Annullata la conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione

È stata annullata la conferenza stampa alla Camera dei deputati organizzata per lanciare la raccolta firme per la proposta di legge sulla remigrazione, che avrebbe dovuto vedere esponenti di CasaPound tra i relatori. Alla vigilia dell’evento, le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l’iniziativa («No ai fascisti alla Camera», aveva avvertito il Pd): a un’ora dall’inizio (previsto per le 11:30) la sala stampa è stata occupata da un gruppo di deputati delle opposizioni e ci sono stati momenti di tensione con il leghista Domenico Furgiuele, che l’aveva prenotata. A stretto giro la presidenza della Camera ha deciso di annullare tutte le conferenze stampa di oggi per ordine pubblico. Lorenzo Fontana, presidente della Camera, aveva definito «inopportuna» l’iniziativa, appellandosi «alla responsabilità e al rispetto delle istituzioni» e auspicando un ripensamento da parte di Furgiuele, il quale però aveva chiarito di non aver intenzione di «piegarsi alla sinistra».

Riforma giustizia, Nordio: «Blasfemo ritenere che mini l’indipendenza delle toghe»

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte di Cassazione, ha respinto le accuse rivolte alla riforma della giustizia. «Sento il dovere istituzionale di ribadire che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere», ha dichiarato.

Riforma giustizia, Nordio: «Blasfemo ritenere che mini l’indipendenza delle toghe»
Pasquale D’Ascola (Imagoeconomica).

In ambito penale, Nordio ha spiegato: «Non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori, piuttosto abbiamo inteso colmare alcuni vuoti di tutela determinati da intollerabili forme di aggressività, di sopruso e di frode soprattutto verso i soggetti più deboli e da nuove forme di criminalità connesse all’uso improprio delle innovative tecnologie informatiche e dell’intelligenza artificiale». Parole del ministro che arrivano dopo quelle del primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola, che ha richiamato il tema dell’autonomia: «La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale», ha affermato, aggiungendo che «la sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale».

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi

Annullata la discesa libera di Crans Montana, ultima gara prima delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e tappa che quest’anno ricorda le vittime della tragedia di Capodanno. Nella prima mezz’ora sono arrivate al traguardo solamente tre atlete su sei, dopo che l’austriaca Nina Ortlieb (scesa con il pettorale numero uno), la norvegese Marte Monsen (pettorale tre, portata via in barella) e la fuoriclasse americana Lindsey Vonn (sesto pettorale) sono cadute rovinosamente. La troppa neve e la poca visibilità hanno spinto quindi gli organizzatori ad annullare la discesa. Non partiranno dunque Sofia Goggia, qui vincitrice per quattro volte, e Federica Brignone, che con il pettorale 16 voleva mettersi alla prova con la velocità prima dei Giochi olimpici.

Crans Montana, paura per Lindsey Vonn: come sta la campionessa

Dopo le abbondanti nevicate delle ultime ore, che avevano costretto già all’annullamento delle prove di giovedì 29 gennaio, la discesa libera è scattata attorno alle ore 10. L’austriaca Ortlieb, partita per prima, è tuttavia scivolata finendo contro le reti di protezione, senza riportare per fortuna gravi conseguenze. La prima a registrare un tempo è stata la francese Romane Miradoli, prima che la gara si fermasse per un’altra caduta, stavolta peggiore, della norvegese Monsen alla penultima porta: caduta a pochi metri dal traguardo, ha anche perso il casco ed è stata portata via in barella con delle vistose ferite sul volto. Dopo la discesa di Jacqueline Wiles e Corinne Suter è toccato alla fuoriclasse Vonn. L’americana è però scivolata in una curva in alto, finendo anche lei nelle reti. Rimessasi in piedi nonostante il dolore al ginocchio sinistro, è arrivata a valle sugli sci. Si teme un infortunio serio pochi giorni prima delle Olimpiadi, con cui spera di chiudere la sua leggendaria carriera.

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi
Lindsey Vonn a Crans Montana (Ansa).

