Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»

Il premier spagnolo Pedro Sánchez risponde a Donald Trump dopo le minacce di quest’ultimo di interrompere le relazioni commerciali con la Spagna. «Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno. Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone. Ripudiamo il regime degli ayatollah, ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha detto. E ancora: «Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e risolvano diplomaticamente questa guerra. Dobbiamo esigere che si fermino prima che sia troppo tardi. A un atto illegale non si può rispondere con un altro, è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità».

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Pedro Sánchez (Ansa).

Le minacce di Trump dopo il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane in Spagna

Pur senza citare direttamente Trump, Sánchez ha quindi fatto riferimento alla possibile “rappresaglia” degli Stati Uniti per la sua posizione anti bellica e per il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane nel territorio spagnolo per le operazioni militari in Medio Oriente. «La Spagna è un pessimo alleato. Infatti ho detto a Scott (Bessent, segretario al Tesoro, ndr) che stiamo tagliando tutti i legami con loro. Hanno detto che non possiamo usare le loro basi. Possiamo usare qualsiasi base che ci interessi. Possiamo semplicemente volare lì e usarle. Decideremo cosa non usare», aveva detto il presidente americano.

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Donald Trump (Ansa).

In dettaglio, il governo spagnolo ha vietato l’uso delle basi militari statunitensi di Rota e Morón, con gli Usa che ora stanno cercando alternative per i loro aerei come la Germania. Madrid ha invocato l’articolo dell’accordo bilaterale di difesa con Washington che consente alla parte spagnola di chiudere entrambe le basi militari in caso di dispiegamento aereo in una situazione di guerra. «Le basi utilizzate congiuntamente con gli Stati Uniti sono basi sotto la sovranità spagnola, soggette a un trattato con gli Stati Uniti e rientrano in questo quadro. La nostra sovranità e il trattato stabiliscono come possono essere utilizzate», ha spiegato il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares.

Sottomarino attacca e affonda una nave iraniana al largo dello Sri Lanka: cosa sappiamo

L’esercito dello Sri Lanka ha tratto in salvo 78 persone che erano a bordo della nave da guerra iraniana IRIS Dena, che stava affondando appena al di fuori delle acque territoriali dello Stato insulare asiatico. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Vijitha Herath, durante un intervento in parlamento a Colombo. Sarebbero almeno 101 i dispersi. Almeno 30 i feriti ricoverati in ospedale.

La IRIS Dena potrebbe essere stata attaccata da un sottomarino

Ignote per ora le cause dell’affondamento. C’è però l’ipotesi che l’IRIS Dena, fregata in servizio nella Flotta Meridionale della Marina di Teheran, possa essere stata attaccata da un sottomarino. L’imbarcazione a febbraio aveva preso parte alla “MILAN 2026″, una delle più grandi esercitazioni navali multilaterali dell’Indo-Pacifico, che si è svolta nelle acque del Golfo del Bengala con la partecipazione di India, Sudafrica e, appunto, Iran.

James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas

Il 36enne James Talarico ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Texas. «Stasera la gente di questo Stato ha dato al nostro Paese un pochino di speranza. La nostra campagna ha scioccato la nazione». Con lui i dem sperano di vincere alle elezioni di mid-term del prossimo novembre, quando Talarico dovrà sfidare il vincitore delle primarie repubblicane che vedono contrapposti il senatore John Cornyn e il procuratore generale Ken Paxton. Un’eventuale vittoria del democratico potrebbe aiutare il partito a riprendersi il Senato (l’ultima volta che i dem hanno vinto in Texas è stato nel 1988). «Non stiamo cercando di vincere un’elezione, stiamo cercando di cambiare la nostra politica in modo fondamentale», ha comunque detto.

James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas
James Talarico a un comizio (Facebook).

Ha sconfitto Crockett con oltre 7,5 punti di vantaggio

Talarico ha vinto con un vantaggio di 7,7 punti sulla rivale Jasmine Crockett. All’85 per cento dei voti scrutinati ha infatti ottenuto il 53,2 per cento dei consensi contro il 45,5 della sfidante. Politico dalla voce pacata, ha un passato progressista ma ha condotto una campagna elettorale come costruttore di ponti verso gli elettori repubblicani indipendenti e delusi. Ha ottenuto un vantaggio nelle contee a forte presenza latina del Texas meridionale e di El Paso, ottenendo anche una grande vittoria nell’area di Austin. La sua avversaria Crockett, invece, ha ottenuto i risultati migliori nelle contee con un’ampia popolazione nera e in aree urbane come la contea di Harris, che è il fulcro dell’area di Houston.

