Russia alla Biennale, Giuli chiede le dimissioni dal cda di Tamara Gregoretti

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, contrario alla decisione del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco di non sollevare obiezioni alla riammissione della Russia, al punto da disertare la presentazione del Padiglione Italia, ha chiesto le dimissioni di Tamara Gregoretti, giornalista e autrice televisiva, componente del cda. Lo riporta il Corriere della Sera. La sua colpa? Essersi espressa a favore della riapertura del Padiglione russo per la 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’Arte che inizierà il 9 maggio. Con la fuoriuscita di Gregoretti resterebbero nel cda – oltre a Buttafuoco – vicepresidente Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, pure lui a favore della riammissione della Russia (come «difesa della democrazia»), e il governatore del Veneto, Alberto Stefani, esponente della Lega. Lui non si è espresso sulla questione, ma lo aveva fatto il suo capo di partito Matteo Salvini: «L’arte e lo sport avvicinano, di sicuro non allontanano».

Mantovano senza sconti su Gratteri: «Da lui non semplici opinioni ma minacce»

Continuano le polemiche sulle affermazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri rivolte al Foglio – «dopo il referendum con voi faremo i conti, nel senso che tireremo una rete», ha detto il magistrato a una giornalista del quotidiano. Sul caso è intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che, in un’intervista a SkyTg24, non ha usato mezzi termini per definire le dichiarazioni di Gratteri: «Sono espressioni che certamente, quando vengono adoperate da un procuratore della Repubblica, non sono semplici opinioni, soprattutto quando hanno un velo neanche tanto sottile di minaccia nei confronti di un giornalista».

Secondo lui c’è un «ostracismo verso i magistrati che sono per il Sì»

Entrando più nello specifico in tema referendum, Mantovano ha lamentato un’avversione nei confronti dei magistrati che si sono espressi per il Sì alla riforma Nordio: «Lo strappo più significativo che oggi si sta realizzando è interno alla magistratura, perché sono centinaia i magistrati che si stanno esprimendo per il Sì, decine e decine anche pubblicamente e nei loro confronti è nato un ostracismo, una marginalizzazione all’interno del corpo della magistratura».

Mantovano senza sconti su Gratteri: «Da lui non semplici opinioni ma minacce»
Alfredo Mantovano (Imagoeconomica).

L’ipotesi di una «resa dei conti a sinistra» dopo il voto

A chi ipotizza ripercussioni sul governo in caso di vittoria del No, il sottosegretario ricorda che «c’è una fascia significativa e autorevole della sinistra italiana che è favorevole a questa riforma» perché va nella direzione della loro storia. «Temo molto che, tra le varie rese dei conti annunciate che si realizzeranno dopo il voto referendario, una riguarderà proprio l’area della sinistra. Perché quando si violenta la propria storia, quando si rinnega una parte importante del proprio passato, poi qualcosa succede sempre. Sto parlando ovviamente in termini ideali, non cruenti, siamo in un ordinamento democratico grazie a Dio. Però ho l’impressione che qualcosa accadrà e che il quadro da quelle parti non rimarrà così stabile», ha sottolineato. Un ribaltamento della prospettiva, dunque: non è il centrodestra che dovrà fare i conti ma l’opposizione.

Israele: «Missile iraniano caduto a poche centinaia di metri dal Muro del Pianto»

«Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme, la capitale di Israele. Uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro Occidentale, dalla Moschea di Al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro». È quanto si legge sull’account X del Ministero degli Esteri israeliano, dove è stato pubblicato un video degli attimi successivi al presunto attacco: «La protezione delle vite umane e la sicurezza dei fedeli vengono prima di tutto. Per questo motivo, la preghiera in tutti i luoghi santi è stata temporaneamente sospesa».

Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta nel suo primo discorso da Guida Suprema

Giovedì 12 marzo è finalmente arrivato il primo discorso alla nazione di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran, subentrato al padre, l’ayatollah Ali, ucciso nei primi raid di Stati Uniti e Israele. Non è apparso in pubblico, né dal vivo né in video: ferito alle gambe e nascosto in un luogo sicuro (almeno questa è la versione ufficiale), si è limitato a un messaggio letto da un presentatore alla tv di Stato.

Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta nel suo primo discorso da Guida Suprema
Donna iraniana mostra un ritratto di Mojtaba Khamenei (Ansa).

Cosa ha detto Mojtaba Khamenei nel primo discorso da Guida Suprema

«Non rinunceremo a vendicare il sangue dei nostri martiri», ha detto Khamenei, citando anche la strage delle bambine nella scuola di Minab, «un crimine che non può passare sottotraccia». Il leader iraniano ha poi affermato che «il tentativo di dividere il Paese è stato sventato». Quanto agli attacchi contro i Paesi del Golfo, Khamenei ha spiegato: «Noi non colpiamo i nostri vicini che sono amici, ma solo le basi del nemico sul loro territorio», che «vanno chiuse». Così sullo Stretto di Hormuz: «La leva della chiusura deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione». Auspicando «la pace per tutto il popolo iraniano», Khamenei ha anche detto: «Abbiamo studiato l’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza ed è estremamente vulnerabile. Saranno attivati se la situazione di guerra persiste e in base agli interessi nazionali».

Altre due esplosioni a Erbil, Crosetto: «Attacco deliberato»

Due nuove esplosioni sono state udite a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dopo il drone che ha colpito la base italiana nella serata dell’11 marzo 2026. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in merito all’attacco, ha parlato di un’azione deliberata, dal momento che si tratta di una base Nato, «quindi anche americana», e che già nei giorni precedenti c’erano stati tentativi di intervento. Intervistato dal Tg1, ha confermato che il contingente non ha riportato alcun danno e che i militari erano entrati in aree protette dopo l’allarme. Attualmente sono 141 i soldati italiani presenti a Erbil, che entrano ed escono dal bunker a seconda degli allarmi.

Altre due esplosioni a Erbil, Crosetto: «Attacco deliberato»
Guido Crosetto (Ansa).

Il console italiano a Erbil: «Situazione sotto controllo»

Sulla vicenda è intervenuto anche il console italiano a Erbil, Tommaso Sansone, al Tg2: «La nostra base militare è stata bersagliata da un attacco con droni di provenienza ancora da accertare che ha causato danni materiali ma ha lasciato illesi i nostri militari. Abbiamo parlato con loro, la situazione è sotto controllo, quindi sono tutti in sicurezza. Anche i nostri connazionali stanno bene, vengono assistiti da questo consolato generale che valuterà nei prossimi giorni tutte le azioni che dovessero rendersi necessarie a loro tutela».

Tajani: «Stiamo riducendo il personale nel consolato»

«Oggi parlerò con le autorità del Kurdistan iracheno e con il ministro degli Esteri dell’Iraq per fare un punto della situazione», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina «Abbiamo concluso proprio su questo una riunione con l’ambasciatore e il console d’Italia a Erbil e stiamo riducendo la presenza del personale, sia in ambasciata a Baghdad, sia nel consolato a Erbil per ragioni di sicurezza».

Scontro Meloni-Schlein: «Io insultata ma l’offerta resta valida», «Posi la clava»

Nuovo scontro tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein. Dopo aver auspicato confronto e unità sulla politica internazionale durante le sue comunicazioni in Parlamento sulla crisi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha scritto una nota attaccando le opposizioni per i toni usati: «Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto». E ancora: «Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido».

La replica di Schlein: «Sta facendo tutto da sola, noi ci siamo ma posi la clava»

A stretto giro è arrivata la replica di Schlein. «Meloni sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo come ci siamo sempre stati. A giugno io per prima chiamai la presidente del Consiglio. Ora deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo», ha detto in un’intervista a SkyTg24. «Lei il mio numero ce l’ha. L’appello all’unità è durato giusto un paio d’ore ed è giunto con 12 giorni di ritardo. Io ho dovuto iniziare il mio intervento invitandola a poggiare la clava. Speravamo di poter parlare, ma l’appello è durato poco. Io sono in costante contatto con il governo, con Crosetto e anche, nelle settimane scorse, con Tajani. Noi ci siamo. Certo, l’appello è arrivato in ritardo e poi solo dopo due ore ha cambiato orientamento, sennò non sarebbe arrivata alla Camera attaccando così l’opposizione».

