Il Senato approva una risoluzione per limitare i poteri di Trump in Venezuela

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato giovedì l’avanzamento di una risoluzione bipartisan che punta a impedire a Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Il testo è passato con 52 voti favorevoli e 47 contrari. Oltre a tutti i democratici, hanno votato a favore anche cinque senatori repubblicani, un’ulteriore prova del malcontento all’interno della base del presidente al Congresso.

I repubblicani dissidenti riaffermano il ruolo costituzionale del Congresso

La risoluzione arriva dopo il blitz ordinato da Trump nel fine settimana, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito poi a New York per essere processato con l’accusa di narcotraffico. Trump non aveva informato preventivamente il Congresso, sostenendo che «ha la tendenza a far trapelare informazioni». Il presidente ha reagito duramente al voto del Senato, accusando i repubblicani dissidenti di «indebolire la sicurezza nazionale» e definendo la risoluzione «incostituzionale». I promotori della misura, guidati dal democratico Tim Kaine, sostengono che l’operazione in Venezuela rischi di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato. I repubblicani, invece, hanno votato per riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso. Il peso della risoluzione, tuttavia, potrebbe rimanere solo politico. Per entrare in vigore, infatti, necessita sia del voto della Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza più forte, e infine ottenere la firma dello stesso Trump.

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La Francia ha detto che voterà contro l’accordo tra Ue e Mercosur

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia voterà contro l’entrata in vigore dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, il mercato comune sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. La decisione arriva alla vigilia dei passaggi politici chiave a Bruxelles: venerdì 9 gennaio l’intesa sarà discussa dal Coreper, la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, prima di passare al via libera politico del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione. Successivamente, l’accordo dovrà essere ratificato anche dal Parlamento europeo. A dicembre, l’opposizione di Francia e Italia aveva fatto slittare a gennaio il voto del Consiglio europeo. Nelle ultime settimane, però, il governo Meloni ha cambiato posizione, ritenendo sufficienti le garanzie ottenute sulla Politica agricola comune e sulla maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli europei.

Il comunicato dell’Eliseo

In un comunicato ufficiale, il governo francese spiega che «la Francia è favorevole al commercio internazionale, ma l’accordo Ue-Mercosur è un accordo di un’altra epoca, negoziato troppo a lungo su basi troppo datate». Secondo Parigi, i benefici economici sarebbero marginali — «un aumento dello 0,05 per cento del Pil dell’Ue entro il 2040» – e non giustificherebbero i rischi per filiere agricole considerate strategiche per la sovranità alimentare. Macron riconosce che la Commissione europea ha accolto alcune richieste francesi, come una clausola di salvaguardia rapida sulle importazioni agricole, misure di reciprocità sulle condizioni di produzione e il rafforzamento dei controlli sanitari. «Nonostante questi progressi incontestabili», si legge nel testo dell’Eliseo, «il rifiuto politico dell’accordo è unanime», come emerso nei dibattiti in parlamento, e nelle piazze con le proteste degli agricoltori.

Il Venezuela annuncia il rilascio di diversi detenuti politici

Il governo venezuelano ha annunciato la scarcerazione imminente di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri, un rilascio che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. A darne notizia è stato il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che ha definito la decisione «unilaterale» e motivata dalla volontà di «favorire e raggiungere la pace». Rodríguez non ha indicato né il numero né l’identità delle persone coinvolte, spiegando che questi elementi verranno comunicati in seguito. L’Italia è in attesa di sapere se tra le persone che stanno venendo rilasciate c’è anche Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da oltre un anno.

Rilasciati quattro cittadini spagnoli

Il ministero degli Esteri spagnolo ha confermato il rilascio di quattro cittadini spagnoli. Il ministro José Manuel Albares ha definito quanto avvenuto «un grande primo passo», confermando la presenza di spagnoli nel gruppo di detenuti destinati alla liberazione.