Colpito a Teheran anche il quartier generale dei Basij

Israele ha condotto una serie di attacchi aerei contro decine di obiettivi militari a Teheran: lo ha annunciato il portavoce in lingua araba dell’IDF, Avichay Adraee. I raid hanno preso di mira anche il quartier generale dei Basij, la forza paramilitare legata ai pasdaran, «oltre a piattaforme di lancio missilistiche e sistemi di difesa». L’esercito di Tel Aviv, ha assicurato Adraee, «continuerà a intensificare i suoi attacchi» contro le infrastrutture del regime degli ayatollah. Numerose le esplosioni e colonne di fumo che si levano da alcune aree di Teheran.

La forza Basij fu fondata per volere di Khomeyni nel 1979

I Basij sono una forza paramilitare fondata per disposizione dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni a novembre del 1979, dopo la rivoluzione che trasformò la monarchia del Paese in una repubblica islamica sciita, con una costituzione ispirata alla legge coranica. Attualmente fungono come forza ausiliaria per la sicurezza interna, il controllo della morale islamica, la gestione di emergenze sociali e – soprattutto – la repressione del dissenso.

Colpito a Teheran anche il quartier generale dei Basij
Membri della forza paramilitare Basij (Ansa).

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I Basij non hanno divisa e permeano la società iraniana

Fondati per islamizzare la società, difendendo le rigide regole su cui si fonda la teocrazia iraniana, i Basij inizialmente venivano reclutati tra le classi più povere ed erano esclusivamente giovani uomini. Negli anni della lunga guerra con l’Iraq (1980-1988) furono tantissimi i minorenni mandati a morire in attacchi kamikaze contro le truppe di Saddam Hussein, meglio addestrate e armate. Dagli Anni 90 la “Milizia del popolo” fu inglobata sotto il comando del Corpo dei guardiani della Rivoluzione, da cui dipende, e da allora impiegata soprattutto come polizia religiosa per reprimere il dissenso e le manifestazioni di piazza. Addestrati a usare la forza contro i cortei, i Basij non hanno divisa e permeano ogni ramo della società, con una folta presenza nelle università, nelle professioni, nella pubblica amministrazione. Secondo l’agenzia Irna il Basij conta su 12,5 milioni di membri: 5 milioni sono donne.

Mojtaba Khamenei, chi è il principale candidato a nuova guida suprema dell’Iran

Mojtaba Hosseini Khamenei è la nuova guida suprema dell’Iran, secondo quanto riferito da Iran International. Figlio di Ali Khamenei, ucciso durante un attacco degli Stati Uniti e di Israele sabato 28 febbraio 2026, era considerato tra i favoriti per diventare il suo successore. La sua nomina non è ancora stata ufficializzata, ma è la più papabile secondo i media locali.

Dal servizio nella guerra con l’Iraq al sostegno ad Ahmadinejad

Politico e religioso con ottime relazioni con i pasdaran, è nato a Mashhad nel 1969 e ha prestato servizio durante l’ultimo periodo della guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988. L’anno successivo, suo padre fu nominato leader supremo, in sostituzione del defunto ayatollah Ruhollah Khomeini. Ha sostenuto l’ex presidente iraniano Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Assegnare a Mojtaba quello che un tempo era il ruolo di suo padre potrebbe far arrabbiare gli iraniani che negli ultimi mesi sono scesi in piazza, trasformando le proteste in un referendum sul regime. Ma questa scelta invierebbe il messaggio, secondo alcuni analisti, che gli estremisti legati alle Guardie rivoluzionarie rimarrebbero al potere, suggerendo che poco cambierà. La moglie di Mojtaba, sua madre e suo figlio sono stati uccisi insieme al padre durante gli attacchi.

È già nel mirino di Israele

Intanto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito che anche Mojtaba è un bersaglio da eliminare. «Qualsiasi leader nominato dal regime terroristico iraniano per continuare a guidare il piano per distruggere Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i paesi della regione e opprimere il popolo iraniano, sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare», ha affermato in una nota.

