Iran, l’allarme dei media: «Incursioni dei pasdaran a casa dei manifestanti uccisi»

Secondo quanto riferito da Iran International, emittente televisiva dei dissidenti iraniani con base a Londra, le forze di sicurezza in abiti civili e membri delle Guardie rivoluzionarie avrebbero compiuto operazioni mirate contro le abitazioni dei familiari delle persone uccise durante le proteste nell’area orientale di Teheran. L’emittente parla di irruzioni condotte con modalità intimidatorie, durante le quali sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco, rivolti insulti e saccheggiate le case. Sempre stando alla stessa fonte, ai parenti delle vittime sarebbe stato imposto di recuperare i corpi prima dell’alba e di procedere a sepolture rapide e riservate, con l’avvertimento che i costi delle munizioni utilizzate sarebbero stati addebitati alle famiglie.

La magistratura iraniana: «Ricostruzioni fornite dai media legati ai servizi israeliani»

Le notizie diffuse da Iran International sono state però respinte dalla magistratura iraniana, che ha smentito in particolare il bilancio di circa 12 mila morti attribuiti alla recente ondata di disordini. Le autorità giudiziarie, citate dal Teheran Times, definiscono tali informazioni «false e manipolate». In una nota diffusa dal centro media del potere giudiziario, organo ufficiale della magistratura, le ricostruzioni dell’emittente vengono attribuite a quelli che vengono indicati come «media legati ai servizi israeliani» e bollate come «una menzogna assoluta».

Groenlandia, botta e risposta von der Leyen-Trump

Nel giorno dell’incontro a Washington tra JD Vance e Lars Løkke Rasmussen, rispettivamente vice presidente USA e ministro degli Esteri danese, il dibattito sulla Groenlandia, che sarà rappresentata dalla ministra groenlandese Vivian Motzfeldt, si è acceso. I protagonisti del nuovo botta e risposta sono stati Donald Trump e Ursula von der Leyen. Il tycoon su Truth ha scritto che gli Stati Uniti avrebbero bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. Ha spiegato che è «vitale per il Golden Dome», il sistema per la difesa missilistica che difende il territorio americano. E ha aggiunto: «La Nato dovrebbe farci da apripista per ottenerla. Se non lo facciamo noi, lo faranno la Russia o la Cina, e questo non accadrà».

Von der Leyen: «La Groenlandia è del suo popolo»

Von der Leyen, però, ha affermato con forza l’indipendenza dell’isola. La presidente della Commissione Ue ha spiegato: «La Groenlandia appartiene al suo popolo. Siamo in costante contatto con il governo danese. Come secondo punto, la Groenlandia è parte della Nato, e noi sappiamo che la Nato integra i differenti interessi dei suoi Alleati. Per me è importante che la Groenlandia sappia che noi rispettiamo la volontà dei suoi abitanti». Una risposta chiara che va di pari passo con quella di Troels Lund Poulsen, ministro della Difesa danese. La Danimarca «rafforzerà» la propria presenza militare in Groenlandia «ma ci concentreremo anche maggiormente all’interno della Nato su più esercitazioni e una maggiore presenza della Nato nell’Artico».

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Barman ucciso dal vigile urbano, arrestato il presunto complice

Un 38enne residente a Spinea (Venezia) è stato arrestato perché ritenuto responsabile, in concorso, dell’omicidio di Sergiu Tarna, il barman moldavo 25enne freddato con un colpo di pistola alla tempia in un campo agricolo di Malcontenta di Mira da Riccardo Salvagno, 40enne agente della polizia locale di Venezia, che è già in carcere da dieci giorni. Si tratta dell’uomo ripreso dalle telecamere la sera del 30 dicembre che, sotto minaccia di una pistola di Salvagno, costringeva Tarna a salire in auto con lui.

