Poste italiane, nuovi prototipi di cargo e-bike per consegnare pacchi nei centri storici delle città

Poste italiane sperimenta nuovi prototipi innovativi di veicoli leggeri e completamente green per efficientare ulteriormente il servizio di recapito di posta e pacchi. In collaborazione con il Centro nazionale per la mobilità sostenibile MoSt e in partnership tecnologica con aziende dell’automotive, il Gruppo sta lavorando in particolare sullo sviluppo di nuovi prototipi di cargo e-bike elettrici a tre ruote. Il team di progetto, oltre a Poste Italiane, è composto da Italian aluminium technology, Pirelli e da ricercatori dell’Università degli studi di Firenze, dell’Università degli studi di Bergamo e del Politecnico di Milano. Tra i principali obiettivi del progetto, in fase sperimentale in Puglia, c’è anche l’integrazione di una sofisticata componente tecnologica per rafforzare la sicurezza nelle fasi di recapito di posta e pacchi.

Stabilità, servizi di supporto al conducente e maggior capacità di carico rispetto alle biciclette

Le cargo e-bike di Poste Italiane rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il recapito urbano, concepite per rispondere alle nuove esigenze di consegna nelle città i cui centri storici sono tutelati da norme per la limitazione del traffico su gomma e la riduzione delle emissioni di CO2. Il prototipo è caratterizzato da una capacità di carico superiore rispetto alle biciclette tradizionali, grazie a un vano modulare capiente fino a 700 litri, per un massimo di 100 chilogrammi. La configurazione a tre ruote, inoltre, offre maggiore stabilità durante la guida e consente di operare in modo sicuro anche in aree con traffico intenso o con pavimentazioni irregolari. La velocità massima è limitata a 25 chilometri orari come previsto dalla normativa per i veicoli leggeri a pedalata assistita. La rete di sensori, radar e calcolatori elettronici integrati sul veicolo offre innovativi servizi di supporto al conducente e permette di fornire dati utili alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per incrementare la sicurezza. Questi dispositivi consentono di rilevare ostacoli lungo il percorso, monitorare lo stato e l’usura degli pneumatici e fornire al conducente supporto per migliorare lo stile di guida, contribuendo alla prevenzione degli incidenti e all’efficienza delle operazioni.

I mezzi sono anche in grado di monitorare gli indicatori ambientali

Le cargo e-bike, inoltre, sono equipaggiate con un sistema di antibloccaggio delle ruote per maggiore sicurezza e un sistema di rigenerazione energetica che sfrutta sia la frenata sia l’energia solare, tramite pannelli fotovoltaici integrati. L’apertura e la chiusura del vano di carico avvengono attraverso la tecnologia di comunicazione Nfc, mentre un sistema di allerta informa il conducente in caso di ostacoli improvvisi. Le cargo e-bike, dotate di sensori in grado di rilevare dati come la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, hanno anche la funzione di monitorare gli indicatori ambientali, fornendo così informazioni utili per la gestione intelligente dello spazio urbano e contribuendo a favorire migliori condizioni di vita nei centri cittadini in cui operano.

Poste si conferma all’avanguardia nella decarbonizzazione del trasporto

Poste Italiane prosegue, dunque, nel suo processo di evoluzione tecnologica a beneficio della transizione green. Al 30 settembre 2025 l’azienda dispone di una flotta composta da quasi 29 mila mezzi a basse emissioni, di cui circa 6.200 completamente green e 8.800 ibridi, confermandosi così all’avanguardia in Italia nel processo di decarbonizzazione del trasporto, in linea con quanto previsto dal Piano strategico quadriennale 2024–2028 The connecting platform. La flotta green del Gruppo, la più estesa d’Europa tra quelle aziendali, comprende veicoli di nuova generazione alimentati da motori elettrici, ibridi e a combustione interna a ridotto impatto ambientale, tutti progettati per coniugare sostenibilità, efficienza e sicurezza.

