La grottesca Coppa d’Africa e i dubbi sul Marocco: saprà organizzare il Mondiale?
Cose mai viste. La finale della 35esima edizione della Coppa d’Africa, giocata tra i padroni di casa del Marocco e il Senegal a Rabat, ha messo in scena una serie di circostanze grottesche, scatenate dopo il novantesimo minuto. Quando, anziché veder scattare il tempo di recupero, è stata inaugurata una fase di tempo isterico. Breve sintesi: gol annullato alla squadra ospite per un fallo in attacco, fischiato con adozione di parametri sul contatto fisico che potrebbero valere per il tennis o la pallavolo; rigore concesso alla squadra di casa per una scorrettezza (?) captata dal Var con la bacchetta del rabdomante; l’uscita dal campo della squadra ospite per proteste e il successivo lungo mercanteggiamento per convincerla a rientrare in campo; l’errore dal dischetto di Brahim Diaz, commesso in un modo che ha scatenato sul web le peggiori dietrologie; e infine, l’imbarazzante momento della premiazione, coi potenti del calcio e della politica che facevano a gara a chi non consegnava il trofeo al Senegal. Il giorno dopo, l’appendice polemica con strascichi legali: il Marocco ha annunciato l’intenzione di fare ricorso dopo il ritiro del Senegal, che avrebbe «avuto un impatto sulla partita».
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Un’organizzazione scadente, a tratti disastrosa
È stato il degno epilogo di una manifestazione organizzata in modo scadente, con passaggi persino disastrosi. E mentre in queste ore si vive lo scambio di accuse, possono già essere indicati i colpevoli di una débâcle assurda: gli organizzatori, a tutti i livelli. Partendo dal Marocco, Paese ospitante che fra quattro anni ospiterà il Mondiale, fino alla Fifa dell’impresentabile Gianni Infantino.
Rovinato un buon livello tecnico della competizione
La cosa peggiore di tutto ciò è che è stato rovinato un torneo dal livello tecnico molto elevato. Sui campi da gioco è stata una bellissima Coppa d’Africa, da cui giunge conferma che il calcio continentale ha raggiunto finalmente una soglia di maturità vera. E la finale fra Marocco e Senegal, fino a che non è scattata la follia post-90’, è stata equilibrata e ben giocata.
Spalti vuoti e tifosi rimasti fuori a caccia del biglietto
Purtroppo le note positive finiscono qui. Perché fuori dal campo la Coppa d’Africa è stata un disastro. A partire dallo sconcertante spettacolo degli spalti vuoti. Un panorama indegno di un campionato continentale per squadre nazionali. Si sono verificate scene incomprensibili, come quelle che hanno visto migliaia di tifosi algerini fuori dagli impianti a caccia di biglietti, mentre all’interno i settori erano vuoti nonostante risultassero esauriti. Il caso si è ripetuto con altre tifoserie e chiama in causa il sistema di vendita dei tagliandi. Che evidentemente è andato in tilt.
Pessimo messaggio, come al Mondiale Fifa per club dell’estate 2025
Su questo aspetto si è innescato uno scaricabarile fra gli organizzatori locali e la confederazione africana (Caf). Secondo i marocchini, l’organizzazione della manifestazione è della Caf e per questo loro declinano ogni responsabilità. Rimane il pessimo messaggio, in linea con quanto è già successo e continua a succedere a margine di altre grandi manifestazioni internazionali sotto egida Fifa. Se n’è avuta una prima dimostrazione in occasione del Mondiale Fifa per club dell’estate 2025, quando fu quasi necessario chiamare i buttadentro per evitare scenari di spalti deserti.
Infantino già rivendica successi surreali per il Mondiale 2026
Il seguito si avrà col Mondiale di Canada-Messico-Usa dell’estate 2026, già segnati dalle polemiche sul costo esorbitante dei biglietti. È una tendenza pericolosa che si sta strutturando, senza che si riesca ad approntare una contromisura. Anzi, il presidente della Fifa Infantino rivendica successi surreali. Come le 150 milioni di richieste di prenotazioni per i biglietti delle gare, presentate come un record assoluto. Bella forza: il Mondiale 2026 è il primo segnato dal passaggio da 32 a 48 squadre. Il record era nei fatti, non c’è nulla di cui vantarsi.
Fra quattro anni la prima edizione intercontinentale della Coppa del mondo
Per questa edizione della Coppa d’Africa il Marocco ha potuto giocarsi l’alibi dell’organizzazione da imputare alla confederazione africana. Non una grande dimostrazione di coraggio e responsabilità, per un Paese che fra quattro anni ospiterà la prima edizione intercontinentale del Mondiale. Nel 2030 la manifestazione si terrà infatti in Marocco, Portogallo e Spagna, con singole partite giocate in Argentina, Paraguay e Uruguay (altra megalomania di Infantino).
Giudizio pesantemente negativo sulle capacità del Marocco
Ne consegue che, se questa edizione della Coppa d’Africa doveva essere un test per le capacità organizzative del Marocco, il giudizio è pesantemente negativo. Certo, mancano quattro anni all’appuntamento. Ma bisognerà fare parecchi passi avanti per essere all’altezza di una sfida così gravosa. Soprattutto bisognerà evitare che si ripetano scene come quelle di cui si è lamentata la federazione senegalese.
Sicurezza, alberghi, campi d’allenamento: tante polemiche
Il trattamento riservato all’avversaria del Marocco in finale è stato pessimo. I calciatori del Senegal sono arrivati a Rabat in treno e non hanno trovato nessuna misura di sicurezza ad accoglierli: sul web girano filmati che li ritraggono mentre si mescolano coi viaggiatori in stazione, con ovvi rischi per la loro incolumità. Inoltre anche la sistemazione alberghiera e la messa a disposizione della struttura di allenamento sono state oggetto di polemica.
Re Mohammed VI del Marocco è uno dei potenti emergenti del calcio globale
Tutto quanto è avvenuto sotto l’occhio inerte di Fifa e Caf. Per ovvi motivi: re Mohammed VI del Marocco è visto come uno dei potenti emergenti del calcio globale. Trattato in modo estremamente riverente da Infantino, che per gli autocrati ha una passione speciale. I toni duri che, nelle scorse ore, il presidente Fifa ha riservato al Senegal non verrebbero replicati nei confronti del Marocco. Potete starne certi.

