Terza vittoria in tre partite per Jannik Sinner alle Atp Finals di Torino: il campione azzurro – già qualificato per le semifinali grazie al risultato di giovedì pomeriggio Djokovic e Hurkacz – ha battuto il danese Holger Rune, numero otto al mondo, in tre set con il risultato di 6-2, 5-7, 6-4. Sinner ha così chiuso la prima fase del torneo in testa. Anche Novak Djokovic passa il turno e va in semifinale. Non era mai successo che un azzurro arrivasse a questo turno in 54 anni di storia del torneo.
Jannik Sinner durante la partita contro Holger Rune (Getty Images)
Sinner: «Non è stato facile tornare a giocare dopo le emozioni del match con Djokovic»
«Oggi era una partita difficile», ha commentato Sinner dopo la vittoria. «Non avevo mai vinto contro di lui. Sono partito bene, poi nel secondo lui ha servito meglio. Ho giocato un brutto game sul 6-5, poi nel terzo sono ripartito da zero. Grazie del supporto, mi avete dato tantissimo oggi. Vediamo come va sabato». E ancora: «Non è stato facile tornare a giocare dopo le emozioni del match con Djokovic, sono entrato in campo più teso e agitato».
Il 16 novembre la storia del tennis italiano è cambiata: Jannik Sinner è matematicamente qualificato alle semifinali delle Atp Finals di Torino, primo italiano in 54 anni di storia del torneo. Il passaggio del turno deriva dal fatto che Novak Djokovic ha perso il secondo set per 6-4 nella sfida pomeridiana di giovedì con Hubert Hurkacz (il primo lo ha vinto 7-6). In base alle possibili combinazioni, quindi, con qualsiasi risultato si concluda la sfida prevista per giovedì sera con il danese Holger Rune, il giovane talento azzurro è comunque promosso al secondo turno.
Signore e signori:
Col set appena vinto da Hubert Hurkacz, JANNIK SINNER VOLA IN SEMIFINALE A TORINOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha definito un «clamoroso errore» l’eventuale scelta di Inter e Milan di costruire i rispettivi stadi fuori dal Comune milanese. Le due società stanno proseguendo per le rispettive strade verso la creazione di impianti di proprietà. I nerazzurri puntano a Rozzano, mentre i rossoneri sembrano ormai vicini a San Donato. E così il primo cittadino ha lanciato il proprio messaggi, parlando della potenziale ingestibilità degli impianti fuori città. E intanto il 21 novembre il Tar della Lombardia si pronuncerà sul vincolo posto dalla Sovrintendenza sul secondo anello dello storico stadio di San Siro.
Lo stadio San Siro di Milano (Imagoeconomica).
Sala: «Si stanno raccontando un sacco di frottole»
Il primo cittadino di Milano ha dichiarato: «Le società possono legittimamente andare a fare lo stadio dove ritengono, io personalmente ritengo che sia un errore clamoroso per le società non fare lo stadio a Milano. Credo che uno stadio fuori Milano sia ingestibile perché io non so quanti vigili ha Rozzano, come fa a schierare 100 vigili quando c’è la partita? Secondo me si stanno raccontando anche un sacco di frottole». E ha fatto anche un esempio: «Una frottola che sento dire – ha aggiunto Sala – è che le società garantiscono la sicurezza, ma dove? Non lo possono fare».
Il sindaco: «La partita non è finita»
«Credo che sia un errore macroscopico delle società», ha proseguito poi Beppe Sala. E come raccontato da Calcio e Finanza, ha insistito sul tema: «Credo che dal loro punto di vista possono recriminare il fatto che da noi c’è il vincolo e le nostre lentezze, non siamo riusciti a dare risposte in tempi brevi. Non voglio considerare questa partita finita». Poi il sindaco ha concluso parlando del possibile stadio del Milan a San Donato: «Ci sarebbero difficoltà perché i parcheggi sono necessari essendo la metropolitana a un chilometro e mezzo. Non credo che si possa fare un parcheggio nel parco Sud né alla Maura. Io invito solamente le squadre a ripensarci».
Il best ranking, quattro titoli Atp e la semifinale a Wimbledon. Il 2023 di Jannik Sinner è già indimenticabile, tanto da averlo reso non soltanto uno degli italiani più vincenti nella storia del tennis, ma anche uno dei più ricchi. Il successo alle Atp Finals di Torino contro Novak Djokovic, che lo ha lanciato verso la semifinale del prestigioso torneo dei maestri della racchetta, gli ha consentito di incassare altri 390 mila dollari (al cambio attuale, circa 360 mila euro), in palio per ogni successo nella competizione. A questi si aggiungono i 300 mila euro per la partecipazione, garantiti a ciascun giocatore a patto che prenda parte a tutti e tre gli incontri del suo girone. Ancora imbattuto, a 22 anni Sinner potrebbe aggiudicarsi – in caso di vittoria nella finale del 19 novembre – un montepremi di 4,4 milioni di euro. «Non mi interessano i soldi», ha detto però lui a Sette, settimanale del Corriere della Sera. «Voglio diventare la versione migliore possibile di me stesso».
Jannik Sinner dopo la vittoria contro Djokovic a Torino (Getty Images).
Lo “stipendio” di Sinner nel 2023 fra montepremi e sponsor
Nel mondo del tennis, a differenza di altri sport come basket e calcio, non esiste uno stipendio annuale. Gli incassi di un giocatore infatti dipendono dai meriti sul campo, grazie ai ricchi montepremi dei vari tornei in giro per il mondo. Facendo i conti in tasca al classe 2001, grazie alle 58 vittorie su 72 incontri nel 2023 si è messo in tasca 5,2 milioni di euro, circa la metà degli 11,3 complessivi guadagnati in carriera. Più di lui negli ultimi 12 mesi hanno fatto solamente Novak Djokovic, il campione di Wimbledon Carlos Alcaraz (che sui campi di Londra ha intascato 2,7 milioni) e il russo Daniil Medvedev. Una crescita esponenziale, se si considera che la carriera di Sinner è iniziata nel 2018. Prima di allora, gli incassi delle vincite nei tornei non superavano i 20 mila dollari, ma al termine della stagione aveva già superato quota 600 mila. Attirando l’interesse degli sponsor.
