Un’indagine del Guardian mette in discussione l’affidabilità delle Al Overview di Google, i riassunti generati con l’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca. Secondo il quotidiano britannico, alcune sintesi contengono informazioni sanitarie errateofuorvianti, con potenziali rischi concreti per la salute. La ricostruzione, sottolinea la testata, è stata fatta dopo che un numero rilevante di associazioni e professionisti sanitari hanno sollevato preoccupazioni sull’affidabilità delle informazioni contenute in AI Overview.
La finestra AI Overview nel motore di ricerca di Google.
Le informazioni sbagliate su tumore al pancreas e test oncologici femminili
Tra i casi citati c’è quello sul tumore al pancreas: l’IA ha suggerito di evitare cibi ad alto contenuto di grassi, un’indicazione che gli esperti definiscono «completamente sbagliata» e potenzialmente pericolosa, perché in realtà andrebbe fatto l’esatto contrario: mantenere un buon apporto calorico per sostenere cure come la chemioterapia o un intervento chirurgico. Tra gli altri esempi citati dal Guardian ci sono i test oncologici femminili. In una ricerca su «sintomi e test del cancro vaginale», l’Al Overview indicava il Pap test come esame diagnostico per questo tipo di tumore, quando invece serve per lo screening del tumore cervicale. Secondo le associazioni, un errore del genere potrebbe spingere alcune donne a ignorare sintomi reali, rassicurate da un recente esito negativo dello screening. L’azienda di Mountain View sostiene che la maggior parte delle Al Overview è accurata e che eventuali errori vengono corretti, ma l’indagine del Guardian evidenzia il rischio di affidarsi alle sintesi automatiche o ai chatbot AI su temi sensibili come la salute.
Nel mese di dicembre 2025, in Italia, Byd ha compiuto un significativo passo avanti superando alcuni dei più noti marchi storici nel mercato nazionale, contraddistinti da una lunga legacy e una forte presenza sul territorio. L’azienda cinese ha saputo affermarsi mettendo in evidenza come la sua visione, la sua strategia e i suoi prodotti sempre più europei portino benefici tangibili ai clienti, al mercato e all’ambiente. Tutto questo anche grazie alla rapidissima espansione della rete di vendita e assistenza che oggi conta ben 101 punti su tutto il territorio nazionale, guidati da 30 importanti concessionari italiani.
Oltre 25 mila auto immatricolate nel 2025
Byd ha concluso il mese di dicembre con una quota di mercato del 3,1 per cento (3.347 immatricolazioni), posizionandosi nella Top 10 tra i costruttori di veicoli in Italia, esclusivamente grazie alla vendita di veicoli elettrici e ibridi plug-in. Si tratta di un risultato che non solo evidenzia la forza e la solidità della crescita del brand, ma lo rende anche l’unico marchio cinese in Italia a raggiungere tale traguardo, senza fare affidamento su veicoli a motore termico. Questo elemento lo contraddistingue non solo da tutti i marchi europei, ma anche da tutti gli altri brand cinesi che operano sul mercato e che hanno nella loro gamma anche vetture termiche. Il dato porta Byd a un totale annuo di 25.226 immatricolazioni, circa 10 volte in più rispetto alle 2.881 del 2024, raggiungendo una quota di ben l’1,5 per cento e confermandosi dunque come il primo brand in Italia nel mercato dei veicoli a nuova energia (elettrico e plug-in hybrid) con una quota del 15,4 per cento a dicembre e una quota annuale del 12,3 per cento. Il brand ha consolidato la sua crescita anche in Regno Unito, Germania, Spagna e Francia.
Il marchio continua a espandersi oltre la Cina
Decisivo è stato il rafforzamento del mercato dell’export. Solo a dicembre 2025, il volume delle esportazioni di veicoli a nuova energia ha raggiunto le 133.172 unità, pari a oltre il 31 per cento della produzione globale mensile del brand, rispetto a una media degli 11 mesi del 22 per cento. Questo dato sottolinea quanto le operazioni internazionali al di fuori della Cina stiano sempre più rilevanti per il marchio, che continua a espandere la propria presenza nei principali mercati. Nel 2025 ha venduto 2,26 milioni di veicoli elettrici puri, confermandosi come leader mondiale nel settore.
La nuova Atto 2 DM-i pronta a rivoluzionare il concetto di suv compatto
In termini di prodotto, la Seal U DM-i, il suv di taglia media del brand, si afferma come la prima vettura venduta in Italia con tecnologia super hybrid (plug-in hybrid) con 14.486 unità, quasi il doppio rispetto alla seconda in classifica. La Dolphin Surf, la city car elettrica del brand, in soli sei mesi dal lancio scala la quinta posizione con 4.563 unità, a poca distanza dalla top 3. Ed è da registrare il grande interesse per la nuova Atto 2 DM-i, con una raccolta ordini elevata. L’auto offre un’autonomia totale fino a 1.000 km, un abitacolo spazioso e soluzioni tecnologiche avanzate, e si prepara a ridefinire il concetto di suv compatto offrendo la flessibilità della mobilità elettrica senza sacrificare le necessità di autonomia e comfort per i viaggi più lunghi. Concludendo un 2025 segnato da una continua crescita e consolidamento, Byd guarda al 2026 con l’intento di proseguire il suo percorso di espansione, grazie a una notevole offensiva di prodotto che mira a rafforzare ulteriormente la sua presenza in Italia e nei principali mercati europei, puntando su innovazione, qualità e un’offerta sempre più diversificata.
I dati sulle vendite globali certificano un passaggio di testimone nel mercato dell’auto elettrica: nel 2025 il gruppo cinese Byd ha venduto più veicoli a batteria della statunitense Tesla, cosa che non era mai accaduta su base annuale. Byd ha consegnato 2,26 milioni di auto elettriche, contro 1,64 milioni di Tesla. Un sorpasso che arriva dopo il 2024, anno in cui il gruppo cinese aveva già superato il competitor americano sul fatturato. Le vendite di Byd nel 2025 sono cresciute del 28 per cento rispetto all’anno precedente, mentre quelle di Tesla si sono ridotte dell’8 per cento, con cali diffusi nella maggioranza dei Paesi europei. In risposta al calo, l’azienda di Elon Musk sta cercando di compensare il rallentamento puntando su guida autonoma e intelligenza artificiale.
Auto Byd in produzione (Ansa).