È morta Enrica Bonaccorti

È morta la conduttrice televisiva e radiofonica Enrica Bonaccorti. Aveva 76 anni ed era malata da tempo di un tumore al pancreas, diagnosticato nell’estate del 2025. Nonostante la gravità della situazione, Bonaccorti aveva voluto condividere con il suo pubblico il suo difficile percorso. Il 4 gennaio, ospite di Mara Venier a Domenica In, aveva detto di «in un limbo».

La carriera di Enrica Bonaccorti

Nata a Savona il 18 novembre 1949, aveva iniziato il suo percorso artistico tra teatro e cinema. Negli Anni 60 fu scelta per la compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini nello spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto. E proprio per Modugno firmò i testi di brani come Amara terra mia e La lontananza. Negli stessi anni lavorò anche in radio, partecipando al programma L’uomo della notte. L’esordio da conduttrice televisiva arrivò nel 1978, in Rai, con il gioco a premi Il sesso forte, presentato insieme con Michele Gammino. La consacrazione sarebbe arrivata nel decennio successivo con programmi come Italia sera e Pronto, chi gioca?. Passata alla Fininvest, Bonaccorti fu al timone del quiz Cari genitori, del talk show Ciao Enrica e della prima edizione di Non è la Rai.

È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti

Nella storia della tv resta la puntata speciale di Capodanno del il 31 dicembre 1991: durante il Cruciverbone una concorrente da casa indovinò una parola di sette lettere (“eternit”), prima che Bonaccorti le avesse letto la definizione. La conduttrice, convinta che si trattasse di una truffa, andò su tutte le furie, accusò la spettatrice di imbroglio e riagganciò la telefonata. La signora Maria Grazia, finita a processo, fu poi assolta.

Tornata in Rai alla fine degli Anni 90, entrò nel cast de I fatti vostri su Rai 2. Poi dal 2000 al 2006 fu ospite fissa di Buona Domenica con Maurizio Costanzo. Nel 2019 Bonaccorti era approdata a Sky Italia con il programma Ho qualcosa da dirti, trasmesso su TV8.

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli, distrutto da un incendio a febbraio 2026, e metterà a disposizione dei gestori uno spazio affinché le attività teatrali proseguano. L’ha reso noto il Mic con una nota. «Sarà un’operazione corale con tutte le persone che hanno a cuore il progetto, che sono riassumibili nella parola Stato. Con il prefetto, il sindaco e il presidente della Regione garantiremo continuità alla grande famiglia del Sannazaro, che va dalla proprietà, ai gestori e, soprattutto, alla comunità che continuerà a vivere», ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli.

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli
Incendio al Teatro Sannazzaro di Napoli (Facebook).

Sindaco e governatore: «Primo passo per far rinascere il teatro»

«Siamo al lavoro con determinazione per la rinascita del Teatro Sannazaro. Accogliamo con grande favore la decisione del ministero della Cultura di procedere all’acquisizione del teatro, una scelta che permetterà così alle istituzioni di poter mettere in campo tutte le azioni necessarie per far splendere nuovamente un luogo che è parte della storia di Napoli, della sua cultura e della sua arte, un patrimonio che appartiene a tutta l’Italia», ha affermato il governatore Roberto Fico. «La Regione Campania ha iniziato a stanziare nel bilancio 2026 un milione di euro, un primo passo in questo percorso di rinascita, per il quale l’impegno sarà massimo». Soddisfatto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Avevamo promesso alla famiglia Sansone che le istituzioni avrebbero lavorato in tempi brevi per garantire un sostegno pubblico al fine di poter riprendere le attività prima possibile e per poi ricostruire il Sannazaro. Questo passo in avanti conferma la piena collaborazione istituzionale per preservare un bene culturale fondamentale per Napoli e per tutta l’Italia».

