Usa, Kennedy Jr ha ridotto il numero di vaccini consigliati per i bambini

Lunedì le autorità sanitarie federali statunitensi hanno aggiornato con effetto immediato il calendario delle vaccinazioni pediatriche del Centers for Disease Control and Prevention, riducendo le malattie coperte dalle vaccinazioni di routine da 17 a 11. Si tratta della revisione più ampia finora attribuita all’impostazione del segretario alla Salute antivaccinista Robert F. Kennedy Jr., che spinge per ridurre il numero di dosi somministrate ai bambini.

Cosa comportano le nuove raccomandazioni sui vaccini volute da Kennedy

Il nuovo schema non raccomanda più per tutti i minori le immunizzazioni contro influenza, rotavirus, epatite A e B, meningococco e virus sinciziale respiratorio: per alcune restano indicazioni limitate ai bambini ad alto rischio, per altre la scelta passa al consulto con il medico. Cambiano le linee guida anche per l’Hpv, il papillomavirus, per cui le dosi raccomandate vengono ridotte da due o tre a una. Kennedy sostiene che le famiglie non perderanno accesso ai vaccini e che le assicurazioni continueranno a coprirli, mentre gli assicuratori indicano una copertura almeno fino alla fine del 2026.

La svolta solleva preoccupazione tra gli esperti

Gli esperti di sanità pubblica contestano il metodo dell’amministrazione Trump. La revisione infatti scavalca il processo basato su un panel indipendente che finora valutava dati ed evidenze prima di ogni modifica. Medici e ricercatori temono che l’obbligo di “passare dal pediatra” e la mancanza di una raccomandazione generale riducano l’adesione, in un contesto in cui la sfiducia verso i vaccini ha già abbassato le coperture e favorito il ritorno di malattie prevenibili: nel 2025, scrive il New York Times, gli Stati Uniti hanno registrato più casi di morbillo che in qualunque anno dal 1993.

Gli alleati europei avvertono Trump sulla Groenlandia: «Sicurezza va garantita insieme»

Al vertice dei Volenterosi a Parigi, alcuni dei principali leader europei hanno messo nero su bianco una posizione comune sulla Groenlandia e sulle rotte dell’Artico, dopo che Donald Trump è tornato a minacciare di voler prendere il controllo del territorio danese autonomo. Nel comunicato congiunto, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Giorgia Meloni, la premier danese Mette Friederiksen e altri capi di governo affermano che la sicurezza della regione artica riguarda direttamente l’Europa e l’intero spazio transatlantico. I firmatari ricordano che per la Nato «la regione artica è una priorità» strategica e gli alleati hanno già «rafforzato presenza militare, attività operative e investimenti». Ribadiscono inoltre che il Regno di Danimarca, Groenlandia compresa, fa parte della Nato. Il messaggio agli Stati Uniti è chiaro: la strategia commerciale e di sicurezza nell’Artico va gestita in modo collettivo, e nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Trump punta a un accordo di associazione con la Groenlandia che escluda la Danimarca

Nel frattempo, Trump ha dichiarato che la Casa Bianca si «occuperà della Groenlandia tra circa due mesi. Parleremo della Groenlandia tra 20 giorni», tornando a rilanciare le sue mire sull’isola. Secondo il settimanale britannico Economist, l’amministrazione americana ha incaricato i propri uffici di elaborare diverse opzioni per rafforzare l’influenza americana sull’isola. L’ipotesi principale non sarebbe una annessione formale, ma un accordo di associazione diretto con la Groenlandia che escluda la Danimarca. Il modello sarebbe quello dei Compact of Free Association già in vigore con Micronesia, Isole Marshall e Palau, che consentono alle forze armate statunitensi di operare liberamente e prevedono una partnership commerciale esente da dazi.

Le Nazioni Unite condannano l’attacco americano in Venezuela

Dalla riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite arriva una condanna aperta all’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Durante la sessione, numerosi Stati membri hanno definito le azioni della Casa Bianca un «crimine di aggressione» ai danni di uno Stato sovrano, contestandone la legittimità sul piano del diritto internazionale. Brasile, Cina, Colombia, Cuba, Francia, Eritrea, Messico, Russia, Sudafrica e Spagna sono tra i Paesi che hanno condannato Washington. Durante il vertice sono state criticate anche le minacce di Donald Trump riguardo alla possibilità di usare la forza sulla Groenlandia e altri Paesi centro-sudamericani, tra cui Messico, Cuba e Colombia, accusati di narcotraffico.

