Il piano di Conte: a gennaio verifica di governo, poi rilancio e investimenti

Per il premier il punto con la maggioranza si deve fare «un minuto dopo l'approvazione della legge di bilancio». Zingaretti: «Lavoriamo all'agenda per il 2020». Ma sui tempi dell'esame della finanziaria è ancora caos.

L’idea è quella di approvare la manovra e una volta superato lo scoglio ridare slancio agli investimenti e con quelli all’azione di governo. Questo il piano che il primo ministro Giuseppe Conte ha illustrato al Rome investment Forum. «Una volta che sarà approvata la manovra ci dedicheremo a progettare un futuro migliore per il mostre Paese e a mettere in campo le riforme strutturali necessarie. Una magna pars del
tavolo sarà dedicata a un programma per realizzare in modo più efficace gli investimenti. Tre le direttrici: razionalizzare le risorse pubbliche rafforzando il partenariato tra pubblico e privato, semplificare il quadro delle regole, ridurre gli oneri burocratici», ha dichiarato Conte. «Un minuto dopo l’approvazione della legge di bilancio», ha aggiunto il capo del governo, «dovrà aprirsi la verifica di governo che è “necessaria” e che dovrà indicare «un cronoprogramma fino al 2023», ha detto il presidente del Consiglio.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante il Rome Investment Forum 2019, Roma, 9 dicembre 2019. ANSA / ETTORE FERRARI

A Conte ha fatto eco il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: «Chiudiamo bene la manovra economica. Poi, con il Presidente Conte, lavoriamo ad una nuova Agenda 2020 per riaccendere i motori dell’economia, per creare lavoro, per sostenere la rivoluzione verde, per rilanciare gli investimenti,
per semplificare lo Stato, per sostenere la rivoluzione digitale, per le infrastrutture utili, per investire su scuola, università e sapere. Alleanza vuol dire condivisione e avere a cuore gli interessi dell’Italia», ha scritto su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

FICO: «PREOCCUPAZIONE PER I TEMPI DELLA LEGGE DI BILANCIO»

L’iter della legge di bilancio tuttavia è ancora nel caos. Il presidente della Camera Roberto Fico ha scritto una lettera alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati per esprimere “preoccupazione” sui tempi di esame della Manovra. Giovedì 12 dicembre alle 14 si terrà a Montecitorio una nuova riunione della conferenza dei capigruppo per riorganizzare i tempi di esame. «Non resta che fare un appello al Governo affinché la programmazione dei tempi di esame dei provvedimenti consenta al Parlamento di interpretare appieno quella centralità che gli riconosce la Costituzione, ha affermato il Presidente del Senato Elisabetta Casellati in risposta alla lettera di Fico che, sottolinea, «ha ragione nell’esprimere preoccupazione sui tempi di esame della manovra di bilancio».

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GoBeyond, annunciati i finalisti della terza edizione

Oggi, a Milano, la premiazione della call for ideas di SisalPay con CVC Capital Partners che vede sul podio sei idee. Presente il ministro Pisano

Sono sei le start up finaliste di GoBeyond, la call for ideas di SisalPay lanciata per incoraggiare l’innovazione, l’imprenditorialità e il talento facilitando la trasformazione di un’idea in una realtà imprenditoriale, nata in collaborazione con CVC Capital Partners

Questa sera, lunedì 9 dicembre 2019 dalle ore 18 presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano, alla presenza del Ministro per l’Innovazione tecnologica e digitalizzazione Paola Pisano, la premiazione che vede sul podio le sei idee finaliste che hanno saputo distinguersi per utilità sociale, prospettive di sviluppo, internazionalizzazione e fattibilità.

Per la categoria Servizi innovativi per la persona ci sono Adams’ hand con la prima protesi bionica al mondo completamente adattiva, Crypto, la piattaforma per rendere le criptovalute accessibile a tutti e Jobobo, un market place innovativo per una perfetta integrazione lavorativa. Per la categoria Innovazione per il sociale, invece, si contendono il podio Busrapido, una app sulla selezione che consente di scegliere la migliore azienda per il proprio viaggio, Corax, un dispositivo per prevenire le infezioni nei bambini ustionati e Nando, un cestino in grado di riconoscere, smistare e compattare tutti i rifiuti

 TUTTO SULL’EVENTO

Questa sera alla premiazione saranno presenti anche i partner d’eccellenza della terza edizione di GoBeyond: Agi, Brunswick, frog design, Google, Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Roland Berger, K&L Gates e Talent Garden che insieme a SisalPay e CVC Capital Partners, garantiranno un finanziamento all’idea vincente per ciascuna categoria di 20 mila euro, seguito poi da un supporto di advisory, mentorship, formazione e accelerazione.

La Giuria alla fine del recruiting di idee aperto il 24 giugno e conclusi il 31 ottobre 2019, ha esaminato e valutato ciascun aspetto degli oltre 120 progetti presentati da giovani e meno giovani di tutta Italia. Durate la valutazione è stato assegnato un punteggio per ciascuno dei parametri individuati: innovazione, utilità, fattibilità e scalabilità così che la Commissione ha raccolto un punteggio collegiale, decretando i sei finalisti.

UN APPUNTAMENTO DI CONFRONTO

GoBeyond, questa sera oltre alla premiazione, proporrà anche un momento di confronto tra i protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione e delle start up in Italia per individuare spunti e proposte concrete su come dare energia e finanziare il futuro in Italia, i lavori che verranno e il cambio di passo necessario per vincere le sfide che attendono il Paese. I momenti di crescita e confronto hanno fatto d leitmotiv di GoBeyond tour che ha portato in giro per l’Italia workshop con più di 500 studenti nelle Università di Bari, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e La Sapienza di Roma, per coinvolgere giovani su tematiche di imprenditorialità e innovazione.

LE PRIME DUE EDIZIONI

Oltre 250 le idee raccolte nelle due precedenti edizioni di GoBeyond. dbGLOVE con il suo progetto di Nicholas Caporusso volto a migliorare la vita delle persone cieche e sordocieche è stato il vincitore della prima edizione. dbGLOVE è un guanto che permette di interagire con smartphone e tablet digitalizzando diversi alfabeti esistenti basati sul tatto consentendo alle persone cieche e sordocieche di utilizzare tutte le funzionalità di un dispositivo mobile. Nella seconda edizione, invece, si sono aggiudicate il podio Wiseair, il vaso smart per il monitoraggio diffuso, iper-locale e real time della qualità dell’aria nella categoria Innovazione Sociale, e Plick, il pagamento semplice senza Iban, senza app e senza limiti per la categoria Servizi al Cittadino.

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L’Arabia Saudita ha abolito la segregazione delle donne nei ristoranti

Riad dice basta alla regola che prevedeva ingressi separati per maschi e femmine nei locali.

L’Arabia Saudita ha abolito gli ingressi separati per uomini e donne nei ristoranti, facendo cadere un nuovo tabù sociale del regno ultraconservatore. Lo annunciano le autorità di Riad, riprese dai media. In ossequio al divieto d’incontro in luoghi pubblici fra uomini e donne che non siano familiari, i ristoranti e i locali pubblici finora osservavano una rigida segregazione, con sale e ingressi separati. Al Jazeera scrive che non è tuttavia chiaro se uomini e donne potranno sedere agli stessi tavoli all’interno dei ristoranti, e aggiunge che la misura non è obbligatoria, e che quindi potrebbe esserci qualche ristoratore che preferisce mantenere la rigida separazione.

LE RIFORME ACCOMPAGNATE DALLA REPRESSIONE

Al Jazeera ricorda anche che negli ultimi anni molti locali, ristoranti, ma anche caffè, sale per concerti e centri congressi, hanno iniziato a chiudere un occhio, con discrezione, sulla segregazione di genere. Una conseguenza del ‘nuovo clima’ di tolleranza sociale instaurato dal giovane erede al trono, principe Mohammed bin Salman, accusato però di aver inasprito come mai prima la repressione, anche violenta, del dissenso, di cui è stato vittima anche il giornalista Jamal Khashoggi.

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Erdogan contro Macron: «Perché non riesci a fermare i gilet gialli?»

