Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin

Sin dal suo debutto nel 2008, il Bitcoin ha ispirato la nascita numerose altre criptovalute. Si tratta delle Altcoin, espressione che combina i due termini britannici Alternative e Coin e che viene usata per indicare tutte le monete virtuali e i token sviluppati come successori oppure, come dice lo stesso termine, in alternativa, alla crypto di Satoshi Nakamoto, la prima e più antica. Pur imitandone per la maggior parte dei casi la struttura e il funzionamento, le Altcoin sono nate soprattutto per superare alcuni limiti dei Bitcoin individuati negli anni, tra cui la scalabilità, la sicurezza oppure il consumo di energia molto elevato. Ecco una guida con tutto quello che bisogna sapere.

Altcoin, come funzionano e a cosa servono le alternative al Bitcoin

Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin
Un carrello con diverse criptovalute Imagoeconomica).

Come nel caso dei Bitcoin, anche le Altcoin si basano sulla tecnologia blockchain, ma presentano una serie di differenze: è il caso, per esempio, della dimensione dei blocchi, della velocità delle operazioni e delle commissioni sulle transazioni che permettono di eseguire. Cruciali anche alcune divergenze per quanto riguarda le funzionalità tecniche. Mentre da un lato la valuta di Nakamoto nacque come denaro virtuale e strumento di pagamento, le versioni alternative mirano a soddisfare specifiche esigenze di mercato e a introdurre alcune soluzioni tecnologiche più avanzate. Alcune costituiscono una riserva di valore, mentre altre offrono dei vantaggi tra cui maggiori livelli di sicurezza, algoritmi di consenso rinnovati oppure applicazioni decentralizzate basate su smart contract, ossia protocolli informatici basati sulla blockchain che facilitano, verificano o fanno rispettare una negoziazione. È il caso, per esempio, degli ecosistemi Ethereum oppure Cardano.

La storia delle Altcoin inizia nel 2011 quando, a tre anni dalla pubblicazione del White Paper di Bitcoin, venne lanciato Litecoin. Appena 12 mesi dopo debuttò Ripple, pensata per ridurre i lunghi tempi di blocco della rete di Satoshi Nakamoto. Nel 2013, Billy Markus e Jackson Palmer idearono Dogecoin, concepita in un primo momento come un progetto ironico tanto da ispirarsi al meme online del cane Doge. Contro ogni pronostico, tuttavia, la loro Altcoin ottenne un’incredibile popolarità tanto da raggiungere in sei anni una capitalizzazione di oltre 350 milioni di dollari. Nel 2026 esistono diversi tipi di Alternative Coins: ci sono, per esempio, le monete DeFi (Decentralized Finance) destinate a erogare prestiti senza intermediari oppure quelle Nft da investire come valuta per i Non-Fungible Token. Diffuse anche le Stablecoin come Tether o USD Coin, il cui valore è stabile in quanto ancorato a un altro asset come il dollaro.

I rischi di un investimento e come effettuare un acquisto

Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin
Un carrello con diverse criptovalute Imagoeconomica).

Prima di fare qualsiasi investimento, come in ogni ambito delle criptovalute, è opportuno ricordarsi che si tratta di un mercato soggetto a forte volatilità. Anche dopo un’analisi approfondita non si può escludere la possibilità che un Altcoin subisca un improvviso calo di valore e porti a ingenti perdite economiche. Per questo motivo, gli esperti sconsigliano fortemente di allocare l’intero capitale in un’unica classe di asset ed è preferibile adottare un approccio diversificato. Chiunque intenda però rischiare e acquistare Altcoin, può procedere in modo analogo a quanto avviene per i Bitcoin: prima di tutto bisogna scegliere fra le piattaforme di trading o exchange, come Coinbase, Kraken e Bitpanda, che si differenziano per numero di monete negoziabili, metodi di pagamento e commissioni.

UniCredit, Carlotta Maerna alla guida delle vendite per le piccole imprese

Carlotta Maerna è stata nominata Head of Small Corporate Sales presso UniCredit. Entrata nell’istituto nel 2015, dopo una collaborazione come Junior Research Analyst presso McKinsey & Company, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in UniCredit, tra cui Corporate Business Manager e, in precedenza, Business Manager per la divisione Client Solutions Italy: prende ora in mano una divisione chiave per il sostegno alla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

Mps, Delfin: «Mai discusso di eventuali dismissioni»

Delfin ha escluso in qualsiasi ipotesi di uscita dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, precisando di non aver «mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in Mps, che in gran parte deriva dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca». L’holding, che detiene il 17,5 per cento della banca senese, ha inoltre chiarito che non esistono trattative in corso con UniCredit o con altri soggetti per la vendita, totale o parziale, della quota. Il consiglio di amministrazione ha ribadito che «come investitore finanziario di lungo periodo», ha spiegato il cda, «Delfin opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti, anche a beneficio della crescita del Paese».