È il primo segnale di distensione del governo con l’opposizione

L’annuncio arriva nel contesto del primo gesto pubblico di distensione del governo venezuelano nei confronti dell’opposizione, dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Nel suo intervento, il presidente dell’Assemblea ha ringraziato esplicitamente l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il governo del Qatar per il lavoro di mediazione che ha contribuito alla decisione.

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La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier

La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier dopo oltre un anno e sei mesi di detenzione. L’annuncio è arrivato dal presidente Emmanuel Macron con un messaggio su X: «È libero ed è tornato in Francia». Secondo quanto comunicato dall’Fsb, il servizio di sicurezza russo, e rilanciato dalle agenzie Tass e Ria Novosti, Vinatier sarebbe stato liberato nell’ambito di un accordo che ha previsto il rilascio del cestista russo Daniil Kasatkin, detenuto in Francia. Il governo francese non ha ancora confermato la versione russa.

Vinatier, 49 anni, specialista dello spazio post-sovietico, lavorava per il Centre for Humanitarian Dialogue, organizzazione non governativa svizzera impegnata nella prevenzione dei conflitti. Arrestato nel giugno 2024, era stato condannato a Mosca a tre anni e tre mesi di carcere per non essersi registrato come «agente straniero», il modo in cui vengono indicate organizzazioni o persone che secondo il governo russo ricevono finanziamenti dall’estero. A febbraio avrebbe dovuto affrontare un nuovo processo con l’accusa di spionaggio. Kasatkin invece, 26 anni, era stato arrestato a giugno 2025 all’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle su richiesta degli Stati Uniti, che lo sospettano di legami con un gruppo di hacker specializzato in attacchi ransomware. In ottobre la magistratura francese aveva autorizzato la sua estradizione verso gli Stati Uniti, mai formalizzata dal governo. Secondo l’avvocato del giocatore, Kasatkin è stato liberato dalla prigione di Fresnes e ha già fatto ritorno in Russia.

Graduatoria Medicina, oltre 22mila idonei a fronte di 17mila posti

La graduatoria nazionale del semestre filtro per l’accesso a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, pubblicata giovedì pomeriggio, conta 25.387 studenti idonei. È il primo bilancio della riforma voluta dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che ha sostituito i quiz a crocette con tre prove scritte – Biologia, Chimica e Fisica – sostenute nei due appelli di novembre e dicembre. Sono risultati idonei tutti gli studenti che hanno superato almeno uno degli esami. Non solo chi ha passato tutte e tre le prove, come prevedeva il primo decreto, ma anche chi ha uno o due debiti da recuperare tassativamente entro la fine di febbraio.

Medicina: più idonei dei posti disponibili

Per Medicina gli idonei sono 22.688, a fronte di 17.278 posti disponibili nelle università statali. Circa 5mila studenti dovranno quindi orientarsi verso i corsi affini scelti al momento dell’iscrizione. Su circa 60mila candidati iniziali, poco meno di 7.600 hanno superato tutti e tre gli esami, mentre quasi 8mila ne hanno passati due: insieme occupano circa il 90 per cento dei posti disponibili.

Fisica resta lo scoglio principale

Fisica si conferma la prova più selettiva. Hanno ottenuto almeno 18 solo 10.022 studenti, contro 19.898 in Biologia e 21.763 in Chimica. Un dato che ha spinto il ministero a intervenire con un decreto che ha ampliato la platea degli idonei.

Veterinaria e Odontoiatria

Gli idonei sono 1.535 per Veterinaria e 1.072 per Odontoiatria. Nel primo caso i posti risultano già saturi, con circa 300 esclusi; nel secondo, invece, alcuni slot resteranno vacanti.

Iran, le proteste si allargano: Teheran recluta milizie irachene

Nonostante gli inviti alla distensione lanciati dal presidente Masoud Pezeshkian e la brutale repressione da parte del regime, le proteste popolari si stanno allargando a macchia d’olio in Iran. Secondo quanto riferito dall’emittente di opposizione Iran International, con sede a Londra, oggi si sono verificati scioperi di commercianti e venditori ambulanti anche in alcune zone delle province a maggioranza curda e in quella dell’Azerbaigian Orientale.