Iran, il discorso di Khamenei dopo 12 giorni di proteste

Dopo 12 giorni di proteste l’ayatollah Ali Khamenei ha interrotto il silenzio, affermando in un discorso alla nazione trasmesso dall’emittente Irib che l’Iran «non cederà di fronte ai sabotatori». Ha poi aggiunto, riferendosi a Donald Trump, che i manifestanti «stanno rovinando le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese». Le mani del capo della Casa Bianca, ha detto Khamenei, «sono sporche di sangue» di «migliaia di iraniani che sono stati martirizzati in una guerra di 12 giorni». La guida suprema dell’Iran ha poi esortato la popolazione a mantenere «unità e prontezza» perché una nazione unita «può superare qualsiasi nemico». Parlando ancora di Trump, Khamenei ha chiosato: «Dovrebbe sapere che di solito i potenti arroganti e despoti del mondo vengono rovesciati esattamente quando sono al picco del loro orgoglio. Anche lui sarà rovesciato». Il discorso di Khamenei dimostra quanto seriamente le autorità di Teheran stanno prendendo le proteste, che hanno portato il governo a bloccare Internet e le linee telefoniche con il mondo esterno.

Sinner-Alcaraz, un doppio insieme? «Ne parleremo, perché no»

«Speriamo di giocare un buon tennis e far divertire le persone». Così Jannik Sinner e Carlos Alcaraz alla vigilia dell’esibizione di Seul, lo Hyundai Card Super Match, in programma sabato 10 gennaio alle 8 italiane (diretta su Sky Sport e in chiaro su Supertennis). Seduti l’uno accanto all’altro in conferenza stampa, i due maestri della racchetta si sono detti pronti a scrivere il nuovo capitolo di una rivalità che li ha visti affrontarsi già 19 volte in carriera, di cui 16 nel circuito Atp. Un antipasto dell’Australian Open, primo Slam della stagione 2026, in cui l’azzurro andrà a caccia del terzo successo consecutivo e lo spagnolo proverà a diventare il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam. A far parlare i fan sono tuttavia le loro parole per un possibile doppio assieme.

Sinner-Alcaraz, un doppio insieme? «Ne parleremo, perché no»
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz (da Instagram).

Sinner-Alcaraz e la suggestione del doppio insieme: «Sarebbe bello»

In conferenza stampa, Sinner e Alcaraz hanno anche affrontato la suggestione di giocare in coppia. «Facciamo così tanti tornei che è molto difficile giocare anche il doppio», ha spiegato Alcaraz. «Tuttavia da Seul, probabilmente, potremmo farlo». L’altoatesino ha quindi rilanciato: «Giocare assieme? Non ne abbiamo mai parlato, ma sarebbe bello condividere il campo in modo diverso per una volta, stare dallo stesso lato. Se giochi in doppio non hai tanto tempo di recupero, ma ne parleremo. Magari già quest’anno o il prossimo, perché no». Una suggestione che ha già acceso la fantasia di tutti i fan, che già immaginano la possibilità di vedere i due maestri dalla stessa parte della rete come fatto qualche anno fa da Roger Federer e Rafael Nadal alla Laver Cup.

La rivalità e il paragone con i Big Three: «Noi come loro? Troppo presto»

Sinner e Alcaraz, oltre a essere i dominatori assoluti del circuito Atp, sono anche protagonisti di una delle rivalità più intense ed equilibrate degli ultimi anni. Nel 2025 si sono affrontati in tre finali Slam su quattro, evento che non accadeva dal 1964, cui si aggiunge anche l’ultimo atto delle Atp Finals di Torino. «Abbiamo un ottimo rapporto anche fuori dal campo», ha spiegato l’azzurro, numero due del ranking. «Ci siamo affrontati la prima volta sulla terra rossa in Spagna nel 2021. Lui era giovane, ma si capiva che era speciale: ero certo sarebbe arrivato dov’è ora, mentre di me non lo ero».

Sinner-Alcaraz, un doppio insieme? «Ne parleremo, perché no»
La conferenza stampa di Alcaraz e Sinner (Ansa).

Quanto ai Big Three, ossia Federer, Nadal e Djokovic, è ancora presto per fare confronti. «Noi non possiamo paragonarci ancora a loro», ha aggiunto Sinner. «Dobbiamo vedere quanto riusciamo a mantenere questo livello, come hanno fatto loro per tanti anni». Lo spagnolo gli ha fatto subito eco: «Negli ultimi anni abbiamo vinto Slam, tornei e giocato finali: tutti hanno visto una bella rivalità: noi speriamo di affrontarci ancora tante altre volte». Magari proprio a Melbourne, dove Sinner arriva da favorito e Alcaraz non ha mai superato i quarti di finale.