L’amico che vive a Tenerife conferma la versione del ricatto sessuale data da Salvagno

In un’intervista al Gazzettino, l’amico che ha ospitato Salvagno per una notte a Tenerife, dove l’omicida era fuggito dopo il delitto, ha confermato la versione data dal vigile, che ha raccontato di un ricatto sessuale da parte di Tarna. Il barman, ha spiegato Salvagno, sarebbe stato in possesso di un video lo si vedeva fare sesso con un uomo e lo aveva usato per ricattarlo. Ma il video, di cui anche altri amici comuni avevano sentito parlare, non è stato ancora individuato. E nemmeno l’arma del delitto. L’omicida, dopo una breve permanenza alle Canarie, è stato poi arrestato a Venezia, dove era rientrato passando da Madrid.

Ucraina, perquisita l’ex premier Yulia Tymoshenko

L’ex premier ucraina Yulia Tymoshenko ha denunciato una perquisizione notturna nella sede del suo partito, avvenuta dopo l’annuncio da parte delle autorità di un’ampia indagine sulla corruzione. Figura centrale della Rivoluzione Arancione del 2004 e a capo del governo in due diversi mandati tra il 2005 e il 2010, Tymoshenko è accusata di offerto ai parlamentari benefici in cambio del voto a determinati progetti di legge. La leader di Batkivshchyna, che nel 2019 si era candidata contro Zelensky alle presidenziali e più volte si è scontrata con lui durante il suo mandato, ha riferito che nelle ultime ore i locali del partito sono stati oggetto di controlli da parte degli organi anticorruzione.

Tymoshenko: «Qualcuno vuole fare piazza pulita tra gli avversari»

Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, durante l’operazione sarebbe stato sequestrato «denaro contante in valuta americana». La stessa Tymoshenko ha raccontato su Facebook quanto accaduto: «Oltre trenta uomini armati fin ai denti, senza presentare alcun documento, hanno di fatto sequestrato l’edificio e preso in ostaggio i dipendenti. Non hanno trovato nulla e quindi mi hanno semplicemente portato via i telefoni di lavoro, i documenti parlamentari e i risparmi personali, le cui informazioni sono pienamente riportate nella dichiarazione ufficiale. Respingo categoricamente tutte le accuse. Sembra che le elezioni siano molto più vicine di quanto sembrassero. E qualcuno ha deciso di iniziare a fare piazza pulita tra gli avversari». Intervenendo in Parlamento, Tymoshenko ha aggiunto che le perquisizioni sono iniziate alle 21.30 del 13 gennaio, mentre si trovava da sola nell’edificio, che gli investigatori sono arrivati a bordo di cinque autobus senza un provvedimento del tribunale, le hanno impedito di contattare un avvocato e hanno esteso i controlli anche agli uffici del deputato Serhiy Vlasenko, suo storico legale.

Venezuela, riaperti i pozzi petroliferi dopo l’embargo Usa

La riapertura di parte dei pozzi petroliferi venezuelani segna una svolta dopo mesi di stop legati alle sanzioni statunitensi. Pdvsa, il colosso energetico controllato dallo Stato, ha rimesso in funzione impianti rimasti inattivi durante l’embargo, consentendo la ripartenza delle spedizioni di greggio già in questa settimana. Nelle ultime ore hanno lasciato i porti del Paese almeno due superpetroliere, ciascuna con un carico di circa 1,8 milioni di barili. Fonti citate da Reuters collegano queste partenze a un’intesa tra Caracas e Washington che prevede un volume complessivo di forniture fino a 50 milioni di barili.

Lo stop forzato con l’unica eccezione di Chevron

La ripresa arriva dopo un lungo periodo di quasi totale paralisi dell’export, che aveva messo in evidenza le difficoltà strutturali dell’industria petrolifera venezuelana sotto la pressione degli Stati Uniti. In questo scenario, l’unica eccezione era rappresentata da Chevron, autorizzata a operare con permessi speciali e con quantitativi ridotti destinati al mercato americano. Sul fronte giudiziario, intanto, il consiglio di amministrazione di Pdvsa designato dall’opposizione ha annunciato di aver presentato un ricorso contro la cessione di Citgo, la controllata statunitense della compagnia, vendita che era stata autorizzata dal Tribunale distrettuale del Delaware alla fine di novembre.

