Zelensky annuncia una nuova riunione con i Volenterosi per il 6 gennaio

Il 6 gennaio si terrà in Francia un nuovo vertice tra l’Ucraina e i leader della coalizione dei Volenterosi. Lo ha annunciato Volodymyr Zelensky. «Rustem Umerov (capo delegazione negoziale ucraino, ndr) ha appena riferito dell’accordo raggiunto con i consiglieri per la sicurezza nazionale dei Paesi della Coalizione dei Volenterosi in merito a un incontro che si terrà a breve. Lo abbiamo programmato per il 3 gennaio in Ucraina. Subito dopo, discuteremo a livello di leader: gli incontri sono necessari. Lo abbiamo programmato per il 6 gennaio in Francia», ha scritto Zelensky su X. E poi: «Sono grato al team del presidente Donald Trump per la disponibilità a partecipare a tutti i formati efficaci. Oggi i nostri team hanno comunicato e ora abbiamo discusso con Rustem i prossimi passi e i punti salienti dei negoziati. Non stiamo buttando via nemmeno un giorno».

Modena, accoltellato prete in centro città

Un prete è stato ferito nella mattinata del 30 dicembre nel centro di Modena in seguito a un accoltellamento avvenuto in via Castelmaraldo, a breve distanza dal parco Novi Sad. La vittima è don Rodrigo Grajales Gaviria, 45 anni, di origine colombiana, colpito presumibilmente alle spalle per cause che restano al momento da chiarire. I carabinieri stanno indagando sull’accaduto e l’ipotesi di reato è quella di tentato omicidio. Il prete è stato soccorso dal personale del 118 e trasferito in ospedale: secondo le prime informazioni, non sarebbe in pericolo di vita.

Guasto nel tunnel della Manica, stop agli Eurostar

Eurostar ha comunicato nella giornata di martedì 30 dicembre lo stop a «tutti i treni tra Londra, Parigi, Amsterdam e Bruxelles» a seguito di due problemi tecnici verificatisi nel tunnel sotto la Manica In una nota pubblicata sul proprio sito, Eurostar ha invitato i viaggiatori a rimandare la partenza, spiegando: «A causa di un problema con l’alimentazione elettrica aerea nel tunnel sotto la Manica e di un conseguente guasto al treno Le Shuttle, consigliamo vivamente a tutti i nostri passeggeri di posticipare il loro viaggio a una data diversa. Si prega di non recarsi alla stazione a meno che non si disponga già di un biglietto per il viaggio». La compagnia ha aggiunto: «Ci dispiace che i treni in servizio siano soggetti a gravi ritardi e cancellazioni dell’ultimo minuto» e ha raccomandato di verificare costantemente lo stato dei convogli. Ai clienti coinvolti viene offerta la possibilità di modificare gratuitamente il biglietto oppure di cancellare la prenotazione ottenendo un rimborso o un voucher.

Guasto nel tunnel della Manica, stop agli Eurostar
Eurostar (Ansa).

Investita e in fin di vita Angelika Hutter, condannata per triplice omicidio stradale

È in fin di vita dopo essere stata investita da una macchina Angelika Hutter, 34enne tedesca che il 6 luglio del 2023 alla guida di un’auto aveva travolto e ucciso nel Bellunese un bambino di due anni, il papà e la nonna, che stavano passeggiando sul marciapiede. L’incidente è avvenuto a Ronco all’Adige (Verona), dove la donna stava camminando lungo la strada dopo essere scappata dalla struttura sanitaria per la riabilitazione di persone con disagi psichici che l’aveva in consegna.

Da marzo del 2024 si trovava in una struttura psichiatrica

Hutter, investita da un’auto guidata da un 77enne poco dopo l’allontanamento dalla “Casa don Girelli”, era stata condannata a 4 anni e 8 mesi per triplice omicidio stradale, pena molto bassa patteggiata dopo il riconoscimento della sua seminfermità mentale. Dopo un primo periodo nel penitenziario femminile della Giudecca, a marzo del 2024 era stata trasferita in una struttura psichiatrica.