Erika Accatino alla guida della compliance europea di Hyundai

Hyundai Motor Europe ha annunciato la nomina di Erika Accatino come nuova Head of Compliance. Negli ultimi tre anni è stata Head of Legal and Internal Audit presso la divisione italiana del marchio sudcoreano. Prima di entrare in Hyundai, Accatino ha maturato una lunga significativa esperienza all’interno di The Heineken Company, dove ha ricoperto il ruolo di Senior Legal Counsel. In precedenza aveva lavorato tre anni per Pomellato.

Wsj: «La direttrice dell’intelligence Usa non sapeva dell’operazione in Venezuela»

Tulsi Gabbard, da quasi un anno direttrice dell’intelligence Usa, sarebbe stata tenuta all’oscuro dei piani della Casa Bianca per il Venezuela. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti secondo cui sarebbe stata esclusa dalla pianificazione dell’operazione Absolute Resolve, iniziate la scorsa estate. Questo per volere di Donald Trump che – non particolarmente vicino a Gabbard – voleva limitare il numero di persone a conoscenza della missione che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro, affidandosi perlopiù al direttore della Cia John Ratcliffe per le consultazioni sull’intelligence.

Wsj: «La direttrice dell’intelligence Usa non sapeva dell’operazione in Venezuela»
Tulsi Gabbard e Donald Trump (Ansa).

Vance smentisce l’indiscrezione del Wall Street Journal

Il Wsj riporta che la decisione di Trump è stata condivisa dal segretario di Stato Marco Rubio. La Casa Bianca ha smentito però l’indiscrezione del Wall Street Journal: «Sono falsità. Abbiamo mantenuto un rapporto molto stretto con gli alti funzionari di gabinetto e i funzionari del nostro governo», ha assicurato il vicepresidente JD Vance quando gli è stato chiesto dell’esclusione di Gabbard dalla pianificazione per il Venezuela.

McDonald’s Italia, Ilaria Vaccarini nuova Communication Manager

McDonald’s Italia ha nominato Ilaria Vaccarini come nuova Communication Manager all’interno del team Impact. Nel suo nuovo incarico, la manager avrà la responsabilità di sviluppare e di guidare la comunicazione strategica del marchio legata a persone, cultura aziendale e impatto sociale. «Sono lieta di fare un nuovo passo in questa grande azienda e ricoprire una nuova posizione lavorativa», ha postato su LinkedIn. «Nuove sfide, nuovi compagni di viaggio, sempre sotto gli archi dorati. Non vedo l’ora che la nuova avventura abbia inizio». Vaccarini sarà chiamata così a rafforzare la coesione interna, sostenendo il dialogo con dipendenti e stakeholder e promuovendo altresì una narrazione autentica dei valori del brand.

McDonald’s Italia, Ilaria Vaccarini nuova Communication Manager
Un fast food di McDonald’s (Ansa).

Chi è Ilaria Vaccarini, nuova Communication Manager di McDonald’s Italia

Professionista di lunga esperienza nel settore, Ilaria Vaccarini si è formata all’Università Cattolica dove ha conseguito una laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa. Dopo gli studi, ha costruito il suo profilo focalizzandosi sulle relazioni interne e sulla valorizzazione delle risorse umane in diverse aziende prima di approdare il McDonald’s Italia nell’aprile 2019. Per più di sei anni ha ricoperto la carica di Employer Reputation Lead, occupandosi di consolidare progetti ad alto valore umano e di aumentare l’engagement dei dipendenti.

Christie’s, Kimberly Miller alla guida del lusso globale

Kimberly Miller è la nuova Global Managing Director di Christie’s per la categoria del lusso. Manager dalla lunga esperienza nel settore, prende il posto di Emmanuel Dunan, che ha lasciato il gruppo nel 2025 dopo un anno di risultati record per la casa d’aste. Nel suo nuovo ruolo, continuerà a operare a New York, dirigendo tutti gli aspetti legati al business del Luxury, dalle aste dal vivo a quelle online fino alle vendite private, collaborando a stretto contatto con i dirigenti dei dipartimenti specializzati di Ginevra, Hong Kong, Londra, New York e Parigi. La sua nomina arriva al termine di un anno record per Christie’s con vendite per 795 milioni di dollari, il 17 per cento in più rispetto al 2024. Successi culminati a novembre, quando il Blue Mellon, diamante Fancy Color da 9,51 carati, è stato battuto per 25,6 milioni.