Accanto ai montepremi per i tornei, i tennisti migliori al mondo possono far leva anche sui ricchi contratti con le aziende. Jannik Sinner vanta 12 accordi commerciali con altrettanti sponsor, il più remunerativo dei quali è quello con Nike, che frutta dal 2019 all’altoatesino 15 milioni di euro annui. Rinnovato nel 2022 per un decennio, porterà nelle tasche del tennista azzurro altri 150 milioni fino il 2032. A Wimbledon ha poi annunciato una collaborazione con Gucci, di cui non sono note le cifre, portando una borsa della maison sul Campo centrale dei Championships. A questi si aggiungono poi contratti con Fastweb, Alfa Romeo, Pigna, Panini, Parmigiano Reggiano, Lavazza, Technogym, Intesa Sanpaolo, Rolex e Head, fornitore di racchette. Un bottino totale da cinque milioni di euro l’anno che, se sommati a Nike e ai vari montepremi, portano l’azzurro a 25 milioni in 12 mesi. Uno “stipendio” mensile da 2,08 milioni.
Uno degli spot televisivi con protagonista Sinner (Screenshot YouTube).
In Alto Adige i bambini preferiscono la racchetta alla mazza da hockey
L’effetto Sinner si può notare anche sulle Atp Finals di Torino. Sfruttando anche la presenza dell’azzurro, l’edizione 2023 è prossima al sold out tanto da aver venduto il 97 per cento dei 166 mila biglietti disponibili. «Un incasso da 21 milioni, il 54 per cento in più del 2022», ha detto al Corriere della SeraAngelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis. Il 40 per cento è stato acquistato all’estero, aumentando così l’impatto economico sul territorio. Le stime di Ernst&Young parlano per il solo 2023 di 230 milioni di euro, con 50 milioni di gettito fiscale generato e 1.500 posti di lavoro a tempo pieno. Nel triennio 2021-23, le Finals varranno per Torino 450 milioni di euro. Con le sue vittorie di Sinner sta avvicinando molti ragazzini al tennis che, nell’Alto Adige patria degli sport invernali, scelgono una racchetta invece della mazza da hockey.
Dopo la sconfitta all’esordio con Sasha Zverev, lo spagnolo Carlos Alcaraz si rilancia alle Atp Finals di Torino sconfiggendo il russo Andrey Rublev. Il punteggio finale è stato 7-5, 6-2 dopo un’ora e 14 minuti di gioco. A differenza del primo turno, contro Rublev lo spagnolo è sembrato con un piede e mezzo in vacanza: chirurgico al servizio con il 72 per cento di prime in campo, appena 2 punti persi con la prima e nessuna palla break concessa. Nell’ultimo turno Alcaraz sfiderà Daniil Medvedev per tentare il passaggio alle semifinali. Mercoledì sera alle 21 il match tra Zverev e Medvedev.
La Juventus potrebbe rinunciare alla Conference League? Tuttosport lancia l’indiscrezione e parla di un presunto accordo che il club bianconero starebbe discutendo con la Uefa, per tentare di far calare la tensione dopo gli ultimi mesi. Il quotidiano parla di un incontro tra gli avvocati della società piemontese e alcuni esponenti di vertice della federazione europea in cui si è discusso della presunta infrazione del settlement agreement stipulato nel settembre del 2022. Dopo il passo indietro sulla Superlega, i bianconeri sarebbero intenzionati a non partecipare alla coppa come segno di pace, dopo la penalizzazione ricevuta in Serie A e le vicende giudiziarie degli ultimi mesi. I rapporti tra la Juventus e la Uefa, soprattutto con il presidente Aleksander Ceferin, erano ai minimi termini fino a poche settimane fa.
Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa (Getty).
La Uefa non inserisce per qualche ora la Juve: errore o indizio?
Il 22 giugno, d’altronde, la Uefa aveva dimenticato la Juventus nell’elenco delle squadre che si presenteranno ai nastri di partenza della prossima Conference League. I tifosi si sono subito chiesti se non fosse un indizio dell’esclusione possibile del club, viste le sanzioni arrivate in campionato e l’attesa per la decisione della stessa Uefa. Poi, dopo un paio d’ore, la Juventus è stata inserita. Un errore o un indizio? Ciò che è certo è che la nuova dirigenza sembra essere in netto contrasto con la precedente gestione Agnelli, uno degli antagonisti principali di Cereferin nel caso Superlega.
La Uefa pensa all’esclusione per 3 anni della Juventus
Intanto i tifosi della Juventus restano in attesa delle decisioni ufficiali della Uefa, che dovrebbero arrivare nel corso dell’ultima settimana di giugno. In Europa alcuni quotidiani stranieri ventilavano l’ipotesi di un’esclusione per almeno tre anni. Sarebbe, per la Juve, un durissimo colpo, tanto sportivo quanto economico. Altre indiscrezioni parlavano, invece, dell’esclusione dalla Conference League. Ciò che è certo è che senza coppe europee, nel caso di uno stop imposto dall’Uefa o di una scelta autonoma dei bianconeri, il mercato potrebbe essere diverso. La società sta valutando alcuni nomi ma tengono banco il rinnovo di Federico Chiesa, che potrebbe finire sul mercato, e il possibile addio di Max Allegri, nonostante sia stato confermato in panchina a fine stagione.
Tennis in ansia per le condizioni di Jannik Sinner. Il numero 1 del ranking italiano e dal 26 giugno pronto a tornare all’ottavo posto della classifica mondiale Atp ha abbandonato il torneo di Halle durante i quarti di finale contro Alexander Bublik. L’altoatesino ha alzato bandiera bianca sul 2-0 per l’avversario kazako nel secondo parziale, dopo aver perso il primo con il punteggio di 7-5. Proprio al termine del primo set, Sinner ha accusato un dolore alla coscia sinistra che lo ha costretto a chiamare il fisioterapista. Ripresentatosi in campo con ampie fasciature alla gamba, ha stretto i denti per due game prima di annunciare il ritiro. È già il terzo acciacco di Sinner dopo Adelaide a gennaio e Barcellona ad aprile che gli ha fatto saltare anche l’Open di Madrid. Ansia per Wimbledon, in programma a partire dal 3 luglio.