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza

L’esercito israeliano ha riconosciuto come attendibili i numeri del ministero della Salute di Gaza secondo cui 71.667 palestinesi sono stati uccisi durante la guerra iniziata dopo il 7 ottobre 2023. Lo scrive Haaretz. Secondo il ministero di Gaza, i morti accertati comprendono esclusivamente le persone uccise dal fuoco israeliano, escludendo chi è deceduto per fame o per malattie aggravate dal conflitto. L’ammissione da parte dell’esercito arriva dopo mesi in cui il governo israeliano aveva definito quei numeri inaffidabili, senza produrre dati alternativi e nonostante diverse organizzazioni internazionali avessero già esaminato le cifre considerandole attendibili.

Com’è stato calcolato il numero delle vittime accertate a Gaza

I numeri del ministero della Salute di Gaza sono stati calcolati attraverso un sistema di registrazione nominale. Oltre il 90 per cento dei morti è identificato con nome, data di nascita e numero di documento. Circa l’80 per cento delle informazioni proviene dagli obitori degli ospedali della Striscia. Il resto arriva dalle famiglie, ma solo dopo una verifica legale dei decessi. Il calcolo non distingue tra combattenti e civili, ma le stime delle organizzazioni internazionali indicano un’altissima percentuale di morti civli. Action on Armed Violence, con sede nel Regno Unito, ha stimato che per ogni combattente ucciso sarebbero morti circa cinque civili, il che implicherebbe che oltre l’80 per cento delle vittime siano civili.

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza
Il quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City (Ansa).

Lancet stima oltre 100 mila morti

Nei primi mesi del conflitto sono emersi errori e duplicazioni, poi corretti con revisioni e cancellazioni di casi dubbi. Dopo questi aggiustamenti, ricercatori indipendenti non hanno riscontrato anomalie significative. Diverse analisi indicano però che il bilancio reale potrebbe essere più alto. Le stime ufficiali infatti non includono chi è morto per cause indirette, né i dispersi sotto le macerie. Studi accademici recenti, come quello di Lancet, suggeriscono che le vittime potrebbero superare le 100 mila.

Zelensky smentisce la “tregua energetica” annunciata da Trump

Non esiste un accordo ufficiale di cessate il fuoco sugli obiettivi energetici tra Ucraina e Russia. Lo ha detto Volodymyr Zelensky, spiegando che si tratta di un’iniziativa proposta dagli Stati Uniti e personalmente da Donald Trump e che al momento è «una possibilità», piuttosto che un vero e proprio accordo. Zelensky ha poi affermato che se Mosca interromperà gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina, Kyiv «in cambio si asterrà dal colpire i siti energetici russi».

Continuano gli attacchi: pioggia di dron russi nella notte

Nella notte intanto si sono verificati nuovi massicci attacchi russi. Mosca ha lanciato sul territorio ucraino un missile balistico Iskander-M e 111 droni d’attacco, tra cui Shahed, Gerbera, Italmas e velivoli di altri tipi, secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare di Kyiv. Di contro, il ministero della Difesa russo ha comunicato l’abbattimento di 18 droni ucraini, precisando che cinque erano in volo sul territorio della Repubblica di Crimea, due sul Mar Nero, due nella regione di Rostov, uno nella regione di Astrakhan e uno nella regione di Kursk.

Australian Open 2026, Alcaraz batte i crampi e Zverev: è in finale

Una semifinale che resterà negli annali del tennis. Carlos Alcaraz e Alexander Zverev hanno dato vita a una partita incredibile sulla Rod Laver Arena, durata cinque ore e mezza (la terza più lunga di sempre nella storia del torneo) e intrisa di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Alla fine, sotto il sole cocente di Melbourne, l’ha spuntata lo spagnolo numero uno del mondo, capace di resistere ai crampi e alla rimonta del tedesco, che sotto due set a zero era riuscito a portare il match al quinto. Il punteggio recita 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5. Grandi rimpianti per il 28enne di Amburgo, che ha avuto la possibilità di servire per la partita nel decimo gioco. Per il murciano invece sarà la prima finale in carriera agli Australian Open, unico torneo che gli manca per completare il Career Grand Slam. Incrocerà uno fra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Alcaraz dopo la vittoria: «Bisogna sempre credere in se stessi»

Stremato dal punto di vista fisico, Alcaraz non ha mai mollato mentalmente e lo ha testimoniato nell’intervista post-partita. «Credere. Credere sempre», ha detto il numero uno del mondo. «Dico sempre che bisogna credere in sé stessi, a prescindere dalle difficoltà che si stanno attraversando. Devi continuare a credere in te stesso in ogni momento. Stavo faticando a metà del terzo set. Dal punto di vista fisico è stata una delle partite più impegnative che abbia mai giocato nella mia giovane carriera. Mi ero già trovato in situazioni del genere, quindi sapevo cosa dovevo fare. Dovevo metterci il cuore e penso di esserci riuscito. Ho lottato fino all’ultimo punto. Sono estremamente orgoglioso del mio servizio e di come sono riuscito a rientrare nel match nel quinto set».