Christie’s, Kimberly Miller alla guida del lusso globale
Il logo di Christie’s (Imagoeconomica).

La carriera di Kimberly Miller, nuova guida del Luxury di Christie’s

Laureatasi con lode in Storia dell’arte alla Temple University di Philadelphia, ha conseguito anche un master in Business Administation alla NYU Stern School of Business. Entrata in Christie’s nel 2010 nel dipartimento Wine, ha scalato rapidamente le gerarchie ricoprendo posizioni di responsabilità fino a imporsi come figura centrale nello sviluppo del business. Dopo una parentesi di quattro anni in Sotheby’s, dal 2015 al 2019, dove è stata anche Head of Sale, nel settembre 2021 è rientrata nella casa d’aste londinese in qualità di Managing Director del Luxury per le Americhe, dove ha guidato la strategia aziendale, l’espansione delle vendite e la performance finanziaria dei dipartimenti gioielli, orologi, vini e borse. Sotto la sua direzione è avvenuta anche l’integrazione di Gooding, casa d’aste di riferimento per le auto da collezione.

Venezuela, liberato l’italiano Biagio Pilieri

Non solo l’imprenditore Luigi Gasperin. Tra i detenuti politici rilasciati dalle autorità di Caracas c’è anche il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, leader del partito Convergencia ed ex deputato dall’Assemblea Nazionale, che era stato arrestato nell’agosto del 2024, accusato di terrorismo e tradimento alla patria. Ma sostanzialmente, imprigionato in quanto oppositore del regime di Maduro.

Pilieri, 60 anni, era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Le autorità non hanno fornito un elenco di nominativi: possibile liberazione di altri italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini, che lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e il commercialista Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. Gasperin, imprenditore di 77 anni in possesso del doppio passaporto, era stato arrestato il 7 agosto 2025 per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente.

L’Iran blocca internet nel tentativo di sedare le proteste

L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di Cloudflare Radar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.

Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran

La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.

Musetti inizia bene il 2026: è in semifinale a Hong Kong

Lorenzo Musetti inizia bene la stagione 2026. Il carrarino è in semifinale al torneo 250 di Hong Kong, sua prima uscita dell’anno in vista degli Australian Open. Battuto in due set con un doppio 6-4 in poco più di un’ora e 14 minuti il padrone di casa Coleman Wong, che ha partecipato grazie a una wild card. Per l’azzurro, testa di serie numero uno, si tratta della 26esima semifinale in carriera a livello Atp: sfiderà uno tra il portoghese Nuno Borges e il russo Andrey Rublev. Match in controllo per Musetti, che ha strappato il servizio all’avversario nel settimo gioco prima di chiudere senza problemi al decimo game. Nel secondo parziale, dopo aver perso la battuta già in apertura, ha conquistato un immediato controbreak per poi mettere la freccia sul 5-4 e vincere l’incontro.

Musetti, a Hong Kong è anche finale con Lorenzo Sonego

Lorenzo Musetti ha anche raggiunto l’ultimo atto nel tabellone di doppio in coppia con Lorenzo Sonego, conquistando la prima finale azzurra del 2026. I due si sono dapprima resi protagonisti di un trionfo in rimonta contro le teste di serie numero due Alexander Erler e Robert Galloway con il punteggio di 5-7, 6-3, 10-4, recuperando un break di svantaggio anche nel secondo parziale. Pochi minuti dopo hanno beneficiato del ritiro di Gabriel Diallo e Coleman Wong, che avrebbero dovuto affrontare in semifinale, per staccare il pass della finale. Giocheranno o contro la coppia russa di Andrey Rublev e Karen Khachanov oppure contro Vasil Kirkov e Bart Stevens.

Il carrarino vede anche la Top 5 del ranking mondiale

Grazie alla semifinale dell’Atp 250 di Hong Kong, Lorenzo Musetti ha raggiunto la sesta posizione del ranking mondiale, superando in un colpo solo il canadese Felix Auger-Aliassime e gli americani Taylor Fritz e Ben Shelton. L’azzurro, con 4.040 punti, è ora a sole 40 lunghezze da Alex De Minaur, ancora in corsa nella United Cup a squadre con la sua Australia. Un eventuale successo asiatico, unito a una contemporanea sconfitta del “Demone”, potrebbe spalancare le porte della Top 5 mondiale a “Muso” proprio alla vigilia del primo Slam della stagione.