Alcuni membri del personale Usa invitati a lasciare la base in Qatar

Gli Stati Uniti hanno avvisato alcuni membri del personale di lasciare la base aerea Al Udeid dell’esercito americano in Qatar entro mercoledì sera. Lo riporta Reuters. Al Udeid è la più grande base statunitense in Medio Oriente, e ospita circa 10 mila truppe. «È un cambiamento di postura e non un’evacuazione ordinata», ha sottolineato uno dei diplomatici sentiti da Reuters. A giugno dell’anno scorso, circa una settimana prima che gli Stati Uniti lanciassero attacchi aerei sui siti nucleari dell’Iran, alcuni membri del personale e delle famiglie erano stati trasferite dalle basi statunitensi in Medio Oriente. Nelle ore scorse l’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che attaccherà le basi americane in Medio Oriente in caso di un intervento di Washington, dopo che Donald Trump ha minacciato azioni militari contro Tehran in risposta alla repressione violenta delle manifestazioni in corso da oltre due settimane. L’Iran ha comunicato ai Paesi della regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei Paesi potrebbero essere attaccate. L’Arabia Saudita ha chiuso il proprio spazio aereo ai jet degli Stati Uniti per scoraggiare un intervento militare.

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri

Luciano Manzalini, membro dei Gemelli Ruggeri, è morto all’età di 74 anni. Il «secco», come era soprannominato durante gli show, si trovava nella Villa Paola di Bologna. A darne notizia è stato l’altra metà del duo, Eraldo Turra, con un omaggio sui social: «Luciano se n’è andato, povero amico amico mio». Formatisi nel 1979, i Gemelli Ruggeri hanno attraversato con il loro umorismo degli Anni 80, arrivando fino al nuovo millennio e facendo ridere con i loro sketch generazioni di appassionati sia a teatro sia in televisione. «Ci conoscevamo dal 1978», ha raccontato Turra al Resto del Carlino. «Ci siamo incontrati a uno spettacolo del Centro civico Mazzini e poi, dopo qualche stage, abbiamo iniziato con il teatro di strada e ricerca, sempre virato alla comicità».

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri
I Gemelli Ruggeri (da Facebook).

Chi era Luciano Manzalini, comico dei Gemelli Ruggeri

Nato a Milano il primo gennaio 1952, Luciano Manzalini è stato un attore, comico, autore e scrittore. Laureato in Chimica, da dilettante aveva iniziato negli Anni 70 al Centro Teatrale Roselle, dove nacque il gruppo Gran Pavese Varietà di Bologna con alcuni dei volti comici più incisivi del periodo tra cui Syusy Blady, Patrizio Roverso e Freak Antoni. Consacratosi con i Gemelli Ruggeri, vestiva i panni di uno stralunato e demenziale Stanlio, mentre Eraldo Turra si calava nei panni di un novello Ollio. Il loro successo si è consolidato negli Anni 80 grazie alla televisione, tra cui la partecipazione al programma i Mixerabili su Rai 2 condotto da Gianni Minà. Poi il passaggio sotto l’ala di Antonio Ricci con Drive In nel 1983 e Lupo Solitario quattro anni dopo, dove hanno impersonato gli improbabili corrispondenti della tv di Stato di Croda, immaginario Paese dell’Europa dell’Est.

Seguirono poi anche diversi lavori per il cinema. Nel 1987 i Gemelli Ruggeri debuttarono sul grande schermo con Notte italiana di Carlo Mazzacurati, seguito da Mortacci di Sergio Citti e Affari speciali di Felice Farina. Attirarono persino l’attenzione di Federico Fellini, che come ricorda il Corriere li scritturò per il suo film del 1989 La voce della luna. In carriera, Luciano Manzalini aveva pubblicato con Pendragon alcuni libri come L’amore svenuto, raccolta di brevi poesie, e La felicità è un caso da risolvere intriso di aforismi. Alcuni anni fa era stato colpito da un ictus. «Era una persona schiva», ha raccontato Turra. «Non si può dire che non amasse stare sotto i riflettori: aveva uno sguardo ironico sulla vita, capace di guardare le cose in modo diverso».

