Multe stradali, quali sono i vantaggi a pagarle con la Rottamazione 2026?

L’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026 necessita di una distinzione precisa circa la natura dei debiti, specialmente per quanto concerne le multe stradali e le sanzioni amministrative derivanti dal mancato rispetto del Codice della strada. Per questi carichi, la legge di Bilancio 2026 prevede un regime speciale rispetto ai tributi erariali. Il beneficio, infatti, non riguarda la sanzione pecuniaria principale, che deve essere pagata per intero, ma si limita all’abbattimento degli interessi e delle somme maturate a titolo di aggio. Si tratta di una misura volta a decongestionare i carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Inoltre, la presentazione della domanda, che deve avvenire entro il 30 aprile 2026, consente di bloccare l’aumento del debito legato ai ritardi nei pagamenti. Non pagare la sanzione entro la data di scadenza comporta, spesso, il raddoppio dell’importo originario a causa delle maggiorazioni semestrali del 10 per cento.

Multe stradali, requisiti e carichi ammessi alla Rottamazione 2026

Multe stradali, quali sono i vantaggi a pagarle con la Rottamazione 2026?
I nuovi locali dell’Agenzia delle Entrate di via Finocchiaro Aprile durante l’inaugurazione. Genova (Ansafoto).

Il perimetro di definizione della Rottamazione quinquies 2026 per quanto concerne le violazioni stradali è circoscritto alle sanzioni irrogate dalle amministrazioni dello Stato, come quelle di Polizia di Stato e carabinieri. Per le multe dei Comuni, invece, è necessaria una delibera specifica dell’ente locale. I requisiti principali includono:

  • l’affidamento del carico all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023;
  • il pagamento integrale della quota capitale (ovvero della sanzione originaria);
  • il versamento delle spese per le procedure esecutive e di notifica;
  • l’esclusione dal beneficio per chi ha già pagato tutte le rate delle precedenti rottamazioni.

Procedure e sospensione dei fermi

Insieme all’invio della dichiarazione telematica, il debitore ottiene una protezione immediata contro le azioni di recupero. Analogamente alle precedenti versioni del saldo e stralcio, la presentazione dell’istanza, infatti, inibisce l’iscrizione di nuovi fermi amministrativi sulle autovetture. Tuttavia, i fermi già iscritti prima della domanda restano attivi fino al pagamento della prima o unica rata, fissata per il 31 luglio 2026. L’estinzione definitiva del debito e la revoca delle procedure avvengono solo con il perfezionamento del versamento. È opportuno ricordare che le somme eventualmente già pagate a titolo di sanzioni e interessi prima dell’adesione restano definitivamente acquisite dall’ente creditore e non sono rimborsabili.

Rottamazione quinquies 2026: regole e scadenze per le cartelle esattoriali

Quando parte la Rottamazione quinquies del 2026? È questo il quesito principale per milioni di contribuenti che intendono regolarizzare la propria posizione debitoria con il Fisco e con l’Inps. La legge di Bilancio 2026 ha stabilito che possono essere estinti i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. La misura permette di eliminare sanzioni, interessi di mora e aggi, richiedendo il versamento della sola quota capitale e delle spese per le procedure esecutive. Pertanto, la norma rappresenta un’occasione significativa per ridurre il contenzioso, specialmente per i debiti derivanti da dichiarazioni annuali o contributi previdenziali non versati. I debitori hanno la facoltà di scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione e una dilazione estremamente lunga, che può arrivare a 54 rate. Tuttavia, è necessario prestare attenzione alle esclusioni, come quelle riguardanti le somme richieste a seguito di accertamento.

Quando parte la Rottamazione quinquies e le modalità di invio

Rottamazione quinquies 2026: regole e scadenze per le cartelle esattoriali
Sito dell’Agenzia delle entrate (Ansafoto).

Analogamente alla precedente edizione, la Rottamazione quinquies prevede una procedura telematica da effettuare sul portale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione per manifestare la volontà di aderire alla definizione agevolata. La scelta può essere effettuata fino al 30 aprile 2026, giorno entro il quale il contribuente deve indicare il numero di rate desiderate e l’eventuale presenza di giudizi pendenti, impegnandosi a rinunciarvi. La presentazione della domanda genera effetti immediati sulla tutela del patrimonio del debitore. In particolare, a seguito dell’istanza:

  • sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
  • non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi o ipoteche;
  • restano sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti rateizzazioni;
  • è inibito l’avvio di nuove procedure esecutive;
  • viene garantito il rilascio del Durc per la regolarità contributiva.

Calendario dei pagamenti e tassi di interesse

Il pagamento delle somme dovute è contenuto in un calendario di scadenze che si estende per quasi un decennio. La comunicazione delle somme effettivamente da versare sarà inviata dall’agente della riscossione entro il 30 giugno 2026. In caso di rateizzazione, si applica un tasso di interesse del 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026.

Decadenza dal beneficio e carichi inclusi

L’efficacia della definizione agevolata dipende dal rispetto rigoroso delle scadenze, poiché il mancato o insufficiente versamento, anche di sole due rate, comporta la perdita dei benefici. Possono rientrare nella misura anche i debiti relativi a precedenti rottamazioni risultate inefficaci entro il 30 settembre 2025. Non possono essere estinti, invece, i carichi delle definizioni precedenti per i quali risultino versate regolarmente tutte le rate scadute alla medesima data. Per quanto riguarda le sanzioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e all’aggio. Infine, le Regioni e gli enti locali hanno la facoltà di introdurre autonomamente tipologie di definizioni agevolate analoghe per i tributi di loro competenza, come l’Imu o la Tari, al fine di assicurare ai cittadini un trattamento omogeneo.

Guida al calcolo media dipendenti 2026: flussi UniEmens, codici autorizzazione e soglie Tfr

Le modalità tecniche per la comunicazione dei dati occupazionali e il calcolo della media annuale dei dipendenti si basano principalmente sul flusso UniEmens, il sistema di denuncia mensile obbligatorio per i datori di lavoro privati. Attraverso questo strumento, l’Inps acquisisce i dati necessari per verificare se un’azienda ha raggiunto le soglie dimensionali previste dalla legge di Bilancio 2026. Ecco, quindi, quali sono le procedure tecniche e i criteri di calcolo utilizzati dall’istituto di previdenza.

Calcolo media dipendenti 2026: flusso UniEmens e codici di autorizzazione

Guida al calcolo media dipendenti 2026: flussi UniEmens, codici autorizzazione e soglie Tfr
Lavoratore addetto al magazzino (Freepik).

La comunicazione dei dati occupazionali avviene ogni mese in via telematica. Per la gestione del trattamento di fine rapporto (Tfr) al fondo di tesoreria Inps 2026, l’istituto attribuisce alle aziende specifici Codici di Autorizzazione (Ca) che identificano l’obbligo contributivo. Nel dettaglio, i datori di lavoro delle imprese interessate devono procedere con:

  • la dichiarazione della forza aziendale nel flusso UniEmens, valorizzando gli elementi relativi alla forza lavoro media;
  • l’indicazione del codice «7Q», storicamente utilizzato per identificare le aziende soggette all’obbligo di versamento al Fondo di tesoreria. Tale codice potrebbe essere integrato da nuove codifiche per gestire le soglie transitorie di 60 e 40 addetti.
  • la posizione contributiva, verificando che la propria matricola Inps sia aggiornata con l’indicazione corretta del numero di dipendenti in forza.

