Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo

Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran

All’indomani della risoluzione approvata dal Senato che punta a limitare i poteri del presidente in materia di guerra, la Casa Bianca ha chiesto ai parlamentari di approvare lo stanziamento di 87,6 miliardi di dollari, destinati principalmente a «esigenze urgenti connesse all’operazione Epic Fury» contro l’Iran. Si tratta, nei fatti, di un gesto di sfida di Donald Trump a Capitol Hill: il tycoon aveva definito «inopportuna e inutile» la risoluzione, approvata peraltro con voto bipartisan.

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran
Donald Trump (Ansa).

La maggior parte del pacchetto andrebbe al Pentagono

La maggior parte del pacchetto – 67 miliardi di dollari – andrebbe al Dipartimento della Difesa (o meglio della Guerra): in particolare, 21 miliardi verrebbero spesi per nuove munizioni, 17,3 per coprire costi operativi e 12,1 per programmi classificati, ha spiegato la Casa Bianca nella richiesta trasmessa dal direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio Russell Vought allo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson. La richiesta include poi circa 300 milioni di dollari per rafforzare la sicurezza delle ambasciate e delle sedi diplomatiche statunitensi in Medio Oriente e Asia meridionale. Le restanti risorse chieste dall’Amministrazione Trump non verrebbero destinate al Pentagono: la richiesta prevede 11 miliardi di dollari per aiutare gli agricoltori statunitensi, 1,4 per contrastare l’epidemia di Ebola nell’Africa centrale e 768 milioni di dollari per il Dipartimento dell’Energia, destinati soprattutto alla sicurezza nucleare e alle attività della National Nuclear Security Administration.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo

Si tiene oggi ad Antibes il 36esimo vertice intergovernativo tra Francia e Italia, il primo da quello di Napoli di febbraio 2020 e anche del primo vertice in questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Non solo: di fatto, in Costa Azzurra si svolgerà anche il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Sul tavolo del summit, che arriva dopo il G7 di Evian e in una fase particolarmente intensa dell’agenda internazionale, ci sono difesa, spazio, energia e infrastrutture, accordi commerciali e, ovviamente, Ucraina e Medio Oriente.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni al G7 di Borgo Egnazia nel 2024 (Ansa).

Sul tavolo progetti congiunti, commercio e crisi internazionali

Come sottolineano fonti governative, il vertice «consentirà di definire gli indirizzi politici della cooperazione bilaterale e di fare il punto sull’avanzamento dei principali progetti congiunti nei settori della difesa, dello spazio, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’energia, della ricerca, della cultura e dell’agricoltura». Tra gli obiettivi del summit di Antibes anche il potenziamento delle relazioni commerciali, che sono già eccellenti. Nel 2025, l’interscambio commerciale tra i due Stati ha raggiunto i 112,3 miliardi di euro, con la Francia che si è confermata il secondo partner dell’Italia per volume di scambi dopo la Germania. Sul piano europeo, il confronto riguarderà – tra le altre cose – il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale e il governo dei flussi migratori dell’Ue. Sul fronte internazionale, Meloni e Macron discuteranno dei principali scenari di crisi a partire dai più recenti sviluppi in Ucraina e in Medio Oriente, con particolare attenzione all’accordo tra Stati Uniti e Iran e agli scenari post-Unifil in Libano.

Il programma della giornata e i ministri che partecipano per l’Italia

Il programma della giornata prevede una visita di Meloni e Macron al Museo Picasso di Antibes. I lavori proseguiranno poi a Villa Eilenroc, dove i due leader si riuniranno con le rispettive delegazioni. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, sessioni ministeriali e una visita alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space a Cannes. Per l’Italia sono presenti i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Adofo Urso, Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Anna Maria Bernini e Alessandro Giuli, nonché il viceministro Edoardo Rixi. Al termine dell’incontro si svolgeranno dichiarazioni alla stampa e verrà adottata una Dichiarazione congiunta che individuerà le priorità condivise della cooperazione italo-francese per i prossimi anni.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti

Due violente scosse di terremoto di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito il Venezuela nella notte, a breve distanza una dall’altra, provocando il crollo di centinaia di edifici. Il primo bilancio parla di 32 vittime, ma se ne temono molti di più. Almeno 700 i feriti. Gravemente danneggiato l’aeroporto internazionale di Caracas, che ha sospeso i voli.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Macerie dopo le scosse di terremoto in Venezuela (Ansa).

Le due scosse a 40 secondi di distanza

Quello avvenuto nella notte è stato il sisma in Venezuela più violento negli ultimi 126 anni: le scosse si sono sentite fino a oltre 160 chilometri dall’epicentro nello Stato di Yaracuy, ai confini con la Colombia. La prima si è verificata nell’area di San Felipe appena passate le ore 18 locali. Dopo appena 40 secondi la seconda scossa, registrata a 23 chilometri a sudest di Yumare, in un’area che ospita nel più grandi raffinerie del Venezuela. A rendere le conseguenze di questo terremoto ancora più gravi la bassa profondità dell’epicentro, appena 10 chilometri sotto il suolo. Inoltre nel Paese sono tantissimi gli edifici costruiti senza alcuna osservanza delle norme antisismiche.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Soccorsi dopo il terremoto in Venezuela (Ansa).

