La grottesca Coppa d’Africa e i dubbi sul Marocco: saprà organizzare il Mondiale?

Cose mai viste. La finale della 35esima edizione della Coppa d’Africa, giocata tra i padroni di casa del Marocco e il Senegal a Rabat, ha messo in scena una serie di circostanze grottesche, scatenate dopo il novantesimo minuto. Quando, anziché veder scattare il tempo di recupero, è stata inaugurata una fase di tempo isterico. Breve sintesi: gol annullato alla squadra ospite per un fallo in attacco, fischiato con adozione di parametri sul contatto fisico che potrebbero valere per il tennis o la pallavolo; rigore concesso alla squadra di casa per una scorrettezza (?) captata dal Var con la bacchetta del rabdomante; l’uscita dal campo della squadra ospite per proteste e il successivo lungo mercanteggiamento per convincerla a rientrare in campo; l’errore dal dischetto di Brahim Diaz, commesso in un modo che ha scatenato sul web le peggiori dietrologie; e infine, l’imbarazzante momento della premiazione, coi potenti del calcio e della politica che facevano a gara a chi non consegnava il trofeo al Senegal. Il giorno dopo, l’appendice polemica con strascichi legali: il Marocco ha annunciato l’intenzione di fare ricorso dopo il ritiro del Senegal, che avrebbe «avuto un impatto sulla partita».

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Un’organizzazione scadente, a tratti disastrosa

È stato il degno epilogo di una manifestazione organizzata in modo scadente, con passaggi persino disastrosi. E mentre in queste ore si vive lo scambio di accuse, possono già essere indicati i colpevoli di una débâcle assurda: gli organizzatori, a tutti i livelli. Partendo dal Marocco, Paese ospitante che fra quattro anni ospiterà il Mondiale, fino alla Fifa dell’impresentabile Gianni Infantino.

Rovinato un buon livello tecnico della competizione

La cosa peggiore di tutto ciò è che è stato rovinato un torneo dal livello tecnico molto elevato. Sui campi da gioco è stata una bellissima Coppa d’Africa, da cui giunge conferma che il calcio continentale ha raggiunto finalmente una soglia di maturità vera. E la finale fra Marocco e Senegal, fino a che non è scattata la follia post-90’, è stata equilibrata e ben giocata.

Spalti vuoti e tifosi rimasti fuori a caccia del biglietto

Purtroppo le note positive finiscono qui. Perché fuori dal campo la Coppa d’Africa è stata un disastro. A partire dallo sconcertante spettacolo degli spalti vuoti. Un panorama indegno di un campionato continentale per squadre nazionali. Si sono verificate scene incomprensibili, come quelle che hanno visto migliaia di tifosi algerini fuori dagli impianti a caccia di biglietti, mentre all’interno i settori erano vuoti nonostante risultassero esauriti. Il caso si è ripetuto con altre tifoserie e chiama in causa il sistema di vendita dei tagliandi. Che evidentemente è andato in tilt.

Pessimo messaggio, come al Mondiale Fifa per club dell’estate 2025

Su questo aspetto si è innescato uno scaricabarile fra gli organizzatori locali e la confederazione africana (Caf). Secondo i marocchini, l’organizzazione della manifestazione è della Caf e per questo loro declinano ogni responsabilità. Rimane il pessimo messaggio, in linea con quanto è già successo e continua a succedere a margine di altre grandi manifestazioni internazionali sotto egida Fifa. Se n’è avuta una prima dimostrazione in occasione del Mondiale Fifa per club dell’estate 2025, quando fu quasi necessario chiamare i buttadentro per evitare scenari di spalti deserti.

La grottesca Coppa d’Africa e i dubbi sul Marocco: saprà organizzare il Mondiale?
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La grottesca Coppa d’Africa e i dubbi sul Marocco: saprà organizzare il Mondiale?

Infantino già rivendica successi surreali per il Mondiale 2026

Il seguito si avrà col Mondiale di Canada-Messico-Usa dell’estate 2026, già segnati dalle polemiche sul costo esorbitante dei biglietti. È una tendenza pericolosa che si sta strutturando, senza che si riesca ad approntare una contromisura. Anzi, il presidente della Fifa Infantino rivendica successi surreali. Come le 150 milioni di richieste di prenotazioni per i biglietti delle gare, presentate come un record assoluto. Bella forza: il Mondiale 2026 è il primo segnato dal passaggio da 32 a 48 squadre. Il record era nei fatti, non c’è nulla di cui vantarsi.

Fra quattro anni la prima edizione intercontinentale della Coppa del mondo

Per questa edizione della Coppa d’Africa il Marocco ha potuto giocarsi l’alibi dell’organizzazione da imputare alla confederazione africana. Non una grande dimostrazione di coraggio e responsabilità, per un Paese che fra quattro anni ospiterà la prima edizione intercontinentale del Mondiale. Nel 2030 la manifestazione si terrà infatti in Marocco, Portogallo e Spagna, con singole partite giocate in Argentina, Paraguay e Uruguay (altra megalomania di Infantino).

Giudizio pesantemente negativo sulle capacità del Marocco

Ne consegue che, se questa edizione della Coppa d’Africa doveva essere un test per le capacità organizzative del Marocco, il giudizio è pesantemente negativo. Certo, mancano quattro anni all’appuntamento. Ma bisognerà fare parecchi passi avanti per essere all’altezza di una sfida così gravosa. Soprattutto bisognerà evitare che si ripetano scene come quelle di cui si è lamentata la federazione senegalese.

Sicurezza, alberghi, campi d’allenamento: tante polemiche

Il trattamento riservato all’avversaria del Marocco in finale è stato pessimo. I calciatori del Senegal sono arrivati a Rabat in treno e non hanno trovato nessuna misura di sicurezza ad accoglierli: sul web girano filmati che li ritraggono mentre si mescolano coi viaggiatori in stazione, con ovvi rischi per la loro incolumità. Inoltre anche la sistemazione alberghiera e la messa a disposizione della struttura di allenamento sono state oggetto di polemica.

Re Mohammed VI del Marocco è uno dei potenti emergenti del calcio globale

Tutto quanto è avvenuto sotto l’occhio inerte di Fifa e Caf. Per ovvi motivi: re Mohammed VI del Marocco è visto come uno dei potenti emergenti del calcio globale. Trattato in modo estremamente riverente da Infantino, che per gli autocrati ha una passione speciale. I toni duri che, nelle scorse ore, il presidente Fifa ha riservato al Senegal non verrebbero replicati nei confronti del Marocco. Potete starne certi.

La grottesca Coppa d’Africa e i dubbi sul Marocco: saprà organizzare il Mondiale?
Re Mohammed VI del Marocco (foto Ansa).