Criteri di computo della media annuale per il calcolo dei dipendenti 2026

Il calcolo della media dei dipendenti per l’anno solare precedente (nel caso del 2026 si fa riferimento ai dati del 2025) segue regole precise basate sull’effettivo impiego. Non tutti i lavoratori vengono conteggiati come una singola unità. Ecco, di seguito, una tabella utile al conteggio della forza lavoro aziendale.

Per esempio, due lavoratori con un contratto part-time al 50 per cento equivalgono a un’unità ai fini della soglia dei 60 dipendenti. La verifica deve essere effettuata considerando la media dei lavoratori in forza in ogni mese dell’anno precedente, sommando i valori mensili e dividendoli per 12.

Verifica e comunicazioni dell’Inps

Con l’inizio del nuovo anno, molti consulenti del lavoro hanno iniziato a monitorare i cassetti previdenziali delle aziende clienti. L’Inps, infatti, invia solitamente una comunicazione automatizzata attraverso il sistema di Cassetto previdenziale del contribuente per segnalare l’insorgenza dell’obbligo. Tuttavia, l’onere della verifica della soglia dimensionale resta in capo al datore di lavoro. Qualora l’azienda superi i 60 dipendenti medi nel 2025, deve provvedere autonomamente all’adeguamento del flusso UniEmens a partire dalla denuncia di gennaio 2026, inserendo i codici relativi al versamento delle quote di Tfr maturate. Per le aziende nate nel corso del 2026, il calcolo della media verrà effettuato sulla base dei mesi di attività nell’anno di costituzione, con decorrenza dell’obbligo dal 2027.

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?

L’adesione ai fondi pensione nel 2026 rappresenta il pilastro della nuova riforma della previdenza complementare introdotta con la legge 199/2025. Il provvedimento, approvato dal parlamento nella sessione di bilancio, mira a potenziare il risparmio previdenziale dei lavoratori del settore privato. La normativa interviene a distanza di oltre 11 anni dall’ultimo riassetto organico del comparto, mantenendo i vantaggi fiscali esistenti, ma semplificando l’accesso per le nuove generazioni di occupati. L’obiettivo principale consiste nel garantire una maggiore copertura pensionistica attraverso un sistema che incentivi la partecipazione attiva fin dall’ingresso nel mondo del lavoro.

Adesione fondi pensione 2026, quali sono le novità?

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?
Tfr, fondi pensione, riunione (Imagoeconomica).

La modifica principale riguarda il superamento dell’attuale meccanismo del silenzio-assenso. A decorrere dal 1° luglio 2026, infatti, i dipendenti del settore privato al primo impiego vengono iscritti d’ufficio alla forma pensionistica collettiva di riferimento. Tuttavia, la libertà di scelta rimane garantita: l’interessato può esercitare il recesso entro 60 giorni dall’assunzione. In questo caso, è possibile mantenere il Tfr in azienda o destinarlo a una diversa forma pensionistica scelta dal lavoratore. Un aspetto rilevante è che il versamento non include solo il trattamento di fine rapporto, ma anche le quote a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso. Sono esclusi dall’obbligo contributivo i soggetti con retribuzione inferiore all’importo dell’assegno sociale. La norma si applica sia ai lavoratori di prima nomina, sia a coloro che iniziano un nuovo rapporto di lavoro, assieme alla possibilità di proseguire i versamenti presso forme pensionistiche scelte in precedenza.

Come cambia l’adesione ai fondi pensioni nel 2026?

I contributi versati tramite l’automatismo confluiscono in linee di investimento definite «life-cycle». Questi percorsi prevedono una riduzione graduale del rischio man mano che l’iscritto si avvicina all’età pensionabile. Sul fronte dell’erogazione, la quota di capitale riscattabile al momento del pensionamento sale dal 50 al 60 per cento. In alternativa alla rendita vitalizia, è stata introdotta la rendita a durata definita. Questa opzione permette di percepire un importo annuo calcolato sulla base dell’aspettativa di vita residua rilevata dalle tavole Istat. Le somme possono essere riscosse annualmente oppure tramite prelievi su richiesta dell’aderente, il quale sceglie il momento della riscossione.

Previdenza complementare, quanto conviene aderire a un fondo?

Fondi pensione, adesione automatica dal 1° luglio 2026: come funziona?
Tfr, fondi pensione, calcolo (imagoeconomica).

I vantaggi economici dell’adesione ai fondi pensione risultano tangibili sia sotto il profilo fiscale sia finanziario. La legge di bilancio 2026 ha innalzato la soglia di deducibilità dei contributi a 5 mila 300 euro, per esempio per incentivare il risparmio previdenziale. Per quanto riguarda la tassazione sulle prestazioni frazionate su almeno cinque anni, si applica una ritenuta del 20 per cento, riducibile fino al 15 per cento in base all’anzianità. In sintesi, i punti chiave per il lavoratore sono:

  • deducibilità fiscale fino a 5 mila 300 euro;
  • contributo del datore di lavoro incluso nel versamento;
  • percorsi di investimento adattati all’età del dipendente;
  • ritenuta fiscale agevolata tra il 15 e il 20 per cento;
  • flessibilità nella scelta della rendita finale;
  • possibilità di riscossione del capitale fino al 60 per cento.

Bonus per rimanere al lavoro rinunciando alla pensione: a chi spetta nel 2026

Il bonus per rimanere al lavoro nel 2026 rappresenta una delle misure cardine confermate dalla recente legge di Bilancio per incentivare il posticipo volontario del pensionamento. L’agevolazione offre la possibilità di trasformare i contributi previdenziali in reddito immediato. Tuttavia, gli esperti del settore sottolineano come la scelta richieda un’attenta valutazione sulla convenienza personale a ricevere l’importo «tutto e subito» e sulle prospettive di carriera a lungo termine. Ecco, quindi, chi può richiedere il bonus quest’anno rinviando la pensione, per quali ipotesi di trattamento previdenziale si può fare richiesta e come funziona l’esonero contributivo legato alla scelta di incrementare lo stipendio netto attuale.

Bonus per rimanere al lavoro: chi può richiederlo nel 2026?

Bonus per rimanere al lavoro rinunciando alla pensione: a chi spetta nel 2026
Lavoratori di un cantiere ferroviario (Imagoeconomica).

L’accesso al bonus per rimanere al lavoro e rimandare la pensione è riservato ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, che raggiungano specifici traguardi contributivi. Nello specifico, possono aderire al beneficio coloro che entro la fine del 2025 hanno maturato i requisiti per la quota 103, ovvero almeno 62 anni di età e 41 di contributi. La vera novità del 2026 risiede nell’estensione della platea: il bonus spetta ora anche a chi maturi il diritto alla pensione anticipata ordinaria entro il 31 dicembre 2026, ovvero agli uomini con 42 anni e 10 mesi di anzianità e alle donne con un anno in meno. Da un punto di vista normativo, l’esercizio di questa facoltà decorre dalla prima finestra utile per la pensione e può essere mantenuto finché si decide di restare in servizio, garantendo una flessibilità preziosa per chi desideri capitalizzare le proprie competenze ancora per qualche anno.

Per quali pensioni vale il bonus per rimanere al lavoro nel 2026?