Milano-Cortina, Bannon: «Non volete l’Ice? Fuck you»

Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump e oggi figura di riferimento dell’area Maga, attacca duramente l’Italia in un’intervista a Repubblica, accusandola di aver fatto entrare nel Paese «terroristi e criminali» e di rifiutare poi il supporto degli agenti dell’Ice per la sicurezza: «Bene, allora non mandiamo nessuno e ritiriamo pure la squadra americana dalle Olimpiadi». Nel colloquio non risparmia Giorgia Meloni: «Era fantastica, ora è diventata una globalista, nessuno la prende più sul serio». Nel corso dell’intervista, Bannon critica anche le esitazioni di Trump sulla gestione della crisi a Minneapolis. Secondo la sua ricostruzione, le autorità locali «sostengono gli antifa, designati come gruppo terroristico, che conducono un’insurrezione», inserita in un modello che accomunerebbe Stati Uniti e Italia: «importare in massa gli immigrati, dando sussidi pagati dai contribuenti, per cambiare società e cultura commettendo frodi elettorali».

Bannon: «Trump a Minneapolis avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act da tempo»

L’ex consigliere invoca una risposta drastica dello Stato federale, sostenendo che alla prossima conferenza stampa dovrebbero presentarsi Giustizia, Fbi, Tesoro e Pentagono per lanciare un ultimatum: «avete 72 ore per collaborare e rispettare la legge federale, se non lo fate inizieremo ad arrestarvi». A suo avviso, governatore e sindaco dovrebbero finire in carcere «perché stanno violando la legge», mentre Trump avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act «da settimane», fino a schierare reparti militari per «ripulire Minneapolis da tutti gli insorti professionisti». Sul fronte internazionale e olimpico, Bannon ribadisce la linea dura: «Non è solo l’Ice: gli Usa forniscono un massiccio aiuto per la sicurezza. Se non lo volete, lo togliamo, tanto siete scrocconi che vi approfittate di noi», arrivando a concludere con un attacco frontale all’Europa e all’Italia: «Citami letteralmente: fuck you. Questo è il motivo per cui gli americani sono stanchi della Nato».

Kevin Warsh verso la presidenza della Fed

Con ogni probabilità sarà Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, la scelta di Donald Trump per sostituire Jerome Powell alla presidenza della Banca centrale degli Stati Uniti d’America. Lo riportano i principali media americani, tra cui il New York Times, il Financial Times e il Wall Street Journal. L’annuncio, come ha affermato lo stesso presidente degli Stati Uniti, dovrebbe arrivare in giornata.

Era arrivato vicino all’incarico durante il primo mandato di Trump

Il mandato dell’attuale presidente, aspramente criticato dal capo della Casa Bianca, terminerà a maggio e Trump ha detto il 29 gennaio di aver scelto al suo posto «qualcuno di molto bravo», aggiungendo poi: «Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa». Sarebbe questo un chiaro riferimento a Warsh, che The Donald aveva quasi scelto come presidente della Fed durante il suo primo mandato, prima di puntare su Powell.

Warsh di recente ha aperto a tassi di interesse più bassi

Sono quattro i finalisti: Warsh, Christopher Waller (attuale governatore della Fed), Rick Rieder (dirigente del colosso finanziario BlackRock) e Kevin Hassett (direttore del National Economic Council della Casa Bianca). In passato The Donald aveva lasciato intendere che fosse quest’ultimo il favorito. Poi il cambio di rotta su Warsh, che ha fatto parte del Consiglio dei governatori della Fed dal 2006 al 2011 e ha fornito consulenza a Trump in materia di politica economica. Nonostante la fama di falco anti-inflazione, Warsh di recente ha aperto a tassi più bassi: esattamente ciò che chiede il presidente Usa, da mesi in rotta di collisione con Powell proprio su questo tema.

