Autostrade, la Tangenziale di Napoli è la prima smart road d’Italia

La Tangenziale di Napoli è ufficialmente la prima smart road del Paese, avendo ottenuto la certificazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018. Un riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente.

La definizione di smart road

Queste le tre caratteristiche che definiscono una smart road secondo la normativa:

  • monitoraggio del traffico, con sensori lungo tutta la rete che raccolgono dati sulla viabilità, utili all’operatore del centro di controllo per supportarlo nei processi decisionali relativi alla gestione attiva della mobilità;
  • monitoraggio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano dati meteorologici, condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, con l’obiettivo di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni che potrebbero causare a breve fenomeni come alluvioni, frane, etc. e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite;
  • comunicazioni ai viaggiatori e mobilità connessa.

Così vengono migliorate sicurezza e qualità del viaggio

L’infrastruttura smart road si basa su una rete diffusa di telecamere intelligenti, sensori e antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su flussi di traffico, velocità, eventi critici e condizioni di esercizio. Lungo i 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere, insieme a 15 portali di rilevamento, otto centraline metereologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuiti sull’intero percorso. Dispositivi che permettono di raccogliere i dati di traffico e di inviarli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra con ulteriori dati provenienti da fonti esterne e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. I sistemi rilevano infatti informazioni come posizione, direzione e velocità dei veicoli, restituendo agli automobilisti indicazioni aggiornate sulle condizioni della viabilità e contribuendo a migliorare sicurezza e qualità del viaggio.

Un salto verso la mobilità del futuro

Lungo la Tangenziale di Napoli sono operativi i servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Viene inoltre suggerita la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Uno dei risultati più significativi sulla rete è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la sua velocità in funzione delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un salto verso la mobilità del futuro, in cui infrastruttura e veicoli diventano insieme un sistema connesso. La certificazione come smart road non solo migliora la sicurezza e la gestione del traffico urbano ma, facendo della Tangenziale di Napoli la prima infrastruttura in Italia ufficialmente riconosciuta come tale, apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa.

Trasformazione tecnologica, quando l’innovazione si misura nella vita quotidiana

Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.

Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi

Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.

Mobilità intelligente e gestione del territorio

La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.

Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni

Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.

Il contributo di Zenita Group

In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.

Terna rafforza l’impegno per la tutela della biodiversità con Life PolliNetwork

Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.

Un modello innovativo di restauro della natura

Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.

Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia

La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità

Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente

Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.

La metodologia PRAIM e UrbanMIS tracciano il futuro dei borghi irpini

Comprendere il territorio attraverso l’analisi dei dati, orientare le scelte di rigenerazione urbana e supportare il riuso strategico del patrimonio edilizio dismesso. Sono questi gli obiettivi al centro del workshop PRAIM, tenutosi il 22 maggio 2026 presso l’Ex Carcere Borbonico di Avellino, nell’ambito di un percorso di ricerca dedicato ai piccoli centri delle aree interne irpine.

L’iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Provincia di Avellino, ha rappresentato un momento di confronto istituzionale, tecnico e operativo sul tema del riuso adattivo del patrimonio costruito dismesso dei piccoli centri delle aree interne. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al professor Pierfrancesco Fiore e agli architetti Attilio Ferraro e Emanuela D’Andria, nell’ambito delle attività di ricerca condotte presso l’Ateneo salernitano.

Il workshop ha coinvolto sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato al possibile riuso di un edificio dismesso localizzato in sei comuni dell’area irpina connessi alla storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’obiettivo non è stato quello di assumere decisioni definitive, ma di costruire una base conoscitiva condivisa, raccogliere indicazioni qualificate dagli attori territoriali e far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di riuso.

Il ruolo di UrbanMIS, spin-off dell’Università di Salerno partecipato da Evolution Group

In questo quadro, UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, è stato coinvolto per fornire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Lo spin-off ha contribuito alla predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali utili a guidare i partecipanti nella comprensione dei contesti locali, con particolare riferimento agli aspetti infrastrutturali, demografici, economici e insediativi.

Durante i lavori, UrbanMIS, rappresentata dal professor Giuseppe d’Aniello e dall’ingegnere Alessandro Polverino, ha illustrato il contributo dell’analisi dei dati territoriali a supporto dei processi decisionali pubblici. Tale attività si inserisce nel più ampio ambito di sviluppo di Janus Urbanis, piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, con l’obiettivo di supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie fondate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate.

Unicredit-Confcommercio, accordo per rafforzare innovazione e sicurezza al Sud

La digitalizzazione delle imprese italiane cresce, ma resta disomogenea e ancora poco strutturata. Nel 2025 quasi l’80 per cento delle imprese con almeno 10 addetti ha raggiunto un livello base di digitalizzazione, ma solo il 38,1 per cento presenta livelli avanzati. Il divario si amplia tra le pmi e nei territori del Mezzogiorno. Parallelamente, i pagamenti elettronici hanno superato i 518 miliardi di euro, raggiungendo il livello più alto mai registrato e confermando una trasformazione ormai strutturale dei sistemi di incasso. È in questo contesto – crescita del digitale e necessità di rafforzarne qualità e sicurezza – che si inserisce l’accordo tra Unicredit e Confcommercio distretto Salerno.

