Referendum, non solo Sal Da Vinci: ecco le colonne sonore del Sì e del No

Con l’avvicinarsi della data del referendum sulla riforma della magistratura, si moltiplicano gli appelli. No, non stiamo parlando solo di quelli social et orbi dei testimonial vip dei due fronti, i vari Montanari, Gratteri, Di Pietro, Bartolozzi e compagnia cantante. Ma anche quelli dei semplici cittadini. Se Giorgia Meloni ha sfoderato come arma neomelodica la sanremese Per sempre sì di Sal Da Vinci, ecco qualche consiglio di variazione sul tema. Agli indecisi non resta che affidarsi a un Fiorello d’annata.

Possibili colonne sonore per i sostenitori del Sì:

Stupendo di Vasco Rossi (occhio però a tagliarla al momento giusto visto che il testo recita: «Sì stupendo! Mi viene il vomito»).

Domenico Modugno, Sì sì sì

Pooh, Dimmi di sì

Lucio Battisti, Il tempo di morire (in questo caso si gioca sulla negazione: «Non dire no»…)

Boomdabash e Loredana Bertè, Non di dico no (come sopra, sempre per negazione)

Lucio Battisti, Sì viaggiare

Possibili colonne sonore per i sostenitori del No

Amy Winehouse, Rehab («They tried to make me go to rehab but I said ‘no, no, no’»).

Ringo Starr, No-No Song

Scott McKenzie, No, No, No, No, No

Dawn Penn, No, no no

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

C’è un momento esatto in cui capisci di aver perso. Non quando, dopo un rosario di buoni propositi, cedi e accendi la tivù. Ma quando, mezz’ora dopo aver deciso di non farlo, guardi il telefono e Sanremo è già lì: nei tweet, nelle storie, nei titoli, nelle analisi di chi magari sa poco nulla di musica ma conosce alla perfezione l’algoritmo.

Il Festival non ha più bisogno del televisore per colonizzarti

Per evitarlo dovresti spegnere tutto. Smartphone compreso. Un gesto estremo, quasi antisociale: rischio di sindrome da abbandono, vertigine da isolamento, sospetto di essere sparito dal consesso umano. Così, che lo si guardi oppure no, il Festival ineluttabilmente lo si subisce. Questa è la sua vera mutazione antropologica: non ha più bisogno del televisore per colonizzarti. Gli basta un inciampo, una gaffe, un abito azzardato, una lacrima calibrata male, un microfono ammutolito, la stecca di un cantante, e la macchina distributiva entra in funzione.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
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Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

Sanremo è diventato un flusso che si consuma ovunque

Quest’anno la prima serata ha registrato un calo di ascolti. Una volta sarebbe stato un segnale. Oggi è un dettaglio statistico. Lo share misura chi guarda la televisione, non chi consuma Sanremo. E Sanremo ormai si consuma ovunque: nei giornali che lo anticipano e lo commentano, nei podcast che lo smontano, nei talk che lo riciclano. Vive di frammenti, clip, citazioni, polemiche. Non è più un programma, è un flusso.

Quello che una volta era solo spettacolo è diventato un organismo dotato di metabolismo autonomo. Assorbe qualsiasi cosa, critica compresa, e la restituisce sotto forma di contenuto digeribile. Anzi: la critica è il suo concime preferito. Ogni articolo che ne denuncia la sgradevolezza o l’eccesso contribuisce ad accrescerne la centralità. Il Festival prospera nell’indignazione come nel consenso.

Cassa armonica permanente: la notizia è l’eco che viene prodotto fuori

Durante la settimana sanremese la gerarchia dei media si rovescia con docile devozione. I programmi diventano ancelle, i quotidiani glossatori, i siti internet stenografi del rumore digitale. Non raccontano l’evento, lo amplificano. La notizia non è ciò che accade sul palco, ma l’eco che produce fuori. È una cassa armonica permanente.

La contaminazione, da cifra stilistica, è diventata processo industriale. Non più gara canora ma contenitore emotivo, seduta collettiva di autoanalisi generazionale. La canzone è il pretesto necessario, non il centro. Si discute del messaggio, del sottotesto, dell’ospite simbolico, della battuta riuscita o fallita, di Andrea Pucci che magari a sorpresa potrebbe tornare sui suoi passi così da rendere il clima meno soporifero.

Negli anni lo spettacolo è diventato un esame di cittadinanza culturale

La musica resta sullo sfondo, come un dettaglio tecnico, spesso figlia di un destino segnato dalla sua banalità o bruttezza dove cuore, anche nelle sue declinazioni più tragiche o stralunate, fa sempre rima con amore. Negli anni Sanremo è diventato un esame di cittadinanza culturale. Puoi dichiararti immune, puoi ironizzare, puoi perfino disertare. Ma prima o poi ne parli. E nel momento stesso in cui accade – come sto facendo io adesso – lui certifica la sua vittoria. Non è un festival. È una repubblica. E noi siamo suoi elettori permanenti, anche quando disertiamo le urne o votiamo scheda bianca.

Welo, chi è il cantante del jingle di Sanremo 2026

Il pubblico ha imparato a conoscerlo come il ragazzo con la valigia durante Sanremo Giovani. Welo, nome d’arte del salentino Manuel Mariano, non è riuscito a conquistare uno dei due posti disponibili fra le Nuove Proposte (tra cui ci saranno Angelica Bove e Nicolò Filippucci), ma ha trovato comunque un suo posto al Festival. La sua Emigrato è infatti stata selezionata per il jingle del Festival 2026: sarà una rielaborazione, in chiave sanremese, del brano con cui ha partecipato alla selezione di Sanremo Giovani spingendosi fino alla finale Sarà Sanremo. La voce e la musica dell’artista leccese saranno in tutte le case degli appassionati per tutte le cinque serate della kermesse.

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Chi è Welo, salentino autore del jingle di Sanremo 2026

Welo, chi è il cantante del jingle di Sanremo 2026
Welo durante le registrazioni di Sanremo Giovani 2025 (Ansa)

Al secolo Manuel Mariano, Welo è nato in Salento nel 1999 e nel tacco d’Italia ha trascorso anche la sua adolescenza e prima parte di carriera. Avvicinatosi giovanissimo al rap e alle sonorità dell’urban tanto da fondare nel 2017 il collettivo 23.7. Cinque anni dopo ha deciso tuttavia di intraprendere un percorso come solista incidendo il brano Pass e aprendo una nuova fase artistica della sua carriera. Da allora hanno fatto seguito diverse canzoni fino alla svolta nel 2023 con Malessere, traccia che lo ha consacrato come voce emergente di riferimento nel settore. Caratterizzata da temi molto vicini all’attualità, la sua musica è una cronaca sociale della sua generazione, che ogni giorno deve trovare spazio tra precarietà e voglia di riscatto.

La consacrazione è arrivata invece nel 2024 con l’uscita del primo Ep, Welo WE 23, in cui ha riaccolto il percorso degli ultimi anni. Nel disco sono presenti anche collaborazioni con Enzo Dong e Mikush. A settembre dello stesso anno un altro passo in avanti con il featuring My Boo con Guè. E nel 2025 l’approdo a Sanremo Giovani con Emigrato, intriso di spaccati di vita quotidiana: ci sono i valori tramandati dai nonni, il vino come emblema di convivialità e unione e il lavoro nero come una piaga purtroppo quotidiana.

“Emigrato” di Welo sarà il jingle del Festival di Sanremo

Welo sarà comunque protagonista del Festival di Sanremo 2026, anche senza un posto in gara tra le Nuove proposte. L’artista salentino, nome d’arte di Manuel Mariano, firma infatti il jingle ufficiale della 76esima edizione: una sigla che nasce dalla rielaborazione di Emigrato, il brano con cui aveva raggiunto la finale di Sanremo Giovani. Durante la serata conclusiva del 14 dicembre, a Sarà Sanremo, Carlo Conti aveva annunciato l’idea di trasformare quel pezzo nella sigla del Festival, colpito dall’impatto emotivo e dall’identità sonora della canzone. Promessa mantenuta: dal 24 febbraio, la musica di Welo aprirà ogni serata all’Ariston. Emigrato racconta la partenza come necessità, non come aspirazione romantica. Classe 1999, originario di Lecce, Welo ha trovato in Sanremo Giovani un momento decisivo del suo percorso, riuscendo a conquistare pubblico e critica per autenticità e forza narrativa.