Incidente alla funivia di Macugnaga, un centinaio di persone sospese

Un incidente ha coinvolto l’impianto funiviario di Macugnaga, nel Verbano-Cusio-Ossola, causando il ferimento di tre persone senza conseguenze gravi. Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio si è verificato alla stazione di arrivo del Monte Moro, a circa 2.800 metri di quota, dove una cabina sarebbe giunta a velocità eccessiva.

L’impianto è stato bloccato e, per mettere in sicurezza circa un centinaio di passeggeri rimasti sospesi, tra cui anche alcuni bambini, sono intervenuti gli elicotteri dei vigili del fuoco e della guardia di finanza: le operazioni di evacuazione, iniziate subito dopo l’accaduto, si sono concluse alle 14.30. A scopo precauzionale sono state chiuse anche le piste da sci.

Ex Ilva, via libera alle trattative in esclusiva con Flacks

I commissari di Acciaierie d’Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria hanno ricevuto dai rispettivi comitati di sorveglianza l’autorizzazione ad avviare trattative in esclusiva con il gruppo statunitense Flacks, con l’esito che sarà poi sottoposto all’attenzione dei sindacati e del governo. Sul fronte operativo, la Procura di Taranto ha nuovamente respinto la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1 avanzata da Acciaierie d’Italia, dopo che già una prima istanza era stata rigettata ad agosto. L’altoforno, posto sotto sequestro senza facoltà d’uso da maggio a seguito di un incendio che aveva provocato danni all’impianto e rischi per i lavoratori, resta inutilizzabile, costringendo l’acciaieria a operare esclusivamente con l’altoforno 4 e con capacità produttive ridotte. La nuova decisione della procura, motivata dalla necessità di compiere ulteriori accertamenti, potrebbe spingere Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria a presentare ricorso.

Yemen, con l’avanzata dei separatisti cresce la tensione tra Arabia Saudita e Emirati

La competizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nello Yemen è in corso da tempo, ma nella notte si è verificata una preoccupante escalation militare. Negli ultimi sviluppi della guerra civile in corso, l’Arabia Saudita e le forze yemenite fedeli al governo riconosciuto hanno intensificato i bombardamenti contro milizie e forze legate agli Emirati Arabi Uniti, in particolare quelle del Southern Transitional Council (STC), un gruppo separatista meridionale sostenuto da Abu Dhabi. I raid aerei sauditi hanno colpito posizioni e convogli di armi destinati allo STC nel sud del Paese, specie nella provincia di Hadramawt e nel porto di Mukalla, affacciato sul Golfo di Aden, dove è stata bombardata una nave, dopo che le forze separatiste avevano avanzato in territori strategici senza coordinamento con il governo centrale e Riad. I separatisti puntano alla ricostituzione dello Yemen del Sud, Stato esistito dal 1967 al 1990, fino all’unificazione con il Nord.

Il governo yemenita ha cancellato l’accordo di difesa con gli Emirati

Questa escalation militare è accompagnata da una rottura politica tra il governo dello Yemen e gli Emirati. Rashad al-Alimi, capo del consiglio presidenziale, ha dichiarato lo stato di emergenza di 90 giorni (con un blocco aereo, marittimo e terrestre di 72 ore) e cancellato l’accordo di difesa con gli Emirati, accusando Abu Dhabi di alimentare «conflitti interni» e ordinando a tutte le forze emiratine di ritirare le proprie forze dallo Yemen e di cessare il supporto a qualsiasi gruppo presente nel Paese entro 24 ore. Un invito, questo, subito appoggiato dall’Arabia Saudita. Si tratta di una mossa che riflette la frattura nei rapporti tra Riad e Abu Dhabi all’interno della coalizione anti-Houthi e che evidenzia come la guerra, già segnata da un conflitto di lunga durata contro gli Houthi, si stia trasformando anche in una lotta di influenza interna tra le potenze del Golfo, che sostengono gruppi rivali all’interno del governo yemenita, con conseguenze dirette sulle milizie armate e sulla popolazione civile.

L’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento dell’ottava rata del PNRR

«A seguito della valutazione positiva del primo dicembre sul raggiungimento di 32 obiettivi, di cui 16 target e 16 milestone», l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento dell’ottava rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. Il governo ha inoltre trasmesso all’esecutivo comunitario anche la richiesta di pagamento della nona e penultima rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, anch’essa pari a 12,8 miliardi.

