Ucraina, la Casa Bianca annuncia una tregua a Oleshky dal 29 ottobre

Melania Trump «è riuscita a ottenere un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, limitato alla città di Oleshky». Lo ha annunciato la Casa Bianca, spiegando che i due Paesi in conflitto «hanno concordato di sospendere temporaneamente ogni attività militare» dal 29 ottobre, «al fine di consentire l’ingresso di aiuti umanitari e preparare l’evacuazione dei civili attraverso un corridoio sicuro appositamente stabilito».

Il legame tra la First Lady e Oleshky

Cosa c’entra la First Lady con la tregua a Oleshky? Come si legge nel comunicato della White House, la moglie di Donald Trump e il suo rappresentante «hanno lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini del cessate il fuoco circoscritto». Questo dopo che la situazione critica a Oleshky è stata portata all’attenzione della First Lady nel corso di una discussione privata, tenutasi durante l’evento “Fostering the Future Together” a New York, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Melania Trump, sottolinea la Casa Bianca, «ha avviato le interlocuzioni con entrambe le nazioni e ha portato le parti a un’intesa sugli obiettivi, le procedure tecniche, le tempistiche, le modalità operative e i termini dell’accordo, agendo nel suo ruolo ufficiale di mediatrice esclusiva».

Il messaggio di Melania Trump

«Leader civili, non militari, provenienti da entrambi i Paesi collaboreranno per incontrare i residenti di Oleshky nelle loro abitazioni e valutare il livello di assistenza di cui necessitano. Coloro che desiderano essere evacuati riceveranno un supporto coordinato e il trasporto verso la destinazione da loro scelta», ha dichiarato Melania Trump, spiegando di aver inoltre coinvolto «un’organizzazione mediatica americana imparziale, che accompagnerà i team russi e ucraini sul campo e documenterà l’intero processo».

L’ultima di Salvini: togliere bonus e contributi ai genitori «che hanno teppisti a casa»

Dopo i disordini dello scorso fine settimana e in vista della nuova mobilitazione annunciata per quello in arrivo, Matteo Salvini continua a cavalcare il tema della sicurezza, legato in particolare alla criminalità minorile. «Bisogna togliere ed eliminare i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno in casa minorenni delinquenti che commettono reati», ha detto il ministro dei Trasporti ad Antenna 3, spiegando che si tratta di una proposta su cui sta lavorando come leader della Lega. Il vicepremier, inoltre, si è detto d’accordo col ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di più carceri minorili: «Vanno assolutamente ampliate e già sono cresciuti i posti».

Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore

Il giornalista e scrittore Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore. «Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: si, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti», ha scritto in un post su Facebook. «Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla. I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile», ha aggiunto. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo. Proprio Zaia è stato tra i primi a mandargli un messaggio di vicinanza: «Caro Toni, è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero».

Leone XIV annulla la visita a Assisi

Leone XIV non parteciperà il 27 ottobre ad Assisi alla conclusione dell’Incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nel 40esimo anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Il pontefice si sarebbe dovuto spostare nella città di San Francesco in elicottero. Ma, considerato il breve tempo trascorso dall’intervento al polmone destro e nonostante l’ultima radiografia di controllo al torace abbia confermato l’ottimo andamento del decorso post-operatorio, i medici curanti hanno sconsigliato al pontefice – a scopo precauzionale – il previsto viaggio in Umbria. La Sala Stampa della Santa Sede fa sapere che Leone XIV farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, «nella convinzione che lo Spirito di Assisi, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti». La presenza del pontefice alla cerimonia conclusiva del meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio era stata annunciata il 6 ottobre, prima dunque della operazione per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge

Luigi Lovaglio ha una passione per il calcio che potrebbe tornargli utile. Non necessariamente nell’immediato, ma in un futuro che gli ultimi sviluppi della vicenda Mps lasciano immaginare meno remoto di quanto lui stesso auspichi. Del resto, è stato proprio l’amministratore delegato del Monte a scegliere il linguaggio del pallone per raccontare la sua partita con Intesa Sanpaolo. Una decisione personale, verrebbe da dire, che per una volta sembra escludere il contributo dei numerosi e ben remunerati consulenti di cui si circonda.

L’assemblea dei soci che non gli consentirebbe di giocare

Convocata una televisione locale nel cortile della banca, Lovaglio ha spiegato che in campo c’è una sola squadra, quella di Intesa, mentre Mps è costretto a restare negli spogliatoi in attesa che l’assemblea dei soci gli consenta di giocare. Circostanza che, a suo giudizio, dimostrerebbe quanto poco gli avversari desiderino una partita vera.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge
Luigi Lovaglio di Mps con Carlo Messina di Intesa (foto Imagoeconomica).

La metafora è suggestiva, anche se non del tutto rispettosa della cronaca. La passivity rule impone effettivamente al Monte di attendere il pronunciamento dell’assemblea. Ma Lovaglio, nel frattempo, non è rimasto precisamente con le mani in mano. Ha messo a punto due contro-Opa, una delle quali, quella su Banco Bpm, ha incontrato subito la contrarietà di Crédit Agricole.

