hanno infiammato i MAGA tanto da da ‘costringere’ le due donne a un lungo faccia a faccia. Che però non pare essere stato risolutivo. Se Erika Kirk ha definito l’incontro «molto costruttivo», Owens non ha cambiato idea: per lei il 22enne Tyler Robinson non sarebbe l’unico responsabile dell’omicidio.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti

«Abbiamo sventato una serie di cyberattacchi a sedi del ministero degli Esteri, a cominciare da Washington e anche alcuni siti delle olimpiadi invernali, con gli alberghi di Cortina». Lo ha detto Antonio Tajani parlando con i giornalisti a Washington, sottolineando che si tratta di «azioni di matrice russa». L’attacco è stato infatti rivendicato dal gruppo di hacker filorussi Noname057(16): come già accaduto in passato, l’azione del gruppo pro-Cremlino è stata di tipo Ddos (Distributed denial of service), crimine informatico che mira a rendere inaccessibile un server, servizio o rete inondandolo con un traffico di dati falso e massiccio, proveniente da più fonti distribuite (botnet). Il sito dell’hotel a quattro stelle di Cortina oggetto dell’attacco, inaccessibile per un breve periodo, è ora regolarmente raggiungibile.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Il gruppo NoName057(16) è “ufficialmente” attivo da marzo del 2022

Il gruppo NoName057(16) si è “presentato” a marzo del 2022 con l’intento di attaccare (come recita il suo manifesto) «le risorse di propaganda ucraina che mentono sfacciatamente alle persone sull’operazione speciale della Russia in Ucraina, così come sui siti web degli hacker ucraini che cercano di sostenere il regime neonazista di Zelensky e la sua banda di tossicodipendenti e nazisti». Da allora ha rivendicato la responsabilità di svariati cyberattacchi contro agenzie governative, media e aziende dell’Ucraina e dei suoi alleati. Sempre con azioni di tipo Ddos.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti
Sergio Mattarela (Imagoeconomica).

L’Italia è il terzo Paese più colpito dagli hacker di NoName057(16) dopo Germania e Francia

Come ricorda il sito Cybersecurity360, il collettivo filorusso NoName057(16) «rivendica 487 attacchi DDoS contro il nostro Paese tra ottobre 2024 e gennaio 2026, all’interno di oltre 5.500 offensive confermate in poco più di un anno, con circa 894 attacchi concentrati negli ultimi 90 giorni». L’Italia risulta il terzo Paese più colpito dagli hacker di NoName057(16) dopo Germania e Francia. A maggio del 2023, ad esempio, il gruppo ha attaccato siti istituzionali e di aziende italiane in occasione della visita di Volodymyr Zelensky a Roma. Lo stesso è poi accaduto a gennaio del 2025. Nello stesso, anno, ma il mese successivo, ci sono stati nuovi attacchi dopo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un discorso all’Università di Marsiglia aveva paragonato la Russia di Vladimir Putin al Terzo Reich.

Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile

Una cosa è certa: Luca Zaia non si annoia. Appena uscito dalla bufera Vannacci, l’ex Doge, ora presidente del Consiglio regionale del Veneto e domani chissà, si è lanciato nel mondo dei videopodcast. Mercoledì è stata pubblicata su youtube la prima puntata de Il Fienile, progetto pensato da Zaia e co-prodotto con Shado, media company di H-Farm di Roncade, nel Trevigiano, dove è stato allestito anche lo studio, con tanto di balle di vero fieno. Il primo ospite non poteva che essere Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina. Un tempismo non esattamente fortunato, visto che l’ex numero uno del Coni per un soffio non è stato eletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Una doppia beffa per lui, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta proprio a Milano alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali.

Il futuro politico dell’ex Doge

Ma perché proprio Il Fienile? Il nome «nasce da un’idea molto concreta: fermarsi un momento e ascoltare», ha spiegato Zaia. «Creando una nuova esperienza di comunicazione, in un tempo in cui tutto corre, ho voluto creare uno spazio di parole vere, senza sovrastrutture. Il fienile, nelle case di campagna, era spesso custode delle cose più importanti delle famiglie: non solo fieno e provviste, ma anche rifugio sicuro, luogo di incontri e confidenze lontano da occhi indiscreti. Nel nostro Fienile la storia di ogni ospite diventa occasione di ispirazione». Chissà se questa nuova avventura creativa (dopo la fortunata e un pelo cringe campagna social IA con il leoncino alato delle ultime Regionali) non sia un trampolino di lancio in vista delle prossime Politiche. Per Zaia e anche per il lombardo Attilio Fontana si parla infatti di una candidatura nel 2027. E ora senza «corpi estranei» e con una leadership di Salvini traballante, Sior preferenza è più che mai fondamentale per risollevare le sorti della Lega e l’umore dei padani.

Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile
Matteo Salvini e Luca Zaia (Ansa).

L’ex Fdi Pozzolo aderisce al partito di Vannacci

«Non è più tempo di una destra che chiede scusa e chiede permesso, che cerca legittimazione negli altri. È tempo di una destra che parla chiaro e agisce». Così l’ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, ora nel Gruppo Misto, ha annunciato sui social che aderirà al nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro nazionale. È il primo membro di Montecitorio a seguire l’ex generale nella sua nuova avventura dopo lo strappo con la Lega, ma altri sarebbero pronti a seguirlo – si parla dei leghisti Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. «Il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano, non solo il capo di un partito ma il punto di riferimento di una reazione del buonsenso, capace di superare gli steccati ideologici del Novecento. Su di lui possono convergere tradizioni diverse, unite dalla schiettezza di pensiero e di parola e dalla difesa dell’interesse nazionale», ha continuato Pozzolo.

