Jannik Sinner è agli ottavi degli Australian Open 2026. Dopo quasi quattro ore di lotta con i crampi e il caldo, l’altoatesino ha battuto lo statunitense Eliot Spizzirri per 4-6, 6-3, 6-4, 6-4. Nel prossimo turno sfiderà in derby Luciano Darderi, che ha avuto la meglio contro il russo Karen Khachanov. Prosegue la corsa anche Lorenzo Musetti, che ha vinto sul ceco Tomas Machac, per un’edizione da record per il nostro tennis con ben tre azzurri agli ottavi. L’atleta toscano sfiderà il vincente tra lo svizzero Stan Wawrinka e lo statunitense Taylor Fritz.
È morto a Milano Giuliano Spazzali, uno degli avvocati più noti della storia giudiziaria italiana, protagonista dagli Anni di Piombo alla stagione di Mani Pulite. Nato a Trieste il primo gennaio 1939, negli anni Sessanta si era trasferito nel capoluogo lombardo, dove aveva avviato una lunga carriera diventando legale di Soccorso Rosso e difensore di esponenti della sinistra extraparlamentare. In oltre 40 anni di attività ha assistito, tra gli altri, gli anarchici milanesi tra cui Pietro Valpreda, accusato ingiustamente per la strage di piazza Fontana, e Toni Negri. Negli anni Novanta era tornato alla ribalta come difensore di Sergio Cusani nel processo Enimont, segnato dai celebri confronti in aula con Antonio Di Pietro.
La decisione del tribunale di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, ha scatenato la rabbia del governo. Giorgia Meloni ha espresso la propria indignazione sui social, definendo il provvedimento «un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari», aggiungendo che «il governo italiano chiederà conto alle Autorità svizzere di quanto accaduto».
Parole di condanna sono arrivate anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che su X ha scritto: «Non ho parole per commentare la scarcerazione in Svizzera di Jacques Moretti. È un atto che rappresenta un vero oltraggio alla sensibilità delle famiglie che hanno perso i loro figli a Crans-Montana, che non tiene conto del lutto e del dolore profondo che queste famiglie condividono con il Popolo italiano». Nello stesso messaggio, il titolare della Farnesina ha assicurato che «rafforzeremo il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai genitori delle vittime di questa incredibile sciagura» e che l’Italia continuerà a collaborare «affinché le autorità svizzere accertino la verità e le responsabilità di quanto accaduto». Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato con un secco «Vergogna!» la decisione della magistratura elvetica.
È morto Carlo Cecchi, attore e regista tra i più importanti del teatro italiano: nato a Firenze nel 1939, avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 25 gennaio ed è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Campagnano, alle porte di Roma. Protagonista nel mondo del teatro, interpretò Finale di partita di Samuel Beckett, e ha attraversato il cinema d’autore scegliendo registi e progetti lontani dai circuiti commerciali, a partire da Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Nel corso della carriera ha lavorato, tra gli altri, con Cristina Comencini, Bernardo Bertolucci, Ferzan Özpetek, Pupi Avati e Valeria Golino, mentre nel 2007 ha ricevuto il Premio Gassman come miglior attore teatrale italiano. Nelle ultime stagioni aveva portato in scena La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth.
La Lega ha indicato Antonio Maria Rinaldi come proprio candidato sindaco per Roma, una proposta ufficializzata durante la tre giorni “Idee in Movimento” promossa dal partito di Matteo Salvini in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli, che ha riunito amministratori locali, esponenti di governo, rappresentanti politici e della società civile. Economista ed ex europarlamentare, Rinaldi è descritto dal Carroccio come «profondo conoscitore della realtà romana» e il suo nome sarà ora sottoposto al confronto con gli alleati del centrodestra nelle prossime settimane. «La Lega ha già una squadra forte da mettere al servizio della comunità e è pronta ad amministrare Roma, risollevando la Capitale dalla cattiva gestione targata Gualtieri». In vista delle elezioni comunali, previste tra aprile e giugno del 2027, il quadro dei possibili candidati inizia così a delinearsi, mentre resta confermata la ricandidatura dell’attuale sindaco Roberto Gualtieri.