Dichiarato lo stato di emergenza

«La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il primo messaggio ora è mantenere l’unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro». Lo ha detto la presidente ad interim Delcy Rodriguez, dichiarando lo stato di emergenza e ringraziando «i governi che si sono offerti per dare aiuto: Usa, Cuba, Gb, Brasile Messico, Onu». Si sono attivati anche Ecuador, Panama e El Salvador.

Tajani: «Non risultano vittime italiane»

«Gli italiani in Venezuela che sono registrati con la nostra Unità di crisi, con il sistema Viaggiare Sicuri, sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E poi: «L’Italia e l’Europa aiuteranno il Venezuela: ho detto alla presidente che il governo valuterà il tipo di sostegno immediato che si può offrire e che sosterrà con l’Unione europea la richiesta di attivare il meccanismo di Protezione civile».

Rientrato l’allarme tsunami

I centri di allerta tsunami statunitensi hanno dichiarato che non sussiste più alcuna minaccia di maremoto a seguito del sisma in Venezuela. Un precedente avviso, emesso dopo le due forti scosse, aveva messo in guardia sulla possibilità di onde per le coste entro 300 chilometri dall’epicentro, così come per Porto Rico e le Isole Vergini.

Trump insiste: «Deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia»

Il presidente americano Donald Trump insiste nel sottolineare di essere rimasto deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia e da altri alleati della Nato. «Ci hanno mollato, sarebbe stato carino se avessero offerto il loro aiuto. Un altro presidente non avrebbe incontrato Rutte», ha aggiunto in un incontro allo Studio Ovale con il segretario generale della Nato. Mark Rutte aveva affermato, in un’intervista a Fox News, che almeno 500 aerei statunitensi erano decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione americana Epic Fury contro l’Iran. «Un numero enorme di voli». Parole che fanno fatto riaprire il dibattito sull’uso delle basi Usa in Italia e sulle regole bilaterali che ne governano i limiti. L’accusa del tycoon si concentra da giorni proprio sullo scarso impegno di Roma nel supportare la guerra americana contro il regime degli Ayatollah. Immediata la reazione dell’opposizione, che ha chiesto compatta che il governo riferisca in aula per spiegare cosa sia affettivamente successo.

Voto anticipato in primavera? Il retroscena sulla posizione di Mattarella

Rispolverare la tessera elettorale con un anno di anticipo è un po’ da fissati degli appuntamenti alle urne, ma è legittimo che i leader vogliano prepararsi per tempo. E l’idea di un voto nella primavera 2027 non è più così irrealistica. Meglio quindi cercare di nuovo nei cassetti dove si è cacciato il talloncino su cui collezioniamo timbri, una preferenza espressa dopo l’altra. Nei palazzi del potere non si parla d’altro che della data delle elezioni, anche se alla maggior parte dei cittadini sembra un dibattito un po’ precoce e quindi lunare. Perché da alcune settimane da Palazzo Chigi filtra la suggestione di un voto “anticipato” ad aprile del prossimo anno: dai partiti c’è chi accelera e c’è chi frena, dal Quirinale finora solo silenzio. Ma qualcosa comincia a trapelare. E allora è bene mettere in fila alcuni dati.

Piantedosi resta al suo posto, niente scossoni gratuiti

Al presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli scossoni gratuiti non piacciono. Per questo il 19 giugno ha ricevuto – e fatto sapere di aver ricevuto – il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (che ha vissuto mesi turbolenti…), finito al centro di retroscena leghisti su un possibile avvicendamento con Matteo Salvini, sempre più traballante alla guida del Carroccio. Risultato: Piantedosi resta al suo posto, a capo di un ministero di primo piano per la stabilità istituzionale e la sicurezza del Paese, fino alla fine della legislatura.

Voto anticipato in primavera? Il retroscena sulla posizione di Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella stringe la mano a Matteo Piantedosi (foto Ansa).

E sempre per evitare eccessive fibrillazioni, a poche ore dallo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni Mattarella ha fatto sapere di aver telefonato alla premier. Sui contenuti nulla, magari nella chiamata si è anche parlato di abbassare un po’ i toni per il bene del Paese, ma tutti hanno registrato il colloquio come un sostegno istituzionale del presidente al governo.

Nel 2022 elezioni in autunno per la prima volta nella storia

Molti quindi hanno tratto la conclusione: il capo dello Stato non vuole perturbazioni fino alla scadenza naturale della legislatura. E qui arrivano invece dettagli più sfumati. Facciamo un passo indietro: nel 2022 si votò in autunno (urne aperte domenica 25 settembre) per la prima volta nella storia Repubblicana. Fu un voto anticipato, arrivato a seguito della crisi del governo Draghi a cui avevano fatto mancare il loro sostegno Movimento 5 stelle, Lega e Forza Italia.

Voto anticipato in primavera? Il retroscena sulla posizione di Mattarella
Il passaggio di consegne tra Mario Draghi e Giorgia Meloni nel 2022 (foto Imagoeconomica).