Guterres: «Il rischio è di creare un precedente su come vengono condotte le relazioni tra Stati»

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze politiche e sulla sicurezza in Venezuela e in America Latina. «Sono profondamente preoccupato per la possibile intensificazione dell’instabilità nel Paese, per il potenziale impatto sulla regione e per il precedente che potrebbe creare su come vengono condotte le relazioni tra Stati», ha dichiarato. L’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani ha espresso una valutazione ancora più critica. Un portavoce di Volker Türk ha affermato che è «chiaro» come l’operazione statunitense abbia «minato un principio fondamentale del diritto internazionale», ossia il divieto per gli Stati di «minacciare o usare la forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato». L’Onu ha riconosciuto il grave deterioramento dei diritti umani in Venezuela, ma ha chiarito che «la responsabilità per tali violazioni non può essere raggiunta attraverso un intervento militare unilaterale».

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Le Nazioni Unite condannano l’attacco americano in Venezuela
Antonio Guterres (Ansa).

Cosa dice il diritto internazionale sull’uso della forza nelle relazioni tra Stati

Gli Stati Uniti hanno difeso la loro condotta attraverso l’ambasciatore all’Onu Mike Waltz, che sostiene che Washington abbia agito nell’ambito di una legittima operazione di «applicazione della legge», contro un leader definito «illegittimo». Ma l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite del 1945 vieta agli Stati di usare o minacciare l’uso della forza nelle relazioni internazionali. La stessa Carta ammette solo due eccezioni esplicite, da interpretare in modo restrittivo: la legittima difesa, individuale o collettiva, in risposta a un attacco armato; le azioni militari autorizzate dal Consiglio di sicurezza per mantenere o ristabilire la pace. Il diritto internazionale non riconosce altre deroghe automatiche e decise unilateralmente da uno Stato.

Nel locale di Crans-Montana non si facevano controlli dal 2020

Nel bar La Constellation di Crans-Montana, devastato dall’incendio costato la vita ad almeno 40 persone, non si facevano controlli dal 2020. Lo ha confermato il Consiglio comunale della località sciistica, che ha ammesso la mancanza di verifiche negli ultimi anni. La notizia è stata riportata da Rsi. Secondo quanto comunicato dal Comune, la normativa prevede controlli annuali sui 128 esercizi pubblici presenti nel territorio, ma nel 2025 ne sono stati effettuati soltanto 40. In risposta al rogo, il Municipio ha annunciato misure immediate: il divieto totale di dispositivi pirotecnici nei locali chiusi e l’incarico a un ufficio esterno per ispezionare tutti gli esercizi pubblici del territorio comunale. È stata inoltre revocata ai gestori la licenza per un secondo locale e bloccata una richiesta di ampliamento che prevedeva la soppressione di un’uscita laterale. 

«Attenzione alla schiuma»: l’avvertimento in un video di sei anni fa

A rafforzare i dubbi sulla sicurezza del locale è anche un video risalente al Capodanno 2019-2020, diffuso da Rts. Le immagini mostrano l’accensione di candele scintillanti sotto pannelli fonoassorbenti al soffitto e la voce di un dipendente che avverte: «Attenzione alla schiuma». L’autrice del filmato, una ex cliente, ha spiegato a Rts che il soffitto era molto vicino e che il cameriere sembrava consapevole del rischio. Il gestore del bar, contattato dall’emittente, non ha risposto.