Jannik Sinner, da Adelaide ad Halle: i ritiri dell’altoatesino
Un 2022 tormentato dagli infortuni e un 2023 che, a metà stagione, si preannuncia altrettanto difficile. Pur restando sempre tra i migliori al mondo, Jannik Sinner deve combattere continuamente contro un fisico che non sembra accompagnarlo fino in fondo. Colpa, probabilmente, di un calendario eccessivamente ristretto che lo ha portato sui principali campi del mondo in pochissimi giorni. Il primo acciacco della stagione aveva fatto capolino già a gennaio, quando perse contro lo statunitense Sebastian Korda ai quarti di finale dell’Atp di Adelaide. Un risentimento muscolare alla coscia destra, la stessa che lo ha fermato più volte nel 2022, ne ha rallentato movimenti e prestazione, fino al 7-5, 6-1 finale. Immediato il ritiro dal doppio, dove avrebbe giocato in coppia con Lorenzo Sonego.
Nuovo acciacco soltanto il mese successivo, a febbraio, prima del torneo di Marsiglia. Stavolta solamente febbre per via di un malessere dopo la sconfitta contro Daniil Medvedev. «Non sono stato bene dopo Rotterdam, ma ho voluto attendere fino all’ultimo», aveva dichiarato Sinner all’annuncio del forfait. Ennesimo guaio ad aprile a Barcellona, poco prima del derby italiano con Lorenzo Musetti, sempre ai quarti di finale. «Da qualche giorno non stavo bene», aveva scritto poi su Instagram l’altoatesino, motivando la scelta di non scendere in campo. «Oggi le cose sono peggiorate e non ero in grado di giocare». Un infortunio che gli impedì di giocare a Madrid, cautelando così la sua presenza agli Internazionali di Roma e soprattutto al Roland Garros. I fan sperano che anche stavolta si tratti di un ritiro precauzionale in vista di Wimbledon, il torneo più prestigioso del circuito.
In crisi anche Matteo Berrettini fra infortuni e critiche social
Stagione decisamente negativa anche per Matteo Berrettini, oggi numero 35 del ranking in piena crisi di risultati. Il 27enne romano ha saltato una sfilza di tornei nel 2023 per via di fastidi agli addominali che lo hanno fermato già nella fase finale del 2022. L’ultimo preoccupante forfait al Queen’s, torneo che lo aveva visto sul gradino più alto del podio nelle ultime due edizioni consecutive. Appena una settimana dopo la brutta uscita al primo turno di Stoccarda contro Sonego per 6-1, 6-2 con lacrime finali. Prestazioni negative che gli hanno attirato le critiche di Nicola Pietrangeli, ex capitano di Coppa Davis, che già lo aveva bacchettato per le troppe pubblicità. «È bello, ricco e famoso», ha detto di lui a Notizie.com. «Sta dilapidando tutto e non si rende conto della fortuna che ha. Spero che la voce di un suo addio al tennis non sia vera».
Matteo Berrettini durante gli allenamenti del Queen’s (Getty Images).
La situazione non migliora nemmeno sui social network, dove gli hater hanno attribuito le sconfitte alla sua relazione con Melissa Satta. Alcuni utenti sostengono infatti che il rapporto con la showgirl abbia distratto il tennista dall’allenamento e dallo sport, facendolo piombare in un baratro di sconfitte. «Sei la causa dei suoi problemi», ha twittato in particolare un utente. «È uno sportivo finito», ha commentato ancora un altro. «È stata lei a dargli il colpo di grazia», hanno scritto ancora. Proprio Wimbledon, dove nel 2021 ha raggiunto la storica finale poi persa contro Novak Djokovic, potrebbe essere l’ultima chance di riscatto.
L’accordo sul tradimento tra la stella del calcio brasiliano Neymar e la fidanzata, l’influencer Bruna Biancardi, è già saltato. A pochi giorni dalle rivelazioni dei quotidiani brasiliani, che parlavano delle tre condizioni da rispettare che avrebbero permesso al calciatore di tradire la compagna, ne è già saltata una. Tanto che Neymar si è pubblicamente scusato, chiedendo perdono a Bruna Biancardi. A venir meno è stata la prima delle tre condizioni poste dalla giovane influencer: la discrezione (le altre erano il divieto di baci e l’uso dei preservativi). Questo perché Fernanda Campos, anche lei personaggio celebre sui social in Brasile, ha rivelato che l’asso del Psg ha trascorso con lei la notte alla vigilia di San Valentino, che in Sud America si festeggia il 12 giugno. Addio discrezione e brutta lite all’interno della coppia.
Neymar ai box durante l’ultimo Gran Premio di Montecarlo (Getty).
Le scuse di Neymar: «L’amore per il nostro bambino prevarrà»
Su Instagram Neymar ha pubblicato una foto che lo ritrae al fianco di Bruna Biancardi e si è scusato con un lungo post. «Lo faccio per voi due», esordisce riferendosi alla compagna e al bambino che porta in grembo, prima di spiegare di non voler «giustificare l’ingiustificabile». Poi ammette: «Ho sbagliato. Ho sbagliato con voi. Rischio di dire che sbaglio ogni giorno, dentro e fuori dai campi. Solo che i miei errori nella vita privata li risolvo a casa, nella mia intimità con la mia famiglia e i miei amici… Tutto questo ha colpito una delle persone più speciali della mia vita. La donna che sogno di avere al mio fianco, la madre di mio figlio».
Bruna Biancardi sul red carpet a Cannes (Getty).
E infine: «Bru, ti ho già chiesto perdono per i miei errori, per l’esposizione inutile, ma mi sento in dovere di venire pubblicamente a ribadirlo. Se una questione privata è diventata pubblica, la richiesta di perdono deve essere pubblica. Non riesco a immaginarmi senza di te. Non so se funzioneremo, ma OGGI ho la certezza che voglio provarci. Il nostro scopo prevarrà, il nostro amore per il nostro bambino vincerà, il nostro amore l’uno per l’altro ci renderà più forti».
Migliorano le condizioni di salute di Stefano Tacconi. L’ex portiere della nazionale e della Juventus è stato trasferito nell’ospedale Casa sollievo della sofferenza a San Giovanni Rotondo ed è lì che proseguirà la riabilitazione dopo la grave emorragia cerebrale che l’ha colpito nell’aprile del 2022. Il nuovo ricovero è avvenuto nella sera del 21 giugno e resterà nella struttura fino al settembre 2023, come spiega la famiglia dell’ex atleta. La moglie Laura ha sottolineato che «la scelta di essere qui, nell’ospedale di Padre Pio, è stata fortemente voluta da Stefano e dalla mia famiglia per il legame che ci ha sempre unito».
Stefano Tacconi ai funerali di Paolo Rossi, nel dicembre 2020 (Getty).