Motsepe, il controverso miliardario a capo della Caf

Non meno meschina la figura rimediata da Patrice Motsepe, presidente della Caf. Sudafricano, imprenditore minerario, passato alla storia per essere stato il primo africano di pelle nera a entrare nella lista mondiale dei miliardari stilata da Forbes, Motsepe è una creatura di Infantino. Nel 2021 accettò quasi obtorto collo di essere eletto come presidente della confederazione africana (Infantino aveva fatto in modo che tutti i concorrenti lasciassero la competizione), annunciando che avrebbe svolto soltanto un mandato. Ovviamente, quando nel 2025 quel mandato è scaduto, Motsepe si è ripresentato e adesso è sempre lì. Ha capito anche lui la forza del calcio come strumento politico.

Il suo agire presidenziale consiste principalmente nell’applicare gli indirizzi dettati da Infantino. Fra questi, la decisione di allungare da due a quattro anni il lasso di tempo fra un’edizione e l’altra della Coppa d’Africa. Una mossa fatta in applicazione della volontà di Infantino di dare sempre meno spazio alle competizioni continentali. Dal 2028 (ultima edizione segnata dalla cadenza biennale) si cambia scadenze. Una mossa che ha fatto infuriare molte federazioni nazionali africane. Motsepe tira dritto, convinto di agire per il bene del calcio. Ma dopo la figuraccia di domenica, qualche dubbio sul suo modo di gestire (per altri) il potere dovrà pur sorgergli.

Brahim Diaz dopo l’errore dal dischetto in Coppa d’Africa: «Mi fa male l’anima»

Brahim Diaz rompe il silenzio dopo il clamoroso errore dal dischetto, costato al suo Marocco la Coppa d’Africa nella caotica finale contro il Senegal. Il numero 10 dei Leoni dell’Atlante, accusato addirittura di aver sbagliato di proposito, ha sfogato la sua frustrazione con un breve e commosso post sui social. «Mi fa male l’anima», ha esordito l’ex Milan. «Ho sognato questo titolo per tutto l’amore che mi avete dato, per ogni messaggio, ogni dimostrazione di sostegno che mi ha fatto sentire come se non fossi solo. Ieri ho fallito, me ne assumo la piena responsabilità e chiedo scusa dal profondo del mio cuore». Il 26enne nato a Malaga, che ha scelto di giocare con il Marocco per onorare le origini del padre, ha poi descritto il momento difficile: «Sarà difficile per me rialzarmi, questa ferita non guarisce facilmente, ma ci proverò. Non per me, ma per il bene di tutti quelli che hanno creduto in me, e per tutti quelli che hanno sofferto con me. Continuerò ad andare avanti finché un giorno potrò ricambiare questo amore ed essere orgoglioso del popolo marocchino».

Cristiano Ronaldo vince in tribunale contro la Juventus

Il giudice del lavoro di Torino Gian Luca Robaldo ha respinto il ricorso della Juventus contro il lodo arbitrale emesso nel 2024 che aveva obbligato il club bianconero a pagare 9,8 milioni di euro (più gli interessi per un totale di 11) di arretrati a Cristiano Ronaldo, stipendi risalenti al periodo del Covid.

I milioni contesi: cosa era successo

Durante l’emergenza-pandemia, la Juventus aveva raggiunto un accordo con i suoi tesserati per la rinuncia di alcune mensilità sullo stipendio: con CR7 era stato pattuito un pagamento posticipato di 19,5 milioni di euro sull’ingaggio lordo. La somma non era né stata iscritta a bilancio, né versata al calciatore dopo la cessione al Manchester United, avvenuta nell’estate del 2021. A settembre del 2023, Cristiano Ronaldo aveva perciò citato in giudizio il club: il Collegio arbitrale, stabilendo che non ci sarebbe stata la volontà di ingannare il giocatore, stabilì come cifra dovuta 9,8 milioni, ovvero la metà. A quel punto la Juventus aveva fatto ricorso, che è stato adesso respinto.

Coppa d’Africa, Brahim Diaz e i dubbi sul rigore sbagliato di proposito in Marocco-Senegal

La verità la sa solamente lui e chissà se deciderà mai di raccontarla al mondo. Sta di fatto che Brahim Diaz, per il momento, si è chiuso in silenzio anche sui social. L’ex numero 10 del Milan, oggi al Real Madrid e pilastro del Marocco, ha fallito all’ultimo secondo della Coppa d’Africa un calcio di rigore che avrebbe consegnato il trofeo alla sua Nazionale, permettendo di spezzare una maledizione lunga 50 anni. Invece il suo cucchiaio, comodamente parato dal portiere del Senegal Edouard Mendy, ha dato ai Leoni della Teranga la possibilità di giocarsela, e poi vincerla, ai supplementari. Fin qui tutto normale, come è accaduto e forse accadrà altre volte nella storia del calcio, se non fosse che prima di quel penalty a Rabat si è assistito a una serata di straordinaria follia: 20 minuti in cui a perdere è stato solamente il calcio. Facciamo un passo indietro.

Coppa d’Africa, Brahim Diaz e i dubbi sul rigore sbagliato di proposito in Marocco-Senegal
Sadio Mane festeggia con la Coppa d’Africa 2025 (Ansa).

Senegal-Marocco: i 20 minuti di follia nella finale di Coppa d’Africa

Minuti di recupero della finale di Coppa d’Africa, Senegal e Marocco sono inchiodate sullo 0-0. Tutto lascia pensare ai tempi supplementari, quando il fischietto congolese Jean Jaques Ngambo Ndala, negli otto minuti di recupero, scatena il caos per un arbitraggio molto rivedibile. Al 91’ annulla un gol regolare ai Leoni della Teranga per una spinta – molto leggera – di Ismaila Sarr. Passano soltanto pochi secondi e viene richiamato al Var per assegnare un rigore inesistente ai padroni di casa per una trattenuta – ancora una volta, molto leggera – su Brahim Diaz. Da qui, scoppia l’inferno. Risse tra giocatori, tafferugli sugli spalti e invasione di campo da parte di alcuni tifosi del Senegal. Poi accade qualcosa di imprevedibile: il tecnico dei senegalesi Pape Thiaw invita i suoi a lasciare il campo in segno di protesta.

Escono tutti, tranne Sadio Mané, bandiera della squadra, che ha più testa degli altri. Sa benissimo che in caso di abbandono della finale, il Senegal avrebbe rischiato una squalifica di due anni, tanto da perdere anche il Mondiale 2026. L’ex Liverpool chiama i suoi a raccolta, li fa ragionare e tornare in campo per giocarsela fino alla fine. Sul dischetto, al 24’ minuto di recupero, va Brahim Diaz, fin lì protagonista di una serata molto distante dalle sfavillanti prove dei match precedenti. Il madridista, ex Milan, sceglie di calciare con un telefonato cucchiaio: il portiere Mendy resta fermo, ringrazia e tiene in vita i suoi. Che nei supplementari andranno a vincerla con una fucilata sotto l’incrocio dei pali di Pape Gueye, centrocampista del Villareal. Per Brahim, sostituito quattro minuti dopo la rete, una serata da incubo su cui subito dopo si alza una bufera: ha sbagliato di proposito?