Iran, colpita l’Assemblea degli Esperti mentre eleggeva l’erede di Khamenei

Le forze israeliane, assieme a quelle statunitensi, hanno avviato una vasta ondata di attacchi «contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran», ha reso noto l’IDF. Nel mirino anche la sede del consiglio direttivo dell’Assemblea degli Esperti nella capitale della Repubblica Iraniana, situata presso l’ex palazzo del parlamento. E, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim – affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica – gli Stati Uniti e Israele hanno anche colpito la sede dell’Assemblea degli Esperti nella città di Qom, seconda città santa dell’Iran dopo Mashhad.

Iran, colpita l’Assemblea degli Esperti mentre eleggeva l’erede di Khamenei
La sede dell’Assemblea degli Esperti a Teheran.

Cosa è l’Assemblea degli Esperti

L’Assemblea degli Esperti è l’organo clericale responsabile, secondo la costituzione iraniana, della nomina e della supervisione della Guida Suprema, massima carica religiosa e amministrativa del Paese. Secondo il canale Telegram Zed TV, l’attacco ha proprio preso di mira una sessione formale dell’Assemblea degli Esperti, convocata per eleggere l’erede dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei primi raid di Israele e Stati Uniti. L’assemblea è – o forse era – composto da 88 giuristi (mujtahid).

Iran, l’ex presidente Ahmadinejad sarebbe ancora vivo

L’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che era stato dato per morto dopo i primi attacchi statunitensi e israeliani su Teheran, sarebbe ancora vivo. Lo riporta il canale di opposizione con sede a Londra Iran International: secondo quanto hanno riferito fonti informate sulla situazione, Ahmadinejad non ha subito danni a causa del raid aereo ed è stato trasferito in un luogo sicuro. L’agenzia di stampa turca scrive che nell’attacco sono però morte tre delle sue guardie del corpo, membri dei pasdaran.

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La notizia della morte era stata smentita dal suo ufficio

Tra sabato e domenica alcuni media iraniani avevano sostenuto che Ahmadinejad, protagonista nei suoi otto anni da presidente di incendiari discorsi incendiari contro il «nemico americano», fosse morto nei raid. Altri non avevano invece confermato il decesso. La notizia era stata poi smentita dall’ufficio di Ahmadinejad, raggiunto da Al Jazeera.

Iran, l’ex presidente Ahmadinejad sarebbe ancora vivo
Mahmoud Ahmadinejad (Ansa).

L’Onu chiede un’inchiesta sull’attacco alla scuola femminile in Iran

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha esortato le forze responsabili dell’attacco a una scuola femminile in Iran a indagare e a condividere le proprie informazioni sull’accaduto. Lo riporta Reuters sul sito. Turk «chiede un’indagine rapida, imparziale e approfondita sulle circostanze dell’attacco alle forze che l’hanno perpetrato», ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che le forze statunitensi «non avrebbero preso di mira deliberatamente una scuola».

Cos’è successo

I fatti si sono verificati sabato 28 febbraio 2026, quando un attacco aereo ha colpito un istituto femminile nella città meridionale di Minab. I media statali iraniani hanno riferito almeno 165 persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite. Martedì si è svolta una cerimonia funebre per commemorare le vittime.

Pusher ucciso a Rogoredo, Cinturrino negativo ai test tossicologici

Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del commissariato Mecenate indagato per omicidio volontario per aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri il 26 gennaio a Rogoredo, è risultato negativo ai test tossicologici. Lo riporta Adnkronos, citando fonti qualificate. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti sarebbe emerso che Cinturrino era solito chiedere una sorta di “pizzo” (circa 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno) a spacciatori e tossicodipendenti della zona. L’agente resta detenuto nel carcere milanese di San Vittore.

Assieme a Cinturrino ci sono altri quattro poliziotti indagati

Assieme a Cinturrino, che ha sparato a Mansouri (disarmato) mettendo poi in piedi una messinscena per sviare le indagini, sono indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento altri quattro poliziotti: su disposizione del questore di Milano, Bruno Megale, sono stati assegnati ad altri incarichi non operativi al di fuori del commissariato di Mecenate dove prestavano servizio.