Pozzolo: «Sicurezza, famiglia e lotta all’immigrazione per una destra autentica»

Questa la destra che ha in mente: «Una destra autentica difende la sicurezza: chi aggredisce deve sapere che il cittadino ha il diritto di difendersi, senza essere trattato da colpevole. Una destra autentica rimette al centro la famiglia: padre, madre, figli. Servono misure forti e concrete per fermare il suicidio demografico. Una destra autentica governa l’immigrazione unendo umanità e ordine, per evitare sradicamento e conflitto sociale. Come ricordava Giovanni Paolo II, il primo diritto dell’uomo è quello di non essere costretto a emigrare. Una destra autentica tiene la schiena dritta in Europa e nel mondo, difende prima gli interessi dell’Italia e cambia davvero il rapporto tra Stato e cittadini: meno tasse, meno assistenzialismo, più libertà per chi lavora e produce. Questa è una destra senza complessi, che non si piega al pensiero unico. Perché, come insegnava Gabriele D’Annunzio, memento audere semper».

Il ruolo della Lombardia nell’industria chimica europea

La Lombardia ha consolidato il proprio ruolo di regione leader nell’industria chimica a livello europeo, guidando dal 2024 l’European chemical regions network (Ecrn), l’alleanza continentale dei territori più rappresentativi del settore. Durante la presidenza affidata all’assessore regionale Guido Guidesi, la rete si è ampliata da 10 a 21 membri diventando un interlocutore diretto della Commissione europea nei tavoli per il rilancio del comparto e offrendo alle aziende, allo stesso tempo, un sostegno per accedere alle opportunità di finanziamento europee attraverso la partecipazione a sei progetti comunitari che hanno generato stanziamenti per circa 19 milioni di euro. Rilevanti anche gli sforzi per agevolare le connessioni tra i diversi distretti industriali rafforzando la capacità di fare sistema. La presidenza lombarda cederà ora il testimone a quella catalana, anche se la Regione manterrà comunque un ruolo da protagonista con la vicepresidenza dell’associazione con delega alla Critical chemicals alliance, il gruppo di lavoro che contribuisce allo sviluppo e alla concretizzazione del piano di azione europeo per l’industria chimica.

Il ruolo della Lombardia nell’industria chimica europea
Riunione dell’Ecrn.

Guidesi: «Continuare a supportare il settore per renderlo più efficiente e sostenibile»

Il passaggio di consegne è avvenuto a Rotterdam, dove l’assessore Guidesi è intervenuto ribadendo che, senza la chimica, l’economia europea non ha futuro: «È nostro compito continuare a supportare il settore per renderlo più efficiente e sostenibile, ma è anche nostro dovere difenderne la presenza e migliorare la competitività delle nostre imprese. Siamo riusciti, attraverso un importante lavoro di squadra, a far sì che l’Unione europea sia tornata a occuparsi con attenzione di un comparto fondamentale, che non può e non deve essere abbandonato». Nel settore, la Lombardia è tra le prime cinque regioni europee per numero di addetti (45 mila) e la terza per la chimica fine e specialistica a uso industriale. Ecrn comprende 17 regioni di otto Stati, oltre a quattro membri associati. Le regioni sono Drenthe, Groningen, Limburg, Zuid-Holland, Zeeland (Paesi Bassi), Catalogna (Spagna), Fiandre (Belgio), Emilia-Romagna, Sassonia-Anhalt, Baviera (Germania), Lombardia, Masovia (Polonia), Ústí (Cechia), Liguria, Abruzzo, Piemonte, Valencia (Spagna). I membri associati sono Polish chamber of chemical industry (Pipc), Confapi, Hungarian chemical industry association (Mavesz) e Green chemistry cluster.

Malagò beffato per un voto: non entra nel board del Cio

Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e attuale membro del Cio, nonché numero uno della Fondazione Milano-Cortina, non è stato eletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Malagò è stato superato di misura al ballottaggio dal cileno Neven Ilic, presidente dell’Organizzazione Sportiva Panamericana: nella prima votazione, a cui hanno partecipato 98 membri avevano ottenuto 48 voti a testa (con due astensioni). Si tratta di una doppia beffa per il manager italiano, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta a Milano – dove è in corso la 145esima assemblea del Cio -, sede dei Giochi Olimpici invernali alle porte.

Malagò beffato per un voto: non entra nel board del Cio
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Malagò: «Accetto con serenità l’esito del voto»

«Accetto con serenità l’esito del voto. Ho sempre considerato i ruoli internazionali come un servizio al movimento sportivo, non come un traguardo personale. Continuerò a lavorare con la stessa passione e lo stesso impegno di sempre, mettendo a disposizione esperienza, relazioni e senso delle istituzioni, come ho fatto in tutti questi anni», ha dichiarato Malagò. Del board del Cio fanno parte il presidente (attualmente è Kirsty Coventry), quattro vicepresidenti e 10 membri.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Si può avere nostalgia di un traditore? Giammai! In Lega ostentano sollievo per la fuoriuscita del “corpo estraneo” Roberto Vannacci, e addirittura qualche toscano ora rivendica di non averlo votato alle Europee 2024, quando prese oltre mezzo milione di preferenze. La verità però sembra essere un’altra: nel Carroccio serpeggia preoccupazione per l’addio del Generalissimo, che ora potrà picchiare duro sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, per di più senza dover rendere conto a nessuno vista la “comodità” di essere fuori dalla coalizione di governo.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Consiglieri leghisti in Lombardia angosciati davanti a un drink

Il possibile sorpasso a destra è un incubo. I comunicati stampa, i tweet e le dichiarazioni celoduriste messe a verbale sono tutte reazioni di facciata. Nel giorno stesso dello strappo, in Lombardia, davanti ai gin tonic della buvette (necessari per sopravvivere alle beghe in Aula), i consiglieri regionali leghisti per esempio si confrontavano con facce cupe. Nonostante le manifestazioni machiste e il paragone tra il parà e Gianfranco Fini, re dei traditori a destra (“La storia si ripete”), infatti, i sempre meno convinti sottoposti di Matteo Salvini si dicevano terrorizzati dal consenso che l’ormai ex compagno di partito possa raccogliere alle elezioni 2027. Prevedono il 3 per cento. Almeno.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il post della Lega.