«Con la richiesta di pagamento della nona rata, l’Italia si conferma capofila in Europa nell’attuazione del PNRR, sia per numero di obiettivi raggiunti sia per importo ricevuto, che con l’ottava rata sale a 153,2 miliardi di euro, pari al 79 per cento della dotazione totale, a fronte della media europea del 60 per cento», ha scritto Giorgia Meloni sui social, aggiungendo che «nel 2026 il Governo, insieme alle istituzioni competenti, continuerà a lavorare con determinazione per completare gli obiettivi della decima e ultima rata».

Fitto: «Risultato che conferma il solido ritmo di attuazione del PNRR»

Parlando di «risultato che conferma il solido ritmo di attuazione del Piano e la qualità delle riforme e degli investimenti realizzati», il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto ha scritto sui social che questa nuova tranche è destinata a sostenere «interventi strategici in settori chiave come pubblica amministrazione, appalti pubblici, economia circolare, gestione dell’acqua, digitalizzazione, energie rinnovabili, contrasto alla povertà energetica, turismo, istruzione, ricerca, innovazione».

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro

Il 2025 si chiude con un bilancio solido per i mercati azionari globali, ma con un dato che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni: gli Stati Uniti non sono stati il motore principale della crescita. L’MSCI All Country World Index, che include mercati sviluppati ed emergenti, ha guadagnato oltre il 21 per cento nel corso dell’anno, la miglior performance dal 2019 e la seconda migliore dal 2009. Un risultato maturato in un contesto tutt’altro che lineare, segnato dalle tensioni commerciali innescate dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e dal successivo rimbalzo dei mercati.

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro
Wall Street (Ansa).

A colpire è soprattutto il confronto geografico. L’S&P 500 (Stati Uniti) ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa 17 per cento, sottoperformando diversi listini internazionali: il DAX (Germania) ha guadagnato il 22 per cento, il FTSE 100 (Regno Unito) il 20 per cento, mentre il Nikkei (Giappone) 225 è salito del 26 per cento. È il più ampio divario tra Wall Street e il resto del mondo dal 2009. A fare da sfondo, un dollaro in forte difficoltà, con il peggior primo semestre degli ultimi cinquant’anni, e un’Europa più resiliente del previsto, sostenuta da domanda interna e politiche fiscali espansive, in particolare in Germania.

La reazione di Mosca al presunto attacco alla residenza di Putin

Mosca ha denunciato come un’azione ostile il presunto attacco con droni contro una residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, attribuendone la responsabilità all’Ucraina, che respinge ogni coinvolgimento. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, parlando con i giornalisti, ha definito l’episodio «un atto di terrorismo volto a far deragliare il processo negoziale» e ha confermato che, dopo quanto segnalato, la Russia adotterà una linea più rigida nei colloqui sull’Ucraina. Allo stesso tempo, Peskov ha precisato che l’accaduto «non è in grado di minare la natura fiduciosa del dialogo instaurato tra i presidenti russo e statunitense Vladimir Putin e Donald Trump», aggiungendo che «i presidenti mantengono la natura fiduciosa del loro dialogo e lo stanno portando avanti».

Il ministro degli Esteri di Kyiv: «Mosca non ha fornito nessuna prova»

Da Kiev è arrivata una smentita delle accuse russe. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha affermato che Mosca non ha presentato alcun elemento concreto a supporto della propria versione dei fatti. In un messaggio pubblicato su X, Sybiha ha scritto: «E’ passato quasi un giorno e la Russia non ha ancora fornito alcuna prova plausibile alle sue accuse di presunto ‘attacco alla residenza di Putin’ da parte dell’Ucraina. E non lo farà. Perché non ce n’è. Nessun attacco del genere è mai avvenuto».