Il presidente turco contro l'Occidente che «incoraggia la brutalità di Israele» e divide il mondo islamico. A partire dalla Francia che accusa Ankara di proteggere il terrorismo.

È un Erdogan a muso duro contro l’Occidente quello che il 9 dicembre si è scagliato contro il presidente francese Emmanuel Macron. «A Parigi sono comparsi i gilet gialli. Avanti, trova una soluzione, falli smettere, vediamo. Perché non riesci a fermarli?», ha detto il presidente turco in un nuovo attacco diretto al suo omologo francese, parlando a un vertice dell’Organizzazione della cooperazione islamica a Istanbul.

L’INVITO ALL’UNITÀ DEL MONDO ISLAMICO CONTRO L’OCCIDENTE

«La brutalità di Israele è incoraggiata dai Paesi occidentali e, lo dico con tristezza, da alcuni Paesi arabi», ha detto Erdogan. «Quando protestiamo contro l’oppressione a Gerusalemme e in Palestina, la maggior parte delle volte ci sentiamo soli», ha aggiunto il leader di Ankara. «L’imperialismo prosegue il suo cammino con un’ideologia che consiste nel dividere, smembrare e assorbire i Paesi», ha proseguito il leader turco, tornando a denunciare l’uso dell’espressione «terrorismo islamico» da parte dei Paesi occidentali anche nel recente vertice Nato di Londra. «I Paesi musulmani, chiusi in se stessi per varie ragioni, disperdono inutilmente i propri mezzi e le proprie energie. Purtroppo i musulmani, che rappresentano circa un quarto della popolazione mondiale, non riescono a conseguire uno sviluppo politico, economico, sociale e culturale proporzionale alle loro forze», ha aggiunto il presidente turco, invitando il mondo islamico all’unità.

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Mifsud finisce indagato ad Agrigento

I pm siciliani hanno aperto un fascicolo e iscritto l'uomo al centro del Russiagate con l'ipotesi di peculato, abuso di ufficio e truffa per la vicenda del consorzio universitario.

L’uomo al centro del Russiagate italiano indagato ad Agrigento. Il pubblico ministero Salvatore Vella e Chiara Bisso, dopo
aver aperto un fascicolo contro ignoti per abuso di ufficio e truffa, hanno ora iscritto nel registro degli indagati – anche per l’ipotesi di peculato – l’ex presidente del Consorzio universitario Joseph Mifsud. La Procura ha attivato le procedure per la notifica dell’inchiesta al misterioso docente, ritenuto da molti una spia, di cui si sono perse le tracce del 2017.

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Doping, altri 4 anni di stop alla Russia: salta Tokyo 2020

La Wada ha bandito Mosca da Olimpiadi e Mondiali per aver manomesso i dati di laboratorio con prove false. Possibile appello al Tas.

L’Agenzia mondiale antidoping (Wada) ha bandito la Russia dalla partecipazione ai principali tornei sportivi internazionali, tra cui le Olimpiadi e i Campionati del mondo, per un periodo di quattro anni. Il comitato esecutivo della Wada ha preso la decisione dopo aver concluso che Mosca ha manomesso i dati di laboratorio con prove false ed eliminando i file collegati a test antidoping positivi che avrebbero potuto aiutare a identificare i dopati. Sarà possibile un appello al Tas. Il capo dell’agenzia antidoping russa Rusada, Yuri Ganus, ha dichiarato tuttavia che la Russia non abbia «nessuna chance» di ribaltare la decisione.

LA RUSSIA NON POTRÀ OSPITARE EVENTI INTERNAZIONALI

Il Comitato Esecutivo della Wada ha stabilito altresì che la Russia, nel periodo stabilito, non potrà ospitare o concorrere all’assegnazione d’importanti tornei internazionali. L’agenzia antidoping ha anche stabilito che i funzionari statali russi, nonché i funzionari del Comitato Olimpico Russo (ROC) e del Comitato Paralimpico Russo (RPC), sono stati banditi dal partecipare a tutti i maggiori tornei sportivi internazionali, sempre per un periodo di quattro anni.

LO SCANDALO DOPING DEL 2015

La Russia è coinvolta in scandali sul doping da quando un rapporto del 2015 commissionato dalla Wada ha trovato prove del doping di massa nell’atletica russa; da allora molti dei suoi atleti non hanno partecipato alle ultime due Olimpiadi e il Paese è stato privato completamente della sua bandiera ai Giochi invernali di Pyeongchang dell’anno scorso, come punizione per aver insabbiato il doping di Stato ai Giochi di Sochi del 2014. Mosca ha ammesso i problemi ma ha negato l’accusa di aver organizzato il doping di Stato.

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Aree Sin Basilicata, sopralluoghi dell’assessore Rosa

L’assessore all’Ambiente ed Energia della Regione Basilicata Gianni Rosa effettuerà una serie di sopralluoghi nelle aree Sin della Basilicata “per acquisire ulteriori informazioni e la segnalazione di precise esigenze da parte di tutti i soggetti interessati alle procedure di bonifica dei siti di interesse nazionale”.

Domani, martedì 10 dicembre, Rosa sarà in Valbasento: alle 10,00 nell’area industriale di Salandra, alle 11,00 nell’area industriale di Ferrandina e alle 12,15 nell’area industriale di Pisticci scalo. Mercoledì 11 dicembre, alle ore 10,00 l’assessore visiterà invece l’area industriale di Tito scalo.

Ai sopralluoghi sono stati invitati a partecipare i sindaci dei Comuni interessati, i referenti dei Consorzi industriali ed i responsabili dei procedimenti di bonifica. 

Per la Chiesa l’uomo forte in politica è anti-cristiano

L'avvertimento dell'Osservatore romano a pochi giorni dal rapporto del Censis. Così la Santa Sede prova a ergersi a baluardo contro l'ascesa dei nazionalismi.

Attenzione agli uomini forti, possono portare un Paese – anche l’Italia – alla rovina. È questo l’avvertimento lanciato dall’Osservatore romano dell’8 dicembre, in un editoriale di prima pagina dal significativo titolo: «La forza dell’uomo debole». L’intervento del direttore del quotidiano vaticano, Andrea Monda, prende spunto dall’ultimo rapporto del Censis dal quale emerge, fra le altre cose, che gli italiani stufi delle inefficienze dello Stato, dai ritardi della politica, dal venir meno di una parte delle tutele offerte dal welfare, vorrebbero alla guida del Paese uomini forti che non debbano preoccuparsi «di parlamento ed elezioni». Sembra essersi sbiadita nel tempo, osserva Monda, la forza del racconto dei nostri nonni su quando in Italia c’era un uomo solo e forte al comando.

IL RIFERIMENTO IMMEDIATO AL DUCE

Il riferimento al duce insomma è esplicito e immediato, le ondate di nazionalismo e populismo che scuotono l’Italia e l’Europa, secondo il giornale del Papa, ci rimandano a quei precedenti, per questo non possiamo dormire sonni tranquilli. Del resto, non è il primo pronunciamento di alto livello vaticano o ecclesiale sulla questione; lo stesso Papa Francesco, meno di un mese fa, aveva affermato senza giri di parole, che certi governanti e politici europei gli ricordano Adolf Hitler e il nazismo con le sue persecuzioni verso ebrei, omosessuali, zingari. Ancora, la Civiltà Cattolica ha dedicato un lungo intervento – di cui abbiamo riferito di recente su Lettera43 –  al rapporto fra fede e fascismo, alla strumentalità con la quale Benito Mussolini utilizzò la religione per cementare li proprio consenso. Al contempo la rivista dei gesuiti accennava, non casualmente, al tema opposto: ovvero a come la chiesa avesse, da parte sua, sottoscritto un concordato vantaggioso col regime nel 1929.

Quello dell’Osservatore romano è il terzo intervento nelle ultime settimane che tocca lo stesso nucleo di problemi

Quello dell’Osservatore romano è dunque il terzo intervento nelle ultime settimane che tocca lo stesso nucleo di problemi; tre indizi fanno una prova? In realtà i segnali provenienti dall’altra sponda del Tevere che vanno in questa direzione sono molti di più e indicano, sia pure con le dovute attenzioni del caso, un percorso definitivo di separazione fra Chiesa cattolica e fascismi. Un’operazione di revisionismo storico, prudente giustamente nel metodo, ma chiara ormai nel tracciare una lettura non più incerta e giustificativa del passato in collegamento costante col presente. Lo spazio della ricerca storica sulle cause e i contesti in cui si mosse la Santa Sede, si lascia intendere nei vari interventi è una cosa, il giudizio morale, il messaggio per il presente, un’altra.