Kanye West si scusa per i post antisemiti e l’odio razziale: «Ho perso contatto con la realtà»

Kanye West ha pubblicato una lunga lettera a tutta pagina sul Wall Street Journal. Il rapper di Atlanta, anche noto come Ye, ha deciso di chiedere scusa per gli attacchi di odio razziale, le dichiarazioni pro Hitler e le invettive antisemite che ha pubblicato sui social negli ultimi anni. «Sono profondamente mortificato e mi pento per le mie azioni», ha scritto l’artista. «Mi impegno a diventare responsabile, a ricevere cure e cambiare in modo significativo. Questo non giustifica quello che ho fatto: non sono antisemita o razzista. Amo il popolo ebraico». West ha raccontato anche di aver «perso contatto con la realtà» attribuendo la colpa del suo comportamento a un disturbo bipolare scaturito da un incidente d’auto in cui fu coinvolto 25 anni fa.

Kanye West si scusa per i post antisemiti e l’odio razziale: «Ho perso contatto con la realtà»
Kanye West in concerto (Ansa).

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La lunga dichiarazione di scuse di Kanye West

La lettera di Kanye West alias Ye sul Wall Street Journal inizia raccontando un incidente automobilistico in cui fu coinvolto nei primi Anni 2000, poco prima di diventare una stella della musica, in cui si ruppe la mandibola e riportò «lesioni al lobo frontale destro del cervello». L’artista ha affermato di non aver ricevuto una corretta diagnosi per più di due decenni. «All’epoca, l’attenzione si concentrò su quanto visibile: la frattura, il gonfiore e il trauma immediato», ha spiegato West. «La lesione più profonda, quella all’interno del cranio, è passata inosservata. La diagnosi è stata effettuata solo nel 2023: quella svista medica ha causato gravi danni alla mia salute mentale e ha portato alla diagnosi di disturbo bipolare di tipo 1». Una diagnosi che lui stesso ha detto di non aver accettato fino allo scorso anno, salvo tornare ora sui suoi passi.

«Una volta che ti etichettano come “pazzo”, ti senti come se non potessi dare alcun contributo significativo al mondo. È facile per le persone scherzare e riderci sopra, quando in realtà si tratta di una malattia debilitante molto grave di cui si può morire», ha proseguito Kanye West. «Ho perso il contatto con la realtà. Ho detto e fatto cose di cui mi pento profondamente. Alcune delle persone che amo di più le ho trattate peggio». Poi ha affrontato il tema dell’antisemitismo: «In quello stato, gravitavo verso il simbolo più distruttivo che riuscissi a trovare, la svastica, e vendevo persino magliette. Uno degli aspetti difficili del disturbo sono i momenti di disconnessione che hanno portato a scarsa capacità di giudizio e comportamenti sconsiderati. All’inizio del 2025, sono caduto in un episodio maniacale durato quattro mesi, caratterizzato da comportamenti psicotici, paranoici e impulsivi che mi hanno distrutto la vita».

L’aiuto sui forum di Reddit: «Ho capito di non essere solo»

Nella sua lunga lettera, dopo aver chiesto perdono anche alla «comunità nera», a lui sempre vicina ma da lui sempre delusa, Kanye West ha raccontato di aver ritrovato la luce grazie ad altre persone che soffrono del suo stesso disturbo. «Ho trovato conforto nei forum di Reddit: ho letto le storie di chi ha descritto stati simili e ho capito di non essere solo», ha proseguito il rapper. «Mentre trovo il mio nuovo centro attraverso un efficace regime di farmaci, terapia, esercizio fisico e vita sana, sto riversando la mia energia in un’arte positiva e significativa: musica, abbigliamento, design e altre nuove idee per aiutare il mondo. Non chiedo compassione, anche se aspiro al vostro perdono. Vi scrivo semplicemente per chiedervi pazienza e comprensione mentre torno a casa».

Forbes, la classifica dei cantanti che hanno guadagnato di più nel 2025

Nel 2025 i principali artisti mondiali hanno guadagnato complessivamente 1,9 miliardi di dollari, con guadagni individuali medi di 52 milioni. Tra i protagonisti dell’anno della classifica di Forbes spicca The Weeknd, che ha chiuso l’anno con circa 298 milioni di dollari grazie a un tour da record, l’uscita dell’album Hurry Up Tomorrow e la vendita parziale del suo catalogo musicale a Lyric Capital, operazione valutata un miliardo di dollari. Anche Taylor Swift ha dominato la scena musicale, con guadagni pari a 202 milioni di dollari grazie all’album The Life of a Showgirl, al documentario su Disney+ e al riacquisto dei diritti dei suoi primi sei album. Tra gli artisti che hanno superato i 100 milioni ci sono Beyoncé (148 milioni), Kendrick Lamar (109 milioni), Coldplay (105 milioni) e Shakira (105 milioni). La classifica, che raccoglie i dati di tour, streaming, vendite di album e cataloghi musicali,  include otto donne e 17 uomini.

I 25 cantanti più pagati del 2025

Forbes, la classifica dei cantanti che hanno guadagnato di più nel 2025
Taylor Swift sul red carpet dei Grammy 2025 (Ansa).
  1. The Weeknd – 298 milioni
  2. Taylor Swift – 202 milioni
  3. Beyoncé – 148 milioni
  4. Kendrick Lamar – 109 milioni
  5. Coldplay – 105 milioni
  6. Shakira – 105 milioni
  7. Drake – 78 milioni
  8. Chris Brown – 74 milioni
  9. Zach Bryan – 70 milioni
  10. Bad Bunny – 66 milioni
  11. Post Malone – 62 milioni
  12. Ed Sheeran – 60 milioni
  13. Tyler, The Creator – 53 milioni
  14. Metallica – 53 milioni
  15. Lady Gaga – 52 milioni
  16. Billie Eilish – 52 milioni
  17. Imagine Dragons – 48 milioni
  18. Dua Lipa – 44 milioni
  19. Linkin Park – 36 milioni
  20. Sza – 34 milioni
  21. Morgan Wallen – 33 milioni
  22. Bruno Mars – 31 milioni
  23. Sabrina Carpenter – 29 milioni
  24. Andrea Bocelli – 25 milioni
  25. Iron Maiden – 25 milioni

Bluvertigo, ufficiale la reunion: annunciato un unico concerto

I Bluvertigo annunciano una reunion della formazione originale. La storica band lombarda capitanata da Morgan e Andy, al secolo Marco Castoldi e Andrea Fumagalli, si esibirà il 14 aprile per un unico concerto all’Alcatraz di Milano. «Non è nostalgia, è il nucleo originario che torna a vibrare», si legge in un post sui social. «La formazione che ha dato inizio a tutto, sul palco, nel presente. Una sola notte. Solo tensione, visione, suono». I biglietti sono già disponibili online su Vivaticket al prezzo di 46 euro più prevendita. Il ritorno dei Bluvertigo, come precisa un comunicato stampa, non guarda al passato come un archivio, quanto piuttosto come una base da cui ripartire, «un nuovo modo di rimettere in movimento ciò che non ha mai smesso di vibrare». Il concerto di Milano porta come sottotitolo «Essere umani». La spiegazione in un virgolettato: «Un essere umano è una linea di luce in mezzo al rumore».

Gli ultimi anni dei Bluvertigo dopo lo scioglimento del 2017

Formatasi all’inizio degli Anni 90, la band si era sciolta nel 2017, un anno dopo la seconda partecipazione al Festival di Sanremo. Quattro anni dopo Morgan, con conferme anche da altri componenti, aveva annunciato un nuovo disco, tanto che nel settembre di quello stesso anno il gruppo si esibì all’Arena di Verona per un tributo a Franco Battiato. Tenendo nel 2022 alcuni live. A distanza di pochi mesi, tuttavia, la reunion era naufragata assieme allo stesso progetto dell’album. Ora una nuova ripartenza con un concerto-evento, che tuttavia lascia presagire qualcosa di più.