Delfin: «Rinnoviamo il pieno sostegno ai vertici di Mps»

Nel respingere le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, l’holding ha confermato la propria linea strategica, evidenziando che le scelte sono inserite «in tale contesto, anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni». Delfin, azionista rilevante di Mps, quindi «rinnova il pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto».

Alessandro Borzacca entra nel Comitato esecutivo di Gruppo Cofidis

Il Gruppo Cofidis ha nominato Alessandro Borzacca, attuale Direttore generale di Cofidis Italia, per far parte del proprio Comitato esecutivo. La nomina di Borzacca ha decorrenza dal primo gennaio 2026. Testimonia il peso sempre maggiore che la filiale italiana ha all’interno del Gruppo. Il manager è Direttore generale dal 2018 e ha dato grande impulso a Cofidis Italia nell’innovare i propri processi verso modelli di maggiore efficienza. Il suo ingresso nell’azienda, invece, risale al 2012, quando ha assunto il ruolo di Direttore commerciale & marketing. Il Gruppo Cofidis, che si occupa di soluzione di credito innovative è presente in 9 Paesi europei, è nato in Francia nel 1982 e vanta oltre 30 milioni di clienti in tutta Europa.

Unicredit interviene dopo le voci di una partecipazione in Mps

Unicredit ha precisato che «le recenti voci e il clamore riguardo alla partecipazione in Mps sono di natura speculativa e ingiustificate, così come lo sono le ipotesi relative al presunto interesse nell’acquisto di altre partecipazioni». Il chiarimento arriva dopo la diffusione di rumor su un interesse dell’istituto per la quota di Delfin in Mps. «È motivo di rammarico dover nuovamente intervenire per smentire voci che sono pura invenzione e non hanno altro effetto se non quello di alimentare confusione e distorsioni sul mercato», ha aggiunto.

L’istituto ribadisce la propria strategia per le operazioni di M&A

La banca ha ribadito di aver «sempre affermato chiaramente che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo» e che «il ruolo del team interno dedicato alle operazioni di M&A è di valutare tutte le opzioni, sia all’interno che, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». Questa attività «comporta, in ogni momento, interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari sui potenziali target, elementi che non implicano in alcun modo la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente realizzata». E ancora: «La decisione di procedere o meno con qualsiasi operazione di M&A è basata esclusivamente sulla capacità del potenziale obiettivo non solo di integrarsi nella strategia di Unicredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di rendimento finanziario».

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili

Che genere sia è difficile dirlo. Dramma istituzionale, commedia regolatoria o teatro dell’assurdo? Di certo la trattativa con cui Delfin valuta la cessione della sua quota nel Monte dei Paschi di Siena a UniCredit non è una normale operazione di mercato. Il 17 per cento non è un di cui, ma una leva che forza molte porte del sistema. 

UniCredit pronta a tornare al centro del risiko

Partiamo dalle conseguenze, che almeno sono più chiare delle sin qui confuse intenzioni. Se UniCredit entrasse in Mps, la banca guidata da Andrea Orcel tornerebbe al centro del risiko che nell’ultimo anno ha ridisegnato gli equilibri della finanza italiana. Non per amore improvviso di Rocca Salimbeni, ma per ciò che essa oggi incorpora: Mediobanca e, suo tramite, la posizione chiave in Assicurazioni Generali. Un perimetro che vale più della banca senese in quanto tale, che in questo schema è il mezzo, non il fine. Il che però rende inevitabile il confronto con quanto accaduto solo pochi mesi fa. Quando Orcel aveva provato a muoversi su Bpm, era stato fermato bruscamente. Il Mef aveva sfoderato il golden power, il governo con l’eccezione di Forza Italia aveva fatto quadrato, e nella foga qualcuno (indovinate chi?) si era spinto a definire UniCredit una banca straniera, come se la geografia potesse supplire alle argomentazioni. Risultato: operazione congelata, interesse nazionale messo in vetrina e salvaguardato nonostante le sopracciglia alzate di Bruxelles e Bce. 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Perché Siena è accettabile mentre Bpm non lo era?