Innovazione e digitale ma anche protezione e gestione del rischio

L’iniziativa punta a sostenere la diffusione dei pagamenti elettronici e dei servizi digitali tra le imprese locali, affiancandoli a strumenti di protezione e gestione del rischio, in un quadro in cui la crescita tecnologica non è ancora accompagnata da un adeguato livello di sicurezza. Secondo l‘Istat, oltre il 70 per cento delle pmi è digitalizzato a livello base, ma solo una quota limitata dispone di strumenti evoluti, mentre le grandi imprese superano l’83 per cento di digitalizzazione avanzata. Le imprese a bassa digitalizzazione rappresentano inoltre oltre il 70 per cento di quelle attive esclusivamente sul mercato interno. Anche sul fronte tecnologico emergono ritardi. L’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale si attesta all’8,2 per cento, ancora sotto la media europea del 13,5 per cento. A questo si aggiunge il tema della protezione. Secondo Ivass, nel Sud Italia la diffusione delle coperture assicurative resta inferiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i rischi operativi e digitali.

Simest, 800 milioni per le imprese colpite dalla crisi nel Golfo

Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cdp, lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese italiane colpite dagli effetti della crisi nell’area del Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei mercati e pressioni sulle catene di approvvigionamento, l’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Sistema Italia, guidato dal ministero degli Esteri, a sostegno della competitività del tessuto produttivo nazionale, accompagnandone la proiezione sui mercati globali. Le risorse – che provengono dal Fondo 394/81, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina – sono destinate alle imprese esportatrici e a quelle fornitrici dirette di aziende italiane che esportano.

Cosa prevede l’iniziativa

La misura è destinata alle imprese che abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10 per cento a seguito del conflitto e prevede:

  • contributo a fondo perduto fino al 30 per cento per le pmi (20 per cento per le altre imprese);
  • finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
  • possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate;
  • anticipo fino al 50 per cento;
  • durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Potenziata anche la misura dedicata alle imprese energivore

Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, pilastro dell’intervento a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative volte a sostenere la continuità operativa e la capacità di investimento:

  • contributo a fondo perduto fino al 20 per cento;
  • esenzione dalla prestazione delle garanzie;
  • finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
  • incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota destinabile alla capitalizzazione delle controllate;
  • anticipo elevato fino al 50 per cento;
  • estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Con questo intervento, Simest rafforza il proprio ruolo di operatore chiave per l’internazionalizzazione, contribuendo a sostenere la resilienza del sistema produttivo e a preservarne la competitività in uno scenario globale in rapido mutamento. L’obiettivo è accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nel rafforzamento strutturale necessario per competere con successo sui mercati internazionali.

Acea, i risultati del primo trimestre 2026: utile netto a 111 milioni

Il consiglio di amministrazione di Acea, riunitosi sotto la presidenza di Barbara Marinali, ha approvato i risultati del primo trimestre 2026. I ricavi consolidati pro-forma si attestano a 734,9 milioni di euro, sostanzialmente in linea rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (730,8 milioni di euro). I ricavi relativi alle aree Acqua Italia, Reti, Illuminazione pubblica e Ambiente sono pari a circa 0,6 miliardi di Euro. L’Ebitda consolidato pro-forma ha raggiunto 342,2 milioni di euro, in crescita dello 0,7 per cento rispetto al primo trimestre 2025, nonostante la variazione di perimetro legata alla cessione nel 2025 dell’Alta tensione e di alcuni asset fotovoltaici. L’Ebitda pro-forma ricorrente è aumentato del 4 per cento a 344 milioni, grazie principalmente alla crescita organica delle attività Acqua Italia, Reti e Illuminazione pubblica. L’utile netto consolidato è pari a 110,7 milioni di euro, in aumento del 13 per cento rispetto al primo trimestre 2025. L’utile netto ricorrente è salito di circa il 14 per cento a 82 milioni, grazie anche alla crescita dei risultati operativi nei business regolati.

Ebit consolidato a 164,3 milioni, aumentano gli investimenti

Tra gli altri parametri si segnalano l’Ebit consolidato pro-forma, aumentato del 2,8 per cento a 164,3 milioni di euro, gli oneri finanziari netti pro-forma, pari a 32,2 milioni di euro (31,0 milioni nello stesso periodo del 2025), gli investimenti lordi, pari a 301,9 milioni di euro (in crescita del 15,1 per cento rispetto ai 262,2 milioni dell’anno precedente) e gli investimenti al netto dei contributi, che ammontano a circa 286 milioni di euro, concentrati principalmente nei business regolati che rappresentano l’89 per cento dei capex totali. Infine, l’indebitamento finanziario netto passa da 4.962,9 milioni di euro del 31 dicembre 2025 a 5.076,4 milioni di euro al 31 marzo 2026, influenzato principalmente dall’andamento del capitale circolante e dalla dinamica degli investimenti realizzati.