Bluvertigo, ufficiale la reunion: annunciato un unico concerto
I Bluvertigo a Sanremo 2016 (Ansa).

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»

Al Bano torna nuovamente ad attaccare il Festival di Sanremo e il direttore artistico Carlo Conti dopo l’esclusione dall’edizione 2025. Il cantautore pugliese ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha spiegato di non voler più tornare sul palco dell’Ariston. «Nel 2017 avevo una canzone meravigliosa, ma mi cacciarono la prima sera. Ora basta, non propongo più niente. Carlo Conti? Da lui ho ricevuto solo scorrettezze, pazienza: la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto. Io sono un re della musica italiana, non mi mischio con dei semplici Conti». Giorni prima, parlando in diretta al programma Un giorno da Pecora, aveva già affrontato la questione: «Ero abituato a Pippo Baudo, un signore e un fratello. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato. Sul Festival ho messo una croce».

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»
Al Bano Carrisi (Imagoeconomica).

Al Bano e le critiche a Romina: «Le stroncature a Felicità? Meglio se sto zitto»

Parlando con il Corriere, Al Bano ha anche avuto modo di parlare della sua carriera, concentrandosi sui brani emblematici. «Felicità? Appena l’ho ascoltata ho chiamato il discografico dicendogli che avrebbe venduto almeno un milione di copie. Siamo arrivati a 20, è un inno». Eppure Romina Power, che con l’artista di Cellino ha inciso il brano, l’ha stroncata definendola «banale» tanto da non volerla nemmeno cantare. «Meglio se sto zitto», ha puntualizzato Al Bano. «È come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene canzoni così, è tutto meno che banale».

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»
Al Bano e Romina ospiti a Sanremo nel 2020 (Ansa)

L’aneddoto con Claudio Villa a Sanremo 1982

Al brano Felicità, cantato sul palco dell’Ariston nel 1982, si lega anche un aneddoto di Al Bano riguardante Claudio Villa, quell’anno alla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo dal 1970. «Portò una canzone bruttissima, pur di esserci: un peccato», ha raccontato l’artista. «Lo dissi a un giornale e lui si infuriò. Io però ero un suo fan, mi dispiaceva per lui». I due hanno infatti condiviso diversi momenti di amicizia. «Nel 1974 giravamo sul treno con il Cantaeuropa. Lui ogni mattina correva su e giù per il corridoio del vagone in mutande e maglietta. Durante una sosta alla stazione di Ginevra, mi sfidò: “Vediamo chi arriva primo. Sei pronto a perdere?”. Solo che io ero velocissimo. Claudio inciampò e cadde. “T acci tua, proprio adesso che nun ce sta manco un fotografo!».

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus

Oggi 19 gennaio compie 80 anni una vera e propria leggenda vivente della musica internazionale. È il compleanno infatti di Dolly Parton, classe 1946 e incontrastata regina del country americano con più di 40 album all’attivo e centinaia di successi pubblicati in sei decenni di carriera. Per festeggiare in anticipo, la diva ha rilasciato online da qualche giorno Light of a Clear Blue Morning, una versione della sua hit del 1977 con la collaborazione di Lainey Wilson, Reba McEntire, Queen Latifah e della sua figlioccia Miley Cyrus. «Mentre festeggio il mio 80esimo compleanno, questa nuova versione è il mio modo di usare ciò di cui sono stata benedetta per far brillare un po’ di luce, condividendola con alcune donne davvero incredibili», ha spiegato in una nota. Il ricavato sarà devoluto interamente in beneficenza per la ricerca sul cancro pediatrico.

Dolly Parton: quella volta che disse no a Elvis Presley

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus
La regina del country Dolly Parton (Instagram).

Icona della musica mondiale, Dolly Parton è passata alla storia quando, ancora giovanissima, disse di no persino al re del rock Elvis. Nei primi Anni 70, dopo aver già iniziato a costruire il suo status di regina del country, incise due brani che avrebbero cambiato per sempre la sua carriera, ossia la hit celebre Jolene e I Will Always Love You, dedicata alla sua rottura con Porter Wagoner, cantante con cui aveva mosso i primi passi nella musica. Quando arrivò alle orecchie di Presley, quest’ultimo la apprezzò talmente tanto da volerne incidere una cover.

Durante la trattativa, però, il colonnello Tom Parker – manager di Elvispretese la metà dei diritti. Al che Parton, come raccontato nel libro Una forza della natura di Sarah Smarsh, bloccò tutto: «Dissi che la canzone aveva già avuto successo: era tutto ciò che avrei lasciato alla mia famiglia». E così, dopo un «mi dispiace molto» e molte lacrime versate nella notte, la cover andò in fumo. La traccia avrebbe ottenuto tuttavia il successo internazionale proprio con una cover, realizzata nel 1992 dall’indimenticabile Whitney Houston come tema portante del film Guardia del corpo.

Le canzoni più famose della sua carriera

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus
La regina del country Dolly Parton (Ansa).

Jolene, di cui una Dolly Parton ormai ultrasettantenne ha inciso una bella cover con i Maneskin, è solo uno dei tanti successi indimenticabili della regina del country. Celebre, oltre a Light of a Clear Blue Morning e I Will Always Love You, è anche 9 To 5, inno che racconta la continuità lavorativa e denuncia le disparità di genere, presente nella colonna sonora di Dalle 9 alle 5… orario continuato, film di Colin Higgins in cui Parton ha recitato al fianco di Jane Fonda, Lily Tomlin e Dabney Coleman interpretando l’ingenua segretaria Doralee tanto da venir candidata ai Golden Globes del 1981. Tra i grandi successi dell’artista si ricordano anche Cost of Many Colors, There Was Jesus e Rockin’ Years, oltre a Powerful Women, Here You Come Again e Islands in the Stream.

Capolavori che hanno spinto il governatore del Tennessee – è nata a Pittman Center, nella contea di Sevier – a decretare il 19 gennaio Dolly Parton Day. «La sua vita e la sua carriera sono intrecciate con la musica, la cultura e la ricca storia del Tennessee», ha affermato Bill Lee. «Il suo talento e la sua generosità hanno avuto un impatto duraturo sul mondo ed è giusto che onoriamo il suo 80esimo compleanno celebrando la sua straordinaria eredità e la sua dedizione allo Stato». Appassionata filantropa, nel corso della sua carriera ha fatto molto per favorire l’alfabetizzazione e sostenere con ogni mezzo l’istruzione dei bambini. Proprio per la sua beneficenza, nel 2025 è stata insignita del Jean Hersholt Humanitarian Award, Oscar umanitario alla carriera.

La parentela con Miley Cyrus, di cui è anche madrina

«Stare con Miley (Cyrus, ndr.) è come stare in famiglia», ha più volte detto Dolly Parton della star di Hannah Montana, di cui è madrina. Non a caso, analizzando il loro albero genealogico, le due artiste hanno scoperto di essere veramente parenti, seppur alla lontana. Ad unirle un antenato comune del XVIII secolo di nome John Brickey, vissuto attorno al 1740 e che lasciò la Virginia con la sua famiglia per andare a vivere nella contea di Blount, nel Tennessee. Le due hanno collaborato diverse volte, duettando sulle note di Wreaking Ball, I Will Always Love You, I Love Rock and Roll e, recentemente, Light of a Clear Blue Morning.

È morto Tony Dallara: aveva 89 anni

Lutto nel mondo della musica italiana: Tony Dallara è morto all’età di 89 anni. Il cantante di Come Prima e Romantica ha vinto Sanremo nel 1960 in coppia con Renato Rascel. Tra gli altri successi entrati nella storia della canzone italiana ci sono brani come Ti dirò o Bambina, bambina, che lo hanno lanciato a fine anni ’50. È stato uno dei primi “urlatori”. Nato a Campobasso il 30 giugno 1936, Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, è cresciuto a Milano dove la famiglia si è trasferita quando era ancora bambino.