Il meccanismo tecnico del bonus per rimanere al lavoro prevede che la quota dei contributi previdenziali, solitamente a carico del dipendente, non venga più versata all’ente di previdenza, ma resti direttamente al lavoratore, venendo corrisposta in busta paga. L’importo è erogato al netto dell’imposizione fiscale, determinando un incremento immediato del potere d’acquisto. È fondamentale, però, comprendere l’impatto sulla futura rendita: i periodi coperti dal bonus comportano una riduzione dell’aliquota di computo per il calcolo della quota contributiva della pensione. Tuttavia, la parte retributiva rimane invariata. Sul piano operativo, l’opzione privilegia l’immediato rispetto a un accumulo previdenziale maggiore, una scelta che molti considerano strategica per far fronte a investimenti immediati o per sostenere spese familiari urgenti senza intaccare i risparmi, mantenendo al contempo il proprio ruolo attivo all’interno del contesto lavorativo.

Come funziona l’esonero contributivo che aumenta lo stipendio netto?

Bonus per rimanere al lavoro rinunciando alla pensione: a chi spetta nel 2026
La busta paga di un lavoratore (Ansafoto).

Dal punto di vista economico, la convenienza del bonus per il posticipo della pensione non è uniforme, ma cresce proporzionalmente alla retribuzione lorda percepita. Grazie alle aliquote marginali più elevate, chi ha stipendi più alti ottiene un vantaggio netto significativamente superiore. Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, per un reddito di 28 mila euro, il beneficio in tre anni si attesta intorno al 6,4 per cento della retribuzione annua. Al contrario, per chi percepisce 75 mila euro e decide di restare per cinque anni, il guadagno complessivo può superare i 15 mila euro, incidendo per oltre il 20 per cento sul reddito annuale. In ambito produttivo, la misura è considerata come un’opportunità per le figure apicali. Il consiglio è quello di pesare il guadagno certo e immediato contro la leggera flessione della pensione futura, considerando che il bonus permette di incassare oggi somme certe.

Domanda di rinnovo assegno inclusione 2026: sparisce il mese di stop, ma cambia l’importo

La legge di Bilancio 2026 cambia le modalità di fruizione dell’Assegno di inclusione (Adi) nel momento in cui sia necessario presentare la domanda di rinnovo. La misura, nata per contrastare la povertà e favorire l’inserimento sociale dopo il superamento del Reddito di cittadinanza, subisce infatti un’ulteriore modifica per eliminare l’originario meccanismo che prevede lo stop di un mese sia al termine dei primi 18 mesi di fruizione, che al completamento dei successivi cicli di 12 mesi. La continuità prevista dalla Manovra 2026 si scontra tuttavia con la revisione al ribasso degli importi iniziali e con un monitoraggio sui beneficiari sempre più stringente. La comprensione delle nuove regole diventa, dunque, fondamentale per non perdere il diritto al sostegno.

Domanda di rinnovo assegno inclusione, quali novità per il 2026?

Domanda di rinnovo assegno inclusione 2026: sparisce il mese di stop, ma cambia l’importo
Schermata del sito dell’Inps per la presentazione della domanda di indennità (Ansafoto).

La principale novità della domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione nel 2026 riguarda l’abrogazione del cosiddetto «stop and go». In precedenza, dopo 18 mesi di fruizione, l’erogazione veniva interrotta per un mese; da quest’anno, il sostegno prosegue senza pause per ulteriori 12 mesi previa nuova istanza. A questa continuità si contrappone, tuttavia, una riduzione economica: la prima mensilità del rinnovo viene erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Per mitigare il passaggio, è prevista una clausola di salvaguardia per chi ha terminato i primi 18 mesi a novembre 2025: i nuclei riceveranno un contributo straordinario fino a 500 euro, evitando il dimezzamento introdotto dalla nuova norma. Parallelamente, il governo ha stanziato fondi crescenti per coprire la misura, riducendo però drasticamente gli incentivi per le aziende che assumono i beneficiari dell’Adi. L’esonero contributivo per i datori di lavoro scende, infatti, a un massimo di 8 mila euro per i contratti a tempo indeterminato e si dimezza per quelli a termine.

Quando si deve fare la domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione?

È bene chiarire che, nonostante l’eliminazione del mese di stop, il rinnovo dell’Assegno di inclusione non avviene d’ufficio. I beneficiari devono presentare una nuova domanda allo scadere dei primi 18 mesi di fruizione o al termine dei successivi periodi di 12 mesi. Il consiglio è, dunque, quello di muoversi per tempo per garantire la sincronia tra la fine del vecchio ciclo e l’inizio del nuovo. Condizione essenziale per la validità della richiesta è l’iscrizione al Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) e la sottoscrizione del Patto di attivazione digitale (Pad). Senza questi passaggi, la domanda non può essere accolta. La riforma mira a creare un sistema «senza soluzione di continuità», ma la responsabilità della presentazione della documentazione resta totalmente in capo al nucleo familiare, che deve confermare la persistenza dei requisiti reddituali e anagrafici necessari per l’accesso al beneficio.

Requisiti per avere l’Adi

Domanda di rinnovo assegno inclusione 2026: sparisce il mese di stop, ma cambia l’importo
La sede Inps di via dell’Amba Aradam (Ansafoto).

L’accesso all’Adi rimane vincolato a rigidi parametri che riflettono la fragilità del nucleo. Oltre ai limiti Isee e patrimoniali, immobiliari e mobiliari, è necessaria la presenza di almeno un componente minore, disabile, ultrasessantenne o in condizioni di svantaggio economico-sociale. Ma non basta possedere i requisiti economici: l’Adi, infatti, è una misura di politica attiva. I componenti del nucleo occupabili devono aderire a percorsi personalizzati di inclusione sociale e lavorativa. La mancata partecipazione ai progetti o il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua comportano la decadenza immediata dal beneficio. Le nuove disposizioni confermano, quindi, la natura duale del sussidio: un aiuto economico certo, ma subordinato a un impegno concreto verso l’autosufficienza. Infine, si ricorda che il controllo sui requisiti è costante, esercitato dall’Inps mediante l’incrocio delle informazioni contenute nelle banche dati al fine di verificare che le condizioni dichiarate nella domanda di rinnovo dell’Adi permangano effettivamente nel tempo.

Pensioni, ecco i canali di uscita nella Manovra 2026

L’assetto delle pensioni nella Manovra 2026 segna una svolta significativa, privilegiando la tenuta dei conti pubblici rispetto alle finestre di uscita. Mentre negli anni precedenti si erano sperimentati canali alternativi come opzione donna o quota 103, la nuova legge di Bilancio delinea una struttura previdenziale più rigida, sebbene siano stati preservati alcuni paracadute per le categorie fragili. È fondamentale comprendere che molte delle opportunità attuali di pensionamento sono legate ai requisiti maturati negli anni precedenti. Di conseguenza, i lavoratori devono valutare attentamente la propria posizione contributiva e l’appartenenza a specifiche categorie tutelate. La strategia adottata dal governo di Giorgia Meloni sulle pensioni nella legge di Bilancio 2026 mira ad ammortizzare i futuri adeguamenti legati alla speranza di vita, che diverranno più marcati a partire dal 2027.

Cosa cambia nel 2026 con la Manovra per le pensioni anticipate?

Pensioni, ecco i canali di uscita nella Manovra 2026
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).