I risultati di Byd in Italia
In Italia, Byd ha chiuso dicembre 2025 con risultati record: 3.347 vetture immatricolate e una quota di mercato del 3,1 per cento, entrando nella Top 10 dei costruttori in appena quindici mesi, esclusivamente con modelli elettrici e ibridi plug-in. Nell’intero 2025 le immatricolazioni sono state 25.226, contro le 2.881 del 2024, con una quota dell’1,5 per cento. Nel segmento dei veicoli a nuova energia (elettrici e plug-in hybrid), la quota ha raggiunto il 15,4 per cento a dicembre e il 12,3 per cento sull’anno. A sostenere la crescita ha contribuito l’espansione della rete commerciale sul territorio italiano, con 101 punti vendita guidati da 30 concessionari.
Il mercato auto in Italia nel 2025
Il mercato automobilistico italiano ha chiuso il 2025 a 1.525.722 immatricolazioni, in calo del 2,1 per cento rispetto al 2024, secondo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. A dicembre, però, si è registrata una crescita del 2,2 per cento, con 108.075 auto vendute. Segno positivo per le elettriche: nell’anno sono state immatricolate 94.230 vetture full electric, in aumento del 46,1 per cento, con una quota di mercato del 6,2 per cento. Nel solo mese di dicembre le registrazioni sono salite a 12.015 unità, più 107,2 per cento su base annua, grazie anche agli incentivi lanciati a ottobre.
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, esponente del Likud, il partito del premier Netanyahu, ha affermato che la Striscia di Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi che vi risiedono sono «ospiti» a cui Israele permette di vivere lì per ora. Le dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista all’emittente pubblica Kan: «Gaza è anche nostra. Li lasciamo lì come ospiti fino a un certo punto, ma Gaza è nostra», ha detto Zohar.
Il quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City (Ansa).
Il ministro stava spiegando perché sta valutando la possibilità di negare fondi statali all’industria cinematografica israeliana, dopo che il premio Ophir – il più importante riconoscimento del cinema israeliano – è stato assegnato a The Sea (HaYam in ebraico) di Shai Carmeli-Pollak, un film che racconta la storia di un ragazzo palestinese della Cisgiordania a cui viene negato il permesso di entrare in Israele per visitare una spiaggia. Zohar ha dichiarato di non aver visto il film, ma sostiene che presenti l’Idf e Israele in modo negativo. Nel corso dell’intervista, il ministro ha affermato: «La Giudea e la Samaria sono nostre», utilizzando il termine biblico per la Cisgiordania, che Israele occupa illegalmente. Le dichiarazioni del ministro sono potenzialmente rilevanti nel procedimento in corso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, che sta esaminando il caso presentato dal Sudafrica per presunte violazioni della Convenzione sul genocidio nella Striscia di Gaza. Il procedimento si trova in una fase documentale avanzata: la Corte ha concesso a Israele una proroga per il deposito della memoria difensiva, fissando la scadenza al 12 marzo 2026.
Dopo le parole di Donald Trump sulla repressione delle proteste in Iran, esponenti di primo piano del regime di Teheran hanno avvertito che qualsiasi interferenza americana violerebbe una «linea rossa». In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha avvertito che «se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, com’è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America accorreranno in loro soccorso. Siamo carichi e pronti a partire». Il post di Trump è arrivato dopo che almeno sette persone sono state uccise durante le proteste, tra cui, secondo l’agenzia statale Irna, un volontario delle Basij, le forza civili inquadrate nei Guardiani della Rivoluzione. Si teme che proprio la sua morte possa spingere il regime ad aumentare la repressione violenta delle manifestazioni. A innescarle è stato il crollo senza precedenti del rial iraniano, sceso a circa 1,4 milioni per dollaro, in un contesto di inflazione oltre il 42 per cento e di crescente crisi economica.
Street protests in Iran are getting serious, triggered by collapse of the currency and inflation, but also with political slogans in the traditionally important bazaar of Teheran. pic.twitter.com/eWY0yWMHwP
Alla minaccia di Trump ha risposto Ali Shamkhani, consigliere della guida suprema Ali Khamenei, affermando su X che la sicurezza nazionale iraniana è «una linea rossa, non materiale per tweet avventuristi». «Qualsiasi mano che si avvicini alla sicurezza dell’Iran con dei pretesti sarà tagliata con una risposta che provocherà rimpianto», ha scritto. Sulla stessa linea Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, che ha accusato Stati Uniti e Israele di interferenze: «Trump deve rendersi conto che l’intervento degli Stati Uniti in questa questione interna porterà alla destabilizzazione dell’intera regione e alla distruzione degli interessi americani». Anche i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che reagiranno duramente contro ogni interferenza straniera.
Il 2025 si è chiuso con 80 suicidi nelle carceri italiane. Non è per fortuna un record; quello appartiene al 2024, quando si tolsero la vita 91 persone. In complesso i morti in prigione, secondo i dati di Ristretti Orizzonti, sono 241, appena cinque in meno dell’anno scorso. Il bilancio di fine anno è dunque tragico e niente fa sperare per un 2026 migliore. «Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno)», scrive Antigone nel suo ultimo rapporto. Sono oltre 180 persone in più ogni mese. «Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5 per cento, con 72 istituti oltre il 150 per cento e punte superiori al 200 per cento». Nel 42,9 per cento delle 120 carceri visitate – e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – non sono garantiti i tre metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3 per cento); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1 per cento mancano acqua calda o si registrano scarse condizioni igieniche.
Detenuti e guardie carcerarie a San Vittore (foto Ansa).
Amnistia: la parola che il governo non vuole sentire pronunciare
Tutti reclamano soluzioni adeguate. Anche Papa Leone XIV. «Sono molti a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare», ha detto il pontefice domenica 14 dicembre nella messa del Giubileo dei detenuti, rilanciando alle «istituzioni» l’appello fatto da Francesco nella Bolla di indizione per «forme di amnistia o di condono della pena»: «Confido che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio». Il Papa si riferiva soprattutto a problemi come «il sovraffollamento, l’impegno ancora insufficiente di garantire programmi educativi stabili di recupero e opportunità di lavoro». Il governo però non vuole sentire pronunciare quel termine, amnistia. Nonostante le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa. «Occorre incarnarla la speranza affinché non sia foriera di illusioni», ha detto la presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, all’Unità. «Amnistia e indulto sono provvedimenti costituzionali di ‘buon governo’ per affrontare il sovraffollamento dei detenuti e quello dei procedimenti penali pendenti che a milioni ingolfano la nostra giustizia i cui tempi sono irragionevolmente lunghi come certificato da almeno 30 anni dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa». Una giustizia che arriva troppo tardi è una giustizia negata sia per le vittime del reato sia per il reo: «Provvedimenti di clemenza dovrebbero essere obbligatori per uno Stato che non riesca ad assicurare un’esecuzione penale e un’amministrazione della giustizia ‘legali’. Pannella e il Presidente Napolitano (con il suo messaggio alle Camere del 2013) parlavano di ‘obbligo’ di intervento immediato per uno Stato che voglia definirsi ‘di diritto’. Se si transige su questo, si è pronti a fare qualsiasi scempio della democrazia nella sua accezione più alta».