Il Papa ha chiuso la porta santa, termina così il Giubileo

Alle 9.41 di martedì 6 gennaio, Papa Leone XIV ha chiuso la porta santa della Basilica di San Pietro, atto conclusivo del Giubileo 2025 dedicato alla speranza. Il rito si è svolto nell’atrio della basilica, davanti a circa tremila fedeli riuniti in piazza San Pietro e a numerose autorità civili e religiose. Dopo la recita della preghiera di ringraziamento per l’Anno Santo – «Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza», la formula prevista dal rito – il Pontefice si è avvicinato alla soglia, si è inginocchiato e ha sostato per alcuni istanti in silenzio. Quindi ha chiuso personalmente i due grandi battenti di bronzo, segnando la fine ufficiale del Giubileo indetto da Papa Francesco. La muratura vera e propria della porta, tuttavia, avverrà in forma privata tra circa dieci giorni.

Il Papa ha chiuso la porta santa, termina così il Giubileo
La messa della cerimonia di chiusura del Giubileo (Ansa).

Al Giubileo hanno partecipato oltre 33 milioni di pellegrini

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, oltre a esponenti del governo e delle istituzioni. Dopo il rito, Leone XIV ha presieduto la messa della solennità dell’Epifania all’interno della Basilica vaticana e, a mezzogiorno, reciterà l’Angelus dal loggione centrale. Il Giubileo 2025 si chiude con numeri rilevanti: oltre 33 milioni di pellegrini arrivati a Roma da tutto il mondo, in una staffetta inedita tra Papa Francesco, che aveva aperto la Porta Santa il 24 dicembre 2024, e Leone XIV. L’evento più partecipato è stato quello dei primi di agosto, rivolti ai giovani, con più di un milione di pellegrini.

Capotreno ucciso a Bologna: identificato il presunto killer

È stato identificato il presunto aggressore che lunedì sera, in stazione a Bologna, ha accoltellato al polmone Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno di Trenitalia. Si tratta di Jelenic Marin, 36 anni, cittadino croato già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi violenti in stazioni di altre città. È attualmente in fuga e si teme possa essersi allontanato in treno. L’aggressione è avvenuta intorno alle 19 in viale Pietramellara, nell’area che conduce al parcheggio riservato ai dipendenti della stazione, non accessibile ai viaggiatori. Ambrosio non era in servizio e stava andando a prendere l’auto quando è stato colpito. A trovarlo a terra, in una pozza di sangue, è stato un dipendente di Italo che ha subito allertato la Polfer. I soccorsi del 118, intervenuti rapidamente, non sono riusciti a salvargli la vita.

Le reazioni

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha parlato di «un atto gravissimo» e ha aggiunto: «Attendiamo di capire cosa sia avvenuto, ma intanto voglio esprimere la nostra vicinanza, in un momento così doloroso, ai familiari e ai colleghi del giovane capotreno trovato morto».
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dichiarato di essere «profondamente addolorato per la tragedia di Bologna», esprimendo «affettuosa solidarietà alla famiglia della vittima e ai suoi colleghi». In una nota ha inoltre confermato «la propria determinazione per portare a 1.500 le donne e gli uomini in divisa di Fs Security per vigilare su treni e stazioni».

Capotreno ucciso a coltellate a Bologna: killer in fuga

A Bologna un uomo di 34 anni è stato ucciso a coltellate da un aggressore che poi è fuggito. La vittima è un dipendente di Trenitalia che si stava recando al parcheggio della stazione in viale Pietramellara. Lì è stato raggiunto da un fendente mortale all’altezza dell’addome. Nonostante l’immediato intervento, il personale del 118 non è riuscito a salvarlo. L’aggressore intanto è in fuga mentre la polizia ferroviaria e la squadra mobile, con il medico legale, è sul posto per i rilievi scientifici. L’area è adibita a parcheggio riservato agli operatori della stazione, non aperta al pubblico. Potrebbero chiarire la dinamica le telecamere della zona.

Cerca di difendere un amico e viene accoltellato: grave un 15enne

Un ragazzo di 15 anni è stato accoltellato mentre difendeva un amico da una rapina. È successo a Milano, in viale Sarca, non distante dal Bicocca Village. Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso del Niguarda in codice rosso. I fendenti lo hanno raggiunto al volto e all’addome. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i fatti sono avvenuti intorno alle 17.30 del 5 gennaio. I due ragazzi sono stati bloccati da un uomo che ha puntato contro di loro un coltello. La richiesta è stata di consegnare il giubbotto dell’amico del 15enne. Quest’ultimo, invece, è intervenuto per difenderlo ed è stato colpito dall’aggressore, che poi è scappato. Non dovrebbe essere in pericolo di vita, seppur in condizioni gravi. I militari sono alla ricerca dell’aggressore.