Secondo quanto riferito da Human Rights Activists News Agency, organizzazione indipendente che monitora le violazioni dei diritti umani nel Paese, il bilancio aggiornato degli scontri tra manifestanti e forze della sicurezza è di almeno 36 morti e 51 feriti. Oltre 2 mila gli arresti dall’inizio delle proteste.

Le proteste si sono estese a tutte le province

La mobilitazione popolare è iniziata il 28 dicembre nel Grande Bazar di Teheran, quando i negozianti sono scesi in piazza per esprimere la loro rabbia per l’ennesimo forte calo del valore della valuta iraniana, il rial. Da allora si sono estese ad almeno 111 centri abitati, sparsi in tutte le 31 province del Paese.

A protestare non solo i commercianti: alle manifestazioni fin da subito si sono uniti gli studenti universitari. Frequenti i cori contro la Guida Suprema del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei. E non mancano quelli a sostegno di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià.

A Qaemyeh, nella provincia di Fars, manifestanti hanno abbattuto una statua di Qasem Soleimani, capo della forza d’élite Quds, ucciso in un attacco aereo statunitense ordinato da Donald Trump nel 2020.

Una manifestazione di commercianti a Lordegan è degenerata in scontri con le forze di sicurezza che hanno causato la morte di due poliziotti e il ferimento di decine di persone. A Bojnurd il lancio di pietre ha rotto le finestre della moschea Imam Khomeini, mentre altri manifestanti hanno incendiato una libreria che vendeva copie del Corano.

Il governo ha reclutato milizie irachene sciite

Per reprimere le proteste in corso, il governo di Teheran ha reclutato alcune milizie irachene sciite: Iran International riporta che dal Paese confinante sono entrati circa 800 membri dei gruppi Kata’ib Hezbollah, Harkat al Nujaba, Sayyid al Shuhada e Badr. Le autorità di Baghdad sarebbero a conoscenza del reclutamento da parte dell’Iran. Le forze sciite irachene sarebbero entrate nella Repubblica Islamica attraverso tre valichi di frontiera (Shalamcheh, Chazhabeh, Khosravi), superando il confine con la motivazione di effettuare un pellegrinaggio ai luoghi sacri dell’Imam Reza a Mashhad. In realtà, spiega l’emittente, le milizie si stanno radunano presso la base militare di Ahvaz, da dove poi saranno dispiegati nelle varie città del Paese.

Crans-Montana, la procura di Roma apre un’indagine

La procura di Roma, competente per i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani, ha aperto un fascicolo sull’incendio scoppiato a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, tra cui sei italiani. L’indagine riguarda le ipotesi di omicidio colposo e incendio. Nel rogo del bar Le Costellation sono rimaste ferite oltre 100 persone e tra queste figurano anche numerosi cittadini italiani, in gran parte giovanissimi; alcuni versano in condizioni gravissime e sono attualmente ricoverati in strutture ospedaliere di Milano e della Svizzera. Il ministero degli Esteri ha trasmesso una comunicazione ufficiale a piazzale Clodio.

L’ambasciatore italiano in Svizzera: «Incontrerò a Sion le autorità locali»

L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che segue la vicenda fin dalle prime ore, incontrerà a Sion le autorità del Canton Vallese per fare il punto sull’inchiesta: «Nei prossimi giorni sarò a Sion per avere incontri con tutte le autorità locali, da quelle governative a quelle di polizia e quelle giudiziarie, per acquisire informazioni sulle indagini. Dobbiamo concordare una data, ma siamo già d’accordo per vederci a Sion con il governo vallesano, il capo della polizia cantonale e la procuratrice generale, senz’altro».