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).
Il carcere italiano è ridotto a un «contenitore di corpi»
Gravissime, dice Antigone, sono le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. «Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi», dice il presidente Patrizio Gonnella, «e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione». «È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni. Perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo».
Patrizio Gonnella, presidente di Antigone (Imagoeconomica).
Il piano carceri si è rivelato un nulla di fatto
Il 2025 è stato l’anno del lancio del piano carceri da parte del governo Meloni. Secondo quanto riportato dallo stesso governo già nel 2025, i nuovi posti sarebbero dovuti essere 864. «Ciò a cui si è assistito è stata invece una perdita di 700 posti effettivi, con un dato registrato ai primi giorni di dicembre che non conteggia i circa 250 posti persi nel solo incendio di San Vittore di alcuni giorni fa», fa notare sempre Antigone. «Restano altissimi anche gli eventi critici: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute. La sofferenza psichica è una delle grandi emergenze del carcere italiano». Dalle oltre 100 visite effettuate nel 2025 da Antigone è emerso come l’8,9 per cento delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite. A fronte di ciò, il 20 per cento assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4 per cento faceva uso di sedativi o ipnotici. «Gli psicofarmaci continuano a rappresentare uno degli strumenti principali di gestione dell’ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di reali necessità e percorsi terapeutici e di supporto. E mentre il carcere si riduce a spazio di mera custodia, lavoro, formazione e istruzione restano largamente marginali», ribadisce l’associazione presieduta da Gonnella. «Lavora per l’amministrazione penitenziaria circa il 30 per cento delle persone detenute, mentre solo il 3,7 per cento ha un impiego con datori di lavoro esterni. Frequenta la scuola il 30,4 per cento dei presenti, ma solo il 10,4 per cento è coinvolto in percorsi di formazione professionale. Strumenti che dovrebbero essere centrali nel reinserimento sociale diventano invece eccezioni. Tutto questo avviene nonostante il 38 per cento delle persone detenute abbia una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione, che non rappresentano una rinuncia alla pena ma una modalità più efficace e costituzionalmente orientata di esecuzione, capace di ridurre drasticamente la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva». Fin qui però niente è servito per far cambiare idea al governo. Nemmeno i diari dal carcere dell’“amico” Gianni Alemanno.
Indimenticabili storie d’amore, ma anche tanto fantasy e fantascienza, passando per thriller, epica e commedie. Da sempre, la letteratura di ogni genere ha ispirato il cinema spingendo sceneggiatori e registi a scrivere la propria versione di un grande capolavoro del passato o un fenomeno della nostra generazione. Il 2026 non sarà da meno e porterà nelle sale italiane gli adattamenti di cult come Cime tempestose, capolavoro di Emily Brontë, e Odisseatratto dall’omonimo poema omerico della Grecia classica e diretto da Christopher Nolan. Senza dimenticare il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Dune, alla cui regia ci sarà ancora una volta Denis Villeneuve. Ecco i film più attesi.
I film tratti dai libri in arrivo nel corso del 2026
Una di famiglia di Freida McFadden con Sydney Sweeney
È già in sala dal primo gennaio Una di famiglia – The Housemaid, trasposizione dell’acclamato libro di Freida McFadden (Newton Compton) diretta da Paul Feig. La storia si concentra su Millie, giovane donna in libertà vigilata che deve dimostrare di meritare un posto nel mondo per evitare di tornare in cella, dove ha trascorso un terzo della sua vita. Nel cast Sydney Sweeney e Amanda Seyfried.
Hamnet di Maggie O’Farrell con Paul Mescal nei panni di Shakespeare
Candidato come miglior film drammatico ai Golden Globes, Hamnet – Nel nome del figlio (Guanda) è tratto dal romanzo di ambientazione storica di Maggie O’Farrell che racconta il dramma vissuto dalla famiglia Shakespeare durante la peste bubbonica. Ambientato nell’Inghilterra rurale, il lungometraggio porta lo spettatore nella quotidianità della coppia, tra la crescita dei figli e le difficoltà del mondo esterno. Diretto da Chloe Zhao, vede Paul Mescal nei panni del Bardo e Jessie Buckley in quelli della moglie Agnes. Uscirà al cinema il 5 febbraio.
Cime tempestose, Jacob Elordi e Margot Robbie nel cult di Emily Brontë
Il 12 febbraio sarà il turno di Cime tempestose, tratto dal capolavoro omonimo di Emily Brontë, edito in Italia da Garzanti. Nei panni dei protagonisti Catherine e Heathcliff, giovani e poi adulti segnati da impedimenti e sofferenze che alimentano un atteggiamento passionale e distruttivo verso la vita e le relazioni, recitano Margot Robbie e Jacob Elordi. Alla regia Emerald Fennel, salita alla ribalta per aver diretto Saltburn. La colonna sonora sarà curata dalla star Charli XCX, che ha già rilasciato online il singolo Chains of Love.
Cold Storage di David Koepp con Joe Keery di Stranger Things
A poche settimane dal finale di Stranger Things, Joe Keery – che nella serie Netflix ha interpretato l’amato personaggio di Steve Harrington – sarà al cinema con Cold Storage, tratto dal romanzo Sotto zero (HarperCollins) di David Koepp, tra l’altro autore della sceneggiatura. Al centro della trama, che si dividerà fra la commedia e l’horror, due giovani impiegati in un magazzino costruito su una vecchia base militare che si trovano ad assistere alla diffusione di un misterioso fungo parassita. Nel cast vi sono anche Georgina Campbell e Liam Neeson. Sarà in sala il 18 febbraio.
The Bride, Maggie Gyllenhaal dirige una storia ispirata a Frankenstein
Dopo l’adattamento di Guillermo del Toro, Frankenstein torna nuovamente al cinema con The Bride – La sposa, film scritto, diretto e prodotto da Maggie Gyllenhaal. Ispirato al romanzo horror di Mary Shelley e al film del 1935 La moglie di Frankenstein, si svolge nella Chicago degli Anni 30, dove vive la solitaria creatura, interpretata da Christian Bale. Con l’aiuto della dottoressa Euphronious (Annette Bening) riesce a riportare in vita una giovane donna assassinata, interpretata da Jessie Buckley. Ciò che segue andrà ben oltre ogni previsione. Il film uscirà al cinema il 5 marzo.