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni

Essere amici di Donald Trump è assai difficile. Ne sanno qualcosa i vari Giuseppi che, pur vantando solide relazioni presidenziali con il padrone della Casa Bianca, sono stati costretti a venire a patti con la Realpolitik americana. Il Giuseppi del 2026 si chiama, come noto, Giorgia Meloni. È lei ad aver definito «legittima» la cattura di Nicolás Maduro perché trattasi, ha detto la presidente del Consiglio, di un intervento di «natura difensiva».

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Donald Trump con Giorgia Meloni, in occasione della firma dell’accordo di pace su Gaza, al vertice di Sharm el-Sheikh (Ansa).

E se Trump attaccasse la Groenlandia?

Il problema per gli amici di Trump di casa nostra è che dopo il Venezuela potrebbe arrivare la conquista della Groenlandia, ancora non è chiaro se via intervento militare o tramite regolare acquisto con fattura, come potrebbe voler fare invece il presidente americano, abituato a trattare tutto come se fosse la compravendita di un palazzo di New York (Marco Rubio, segretario di Stato, l’ha già comunicato ai parlamentari americani: pin e tasto verde). Il problema, dunque, sempre per gli amici di Trump, è che uno si trova invischiato in cose di cui forse vorrebbe fare a meno. La destituzione di un dittatore è, invero, sempre una buona notizia, ma Trump non si sa fin dove potrebbe spingersi. E se davvero attaccasse la Groenlandia, che fa parte della Danimarca, la quale a sua volta fa parte della Nato? Stephen Miller, vice capo dello staff alla Casa Bianca e mastino trumpiano, dice che gli «Stati Uniti dovrebbero avere la Groenlandia come parte degli Stati Uniti» e che nessuno vorrà mai avere militarmente a che fare con gli Stati Uniti. Che dirà Meloni nel caso in cui Trump non riuscisse a comprare, giocando al Monopoli internazionale, la Groenlandia? Che cosa farà Antonio Tajani, ministro degli Esteri?

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Ansa).

Con The Donald ogni equilibrismo diventa impossibile

Il problema di essere amici di Trump è che il mondo in cui vive il presidente degli Stati Uniti non consente sfumature. È un mondo polarizzato come la stessa società americana, dove il ricorso alla violenza politica è strategico e sovrastrutturale. O si è con Trump o si è contro Trump. O si è con l’Ice, la polizia anti-immigrazione, o si è contro l’Ice, e ci si becca una pallottola in testa, come la 37enne Renee Nicole Good. E questa polarizzazione imposta a chiunque, amico, nemico, passante della storia, rende impossibile il mestiere in cui Meloni eccelle: quello di equilibrista. La presidente del Consiglio è il collante di cui il governo ha bisogno, non quello che si merita, ma l’equilibrio vale entro certi limiti. E soprattutto Trump fa perdere l’equilibrio a tutti. Persino Matteo Salvini si è risentito per l’operazione venezuelana (sarà che l’amico Vladimir Putin, un altro che ti mette in brutte situazioni, si è accigliato) e si è ritrovato a citare il Papa. Ha detto che «nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo», ma «per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Sicché, ha detto ancora Salvini, «illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Il Papa notoriamente viene citato dai politici solo quando fa comodo; anche se fosse una volta ogni 10 prese di posizione che prende. Illuminante dunque, sì, ma soprattutto sui tic di alcuni leader di partito che fanno cherry picking tra le molte dichiarazioni papesche per darsi cristianamente un tono. 

Trump e l’equilibrismo impossibile dell’amica Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il filo-atlantismo italiano rischia di diventare una gabbia

Trump è in carica da un anno e più passa il tempo e più mena fendenti sui capisaldi liberaldemocratici. L’Italia non può rinunciare certamente a posizioni filo-atlantiste, lo dice la sua storia, che poi è una storia di co-dipendenza sentimentale ma anche culturale, non solo italiana ma in fondo europea; così però facendo rischia di accettare senza battere un sopracciglio qualsiasi decisione di Trump, pronto come in una canzone di Calcutta a fare una svastica a Bologna solo per litigare. Pronto a conquistare la Groenlandia solo per litigare. 