Vannacci: «Mai chiamato Corona per coinvolgerlo in Futuro Nazionale»

Roberto Vannacci ha smentito Fabrizio Corona, che nell’ultima puntata di Falsissimo (ancora dedicata al caso Signorini) ha annunciato la creazione di un suo partito, aggiungendo di essere stato contattato dall’ex generale e di aver rifiutato la sua proposta di un coinvolgimento in Futuro Nazionale. Della possibilità di un contatto politico tra i due aveva già parlato Mario Adinolfi, lui sì molto vicino a Vannacci.

Vannacci: «Mai chiamato Corona per coinvolgerlo in Futuro Nazionale»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

La smentita di Vannacci

Contattato da Adnkronos, Vannacci ha negato che ci sia mai stata una telefonata recente con l’ex re dei paparazzi: «Mai avvenuta una cosa del genere. Non so se si è sbagliato, magari si è confuso con qualcun altro, io sicuramente in questi giorni non ho chiamato nessuno». Smentita anche la volontà di coinvolgerlo in politica: «L’unico momento in cui ci siamo sentiti con Corona è stato quando è stato fatto un podcast con il suo gruppo che è stato pubblicato, ma parliamo di più di un anno fa». E all’epoca, ha sottolineato Vannacci, «non esisteva alcun partito, né esisteva un’idea di partito». Nel corso della puntata di Falsissimo, Corona ha sostenuto che – secondo fantomatici sondaggi – un suo partito prenderebbe più voti di Futuro Nazionale. Questo il commento dell’europarlamentare: «Io gli auguro grande fortuna. Se fosse così, sarei contento per lui…».

Sondaggi politici, crescono M5S, Avs e Futuro Nazionale

Secondo l’ultimo sondaggio Swg TG LA7 relativo all’orientamento di voto degli italiani, che viste le tempistiche non tiene ancora conto delle ripercussioni interne della guerra in Iran né del caso Crosetto, sono in crescita Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci. Perde invece terreno il Partito democratico. Stabile il centrodestra.

Sondaggi politici, crescono M5S, Avs e Futuro Nazionale
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Stabili Fratelli d’Italia e Lega, in calo Azione

Fratelli d’Italia è stabile al 29,8 per cento. Forza Italia è data all’8,4 per cento (+0,1). Stallo anche per la Lega, che resta al 6,6 per cento. Il M5s e Avs guadagnano lo 0,2 per cento, arrivando rispettivamente all’11,7 per cento e al 6,9 per cento. Passo indietro del Pd, che scende al 21,6 per cento (-0,3). Tra i partiti minori continua lievemente a crescere Futuro Nazionale (3,6 per cento, +0,2). Sala anche +Europa (1,5 per cento, +0,1). In calo Azione (3,3 per cento, -0,2). Cala anche Noi Moderati (1 per cento, -0,1). Stabile al 2,2 per cento Italia Viva.

Nitto Santapaola, chi era il boss di Cosa Nostra morto a Opera

È morto, nel reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano, il boss mafioso Nitto Santapaola. L’uomo, condannato all’ergastolo e detenuto nel carcere di Opera in regime di 41 bis, aveva 87 anni. Noto esponente della criminalità organizzata catanese e siciliana, era considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli Anni 70. A lungo leader del clan Santapaola-Ercolano, influente nel territorio etneo, è stato coinvolto in numerosi processi per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga.

Il ruolo nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio

Ebbe un ruolo nella fase esecutiva della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. È stato inoltre condannato per il suo coinvolgimento nell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e nella strage di Via D’Amelio nel 1992. Venne arrestato nel 1993 dopo una lunga latitanza mentre si trovava nelle campagne del Calatino in compagnia di sua moglie, Carmela Minniti. Costei venne uccisa tre anni dopo a colpi di pistola dal pentito Giuseppe Ferone, un ex affiliato al clan Ferlito-Pillera che, spiegò dopo, agì per vendetta. Voleva fare provare al capomafia lo stesso dolore che lui aveva provato con la morte di suo padre e suo figlio, assassinati senza che Santapaola avesse fermato i sicari.