Il presunto accordo con Mané per salvare la Coppa d’Africa

Sono in tanti a pensare che l’ex rossonero – che ha scelto il Marocco e non la Spagna per onorare le origini di suo padre – lo abbia fatto apposta. «Ha sacrificato sé stesso per salvare la Coppa d’Africa», scrivono in tanti sui social. Le telecamere lo hanno inquadrato mentre parlava al centro del campo con i compagni, coprendosi la bocca con la mano. Un’immagine che ha alimentato le indiscrezioni di un possibile accordo fra l’ex rossonero e il senegalese Mané: far rientrare il Senegal, salvando così la reputazione del torneo, e sbagliare il rigore di proposito. Ad appoggiare questa tesi, si racconta, una riunione del Marocco a centrocampo prima del tiro e la non esultanza dei giocatori del Senegal sulla parata di Mendy. Diaz tuttavia chiude con gli occhi lucidi tra lacrime e pioggia, secondo alcuni anche insultato dai suoi stessi compagni, inconsolabile anche mentre ritira il premio di capocannoniere del torneo

Playoff Conference League, il sorteggio: l’avversaria della Fiorentina

Sorteggiati a Nyon, in Svizzera, gli accoppiamenti per i playoff di Conference League. In campo anche la Fiorentina di Paolo Vanoli, che ha pagato una fase campionato molto negativa soprattutto nella seconda parte con tre sconfitte nelle ultime quattro partite. Giunta al 15esimo posto in classifica, la Viola affronterà i polacchi dello Jagiellonia, che hanno chiuso a pari punti (nove) ma con una differenza reti peggiore. L’andata si giocherà il 19 febbraio allo stadio municipale di Bialystok, mentre il ritorno sarà al Franchi di Firenze dopo una settimana esatta, giovedì 26 febbraio. In caso di passaggio del turno, per Moise Kean e compagni ci sarà il difficile confronto con una fra Strasburgo e Rakow, qualificatesi rispettivamente al primo e al secondo posto della fase campionato.

Playoff Conference League, il sorteggio: l’avversaria della Fiorentina
L’allenatore della Fiorentina Paolo Vanoli (Ansa).

Conference League, i playoff: tutti gli accoppiamenti

Sigma Olomuc – Losanna

Zrinjski – Crystal Palace

Kups – Lech Poznan

Shkhendija – Samsunspor

Noah – AZ Alkmaar

Drita – Celje

Jagiellonia – Fiorentina

Omonia – Rijeka

Pirateria, scontro Cloudfare-Serie A dopo la multa di Agcom

Lo scontro tra la Lega Serie A e Cloudfare si è acceso. Il colosso del web è stato multato dall’Agcom per 14 milioni di euro a causa di ordini non rispettati nel contrasto alla diffusione di contenuti pirata online. Una vicenda che ha portato il ceo di Cloudfare, Matthew Prince, a ipotizzare lo stop a possibili investimenti sul mercato italiano, con un occhio alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Ma la risposta non si è fatta attendere ed arrivata dall’amministratore delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo.

De Siervo: «Nessuno è sopra le leggi»

De Siervo ai microfoni del Sole 24 ore ha spiegato: «Ho visto solo molta aggressività e un senso di superiorità rispetto a un sistema di regole europee. Nessuna azienda può pensare di essere al di sopra delle leggi. Quando si parla di infrastrutture digitali si tende a confondere il ruolo neutrale della tecnologia con l’uso che se ne fa. Qui non si chiede a nessuno di censurare contenuti, ma semplicemente di impedire che determinate infrastrutture tecniche siano utilizzate per consentire o facilitare attività illegali. Evocare ritorsioni o vendette non aiuta il confronto, anzi dà la misura di un approccio arrogante».

La pirateria «vale miliardi di dollari»

E ancora: «La pirateria online è un’industria che vale miliardi di dollari. Contrastarla non ha nulla a che vedere con la libertà di parola o con questioni geopolitiche: riguarda solo profitti enormi costruiti sull’illegalità. Come prova la piena collaborazione di molti altri fornitori di infrastrutture, bloccare i flussi illegali in modo rapido e mirato è possibile. Serve però collaborazione». Infine ha parlato di chi ha utilizzato le piattaforme illegali, il cosiddetto pezzotto: «Stiamo inviando oltre duemila lettere in cui chiediamo mille euro a chi è stato identificato dalla Guardia di Finanza come utilizzatore di piattaforme illegali. Lo riteniamo un passaggio necessario per far capire che non esistono più zone grigie. C’è ancora l’illusione di essere invisibili, ma ogni violazione digitale lascia tracce precise e indelebili».

Fabio Paratici nuovo DS della Fiorentina

Fabio Paratici è ufficialmente il nuovo DS della Fiorentina. Lo ha comunicato il club in una nota, annunciandone la nomina. Nel comunicato si legge: «ACF Fiorentina è lieta di comunicare che Fabio Paratici, a partire dal 4 febbraio 2026, assumerà l’incarico di Direttore Sportivo della Fiorentina». L’ex direttore sportivo della Juventus, quindi, concluderà la finestra di mercato invernale al Tottenham prima di tornare in Italia. La società ha anche riportato una dichiarazioni del Ceo Vinai Venkatesham: «Abbiamo concordato che Fabio farà ritorno in Italia al termine della finestra di mercato di gennaio, in linea con il suo desiderio di tornare a casa. Ringraziamo Fabio per il contributo dato al Club e gli auguriamo il meglio per il futuro».

Paratici tornato al Tottenham dopo la squalifica

Il dirigente era tornato al Tottenham, squadra per cui aveva già lavorato in passato, nel luglio scorso. Paratici è stato fermo dal gennaio 2023 quando la Figc lo ha squalificato per 30 mesi per la vicenda delle plusvalenze relativa al club bianconero. Per due anni e mezzo, quindi, non ha potuto ricoprire alcun ruolo ufficiale nel mondo del calcio poiché la squalifica è stata estesa a livello mondiale dalla FIFA.

Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid

Gedda fatale per Xabi Alonso. Dopo il ko del Real Madrid nella finale di Supercoppa spagnola contro il Barcellona, l’ex centrocampista non è più l’allenatore delle merengues. Il club ha ufficializzato la fine del rapporto con il tecnico spagnolo attraverso un comunicato, precisando che la separazione avviene «di comune accordo». Nella nota del club si sottolinea che «Xabi Alonso avrà sempre l’affetto e l’ammirazione di tutto il madridismo, perché è una leggenda del Real Madrid e ha rappresentato in ogni momento i valori del nostro club». Il tecnico rinuncia al contratto triennale stipulato con la squadra. A guidare la squadra, almeno momentaneamente, sarà Álvaro Arbeloa, fino a oggi alla guida del Castilla e con una carriera da allenatore interamente dedicata al settore giovanile del club dal 2020.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi

Un’umiliazione. Per i tifosi dello Strasburgo non è una novità sentirsi trattati come una seconda scelta. Il loro club si è ritrovato dentro un portafoglio di multiproprietà calcistica, quello della BlueCo controllato dal magnate statunitense Todd Boehly. Per il momento quel portafoglio comprende soltanto un’altra società, che però vale per 10: il Chelsea. Inevitabile che lo Strasburgo venga messo in subordine nella gestione fatta dalla cabina di comando. Ma proprio questo è il punto sul quale i tifosi della squadra alsaziana prendono cappello: chi ha stabilito che questa cosa qui è “inevitabile”?

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Il proprietario del Chelsea e magnate americano Todd Boehly (foto Ansa).

Lo Strasburgo considerato dalla proprietà solo una seconda scelta

Di sicuro non lo è il fatto di essere trattati come la formazione B degli inglesi, un bacino cui attingere alla bisogna. Per questo la scelta di spostare da Strasburgo a Londra il tecnico Liam Rosenior, a campionati in corso, ha riportato sul livello massimo il termometro del malcontento. Dovendo sostituire l’esonerato Enzo Maresca sulla panchina del Chelsea, la multiproprietà ha optato per quella che dal suo punto di vista è una soluzione interna. E che invece, dalla parte della tifoseria dello Strasburgo, è l’ennesima dimostrazione dello statuto da seconda scelta. Per loro questa situazione non sarebbe mai dovuta esistere. Allo stadio della Meinau sono regolarmente presenti striscioni contro BlueCo e il principio della multiproprietà. Una contestazione che non ha mai smesso di animarsi: cambiano solo i toni e l’intensità.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Liam Rosenior, nuovo allenatore del Chelsea (foto Ansa).

Il caso del club alsaziano è emblematico. Ma non isolato. Gli esperimenti di multiproprietà di club attecchiscono a ogni latitudine e le istituzioni calcistiche internazionali hanno ormai rinunciato ad andare oltre un contrasto di pura maniera. Ma il definitivo via libera non coincide con la rimozione di tutte le criticità. Ne sanno qualcosa i signori del City Football Group (Cfg), che hanno realizzato il modello fin qui più celebrato e imitato.

La contestazione dei tifosi del Troyes al City Football Group

Testa ad Abu Dhabi e cuore a Manchester (sponda City), il gruppo ha collezionato proprietà calcistiche in giro per il globo, acquisendo anche il Palermo. Ma la narrazione della formula vincente ha cominciato a trovare le sue confutazioni. E ancora una volta le contestazioni sono giunte dalla Francia. A maggio 2024 i tifosi del Troyes, club annesso alla multiproprietà emiratina, hanno fortemente contestato il Cfg in occasione della gara casalinga contro il Valenciennes, che ne decretava la quasi retrocessione. In quella circostanza, dalla curva, è partita una sequenza di fumogeni che ha costretto l’arbitro a sospendere la partita.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’allenatore del Manchester City Pep Guardiola (foto Ansa).

Un’altra battuta d’arresto è giunta dalla filiale indiana, il Mumbai City. Il mancato sviluppo della Indian Super League ha costretto il Cfg a ritirare l’investimento. Nessuno è infallibile. Se poi evitasse di provarci, sarebbe anche meglio.

Il progetto di 777 Partners e il crollo un pezzo dopo l’altro

Anche in Italia abbiamo sperimentato le multiproprietà internazionali. Con risultati anche poco commendevoli, come nel caso del 777 Partners, ex proprietario del Genoa. Il fondo d’investimento con sede a Miami aveva creato un portafoglio di club che comprendeva Hertha Berlino, Standard Liegi, Botafogo e Red Star Paris, oltre a fare un tentativo di scalata al Siviglia. I signori di 777 avevano provato il colpaccio puntando l’Everton in Premier League. Ma già il progetto si sfaldava un pezzo dopo l’altro, man mano che dagli Usa si sommavano le notizie sulle disavventure finanziarie del gruppo.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’ex proprietà del Genoa 777 partners con Alberto Zangrillo, che era presidente del club, nel 2021 (foto Ansa).

Ancora una volta, sul versante francese non è stato necessario attendere i mala tempora per prendere posizione contro la multiproprietà. I tifosi del Red Star, squadra di fortissima cultura operaia, hanno contestato immediatamente il passaggio del loro club sotto il controllo di un soggetto che vedevano interessato a fare nient’altro che speculazione. Avevano visto lunghissimo. Pensa te, questi francesi.

Multiproprietà all’italiana, gli esempi caserecci di Lotito e De Laurentiis

Sono numerosi altri i casi di multiproprietà in giro per il mondo del calcio. In Italia abbiamo avuto delle versioni caserecce, abbastanza tristi. C’è stato il caso di Claudio Lotito, patron sia della Lazio sia della Salernitana. E ricordiamo tutti l’imbarazzo di quella stagione in cui entrambe si ritrovarono in Serie A, prima che il club granata venisse venduto. La storia si è ripetuta con Napoli e Bari, entrambe sotto il controllo della famiglia De Laurentiis. Risultato: il Napoli è decollato, il Bari è inchiodato in B e cara grazia che non sprofondi di sotto. I tifosi di Salernitana e Bari lo sanno bene cosa significhi essere “l’altra squadra” in un sistema di multiproprietà…

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito in una foto del 2014 (Imagoeconomica).

I Mondiali di calcio su TikTok: c’è l’accordo con la Fifa

Svolta nella copertura digitale dei Mondiali di calcio. Per l’edizione 2026, che scatterà l’11 giugno in Messico, Canada e Usa, la Fifa ha stretto un accordo strategico con TikTok, che diventa la Preferred Platform dell’evento con l’intento di aumentarne l’accessibilità. Riconoscendo al social di ByteDance un ruolo centrale e di primo piano nella produzione e nella distribuzione di contenuti legati al torneo più importante per nazioni. Una mossa già vista con il Campionato mondiale femminile che nel 2023 ha generato decine di miliardi di interazioni. «Con la crescita e l’evoluzione del calcio, che unisce un numero sempre maggiore di persone, dovrebbe evolversi anche il modo in cui viene condiviso e promosso», ha spiegato Mattias Grafström, segretario generale della FIFA, che ha presentato una «collaborazione innovativa e creativa che collegherà un numero sempre maggiore di tifosi in tutto il mondo in modi senza precedenti».

I Mondiali di calcio su TikTok: c’è l’accordo con la Fifa
La Coppa del mondo di calcio Fifa (Ansa).