A New York un uomo ha cercato di liberare Luigi Mangione

Mercoledì sera un uomo si è presentato all’ingresso del Metropolitan Detention Center di Brooklyn e ha tentato di liberare Luigi Mangione, detenuto in attesa dei processi per l’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson. L’uomo si è finto un agente dell’FBI, dichiarando di avere un ordine del giudice per liberare Mangione, ma gli agenti del carcere non gli hanno creduto: poche ore dopo, è stato arrestato e ora si trova detenuto nello stesso istituto.

Nello zaino una forchetta da barbecue e un tagliapizza

La persona fermata è Mark Anderson, 36 anni, originario del Minnesota. Anderson è arrivato nel carcere intorno alle 18.50, ha mostrato ai secondini una patente del Minnesota al posto delle credenziali federali e ha lanciato alcuni documenti, affermando di essere armato. Le carte, visionate successivamente da un agente dell’FBI, riguardavano presunte azioni legali contro il Dipartimento di Giustizia. Nella sua borsa gli agenti hanno trovato una forchetta da barbecue e una piccola lama circolare in acciaio, simile a un tagliapizza. Anderson è comparso davanti a un giudice federale a Brooklyn con l’accusa di impersonificazione di pubblico ufficiale. Il giudice ha disposto la custodia cautelare senza cauzione.

In che fase sono i processi su Luigi Mangione

L’episodio arriva in una fase delicata per Mangione. Poche ore prima dell’arresto di Anderson, la procura di Manhattan ha chiesto di fissare al 1° luglio l’inizio del processo statale. Venerdì è invece prevista un’udienza nel procedimento federale, in cui la giudice potrebbe già decidere se autorizzare i pubblici ministeri a richiedere la pena di morte. Mangione si è dichiarato non colpevole in entrambi i procedimenti.

Conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione, Furgiuele: «Non mi piego alla sinistra»

Domenico Furgiuele, ovvero il deputato leghista che ha organizzato per il 30 gennaio la conferenza stampa a Montecitorio che servirà come lancio della raccolta firme per la proposta di legge sulla remigrazione e che vede esponenti di CasaPound tra i relatori, ha replicato al presidente della Camera Lorenzo Fontana. Quest’ultimo aveva definito «inopportuna» l’iniziativa, appellandosi «alla responsabilità e al rispetto delle istituzioni» e auspicando un ripensamento da parte di Furgiuele, dato che «la responsabilità di contenuti e ospiti delle conferenze stampa è unicamente in capo ai parlamentari proponenti».

Conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione, Furgiuele: «Non mi piego alla sinistra»
La locandina della conferenza (via Facebook).

Furgiuele: «Il centrosinistra ha paura delle iniziative dei cittadini»

«Fontana fa il suo mestiere, non mi ha mai fatto sconti, è mio amico e, in passato, mi ha anche dato dei giorni di sospensione. Ribadisco che questa è una mia iniziativa: quella di ascoltare dei cittadini», ha detto Furgiuele raggiunto al telefono dall’Ansa, confermando che la conferenza stampa si farà: «Non mi piegherò a un centrosinistra che si riempie la bocca di democrazia salvo poi spaventarsi di fronte alle iniziative dei cittadini».

Conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione, Furgiuele: «Non mi piego alla sinistra»
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Festival di Sanremo, Achille Lauro co-conduttore della seconda serata

Achille Lauro torna a Sanremo. Non in gara – e si sapeva – bensì nelle vesti di co-conduttore al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini in occasione della seconda serata delle kermesse, quella del 25 febbraio. Lo ha annunciato il direttore artistico del Festival, durante il Tg1 delle 20.

Le partecipazioni di Achille Lauro al Festival di Sanremo

L’anno scorso Achille Lauro era in gara con Incoscienti giovani. L’esordio dell’artista all’Ariston risale al 2019, con Rolls Royce. Nel 2020 la partecipazione con Me ne frego. Nel 2021 il ritorno a Sanremo, ma come super ospite in tutte le serate del Festival. Nel 2022 è stato poi di nuovo in gara con Domenica.