L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano

L’operazione Epic Fury lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha assunto, come prevedibile, i contorni di un conflitto regionale. Gli attacchi a Teheran hanno generato un effetto domino sui Paesi del Golfo alleati di Washington dove sono state prese di mira le sedi diplomatiche americane. Nella notte uno sciame di droni iraniani si è abbattuto sull’Arabia Saudita colpendo l’ambasciata statunitense a Riad. Colpiti anche obiettivi lungo una fascia di 1.200 miglia nella regione: si registrano danni dal golfo di Oman, dove un drone è esploso contro una petroliera, e a Cipro, dove è stata presa di mira la base militare britannica di Akrotiri. Si tratta del primo attacco ad alleati statunitensi in Europa. Forti esplosioni sono state udite anche a Dubai e Samha negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar.

Gli Usa ordinano un’evacuazione di massa per il personale non addetto alle emergenze

Dopo l’attacco all’ambasciata di Riad, Donald Trump ha assicurato che gli Usa «risponderanno con estrema risolutezza all’attacco». Il presidente lo ha equiparato a una invasione del territorio nazionale. È immediatamente scattata l’allerta in tutte le basi Usa in Medio Oriente. I sistemi di difesa sono entrati in azione ad Al-Udeid in Qatar e a Camp Arifjan in Kuwait. Il dipartimento di Stato americano ha chiesto a tutto il personale non addetto alle emergenze di lasciare immediatamente Giordania, Bahrein e Iraq. Una evacuazione di massa che conferma il timore di Washington che le proprie sedi civili e militari possano essere bersagli di ondate di droni e di azioni di terra delle milizie proxy finanziate da Teheran.

Continuano gli attacchi IDF in Libano e in Iran

Intanto Usa e Israele hanno aumentato la pressione sul territorio iraniano. L’IDF ha condotto raid massicci anche in Libano dopo che Hezbollah aveva colpito il nord di Israele in rappresaglia per l’attacco israeliano di sabato in cui è stata uccisa la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. In parallelo, il CENTCOM – United States Central Command – ha annunciato di aver neutralizzato le strutture di comando e controllo dell’esercito del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC). Il bilancio secondo le stime della Mezzaluna Rossa iraniana è di almeno 555 vittime.

Teheran non è disposta a negoziare con Trump

Gli alleati europei in un primo momento avevano preso le distanze dalla decisione di Trump di entrare in guerra, affermando che Teheran non rappresentava una minaccia imminente. Successivamente, però, hanno dichiarato che avrebbero partecipato per aiutare a reprimere la capacità dell’Iran di reagire. In un post su X lunedì, Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran, ha affermato che l’Iran non negozierà con Trump. A differenza degli Stati Uniti, ha aggiunto, la Repubblica islamica «si è preparata a una lunga guerra», ha scritto.

La guardia rivoluzionaria ha chiuso lo stretto di Hormuz

La Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico mondiale di gas e petrolio. Nelle ultime ore è arrivata anche l’ultima rivendicazione di Teheran che ha annunciato di aver lanciato una nuova ondata di attacchi contro una base militare statunitense in Bahrein, sostenendo di aver distrutto l’edificio di comando principale e le caserme con 20 droni e tre missili.

Signorini lascia la direzione editoriale di ‘Chi’

Alfonso Signorini, che si era già autosospeso da Mediaset dopo il caso-Corona, ha deciso di lasciare Chi, settimanale di cui è stato prima direttore responsabile (dal 2006 al 2023) e poi direttore editoriale. Il giornalista, nel suo ultimo editoriale anticipato dall’Ansa, parla di una scelta condivisa col Gruppo Mondadori e che non è stata «minimamente influenzata» dalle accuse dell’ex re dei paparazzi.

Signorini lascia la direzione editoriale di ‘Chi’
Fabrizio Corona (Ansa).

«Nel 2023 ho cominciato a sentire che il lavoro, tutto quello per cui fino ad allora avevo vissuto, non era più prioritario», scrive Signorini nell’editoriale. «La pandemia aveva modificato le mie abitudini, la mia quotidianità era un pensiero sottile, che si era impadronito della mia anima, che rendeva i miei sorrisi, i miei entusiasmi sempre più faticosi e le mie giornate sempre meno colorate». E poi: «Sentivo di avere la forza per cominciare una nuova vita. Il confronto con Marina Berlusconi, che prima di essere il mio editore è un’amica fraterna, ha portato a trovare una soluzione meno ‘traumatica’: avrei lasciato la direzione di Chi nelle mani del mio storico braccio destro, Massimo Borgnis, per assumere la direzione editoriale».

