Manovra, saltano all’ultimo cinque norme
La manovra di bilancio è arrivata al traguardo dell’esame preliminare del Senato dopo una giornata di stop and go e con cinque norme cancellate dal maxiemendamento del governo. Il via libera definitivo di Palazzo Madama è atteso oggi, martedì 23 dicembre, prima del passaggio alla Camera per l’approvazione entro il 31 dicembre. In Aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non ha fatto mistero delle difficoltà incontrate, sopratutto all’interno della maggioranza, ma ha difeso l’impianto della manovra parlando di «prudenza, non austerità». Critiche le opposizioni, secondo cui la legge di bilancio 2026 non dà una spinta all’economia e non protegge le fasce economiche più fragili del Paese.
Le norme cancellate dalla manovra
Il dietrofront più rilevante riguarda lo “scudo” per gli imprenditori condannati per aver sottopagato i lavoratori. La norma, presentata da Fratelli d’Italia, avrebbe modificato l’attuale disciplina sul riconoscimento degli arretrati retributivi, prevedendo che non fosse più sufficiente un ricorso vinto davanti a un giudice per ottenere il pagamento delle differenze maturate prima dell’azione legale. Dopo le proteste delle opposizioni e dei sindacati, che hanno parlato di violazione dell’articolo 36 della Costituzione, la norma è stata fermata da Mattarella. Sono saltate anche le modifiche sulle cosiddette porte girevoli nella pubblica amministrazione: niente riduzione da tre a un anno dei tempi per passare dal pubblico al privato e stop alle deroghe al divieto di ricoprire ruoli nella pubblica amministrazione dopo incarichi in enti di diritto privato o finanziati dalla stessa amministrazione, nel caso di nomine commissariali, straordinarie o temporanee. Fuori dal maxiemendamento sono state inoltre stralciate le norme che intervenivano sull’anzianità dei magistrati collocati fuori ruolo e quelle che modificavano la disciplina del personale della Covip, l’Autorità di vigilanza sui fondi pensione. Resta invece irrisolto il nodo dello spoil system per le Authority, inviso al Quirinale che solleva dubbi sulla loro indipendenza.