L’ultima missione (Project Hail Mary) con Ryan Gosling
Il 20 marzo sbarcherà in sala L’ultima missione, in originale Project Hail Mary, tratto dall’omonimo libro di Andy Weir (Mondadori), autore del romanzo che ha ispirato The Martian con Matt Damon. Il film racconta la storia dell’insegnante di scienze Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, che un giorno si sveglia improvvisamente su un’astronave distante anni luce dalla Terra e senza ricordare nulla del suo passato né del perché si trovi lì. Scoprirà presto di essere stato inviato in missione nello spazio in quanto è l’unico uomo in grado di salvare il mondo dal collasso del Sole. Nel cast anche Sandra Hüller.
Il diavolo veste Prada 2, tornano Meryl Streep e Anne Hathaway
Aprile in compagnia di Miranda Priestly e Andrea Sachs. In primavera uscirà infatti al cinema l’atteso Il diavolo veste Prada 2, sequel di uno degli adattamenti più iconici degli Anni 2000. Tratto dal libro di Lauren Weisberger La vendetta veste Prada (Pickwick), vedrà nuovamente Meryl Streep e Anne Hathaway nei panni delle due protagoniste. Nel cast torneranno Stanley Tucci, Emily Blunt e Tracie Thoms: alla regia David Frankel. Ora socia di una rivista fondata con l’ex rivale Emily, Andrea si scontra ancora con Miranda per via delle crisi cui è soggetta la carta stampata.
Odissea, Christopher Nolan adatta il poema epico di Omero
Grande attesa per il ritorno in sala di Christopher Nolan. L’acclamato regista di Oppenheimer e della trilogia del Cavaliere oscuro presenterà il 16 luglio Odissea, suo personale adattamento del poema epico di Omero. Nei panni del protagonista Ulisse ci sarà Matt Damon, affiancato da un cast stellare che comprende Tom Holland nei panni di Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, Zendaya in quelli della dea Atena e Charlize Theron, interprete della maga Circe. Robert Pattinson sarà infine Antinoo, uno dei Proci che insediano il trono di Ulisse sull’isola di Itaca e aspirano alla mano di Penelope, che avrà il volto di Anne Hathaway.
Ebenezer – A Christmas Carol, Johnny Depp nei panni di Scrooge
Nel 2026 tornerà in sala anche A Christmas Carol, classico natalizio di Charles Dickens. Il 13 novembre è atteso in sala Ebenezer – A Christmas Carol, diretto da Ti West su una sceneggiatura adattata da Nathaniel Halpern. Il film segnerà anche il ritorno a Hollywood di Johnny Depp, che presterà la sua arte al personaggio protagonista, il misantropo e avaro uomo d’affari che, nella Londra del XIX secolo, riceve la visita dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro nel tentativo di salvarsi da un aldilà di tormenti. Nel cast anche Andrea Riseborough.
Narnia, Greta Gerwig dirige il film tratto dalla saga di CS Lewis
Pochi giorni dopo, il 26 novembre, è atteso nei cinema di tutto il mondo Narnia, nuovo film ispirato alla celebre saga fantasy di CS Lewis Le cronache di Narnia, già vista al cinema nella trilogia iniziata nel 2005. Il lungometraggio tuttavia non racconterà la storia dei fratelli Pevensie, bensì quella narrata ne Il nipote del mago(Mondadori), sesto volume della saga letteraria in ordine di pubblicazione, ma suo prequel. Protagonista sarà Digory che, per salvare l’amica Polly, intraprende un’avventura in un magico regno incantato. Alla regia Greta Gerwig, (Barbie), mentre nel cast ci saranno Daniel Craig, Meryl Streep, Emma Mackey e Carey Mullighan.
Hunger Games – L’alba sulla mietitura, il prequel della saga di Suzanne Collins
A novembre torneranno in sala gli Hunger Games. Francis Lawrence dirigerà infatti il nuovo capitolo della saga distopica di Suzanne Collins, L’alba sulla mietitura(Mondadori), ambientato diversi anni prima dei libri con protagonista Katniss Everdeen. Protagonista della narrazione è qui infatti Haymitch Abernaty (Joseph Zada), scelto per partecipare alla 50esima edizione dei giochi di Capitol City. Nel cast recitano Ralph Fiennes, volto del presidente Snow, ed Elle Fanning nei panni di Effie. Jesse Plemons sarà invece Plutarch, Kevin Harrison Jr sarà Beetee e Kieran Culkin il presentatore Flickermann. Accanto a loro anche Maya Hawke, Glenn Close e McKenna Grace.
Dune: Parte 3, l’ultimo capitolo diretto da Denis Villeneuve
Il 18 dicembre 2026 uscirà invece Dune: Parte 3, epica conclusione della trilogia di fantascienza di Frank Herbert (Fanucci) diretta da Denis Villeneuve. Il lungometraggio adatterà Messia di Dune, che riporterà al centro il Duca Paul Atreides interpretato da Timothée Chalamet. Nel cast torneranno anche Zendaya, Florence Pugh, Jason Momoa, Josh Brolin, Rebecca Ferguson e Anya Taylor-Joy. Per la chiusura della trilogia si aggiungerà al cast anche il nome di Robert Pattinson.
Non è un paese per single, il primo film tratto dai libri di Felicia Kingsley
Il talento di Felicia Kingsleysi appresta a sbarcare anche sullo schermo. Prime Video ha annunciato per l’inizio del 2026 l’uscita di Non è un paese per single, adattamento dell’omonimo romanzo della scrittrice più letta in Italia. Ambientato a Belvedere in Chianti, idilliaca cittadina della Toscana, segue la storia di Elisa, mamma single che si deve dividere fra la gestione della famiglia e quella della sua tenuta, Le Giuggiole. Un compito arduo che finisce irrimediabilmente per complicarsi ancor di più quando in paese torna un vecchio amico d’infanzia, Michele, che dovrà subentrare alla gestione della tenuta. A interpretare i due saranno Cristiano Caccamo e Matilde Gioli. Alla regia Laura Chiossone.
Le ipotesi di reato nell’inchiesta aperta dalle autorità svizzere sulla strage di Crans-Montana sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha detto a Sion in conferenza stampa Beatrice Pilloud, procuratrice generale del Canton Vallese, precisando che «tutte le piste sono aperte». Sotto la lente d’ingrandimento i lavori svolti nel locale Constellation e i materiali impiegati, le misure di sicurezza e antincendio, il numero di persone presenti e di persone autorizzate, le vie di evacuazione e di accesso.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha definito la nuova composizione del Consiglio di amministrazione, che resterà in carica per il prossimo quadriennio. Tra gli elementi di maggiore novità figura, per la prima volta, la presenza di un componente scelto direttamente dagli studenti: si tratta di Andrea Rovati. Alla guida del CdA è confermata la rettrice Elena Beccalli. L’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Ateneo, ha nominato dieci membri: Francesca Bazoli, Matteo Giuseppe Cabassi, Carlo Cimbri, CarloMaria Gallucci Calabrese, Sergio Gatti, Giacomo Renato Ghisani, Giorgio Gobbi, Victor Massiah, Salvatore Nastasi e Nando Pagnoncelli.