Oggi lo scenario è diverso, ma non per questo più lineare. L’acquirente è lo stesso. Cambia l’asset. E cambia soprattutto ciò che quell’asset consente di controllare indirettamente. La domanda, a questo punto, sorge spontanea e invoca una risposta logica che noi non abbiamo trovato: perché Siena è accettabile dove Bpm non lo era? Il Mef, peraltro ancora titolare di una quota residua di Mps, osserva e tace. Non per distrazione, ma per calcolo. Qualunque parola rischierebbe di riattizzare il putiferio. Evocare di nuovo il golden power significherebbe riaprire il fronte già bollente con Francoforte e Bruxelles. Non farlo espone a un altro interrogativo imbarazzante: davvero si è forzato quello strumento per fermare Orcel a Milano, salvo poi consentirgli un ingresso a Siena che, per effetti e ricadute, pesa molto di più? 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).

L’inchiesta milanese suggerisce a Delfin prudenza

Lo stesso senso di straniamento si avverte guardando alla controparte, ovvero gli eredi di Del Vecchio. Ufficialmente la possibile uscita da Mps risponde a una valutazione industriale. In concreto è il contesto che conta. Francesco Milleri guida un gruppo che produce e vende occhiali in tutto il mondo: un’industria globale, poco incline a restare agganciata a dossier giudiziari i cui riverberi non controlla. L’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita da parte del Mef delle azioni Mps a Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin e Anima Holding non è una sentenza, ma è sufficiente a suggerire prudenza. In questi casi ridurre l’esposizione è una forma elementare di gestione del rischio

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
L’ad di Essilorluxottica Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Due pesi e due misure?

Il risultato finale è che UniCredit rientra nel grande gioco bancario rilanciando alla grande dopo l’operazione che le era stata negata. Bpm resta fuori, alle prese con un azionista forte, Crédit Agricole, che punta a ispessire il suo ruolo di azionista di riferimento. Mentre Siena è sul tavolo, con tutto ciò che si porta dietro, compresa la nomina di un nuovo cda che non vede i soci andare d’amore e d’accordo. Ma cercare una contraddizione esplicita alla fine serve poco. Il sistema funziona così, per spostamenti laterali, per asset che contano più di quanto dichiarano, per decisioni politiche dettate dalla foga del momento e che come tali sono sempre pronte a passare in cavalleria. Forse il governo ha altre priorità, forse Salvini è concentrato sul Ponte e Giorgetti si guarda bene dall’alzare nuovi polveroni. Però resta lo sconcerto: l’ops di Unicredit su Bpm era una operazione di mercato lecita quanto potrebbe essere quella su Mps. Due pesi e due misure? Veti o via libera della politica che rispondono alla convenienza del momento?

Marco Pisoni nominato direttore generale di Ifis Npl Investing

Marco Pisoni è stato nominato direttore generale di Ifis Npl Investing, controllata di Banca Ifis dedicata alla selezione, valutazione e acquisto di portafogli di crediti deteriorati. Pisoni, che ha anche collaborato con Banca d’Italia nell’ambito dell’Asset Quality Review lanciata dalla Bce, nel suo percorso professionale ha ricoperto importanti incarichi presso realtà come PwC e EY (di cui è stato direttore) e all’interno dello stesso gruppo Banca Ifis. Dal 20202 era Head of Deals in Ifis Npl Investing.

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni

Il Ceo del gruppo Ubs Sergio Ermotti, sta pianificando le sue dimissioni. Lo riporta in anteprima il Financial Times, citando fonti a conoscenza della situazione e spiegando che l’amministratore delegato dovrebbe lasciare il suo incarico di vertice nell’aprile 2027. Alla guida di UBS dal 2011 fino al 2020, prima di rientrarvi nel 2023. In precedenza aveva lavorato in UniCredit, dove dal 2007 al 2010 aveva ricoperto il ruolo di Deputy Ceo e responsabile Corporate & Investment Banking e Private Banking prima di assumere l’incarico di capo della Divisione Markets & Investment Banking. Nel 2024 si era impegnato a guidare il gruppo Ubs almeno fino al completamento dell’integrazione con Credit Suisse, previsto entro fine 2026.

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni
Il Ceo di Ubs Sergio Ermotti (Imagoeconomica).