PRIMA O POI ARRIVA LA ROVINA

In tal senso, l’editoriale dell’Osservatore è particolarmente importante perché non si limita a dare una lettura politica del problema legato all’idea di ‘uomo forte’, ma chiama in causa il cristianesimo nella sua essenza di fede fondata in un certo modo sulla debolezza dell’essere umano, ovvero sulla sua incompletezza dentro la quale si trovano inevitabilmente difetti, punti deboli, virtù, slanci di generosità, egoismi e via dicendo, appunto perché la ‘potenza’ è di Dio così come la misericordia che diventa una sorta di antidoto del potere, e non appartiene all’uomo, alla sua dimensione. Anzi, quando qualche leader politico si presenta sulla scena pubblica, accreditandosi alle masse come ‘l’uomo forte’ in grado di cambiare i destini di una nazione, c’è da allarmarsi perché è un principio che porta con sé, prima o poi, la rovina.

LA CITAZION DEL GRANDE TEOLOGO BONHOFFER

In tal senso va la bella citazione del grande teologo protestante tedesco Dietrich Bonhoffer, il quale venne chiamato a commentare nel 1933, l’elezione del Fuhrer a Cancelliere; Hitler annunciò fin dal suo primo discorso che non avrebbe deluso il popolo e avrebbe anzi mantenuto tutte le sue promesse. Bonhoffer si disse preoccupato perché «come essere umano» lui si aspettava «dal suo Führer la possibilità di essere deluso, questo, dal punto di vista umano lo avrebbe confortato molto di più». Hitler, per l‘appunto, ricorda li quotidiano della Santa Sede, mantenne tutte le sue promesse e sappiamo come andò a finire; lo stesso Bonhoffer venne impiccato nel campo di concentramento di Flossemburg nell’aprile del 1945, poco prima che terminasse il conflitto, per aver cospirato contro il nazismo.

La Santa Sede è l’istituzione che forse con maggior forza sta interpretando l’ascesa dei populismi in Europa (e in America), con un forte senso della storia e della memoria

La Santa Sede, insomma, è l’istituzione che forse con maggior forza sta interpretando l’ascesa dei populismi in Europa (e in America), con un forte senso della storia e della memoria, non nascondendosi i rischi che montano dietro certi slogan e certe politiche. La questione che ha fatto da discrimine e da detonatore è stata certamente quella dei profughi e dei migranti, tema definito «luogo teologico» in particolare per i gesuiti da Papa Francesco nel corso del recente viaggio in Thailandia e Giappone. L’insorgenza del veleno razzista, della xenofobia, dell’armamentario nazionalista, alimentati dalla crisi sociale, è l’allarme che si registra in Vaticano, è un male capace di sovvertire non solo la democrazia ma anche le radici stesse del cristianesimo. Altro che rosari branditi n piazza.

LA LEZIONE DEL PASSATO

Quella in corso Oltretevere, peraltro, è anche un’operazione verità che tiene conto della lezione del passato: questa volta gli storici del futuro troveranno facilmente la netta condanna di fenomeni politici “inquietanti” nella documentazione ufficiale prodotta in tante occasioni dal Papa o dal Vaticano, e non dovranno più affidarsi alle annotazioni private o interne ai sacri palazzi di mons. Domenico Tardini,  il diplomatico vaticano che operò come collaboratore dei papi prima e durante li secondo conflitto mondiale, per trovare traccia del disappunto e del disprezzo verso certi regimi o verso le imprese  coloniali del fascismo. Ma questo è il passato, appunto. La storia di oggi certo è altra cosa, e gli anticorpi verso l’ondata nazionalista sono ancora forti; tuttavia ci piacerebbe leggere sull’Osservatore, in questo tempo di rinnovato studio della storia e di comprensione aperta e critica della sua lezione, senza alcun cedimento agiografico, una rivisitazione della vicenda di quei sacerdoti che, mai cessando di essere tali, collaborarono attivamente con la resistenza italiana o furono perseguitati dal regime fascista.

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La Cina mette al bando pc e software stranieri entro il 2022

Pechino ha ordinato la rimozione di tutta la tecnologia estera dall'amministrazione pubblica in risposta alle misure Usa contro Huawei.

La Cina ordina la rimozione «dei computer e dei software esteri entro il 2022»: lo riporta il Financial Times che dà conto dell’«editto del governo cinese per spingere gli enti pubblici ad adottare kit nazionali», dando un «colpo ad Hp, Dell e Microsoft» in risposta al sabotaggio dell’ amministrazione di Trump all’uso di tecnologia cinese negli Usa, tra cui quella di Huawei.

IL PROTEZIONISMO DELLE AZIENDE DOMESTICHE

Pechino, nella ricostruzione del quotidiano della City, ha disposto che tutte le istituzioni pubbliche e gli uffici che fanno capo al governo eliminino computer e software stranieri per sostenere lo sviluppo delle tecnologie domestiche con un piano graduale, ma serrato, che prevede un primo taglio del 30% entro il 2020, del 50% nel 2021 e del residuo 20% nel 2022.

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Ue, Gentiloni: «Il patto di stabilità va rivisto»

In un'intervista alla Suddeutsche Zeitung, il commissario italiano annuncia che il patto di stabilità va modificato: «Le regole europee sono state pensate in un momento di crisi: ora vanno riviste». E poi rassicura i tedeschi: «Non userò due pesi e due misure».

Nel nome degli investimenti, il commissario europeo Paolo Gentiloni è pronto a proporre e sostenere una revisione del patto di stabilità europeo. Ed è andato a dirlo nella capitale della Baviera, la regione più competitiva della prima economia europea e dello Stato che dà sempre si è opposto alla modifica delle regole fiscali europee. «Il patto di stabilità è stato pensato in un momento di crisi, e ora va rivisto», ha dichiarato Gentiloni, in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung.

Il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni durante una conferenza stampa al termine del Consiglio affari economici e finanziaria a Bruxelles ANSA/STEPHANIE LECOCQ

«NON USERÒ MAI DUE PESI E DUE MISURE»

«Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori», ha argomentato, «e abbiamo altre sfide davanti a noi: la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita bassa e una bassa inflazione». «In questo contesto le regole europee devono essere gradualmente adeguate», ha spiegato Gentiloni.

«SUL MES NON ABBIAMO BISOGNO DI AUTOLESIONISMO»

Il commissario agli Affari economici ha rassicurato gli interlocutori tedeschi: «Non applicherò due pesi e due misure» rispetto all’Italia, in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung, a proposito delle riserve sulla sua imparzialità sulla situazione italiana e sul bilancio. «La presidente von der Leyen ha più volte ripetuto quanto sia importante usare la flessibilità», ha poi aggiunto. Al Rome investment forum 2019, l’ex premier italiano ha dichiarato anche che sul Meccanismo europeo di stabilità, al centro delle polemiche italiane, «di tutto abbiamo bisogno tranne che di una fiammata di autolesionismo, di cui ogni tanto purtroppo il nostro paese è protagonista. paghiamo prezzi politici rilevanti. Abbiamo bisogno, piuttosto, di un rilancio di crescita e sostenibilità».

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Calabria, Salvini dice sì a Santelli e Pascale la sostiene

Il primo a non volere nessuno dei due Occhiuto candidati è stato il leader leghista. E la fidanzata di Berlusconi ha fatto il suo gioco, dopo avere tramato da tempo con la coordinatrice di Forza Italia in Regione.