L’ad Palermo: «Risultati solidi, confermata guidance per il 2026»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato Fabrizio Palermo: «I risultati raggiunti nel trimestre rafforzano la traiettoria di crescita delineata dal piano industriale. La solidità della struttura finanziaria e il consolidamento nei business regolati ci consentono di confermare la guidance per il 2026. L’impegno dell’azienda prosegue nel segno dell’efficienza operativa e dello sviluppo sostenibile con l’obiettivo di generare valore concreto per i territori e per tutti i nostri stakeholder anche grazie all’incremento degli investimenti sulle infrastrutture».

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”

Eni ha pubblicato Eni for 2025 – A just transition, il report volontario di sostenibilità che illustra i risultati raggiunti nel corso dell’anno e le azioni intraprese verso una transizione energetica giusta per le persone e i territori. Giunto alla ventesima edizione, il documento è pensato per accrescere la conoscenza da parte degli stakeholder della strategia e dell’impegno di Eni, rappresentando in modo trasparente il suo approccio integrato agli obiettivi di sostenibilità.

Diminuite del 31 per cento le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream

Eni for 2025 ripercorre i principali risultati conseguiti nel corso dell’anno secondo le cinque direttrici di integrazione della sostenibilità sociale ed ambientale nel modello di business, ovvero neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle nostre persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Per Eni il 2025 è stato l’anno in cui la coerenza della strategia e della sua esecuzione le hanno consentito di raggiungere gli obiettivi fissati nonostante il contesto volatile e la difficoltà dello scenario internazionale. In particolare, le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream sono diminuite del 31 per cento rispetto al 2024 e del 68 per cento rispetto alla baseline 2018, in linea con l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette Scope 1+2 dell’Upstream entro il 2030 e di Eni entro il 2035. Un risultato conseguito anche grazie al controllo costante delle emissioni di metano e al raggiungimento del target di zero routine flaring per le attività operate.

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”
Impianto Eni (Eni).

I risultati di Plenitude ed Enilive

Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, in crescita del +41 per cento sull’anno precedente, proseguendo verso il target di 15 GW al 2030, oltre ad aver avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, con una capacità di 200 MW. Enilive ha continuato a espandere la capacità di bioraffinazione realizzando tre nuove bioraffinerie e due ulteriori progetti in Italia e all’estero, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 i 5 milioni di tonnellate di capacità di lavorazione, rispetto agli attuali 1,65 milioni, per la produzione di biocarburanti Hvo (Hydrogenated vegetable oil) e Saf (Sustainable aviation fuel). Nel 2025 è stata inoltre costituita, in joint venture con il fondo di private equity Gip, la società satellite della Carbon capture & storage (Ccs) che valorizzerà i progetti di cattura e stoccaggio del portafoglio Eni. Questi risultati confermano l’efficacia del modello satellitare di Eni come fattore strategico per attrarre capitali dedicati, valorizzare i singoli business e accelerarne la crescita raggiungendo gli obiettivi prefissati di transizione.

Sicurezza, diritti umani e inclusione al centro dell’impegno dell’azienda

Al centro del modello Eni restano le persone. L’azienda opera nel rispetto dei più elevati standard etici e dei principali framework internazionali, promuovendo sicurezza, diritti umani e inclusione. L’azienda si è classificata al primo posto nel Corporate human rights benchmark e ha ottenuto la certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022. Nel corso dell’anno ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale per l’accesso all’energia, all’acqua e ai servizi sanitari, oltre che per la diversificazione economica, la formazione e salute delle comunità, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera tramite iniziative realizzate in partnership con gli stakeholder – partner, istituzioni, ong organizzazioni internazionali e comunità locali – per continuare a generare valore condiviso e duraturo.

Eni pubblica il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A just transition”
Lavoratori Eni (Eni).

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato

Nel corso di Taste of Roma 2026, Fagianeria ha presentato il nuovo Ègelato firmato da Cirio Agricola di Andrea Benetton, nato per valorizzare autenticità della materia prima, controllo diretto della filiera e cultura del latte. La presentazione è avvenuta durante il festival internazionale dedicato all’alta cucina, conclusosi domenica 10 maggio 2026 al Gazometro di Roma dopo cinque giorni di degustazioni, incontri e nuove tendenze gastronomiche, confermandosi uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del food contemporaneo.