L’omaggio del sindaco di Bologna Lepore: «Lascia un grande vuoto in città»

«Luciano Manzalini è stato un artista eclettico e una presenza importante a Bologna che lascia un grande vuoto in città», ha dichiarato il sindaco Matteo Lepore. «Dotato di un umorismo surreale, sottile e raffinato, da vero uomo di spettacolo ha saputo spaziare dal cinema al teatro, alla televisione, segnando gli anni d’oro del cabaret bolognese e nazionale con gli straordinari Gemelli Ruggeri, in coppia con Eraldo Turra. Ai suoi cari va il nostro più sincero affetto. Ricordarlo per noi sarà tornare inevitabilmente a sorridere, pensando agli infiniti sketch e alle risate che ha saputo donarci, vera e preziosa eredità che lascia un grande comico».

Bloomberg: Witkoff e Kushner presto a Mosca per un nuovo incontro con Putin

Steve Witkoff e Jared Kushner, che sono già stati al Cremlino a inizio dicembre, potrebbero recarsi a breve a Mosca per un nuovo incontro con Vladimir Putin. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione, secondo cui la visita dell’inviato speciale della Casa Bianca e del genero di Donald Trump sarebbe prevista entro la fine di gennaio. I tempi, spiega Bloomberg, potrebbero slittare a causa della situazione in Iran e anche perché non è chiaro quanto Putin possa essere interessato a un nuovo confronto con negoziatori americani. La Casa Bianca ha dichiarato che al momento non è in programma alcun incontro, mentre il Cremlino non ha risposto a una richiesta di commento.

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale intervistato da Repubblica ribadisce il no della Regione al dimensionamento scolastico richiesto dal governo, spiegando le ragioni che hanno portato al rifiuto dell’accorpamento di 17 scuole su 532 e al successivo commissariamento dell’Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, deciso dopo il confronto con l’esecutivo e con il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara: «In generale reputo sbagliata la scelta di tagliare il numero di autonomie scolastiche», ha detto de Pascale, «ma come presidente di Regione, nell’ottica di una corretta collaborazione istituzionale, tutti i giorni do attuazione a scelte politiche che non condivido. Io come Regione sono chiamato a contenere i danni. Ma qui non condividevo il principio e nemmeno l’attuazione».

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»
Giuseppe Valditara (foto Imagoeconomica).

De Pascale ricorda che la misura, introdotta dal governo Draghi e confermata dall’esecutivo Meloni, rischia di svuotare la partecipazione nella scuola: «Disinvestire sulle autonomie scolastiche, arrivare ad avere scuole da 2 mila alunni è per me iniquo. Ma Valditara ha avvallato il provvedimento. Io sono stato in consiglio di istituto e se il numero degli studenti è troppo elevato si frena la partecipazione di famiglie, del collegio dei docenti, delle relazioni sindacali: ne soffre la vita democratica della scuola, che è un luogo di partecipazione. L’autonomia scolastica è stata una grande conquista».

De Pascale: «Siamo i più virtuosi e i più penalizzati»

Sul piano tecnico la Regione contesta l’assenza di motivazioni e i criteri applicati. «Ci siamo rifiutati di dare seguito al dimensionamento scolastico perché è stata una scelta univoca non motivata. Sono sei mesi che pretendiamo chiarimenti». De Pascale sottolinea che le scuole emiliano-romagnole superano la soglia ministeriale di 938 alunni per autonomia, con una media di 998, e che in base al meccanismo premiale spetterebbero più istituti e non tagli. «Siamo i più virtuosi e siamo i più penalizzati». La Regione aveva proposto di ridurre solo sei scuole, ma la scelta è stata tra l’accorpamento di 17 istituti o il commissariamento. Sulle pressioni europee replica: «Bisognava rinegoziare con l’Europa», definendo «una follia» la possibilità di ampliare nuovamente le scuole dopo il 2026. Conclude sul commissario ad acta: «Ognuno si assume le sue responsabilità. Si tratta di un provvedimento iniquo del centrodestra, le famiglie sapranno chi lo ha firmato. Io difendo la scuola pubblica e il dimensionamento è uno svilimento dell’autonomia scolastica, che porterà con sé tagli. Abbiamo avuto garanzie sull’occupazione, ma gli organici saranno comunque ridotti».