Trump torna a minacciare la Spagna: «Potrei tagliare i rapporti commerciali» 

Donald Trump torna a minacciare la Spagna per la sua posizione sulla guerra in Iran. «Non sta collaborando affatto, potremmo tagliare i rapporti commerciali con loro. Gli spagnoli sono un grande popolo, la leadership non molto», ha detto parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. «Non capisco quello che stanno facendo. Sono stati pessimi con la Nato. Hanno la protezione ma non vogliono pagare la loro quota e fanno così da molti anni», ha aggiunto il presidente americano. Il premier spagnolo Pedro Sanchez si è da subito schierato contro l’intervento degli Stati Uniti in Iran, vietando agli Usa l’utilizzo delle basi situate in territorio iberico per attaccare teehran.

Colpita la base italiana a Erbil: nessun ferito

Nella serata di mercoledì, un drone ha colpito la base italianaErbil, nel Kurdistan iracheno. Ne ha dato notizia il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha sentito personalmente il comandante della base. «Non ci sono vittime, né feriti tra il personale italiano», ha dichiarato Crosetto. «Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal comandante del Covi», il Comando di Vertice dell’Area Operativa Interforze.

Il comandante della base: «Il personale si trovava all’interno del bunker»

Il comandante della base, Stefano Pizzotti, a SkyTg24 ha confermato che «il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione». L’allarme è scattato alle 20.30, ha spiegato Pizzotti, «quindi, seguendo procedure già rodate, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Poco prima dell’1, ora locale, c’è stata una minaccia aerea». Al momento l’allarme è finito, ma «gli artificieri della coalizione stanno mettendo in sicurezza l’area».

Tajani: «Attacco inaccettabile»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato con fermezza l’attacco. «Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria», ha scritto il vicepremier su X.

«Dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, successivamente decideremo i passi da compiere», ha aggiunto Tajani intervistato a RealPolitik su Rete4 rispondendo alla domanda se l’attacco possa essere considerato un atto di guerra nei confronti dell’Italia. «Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro».

Cerno, Sottile, Vespa: per il membro del cda Natale la Rai «sta sbandando sul referendum»

A meno di due settimane dal referendum, la tivù pubblica «sta sbandando vistosamente negli spazi giornalistici al di fuori dei tg». Lo ha affermato Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, evidenziando «tre evidenti segni di squilibrio informativo» nella sola giornata di martedì 10 marzo.

Natale: «Cerno ha sbeffeggiato i rappresentanti del No»

Innanzitutto, spiega Natale, su Rai 2 Tommaso Cerno, nel suo Due di picche, «sbeffeggia i rappresentanti del No», circostanza che, «naturalmente, non giustifica in alcun modo gli squallidi attacchi omofobi che ha ricevuto nelle ore successive, per i quali merita ogni solidarietà». Il riferimento è agli insulti arrivati sui social dopo la sua apparizione a Bellamà, in cui ospite di Pierluigi Diaco ha cantato alla chitarra Per sempre sì di Sal Da Vinci.

Lo spazio concesso da Sottile a una magistrata per il Sì

Poi, su Rai 3, Salvo Sottile in FarWest «assegna alla magistrata chiamata a rappresentare il Sì la possibilità di intervenire non solo sul tema referendum, ma anche su sicurezza/immigrazione e sulla ‘famiglia nel bosco’, ovviamente in modo critico verso l’operato dei giudici», ha dichiarato Natale.

Cerno, Sottile, Vespa: per il membro del cda Natale la Rai «sta sbandando sul referendum»
Salvo Sottile (Imagoeconomica).

Vespa «non ha nemmeno provato a essere imparziale»

Infine Bruno Vespa su Rai 1: «Prima in Cinque Minuti e poi a Porta a Porta ad essere arbitro imparziale nemmeno ci prova: riserva le sue obiezioni soltanto al rappresentante del No; richiama l’attenzione sulle “tante storie di cattiva giustizia che stanno venendo fuori in questi giorni” e sulle “tante persone alla quali la vita è stata distrutta”; rilancia a più riprese le fake news secondo le quali “nessuno dei giudici che sbagliano viene mai punito”, ma “tutto questo la riforma proverebbe a smantellarlo”; afferma che “la cosa che fa impazzire l’Anm è il sorteggio, cioè la perdita di potere”».