Medvedev: «La morte sta con il fiato sul collo di Zelensky»

Intanto, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev ha attaccato Volodymyr Zelensky in un lungo post su Telegram, scrivendo: «Di recente, un mostro ha augurato la morte a ‘una persona’. È ovvio a tutti che non desidera la morte di ‘una persona’, ma di tutti noi e del nostro Paese». Il riferimento è alle parole pronunciate da Zelensky nel discorso di Natale, quando aveva detto che gli ucraini hanno un desiderio: «Che lui (Vladimir Putin) muoia». Medvedev ha aggiunto che Zelensky «non solo ha augurato» la morte del leader russo, ma avrebbe anche «dato istruzioni per attacchi su larga scala», affermando inoltre: «Non scriverò qui della sua morte violenta, anche se in questo momento la morte gli sta con il fiato sul collo». Nel messaggio, ha infine dichiarato: «Desidero qualcos’altro, per scopi scientifici»: che «dopo una morte rapida», il corpo di Zelensky «venga esposto nella Kunstkamera di San Pietroburgo, dove gli zar russi collezionavano mostri per il divertimento».

AfD parteciperà alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2026

Cambio di rotta dopo le esclusioni negli ultimi due anni: i parlamentari di Alternative für Deutschland sono stati invitati a partecipare a febbraio alla prossima Conferenza di Monaco sulla sicurezza, incontro annuale di alti funzionari della difesa internazionale che si tiene in Baviera dal 1963. Come sottolinea il Guardian, in un duro discorso tenuto in occasione della Conferenza del 2025, il vicepresidente americano J.D. Vance aveva criticato gli organizzatori per aver vietato la partecipazione «ai parlamentari che rappresentano i partiti populisti», accusando la Germania di soffocare la libertà di parola tramite l’emarginazione dell’AfD, formazione di ultradestra filorusso e anti-migranti. Contattato dal giornale britannico, un portavoce della Conferenza di Monaco ha spiegato che «è stato deciso di invitare parlamentari di tutti i partiti rappresentati nel Bundestag», in particolare membri delle commissioni Affari esteri e Difesa, di cui fanno parte alcuni parlamentari di AfD. Inoltre ha ricordato che la Conferenza è gestita da una fondazione privata e indipendente, che «non ha alcun obbligo in merito agli inviti ai suoi eventi».

AfD parteciperà alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2026
J.D. Vance alla Conferenza di Monaco del 2025 (Ansa).

La Cia ha condotto un attacco con droni in Venezuela

Gli Stati Uniti hanno condotto nelle scorse settimane un attacco con droni contro una struttura portuale sulla costa del Venezuela, colpendo per la prima volta un obiettivo all’interno del territorio venezuelano dall’avvio della campagna dell’amministrazione Trump contro il governo di Nicolás Maduro. La notizia è stata ricostruita dalla Cnn, che ha citato diverse fonti interne al governo statunitense. Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti hanno preso di mira un molo remoto, ritenuto da Washington un punto logistico utilizzato dal gruppo Tren de Aragua per immagazzinare droga e trasferirla su imbarcazioni dirette verso altre rotte internazionali. Al momento del bombardamento la struttura era vuota e non ci sarebbero state vittime.

La Cia ha condotto un attacco con droni in Venezuela
Murale dedicato a Nicolás Maduro in Venezuale (Ansa).

L’attacco è stato condotto in segreto. Trump ne ha parlato solo in seguito, confermando che gli Stati Uniti avevano colpito «l’area portuale dove vengono caricate le barche con la droga», senza specificare se l’azione fosse stata eseguita dalle forze armate o dall’intelligence. Le informazioni riportate dalla Cnn indicano che l’operazione sia stata condotta dalla Cia, che Trump ha recentemente autorizzato a condurre azioni segrete in Venezuela. Finora gli Stati Uniti avevano colpito solo imbarcazioni sospettate di traffico di droga in acque internazionali, distruggendone decine e uccidendo almeno 107 persone. Con questo raid, Washington ha portato la pressione direttamente sul suolo venezuelano, giustificando l’azione come parte di una campagna di contrasto al narcotraffico, mentre secondo varie ricostruzioni gli Stati Uniti stanno tentando di rovesciare il regime di Maduro. Il governo venezuelano non ha commentato ufficialmente l’episodio.

Bangladesh, morta l’ex premier favorita alle prossime elezioni

È morta a 80 anni Khaleda Zia, ex premier del Bangladesh: era considerata la grande favorita in vista delle elezioni parlamentari che si terranno nel Paese asiatico a febbraio, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, l’ex alleata diventata acerrima rivale, che aveva governato il paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. Era malata da tempo. Lo ha annunciato il Partito nazionalista del Bangladesh (Bjd), di cui era leader dal 1984.