I progetti di Lovaglio non hanno raccolto grandi consensi

Poi ha intrapreso un giro di presentazioni internazionali per illustrare i suoi progetti, senza raccogliere grandi consensi. I proxy advisor hanno espresso pareri negativi, ai quali si sono aggiunte le prese di posizione dei principali azionisti, da Delfin a Caltagirone, dai Benetton a Enasarco, fino alla Fondazione Mps.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

Difficile, insomma, sostenere che al Monte sia stato impedito persino di scaldarsi a bordo campo. Semmai, il problema sembra riguardare il numero di giocatori disposti a seguire le indicazioni dell’allenatore.

Quando in Polonia sfidava la squadra di Donald Tusk

Il riferimento al calcio, comunque, non è casuale. Lovaglio lo ha praticato con passione anche durante gli anni trascorsi in Polonia alla guida di Bank Pekao, allora controllata di UniCredit. Panorama raccontò tempo fa delle partite alle quali partecipava assieme a Donald Tusk, protagonista della politica polacca. Una di queste si concluse con un eloquente 12 a 2 a favore dei polacchi. Un ricordo che il Comune di Siena ha ritenuto meritevole di menzione persino nell’agosto del 2026, in occasione della consegna al banchiere del premio Mangia d’Oro, la massima onorificenza civica della città.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge
Luigi Lovaglio, ad di Mps, con la sindaca di Siena Nicoletta Fabio durante la cerimonia del Premio Mangia d’oro 2026 (foto Ansa).

L’aneddoto contiene un particolare interessante. Prima della partita, Lovaglio aveva raccomandato ai compagni di evitare qualsiasi contatto con Tusk, invitandoli a tenersi prudentemente a distanza. Una sensibilità nei confronti dell’avversario che, almeno a giudicare dalla vicenda senese, sembra aver conosciuto qualche evoluzione. Contro Intesa la disposizione tattica è diventata assai meno remissiva, anche se i risultati, per il momento, non sembrano premiare il cambiamento.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge
Nel fotomontaggio, Luigi Lovaglio davanti alla sede di Mps, Rocca Salimbeni.

Né è servito molto prospettare agli azionisti benefici che, a un esame più attento, risultavano già nelle loro disponibilità. Un’operazione forse ingegnosa nelle intenzioni, ma che ha avuto il difetto di rivolgersi a interlocutori sufficientemente esperti da riconoscere ciò che già possiedono.

Nel suo futuro Coverciano o i campi della periferia lucana

Resta dunque da vedere come si concluderà la partita. Se l’Opas di Intesa dovesse produrre gli effetti che molti si attendono, Lovaglio potrebbe ritrovarsi con il tempo necessario per coltivare più assiduamente la sua antica passione. C’è Coverciano, naturalmente, per chi desidera prendere sul serio il mestiere di allenatore. Oppure ci sono i campi della periferia lucana sui quali il futuro banchiere tirava i primi calci al pallone. Un ritorno alle origini che avrebbe anche una sua eleganza.

Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge
Comunardo Niccolai, tra i protagonisti dello Scudetto del Cagliari del 1970 e famoso per i suoi autogol (foto Ansa).

Quanto al ruolo, la vicenda suggerisce un precedente illustre. Quello di Comunardo Niccolai, indimenticabile difensore del Cagliari, capace di gesti tecnici che lasciavano senza parole compagni e avversari. Anche perché non sempre era la porta giusta a beneficiarne.

Il ministro Zangrillo per musei, sabato di cortei a Roma e le altre pillole del giorno

Mentre il governo Meloni mostra i muscoli sulla sicurezza, benzina per la campagna elettorale, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo se ne va per musei. Con tanto di gallery fotografiche, con il forzista che stringe la mano al direttore di turno. Come è accaduto con Fabio De Chirico, a Palazzo Poli, sede dell’Istituto Centrale per la Grafica. «Una mattinata dedicata all’arte», si legge sul profilo Instagram del museo.

Alla Farnesina, però, dove Zangrillo non è amatissimo, ricordano che «De Chirico in passato ha lavorato a lungo in Calabria, a contatto con la famiglia Occhiuto». E il governatore Roberto Occhiuto è una delle spine nel fianco di Antonio Tajani. Le lotte interne a Forza Italia ora si combattono anche al museo?

Raduno al Circo Massimo, ma c’è il villaggio della Difesa

Sabato 24 ottobre l’attenzione dei media (e non solo) sarà concentrata su Milano, dove si temono nuovi disordini dopo quelli dello scorso fine settimana. Così per «prevenire e reprimere», in città sono atterrati 500 parà. Roma, però, non è da meno. Nella Capitale, infatti, sono previste quattro diverse manifestazioni: in mattinata “Sblocchiamo tutto” organizzata da Gioventù Nazionale e da Azione Studentesca contro le proteste violente di questi giorni. I militanti di destra sfileranno da piazza della Libertà a piazza Risorgimento. Nel pomeriggio si svolgerà il corteo dell’Asse antimperialista che da piazza della Repubblica raggiungerà via dei Fori Imperiali al grido di «Fuori l’Italia dalla guerra». Ma a preoccupare sono altri due appuntamenti non autorizzati. A Piazza del Popolo si terrà un sit-in di Noi siamo il popolo, mentre al Circo Massimo è stato lanciato online il raduno del Movimento 17 ottobre. Il fatto è che proprio al Circo Massimo è in allestimento il Villaggio della Difesa per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Sono già arrivati carri armati e alcuni elicotteri, tra cui un Mangusta, e molti stand sono quasi pronti. Ovviamente l’area è presidiata H24 e per prevenire eventuali “assalti” si starebbe pensando di svuotare i serbatoi dei blindati. Come se non bastasse, sabato sera allo stadio Olimpico andrà in scena Lazio-Parma.