Il latte rappresenta il vero asse del progetto

Presentato durante il weekend della manifestazione, Ègelato nasce dall’approccio integrato della Filiera Bianca di Cirio Agricola, modello produttivo fondato sulla continuità naturale dei processi e sulla circolarità delle risorse. Un sistema che unisce coltivazioni sostenibili, allevamento di una mandria frisona secondo elevati standard di benessere animale e tecnologie 4.0, fino alla produzione del latte, materia viva che attraversa l’intera filiera. Il latte rappresenta infatti il vero asse del progetto. Insieme alla panna costituisce circa l’80 per cento della ricetta di Ègelato e proviene direttamente dalla filiera interna, riducendo al minimo i passaggi intermedi e preservando freschezza, caratteristiche organolettiche e identità del prodotto.

Il gelato non è solo un prodotto finale ma l’espressione autentica della cultura produttiva da cui nasce

«La qualità nasce dal controllo diretto della filiera. Conoscere ogni passaggio, dall’allevamento alla trasformazione, significa offrire un prodotto autentico, riconoscibile e coerente con il nostro territorio. Ègelato è la sintesi di questo approccio. Pochi ingredienti, origine certa, identità forte», ha spiegato Andrea Benetton.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato
Andrea Benetton.

Il debutto è avvenuto attraverso il gusto più identitario del progetto, Èlatte, un fior di latte puro e riconoscibile, pensato per raccontare senza mediazioni l’origine agricola del prodotto. Una scelta che mette al centro la materia prima e risponde alla crescente domanda di trasparenza, semplicità e qualità da parte dei consumatori. Con Ègelato, Fagianeria rafforza il proprio posizionamento su qualità, filiera corta e identità agricola, portando nel mondo del gelato un approccio in cui produzione, allevamento e trasformazione diventano parte di un unico ecosistema. Un progetto che interpreta il gelato non solo come prodotto finale, ma come espressione autentica dell’origine del latte e della cultura produttiva da cui nasce.

Poste italiane, i risultati del primo trimestre 2026: ricavi record a 3,5 miliardi

Poste italiane ha reso noti i risultati del primo trimestre del 2026. I ricavi del Gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante e dal dg Giuseppe Lasco si attestano a 3,5 miliardi di euro, in crescita dell’8 per cento anno su anno, mentre il risultato operativo (ebit) adjusted ha raggiunto un livello record pari a 905 milioni di euro, in crescita del 13,6 per cento anno su anno, come conseguenza di un’attenta razionalizzazione dei costi. L’utile netto risulta pari a 617 milioni di euro, in crescita del 3,3 per cento anno su anno. Le attività finanziarie investite dei clienti hanno raggiunto 606 miliardi di euro, in crescita di 5,3 miliardi da dicembre 2025. A seguito dei numeri raggiunti, Poste Italiane è in grado di annunciare la revisione al rialzo del risultato operativo di fine anno, che sale da 3,3 a 3,4 miliardi. Il nuovo piano industriale stand alone verrà presentato il prossimo 24 luglio. «È il quarto trimestre consecutivo concluso con risultati record», ha sottolineato Del Fante.

Unicredit finanzia lo sviluppo di un immobile residenziale a Roma

Unicredit ha concesso un finanziamento ipotecario bilaterale, di 32,5 milioni di euro, a Wonder Spv, veicolo di cartolarizzazione ai sensi dell’art.7.2 L.130/99, finalizzato a supportare l’acquisto e lo sviluppo residenziale di Pacifico Living, a Roma, nel prestigioso quartiere dell’Eur. In una prima fase del progetto saranno realizzati 120 appartamenti, di cui 35 volti a promuovere l’accesso alla casa quale generatore simbolico di coesione sociale, per poi procedere alla realizzazione di ulteriori 150 unità immobiliari. Un intervento che coniuga qualità architettonica ed estetica, con un progresso tecnologico volto al risparmio energetico e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico e una capacità di ospitare il verde non semplicemente come complemento estetico ma come frammento della natura. Unicredit Re Services, la società di intermediazione immobiliare del Gruppo, sarà partner commerciale dello sviluppo immobiliare mettendo a disposizione la propria piattaforma tecnologica di consulenza e promozione e il network nazionale di consulenti immobiliari per contribuire al successo dell’iniziativa.

Plafoni: «Sosteniamo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana»

Queste le dichiarazioni di Marianna Plafoni, Regional manager Centro Italia di Unicredit: «La banca finanzia attivamente lo sviluppo immobiliare attraverso una serie di soluzioni destinate sia alle imprese del settore delle costruzioni che ai clienti privati, sostenendo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana. Il nostro Gruppo offre supporto finanziario, leasing immobiliare e servizi di consulenza specialistica per operazioni di sviluppo, ristrutturazione e gestione del patrimonio».