Macron: «Gli Usa si stanno allontanando dagli alleati»

Emmanuel Macron davanti agli ambasciatori francesi riuniti all’Eliseo per il tradizionale discorso di inizio anno ha lanciato un messaggio sul ruolo della Francia e dell’Europa nello scenario internazionale, affermando: «Noi rifiutiamo il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo, ma rifiutiamo anche il vassallaggio e il disfattismo». Parole che arrivano dopo recenti tensioni globali, dal blitz in Venezuela alle dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Macron ha rivendicato il percorso intrapreso negli ultimi anni, sostenendo che «quello che siamo riusciti a fare per la Francia e in Europa è andato nella giusta direzione. Più autonomia strategica, meno dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina», ribadendo al tempo stesso la necessità di «reinvestire nell’Onu, sarebbe assurdo non farlo».

Macron: «Cina e Usa sembrano intenzionate a dividersi il mondo tra loro»

Nel suo discorso, il capo dell’Eliseo ha denunciato un contesto internazionale segnato dalla «legge del più forte», che alimenta timori e incertezze: «Ogni giorno la gente si chiede se la Groenlandia sarà invasa, se il Canada sarà minacciato di diventare il 51° stato degli Stati Uniti o se Taiwan sarà ulteriormente circondata». Macron ha descritto un mondo «sempre più disfunzionale», in cui le grandi potenze, Stati Uniti e Cina in primis, mostrano «una reale tentazione di dividersi il mondo tra loro». Secondo il presidente francese, Washington si starebbe «progressivamente allontanando» da alcuni alleati e dalle regole internazionali, mentre nelle relazioni diplomatiche si manifesta una crescente «aggressione neo-coloniale». Un’evoluzione che, a suo avviso, coincide con il fatto che «Le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente» e che spinge il sistema globale verso «un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di spartirsi il pianeta».

Morte Matilde Baldi, arrestato il conducente della Porsche

È stato arrestato con l’accusa di tentato inquinamento delle prove Franco Vacchina, commerciante di pneumatici di 64 anni, già indagato per l’incidente stradale costato la vita a Matilde Baldi. L’uomo è stato sorpreso mentre si introduceva nel deposito dove si trova la sua Porsche, sottoposta a sequestro giudiziario dopo lo schianto avvenuto l’11 dicembre sull’autostrada Asti-Cuneo. Secondo la procura di Asti, quel comportamento avrebbe potuto compromettere elementi utili alle indagini, motivo per cui è stato disposto l’arresto e la misura dei domiciliari. Vacchina è accusato di omicidio stradale. Per la stessa vicenda è indagato anche Davide Bertello, 47 anni, che deve rispondere di cooperazione colposa.

La dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Matilde Baldi

L’incidente risale a poco dopo le 20.30 dell’11 dicembre, nel tratto dell’A33 nei pressi di Revigliasco d’Asti. Matilde Baldi, 20 anni, studentessa universitaria di Economia e barista ad Asti, viaggiava come passeggera su una Fiat 500 condotta dalla madre, Elvia Pia, quando l’auto è stata tamponata violentemente dalla Porsche guidata da Vacchina, che secondo gli inquirenti procedeva a una velocità di circa 212 chilometri orari e potrebbe essersi lanciata in una sfida con un’altra vettura. L’impatto ha scaraventato l’utilitaria in aria: la giovane ha riportato gravissime lesioni alla testa ed è morta cinque giorni dopo all’ospedale di Alessandria, mentre la madre è rimasta seriamente ferita al volto ed è tuttora in cura.

Femminicidio Aurora Livoli, l’uomo fermato ha confessato

L’uomo fermato per il femminicidio di Aurora Livoli, la 19enne trovata morta in un cortile a Milano, ha confessato. Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, interrogato nel carcere di San Vittore dal pm Antonio Pansa e dalla collega Letizia Mannella, ha ammesso di aver ucciso la ragazza e di aver abusato di lei. A riferirlo è stato il suo legale, l’avvocato Massimiliano Migliara. Secondo quanto riportato da Ansa, il 57enne ha riferito di non essersi reso conto di averla uccisa e che pensava «fosse assopita». Lo avrebbe fatto soltanto il giorno dopo. Per il legale: «Il procedimento era meramente indiziario, ne abbiamo avuto conferma nel momento dell’interrogatorio, quindi questa tecnicamente questa è una confessione di cui si dovrà tener conto».