Il rischio pareggio accorcerebbe i tempi per la finanziaria

La scadenza naturale della XIX legislatura, quella attuale, sarebbe dunque l’autunno 2027. Ma votare nell’autunno ’27 riporterebbe all’anomalia del 22 di una campagna elettorale canicolare e di una legge finanziaria fatta di corsa, successivamente. Con un’incognita non da poco: se nel 2022 l’esito del voto fu così netto da permettere la formazione del governo in meno di un mese, ora il rischio pareggio fa temere tempi più lunghi per la nascita dell’esecutivo. E quindi pochissimo tempo per varare poi la legge di Bilancio.

Il voto in primavera viene considerato un anticipo tecnico

Uno spostamento di pochi mesi poi viene considerato un anticipo tecnico, non politico. E se il governo si dimettesse e la maggioranza non desse l’ok a nessun altro esecutivo, i margini di manovra per il presidente della Repubblica per allungare i tempi sarebbero pochi, e non risulta nemmeno che questa sarebbe la sua volontà. Allungare i tempi per cosa? Ritrovarsi con una campagna elettorale sotto l’ombrellone, un rebus per formare il governo e la Finanziaria da fare a passo di marcia?

Voto anticipato in primavera? Il retroscena sulla posizione di Mattarella
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Ecco dunque che dal Colle, in queste ore, mentre si smentisce che il presidente abbia parlato della data del voto con Meloni o che stia pensando al tema anche solo di rimbalzo, non si considera certo uno scandalo votare in primavera. Del resto lo scioglimento delle Camere spetta al presidente, la scelta della data del voto alla premier.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

«Sarà Federica Sciarelli la figura in grado di coalizzare il campo largo in vista delle elezioni del 2027? L’ormai ex conduttrice di Chi l’ha visto? è bionda e sportiva come Silvia Salis, navigata come Pier Luigi Bersani, dalla parte degli ultimi come Nicola Fratoianni, ben vista dal Quirinale fin dai tempi di Francesco Cossiga, e tecnicamente pure “Cav” (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica), titolo che col suo richiamo berlusconiano potrebbe attirare nostalgicamente anche qualche voto da Forza Italia». Sarebbe stato bello leggere questa indiscrezione su Dagospia, il sito delle voci che puntualmente diventano realtà. E invece anche il sito più pettegolo si limita a confermare la notizia che oggi ha gettato tutti noi Chilhavisters nello sconforto: quella di mercoledì primo luglio sarà l’ultima puntata condotta da Sciarelli.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
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Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Ma siccome è Dagospia, lascia scivolare l’insinuazione più ovvia, visto l’andazzo di Telemeloni: è stata «silurata». In effetti, la nota diffusa dalla Rai emana l’aria gelida e maleodorante che ti investe quando apri il frigorifero di un serial killer: «Rai e Federica Sciarelli, in vista della scadenza del contratto della professionista con la tv pubblica… bla bla… futuro professionale… nuovi progetti che la vedano protagonista». Ora, affidare il proprio futuro professionale alla Rai attuale è prudente come comprare un iPhone 17 nel parcheggio di un Autogrill, visto che gli ultimi «nuovi progetti» sfornati dalla tivù di Stato «vedono protagonisti» per lo più figure vicine al governo, e attirano meno spettatori di un cantiere stradale.

Immergersi nelle angosce di tante persone è un lavoro usurante

E certo, c’è il contratto in scadenza, i 22 anni di anzianità al programma di punta di Rai 3, anzi, forse di tutte le reti Rai, l’ammissione della stessa Sciary che immergersi ogni settimana nelle angosce di tante persone alla lunga è un lavoro usurante, anche per una sgobbona dai nervi d’acciaio come lei. Mettiamoci anche il fatto che nei suoi 37 anni di vita, Chi l’ha visto? ha attraversato felicemente diversi cambi di conduzione, dalla coppia originaria Donatella RaffaiPaolo Guzzanti, alla bravissima e compianta Marcella De Palma, all’attrice Daniela Poggi, da cui Federica Sciarelli ereditò il programma nel 2004.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
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Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Testardamente rimasta una trasmissione di servizio

Un successo costante nel tempo, grazie alla formula nazional-popolare a prova di bomba inventata da Lio Beghin negli anni d’oro di Rai 3 (quelli di Angelo Guglielmi), e anche di una scelta sempre accorta dei conduttori: professionisti dal tratto discreto e autorevole, affabili, ma mai così empatici da farsi sopraffare dal pathos che spesso scorre a fiumi. I più controindicati sarebbero i gigioni dall’ego straripante, inadatti a quella che è sempre testardamente – e fieramente – rimasta una trasmissione di servizio. (E di servizi alla verità e alla giustizia Chi l’ha visto? ne ha resi davvero parecchi, anche solo tenendo sempre acceso un faro su casi che sarebbero caduti nel dimenticatoio, dal Circeo a Giulio Regeni a decine di altri).

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Angelo Guglielmi, storico direttore di Rai 3 dal 1987 al 1994, morto nel 2022 (foto Imagoeconomica).