Crans-Montana: «Le lacune nella sicurezza note al Comune ben prima del rogo»

La situazione del Le Constellation a livello di sicurezza era «probabilmente già nota al Comune ben prima dell’incendio del primo gennaio 2026». Lo hanno scritto le tre pm che stanno conducendo l’indagine, nel provvedimento di una ventina di pagine con cui hanno respinto la richiesta del municipio di Crans-Montana di costituirsi parte civile.

Cosa hanno scritto le pm

Dopo aver elencato le varie colpe dei proprietari e gestori del locale, le magistrate del Canton Vallese hanno scritto che «ci sono inoltre motivi per ritenere che il Comune abbia mancato al suo dovere di far rispettare le varie norme a lui incombenti per salvaguardare la vita e l’integrità fisica degli avventori» e che «tali mancanze potrebbero essere attribuite sia ai dipendenti che ai membri attuali ed ex membri del consiglio comunale». Le pm hanno poi rimproverato all’Amministrazione di Crans-Montana di essersi «limitata a elencare diverse violazioni del diritto edilizio, senza spiegare alcun nesso causale tra queste e i reati perseguiti e senza tentare di dimostrare la veridicità delle violazioni». E poi, soprattutto: «Il Comune non spiega perché l’eventuale disattivazione dell’uscita di sicurezza del seminterrato costituirebbe un problema strutturale di interesse edilizio e probabilmente non aveva adottato alcuna misura repressiva in merito alle presunte violazioni delle norme edilizie che ora riscontra, sebbene la situazione gli fosse probabilmente già nota ben prima dell’incendio del primo gennaio 2026».

No di Lega e Forza Italia ai fondi del Ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry

Muro di Lega e Forza Italia sul possibile utilizzo dei fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto per riparare i danni del ciclone Harry nel Sud Italia, compresa la frana che si è verificata a Niscemi. «Sono fondi bloccati. Si possono fare ponti e ricostruire le strade senza bloccare le opere e le ferrovie. In caso di eventi disastrosi con il ponte si può intervenire più facilmente e arrivare più facilmente a prestare soccorso», ha dichiarato Matteo Salvini, leader della Lega e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, respingendo dunque l’ipotesi sul tavolo, spinta dalle opposizioni: «Abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna, ma senza bloccare le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero».

No di Lega e Forza Italia ai fondi del Ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry
Case distrutte sul lungomare di Mascali – Catania – dopo il passaggio del ciclone Harry (Ansa).

Tajani: «Ci sono tante proposte all’esame del governo»

«Forza Italia vuole che il Ponte sullo Stretto diventi una delle grandi opere destinate a favorire la crescita di Calabria, Sicilia e di tutta l’Italia. I fondi previsti per la realizzazione non dovranno essere tagliati ed utilizzati per risarcire i danni del maltempo», ha detto Antonio Tajani, segretario azzurro e ministro dell’Interno: «Ci sono tante proposte in proposito che verranno esaminate dal governo. Quella di utilizzare i fondi del ponte ci trova contrari». Successivamente, Tajani ha spiegato che lL’Italia chiederà l’aiuto del Fondo europeo di solidarietà per danni del ciclone Harry.

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»

Vladimir Putin ha accettato la richiesta di Donald Trump di sospendere per una settimana gli attacchi sull’Ucraina, visto il drastico calo delle temperature nei prossimi giorni. Lo ha annunciato lo stesso presidente Usa. Fonti dell’ufficio presidenziale ucraino avrebbero confermato ufficiosamente che la tregua, concordata con gli americani, è stata discussa ad Abu Dhabi. Ma non ci sono conferme sul cessate il fuoco di una settimana. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è limitato a dire di non poter commentare la notizia.

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»
Vladimir Putin (Ansa).

Non è chiaro se si tratti di una tregua energetica o meno

«A causa del freddo estremo, ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kyiv e le altre città per una settimana durante questo periodo e lui ha accettato di farlo. E devo dire che è stato molto bello». Quella che si potrebbe prospettare (e che forse è già iniziata) sarebbe però una “tregua energetica”. Eventuali raid contro le centrali ucraine, infatti, complicherebbero ulteriormente la fornitura dei servizi di riscaldamento e elettricità, che già riscontra criticità. L’annuncio di Trump, peraltro, segue a stretto giro l’allarme lanciato da Volodymyr Zelensky per nuovi attacchi russi alle centrali elettriche.