Khaleda Zia è stata prima ministra del Bangladesh per due mandati

Khaleda Zia era diventata prima ministra nel 1991, dopo le dimissioni del presidente (e generale) Hussain Muhammad Ershad, di fatto capo di un regime: era stata promossa alla guida del Bnp dopo l’assassinio durante il colpo di stato militare del 1981 del marito, il presidente Ziaur Rahman, che aveva ripristinato la democrazia nel 1978, ponendo fine a un altro periodo di dittatura iniziato tre anni prima. Khaleda Zia è stata premier per due mandati: dal 1991 al 1996 e dal 2001 al 2006, prima donna del Paese a ricoprire questo incarico e la seconda nel mondo islamico dopo Benazir Bhutto (Pakistan). Nel 2018 era stata condannata per peculato a cinque anni: assolta dalle accuse a inizio 2025 dalla Corte Suprema, Khaleda Zia – nonostante anni di cattiva salute (soffriva di artrite reumatoide) e prigionia – aveva fatto sapere di avere intenzione di candidarsi alle prossime elezioni, indette per sostituire l’attuale esecutivo ad interim di Muhammad Yunus. Suo figlio Tarique Rahman, presidente pro tempore del Bjd, è tornato in Bangladesh il 25 dicembre dopo 17 anni di esilio autoimposto nel Regno Unito: ora è lui il grande favorito per la carica di primo ministro.

Nuove esercitazioni cinesi intorno a Taiwan

La Cina ha dato il via a una serie di manovre militari nelle aree aeree marittime attorno a Taiwan, arrivando a lanciare razzi nello Stretto durante la seconda giornata di esercitazioni. Le autorità di Taipei hanno riferito che nelle ultime 24 ore sono stati individuati 130 velivoli militari cinesi e 22 unità navali, un aumento significativo rispetto al giorno precedente, quando erano stati rilevati 89 aerei e 28 navi tra forze militari e guardia costiera. Secondo una nota del Comando del Teatro Orientale dell’Esercito popolare di liberazione, alle operazioni partecipano «cacciatorpedinieri, fregate, caccia, bombardieri e veicoli aerei senza pilota» e le attività comprendono «addestramento con fuoco vivo su obiettivi marittimi a nord e a sud-ovest di Taiwan».

Secondo Trump non c’è il rischio di un’azione diretta di Pechino contro Taiwan

Donald Trump ha minimizzato la portata delle manovre cinesi, escludendo l’ipotesi di un’azione militare diretta contro l’isola. «Non credo che lo farà», ha dichiarato ai giornalisti a Mar-a-Lago, aggiungendo, alla domanda su eventuali timori legati alle esercitazioni: «Non mi preoccupa nulla». Di segno opposto la reazione di Taipei, che ha criticato le iniziative di Pechino. Il governo taiwanese ha parlato di «provocazioni irresponsabili», mentre la portavoce dell’ufficio presidenziale Karen Kuo ha affermato: «In risposta al disprezzo delle autorità cinesi per le norme internazionali e al ricorso all’intimidazione militare per minacciare i paesi vicini, Taiwan esprime la sua ferma condanna».

Com’è andato l’incontro tra Trump e Netanyahu a Mar-a-Lago

L’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente americano in Florida, ha mostrato una forte sintonia politica e pubblica, ma ha lasciato irrisolti i nodi principali della seconda fase del piano per Gaza promosso dagli Stati Uniti. I due leader hanno evitato di entrare nei dettagli operativi, limitandosi a ribadire obiettivi generali e a incensarsi reciprocamente sul piano politico. Trump ha insistito sul disarmo di Hamas in tempi brevi. In caso contrario, ha avvertito, ci sarebbero conseguenze «molto dure». Ha però separato la questione del disarmo da quella del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, rimanendo vago su quando ciò avverrà: «Ne parleremo». Netanyahu, che spinge per rimanere nella “fase uno”, ha ribadito che prima di passare alla parte successiva del cessate il fuoco Hamas deve restituire i resti di tutti gli ostaggi ancora a Gaza, a partire da quelli dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora riconsegnato.