Il ministro Zangrillo per musei, sabato di cortei a Roma e le altre pillole del giorno
Il Villaggio della Difesa al Circo Massimo nel 2024 (ministero della Difesa).

Castelli e gli «involucri performanti»

«Involucri performanti, energie rinnovabili, strutture sicure» è il titolo del un convegno che si terrà al Senato nella sala Capitolare del Palazzo della Minerva il prossimo 4 novembre. La presentazione e i saluti istituzionali sono affidati ai forzisti Antonio Trevisi, Dario Damiani e Claudio Lotito. Tra i relatori compare anche Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia e commissario di governo per il sisma 2016. Ma dopo la maxi inchiesta sulla ricostruzione privata che vede coinvolto, tra gli altri, l’ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche, il meloniano Francesco Acquaroli, il programma potrebbe subire qualche modifica per evitare imbarazzi.

Il ministro Zangrillo per musei, sabato di cortei a Roma e le altre pillole del giorno
Guido Castelli (Imagoeconomica).

Perché Crisanti ha lasciato il gruppo del Pd in Senato per aderire al Misto

Andrea Crisanti, il microbiologo eletto in Senato con il Partito democratico, ha lasciato il gruppo dem per passare al Misto. Una decisione che sarebbe stata presa per aiutare Rifondazione comunista ad aggirare la stretta sulla raccolta firme imposta dalla nuova legge elettorale. La destinazione finale, secondo quanto riporta Open, sarebbero gli autonomisti del Friuli Venezia Giulia che, a loro volta, dovrebbero dichiarare di rappresentare anche Rifondazione.

L’accordo con gli autonomisti friulani

Per comprendere la mossa, bisogna guardare all’articolo 14 del Regolamento del Senato. A differenza della Camera, dove per costituire una componente ordinaria del Misto occorrono almeno tre deputati, Palazzo Madama non prevede un numero minimo di senatori. Richiede però che la componente rappresenti un partito dotato di determinati requisiti elettorali, tra cui l’elezione di propri rappresentanti alle consultazioni regionali svoltesi durante la legislatura. La formazione friulana, guidata da Massimo Moretuzzo, dispone di una propria rappresentanza nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ottenuta alle elezioni del 2023, quando conquistò quattro seggi. Questo potrebbe quindi consentirle di costituire una componente del Misto al Senato, con l’obiettivo di aiutare Rifondazione che non dispone di propri parlamentari.

International Artery Film Festival, sabato 24 ottobre la finale a Concorezzo

Si avvia alla conclusione l’International Artery Film Festival, un appuntamento dedicato al cinema internazionale, alla cultura e alla scoperta di nuovi talenti che ha raccolto l’attenzione del mondo cinematografico internazionale con oltre 3 mila opere provenienti da oltre 100 Paesi. La serata finale si terrà sabato 24 ottobre, alle ore 20.30, al Cineteatro San Luigi di Concorezzo. Le premiazioni dei vincitori si uniranno a musica, spettacolo e alla presenza di importanti protagonisti del cinema e dello spettacolo italiano.

Conduzione affidata ad Arianna Ciampoli, ad Antonio Catania il Premio alla Carriera

A condurre l’evento sarà Arianna Ciampoli, volto noto della televisione italiana e conduttrice capace di unire eleganza, ritmo e grande capacità di dialogo con gli ospiti. Accanto a lei, il pubblico potrà assistere all’intervento di Sergio Sgrilli, che porterà sul palco la sua esperienza di attore e intrattenitore, aggiungendo alla serata un momento di spettacolo e comicità. La musica avrà un ruolo altrettanto importante grazie a Nicol Manenti, che interpreterà alcuni celebri brani tratti dalle colonne sonore di film, creando un ideale filo conduttore tra cinema e musica. Particolarmente significativo sarà inoltre il momento dedicato ad Antonio Catania, al quale il Festival conferirà un Premio alla Carriera, riconoscendo il percorso di uno degli interpreti più apprezzati del cinema italiano.

Un Festival che valorizza il cinema ma anche il territorio

La serata sarà dunque molto più di una semplice cerimonia di premiazione. Sarà un’occasione per celebrare il cinema nelle sue diverse forme con protagonisti, musica, intrattenimento e riconoscimenti che accompagneranno il pubblico verso la conclusione della prima edizione del Festival. Una manifestazione alla cui visibilità ha contribuito la presenza di Rai Cultura in qualità di media partner, un riconoscimento di particolare prestigio che sottolinea la rilevanza culturale del progetto e il suo legame con il mondo del cinema e della cultura italiana. Il progetto, realizzato con il patrocinio del Comune di Concorezzo, della Provincia di Monza Brianza e di Confimi Monza Brianza, oltre ad aver creato un luogo di incontro tra cinema italiano e internazionale, valorizzando opere, autori e interpreti, ha inoltre costruito uno stretto rapporto con il territorio e le istituzioni. Si è infatti legato alla città attraverso importanti iniziative culturali tra cui la mostra fotografica ospitata a Villa Zoia, storico luogo della comunità e oggi uno degli spazi culturali più significativi di Concorezzo.