La Cina ordina alle proprie aziende di non usare software di sicurezza di Stati Uniti e Israele

Le autorità cinesi hanno ordinato alle aziende nazionali di smettere di utilizzare software per la cybersicurezza sviluppati da circa una dozzina di società statunitensi e israeliane, citando motivi di sicurezza nazionale. Lo riferiscono a Reuters due persone informate sui fatti. Tra le aziende coinvolte figurano Broadcom, attraverso la controllata VMware, Palo Alto Networks e Fortinet per gli Stati Uniti, e Check Point Software Technologies per Israele. Le autorità di Pechino temono che questi software possano raccogliere e trasferire all’estero informazioni sensibili, esponendo aziende e infrastrutture a rischi di sicurezza. Non è chiaro quante imprese cinesi abbiano ricevuto la direttiva. La misura si inserisce nel contesto della crescente rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni Pechino ha intensificato gli sforzi per sostituire tecnologie occidentali con alternative domestiche, non solo nei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale, ma anche nelle infrastrutture informatiche di base.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda

Al via la missione in Asia di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio è in volo per l’Oman, prima tappa del viaggio che la porterà successivamente in Giappone e poi in Corea del Sud, prima del ritorno in Italia. Gli incontri in agenda e i temi sul tavolo.

Prima tappa in Oman, per un bilaterale con il sultano

In Oman è in programma un incontro bilaterale con il sultano Haitham bin Tarik al Said, presso la residenza reale Al Baraka Palace. La premier e il sultano tornano a vedersi dopo il bilaterale del 3 dicembre in Bahrein, tenutosi a margine del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Al centro del colloquio l’ampliamento della cooperazione nei settori della difesa, giustizia, cultura, istruzione, ricerca, sport e politiche sociali. Sil tavolo anche i principali dossier regionali, su tutti Yemen e Iran.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Haitham bin Tarik al Said (Ansa).

Il 16 gennaio vertice con la premier giapponese Takaichi

Conclusa la tappa in Oman, Meloni il 15 gennaio (giorno del suo 49esimo compleanno) volerà a Tokyo, dove il giorno successivo gennaio è previsto il bilaterale con l’omologa giapponese Sanae Takaichi, conservatrice come lei e fresca di insediamento. Meloni e Takaichi adotteranno una Dichiarazione congiunta che eleverà i rapporti bilaterali a Partenariato Strategico Speciale, definendo impegni concreti per accelerare il Piano d’Azione Italia-Giappone 2024-2027, in continuità con il rafforzamento delle relazioni avviato nel 2023 con l’allora primo ministro Fumio Kishida. Il Giappone è il terzo partner commerciale dell’Italia in Asia.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Sanae Takaichi e Lee Jae-myung (Ansa).

Il 19 gennaio Meloni vedrà il presidente sudcoreano Lee

Il 19 gennaio Meloni sarà a Seul, dove incontrerà Lee Jae-myung, presidente della Corea del Sud. Come per Takaichi, si tratta della prima visita di un leader europeo dall’insediamento del capo di Stato. Il colloquio verterà sui rapporti politici, economici e industriali tra i due Paesi: la Corea del Nord rappresenta il quarto partner commerciale dell’Italia in Asia. Al termine del bilaterale, ci sarà la firma di diverse intese: un memorandum sulla prevenzione e gestione delle calamità naturali, un accordo per rafforzare la cooperazione industriale nel settore dei semiconduttori e un accordo sul patrimonio culturale.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre

La polizia ha eseguito arresti nei confronti di alcuni giovani torinesi individuati come figure centrali nei violenti episodi verificatisi in città durante le manifestazioni a sostegno della Palestina del 3 ottobre 2025. L’operazione, coordinata dalla procura di Torino insieme alla procura per i minorenni, è stata denominata Riot e punta a fare luce sulle responsabilità legate ai disordini che avevano interessato diversi quartieri nel corso della giornata.

Gli scontri nella giornata del 3 ottobre

Quel giorno a Torino si erano svolti più cortei in occasione dello sciopero generale promosso da Cgil e Usb, con decine di migliaia di partecipanti scesi in piazza anche in solidarietà con la Palestina e con la Global Sumud Flotilla. La manifestazione organizzata dai sindacati si era conclusa senza criticità, mentre altri gruppi avevano dato origine a scontri e atti vandalici. Le prime tensioni si erano registrate nell’area delle Ogr, dove era in corso l’Italian Tech Week alla presenza, tra gli altri, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del fondatore di Amazon Jeff Bezos.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre
I danneggiamenti all’Ogr di Torino (Ansa).