Crans-Montana, fissato un nuovo interrogatorio dei titolari del Constellation

Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari francesi del locale Le Constellation di Crans-Montana in cui la notte di Capodanno hanno perso la vita in un incendio 40 ragazzi (e sono rimasti feriti in 116), saranno sentiti ancora dalle ore 8 di venerdì 9 gennaio dai procuratori di Sion incaricati del caso. La magistratura del Canton Vallese ha aperto il 3 gennaio un’indagine per omicidio colposo, lesioni e incendio doloso colposo nei confronti dei due: nonostante il pesantissimo bilancio del rogo, in cui sono morti anche sei ragazzi italiani, in virtù della legge svizzera non sono stati messi in custodia cautelare. Secondo le informazioni ottenute dall’emittente Bfmtv, le nuove udienze riguarderanno «la situazione economica personale» della coppia (condividono quattro società, di cui sono titolari al 50 per cento) e non l’incendio, anche se al vaglio degli inquirenti c’è un video di una telecamera di sorveglianza in cui si vedrebbe Maric, rimasta ustionata a un braccio, fuggire con la cassa. L’avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime, ha detto di sperare che questa sia l’occasione per porre i due proprietari del locale in custodia cautelare.

Eredità Agnelli, formalizzata l’imputazione per John Elkann

La Procura di Torino ha formalizzato l’imputazione nei confronti di John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero nell’ambito dell’indagine sull’eredità Agnelli. L’accusa riguarda presunte dichiarazioni fiscali infedeli e non l’ipotesi di truffa, con riferimento a due annualità per le quali in precedenza i magistrati avevano chiesto l’archiviazione. Le contestazioni si riferiscono alle dichiarazioni dei redditi presentate dopo la scomparsa di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Sul piano procedurale si tratta di una richiesta di rinvio a giudizio, che dovrà ora essere valutata dal giudice nelle prossime settimane.

Fissata per l’11 febbraio l’udienza per la messa alla prova

La formulazione dell’accusa segue l’ordine emesso il 15 dicembre, che aveva disposto la cosiddetta imputazione coatta nei confronti di Elkann e Ferrero. I reati fiscali contestati sono quelli ritenuti non assorbiti dall’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, per la quale il procedimento prosegue separatamente. È fissata per l’11 febbraio l’udienza sulla richiesta di messa alla prova avanzata da John Elkann, che nel frattempo ha versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. Disposta invece l’archiviazione integrale per Ginevra Elkann, Lapo Elkann e per il notaio Urs Robert von Gruenigen, come richiesto dalla Procura.

Yemen, il leader separatista è fuggito negli Emirati Arabi Uniti

Aidaros al-Zubaidi, leader dei separatisti yemeniti estromesso dall’esecutivo con l’accusa di «alto tradimento», è fuggito negli Emirati Arabi Uniti. Lo riferisce la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, descrivendo nei dettagli la rocambolesca fuga di Al-Zubaidi, iniziato in barca da Aden verso il porto di Berbera, in Somaliland, e proseguita poi su un aereo che ha fatto scalo a Mogadiscio (Somalia) «sotto la supervisione di ufficiali emiratini», per poi atterrare in un aeroporto militare di Abu Dhabi. Al-Zubaidi, capo del Consiglio di Transizione Meridionale, nella serata del 7 gennaio avrebbe dovuto recarsi nella capitale saudita Riad per colloqui volti a porre fine al conflitto nello Yemen.

Lodo Mondadori, la decisione della Cedu

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto sui punti centrali i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e da Fininvest in relazione alla lunga vicenda giudiziaria del «lodo Mondadori». Le decisioni di Strasburgo hanno stabilito che nei procedimenti italiani non vi è stata violazione né del principio di presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio, né del diritto a un equo processo per la società del gruppo, così come non è stato leso il diritto alla proprietà privata in riferimento alle somme riconosciute alla Cir di Carlo De Benedetti. L’unico profilo accolto riguarda la mancata motivazione della Corte di Cassazione sulla condanna alle spese processuali, quantificate in circa 900 mila euro.