Ucraina, l’Europa cerca negoziatori da contrapporre a Putin: in lizza anche Meloni

A causa dei timori che Donald Trump non sia interessato a pensare al bene dell’Europa, i leader del Vecchio Continente sono al lavoro per trovare i negoziatori adatti per confrontarsi con Vladimir Putin nei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina. Lo scrive il Telegraph, citando fonti diplomatiche e spiegando che tra i nomi in ballo c’è anche quello di Giorgia Meloni.

In pole ci sarebbe il presidente finlandese Stubb

Assieme a Meloni, riporta il Telegraph, sarebbero in lizza il presidente finlandese Alexander Stubb (dato come favorito) e quello ceco Petr Pavel, così come la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. «L’Europa ha capito che deve esserci innanzitutto un consenso sul fatto che dobbiamo negoziare con i russi. In secondo luogo, deve esserci un consenso su quale sia la posizione da tenere», ha spiegato una delle fonti del Telegraph. I tentativi di Trump di mediare un accordo di pace si sono arenati a causa del rifiuto di Putin di abbandonare le richieste territoriali in Ucraina.

Cosa prevederebbe il piano di pace degli Stati Uniti

Steve Witkoff, inviato del presidente Usa, ha annunciato che i colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia riprenderanno il mese prossimo. Secondo l’Economist, Il piano statunitense per porre fine alla guerra includerebbe, tra le altre cose, un programma di investimenti e l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma in cambio dell’abbandono da parte del Paese dei piani di adesione alla Nato. Per la Russia prevedebbe invece l’allentamento delle sanzioni e un parziale ripristino dei legami economici e politici con l’Occidente. L’Economist riporta inoltre che il piano prevederebbe la creazione di una zona demilitarizzata nella parte della regione di Donetsk non occupata dalle truppe di Mosca.

Pier Silvio Berlusconi canta in napoletano (con l’IA) per annunciare il ritorno di Far Away su Canale 5

Pier Silvio Berlusconi ha scelto un modo decisamente originale per comunicare agli spettatori di Canale 5 il ritorno della serie turca Far Away: un video pubblicato sui profili social di Verissimo (programma condotto dalla compagna Silvia Toffanin, che ha ospitato i protagonisti), realizzato con l’intelligenza artificiale, in cui l’amministratore delegato di Mediaset accenna qualche passo di danza e canta in napoletano.

La clip inizia con Berlusconi che, seduto alla sua scrivania in ufficio, in una serata piovosa vede sullo smartphone un video (pubblicato davvero) di un’influencer inviperita per la sospensione di Far Away: l’ultima puntata della serie è andata in onda su Canale 5 a settembre e da quel momento in poi lo slot nei palinsesti è stato occupato da Uomini e Donne. In sottofondo i versi di una canzone – in napoletano – che chiede al ceo di Mediaset perché mai abbia deciso di togliere la soap turca dalla programmazione. Poi parte un’altra canzone, sempre in napoletano ma neomelodica, che si rivolge a “turchini e turchine” (ovvero ai fan delle soap turche). A questo punto, Pier Silvio non riesce più a trattenersi: si alza dalla sedia e, dopo qualche timido passo di danza, inizia a intonare anche lui la canzone, mentre dietro appare il soleggiato golfo di Napoli e, nell’ufficio, la locandina di Far Away.

Attacco alle truppe israeliane, Netanyahu annuncia la chiusura totale della Cisgiordania

Il premier israeliano Netanyahu ha affermato di star preparando una «chiusura totale» della Cisgiordania dopo che alcuni soldati dell’Idf sono stati attaccati a un posto di blocco nel Sud della regione. «Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria (Cisgiordania, ndr) a partire da oggi. Le nostre forze stanno operando con un contingente rafforzato per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste ondate di arresti. Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e ai loro emissari ovunque e in qualsiasi momento. Non avete nessun posto dove nascondervi», ha aggiunto. Nel frattempo l’Idf ha comunicato che i due aggressori responsabili dell’attacco sono stati uccisi dai militari mentre tentavano di fuggire dal luogo dell’accaduto. La sparatoria è avvenuta sulla strada 35, vicino a Hebron.

Caro carburanti, ora minacciano di fermarsi anche i tassisti

In vista del presidio di protesta del comparto previsto per lunedì 26 ottobre a Roma davanti al Ministero dell’Economia e della Finanze, Loreno Bittarelli, presidente della Cooperativa Radiotaxi 3570 di Roma e del Consorzio itTaxi, ha scritto in un editoriale sull’Economista che, «senza risposte urgenti, il rischio concreto è il blocco del servizio per l’impossibilità materiale di coprire i costi di gestione».

La categoria chiede l’estensione del gasolio professionale

«Chi conosce itTaxi sa che non abbiamo mai ceduto a proteste ideologiche, ma oggi siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile», si legge nell’editoriale: «Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati». Bittarelli ha poi spiegato che, per non creare disagi, i tassisti scenderanno in piazza «a piedi, fuori turno e senza vetture». Ma, appunto, l’ipotesi di uno stop del servizio è tutt’altro che campata in aria: la categoria chiede al governo l’estensione del “gasolio professionale”, agevolazione fiscale che permette alle imprese di autotrasporto di recuperare parte delle accise pagate sul carburante attraverso un rimborso o un credito d’imposta.

Giovanissimi programmavano saccheggi nei negozi, blitz a Bari

La Polizia, con il coordinamento della Dda e della procura per i minori, ha condotto una vasta operazione di perquisizioni e interrogatori in tutta la provincia di Bari nell’ambito di un’indagine su un folto gruppo di giovani e giovanissimi che «era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi» del centro del capoluogo. Sono ipotizzati i reati di istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, con finalità di terrorismo, e la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.