Vasto raid della Russia su Kyiv: ci sono morti

Nella notte la Russia ha colpito Kyiv con un nuovo raid missilistico e con droni, causando almeno quattro morti e 22 feriti. Mosca sostiene di aver utilizzato anche il missile ipersonico Oreshnik e di aver preso di mira «obiettivi strategici», parlando di una risposta a un presunto «attacco terroristico del regime di Kyiv» contro la residenza di Vladimir Putin a fine dicembre, versione che l’intelligence ucraina respinge, sostenendo sia un pretesto per avviare una nuova escalation.

Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha riferito che tra le vittime c’è un paramedico, ucciso mentre prestava soccorso nel distretto di Darnytskyi. Altri quattro operatori di emergenza sono rimasti feriti. Tra i feriti, 14 sono stati ricoverati in ospedale. Gli attacchi, iniziati alle 23:45 ora locale, hanno colpito diversi quartieri residenziali: alcuni edifici hanno preso fuoco e in varie zone si sono registrate interruzioni di acqua ed elettricità. L’aeronautica ucraina segnala anche lanci contro Leopoli, dove sono stati intercettati missili balistici a velocità ipersonica.

L’Ucraina colpisce Belgorod: 556 mila senza elettricità

L’Ucraina ha colpito la rete elettrica nella regione russa di Belgorod. Secondo il governatore locale, Viatcheslav Gladkov, sarebbero oltre 556 mila le persone rimaste senza luce e riscaldamento in sei comuni. Circa 200 mila persone sarebbero senza acqua e servizi igienici. La regione di Belgorod confina con la città ucraina di Kharkiv.

Il Senato approva una risoluzione per limitare i poteri di Trump in Venezuela

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato giovedì l’avanzamento di una risoluzione bipartisan che punta a impedire a Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Il testo è passato con 52 voti favorevoli e 47 contrari. Oltre a tutti i democratici, hanno votato a favore anche cinque senatori repubblicani, un’ulteriore prova del malcontento all’interno della base del presidente al Congresso.

I repubblicani dissidenti riaffermano il ruolo costituzionale del Congresso

La risoluzione arriva dopo il blitz ordinato da Trump nel fine settimana, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito poi a New York per essere processato con l’accusa di narcotraffico. Trump non aveva informato preventivamente il Congresso, sostenendo che «ha la tendenza a far trapelare informazioni». Il presidente ha reagito duramente al voto del Senato, accusando i repubblicani dissidenti di «indebolire la sicurezza nazionale» e definendo la risoluzione «incostituzionale». I promotori della misura, guidati dal democratico Tim Kaine, sostengono che l’operazione in Venezuela rischi di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato. I repubblicani, invece, hanno votato per riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso. Il peso della risoluzione, tuttavia, potrebbe rimanere solo politico. Per entrare in vigore, infatti, necessita sia del voto della Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza più forte, e infine ottenere la firma dello stesso Trump.

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La Francia ha detto che voterà contro l’accordo tra Ue e Mercosur

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia voterà contro l’entrata in vigore dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, il mercato comune sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. La decisione arriva alla vigilia dei passaggi politici chiave a Bruxelles: venerdì 9 gennaio l’intesa sarà discussa dal Coreper, la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, prima di passare al via libera politico del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione. Successivamente, l’accordo dovrà essere ratificato anche dal Parlamento europeo. A dicembre, l’opposizione di Francia e Italia aveva fatto slittare a gennaio il voto del Consiglio europeo. Nelle ultime settimane, però, il governo Meloni ha cambiato posizione, ritenendo sufficienti le garanzie ottenute sulla Politica agricola comune e sulla maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli europei.

Il comunicato dell’Eliseo

In un comunicato ufficiale, il governo francese spiega che «la Francia è favorevole al commercio internazionale, ma l’accordo Ue-Mercosur è un accordo di un’altra epoca, negoziato troppo a lungo su basi troppo datate». Secondo Parigi, i benefici economici sarebbero marginali — «un aumento dello 0,05 per cento del Pil dell’Ue entro il 2040» – e non giustificherebbero i rischi per filiere agricole considerate strategiche per la sovranità alimentare. Macron riconosce che la Commissione europea ha accolto alcune richieste francesi, come una clausola di salvaguardia rapida sulle importazioni agricole, misure di reciprocità sulle condizioni di produzione e il rafforzamento dei controlli sanitari. «Nonostante questi progressi incontestabili», si legge nel testo dell’Eliseo, «il rifiuto politico dell’accordo è unanime», come emerso nei dibattiti in parlamento, e nelle piazze con le proteste degli agricoltori.