Freddie Mercury, è morta la presunta figlia segreta

È morta all’età di 48 anni la donna che sosteneva di essere figlia segreta di Freddie Mercury. Lo ha annunciato la sua famiglia con un comunicato ufficiale diffuso dal Daily Mail. «È ora con il suo amato e amorevole padre nel mondo dei pensieri», si legge nella nota. La sua esistenza era emersa pubblicamente solo nel 2025 dopo la pubblicazione di Love, Freddie, biografia del frontman dei Queen scritta da Leslie-Ann Jones che aveva acceso il dibattito sulla vita privata del leggendario artista. Identificata solo con l’iniziale B, si racconta fosse nata dalla relazione tra Mercury e la moglie di un suo caro amico e che avesse mantenuto un rapporto stretto con il cantante fino alla sua morte nel 1991. La notizia era stata accolta con scetticismo anche dai membri dei Queen.

Chi è la figlia segreta di Freddie Mercury, morta all’età di 48 anni

Secondo quanto dichiarato dal marito Thomas al Daily Mail, B è morta per un cordoma, raro tumore che intacca la spina dorsale. Lascia due figli di sette e nove anni. Le sue ceneri saranno sparse sulle Alpi. A lungo legata al frontman dei Queen, avrebbe accettato la decisione di tenere segreta la sua identità. «Mi adorava ed era devoto a me», ha raccontato lei stessa ai tabloid inglesi lo scorso agosto. «Le circostanze della mia nascita possono sembrare, per gli standard della maggior parte delle persone, insolite e persino oltraggiose. Non dovrebbe essere una sorpresa. Non ha mai tolto il suo impegno ad amarmi e prendersi cura di me. Mi ha amato come un bene prezioso. Il nostro accordo prevedeva che vivessi con mia madre e il patrigno, ma lui aveva sempre una stanza pronta per me. Si assicurava di parlarmi anche durante i tour».

Freddie Mercury, è morta la presunta figlia segreta
Freddie Mercury a Sanremo il 4 febbraio 1984 (Ansa).

L’amore di Freddie Mercury per la figlia avrebbe trovato conferma anche nella musica. Secondo ciò che ha raccontato la stessa B a Jones, il frontman dei Queen le avrebbe dedicato due brani della sua carriera, Bijou e Don’t Try So Hard, inserite nel disco Innuendo, ultima pubblicazione della band con l’artista alla voce uscita nel 1991, un anno prima della morte. «Sono devastata dalla perdita di questa donna che era diventata una mia cara amica», ha dichiarato Jones al Daily Mail. «Era venuta da me con uno scopo altruistico: mettere da parte tutti coloro che hanno avuto carta bianca sulla storia di Freddie per 32 anni, sfidare le loro bugie e la loro riscrittura della sua vita e rivelare la verità».

Lo scetticismo di Brian May e Mary Austin

La notizia di una figlia segreta di Freddie Mercury ha suscitato forti dubbi soprattutto in coloro che hanno condiviso gran parte della vita con l’artista. Mary Austin, storica compagna e confidente della star, ha espresso scetticismo, dichiarando di non credere che il cantante avrebbe potuto o voluto tenere segreta una cosa così importante. Eppure, secondo B che affermava di avere anche le prove del Dna per confermare la sua teoria, Austin era la sola assieme alla famiglia della ragazza a conoscenza della sua esistenza. Anche Brian May, chitarrista dei Queen, ha scelto una posizione prudente sulla questione, mentre sua moglie Anita Dobson ha bollato il tutto come una bufala.

Police, Sting paga 600 mila sterline di royalties agli ex compagni di band

L’Alta Corte di Londra ha iniziato a esaminare, durante un’udienza preliminare, la causa intentata dal chitarrista Andy Summers e dal batterista dei Police Stewart Copeland contro il frontman Sting. Lo scorso settembre, i due musicisti avevano infatti accusato il cantautore britannico di non aver pagato adeguatamente le royalties per lo streaming di brani iconici come Roxanne o Every Breath You Take. Secondo alcuni documenti visionati dalla Bbc, l’artista avrebbe riconosciuto ai due 595 mila sterline, poco meno di 700 mila euro. I legali di Copeland e Summers dicono che il pagamento è stato effettuato di recente, ma che la cifra dovuta dovrebbe essere decisamente più alta e comunque non inferiore a 8 milioni di sterline (più di 9 milioni di euro). Nessun membro della band britannica era presente in aula, anche perché non è ancora iniziato il vero processo.

Police, Sting paga 600 mila sterline di royalties agli ex compagni di band
Sting e Andy Summers sul palco con i Police (Ansa).

La faida legale tra i Police: le accuse di Summers e Copeland contro Sting

La guerra legale tra i membri dei Police riguarda un accordo vecchio di quasi 50 anni. Stando infatti ad accordi dapprima verbali nel 1977 e poi messi nero su bianco quattro anni dopo, prima di essere confermati solamente nel 1997, ogni membro della band, in qualità di arrangiatore, doveva ricevere il 15 per cento delle royalties per brani scritti dai compagni. Sting, frontman nonché cantante e anche bassista del complesso, è anche autore principale di tutti i grandi successi, da Roxanne a Message in A Bottle, senza dimenticare Every Breath You Take, ed era quindi destinatario della quota maggiore. Impossibile tuttavia non riconoscere i contributi, spesso cruciali, dei musicisti, come nel caso degli arpeggi di chitarra che Summers ha composto per Every Breath You Take, la hit più famosa.

Dove nasce quindi la controversia? Al centro c’è il cambiamento radicale dell’industria discografica dai tempi dei Police ai giorni nostri. Gli accordi di cui sopra, più volte rinegoziati, non prevedevano gli introiti derivanti dalle piattaforme streaming come Spotify e Apple Music, in quanto all’epoca non erano ancora state ideate. I rappresentanti di Sting affermano che tali royalties dovrebbero essere escluse in quanto assimilabili a «performance pubbliche» e non alla «produzione di dischi» e alla loro vendita, cui esplicitamente farebbe fede l’accordo. La vicenda è quindi ben lontana dall’essere finita: giovedì 15 gennaio sono in programma altre udienze e si dovrebbe conoscere la data di inizio del processo. Nel 2022, intanto, Sting ha venduto i diritti del repertorio solista e di quello composto per i Police a Universal Music Group per circa 200 milioni di dollari.

Paolo Carta, chi è il marito di Laura Pausini: età, figli ed ex moglie

Laura Pausini sarà la grande protagonista di inizio 2026. L’artista di Faenza si esibirà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina il 6 febbraio, prima di debuttare sul palco dell’Ariston di Sanremo nelle vesti di co-conduttrice. La voce di La solitudine, con cui vinse il Festival nel 1993, sarà al fianco di Carlo Conti in tutte le cinque serate della manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. Probabile anche qualche performance musicale con alcune delle canzoni più celebri della sua carriera oltre che con qualche estratto dal suo Io canto 2, nuovo album di cover. In tal caso, sul palco con lei potrebbe esserci il marito Paolo Carta, musicista della sua band che la accompagna dal lontano 2005. Ecco chi è il partner di Laura Pausini.

Chi è Paolo Carta, marito di Laura Pausini

Paolo Carta, chi è il marito di Laura Pausini: età, figli ed ex moglie
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).

Classe 1964, Paolo Romano Carta è un musicista e produttore discografico. Dopo aver completato gli studi in chitarra classica, ha iniziato la carriera nel 1986-87 con il Banco del Mutuo Soccorso, fra gli esempi più rappresentativi del rock progressivo italiano con la PFM e Le Orme. L’anno successivo ha collaborato con Adriano Celentano per l’incisione del disco Il re degli ignoranti prima di partire in tour con il Molleggiato. Nel decennio seguente, Paolo Carta ha collaborato con grandi celebrità della musica internazionale come Whitney Houston, Lionel Richie e Gloria Gaynor oltre con alcune tra le voci più importanti della scena italiana come Eros Ramazzotti, Gianni Morandi e Riccardo Cocciante.