Erano in procinto di procurarsi armi da usare contro gli agenti

La Digos di Bari ha costantemente monitorato i principali social attraverso i quali i giovanissimi si stavano organizzando per colpire, a partire dal pomeriggio del 23 ottobre, i negozi dell’alta moda italiana ed internazionale, oltre a negozi sportivi e di elettronica ubicati nel centro città, in particolare in via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele, che sono le principali strade dello shopping barese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inoltre, i giovanissimi erano in procinto di procurarsi armi, materiale esplodente e arnesi da scasso, da utilizzare anche nei confronti delle forze dell’ordine.

«Ratti del giornalismo»: lo sguaiato attacco di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto Quotidiano

«Continua la campagna diffamatoria nei miei confronti da parte del Falso quotidiano, li vedo molto restii invece a dare spiegazioni sulle intercettazioni che hanno coinvolto il direttore del Fatto online Peter Gomez, colto con le mani nella marmellata trattare articoli su commissione per un grande colosso che a sua volta si troverà a restituire il favore pagando fior di quattrini allo stesso Fatto Quotidiano. Ratti del giornalismo». Lo ha scritto su X Leonardo Maria Del Vecchio, attaccando duramente il giornale che oggi ha pubblicato una serie di intercettazioni riguardanti l’indagine su un’estorsione ai suoi danni, fascicolo stralcio dell’inchiesta Equalize. A corredo del duro post un’immagine di Marco Travaglio, direttore del FQ, con le orecchie da Topolino.

Le intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano

Nel filone d’inchiesta in questione risultano indagati a vario titolo Mario Cella, tutor di Del Vecchio, l’ex spia Vincenzo De Marzio e l’hacker Samuele Calamucci. Nelle intercettazioni riportate dal Fatto Quotidiano parlano invece soprattutto Marco Talarico, amministratore delegato di LMDV Capital, e Gabriele Benedetto, consigliere di Del Vecchio e già ceo di Telepass. In un’intercettazione del 4 maggio Talarico e Benedetto discutono delle elezioni politiche del 2027. L’advisor di Del Vecchio, che spiegano i carabinieri è «in possesso di informazioni riservate acquisite tramite i suoi canali romani che condivide per poter vagliare diverse opzioni di politica economica e imprenditoriale il più possibile vantaggiose per LMDV Capital», prospetta al ceo della società l’opportunità “politica” di reclutare Mario Orfeo per la direzione di Quotidiano Nazionale (cosa poi effettivamente è accaduta). «Stavo pensando una roba. Prima che ne parliamo o chiudiamo con Fabio Tamburini (che era direttore del Sole 24 Ore e Radio 24, ndr). E se gli rubiamo Orfeo?», dice a un certo punto Benedetto: «E ci siamo messi la sinistra in mano? E se vince la Meloni gli diciamo che gli abbiamo preso Orfeo al guinzaglio?». Nelle intercettazioni anche un riferimento ai 500 milioni di penale da pagare in caso di mancata finalizzazione dell’accordo per l’acquisizione, da parte di Del Vecchio, delle quote Delfin di due dei suoi fratelli.

«Ratti del giornalismo»: lo sguaiato attacco di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto Quotidiano
Peter Gomez (Imagoeconomica).

Il riferimento a Gomez «colto con le mani nella marmellata»

Nel suo post, nonostante la foto di Travaglio, Del Vecchio attacca in particolare Gomez «colto con le mani nella marmellata». Si tratta di un riferimento a un’indagine della Procura di Napoli, che ha ipotizzato l’esistenza di un sistema finalizzao a ottenere una copertura favorevole per UniPegaso attraverso rapporti con editori, concessionarie e direttori. Tra i 22 indagati figura appunto anche Gomez, così come il già citato Orfeo, in qualità di direttore di Repubblica, ruolo ricoperto fino a luglio.

Rimossi i blocchi stradali dei tir in Campania

Sono stati rimossi nella notte, nel Casertano e nel Salernitano, tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori sulla rete autostradale in Campania. Sciolto dai manifestanti anche il presidio a Napoli, nella zona del varco Bausan. Ancora molti i distributori di carburante che mostrano il tutto esaurito mentre davanti alle pompe aperte si registrano lunghe file. Lento il ritorno alla normalità per i supermercati, rimasti completamente vuoti di gran parte dei prodotti e per i quali ora ricomincia l’approvvigionamento.

Rimossi i mezzi dai presidi anche nel Crotonese

Rimossi i presidi anche sulla Strada statale 106 nelle località di Passovecchio e Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. La carreggiata è stata completamente liberata dai mezzi pesanti che da giorni stazionavano ai lati. I mezzi di trasporto, che dal 16 ottobre erano fermi, hanno ripreso a viaggiare regolarmente per rifornire di merci gli esercizi commerciali. Sulle rotatorie restano posizionati alcuni trattori, lasciati come presidio simbolico di un’agitazione al momento solo sospesa. L’allentamento della morsa fa seguito all’impegno assunto dai manifestanti dopo il colloquio con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. I rappresentanti della protesta hanno precisato che lo sblocco è un atto di responsabilità finalizzato a non penalizzare l’approvvigionamento cittadino, ribadendo che l’obiettivo resta la tutela economica delle aziende. Il comparto denuncia l’insostenibilità delle attuali condizioni operative, aggravate da pratiche commerciali ritenute sleali e da un rincaro del carburante stimato al 50 per cento in un solo anno. Il 27 ottobre è in programma un tavolo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione verrà ripristinata.

Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda

«Non mi ritengo di centro, su tanti temi non sono moderata». Anche Silvia Salis l’ha capito: alle prossime elezioni, e forse anche a quelle successive, la polarizzazione la farà da padrona. Se infatti c’è un dato che i politologi di tutto il mondo stanno analizzando da tempo e che i politici più scafati hanno ormai interiorizzato è che il vecchio adagio «le elezioni si vincono al centro» sa tanto di Novecento. Quindi piccolo suggerimento: se nei prossimi mesi a una cena non volete fare subito la figura del boomer non pronunciate mai la frase «il centro sarà determinante».

Da Trump a Mamdani, basta con le mezze misure

Lo dice il contesto internazionale, basti guardare a quanto sono poco moderate le ricette di Donald Trump da un lato e di Zohran Mamdani dall’altro. Entrambi hanno estremizzato le politiche rispettivamente dei repubblicani e dei democratici. E nemmeno gli astri nascenti Jon Ossoff e James Talarico sono tradizionalmente moderati, di certo non lo sono nei toni con cui attaccano il presidente Usa e le sue politiche. Ma lo dicono anche i temi sul tavolo, su cui si concentreranno le prossime campagne elettorali di tutta Europa: migrazione, proteste di piazza, caro-vita, guerre. Gli argomenti che l’attualità ci ha apparecchiato in questi anni, infatti, non sono una cena di gala: si torna a bisogni primari, dalla casa al cibo, dalla convivenza con il diverso da te alla paura per la sopravvivenza.

Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda

Se la politica viene ridotta a slogan

Chiariamo, in realtà proprio problemi così complessi andrebbero affrontati con soluzioni complesse, mettendo in campo politiche ad ampio spettro. Ma qui si tratta di vincere le elezioni, e soprattutto di non perderle, e quindi difficilmente vedremo ragionamenti articolati. Più facilmente dovremo confrontarci con slogan. Due esempi su tutti: se i prezzi crescono si torna a parlare di sussidi a pioggia e, a sinistra, di lotta all’evasione e patrimoniale; se le città esplodono per le proteste, la destra sforna misure repressive. Ragionamenti più sofisticati? Zero. A eccezione del Presidente della Repubblica e di poche mosche bianche, non si esce dall’antitesi guerra-pace e al diavolo sociologia e diplomazia. Poi ovviamente qualche politica un po’ più sofisticata chi governa la dovrà mettere in campo, ma di nascosto, coprendola con il rumore di frasi e misure ad effetto: più soldi, più carcere, più tutto.

Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Centristi penalizzati anche dallo Stabilicum

E i centristi? A parte il fatto che il plurale è quanto mai adeguato, visto che in ogni schieramento ne stanno spuntando come funghi in un filetto Stroganoff, per ora non hanno altro ruolo che chiedere ai main partner di abbassare i toni. Poche proposte, solo una gran gazzarra sulla presentazione delle liste. Per certi aspetti non è nemmeno solo colpa loro: la nuova legge elettorale favorisce questa proliferazione. E in parte proprio lo Stabilicum, premiando le coalizioni, rafforza la tendenza al bipolarismo. Ma è anche vero che i numeri dei partiti moderati e di centro non superano il 5 per cento, mentre il fenomeno Vannacci (seppure in calo in queste ultime settimane) ha contribuito a spingere ulteriormente il centrodestra verso una linea estrema e di certo poco soft. Lo dicono i sondaggi, l’umore del Paese, non la legge elettorale.

Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
Roberto Vannacci ospite a Porta a porta (Ansa).

L’obiettivo a lungo termine della sindaca di Genova

Ecco dunque che una politica accorta come la sindaca di Genova, che peraltro scarta davanti alle elezioni del 2027 e dice di puntare al giro successivo, candidandosi di fatto a federare tutto il centrosinistra, dà di sé una collocazione geografica ben precisa: pacatamente liberista in economia ma «su tanti temi sono estremamente di sinistra, io su certe cose non sono moderata». Ce lo segniamo, ci servirà per leggere la prossima campagna elettorale. 

Silvia Salis l’ha capito: i moderati non vanno più di moda
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Hamas minaccia Israele: «Pronto un nuovo 7 ottobre»

Hamas è pronta a compiere un altro attacco simile a quello del 7 ottobre 2023 e potrebbe colpire ovunque, anche in Cisgiordania e all’estero. Lo hanno riferito alti funzionari del gruppo islamista a Ramiz Alakbarov, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, nel corso di un incontro avvenuto la scorsa settimana nella Striscia di Gaza. Lo scrive Ynet, spiegando che Alakbarov ha poi trasmesso il messaggio al generale Yoram Halevy, che è a capo del Cogat (Coordinator of Government Activities in the Territories).

Perché Hamas sarebbe pronta a colpire ancora

Stando a quanto riportato da Ynet, gli esponenti di Hamas hanno detto ad Alakbarov che le operazioni dell’IDF a Gaza, lo spostamento della Linea gialla e l’annullamento delle elezioni da parte dell’Autorità nazionale palestinese stanno facendo perdere al gruppo il controllo sull’exclave palestinese: una situazione ritenuta inaccettabile. Funzionari israeliani sentiti da Ynet hanno descritto la comunicazione di Hamas «una minaccia straordinaria, senza precedenti per la sua schiettezza e immediatezza».