Ubs, i possibili successori di Ermotti per la carica di Ceo

Secondo Reuters, che ha ripreso la notizia del Financial Times, il principale candidato per raccogliere l’eredità di Sergio Ermotti sembra essere Aleksandar Ivanovic, attuale responsabile della gestione patrimoniale di Ubs. Altre fonti interne hanno fatto il nome anche di Robert Karofsky, presidente della banca per le Americhe e co-responsabile del Wealth Management, e di Iqbal Khan, oggi a capo delle attività per l’area Asia-Pacifico e con un passato proprio in Credit Suisse. Tra i candidati anche Bea Martin, nominata a ottobre direttrice operativa della banca e già alla guida della divisione Non-Core and Legacy.

Crédit Agricole, ok della Bce all’aumento delle quote in Bpm

Crédit Agricole ha ottenuto dalla Banca centrale europea l’autorizzazione a superare la soglia del 20 per cento nel capitale di Banco Bpm. Secondo quanto riferito da ambienti finanziari, da Francoforte sarebbe arrivata anche una raccomandazione al gruppo francese affinché, nel prossimo consiglio di amministrazione della banca di Piazza Meda, venga designato un numero di consiglieri coerente con il ruolo di socio di minoranza, indicativamente quattro o cinque su un totale di quindici. L’indicazione risponde all’esigenza di evitare che l’operatività del board risulti condizionata, considerando che in situazioni di possibile conflitto di interesse i consiglieri riconducibili a Crédit Agricole sarebbero tenuti ad astenersi dalle decisioni, come previsto dal Testo unico bancario.

Crédit Agricole: «Restiamo sotto la soglia Opa»

L’istituto francese ha ribadito di non avere intenzione di assumere né di esercitare il controllo su Banco Bpm e di voler mantenere la partecipazione al di sotto della soglia che farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto. In una nota, Crédit Agricole ha confermato il via libera della Bce all’incremento della quota, precisando che, grazie all’esercizio di strumenti derivati riferiti allo 0,3 per cento del capitale, la partecipazione complessiva salirà al 20,1% dell’istituto italiano con sede a Piazza Meda.

AIG sceglie Eric Andersen come nuovo presidente e ceo

AIG ha nominato Eric Andersen nuovo presidente e amministratore delegato del gruppo. L’American International Group ha scelto lui per guidare la società dopo il ritiro previsto a metà 2026 dell’attuale ceo Peter Zaffino, che resterà presidente esecutivo. Andersen entrerà il 16 febbraio ma la piena operatività nei due ruoli la avrà dal primo giugno, non appena terminata la fase di transizione in cui riferirà allo stesso Zaffino. Il manager in passato è stato presidente e ceo di Aon Benfield nonché amministratore delegato di Aon Risk Solutions Americans. Contestualmente al nuovo ruolo, resterà Consulente senior dell’ad di Aon Greg Case fino a giugno 2026.

Intesa Sanpaolo, Costantino Palumbo in arrivo a Londra

Il 2026 porta novità al palazzo al numero 90 di Queen Street, la sede londinese di Intesa Sanpaolo. A gennaio, negli uffici della City della banca guidata da Carlo Messina arriverà da Milano Costantino Palumbo. Napoletano con la passione per il kayak, il nuovo innesto andrà a occuparsi di finanza strutturata e a leva, sotto la direzione di Luca Pietrantoni, il capo della sede britannica, con le figure storiche Michel Bongiorno e Flavio Stellini, fratello di Cristian, il vice di Antonio Conte al Napoli. A sua volta il “London Hub” fa parte della divisione internazionale insieme con le sedi di New York, Abu Dhabi, Hong Kong e risponde ad Alberto Mancuso, figlio d’arte (il padre era il compianto finanziere Salvatore Mancuso, creatore del fondo Equinox). La moglie di Palumbo, Cristina Porzio, è una dirigente di Burberry Italia. Visto che il marchio del lusso ha il quartier generale proprio a Londra, è probabile che lo seguirà.

Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a Mediobanca

Prime novità nella Mediobanca gestione Mps. Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a piazzetta Cuccia come direttore della comunicazione. Laureato in Giurisprudenza e in Storia, negli ultimi tre anni Lillo si è occupato della comunicazione della banca guidata da Andrea Orcel come Deputy Head Group Media Relations and Head of International Media Relations. In precedenza, nel febbraio 2021 è stato chiamato a Palazzo Chigi nello staff dell’ex premier Mario Draghi, in particolare per curare i rapporti con la stampa estera. Ha curato inoltre la comunicazione di Cassa depositi e prestiti, lavorando nell’ufficio stampa e a progetti editoriali. Ha lavorato come giornalista per l’Ansa (anche come corrispondente da Mosca) e per La Stampa, dove ha seguito temi economici e politici.

Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a Mediobanca
Nicola Lillo.

Mps, convocata un’assemblea straordinaria per modifiche allo statuto

Banca Monte dei Paschi di Siena ha convocato un’assemblea straordinaria il 4 febbraio 2026, alle ore 14:30. Tra i punti all’ordine del giorno alcune modifiche allo statuto, riguardanti in particolare la facoltà del cda uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo; la rieleggibilità degli amministratori (e dunque l’abrogazione dell’articolo che prevede la non applicabilità all’ad del limite massimo di mandati); la riduzione alla quota minima di legge della percentuale degli utili da destinare a riserva legale e all’eliminazione della riserva statutaria. Gli azionisti potranno partecipare esclusivamente tramite il rappresentante designato. Mps precisa che l’efficacia delle proposte di modifica statutaria «è subordinata, oltre che al voto favorevole da parte dei soci – anche all’approvazione da parte della Banca Centrale Europea».

Ida Liu nuovo ceo della banca privata di Hsbc

Hsbc ha scelto Ida Liu come amministratore delegato della propria banca privata. La nomina avrà effetto dal 5 gennaio. La nuova ceo succederà a Gabriel Castello, nominato responsabile ad interim nel dicembre 2024. L’ad di Hsbc International Wealth and Premier Banking Barry O’Byrne dopo la nomina ha spiegato che la scelta «riflette la nostra ambizione di rafforzare ulteriormente la banca privata come partner di riferimento per gli imprenditori e le famiglie più sofisticati del mondo». Liu è stata recentemente responsabile di Citi Private Bank e vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore della gestione patrimoniale.

UniCredit nomina Manuela Soncini ad di Cordusio Fiduciaria

UniCredit ha nominato Manuela Soncini nuova ad di Cordusio Fiduciaria, la società di riferimento del gruppo per i servizi fiduciari e la pianificazione patrimoniale. La Ceo manterrà anche il ruolo di Head of Wealth Advisory di UniCredit Wealth Management e Private Banking Italia, guidando le attività di Family e Business Advisory. Contemporaneamente, Francesco Rubino, amministratore delegato di Cordusio Fiduciaria per sette anni, è stato nominato responsabile del Network Wealth Management. Succede ad Alberto Zappa, che invece è stato scelto come presidente.

Il governo fa cassa su Mps ma dice addio ai piani ambiziosi

Dopo grandi tira e molla, fatti di vani tentativi di trovare qualche banca che se lo comprasse, lo Stato vende poco meno della metà della sua quota nel Monte dei Paschi. Lo ha deciso per il disperato bisogno di fare cassa, anche se i proventi dalla cessione di asset pubblici dovrebbero andare a riduzione del debito e non a ingrossare la spesa corrente. Ma anche per battere un colpo dopo aver annunciato un ambizioso piano di privatizzazioni che sulla carta dovrebbe fruttargli una ventina di miliardi. Ovviamente saranno molti di meno.

Lo Stato non porterà a casa i 9 miliardi investiti

Alla fine però la sua uscita dalla banca senese sarà comunque in perdita, nel senso che mai il Mef, titolare delle azioni, porterà a casa i 9 miliardi e passa che vi aveva investito per tenerla in piedi. Ma chi si accontenta gode, anche se ci sarebbe da fare un ragionamento sul come mai all’estero, soprattutto in America, i salvataggi dei grandi istituti di credito da parte dei governi si sono spesso trasformati in un lucroso affare.

Il governo fa cassa su Mps ma dice addio ai piani ambiziosi
Rocca Salimbeni, sede di Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

Ita giace spersa nella terra di nessuno

Il Mef ha rotto gli indugi quando ha capito, nonostante le numerose proroghe generosamente concesse da Bruxelles, che un’altra banca italiana che si prendesse sulle spalle Mps non la avrebbe mai trovata. E l’idea del terzo polo da affiancare a Intesa e Unicredit sarebbe rimasta al palo. La banca guidata da Andrea Orcel, per lungo tempo l’indiziato numero uno all’acquisto, aveva giustamente preteso una dote importate, specie dopo quella che era stata data a Intesa quando rilevò le popolari venete sull’orlo della bancarotta. Significava un esborso di altri 4/5 miliardi da aggiungere ai capitali già profusi. Troppo anche per chi non vedeva l’ora di togliersi la grana senese e dedicarsi alle altre, ossia la privatizzazione di Ita, che al momento giace spersa nella terra di nessuno (in realtà un protettorato francese) dell’Antitrust europeo.