Nel 2005, dopo aver pubblicato già due album da solista e aver preso parte al Festival di Sanremo – fu tra le Nuove Proposte nel 1997 con Non si può dire mai… mail’incontro con Laura Pausini. I due hanno il loro sodalizio durante il tour mondiale della cantante e non si sono più lasciati. All’epoca, Paolo Carta era sposato con Rebecca Galli, da cui si sarebbe separato nel 2006 e avrebbe divorziato nel 2012 e dalla quale aveva avuto tre figli. «Non pensavo che avrei mai frequentato un uomo che era già stato sposato», ha raccontato Laura Pausini a Verissimo nel 2013. «Era fuori dalle mie convinzioni. Paolo l’ho preso con i suoi tre figli, allora avevano 12, 11 e tre anni: mai pensato di sostituirmi alla mamma, ma non volevo che questa storia potesse, anche minimamente, procurare danni a loro».

La nascita della figlia Paola e il matrimonio nel 2023

Paolo Carta, chi è il marito di Laura Pausini: età, figli ed ex moglie
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).

Il 22 marzo 2023 Laura Pausini e Paolo Carta si sono sposati, in gran segreto e dopo 18 anni assieme. «Abbiamo detto sì», postò all’epoca l’artista romagnola. Dieci anni prima la coppia aveva dato alla luce la prima figlia, Paola. Dettagli intimi della loro vita sono disponibili in Laura Pausini – Piacere di conoscerti, documentario del 2022 scritto e diretto da Ivan Cotroneo con la collaborazione di Monica Rametta e della stessa artista, disponibile per tutti gli abbonati Amazon Prime Video. La narrazione esplora la sfera personale e la carriera della cantante italiana, prendendo avvio da una domanda: cosa sarebbe successo senza il trionfo al Festival di Sanremo 1993?

Max Pezzali a Sanremo 2026: Repetto apre alla reunion degli 883

Carlo Conti ha annunciato che Max Pezzali sarà super ospite al Festival di Sanremo 2026. L’artista si esibirà in tutte le cinque serate dal palco della nave da crociera che attraccherà di fronte alla città dei fiori per l’intera manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. In scaletta tutti i grandi successi, tra cui con ogni probabilità anche quelli degli 883. Nel commentare la notizia, Mauro Repetto – ex membro del duo Anni 90 che ha emozionato più generazioni – ha aperto alla possibile reunion della band in occasione della kermesse. «Io sono pronto», ha detto a La volta buona di Caterina Balivo. «Anche per lavare i piatti».

Sanremo 2026, l’appello di Repetto per la reunion degli 883 con Max Pezzali

Sebbene sia difficile immaginare una reunion vera e propria della band, è noto che durante il Festival di Sanremo anche l’impossibile diventa possibile. Ecco dunque che l’appello di Mauro Repetto diviene più di una semplice suggestione. «Io sono a disposizione in tutte le birrerie di Sanremo», ha spiegato l’artista. «In effetti sono molto backstage, compagno di banco, co-autore di tutte le canzoni degli 883 e quindi sulla scena eravamo unici, eravamo originali, eravamo surrealisti. A Sanremo sono contento che lui (Max Pezzali, ndr.) sarà lì e io sarò in ogni birreria, pronto a bere con lui e con Nicola Savino, con grande piacere». Poi l’appello a una reunion: «Le canzoni sono nostre. Io sono pronto sia sul palcoscenico, sia in birreria, sia a lavare i piatti. A qualunque cosa».

Max Pezzali a Sanremo 2026: Repetto apre alla reunion degli 883
Max Pezzali in concerto (Ansa).

Mauro Repetto ha intanto lanciato un nuovo singolo

I fan di tutta Italia dunque già sognano di poter cantare davanti alla tv sulle note di indimenticabili canzoni come Hanno ucciso l’Uomo Ragno, Con un deca, Come mai e Nord Sud Ovest Est solo per citarne alcune. Nell’attesa di scoprire se gli 883 animeranno il Festival di Sanremo, Mauro Repetto ha lanciato In riva a te, nuovo singolo pop-rock che racconta l’amore in uno dei momenti più delicati. La canzone è legata a Ho trovato Spider Woman, spettacolo teatrale con anteprime nel 2026.

Bruno Mars torna in Italia nel 2026: dove, date e biglietti

Bruno Mars è tornato. L’artista e produttore statunitense ha annunciato l’uscita del nuovo album, The Romantic, primo progetto da solista da 24K Magic del 2016. Uscirà il 27 febbraio, anticipato il 9 gennaio da un singolo tratto dal disco. Non solo, perché il cantante di Honolulu – al secolo Peter Gene Hernandez – ha anche annunciato un tour mondiale con un’unica tappa in Italia. Si esibirà allo stadio San Siro di Milano il prossimo 14 luglio nel suo primo concerto in Italia dal 2017: l’ultimo passaggio nel nostro Paese risale al 24K Magic World Tour che lo portò sui palchi di Bologna e Milano.

Bruno Mars in concerto a Milano: info e biglietti

Il nuovo tour di Bruno Mars, il primo da headliner negli ultimi 10 anni, scatterà il 10 aprile negli Usa per un live all’Allegiant Stadium di Las Vegas, il primo di circa 40 date in giro per il mondo. Con lui, sul palco di San Siro ci saranno Anderson .Paak, rapper, produttore e batterista statunitense con cui ha fondato il superduo Silk Sonic, e Victoria Monét, 36enne di Atlanta da tre Grammy Awards su 10 nomination in carriera tra cui Best New Artist nel 2024 con il disco Jaguar II. Per quanto riguarda i biglietti del concerto, mercoledì 14 gennaio si potrà accedere a una prevendita registrandosi sul sito ufficiale di Bruno Mars entro le 19 di lunedì 12. La registrazione non garantisce un biglietto, ma solo l’ingresso in una lista di accesso anticipato per acquistare il tagliando prima dell’apertura al pubblico. La vendita generale scatterà il 15 gennaio alle ore 12 su tutte le principali piattaforme.

Bruno Mars torna in Italia nel 2026: dove, date e biglietti
Bruno Mars in concerto nel 2018 (Ansa).

Olly re del 2025: suoi l’album e il singolo più venduti dell’anno

Olly è il re del 2025. Il campione in carica del Festival di Sanremo ha infatti conquistato il primo posto nelle classifiche annuali Top of the Music by Fimi-Niq, relative al periodo compreso fra il 27 dicembre 2024 e il Natale 2025, le uniche onnicomprensive di tutti i canali vendita e ascolto. Il suo Tutta vita è l’album più venduto davanti a Santana Money Gang di Sfera Ebbasta & Shiva e a Dio lo sa di Geolier. Non è tutto, perché il cantautore genovese ha trionfato anche tra i singoli con Balorda nostalgia, il brano che gli ha permesso di conquistare l’Ariston: battuti La cura per me di Giorgia e Incoscienti giovani di Achille Lauro. In generale, le classifiche testimoniano una crescita della musica italiana, che occupa addirittura l’85 per cento della Top 100, e del pop, che riconquista terreno sull’urban, da anni ormai genere predominante sul mercato.

Classifiche Fimi: Caparezza batte Taylor Swift tra gli album fisici

Olly re del 2025: suoi l’album e il singolo più venduti dell’anno
Caparezza in concerto a Roma (Ansa).

Per quanto riguarda invece la Top 20 Cd, Vinili e Musicassette, davanti a tutti c’è Caparezza. Il suo Orbit Orbit è infatti il disco fisico più venduto del 2025: battuta Taylor Swift, solo seconda con The Life of a Showgirl e piazzatasi davanti a Olly, sul gradino più basso del podio con Tutta vita. In merito al 2025, solamente 24 album sono rimasti in Top 100 per tutte le 52 settimane, di cui uno solo estero: si tratta di Papercuts – Singles Collection 2000-2023, la quinta raccolta dei Linkin Park contenente il brano inedito Friendly Fire. Come detto, ben 85 album tra le prime 100 posizioni sono italiani: un dato ancor più incredibile se si considera che 12 mesi fa era fermo al 69 per cento. Nonostante Bad Bunny e Taylor Swift, tornati con nuove pubblicazioni. Il 2025 ha confermato inoltre lo streaming come motore centrale del consumo con più di 100 miliardi di ascolti (+5,3 per cento rispetto al 2024).