L’endorsement è avvenuto con una foto. L’immagine di Francesca Pascale con Jole Santelli, coordinatrice di Forza Italia Calabria, la dice lunga: ci sono alte probabilità che sia lei la candidata in quella Regione, con buona pace dei fratelli Mario e Roberto Occhiuto che da anni lavoravano a coronare a Palazzo degli Itali, a Catanzaro, la propria carriera politica. Poco importa se la più antisalviniana di Forza Italia, appunto la fidanzata di Silvio Berlusconi attratta dalle sardine, cede al diktat di Matteo Savini. Il primo a non volere nessuno dei due Occhiuto candidati, per via dei problemi giudiziari di Mario, è stato proprio il leader della Lega e Pascale ha fatto il suo gioco.

NEANCHE CARFAGNA PUÒ AIUTARE OCCHIUTO

Le due donne, Francesca e Jole, tramavano anche loro da tempo ed è questo che più di ogni cosa ha ferito Occhiuto: il tradimento dei suoi fedelissimi. Ora Santelli dice che deve metabolizzare la proposta e deciderà se accettarla fra qualche giorno, ma è solo un modo per far finta di non aver congiurato. In politica, si sa, anche i rapporti più stretti cambiano dalla sera alla mattina. Ma a Santelli è perdonato: ha dimostrato sempre grande forza e tenacia, attraversando mille prove anche personali. Robertino Occhiuto invece ormai è uno zombie. Rimasto solo con la sua sigaretta elettronica, sono lontani i tempi dell’ascesa nazionale e l’attivismo della scorsa legislatura. Neanche Mara Carfagna può fare nulla per lui, concentrata come è a far perdere il centrodestra in Campania. Quando si muove con i suoi seguaci sembra un capo di Stato ma neanche lei riesce ormai a concludere alcunché. Ah, come stava meglio quando era la pupilla di Berlusconi!

E Silvio, il grande capo, che ne pensa? Che più senatori e deputati se ne vanno dal suo partito e più è contento

E Silvio, il grande capo, che ne pensa? Che più senatori e deputati se ne vanno dal suo partito e più è contento. Alcuni neanche li conosce o li ha mai visti, e comunque lo hanno nauseato. Si salvino da soli se ci riescono (la risposta è no), ormai l’anziano Cavaliere pensa solo alle sue cose. Sistemate quelle, tutto il resto è noia. E come dargli torto. Neanche i cerchi magici lo appassionano più. Il problema non è suo: ha già fatto tanto. Davvero deve ancora preoccuparsi dei vari Gasparri, Baldelli, Vito, Ruggieri, Mulè, Cangini, Cattaneo, delle Ravetto, Calabria, Giammanco, Polidori, Biancofiore e compagnia bella? Basta, finita la pacchia. In fondo, pensa il fondatore, sono stati tutti già fin troppo graziati e beneficiati.

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Erutta vulcano in Nuova Zelanda: cinque morti e molti turisti dispersi

Almeno cinque morti e dozzine di dispersi sulla piccola White Island. Diversi visitatori feriti portati in ospedale. La polizia: «Nessun sopravvissuto sull'isola».

Almeno cinque persone sono morte, diverse sono rimaste ferite e molti turisti risultano dispersi su una piccola isola della Nuova Zelanda, il cui vulcano è eruttato improvvisamente. La premier neozelandese, Jacinda Ardern, ha dichiarato che su White Island c’era una dozzina di turisti al momento dell’eruzione. Testimoni affermano che alcuni turisti in quel momento erano sull’orlo del cratere. Il bilancio, fanno sapere le autorità, è probabilmente destinato ad aggravarsi.

L’improvvisa eruzione del vulcano Waakari della piccola White Island è avvenuto nel pomeriggio, mentre diversi turisti stavano compiendo escursioni sul cratere. La premier, in conferenza stampa da Wellington, ha spiegato che finora c’è una vittima accertata, mentre diversi visitatori feriti – di cui non sono stati resi ancora noti né il numero né le nazionalità – sono stati trasportati in ospedale nella vicina North Island, l’isola più a nord dell’arcipelago neozelandese. L’ospedale St. John ha dichiarato che, sulla base delle testimonianze delle persone ricoverate, i visitatori presenti sull’isola erano almeno una ventina.

«NESSUN SOPRAVVISSUTO»

A cinque ore e mezza dall‘eruzione, attorno alle 12 e 30 ora italiana, la polizia neozelandaese ha fatto sapere che «Non ci sono segni di vita» sull’isola Whakaari dove è eruttato il vulcano, aggiungendo di ritenere che le persone che potevano essere recuperate ancora in vita sono già state tratte in salvo. Un elicottero della polizia e un aereo militare hanno effettuato voli di ricognizione sull’isola.«In base alle informazioni che abbiamo, non crediamo ci sia alcun sopravvissuto».

UNO DEI VULCANI PIÙ ATTIVI DELLA NUOVA ZELANDA

Ardern ha definito l’episodio «molto significativo». Il Waakari (questo il suo nome in lingua maori) è uno dei vulcani più attivi della Nuova Zelanda, ed è anche imprevedibile. Filmati ripresi dai turisti dal bordo del cratere verso l’interno pochi minuti prima dell’eruzione non mostrano alcun segno di attività. Quelle riprese dai telefonini a distanza dopo l’eruzione mostrano un imponente pennacchio di vapore bianco e cenere che si eleva a oltre 3.000 metri di quota.

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Salvini e il fallimento del maschilismo nordista

Il leader della Lega cala nei sondaggi. Mentre Meloni guadagna terreno. Un trend figlio della superficialità dell'uomo politico. Vanesio e incontinente come un altro Matteo a cui gli italiani hanno già preso le misure.

Pur senza moijto Matteo Salvini ricomincia a scendere nei sondaggi e a perdere terreno rispetto a Giorgia Meloni che ha saltato la barriera del 10%. Sembrerebbe una strana combinazione quella che vede non solo la competizione fra i due “destri” ma soprattutto il tentativo della Meloni di acchiappare Salvini. La leader di Fratelli d’Italia si avvantaggia di due cose. La prima è che ha un elettorato di tradizione che forse ha ripreso fiducia e sta tornando a casa. La seconda è che pur essendo con tutta evidenza, come tanti anche dello schieramento opposto, una politica “imparaticcia”, cioè che dice cose che non conosce perfettamente, dà l’idea di impegnarsi, di metterci un po’ di anima, di cercare di andare al sodo.

Ma Salvini deve questo riavvicinamento, ancora con numeri che possono tranquillizzarlo, molto a se stesso, alla propria immagine di uomo superficiale. Fino a che si era trattato di dare voce a un popolo di destra che chiedeva di legittimare tutti i pensieri più cattivi e scorretti, l’energumeno Salvini aveva un ruolo. Dopo, questo ruolo è andato scemando. Diciamolo per intero: anche antropologicamente Salvini non restituisce l’immagine del Nord lavoratore e serio, semmai quella del Nord chiacchierone da birreria. Attorno a lui i soloni del giornalismo di destra, già ultrà berlusconiani, hanno costruito una cintura di protezione descrivendolo come vittima di complotti perché uomo forte per un Paese debole. Viceversa quello che, avendolo sotto gli occhi h24 su tutte le tivù, appare chiaro è che la destra ha scelto come uomo simbolo una persona totalmente priva di intelligenza politica e totalmente sguarnita culturalmente.

IL MERITO STORICO DELLE SARDINE

Il merito storico delle sardine, che quelli molto di sinistra non capiscono (ovviamente), è che hanno dato voce, e l’hanno data in piazza, a questo bisogno di una politica di conciliazione, quella che un tempo si autodefiniva la “bella politica”. Questo movimento ha dimostrato che la piazza non è di destra ma ci sono tante piazze, e molti saputelli di sinistra convertiti al salvinismo dovrebbero riflettere, e che l’ascesa del leader della Lega era ed è resistibile. Oggi la minaccia più forte a Salvini viene dalla destra e da una donna di destra. Sfuggo alla tentazione di dire che cosa sia meglio per il Paese, se il leghista un po’ testone o la ragazza di destra politicamente inquietante. Sottolineo solo che, anche da questa gara, si capisce come stia diventando possibile che finisca l’epoca dei maschietti tromboni. La catastrofe del maschilismo politico con Matteo Renzi e Salvini ha raggiunto l’apice.