L’erede perfetta, a nostro parere, sarebbe l’inviata di punta

Per questo noi fan, se proprio dovessimo rinunciare a Sciarelli, auspicheremmo una successione interna, come aveva ventilato di recente la stessa conduttrice in un’intervista a Vanity Fair dove non aveva fatto nomi. L’erede perfetta, a nostro parere, sarebbe la valorosa e intrepida Chiara Cazzaniga, l’inviata di punta della redazione, l’unica a cui affideremmo la trasmissione a occhi chiusi.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Chiara Cazzaniga.

Giletti no grazie, Fagnani troppo glamour

I nomi che circolano per il dopo-Sciary, invece, mettono i brividi. Massimo Giletti, “il Pasolini con la coppola”, come lo chiama Il Foglio? Troppo narciso e autoriferito, il programma dovrebbe cambiare il titolo in Chi mi ha visto?. Francesca Fagnani? Troppo glamour, intimidirebbe i familiari degli scomparsi e porrebbe al povero Nicodemo Gentile dell’associazione Penelope domande aggressive tipo «lei che belva si sente?».

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
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Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Eleonora Daniele apprezzata dalla dirigenza (auguri)

Si parla anche di Eleonora Daniele, la conduttrice di Storie italiane, «molto apprezzata dall’attuale dirigenza», pare, e basta questo dettaglio per visualizzare uno share in picchiata. Lo share del campo largo, invece, si impennerebbe, se Elly Schlein e Giuseppe Conte avessero davvero la buona idea di sollevare il telefono e arruolare la cavaliera Federica Sciarelli, ora libera e bella, come leader del centrosinistra, in vista delle Politiche del 2027. Chi più di lei sarebbe in grado di ritrovare un consenso scomparso da anni?

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci

Nella nuova legge elettorale – il cosiddetto Melonellum – è spuntato un emendamento voluto dalla maggioranza, in base al quale non dovranno raccogliere le firme in vista delle prossime elezioni le forze politiche che hanno un gruppo parlamentare (alla Camera o al Senato) formatosi entro il 31 dicembre 2025. La riformulazione del testo esclude dall’esonero Futuro Nazionale: i deputati del movimento di Roberto Vannacci hanno costituito solo una componente autonoma all’interno del Gruppo Misto della Camera dei deputati e perdipiù a maggio del 2026.

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Stessa sorte per +Europa, che avendo solo una componente e non un gruppo a Montecitorio sarà costretta alla raccolta delle firme. “Salvi” invece Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Noi moderati, che hanno un gruppo in almeno una delle due Camere.

LEGGI ANCHE: La grana europea di Vannacci: perché i suoi Sovranisti sono nel mirino

Continua il braccio di ferro sull’approdo in Aula

Prosegue intanto il braccio di ferro per l’approdo in Aula del Melonellum. La maggioranza insiste per venerdì 26 giugno, ma le opposizioni sono contrarie. «Sostenere che la legge elettorale possa approdare in Aula già venerdì significa ignorare la realtà dei lavori», ha affermato Federico Fornaro, deputato dem componente della commissione Affari costituzionali della Camera: «Lo stanno dicendo gli stessi relatori, che continuano a chiedere supplementi di tempo per sciogliere questioni ancora aperte e affrontare temi di grande rilevanza politica». La maggioranza, che vuole velocizzare l’iter per arrivare al più presto all’ok finale, ha messo da parte gli emendamenti che riguardano le preferenze. Così il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti: «Vogliamo sapere quali siano i pareri sugli emendamenti accantonati, cosa la destra voglia fare sui nodi critici, dai fuori sede alle preferenze».

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro

Il Board of Peace istituito da Donald Trump si riunirà in un resort di Cipro il 30 giugno per «rivedere la propria strategia». Lo hanno riferito a Politico due alti funzionari dell’Ue, coinvolti nell’organizzazione del summit, spiegando che l’incontro durerà due o tre giorni. L’obiettivo è quello di «ripartire da zero» dopo che negli ultimi mesi «la guerra con l’Iran ha completamente distolto l’attenzione».

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Nikolay Mladenov (Ansa).

Cipro parteciperà in qualità di osservatore

All’incontro parteciperanno rappresentanti del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, formato da tecnocrati palestinesi e incaricato di sostituire Hamas nel governo della Striscia, e dell’ufficio di Nikolay Mladenov, ex diplomatico bulgaro nominato da Trump come suo alto rappresentante per il territorio. Cipro, in linea con la posizione dell’Unione europea, non è co-organizzatore dell’evento: parteciperà infatti esclusivamente in qualità di osservatore.

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Donald Trump (Ansa).

Il Board of Peace non ha fatto progressi

Trump ha istituito il Board of Peace (assegnandosi fin dall’inizio la presidenza a vita) per supervisionare cessate il fuoco, stabilizzazione e ricostruzione della Striscia di Gaza. Il gruppo – che nei progetti del tycoon dovrebbe poi allargare il raggio d’azione – ha tenuto la sua prima riunione a febbraio a Washington, ma da allora ha compiuto pochi progressi a causa di problemi di finanziamento, ostacoli logistici e dubbi sulla sua legittimità internazionale e legale. Secondo quanto a maggio dal Financial Times a maggio, nei primi quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace non aveva ricevuto alcuna donazione, nonostante promesse di finanziamenti per 17 miliardi di dollari. Nel frattempo, la situazione nella Striscia resta drammatica.