Enel lancia la ricarica elettrica Plug&Charge: basta collegare il cavo per trasferire energia

La ricarica delle auto elettriche in Italia compie un ulteriore passo verso la semplicità e la velocità grazie a Enel. Con il sistema Plug&Charge disponibile sulle stazioni Fast abilitate della rete del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, basterà collegare il cavo alla colonnina per avviare automaticamente il rifornimento di energia, senza utilizzare app, card Rfid o procedure manuali. Una soluzione pensata per rendere l’esperienza di ricarica ancora più facile, immediata e pratica per gli e-driver.

Il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido

La funzionalità Plug&Charge consente infatti di automatizzare completamente il processo di autenticazione tra veicolo e infrastruttura. Una volta inserito il connettore, auto e stazione di ricarica comunicano direttamente tra loro e autorizzano l’operazione in pochi secondi. La colonnina riconosce immediatamente il veicolo compatibile e avvia la ricarica in modo sicuro grazie alla tecnologia basata sul protocollo internazionale ISO 15118. Il principale vantaggio è proprio la rapidità. Soprattutto durante le ricariche veloci, il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido. Niente apertura di app, scansione di QR Code o utilizzo di tessere fisiche. Sarà necessario semplicemente collegare il cavo e la sessione parte automaticamente.

La configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way

Alla base del Plug&Charge c’è un certificato digitale installato sul veicolo, una sorta di carta d’identità elettronica che contiene tutte le informazioni necessarie per associare l’auto all’account di ricarica dell’utente. Nel caso del servizio Enel, la configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way, dove il proprietario deve inserire il proprio Pcid, ovvero il codice identificativo univoco del veicolo elettrico. Una volta completata la procedura, bisogna abilitare sul display dell’auto o sull’app del costruttore l’identificativo Enel on Your Way, riconoscibile dal codice che inizia con “It Elx”.

Il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina

La compatibilità con il Plug&Charge è in costante crescita, è già utilizzata da Ewiva (sempre Gruppo Enel) e coinvolge già numerosi modelli elettrici oggi in commercio, anche grazie agli aggiornamenti software OTA introdotti da diverse case automobilistiche. Tra i veicoli compatibili figurano modelli Audi, Bmw, Polestar e Renault di ultima generazione. Anche le infrastrutture devono essere abilitate alla tecnologia. Le colonnine compatibili possono essere individuate direttamente sempre sull’app Enel On Your Way filtrando le stazioni che supportano il Plug&Charge, in particolare quelle fast e ultrafast. Dal punto di vista tecnico, il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina, gestendo automaticamente autenticazione, avvio della sessione e pagamento. Il costo della ricarica viene infatti addebitato direttamente sul metodo di pagamento associato all’account dell’utente, senza ulteriori conferme.

Acea, Oddo Bhf assegna Outperform e target price di 27 euro per azione

Oddo Bhf, gruppo finanziario franco-tedesco con una forte presenza a livello europeo, ha pubblicato uno studio su Acea avviando la copertura sul titolo con la raccomandazione Outperform e il target price di 27 euro per azione (potenziale upside +21 per cento rispetto al prezzo del 30 aprile 2026). L’analista ritiene che Acea abbia completato con successo la trasformazione in operatore infrastrutturale quasi completamente regolato, con elevata visibilità sui flussi di cassa e un profilo di crescita in linea – se non superiore – a quello dei principali player regolati europei, a fronte di multipli ancora a sconto. Il broker evidenzia, in particolare, che con la cessione di Acea Energia, perfezionata ad aprile 2026, l’esposizione alle attività regolate è diventata quasi totale. Il 96 per cento dell’Ebitda deriva da attività regolate, disciplinate dai frameworks tariffari di Arera con un’elevata visibilità fino al 2029. L’elevato fabbisogno di investimenti – legato all’obsolescenza delle reti idriche e all’obiettivo di una maggiore elettrificazione – rappresenta un importante driver strutturale di crescita degli investimenti che sono riconosciuti in tariffa e sostengono l’aumento della Rab.

Economia circolare, Intesa Sanpaolo rinnova la partnership con Fondazione Ellen MacArthur

La partnership strategica tra Intesa Sanpaolo ed Ellen MacArthur Foundation, principale promotore a livello internazionale della transizione verso l’economia circolare, compie 10 anni e si rinnova con la firma di un nuovo contratto di collaborazione quadriennale. Intesa Sanpaolo Innovation center continuerà a coordinare la collaborazione in qualità di centro di competenza del Gruppo Intesa Sanpaolo sulla circular economy, leva strategica per orientare innovazione, investimenti e creazione di valore.