Il cambiamento più rilevante è l’addio definitivo a quota 103 e opzione donna. Dal 1° gennaio 2026 non è più possibile accedere a questi canali, a meno che i requisiti non risultino cristallizzati alle scadenze precedenti, ovvero al 31 dicembre 2025 per la pensione anticipata flessibile e al 31 dicembre 2024 per le lavoratrici. La parabola di opzione donna giunge dunque al termine, dopo anni di progressivi inasprimenti in virtù dei quali l’età di accesso è salita dai 58 anni originari fino alla totale abolizione. Anche quota 103 esce di scena, confermando la tendenza a eliminare le quote sperimentali che negli ultimi anni avevano offerto una via d’uscita con 41 anni di contributi e 62 anni di età, seppur con un calcolo interamente contributivo e tetti massimi all’assegno. Per chi non ha maturato i diritti in tempo, il sistema torna a convergere verso i requisiti ordinari della riforma Fornero.

Manovra: chi potrà andare in pensione nel 2026?

Nonostante le restrizioni, la normativa conferma l’Ape Sociale, il sussidio ponte fondamentale per i soggetti vulnerabili. Possono accedervi i lavoratori con almeno 63 anni e cinque mesi di età e 30 anni di contribuzione (36 anni per chi svolge mansioni gravose). La misura è riservata a disoccupati, caregiver che assistono familiari conviventi con handicap grave e invalidi con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 per cento. Per le donne, è prevista una riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. I lavoratori precoci, ovvero chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, mantengono la possibilità di uscire con 41 anni di contribuzione se appartenenti alle categorie protette dell’Ape sociale. Per la generalità dei lavoratori, la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni, in attesa degli scatti futuri.

Quali novità sulle uscite anticipate?

Pensioni, ecco i canali di uscita nella Manovra 2026
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).

La pianificazione previdenziale deve guardare con attenzione al biennio 2027-2028, poiché la Manovra 2026 introduce un meccanismo di adeguamento graduale delle pensioni alla speranza di vita. Sebbene il decreto ministeriale prevedesse uno scatto di tre mesi, la Manovra ha diluito l’aumento: nel 2027 sarà richiesto un solo mese aggiuntivo (67 anni e un mese), mentre gli altri due mesi scatteranno dal 2028. Esenzioni importanti riguardano i lavori usuranti e gravosi con 30 anni di contributi, per i quali il requisito di uscita resta a 66 anni e sette mesi. Un’ulteriore novità interessa i dipendenti pubblici: per chi cesserà il servizio dal 2027, la prima rata del Tfs/Tfr sarà erogata dopo nove mesi anziché dodici. È essenziale che ogni lavoratore verifichi la propria anzianità contributiva, poiché la corretta interpretazione delle decorrenze e delle deroghe può fare la differenza tra il pensionamento immediato e un rinvio forzato.

Spid di Poste Italiane a pagamento dal 1° gennaio 2026: ecco quanto costa

Spid Poste Italiane diventa a pagamento dal 1° gennaio 2026, segnando la fine dell’era della gratuità per il servizio di accesso ai portali della Pubblica Amministrazione. La svolta, dettata dalla scadenza delle convenzioni con l’Agid e dal mancato rinnovo dei fondi pubblici per i gestori privati, allinea il provider più diffuso in Italia ad altri operatori del settore. Sebbene il primo anno resti gratuito per le nuove attivazioni, per i milioni di cittadini che già possiedono un’identità digitale con Poste, il rinnovo annuale richiede ora un esborso economico per garantire la continuità operativa del profilo e dei relativi livelli di sicurezza.

Spid Poste Italiane a pagamento dal 2026: quanto costa?

Spid di Poste Italiane a pagamento dal 1° gennaio 2026: ecco quanto costa
Come ottenere il codice Spid previa registrazione presso Aruba (Imagoeconomica).
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L’utilizzo dell’identità digitale fornita da Poste Italiane prevede ora un canone annuo di 6 euro, Iva inclusa. L’importo copre la gestione tecnica e l’autenticazione tramite app o Sms. Sono previste però delle esenzioni: il servizio rimane gratuito per i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero e per l’identità digitale a uso professionale. Per tutti gli altri, il pagamento va effettuato entro la scadenza dell’annualità corrente, consultabile nell’area personale del sito o dell’app PosteID. In caso di mancato versamento, lo Spid viene sospeso: l’utenza resta «congelata» per 24 mesi, trascorsi i quali l’identità viene definitivamente revocata.

Come si ottiene lo SPID Poste Italiane?

Per richiedere l’identità digitale è necessario collegarsi al portale ufficiale posteid. poste.it o scaricare l’app dedicata. La procedura richiede un documento d’identità valido, la tessera sanitaria, una e-mail e un numero di cellulare. Esistono diverse modalità di identificazione: quella tramite Cie con Pin o tramite un account BancoPosta o Postepay è generalmente gratuita. Al contrario, il riconoscimento presso un ufficio postale ha un costo di attivazione di 12 euro, mentre l’identificazione via bonifico o con documento elettronico senza Pin tramite app può costare 10 euro. Una volta ottenuta, l’identità digitale permette l’accesso immediato a migliaia di servizi online.

Spid di Poste Italiane a pagamento dal 1° gennaio 2026: ecco quanto costa
Utilizzo alternativo della Carta d’identità elettronica per l’accesso ai servizi telematici della Pubblica amministrazione (Ansafoto).

Quale identità digitale scegliere?

Con l’introduzione dei costi per lo Spid, molti utenti valutano il passaggio definitivo alla Cie (Carta d’Identità Elettronica). A differenza dello strumento fornito dai provider privati, la Cie è un’identità digitale rilasciata dallo Stato che non prevede canoni annuali dopo il costo di emissione comunale (circa 22 euro). Mentre lo Spid resta apprezzato per la semplicità d’uso quotidiana tramite codice Otp o QR Code, la Cie offre il massimo livello di sicurezza (Livello 3) ed è il pilastro su cui poggerà il futuro IT Wallet. La scelta dipende dunque dalla frequenza d’uso: per chi accede raramente ai servizi pubblici, la Cie rappresenta l’alternativa più economica nel lungo periodo.

Aumenti stipendi in Manovra 2026: a medici e infermieri fino a 3 mila euro

La Manovra 2026 stanzia 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, puntando sugli aumenti degli stipendi di medici e infermieri. Grazie al potenziamento dell’indennità di specificità, infatti, si stima un ritocco delle buste paga dei medici per il 2026 di circa 3 mila euro lordi annui, mentre quello degli infermieri si fermerà a poco più della metà. Nonostante gli aumenti, i sindacati protestano per i tempi legati ai rinnovi contrattuali. Le retribuzioni del personale sanitario nella legge di Bilancio 2026, insieme alle assunzioni programmate, restano dunque al centro del dibattito.

Quali sono gli aumenti previsti nella Manovra 2026 per medici e infermieri?

Aumenti stipendi in Manovra 2026: a medici e infermieri fino a 3 mila euro
Busta paga (Ansafoto).

Le risorse stanziate intervengono direttamente sulla voce dell’indennità di specificità. Grazie al ritocco del fondo sanitario nella Manovra 2026, l’aumento delle retribuzioni dei medici raggiungerà circa 3.000 euro lordi durante l’anno, pari a circa 230 euro al mese. Parallelamente, gli aumenti in busta paga per gli infermieri si attesteranno sui 1.630 euro lordi l’anno, pari a 125 euro al mese. Le cifre sommano i fondi stanziati dal governo guidato da Giorgia Meloni in due diverse leggi di Bilancio. Sul fronte occupazionale, si prevedono circa 7.000 nuovi ingressi, tra cui 6.300 infermieri e meno di un migliaio di medici.

Quando ci saranno gli aumenti in busta paga per il personale sanitario?