Cerno, Sottile, Vespa: per il membro del cda Natale la Rai «sta sbandando sul referendum»
Bruno Vespa con due ospiti a Porta a Porta (Imagoeconomica).

Poi la chiosa: «Tocca ricordare che la delibera della Commissione parlamentare di Vigilanza impegna ‘il cda e l’ad, nell’ambito delle rispettive competenze”, ad assicurare che la Rai rispetti il necessario equilibrio. Non va messa a rischio la credibilità del servizio pubblico, bene da preservare anche oltre il 23 marzo».

Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga

Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga

Dopo le comunicazioni della premier Meloni sul conflitto in Medio Oriente, i senatori del M5s hanno protestato in Aula contro la guerra, mostrando dei cappellini rossi come quelli utilizzati da Trump ma con la scritta “No alla guerra” al posto di Make America Great Again (Maga).

Il capogruppo Pirondini: «Meloni ha sempre fatto gli interessi degli Usa»

«Ogni volta che ha incontrato il presidente Trump», ha detto il capogruppo M5s Luca Pirondini rivolgendosi a Meloni, «idealmente si è messa il cappellino Maga e ha fatto sempre gli interessi degli Usa. Oggi le facciamo un regalo, un bel cappello Maga ma con scritto “No alla guerra». E ancora: «Dica a Trump che gli italiani non sono più disponibili a essere complici di Trump e Netanyahu, hanno la schiena dritta, che l’articolo 11 della Costituzione italiana dice che l’Italia ripudia la guerra. Non mettiamo in discussione l’alleanza con gli Usa ma la postura. Lei dovrebbe dire ogni tanto qualche no a Trump. Ha detto sì quando ha chiesto di acquistare le armi americane, il gas americano. E non sarà in grado di dire no a Trump quando le chiederà le basi militari. È vero ci sono accordi con gli Usa ma valgono solo nel rispetto del diritto internazionale, diversamente deve dire che le basi in Italia non le concede».

Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
La protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga (Ansa).

Iran, Trump: «Non è rimasto più niente da colpire, la guerra finirà presto»

La guerra in Iran «finirà presto», ha detto il presidente americano Donald Trump, perché «non è praticamente rimasto niente da colpire». In un’intervista telefonica ad Axios, il tycoon ha spiegato che c’è ancora «qualche piccola cosa qua e là» e che «la guerra finirà quando deciderò che deve finire». Il capo della Casa Bianca ha ribadito che il conflitto «sta andando alla grande». «Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane», ha affermato.

Teheran: «Preparatevi al petrolio a 200 dollari al barile»

Intanto l’Iran ha messo in guardia su un’impennata del prezzo del petrolio, con lo stretto di Hormuz controllato dai pasdaran. «Preparatevi un petrolio a 200 dollari al barile», ha detto il portavoce del comando unificato Khatam al Anbiya, Ebrahim Zolfaqari. Il prezzo del greggio, ha sottolineato secondo quanto riportano i media iraniani, «è legato alla sicurezza della regione che voi avete destabilizzato».

Polemiche su Gratteri per la minaccia al Foglio: «Dopo il referendum con voi faremo i conti»

Non si placano le polemiche intorno al referendum sulla giustizia. Al centro della scena c’è di nuovo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, questa volta per l’avvertimento da lui lanciato al quotidiano Il Foglio. Interpellato dal giornale circa le sue dichiarazioni su Sal Da Vinci in una trasmissione di La7, in cui il magistrato aveva affermato che il cantante del “Per sempre sì” avrebbe in realtà votato no al referendum (falso), ha dichiarato: «Era tutto uno scherzo, ridevo con il presentatore». Incalzato dalla giornalista sul fatto che il vincitore di Sanremo ha dovuto smentire, Gratteri è arrivato alle minacce: «Senta, con voi del Foglio… Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti, nel senso che tireremo una rete». Di fronte a queste parole, il quotidiano diretto da Claudio Cerasa chiederà l’intervento di Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) e Odg (Ordine dei giornalisti) in nome dell’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e stabilisce che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Presidente Fnsi: «Gratteri smentisca o si scusi»

Il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, interpellato dall’Adnkronos, ha dichiarato che le affermazioni del procuratore di Napoli «non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce». Quindi, ha continuato, «Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio. Alludere a conti da fare e a non meglio precisate reti è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla». E ancora: «Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l’indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall’articolo 21».