Accordo Fifa-TikTok per i Mondiali di calcio: i dettagli della partnership

L’accordo tra la Fifa e TikTok, come si legge in un comunicato ufficiale della federazione calcistica, mira a migliorare «l’accesso, le opportunità e la promozione di contenuti originali per i fan» al fine di aumentare l’interazione e l’engagement della community internazionale. La partnership durerà anche dopo la conclusione dei Mondiali, estendendosi fino al termine del 2026. L’aspetto forse più degno di nota è il fatto che i media partner della Coppa del mondo di calcio maschile potranno non solo pubblicare contenuti personalizzati sulla piattaforma di TikTok, ma in alcuni casi trasmettere «in diretta streaming parti di partite». La Fifa non ha rilasciato ulteriori dettagli, pertanto non è chiaro a quanto ammonterà effettivamente la sezione di un match, se ristretta a pochi minuti oppure magari a un tempo oppure ancora se riguarderà il fischio d’inizio o i minuti di recupero.

Le emittenti potranno inoltre monetizzare la propria copertura dei Mondiali 2026 con le soluzioni pubblicitarie premium di TikTok. Altro aspetto fondamentale della partnership del social con la Fifa è l’adozione di «politiche antipirateria in supporto e a tutela della proprietà intellettuale della Fifa» stessa. Il social si impegnerà infatti a proteggere i contenuti della Coppa del mondo affinché nessuno possa caricare nemmeno un minuto di partita in maniera illegale. L’accordo include inoltre un solido programma per i creator: un gruppo selezionato, di cui non ci sono tuttavia dettagli, potrà accedere a contenuti dietro le quinte e persino conferenze stampa dei ct e allenamenti delle squadre, mentre un gruppo più ampio potrà «utilizzare e co-creare filmati d’archivio della Fifa».

Accordo con la Fifa per la Coppa del Mondo: il commento di TikTok

«Il calcio ha registrato una crescita esponenziale a livello globale su TikTok negli ultimi anni e, in qualità di piattaforma preferita della Fifa, non vediamo l’ora che i fan possano vivere i Mondiali oltre i 90 minuti, con contenuti esclusivi e un accesso senza precedenti», ha spiegato in una nota stampa James Stafford, Global Head of Content di TikTok. «Il GamePlan trasforma il tifo in risultati aziendali misurabili per i nostri partner sportivi. I tifosi hanno il 42 per cento di probabilità in più di sintonizzarsi sulle partite in diretta dopo aver guardato contenuti sportivi su TikTok». L’intento della Fifa è chiaro: raggiungere la Gen Z, da sempre più incline a contenuti brevi e immediati.

L’Inter dice sì a Coca-Cola: è un nuovo sponsor nerazzurro

L’Inter e Coca-Cola hanno raggiunto un accordo di sponsorizzazione triennale che renderà il colosso delle bevande nuovo Official Soft Drink Partner. Nella trattativa è stato inserito anche il brand Powerade, che fa parte del gruppo, come Official Sports Drink Partner. L’accordo prevede l’esclusività e una serie di attività di branding che riguarderanno la prima squadra maschile, l’Inter Women e l’Inter U23. Il logo Coca-Cola sarà visibile durante le partite casalinghe a San Siro e le bevande vendute sugli spalti e nelle aree hospitality, oltre ad avere l’esclusiva nei bar e nei punti di ristoro.

Coca-Cola: «Inter società storica»

Paola Donelli, Marketing Director di Coca-Cola Italia, ha spiegato: «La collaborazione con l’Inter, una delle società storiche della Serie A, conferma il nostro impegno nel sostenere lo sport e nel promuovere valori positivi come passione, dedizione e gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per entrare in contatto con i tifosi, creare esperienze memorabili e condividere le emozioni che solo il calcio sa regalare».

Il club: «Felici dell’accordo»

E così ha parlato Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer nerazzurro: «Siamo felici di annunciare questo accordo con Coca-Cola, un brand globale amatissimo e da sempre vicino al mondo dello sport. Collaborare con un marchio di questa rilevanza ci consentirà di rafforzare il nostro percorso di crescita e di offrire ai tifosi nuove opportunità per arricchire l’esperienza nerazzurra, sia nelle giornate di gara sia nella vita quotidiana».

«Gli arbitri sono una mafia»: il duro attacco di Fabio Capello

Le parole di Fabio Capello al quotidiano spagnolo Marca sono destinate a far discutere. In un’intervista, l’ex allenatore di Milan, Roma, Juve e Real Madrid, solo per citare alcune big allenate, ha attaccato frontalmente il sistema arbitrale. E lo ha fatto con parole dure: «Il Var? Una casta chiusa. Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono contare sugli ex giocatori per il Var, gente che conosce i movimenti del calcio, il gesto che fa un giocatore per fermarsi o aiutarsi. Spesso prendono decisioni non corrette perché non hanno giocato. Un giocatore viene toccato in faccia, si butta e fischiano. Ma perché fischi? Mi fa impazzire questa cosa».

Capello su Calciopoli

Capello si è poi concentrato su due casi importanti in Liga e Serie A. Il primo è quello legato all’indagine sui pagamenti del Barcellona a José María Enríquez Negreira, ex vicepresidente degli arbitri in Spagna. Il secondo, ovviamente, Calciopoli. Capello ha prima parlato del suo Real Madrid, in quegli anni: «Che vuoi che ti dica? Hanno provato a fermarci ma non ci sono riusciti. Abbiamo vinto contro tutti! Se pensi che vincere abbia sempre valore, dopo questo ne ha ancora di più». E poi della Juventus: «Non ha pagato, eppure la squadra è stata mandata in Serie B. In Spagna con questa storia di Negreira non è successo nulla. In Italia agiamo».

Il fondo PIF vuole cedere l’Al Hilal di Simone Inzaghi

Il fondo sovrano saudita PIF sembra vicino alla cessione della sua quota all’interno dell’Al Hilal, il club guidato oggi da Simone Inzaghi. Già negli ultimi mesi del 2025 i media locali hanno parlato di un forte interesse da parte del principe Alwaleed bin Talal, imprenditore, dirigente e multimiliardario, attualmente presidente e amministratore delegato della Kingdom Holding Company. La trattativa tra il fondo, che detiene il 75 per cento dell’Al Hilal, e la società è in corso. Il restante 25 per cento, come spiegato da Calcio e Finanza, è attualmente nelle mani di un’organizzazione non profit che da tempo riceve finanziamenti dallo stesso principe. PIF potrebbe allentare i propri investimenti in Arabia Saudita per dare spazio a investitori privati, nazionali o stranieri. Per questo nel 2026 potrebbero aprirsi nuove strade per le cessioni anche degli altri club di cui è azionista di maggioranza. Sono l’Al Nassr, l’Al Ittihad e l’Al Ahli.