Il legale di Fininvest: «Non è stata colta la fondatezza dei nostri ricorsi»

L’avvocato Andrea Saccucci di Fininvest: «Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi. Restiamo profondamente convinti di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza, in quanto le sentenze italiane che in sede civile hanno deciso il risarcimento alla Cir hanno affermato fosse colpevole, mentre in sede penale era stato prosciolto già in udienza preliminare». Il legale ha inoltre sottolineato che «Non è un caso che la decisione della Corte sul punto non sia stata unanime e che un giudice del collegio abbia espresso un’opinione dissenziente», ribadendo la posizione della società sul fronte risarcitorio: «Quanto alla Fininvest, restiamo convinti, in base alle regole consolidate della legge italiana, che le pretese di Cir al risarcimento non fossero in alcuna misura ammissibili. Ci riserviamo ogni più approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso dinanzi alla Grande Camera della Corte».

L’iter processuale nel corso degli anni

Per il resto, la Cedu ha ritenuto conforme ai parametri europei l’esito della causa civile che, attraverso tre gradi di giudizio tra il 2009 e il 2013, aveva condannato Fininvest a versare complessivamente circa 560 milioni di euro, tra capitale, interessi e spese, alla Cir, allora editrice di Repubblica. Il risarcimento era stato riconosciuto per i danni derivanti dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 aveva inciso sull’esito dello scontro tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, all’epoca la principale casa editrice italiana. In particolare, il 24 gennaio 1991 la Corte d’Appello civile di Roma, con una sentenza redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò il cosiddetto «lodo Mondadori», ossia la decisione arbitrale del 1988 che aveva inizialmente dato ragione a De Benedetti nella controversia sugli accordi con la famiglia Formenton. Successivamente, però, le indagini dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e una serie di sette processi penali celebrati tra il 1996 e il 2007 accertarono in via definitiva che l’annullamento del lodo era stato ottenuto tramite corruzione. In cambio della sentenza del 1991, l’avvocato Cesare Previti, insieme ai legali Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, fece recapitare al giudice Metta 400 milioni di lire in contanti, provenienti da fondi Fininvest trasferiti su conti esteri. Per la corruzione in atti giudiziari, le sentenze definitive del 13 luglio 2007 condannarono Metta a 2 anni e 9 mesi di reclusione e Previti a 18 mesi, pene aggiuntive rispetto a quelle già inflitte nel procedimento Imi-Sir.

Dal clima ai migranti: Trump ritira gli Usa da 66 organizzazioni internazionali

Nella serata di mercoledì 7 gennaio Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il trattato, sottoscritto nel 1992 a Rio de Janeiro da 197 Paesi e dall’Unione europea, costituisce il riferimento giuridico per tutti i negoziati multilaterali sul contenimento del riscaldamento globale e ha rappresentato il primo riconoscimento formale, a livello mondiale, della necessità di ridurre le emissioni di gas serra.

Sono 66 organizzazioni al quale la Casa Bianca ha sospeso il sostegno

Il passo indietro sul clima rientra in una scelta più ampia che riguarda il rapporto di Washington con la cooperazione internazionale. Con un messaggio diffuso sui propri canali social, Trump ha reso nota la firma di un memorandum presidenziale che sospende il sostegno statunitense a 66 organizzazioni, agenzie e commissioni internazionali, 31 delle quali riconducibili al sistema delle Nazioni Unite. L’elenco, pubblicato sul sito ufficiale della Casa Bianca dopo una revisione interna su partecipazione e finanziamenti, comprende numerosi organismi attivi su clima, lavoro e migranti, ambiti che l’Amministrazione ha classificato come legati a politiche di diversità e iniziative definite «woke». Tra le strutture coinvolte figurano anche enti non direttamente collegati all’Onu, come il Partnership for Atlantic Cooperation, l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance e il Global Counterterrorism Forum.