Su Tim il Mef dovrà scucire altri 2 miliardi

E infine Tim, perché la pubblicizzazione della rete dell’ex monopolista dei telefoni era un caposaldo del programma del centrodestra una volta entrato a Palazzo Chigi. Solo che per fare l’operazione, su cui dopo la decisione di vendere a Kkr pesa l’incognita dei soci francesi, il Mef dovrà scucire altri 2 miliardi. Insomma, soldi che entrano e soldi che escono, con il saldo ahinoi pesantemente negativo (si pensi solo alla quantità di denaro pubblico pompato nelle casse della spompatissima Alitalia/Ita).

Nelle mani dei fondi stranieri di private equity

Sono tutte operazioni che celano grandi ambizioni, ma che si devono scontrare con l’endemica penuria di risorse che un debito pubblico destinato a sfondare la soglia dei 3 mila miliardi brucia con voracità. Tradotto: il governo vorrebbe essere parte attiva nella creazione di campioni industriali nazionali, ma per farlo deve mettersi nelle mani dei fondi stranieri di private equity che i soldi sì ce li mettono, ma se li fanno pagare cari. La vicenda Autostrade, ma anche quella di Open Fiber che ha appena chiesto alle banche altri 2 miliardi, e quella di Tim sono lì a mostrare che i fondi sono tutt’altro che enti benefici felici di compiacere Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti e compagnia cantante. Infatti sul capitale investito impongono rendimenti che sfiorano le due cifre. Quindi i governi, e non solo questo così fieramente sovranista, sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Del resto nella sua lungimiranza il vecchio Enrico Cuccia lo aveva profetizzato che meglio non si poteva: per il fondatore di Mediobanca l’Italia era un Paese pieno di capitalisti e di aziende senza capitali. Che è esattamente la situazione con cui Palazzo Chigi deve fare in conti adesso.

Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona nel risiko bancario

Una marcia quasi inarrestabile. Dove vuol arrivare Fabrizio Palenzona? Il neopresidente della Fondazione Crt sarà alla guida anche della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi all’unanimità dall’assemblea dei soci che riunisce: la Fondazione Compagnia di San Paolo, le Fondazioni Cr Torino, Cuneo, Alessandria, Asti, Biella, Fossano, Saluzzo, Savigliano, Tortona, Vercelli per il Piemonte; le Fondazioni Carige, Carispezia e Agostino De Mari-Savona per la Liguria. «Uniamo le forze, perché abbiamo tutti lo stesso obiettivo e lo stesso dovere di offrire il miglior servizio ai territori, valorizzando le risorse che derivano dalla fatica, dal lavoro e dai risparmi delle comunità che ci hanno preceduto», ha detto il presidente Palenzona, ringraziando i colleghi presidenti delle Fondazioni piemontesi e liguri. «Un tema che ci unisce», ha proseguito Palenzona, «è certamente il disagio giovanile, la povertà educativa e di prospettiva di molti bambini e ragazzi in età scolastica e delle loro famiglie: abbiamo l’esigenza di dare risposte immediate alle disuguaglianze per riattivare l’ascensore sociale e offrire opportunità a chi non ne ha». Parole sagge.

Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona nel risiko bancario
Fabrizio Palenzona.

Il camionista di Tortona sta esercitando tutta la sua influenza

C’è dunque chi si interroga su che cosa farà adesso Palenzona. Essere presidente della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria vuol dire esercitare un potere reale sia su Unicredit sia su Intesa, oltre a governare l’Acri che nomina il presidente di Cassa depositi e prestiti. Da quando è arrivato alla presidenza di Fondazione Crt, il camionista di Tortona sta esercitando tutta la sua influenza per muovere le tessere del risiko bancario. «Le banche in cui siamo azionisti hanno dei manager che devono decidere e fare delle proposte», ha detto a margine di un convegno di Bain sul sistema bancario. «Io parlo da cittadino e dico che nel sistema ci sono ancora possibilità di aggregazione».

