Tomb Raider, Sophie Turner è Lara Croft nella prima foto della serie

Amazon Prime Video ha svelato la prima immagine ufficiale di Sophie Turner nei panni di Lara Croft, archeologa e avventuriera nonché icona dei videogame. La 29enne attrice britannica, celebre per aver interpretato Lady Sansa Stark nelle otto stagioni de Il Trono di Spade, sarà protagonista della nuova serie Tomb Raider sceneggiata da Phoebe Waller-Bridge (attrice vista in Indiana Jones e il quadrante del destino). Ancora ignota l’ambientazione e la trama degli episodi, che saranno tuttavia legati alla saga videoludica avviata nel 1996 con il primo storico capitolo che ha reso il personaggio un simbolo non solo del genere action ma dell’intero gaming. Turner sarà la terza a impersonarla dopo Angelina Jolie e Alicia Vikander. Nel cast di Tomb Raider anche Sigourney Weaver, Jason Isaacs, Martin Bobb-Semple, Jack Bannon, John Heffernan e Bill Paterson. Iniziate le riprese.

Non solo Tomb Raider: Prime Video svela anche il nuovo volto di Kratos

L’annuncio di Amazon Prime Video arriva a meno di 24 ore di distanza da quello relativo a un altro adattamento in arrivo. La piattaforma streaming è al lavoro sulla serie tv live action tratta dalla saga God of War, capolavoro dei Santa Monica Studios ambientato nelle mitologie greca e norrena. Nei panni del protagonista, il cruento guerriero spartano Kratos, ci sarà Ryan Hurst, già noto per la serie Sons of Anarchy e per aver interpretato Beta in The Walking Dead. Nel 2026 sarà anche in Odissea di Christopher Nolan. La trama seguirà il reboot norreno della saga, con Kratos ormai adulto e padre del giovane Atreus, con cui si imbarca in una lunga missione per spargere le ceneri della defunta moglie Faye dalla vetta di una montagna.

Sanzioni Rottamazione 2026, quali oneri cancella l’adesione alla definizione agevolata?

Con l’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026, il risparmio per il contribuente si concretizza nell’eliminazione di diverse voci, consistenti in sanzioni, interessi e oneri vari, che solitamente appesantiscono le cartelle esattoriali. Anche la legge di Bilancio 2026 agevola chi ha debiti verso il Fisco, tenuto a corrispondere solo la quota capitale, ovvero l’imposta o il contributo inizialmente non versato. Risultano totalmente stralciate, pertanto, le sanzioni amministrative, gli interessi di mora e il cosiddetto aggio, cioè il compenso che spetta all’agente della riscossione per l’attività svolta. Questa impostazione ricalca quanto già visto nelle passate rottamazioni, ma con una differenza sostanziale in termini temporali: in questa edizione rientrano, infatti, anche i debiti più recenti, affidati per tutto l’anno 2023. Si offre una via d’uscita anche a chi abbia accumulato pendenze durante la ripresa post-pandemica.

Cosa non si paga e quali sanzioni sono abbattute con la Rottamazione quinquies del 2026?

Sanzioni Rottamazione 2026, quali oneri cancella l’adesione alla definizione agevolata?
La schermata del portale dell’Agenzia delle Entrate (Ansafoto).

L’abbattimento di sanzioni, interessi di mora e costi accessori rappresenta il maggior vantaggio, in termini economici, per chi aderirà alla Rottamazione quinquies entro il 30 aprile 2026. Secondo stime basate anche sulle passate edizioni della definizione agevolata, in alcuni casi il debito complessivo può ridursi di una quota superiore al 40 per cento. Nello specifico, le voci eliminate sono:

  • le sanzioni collegate ai tributi o ai contributi;
  • gli interessi di mora previsti dal decreto del presidente della Repubblica numero 602 del 1973;
  • le sanzioni e le somme aggiuntive dovute agli enti previdenziali (Inps);
  • l’aggio della riscossione, precedentemente dovuto al 3 o 6 per cento;
  • gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.

Rottamazioni a confronto: cosa cambia nel 2026?

La Rottamazione quinquies introduce una flessibilità nei pagamenti mai vista prima. Mentre la Rottamazione quater prevedeva un massimo di 18 rate in cinque anni, la versione 2026 triplica la durata del piano di rientro, portandolo a 54 rate spalmate su quasi dieci anni.

Inoltre, la Quinquies è particolarmente inclusiva, poiché permette di recuperare anche i debiti relativi a precedenti sanatorie non perfezionate o decadute entro il 30 settembre 2025. Tuttavia, come sottolineato in precedenza, l’aumento del tasso di interesse al 3 per cento richiede una pianificazione finanziaria più attenta rispetto al passato, nonostante la rata mensile risulti più leggera grazie alla maggiore diluizione nel tempo.

Pasquale Stanzione, chi è il presidente del Garante della privacy

Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha perquisito la sede del Garante per la privacy, a Roma, nell’ambito di un’inchiesta della Procura che nasce dai servizi di Report. Gli investigatori hanno sequestrato telefoni cellulari e computer per acquisire materiale utile alle verifiche. Il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, risulta indagato insieme ad altri componenti dell’Autorità per peculato e corruzione. Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, riguarda le spese di rappresentanza dell’Authority. Raggiunto dai cronisti, Stanzione si è limitato a dire: «Sono tranquillo».

Chi è Pasquale Stanzione

Pasquale Stanzione, chi è il presidente del Garante della privacy
Sede del Garante della Privacy (Imagoeconomica).