Successivamente alcuni gruppi antagonisti si erano diretti verso la sede della Leonardo a Collegno, lungo corso Francia, dando vita a un confronto con le forze dell’ordine durato circa un’ora e provocando danni all’esterno dell’azienda e nel parcheggio riservato ai dipendenti. In serata si erano verificati ulteriori episodi nel centro cittadino: alla stazione di Porta Susa persone con il volto coperto avevano lanciato bottiglie e pietre contro la polizia, mentre la notte si era conclusa con nuovi disordini davanti alla Prefettura e in via Po, dove era stato danneggiato l’allestimento di Portici di Carta, la rassegna libraria prevista dal 4 ottobre.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione

È morta mercoledì mattina a Roma, all’età di 76 anni, Valeria Fedeli, sindacalista, ex senatrice del Partito democratico e ministra dell’Istruzione nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Ne danno notizia i suoi famigliari.

La carriera politica di Valeria Fedeli

Nata a Treviglio nel 1949, aveva iniziato il suo percorso nel sindacato, diventando una figura di rilievo della Cgil. Ha ricoperto incarichi di vertice fino a essere segretaria generale della Filtea-Cgil, la federazione dei lavoratori del tessile e dell’abbigliamento. Nel 2012 era stata anche vicepresidente di Federconsumatori. Nello stesso anno aveva lasciato il sindacato per dedicarsi all’impegno politico. Candidata con il Pd alle elezioni politiche del 2013, era stata eletta senatrice e successivamente vicepresidente del Senato. Tra gennaio e febbraio 2015 aveva presieduto temporaneamente l’aula del Senato, subentrando a Pietro Grasso. Nel 2016 la nomina a ministra dell’Istruzione, incarico mantenuto fino al 2018. Rieletta senatrice nello stesso anno, non era stata ricandidata alle politiche del 2022. Fedeli è stata anche tra le fondatrici del comitato femminista «Se non ora, quando?». Era sposata con Achille Passoni, sindacalista ed ex esponente del Pd.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione
Valeria Fedeli (Imagoeconomica).

Il ricordo dei colleghi

«Un male inesorabile e feroce ci ha portato via Valeria Fedeli», ha scritto Piero Fassino, ricordandola come una «donna coraggiosa, sempre in prima linea in ogni battaglia per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, delle donne, dei giovani, dei cittadini, credeva in una sinistra riformista capace di esprimere una cultura di governo». «Una donna intelligente, sensibile e molto lucida», dice citato dall’Adnkronos Matteo Renzi, che con un ricordo personale parla «dell’affetto con cui mi ha accompagnato sia negli anni del governo, quando era vicepresidente del Senato, sia negli ultimi anni. Era facile volerle bene ed era bello farlo».

Trump all’Iran: «Azioni molto forti se il governo impicca i manifestanti»

Tutti gli occhi sono puntati sulla Casa Bianca per vedere quali azioni Donald Trump potrebbe decidere di intraprendere contro l’Iran. Da giorni il presidente americano minaccia di intervenire contro la violenta repressione delle manifestazioni anti-regime, in corso da oltre due settimane. Martedì sera, in un’intervista alla Cbs, Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti reagiranno se il governo procederà con le esecuzioni capitali degli arrestati. Alla domanda sulle impiccagioni che, secondo diverse segnalazioni, potrebbero iniziare a breve, il presidente ha risposto: «Prenderemo misure molto forti. Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto forti».

Incitato a chiarire cosa intenda per “misure forti”, Trump ha richiamato il raid in Venezuela e l’uccisione nel 2019 del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi: «Vedremo come andrà a finire per loro. Non finirà bene». Poi, su Truth, il presidente ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «Continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Segnate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto è in arrivo». Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, nelle prime due settimane di proteste in Iran sono morte 2.571 persone, tra cui 2.403 manifestanti, 147 affiliati al governo e 12 minori. Gli arrestati sono oltre 18 mila.