Alla fine l’inconsistenza si vede: Renzi non sale nei sondaggi, Salvini scende

Non siamo stati mesi di fronte a modelli antichi di virilità, non è rimasta nelle nostre menti l’immagine dell’uomo forte che avrebbe potuto suggestionare l’opinione pubblica. Sono emerse, invece, due figure maschili che abbiamo sempre incontrato nelle scuole e nella vita, cioè il maschio vanesio, finto assatanato sessuale, superficialissimo, incontinente. Negli anni miei giovanili, quando nei licei compariva un tipo così diventava subito oggetto di scherzi feroci. Nell’Italia di oggi invece sono questi personaggetti ad aver fatto lo scherzetto al Paese. Tuttavia alla fine l’inconsistenza si vede: Renzi non sale nei sondaggi, Salvini scende. So che si tratta di persone diverse, ma il tipo umano è identico. E credo che gli italiani, che hanno già preso le misure del “Superbone” toscano, adesso stanno cominciando a capire che nel laborioso Nord c’è tanta roba per accontentarsi di uno che dice cazzate davanti a un bicchiere di birra o a un barattolo di Nutella.

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Terremoto nel Mugello: gente in strada e Alta velocità interrotta

In piena notte una serie di scosse con magnitudo massima a 4,5 in provincia di Firenze. Epicentri a Scarperia e Barberino. Evacuati edifici nel centro storico.

Decine di scosse di terremoto si stanno susseguendo dalla notte scorsa nel Mugello, in Toscana. La più forte – di magnitudo 4.5 – è stata registrata alle ore 4.37 ed è stata avvertita fino a Firenze e Pistoia. Per le altre l’intensità è stata minore, ma comunque fino a 3.2. Il Comune di Barberino, in provincia di Firenze, ha disposto l’evacuazione di alcuni edifici, tra negozi e abitazioni, e interdetto l’accesso a una decina di vie nel centro storico del paese. Inagibile anche la sede del Municipio, chiusa in via precauzionale.

Sospeso il traffico ferroviario nel nodo di Firenze per verifiche tecniche sulle linee. Bloccata anche l’Alta velocità tra Firenze e Bologna fino alla prima mattinata. Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, due gli epicentri: uno a Scarperia San Piero (Fi), dal quale ha preso origine la scossa più violenta; l’altro a Barberino del Mugello (Fi).

MOLTE PERSONE IN STRADA

Molte le persone che via via hanno abbandonato le abitazioni e sono scese in strada, rifugiandosi nelle auto per proteggersi dalla pioggia. «La scossa di magnitudo 4,5 ha fatto davvero paura», ha raccontato il sindaco di Scarperia San Piero, Federico Ignesti che tranquillizza sulla presenza di danni: «Al momento non risultano ai carabinieri che hanno effettuato i primi sopralluoghi, né a me sono arrivate segnalazioni in merito. Intanto, è stato attivato il Centro operativo intercomunale di Protezione Civile».

CHIUSE LE SCUOLE

Rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado nei Comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo e Vicchio. Filippo Carlà Campa, sindaco di Vicchio, ha reso noto che è stato aperto il centro operativo comunale presso il nuovo campo sportivo. Anche a Barberino aperta l’unità di crisi. Alle 7 aprirà anche la sala integrata di Protezione Civile della Città metropolitana e della prefettura di Firenze.

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I valori di Borsa italiana e spread del 9 dicembre 2019

Dopo l'apertura in positivo verso la chiusura Piazza Affari ha virato in negativo. Lo spread scende a 159 punti. I mercati in diretta.

La Borsa Italiana vira in negativo a ridosso della chiusura. Il Ftse Mib ha scegnato un -0,92%, nel giorno in cui la manovra economica si appresta ad affrontare la prova del voto in Senato. La prima settimana di dicembre si era chiusa in modo positivo con il +0,93% di venerdì 6.

LO SPREAD BTP-BUND IN CALO A 159 PUNTI

Lo spread tra Btp e Bund è in calo a quota 159 punti, come alla chiusura del 6 dicembre. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,36%.

BORSE ASIATICHE POCO MOSSE

Seduta poco mossa per le Borse asiatiche con gli investitori che restano cauti in attesa di capire se tra Cina e Usa verrà raggiunto un accordo commerciale che disinneschi l’entrata in vigore di una nuova raffica di dazi americani il 15 dicembre. Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,33%, incoraggiata dal Pil giapponese, cresciuto dell’1,8% nel terzo trimestre, il triplo di quanto stimato dagli economisti. Piatti i listini di Shanghai (+0,08%), Shenzhen (+0,01%) e Hong Kong (+0,03%, ancora in corso) mentre Sydney e Seul hanno guadagnato rispettivamente lo 0,34% e lo 0,33%. Gli effetti della guerra commerciale si sono fatti sentire sulle esportazioni cinesi, scese dell’1,1% a novembre, con quelle dirette negli Usa crollate del 23%. In settimana sono attese indicazioni sulla politica monetaria dalla Fed e dalla Bce, che vedrà l’esordio di Christine Lagarde alla presidenza. Sul fronte macro l’unico dato atteso oggi è l’indice Sentix sulla fiducia degli investitori nella Ue.

LA GIORNATA DEI MERCATI IN DIRETTA

16.18 – EUROPA IN ROSSO PER WALL STREET

Le Borse europee si confermano fiacche con l’apertura in calo di Wall Street. Lo sguardo dei listini resta rivolto a Cina e Stati Uniti alla ricerca di un’intesa che disinneschi l’entrata in vigore di nuovi dazi americani. Sotto la lente anche le prossime riunioni di Fed e Bce. Parigi cede lo 0,33%, Francoforte lo 0,10%. La peggiore resta Milano (Ftse Mib -0,92% a 22.974 punti) mentre il premier, Giuseppe Conte ha indicato che una volta approvata la manovra si aprirà la verifica di governo che è “necessaria” e che dovrà indicare “un cronoprogramma fino al 2023”. Gira in positivo, invece, Londra (+0,13%) con la sterlina che si rafforza sull’euro, con i sondaggi che danno i Conservatori in vantaggio nel voto di giovedì. A Piazza Affari proseguono controcorrente Mps (+1,2(%) e Stm (-0,74%). Sotto pressione Azimut (-3,6%), Ferragamo (-3,2%). Poco mossa Atlantia (-0,25%) nonostante a fine anno la conclusione della procedura per la revisione delle concessioni autostradali. Spread a 159 punti.

15.33 – APERTURA WALL STREET IN CALO

Apertura in calo per Wall Street col Dow Jones che perde lo 0,14%, il Nasdaq lo 0,02% e l’indice S&P500 lo 0,13%.

14.48 – MILANO SI APPESANTISCE

Piazza Affari si appesantisce con il Ftse Mib che cede l’1,35% a 22.868 punti mentre il premier, Giuseppe Conte annuncia che “un minuto dopo l’approvazione della legge di bilancio ” dovrà aprirsi la verifica di governo che è “necessaria” e che dovrà indicare “un cronoprogramma fino al 2023”. Tra i titoli peggiori Azimut (-2,45%), Ferragamo (-2,41%), Moncler (-2,09%). Vendite sulle banche con Ubi che perde l’1,63% e Mediobanca l’1,42% nonostante il calo dello spread a quota 159 punti base. Tiene Unicredit (-0,33%), promossa a buy da Ubs. Positiva Mps (+1,35%). Si appesantisce Atlantia (-1,08%) Entro fine mese sarà conclusa la procedura per la revisione delle concessioni autostradali, secondo quanto indicato dal premier.

12.30 – BORSE EUROPEE CAUTE

Le Borse europee restano caute in avvio di una settimana che deve dire se Cina e Usa riusciranno a trovare un’intesa che disinneschi l’entrata in vigore di nuovi dazi americani e in cui la Fed e la Bce torneranno a riunirsi. Milano cede lo 0,3%, Londra e Parigi lo 0,1% e Francoforte lo 0,02%. Sul fronte valutario si rafforza la sterlina a 1,189 sull’euro, con i sondaggi che danno i conservatori in vantaggio nel voto di giovedì. Dal punto di vista macro, i buoni dati sul pil giapponese sono stati compensati da quelli dell’export cinese, sceso dell’1% a novembre, con le esportazioni verso gli Usa crollate del 23%. Sui listini si schianta Tollow Oil (-60%), che ha tagliato le stime di produzione e cancellato il dividendo. Bene Tesco (+4,6%) che potrebbe vendere le attività asiatiche. In rialzo Just Eat (+0,8%) dopo il rilancio di Prosus mentre la sfidante Takeaway.com cede il 2,5%.