Elena Beccalli (Ansa).
Fanno inoltre parte del nuovo Consiglio, in qualità di rappresentanti eletti dal corpo docente di prima e seconda fascia delle diverse sedi dell’Ateneo, Monica Amadini, Ivana Pais e Ketty Peris. La governance rinnovata include anche Monsignor Angelo Vincenzo Zani come rappresentante della Santa Sede, Giuseppe Notarstefano e Massimo Rubechi in rappresentanza del Governo. Il Consiglio di amministrazione sarà completato con la successiva designazione del componente indicato dalla Conferenza Episcopale Italiana.
La procura di Milano ha deciso di rinviare a giudizio con citazione diretta Valentina Varisco. Si tratta di una 42enne, ex collaboratrice del commercialista Gian Gaetano Bellavia. È accusata di aver rubato un milione di file «ad altissima sensibilità» dall’ufficio dell’uomo, consulente di pm e della trasmissione Report, in onda sui Rai3. L’ipotesi di reato, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è di accesso abusivo a sistema informatico. Così avrebbe copiato file tra il 18 giugno e il 25 settembre del 2024.
L’avvocato della donna: «Versione incompleta»
A farne le spese circa un centinaio di personaggi famosi. Tra questi anche Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Bettino Craxi, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore, Luca Barbareschi, Giuseppe Graviano, Irene Pivetti, Gianni Letta, Claudio Lotito, Cesare Previti e Giulio Tremonti. Il legale della donna, invece, parla di una denuncia che riporta «una versione non aderente ai fatti e comunque incompleta se non si conoscono ulteriori eventi, di estremo rilievo, in una collaborazione quasi ventennale tra i due».
Il 2026 sarà un anno di elezioni chiave, con grandi tornate in America Latina e passaggi delicati in Europa, così come negli Stati Uniti dopo si terrà il voto di midterm. Ecco il calendario con i principali appuntamento elettorali dell’anno.
Uganda
In Uganda le elezioni si terranno il 15 gennaio. Il presidente Yoweri Museveni, che nella tornata precedente con il suo National Resistance Movement ha mantenuto una solida maggioranza parlamentare, si prepara a ottenere il settimo mandato consecutivo. L’opposizione più dinamica è rappresentata dalla National Unity Platform guidata dal musicista Bobi Wine (vero nome Robert Kyagulanyi).
Costa Rica
Il primo febbraio sono in programma le elezioni generali in Costa Rica, dove saranno membri del parlamento, due vicepresidenti e il nuovo presidente. Per l’incarico più importante ci sono 20 candidati, tra cui cinque donne. Per essere eletto al primo turno, il vincitore dovrebbe avere più del 40 per cento, in caso contrario ci sarà il ballottaggio (fissato al 5 aprile).
Bangladesh
Il 12 febbraio si terranno elezioni generali in Bangladesh, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, che aveva governato il Paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. A fine dicembre è arrivata la notizia della morte a 80 anni dell’ex premier Khaleda Zia, storica leader del Partito Nazionalista del Bangladesh: era considerata la grande favorita per la vittoria.
Colombia
La Colombia sarà chiamata al voto l’8 marzo, quando i cittadini sceglieranno senatori e rappresentanti della Camera dal 2026 al 2030. Il 31 maggio sarà poi la volta delle presidenziali, con l’attuale capo di Stato Gustavo Petro per legge non ricandidabile. Il Patto Storico di sinistra, partito del presidente uscente, candida il senatore Iván Cepeda, favorito nei sondaggi. Tra gli sfidanti ci sono il centrista Sergio Fajardo e il conservatore Abelardo de la Espriella.
Ungheria
Viktor Orban (Ansa).
Il 2026 potrebbe segnare la fine del più lungo periodo di potere ininterrotto da parte di un primo ministro nell’Unione europea: quello di Viktor Orbán in Ungheria, Paese chiamato al voto il 12 aprile. L’opposizione è guidata dal partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato del governo di Orbán. I sondaggi indicano un testa a testa tra Fidesz dell’attuale premier e Tisza i due, se non il secondo partito addirittura in vantaggio.
Perù
In Perù si terranno elezioni generali il 12 aprile (con il probabile ballottaggio il 7 giugno). Questa tornata vedrà un numero record di aspiranti presidenti. Due i favoriti: Rafael Lopez Aliaga (Popular Renewal), leader di Renovación Popular ed ex sindaco di Lima – si è dimesso per rispettare i requisiti di legge – e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), alla quarta candidatura.
Etiopia
Il primo giugno si terranno le elezioni generali in Etiopia. I sondaggi danno come largamente favorito il Prosperity Party del premier Abiy Ahmed. Il voto sarà un test cruciale per la stabilità del secondo Paese più popoloso d’Africa, segnato da conflitti interni.
Armenia
In Armenia il premier Nikol Pashinyan e il suo partito Contratto Civile cercano la riconferma il 7 giugno, sullo sfondo dei negoziati di pace con l’Azerbaigian e il progressivo distacco dalla Russia. La popolarità di Pashinyan è però ai minimi: a suo favore gioca la frammentazione dell’opposizione. Occhio alle interferenze di Mosca.
Zambia
In Zambia si vota il 13 agosto. Verranno scelti il presidente (in un sistema a due turni), i membri dell’Assemblea nazionale, consiglieri e presidenti di consiglio. Il presidente Hakainde Hichilema e l’UPND partono dall’assetto uscito dalle ultime elezioni, con 82 seggi contro i 60 del Patriotic Front.
Svezia
Il 13 settembre occhi puntati sulla Svezia: le elezioni generali definiranno i 349 membri del Riksdag, che a loro volta eleggeranno il premier. Il governo di centrodestra del blocco Tido, guidato da Ulf Kristersson, è dato in leggero svantaggio contro l’opposizione di centrosinistra,
Russia
Entro il 20 settembre si terranno in Russia le elezioni legislative per la Duma di Stato. Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, che controlla 7 seggi su 10, è nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta: i sondaggi lo danno oltre il 50 per cento.
Brasile
Il 4 ottobre gli occhi del mondo saranno puntati sul Brasile, dove verranno eletti presidente e membri del parlamento. Luiz Inácio Lula da Silva correrà per un quarto mandato, mentre Jair Bolsonaro è escluso per motivi giudiziari.
Israele
Benjamin Netanyahu (Ansa).
Entro il 27 ottobre le elezioni alla Knesset chiuderanno il mandato del governo di Benjamin Netanyahu, formato dopo le elezioni del 2022. L’attuale primo ministro di Israele punta a ricandidarsi per consolidare la coalizione di destra-religiosa, nonostante le critiche per la gestione della guerra a Gaza.