Transfughi e beghe col logo: che Futuro (nazionale) ci aspetta?

Si stima che la nuova formazione Fn (non Forza nuova, non Front national, ma Futuro nazionale), appena avrà finito di litigare col prezzemolino di destra Francesco Giubilei per la somiglianza dei rispettivi loghi – il marchio di Vannacci tra l’altro era stato registrato nel 2011 da un ex eletto del Movimento 5 stelle, altra grana da smarcare – potrebbe abbracciare due deputati alla Camera, cioè Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (forse pure Domenico Furgiuele), e, sicuramente, l’unico consigliere eletto dalla Lega in Toscana, Massimiliano Simoni.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Qualcuno pensa di essersi tolto un peso. Ma la sfida dei voti…

Insomma, qualcuno intimamente può anche aver festeggiato e provato sollievo, con l’idea di essersi «tolti finalmente un peso». Ma tanti sono consapevoli che la crepa che si è aperta potrebbe sottrarre voti alla Lega, eccome: l’eventuale travaso è già stato calcolato attorno all’1,5 per cento dei consensi. Ecco perché uno degli obiettivi, grazie al “mago delle leggi elettorali” Roberto Calderoli, è cambiare il sistema di voto per alzare la soglia di sbarramento almeno al 4 per cento, con l’obiettivo di sterilizzare la variabile impazzita Vannacci.

Autostrade per l’Italia in mostra alla Triennale di Milano

Italia in Movimento. Autostrade e futuro è la mostra che, dal 7 febbraio, apre al pubblico all’interno di Triennale Milano, proponendo una riflessione sul ruolo strategico delle infrastrutture autostradali come vie di accesso, connessione e accoglienza. Una rete capace di avvicinare e unire i viaggiatori ai grandi eventi come le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Promossa da Autostrade per l’Italia e realizzata con il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la mostra – curata da Pippo Ciorra con Angela Parente – accompagna i visitatori in un percorso che intreccia storia, architettura, paesaggio e visione futura, rileggendo l’autostrada non solo come opera ingegneristica, ma come infrastruttura culturale e fattore abilitante della mobilità contemporanea.

La mostra si articola in quattro sezioni tematiche

Il progetto espositivo nasce in occasione del centenario della costruzione della prima autostrada italiana e sviluppa una narrazione che mette in relazione lo sviluppo delle infrastrutture con i grandi momenti di mobilità collettiva. Attraverso materiali d’archivio, fotografie d’autore, mappe e contributi visivi, viene restituito il ruolo delle autostrade come reti di accesso che rendono possibile l’incontro tra territori, persone ed eventi, e come sistemi chiamati a confrontarsi con i temi della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica e della trasformazione del paesaggio. Il percorso della mostra si articola in quattro sezioni tematiche. La prima è dedicata alla costruzione della rete autostradale, intesa come infrastruttura capillare di connessione tra territori. La seconda esplora l’esperienza del viaggio come pratica sociale e culturale, legata all’evoluzione dei servizi e dei luoghi della mobilità, e arricchita dal contributo progettuale di alcuni tra i massimi esponenti dell’architettura italiana. La terza sezione presenta il paesaggio autostradale attraverso le fotografie di Iwan Baan, che raccontano il rapporto tra infrastruttura e territorio. L’ultima sezione guarda alla tecnologia e al futuro della mobilità, con le immagini di Emiliano Ponzi, che offrono una visione prospettica delle infrastrutture come elementi chiave per l’accessibilità e la mobilità dei grandi eventi contemporanei. La mostra è visitabile fino al 22 febbraio.

L’ad Giana: «Autostrade elemento di progresso e identità»

Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia: «Le infrastrutture autostradali rappresentano molto più di una rete di collegamento. Sono vettori di crescita e coesione sociale per l’intero Paese. La presenza di Aspi a Milano Cortina 2026 ribadisce la centralità della nostra rete come asset strategico capace di connettere territori e grandi eventi internazionali. Con questa mostra intendiamo riaffermare il valore dell’autostrada come elemento di progresso culturale e di identità. Un patrimonio condiviso che accompagna la trasformazione dell’Italia, sostenendone lo sviluppo economico e sociale attraverso l’innovazione».

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Picierno attacca il Pd sul referendum: cosa è successo

«La linea comunicativa del Partito Democratico che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista». Lo ha scritto Pina Picierno in un duro post su X contro l’ultimo passo falso del suo partito, avvenuto sui social.

L’infelice accostamento tra chi voterà “Sì” e i neofascisti

L’amarezza di Picierno nasce dalla clip pubblicata sulla pagina Instagram del Partito democratico, con i saluti romani dei neofascisti ad Acca Larentia e il messaggio in sovrimpressione: «Loro votano sì. Ricordagli che la Costituzione è antifascista». E si legge anche: «CasaPound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e il 23 marzo VOTA NO!».

Il messaggio di FdI: stessi toni (al contrario) di quello dem

La campagna del Pd ha ricalcato, al contrario, quella di Fratelli d’Italia, che ha pubblicato sui social un video degli scontri di Torino per Askatasuna, con il messaggio: «Noi non siamo come loro e voteremo sì».

Picierno: «Voterò sì, come molti elettori e militanti del Pd»

Chiedendo di non trasformare il referendum sulla riforma della giustizia «in una contesa politica sul governo in carica», perché «per quello ci saranno le elezioni politiche», Picierno ha poi scritto: «Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti. Basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati in una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino». Poi: «So bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del “No”. In tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti».

Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina

Il restauratore Bruno Valentinetti ha cancellato il volto di Giorgia Meloni sull’angelo (o vittoria alata) della chiesa di San Lorenzo in Lucina (Roma). «A me non interessa, continuo a dire che non era la premier, ma la Curia ha voluto così e io l’ho cancellato», ha detto, confermando che è stata direttamente la Santa Sede ad avanzare la richiesta di ripristinare l’opera, realizzata nel 2000, nella sua forma originaria. Sul caso si è mossa anche la Sovrintendenza di Roma, che ha aperto un’indagine dei Beni Culturali e avviate ricerche d’archivio sull’affresco. Ospite di Fiorello a La Pennicanza, Valentinetti aveva scherzato: «Ero posseduto. Dormivo e mi è apparsa la Meloni in sogno, vestita di bianco. Sembrava la Madonna di Fatima! Mi diceva: “Bruno, dipingi l’angelo a mia immagine; mettigli la mia faccia”. La mano andava da sola!». Ecco i migliori meme sul caso dell’angelo-Meloni.

Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina
Cancellato il volto dell’angelo-Meloni dall’affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina

Le Pen, chiesta l’interdizione per cinque anni in Appello

Il pubblico ministero ha confermato in Appello la richiesta di interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per Marine Le Pen nell’ambito del processo che la vede imputata per appropriazione indebita di fondi pubblici – secondo l’accusa, le somme destinate agli assistenti parlamentari a Bruxelles e Strasburgo sarebbero state utilizzate per pagare personale e attività del partito in Francia. I pm hanno dunque chiesto la conferma della condanna di primo grado. La sentenza della Corte d’appello è prevista entro l’estate. Se i giudici seguiranno le raccomandazioni dell’accusa, Le Pen dovrebbe scegliere tra rinunciare alla candidatura all’Eliseo oppure fare ricorso in Cassazione, sperando in una svolta giudiziaria in suo favore, anche se a ridosso delle presidenziali previste nell’aprile 2027.

Live Nation ha acquisito il Gruppo ForumNet

Live Nation ha firmato un accordo per l’acquisizione del Gruppo ForumNet, uno dei principali operatori di venue in Italia, da Bastogi Spa, rafforzando il proprio impegno a investire nel dinamico ecosistema dell’intrattenimento dal vivo italiano. Fulcro dell’operazione è l’Unipol Forum, una delle arene più iconiche del Paese per musica e sport che, dalla sua inaugurazione nel 1990, accoglie ogni anno circa 2 milioni di spettatori e ha ospitato superstar internazionali e grandi protagonisti della musica italiana come Vasco Rossi, Cesare Cremonini, Tiziano Ferro e Marco Mengoni. Oltre alla musica, l’Unipol Forum è la casa dell’Olimpia Milano di basket e ospiterà le competizioni di pattinaggio di figura e short track alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

Previsti investimenti sull’Unipol Forum

Live Nation prevede un piano di investimenti significativi sull’Unipol Forum per migliorare ulteriormente la partecipazione del pubblico, potenziare le infrastrutture dedicate ad artisti e produzioni e introdurre interventi orientati alla sostenibilità, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbone. Gli interventi valorizzeranno il lascito olimpico della venue, assicurandone il ruolo di riferimento nel lungo periodo per l’intrattenimento di livello internazionale e lo sport d’élite. L’accordo include, inoltre, Teatro Repower e la gestione della venue open-air Carroponte.

L’operazione verrà completata entro aprile 2026

Nel loro insieme, queste venue svolgono un ruolo chiave nel settore dell’intrattenimento dal vivo in Italia, che nel 2024 ha generato un valore complessivo di 4,5 miliardi di euro a livello nazionale. L’attuale team ForumNet continuerà a gestire le venue, accogliendo tutti gli organizzatori di eventi. Live Nation proseguirà l’attività di promozione degli spettacoli su tutto il territorio italiano. Il completamento dell’operazione è subordinato alle consuete condizioni di closing ed è previsto entro aprile 2026.

Il New York Times boccia l’organizzazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Ancora non c’è stata la cerimonia di apertura, ma i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina sono stati già bocciati. Almeno dal New York Times e in particolare dal corrispondente Jason Horowitz, autore di un pezzo ironicamente titolato: «Trekking tra le sedi dei Giochi Invernali in Italia? Meglio non avere fretta». Al centro dell’articolo le enormi distanze tra le sedi di gara, che si trovano «a centinaia di chilometri l’una dall’altra». E «anche quelle apparentemente più vicine sono separate da strade di montagna tortuose e ghiacciate e da vaste valli», osserva Horowitz, che forse per aggiungere un po’ di colore al pezzo racconta di essere stato soccorso da un atleta di curling su una strada ghiacciata.

Il New York Times boccia l’organizzazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina
L’articolo sul sito del New York Times.

L’Italia ha però esaudito le richieste del Cio

Quelli di Milano-Cortina saranno infatti Giochi “diffusi” con varie sedi sparse in tre Regioni (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige): «Le Olimpiadi si svolgeranno in otto località su circa 22 mila chilometri quadrati del nord Italia, una situazione che ha spinto i funzionari ad accogliere ogni nuovo tunnel, incremento dei servizi ferroviari o estensione delle linee di autobus come una piccola vittoria di fronte alle difficoltà organizzative», scrive Horowitz. Una scelta di sostenibilità, senza la costruzione di grandi opere ingegneristiche, evidentemente non apprezzata dal corrispondente del Nyt. L’Italia ha però esaudito in pieno le richieste del Cio, che dopo le enormi somme spese nei lavori per Pechino e Sochi aveva invitato le città candidate a privilegiare impianti esistenti.