10.58 – PIAZZA AFFARI FIACCA

Piazza Affari si muove intorno alla parità, con l’indice Ftse Mib in calo dello 0,2% dopo un avvio in lieve rialzo. Fiacche anche le altre Borse europee mentre lo spread Btp-Bund si restringe a 161 punti base. A Milano guidano i ribassi Azimut (-1,8%), Ferragamo (-1,2%) e A2A (-1%). Prese di beneficio su Moncler (-0,85%) dopo il rally della scorsa settimana legato a un possibile interesse di Kering. Deboli Amplifon e Diasorin (-0,6%) in scia al comparto medicale in Europa, così come la Juve (-0,3%) che sconta la sconfitta con la Lazio (+5,3%), in gran spolvero. Tengono i bancari con Banco Bpm (+0,75%), Bper (+0,4%) e Unicredit (+0,1%), bene Cnh (+0,7%) e Pirelli (+0,6%), recupera Atlantia (+0,6%) dopo una settimana difficile. Fuori dal Ftse Mib volano Zucchi (+13%) e Banca Profilo (+9,8%).

09.36 – BORSE EUROPEE IN CALO

Avvio in ribasso per le principali Borse europee. A Londra il Ftse 100 cede lo 0,18% a 7.226 punti, a Francoforte il Dax arretra dello 0,14% a 13.147 punti mentre a Parigi il Cac 40 perde lo 0,11% a 5.865 punti.

09.28 – SPREAD IN RAFFREDDAMENTO A 164 PUNTI

Lo spread tra Btp e Bund è sostanzialmente stabile in avvio di giornata a quota 164 punti, come alla chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,36%.

09.12 – MILANO APRE POSITIVA

Avvio di seduta in lieve rialzo per Piazza Affari. Il Ftse Mib ha avviato le contrattazioni in progresso dello 0,14% a 23.214 punti.

08.10 – TOKYO CHIUDE IN LIEVE RIALZO

La Borsa di Tokyo termina la prima seduta della settimana in lieve rialzo, sostenuta dai dati incoraggianti dal mercato del lavoro Usa, mentre rimane la cautela per le trattative sull’accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti. Il Nikkei segna un progresso dello 0,23% a quota 23.430,70, con un guadagno di 76 punti. Sui mercati valutari lo yen è stabile sul dollaro, trattando a 108,50, e sulla moneta unica, poco sopra a 120.

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Caro voli e caro treni: tornare a casa per Natale è un’Odissea

Come ogni anno raggiungere la famiglia per le feste è un salasso. I biglietti aerei, quando si trovano, sono proibitivi. E l'alternativa su rotaia è sold-out. Cronache di ordinario rientro da Nord a Sud.

Cinque euro per andare a Londra, 166 per Palermo. In entrambi i casi si parte il 20 dicembre da Milano Malpensa con una low-cost. L’ultimo venerdì prima di Natale, quando – almeno sulla carta – le famiglie dovrebbero ricomporsi per la gioia dei cari facendo però lacrimare il portafoglio.

Il 20 dicembre da Malpensa a Londra si spendono 4,99 euro.

Anche questi sono i risvolti dell’emigrazione di massa e della fuga dei cervelli. E basta dare un’occhiata a destinazioni e tariffe sotto le feste per rendersene conto. 

Volo Milano Malpensa – Palermo.

POSTI QUASI ESAURITI PER BARI E CATANIA

Nella stessa data, per Bari e Catania è tutto esaurito e la storia non cambia nei giorni successivi, mentre per spingersi fino a Lamezia servono 230 euro e una prenotazione immediata: i posti disponibili sono due e potrebbero facilmente esaurirsi nell’istante in cui quest’articolo prende forma.

Per volare da Malpensa a Lamezia il 20 dicembre si spendono 230,99 euro.

Si potrà obiettare che la soluzione volo non sia la sola percorribile e possano trovarsi alternative, ma anche in questo caso ogni affermazione deve essere presa con le pinze.

LE ODISSEE VIA TRENO

Da Roma a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), i treni vanno a ruba: i biglietti residui e più economici costano 78 euro, Freccia Bianca senza chance di scontistica, o 87, che diventano 52 per under 30 e over 60. Quest’ultima soluzione, però, è un Intercity e per percorrere i 491 chilometri che dividono la Capitale dal Sud più profondo impiega la bellezza di sette ore e 10 minuti.

Il costo di un biglietto Frecciargento da Roma a Villa San Giovanni.

Meglio allora, a patto certo di averne le possibilità, optare per la Freccia Argento. Prezzo bloccato a 127 euro con economy sold-out: lati negativi da barattare con la consapevolezza di essere a casa in “sole” 4 ore e 39 minuti. 

UN PAESE SPACCATO

Ritardi permettendo. Già, perché in un quadro di per sé desolante, l’alta velocità continua a viaggiare a singhiozzo da Salerno in giù, con qualche rara eccezione determinata spesso e volentieri più dall’eliminazione di fermate che dall’aumento effettivo dei chilometri orari dei convogli. Le linee sono vecchie, le infrastrutture altrettanto e gli interventi rari per usare un eufemismo. Chi taglia l’Italia da Nord a Sud, si confronta un Paese letteralmente spaccato: fino a Napoli abbondano le corse di Italo e Trenitalia. Poi, una volta giunti sotto il Vesuvio, è quasi sempre necessario proseguire su Intercity o regionali veloci. «Da Bergamo a Roma giorno 20 dicembre sfrutterò l’alta velocità, impiegando 5 ore», conferma a Lettera43.it Antonella, biotecnologa 26enne. «Poi continuerò con l’Intercity. Per percorrere 100 chilometri in meno, viaggerò due ore in più». Paradossi dello Stivale. 

I CORAGGIOSI DEL PULLMAN

Per i più arditi o i ritardatari dell’ultimo secondo rimangono i bus. Roma-Agrigento, venerdì 20 dicembre, vale 69 euro e 50 o, addirittura, 84.50 a seconda che si decida per una partenza serale (19.45) o notturna (21). Orario di arrivo? Rispettivamente 9.15 e 10.30. La notte in pullman val bene l’abbraccio con mamma e papà, una passeggiata in riva al mare o il pranzo del 25 dai parenti, ma nessuno, studente o lavoratore che sia, disdegnerebbe la possibilità di risparmiare qualche manciata di euro. Che si trasformano presto in giri d’affari incredibili, se moltiplicati per il numero impressionante di emigrati.

Il costo del viaggio da Roma ad Agrigento in bus.

LO TSUNAMI DEMOGRAFICO

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Svimez, tra il 2002 e il 2017 dal Meridione, con capolinea Nord Italia o estero, sono andate via oltre 2 milioni di persone, la metà sono giovani tra i 22 e i 34 anni, 379 mila quelli in possesso di una laurea. Nello stesso arco di tempo sono rientrati in 1 milione e 200 mila, per un saldo negativo di 852 mila. Per rendere meglio l’idea, l’equivalente di una città delle dimensioni di Torino. L’ultimo rapporto Censis parla invece senza mezze misure di “tsunami demografico“: «Dal 2015 il Mezzogiorno ha perso quasi 310 mila abitanti (-1,5%), contro un calo dello 0,6% nell’Italia centrale e dello 0,3% nel Nord Ovest, dello 0,1% nel Nord Est e dello 0,7% a livello nazionale».

IL GAP CON L’EUROPA

Con questi numeri, non stupisce l’esodo sotto le feste o in estate. E i prezzi dei biglietti alle stelle. Problema, quest’ultimo, che si ripropone ogni anno e che almeno in Italia non pare trovare una soluzione. In Spagna, per esempio, le cose vanno diversamente grazie a una efficiente continuità territoriale. «Da Las Palmas a qualunque città della Spagna, e viceversa, ho una riduzione del 75% sul costo iniziale del biglietto», spiega Naomi Diaz 24 anni, originaria delle Canarie. «Inizialmente pagavamo la metà, poi, dopo numerose proteste, le agevolazioni sono aumentate ulteriormente, diventando quelle attuali». Nessun privilegio, ma il dovere di andare incontro a un bisogno urgente: «Vale solo per gli spostamenti che abbiano come destinazione o partenza la mia città», continua. «Per rotte differenti il prezzo è identico a quello pagato dagli altri spagnoli». 