Danimarca
Entro il 31 ottobre si svolgeranno le elezioni generali in Danimarca. Dopo aver perso Copenaghen per la prima volta dal 1938, Mette Frederiksen e i socialdemocratici dovranno ora affrontare un voto nazionale, sullo sfondo delle mire espansionistiche degli Usa di Donald Trump nei confronti della Groenlandia.
Stati Uniti
A proposito di Stati Uniti, il 3 novembre negli Usa si terranno le elezioni di midterm: i cittadini voteranno per i 435 seggi della House of Representatives e 35 seggi (su 100) del Senato. Al momento il quadro a Washington è quello di una maggioranza repubblicana risicata alla Camera (220-213, con seggi vacanti) e di un Senato con 53 repubblicani, 45 democratici e 2 indipendenti.
Nuova Zelanda
In Nuova Zelanda si terranno elezioni generali entro il 19 dicembre: i cittadini sono chiamati a cittadini eleggere i 120 membri della Camera dei rappresentanti.
Il fondo sovrano saudita PIF sembra vicino alla cessione della sua quota all’interno dell’Al Hilal, il club guidato oggi da Simone Inzaghi. Già negli ultimi mesi del 2025 i media locali hanno parlato di un forte interesse da parte del principe Alwaleed bin Talal, imprenditore, dirigente e multimiliardario, attualmente presidente e amministratore delegato della Kingdom Holding Company. La trattativa tra il fondo, che detiene il 75 per cento dell’Al Hilal, e la società è in corso. Il restante 25 per cento, come spiegato da Calcio e Finanza, è attualmente nelle mani di un’organizzazione non profit che da tempo riceve finanziamenti dallo stesso principe. PIF potrebbe allentare i propri investimenti in Arabia Saudita per dare spazio a investitori privati, nazionali o stranieri. Per questo nel 2026 potrebbero aprirsi nuove strade per le cessioni anche degli altri club di cui è azionista di maggioranza. Sono l’Al Nassr, l’Al Ittihad e l’Al Ahli.
Mancava solo l’ufficialità: dal 1° gennaio 2026 Marco Ottoliniè il nuovo direttore sportivo della Juventus. La sua attività si svolgerà alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato Damien Comolli e in coordinamento con le principali figure dell’area tecnica, a partire dal responsabile delle strategie del club Giorgio Chiellini, passando per il direttore tecnico François Modesto. Per Ottolini si tratta di un ritorno a Torino: tra il 2018 e il 2021 aveva già fatto parte della struttura bianconera, inizialmente come osservatore e successivamente con il ruolo di responsabile dei calciatori in prestito e del progetto Club 15.
Rap italiano e statunitense, musica d’autore e il ritorno delle più grandi stelle del K-Pop. È quanto ci attende a livello musicale nel 2026, anno in cui sono attese alcune delle celebrità più importanti della scena nazionale e internazionale. Si inizia subito a gennaio con i nuovi album di Geolier, tra gli artisti più ascoltati sulle piattaforme streaming negli ultimi 12 mesi, e Kid Yugi, fra gli astri nascente del rap nostrano. Dall’estero dovrebbe arrivare invece l’atteso Bully di Kanye West, a meno di ulteriori rinvii. Ecco quali sono i 10 dischi più attesi dai fan.
I 10 album italiani e internazionali più attesi del 2026
Charli XCX con il premio di Artist of the Year ai BRIT Awards 2025 (Ansa).
Geolier – Tutto è possibile (16 gennaio)
Come detto, tra le prime grandi pubblicazioni del 2026 ci sarà il nuovo disco di Geolier. Il rapper di Secondigliano infatti tornerà con Tutto è possibile, suo quarto album di inediti e primo dopo l’enorme successo di Dio lo sa contenente anche la hit di Sanremo I p’ me, tu p’ te. Considerando l’accoglienza ricevuta in passato, c’è da scommettere che gli Spotify Wrapped di fine anno conterranno milioni di stream per la nuova musica: fra le tracce anche i duetti con Pino Daniele e 50 Cent (già online il singolo Phantom), ma anche Sfera Ebbasta e Anna e il rapper portoricano Anuel AA. Il disco uscirà il 16 gennaio.
Kid Yugi – Anche gli eroi muoiono (30 gennaio)
Appena due settimane dopo uscirà il nuovo album di Kid Yugi, presente tra l’altro anche nella tracklist di Tutto è possibile di Geolier. Il rapper tarantino, al secolo Francesco Stasi, rilascerà Anche gli eroi muoiono, suo terzo disco di inediti e il primo da I nomi del diavolo del 2024, capace di vendere più di 250 mila copie e canalizzare tutta l’attenzione dei giovanissimi. Atteso sugli store il 30 gennaio e anticipato da un trailer con l’attore Filippo Timi, ruoterà attorno a un concept definito in cui gli eroi sono le persone comuni, che possono dettare personalmente la loro storia dall’inizio alla fine.
Lana Del Rey – Stove (Gennaio, data da confermare)
Sarebbe dovuta tornare già nel 2025, ma il suo decimo album è stato più volte rimandato tanto che ora, secondo alcune fonti internazionali, dovrebbe arrivare a gennaio o comunque a inizio 2026. Con Stove, titolo cambiato due volte in corso d’opera (dapprima Lasso e poi The Right Person Will Stay), Lana Del Rey intende prendere una direzione country, come da lei stessa dichiarato in un’intervista al magazine W: «La maggior parte dell’album avrà un tocco country. Otto anni fa, quando cercavo di fare un disco di questo genere, nessuno ci pensavaì». L’ultimo disco dell’antidiva per eccellenza degli ultimi anni, Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd, risale al 2023.
Kanye West – Bully (30 gennaio)
Il 30 gennaio dovrebbe uscire, salvo ulteriori rinvii, l’attesissimoBully, nuovo album di inediti della star del rap Kanye West. Inizialmente annunciato per il 15 giugno 2025, è stato dapprima rimandato di circa un mese (25 luglio), poi a settembre, in seguito ulteriormente a novembre e infine al 12 dicembre. Fino alla data definitiva, a meno di ripensamenti, per l’inizio del 2026. Il disco era già stato anticipato a inizio dello scorso anno da un cortometraggio in bianco e nero con Saint, figlio di 10 anni che Ye (altro nome di West) ha avuto dalla sua relazione con l’influencer Kim Kardashian, che prende a martellate di gommapiuma alcuni minacciosi uomini mascherati su un ring. Il rapper di Atlanta si esibirà in Italia per un concerto-evento a Reggio Emilia il 18 luglio.