Pasquale Stanzione è presidente del Garante per la protezione dei dati personali dal 29 luglio 2020. Nato in provincia di Benevento, ha costruito la sua carriera nel mondo accademico e istituzionale. È stato professore ordinario di Istituzioni di diritto privato all’Università degli Studi di Salerno dal 1984 al 2005 e ha ricoperto incarichi come consigliere della Banca d’Italia a Salerno e giudice tributario presso la Commissione tributaria provinciale. Nel 2005 la Camera dei deputati lo ha eletto componente laico del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, organismo di cui ha fatto parte fino al 2009, svolgendo anche il ruolo di vicepresidente. In ambito universitario è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno tra il 2000 e il 2008 e ha insegnato diverse materie, dal diritto privato comparato al diritto di famiglia.

Mondadori, Andrea Santagata nuovo presidente di Edilportale

Il Gruppo Mondadori ha finalizzato l’acquisto da parte di Arnoldo Mondadori Editore del 58,84 per cento del capitale di Edilportale.com. L’operazione è stata resa nota il 29 dicembre scorso e proprio in esecuzione di quel contratto è stata chiusa l’acquisizione. Il corrispettivo è di 31,2 milioni di euro. Si basa su un enterprise value di 50 milioni e su una posizione finanziaria netta positiva stimata in 3 milioni di euro al momento del closing. Altri 2,9 milioni di euro saranno corrisposti nel 2027 in caso di conseguimento di alcuni obiettivi di crescita della redditività. Nella seconda fase, prevista per il 2027, il conferimento del 100 per cento di Edilportale.com in Mondadori Digital consentirà ad Arnoldo Mondadori Editore di detenere circa l’89 per cento della società, mentre l’11 per cento resterà ai soci fondatori della piattaforma.

Edilportale, Santagata presidente

Dopo l’acquisizione, il neo amministratore delegato di Mondadori Digital, Andrea Santagata, è stato nominato nel ruolo di Presidente di Edilportale.com. Confermato come Ceo Ferdinando Napoli. La responsabilità gestionale rimarrà ai fondatori di Edilportale.com, come da accordi. Si tratta dello stesso Ferdinando Napoli, di Marilde Longo, di Vincenzo Maiorano e di Maurizio Alfieri.

Report-Garante della privacy, tutte le tappe dello scontro

Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha perquisito la sede del Garante per la protezione dei dati personali a Roma. L’operazione, legata a un’indagine che coinvolge il presidente Pasquale Stanzione e altri membri del collegio, rappresenta l’ultimo sviluppo di uno scontro aperto da mesi tra l’Autorità e la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, che negli ultimi mesi ha avuto effetti politici, istituzionali e ora anche giudiziari. Vengono ipotizzati i reati di peculato e corruzione.

Il servizio di Report su Sangiuliano e la sanzione alla Rai

La vicenda prende forma il 23 ottobre, quando il Garante notifica alla Rai una sanzione da 150 mila euro per la diffusione, da parte di Report, dell’audio privato tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, legato al caso Boccia. Sigfrido Ranucci reagì accusando l’Autorità di colpire il giornalismo d’inchiesta.

Report e le inchieste sul Garante: il caso Ghiglia e FdI

Da quel momento Report avvia una serie di inchieste sull’Authority. La trasmissione mostra immagini del componente del collegio Agostino Ghiglia nella sede di Fratelli d’Italia alla vigilia della decisione sulla sanzione, circostanza da lui smentita come rilevante. Poi rivela che, nell’ottobre 2024, Sangiuliano avrebbe inviato a Ghiglia i ricorsi presentati da lui e dalla moglie, inseriti tra le pratiche urgenti. Ghiglia ha ammesso di aver ricevuto il messaggio ma ha negato le pressioni, diffidando il programma.

Le spese e i presunti conflitti di interesse

Le puntate successive allargano il focus su presunti conflitti di interesse dei componenti del collegio e sulla gestione delle spese dell’Autorità, all’interno delle quali secondo Report figurava anche l’acquisto di carne da parte di Stanzione. La trasmissione cita la sanzione definita meramente formale inflitta a Ita Airways, nonostante le irregolarità nel trattamento dei dati, in un contesto in cui il responsabile della protezione dei dati proveniva da uno studio legale legato a un componente del Collegio. Guido Scorza. C’è poi il caso degli smart glasses di Meta, con una sanzione progressivamente ridotta fino alla prescrizione, e l’incontro tra Ghiglia e il responsabile istituzionale di Meta in Italia. A questo punto le reazioni politiche si intensificano, tanto che Partito democratico e Movimento 5 stelle chiedono le dimissioni del collegio del Garante, sostenendo che abbia perso di credibilità.

Le dimissioni di Fanizza e la sentenza della Cassazione

Mentre Ghiglia e Stanzione respingono le ricostruzioni del programma di Ranucci, a novembre si dimette il segretario generale Angelo Fanizza, in cui si chiedeva al dipartimento informatico di procedere con urgenza all’estrazione della posta elettronica dei dipendenti. L’obiettivo, secondo quanto emerso, era individuare la fonte delle fughe di notizie e della corrispondenza interna finita al centro delle inchieste di Report. Il 9 gennaio 2026 arriva poi una decisione della Corte di Cassazione su un contenzioso promosso dalla Rai: i giudici stabiliscono che il Garante non può esercitare i propri poteri sanzionatori senza rispettare precisi limiti temporali, dando ragione alla trasmissione.