Le condizioni di Tacconi: «È migliorato molto»
Il figlio di Stefano Tacconi, Andrea, ha raccontato gli ultimi mesi del padre, che prosegue il proprio percorso verso la guarigione: «Cammina sempre con un supporto, però è migliorato molto. Ultimamente mi ha detto “me la sono vista brutta”, ha capito che è stata una cosa grave quella che ha avuto. Essere abituato ad allenarsi lo aiuta ad affrontare la riabilitazione. Anche i dottori dicono che la sua fortuna è aver sempre giocato a calcio, il suo fisico è diverso da quello degli altri pazienti. Ci vorrà del tempo, però ci sta mettendo la buona volontà come quando giocava». Poi il sogno: «Vorrei portarlo allo stadio per fare un giro di campo, così almeno saluta tutte le persone che gli sono state vicine in questo periodo».
L’allora allenatore della Juventus Dino Zoff e Stefano Tacconi, portiere e capitano bianconero, sollevano la Coppa Uefa appena vinta il 16 maggio 1990 (Getty).
La moglie: «Tragitto ancora lungo»
Laura, la moglie di Stefano Tacconi, parla speranzosa anche dell’effetto psicologico del luogo in cui è ricoverato adesso l’ex portiere: «Abbiamo la consapevolezza che per Stefano sia stata la decisione migliore. Il tragitto sarà ancora lungo ma essere in questo posto ci dà molta forza e molto coraggio». A oltre un anno di distanza dal 23 aprile del 2022, quando la rottura di un aneurisma portò all’emorragia cerebrale del 66enne, il peggio sembra ormai passato. Il primo trasferimento è arrivato nel marzo 2023. Ora Tacconi vede la fine del suo calvario.
«Sandrino, perché?». Questa è la domanda che nelle ultime ore si pongono i tifosi del Milan e rivolgono al centrocampista Sandro Tonali. Il 23enne sembrava destinato a diventare una bandiera del club, ma ha già le valigie in mano e si accaserà in Premier League. Dopo tre stagioni, 95 presenze e 7 gol, a meno di clamorosi dietrofront dell’ultima ora, la sua prossima squadra sarà il Newcastle, che gli garantirà tra i 7 e gli 8 milioni di euro a stagione, cifra tre volte superiore a quella che attualmente riceve a Milano. Il Milan, che dal canto suo non si è opposto alla cessione ma ha soltanto rilanciato, dovrebbe ricevere intorno agli 80 milioni di euro. Un colpo al cuore per i tifosi milanisti, che nel tempo hanno assistito, credendoci, alle tante dichiarazioni d’amore del calciatore e ora vivono l’addio di Tonali come un tradimento.
Tonali applaude i tifosi (Getty).
Tonali nel 2021: «Non farei mai l’errore di andare via»
Mentre in tanti già piangono l’addio, c’è anche chi rilancia le sue vecchie parole, chiedendosi se l’amore professato dal centrocampista fosse vero o soltanto una facciata. Al Corriere della sera, nel 2021, Tonali dichiara: «So cosa ho fatto per arrivare a questa maglia e non farei mai l’errore di andarmene. So che è difficile, soprattutto nel calcio di oggi, ma il mio sogno è diventare una bandiera del Milan. E farò di tutto per riuscirci». E prima, nel dicembre 2020, a metà della sua prima annata (complicata) in rossonero, durante un’intervista a Sky aveva raccontato: «Penso al Milan, da giocatore e da tifoso. Quando fai il calciatore, giochi con amore perché è la tua passione. In più giocare nel Milan, che è la tua squadra del cuore, è una cosa bellissima. Queste cose vanno tenute in considerazione perché è la squadra che ho sempre avuto dentro di me per tutta la mia vita».
Le dichiarazioni d’amore di Tonali: «Certo di voler stare qui»
Possibile che nel tempo l’amore sbiadisca? Sì, soprattutto in un calcio in cui le bandiere sono ormai merce più unica che rara. Tonali, però, sembrava essere l’eccezione e per questo la ferita nel cuore dei tifosi del Milan sembra essere insanabile. Il classe 2000 troppe volte ha parlato del suo «sogno» di «diventare una bandiera». Anche a Dubai, durante lo scorso ritiro invernale, aveva detto: «Voglio rimanere il più a lungo possibile. Se me lo chiedete oggi dico anche per tutto il resto della mia storia. Ma per lanciarsi in promesse del genere è troppo presto, nella nostra carriera non conta solo la voglia, incidono tanti altri fattori: la salute, gli infortuni, la famiglia. È impossibile fare previsioni così a lungo termine». Un anno fa ha fatto lo stesso: «Voglio stare qui, contratto dopo contratto. Sarebbe bello diventare una bandiera, ma non guardo così tanto oltre per scaramanzia». Quasi una profezia che oggi si avvera, con buona pace del tifo milanista.
Tonali sconfortato al termine della gara contro l’Inter, valida per la semifinale di ritorno di Champions League (Getty).
La Serie A è tornata agli antichi fasti o è soltanto un contraccolpo dell’arrivo di tre club italiani in altrettante finali (poi perse) delle diverse coppe europee? Se lo chiedono i tanti tifosi delle squadre che rischiano, durante il prossimo mercato estivo, di perdere i propri gioielli. E sono soprattutto i supporter di Milan, Inter e Napoli a tremare quotidianamente all’apertura dei giornali, leggendo di sirene estere per i pezzi pregiati delle rispettive squadre. Sui social le trattative vengono commentate quasi in tempo reale e l’ultima a tenere banco è quella che il Newcastle starebbe imbastendo, con decine di milioni sul piatto, per portare in Inghilterra il centrocampista rossonero Sandro Tonali.
Milan, non solo Tonali: occhi su Maignan e Theo
Il caso di Sandro Tonali è quasi emblematico. Su di lui sono piombati sia il Newcastle sia il Chelsea. Entrambe le società fanno sul serio e i bianconeri hanno messo in crisi la dirigenza del Milan con un’offerta da circa 70 milioni. I blues, invece, restano a guardare mentre puntano un altro gioiello rossonero: il portiere Mike Maignan. Servono 100 milioni ma per i club di Premier League le risorse economiche sembrano l’ultimo dei problemi e l’estremo difensore, che ha frenato sul possibile rinnovo del contratto, ha lanciato un segnale di apertura. Dal Regno Unito, intanto, risuonano anche altre sirene. Stavolta da Manchester, sponda United: i Red Devils vogliono sia Maignan sia il terzino francese Theo Henandez. Su quest’ultimo, per il quale il Milan chiede almeno 70 milioni, ci sono anche il Manchester City, il Real Madrid e l’Atletico.