Il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti: il proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno sono morte 40 e persone e 116 sono rimaste ferite, ha pagato una cauzione di 200 mila franchi. Moretti, indagati assieme alla moglie Jessica Maric per omicidio, lesioni e incendio colposi, verrà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità.
Parlando alla stampa dopo il vertice intergovernativo Italia-Germania, Giorgia Meloni ha detto di aver chiesto a Donald Trump «la disponibilità a riaprire la configurazione» del suoBoard of Peace «per andare incontro alle necessità non solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi europei». Ospite di Porta a Porta, la premier aveva spiegato di aver rilevato nello statuto dell’organismo «alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione» e in particolare con l’articolo 11, quello per cui «possiamo concedere cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati». Da qui il “no” a Trump, deciso non tanto per l’obiettivo dichiarato dell’organizzazione nata ufficialmente a Davos (definita «interessante»), ma per il modo in cui lo statuto distribuisce poteri e prerogative tra gli Stati partecipanti. Dopo l’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Meloni ha ribadito il concetto: «Per noi ci sono oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale per come l’iniziativa è stata configurata». E poi: «La presenza di Paesi come i nostri può fare la differenza. Questa è la nostra posizione, poi si vedrà quali sono i margini per trovare posizioni condivise».
L’Fbi ha comunicato l’arresto di Ryan Wedding, ex olimpionico canadese oggi 44enne, trafficante entrato di recente nella lista dei dieci super ricercati, con una taglia da 15 milioni di dollari. Nelle prossime ore verranno diffusi i particolari dell’operazione che ha portato alla sua cattura. Nel 2002 prende parte alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City come membro della squadra canadese di snowboard, ma quella parentesi si chiude in fretta. Dal 2004 iniziano i guai giudiziari, con un primo arresto e poi una nuova condanna per traffico di stupefacenti che lo porta in carcere. Proprio durante la detenzione Wedding stringe legami decisivi, in particolare con un colombiano che, una volta tornato libero nel 2011, gli consente di costruire una rete per l’importazione di cocaina tra Stati Uniti e Messico, Paese dove si era poi rifugiato.
Dopo le novità nel testo del Ddl stupridepositate in Commissione Giustizia, la relatrice Giulia Bongiorno ha spiegato all’Ansa che «la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà». Bongiorno ha precisato che la sua proposta «prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza», sottolineando il cambiamento terminologico più discusso: la parola «consenso» è stata sostituita con «dissenso».
Bongiorno: «Rafforzare la protezione delle vittime senza complicare l’iter giudiziario»
Un’altra novità rilevante riguarda l’introduzione del cosiddetto reato di freezing: «Quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara», ha chiarito Bongiorno in un’intervista al Corriere della Sera. La senatrice leghista ha inoltre sottolineato che «secondo alcuni il testo invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali», assicurando così che le modifiche mirano a «rafforzare la protezione delle vittime senza complicare eccessivamente il percorso giudiziario».
Romeo: «Siamo pronti a intervenire per aumentare le pene»
Sulla riduzione della pena, che passa da 6-12 anni del vecchio testo a 4-10 anni per il caso di violenza senza minaccia o costrizione, Bongiorno ha precisato: «La mia idea era di creare una cascata di aggravanti. Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena». Dal fronte leghista, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha dichiarato all’Ansa che «siamo assolutamente pronti a intervenire per aumentare» le pene «in sede emendativa», ribadendo la disponibilità a integrare le sanzioni durante l’iter parlamentare. Bongiorno ha infine sottolineato il carattere inclusivo del testo unificato: «Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti».
CasaPound sbarca alla Camera dei deputati. Accadrà il 30 gennaio, giorno in cui è stata fissata una conferenza stampa per il lancio della raccolta firme della proposta di legge dedicata alla “remigrazione” degli stranieri che si trovano in Italia, promossa dal comitato Remigrazione e riconquista, fondato appunto CasaPound e altri gruppi di estrema destra. Tra i relatori annunciati figurano esponenti noti dell’ultradestra: Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. A programmare la conferenza alla Camera è stato il deputato leghista Domenico Furgiuele, molto vicino a Roberto Vannacci e noto per aver esposto la scritta “X Mas” sul balcone della sede del Carroccio a Lamezia Terme.