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie italiane. È quanto si legge in una nota diffusa dal segretario della Lega, in cui non vengono usate mezze misure: «C’è ancora troppa gentaglia in giro, serve controllare metro per metro le stazioni».

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie
Matteo Salvini (Ansa).

Il piano di Salvini per la sicurezza nelle stazioni

«Meno 47 per cento di aggressioni al personale FS, -46 per cento di furti nelle stazioni italiane, nel 2026 rispetto al 2025, anche grazie alle 1.348 unità di FS Security, strumento fortemente voluto dal ministro Salvini», si legge nel comunicato, in cui dopo i progressi ottenuti viene illustrato il piano per – appunto – «militarizzare» gli scali ferroviari d’Italia: «Numeri incoraggianti, emersi dalla riunione con i vertici di FS tenutasi ieri, ma che possono e devono ancora migliorare secondo Salvini, che è al lavoro per militarizzare e liberare le principali stazioni italiane, portando l’organico di FS Security a 1.700 unità e aumentando sensibilmente il numero di donne e uomini in divisa a presidio degli scali».

Università telematiche: innovazione digitale, accessibilità e formazione continua trainano la crescita del settore

Le università telematiche non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. È quanto emerge dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su quasi 4 mila laureati delle sette università telematiche associate. L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un sistema che sta contribuendo ad allargare la platea di chi può accedere agli studi universitari, raggiungendo categorie di studenti che spesso incontrano maggiori ostacoli nei percorsi accademici tradizionali – lavoratori, genitori, adulti che riprendono gli studi dopo anni, ma anche giovani alla ricerca di percorsi più flessibili. La didattica digitale si conferma uno strumento capace di adattarsi alle esigenze di una società in continua trasformazione.

L’impatto sociale della didattica online

Il dato più significativo riguarda proprio l’impatto sociale delle università telematiche. Il 45,1 per cento dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea. Una percentuale che cresce tra gli studenti provenienti da percorsi tecnici e professionali, tra chi ha alle spalle contesti familiari meno istruiti e tra coloro che provengono da famiglie con condizioni economiche più fragili. La formazione digitale si rivela quindi un importante strumento di mobilità sociale. A beneficiarne sono soprattutto le persone che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari. Oltre la metà dei laureati con figli afferma di essere riuscita a conseguire il titolo proprio grazie alla flessibilità garantita dalla didattica online, che consente di organizzare i tempi di apprendimento in modo personalizzato.

Competenze in linea con le richieste del mercato e superamento dei divari geografici

Non si tratta soltanto di favorire l’accesso all’università, ma anche di sostenere lo sviluppo delle competenze necessarie al sistema produttivo. L’82,7 per cento dei laureati sottolinea il contributo delle università telematiche alla promozione dell’apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali, mentre l’86,8 per cento ritiene che questi atenei siano particolarmente capaci di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea. Particolarmente rilevante è anche il contributo alla riduzione dei divari territoriali. Oltre la metà dei laureati risiedeva nel Mezzogiorno al momento dell’iscrizione, un segnale della capacità della formazione digitale di superare barriere geografiche e logistiche che spesso limitano l’accesso agli studi universitari.

Soddisfazione degli studenti e prospettive occupazionali

La soddisfazione degli studenti conferma questa tendenza. Più di nove laureati su 10 esprimono un giudizio positivo sull’esperienza formativa svolta. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati figurano la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale, l’autonomia nella gestione del percorso e la qualità degli strumenti tecnologici utilizzati. Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. Anche sul fronte occupazionale emergono segnali incoraggianti. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, quasi otto su 10 considerano il titolo conseguito utile nella ricerca di un’occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo.

Acea, completato con successo il collocamento di un Blue Bond inaugurale da 500 milioni

Facendo seguito alla delibera del Consiglio di Amministrazione del 14 maggio 2026 e al completamento dell’attività di bookbuilding, Acea ha concluso con successo il collocamento dell’emissione, sotto forma per la prima volta di blue bond, per un importo complessivo pari a 500 milioni di euro, tasso 3,375%, della durata di 6 anni, rappresentando la prima emissione pubblica italiana in formato Blue. Realizzata nell’ambito del Green & Blue Financing Framework pubblicato il 13 febbraio 2025 e a valere sul programma Emtn (Euro Medium Term Notes) da 5 miliardi di euro, sulla base del Base Prospectus supplementato in data 22 giugno 2026, l’operazione ha registrato una forte domanda da parte di investitori istituzionali di elevato standing e con ampia diversificazione geografica, con richieste complessive superiori a tre volte l’ammontare offerto.

I proventi finanzieranno progetti focalizzati sulla gestione sostenibile dell’acqua

I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento e/o rifinanziamento di progetti selezionati in linea con il Green & Blue Financing Framework della società, con particolare riferimento a iniziative dedicate alla gestione sostenibile e alla sicurezza della risorsa idrica, tra cui:

  • riduzione delle perdite di rete e incremento dell’efficienza idrica;
  • potenziamento e resilienza delle infrastrutture idriche anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • miglioramento della capacità e della qualità del trattamento delle acque reflue, promuovendo il riuso della risorsa.