Rubio: «Enti dominati da ideologie progressiste distaccate dagli interessi nazionali»

Tra i nomi presenti nella lista compaiono inoltre l’Ipcc, principale organismo scientifico delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’International Renewable Energy Association e l’International Union for Conservation of Nature, oltre a realtà come il Carbon Free Energy Compact, l’Università delle Nazioni Unite, l’International Tropical Timber Organization e altri organismi tecnici e culturali. A motivare la scelta è stato il Segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui «Ciò che è iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura di governance globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali». Il ritiro dall’Unfccc rappresenta l’ultimo atto di un percorso che negli anni ha già portato gli Stati Uniti a sospendere o ridurre il sostegno a enti come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unrwa, il Consiglio Onu per i diritti umani e l’Unesco.

Raid russi a Dnipropetrovsk, più di un milione di famiglie senza acqua e luce

Più di un milione di famiglie nella regione di Dnipropetrovsk, nell’Ucraina centrale, sono rimaste senza elettricità, acqua e riscaldamento dopo gli attacchi russi che nella notte hanno colpito le infrastrutture energetiche in diverse oblast’. Lo ha reso noto Oleksii Kuleba, vicepremier e ministro dello Sviluppo Comunitario e Territoriale ucraino, spiegando che «i lavori di riparazione sono in corso». Secondo quanto riportato dall’esercito di Kyiv, la Russia ha attaccato nelle regioni di Dnipropetrovsk, Kherson e Zaporizhzhia con missili e 97 droni, di cui 77 sono stati abbattuti dalle forze di difesa aerea. Almeno tre persone sono rimaste uccise e sette ferite. Nel mirino anche Kryvyj Rih, città natale di Volodymyr Zelensky, su cui i russi hanno lanciato uno dei più grandi attacchi combinati dall’inizio della guerra.

Barista ucciso nel Veneziano, c’è un fermo

Svolta nelle indagini sull’uccisione di Sergiu Tarna, il barista 25enni rinvenuto senza vita il 31 dicembre in un’area agricola della Malcontenta di Mira, nel territorio veneziano. Nella mattinata dell’8 gennaio, i carabinieri hanno eseguito un fermo: secondo quanto riportato da Gazzettino, il Corriere del Veneto e la Nuova Venezia, la persona sospettata sarebbe un agente della polizia locale di Venezia.  Il ritrovamento del corpo risale alla tarda mattinata dell’ultimo giorno dell’anno, quando Tarna fu notato a terra tra l’erba secca dei campi lungo via Pallada, a breve distanza dal Naviglio del Brenta. Il giovane indossava ancora la divisa da lavoro da cameriere e aveva con sé i documenti e alcuni effetti personali. Sul capo era presente una ferita riconducibile a un colpo d’arma da fuoco alla tempia, elemento che fin da subito ha indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di un omicidio.

Migliaia di persone in strada contro l’ICE dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis

Migliaia di persone stanno protestando in diverse città degli Stati Uniti dopo l’uccisione di Renee Nicole Macklin Good, 37 anni, colpita a morte da un agente dell’ICE mercoledì a Minneapolis, durante una vasta operazione dell’agenzia federale per l’immigrazione. Nella città del Minnesota centinaia di persone si sono riunite già poche ore dopo la sparatoria: manifestazioni si sono poi tenute a Chicago, New York, Detroit, San Francisco, Seattle e Boston. Secondo le ricostruzioni e i video circolati online, Macklin Good – cittadina americana, madre di tre figli – si trovava in auto su una strada innevata quando ha incontrato un gruppo di agenti dell’ICE impegnati nei raid. Nel video si vede l’auto cercare di allontanarsi mentre un agente era vicino al finestrino: l’uomo ha immediatamente estratto l’arma e sparato al volto della donna. Non ci sono agenti feriti.

Migliaia di persone in strada contro l’ICE dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis
Una manifestazione contro l’ICE a New York dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis (Ansa).