La protesta delle opposizioni: «Inaccettabile»
«È inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di CasaPound e da personaggi noti per iniziative svolte insieme a soggetti poi risultati appartenenti alla criminalità organizzata. La Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste, viola la Costituzione e si pone apertamente contro le istituzioni democratiche». Così Matteo Orfini, deputato del Partito democratico. «La Lega di Salvini, che esprime il presidente della Camera Lorenzo Fontana, con il generale Vannacci il 30 gennaio porta una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio. Davanti a quello che sta accadendo negli Usa, con le squadracce dell’Ice di Trump che stanno gettando l’America nel caos, sarebbe quantomeno opportuno che Fontana, in quanto presidente della Camera, esponente della Lega e con un passato vicino a queste realtà, prendesse le distanze, tutelando l’istituzione che rappresenta», ha dichiara Riccardo Magi, segretario di +Europa. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e portavoce di Europa Verde, ha detto: «Non si tratta di una ‘iniziativa politica’, ma della legittimazione dell’odio razziale dentro le istituzioni della Repubblica, fondate sull’antifascismo e sulla Costituzione. I nazifascisti saranno in Parlamento grazie alla Lega, che ha prenotato la sala sotto l’etichetta tossica della ‘remigrazione’. È uno sfregio alla memoria democratica del Paese. Un progetto apertamente incostituzionale, mascherato da raccolta firme».
La precisazione dell’ufficio stampa della Camera
L’ufficio stampa della Camera ha precisato che «le conferenze stampa si svolgono sotto la piena e unica responsabilità dei deputati, o dei gruppi, che ne curano la prenotazione, e che rispondono dei contenuti, e dei partecipanti a esse, sotto ogni profilo».
Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il vertice intergovernativo Italia-Germania che si è tenuto a Roma a Villa Doria Pamphilj, hanno preso l’impegno di «ordinare una risposta congiunta alle minacce alla sicurezza euro-atlantica» e di «rafforzare la deterrenza e la difesa della Nato e a promuovere la prontezza difensiva dell’Ue». L’accordo, sottolineano Roma e Berlino, «non è giuridicamente vincolante e non costituisce un trattato internazionale».
Friedrich Merz e Giorgia Meloni a Villa Doria Pamphilj (Ansa).
Roma e Berlino rinnovano il sostegno a Kyiv
«Sosteniamo una pace giusta e duratura in Ucraina e ci impegniamo a fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza non appena le condizioni lo consentiranno». È quanto si legge nel Protocollo sul piano d’azione Italia-Germania per la cooperazione strategica bilaterale e a livello europeo. Roma e Berlino «continueranno a coordinarsi bilateralmente e nei consessi internazionali» sulle modalità per sostenere Kyiv. E, si legge ancora, «continueranno a sostenere con fermezza l’Ucraina attraverso l’addestramento delle forze ucraine sotto l’egida della Missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukr), e attraverso donazioni provenienti da scorte militari, forniture industriali bilaterali, la promozione della cooperazione industriale della difesa con l’Ucraina, nonché gli appalti industriali, compresi meccanismi congiunti di appalto e finanziamento».