Tali interventi contribuiscono agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico), rafforzando la resilienza e la sicurezza del sistema idrico, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo alla tutela degli ecosistemi.

La data di regolamento è stata fissata per il 2 luglio 2026

L’obbligazione è disciplinata dalla legge inglese, ha un taglio unitario minimo di 100 mila euro ed è stata collocata a un prezzo di emissione pari al 99,541 per cento, che implica un rendimento pari al 3,461 per cento. La data di regolamento è stata fissata per il giorno 2 luglio 2026. Da tale data, l’obbligazione sarà quotata presso il mercato regolamentato di Borsa Italiana. È previsto che le agenzie Moody’s e Fitch Ratings attribuiscano al Blue Bond oggetto dell’emissione un rating rispettivamente pari a Baa1 e BBB+.

Ragni: «Elevato interesse testimonia rilevanza dei nostri obiettivi Esg»

Queste le dichiarazioni del co-general manager di Acea Pier Francesco Ragni: «Il successo dell’emissione Blue Bond conferma la fiducia del mercato nella solidità industriale e finanziaria di Acea e nella coerenza della nostra strategia di crescita sostenibile. L’elevato interesse manifestato dagli investitori istituzionali testimonia la qualità del nostro profilo creditizio e la rilevanza degli obiettivi Esg perseguiti dal Gruppo. I proventi dell’operazione saranno destinati al finanziamento di investimenti strategici nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, la resilienza e la sostenibilità nel lungo periodo. Attraverso questa iniziativa Acea rafforza ulteriormente il proprio ruolo di leader nella gestione sostenibile della risorsa idrica e prosegue nel percorso di creazione di valore condiviso per gli stakeholder, i territori e l’ambiente».

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Nonostante Antonio Preziosi sia stato riconfermato alla guida del Tg2, in Rai dicono che «per lui presto si preannuncia un nuovo incarico». Quale sarebbe? Gli spifferi indicano Preziosi come il candidato numero uno alla direzione della televisione dei vescovi, Tv2000. Intanto “a bordo campo” c’è Mario Sechi che attende una collocazione di riguardo, in area governativa, dopo essere stato detronizzato dalla famiglia Angelucci a Libero: chi meglio di lui, Sechi, se al telegiornale della seconda rete Rai dovesse liberarsi un posto? Anche perché tutti, a cominciare dalla “sodale” e corregionale Bianca Berlinguer, chiamano sempre Sechi «direttore». E Vincenzo Morgante, l’attuale direttore di Tv2000, che fine farebbe? Per ora è andato a Bruxelles, facendosi fotografare con Pina Picierno, fuggita dal Partito democratico, alla presentazione al parlamento europeo del documentario KM333, ultima fermata diretto da Gianni Vukaj e scritto con Beatrice Bernacchi, a 10 anni dalla tragedia in cui 13 studentesse persero la vita il 20 marzo 2016 al chilometro 333 dell’autostrada tra Valencia e Barcellona, tra cui sette giovani italiane. Picierno ha tenuto un discorso di benvenuto. Chissà se c’è la politica nel futuro di Morgante, dato che lui ha lavorato fianco a fianco con il capo del dicastero della Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, che tra l’altro è il fratello di Ernesto Maria, da molti ritenuto il prossimo numero uno della futura Dc, sempre elogiato dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
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Ravasi, ormai ribattezzato «il cardinale ovunque»

Il cardinale Gianfranco Ravasi, come Jep Gambardella de La grande bellezza, non perde un evento. Ormai lo chiamano «il cardinale ovunque»: nella serata di martedì 23 giugno era in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, dove il premio internazionale per la leadership e la benevolenza Joaquín Navarro-Valls veniva conferito ad Andrea Bocelli e Giulia Lapertosa: immancabile una lectio magistralis del cardinale, dal titolo “Unità e benevolenza per le sfide del mondo attuale”. L’agenda è fittissima: giovedì sempre a Roma, nella sede dell’Associazione della stampa estera, ecco Ravasi impegnato in un “Dialogo sul futuro dell’Uomo”, a colloquio con Roberto Sommella. E lì, a Palazzo Grazioli, c’è stato per tanti anni un uomo che ha ricoperto d’oro Ravasi: Silvio Berlusconi. Il cardinale ogni domenica mattina, su Canale 5, per una trentina d’anni ha condotto Le frontiere dello spirito, con laute soddisfazioni…

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Il cardinale Gianfranco Ravasi (Ansa).

Pronti per la nuova Dc? Dopo il Concistoro

In Vaticano, e anche fuori dai sacri palazzi, è cominciato il countdown (del resto con papa Leone XIV, che è americano, il linguaggio è quello degli States): tutto è pronto per ricominciare a mettere in campo i cattolici, nel terreno della politica, anche con un movimento ad hoc. Il gong verrà dato dal Concistoro, in programma in Vaticano nelle giornate del 26 e del 27 giugno: ai cardinali riuniti verranno poste tante domande, alle quali servirà dare una risposta. Una tra tutte: «Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace?», con un programma di lavoro che non prevede soste e si concluderà con una cena presieduta dal pontefice. Si parte con una messa nella Basilica di San Pietro, quindi nell’aula Paolo VI ecco il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio e la prima sessione, sul tema “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, con una meditazione biblica del cardinale Grzegorz Ryś. Nessuno ne fa mai il nome, ma il “convitato di pietra” è Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. E dopo, che succederà? L’attesa dei cattolici italiani in politica è grande, per capire se fare il passo verso un partito che dovrebbe ricordare, agli elettori, la vecchia Dc.