Kim Jong-un è morto? Perché tornano i rumors e cosa si sa sulla sua salute

«Kim Jong-un ha subito un’emorragia cerebrale molto grave. Nonostante i tentativi di rianimazione in un ospedale di Pechino, è deceduto senza possibilità di salvezza». Solo una delle solite voci mischiate a suggestioni e fake news che circolano ciclicamente sulla salute del dittatore? Questa volta le indiscrezioni sulla presunta morte del presidente della Corea del Nord sono arrivate da un dissidente cinese.

È bastato qualche post su X di Wanjun Xie, un noto divulgatore di bufale che vive negli Stati Uniti, per indurre decine di media internazionali a rilanciare la notizia del trapasso di Kim. Poco importa che la propaganda di Pyongyang sia subito intervenuta pubblicando diverse fotografie che lo mostrerebbero vivo e vegeto durante una fiera nella capitale. I rumors sul destino del «Grande leader» continuano a susseguirsi senza tregua.

Kim Jong-un è morto? Perché tornano i rumors e cosa si sa sulla sua salute
Kim Jong-un (foto Imagoeconomica).

Obesità, pressione alta e diabete: riguardati, Kim…

Le chiacchiere sul fisico del 42enne Kim, non proprio in forma, del resto si rincorrono da tempo, pur senza diagnosi mediche ufficiali. La condizione principale che salta all’occhio è quella dell’obesità grave: secondo una valutazione dell’intelligence sudcoreana datata 30 settembre 2026, l’autocrate peserebbe oltre 140 chili. Il peso eccessivo si trascina dietro altre eventuali complicanze: nel luglio 2024, secondo quanto hanno riferito parlamentari sudcoreani citando il servizio segreto Nis, Kim avrebbe mostrato sintomi compatibili con pressione alta e diabete. Occhio anche alla storia familiare: sia suo padre, Kim Jong-il, sia suo nonno, Kim Il-sung, sono morti per problemi cardiaci. Nel 2023 si è parlato anche di insonnia e disturbi del sonno, associandoli soprattutto all’elevato consumo di alcol e nicotina. Ovviamente nessuno può avere accesso alla sua cartella clinica e poi raccontare come sta davvero.

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Chi è questo Wanjun Xie, presidente del Partito democratico cinese

Ma tornando a Wanjun Xie, chi è costui? Sulla piattaforma social di Elon Musk ha oltre 160 mila follower, si presenta come presidente del Partito democratico cinese, un movimento di opposizione, messo al bando dalle autorità di Pechino, che punta a proporsi come alternativa al Partito comunista. Secondo la sua ricostruzione, Kim avrebbe avuto un’emorragia cerebrale e sarebbe stato trasferito nella capitale cinese per ricevere cure urgenti.

Kim Jong-un è morto? Perché tornano i rumors e cosa si sa sulla sua salute
Xi Jinping con Kim Jong-un (Ansa).

Xie, che in passato ha diffuso speculazioni e illazioni anche sulla morte del presidente cinese Xi Jinping, ha quindi sostenuto che il leader nordcoreano sarebbe deceduto e che il suo corpo sarebbe stato riportato segretamente in patria. Pyongyang avrebbe fatto di tutto per nascondere il decesso.

Kim Jong-un è morto? Perché tornano i rumors e cosa si sa sulla sua salute
Kim Jong-un (foto Imagoeconomica).

I media nordcoreani si sono affrettati a pubblicare foto del leader

L’agenzia statale nordcoreana Korean Central News Agency e il quotidiano Rodong Sinmun hanno pubblicato, in risposta, diverse foto di Kim, immortalato in visita a una mostra di abbigliamento di Pyongyang assieme alla figlia Kim Ju-ae. Le immagini sono state pubblicate poche ore dopo gli spifferi fatti trapelare da Xie. Non sappiamo a quando risalgano, ma – come ha sottolineato la Bbc – esistono svariati motivi per dubitare delle affermazioni del dissidente cinese.

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Un ipotetico peggioramento delle condizioni di salute di Kim avrebbe infatti spinto la Cina a rafforzare la frontiera con la Corea del Nord per prepararsi a potenziali instabilità e contenere flussi di rifugiati. I funzionari dell’intelligence sudcoreana hanno inoltre comunicato di non aver ricevuto alcuna conferma in merito al fantomatico decesso di Kim.

Uno strano blackout dei siti ufficiali di Pyongyang dopo la notizia

Nelle 24 ore successive al tam tam mediatico, quasi tutti i siti ufficiali nordcoreani erano irraggiungibili dall’esterno per cause ancora da chiarire. La spiegazione di Xie? Si tratterebbe di un’interruzione su larga scala della rete internet del Paese, conseguenza di una crisi nella successione al potere innescata dalla morte di Kim. «L’ascesa al potere della figlia di Kim Jong-un, Kim Ju-ae, sarebbe stata ostacolata. E la sorella del leader, Kim Yo-jong, avrebbe preso il controllo senza riuscire a consolidarlo saldamente», ha scritto il dissidente.

I precedenti: quella volta col bastone, le voci sull’intervento al cuore

Non è la prima volta che Kim viene dato per morto. Nel 2014 il presidente nordcoreano sparì dalla scena pubblica per una quarantina di giorni, alimentando voci incontrollate sulla sua salute. Ricomparve poi con un bastone da passeggio: i servizi d’intelligence sudcoreani riferirono che era stato operato per rimuovere una cisti alla caviglia.