I modelli di business circolari possano portare alla riduzione del rischio finanziario delle imprese

Il modello economico-produttivo circolare slega lo sviluppo economico e sociale dallo sfruttamento delle risorse naturali esauribili ed è universalmente riconosciuto come fattore strategico di competitività industriale, sicurezza delle risorse e resilienza economica. La circular economy riduce la dipendenza da materie prime vergini e attenua l’esposizione agli shock dei prezzi delle commodity, un fattore che assume una rilevanza strategica in un contesto segnato da volatilità energetica e tensioni geopolitiche. Ricerche internazionali, tra cui quelle promosse da Intesa Sanpaolo Innovation center e dall’Università Bocconi, evidenziano come i modelli di business circolari possano portare alla riduzione del rischio finanziario delle imprese e al miglioramento del profilo rischio-rendimento degli investimenti. L’Unione europea ha riconosciuto l’economia circolare tra gli elementi chiave nelle politiche industriali e di sostenibilità e punta a diventare circular global leader entro il 2030.

Dal 2022 al 2025 Intesa ha erogato finanziamenti per 15,9 miliardi di euro a sostegno della circular economy

Intesa Sanpaolo è la prima banca al mondo a tradurre l’economia circolare in strumenti finanziari concreti. La collaborazione con Ellen MacArthur Foundation, di cui è il primo network financial services strategic partner dal 2016, ha contribuito alla definizione dei criteri di validazione nell’ambito delle linee di credito dedicate alla circular economy. Grazie a questi strumenti, nell’arco del Piano d’impresa 2022–2025, il Gruppo Intesa ha sostenuto la trasformazione dei modelli produttivi da lineari – basati sull’approccio take-make-waste (prendi-produci-spreca) – a circolari e quindi rigenerabili e rigenerativi del capitale naturale per definizione, erogando finanziamenti per 15,9 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ai 7,7 miliardi di euro erogati nel Piano 2018-2021. Il nuovo Piano 2026-2029 conferma l’impegno sulla circular economy nel più ampio ambito del credito sostenibile, che sarà pari al 30 per cento delle nuove erogazioni a medio-lungo termine.

Il rinnovo dell’accordo rafforzerà il dialogo con regolatori e policy maker

La partnership con Ellen MacArthur Foundation ha consentito al Gruppo Intesa Sanpaolo di rafforzare relazioni strategiche con istituzioni europee e organizzazioni internazionali, contribuire al dibattito sulle politiche industriali e finanziarie nazionali ed europee e promuovere ecosistemi di innovazione e collaborazione tra imprese, startup, università e centri di ricerca per accelerare la transizione circolare. In 10 anni la collaborazione ha contribuito a integrare i principi della circular economy nel settore finanziario italiano ed internazionale. Il rinnovo dell’accordo coinvolgerà la banca in nuove iniziative a livello internazionale, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con regolatori e policy maker italiani ed europei e contribuire al dibattito sull’attuazione del Circular economy act della Commissione europea e su altre iniziative normative. Intesa continuerà inoltre a promuovere attività di formazione e divulgazione sull’economia circolare a livello nazionale e internazionale, favorendo il dialogo e attivando iniziative concrete.

Telepass supera i 10 milioni di dispositivi

Telepass chiude il 2025 con risultati solidi e prospettive di ulteriore espansione, confermando la traiettoria di crescita delineata dal piano industriale. Il dato simbolo è il superamento dei 10 milioni di dispositivi di telepedaggio attivi (Obu, On board unit), per una rete complessiva servita di oltre 200 mila km in 19 Paesi, compresa la recente aggiunta dell’Olanda. Introdotti in Italia negli Anni 90, i dispositivi elettronici installati a bordo dei veicoli, che consentono il pagamento automatico del pedaggio senza fermarsi al casello, hanno progressivamente trasformato l’esperienza di viaggio, diventando uno standard di riferimento per milioni di automobilisti e operatori. Il traguardo dei 10 milioni di apparati attivi rafforza la leadership dell’azienda in un mercato dove la digitalizzazione è comunque ancora una sfida aperta. In Italia, infatti, circa il 70 per cento delle transazioni autostradali avviene tramite sistemi di telepedaggio, mentre il restante 30 per cento è ancora gestito con contanti e carte (15 per cento ciascuno). Una quota significativa che evidenzia un potenziale di sviluppo rilevante per operatori e concessionarie, in un contesto di evoluzione del settore sempre più orientato verso interoperabilità e pagamenti digitali.

Ricavi in crescita e dividendo di 115 milioni

Sul piano economico-finanziario, il 2025 si è chiuso con ricavi pari a 506 milioni di euro, in crescita del 16 per cento rispetto all’anno precedente. Ancora più marcato l’incremento della redditività. L’Ebitda è aumentato del 45 per cento, raggiungendo un’incidenza sui ricavi del 51 per cento. L’utile netto si attesta a 89 milioni di euro, quasi triplicato rispetto al 2024, mentre il patrimonio netto sale a 147 milioni. La società prevede inoltre un dividendo di circa 115 milioni di euro, a conferma del percorso di rafforzamento intrapreso. La dinamica positiva prosegue anche nel 2026. Nel primo trimestre, i ricavi consolidati hanno segnato un +22 per cento su base annua, mentre l’Ebitda è cresciuto del 33 per cento. A trainare sono soprattutto l’aumento della base clienti, l’utilizzo dei servizi digitali in app e lo sviluppo del comparto assicurativo. In particolare, Telepass Assicura ha superato i 200 mila clienti a fine marzo 2026, con ricavi in crescita del 172 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Cresce l’espansione dei servizi nelle grandi città