Trump spinge per la “fase due” della tregua, ma Israele frena

La guerra nella Striscia di Gaza è rimasta formalmente congelata dalla tregua entrata in vigore a ottobre, ma i civili convivono con una grave crisi umanitaria e la situazione sul campo rimane instabile. Israele continua a controllare militarmente il 53 per cento del territorio e, nonostante il cessate il fuoco, si sono registrate centinaia di vittime palestinesi per il fuoco israeliano. Hamas, dal canto suo, conserva un ampio arsenale di armi leggere e ha rifiutato il disarmo completo, riaffermando che non deporrà le armi finché durerà l’occupazione. Trump spinge per l’avvio della “fase due”, che dovrebbe prevedere il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia, il disarmo del gruppo palestinese, l’insediamento di un’autorità palestinese tecnocratica e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Il governo israeliano, invece, punta a mantenere lo status quo della “fase uno”. Secondo ricostruzioni di Axios, Israele non intende ritirarsi completamente né accettare una presenza internazionale che possa limitare la sua azione.

Le divergenze più concrete tra i due leader riguardano gli altri fronti aperti da Israele nella regione. Sulla Cisgiordania, Trump ha ammesso che lui e Netanyahu non sono «al cento per cento d’accordo»: l’amministrazione statunitense si oppone ai piani del governo israeliano per l’annessione e all’espansione delle colonie, mentre Netanyahu continua a subire forti pressioni dalla sua base e dagli alleati dell’estrema destra, che spingono in questa direzione. Ci sono differenze anche sul Libano. Israele ha proseguito gli attacchi aerei nonostante il cessate il fuoco con Hezbollah, mediato dagli Stati Uniti nel novembre 2024, sostenendo che il disarmo del gruppo non stia procedendo in modo efficace. Washington guarda con crescente irritazione a queste operazioni, considerate un rischio per la tenuta dell’accordo. In Siria, l’amministrazione Trump ha avviato una normalizzazione dei rapporti con il nuovo presidente Ahmed al Sharaa, mentre il governo Netanyahu continua attacchi e incursioni, dichiarando di voler garantire la sicurezza del confine settentrionale. Riguardo all’Iran, invece, Trump

Cosa si sono detti Putin e Trump nella loro telefonata

Donald Trump ha definito «produttiva» la telefonata avuta con Vladimir Putin, spiegando che il colloquio si è svolto nella giornata odierna perché, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky, il giorno precedente «era tardi» per contattare il leader del Cremlino. Parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto che restano alcune «questioni spinose», aggiungendo: «Un paio di questioni che si spera risolveremo e poi avremo la pace». Nel corso degli stessi interventi pubblici, Trump ha commentato anche le accuse russe su un presunto tentativo ucraino di colpire una residenza di Vladimir Putin, affermando che, qualora fosse confermato, «sarebbe una brutta notizia», pur precisando di non disporre di informazioni dirette sull’episodio. Successivamente, alla Casa Bianca, ricevendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Usa ha ribadito di «non sapere niente» delle affermazioni di Mosca relative all’attacco e di «averne solo sentito parlare».

Fine vita, la decisione della Consulta sulla legge toscana

La Corte costituzionale ha stabilito che la legge della Toscana sul fine vita non è illegittima nel suo impianto generale, ma presenta singole disposizioni che oltrepassano le competenze riservate allo Stato. Secondo i giudici, la normativa regionale rientra complessivamente nell’ambito della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e mira a «dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale, al fine di disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che chiedano di essere aiutate a morire». Tuttavia, la Consulta ha rilevato che alcune parti del testo invadono ambiti attribuiti in via esclusiva alla legislazione statale.

Che cosa è stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta

In particolare è stato dichiarato incostituzionale l’articolo 2, che definisce direttamente i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Per la Corte, su questi profili la legislazione regionale non può intervenire, poiché si tratta di «delicati bilanciamenti, che attengono essenzialmente alla materia dell’ordinamento civile e penale», rispetto ai quali le Regioni non possono agire «in via suppletiva della legislazione statale, per così dire “impossessandosi” dei principi ordinamentali individuati da questa Corte». Sono stati inoltre bocciati gli articoli 5 e 6 nelle parti in cui fissano termini rigidi per la verifica dei requisiti e per le modalità di attuazione, giudicati «lesivi dell’esigenza di uniformità sul territorio nazionale. Incostituzionale anche l’articolo 7, comma 1, che obbliga le aziende sanitarie locali a garantire supporto tecnico, farmacologico e assistenza per l’autosomministrazione del farmaco.