La classifica dei 10 album più venduti del 2025

Olly re del 2025: suoi l’album e il singolo più venduti dell’anno
Olly dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2025 (Ansa).
  • 1. Tutta vita di Olly
  • 2. Santana Money Gang di Geolier
  • 3. Dio lo sa di Geolier
  • 4. Debì tirat màs fotos di Bad Bunny
  • 5. Locura di Lazza
  • 6. È finita la pace di Marracash
  • 7. Hello World dei Pinguini Tattici Nucleari
  • 8. La bella vita di Artie 5ive
  • 9. Tropico del capricorno di Guè
  • 10. I nomi del diavolo di Kid Jugi

La Top 10 dei singoli più venduti dell’anno

  • 1. Balorda nostalgia di Olly
  • 2. La cura per me di Giorgia
  • 3. Incoscienti giovani di Achille Lauro
  • 4. Ora che non ho più te di Cesare Cremonini
  • 5. Neon di Sfera Ebbasta & Shiva
  • 6. Per due come noi di Olly, Angelina Mango & Juli
  • 7. La plena di W Sound, Beèle & Ovy on the Drums
  • 8. Il filo rosso di Alfa
  • 9. A me mi piace di Alfa & Manu Chao
  • 10. DTMF di Bad Bunny

I 10 album più attesi del 2026, da Geolier a Laura Pausini

Rap italiano e statunitense, musica d’autore e il ritorno delle più grandi stelle del K-Pop. È quanto ci attende a livello musicale nel 2026, anno in cui sono attese alcune delle celebrità più importanti della scena nazionale e internazionale. Si inizia subito a gennaio con i nuovi album di Geolier, tra gli artisti più ascoltati sulle piattaforme streaming negli ultimi 12 mesi, e Kid Yugi, fra gli astri nascente del rap nostrano. Dall’estero dovrebbe arrivare invece l’atteso Bully di Kanye West, a meno di ulteriori rinvii. Ecco quali sono i 10 dischi più attesi dai fan.

I 10 album italiani e internazionali più attesi del 2026

I 10 album più attesi del 2026, da Geolier a Laura Pausini
Charli XCX con il premio di Artist of the Year ai BRIT Awards 2025 (Ansa).

Geolier – Tutto è possibile (16 gennaio)

Come detto, tra le prime grandi pubblicazioni del 2026 ci sarà il nuovo disco di Geolier. Il rapper di Secondigliano infatti tornerà con Tutto è possibile, suo quarto album di inediti e primo dopo l’enorme successo di Dio lo sa contenente anche la hit di Sanremo I p’ me, tu p’ te. Considerando l’accoglienza ricevuta in passato, c’è da scommettere che gli Spotify Wrapped di fine anno conterranno milioni di stream per la nuova musica: fra le tracce anche i duetti con Pino Daniele e 50 Cent (già online il singolo Phantom), ma anche Sfera Ebbasta e Anna e il rapper portoricano Anuel AA. Il disco uscirà il 16 gennaio.

Kid Yugi – Anche gli eroi muoiono (30 gennaio)

Appena due settimane dopo uscirà il nuovo album di Kid Yugi, presente tra l’altro anche nella tracklist di Tutto è possibile di Geolier. Il rapper tarantino, al secolo Francesco Stasi, rilascerà Anche gli eroi muoiono, suo terzo disco di inediti e il primo da I nomi del diavolo del 2024, capace di vendere più di 250 mila copie e canalizzare tutta l’attenzione dei giovanissimi. Atteso sugli store il 30 gennaio e anticipato da un trailer con l’attore Filippo Timi, ruoterà attorno a un concept definito in cui gli eroi sono le persone comuni, che possono dettare personalmente la loro storia dall’inizio alla fine.

Lana Del Rey – Stove (Gennaio, data da confermare)

Sarebbe dovuta tornare già nel 2025, ma il suo decimo album è stato più volte rimandato tanto che ora, secondo alcune fonti internazionali, dovrebbe arrivare a gennaio o comunque a inizio 2026. Con Stove, titolo cambiato due volte in corso d’opera (dapprima Lasso e poi The Right Person Will Stay), Lana Del Rey intende prendere una direzione country, come da lei stessa dichiarato in un’intervista al magazine W: «La maggior parte dell’album avrà un tocco country. Otto anni fa, quando cercavo di fare un disco di questo genere, nessuno ci pensavaì». L’ultimo disco dell’antidiva per eccellenza degli ultimi anni, Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd, risale al 2023.

Kanye West – Bully (30 gennaio)

Il 30 gennaio dovrebbe uscire, salvo ulteriori rinvii, l’attesissimo Bully, nuovo album di inediti della star del rap Kanye West. Inizialmente annunciato per il 15 giugno 2025, è stato dapprima rimandato di circa un mese (25 luglio), poi a settembre, in seguito ulteriormente a novembre e infine al 12 dicembre. Fino alla data definitiva, a meno di ripensamenti, per l’inizio del 2026. Il disco era già stato anticipato a inizio dello scorso anno da un cortometraggio in bianco e nero con Saint, figlio di 10 anni che Ye (altro nome di West) ha avuto dalla sua relazione con l’influencer Kim Kardashian, che prende a martellate di gommapiuma alcuni minacciosi uomini mascherati su un ring. Il rapper di Atlanta si esibirà in Italia per un concerto-evento a Reggio Emilia il 18 luglio.

Robbie Williams – Britpop (6 febbraio)

A 10 anni dal suo ultimo disco di inediti, The Heavy Entertainment Show, Robbie Williams è pronto a riprendersi lo scettro del pop mondiale. L’ex Take That, atteso in Italia a giugno per una tappa al Firenze Rocks, pubblicherà il 6 febbraio Britpop, album inizialmente previsto per il 2025 ma, stando ad alcune indiscrezioni, rinviato per evitare lo scontro generazionale con Taylor Swift e il suo The Life of a Showgirl. «Ho deciso di creare l’album che avrei voluto scrivere e pubblicare dopo aver lasciato i Take That nel 1995», ha scritto la star su Instagram. «Era l’apice del Britpop e un’epoca d’oro per la musica britannica. Ho lavorato con alcuni dei miei eroi in questo album: è crudo, ci sono più chitarre ed è un album ancora più allegro del solito».

Laura Pausini – Io Canto 2 (6 febbraio)

Sempre il 6 febbraio, nel giorno in cui sarà protagonista della cerimonia di apertura di Milano-Cortina, Laura Pausini rilascerà Io Canto 2, nuovo lavoro di cover a 20 anni esatti dal primo volume. Nella tracklist spuntano, tra le altre, Io ritorno ad amare di Biagio Antonacci, Hai scelto me di Zucchero, Quanno chiove di Pino Daniele, ma anche brani internazionali come La Isla Bonita di Madonna e Já sei namorar dei Tribalistas. Non ci sarà La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani, per la quale l’artista di Faenza e il cantautore sono stati protagonisti di un botta e risposta in estate. Il 13 marzo uscirà la versione in spagnolo Yo canto 2, anteprima di un lungo tour mondiale.

Charli XCX – Wuthering Heights (13 febbraio)

Mettete definitivamente da parte la brat summer e il celebre disco verde lime che ha influenzato la moda e i social nel 2024. Charli XCX si appresta infatti a tornare in una chiave nettamente diversa con Wuthering Heights, colonna sonora dell’omonimo film di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi tratto dal capolavoro Cime tempestose di Emily Brontë. Già online il primo estratto dal titolo Chains of Love. «Questa raccolta di canzoni è un album, e certo, il mio nome è nei crediti, ma è un album di Charli XCX?», ha postato l’artista su Instagram. «Non lo so neanche io. Né mi interessa davvero scoprirlo. So solo che è una celebrazione della mia libertà come artista in questo momento».

BTS, tornano i fenomeni del K-pop

RM, Jin, Suga, j-hope, Jimin, V e Jung Kook sono pronti a far ballare il mondo. Terminato il servizio militare, i BTS sono finalmente attesi da un grande ritorno discografico: uscirà il 20 marzo, a quattro anni da Proof del 2022. «Dato che sarà un album di gruppo, rifletterà i pensieri e le idee di ogni membro. Ci stiamo avvicinando all’album con la stessa mentalità che avevamo quando abbiamo iniziato», hanno spiegato gli artisti in una diretta streaming. «Stiamo anche pianificando un tour assieme al nuovo disco. Visiteremo i fan in tutto il mondo».