Il New York Times boccia l’organizzazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina
Le sedi dei Giochi Olimpici invernali (Confcommercio).

Il racconto tra cantieri, app e una stoccata a Salvini

Per orientare atleti e spettatori, gli organizzatori – che hanno presentato la strategia diffusa come un’opportunità per esplorare porzione più ampia del territorio italiano – hanno anche lanciato una app ufficiale per i trasporti. Ebbene, il Horowitz spiega che, per uno spostamento tra Cortina e Livigno, viene consigliato un itinerario con mezzi pubblici e a piedi dalla durata di ben 18 ore e 6 minuti. Critiche anche al rush finale prima dell’inaugurazione, che ha costretto Horowitz a veri e propri slalom tra coni arancioni e cantieri. Nel pezzo hanno trovato poi spazio la storia del bambino fatto scendere da un bus in Cadore perché non aveva il biglietto olimpico e una stoccata a Matteo Salvini: «Lo spirito olimpico sembra aver portato via il populista antimmigrazione di estrema destra: ha perfino ringraziato i lavoratori stranieri che hanno contribuito alla costruzione del tunnel (a Tai di Cadore, ndr). Ma fino a un certo punto, perché ha precisato che i lavoratori immigrati non devono essere confusi con quelli che infestano le nostre stazioni».

Che ruolo avrà l’Ice durante le Olimpiadi di Milano-Cortina

Dopo le polemiche degli scorsi giorni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito che ruolo avranno gli agenti dell’Ice durante le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 in partenza venerdì 6 febbraio. «Sul piano fattuale», ha spiegato in un’informativa alla Camera, «gli investigatori di Hsi (ndr la componente investigativa dell’Ice) che verranno in Italia, a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva». Inoltre, operando all’interno degli uffici diplomatici statunitensi, «non saranno neanche tecnicamente su suolo italiano». Il ministro ha aggiunto che «svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa senza che il governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari». E, ha concluso, «non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane».

Piantedosi: «Preoccupazione infondata»

«Non vedremo sul territorio nazionale nulla che sia riconducibile a quanto si è visto sui media negli Stati Uniti», ha assicurato Piantedosi con riferimento alle violenze di Minneapolis. «È completamente infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni, che questa informativa mi consente di spazzare via definitivamente. La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l’Homeland security investigations (Hsi) risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi», ha aggiunto. «Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quell’iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia».

I punti del manifesto di Futuro Nazionale di Vannacci

Dopo quasi nove mesi da vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci ha detto addio a via Bellerio e si prepara alla discesa in campo con Futuro Nazionale, il movimento politico di cui ha prima depositato il marchio (non senza polemiche) e poi anche il manifesto, presentato sui social. L’obiettivo dichiarato dell’ex generale è costruire «una destra diversa, non moderata e vitale», perché «innamorata della vita e protesa verso il futuro», capace di rappresentare gli «italiani stufi di braccia basse e dialettica timida». “Vitale” è l’acronimo usato per illustrare i sei punti del manifesto di Futuro Nazionale, con un paragrafo per ogni lettera: V di virtù, I di identità, T di tradizioni, A di amore, L di libertà, E di eccellenza e entusiasmo.

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Vannacci: «L’Italia è una polveriera pronta a deflagrare»

«Vera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, contagiosa: l’unica destra che io conosca». Questo il titolo del manifesto del nuovo progetto politico di Vannacci, che parla dell’Italia come di «una polveriera pronta a deflagrare» e di un Paese «in trepidante attesa colmo di energia trattenuta». Tanti, troppi gli italiani di destra che, delusi da «calici annacquati, linguaggi misurati e vie di mezzo», non votano più. Ma, scrive l’ex vicesegretario della Lega, «la mia Destra è diversa da quella che qualcuno propone o che qualcun altro si rassegna di rappresentare». Poi i sei punti dell’acronimo “vitale”.

V di virtù

«Coraggio, forza, dovere, spirito di sacrificio, iniziativa, determinazione, passione, memoria. Queste sono le virtù cui si ispira», scrive Vannacci nel primo punto del suo manifesto. L’ex generale parla di «coraggio che vince la paura», di «dovere verso la bandiera, la Nazione, la società e il prossimo», di «iniziativa, perché non siamo pecore che rispondono al fischio del pastore, ma uomini e donne talentuosi consapevoli della rotta e capaci e liberi di agire per raggiungere la meta». Quanto alla memoria, «chi non ha un passato – o non lo onora – non può pretendere un futuro».

I di identità

Nel secondo punto Vannacci parla di «quell’identità che ci rende unici, esclusivi: italiani», di una «Patria ben delimitata da confini che devono essere protetti e difesi, abitata da un popolo che si riconosce negli stessi ideali e valori» e di un Paese che «è il più bello e più rilevante della storia mondiale». D’altra parte, osserva l’ex generale, «qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro». Pertanto l’Italia può e deve tornare a essere grande: insomma, Make Italy Great Again.

T di tradizioni

Le tradizioni, osserva Vannacci, «sono le radici che ancorano la nostra identità alla nostra terra». L’Italia, spiega, «deve riconquistare e custodire la propria civiltà, fondata su valori, riferimenti storici e basi precisi», come «il profumo del pane, i canti natalizi, la domenica in famiglia, il focolare domestico, le croci, le chiese, la cucina, i poeti, gli eroi». E poi: «Le nostre tradizioni non sono negoziabili. Non sono diluibili. Per chi non si integra e non si assimila la remigrazione diventa una necessità».