LEGGI ANCHE: Trump e «l’aiuto in arrivo» per gli iraniani: cosa potrebbero fare gli Usa

L’Iran sta iniziano le condanne a morte

Nonostante le minacce americane, l’Iran ha annunciato l’intenzione di eseguire processi rapidi ed esecuzioni per sedare le proteste: «Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farla adesso. Se facciamo tardi, due o tre mesi dopo, non ha lo stesso effetto», ha detto il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che ha già trascorso cinque ore in un carcere di Teheran per esaminare i casi. Ha inoltre detto che i processi dovrebbero essere tenuti «in pubblico». Tra le prime imminenti esecuzioni di cui si ha notizia, c’è quella di Erfan Soltani, arrestato giovedì scorso a Karaj, una città nella periferia nord-occidentale di Teheran. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il gruppo ha detto che una fonte informata ha appreso l’11 gennaio che i funzionari avevano detto alla famiglia di Soltani che è stato condannato a morte. Soltani ha perso i contatti con i propri cari l’8 gennaio. Sul piano militare, il ministro della Difesa Aziz Nafizardeh ha avvertito che l’Iran «attaccherà le basi statunitensi» se verrà attaccato, promettendo una «risposta dolora».

I Clinton si sono rifiutati di testimoniare alla Camera sul caso Epstein

Bill e Hillary Clinton si sono rifiutati di testimoniare alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti sul caso-Epstein. L’ex presidente americano, che era stato amico del finanziere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019, non si è presentato all’audizione a porte chiuse davanti alla commissione di Vigilanza e lo stesso ha fatto l’ex segretaria di Stato. La convocazione dei Clinton era stata autorizzata da un voto bipartisan.

La lettera dei Clinton contro Comer

In una lettera pubblica, i Clinton hanno accusato il deputato James Comer, presidente della commissione di politicizzare l’indagine e di averli presi di mira, nonostante la coppia abbia già fornito tutte le informazioni di cui è in possesso: «Siamo certi che qualunque persona ragionevole, dentro o fuori dal Congresso, vedrà, sulla base di tutto ciò che renderemo pubblico, che quello che state facendo è cercare di punire quelli che considerate vostri nemici e proteggere quelli che ritenete vostri amici». Vista la reticenza dei Clinton, Comer aveva minacciato di procedere per oltraggio al Congresso, reato che potrebbe anche portare all’arresto: «Siete sul punto di paralizzare il Congresso per perseguire una procedura raramente usata, letteralmente concepita per portarci in prigione», hanno accusato i Clinton.

Cosa ha detto Crosetto sull’operazione Strade sicure

In un post su X, Guido Crosetto ha parlato di «inutili polemiche inventate», in merito all’operazione Strade sicure, che sta creando scintille nella maggioranza. Il ministro della Difesa, smentendo di voler cancellare il progetto, ha infatti sottolineando di aver «chiesto il rifinanziamento nell’attuale configurazione» e un implemento del numero dei Carabinieri. Crosetto ha poi illustrato il suo ‘piano’ per Strade sicure, operazione nata nel 2008: «Per spiegarlo in modo che sia comprensibile a tutti, la mia idea era ed è: 1) aumentare il numero delle persone che fisicamente presidiano i luoghi più pericolosi e complessi in Italia. 2) utilizzare i militari di Esercito, Marina ed Aeronautica senza toglierne anche solo uno, almeno finché non ci sarà un numero superiore di Carabinieri, neoassunti e formati proprio per questo impiego, pronti a sostituirli».

Trump attacca ancora Powell: «È corrotto o incompetente»

Donald Trump torna all’attacco del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, indagato dal Dipartimento di Giustizia per presunto abuso di fondi pubblici nei lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale Usa a Washington. «Beh, è fuori budget di miliardi di dollari. Quindi o Powell è incompetente, oppure è corrotto. Non so quale delle due, ma certamente non sta facendo un ottimo lavoro», ha detto il tycoon alla Casa Bianca, prima di partire per Detroit dove parteciperà a un evento. Al centro dell’inchiesta ci sono presunte irregolarità da parte di Powell nel riportare al Congresso la portata del progetto di ristrutturazione. Ma i contrasti tra i due nascono dalla richiesta inascoltata di Trump di ridurre i tassi di interesse.