Segretaria generale Fnsi: «Minacce gravi che violano la Costituzione»

Gli ha fatto eco Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione: «Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito. Non si possono accettare violazioni all’articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della ‘ndrangheta. È grave la minaccia. In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara, se uno si ritiene diffamato querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l’articolo 21 della Costituzione».

Tajani (Fi): «Atto gravissimo, inaccettabile da un magistrato»

Sul caso si è espressa anche la politica, con un coro unanime di solidarietà nei confronti del quotidiano. Così Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia: «Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri. Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa. È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. Un cattivo esempio, in contrasto anche con l’appello del presidente della Repubblica al rispetto dei toni e del libero pensiero».

Paita (Iv): «Parole non tollerabili e indegne di un dibattito democratico»

Anche da Italia viva è arrivata vicinanza al giornale, con la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato, che ha affermato: «Esprimo solidarietà alla redazione del Foglio. Le parole del procuratore Gratteri, denunciate dal direttore Cerasa, non sono tollerabili. “Tanto dopo il referendum con voi faremo i conti” non è una frase degna del dibattito democratico. La libera stampa è un valore da difendere».

Filini (Fdi): «Dichiarazioni imbarazzanti, preoccupati per la libertà di stampa»

Per Fratelli d’Italia si è espresso il deputato Francesco Filini, responsabile nazionale del programma: «Minacciare un giornalista soltanto perché fa il proprio lavoro è sempre grave, ma se queste minacce giungono da un magistrato di primo piano come è Nicola Gratteri la circostanza è ancora più preoccupante. Purtroppo Gratteri non è nuovo, da quando ha deciso di sostenere il No al referendum, a dichiarazioni a dir poco imbarazzanti. Non vorremmo utilizzare il frasario di chi oggi a sinistra sta con il No al referendum, ma dinanzi a questi atteggiamenti non possiamo non dirci preoccupati per la libertà di stampa».

Calenda (Az): «Gratteri fuori controllo, va sospeso»

Critiche al magistrato anche da parte del segretario di Azione Carlo Calenda: «Gratteri è chiaramente fuori controllo. Oggi minaccia Il Foglio apertamente. Un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata. Esattamente quanto un capo di gabinetto del ministero della Giustizia che insulta i magistrati. Fateci una cortesia, mettetevi da parte entrambi. E torniamo a parlare di contenuti. Bartolozzi e Gratteri». Il riferimento è alle dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli, che ha invitato a votare sì al referendum per «toglierci di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione».

Picierno (Pd): «Ironia tossica e aggressiva che non fa onore alla magistratura italiana»

Questo, infine, il commento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo del Partito democratico: «Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri rivolte al Foglio sono gravi. Intimidire un giornale, lasciar presagire un possibile regolamento di conti giudiziario dopo il voto e ricorrere a un’ironia tossica e aggressiva non fa onore alla magistratura italiana. In una fase così delicata dovremmo invece recuperare una dimensione di confronto alta e costituente, degna della Carta costituzionale che abbiamo. Solidarietà al direttore Claudio Cerasa e tutta la redazione».