A di amore

Nel paragrafo dedicato all’amore, Vannacci parla della famiglia, ovviamente tradizionale: «L’unica, insostituibile, conforme alla natura. Lo insegna la biologia: per vincere il tempo un popolo deve procreare, e per fare figli servono un uomo e una donna. Di otto miliardi di persone su questo pianeta tutti sono nati da un uomo e da una donna». Poi: «Chi non si assimila ai valori, agli ideali, ai principi e ai sentimenti della nostra comunità non fa parte del nostro popolo. Chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato ma non per questo diventerà italiano. L’Italia non può limitarsi a essere un Paese dove si rispettano le regole e non si commettono crimini».

I punti del manifesto di Futuro Nazionale di Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

L di libertà

Nel capitoletto sulla libertà, Vannacci salta un po’ di palo in frasca, spiegando che «chi viola le regole della convivenza deve essere messo in condizione di non nuocere», ma anche che «la Repubblica è fondata sul lavoro», alla base di «ricchezza e benessere». Pertanto, «se violi la mia casa o mi aggredisci per la strada rischi la vita: la difesa è sempre legittima». E poi: «Ripudiamo il pensiero unico e i delitti d’opinione. Le idee non si processano. Crediamo nell’universalità della giustizia secondo cui la legge è uguale per tutti».

E di eccellenza e entusiasmo

Nell’ultimo dei sei punti, dedicato a due concetti, eccellenza e entusiasmo Vannacci auspica una politica «che sostenga le eccellenze, protegga il Made in Italy, investa sui migliori, creda nell’orgoglio di ciò che sappiamo essere e produrre». Poi spiega che «un Paese a cui basti sopravvivere, che appiattisce tutto verso il basso, che confonde uguaglianza con mediocrità, è condannato al declino». Infine: «Chi resta indietro verrà aiutato, ma l’eccellenza e la bellezza sono virali e contagiose».

Vannacci: «Questa è la mia destra. Chi mi ama, mi segua»

In chiusura del manifesto, Vannacci scrive poi: «La mia destra non è un menù à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e, soprattutto, non è moderata: nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa: è l’unica destra che io conosca. Chi mi ama, mi segua: io inseguo un sogno e vado lontano». Vannacci, che aveva raccolto 500 mila preferenze alle Europee, approdando a Strasburgo, sarebbe già pronto ad accogliere in Futuro Nazionale (che potrebbe valere attorno al 2 per cento) diversi parlamentari.

Quanto vale il partito di Vannacci secondo i sondaggi

Come cambiano gli equilibri tra i partiti con la nascita del nuovo partito di Roberto Vannacci? Escluso per il momento che possa entrare in maggioranza – ipotesi scartata sia da Fratelli d’Italia e Forza Italia che dalla stessa Lega, delusa e amareggiata per lo strappo dell’ex generale -, i sondaggisti hanno iniziato a ipotizzare quanto potrebbe prendere Futuro nazionale in caso di elezioni. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, ha spiegato: «Oggi è ancora sotto il 2 per cento. Perché non basta un singolo. Un contenitore del 5-6 per cento si fa con la struttura. Ovvero con i consiglieri comunali, regionali». Per Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, «il suo partito è in una forbice compresa tra il 2,5 e il 4,5 per cento». Si tratta di percentuali che al momento non sono basati su dati reali ma che potrebbero spingere il centrodestra ad alzare la soglia di sbarramento al 4 per cento per frenare la scalata di Vannacci.

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi

La regola, almeno fino a ieri, era che a destra non ci si divide ma ci si sopporta. Per trovare l’unica eccezione bisogna andare indietro al 2010, con l’icastico «Che fai, mi cacci?» di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi che sancì la rottura tra i due. Per questo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non è solo una resa dei conti tra il Generale e il Capitano, ma un’anomalia

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi
Il post della Lega.

Il ‘tradimento’ dei sacri valori dei patrioti

Storicamente lo scissionismo è prerogativa della sinistra: lì ci si separa per eccesso di pensiero, per sovrabbondanza di distinguo, per incapacità di sintesi. A destra si resta insieme anche quando non si è d’accordo su quasi nulla, vedi la politica estera dell’attuale governo. Prevale l’istinto di conservazione, la paura di perdere un potere faticosamente conquistato. Andandosene dalla Lega dopo poco più di un anno, Vannacci viola una consuetudine antropologica. Lo fa spostandosi da destra verso destra, movimento raro (di solito è il centro che fa da grande catalizzatore degli estremi), accusando Matteo Salvini di aver compromesso i sacri valori dei patrioti. Accusa interessante, visto che fino a ieri il leader del Carroccio occupava posizioni non troppo dissimili da quelle oggi considerate impresentabili. 

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Per il generale Salvini si è piegato al compromesso

Certo dietro la rottura ci sono anche beghe più terra terra: poltrone, visibilità, il controllo dell’elettorato sovranista che Vannacci rivendica come suo. La scissione è anche, banalmente, una questione di spazi e di soldi. Ma la tenzone sui principi appare stavolta più interessante. Il generale non rompe perché Salvini è diventato improvvisamente moderato, ma perché si piega al compromesso per restare a Palazzo Chigi. La destra di governo, che lo ha accolto tra le sue fila, non rinnega le sue roboanti parole d’ordine ma le depotenzia. Non le condanna, ma ne diluisce l’impatto. Cosa che per un militare tutto d’un pezzo equivale a tradimento. 

Il parà in divisa è rimasto tale in doppiopetto

Il paradosso è che Salvini viene accusato di annacquare una destra che lui stesso ha radicalizzato. E ora è come se il neofita rimproverasse al politico navigato di non credere più alle parole d’ordine che con lui aveva condiviso. Così Vannacci diventa un problema non perché estremista, ma perché coerente. L’uomo era parà in divisa e tale è rimasto in doppiopetto: ripete sempre le stesse cose anche quando il contesto cambia. Al contrario di Salvini che, obbedendo alla sua demagogia, piega il contesto alla convenienza del momento sperando di passare inosservato. Peccato che i social non perdonino e basti un clic per riesumare vecchi post che enfatizzano le sue contraddizioni

È lo scontro tra due concezioni della stessa ideologia

Non siamo in presenza di una scissione ideologica, ma dello scontro tra due concezioni della stessa ideologia. Vannacci, con i suoi slogan e i richiami al ventennio, la vive alla boia chi molla, come imperitura testimonianza. Salvini come pragmatico adattamento. Lo stesso che alle ultime Europee, sfidando il mal di pancia dei suoi, ha portato a mettere il generale in cima alle liste del partito. E poi a farlo vicesegretario. 