Le quattro partite calde di Draghi: Mps, Ita, Saipem ed Enel
Il Monte dei Paschi a Siena. (Getty Images)

Il pensiero sulle tante possibilità di aggregazione

Quello che dice Palenzona è importante perché in pancia a Crt ci sono, oltre alla quota in Generali (1,61 per cento), anche quelle in Unicredit (1,9 per cento) e Banco Bpm (1,8 per cento), dove ha siglato un patto con altri enti e casse previdenziali, a cui si aggiunge una piccolissima quota in Monte dei Paschi, derivante dal salvagente gettato a Siena in occasione dell’aumento di ottobre. Adesso, con la nuova nomina, al puzzle si aggiunge la quota della Fondazione San Paolo, primo azionista di Intesa SanPaolo. Il risiko bancario non dorme mai e il pensiero di Palenzona è chiaro: nel sistema ci sono ancora possibilità di aggregazione.

Primo incontro tra orcel e castagna
Andrea Orcel e Giuseppe Castagna.

Bpm vuole sfuggire alle mire dell’Unicredit di Orcel

Secondo varie indiscrezioni, il ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna sta trattando l’acquisto di Mps, risanato dal Tesoro. L’obiettivo di Castagna è duplice: da un lato, rilevando il Monte dei Paschi, fa un favore al governo; dall’altro l’acquisizione darebbe una mano a Bpm per ingrossarsi e sfuggire alle mire espansionistiche dell’Unicredit di Andrea Orcel, di cui Palenzona è grande amico. Con l’acquisizione di Mps, Bpm diventerebbe un boccone più costoso per la banca milanese. Un’operazione gradita anche a Carlo Messina. Intesa Sanpaolo, con il mancato matrimonio Unicredit-Bpm, resterebbe la prima banca italiana e potrebbe dedicarsi a qualche importante acquisizione all’estero.

I risultati del 2022 di Intesa Sanpaolo confermano la capacità del Gruppo di generare una solida redditività e di creare valore per tutti gli stakeholder.
Carlo Messina. (Getty Images)

Sei anni da ex insider della finanza: LoSportello saluta Lettera43

Arrivederci ai lettori e grazie per l'autonomia e la libertà offerte a chi è arrivato da dentro il mondo delle banche per raccontarlo a chi è fuori.

È solo un arrivederci. Con tutti voi della redazione e con il direttore Paolo Madron.

Vi sono riconoscente ( o devo maledirvi? ) per avermi introdotto in questo mondo. Siete stati i primi a credere che avrei potuto fornire un contributo sui temi della finanza (o malafinanza).

Argomenti che, fino a quel momento, nessuno aveva avuto il coraggio di affrontare con la voce di un ex insider. Ricordo ancora la telefonata: «…abbiamo letto il tuo libro e vorremmo che tu scrivessi per il nostro giornale…». E dal 19 dicembre 2014 ogni settimana, ogni venerdì dell’anno, #LoSportello apriva le sue porte per fare informazione, denuncia, analisi. Sono stati 6 anni di assoluta autonomia e indipendenza. Ho scritto 230 articoli, alcuni dei quali hanno creato anche qualche problema 😱, ma mi sono sentito sempre tutelato e protetto.

Mai una censura. E bastava guardare gli inserzionisti del giornale per capire che forse per voi, qualche volta, non è stato facile pubblicare un mio articolo sulla stessa pagina dove compariva la pubblicità di una grande banca.

Ringrazio tutta la redazione (Andrea, Marcello, Sergio, Giovanna) cui auguro nuove e brillanti avventure. Ringrazio il direttore il cui cv non lascia adito a dubbi: ne vedremo ancora delle belle. Come ha scritto su Twitter «le storie iniziano, finiscono, si riprendono. Si vedrà».

E io sarò sempre a tua e vostra disposizione, riconoscente a vita. Nel frattempo Vi rendo onore su altre testate.

#LoSportello non chiude, si sposta semplicemente per un po’.

Ma vi aspetto

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Per la Bce il peggio deve ancora venire

Francoforte è pronta ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e «ribadisce il massimo impegno» a sostegno dei cittadini. Ma le previsioni sull'Eurozona fanno tremare le borse: nel secondo trimestre il Pil può crollare tra il -5 e il -12%.

La Bce continuerà ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e finché non sarà ritenuta «conclusa la fase critica legata al coronavirus». Il Consiglio «ribadisce il massimo impegno» a fare il necessario «per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà».

NEL SECONDO TRIMESTRE PIL DELL’EUROZONA TRA -5 E -12%

Ma l’Eurotower avverte che nel secondo trimestre dell’anno la situazione potrebbe rivelarsi ancora più grave del primo quando il Pil dell’Eurozona ha segnato -3,8%. Ci si attende infatti una caduta del Pil dell’Eurozona compresa fra il -5 e -12%

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Siano le banche a salvare il sistema creditizio, non lo Stato

Se volete evitare il fallimento di una banca aumentate le quote di partecipazione degli istituti al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Perché stare sul mercato è una cosa seria e richiede correttezza, professionalità e onestà.