Italia e Germania sono più vicine che mai. Ci unisce una particolare convergenza di valori e interessi. Lavoriamo insieme per un’Europa unita e una NATO forte. Grazie mille per la calorosa accoglienza a Roma, cara @GiorgiaMeloni. pic.twitter.com/JA5oXYObpf
— Bundeskanzler Friedrich Merz (@bundeskanzler) January 23, 2026
I ministri presenti al vertice intergovernativo
Al vertice hanno preso parte 11 ministri della delegazione italiana e 10 di quella tedesca. Per l’Italia erano presenti Antonio Tajani (Esteri), Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze), Guido Crosetto (Difesa), Adolfo Urso (Mimit), Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica), Marina Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali), Anna Maria Bernini (Università e Ricerca), Alessandro Giuli (Cultura). Per la Germania hanno partecipato Lars Klingbeil (Finanze), Johann Wadephul (Esteri), Alexander Dobrindt (Interno), Boris Pistorius (Difesa), Katherina Reiche (Economia), Patrick Schneider (Trasporti), Wolfram Weimer (Cultura), Alois Rainer (Agricoltura), Bärbel Bas (Lavoro e Affari Sociali), Dorothee Bär (Ricerca, Tecnologia e Spazio).
Due ragazzi sopravvissuti al rogo di Crans-Montana hanno lasciato il centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda per tornare nelle proprie case. Si tratta di due studenti milanesi tra i 15 e i 16 anni, ricoverati ai primi di gennaio e dimessi dopo circa 20 giorni di cure intensive. La notizia è stata confermata dalla Regione Lombardia e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso durante un punto stampa davanti al pronto soccorso: «Abbiamo fatto una visita approfondita e ho parlato con tutti i sanitari che stanno curando i nostri ragazzi e ho potuto anche salutare i due ragazzi che questa mattina vengono dimessi. La prognosi per loro è stata sciolta dai nostri medici curanti e quindi loro possono tornare a casa». Bertolaso ha precisato che, pur tornando a casa, i due giovani dovranno seguire un percorso di riabilitazione e medicazioni, ma già tra circa due settimane potranno riprendere la scuola.
Al Niguarda sono ancora ricoverati otto pazienti
Restano ancora ricoverati al Niguarda otto pazienti, di cui quattro in terapia intensiva, tre al centro ustioni e uno in reparto ordinario. Durante il punto stampa, l’assessore ha raccontato anche il dialogo con i ragazzi rimasti ricoverati: «Con alcuni nel centro ustioni sì, in particolare con uno che è cosciente ma stanco di stare in queste condizioni. Abbiamo fatto esercizi con le dita perché ha entrambe le mani ustionate e la sua preoccupazione è poterle riutilizzare, anche perché fa sport, gioca a tennis. L’ho confortato: ci vorrà tempo, sarà duro, ma molto dipenderà anche dalla sua forza di volontà, oltre al lavoro straordinario dei medici». Bertolaso ha inoltre espresso un augurio per il ragazzo di Roma: «Abbiamo iniziato a organizzarci per andare a vedere insieme Inter-Roma fra qualche settimana».
Scuderia Ferrari ha svelato la SF-26, monoposto che gareggerà in Formula 1 nel 2026 e sulla quale sono riposte molte speranze, dopo un 2025 avaro di soddisfazioni. La nuova Rossa di Charles Leclerc e Lewis Hamilton è stata presentata sui social e con i primi giri sulla pista di Fiorano: a mettersi per primo al volante è stato il sette volte campione del mondo per un installation lap ad andatura ridotta, sull’asfalto umido per la pioggia.
Per quanto riguarda il “look”, la SF-26 sfoggia il classico rosso Ferrari, sostituito però nell’area dell’abitacolo e del cofano motore dal bianco, dove campeggia il blu del title sponsor HP, presente anche sull’alettone. La linea più bassa della monoposto e alcuni elementi delle ali sono invece neri. Curiosità: inizialmente, nella sezione per i media del sito ufficiale, Ferrari aveva pubblicato le immagini della monoposto del 2025. A Maranello si sono poi corretti subito dopo.
Altri due incidenti mortali sul lavoro in Italia. Un trasportatore 51enne di Ponsacco (Pisa), ha perso la vita questa mattina a Livorno, mentre stava scaricando materiale edile da un camion. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava movimentando dei laterizi sul pianale del mezzo, quando è stato schiacciato dalla benna della gru dell’autoarticolato. A dare l’allarme è stato un collega: purtroppo il medico del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso del trasportatore.