Juventus, Ottolini è ufficialmente il nuovo ds

Mancava solo l’ufficialità: dal 1° gennaio 2026 Marco Ottolini è il nuovo direttore sportivo della Juventus. La sua attività si svolgerà alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato Damien Comolli e in coordinamento con le principali figure dell’area tecnica, a partire dal responsabile delle strategie del club Giorgio Chiellini, passando per il direttore tecnico François Modesto. Per Ottolini si tratta di un ritorno a Torino: tra il 2018 e il 2021 aveva già fatto parte della struttura bianconera, inizialmente come osservatore e successivamente con il ruolo di responsabile dei calciatori in prestito e del progetto Club 15.

Serie A, il designatore Rocchi risponde alle polemiche

Il 2025 della Serie A si sta chiudendo all’insegna delle polemiche. Lo scontro tra la Lazio e gli arbitri dopo la lettera inviata dalla società alla Lega Serie A per protestare contro il gol convalidato all’Udinese sembra tutt’altro che vicino alla fine. E a intervenire, dopo il primo botta e risposta, è stato anche il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Quest’ultimo a Open Var su Dazn ha commentato la vicenda e ha affermato: «L’ho sempre detto a tutti senza problemi e lo ribadisco: se qualcuno non crede alla nostra buona fede, io domani mattina lascio».

Rocchi: «Vedreste quanto mi incazzo»

Una presa di posizione dura, quella di Rocchi, che ha anche aggiunto: «Il nostro obiettivo è quello di fare i meno errori possibili, poi ne commettiamo, e se foste con me qualche weekend vedreste quanto mi incazzo». Poi è entrato nel merito del gol convalidato a Davis, valido per l’1-1 tra Udinese e Lazio. L’ha definita «una rete buona. Lo dico da persona a cui piace il calcio. Non puoi annullare dei gol del genere, soprattutto quando uno tocca il pallone con un braccio chiuso o comunque in un modo totalmente fortuito come questo».

E ancora: «Qui da arbitro dico che è una regola su cui sicuramente va fatta chiarezza e me ne assumo la responsabilità, perché poi alle persone dobbiamo dare risposte che siano il più oggettive possibile. È chiaro che in questo momento questo avverbio “immediatamente” ci mette un pochino in difficoltà e io oggi ai ragazzi non posso dire che hanno sbagliato, perché se io vado a vedere l’immediatezza in questo caso non c’è. Il giocatore recupera la palla con un tocco di mano sì, ma fa quattro dribbling di fronte a sé, pertanto se mi chiedete se c’è immediatezza, questa non può esserla mai. Al tempo stesso dico, anche molto sinceramente, che, se io da fuori devo capire, e non sono un arbitro, qual è la decisione corretta faccio fatica».

Sugli arbitri è scontro tra Lazio e Lega Serie A

Da una parte la Lazio, che dopo il pari contro l’Udinese subito all’ultimo secondo ha inviato una lettera alla Lega Serie A in cui ha denunciato i «continui errori arbitrali» che avrebbe subito. Dall’altro il presidente della stessa Lega, Ezio Maria Simonelli, che a Radio Anch’io Sport ha rispedite le critiche al mittente e chiesto «rispetto». È questo lo scontro che tiene banco nell’ultimo lunedì del 2025, con un turno di campionato non ancora completato e in attesa del posticipo tra Roma e Genoa. Tutto è partito dal gol con cui Davis ha fissato sull’1-1 il punteggio tra Udinese e Lazio. L’attaccante ha toccato il pallone con un braccio prima della rete, ma per arbitro e VAR non è stato un tocco punibile. Da qui le rimostranze della Lazio e la risposta picca del numero uno della Serie A.

L’attacco della Lazio: «Criteri uniformi e trasparenza»

Nella lettera inviata domenica 28 dicembre, il club biancoceleste si è detto pronto a «intraprendere ogni iniziativa consentita a tutela dei propri diritti, dei danni economici subiti anche in considerazione dello status di società quotata, della regolarità sportiva e del rispetto dovuto ai propri tifosi». Nella lunga missiva si parla di «rispetto per il ruolo arbitrale», ma anche del «ripetersi di episodi arbitrali e a valutazioni VAR incoerenti, disomogenee e determinanti, che stanno producendo un pregiudizio sportivo evidente ai danni della S.S. Lazio, minando al contempo la credibilità dell’intero sistema e generando rilevanti danni economici. Non si tratta del singolo errore, fisiologico nello sport. Si tratta di una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».

La società ha contestato questa «applicazione non uniforme dei criteri» e chiesto un intervento immediato, attraverso un tavolo istituzionale con il coinvolgimento della Figc. Tra le richieste anche strumenti per uniformare le decisioni e «misure di trasparenza volte a ridurre il vuoto informativo che alimenta tensioni e delegittimazione». Inoltre si è detta disponibile a fornire un dossier con tutti gli errori che avrebbe subito. Nel suo lungo attacco la Lazio ha parlato anche di «una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».

Simonelli: «Ci vuole rispetto»

Ed è stato proprio questo uno dei passaggi che Simonelli non ha digerito. Durante l’intervista ha affermato: «Risponderemo come a tutte le comunicazioni di vario tipo che giungono dai club, Pec o non Pec, dopo averle analizzate nelle sedi inopportune. Sul fatto che la credibilità del campionato sia minata, non mi trovo. Ci vuole rispetto per la classe arbitrale che svolge un ruolo delicato». E ancora: «Non è mio compito quello di dissertare sui fatti tecnici. Ieri sera ho avuto modo di sentire il designatore Rocchi per gli auguri di buon anno e mi ha anticipato che domani sera su Open Var verrà data un’ampia e dettagliata spiegazione sul gol contestato dalla Lazio. Da presidente di Lega, non posso che confermare la totale fiducia nell’operato della classe arbitrale: metterla in dubbio mina fortemente, questo sì, la credibilità del sistema e non è tollerabile».

Infine il presidente della Lega ha concluso: «Ci può stare che un club si senta danneggiato da alcuni episodi, ma come sappiamo gli errori arbitrali fanno parte del gioco del calcio così come gli errori degli attaccanti, dei difensori e dei portieri e come tali vanno accettati senza pregiudizi. Se poi si ritiene, come scritto nella lettera, che si tratta di “una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità” allora il discorso è diverso. Se si sostiene che c’è un disegno dietro, la strada è quella della denuncia nelle sedi competenti».

Milan-Como, Simonelli: «A San Siro alla prima data utile»

«Milan-Como si giocherà a San Siro alla prima data utile». A parlare è il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1. È confermato dunque che il match, valido per la 24esima giornata di campionato in programma nel weekend del 7 e dell’8 febbraio, si disputerà in casa dei rossoneri dopo l’annullamento della trattativa che avrebbe dovuto portato l’incontro in Australia, a Perth. «Il Milan è uscito dalla Coppa Italia e la gara sarà piazzata il prima possibile, in uno dei mercoledì in cui lo stadio sarà libero dalla Champions League dell’Inter». Quando si giocherà? Ecco le ipotesi più accreditate.