Cresce anche la presenza nei servizi di mobilità urbana. Nel 2025 la piattaforma ha esteso la copertura a circa 100 città, tra parcheggi e strisce blu, all’interno di un network che raggiunge oltre 5.400 comuni. Un’espansione che coinvolge sempre più i grandi centri, con 44 città sopra i 150 mila abitanti già incluse nel perimetro dei servizi.

Unicredit, il 7 maggio a Porto Rotondo un incontro dedicato all’economia del mare

Si svolgerà il 7 maggio 2026 allo Yacht Club di Porto Rotondo, con inizio alle ore 18,30, l’incontro Navigare il futuro, organizzato da Unicredit con l’obiettivo di realizzare un dialogo con gli imprenditori dell’economia del mare. Il talk è inserito all’interno della Fiera nautica di Sardegna, in programma dal 7 al 10 maggio.

Un’occasione per rafforzare il dialogo tra la banca e le imprese

L’economia del mare in Sardegna è un asset economico strutturale e sostiene settori chiave come il turismo costiero, la logistica portuale, la cantieristica, la pesca e le nuove energie rinnovabili marine. I lavori saranno aperti da Corrado Fara, presidente del Circolo nautico Yacht club porto, e da Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit. A seguire si svolgerà un dialogo tra alcuni imprenditori della filiera nautica e Unicredit. In dettaglio interverranno Matteo Molinas, imprenditore Marina di Porto Rotondo, Paolo Manca, imprenditore e vicepresidente Federalberghi ed Enrico Gaia, commercialista e presidente Garanzia etica. Le conclusioni saranno effettuate da Batini, che ha così illustrati l’evento: «Sarà l’occasione per ascoltare gli imprenditori della filiera nautica del territorio e comprendere come la finanza può sostenere le esigenze connesse agli investimenti, alla transizione green e alla crescita dimensionale. La nostra banca pone una grande attenzione all’economia del mare e crede che questi incontri siano estremamente utili per rafforzare il dialogo tra imprese e banca e per far crescere la collaborazione reciproca».

Mundys, Neya lancia in Cile un nuovo progetto di riforestazione di 170 ettari

Prende il via nel Sud del Cile un nuovo progetto di riforestazione di Neya, società benefit di Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, ripristinare ecosistemi degradati e generare benefici economici per le comunità locali. L’iniziativa, che segue il primo progetto avviato da Neya in Madagascar per la riforestazione di 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola, si sviluppa nella Foresta Valdiviana, uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità e minacciati al mondo. La riforestazione riguarderà 170 ettari, l’equivalente di 240 campi da calcio, e coinvolgerà lavoratori attivi sul territorio, come piccoli e medi proprietari terrieri che saranno coinvolti nella creazione di foreste native miste.

In 40 anni verranno rimosse circa 80 mila tonnellate di Co2

Il piano prevede la piantumazione di specie arboree autoctone come Rauli, Coigüe e Roble, su terreni degradati o marginali, spesso utilizzati in passato per il pascolo. Sul piano sociale, sono diverse decine le famiglie di agricoltori coinvolte nel progetto. L’iniziativa include programmi di formazione tecnica, la creazione di opportunità di lavoro a livello locale e un sistema di condivisione dei benefici economici derivanti dai crediti di carbonio. È inoltre previsto il potenziamento dei vivai comunitari. Il progetto – della durata di 40 anni – consentirà di rimuovere circa 80 mila tonnellate di Co₂, di cui 55 mila saranno impiegate direttamente da Mundys per compensare una quota delle emissioni delle proprie infrastrutture presenti a livello globale. L’intervento è certificato secondo lo standard internazionale Verified carbon standard (Vcs).

Grazie al progetto verrà anche tutelata la biodiversità

Oltre ai benefici sul clima, l’iniziativa si distingue anche per l’impegno nella tutela della biodiversità. La Foresta Valdiviana, infatti, rappresenta un ecosistema straordinario che ospita specie uniche al mondo – con il 76 per cento degli anfibi e il 45 per cento dei vertebrati presenti esclusivamente in quest’area. Inoltre, svolge un ruolo fondamentale nella conservazione delle risorse idriche del Paese. Partner locale dell’iniziativa è l’Agrupación de ingenieros forestales por el bosque nativo (Aifbn), un’organizzazione non governativa senza fini di lucro fondata nel 1993 a Valdivia. Riunisce oltre 200 soci— in prevalenza ingegneri forestali, ma anche biologi, agronomi, economisti e avvocati — accomunati dall’obiettivo della conservazione e della gestione sostenibile delle foreste native cilene.