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Signorini lascia la direzione editoriale di ‘Chi’
Alfonso Signorini (Imagoeconomica).

Nell’editoriale Signorini ringrazia la già citata Marina Berlusconi: «So che non mi mancheranno le nostre telefonate o i nostri weekend, perché continueremo a farli, ma mi mancheranno la sua lungimiranza, il suo profondo buon senso, anche il suo pragmatismo nel lavoro, che la rendono tanto simile a suo padre. Un uomo unico». Quanto a Fabrizio Corona, Signorini scrive che «lo squallore si commenta da solo» e che, accanto a «un mondo meraviglioso da raccontare», esiste anche «uno squallido sottoscala fatto da chi vive ai margini, che si nutre di menzogne e di cattiverie, un sottoscala fatto anche da chi assiste a crimini e calunnie mostruose con un ghigno, una ironia, o peggio ancora con un silenzio che delinque quanto il crimine stesso».

Chi è Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra a Venezia

Simone Venturini è stato ufficialmente designato come candidato sindaco di Venezia per il centrodestra alle elezioni comunali in programma il 24 e 25 maggio 2026. La scelta è stata ratificata dal tavolo della coalizione che attualmente esprime la maggioranza nell’amministrazione cittadina. «Nasco in terraferma, sono cresciuto in terraferma e oggi vivo in centro storico, quindi conosco entrambe le anime di una città splendida con cui ho vissuto tutte le stagioni e le difficoltà, come il Covid e l’acqua alta, ma anche tantissimi momenti belli», ha detto Venturini all’Agi confermando l’investitura.

Chi è Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra a Venezia
Simone Venturini (Instagram).

Sciolto il nodo nel centrodestra

Come successo anche alle Regionali del 2025, la candidatura di Venturini è arrivata più tardi rispetto a quella del centrosinistra, che aveva già annunciato Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico. Questo perché mancava l’intesa tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati: decisivo l’intervento di Matteo Salvini, che ha smorzato il braccio di ferro tra Sebastiano Costalonga (assessore al Commercio e alle Attività Produttive) e Sergio Vallotto (segretario metropolitano e vicesindaco), spiegando ce la scelta era stata fatta. Proprio Costalonga il primo marzo ha postato su Facebook una foto con Venturini, Michele Zuin (FI), Raffaele Speranzon (FdI) e Andrea Tomaello (Lega), assicurando che «il centrodestra è compatto più che mai».

Chi è Simone Venturini

Classe 1987, Venturini è nato e cresciuto a Marghera. Impegnato da sempre nell’associazionismo cattolico, nello scoutismo e nel volontariato, si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Padova, con una tesi sul federalismo demaniale. Nel 2010, stato eletto (più giovane dei sempre nella storia cittadina) consigliere comunale nelle liste dell’Udc. Nel 2015, candidato come capolista nella lista civica dell’attuale sindaco Luigi Brugnaro, Venturini è risultato il consigliere comunale più votato. Scelto come assessore alla Coesione sociale e politiche sociali nel primo mandato, dopo la rielezione nel 2020 ha anche assunto le deleghe al Turismo, alle Politiche della residenza, allo Sviluppo economico e al Lavoro. Nel corso della sua carriera Venturini ha anche ricoperto ruoli di rilievo a livello regionale, come rappresentante del Comune nella Conferenza dei Sindaci dell’ULSS Serenissima e nella Cabina di Regia per l’attuazione del Piano Nazionale Antitratta.

Crosetto risponde dopo le polemiche: «Io a Dubai per motivi familiari, accelerazione inattesa»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito la sua posizione dopo lo scontro politico generatosi sulla sua presenza a Dubai nel bel mezzo del conflitto e sul ritorno in Italia a bordo di un aereo militare. «Sono venuto perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. «Quando ho capito che — a differenza di altre volte — ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevamo partire sabato mattina (e quindi saremmo arrivati tranquillamente), ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio. Il fatto di trovarsi bloccato non è una cosa su cui fare polemica soprattutto perché la reazione che ha colpito Dubai non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata».