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Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo

«Dobbiamo riprenderci Tolkien». È l’invito che Elly Schlein ha lanciato domenica primo febbraio dal palco della Fondazione Feltrinelli, a conclusione di “Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia”, la prima tappa del «viaggio d’ascolto» del Pd per «delineare la cornice attuale e futura di un mondo contrassegnato da nuovi assetti globali, di un’economia sempre più condizionata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale e di una democrazia aggredita da vecchie e nuove autocrazie sino dentro il cuore dell’Europa e dell’Occidente».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Elly Schlein alla Fondazione Feltrinelli (Ansa).

Tu mi scippi Gramsci e io mi (ri)prendo Tolkien

Probabilmente, l’appello a riprendersi (sic!) l’autore della saga degli hobbit e del Signore degli Anelli ha colpito molto più di quanto la stessa Schlein pensasse e desiderasse. Con il risultato che il suo intervento è suonato solo come una controffensiva culturale: se la destra tenta di “scippare” alla sinistra capisaldi come Antonio Gramsci (la questione è tornata anche di recente attualità, ma già a fine Anni 70 Alain De Benoist, “padre” della Nouvelle Droite, predicava il «gramscismo di destra») e Pier Paolo Pasolini, perché non tentare di sfilare alla destra un autore venerato come vera icona, riferimento culturale e persino identitario?

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
L’istituto Antonio Gramsci (Imagoeconomica).

Nero a sua insaputa

Peraltro, con lo scrittore inglese l’operazione potrebbe essere meno ostica, perché se sull’appartenenza di Gramsci alla sinistra non possono esservi dubbi, su quella di Tolkien alla destra di dubbi ce ne sono e molti. Non a caso, la passione della destra per il papà degli hobbit è fenomeno praticamente solo italiano. Nel resto del mondo è difficile trovare una simile politicizzazione dello scrittore che viene considerato, giustamente, uno dei più influenti autori del Novecento e padre indiscusso del genere fantasy moderno, ma non certo come un punto di riferimento “metapolitico”. John Ronald Reuel Tolkien era sicuramente conservatore e convintamente cattolico, ma non certo assimilabile al mondo, in senso lato, “fascista”. Non solo: ha sempre contrastato ogni lettura delle sue opere – spesso incentrate su storie di potere, spirito comunitario, contrasto al male – come una sorta di allegoria politica dei suoi tempi. Ed è celebre la risposta che, da insegnante di filologia, diede nel 1938 a un editore tedesco che voleva tradurre il suo romanzo di esordio, Lo Hobbit, e che gli aveva chiesto rassicurazioni sulle sue origini ariane: «Temo di non comprendere quello che voi intendete con la parola “ariano”. Non sono di estrazione ariana: che sarebbe indo-iraniana; per quanto ne sappia nessuno dei miei progenitori parlava l’indiano, il persiano o il gitano, o qualsiasi altro dialetto affine. Ma se ho capito bene, e voi mi state chiedendo se ho origini ebraiche, posso solo rispondere che mi dispiace di non avere antenati di quel popolo dotato».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
J.J.R Tolkien (Ansa).

Così il papà dello Hobbit è diventato icona della destra

Ciononostante, a partire dagli anni immediatamente successivi alla sua morte (avvenuta nel 1973), Tolkien è divenuto un autore non solo di culto, ma un vero e proprio riferimento identitario per i giovani italiani di destra, soprattutto tra le file di quelli gravitanti nell’orbita del Msi e della sua organizzazione giovanile (Fronte della Gioventù), che cercavano, attraverso le sue opere, la possibilità di rappresentare una “mitologia” alternativa rispetto alla cultura di sinistra, prevalente all’epoca, e, al tempo stesso, di liberarsi dall’orpello culturale un po’ ingombrante e paludato del partito di appartenenza. Operazione, per esempio, enfatizzata dai raduni politici e culturali che i giovani missini tennero tra il 1977 e il 1980 – i famosi Campi Hobbit, guarda caso -, mentre proprio nel 1977 nasceva la cosiddetta Nuova Destra, versione nostrana di quella francese di De Benoist, che marcò un distacco, soprattutto culturale e forse anche “antropologico”, dalla destra almirantiana.

Giorgia-Frodo e FdI-compagnia dell’Anello

Anche se in epoca più tarda, per evidenti ragioni anagrafiche, pure l’attuale premier Giorgia Meloni si invaghì di Tolkien, come da lei stessa dichiarato. Qualcuno, per esempio Jason Horowitz sul New York Times del 21 settembre 2022, alla vigilia delle elezioni che l’avrebbero consacrata leader del primo partito e quindi premier, arrivò a dire che «Giorgia Meloni, la leader della destra radicale che probabilmente sarà la prossima premier italiana, si divertiva a travestirsi da hobbit», ma non ci sono prove in proposito.

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Giorgia Meloni con La Compagnia dell’Anello di J. R. R. Tolkien, in una immagine tratta dal suo profilo Instagram.