Nonostante la conferma dello stanziamento delle risorse, i tempi per l’erogazione non si preannunciano immediati. Dalle ultime notizie che circolano, medici e infermieri dovranno attendere il rinnovo dei contratti del triennio 2025-2027 per ritrovare gli aumenti in busta paga. Poiché il precedente accordo 2022-2024 è stato siglato solo di recente, l’iter burocratico richiederà ancora del tempo prima che i benefici siano visibili nel cedolino. Resta comunque la possibilità per le Regioni di incrementare la parte variabile delle retribuzioni per chi opera nei reparti di pronto soccorso.

Non solo aumenti: in Manovra 2026 il piano assunzioni di medici e infermieri

Aumenti stipendi in Manovra 2026: a medici e infermieri fino a 3 mila euro
Tessera sanitaria e ricettario, nuove modalità di prossimità delle farmacie (Imagoeconomica).

`Oltre agli interventi sulle retribuzioni, la Manovra 2026 delinea un piano di potenziamento dell’organico che autorizza l’immissione in servizio di oltre 7 mila nuovi professionisti, con una netta prevalenza per il comparto infermieristico (6.300 unità) rispetto a quello medico. Sul fronte della governance, viene introdotto un sistema di audit obbligatorio per le Regioni inadempienti rispetto ai livelli essenziali di assistenza (Lea) al fine di incentivare l’adeguamento degli standard qualitativi. Alcune novità riguardano anche il settore farmaceutico: il tetto per gli acquisti diretti sale al 15,65 per cento, mentre viene abolito il payback sulla spesa convenzionata. Parallelamente, si punta sulla prossimità con la stabilizzazione della «farmacia dei servizi», che permetterà ai cittadini di effettuare esami diagnostici di base (come ECG e holter) direttamente sul territorio. Infine, la Manovra estende fino al 2029 la deroga sui titoli di studio per i sanitari extra-UE, facilitando il reclutamento in contesti di emergenza.`

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026

Le nuove aliquote dell’Irpef contenute nella legge di Bilancio, approvata in via definitiva il 30 dicembre 2025, segnano un punto di svolta per milioni di lavoratori italiani. L’obiettivo dichiarato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Marina Elvira Calderone è quello di sostenere concretamente il potere d’acquisto attraverso un incremento strutturale dei redditi netti. Oltre alla rimodulazione delle aliquote, il governo ha introdotto agevolazioni significative per il lavoro notturno, i turni festivi e i rinnovi contrattuali firmati nel triennio 2024-2026. La strategia del governo risponde alle richieste di una maggiore equità fiscale avanzate da sindacati e datori di lavoro.

Qual è la riduzione dell’Irpef in busta paga prevista per il 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

La riforma fiscale si concentra sulla rimodulazione del carico di imposte per alleggerire il prelievo sui contribuenti. Il taglio dell’Irpef nel 2026 si concretizza principalmente nella riduzione della seconda aliquota, che scende dal 35 al 33 per cento. L’intervento, che interessa circa 13,6 milioni di cittadini, consente un risparmio diretto sui redditi medi. Tuttavia, per i soggetti con reddito superiore a 200 mila euro, l’aumento si sterilizza con una riduzione di 440 euro su alcune detrazioni. Parallelamente, si introduce un’imposta sostitutiva del 5 per cento sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, applicabile ai dipendenti privati con reddito 2025 non superiore a 33 mila euro. La misura coinvolgerà circa 3,8 milioni di lavoratori, assicurando che i nuovi contratti si traducano nel nuovo anno in effettivi aumenti in busta paga, rendendo più vantaggiosa la gestione dell’Irpef.

Come cambiano le aliquote Irpef nel 2026?

Oltre al cambiamento delle aliquote ordinarie, la manovra interviene sulla tassazione agevolata dei premi. La disciplina dell’Irpef nel 2026 prevede un abbattimento drastico dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività, che passa dal 5 all’1 per cento. Non solo la tassazione diminuisce, ma aumenta anche il tetto massimo degli importi agevolabili, che sale da 3 mila a 5 mila euro complessivi. Questa novità si applica anche alle quote di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, coinvolgendo una platea potenziale di 250 mila unità. L’obiettivo è quello di incentivare le performance aziendali riducendo il prelievo fiscale sulle componenti variabili della retribuzione. La scelta precisa di rendere più attraenti le premialità consente ai lavoratori di percepire una quota nettamente maggiore del valore generato in azienda.

Come cambia la busta paga da gennaio 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Una lavoratrice (Imagoeconomica).

La busta paga di gennaio 2026 si presenta con diverse novità impattanti sulla liquidità mensile. Per il lavoro notturno e festivo scatta un’imposta sostitutiva del 15 per cento fino a un limite annuo di 1.500 euro, riservata a chi ha redditi inferiori a 40.000 euro. Le lavoratrici madri con almeno due figli vedranno il loro bonus salire da 40 a 60 euro mensili, fruendo dell’ulteriore sostegno economico, confermato anche per il prossimo anno. Anche i buoni pasto diventano più ricchi, con la soglia esentasse che passa da 8 a 10 euro. Per i dipendenti del pubblico impiego con redditi sotto i 50.000 euro, i compensi accessori saranno tassati al 15 per cento entro il limite di 800 euro. Questi interventi combinati assicurano una maggiore disponibilità economica immediata. La struttura della retribuzione si fa più orientata al welfare e alla remunerazione dei turni gravosi, confermando l’impegno istituzionale verso la valorizzazione del lavoro in ogni sua forma.

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro

Le bollette della luce del I trimestre del 2026 segnano un’inversione di tendenza positiva per i consumatori italiani grazie all’ultimo aggiornamento tariffario disposto dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera). Sulle nuove bollette dell’energia elettrica, infatti, i cittadini che rientrano nel servizio di tutela della vulnerabilità potranno finalmente beneficiare di una riduzione sensibile dei costi complessivi che riflette il calo delle quotazioni all’ingrosso delle materie prime. Nonostante il calo, tuttavia, l’attenzione delle autorità resta alta sulla composizione dei costi fissi e degli oneri di sistema, voci che continuano a pesare sensibilmente sul budget domestico, rendendo fondamentale il monitoraggio costante delle oscillazioni per ottimizzare i consumi e la spesa energetica.

Bollette luce I trimestre 2026, a chi vanno gli sconti?

L’aggiornamento comunicato dall’Autorità per l’energia prevede una riduzione del 2,7 per cento della spesa per l’utente tipo nel servizio di maggior tutela per i vulnerabili. Ma a chi spettano concretamente questi benefici? La nuova bolletta dell’energia elettrica con tariffe agevolate riguarda esclusivamente i clienti domestici considerati fragili. Si tratta di soggetti in condizioni economiche svantaggiate, percettori di bonus sociale, disabili ai sensi della legge 104, persone con utenze in isole minori o zone colpite da calamità, e cittadini di età superiore ai 75 anni. Per queste categorie, il calo è trainato principalmente dalla flessione della voce «spesa materia energia», che compensa ampiamente i leggeri adeguamenti tecnici di altre componenti. Sebbene non si tratti di un abbattimento totale dei costi, l’intervento mitiga gli effetti dei precedenti rincari della bolletta dell’energia elettrica, assicurando una maggiore protezione sociale a chi si trovi in una posizione di svantaggio in un mercato energetico complesso.

Come cambia la bolletta dell’energia elettrica nel 2026?