L’altro incidente mortale in Abruzzo
Nella notte è invece morto un operaio 59enne di nazionalità romena, residente a Civitavecchia, vittima di un incidente con un mezzo meccanico nel cantiere della nuova centrale idroelettrica in costruzione a Petrella Liri, frazione di Cappadocia (L’Aquila). L’uomo lavorava per una ditta impegnata nella realizzazione di un grande serbatoio idrico destinato ad approvvigionare una vasta porzione di territorio abruzzese. L’operaio è deceduto all’ospedale di Avezzano, dove era stato trasportato in condizioni critiche.
La Casa Bianca ha diffuso un’immagine digitalmente alterata di una donna fermata dall’ICE a St. Paul, in Minnesota. Nella foto la donna, che si chiama Nekima Levy Armstrong, appare in lacrime, ma nell’immagine originale pubblicata dal Guardian è composta. Inoltre, la sua pelle è stata modificata per apparire più scura. Armstrong è una delle tre persone arrestate durante una protesta contro l’ICE che domenica ha interrotto una funzione religiosa. I manifestanti accusavano uno dei pastori, David Easterwood, di essere il direttore operativo dell’ufficio locale dell’agenzia federale per l’immigrazione. Da settimane in Minnesota sono in corso delle proteste scoppiate dopo l’uccisione da parte dell’ICE di Renée Nicole Good. A pubblicare per prima la foto originale di Armstrong è stata la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. Circa mezz’ora dopo, la Casa Bianca ha diffuso un’altra immagine dello stesso momento ma modificata. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’account della Casa Bianca ha pubblicato numerosi contenuti realizzati con l’uso di intelligenza artificiale, spesso con l’intento di disumanizzare e fare apparire come pericolosi immigrati e cittadini non bianchi.
La perizia psichiatrica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham per valutare se la coppia anglo-australiana abbia «caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale», è slittata di una settimana a causa dell’indisponibilità dell’interprete del tribunale, chiesto dalla difesa per permettere al padre e alla madre della “famiglia nel bosco” di comprendere a pieno domande tecniche e personali. «Ogni giorno che passa è un giorno di dolore che si aggiunge», ha dichiarato Danila Solinas, assieme a Marco Femminella legale della coppia. La perizia è stata affidata alla dottoressa Simona Ceccoli in rappresentanza del tribunale dei minorenni e, per la difesa, allo psichiatra Tonino Cantelmi. Ma ci sarà da aspettare ancora qualche giorno.
Le azioni di iVision Tech, società italiana quotata alla Borsa di Milano che controlla il marchio francese di occhiali Maison Henry Jullien, hanno chiuso la seduta di giovedì con un rialzo del 32 per cento dopo l’improvvisa popolarità del modello indossato da Emmanuel Macron a Davos. L’impennata è arrivata proprio all’indomani dell’apparizione del presidente francese al World Economic Forum, che per un problema agli ha occhi ha indossato un paio di Pacific S 01, un modello aviator a lenti blu.
Le immagini di Macron sul palco e agli incontri al chiuso hanno fatto il giro dei media e dei social, generando non solo commenti e meme, ma anche una domanda immediata per quel preciso modello.Il sito del marchio è addirittura andato in crash per l’elevato numero di accessi, costringendo l’azienda a creare una pagina temporanea per continuare le vendite online. Gli occhiali costano 659 euro e vengono prodotti a Lons-le-Saunier, nel dipartimento dello Jura, interamente in Francia. Il ceo di iVision Tech, Stefano Fulchir, ha detto al Guardian che Macron non ha accettato di riceverli in omaggio, ma li ha acquistati personalmente nel 2024, dopo essersi informato sull’origine della produzione. Un dettaglio che, insieme all’esposizione mediatica di Davos, ha trasformato un accessorio di nicchia in un caso finanziario in appena 24 ore.
Ripartono i negoziati sull’Ucraina. Dopo l’incontro a Davostra Volodymyr Zelensky e Donald Trump e il colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e la coppia Steve Witkoff-Jared Jushner, oggi negli Emirati Arabi Uniti va in scena il primo trilaterale tra Kyiv, Mosca e Washington. Abu Dhabi, come ha spiegato Zelensky, i delegati ucraini, russi e statunitensi discuteranno la questione chiave del controllo territoriale dell’Ucraina orientale, in particolare – come sottolinea Axios – del Donbass.