Alla componente umana nel Calcio non si può rinunciare, non è quantificabile come valore ma nella costruzione di un roster è fondamentale. Questo per dire che Tonali nel Milan non è solo un valore tecnico e tattico ma anche umano. pic.twitter.com/pHw8ckzjOV
Intanto a pochi chilometri da Casa Milan, l’Inter fa i conti con due addii eccellenti. Uno è ormai quasi certo. Si tratta di Marcelo Brozovic, colonna del centrocampo nerazzurro, a Milano dal 2015. Il croato ha detto sì all’offerta faraonica dell’Al-Nassr, dove guadagnerà 15 milioni netti a stagione. Un cambio di vita importante per il 31enne, che però attende anche il placet della dirigenza. Si tratta: l’Inter chiede 25 milioni, il club arabo ne ha offerti 18. Ma è ancora una volta dal Regno Unito che arriva un club pronto a pescare dallo spogliatoio interista. Qualora il Manchester United dovesse abbandonare la pista Maignan, scatterebbe l’assalto al portiere camerunense André Onana, protagonista della cavalcata dell’Inter fino alla finale di Champions League. I tifosi tremano. E si parla di sirene estere anche per Federico Dimarco, osservato dal Real Madrid. E Nicolò Barella? Su di lui, uno dei preferiti dei tifosi, c’è il pressing del Liverpool.
Il centrocampista dell’Inter e della nazionale italiana, Nicolò Barella (Getty).
Il “nuovo” Napoli può perdere Kim e Osimhen
E poi c’è il Napoli neo-scudettato. La formazione ora guidata da Rudi Garcia, nuovo allenatore azzurro dopo il campionato vinto da Luciano Spalletti, potrebbe presentarsi ai nastri di partenza senza due calciatori chiave. Uno è Kim Min-jae, 26enne difensore sudcoreano. United e Bayern Monaco sono pronti a pagare i 60 milioni della clausola rescissoria che lo porterebbero via dalla Campania, con buona pace del Napoli. L’altro è Victor Osimhen. Il bomber nigeriano, mentre la trattativa per il prolungamento del contratto è in stand by, viene corteggiato da mezza Europa: su di lui c’è il Paris Saint Germain, oltre a Bayern Monaco e, ancora una volta, a Manchester United e Chelsea, pronte a una rivoluzione. De Laurentis chiede 150 milioni, ma viste le risorse dei club stranieri il prezzo rischia di non essere un ostacolo.
L’attaccante Victor Osimhen esulta dopo un gol (Getty).
Novità sul fronte plusvalenze. È stato infatti archiviato il reato di false fatturazioni contestato agli ex vertici della Juventus che facevano parte del Cda: Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici, Marco Re, Stefano Bertola e Stefano Cerrato. Come riportano i quotidiani torinesi, l’ipotesi era legata alle plusvalenze derivanti da cessioni scambi di calciatori. La motivazione della procura è relativa alla «finalità prevalentemente bilancistica e non fiscale delle operazioni di scambio contestate. Queste operazioni risultano neutre, “a somma zero”, sotto il profilo finanziario, tese solo a consentire di registrare un ricavo immediato, spalmando i costi negli anni successivi. Anche ritenendo artificiali i valori contrattuali, la Juventus non ha avuto alcun concreto vantaggio fiscale da queste operazioni».
Andrea Agnelli (Imagoeconomica).
Viene meno uno dei quattro capi d’imputazione di cui era stato accusato il club
A cadere è l’accusa di «emissione di fatture per operazioni inesistenti» con riguardo alle «operazioni foriere di plusvalenze fittizie». Questo significa che, pur volendo ritenere gonfiati artificialmente i valori dei cartellini dei giocatori inseriti nelle trattative (cosa praticamente impossibile da dimostrare), viene meno uno dei quattro capi d’imputazione di cui era stata accusata la Juventus, ovvero false fatturazioni: rimangono false comunicazioni sociali di società quotata in borsa (per i bilanci del triennio che va dal 2019 al 2021), ostacolo agli organi di vigilanza e manipolazione del mercato.
Pavel Nedved (Imagoeconomica).
Arrivata l’archiviazione per i tre ex componenti del collegio sindacale
È inoltre arrivata l’archiviazione per i tre ex componenti del collegio sindacale del club bianconero, Paolo Piccatti, Nicoletta Paracchini e Silvia Lirici. La richiesta di archiviazione era dovuta al fatto che, «né dai documenti in sequestro, come le mail, né dalle intercettazioni, è emerso il minimo coinvolgimento dei sindaci nelle condotte illecite descritte. Con riguardo alla seconda manovra stipendi è emersa chiaramente la volontà dei dirigenti juventini di non rendere pubblico alcunché in ordine alle trattative con i giocatori». Dopo gli accertamenti, spiega la procura, «non è stato evidenziato un loro coinvolgimento nell’ambito della manovra stipendi, delle side letter, così come della carta Ronaldo».
Franco Dal Cin, ex direttore sportivo dell’Udinese, è intervenuto durante la trasmissione di Sky Sport, Speciale Calciomercato, e ha causato non pochi grattacapi al conduttore AlessandroBonan, che ha dovuto interrompere il collegamento. L’ex dirigente bianconero, infatti, nel raccontare come sono stati completati alcuni grandi colpi di mercato del suo passato sportivo, ha fatto il paragone con il calcio di oggi. «Noi siamo partiti da quello che oggi non succede più, siamo partiti dal settore giovanile», ha dichiarato, prima dello scivolone: «Prendono i prefiniti, preformati, un po’ più scuri del solito». Bonan è immediatamente intervenuto per prendere la linea.
Dal Cin parla di Zico: «Pagato in nero, lo sanno tutti»
La controversa intervista di Dal Cin ha generato molte polemiche sui social. Oltre alle parole già citate, poco prima Dal Cin ha anche parlato di uno dei suoi più grandi colpi, Zico. I giornalisti gli chiedono come sia stato possibile portare il fuoriclasse brasiliano in Serie A e come sia stato concretizzato l’affare. Lui risponde e parla anche del pagamento: «Lo facemmo in nero. Con due valigie piene di dollari. Ora è tutto prescritto e lo possiamo dire». Un’altra frase che ha fatto calare il gelo in studio, prima dello scivolone più grave con il commento considerato razzista.