La Divina Commedia è sempre attuale. Ma gli ultimi capitoli non sono stati scritti da Dante ma dalla storia (e dalla cronaca) e riguardano i nostri banchieri, peccatori condannati, in base alla legge del contrappasso, a scontare una pena simile alla colpa. È quanto sta avvenendo negli ultimi anni per le banche che hanno dovuto aderire obbligatoriamente al Fondo interbancario di Tutela dei Depositi.

Ricordiamo che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è un consorzio di diritto privato, disciplinato dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n.49, che ha recepito la Direttiva 2009/14/CE, supervisionato dalla Banca d’Italia, cui devono obbligatoriamente aderire tutte le banche italiane aventi come forma societaria la Società per Azioni, e le banche extracomunitarie (che hanno filiali in Italia) che non aderiscano a sistemi di garanzia equivalenti. Non vi devono aderire le banche di Credito Cooperativo, che devono però al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo, regolato dalla stessa normativa e con funzioni analoghe.

La finalità del Fondo è di tutelare i risparmi (non gli investimenti) dei clienti di banche che dovessero trovarsi in situazioni di insolvenza, quindi depositi in conto corrente, conti di deposito, certificati di deposito nominativi, libretti di risparmio nominativo e assegni circolari, garantiti in caso di fallimento dell’istituto di credito fino a 100 mila euro. Azioni, obbligazioni, pronti conto termine emessi dalla banca in liquidazione coatta, non rientrano nell’oggetto della tutela offerta dal Fitd. Nessuna scelta, nessuna opzione. Se un tuo collega, caro banchiere, ha gestito male (eufemismo) la sua banca, tu sei costretto a pagare le sue inefficienze! Il meccanismo del consorzio prevede infatti che le banche versino i loro contributi soltanto in caso di necessità (“ex post”) a chiamata entro 48 ore. L’impegno oscilla tra lo 0,4% e lo 0,8% dei fondi rimborsabili (la massa totale dei depositi presenti nelle filiali degli istituti italiani) di tutte le consorziate.

IL MERCATO NON DEVE PRIVATIZZARE GLI UTILI E SOCIALIZZARE LE PERDITE

In questi giorni ho sentito i direttori generali di due piccole banche che smadonnavano per dover assicurare la sopravvivenza di Banca Popolare di Bari con un contributo di circa 100 mila euro ciascuno. E si tratta di due piccole banche sane ed efficienti. Immaginate quanto possa pesare nel conto economico di grandi banche in difficoltà il salvataggio di una consorella in default? Milioni di euro che mettono in pericolo la vita della stessa banca soccorrente! E se, tra le varie misure più volte proposte su queste colonne, si pensasse di regolamentare un settore praticamente devastato anche aumentando la quota di partecipazione delle banche al Fondo e riducendo al minimo l’intervento dello Stato?

Se una banca è fuori mercato, allora fatela salvare dalle altre banche. Altrimenti che fallisca!

In tal modo aumenterebbero le pene all’interno del girone dantesco. La legge del contrappasso rappresenterebbe una sorta di “mano invisibile”, grazie alla quale, in una economia liberista, la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe a se stessi e all’interesse dell’intero settore tentando di riequilibrarlo attraverso organi di controllo ricettivi agli input che vengono da quei manager che oggi bestemmiano turco perché efficienti, liberi, indipendenti e creditori nei confronti di Bankitalia che ha, invece, chiuso più di un occhio, ad esempio nella individuazione dei requisiti di onorabilità, nei confronti della mala gestione della maggior parte dei banchieri.

Ribadiamo che il mercato non deve più essere il luogo dove si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite. Se una banca è fuori mercato, allora fatela salvare dalle altre banche. Altrimenti che fallisca! La prossima volta si eviterà di gestirla in maniera scorretta, spavalda e clientelare. Lo Stato non può fare tutto, né può continuare a essere il padre generoso che salva i suoi figli spericolati e scapestrati. È arrivato il momento di far capire che stare sul mercato è una cosa seria e richiede correttezza, professionalità e onestà. Perché poi lo Stato siamo noi che pagheremo le tasse per salvare quelle catapecchie che sono ormai diventate le banche del nostro Paese.

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