Madonna – Confessions of a Dancefloor 2 (da confermare)

«Quasi due decenni dopo. E con la Warner ci si sente a casa! Si torna alla musica. Si torna al dance floor. Si torna dove tutto è iniziato». Così Madonna ha annunciato sui social l’intenzione di pubblicare Confessions on a Dance Floor Part 2, secondo volume del suo iconico album in studio contenente hit come Jump, Hung Up e Sorry. Sarà pubblicato, con la collaborazione del suo storico produttore Stuart Price, da Warner Music, etichetta da cui la regina del pop si era separata nel 2008. Sarà il suo primo disco di inediti dal 2019, quando rilasciò Madame X.

Rolling Stones, il nuovo album è atteso nel corso del 2026

Il 2026 dovrebbe essere anche l’anno del ritorno dei Rolling Stones. La band potrebbe infatti tornare a tre anni da Hackney Diamonds con un nuovo disco di inediti, grazie al lavoro del produttore Andrew Watt. «Avrete un album l’anno prossimo», ha anticipato il chitarrista Ronnie Wood a ottobre 2025. «È finito». La rockband britannica aveva in programma anche l’annuncio di un tour mondiale, che avrebbe dovuto interessare anche l’Italia, ma si è vista costretta ad annullare i piani per le precarie condizioni di salute di Keith Richards. «Quando i componenti della band hanno iniziato a parlare di un nuovo tour Keith ha detto che non pensava di potersi impegnare e che non era entusiasta di un grande tour negli stadi per oltre quattro mesi», ha raccontato una fonte al tabloid The Sun. «È dura, ma gli Stones torneranno quando saranno pronti».

I 10 album più attesi del 2026, da Geolier a Laura Pausini
Il chitarrista Keith Richards (Ansa).

La rivoluzione di Vienna: tra i valzer di Strauss spunta Florence Price

Un valzer dall’irresistibile profumo blues, Rainbow Waltz, sarà eseguito al Concerto di Capodanno più famoso, quello che si tiene nella Goldener Saal del Musikverein a Vienna, vetrina planetaria per la grande tradizione degli Strauss (in differita su Rai2 alle 13.30, in diretta su Rai Radio3 alle 11.15). Il pezzo è stato scritto nel 1939 da Florence Price, compositrice africana-americana attiva nella prima metà del Novecento (1887-1953), a lungo dimenticata e tornata alla ribalta solo da poco tempo. Di più, nel programma voluto da Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale della Philadelphia Orchestra e del Met di New York, al suo debutto in questo specialissimo evento, fra gli Strauss di varie generazioni (di prammatica nell’occasione) compare anche un’altra donna, Josefine Weinlich (1848-1887), viennese di adozione. Se non è una rivoluzione, per gli immutabili riti del concerto più tradizionale oltre che più popolare, poco ci manca. E non si può non annotare che Weinlich divenne famosa ai suoi tempi per avere fondato un’orchestra composta esclusivamente da donne. A Capodanno la sua musica verrà eseguita da una formazione, i Wiener Philharmoniker, che solo tra la fine degli Anni 90 e i primi anni del XXI secolo ha iniziato cautamente ad accogliere le donne tra le sue file.

La rivoluzione di Vienna: tra i valzer di Strauss spunta Florence Price
L’orchestra di sole donne di Josefine Weinlich.

La definitiva ri-consacrazione di Florence Price

Quanto a Price l’approdo al programma dei Wiener ha l’aspetto di una definitiva ri-consacrazione, che archivia definitivamente quella che a lungo era stata – nella definizione di uno studioso americano – «una reputazione fantasmatica»: l’ultimo passaggio di una riscoperta per molti aspetti romanzesca, come romanzesca fu la vita di questa musicista.

Una famiglia dell’élite afro-americana

Florence Beatrice Smith, in seguito coniugata Price, era nata a Little Rock il 9 aprile 1887. In quel periodo la capitale dello Stato dell’Arkansas veniva definita «Negro Paradise», a indicare le condizioni sostanzialmente buone in cui si trovava a vivere la popolazione afro-americana. La futura compositrice apparteneva a una famiglia della middle class e fra i suoi antenati, sia per parte di padre che di madre, c’erano stati almeno un paio di bianchi. In quanto di mixed race, la sua pelle era meno scura di quella della maggior parte della popolazione nera. Inoltre, il fatto che i suoi genitori fossero nati liberi prima dell’abolizione della schiavitù (dicembre 1865) e avessero compiuto studi regolari e di buon livello aveva permesso loro di entrare nella cosiddetta élite afro-americana, formata da persone colte e impegnate, inserite nelle attività culturali e imprenditoriali (il padre era odontoiatra, la madre immobiliarista). 

Gli studi al conservatorio di Boston e la ‘fuga’ a Chicago

Era quindi naturale, per le consuetudini e le ambizioni familiari, che la giovane Florence fosse mandata 16enne a studiare a oltre duemila chilometri da casa, in uno dei maggiori conservatori del Paese, quello di Boston, peraltro uno dei pochi che all’epoca accoglievano allievi non bianchi. Qui conseguì un doppio diploma, da organista e da insegnante di musica. Al suo ritorno a Little Rock si dedicò principalmente all’insegnamento e sposò un avvocato, Thomas Price. Tuttavia, la situazione sociale negli anni a cavallo della Prima Guerra mondiale e subito dopo peggiorò in maniera radicale, con accentuate forme di segregazionismo nei confronti degli afro-americani e crescente insofferenza e violenza nei loro confronti. Secondo gli studi più recenti, il trasferimento della famiglia Price a Chicago, avvenuto fra il 1928 e il 1929, fu per molti aspetti una vera e propria fuga da una situazione divenuta ormai insostenibile per le violenze diffuse e incontrollate, che ormai dilagavano nella capitale dell’Arkansas e che suscitavano fra l’altro concreti timori per la sorte delle due figlie. Poco dopo l’arrivo a Chicago, Florence Price divorziò dal marito, responsabile di pesanti maltrattamenti nei suoi confronti, scegliendo però di conservarne sempre il cognome. I problemi familiari e le difficoltà legate anche alla situazione economica generale (erano gli anni della Grande Depressione) non le impedirono di affermarsi non solo nella evoluta e brillante società di colore attiva in questa città, ma anche nel mondo dei bianchi.

La rivoluzione di Vienna: tra i valzer di Strauss spunta Florence Price
Florence Price (Library of Congress- Chicago Symphony Orchestra).

Le influenze blues e gospel

A contatto con i protagonisti del blues, del gospel, di sound afro-americani di ogni tipo, che ascoltava nelle innumerevoli sedi musicali della città in cui abitava, culturalmente vivacissima, la qualità e l’originalità creativa di Price la portarono rapidamente in primo piano. Il culmine della sua carriera reca la data del 15 giugno 1933, quando la Chicago Symphony, diretta da Friedrich Stock, eseguì la sua Sinfonia n. 1 in Mi minore, la composizione vincitrice, l’anno prima, dell’importante premio Wanamaker destinato ai compositori di colore. Fu un grandissimo successo: Price diventava così la prima compositrice nera a essere eseguita da una “major orchestra”, come gli americani chiamano le formazioni strumentali principali del loro Paese. In questa composizione di ampie proporzioni, l’elaborata adesione al patrimonio musicale afro-americano è evidente specialmente nel secondo movimento, in sostanza uno Spiritual in versione orchestrale basato su un tema pentatonico, mentre il terzo movimento fa riferimento a una danza densa di ritmi sincopati chiamata Juba, proveniente da Charleston, South Carolina, dov’era approdata probabilmente con gli schiavi di origine congolese. 