Ue, ulteriore ribasso al price cap del petrolio russo

L’Unione europea ha deciso di rivedere al ribasso il limite massimo al prezzo del petrolio russo, stabilendo che dal 1° febbraio il tetto scenderà a 44,10 dollari al barile, rispetto ai 47,60 dollari attualmente in vigore. La modifica è legata all’attivazione di un nuovo meccanismo flessibile che prevede aggiornamenti periodici del price cap, calcolato in modo da restare inferiore del 15 per cento rispetto al valore medio di mercato del greggio Urals. Per accompagnare il passaggio al nuovo sistema senza creare effetti immediati, Bruxelles ha previsto una fase transitoria: i contratti conclusi sulla base del precedente limite potranno continuare a essere eseguiti per un periodo di 90 giorni a partire dal 15 gennaio.

Ue, ulteriore ribasso al price cap del petrolio russo
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).

Il nuovo assetto rientra nel pacchetto di sanzioni adottato dall’Ue dopo che il precedente tetto fisso di 60 dollari non aveva prodotto i risultati attesi. L’obiettivo è ridurre i proventi derivanti dalle esportazioni petrolifere della Russia, limitandone così le risorse disponibili per sostenere la guerra in Ucraina, senza però provocare squilibri nei mercati energetici internazionali. Il meccanismo prevede inoltre un controllo semestrale da parte della Commissione europea, con la possibilità di interventi anticipati qualora si registrassero variazioni significative nell’andamento del mercato del petrolio.

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia

Sulla Groenlandia Donald Trump non vuole sentire ragioni. Un’ostinazione che, dopo il fallimento del vertice ‘diplomatico’ a Washington, agita non solo l’Europa – Francia, Svezia e Danimarca stanno inviando uomini sull’isola – ma anche il Partito repubblicano. Al Senato il Gop sta cercando di bloccare le mire espansionistiche del presidente, che prevedono come extrema ratio l’intervento militare. Secondo molti esponenti repubblicani, l’occupazione dell’isola artica da un lato minerebbe l’esistenza stessa della Nato dall’altro indebolirebbe l’Ucraina concedendo un vantaggio enorme alla Russia. 

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia
I ministri degli Esteri della Danimarca e della Groenlandia, Lars Loekke Rasmussen e Vivian Motzfeldt (a sinistra) alla Casa Bianca (Ansa).

Una delegazione bipartisan in partenza per Copenaghen

Come riporta The Hill, due senatori repubblicani, Thom Tillis e Lisa Murkowski nel fine settimana voleranno a Copenaghen insieme ai colleghi democratici Chris Coons, Jeanne Shaheen e Dick Durbin, per assicurare il premier danese Mette Frederiksen e il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen che verrà ogni sforzo per arginare The Donald e scongiurare il peggio. «Chiunque ripeta al presidente che l’idea di annettere la Groenlandia è realizzabile non dovrebbe stare a Washington», ha detto senza giri di parole Tillis. La preoccupazione maggiore riguarda però la tenuta della Nato. Indebolire l’Alleanza Atlantica, è il ragionamento di molti senatori repubblicani, sarebbe una condanna a morte per la popolazione ucraina.

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia
La senatrice Lisa Murkowski (Ansa).

Un’invasione «incenerirebbe» la Nato

Murkowski sta lavorando con Shaheen a una proposta di legge per vietare l’uso dei fondi del dipartimento della Difesa per bloccare, occupare, annettere o condurre operazioni militari contro la Groenlandia o qualsiasi territorio sovrano di uno Stato membro della Nato. Il disegno di legge impedirebbe anche al dipartimento di Stato di utilizzare fondi per gli stessi scopi. Tra le voci Gop più critiche si è alzata quella di Mitch McConnell, presidente della sottocommissione per le spese della Difesa al Senato, organismo che controlla il bilancio del Pentagono. Intervenendo in Aula, McConnell è stato chiaro: un intervento militare «incenerirebbe» l’Alleanza Atlantica paralizzando gli sforzi per contenere un’aggressione russa verso l’Europa. L’uso della forza oltre a essere controproducente si rivelerebbe persino inutile visto che sia la Danimarca sia la Groenlandia si sono dette disposte ad accettare il rafforzamento della presenza militare Usa nell’Isola come deterrenza alle mire cinesi e russe. «A meno che e fino a quando il presidente non dimostri il contrario, la proposta sul tavolo oggi è molto semplice: incenerire la fiducia duramente conquistata di alleati leali in cambio di nessun cambiamento significativo nell’accesso degli Stati Uniti all’Artico», ha tuonato McConnell. «Portare avanti questa provocazione sarebbe più disastroso per l’eredità del presidente di quanto non lo sia stato per il suo predecessore il ritiro dall’Afghanistan», ha aggiunto riferendosi a Joe Biden.

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia
Il senatore repubblicano Mitch McConnell (Ansa).

No anche “all’acquisto” della Groenlandia

Ma anche l’ipotesi cosiddetta soft, e cioè acquistare la Groenlandia per 700 miliardi di dollari (queste le stime che circolano), trova una dura opposizione nel partito. «Non sostengo il piano del presidente di annettere la Groenlandia né con la forza né acquistandola contro l’opposizione della popolazione», ha dichiarato mercoledì a The Hill la presidente della Commissione Bilancio del Senato Susan Collins. «Credo invece che la Groenlandia sarebbe disponibile ad accettare un’espansione della base statunitense già esistente o della presenza militare americana per inviare un messaggio a Cina e Russia. Ma questo può essere fatto tramite negoziati diplomatici, non con minacce e intimidazioni». Lo stesso potrebbe valere per partnership relative allo sfruttamento delle terre rare e dei minerali critici. 

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia
La senatrice Susan Collins (Ansa).