Maduro in aula con l’avvocato di Assange: «Non sono colpevole»

L’ex leader venezuelano Nicolas Maduro ha scelto Barry Pollack come suo legale. Si tratta dell’avvocato penalista famoso per aver rappresentato e difeso Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks. Sarà lui a difendere l’ex presidente del Venezuela dalle accuse di narcotraffico durante l’udienza al Distretto meridionale di New York. Assange è tornato libero nel giugno 2024 dopo aver raggiunto un accordo legale con il governo americano. Si è dichiarato colpevole davanti alla giustizia americana nel tribunale di Saipan, sulle Isole Marianne Settentrionali, territorio Usa nell’Oceano Pacifico. L’ammissione del 52enne fondatore di Wikileaks faceva parte del procedimento del patteggiamento concesso dal presidente americano Joe Biden, che gli ha permesso di partire per la sua Australia da uomo libero. Assange è stato condannato a cinque anni e due mesi, tempo che aveva già trascorso nel carcere di massima sicurezza vicino Londra.

Maduro si dichiara «non colpevole»

Maduro si è presentato davanti al giudice Alvin Hellerstein alla Daniel Patrick Moynihan courthouse, il tribunale federale di Manhattan, per la prima udienza. Quando gli è stato chiesto di confermare la propria identità, si è definito in spagnolo il «presidente della Repubblica del Venezuela». Ha aggiunto anche di essere stato «rapito. Catturato nella mia casa a Caracas». Secondo i media americani, infine, si è definito «innocente, non sono colpevole». In aula anche la moglie Cilia Flores. Maduro, aiutato dalle cuffie per la traduzione simultanea, ha preso appunto durante tutta l’udienza.

Cervia, ufficiali le dimissioni del sindaco Mattia Missiroli

Sono state ufficializzate le dimissioni del sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, annunciate il 23 dicembre dopo l’apertura di un’indagine per maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie, dalla quale è in corso la separazione. Nelle settimane precedenti la procura di Ravenna aveva avanzato richiesta di custodia cautelare in carcere, istanza respinta dal gip. In una nota diffusa dal Comune, Missiroli ha spiegato le ragioni della decisione affermando che «La conferma di questa scelta risponde esclusivamente a esigenze di sicurezza, a tutela della mia famiglia e della città di Cervia, che è stata coinvolta in una macchina del fango senza precedenti». Una situazione che, ha aggiunto, «non ha riguardato solo la mia persona, ma che ha avuto ricadute sull’intera comunità, rendendo necessario un gesto di responsabilità utile a riportare il clima entro limiti di civiltà».

Missiroli: «Garantismo messo in discussione dalla gogna mediatica»

Il primo cittadino dimissionario ha ribadito la propria posizione rispetto alle accuse, sottolineando: «ribadisco con chiarezza il mio fermo rigetto di ogni accusa e addebito che mi viene contestato. La mia fiducia nel percorso giudiziario è totale: solo in questo modo possono essere accertati i fatti, ricostruita la verità e garantita giustizia in modo imparziale». Missiroli ha inoltre precisato che «nei primi giorni del 2026 è stato possibile prendere visione degli atti dell’indagine, oggi al vaglio dei legali che tutelano la mia persona e la mia onorabilità, al di fuori dell’ambito istituzionale», denunciando come «Il principio del garantismo, pilastro delle istituzioni, oggi rischia di essere messo in discussione di fronte a una gogna mediatica senza precedenti». Da qui l’annuncio dell’intenzione di «procedere al deposito di querele per diffamazione» contro chi avrebbe diffuso accuse infondate. Rivendicando di agire nell’interesse della città, Missiroli ha affermato che «ciò che guida le mie scelte, oggi come in passato, è l’esclusivo interesse della città di Cervia e dei suoi cittadini», invitando alla prudenza perché «oggi non è il momento delle reazioni istintive o delle contrapposizioni», ma «il tempo della lucidità, della riflessione e del senso delle istituzioni», ricordando infine che «In momenti complessi come questo la responsabilità di chi governa consiste nel tutelare le persone, mantenere la calma e garantire che la città possa affrontare il futuro con fiducia, serenità e coesione».