L’ad della Rai Rossi legge solo Il Messaggero

Avvisate Mario Orfeo, il direttore del quotidiano la Repubblica, l’uomo che ha ricoperto ogni tipo di incarico nel servizio pubblico radiotelevisivo italiano: alla Rai dicono che l’amministratore delegato Giampaolo Rossi legga solo un giornale, Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, diretto da Roberto Napoletano.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
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Villa Certosa vicina alla vendita alla famiglia reale del Qatar per 350 milioni di euro

Villa Certosa, residenza di Silvio Berlusconi in Sardegna, sarebbe vicina a essere venduta alla famiglia reale del Qatar. L’acquirente, secondo le anticipazioni della Nuova Sardegna, sarebbe infatti la famiglia Al Thani, dinastia che governa il Paese da oltre 150 anni e che nella regione vanta già una presenza consolidata attraverso importanti investimenti che spaziano dalla Costa Smeralda al Mater Olbia Hospital. Le indiscrezioni parlano di una valutazione vicina ai 350 milioni di euro, una cifra inferiore rispetto ai circa 500 milioni ipotizzati dal mercato. Gli eredi Berlusconi hanno deciso di mettere in vendita la proprietà dopo la morte dell’ex premier avvenuta il 12 giugno 2023.

La rivelazione di Rutte sugli aerei Usa decollati dall’Italia per attaccare l’Iran

Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha rivelato che, nell’ambito dell’operazione americana Epic Fury contro l’Iran, dalle basi italiane sono decollati circa 500 aerei da guerra statunitensi.

Rutte: «Dall’Europa tra 4 e 5 mila missioni di volo»

Sottolineando il sostegno europeo all’azione militare Usa contro la Repubblica Islamica, Rutte ha affermato che, guardando a tutto il continente, «si parla di un numero compreso tra 4 e 5 mila missioni di volo». Così sul nostro Paese: «Comprendo la delusione (di Donald Trump, ndr), ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione». A dimostrazione dell’enorme impegno Ue, un Paese come la Romania, ha aggiunto Rutte, «nella sua capitale Bucarest ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne».

Federica Sciarelli lascia “Chi l’ha visto?”

La Rai ha confermato le indiscrezioni sull’addio di Federica Sciarelli a Chi l’ha visto?, programma che la giornalista conduceva dal 2004, anno in cui aveva ricevuto il testimone da Daniela Poggi. «Rai e Federica Sciarelli, in vista dello scadere del contratto che lega la professionista alla tv pubblica, stanno ragionando insieme sul futuro professionale della giornalista e sui possibili progetti che la vedano protagonista nelle prossime stagioni», si legge in una nota dell’emittente pubblica: «Parallelamente sono in corso riflessioni anche su Chi l’ha visto?, programma di cui Sciarelli è da oltre 20 il volto di riferimento e centrale nell’offerta del Servizio pubblico e su chi potrebbe raccoglierne l’eredità».

Sciarelli non dovrebbe passare alla concorrenza

Secondo quanto riportato da Affari Italiani, alla base della decisione di Sciarelli di lasciare Chi l’ha visto? ci sarebbe «la stanchezza che ha davvero preso il sopravvento per un programma che ormai ha tanti cloni sparsi per la tv», oltre che il carico emotivo accumulato in molti anni trascorsi a stretto contatto con le famiglie delle persone scomparse. Nel 2024, con l’avvicinarsi dell’età pensionabile (raggiunta nel 2025), la Rai aveva “blindato” Sciarelli con un contratto biennale come collaborazione esterna: secondo le indiscrezioni, il passo indietro riguardante Chi l’ha visto? non comporterebbe un addio alla tv di Stato, in quanto la giornalista non dovrebbe passare alla concorrenza. Tra i nomi che circolano per sostituire Sciarelli al timone di Chi l’ha visto?, ci sono quelli di Eleonora Daniele e Massimo Giletti.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia a Roma. L’ex sindaco di Roma era stato condannato per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Alemanno: «Il governo non ha fatto niente per il sovraffollamento»

«Esco dal carcere da innocente», ha detto parlando con i cronisti. Per poi puntare il dito contro il governo Meloni, che «non ha fatto niente» per il sovraffollamento dei penitenziari. Nel periodo trascorso dietro le sbarre l’ex ministro delle Politiche agricole ha raccontato regolarmente l’inferno carcerario italiano nel suo diario pubblicato sull’account Facebook. «Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica. In questo carcere la Repubblica Italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita. E questa è una vergogna», ha dichiarato.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso

Prosegue l’ondata di caldo record in Europa, che non sta risparmiando l’Italia. Oggi i capoluoghi da bollino rosso sono 16: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Domani giovedì 25 giugno diventeranno 17: si aggiungerà anche Bari. Il bollino rosso rappresenta l’allerta massima (livello 3), che indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute anche di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso
La temperatura rilevata su un display (Imagoeconomica).