Motsepe, il controverso miliardario a capo della Caf
Non meno meschina la figura rimediata da Patrice Motsepe, presidente della Caf. Sudafricano, imprenditore minerario, passato alla storia per essere stato il primo africano di pelle nera a entrare nella lista mondiale dei miliardari stilata da Forbes, Motsepe è una creatura di Infantino. Nel 2021 accettò quasi obtorto collo di essere eletto come presidente della confederazione africana (Infantino aveva fatto in modo che tutti i concorrenti lasciassero la competizione), annunciando che avrebbe svolto soltanto un mandato. Ovviamente, quando nel 2025 quel mandato è scaduto, Motsepe si è ripresentato e adesso è sempre lì. Ha capito anche lui la forza del calcio come strumento politico.
Il suo agire presidenziale consiste principalmente nell’applicare gli indirizzi dettati da Infantino. Fra questi, la decisione di allungare da due a quattro anni il lasso di tempo fra un’edizione e l’altra della Coppa d’Africa. Una mossa fatta in applicazione della volontà di Infantino di dare sempre meno spazio alle competizioni continentali. Dal 2028 (ultima edizione segnata dalla cadenza biennale) si cambia scadenze. Una mossa che ha fatto infuriare molte federazioni nazionali africane. Motsepe tira dritto, convinto di agire per il bene del calcio. Ma dopo la figuraccia di domenica, qualche dubbio sul suo modo di gestire (per altri) il potere dovrà pur sorgergli.


(@nyobelipot) 













Brahim Diaz wins Golden Boot as Top Goalscorer at AFCON 2026. 






