È morto il giornalista Gianluigi Armaroli

È scomparso a 77 anni Gianluigi Armaroli, giornalista bolognese e volto storico dell’informazione Mediaset, a lungo corrispondente dall’Emilia-Romagna per il Tg5 diretto da Enrico Mentana. La notizia della sua morte è stata comunicata in diretta durante l’edizione del notiziario. Nato a Bologna nel 1948, Armaroli aveva raccontato da inviato alcuni dei passaggi più rilevanti della cronaca regionale, occupandosi anche, negli ultimi tempi, delle gravi alluvioni che hanno colpito il territorio.  Prima di dedicarsi al giornalismo televisivo, Armaroli aveva seguito un percorso artistico: dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti con specializzazione in scenografia, aveva frequentato l’Accademia Antoniana per la recitazione, lavorando come attore radiofonico e televisivo in Rai, per poi passare alle emittenti private e infine a Mediaset.

Crans-Montana, identificati tutti i 116 feriti

Sono stati identificati tutti i 116 feriti coinvolti nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno a Crans-Montana, di questi, 83 restano ricoverati in ospedale. Il bilancio definitivo è stato comunicato dalla polizia del Cantone Vallese, che ha chiarito come il primo conteggio di 119 persone comprendesse anche tre pazienti arrivati in pronto soccorso per cause non legate al rogo. Tra i feriti, la quota più numerosa è rappresentata da cittadini svizzeri, con 21 donne e 47 uomini, seguiti dai francesi, 21 in totale, di cui 10 donne e 11 uomini.

Crans-Montana, identificati tutti i 116 feriti
Le salme dei giovani morti a Crans-Montana a Linate (Ansa).

Atterrato a Linate l’aereo con a bordo le salme dei ragazzi

Intanto è arrivato in Italia il velivolo C-130 dell’Aeronautica militare con a bordo le salme dei giovani italiani morti nella tragedia, atterrato all’aeroporto di Milano Linate alla presenza, tra gli altri, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del sottosegretario Alberto Barachini, dei governatori Attilio Fontana, Marco Bucci e Michele De Pascale e del capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Le bare saranno trasferite via terra verso Milano, Bologna e Genova, mentre l’aereo proseguirà per Roma Ciampino, dove sono attesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Dopo l’incontro con i familiari delle vittime italiane, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha riferito che «Le famiglie delle vittime chiedono giustizia», aggiungendo che «Le autorità elvetiche mi hanno assicurato la massima collaborazione» dopo il colloquio con il presidente del governo vallesano Mathias Reynard e con Stephan Ganzer, responsabile del dipartimento cantonale per la sicurezza.

Morta Anna Falcone, sorella di Giovanni

È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore di Giovanni ucciso nella strage di Capaci assieme alla moglie Francesca e i tre agenti di scorta. Prima di tre fratelli, con la sorella Maria aveva contribuito alla creazione della Fondazione intitolata al magistrato. «La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo», ha dichiarato il sindaco del capoluogo siciliano Roberto Lagalla, sottolineando che, «con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni».

Morta Anna Falcone: l’omaggio della politica italiana

«Ho appreso con sincero dolore della scomparsa di Anna Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Alla sua famiglia e ai suoi cari giungano le più sentite condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica». Lo ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa. Così Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Un pensiero di profondo cordoglio per la scomparsa di Anna Falcone. Il suo impegno ha contribuito a rafforzare la cultura della legalità e a mantenere viva l’eredità morale di Giovanni Falcone». Elly Schlein, segretaria del Pd, ha dichiarato: «Voglio ricordarla oggi soprattutto per il lavoro fatto con studentesse e studenti delle scuole di tutto il Paese per diffondere la cultura della legalità. Una vera formazione permanente portata avanti nella consapevolezza che la conoscenza del fenomeno mafioso sia la base per una riscossa civile della coscienza delle giovani generazioni».