Milan-Como, Simonelli: «A San Siro alla prima data utile»
Christian Pulisic del Milan contro il Como (Ansa).

Milan-Como a San Siro: le probabili date del recupero

Le parole di Simonelli chiudono dunque la lunga querelle della trasferta australiana della Serie A. Il match tra i rossoneri di Massimiliano Allegri e i lariani di Cesc Fabregas, rinviato per l’impraticabilità di San Siro nei giorni della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina in programma il 6 febbraio, si dovrebbe giocare dopo circa 10-15 giorni. Molto probabilmente, infatti, la partita si disputerà al Meazza il 17 o il 24 febbraio: più accreditata la prima ipotesi, che salterebbe solamente qualora l’Inter non arrivasse tra le prime otto in Champions League, dove attualmente è sesta nella classifica del maxi girone. Se costretti ai playoff non come testa di serie (ossia in caso arrivassero fra il 17esimo e il 24esimo posto), i nerazzurri dovrebbero scendere in campo proprio la settimana del 17 per la gara di andata.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Se mille vi sembrano abbastanza. Toccato dalle polemiche sul costo indecente dei biglietti per assistere alle partite del Mondiale di Canada-Messico-Usa 2026, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, si è inventato la classica pezza peggiore del buco. È stato stabilito che, per ogni partita del torneo, verranno messi a disposizione mille ingressi da 60 dollari. Praticamente siamo ai biglietti di cittadinanza: 500 per ciascuna delle tifoserie nazionali coinvolte. Una quota che non arriva al 2 per cento della capienza degli stadi toccati dalla manifestazione. Sul modo in cui questi ticket verranno messi sul mercato nulla si sa, per il momento. Si prevede uno spettacolo simile a quello dei click day. E sarà anche da capire se i fortunati saranno inseriti in un settore dello stadio a sé. Una specie di riserva indiana, a rischio di essere percepita dagli altri spettatori come il simbolo di un welfarismo cieco e parassitario.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
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Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Situazioni strane e folli. Tipiche della Fifa di Infantino. Un’istituzione ridisegnata dal suo presidente a propria immagine e somiglianza, come se si trattasse di un feudo personale. Tanto da autorizzare a ribattezzarla Fifantino. È uno stato delle cose che già così è sgradevolissimo. Diventa anche grottesco se si guarda al talento da gaffeur del presidente. Che non si capisce se ci è o ci fa, ma che certamente spende una formidabile faccia di bronzo anche quando la cosa migliore sarebbe andare a nascondersi. Invece lui va avanti come se nulla fosse, come se non gli avessero inserito il chip dell’imbarazzo.

Servile coi potenti: Putin, Trump, bin Salman…

Mister Fifantino ama gli autocrati. È stato chiaro fin dall’inizio del suo mandato, è stato confermato dal modo in cui si è mosso negli anni più recenti. Da Vladimir Putin alla famiglia Al Thani del Qatar, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al presidente statunitense Donald Trump, è ricca la galleria dei capi di Stato e di governo che gestiscono il potere al di fuori di ogni logica democratica. Ciò che per il capo del calcio mondiale non è un problema. Anzi, capita che egli si spenda per legittimare regimi che sul piano dei diritti umani e delle libertà civili lasciano molto a desiderare.

La conferenza diventata uno dei punti più bassi nella storia della Fifa

La sua conferenza stampa alla vigilia dell’apertura del Mondiale 2022 in Qatar rimane uno dei punti politicamente ed eticamente più bassi nella storia della Fifa. Quel giorno Infantino accusò l’Europa di ipocrisia e si nominò garante dell’emirato. Ciò che successivamente avrebbe fatto rispetto alla candidatura mondiale dell’Arabia Saudita, nella corsa all’edizione 2034. Ma è con Trump che si è toccato il fondo.

La farsa del premio Fifa per la pace

Nei confronti del presidente degli Usa il capo del calcio mondiale assume un atteggiamento scodinzolante. Nonché ampiamente munifico. All’inquilino della Casa Bianca è stato donato l’originale della coppa assegnata alla vincitrice della prima edizione del Mondiale Fifa per club (il Chelsea, che si è dovuto accontentare di una copia). E allo stesso Trump è stato conferito un improbabile premio Fifa per la pace, durante la cerimonia per il sorteggio dei gironi di fase finale del Mondiale. Questa cialtronata è valsa a Infantino una denuncia da parte di FairSquare, organizzazione che si occupa di difesa dei diritti umani. Ma nessun problema: a giudicare Infantino sarà il comitato etico della stessa Fifa. Una farsa, l’ennesima.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Infantino consegna a Trump il premio Fifa per la pace (foto Ansa).

Il siparietto scadente con IShowSpeed

La sua voglia di essere sempre sulla scena non conosce limiti, né trascura i canali più attuali di diffusione. Attivissimo su Instagram, dove celebra le nuove soglie di follower raggiunti manco fosse Rita De Crescenzo, Infantino non si è fatto mancare nemmeno una diretta streaming con Darren Jason Watkins Jr., meglio noto come IShowSpeed, youtuber e influencer statunitense che di recente ha orientato i suoi interessi verso il calcio. Nelle settimane che hanno preceduto il Mondiale Fifa per club (giugno-luglio 2025) è andato in diretta un desolante duetto nello studio dello streamer, col trofeo della competizione (quello originale, finito poi nelle mani di Trump) piazzato alle spalle dei due.

Nella parte finale dello streaming, IShowSpeed ha voluto cimentarsi in una capriola da fermo, giusto per rimarcare quale fosse l’atmosfera da mediocre circo. Provocando una vibrazione del pavimento che per poco non ha fatto cadere il trofeo. Un vero peccato che non sia successo, ché tanto al suo legittimo vincitore sarebbe toccata comunque una copia.

La tremenda uscita sul Memoriale del Genocidio ruandese

Purtroppo per lui, Infantino è così. Pare che le figure penose se le vada a cercare. Ne rimediò una terrificante in Ruanda, quando nel 2023 si è guadagnato l’ultima rielezione, in ordine di tempo, a capo della Fifa. Il ritorno nel Paese dell’Africa orientale gli aveva richiamato alla mente i giorni del 2016, quando si lanciava per la prima volta nella corsa elettorale per prendersi la poltrona più alta del calcio internazionale. E rievocando quei giorni, aveva raccontato che, in un momento d’incertezza sull’opportunità di continuare nella corsa elettorale, una visita al Memoriale del Genocidio ruandese lo aveva spinto a dire a se stesso: «Chi sono io per arrendermi? Questo Paese ha tanto sofferto e si è risollevato».