«Opposizione non preoccupata dei miei rischi personali ma solo delle polemiche»

Sul fatto di trovarsi negli Emirati senza scorta e senza che servizi e governo fossero informati, cosa che avrebbe potuto esporlo a rischi, ha risposto: «Io non sono andato di nascosto, ma essendo una questione familiare non ho voluto scorte, né codazzi e ho usato una compagnia aerea civile. Cosa che faccio da tre anni sempre. Anche quando avevo sulla testa una taglia Wagner. Nulla di segreto. Secondo me è un esempio semmai virtuoso. Per il resto non penso che l’opposizione sia preoccupata dei miei rischi personali, ma solo delle polemiche e infatti chiede dimissioni. Per cosa? Perché l’Iran ha attaccato Dubai? Sono preoccupati della mia salute, ma poi fanno polemiche inventate. Non meritano la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni».

Trump «deluso» da Starmer per i tentennamenti sull’isola Diego Garcia: cosa è successo

Intervistato dal Telegraph, Donald Trump si è detto «molto deluso» da Keir Starmer che – ha spiegato – «ci ha messo troppo» a concedere agli Stati Uniti l’uso della base dell’isola Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, per portare a termine attacchi mirati contro l’Iran. Ecco la storia di questo atollo, che fa parte delle Isole Chagos, e perché è così importante.

Trump «deluso» da Starmer per i tentennamenti sull’isola Diego Garcia: cosa è successo
Donald Trump (Ansa).

L’importanza strategica dell’arcipelago delle Chagos

L’isola Diego Garcia fa parte delle Isole Chagos, arcipelago situato nell’Oceano Indiano a sud delle Maldive e a nord-est rispetto alle Mauritius, che costituisce un territorio d’oltremare britannico. L’atollo, che ospita una delle più importanti basi militari interforze Usa-Regno Unito, si trova fuori dalla portata dei missili balistici iraniani, ma entro il raggio operativo dei bombardieri statunitensi: ciò lo rende strategicamente cruciale per il controllo dell’Oceano Indiano occidentale e di buona parte dell’Asia centro-meridionale e dell’Africa Orientale. Non a caso la base è stata il punto di partenza e supporto per attacchi aerei durante la prima guerra del Golfo (1991), la guerra in Afghanistan e la guerra in Iraq del 2003.

L’accordo Regno Unito-Stati Uniti siglato nel 1966

Scoperte dai portoghesi nel XVI secolo e colonizzate in seguito dai francesi, le Isole Chagos appartengono al Regno Unito dal 1814. Dall’indipendenza delle Mauritius, avvenuta a metà degli Anni 60, l’arcipelago è Territorio Britannico dell’Oceano Indiano. Nel 1966 il Regno Unito cedette il controllo di parte dell’atollo Diego Garcia agli Stati Uniti, per usi militari: l’accordo, inizialmente valido fino al 2016, è stato poi prorogato al 2036. La costruzione della base militare da parte di Washington costrinse gli abitanti a trasferirsi a Mauritius o alle Seychelles e ciò causò, all’epoca, una controversia internazionale. Mauritius, tra l’altro, da sempre rivendicato le Isole Chagos come parte del suo territorio

Trump «deluso» da Starmer per i tentennamenti sull’isola Diego Garcia: cosa è successo
Keir Starmer (Ansa).

L’intesa del 2025 prima accettata e poi criticata da Trump

Nel 2019 la Corte internazionale di giustizia definì l’occupazione britannica delle Chagos un atto illecito, che impedisce la completa decolonizzazione di Mauritius, invitando il Regno Unito a restituire l’arcipelago. A maggio 2025 l’accordo tra i due Paesi, anzi tre: a Mauritius la titolarità formale del territorio e il diritto di esporre la propria bandiera, a Regno Unito e Stati Uniti il controllo operativo e tattico totale su Diego Garcia per i prossimi 99 anni. Prima del suo insediamento alla Casa Bianca, Trump aveva dichiarato di sostenere l’accordo. Poi però ha cambiato idea, definendolo su Truth una «decisione di grande stupidità». Per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti, Starmer citando il diritto internazionale aveva negato agli Usa il permesso di condurre attacchi da Diego Garcia. Poi il ripensamento: il sì del premier britannico, però, è arrivato solo per attacchi difensivi limitati contro missili iraniani immagazzinati nei depositi o pronti al lancio.