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro
Bollette energia elettrica, lampadina a basso consumo (Imagoeconomica).

Dal punto di vista economico, l’analisi del Codacons sottolinea che il ribasso si traduce in un risparmio potenziale su base annua di circa 156 euro per ogni nucleo familiare rispetto ai picchi di prezzo passati. Tuttavia, l’associazione dei consumatori lancia un monito importante: nonostante il calo del primo trimestre, le tariffe attuali risultano ancora più elevate del 3,9 per cento rispetto ai livelli medi del 2021, prima che esplodesse la crisi energetica globale. Le dinamiche che regolano la spesa finale restano influenzate da fattori strutturali e gli utenti devono prestare attenzione alla gestione del mercato libero, data la fine definitiva delle tutele per i clienti non vulnerabili. Se da un lato si evitano nuovi e immediati aumenti in bolletta, dall’altro la stabilità dei prezzi a lungo termine rimane un’incognita. La sfida per il 2026 sarà dunque quella di bilanciare i risparmi con una gestione efficiente per evitare sorprese sgradite.

Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari

Dal 31 dicembre 2025 entra in vigore un aumento di prezzo per 393 marche di tabacco e sigarette. L’aggiornamento è stato pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e riguarda soprattutto sigari e tabacco trinciato, con variazioni richieste da produttori e importatori nelle prime due settimane di dicembre. Si tratta di un passaggio distinto, ma collegato, ai rincari fiscali previsti dalla legge di bilancio 2026, che inizieranno a produrre effetti dal 1° gennaio.

L’aumento di prezzo su tabacco e sigarette

Con la manovra, il governo Meloni ha programmato un rafforzamento graduale delle accise sui prodotti del tabacco lungo un orizzonte di tre anni. Per le sigarette tradizionali, l’aumento medio atteso è di circa 14-15 centesimi a pacchetto dal 1° gennaio 2026, con ulteriori scatti nel 2027 e nel 2028 che portano il rincaro complessivo a circa 40 centesimi. Le stime tengono conto dell’aumento dell’accisa al chilo e del contestuale, lieve, calo della componente legata al prezzo di vendita. Consistente l’impatto sul tabacco trinciato: l’aumento dell’accisa comporta circa 50 centesimi in più una busta da 30 grammi dal 2026 e fino a 80 centesimi complessivi entro il 2028. Per il tabacco riscaldato, gli aumenti vengono diluiti nel triennio, con un effetto iniziale stimato in pochi centesimi. Sui liquidi per sigarette elettroniche salgono le aliquote, con rincari limitati per millilitro. In tutti i casi, il prezzo finale resta una scelta delle singole aziende. Di seguito le tabelle con tutti i prezzi aggiornati al 31 dicembre.

Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari

Tassa di 2 euro sui pacchi dal 2026: chi dovrà pagarla e come funziona

La tassa sui pacchi è stata confermata nella Manovra di bilancio e diventerà operativa dal 1° gennaio 2026. La misura riguarda le spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue e introduce un contributo fisso di 2 euro per ciascun pacco, con l’obiettivo dichiarato di coprire i costi amministrativi legati agli adempimenti doganali. La norma – introdotta anche a livello europeo – è contenuta in un emendamento di Fratelli d’Italia e approvato nella sua versione definitiva. Il testo istituisce un contributo applicabile alle spedizioni di merci provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea e con valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo sarà riscosso dagli uffici delle dogane al momento dell’importazione definitiva.

Perché è stata introdotta una tassa sui pacchi extra-Ue

Tassa di 2 euro sui pacchi dal 2026: chi dovrà pagarla e come funziona
Shein (Imagoeconomica).

Il provvedimento incide in modo diretto sugli acquisti online effettuati su piattaforme extra-Ue: secondo i dati richiamati nel dossier parlamentare, oltre il 90 per cento dei pacchi sotto i 150 euro che arrivano in Europa proviene da grandi marketplace cinesi come AliExpress, Shein e Temu. Rientrano nella casistica anche spedizioni vendute tramite operatori globali come Amazon, quando la merce parte da Paesi extra-Ue e rispetta la soglia di valore prevista. Restano invece escluse dal contributo le spedizioni provenienti dall’Italia o da altri Stati membri dell’Unione europea, così come i pacchi extra-Ue con valore superiore a 150 euro. La finalità indicata dal legislatore è duplice: da un lato ridurre l’impatto dell’afflusso massiccio di prodotti a basso costo sul mercato europeo, dall’altro garantire risorse per la gestione dei controlli doganali. Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, dal 2026 il contributo si applicherà a circa 327 milioni di spedizioni, con un gettito potenziale significativo per le finanze pubbliche.

Manovra 2026 approvata, le misure principali su pensioni, tasse, bonus e casa

La Manovra 2026 è legge. Dopo il via libera definitivo della Camera – 216 voti favorevoli, 126 contrari e tre astenuti – la legge di Bilancio entra nel vivo con una dote complessiva di circa 22-22,5 miliardi di euro. Il testo, approvato dopo la fiducia in entrambi i rami del parlamento, ridisegna fisco, pensioni, misure per imprese e famiglie.

Fisco e tasse

Manovra 2026 approvata, le misure principali su pensioni, tasse, bonus e casa
Soldi (Freepik).

Il cuore della manovra è il taglio dell’Irpef: l’aliquota scende dal 35 al 33 per cento per i redditi tra 28 mila e 50 mila euro. Vengono rimodulate le detrazioni sopra i 200 mila euro. Confermata la rottamazione quinquies delle cartelle, che riguarda i debiti dal 2000 al 31 dicembre 2023, con rate fino a nove anni e interesse al 3 per cento. Sale inoltre la pressione su banche e assicurazioni: Irap più alta al 2 per cento e minore deducibilità delle perdite.

Lavoro e pensioni

Scompare Quota 103 e non viene rinnovata Opzione Donna. L’età pensionabile viene adeguata alla speranza di vita ma “spalmata”: un mese in più dal 2027 e due dal 2028. Stop al cumulo tra pensione anticipata e rendita della previdenza complementare. Arriva invece il conferimento automatico del Tfr ai fondi pensione per i neoassunti, salvo rinuncia.

Imprese

Alla voce imprese vanno circa 13 miliardi. L’iperammortamento viene prorogato fino al 2028 per investimenti in beni prodotti nell’Unione europea, con maggiorazioni fino al 180 per cento. Rifinanziata la Zes unica Mezzogiorno e introdotto un credito d’imposta per le imprese energivore. Spunta anche una tassa di due euro sui pacchi extra-Ue sotto i 150 euro.

Famiglie, casa e scuola

Confermati i bonus edilizi: 50 per cento sulla prima casa, 36 sulle altre. Sugli affitti brevi resta la cedolare secca al 21 per cento sul primo immobile, al 26 sul secondo. Arrivano il bonus libri per le superiori, il contributo fino a 1.500 euro per le scuole paritarie e la nuova Carta Valore Cultura per i neodiplomati.

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro

Il 2025 si chiude con un bilancio solido per i mercati azionari globali, ma con un dato che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni: gli Stati Uniti non sono stati il motore principale della crescita. L’MSCI All Country World Index, che include mercati sviluppati ed emergenti, ha guadagnato oltre il 21 per cento nel corso dell’anno, la miglior performance dal 2019 e la seconda migliore dal 2009. Un risultato maturato in un contesto tutt’altro che lineare, segnato dalle tensioni commerciali innescate dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e dal successivo rimbalzo dei mercati.