Sappiamo solo che, quando nel 2008 divenne ministra per la Gioventù con il Governo Berlusconi IV, nel suo studio portò con sé un action figure di Gandalf il Bianco. E restano agli atti le numerose citazioni di J.R.R. Tolkien che la premier ha utilizzato in svariate occasioni, anche ufficiali. Ancora nel 2023, alla kermesse di Atreju, la prima da presidente del Consiglio donna disse: «Amo Tolkien ancora di più, perché aveva ragione: l’anello del potere “ti lusinga, cerca di farti perdere il senso della realtà: un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”», per rassicurare che non avrebbe ceduto al potere velenoso diffuso da Sauron. E qualche mese prima, nel comizio finale in piazza del Popolo, prima delle elezioni, il suo amico attore e doppiatore Pino Insegno (che nella trilogia cinematografica tolkieniana dà la voce a Argorn) la introdusse sul palco citando proprio Il Signore degli Anelli: «Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo». Senza contare altre innumerevoli citazioni da parte della sorella di Giorgia, Arianna (la passione evidentemente è di famiglia) che, ancora di recente, concludendo una direzione romana di Fratelli d’Italia, è arrivata a dire che «Giorgia Meloni è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’Anello».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Arianna Meloni (foto Imagoeconomica).

Tu chiamale se vuoi evasioni

Al netto che a Schlein i tanto agognati anelli – «Un anello per domarli, un anello per trovarli, / un anello per ghermirli e nel buio incatenarli» potrebbero servire per tenere a bada le correnti che da neo segretaria aveva promesso di eliminare, può darsi che la riconquista di Tolkien sia davvero una sfida simbolica alla sua diretta e principale antagonista (Giuseppe Conte e compagnia, non dell’anello, permettendo). Ma forse occorre qualche avvertenza. Che viene proprio da una voce di destra, quella di Giano Accame, storico intellettuale scomparso nel 2009, che, nel corso del convegno della Nuova Destra Al di là della destra e della sinistra (1981), proprio citando la passione dei giovani novodestri per Tolkien, invitò la platea ad ancorare il discorso culturale a precisi referenti politici (la comunità nazionale) per non ridurre il momento culturale a una mera e astratta evasione. «È un problema che potrebbe porsi a voi», disse a questo proposito Accame, «usando come testo di reclutamento Il Signore degli Anelli, un libro che vi confesso non sono riuscito a leggere per l’istintiva ripugnanza che provo di fronte alle opere di pura fantasia, di fronte all’invenzione dei miti». Accame segnalava «i rischi di evasione e quindi di alienazione impliciti in tutta una posizione culturale che a essi tanto più si espone per allontanamento dalla realtà nazionale, quanto più, con giusta ambizione, si propone di comprenderla dall’alto. Se non addirittura, come a tratti avviene, di superarla, fuggendo alla rincorsa di una sempre più fumosa “tradizione” verso lidi esotici o di un paganesimo intellettualistico, posticcio, dove secondo me veramente ci si perde». Insomma, meno Tolkien e più Gramsci. Varrebbe la pena di rifletterci.

Addio di Vannacci alla Lega, Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»

Dopo l’addio alla Lega di Roberto Vannacci, che forse alle prossime Politiche scenderà in campo con il neo-movimento Futuro Nazionale (ecco chi potrebbe aderire), e il messaggio di addio a via Bellerio affidato dall’ex generale ai social, è arrivato anche quello di Matteo Salvini, che si è detto «deluso e amareggiato», ma non «arrabbiato».

Addio di Vannacci alla Lega, Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini: «Far parte di un partito non significa solo ricevere»

«La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti», ha scritto Salvini in un lungo messaggio, corredato da un video in cui Vannacci al “Pratone” smentiva di voler lasciare il Carroccio. Ricordando le varie opportunità offerte all’autore de Il mondo al contrario (tra cui la posizione di vicesegretario della Lega), Salvini aggiunge: «Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà».

Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»

In questi mesi, invece, «abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni», osserva Salvini. E poi: «Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini». Il leader della Lega prosegue: «Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano». Infine un’altra affermazione a tema militare: «La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali».

Zaia: «Non ci stracceremo le vesti per Vannacci»

«Direi che il segretario è stato fin troppo inclusivo e anche comprensivo. Dopodiché, non conosco le dinamiche di questa sua dipartita. Non so come sia nata. È pur vero che è un film che avremmo già scritto, già sapevamo come sarebbe stata la fine. Vorrei sottolineare che questa grande militanza in Lega è durata meno di un anno». Lo ha detto Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale ed ex governatore del Veneto, tra i big del Carroccio. L’ex generale, «se è il Vannacci di oggi, può ringraziare la Lega, che ha investito su di lui», ha aggiunto. E poi: «Noi andiamo avanti per la nostra strada come già è capitato, ho visto situazioni migliori ne ho viste di peggiori in Lega. Di certo non stiamo qui a stracciarci le vesti perché Vannacci se ne va via. Ne prendiamo atto e andiamo avanti per la nostra strada».

Vannacci fuori anche dal Gruppo dei Patrioti europei

Ora è ufficiale. Sui suoi canali social, Roberto Vannacci ha annunciato la sua uscita dalla Lega per fondare un nuovo partito, Futuro nazionale. Di conseguenza, ha comunicato il Carroccio, l’ex generale non è più membro del gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo, perché la sua decisione rende la sua permanenza “incompatibile” con la struttura politica del gruppo. La formazione dell’Europarlamento ha comunque sottolineato che la Lega «resta un partito partner a pieno titolo all’interno della famiglia politica dei Patrioti» e la cooperazione con essa proseguirà invariata. Vannacci era già stato destituito dalla vicepresidenza del gruppo per volontà dei francesi del Rassemblement national a causa delle tesi esposte nel suo libro Il mondo al contrario. La carica, che spetta alla Lega, è rimasta vacante da allora.

Vannacci: «Continuo a combattere lontano da impicci, compromessi e inciuci»

Questo il post con cui Vannacci ha annunciato lo strappo con Salvini e la volontà di proseguire da solo: «Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro nazionale è una realtà».