Esodo natalizio (Ansa).

LA CONTINUITÀ TERRITORIALE PER LA SARDEGNA

E in Italia? Questo meccanismo funziona per ora solo per la Sardegna (per la Sicilia è stato chiesto recentemente) e garantisce tariffe bloccate su sei tratte aree: Alghero, Cagliari e Olbia con mete Roma Fiumicino e Milano Linate. Oltre ai residenti sull’Isola, possono beneficiare della scontistica anziani con più di 70 anni, giovani dai 2 ai 21 anni, studenti universitari fino al compimento dei 27. Per un totale di 3.672.532 posti l’anno. I nati in Sardegna hanno invece diritto a sconti sui biglietti marittimi. Il recente ponte di Ognissanti, tuttavia, ha dimostrato come le liste d’attesa siano lunghe e insufficienti a soddisfare l’enorme mole di domande. Storie, insomma, d’ordinario rientro.

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Manovra, retromarcia sulle “finte” prime case alla vigilia del voto in Aula

La proposta di stretta contro i furbetti dell'Imu dovrebbe essere ritirata. E Gualtieri parla di asili (quasi) gratis. Mentre la Robin tax sale al 3,5%. Le novità sulla legge di bilancio pronta alla prova del Senato.

Dopo l’accordo delle “tasse rimangiate”plastic tax, sugar tax, auto aziendali – si va verso un’altra retromarcia, quella sulla stretta che è stata proposta dai relatori in tema di “finte” prime case. La manovra è pronta ad affrontare la prova del voto al Senato, ma ancora manca l’intesa complessiva sulle modifiche da apportare.

RIVISTA L’ADDIZIONALE IRES SUI CONCESSIONARI

Anche perché continuando a tagliare certe microtasse, servono le coperture: oltre al prelievo sulla “fortuna“, che potrebbe salire al 20%, dovrebbe essere rivista anche una nuova imposta appena presentata, l’addizionale Ires sui concessionari. Dopo la decisione di restringere la platea ai soli concessionari dei trasporti (autostrade, porti e aeroporti), la Robin tax dovrebbe infatti salire al 3,5%, allineando l’addizionale a quella che già si applica al sistema bancario.

«TAGLIO DELLE TASSE SUL LAVORO»

L’Imu è insomma un dettaglio, in una legge di bilancio che comunque ha compiuto il “miracolo” di bloccare gli aumenti Iva, saldando «il conto del Papeete», come ha detto il ministro Roberto Gualtieri in tivù. Il titolare dell’Economia ha difeso la manovra che porta con sé un «significativo taglio delle tasse sul lavoro», grazie ai 3 miliardi a bilancio per la riduzione del cuneo fiscale, e asili nido «sostanzialmente gratuiti per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani».

IL VOUCHER NIDI IN TRE FASCE

In che senso? Il voucher nidi è stato modulato su tre fasce: è rimasto a 1.000 euro per chi ha l’indicatore sopra i 40 mila euro, è salito a 2 mila euro per le famiglie con Isee tra i 25 mila e 40 mila euro, ed è arrivato a 3 mila euro per le famiglie meno abbienti, sotto i 25 mila euro.

TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE L’IMU

Sull’Imu, invece, il ministro ha frenato. La stretta contro i “furbetti” della prima casa, cioè in genere moglie e marito che fissano la residenza in due abitazioni diverse per evitare di pagare l’imposta sulla casa delle vacanze, è stata inserita nel pacchetto di emendamenti alla manovra depositati dai due relatori (Dario Stefano per il Partito democratico e Rossella Accoto per il Movimento 5 stelle). Ma «non è un emendamento del governo», ha precisato Gualtieri, preannunciando un probabile parere negativo.

MA QUALCUNO LAVORA IN CITTÀ DIVERSE DALLA RESIDENZA

Possibile, quindi, che già lunedì 9 dicembre l’esecutivo chieda ai relatori di ritirare l’emendamento oppure di riscriverlo tenendo conto della necessità di tutelare i nuclei familiari che hanno bisogno di due prime case perché uno dei due coniugi lavora in un’altra città rispetto a dove risiede la famiglia.

VERSO TRE GIORNI DI VOTO NO STOP: LE NOVITÀ

La commissione si prepara a una tre-giorni di voto quasi senza sosta, per arrivare a chiudere anche in Aula al Senato entro la settimana. E dovrebbe approvare anche alcune proposte parlamentari, puntando su quelle sponsorizzate da più gruppi: dall’aumento dei fondi contro la violenza di genere alla proroga del credito d’imposta per le partecipazione delle Pmi alle fiere internazionali, passando per gli sconti per la continuità territoriale della Sicilia (chiesto anche da Pd e M5s), fino all’aumento delle borse di studio per l’Università (promosso in particolare da Italia viva).

BIOLOGICO, BONUS VERDE: COSA CAMBIA

Resta in attesa anche la riconferma del Bonus verde, annunciato dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e anche tra le richieste di Liberi e uguali. Tra le proposte del Pd potrebbe trovare spazio il sostegno al biologico, ai vivai e anche ad alcune eccellenze musicali.

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Lega sotto il 30%, lontani i tempi del 35% di luglio

In calo Salvini. Ma le intenzioni di voto si spostano verso la Meloni: Fratelli d'Italia dall'8,6% di ottobre all'11,3%. Il M5s scivola al 18,1%. Pd al 18,7%. Italia viva al 3,5%. Forza Italia recupera al 6,5%. I sondaggi Demos.

Praticamente un travaso di voti. Da Matteo Salvini a Giorgia Meloni. Sempre più a destra. Secondo il sondaggio Demos per la Repubblica domenica 8 dicembre 2019 la Lega è scesa sotto il 30%, esattamente al 29,5%, in leggero calo rispetto al 30,2% di ottobre, ma ormai lontana dal 35,3 di luglio. In contemporanea però ha fatto boom Fratelli d’Italia, passando dall’8,6% di ottobre all’11,3%, molto avanti rispetto al 6,5% di settembre.

CONTINUA LA CRISI DEI CINQUE STELLE

Il Movimento 5 stelle si è confermato in crisi, scivolando al 18,1%, mentre due mesi prima era al 20,6%. Piccola flessione per il Partito democratico, al 18,7%: in ottobre era al 19,1%. E un leggerissimo progresso di Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi è salito al 6,5% rispetto al 6,1% di ottobre.

IN CALO RENZI, SALGONO LEU E +EUROPA

In calo Italia viva di Matteo Renzi, che è passata dal 3,9% di ottobre all’attuale 3,5%. Infine avanzata per Liberi e uguali, balzati dal 2,4% di ottobre all’attuale 3,2% e piccolo progresso anche per +Europa, dal 2,1% di ottobre al 2,4% di oggi.

La rilevazione è stata condotta nei giorni 2-6 dicembre 2019 da Demetra con metodo mixed mode (CatiCamiCawi). Il campione intervistato (N=1276, rifiuti/sostituzioni/inviti 8070) è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine d’errore 2,7%).

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L’incidente a Milano causato dal filobus Atm ha fatto un morto

È deceduta la donna di 49 anni coinvolta nello scontro e apparsa subito gravissima. Altre 11 persone ferite. È stato il mezzo dell'azienda dei trasporti milanesi a passare col rosso centrando il camion per la raccolta rifiuti dell'Amsa. La ricostruzione.

L’incidente stradale a Milano tra un filobus dell’Atm e un camion per la raccolta rifiuti dell’Amsa ha assunto i contorni della tragedia: c’è una vittima, la donna di 49 anni che era rimasta coinvolta ed era apparsa subito gravissima, in coma. Il giorno dopo lo scontro è morta.