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro
Wall Street (Ansa).

A colpire è soprattutto il confronto geografico. L’S&P 500 (Stati Uniti) ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa 17 per cento, sottoperformando diversi listini internazionali: il DAX (Germania) ha guadagnato il 22 per cento, il FTSE 100 (Regno Unito) il 20 per cento, mentre il Nikkei (Giappone) 225 è salito del 26 per cento. È il più ampio divario tra Wall Street e il resto del mondo dal 2009. A fare da sfondo, un dollaro in forte difficoltà, con il peggior primo semestre degli ultimi cinquant’anni, e un’Europa più resiliente del previsto, sostenuta da domanda interna e politiche fiscali espansive, in particolare in Germania.

Prestazione lavoro occasionale, nel 2026 il nuovo sito Inps: ecco le novità

Nelle ultime ore, l’Inps ha annunciato il lancio del nuovo portale delle prestazioni occasionali, un’iniziativa che segna un passo decisivo nel processo di trasformazione digitale dell’istituto. L’aggiornamento, inserito nel più ampio piano di evoluzione dei servizi denominato “PES2025_DCE_MI.105_12”, prevede un radicale restyling della piattaforma. L’obiettivo è quello di rendere la gestione del lavoro autonomo occasionale più fluida e intuitiva per tutti gli utenti coinvolti. In un contesto dove la prestazione occasionale senza partita Iva rappresenta una risorsa fondamentale per il mercato del lavoro, la digitalizzazione diventa lo strumento essenziale per garantire trasparenza e velocità operativa. L’intero processo non può che partire dall’adeguamento dei sistemi alle esigenze tecnologiche.

Nuovo portale delle prestazioni occasionali, a cosa serve?

Prestazione lavoro occasionale, nel 2026 il nuovo sito Inps: ecco le novità
Una sezione dei servizi offerti dall’Inps sul suo portale (Ansafoto).

Il nuovo portale delle prestazioni occasionali nasce per centralizzare e semplificare gli adempimenti relativi ai diversi strumenti di flessibilità lavorativa. La piattaforma permetterà di gestire in modo integrato sia il contratto di prestazione occasionale che le prestazioni di lavoro occasionale gestite nell’ambito del libretto famiglia, garantendo un accesso rapido alla rendicontazione dei compensi e al versamento della contribuzione. Grazie a questo restyling, il sistema sarà in grado di supportare in modo più efficiente il prestatore di lavoro occasionale, offrendo una panoramica chiara dei propri diritti e delle posizioni assicurative. Il passaggio al lavoro occasionale si focalizza sull’abbattimento della burocrazia. Privati e aziende potranno regolarizzare, infine, le collaborazioni in pochi click grazie a una navigazione ottimizzata per i dispositivi mobili e una user experience nettamente migliorata rispetto alle precedenti versioni.

Dove si trova la sezione delle prestazioni occasionali nel nuovo portale Inps?

La ricerca della sezione dedicata sarà facilitata da una riorganizzazione logica dei menù all’interno del sito istituzionale. Per individuare il nuovo portale delle prestazioni occasionali, gli utenti dovranno accedere all’area MyInps e navigare tra i servizi dedicati al lavoro. La struttura aggiornata prevede sezioni distinte e ben visibili per la prestazione occasionale Inps, dove sarà possibile monitorare il portafoglio virtuale e le ore lavorate. Questo ambiente digitale non è solo un punto di inserimento dati, ma un vero snodo informativo dove scaricare documenti e consultare le guide aggiornate. La transizione verso i voucher di lavoro occasionale del 2026 sarà accompagnata da una messaggistica istantanea e avvisi personalizzati, che guideranno l’utente attraverso il nuovo layout grafico, rendendo immediato il reperimento delle funzioni di pagamento e di consultazione degli estratti conto contributivi.

Accesso degli intermediari alla nuova sezione telematica Inps

Un aspetto cruciale dell’aggiornamento riguarda il potenziamento degli strumenti a disposizione dei professionisti. Il nuovo portale delle prestazioni occasionali introduce, infatti, sezioni specifiche per gli intermediari, ottimizzando la gestione dei flussi per conto di terzi. Nel messaggio 3932 del 24 dicembre 2025, l’Inps spiega che i consulenti del lavoro e gli intermediari abilitati potranno beneficiare di cruscotti di monitoraggio avanzati. Il processo di refactoring permette una sincronizzazione più rapida dei dati e una gestione massiva delle comunicazioni obbligatorie. Questa evoluzione garantisce che l’assistenza fornita ai datori di lavoro sia più precisa e tempestiva, riducendo il rischio di errori formali nella gestione delle prestazioni. L’interfaccia degli intermediari è stata ridisegnata per offrire una visione d’insieme su più posizioni contributive, integrando strumenti di diagnostica che segnalino eventuali anomalie prima della conferma definitiva delle operazioni.

Pagamenti Assegno unico universale: ecco il calendario delle date di tutto il 2026

Le date di pagamento dell’Assegno unico universale 2026 rappresentano un appuntamento fondamentale per milioni di famiglie italiane che beneficiano del sostegno economico per i figli a carico. Con il messaggio numero 3931 del 24 dicembre 2025, l’Inps ha delineato il quadro operativo per il nuovo anno, pubblicando il calendario dei pagamenti e confermando le modalità di erogazione e l’aggiornamento degli importi in base all’inflazione. Lo strumento ha ormai sostituito definitivamente i vecchi assegni familiari per la platea di lavoratori e disoccupati, consolidandosi come unica misura universale. La pianificazione finanziaria domestica dipende strettamente dalla puntualità di questi accrediti, rendendo essenziale la conoscenza in anticipo delle finestre temporali stabilite dall’Inps per evitare incertezze sull’accredito del sostegno.

Pagamento Assegno unico, quali sono le date del 2026?

Pagamenti Assegno unico universale: ecco il calendario delle date di tutto il 2026
Famiglia con bimbi in un prato (Imagoeconomica).

L’Inps ha comunicato il calendario completo dei giorni di pagamento dell’Assegno unico per i figli per tutto l’anno 2026. Le date individuate per gli accrediti seguono una programmazione precisa:

  • 21-22 gennaio;
  • 19-20 febbraio;
  • 19-20 marzo;
  • 20-21 aprile;
  • 20-21 maggio;
  • 18-19 giugno;
  • 20-21 luglio;
  • 18-19 agosto;
  • 21-22 settembre;
  • 21-22 ottobre;
  • 19-20 novembre;
  • 16-17 dicembre.

Gli importi beneficeranno di una rivalutazione dell’1,4 per cento per contrastare l’inflazione. L’aliquota aggiorna anche le fasce dell’Isee ai fini della determinazione dell’importo spettante come indennità per i figli. La soglia massima per ottenere l’assegno pieno (circa 203,81 euro per figlio minore) sale a un Isee famiglia 2026 di 17.468,51 euro, mentre la quota minima di 58,31 euro scatta oltre i 46.582,75 euro. È di fondamentale importanza la presentazione della Documentazione sostitutiva unica (Dsu) entro la fine di febbraio per evitare la diminuzione dell’importo dell’Assegno unico al valore minimo garantito (58,31 euro).

Quando caricano l’assegno unico a gennaio 2026?