Solo il 17 per cento degli americani appoggia le mire di Trump

La smania artica di Trump, già in calo di consensi, non incontra nemmeno il favore degli americani. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato mercoledì, il 17 per cento degli intervistati è favorevole alla “conquista” della Groenlandia. E solo 4 per cento appoggerebbe con forza un’operazione militare. Il 66 per cento del campione invece teme che le mire sull’isola danneggino la Nato e le relazioni con gli alleati europei. Insomma qualcuno che dice no al presidente c’è.

C’è chi dice no: i repubblicani contro i piani di Trump sulla Groenlandia
Il cappellino anti-Maga – Make America go Away – venduto in Groenlandia (Ansa).

Ozlem Ozyon di Turkish Airlines nominata Vice president di AIRE

Turkish Airlines è tornata a far parte del Consiglio direttivo dell’Airlines International Representation in Europe. Il ritorno della società all’interno dell’AIRE, l’organizzazione con sede a Bruxelles che rappresenta le compagnie aeree nei rapporti con l’Ue, è stato sancito da una nomina. Il Consiglio ha scelto, infatti, Ozlem Ozyon come Vice President di AIRE. La manager, attuale Senior Vice President International Relations and Alliances di Turkish Airlines, assumerà quindi un ruolo di primo piano. Potrà rappresentare la compagnia a Bruxelles e nei rapporti con le istituzioni

Intesa Sanpaolo sostiene la crescita di Biofarma Group negli Stati Uniti

Intesa Sanpaolo sostiene lo sviluppo internazionale di Uspl Nutritionals Llc, azienda americana del Gruppo Biofarma specializzata nello sviluppo, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, cosmetici e prodotti a base di probiotici che opera esclusivamente conto terzi. L’operazione prevede un programma di factoring fino a 20 milioni di euro, finalizzato alla gestione del flusso di cassa ed all’ottimizzazione del capitale circolante sul mercato americano.

La banca conferma il supporto alle eccellenze dei nostri territori

L’operazione è stata perfezionata dalla direzione regionale Veneto Est Friuli Venezia-Giulia di Intesa Sanpaolo, nell’ambito della divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, e rientra nella strategia del Gruppo bancario volta a sostenere le eccellenze dei nostri territori. Consentirà a Biofarma Group di proseguire il percorso di crescita e consolidamento sui mercati internazionali, accelerando il programma di internazionalizzazione e crescendo ulteriormente nel mercato Usa.

Il Gruppo Biofarma si pone come punto di riferimento nel settore health-care a livello globale

Biofarma Group è un player globale con nove siti produttivi che attraversano geograficamente i continenti di Europa, America e Asia per garantire un’offerta realmente globale della capacità produttiva. Con 443.3 milioni di euro di fatturato, oltre 1.500 dipendenti e 190 brevetti, il Gruppo si pone come punto di riferimento nel settore health-care sul mercato globale. Ogni stabilimento vanta competenze tecnologiche e produttive all’avanguardia, operando in modo sinergico con i propri partner per soddisfare in maniera customizzata tutte le esigenze. Il Gruppo opera oggi esclusivamente per conto terzi, una scelta che esprime una chiara strategia di elevata specializzazione, e affianca i propri partner lungo l’intera catena del valore, governando ogni fase del processo – dalla ricerca e sviluppo alla progettazione e industrializzazione, dalla produzione alla gestione degli aspetti regolatori, degli standard qualitativi e di certificazione, fino al packaging e alla logistica.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

John Elkann c’è, al Mattatoio di Roma, ma per i 50 anni del quotidiano la Repubblica il comitato di redazione lo contesta con un cartello dove si legge “Elkann questa non è la tua festa”, con tanti giornalisti della testata lasciati fuori dallo spazio, che poi è del Comune di Roma. Ecco il sindaco Roberto Gualtieri, “proprietario” dell’area, che da padrone di casa accoglie gli invitati. Arriva il presidente Sergio Mattarella, c’è persino una lettera di papa Leone XIV, sfila pure il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Gli striscioni di protesta dei giornalisti all’esterno: “Elkann non è la tua festa” (foto L43).

Boschi guarda le paginate, lei che è tra le poche a essere nata dopo la Repubblica

Pier Ferdinando Casini poteva mancare? Ovviamente no, e ci tiene a far scolpire sui taccuini queste parole: «A parte che quando hai una certa età tutti i ricordi di gioventù ti sembrano bellissimi, ma qui c’è un pezzo straordinario di memoria del Paese per come l’abbiamo vissuto noi, che ne siamo figli». Qualcuno sottovoce dice che «Arnaldo Forlani non sarebbe d’accordo», ma è meglio andare avanti. Maria Elena Boschi guarda le paginate di una volta, ed essendo nata nel 1981 è tra i pochi invitati (assieme a Elly Schlein, ancora più giovane) a non aver vissuto la creazione di Repubblica, che ha visto la luce nel 1976.

LEGGI ANCHE: La parabola di Repubblica e la fine dell’ultima grande narrazione del giornalismo italiano

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Massimo Giannini sfoggia il vestito delle migliori occasioni

Se fuori la redazione protesta, dentro le “grandi firme” ci sono, eccome, e certo non stanno fuori a contestare la vendita del gruppo Gedi. L’elenco è lungo: si comincia da Francesco Merlo e si continua con Stefano Folli, che si siede comodo per inviare messaggi con il cellulare, poi c’è Massimo Giannini che sfoggia il vestito delle migliori occasioni. Opinionisti a raffica, come Michele Ainis che crea un capannello. Il critico musicale Gino Castaldo racconta aneddoti legati ai grandi delle sette note, e c’è chi piange per Ernesto Assante, con il quale, in coppia, ha ideato e realizzato tante iniziative.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
In una foto d’archivio, i redattori che fondarono la Repubblica 50 anni fa, il 14 gennaio 1976. Al centro, col giornale in mano, Eugenio Scalfari (foto Ansa).