Il papa andrà in Angola nel suo primo viaggio in Africa

Nel suo primo viaggio in Africa, che però non è stato ancora pianificato, papa Leone XIV visiterà l’Angola, Paese che fu colonia portoghese e dove oltre la metà della popolazione è di fede cattolica. Lo ha detto l’arcivescovo Kryspin Witold Dubiel, nunzio apostolico nella nazione dell’Africa meridionale. Il diplomatico ha confermato che il pontefice ha accettato gli inviti sia dei vescovi cattolici dell’Angola che del presidente João Lourenço. Tempi, itinerario e programma della visita sono in fase di definizione.

Morto il fumettista Scott Adams, creatore della striscia Dilbert

È morto il fumettista Scott Adams, creatore della popolare striscia Dilbert, ambientata in un ufficio e incentrata sui vari aspetti del lavoro impiegatizio, affrontati con ironia. Adams, che aveva 68 anni, combatteva da tempo contro un cancro alla prostata. «Purtroppo è venuto a mancare il grande influencer Scott Adams. Era una persona fantastica, che mi voleva bene e mi rispettava quando non era di moda farlo. Ha combattuto coraggiosamente una lunga battaglia contro una terribile malattia. Le mie condoglianze vanno alla sua famiglia e a tutti i suoi numerosi amici e ascoltatori. Ci mancherà davvero tanto. Dio ti benedica, Scott!», ha scritto su Truth Donald Trump, di cui Adams era un acceso sostenitore.

Le frasi razziste e la cancellazione della serie

Adams negli ultimi anni aveva fatto parlare di sé anche per le posizioni politiche estreme e per dichiarazioni offensive nei confronti delle minoranze. Nel 2023 le pubblicazioni di Dilbert erano state interrotte dopo alcune affermazioni razziste fatte da Adams sul suo canale YouTube. A seguito della cancellazione della serie dai quotidiani Usa, il cartoonist decise di proseguirla con il titolo Dilbert Reborn, attraverso sottoscrizioni sul sito di abbonamenti Locals.

L’annuncio della malattia a maggio del 2025

A maggio del 2025, nel suo podcast Real Coffee with Scott Adams, il fumettista aveva rivelato di essere affetti da un tumore alla prostata ormai diffusosi per metastasi alle ossa e alla colonna vertebrale, in uno stadio talmente avanzato da lasciargli solo una breve aspettativa di vita. Il mese successivo aveva comunicato la volontà di ricorrere al suicidio medicalmente assistito, proposito a cui poi aveva rinunciato dopo la parziale scomparsa di dolori. A novembre aveva però annunciato un nuovo rapido deterioramento del suo stato di salute.

Strage di Crans-Montana, niente domiciliari per Jessica Moretti

Jessica Moretti non sarà sottoposta alla detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sion, accogliendo il parere favorevole della procura, ha scelto di non applicare una misura custodiale nei confronti della donna, disponendo invece una serie di obblighi alternativi. Per ridurre il rischio di fuga, i giudici hanno stabilito il divieto di lasciare il territorio svizzero, il ritiro del passaporto, della carta d’identità e del permesso di soggiorno, l’obbligo di firma quotidiana presso la polizia e il versamento di una cauzione ritenuta congrua. Il marito Jacques, per cui invece è stato convalidato l’arresto, potrebbe tornare libero su cauzione.

Strage di Crans-Montana, niente domiciliari per Jessica Moretti
Il luogo della strage di Crans-Montana (Ansa).

Intanto proseguono le indagini sulla strage che è costata la vita a 40 persone, con l’inchiesta che procede su più livelli per accertare le responsabilità penali legate all’incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno del locale. Gli inquirenti stanno lavorando alla ricostruzione dettagliata della dinamica del rogo, ponendo particolare attenzione all’utilizzo di fontane pirotecniche all’interno del bar e al rispetto delle norme di sicurezza della struttura. Sotto esame anche eventuali carenze nei controlli da parte del Comune e di altre istituzioni competenti.