La stella brasiliana Zico in visita allo stadio dell’Udinese nel 2017 (Getty).
Le scuse di Dal Cin: «Parole infelici, mai stato razzista»
Dal Cin, interrotto dai giornalisti, è tornato in onda soltanto nel finale di puntata per un saluto fugace. Attaccato sui social, ha poi risposto scusandosi in un’intervista a Il Messaggero Veneto: «Ho usato parole infelici, mai stato razzista. Per vent’anni io e mio figlio Michele abbiamo gestito per vent’anni una scuola calcio a Lagos, in Nigeria. Se c’è qualcuno che vuole ricamarci su, faccia pure». Dal Cin è stato all’Udinese dal 1976 al 1984, prima di un’avventura all’Inter da direttore sportivo, conclusa nel dicembre del 1985.
Una visuale esterna della Dacia Arena, stadio dell’Udinese (Getty).
Si accendono i riflettori sull’Europeo Under 21 di calcio, in programma dal 21 giugno all’8 luglio 2023 in Romania e Georgia. Sono 16 le nazionali in gara, suddivise in quattro gironi da quattro squadre. L’Italia è stata inserita nel Gruppo D assieme a Francia, Svizzera e Norvegia. Le prime due si qualificheranno ai quarti di finale, previsti per l’1 e il 2 luglio. Le due finaliste e la vincitrice dello spareggio per il terzo posto staccheranno un pass per l’Olimpiade di Parigi 2024. Qualora fra queste dovesse esserci la Francia, già qualificata in quanto nazione ospitante, si aggiungerebbe anche la quarta semifinalista. Tutte le partite della Nazionale saranno disponibili sui canali Rai1 e Rai2, mentre RaiSport trasmetterà i match più importanti degli altri gironi.
Europeo Under 21, tutte le nazionali dei quattro gironi
Ad aprire la rassegna continentale Under 21 saranno, per il Gruppo A, Georgia e Portogallo, in campo a Tbilisi mercoledì 21 giugno alle 18. Nel raggruppamento anche Belgio e Olanda, in campo alla stessa ora. Nel secondo raggruppamento figurano invece la Romania, altro paese organizzatore del torneo, assieme a Croazia, Spagna e Ucraina. I rumeni se la vedranno con i temibili iberici sempre il 21 giugno, alle 20.45, mentre i croati scenderanno in campo qualche ora prima, alle 18, contro gli ucraini. Nel Gruppo C invece sono favorite per il passaggio del turno Inghilterra e Germania, tra l’altro detentrice del trofeo, ma occhio alle sorprese Repubblica Ceca e soprattutto Israele, che ha brillato al Mondiale Under 20. Quest’ultimo affronterà i tedeschi giovedì 22 giugno alle 18, alla stessa ora del match fra le altre due nazionali.
Did you know the @UEFAUnder21 tournament began life as an Under-23 competition in the 1960s?
With the 2023 #U21EURO kicking off in Georgia & Romania this week, we chart the story of a tournament that bridges the gap between youth and senior international football:
Come annunciato, l’Italia giocherà nel Gruppo D assieme a Francia, Svizzera e Norvegia. Nel primo impegno, in programma il 22 giugno alle 20.45, gli Azzurrini di Paolo Nicolato affronteranno la Francia, in cui militano anche i due “italiani” Pierre Kalulu, in forze al Milan, e Valentin Gendrey, terzino destro del Lecce. Il torneo della Nazionale proseguirà poi domenica 25 alle 18 contro la Svizzera, mentre il girone finirà mercoledì 28 alle 20.45 contro la Norvegia. Fra gli scandinavi occhio all’attaccante della Salernitana Erik Botheim e al centrocampista classe 2001 del Sassuolo Emil Konradsen Ceïde. Per quanto riguarda gli elvetici, tutti i 23 convocati giocano nel campionato di casa, molti dei quali nello Young Boys vincitore del torneo.
Dai quarti alla finale, il programma completo del torneo
Alla conclusione della fase a gironi, le prime due si qualificheranno per i quarti di finale ad eliminazione diretta. Se due nazionali termineranno il raggruppamento a pari punti, prima discriminante saranno gli scontri diretti. Con ulteriore parità si procederà con differenza reti complessiva, maggior numero di gol fatti e infine i cartellini ricevuti. Qualora dovesse permanere l’equilibrio, il regolamento prevede una sfida ai calci di rigore. Nei quarti di finale, in caso di parità nei 90 minuti regolamentari, si procederà come in tutte le competizioni Uefa con i supplementari e gli eventuali calci di rigore. I quattro match sono previsti per l’1 e il 2 luglio alle ore 18 e 21. Il cartellone dell’Europeo Under 21 prevede le semifinali per il 5 luglio, l’una alle 18 e l’altra alle 21. La finale, in programma alla Batumi Arena in Georgia, si terrà sabato 8 luglio.
Il commissario tecnico della Nazionale Paolo Nicolato (Getty Images).
Un giornale di gossip brasiliano, “Em Off”, ha riportato una notizia (o per meglio dire un pettegolezzo) decisamente curiosa su Neymar da Silva Santos Júnior, in questo periodo storico fermo a causa di un post operatorio per un intervento ai legamenti della caviglia.
L’accordo fra Neymar e la fidanzata: lui la può tradire, ma a tre condizioni
La notizia, ripresa anche dal media spagnolo “Marca” fa riferimento ad una decisione che Neymar avrebbe preso di comune accordo con la fidanzata Bruna Biancardi, con la quale sembra in realtà essere più innamorato che mai. A quanto pare, Neymar avrebbe ricevuto l’autorizzazione per farle le corna, ma a tre condizioni specifiche.
Neymar potrebbe dunque non solo flirtare con altre donne ma persino andarci a letto a patto che, prima di tutto, lo faccia in maniera discreta: il calciatore, insomma, non dovrebbe farsi vedere con altre in maniera plateale. La seconda regola che gli è concessa è fare sesso con altre donne ma utilizzando sempre il preservativo, per proteggersi da malattie veneree e dal rischio di gravidanze indesiderate. Infine Biancardi ha imposto a Neymar di non baciare in bocca le donne con cui la potrebbe tradire.