Questa associazione di idee, rimasta misteriosa a chiunque, lo avrebbe convinto a insistere nella corsa. E le polemiche seguite a una dichiarazione tanto irriguardosa e sballata lo hanno costretto a un tentativo di spiegazione che si è risolto in una supercazzola.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il selfie postato da Infantino su Instagram durante una veglia funebre per Pelè.

Gli scivoloni su Pelé e i diritti salariali delle donne

E come dimenticare i selfie con la salma di Pelé sullo sfondo? E ancora, le sue dichiarazioni sulla prospettiva che si realizzi nel calcio una condizione di parità (a partire dai livelli salariali) fra uomini e donne, rilasciate alla vigilia della finale del Mondiale femminile 2023: «Fate la battaglia giusta, spingete la porta e convincete noi uomini». Perché invece lui, da capo del calcio mondiale, a prendere l’iniziativa non ci pensa proprio.

Le scuse per i guanti bianchi fatti indossare a Scaloni

Si è fatta anche una gran confusione sui guanti bianchi indossati da Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, per portare la Coppa del Mondo sul palco del sorteggio mondiale. In un primo momento si era creduto fosse un obbligo imposto dal cerimoniale Fifa, ma in seguito sono state diffuse interpretazioni alternative. A ogni modo, Infantino si è sentito in dovere di scusarsi. Almeno questa volta.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il ct dell’Argentina Scaloni coi guanti bianchi.

Quando l’episodio è avvenuto, da pochi giorni Infantino aveva ricevuto l’annuncio che per lui è pronto il decreto per la concessione della cittadinanza libanese. Sarebbe il terzo passaporto, dopo quello svizzero e quello italiano.

Il fatto che abbia sposato una cittadina del Paese dei Cedri non è in relazione; tanto più che, per la legislazione libanese sulla cittadinanza, le mogli libanesi non possono trasmettere la cittadinanza ai mariti stranieri, a differenza di quanto avviene ai mariti libanesi con le mogli straniere. Il motivo per cui il presidente libanese Joseph Aoun ha concesso la cittadinanza a Infantino non è noto. Ha provveduto comunque il presidente della federcalcio libanese, Hachem Haidar, a illustrare una coincidenza: la Fifa si appresta a finanziare la costruzione di uno stadio da 30 mila posti a Beirut. Così vanno le cose nel magico mondo di Fifantino.

Tragedia in Montenegro, si stacca la seggiovia: morto il calciatore Hertner

Lutto nel calcio tedesco. Il 34enne Sebastian Hertner, difensore e capitano dell’Estv Hamburg che milita in quinta serie, è morto dopo essere precipitato da un’altezza di 70 metri in Montenegro. Era in villeggiatura con la moglie, rimasta ferita nell’incidente, a Savin Kuk, località sciistica nel Nord del Paese per trascorrere le vacanze di Natale quando la seggiovia su cui si trovava si è improvvisamente staccata, facendolo cadere nel vuoto. «Siamo sconvolti e profondamente addolorati. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla sua famiglia e ai suoi cari», ha scritto il club in un breve comunicato. «Riposa in pace, Sebastian». Le autorità montenegrine hanno ordinato la chiusura dell’impianto, in attesa che la procura effettui le indagini per individuare le cause del malfunzionamento.

La ricostruzione dell’incidente in cui è morto Sebastian Hertner

Secondo le prime ricostruzioni, Sebastian Hertner era in vacanza presso il comprensorio sciistico di Savin Kuk, vicino alla località turistica Zabliak, nel Montenegro settentrionale. A un certo punto, la seggiovia biposto su cui si trovava assieme alla moglie si è staccata improvvisamente dal cavo e ha urtato il posto retrostante e il calciatore, precipitato nel vuoto per 70 metri e morto sul colpo. Per la donna, testimone dell’accaduto e attualmente sotto shock, solo una frattura alla gamba riportata per essere rimasta intrappolata nella sedia danneggiata.

La carriera del calciatore tedesco, che ha vestito la maglia della Nazionale

Classe 1991, originario di Leonberg nel land Baden-Württemberg, Sebastian Hertner aveva iniziato la sua carriera professionistica nelle giovanili dello Stoccarda, pur non riuscendo mai a debuttare in Bundesliga. Dopo aver vestito la maglia della Nazionale tedesca sia nell’Under 18 sia nella successiva categoria, ha disputato 95 partite in Zweite Bundesliga, la Serie B locale, con il Monaco 1860, il Darmstadt 98 e l’Erzhgebirge Aue. Più di 100 le presenze in terza divisione con Stoccarda II, Aue, VfB Lubecca e Türkgücü Monaco. Prima di approdare all’Estv Hamburg, di cui era capitano.

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea

La conduttrice americana Martha Stewart, nota per i programmi di cucina, giardinaggio e fai da te, è la nuova comproprietaria dello Swansea, club del Galles meridionale che milita in Championship, la seconda divisione del calcio britannico. L’84enne miliardaria era presente alla partita di venerdì 19 dicembre vinta in rimonta dai Jacks per 2-1 contro il Wrexham, società tra l’altro gestita da altre due stelle dello spettacolo, Ryan Reynolds e Rob McElhenney. L’imprenditrice, diventata la prima miliardaria self-made americana, è solo l’ultima celebrità a entrare nello Swansea: ad aprile aveva acquistato una quota di minoranza il fantasista croato del Milan Luka Modric, seguito a luglio dal rapper Snoop Dogg.

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea
Martha Stewart con Snoop Dogg (dal profilo X del rapper).

Martha Stewart comproprietaria dello Swansea: la nota del club

«Siamo lieti di confermare che Martha Stewart, che ha costruito una lunga e brillante carriera come principale esperta americana di economia domestica e lifestyle, ha seguito le orme di Snoop Dogg e Luka Modric diventando proprietaria di minoranza del club», si legge nel comunicato ufficiale dello Swansea. «Siamo molto lieti di darle il benvenuto e sappiamo che vivere di persona la partita dello scorso venerdì sera non ha fatto altro che aumentare il suo entusiasmo». Nonostante l’aggiunta di un altro investitore e il 19esimo posto in classifica, il club ha affermato che probabilmente non spenderà molto nella sessione di mercato di gennaio. «Dato l’elevato turnover di giocatori nella nostra squadra durante la sessione estiva del 2025 e la comprovata esperienza di Vitor (Matos, allenatore nominato a novembre, ndr.) nello sviluppo e nel miglioramento dei giovani giocatori, non prevediamo che la sessione di gennaio sarà particolarmente impegnativa».

«Naturalmente, cercheremo sempre modi per rafforzare la squadra e se crediamo che queste opportunità siano disponibili e rappresentino buoni affari per il club, allora cercheremo di capitalizzare», ha proseguito la società. «Data la dimensione della squadra che abbiamo già, è probabile che gennaio sarà un mese relativamente tranquillo».