Stretta di mano tra Schlein e Conte davanti all’edicola allestita

Ma torniamo ai politici: il “più a destra” tra quelli di sinistra a detta di tutti è Paolo Gentiloni, che viene subito arpionato da Dario Franceschini, sempre pronto a lanciare un programma elettorale e a parlare delle sorti del Partito democratico. Proprio quando i due arrivano al punto “clou” appare Elly Schlein, alla quale tocca sorbirsi la visita a ogni pannello della mostra con il direttore Mario Orfeo. Che gode come un riccio quando, davanti all’edicola piazzata nel padiglione, il pentastellato Giuseppe Conte stringe la mano a Elly.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Divertentissimo l’approccio di Conte, che arriva quando Schlein sta uscendo: con grande charme, Peppiniello butta là un «vieni a fare un giro con me?», agganciando la segretaria del Pd, ma lei con una mossa rapida si divincola e spara un «ho già fatto, ci incrociamo domani in parlamento». Pericolo evitato, almeno stavolta.

Il “padrone di casa” Delogu ha parlato a lungo con Elly

Alla fine Marco Delogu, numero uno dell’Azienda speciale Palaexpo che gestisce il Mattatoio ed erede di una dinastia da sempre di casa nel Pci, si mette a parlare a lungo con Elly. Fuori una strana coppia è impegnata in un lungo dialogo: Domenico Arcuri, l’ex numero uno di Invitalia, e Antonello Giacomelli, giornalista ed ex sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni, che nella serata appare attivissimo nell’attività di public relations.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Marco Delogu con Elly Schlein (foto L43).

Lucia Annunziata non manca, anche se ormai è nella “quota” dei politici dato che è europarlamentare. Quindi via con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i dioscuri di Alleanza Verdi e Sinistra, e quando passano vengono etichettati da una battuta formidabile: «Vanno sempre insieme perché ognuno controlla cosa sta facendo l’altro».

Presente la dinastia Cerasa, una delle figlie di Scalfari e…

La dinastia Cerasa c’è, con padre Peppe – direttore delle Guide di Repubblica – e figlio Claudio, numero uno del Foglio. Della famiglia del fondatore ecco Enrica Scalfari, una delle figlie di Eugenio. C’è un padiglione dove il buffet, sobrio, accompagna la fine della festa: molto apprezzata la “Ribolla gialla” di Forchir. Qualcuno poi torna a vedere la mostra, notando che tra i pannelli appesi, da terra a cielo, ne appare uno con una prima pagina dove il fondo è firmato da Giampaolo Pansa. È un po’ in alto, bisogna guardare con attenzione, anche perché la stampa è sgranata, però c’è. Di testi firmati da Paolo Guzzanti, invece, non appare traccia.

Chi non è stato invitato? Si fa il nome di Carlo Verdelli

Si parla di ex direttori non invitati, e qualcuno fa proprio nome e cognome: Carlo Verdelli. Gianni Riotta cammina a passo svelto nel padiglione, Annalisa Cuzzocrea dialoga con i politici, Roberto Saviano è attorniato dai suoi fedelissimi “angeli custodi” che da anni lo accompagnano. Alcuni evocano la parità di genere: «A fine serata possiamo dire che l’80 per cento dei partecipanti era composto da uomini, le donne solo il 20 per cento. Di femminile c’è il nome della testata». Amen.

Sinner scioglie i dubbi sul futuro di coach Cahill

È arrivata anche l’ufficialità. Darren Cahill resterà allenatore di Jannik Sinner anche per la stagione 2026. Lo ha confermato lo stesso campione altoatesino, ospite d’onore al sorteggio degli Australian Open di cui è campione in carica e che scatteranno domenica 18 gennaio. «Abbiamo avuto una bella chiacchierata alla fine dell’anno scorso», ha spiegato il fenomeno di Sesto Pusteria. «Abbiamo deciso di proseguire insieme almeno per un’altra stagione. Darren mi dà tanta calma e mi sento molto al sicuro con lui nell’angolo. Non solo io, ma anche il resto del team. E poi giocare in Australia con un membro del team australiano è qualcosa di molto buono, proveremo a fare il massimo». Al fianco di Cahill, Sinner potrà anche contare sul supporto tattico del coach italiano Simone Vagnozzi.

Sinner scioglie i dubbi sul futuro di coach Cahill
Jannik Sinner abbraccia Darren Cahill dopo la vittoria degli Australian Open 2025 (Ansa).

Sinner debutterà agli Australian Open contro Hugo Gaston

A Melbourne, Jannik Sinner insegue il terzo successo consecutivo dopo quelli del 2024 e del 2025 rispettivamente contro Daniil Medvedev e Alexander Zverev. L’azzurro, pronto a rilanciare la sfida a Carlos Alcaraz per il primo posto nel ranking Atp, debutterà affrontando al primo turno il francese Hugo Gaston, contro cui ha vinto entrambi i precedenti. Nel secondo potrebbe incrociare uno fra Dino Prizmic e James Duckworth, mentre al terzo si profila un match con il brasiliano Joao Fonseca, promessa del circuito mondiale. Agli ottavi, il numero due del mondo potrebbe trovare il russo Karen Khachanov oppure Giovanni Mpetshi-Perricard, mentre ai quarti occhio a Ben Shelton (semifinalista lo scorso anno) e Valentin Vacherot, campione a Shanghai 2025. In semifinale, possibile derby con Lorenzo Musetti oppure nuovo confronto con Novak Djokovic. Solo in finale potrebbe profilarsi il nuovo capitolo della rivalità con Alcaraz.