Voci di corridoio che per il momento non trovano conferme né smentite
Quanto detto fino a questo punto corrisponde, chiaramente, a semplici rumor. Eppure il media brasiliano ha portato anche delle prove a sostegno di questa tesi: di recente, infatti, Neymar avrebbe effettivamente tradito la ragazza con un’altra influencer, per di più alla vigilia di San Valentino. Nonostante le “corna”, il gesto di Neymar non avrebbe in alcun modo infastidito Biancardi.
Pare inoltre che lo stesso media abbia provato a entrare in contatto con Neymar per una conferma o una smentita dell’indiscrezione. Per il momento, tuttavia, il diretto interessato non ha ancora fornito spiegazioni nel merito della questione.
Una perquisizione della polizia francese è in corso a Saint-Denis, nella sede del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Parigi 2024. Gli agenti stanno esaminando e sequestrando documenti. Secondo quanto scrive RMC Sport, potrebbero restare nella sede del comitato organizzatore tutta la giornata. Al centro del blitz forse elementi relativi all’attribuzione degli appalti pubblici legati all’evento. Come riporta Afp, le perquisizioni sono condotte effettuate dall’OCLCIFF (Ufficio centrale per la lotta alla corruzione e ai reati finanziari e fiscali) e dalla BRDE, la brigata finanziaria della polizia giudiziaria parigina. «Non abbiamo ancora tutte le informazioni sull’indagine in corso. Paris 2024 sta collaborando pienamente con gli investigatori per facilitare le loro indagini», ha scritto il comitato organizzatore dei prossimi Giochi Olimpici in un’email inviata ai dipendenti, visionata da Politico.
Souvenir di Parigi targati “Paris 2024” (Getty Images).
L’agenzia anticorruzione aveva evidenziato possibili «conflitti di interesse»
Nell’aprile 2021, due rapporti dell’agenzia francese anticorruzione (AFA) sull’organizzazione delle Olimpiadi, scrive l’Afp, avevano indicato «rischi di violazione della correttezza» e «conflitti di interesse» che avevano scalfito l’immagine delle Olimpiadi «esemplari» volute dal capo del comitato organizzatore Tony Estanguet. Al centro di questi dossier i rapporti tra il comitato organizzatore stesso e Solideo, ovvero la società che deve consegnare i lavori per i Giochi Olimpici. Gli ispettori dell’Afa avevano scritto che la procedura generale relativa agli acquisti risultava «imprecisa e incompleta», sottolineando la possibile esistenza di «situazioni di potenziale conflitto di interessi non controllate».
Un cantiere di Parigi (Getty Images).
La denuncia di 10 operai che hanno lavorato senza documenti nei cantieri dei Giochi
Tutto potrebbe essere partito dalla denuncia di 10 operai, che hanno lavorato senza documenti nei cantieri della capitale francese. Come riporta France Info, proprio in questi giorni 10 lavoratori provenienti dal Mali e dalla Repubblica Democratica del Congo, in Francia da diversi anni, hanno citato in giudizio i quattro colossi dell’edilizia Vinci, Eiffage, Spie Batignolles e GCC, denunciando il fatto di aver lavorato nei cantieri dei Giochi Olimpici, in particolare al villaggio olimpico, senza contratto di lavoro, busta paga, ferie pagate e straordinari. I 10 lavoratori africani, in seguito regolarizzati, si sono per questo paragonati agli operai dei cantieri dei Mondiali in Qatar. La prima udienza è fissata a ottobre.
Non c’è pace per Moise Kean. Dopo la stagione travagliata della Juventus, squadra per cui gioca, e l’addio al ritiro della nazionale italiana Under 21, l’attaccante classe 2000 fa i conti con un furto. La sua villa in zona Precollina, a Torino, è stata presa di mira dai ladri. A lanciare l’allarme è stata la domestica, che non appena arrivata in casa lunedì 19 giugno ha constatato come tutto fosse in disordine. La donna ha trovato anche una finestra aperta e ha subito allertato i carabinieri. Gli agenti della stazione di Barriera Casale hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza e la testimonianza della stessa domestica. Le indagini sono in corso. Il calciatore intanto prosegue le proprie vacanze all’estero.
Kean durante un match della Juventus (Getty).
Furto a casa Kean: svaligiate anche le ville di Kaio Jorge e Di Maria
Si tratta della terza abitazione di un calciatore della Juventus svaligiata negli ultimi mesi. La prima è stata la villa di Angel Di Maria, che recentemente ha salutato i tifosi e il club. Dall’abitazione, però, i ladri non hanno rubato nulla, perché il colpo è stato sventato prima ancora che potesse essere portato a termine. In quel caso, l’argentino era in casa ed è stata la polizia a intervenire prontamente, fermando i responsabili. Il 2 giugno scorso, invece, è toccato al brasiliano Kaio Jorge. I ladri sono entrati in casa sua e hanno portato via gioielli, orologi di lusso e un suv Range Rover. Non è stato ancora specificato cos’abbiano rubato, invece, a casa di Moise Kean.
Kean in vacanza: ha lasciato il ritiro dell’Under 21
L’attaccante bianconero è in vacanza dallo scorso 8 giugno. Dopo aver concluso la stagione con la Juventus, era stato convocato per il ritiro dell’Italia Under 21 in vista degli Europei di categoria, che inizieranno mercoledì. Il primo impegno degli azzurrini guidati dal ct Paolo Nicolato sarà giovedì 22 giugno, contro la Francia, ma Kean non ci sarà. Questo perché il classe 2000 ha lasciato la nazionale durante lo stage dopo aver parlato con l’allenatore. Nessun problema fisico o personale, nonostante le indiscrezioni secondo cui sarebbe stato lui stesso a chiedere di andar via perché «un pesce fuor d’acqua». Kean ha poi smentito sui social: «Fake news. Non iniziate…».
Il disappunto di Moise Kean durante un match della Juventus (Getty).
L’auto di Davide Di Pasquale, difensore e capitano del Foggia, è diventata un bersaglio nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 giugno. Poche ore dopo il ko dei rossoneri nella finale di ritorno dei playoff di Serie C contro il Lecco, qualcuno ha sparato almeno tre colpi d’arma da fuoco contro la vettura, parcheggiata all’interno dello stadio Pino Zaccheria di Foggia, da cui la squadra è partita nei giorni scorsi verso l’impianto della squadra avversaria, il Rigamonti-Ceppi. Nessun ferito, visto che l’auto era parcheggiata senza nessuno all’interno. L’unico danno, oltre ai fori nella carrozzeria, è stato al finestrino del guidatore mandato in frantumi.