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Le temperature potrebbero scendere fino a -30 gradi

Per quanto riguarda le rigide temperature in arrivo, secondo il Centro Idrometeorologico Ucraino tra il primo e il 3 febbraio potrebbero scendere di notte fino a -30 gradi in alcune parti del Paese. Dove i problemi relativi alle forniture abbondano. L’amministrazione comunale di Kyiv, per fare un esempio, ha denunciato che 613 condomini della città sono al momento senza riscaldamento. Per sostenere il sistema energetico ucraino, la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti hanno stanziato altri 50 milioni di euro alla società energetica statale ucraina Naftogaz. Il sostegno totale dell’Ue per gli acquisti di gas di emergenza destinati all’Ucraina per l’inverno 2025-2026 è di 977 milioni di euro.

Il prossimo vertice sull’Ucraina negli Emirati non sarà un trilaterale

La prossima tornata di colloqui ad Abu Dhabi sul possibile accordo per la risoluzione del conflitto in Ucraina – che si terrà il primo febbraio – non vedrà la partecipazione di una delegazione statunitense. Niente trilaterale, dunque, ma “solo” un bilaterale tra le delegazioni di Mosca e Kyiv. Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov. «È così che americani e ucraini si sono accordati tra loro: tenere un contatto bilaterale a un livello inferiore», ha affermato in un’intervista, rispondendo alle domande sul motivo per cui Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, e Jared Jushner, genero di Donald Trump, questa volta non prenderanno parte ai colloqui negli Emirati Arabi Uniti.

I pasdaran sono stati inseriti nella lista Ue dei terroristi

I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno trovato un’intesa per la designazione a livello Ue del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica. «La repressione non può restare senza risposta. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina», ha scritto su X Kaja Kallas, alto rappresentante per gli Affari esteri e la sicurezza Ue, sottolineando che la designazione porrà i pasdaran «sullo stesso piano di Daesh, Hamas, Hezbollah e al-Qaeda». La proposta di Antonio Tajani al Consiglio Affari Esteri dell’Ue di inserire i Guardiani della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche aveva portato le autorità iraniane a convocare Paola Amadei, ambasciatrice italiana a Teheran.

Il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di 15 persone e sei entità per gravi violazioni dei diritti umani in Iran e al sostegno militare fornito alla Russia contro l’Ucraina. Le misure sono state imposte nei confronti di 15 persone e sei entità. Tra esse Eskandar Momeni, ministro dell’Interno e capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Mohammad Movahedi-Azad, procuratore generale, e Iman Afshari, giudice presidente. E poi comandanti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, alti ufficiali della polizia e delle forze di sicurezza.

«Accolgo con favore l’accordo politico sulle nuove sanzioni contro il regime omicida iraniano e sulla designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica. Era dovuto da tempo. “Terrorista” è proprio il nome con cui si definisce un regime che soffoca nel sangue le proteste del proprio popolo. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua coraggiosa lotta per la libertà», ha scritto su X Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue.

Il ministro degli Esteri iraniano: «Grave errore strategico»

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accusato l’Europa di contribuire all’escalation delle tensioni regionali, definendo un «grave errore strategico» l’inserimento dei pasdaran nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche.

Il Pd contro la conferenza sulla remigrazione: «No ai fascisti alla Camera»

La conferenza stampa in programma il 30 gennaio a Montecitorio sul tema della “remigrazione” accende la polemica. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha chiesto di fermare l’iniziativa promossa dal deputato della Lega Domenico Furgiuele: «Saranno presenti gruppi estremisti che si richiamano al fascismo e al nazismo, come i Nazi-skin», sottolineando come sui social degli organizzatori compaiano anche messaggi violenti, tra cui «la remigrazione la otterremo con le buone o con le cattive». Secondo l’esponente dem si tratta di «parole inaccettabili per chi pretende spazio nelle sedi democratiche» e per questo rivolge un appello al capogruppo leghista Riccardo Molinari affinché «convinca il deputato del suo gruppo a fare un passo indietro e impedisca questa grave offesa alle istituzioni». Braga aggiunge inoltre: «Sarebbe un grave precedente che il gruppo della Lega non dovrebbe sottovalutare: il Parlamento non può diventare una tribuna per ideologie fondate sull’odio e sulla violenza».

Guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti, la sentenza della Consulta

Chi si mette alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti è punibile solo se crea un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito una sentenza depositata il 29 gennaio dalla Corte costituzionale, in cui si legge che «la nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada», risalente al 2024, «non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale». Prima della modifica, la norma puniva chi guidava «in stato di alterazione psico-fisica» dopo aver assunto stupefacenti. Nel 2024 è stato eliminato il requisito dell’alterazione (complicata da dimostrare nella prassi giudiziaria): da allora la norma ha sanzionato semplicemente la guida successiva all’assunzione di droga, senza però specificare tempistiche né condizioni, rischiando dunque di punire – per esempio – automobilisti con tracce residue di sostanze assunte giorni o settimane prima, ormai prive di qualsiasi effetto sulle capacità di stare al volante.

La Consulta ha imposto un’interpretazione restrittiva della norma

La Corte Costituzionale, senza accogliere le censure di illegittimità, ha pertanto imposto un’interpretazione restrittiva della norma basata sui principi di «proporzionalità e offensività». Secondo la Consulta, va dunque accertata la presenza nei liquidi corporei del conducente di stupefacenti «che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche». Insomma, non basta la semplice traccia di sostanza nel sangue, ma serve una quantità potenzialmente capace di alterare le normali capacità di controllo del veicolo.

Un’altra nave Usa verso il Medio Oriente: è la decima

Un’ulteriore unità navale degli Stati Uniti ha raggiunto il Medio Oriente, alimentando le ipotesi su un possibile nuovo intervento militare contro l’Iran. A darne conto sono le informazioni ricavate dai sistemi di monitoraggio del traffico marittimo, secondo quanto riportato dalla Bbc Verify. Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D. Black è stato individuato mentre attraversava il Canale di Suez in direzione del Golfo. Nella regione si troverebbero ora almeno dieci navi da guerra statunitensi, tra cui anche la portaerei USS Abraham Lincoln.

Cosa ha detto lo “zar dei confini” Homan in conferenza stampa a Minneapolis

Lo “zar dei confini” Tom Homan, inviato da Donald Trump in Minnesota contestualmente alla rimozione di Gregory Bovino – comandante della Border Patrol rispedito in California – ha parlato in conferenza stampa, promettendo di «ristabilire la legge e l’ordine» a Minneapolis, dove le forze dell’ordine hanno già ucciso due persone che si stavano opponendo ai controlli anti-migranti.

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Lo “zar dei confini” promette «azioni mirate»

«La sicurezza della comunità è fondamentale», ha affermato Homan, sostenendo che i milioni di illegali entrati sotto l’Amministrazione Biden rappresentando una minaccia per i cittadini. Riconoscendo la necessità di «miglioramenti» nelle operazioni relative all’immigrazione, Homan ha di aver chiesto all’Ice e alla polizia di frontiera di lavorare a un «piano di riduzione»: con più criminali dietro le sbarre, ha spiegato, gli agenti si concentrerebbero sul lavoro in carcere e meno sulle operazioni di strada. Lo “zar dei confini” ha inoltre assicurato che gli agenti federali condurranno «operazioni mirate» contro persone che hanno storie criminali o di immigrazione illegale.

Cosa ha detto lo “zar dei confini” Homan in conferenza stampa a Minneapolis
Tom Homan (Ansa).

Homan: «Non voglio veder morire nessuno»

«Non voglio vedere nessuno morire, né gli agenti, né i membri della comunità, né gli obiettivi delle nostre operazioni», ha poi dichiarato Homan. E poi: «Voglio chiarire che gli agenti dell’Ice e della Border Patrol svolgono i loro compiti in un ambiente difficile, in circostanze tremende, ma cercano di farlo con professionalità. In caso contrario, saranno giudicati come avviene in qualsiasi altra agenzia federale, abbiamo standard di condotta». Infine: «Se non vi piace quello che facciamo, protestate. Chiedo solo che lo facciate in modo pacifico. Ma minacciare le forze dell’ordine, ostacolarle, impedire il loro operato e aggredirle non è mai accettabile e non ci sarà alcuna tolleranza».