La Cedu condanna l’Italia per la morte di Riccardo Magherini

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte del 3 marzo 2014, mentre l’uomo giaceva a terra immobilizzato dai carabinieri. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato italiano è responsabile del decesso in quanto non c’era «l’assoluta necessità» di mantenere Magherini immobilizzato a terra. Censurata inoltre la scelta di affidare gli accertamenti agli stessi carabinieri. La Cedu, che non è entrata nel merito della responsabilità degli uomini dell’Arma, né della loro assoluzione nel procedimento in Italia, ha disposto un risarcimento di 140 mila euro per la famiglia. «Alla luce di questa sentenza mi chiedo se i giudici che hanno assolto quei carabinieri non dovrebbero dimettersi», ha dichiarato il padre di Magherini.

Donald Trump riceve María Corina Machado alla Casa Bianca

Nella giornata di giovedì Donald Trump incontrerà alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace 2025. I due discuteranno del futuro politico del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro. Molti in Venezuela si aspettavano che Machado assumesse un ruolo centrale nella transizione dopo il blitz statunitense del 3 gennaio, ma Trump ha inizialmente frenato l’idea, sostenendo che la leader non abbia sufficiente popolarità nel Paese. Al momento la Casa Bianca ha riconosciuto come presidente ad interim Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro, mentre Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «gestiranno» il Paese. Non è stato specificato in che modo, ma nei giorni scorsi la Casa Bianca ha annunciato un accordo che prevede fino a 50 milioni di barili di greggio venezuelano destinati agli Stati Uniti – per un valore fino a 2 miliardi – e un ordine esecutivo per mettere al sicuro i proventi del petrolio in conti controllati da Washington. Machado arriva all’incontro rivendicando il proprio ruolo, e ringraziando Trump per aver «portato Maduro davanti alla giustizia».

Autostrade, accordo con Fondazione Milano Cortina 2026 in vista delle Olimpiadi

Fondazione Milano Cortina 2026 e Autostrade per l’Italia hanno annunciato una partnership strategica, confermando il ruolo della rete autostradale come infrastruttura chiave a supporto di un evento di rilevanza globale. Durante i Giochi, la rete autostradale sarà parte integrante dell’esperienza olimpica e paralimpica. Le tratte adiacenti ai luoghi delle competizioni ospiteranno spazi pubblicitari a servizio degli utenti in movimento, offrendo supporto informativo e comunicazioni dedicate sul programma delle gare in corso. Un presidio diffuso pensato per accompagnare i flussi, migliorare l’esperienza di viaggio e rafforzare il ruolo dell’infrastruttura autostradale come elemento di accoglienza.

Stazioni e nodi personalizzati, loghi nelle sedi di Autostrade e presidio a Casa Italia

Per accompagnare i viaggiatori verso l’esperienza olimpica e paralimpica, sulle principali direttrici di accesso ai siti delle competizioni presenti nella rete di Autostrade per l’Italia è prevista la personalizzazione di alcune stazioni di pedaggio e nodi infrastrutturali strategici, con installazioni luminose e segni visivi ispirati al Tricolore. Inoltre, per rafforzare ancora di più il valore della partnership, i loghi olimpici e paralimpici saranno esposti in tutte le sedi aziendali e sui principali touchpoint digitali aziendali, come sito internet e canali social. Autostrade porterà il proprio contributo anche nei luoghi chiave dei Giochi, con un presidio qualificato a Casa Italia che sorgerà presso la Triennale di Milano, lungo l’asse urbano compreso tra l’Arco della Pace e il Duomo.

Giana: «Opportunità per promuovere i valori dello sport»

Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia: «L’accordo con la Fondazione Milano Cortina 2026 rappresenta una grande opportunità per promuovere, a livello nazionale e internazionale, i valori universali dello sport, da sempre condivisi e promossi dal nostro Gruppo. La rete autostradale è una componente essenziale della capacità del Paese di accogliere, connettere e muovere persone, idee ed energie. In questa prospettiva, la partecipazione di Aspi a questo evento globale riflette il ruolo strategico delle infrastrutture autostradali per lo sviluppo e la proiezione dell’Italia nel mondo».

Varnier: «Così lo spostamento diventa parte integrante dell’esperienza olimpica»

Gli ha fatto eco Andrea Varnier, ceo della Fondazione Milano Cortina 2026: «In un evento che abbraccia diversi territori, il movimento diventa il cuore pulsante dell’organizzazione. Collaborare con Autostrade per l’Italia significa contare su una rete eccellente e capillare, pronta ad accogliere il flusso di persone su oltre 22 mila chilometri quadrati. Il nostro obiettivo comune è trasformare lo spostamento in una parte integrante e piacevole dell’esperienza olimpica e paralimpica, assicurando standard qualitativi elevati e servizi su misura per tutti coloro che faranno parte di questo momento unico. Milano Cortina 2026 va oltre lo sport, offrendo un’esperienza che si sviluppa sia all’interno che all’esterno delle sedi di gara, in cui ogni elemento contribuisce a creare un ricordo duraturo».