Un’auto dei carabinieri (Imagoeconomica).
Spari contro l’auto di Di Pasquale: la Digos indaga
Ora toccherà alla Digos stabilire chi sia stato a sparare contro la Jeep Renegade del capitano del Foggia. Il calciatore ha scoperto cosa fosse successo soltanto al ritorno in città, in tarda notte. Di Pasquale ha disputato 33 partite durante lo scorso campionato, ma non è sceso in campo nel match di ritorno perso per 3-1, che ha sancito la promozione in Serie B del Lecco e la fine del cammino dei pugliesi. I rossoneri avevano perso anche la partita d’andata in casa per 2-1. Secondo alcuni giornali locali, i gruppi ultras del Foggia prenderanno le distanze da ciò che è successo già nelle prossime ore. Un gesto coerente con quanto accaduto a fine gara: dopo la sconfitta i tifosi hanno applaudito i calciatori.
I tifosi del Foggia (Getty).
Nel 2020 era stato incendiato l’ingresso di casa all’ex capitano
Non è la prima volta che fatti di cronaca affiancano il calcio a Foggia. Nel dicembre del 2020, qualcuno ha incendiato la porta d’ingresso di casa di Federico Gentile, centrocampista che, all’epoca, vestiva la fascia da capitano della squadra pugliese. Due anni e mezzo fa, però, il calciatore era presente, in casa e a pochi passi dalla porta insieme alle figlie piccole. Grazie all’intervento di alcuni vicini di casa, che hanno spento le fiamme, è stato evitato il peggio.
La Fifa utilizza l’intelligenza artificiale per combattere l’odio online. La Federcalcio mondiale ha presentato il Servizio di protezione dei social media, software che monitora costantemente l’attività sui social network e oscura post e commenti offensivi verso giocatori, squadre e tifosi. Già attivo durante il Mondiale in Qatar, ha individuato circa 20 mila contenuti pubblicati da oltre 300 account sulle principali piattaforme. Il picco è stato raggiunto durante il quarto di finale tra Francia e Inghilterra, le due nazionali più colpite. Il sistema sarà attivo anche per la Coppa del mondo femminile, in programma dal 20 luglio al 20 agosto in Australia e Nuova Zelanda.
Harry Kane si dispera dopo l’errore dal dischetto contro la Francia (Getty Images)
Odio online al Mondiale: Francia, Inghilterra e Brasile le nazioni più insultate
Durante il Mondiale in Qatar 2022, il sistema ha scansionato oltre 20 milioni di contenuti sulle piattaforme social. L’intelligenza artificiale ha passato in rassegna gli account ufficiali delle federazioni, di calciatori in attività e ritirati nonché degli allenatori. In prima battuta ha riscontrato 434 mila post offensivi di oltre 12 mila utenti, poi sottoposti al controllo umano per arrivare ai 20 mila definitivi. Il software ha poi oscurato, ancor prima della pubblicazione, circa 287 mila ulteriori contenuti. La Fifa ha confermato che il 38 per cento dell’odio online proveniva dall’Europa, il 36 per cento dal Sud America e il 10 per cento dall’Asia. Riscontrati post offensivi da Africa e Nord America, entrambi all’8 per cento. Per il 12,16 per cento si è trattato di insulti omofobi, mentre il 10,7 per cento ha presentato commenti razzisti. Sul podio dei Paesi più colpiti la Francia, seguita a ruota dall’Inghilterra e dal Brasile.
«Non c’è posto nel calcio e nella società in generale per alcuna forma di odio», ha dichiarato alla presentazione il presidente della Fifa Gianni Infantino. «Prenderemo ogni misura necessaria per affrontare il problema». Con l’arrivo della Coppa del Mondo femminile, la Fifa fornirà il software direttamente a calciatrici, allenatori e federazioni per tenere al sicuro i propri account durante le partite. «I giocatori non parlano mai di come l’odio online colpisca duramente», ha sottolineato alla Cnn il difensore canadese Mark-Anthony Kaye. «Siamo tutti umani, ci fa male». La Fifa ha ricordato come il picco degli insulti social durante Qatar 2022 si sia verificato in occasione del quarto di finale tra Francia e Inghilterra. Gli hater online non hanno infatti digerito l’errore di Harry Kane dal dischetto sul 2-1 per i transalpini, tanto che si sono registrati 13 mila post offensivi su tutte le piattaforme.
Il pilota tedesco e la scuderia di Maranello hanno ufficializzato il divorzio. La collaborazione non andrà oltre la naturale scadenza del 2020. Poi lo spagnolo farà coppia con Leclerc.
Sarà Carlos Sainz il sostituto di Sebastian Vettel alla Ferrari, a partire dal 2021. Lo spagnolo farà coppia con il monegasco Charles Leclerc. La Ferrari e Vettel hanno ufficializzato comunicano la decisione «di non prolungare il rapporto di collaborazione tecnico-sportiva oltre la sua naturale scadenza, prevista al termine della stagione sportiva 2020».
«Abbiamo preso questa decisione insieme a Sebastian», ha affermato in una nota Mattia Binotto, il team principal della Ferrari, subito dopo aver ufficializzato il divorzio fra la scuderia di Maranello e il pilota tedesco. «Riteniamo», ha aggiunto Binotto, «che sia la miglior soluzione per entrambe le parti. Non è stato un passo facile da compiere, considerato il valore di Sebastian, come pilota e come persona. Non c’è stato un motivo specifico che ha determinato questa decisione bensì la comune e amichevole constatazione che è arrivato il momento di proseguire il nostro cammino su strade diverse per inseguire i nostri rispettivi obiettivi». Secondo Binotto «Sebastian è già entrato nella storia della Scuderia – con 14 Gp conquistati è il terzo pilota più vittorioso ed è già quello che ha ottenuto il maggior numero di punti iridati – e nelle cinque stagioni fin qui disputate con noi è salito tre volte sul podio del Campionato Piloti, contribuendo in maniera decisiva alla costante presenza della squadra tra le prime tre della classifica Costruttori». Insieme, ha aggiunto Binotto, «non siamo ancora riusciti a vincere un titolo iridato che per lui sarebbe il quinto ma siamo convinti che in questa anomala stagione 2020 riusciremo a toglierci ancora tante soddisfazioni»
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