Rustem Umerov (Ansa).
Chi partecipa al trilaterale di Abu Dhabi
Witkoff e Kushner, dopo l’incontro con Putin, si sono recati da Mosca ad Abu Dhabi. Con loro sarà anche Dan Driscoll, segretario dell’esercito Usa. La delegazione ucraina è formata dall’ex ministro della difesa Rustem Umerov, oggi consigliere per la sicurezza nazionale, da Kyrylo Budanov, capo gabinetto di Zelensky, dal consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia, dal capo di stato maggiore militare Andrii Hnatov e dal negoziatore David Arakhamia. La delegazione di Mosca è guidata dal direttore dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov, e da Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino. Quest’ultimo, a margine della sessione negoziale, incontrerà separatamente Witkoff.
È già finita l’avventura di Jasmine Paolini agli Australian Open. La tennista italiana, ottava del ranking Wta, ha perso al terzo turno contro la 18enne statunitense Iva Jovic, testa di serie numero 29, che adesso si giocherà un posto nei quarti di finale con la kazaka Yulia Putintseva. Paolini ha ceduto in due set col punteggio di 6-2, 7-6(3), complice un malessere allo stomaco che l’ha debilitata (e non è il primo caso a Melbourne). Verso la fine del primo set, al cambio campo sul 5-2 per l’avversaria, l’azzurra è stata costretta a chiedere l’intervento del medico. Poi ha proseguito la partita, senza però riuscire a eguagliare il miglior risultato ottenuto nel primo Slam dell’anno (ottavi nel 2024).
Iva Jovic (Ansa).
Subito fuori Errani-Vavassori nel doppio misto
Subito fuori al primo turno Sara Errani e Andrea Vavassori, teste di serie numero 1 del tabellone del doppio misto. Gli azzurri hanno perso 6-4, 6-2 contro la coppia formata dalla tedesca Laura Siegemund e dal francese Edouard Roger-Vasselin.
TikTok ha annunciato di aver concluso l’accordo per la cessione delle sue attività negli Stati Uniti a investitori non cinesi, chiudendo uno scontro politico e legale che andava avanti da anni. L’operazione porta alla nascita di una nuova società, TikTok U.S. Joint Venture, controllata in maggioranza da capitali americani. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15 per cento, mentre ByteDance scende al 19,9 per cento.
L’accordo evita la chiusura di TikTok negli Stati Uniti
La separazione delle operazioni statunitensi risponde alla legge approvata dal Congresso nel 2024, che prevedeva il divieto dell’app negli Stati Uniti se la società cinese non avesse ceduto il controllo. Il provvedimento mirava a ridurre i timori sulla sicurezza nazionale, legati alla possibile raccolta di dati degli utenti americani e all’influenza di Pechino sui contenuti. Il bando sarebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2025, ma Donald Trump ne ha rinviato più volte l’applicazione per consentire il raggiungimento di un’intesa. Trump ha rivendicato il risultato con un messaggio su Truth Social, definendo l’accordo una «conclusione drammatica, finale e bellissima» e scrivendo: «Sono così felice di aver aiutato a salvare TikTok». Una posizione distante da quella del suo primo mandato, quando aveva sostenuto il divieto dell’app, prima di cambiare linea dopo le elezioni del 2024.
ByteDance tuttavia manterrà l’algoritmo
Secondo TikTok, l’operazione consente di «allentare i legami con la Cina» e garantire continuità agli oltre 200 milioni di utenti statunitensi. In un memo interno, l’amministratore delegato Shou Chew ha parlato di «ottime notizie» per la community americana. Restano però interrogativi sull’impatto reale dell’accordo: ByteDance manterrà l’algoritmo, che verrà concesso in licenza alla nuova entità, e diversi esperti continuano a dubitare che la riorganizzazione sia sufficiente a eliminare tutte le preoccupazioni sulla sicurezza.