L’amministrazione Trump accusa la donna di «un atto di terrorismo interno»

Dopo la sparatoria il governo ha difeso la condotta dell’ICE. In una conferenza stampa, Tricia McLaughlin, portavoce del Dipartimento per la Sicurezza interna, ha affermato che gli agenti stavano «conducendo operazioni mirate» quando un gruppo di «rivoltosi» avrebbe bloccato la strada. Secondo la sua ricostruzione, una donna avrebbe tentato di investire gli agenti «nel tentativo di ucciderli», «usando la sua auto come un’arma». A quel punto, ha detto McLaughlin, un agente che «temeva per la propria vita» ha sparato per difendersi e per proteggere i colleghi, uccidendo la donna. La versione è stata ribadita dalla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, che ha definito l’episodio un «atto di terrorismo interno» contro l’ICE. Anche Donald Trump è intervenuto con un post su Truth Social, parlando di una «agitatrice professionista» tra i presenti e ha sostenuto che la donna alla guida «ha investito in modo violento, volontario e brutale l’agente dell’ICE». Una versione, però, smentita dal video.

Per il sindaco di Minneapolis la ricostruzione della Casa Bianca è una «stronzata»

La versione del governo è stata respinta dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che ha definito la ricostruzione una «stronzata»: ha detto che i video non mostrano un’auto usata come arma e ha chiesto all’ICE di «andarsene da Minneapolis». La polizia locale ha annunciato un’indagine con l’FBI e le autorità statali. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha parlato di «propaganda» dell’amministrazione Trump e promesso un’inchiesta completa su quanto accaduto. Ha inoltre attivato il centro operativo di emergenza, chiedendo proteste pacifiche. La vicepresidente Kamala Harris ha accusato il governo di «gaslighting», cioè di manipolare i fatti, chiedendo un’indagine statale imparziale. Sul caso è intervenuto anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha condannato i raid come «crudeli e disumani».

Minneapolis, agente dell’ICE spara e uccide una donna in auto

Una donna è stata uccisa nel corso di una massiccia operazione della United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) a Minneapolis. La vittima, moglie di un importante attivista, avrebbe tentato di speronare con la sua auto le forze dell’ordine impegnate nella zona di Powerhorn, quartiere residenziale della città del Minnesota. In un video si vede un agente sparare a bruciapelo attraverso il finestrino della vettura, mentre la donna stava tentando di allontanarsi al volante della vettura.

La versione del Dipartimento della Sicurezza Interna

Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha affermato che la donna «ha usato la sua auto come un’arma, cercando di uccidere» agenti federali che stavano conducendo «un’azione mirata». Un «atto di terrorismo interno», ha spiegato la Homeland Security: «L’agente dell’ICE, temendo per la sua vita, quella dei suoi colleghi e per l’incolumità pubblica, ha sparato per difendersi. Sfruttando il suo addestramento ha salvato la vita a se stesso e ai suoi colleghi».

Il Venezuela avvia negoziati con gli Stati Uniti sul petrolio

Il Venezuela ha avviato ufficialmente un negoziato con gli Stati Uniti sulla fornitura di petrolio. È quanto si legge in un comunicato della compagnia statale Pdvsa (Petróleos de Venezuela, S.A.). Il processo, spiega la nota, «si sta svolgendo secondo accordi simili a quelli in vigore con aziende internazionali, come Chevron, e si basa su una transazione strettamente commerciale, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e reciproco vantaggio». Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha riferito che i leader venezuelani ad interim hanno chiesto che il carico di petrolio sequestrato sulla nave Sophia, abbordata nel Mar dei Caraibi, faccia parte dell’accordo: «Sanno che l’unico modo per trasportare greggio e generare entrate senza andare incontro al collasso economico è collaborare con noi». Parlando a un evento a Miami il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha affermato che «gli Usa devono controllare a tempo indeterminato le vendite e i ricavi petroliferi del Venezuela» per promuovere i cambiamenti che desiderano vedere nel Paese sudamericano.