Il Venezuela annuncia il rilascio di diversi detenuti politici

Il governo venezuelano ha annunciato la scarcerazione imminente di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri, un rilascio che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. A darne notizia è stato il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che ha definito la decisione «unilaterale» e motivata dalla volontà di «favorire e raggiungere la pace». Rodríguez non ha indicato né il numero né l’identità delle persone coinvolte, spiegando che questi elementi verranno comunicati in seguito. L’Italia è in attesa di sapere se tra le persone che stanno venendo rilasciate c’è anche Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da oltre un anno.

Rilasciati quattro cittadini spagnoli

Il ministero degli Esteri spagnolo ha confermato il rilascio di quattro cittadini spagnoli. Il ministro José Manuel Albares ha definito quanto avvenuto «un grande primo passo», confermando la presenza di spagnoli nel gruppo di detenuti destinati alla liberazione.

È il primo segnale di distensione del governo con l’opposizione

L’annuncio arriva nel contesto del primo gesto pubblico di distensione del governo venezuelano nei confronti dell’opposizione, dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Nel suo intervento, il presidente dell’Assemblea ha ringraziato esplicitamente l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il governo del Qatar per il lavoro di mediazione che ha contribuito alla decisione.

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La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier

La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier dopo oltre un anno e sei mesi di detenzione. L’annuncio è arrivato dal presidente Emmanuel Macron con un messaggio su X: «È libero ed è tornato in Francia». Secondo quanto comunicato dall’Fsb, il servizio di sicurezza russo, e rilanciato dalle agenzie Tass e Ria Novosti, Vinatier sarebbe stato liberato nell’ambito di un accordo che ha previsto il rilascio del cestista russo Daniil Kasatkin, detenuto in Francia. Il governo francese non ha ancora confermato la versione russa.

Vinatier, 49 anni, specialista dello spazio post-sovietico, lavorava per il Centre for Humanitarian Dialogue, organizzazione non governativa svizzera impegnata nella prevenzione dei conflitti. Arrestato nel giugno 2024, era stato condannato a Mosca a tre anni e tre mesi di carcere per non essersi registrato come «agente straniero», il modo in cui vengono indicate organizzazioni o persone che secondo il governo russo ricevono finanziamenti dall’estero. A febbraio avrebbe dovuto affrontare un nuovo processo con l’accusa di spionaggio. Kasatkin invece, 26 anni, era stato arrestato a giugno 2025 all’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle su richiesta degli Stati Uniti, che lo sospettano di legami con un gruppo di hacker specializzato in attacchi ransomware. In ottobre la magistratura francese aveva autorizzato la sua estradizione verso gli Stati Uniti, mai formalizzata dal governo. Secondo l’avvocato del giocatore, Kasatkin è stato liberato dalla prigione di Fresnes e ha già fatto ritorno in Russia.

Graduatoria Medicina, oltre 22mila idonei a fronte di 17mila posti

La graduatoria nazionale del semestre filtro per l’accesso a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, pubblicata giovedì pomeriggio, conta 25.387 studenti idonei. È il primo bilancio della riforma voluta dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che ha sostituito i quiz a crocette con tre prove scritte – Biologia, Chimica e Fisica – sostenute nei due appelli di novembre e dicembre. Sono risultati idonei tutti gli studenti che hanno superato almeno uno degli esami. Non solo chi ha passato tutte e tre le prove, come prevedeva il primo decreto, ma anche chi ha uno o due debiti da recuperare tassativamente entro la fine di febbraio.

Medicina: più idonei dei posti disponibili

Per Medicina gli idonei sono 22.688, a fronte di 17.278 posti disponibili nelle università statali. Circa 5mila studenti dovranno quindi orientarsi verso i corsi affini scelti al momento dell’iscrizione. Su circa 60mila candidati iniziali, poco meno di 7.600 hanno superato tutti e tre gli esami, mentre quasi 8mila ne hanno passati due: insieme occupano circa il 90 per cento dei posti disponibili.