A 10 anni dal suo ultimo disco di inediti, The Heavy Entertainment Show, Robbie Williams è pronto a riprendersi lo scettro del pop mondiale. L’ex Take That, atteso in Italia a giugno per una tappa al Firenze Rocks, pubblicherà il 6 febbraio Britpop, album inizialmente previsto per il 2025 ma, stando ad alcune indiscrezioni, rinviato per evitare lo scontro generazionale con Taylor Swift e il suo The Life of a Showgirl. «Ho deciso di creare l’album che avrei voluto scrivere e pubblicare dopo aver lasciato i Take That nel 1995», ha scritto la star su Instagram. «Era l’apice del Britpop e un’epoca d’oro per la musica britannica. Ho lavorato con alcuni dei miei eroi in questo album: è crudo, ci sono più chitarre ed è un album ancora più allegro del solito».
Laura Pausini – Io Canto 2 (6 febbraio)
Sempre il 6 febbraio, nel giorno in cui sarà protagonista della cerimonia di apertura di Milano-Cortina, Laura Pausini rilascerà Io Canto 2, nuovo lavoro di cover a 20 anni esatti dal primo volume. Nella tracklist spuntano, tra le altre, Io ritorno ad amare di Biagio Antonacci, Hai scelto me di Zucchero, Quanno chiove di Pino Daniele, ma anche brani internazionali come La Isla Bonita di Madonna e Já sei namorar dei Tribalistas. Non ci sarà La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani, per la quale l’artista di Faenza e il cantautore sono stati protagonisti di un botta e risposta in estate. Il 13 marzo uscirà la versione in spagnolo Yo canto 2, anteprima di un lungo tour mondiale.
Charli XCX – Wuthering Heights (13 febbraio)
Mettete definitivamente da parte la brat summer e il celebre disco verde lime che ha influenzato la moda e i social nel 2024. Charli XCX si appresta infatti a tornare in una chiave nettamente diversa con Wuthering Heights, colonna sonora dell’omonimo film di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi tratto dal capolavoro Cime tempestose di Emily Brontë. Già online il primo estratto dal titolo Chains of Love. «Questa raccolta di canzoni è un album, e certo, il mio nome è nei crediti, ma è un album di Charli XCX?», ha postato l’artista su Instagram. «Non lo so neanche io. Né mi interessa davvero scoprirlo. So solo che è una celebrazione della mia libertà come artista in questo momento».
BTS, tornano i fenomeni del K-pop
RM, Jin, Suga, j-hope, Jimin, V e Jung Kook sono pronti a far ballare il mondo. Terminato il servizio militare, i BTS sono finalmente attesi da un grande ritorno discografico: uscirà il 20 marzo, a quattro anni da Proof del 2022. «Dato che sarà un album di gruppo, rifletterà i pensieri e le idee di ogni membro. Ci stiamo avvicinando all’album con la stessa mentalità che avevamo quando abbiamo iniziato», hanno spiegato gli artisti in una diretta streaming. «Stiamo anche pianificando un tour assieme al nuovo disco. Visiteremo i fan in tutto il mondo».
Madonna – Confessions of a Dancefloor 2 (da confermare)
«Quasi due decenni dopo. E con la Warner ci si sente a casa! Si torna alla musica. Si torna al dance floor. Si torna dove tutto è iniziato». Così Madonna ha annunciato sui social l’intenzione di pubblicareConfessions on a Dance Floor Part 2, secondo volume del suo iconico album in studio contenente hit come Jump, Hung Up e Sorry. Sarà pubblicato, con la collaborazione del suo storico produttore Stuart Price, da Warner Music, etichetta da cui la regina del pop si era separata nel 2008. Sarà il suo primo disco di inediti dal 2019, quando rilasciò Madame X.
Rolling Stones, il nuovo album è atteso nel corso del 2026
Il 2026 dovrebbe essere anche l’anno del ritorno dei Rolling Stones. La band potrebbe infatti tornare a tre anni da Hackney Diamonds con un nuovo disco di inediti, grazie al lavoro del produttore Andrew Watt. «Avrete un album l’anno prossimo», ha anticipato il chitarrista Ronnie Wood a ottobre 2025. «È finito». La rockband britannica aveva in programma anche l’annuncio di un tour mondiale, che avrebbe dovuto interessare anche l’Italia, ma si è vista costretta ad annullare i piani per le precarie condizioni di salute di Keith Richards. «Quando i componenti della band hanno iniziato a parlare di un nuovo tour Keith ha detto che non pensava di potersi impegnare e che non era entusiasta di un grande tour negli stadi per oltre quattro mesi», ha raccontato una fonte al tabloid The Sun. «È dura, ma gli Stones torneranno quando saranno pronti».
A Crans-Montana, nella notte che doveva essere teatro dell’allegria di Capodanno, l’incendio della discoteca Le Constellation ha provocato una tragedia: un bar che brucia, ragazzi che muoiono. E un dettaglio che, più di ogni altro, definisce un’epoca. Alle prime avvisaglie del fuoco che aveva intaccato il soffitto, molti dei presenti, invece che allontanarsi subito dal pericolo, si sono precipitati a rappresentarlo. Hanno filmato le fiamme che si allargavano, come se la priorità fosse immortalare l’evento, non sottrarvisi il prima possibile.
La reazione istintiva a uno shock non è scappare, ma riprendere col cellulare
In questi casi l’equivoco più diffuso è pensare che il virtuale conti più della vita reale. Non è così. Conta più del corpo. Che è mortale, mentre la sua immagine sopravvive. E se sei cresciuto in un mondo che ti chiede continuamente di mostrare dove sei, cosa provi, cosa accade intorno a te, la reazione istintiva a uno shock non è scappare, ma riprendere col cellulare quanto sta accadendo per trasferirlo sulle piattaforme social. È un automatismo culturale prima che tecnologico: documentare per rendere l’evento incontestabile, perché se non entra nello schermo dello smartphone non entra nel mondo.
NEW:
Another terrifying video from last night's club fire in Switzerland, where 47 people have died so far pic.twitter.com/psWOodiFZJ
Una volta si restava immobili per impotenza, oggi per fare un video
Il virtuale ha abolito la gerarchia delle urgenze non negando la realtà, ma trasformandola in materia narrativa. Le fiamme non vengono ignorate: vengono montate in un racconto istantaneo. Il pericolo fisico diventa una scena di pericolo: non mi brucio, ma sto riprendendo qualcosa che brucia. L’emergenza non spezza la narrazione, le fornisce l’abbrivio. E così l’istinto di sopravvivenza non punta alla salvezza, ma alla testimonianza. Una volta, per shock o impotenza, si restava immobili davanti a un disastro. Oggi si resta immobili perché si è impegnati a fare un video. Il dito scorre. Il corpo, a differenza del fuoco, attende.