Si è dimesso Vasyl Malyuk, capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina

Si è dimesso Vasyl Malyuk, che da luglio del 2022 era a capo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina. «Rimarrò all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, che continueranno a infliggere il massimo danno al nemico», ha spiegato Malyuk sul canale Telegram della SBU. Secondo i media ucraini, il presidente Volodymyr Zelensky aveva offerto a Malyuk un trasferimento a un altro incarico (come il Servizio di intelligence estero o il Consiglio per la sicurezza nazionale), proposta che è stata però rifiutata.

Si è dimesso Vasyl Malyuk, capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina
Volodymyr Zelensky e Vasyl Malyuk (Ansa).

Incidente nella casa di JD Vance a Cincinnati: un fermo

Una persona è stata fermata all’alba di lunedì davanti all’abitazione di Cincinnati, in Ohio, del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, dopo che la polizia ha riscontrato finestre con vetri infranti e altri segni di danneggiamento. Lo riporta l’emittente locale Wcpo. Il fermo è avvenuto durante un intervento scattato nelle primissime ore del mattino, quando la polizia di Cincinnati è intervenuta insieme al Secret Service, l’agenzia federale incaricata della protezione delle più alte cariche dello Stato. Non si conoscono ancora i dettagli sull’identità del soggetto, sulla dinamica dell’episodio né sulle eventuali accuse. Secondo le prime informazioni, il vicepresidente e la sua famiglia non si trovavano in casa.

Yemen, cancellati tutti i voli da Socotra: bloccati anche turisti italiani

L’escalation delle tensioni regionali tra Yemen, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita ha portato alla cancellazione di tutti i voli in partenza dall’isola di Socotra, data la chiusura dello spazio aereo. Risultano al momento bloccati sull’isola – considerata una delle più belle al mondo – circa 650 turisti, tra cui un centinaio di italiani. La situazione a Socotra è comunque tranquilla. Quanto accaduto rappresenta un déjà-vu: a maggio del 2024 erano rimasti a terra 15 italiani.

Colombia, Petro risponde a Trump: «Accuse infondate»

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha replicato alle dichiarazioni di Donald Trump, che lo aveva invitato a «guardarsi le spalle» dopo l’operazione militare condotta a Caracas e culminata con la cattura di Nicolás Maduro. Petro, tra i primi leader dell’area a intervenire pubblicamente dopo l’azione in Venezuela, ha affidato la sua risposta a un messaggio pubblicato su X, nel quale ha respinto le accuse rivoltegli: «Sostiene io sia un narcotrafficante e che possegga fabbriche di cocaina», ha scritto il capo dello Stato colombiano, precisando di «non essere mai stato citato in alcuna indagine giudiziaria legata al traffico di droga».

Petro: «I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi»

Il presidente ha poi ribadito la posizione del suo governo, affermando che «respinge l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina» e sollecitando una soluzione basata sul confronto pacifico. «I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi in pace», ha aggiunto. In un ulteriore intervento sui social, Petro ha invitato alla mobilitazione popolare: «Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare». Il presidente ha inoltre spiegato di voler chiarire il senso delle parole del leader americano, dichiarando di voler «verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale» e annunciando che «risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump».

L’effetto delle accise sul prezzo dei carburanti

L’entrata in vigore delle misure fiscali previste dalla manovra dal primo gennaio ha prodotto un ribaltamento nei listini dei carburanti: il gasolio è tornato a costare più della benzina, evento che non si verificava da tre anni. Secondo i dati diffusi da Staffetta Quotidiana, il prezzo medio nazionale del diesel ha raggiunto 1,666 euro al litro, superando quello della benzina ferma a 1,650 euro. Un sorpasso che mancava dal 9 febbraio 2023, periodo successivo alla fase più critica della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La riduzione dell’accisa sulla benzina ha inoltre spinto il prezzo della verde al livello più basso dal 19 dicembre 2022, mentre l’aumento parallelo della tassazione sul gasolio ha inciso in senso opposto.

L’effetto delle accise sul prezzo dei carburanti
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).