Colpito il sito nucleare iraniano di Natanz, preoccupano le possibili emissioni radioattive

L’impianto nucleare di Natanz, che si ritiene sia il principale centro per l’arricchimento dell’uranio dell’Iran con le sue 3.800 centrifughe, è stato colpito durante i raid di Stati Uniti e Israele. Lo ha reso noto Reza Najafi, ambasciatore di Teheran presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea).

Le parole del direttore dell’Aiea

Poco prima Rafael Grossi, direttore dell’Aiea, tramite un comunicato ai 35 membri del Board of Governors aveva detto di non poter escludere né possibili «fuoriuscite radioattive» a seguito dei continui attacchi sul territorio della Repubblica Islamica, né l’ipotesi di evacuazione di aree delle maggiori città del Paese. Dopo le dichiarazioni di Najafi, Grossi ha spiegato che «finora non è stato rilevato alcun innalzamento dei livelli di radiazione nei Paesi confinanti». Inoltre ha ribadito il suo appello «a tutte le parti affinché esercitino la massima moderazione per evitare un’ulteriore escalation».

I Paesi del Golfo sono «pronti a rispondere all’Iran»

Affermando il «diritto di autodifesa» in una nota congiunta i Paesi arabi del Golfo alleati degli Stati Uniti, assieme alla Giordania, si sono detti uniti nel valutare ipotesi di risposta militare all’Iran. Gli attacchi di Teheran «non possono essere lasciati senza rappresaglia», ha aggiunto il ministero degli Esteri del Qatar, da cui si sarebbero già alzati in volo alcuni caccia.

Il supporto annunciato da Francia, Germania e Regno Unito

I Paesi del Golfo e la Giordania potranno contare su Francia, Germania e Regno Unito, che si sono detti pronti a fornire supporto in azione difensive contro i raid dell’Iran. «Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni alla fonte», si legge in una dichiarazione congiunta di Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer.

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La «condanna inequivocabile» di Parigi per gli «ingiustificati» attacchi

La Francia, in particolare, tramite il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot ha espresso «condanna inequivocabile» per gli «ingiustificati» attacchi iraniani e «totale sostegno» a Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Iraq, Bahrein, Oman, Kuwait e Giordania, tutti Paesi «che sono stati bersaglio deliberato dei missili e dei droni delle Guardie della Rivoluzione e sono stati coinvolti in una guerra che non avevano scelto».

La precisazione di Berlino: «Non parteciperemo ad azioni militari contro l’Iran»

La Germania è pronta a fornire supporto ai Paesi del Golfo, ma «non parteciperà alle azioni militari contro l’Iran». Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul a Deutschlandfunk, sottolineando che Berlino «non ha neanche i mezzi militari necessari», dato che la Germania, diversamente da Regno Unito e Usa, non ha neppure basi nella regione.

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Un drone iraniano ha colpito una base aerea britannica a Cipro

«Tutti ricordiamo gli errori commessi in Iraq e ne abbiamo imparato qualcosa», ha sottolineato il primo ministro Starmer in un video pubblicato su X, dando un aggiornamento sulla situazione in Medio Oriente in cui ha messo in chiaro che Londra non parteciperà a operazioni militari in Iran. Ma al momento sono proprio i britannici gli europei più coinvolti nel conflitto. Londra ha infatti accettato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari nella regione per colpire i siti missilistici iraniani: in risposta, droni di Teheran hanno attaccato il sito di Akrotiki, a Cipro, dove è di stanza la Royal Air Force.

Pasdaran: «Colpito l’ufficio di Netanyahu»

I pasdaran iraniani hanno riferito di aver attaccato l’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. In una dichiarazione ripresa dalla agenzie di stampa di Teheran, i Guardiani della rivoluzione rivendicano di «aver preso di mira l’ufficio del premier criminale del regime sionista e il quartier generale del comandante dell’Aeronautica del regime». Nell’attacco sarebbero stati usati missili Kheibar. La notizia non è ancora stata confermata da Israele, che però ha reso noto che «non risultano feriti in seguito all’ultimo lancio di missili balistici dall’Iran verso il centro del Paese». A dirlo medici e servizi di emergenza israeliani.