Kim Jong-un è morto? Perché tornano i rumors e cosa si sa sulla sua salute
Kim riapparso in pubblico nel 2020.

Nel 2020 qualcuno insinuò il suo decesso dopo un delicato intervento cardiovascolare. Anche in questo caso Kim riapparve durante l’inaugurazione di una fabbrica, smentendo le voci.

Le indiscrezioni alimentano dubbi sulla stabilità del governo

Perché qualcuno dovrebbe rilanciare simili fake news? Per alimentare dubbi sulla stabilità del governo nordcoreano. La salute di Kim Jong-un è infatti una questione strategica per Seul, Washington e Pechino, dato che la sua dipartita potrebbe generare un vuoto di leadership in un Paese dotato di armi nucleari. Sullo sfondo resta poi il nodo della successione: chi sarà l’erede di Kim?

Sondaggio Swg, autostrade protagoniste della storia del Paese

Le autostrade hanno scritto parte della storia contemporanea del Paese, sono nei ricordi degli italiani e nelle abitudini quotidiane e saranno centrali anche nel futuro. È quanto emerge da uno studio realizzato da Swg, presentato nell’ambito dell’iniziativa di Orizzonte Italia Le autostrade nel sistema del Paese, su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e gli 80 anni che ha avuto modo di esprimersi sul ruolo del sistema autostradale e sulle prospettive di futuro.

La rete al centro, dai ricordi personali all’economia

I dati attribuiscono al sistema autostradale un ruolo centrale nelle modalità di spostamento degli italiani. Nove italiani su 10 (88 per cento) viaggiano in autostrada almeno ogni tanto e uno su quattro lo fa ogni settimana. Anche nei ricordi personali, il viaggio su strada o autostrada occupa una posizione dominante. Il 49 per cento del campione lega la memoria dei viaggi più importanti a un tragitto su strada o autostrada, superando l’aereo che si ferma al 30 per cento. Se il loro peso nella vita quotidiana è assodato, il contributo del trasporto su gomma all’economia è più grande di quanto la popolazione percepisca. Sette italiani su 10 lo collocano al di sotto del valore reale, eppure sulla gomma viaggia tra l’80 e il 90 per cento delle merci. Grande consapevolezza emerge invece dalle cause dell’incidentalità su strada. Per il campione intervistato, la sicurezza in autostrada dipende soprattutto dai comportamenti di guida. Sei italiani su 10 indicano distrazione e velocità tra le principali cause degli incidenti, quasi quattro su 10 la stanchezza, mentre appena uno su 10 chiama in causa lo stato della strada.

Le prospettive future

Nell’immaginario degli italiani la rete è destinata a restare centrale nel futuro. Per l’80 per cento degli intervistati, infatti, l’autostrada resta necessaria ma declinata ai nuovi standard della mobilità. La richiesta più netta è quella della sicurezza, sia in chiave di tecnologie a supporto del viaggio (l’87 per cento indica tra le priorità infrastrutture in grado di segnalare situazioni pericolose) sia soprattutto in termini rigenerazione e modernizzazione della rete esistente (l’86 per cento crede che la priorità sia l’ammodernamento). Nella percezione delle persone non risulta essere un paradosso il concetto di mobilità su gomma sostenibile, anzi. Il 67 per cento del campione ritiene che rete autostradale e green siano conciliabili. I dati disegnano un sistema di mobilità sempre più intermodale, in cui l’autostrada diventa l’asset portante.

Sicurezza: per Nordio servono più carceri minorili, Salvini “manda” i blindati a Milano

In vista delle nuove mobilitazioni annunciate per questo sabato (e quelli successivi), il governo torna a cavalcare i temi della sicurezza e della criminalità minorile. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite di Start su Sky TG24, ha evidenziato che «non era mai avvenuta una serie di arresti massicci nei confronti di minori» come quella registrata dopo i disordini dello scorso fine settimana. Il Guardasigilli ha poi affermato che «ci sono dei momenti in cui è necessario purtroppo mandare dietro le sbarre i minori violenti» e che, a tal proposito, occorrerebbe «ampliare la capienza delle carceri giovanili». Non pago, Nordio ha dichiarato inoltre che «non sarebbe blasfemo pensare di abbassare l’età per l’imputabilità», anche se al momento il governo non ha nei piani di farlo.

LEGGI ANCHE: Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile

Sulla questione della sicurezza si è espresso anche Matteo Salvini. La città di Milano, com’è noto, sarà presidiata da 500 parà della Folgore (il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto sicurezza): parlando con i cronisti fuori dalla prefettura, il vicepremier ha affermato che, per contrastare eventuali nuovi saccheggi, potranno intervenire «anche con mezzi, coi Lince, coi droni». Blindati per le strade di Milano: possibile? «Saranno preparati a fare quello che un militare deve e può fare, rispettando la normativa vigente», ha tagliato corto Salvini incalzato dai cronisti, aggiungendo che a essere presidiata non sarà solo Milano, «ma anche le stazioni di partenza, perché io gli incidenti di sabato scorso sono stati causati in stragrande maggioranza da ragazzi che venivano da fuori». Gli uomini della Folgore, ha assicurato il vicepremier, «sono militari, rispettano la legge, non è che andranno in giro a fare cose strane».