Dall’inizio dell’anno, segnala ancora Staffetta Quotidiana, sui listini si è sommato anche l’incremento del costo di miscelazione dei biocarburanti, legato all’innalzamento della quota obbligatoria, con un aggravio stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Questo aumento è stato bilanciato dalla flessione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati tra la fine del 2025 e i primi giorni del nuovo anno, anch’essa compresa tra 1,5 e 2 centesimi, senza però riflessi al ribasso sui prezzi alla pompa. L’allineamento delle accise — ridotte di 4,05 centesimi al litro sulla benzina e aumentate dello stesso importo sul gasolio fino a 67,26 centesimi — è stato motivato dal fatto che il precedente vantaggio fiscale sul diesel era considerato un «sussidio dannoso dell’ambiente». Con questo intervento l’Italia registra ora l’accisa sul gasolio più elevata d’Europa, mentre sulla benzina scende dal terzo all’ottavo posto, dietro Francia e Irlanda e davanti alla Germania.

Francia, cyberbullismo contro Brigitte Macron: condannati i 10 imputati

I dieci cittadini francesi finiti a processo per aver diffuso online la teoria secondo cui Brigitte Macron sarebbe un uomo, e dunque accusati di cyberbullismo a sfondo sessista, sono stati tutti ritenuti colpevoli: il tribunale di Parigi ha inflitto agli imputati condanne fino a otto mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena. Tra gli elementi contestati anche i post che accusavano la premiere dame di pedofilia, vista la differenza di 24 anni di età con il marito Emmanuel.

Venezuela, Trump avrebbe voltato le spalle a Machado perché ha accettato il Nobel per la Pace

Donald Trump ha colto di sorpresa l’opposizione venezuelana liquidando pubblicamente la possibilità che María Corina Machado possa guidare il Paese dopo la cattura di Nicolás Maduro. Interpellato sul ruolo futuro della leader antichavista, Trump ha detto che «sarebbe molto difficile» vederla come presidente del Venezuela, sostenendo che non abbia «supporto né rispetto nel Paese». Una motivazione poco chiara non solo perché Machado è la figura centrale dell’opposizione venezuelana, ma anche perché la stessa amministrazione Trump ha riconosciuto la vittoria alle presidenziali del 2024 di Edmundo González Urrutia, il candidato che la leader ha sostenuto dopo essere stata esclusa da un’interdizione imposta dal regime chavista.

Venezuela, Trump avrebbe voltato le spalle a Machado perché ha accettato il Nobel per la Pace
Maria Corina Machado (Ansa).

Ma come spesso capita con Trump, dietro il suo voltafaccia ci sarebbe una motivazione personale. Il presidente sarebbe rimasto infastidito dalla scelta della leader di accettare il premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che Trump considera suo. Persone vicine alla Casa Bianca, citate dal Washington Post, hanno descritto quella scelta come un «peccato imperdonabile» agli occhi di Trump, nonostante Machado gli abbia successivamente dedicato il premio. «Se l’avesse rifiutato e avesse detto: ‘Non posso accettarlo perché è di Donald Trump’, oggi sarebbe la presidente del Venezuela», ha detto una fonte al quotidiano.

Il piano degli Stati Uniti per il Venezuela è poco chiaro

Dopo la cattura di Maduro, le forze armate venezuelane hanno riconosciuto Delcy Rodríguez, già vicepresidente, come presidente ad interim. Rodríguez ha definito l’operazione statunitense un «rapimento», parlando di aggressione imperialista, ma per Washington il suo futuro politico dipenderà dalla disponibilità ad accettare le richieste americane. L’amministrazione Trump sostiene di non voler avviare un’occupazione militare prolungata, ma di «dirigere la traiettoria» del Paese, il tutto mentre gli esperti di diritto internazionale giudicano come illegali le manovre della Casa Bianca, avvenute, per altro, senza l’approvazione del Congresso americano né del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che la pressione passerà soprattutto dal controllo del settore petrolifero e dalle sanzioni, con l’obiettivo dichiarato di fermare narcotraffico, migrazioni e la presenza di Cina, Russia e Iran. Nel frattempo, navi e aerei statunitensi restano schierati nei Caraibi come forma di deterrenza, mentre l’opposizione, nonostante la vittoria elettorale riconosciuta dagli stessi Stati Uniti, resta ai margini della gestione del dopo-Maduro.