Fisica resta lo scoglio principale

Fisica si conferma la prova più selettiva. Hanno ottenuto almeno 18 solo 10.022 studenti, contro 19.898 in Biologia e 21.763 in Chimica. Un dato che ha spinto il ministero a intervenire con un decreto che ha ampliato la platea degli idonei.

Veterinaria e Odontoiatria

Gli idonei sono 1.535 per Veterinaria e 1.072 per Odontoiatria. Nel primo caso i posti risultano già saturi, con circa 300 esclusi; nel secondo, invece, alcuni slot resteranno vacanti.

Kkr acquisisce Arctos Partners: operazione da un miliardo

Kkr, colosso americano del private equity, ha raggiunto un accordo da un miliardo di dollari per l’acquisizione di Arctos Partners, azienda pioniera degli investimenti nel mondo dello sport. Secondo quanto riportato da Bloomberg manca soltanto l’approvazione delle leghe americane, visto che Arctos vanta partecipazioni all’interno di diversi club in vari sport. Tra questi ci sono i Golden State Warriors e gli Utah Jazz in NBA e i Los Angeles Dodgers e gli Houston Astros in MLB. Ma la società possiede anche quote nei Los Angeles Chargers della NFL e nei New Jersey Devils della NHL. E così anche nel calcio, ma in Europa. Arctos, infatti, è azionista del PSG, dell’Atalanta e del Fenway Sports Group, la holding che possiede il Liverpool. L’operazione include anche incentivi per i senior manager della società acquisita e la cifra quindi potrebbe salire fino a 1,5 miliardi di dollari. Ian Charles, cofondatore, resterà alla guida di Arctos e riceverà anche azioni di Kkr, che gestisce asset per oltre 700 miliardi di dollari in tutto il mondo.

Sciopero 12 e 13 gennaio 2026: orari, chi si ferma e fasce di garanzia

Terminato il periodo delle festività tornano gli scioperi. Dopo quello di venerdì 9 e sabato 10 gennaio che coinvolgerà il trasporto aereo e ferroviario, con possibili disagi su tutto il territorio nazionale, è in programma anche una mobilitazione per le giornate di lunedì 12 e martedì 13. Si preannunciano giornate difficili per chi dovrà spostarsi in treno o in taxi, ma anche per chi frequenta le scuole: tra chi incrocerà le braccia ci saranno anche i docenti e il personale Ata. Ecco tutto quello che bisogna sapere in vista della prossima mobilitazione.

Sciopero 12 e 13 gennaio 2026: la mobilitazione interesserà le scuole

Sciopero 12 e 13 gennaio 2026: orari, chi si ferma e fasce di garanzia
Un’aula vuota (Imagoeconomica).

Lunedì 12 e martedì 13 gennaio è in programma lo sciopero nazionale del personale del ministero dell’Istruzione e del Merito. A promuovere la mobilitazione sono i sindacati Confsai, Conalpe, Csle e Flp. Diverse le motivazioni: i dipendenti a tempo determinato e indeterminato infatti incroceranno le braccia per mancati rinnovi contrattuali oltre che per aumenti salariali giudicati insufficienti in relazione all’inflazione. Spazio anche per il riconoscimento dei buoni pasto «come già riconosciuti ai dipendenti del Mim, Direzione Regionali e Usp». Docenti e membri del personale Ata intendono scioperare anche contro la precarietà e i ritardi nei percorsi di stabilizzazione e i carichi di lavoro crescenti nelle segreterie e nelle scuole, oltre che per la carenza di risorse per funzionamento, inclusione e sicurezza degli edifici.

Dai treni ai taxi, chi altro si fermerà il 12 e il 13 gennaio

Sciopero 12 e 13 gennaio 2026: orari, chi si ferma e fasce di garanzia
L’insegna di un taxi (Imagoeconomica).

Non solo i docenti e il personale Ata. Lunedì 12 e martedì 13 gennaio i cittadini italiani potrebbero incappare in disagi anche per quanto riguarda i trasporti. Il 12 è prevista infatti una mobilitazione di Trenord per la durata di 23 ore: in vigore due fasce orarie di garanzia, dalle 6 alle 9 e, nel pomeriggio, dalle 18 alle 21. Il giorno seguente si fermeranno su tutto il territorio italiano i taxi per una protesta voluta da una ventina di sigle sindacali. Stop di 24 ore anche in Umbria per quanto riguarda il personale di Busitalia Sita Nord.