La Russa senza freni in Senato tra insulti e commenti sprezzanti: cosa è successo

Nel giorno delle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue, il presidente del Senato Ignazio La Russa si è reso protagonista di alcuni commenti decisamente inappropriati nei confronti di due parlamentari. «Come si chiama quel coglione che continua a urlare?», ha chiesto a microfono aperto durante l’intervento di Antonio Nicita del Partito democratico. Per poi ironizzare: «Abbiamo apprezzato il suo commento». In precedenza, dopo che aveva finito di parlare senatore Ettore Licheri, esponente del Movimento 5 stelle, La Russa aveva già commentato, prendendolo di fatto in giro: «Interventone…». E non è finita qui: poco prima della replica di Meloni, mentre parlava Raffaele Speranzon (come lui di Fratelli d’Italia), sempre a microfono aperto si è lasciato sfuggire un «porca puttana». Non esattamente parole che ci si aspetterebbe dalla seconda carica della Stato, soprattutto nell’Aula del Senato.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti

Il ministro dello Sport di Teheran ha annunciato che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in programma in estate negli Stati Uniti. «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», ha affermato Ahmad Donjamali in tv, sottolineando le «misure malvagie intraprese contro l’Iran». «Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare», ha evidenziato. Donald Trump aveva detto al presidente della Fifa Gianni Infantino che la nazionale iraniana era benvenuta a partecipare al torneo. L’Iran è inserito nel girone G che comprende anche Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, come stabilito dal sorteggio del 5 dicembre a Washington.

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci

A margine del conferimento della medaglia della città di Napoli al Maschio Angioino, Sal Da Vinci ha confermato di aver ricevuto una chiamata da Giorgia Meloni, smentendo però di aver parlato con la premier del possibile utilizzo di Per sempre sì, brano vincitore al Festival di Sanremo, come colonna sonora dei comizi finali di Fratelli d’Italia in vista del referendum del 22 e 23 marzo.

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci
Giorgia Meloni (Ansa).

Da Vinci: «Mi ha fatto i complimenti ed è finita lì»

«Mi ha chiamato per farmi i complimenti, ed è finita lì», ha detto Da Vinci. «Ho letto tante fake news, la telefonata è durata 30 secondi, aveva altre due milioni di cose più importanti da fare», ha aggiunto, parlando di «parole che volano nel web e che diventano gigantesche». E poi: «Se un giorno uno, chiunque esso sia, vuol ascoltare la mia canzone pubblicamente, lo può fare perché è stata pubblicata sulle piattaforme digitali. È un bene comune, tutti la possono condividere».

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci
Sal Da Vinci premiato dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi (Ansa).

LEGGI ANCHE: Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum

Venezi direttrice musicale della Fenice, si dimette il consigliere del MiC Tortato

Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal ministero della Cultura a gennaio del 2025, si è dimesso all’indomani del voto consultivo con cui è stata confermata la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale. «A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado», ha annunciato sui social.

Le critiche al sovrintendente Colabianchi

In un lungo post, Tortato ha ripercorso i vari capitoli di «questo vero e proprio feuilleton tutto italiano», criticando innanzitutto l’operato del Nicola Colabianchi. La nomina di Venezi, ha specificato, è del tutto legittima: «Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta».

Il dito puntato contro i sindacati

Tortato ha puntato poi il dito contro i sindacati, che lo hanno duramente criticato durante il braccio di ferro sul welfare: «Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale (da 850 mila euro, ndr) sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa».

Venezi direttrice musicale della Fenice, si dimette il consigliere del MiC Tortato
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).

L’attacco a Venezi, non per il suo curriculum

Poi il duro attacco a Venezi: «Se la nomina è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un “teatro con gestione anarchica”». Inoltre, scrive Tortato, è «inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del “suo” teatro sono “pippe il cui massimo titolo è il battesimo”». In questo caso il riferimento è al giornalista Andrea Ruggieri. E poi: «Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Venezi a direttore musicale del Teatro».

La Spagna ha rimosso il suo ambasciatore in Israele

La Spagna ha deciso di rimuovere il suo ambasciatore in Israele Ana Salomon Pérez, declassando la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv a incaricata d’affari. Lo riporta la gazzetta ufficiale di mercoledì 11 marzo 2026. La decisione pone l’ambasciata spagnola in Israele nella stessa situazione dell’ambasciata israeliana in Spagna, guidata da un incaricato d’affari (Dana Erlich) da quando il governo Netanyahu ha richiamato il suo ambasciatore, Rodica Radian-Gordón, nel maggio 2024.