L’ondata di caldo record in Europa

Dopo il dominio di Cerberus, nei prossimi giorni ci sarà un ulteriore rafforzamento dell’alta pressione con l’arrivo dell’anticiclone africano Caronte. La situazione sta mettendo sotto pressione diversi Paesi europei: in Francia ieri è stata ufficialmente la giornata più calda mai registrata dall’inizio delle rilevazioni nel 1947. Criticità analoghe in Spagna, dove l’agenzia Aemet ha emesso allerta rossa per l’Andalusia, con previsioni di 44°C, e avvisi per Cantabria e Paesi Baschi, dove le temperature raggiungeranno i 40°C. Avviso rosso persino per l’Inghilterra centrale e meridionale, dove sono previste temperature fino a 40°C.

L’allarme dell’Oms: «Emergenza sanitaria»

«L’aumento delle temperature sta già mettendo a rischio vite umane e sta ponendo sotto pressione i sistemi sanitari in tutta la regione europea dell’Oms», ha dichiarato Hans Kluge, direttore europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità: «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi quattro anni il caldo ha causato oltre 200 mila decessi, mentre la mortalità correlata al caldo è aumentata del 30 per cento negli ultimi 20 anni».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

Nuova presa di distanza del Congresso dalla Casa Bianca sull’Iran. Dopo la Camera dei rappresentanti anche il Senato ha approvato la risoluzione che chiede la cessazione delle operazioni militari a meno di una preventiva autorizzazione parlamentare. Il provvedimento non ha poteri di legge, ma ha un forte valore simbolico e segnala il crescente dissenso bipartisan per la gestione del conflitto da parte di Donald Trump.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump a Capitol Hill (Ansa).

Hanno votato a favore anche quattro repubblicani

La risoluzione è passata al Senato (a maggioranza repubblicana) con 50 voti favorevoli e 48 contrari. Quattro gli esponenti conservatori che hanno votato assieme ai democratici per il via libera al documento: Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy. L’unica eccezione nel campo progressista è stato John Fetterman, che ha invece votato contro il testo. È la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973 in cui entrambe le Camere approvano una risoluzione congiunta che impone al presidente di mettere fine a un conflitto.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

La rabbia di Trump: «Voto inopportuno e inutile»

Ovviamente, dopo il semaforo verde alla risoluzione Trump ha attaccato il Senato con uno dei suoi post su Truth, sostenendo che il Congresso stia interferendo con i negoziati in corso con Teheran: «Quindi, ho messo l’Iran alle corde, pronto a crollare, disposto a darci praticamente qualsiasi cosa e, per la prima volta in decenni, con un enorme rispetto per gli Stati Uniti e il suo presidente, e il Senato degli Stati Uniti decide di votare in un momento inopportuno e inutile sulla Risoluzione sui poteri di guerra, dicendo al principale sponsor del terrorismo al mondo che agli Usa non piace quello che sto facendo loro, e che devo fermarmi, e così facendo ho fornito aiuto e conforto al nemico. Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici, e l’Iran ha chiesto al mio popolo: hanno appena reso il mio lavoro più difficile, ma lo porterò a termine, in un modo o nell’altro, perché lo porto sempre a termine!».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump (Ansa).

The Donald continua intanto a calare nei sondaggi

Oltre alla “ribellione” di Capitol Hill, Trump deve far fronte anche al crollo di consensi, punto più basso del suo secondo mandato. Il livello di popolarità di The Donald è in picchiata: secondo il rilevamento mensile dell’American Research Group, il suo tasso di gradimento è sceso al 30 per cento, mentre il 66 per cento non approva il suo operato. Un mese fa lo stesso sondaggio aveva rivelato che il 31 per cento degli americani approvava Trump, che era stato invece bocciato dal 64 per cento degli intervistati. E non c’è solo la guerra, perché sull’economia le cose vanno ancora peggio per il tycoon: appena il 26 per cento dei cittadini approva le sue scelte, che hanno portato a un’accelerata dell’inflazione.

Meloni: «Colpita da Trump ma la politica non è Temptation Island»

Dopo giorni di botta e risposta con Trump, la premier Meloni ha assicurato di non vedere «rischi di contraccolpi» ma ha chiarito che «il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla sua normalità», e in quest’ottica non vuole «continuare ad alimentare il confronto» con il presidente Usa. Intervistata da Maurizio Belpietro a Il giorno della verità, ha aggiunto che i suoi attacchi l’hanno «sinceramente colpita», senza sbilanciarsi ma nemmeno escludere la veridicità delle ricostruzioni secondo cui il tycoon ha reagito al suo atteggiamento che «poteva sembrare assertivo» o per «distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportandola sulle difficoltà in ambito Nato». Ad ogni modo, la linea è che «la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni», dato che «mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente». Una dinamica profonda di cui «non si può parlare come fosse Temptation Island».