Groenlandia, arrivati i primi militari dalla Francia

Dopo il sostanziale nulla di fatto nell’incontro alla Casa Bianca tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, sull’isola più grande del mondo – su cui ha messo gli occhi Donald Trump – sono sbarcati 15 militari francesi. Come ha spiegato Emmanuel Macron, prenderanno parte a esercitazioni congiunte organizzate dalla Danimarca. «Altri seguiranno», ha precisato il presidente francese. La presenza dei militari transalpini si iscrive nel quadro dell’operazione Artic Endurance: prevista anche la presenza di soldati tedeschi, svedesi e norvegesi.

Mosca si dice «seriamente preoccupata»

Lo sbarco a Nuuk dei militari francesi ha portato alla reazione della Russia, che tramite l’ambasciata a Bruxelles si è detta «seriamente preoccupata» per l’invio di altre truppe Nato in Groenlandia: «Invece di portare avanti un lavoro costruttivo nell’ambito delle istituzioni esistenti, in particolare il Consiglio dell’Artico, la Nato ha deciso la strada di una militarizzazione accelerata del Nord e il rinforzo della sua presenza militare con il pretesto immaginario di una minaccia crescente da parte di Mosca e Pechino», si legge in una nota.

Coca-Cola introduce il ruolo del Chief Digital Officer

Novità nella struttura dirigenziale di Coca-Cola Company, che dal 31 marzo sarà guidata dal nuovo Ceo Henrique Braun. L’azienda ha introdotto il ruolo di Chief Digital Officer, assegnato alla manager Sedef Salingan Sahin. Attualmente presidente dell’unità operativa Eurasia e Medio Oriente, guiderà la nuova fase della trasformazione digitale dell’azienda, al fine di integrare l’intera rete digitale e di connettere le attività a livello globale. Riferirà direttamente all’amministratore delegato. Entrata in azienda nel 2003, ha scalato le gerarchie ricoprendo diversi incarichi chiave tra cui presidente delle categorie nutrizione, succhi, latticini e prodotti vegetali. Laureata in Amministrazione aziendale e in Scienze Politiche all’Università del Bosforo, prima di Coca-Cola è stata consulente di McKinsey & Co.

Coca-Cola introduce il ruolo del Chief Digital Officer
Sedef Salingan Sahin (da LinkedIn).

Coca-Cola Company, annunciate novità nella divisione commerciale

Coca-Cola ha annunciato anche alcune novità per quanto riguarda le responsabilità marketing e per il ramo commerciale. Sahin acquisirà anche le attività digitali oggi in mano al presidente e Cfo John Murphy, che invece manterrà, tra le altre cose, le responsabilità di Global Strategy, Tax, Treasury e Corporate Development. Parallelamente, Manolo Arroyo assumerà l’incarico di vice presidente esecutivo e di Chief Commercial Officer, conservando la supervisione di tutte le attività di marketing globale. Coca-Cola ha infine annunciato la creazione di due nuove aree di mercato, focalizzate sulle regioni di Asia, Africa e Medio Oriente. Sanket Ray, presidente dell’unità India e Asia sudoccidentale, guiderà quella comprendente Greater China e Mongolia, Giappone e Corea del Sud. Invece Claudia Lorenzo, attualmente Chief of Staff del presidente e Ceo James Quincey, supervisionerà i mercati di Eurasia e Medio Oriente, ASEAN e Pacifico del Sud e Africa.

Coca-Cola introduce il ruolo del Chief Digital Officer
L’interno di una sede di Coca-Cola (Imagoeconomica).

Atterrati gli astronauti della ISS dopo il problema medico

Completata con successo la missione di recupero degli astronauti dalla ISS dopo che uno di loro era stato colpito da un improvviso problema medico. La capsula Dragon di SpaceX è infatti rientrata sulla Terra ammarando nel Pacifico, al largo di San Diego in California, alle ore 3.40 del mattino americane, quando in Italia erano le 9.40 di giovedì 15 gennaio. A bordo gli americani Zena Cardman e Mike Fincke della Nasa, la giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov, che hanno trascorso 167 giorni nello spazio e sarebbero dovuti restare in orbita per circa un altro mese. Per questioni di privacy, l’agenzia americana non ha rivelato l’identità dell’astronauta ammalato né l’entità del suo problema di salute. Si è trattato del primo rientro anticipato per ragioni mediche in 25 anni di storia della stazione spaziale internazionale.

Gli astronauti tornati dalla ISS: «Siamo una famiglia»

«Non c’è nulla di sorprendente nella decisione di rientrare prima del previsto», aveva sottolineato Zena Cardman prima di lasciare la stazione. «Siamo divenuti una famiglia. Ci aiutiamo e ci assistiamo l’un l’altra in ogni circostanza». La Nasa, come detto, non ha fornito dettagli circa l’entità del problema di salute accorso a uno degli astronauti, ma si è limitata a rassicurare che non si tratta di un’emergenza. Come confermato dal responsabile medico JD Polk, l’interessato è in condizioni stabili e non esiste un’urgenza propriamente detta: il rientro si è reso necessario per via delle limitate possibilità di fare diagnosi complete a distanza dalla Terra in collegamento con la ISS e in quanto i rischi per la salute sono tali da giustificare un controllo appurato sul posto. A bordo della stazione spaziale sono rimasti gli altri tre astronauti della Crew-11, in attesa che il quartetto successivo si prepari a partire.