Fine vita, la decisione della Consulta sulla legge toscana
Eugenio Giani (Imagoeconomica).

Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha dichiarato: «Esprimo soddisfazione per la pronuncia della Corte Costituzionale che, nella caratteristiche di generalità rispetto al potere legislativo espresso dalla Regione Toscana, ci riconosce la legittimità e i contenuti sulla materia» del fine vita, tema «su cui si è registrata l’assoluta assenza dello Stato quando con sentenza 242/2019 la stessa Corte aveva invitato, a provvedere, il legislatore statale». Giani ha aggiunto che ora «c’è un diritto delle Regioni a legiferare» sul suicidio medicalmente assistito, sottolineando che la «Toscana è stata la prima» e che «il Governo chiedeva d’abrogare la nostra legge».

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset

Alfonso Signorini ha deciso di autosospendersi da Mediaset a seguito delle accuse mosse da Fabrizio Corona nel suo format Falsissimo, dove si parlava di un presunto «sistema» per cui alcuni concorrenti del Grande Fratello avrebbero dovuto cedere alle avances del conduttore per ottenere l’accesso al reality. La notizia è stata resa nota dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno definito il loro assistito «vittima di gravi e continuate condotte criminose», aggiungendo che la sospensione «è già stata comunicata all’azienda». Nella puntata online del 15 novembre, intitolata Il prezzo del successo, Corona ha affermato che diversi ragazzi sarebbero stati ammessi nella Casa del Grande Fratello solo dopo aver avuto presunti rapporti sessuali o brevi relazioni con Signorini.

LEGGI ANCHE: Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social

Silvia Salis sull’arresto di Hannoun: «Mai avuto contatti»

La sindaca di Genova Silvia Salis ha affrontato il tema dell’arresto di Mohammad Hannoun, accusato di finanziamento ad Hamas, intervenendo dopo le critiche provenienti dalla destra: «Avevo scelto il silenzio sulle indagini perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche». Una posizione, ha aggiunto, cambiata di fronte a quella che definisce una ricostruzione distorta: «Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità». La sindaca ha quindi rivendicato la propria scelta di scendere in piazza, chiarendo: «Non prenderò mai alcuna distanza – la sua precisazione – da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa».

Salis: «Se le accuse fossero vere danno enorme per la popolazione palestinese»

Entrando nel dettaglio delle accuse, Salis ha ricostruito quanto avvenuto durante una manifestazione di settembre: «Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventate e chiedo agli altri sindaci di seguirmi». Replicando alle contestazioni politiche, ha aggiunto: «Secondo la destra non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino», per poi concludere: «Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi».

La Russia minaccia ritorsioni dopo un presunto attacco contro una residenza di Putin

Le forze ucraine nella notte tra il 28 e il 29 dicembre «hanno lanciato un attacco terroristico utilizzando 91 droni a lungo raggio» contro la residenza di Vladimir Putin nella oblast’ di Novgorod, affacciata sul lago Valdai. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, aggiungendo che la Russia ha già stabilito «i tempi e gli obiettivi per la rappresaglia». Precisando tuttavia che Mosca non intende ritirarsi dai colloqui per la fine della guerra, Lavrov ha poi dichiarato che, «data la trasformazione definitiva del criminale regime di Kyiv, passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista».

Zelensky smentisce: «Storia palesemente falsa»

Il presunto attacco con quasi 100 droni, viste le possibili ripercussioni sul raggiungimento della pace, è stato prontamente smentito da Volodymyr Zelensky, ha scritto su X: «I russi hanno inventato una storia palesemente falsa su un attacco a una residenza del dittatore russo, per avere una giustificazione per continuare i raid contro l’Ucraina, in particolare contro Kyiv, e per rifiutarsi di compiere i passi necessari per porre fine alla guerra».