L’AZIENDA «VICINA AL DOLORE DEI FAMILIARI»

L’episodio ha fatto registrare il ferimento di altre 11 persone. L’azienda dei trasporti milanesi «nell’apprendere che la passeggera gravemente coinvolta nell’incidente stradale è deceduta», ha espresso «la sua profonda vicinanza ai familiari in questo momento di grande dolore».

incidente atm amsa milano cause
Le condizioni del filobus dopo l’incidente a Milano. (Ansa)

APERTA UN’INDAGINE INTERNA: IN ARRIVO PROVVEDIMENTI

Ma di chi è la colpa? Sarebbe stato proprio il filobus dell’Atm a non rispettare il semaforo rosso e a causare l’impatto. Atm ha spiegato che «dalla ricostruzione della dinamica è emerso che il filobus non ha rispettato la precedenza semaforica». L’azienda poi ha assicurato di aver già «aperto un’indagine interna» e si è detta «pronta a prendere tutti gli opportuni provvedimenti». Atm ha ribadito infine di essersi «impegnata da subito a fornire tutto il supporto necessario alla famiglia colpita da questo grave lutto».

E SI INDAGA SULLE BRUSCHE FRENATE DELLA METRO

Nella serata precedente una brusca frenata di un convoglio della Linea 1 alla stazione della centralissima San Babila aveva provocato una ventina di contusi, dei quali otto portati in ospedale, in condizioni lievi. La procura di Milano che da tempo, anche su segnalazione di Atm, sta svolgendo indagini su una serie di frenate, ha sequestrato il treno: a quanto si è saputo, il sequestro del convoglio era necessario per acquisire un modem, utile per le indagini. In altri casi l’attenzione dei magistrati si era concentrata sul sistema esterno di sicurezza.

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Perché il nuovo summit sull’Ucraina si risolverà in un nulla di fatto

A tre anni di distanza, riprendono le trattative per il Donbass. Questa volta a Parigi si incontreranno Macron, Merkel, Putin e Zelensky. Lo stallo però è destinato a continuare. Un compromesso tra Kiev e Mosca pare impossibile, soprattutto senza un accordo tra Russia e Usa. L'analisi.

L’ultimo incontro nel cosiddetto “formato normanno” risale all’ottobre del 2016. A Berlino si riunirono con Angela Merkel e l’allora presidente francese François Hollande, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, i quattro che si erano visti per la prima volta in Normandia nel 2014 alle celebrazioni per il 60esimo anniversario dello sbarco degli Alleati e che avevano poi sottoscritto gli Accordi di Minsk nel 2015 impostando la road map del processo di pacificazione nel Donbass.

Da allora un sostanziale stallo, con la diplomazia internazionale incastrata sulla crisi ucraina, il conflitto nel Sud-Est della repubblica ex sovietica di fatto congelato, il numero delle vittime salito a oltre 13 mila e quello dei profughi, interni e verso la Russia, nell’ordine dei milioni.

Una tragedia sparita dai radar dei media occidentali che solo saltuariamente torna sotto i riflettori, evidenziando ogni volta la situazione critica in un Paese nel cuore dell’Europa dove si combatte una vera proxy war, una guerra per procura, tra Russia e Stati Uniti con l’Unione europea a fare in sostanza da spettatrice.

IL PRIMO FACCIA A FACCIA TRA ZELENSKY-PUTIN

Il summit di lunedì 9 dicembre a Parigi, padrone di casa Emmanuel Macron, è dunque il tentativo di fare un passo in avanti per smuovere i macigni che hanno ostruito la via verso la pace. Operazione quasi impossibile, ma il solo fatto che gli attori principali si vedano direttamente deve essere valutato positivamente, anche se alla fine la montagna partorirà il solito ridicolo topolino. Oltre a Macron, l’altra novità del quartetto è rappresentata da Volodymyr Zelensky. Eletto quest’anno – ha sostituito Poroshenko, trionfatore della rivoluzione di Euromaidan finito però disgrazia dopo il mandato fallimentare alla Bankova – Zelensky sta tentando di trovare la via del compromesso con la Russia. Spalleggiato da Francia e Germania della sempre presente cancelliera Merkel, si incontrerà per la prima volta faccia a faccia con Vladimir Putin che oggi come allora ha ancora in mano i destini del Donbass: i separatisti filorussi possono infatti sopravvivere solo con l’aiuto di Mosca, cui basta il minimo sforzo per tenere in scacco l’Ucraina sul fronte sudorientale.

UN COMPROMESSO TRA MOSCA E KIEV È ANCORA MOLTO DIFFICILE

Zelensky, Putin, Merkel e Macron ripartono quindi dagli accordi di Minsk, vecchi ormai quasi cinque anni (sottoscritti nel febbraio del 2015, sulla base del primo patto bielorusso del 2014), e riproposti adesso nella cosiddetta formula Steinmeier, una versione semplificata sulla quale ci sarebbe un’intesa preliminare. Il condizionale è d’obbligo, visto che se i punti chiave sono più o meno chiari (status speciale alle regioni di Donetsk e Lugansk ed elezioni libere e monitorate), la tempistica è invece ancora nella nebbia.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

In sostanza, ed è qui il duello tra Russia e Ucraina, Kiev vorrebbe ottenere il controllo del confine prima delle elezioni, mentre Mosca il contrario. Dato che vie di mezzo non ce ne sono, è assai improbabile che si arrivi presto a un compromesso accettabile da tutti, soprattutto da Zelensky che a casa propria è incalzato dai falchi nazionalisti (vasta fazione dentro e fuori il parlamento, quest’ultima numericamente minoritaria, ma più pericolosa) che invece di una soluzione diplomatica preferirebbero una suicida resa dei conti militare.

LA RUMOROSA ASSENZA DEGLI USA AL TAVOLO DIPLOMATICO

Nulla di nuovo perciò all’orizzonte, se non la volontà, diplomatica, di riaprire il dialogo dopo il silenzio di tre anni. La partita, inoltre, si gioca su più fronti: il quartetto normanno è uno specchietto per le allodole, dato che esclude in partenza uno dei player maggiori e decisivi, cioè gli Stati Uniti. Così come Barack Obama aveva delegato la mediazione ad Angela Merkel, Donald Trump si guarda bene dall’entrare direttamente in gioco, nonostante da Kiev Poroshenko prima e Zelensky poi abbiano cercato di tirarlo per la giacca per allargare il tavolo delle trattative. È evidente però che senza un accordo tra Russia e Stati Uniti non ci potrà essere alcuna vera e duratura soluzione del conflitto, al di là di qualche accorgimento cosmetico e temporaneo.

IL MACIGNO DELLE SANZIONI

Il lavoro sporco è riservato insomma tra Parigi e Berlino che si devono accollare oltretutto gli svantaggi della strategia delle sanzioni, volute in primo luogo da Washington, ultima però a subirne riflessi e contromisure. Nonostante i malumori fino a ora si è andati avanti su questa linea, anche se ora appaiono i primi tentativi reali di smarcamento guidati da Macron. Angela Merkel, che nonostante le pressioni a stelle e strisce mai ha mollato il progetto Nordstream, il gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico che aggira l’Ucraina, ha sempre giocato su due fronti.

Attivisti dell’estrema destra ucraina manifestano davanti all’ufficio del presidente prima del summit del 9 dicembre.

L’UCRAINA È LACERATA SENZA SOVRANITÀ DAL 1991

L’Ucraina è insomma il teatro di braccio di ferro tra Cremlino e Casa Bianca che va oltre il nome dei rispettivi inquilini e dove l’Europa di Germania e Francia ha dimostrato la propria debolezza. A Kiev – dove dopo il cambio di regime del 2014 che ha lasciato immutato l’establishment politico-economico, l’onda verde di Zelensky sembra più incline adesso al compromesso con il sistema oligarchico che non alla sua distruzione – l’aiuto degli Stati Uniti e dell’Europa è necessario per non sprofondare nel baratro, ma non certo sufficiente per avere quella piena sovranità che gli ucraini attendono dal 1991, cioè dall’indipendenza dall’Urss. Il Paese è lacerato, la Crimea annessa dalla Russia e il Donbass de facto un protettorato di Mosca: impossibile ricomporre i cocci se Mosca e Washington non si metteranno d’accordo in qualche modo, anche sopra la testa di Kiev.

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