Des personnes prises au piège par les flammes dans le bar de Crans-Montana tentent désespérément de s’échapper par la seule issue, qui est bloquée. (témoins) pic.twitter.com/aBQXtKRME9
Il reale si consuma alle tue spalle. E, purtroppo, a tue spese
Viviamo nell’era della Fomo (Fear of missing out) evoluta: non più la paura di perdere l’evento, ma quella di non poterne diventare il tramite. L’importanza non risiede nel vivere il momento, ma nell’essere riconosciuti mentre il momento accade. La tragedia diventa atto pubblico che ti assegna un ruolo: testimone, narratore, regista del tuo video. Solo che, mentre ti attribuisci il ruolo, il reale si consuma alle tue spalle. E purtroppo, come dimostra la tragedia di Capodanno, a tue spese.
Le feu se propageant à grande vitesse dans le bar de Crans-Montana (VS) filmé par de nombreuses personnes, qui tentent ensuite de s’échapper. (témoins) pic.twitter.com/MrXD537KVh
Il dramma di Crans-Montana non è la vittoria del virtuale sul reale. È qualcosa di più sottile e più amaro: è il reale che deve diventare immagine per essere percepito come tale. La discoteca teatro dell’immane tragedia ha bruciato non solo un soffitto, ma l’ordine delle priorità: prima la prova, poi l’esperienza. Prima la testimonianza, poi la fuga. Prima l’io visibile, poi l’io in carne e ossa. Non è che quei ragazzi non sapessero che il fuoco uccide. Ma alcuni stavano verificando se si sviluppava in modo tale da meritare un pubblico fatto dai loro follower. Fornendo così un ritratto disilluso e spietatamente nitido di un tempo che non cancella la realtà, ma la riconosce tale solo quando è pronta per la condivisione.
Nestlé Waters, divisione acqua in bottiglia di Nestlé che fondata nel 1992 è responsabile della produzione e distribuzione in tutto il mondo di marchi come Acqua Panna, San Pellegrino, Perrier e Vittel, ha posto alla guida del mercato americano l’italiano Stefano Marini.
Chi è Stefano Marini
Marini, diventato responsabile delle operazioni in tutto il continente americano, vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore delle acque minerali e delle bevande. Prima di questo nuovo incarico, sempre in Nestlé Waters, da gennaio 2025 ha ricoperto il ruolo di Head of Southern Europe & Africa e Oceania. Nei due anni precedenti era stato capo della sezione acque minerali di Nestlé e, prima ancora, per tre anni, ceo di Sanpellegrino (2020-2023): era entrato nel gruppo nel 1999, quando la società della Val Brembana era già stata acquisita dalla svizzera Nestlé.
Venus Williams ha conquistato un nuovo record. La tennista americana, infatti, parteciperà agli Australian Open all’età di 45 anni grazie a una wild card. Il primo slam della stagione di tennis 2026 inizierà il prossimo 18 gennaio e l’attesa per vederla di nuovo in campo cresce. Lei per due volte è arrivata in finale: la prima nel 2003 e la seconda nel 2017. Tornerà sulla terra rossa australiana a distanza di cinque anni dall’ultima volta, avvenuta nel 2021. Williams ha commentato: «Sono entusiasta di essere tornata in Australia e non vedo l’ora di giocare durante l’estate australiana. Ho tantissimi ricordi incredibili lì e sono grata per l’opportunità di tornare in un posto che ha significato così tanto per me». Il record precedente apparteneva alla giapponese Kimiko Date. Quest’ultima ha disputato gli Open d’Australia nel 2015 all’età di 44 anni.
Una valanga di grandi proporzioni si è verificata in alta valle Maira, nel territorio comunale di Acceglio, nella zona del bivacco Bonelli, a una quota superiore ai 2.300 metri. La massa di neve ha investito almeno quattro escursionisti; le squadre impegnate nei soccorsi stanno verificando se vi siano ulteriori persone coinvolte. Le prime ricostruzioni parlano di una vittima accertata e di almeno due feriti recuperati in condizioni gravi. L’allarme è stato lanciato poco dopo le 13 e ha attivato un’imponente macchina dei soccorsi. L’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo, ha espresso «cordoglio per la vittima e massima vicinanza alle persone rimaste ferite e alle loro famiglie. In momenti come questi la Regione segue con attenzione l’evolversi della situazione ed è in costante contatto con l’amministrazione comunale e con le squadre di soccorso. Ringrazio tutti i soccorritori per la rapidità e la professionalità dimostrate nelle operazioni di soccorso, rese sono particolarmente complesse dalle condizioni difficili».
L’esercito di Israele ha annunciato di aver colpito infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale: nel mirino dell’Idf un complesso per l’addestramento utilizzato dalla forza d’elite Radwan e strutture militari usate per immagazzinare armi.
STRUCK: Hezbollah Terror Infrastructure Sites in Several Areas in Southern Lebanon.
Targets Struck: • A training compound used by Hezbollah’s ‘Radwan Force’ for conducting drills and training terrorists • Military structures that were recently used to store weapons for…
L’esercito israeliano, secondo quanto riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, ha messo a segno 12 attacchi aerei nell’arco di 20 minuti in diverse località nel sud del Libano. Un altro raid, inoltre, è stato effettuato nella valle della Beqaa, che si estende al confine con la Siria. I nuovi attacchi, sottolinea Tel Aviv, sono avvenuti in un contesto di continue violazioni, da parte di Hezbollah, degli accordi di cessate il fuoco tra Israele e Libano.
Christine Lagarde percepisce un compenso complessivo significativamente più alto rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Almeno secondo il Financial Times, che in un’analisi ha riscontrato come nel 2024 il totale dei suoi guadagni ha raggiunto circa 726 mila euro, oltre il 50 per cento in più rispetto allo stipendio “base” di 466 mila euro riportato nel rapporto annuale della Bce. Questo livello di retribuzione posiziona Lagarde quasi quattro volte al di sopra del presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, il cui salario è fissato dalla legge a 203.000 dollari (172.720 euro). Già lo stipendio base colloca Lagarde al vertice della retribuzione dei funzionari europei, superando di oltre il 20 per cento quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, come ricorda il quotidiano finanziario britannico.
Come si suddividono i guadagni di Lagarde
Oltre allo stipendio ufficiale, Lagarde percepisce altri compensi per funzioni aggiuntive e benefit. Tra questi ci sono circa 135 mila euro destinati a coprire alloggio e spese accessorie, oltre a circa 125 mila euro derivanti dal ruolo di uno dei 18 membri del consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali. Secondo il Financial Times, la relazione annuale della Bce non menziona questi importi extra legati alla posizione presso la Bri, rendendo il totale effettivo della retribuzione della presidente più alto di quanto normalmente riportato.