Dopo il successo, l’anonimato

Raggiunto il successo, per la compositrice sarebbe iniziata però una sorta di lenta traversata nel deserto dell’anonimato, resa tale da quelli che in alcune sintomatiche lettere al potente direttore della Boston Symphony, Serge Koussevitzky, aveva definito i suoi due handicap: il sesso e la razza. Un percorso dentro a pregiudizi duri a morire anche oggi. «Sfortunatamente», gli aveva scritto nel 1943 il lavoro di una compositrice è considerato da molti, in maniera preconcetta, leggero e frivolo, privo di profondità, di logica e di virilità. Aggiunga a questo il problema della razza – nelle mie vene scorre sangue africano-americano – e comprenderà bene le difficoltà che una persona come me si trova ad affrontare…».

La rinascita grazie al ritrovamento di composizioni credute perse

Sono dovuti passare 80 anni perché la Boston Symphony nella primavera del 2019 eseguisse finalmente la Sinfonia n. 3 di Florence Price, una delle partiture inviate nel New England con la vana speranza che venissero prese in considerazione. Quanto alla discografia, fino a qualche tempo fa limitata a sporadiche presenze in qualche raccolta di Song, essa è cresciuta impetuosamente, diretta conseguenza delle rinnovate esecuzioni dal vivo. La rinascita è collegata a un singolare episodio. Nel 2009, in una casa in ristrutturazione nel minuscolo villaggio di St. Anne, Illinois, un centinaio di chilometri a sud di Chicago, è stata trovata una grande quantità di manoscritti musicali. Quella era l’abitazione in cui Price trascorreva le estati negli Anni 30 e 40, e quella musica era la sua: uno straordinario giacimento di composizioni credute perse, che è stato conferito, come doveva essere, all’archivio dell’Università dell’Arkansas e che ha stimolato la ripresa di un interesse sopito da più di mezzo secolo.

Price protagonista dell’Afro-Romantic Music

Perché la realtà è questa: oltre l’attività come autrice di musica didattica, Florence Price ha scritto tre Sinfonie, due Concerti per violino, un Concerto per pianoforte in un solo movimento, composizioni varie per orchestra, molta musica per pianoforte, compreso il Rainbow Waltz, che nell’arrangiamento orchestrale di Wolfgang Dörner assurge alla vetrina del Concerto di Capodanno viennese. E ancora brani da camera per vari organici, per voce sola e per coro, con o senza accompagnamento di strumenti. Una produzione che la pone al centro non solo della musica classica afro-americana, ma in generale della musica americana del XX secolo, sul versante di chi cercava una dimensione originale non nel modernismo ma nella riflessione sul rapporto fra la tradizione colta europea e il patrimonio popolare degli americani di origine africana. E che ne fa una protagonista di quella che è stata definita “Afro-Romantic Music”: uno stile parallelo e autonomo, ma provvisto di molte intersezioni con il jazz. Artista determinata e dalla forte impronta creativa, durante la sua vita Price riuscì solo in rare occasioni a sfondare il “tetto di cristallo” che incombeva sulla sua arte. Oggi però la sua musica sta iniziando a raccogliere il successo che non le arrise se non in minima parte durante l’esistenza della sua autrice. L’esecuzione viennese è una tappa fortemente simbolica in questo emblematico percorso. 

Beyoncé è miliardaria: è la quinta artista a riuscirci

Suo marito Jay-Z, nel 2019, è stato il primo artista a diventare miliardario. Negli anni, si sono uniti al club anche Rihanna, Bruce Springsteen e Taylor Swift, la più giovane di tutti. Al tramonto del 2025, a 44 anni, Beyoncé è la quinta musicista della storia a entrare nel circolo ristretto dei super ricchi stilato dalla rivista Forbes. Cruciali per accrescere il suo impero sono stati i risultati del Cowboy Carter Tour che ha accompagnato l’omonimo disco che ha segnato la svolta country di Queen Bey: con un incasso di oltre 400 milioni di dollari, è la tournée più redditizia degli ultimi 12 mesi, davanti anche al ritorno degli Oasis e ai Coldplay.

Beyoncé è miliardaria: è la quinta artista a riuscirci
Un fan al Cowboy Carter Tour di Beyoncé (Ansa).

Beyoncé è miliardaria: un impero costruito già dal 2010

Come ha riportato la rivista Forbes, Beyoncé ha iniziato a edificare il suo impero economico già nel 2010 fondando la casa di produzione Parkwood Entertainment, tramite la quale ha acquisito quasi tutti gli aspetti della sua carriera. L’azienda gestisce infatti la sua attività e produce tutta la sua musica oltre ai documentari e ai concerti in giro per il mondo, anticipando la maggior parte dei costi per poi catturare una fetta più ampia dei profitti finali. «Quando ho deciso di gestire me stessa, era importante non rivolgermi a qualche grande società di management», ha dichiarato in un’intervista del 2013 per promuovere l’album Beyoncé. «Sentivo di voler seguire le orme di Madonna ed essere una potenza, avere il mio impero e mostrare alle altre donne che, quando arrivi a questo punto della carriera, non devi firmare con qualcun altro e dividere i soldi e il successo: puoi farcela da sola».

L’effetto del Cowboy Carter Tour, il più ricco del 2025

Oltre a essere un’artista amata in tutto il mondo, Queen Bey ha lanciato anche un marchio per la cura dei capelli (Cécred), una sua etichetta di whisky (SirDavis) e una linea di abbigliamento, Ivy Park, interrotta tuttavia nel 2024. La maggior parte della sua ricchezza però arriva dalla musica, che le ha permesso di vincere 35 Grammy Awards su 99 nomination in carriera. Cruciale soprattutto il Cowboy Carter Tour, che nel 2025 l’ha vista esibirsi in nove stadi fra Europa e Nord America per un totale di 32 concerti. Secondo la rivista di intrattenimento Polistar, ha generato un incasso di 407,6 milioni di dollari solo per la vendita dei biglietti, cui aggiungere altri 50 milioni dal merchandising: nelle sue tasche, secondo Forbes, al lordo delle tasse sarebbero entrati circa 148 milioni di dollari.

A questi si aggiungono i 50 milioni di dollari per l’halftime show del match di Natale di Nfl 2024 e i 10 per una serie di spot per il marchio di abbigliamento Levi’s. Senza dimenticare il film-concerto per il suo Renaissance World Tour del 2023, distribuito anche al cinema con la catena Amc, tramite cui ha intascato quasi la metà dei 44 milioni di dollari di incassi globali.

Queen, svelata un’inedita canzone di Natale con Freddie Mercury

Brian May ha fatto un regalo a tutti i fan. Durante un programma radiofonico di Planet Rock, l’iconico e storico chitarrista dei Queen ha infatti presentato un’inedita canzone di Natale della band, incisa nel lontano 1974. Si intitola Not For Sale (Polar Bear) e venne registrata durante le sessioni di Queen II, secondo album del gruppo, salvo essere esclusa dalla tracklist finale. Alla voce, dunque, c’è ancora Freddie Mercury. «Forse la gente ha sentito una versione degli Smile (prima band di May, ndr.)», ha spiegato il musicista. «Per quello che so, tuttavia, nessuno ha mai sentito questa». La traccia non è ancora stata pubblicata ufficialmente sulle piattaforme streaming, ma è già possibile ascoltarla su YouTube assieme a uno stralcio dell’ospitata di Brian May su Planet Rock.

Non solo Not For Sale (Polar Bear): in arrivo una riedizione di Queen II

Pur essendo a tema natalizio, la canzone non ne presenta la tipica atmosfera come, per esempio, Thank God It’s Christmas che i Queen avrebbero scritto e registrato 10 anni dopo. Struggente ballata acustica, è caratterizzata da una malinconica voce del compianto Freddie Mercury che le conferisce un senso di nostalgia del Natale, familiare in diverse pubblicazioni per le festività. Pur interpretato dai Queen, il brano era stato scritto da May già alla fine degli Anni 60 per gli Smile, prima band che assieme al batterista Roger Taylor, poi suo compagno nei Queen, aveva messo su con il cantante Tim Staffel poi rimpiazzato da Freddie. «Sono affascinato dall’idea di sapere cosa ne pensa la gente», ha precisato il chitarrista. Not For Sale (Polar Bear) non è solo il titolo di un nuovo brano, ma darà anche il nome a una riedizione di Queen II attesa per la prima metà del 2026.