Per quanto riguarda la prima mensilità del 2026, la domanda su quando avverranno i pagamenti dell’Assegno unico trova risposta nelle finestre del 21 e 22 gennaio per chi non ha variazioni nel nucleo familiare. Qualora siano state presentate delle nuove domande o modificate le condizioni di accesso alla misura (come la nascita di un figlio), l’accredito avverrà nell’ultima settimana del mese. Questo meccanismo di protezione sociale si inserisce nel contesto della manovra Meloni 2026 che ha confermato il finanziamento strutturale del sostegno nonostante i dibattiti europei. Si ricorda che, per mantenere le agevolazioni familiari, la tempestività nell’aggiornamento dei dati e dell’Isee è l’unico modo per garantire la continuità dei versamenti senza incorrere in interruzioni o ricalcoli a debito. I pagamenti dell’Assegno unico si confermano, anche per il 2026, centrali nelle politiche di welfare dedicate alla natalità e al supporto dei nuclei familiari italiani.

Bonus casa nel 2026: confermato il 50 per cento sulla prima abitazione

La manovra del governo conferma, per tutto il 2026, il bonus sulla prima casa al 50 per cento. Ma, nel nuovo anno, occorrerà fare in fretta. Infatti, sarà più difficile un’ulteriore proroga dell’aliquota di detrazione fiscale e della conferma del tetto di spesa di 96 mila euro anche nel 2027. Proprio il quadro di incertezza sulle aliquote dei bonus edilizi avrebbe prodotto, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore del 28 dicembre, una contrazione degli investimenti di circa 20 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno. La conferma del 50 per cento dell’incentivo sulle ristrutturazioni degli immobili emerge in uno scenario di riduzione delle possibilità di agevolare, dal punto di vista fiscale, i lavori sulla casa. La legge di bilancio 2026, infatti, non ha confermato per il nuovo anno né il Superbonus, né il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Bonus casa nel 2026, cosa prevede la manovra?

Bonus casa nel 2026: confermato il 50 per cento sulla prima abitazione
Lavori di ristrutturazione della prima e seconda casa che si possono eseguire con i bonus edilizi anche nel 2026 (Unsplash).

Ancora 12 mesi di tempo per eseguire lavori di ristrutturazione della prima casa con il bonus del 50 per cento di agevolazione fiscale. Inizialmente sembrava che nel 2026 la percentuale di sconto fiscale sulla prima casa sarebbe dovuta scendere al 36 per cento e quella sulle seconde abitazioni al 30 per cento, con un tetto massimo di spesa dimezzato da 96 mila a 48 mila euro. Invece rimarrà tutto invariato per altri 12 mesi. La legge di Bilancio 2026 ha confermato, infatti, l’aliquota del 50 per cento sui lavori riguardanti le abitazioni principali e del 36 per cento per quelli sulle seconde case. Il recupero dello sconto può continuare ad avvenire mediante la detrazione fiscale in 10 rate annuali. Non è possibile, invece, utilizzare gli strumenti dello sconto in fattura e della cessione dei crediti d’imposta.

Quali sono i lavori di ristrutturazione che si possono effettuare nel 2026 con lo sconto?

I lavori agevolati dallo sconto fiscale del 50 e del 36 per cento, rispettivamente sulla prima e sulla seconda casa, sono quelli elencati all’articolo 16 bis del Testo unico delle imposte sui redditi. Nel dettaglio, si possono effettuare lavori di:

  • manutenzione ordinaria;
  • manutenzione straordinaria, restauro, ristrutturazione e risanamento conservativo;
  • ricostruzione del proprio immobile danneggiato da eventi sismici;
  • abbattimento delle barriere architettoniche seguendo lo schema degli interventi ammessi del decreto ministeriale 236 del 1989;
  • interventi di prevenzione contro il rischio di illeciti commessi da terzi, come per esempio la porta blindata;
  • lavori di risparmio energetico e di bonifica dall’amianto;
  • messa a norma di fabbricati e lavori per evitare gli infortuni domestici;
  • sostituzione del gruppo elettrogeno.

Dichiarazione dei redditi, disponibili le bozze del 730 e degli altri modelli: ecco cosa cambia nel 2026

L’Agenzia delle entrate comunica che sono disponibili le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026, comprendenti il 730, il Modello Redditi, la Certificazione unica, il 770, l’Iva e l’Irap. Tutti i moduli sono liberamente consultabili sul portale dell’amministrazione finanziaria al fine di verificare cosa cambia rispetto alle dichiarazione dei redditi del 2025. La prima novità riguarda i lavoratori con redditi fino a 20 mila euro o tra 20 mila e 40 mila euro: per questi contribuenti sono previsti dei benefici. Inoltre, sono presenti i campi relativi alla detassazione delle somme erogate per i canoni di locazione ai lavoratori neoassunti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il riordino delle detrazioni d’imposta. Ecco, quindi, quali sono le novità che si possono trovare nelle bozze dei nuovi modelli di dichiarazione del 2026.

Bozze modelli dichiarazione redditi 2026, quali variazioni nel 730

Dichiarazione dei redditi, disponibili le bozze del 730 e degli altri modelli: ecco cosa cambia nel 2026
Modelli 730 (Imagoeconomica).

Con un comunicato stampa, l’Agenzia delle entrate ha reso noto che tutti gli interessati possono visualizzare le bozze dei nuovi modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026. Online, infatti, si possono reperire i nuovi modelli 730, 770 e Redditi, la Certificazione unica, l’Iva e l’Irap. Le novità inserite nei modelli ricalcano i cambiamenti avvenuti nella normativa fiscale. Tra quelli più evidenti, si riconosce la somma variabile fino a 960 euro, al di fuori della base imponibile, per i lavoratori con redditi non eccedenti l’importo di 20 mila euro. Inoltre, si prevede la nuova detrazione dell’imposta lorda per i lavoratori con contratto alle dipendenze, i cui redditi siano compresi tra 20 mila e 40 mila euro.

Quali novità sulle detrazioni del 2026?

Trovano spazio, altresì, anche le somme che i datori di lavori abbiano anticipato o rimborsato entro la soglia annua di 5 mila euro al fine di pagare i canoni di affitto e le spese di manutenzione riguardanti gli immobili presi in locazione dai lavoratori neo-assunti, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, durante l’anno 2025. Ulteriori cambiamenti riguardano le detrazioni per i figli e per gli altri componenti a carico della famiglia, nonché il riordino delle detrazioni di imposta.

Dove trovare le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi 2026?

Contribuenti, imprese e centri di assistenza fiscale possono prendere visione anche degli altri modelli riguardanti il Reddito delle Persone Fisiche, Imprenditori, professionisti, società ed enti. Per questi moduli le novità riguardano, essenzialmente, coloro che abbiano aderito nel 2025 al concordato preventivo biennale. Altri cambiamenti riguardano la riduzione dell’Ires dal 24 al 20 per cento e le novità nei quadri VE e VJ, ST, SV e SX dei modelli Iva e 770. Per reperire le bozze dei modelli è necessario collegarsi al portale dell’Agenzia delle entrate e seguire il percorso: Home > Strumenti > Modelli > Modelli in bozza.

Record storico per l’oro: “colpa” dello scontro Usa-Venezuela

L’oro ha superato i 4.500 dollari l’oncia, toccando un nuovo record storico. È “colpa” delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. A pesare anche le attese di un nuovo taglio dei tassi Usa. Il rialzo su base annua per l’oro è stato quasi del 70 per cento. L’argento, invece, si è stabilizzato a 71,95 dollari l’oncia con un progresso del 150 per cento. Si tratta per entrambi del maggior rialzo annuo dal 1979.