Il governo spagnolo dovrà cercare l’approvazione di Israele se vorrà nominare un nuovo ambasciatore

Salomon Pérez era stata richiamata per consultazioni a settembre 2025 in segno di protesta contro le dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar che aveva definito il governo spagnolo «antisemita». Da allora si trovava in Spagna. Il suo licenziamento non è correlato alle sue prestazioni, hanno sottolineato fonti diplomatiche. La decisione, motivata politicamente, aggrava la crisi diplomatica tra i due Paesi e implica che la Spagna dovrà nominare un nuovo ambasciatore e cercare l’approvazione delle autorità israeliane quando vorrà normalizzare le relazioni e ripristinare il massimo livello di rappresentanza nello Stato ebraico. Non è ancora chiaro se ciò avverrà a breve, dato che continuano le critiche della Spagna a Netanyahu per l’attacco all’Iran e la nuova offensiva in Libano.

Il piano del Cremlino per aiutare Orban a vincere le elezioni ungheresi

Secondo quanto riporta il Financial Times, che cita fonti a conoscenza dei piani di Mosca, il Cremlino ha lanciato una campagna di disinformazione – perlopiù online – volta ad aiutare il primo ministro Viktor Orbán (alleato di Vladimir Putin) e il suo partito Fidesz a vincere le elezioni che si terranno il 12 aprile in Ungheria.

Il piano del Cremlino per aiutare Orban a vincere le elezioni ungheresi
Viktor Orban (Imagoeconomica).

La campagna prevede di etichettare il rivale Magyar come «un burattino dell’Ue»

La campagna, elaborata dalla Social Design Agency, società di consulenza mediatica legata al Cremlino e soggetta a sanzioni occidentali, propone di promuovere Orban sui social media come un «leader forte con amici in tutto il mondo», definendolo come l’unico candidato in grado di preservare la sovranità dell’Ungheria. Il suo principale rivale, Péter Magyar, presidente del partito di opposizione Tisza, verrà al contrario etichettato come «un burattino di Bruxelles». Il piano prevede «attacchi informativi» e l’uso di influencer ungheresi.

Il piano del Cremlino per aiutare Orban a vincere le elezioni ungheresi
Peter Magyar (Imagoeconomica).

L’agenzia era stata sanzionata per la campagna online nota come “Doppelgänger”

Gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri Paesi occidentali hanno sanzionato Social Design Agency nel 2024 a causa della vasta campagna online nota come “Doppelgänger”, che ha previsto la diffusione di fake news e deepfake generati dall’intelligenza artificiale per alimentare il sentimento anti-ucraino. Rendendosi conto che gli aiuti pubblici dalla Russia avrebbero potuto ritorcersi contro Orbán, l’agenzia non ha interagito direttamente con funzionari ungheresi, ma si è messa in contatto con almeno 50 «influenti personalità locali» per diffondere i suoi contenuti.

Il piano del Cremlino per aiutare Orban a vincere le elezioni ungheresi
Il post “sospetto” di Ripost su Facebook.

Mosca ovviamente ha già smentito l’articolo del Financial Times

Al centro del piano il sentimento anti-Ucraina, in un momento in cui la tensione tra i due Paesi è particolarmente forte, dopo l’arresto a Budapest di sette dipendenti di una banca ucraina accusati di riciclaggio di denaro. Il Ft evidenzia che il numero di post anti-ucraini sulle pagine ungheresi è aumentato notevolmente nelle ultime settimane. Un post su Facebook di Ripost (tabloid magiaro vicino a Fidesz), che mostrava immagini generate dall’IA di guardie ucraine addette al trasporto valori fermate in autostrada con denaro contante e oro, ha generato oltre 136 mila reazioni, più di 12 mila commenti e quasi 20 mila condivisioni, principalmente da utenti stranieri, circostanza piuttosto insolita. L’ambasciatore russo a Budapest, Yevgeny Stanislavov, ha dichiarato che Mosca non è in alcun modo coinvolta nella campagna elettorale ungherese. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito «falso» quando riportato dal Financial Times.