Non è la prima volta che un astronauta si ammala in orbita

Pur trattandosi del primo rientro anticipato nella storia della ISS, non è la prima volta che uno degli astronauti impegnati in orbita ha bisogno di trattamenti medici. Nel 2020, per esempio, uno degli esperti aveva sofferto di un trombo alla carotide, ma era stato curato a bordo tramite delle pasticche anticoagulanti, spedite nello spazio con una navicella cargo. Per trovare un’emergenza medica, tuttavia non verificatasi sulla stazione spaziale internazionale, bisogna risalire al 1985, quando il cosmonauta sovietico Vladimir Vasyutin era stato colpito da infezione ed era dovuto tornare sulla Terra con urgenza. Parte dell’addestramento per lo spazio è dedicato proprio al trattamento dei problemi di salute più comuni, come mal di stomaco, mal di denti oppure mal d’orecchi.

Atterrati gli astronauti della ISS dopo il problema medico
L’equipaggio della Crew-11 prima della partenza (Ansa).

Dennis Cinelli nuovo Chief Financial Officer di Paramount Skydance

Mentre va avanti la sfida con Netflix l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, Paramount Skydance ha annunciato la nomina di Dennis Cinelli come nuovo Chief Financial Officer, Il manager 42enne, già membro del cda, prende il posto di Andrew Warren, che a giugno 2025 aveva assunto ad interim il ruolo di vicepresidente esecutivo e cfo.

Chi è Dennis Cinelli

Prima di entrare in Paramount Skydance, Cinelli è stato Chief Financial Officer di Scale AI, incarico che aveva assunto a giugno del 2022: durante il suo mandato la società ha ricevuto un importante investimento da parte di Meta. In precedenza era stato Responsabile della Mobilità per Uber negli Stati Uniti e in Canada. Prima ancora ha operato come cfo per GE Ventures.

Milano, sotto sequestro il locale COA di via Lecco

La procura di Milano ha disposto il sequestro del COA, cocktail bar con discoteca in via Lecco, a Porta Venezia, dopo aver accertato gravi violazioni delle norme di sicurezza nella sala da ballo ricavata nel seminterrato. Secondo gli atti, nei fine settimana nel locale si radunavano fino a un centinaio di persone, con un’unica via di accesso e di fuga, che è una scala a chiocciola.

Da anni il proprietario ignora i provvedimenti delle autorità

Le verifiche della polizia locale erano iniziate già nel settembre 2024, a seguito di un esposto dei residenti per disturbo della quiete pubblica. Gli agenti avevano riscontrato la presenza di una discoteca priva della licenza di agibilità e con vie di uscita giudicate inadeguate. Accertamenti analoghi erano stati svolti anche dai carabinieri nell’ottobre successivo. Nonostante due provvedimenti della Procura e un ordine del Comune di cessare l’attività arrivato a metà 2025, il proprietario J. X. H. ha ignorato le attività repressive delle forze dell’ordine e il locale ha continuato a funzionare. Il sequestro è scattato dopo un’ulteriore segnalazione, pochi giorni dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, dove 40 persone sono morte in una discoteca sotterranea senza uscite di emergenza. Proprio dopo quell’incendio, il sindaco Beppe Sala e il prefetto Claudio Sgaraglia avevano annunciato controlli più serrati sui locali cittadini.

Disney nomina Asad Ayaz a capo del marketing

Nuova organizzazione strategica per Walt Disney Company. Il colosso di Burbank ha infatti nominato Asad Ayaz primo Chief Marketing and Brand Officer, posizione appena creata per l’intera attività aziendale. Nel suo ruolo, come spiega un comunicato ufficiale, guiderà «tutti gli aspetti del marketing globale, tra cui strategia, pubblicità creativa, media, digitale, ricerca, eventi speciali, promozioni, pubblicità e sinergie». Dovrà altresì gestire i franchise iconici sotto il controllo del marchio, da Marvel a Star Wars, e supervisionare iniziative, alleanze ed eventi aziendali, oltre alla presenza digitale e social senza dimenticare i parchi a tema. Riferirà direttamente al Ceo Bob Iger oltre che ai dirigenti Dana Walden, Alan Bergman, Josh D’Amaro e Jimmy Pitaro, presidente di Espn.

Chi è Asad Ayaz, Chief Marketing and Brand Officer di Disney

Veterano dell’azienda con oltre 20 anni di esperienza, Asad Ayaz è stato responsabile di alcuni dei più importanti lanci della compagnia, ricoprendo per otto anni la carica di presidente del Marketing per i Walt Disney Studios e supervisionando la strategia della piattaforma streaming Disney+. Si deve anche al suo contributo il successo di 13 dei 15 debutti più redditizi di sempre e di 28 film che hanno superato il miliardo di dollari al botteghino globale, tra cui Lilo & Stich e Il re leone, ma anche Inside Out 2, Zootropolis 2, Deadpool & Wolverine e i capitoli degli Avengers, senza dimenticare Avatar e la saga di Star Wars di Lucasfilm, che ha conquistato anche il piccolo schermo con The Mandalorian e Andor. «Asad ha contribuito a far vivere la magia Disney a milioni di persone», ha dichiarato il Ceo Iger. «È perfetto per il ruolo di Cmo».

Disney nomina Asad Ayaz a capo del marketing
La sede di Disney a Burbank (Ansa).

Apprezzato manager nell’ambiente dell’intrattenimento, è stato inserito nell’elenco dei più influenti Cmo al mondo di Forbes oltre ad essere stato eletto Chief Marketing Officer dell’anno dalla Fast Company. Ayaz ha contribuito a far diventare Disney il primo detentore di quote di mercato al box office nel 2025, divenendo l’unico gruppo a superare i 6,5 miliardi di dollari di incassi internazionali. Tra i suoi successi in streaming merita una menzione anche il film-concerto sull’Eras Tour di Taylor Swift e la relativa docuserie.