Poli: «Impatto concreto su clima e comunità locali»

Queste le dichiarazioni di Ruggero Poli, amministratore delegato di Neya: «Questo progetto dimostra come la riforestazione con specie native possa generare un impatto concreto sia sul clima che sulle comunità locali. Non si tratta solo di rimuovere Co₂, ma di ricostruire ecosistemi resilienti e creare opportunità economiche durature per i territori coinvolti. Proprio in Cile, non molto distante da una delle autostrade gestite da una società del nostro Gruppo, Costanera».

Simest, inaugurato a Torino il nuovo ufficio alla presenza di Tajani

Simest, società del Gruppo Cdp, ha inaugurato il nuovo ufficio di Torino, rafforzando ulteriormente la propria presenza sul territorio e il supporto alle imprese italiane nei processi di crescita e internazionalizzazione. Alla cerimonia di apertura ha preso parte il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nell’ambito delle tappe di avvicinamento alla Conferenza nazionale dell’export 2026 in corso nel capoluogo piemontese. Presenti all’evento il presidente di Simest Vittorio de Pedys e l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo, insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, alla vicesindaca di Torino Michela Favara e a rappresentanti del mondo istituzionale, confindustriale e imprenditoriale. L’apertura del nuovo presidio torinese rappresenta un passo concreto nella strategia di Simest volta a consolidare la propria vicinanza alle imprese, sostenendone lo sviluppo economico per creare impatto sulla comunità locale, promuovendo la competitività del sistema produttivo italiano sui mercati internazionali.

De Pedys: «Radicamento sui territori leva strategica per valorizzare le eccellenze locali»

«L’inaugurazione dell’ufficio di Torino rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento del nostro accompagnamento, grazie anche alla vicinanza dei territori, con l’obiettivo di consolidare un modello operativo sempre più di partner strategico», ha dichiarato il presidente Vittorio De Pedys. «Il radicamento sui territori non è solo una scelta organizzativa, ma una leva strategica per intercettare bisogni, valorizzare le eccellenze produttive locali e sostenere in modo mirato e duraturo la crescita dell’export italiano. In questo senso, Torino e il Nord-Ovest costituiscono un contesto particolarmente dinamico e ricco di potenziale».

Corradini D’Arienzo: «Presidio per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento»

«Con l’apertura del nuovo ufficio, Simest rafforza concretamente il proprio supporto al tessuto imprenditoriale, con un’attenzione particolare alle pmi, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo», ha aggiunto l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. «La sede di Torino sarà un presidio operativo strategico per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, pensato per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento. Vogliamo accompagnare le imprese lungo tutto il percorso di internazionalizzazione, offrendo ancor prima degli strumenti finanziari, competenze specialistiche e affiancamento anche per far crescere le comunità locali. Il nostro impegno è rendere questi percorsi sempre più accessibili, efficaci e di valore di lungo termine, contribuendo alla crescita sostenibile del Paese all’interno del Sistema Italia, con la regia della Farnesina, e in coordinamento con Cdp, Sace, Ice e le associazioni imprenditoriali».

Simest, approvato il bilancio 2025: attivati oltre 10 miliardi di investimenti

L’assemblea degli azionisti di Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese italiane del Gruppo Cdp, riunitasi sotto la presidenza di Vittorio de Pedys, ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2025. Nel corso dell’anno, la società gestita da Regina Corradini D’Arienzo ha proseguito l’attività in supporto della crescita estera del Made in Italy, generando un forte impatto sull’internazionalizzazione delle imprese e sull’export nazionale. Le risorse impegnate hanno infatti raggiunto circa 8,7 miliardi di euro (+9 per cento rispetto al 2024), in favore di 2.300 imprese, per il 90 per cento pmi, attivando oltre 10 miliardi di euro di investimenti, con il potenziale di generare un impatto sul tessuto economico e sociale pari allo 0,5 per cento del pil del Paese e circa 140 mila posti di lavoro creati o mantenuti. L’impatto stimato sull’export è dell’1,3 per cento. I volumi gestiti in portafoglio sono superiori ai 30 miliardi, con circa 15.400 clienti attivi in 124 Paesi. L’utile lordo è stato pari a 10,3 milioni di euro, in crescita del 7 per cento rispetto al 2024. L’utile netto si è attestato a 11,3 milioni.

Sace, Simest e Assomac insieme per la crescita internazionale delle imprese italiane in Kenya

In occasione del business forum Italia-Kenya, organizzato dal ministero degli Esteri e da Agenzia Ice, Sace, Simest (Gruppo Cdp) e Assomac – Associazione nazionale dei costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria – hanno firmato un accordo volto a promuovere iniziative congiunte a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, con un focus sulle aziende attive nelle tecnologie e nei componenti per i settori della calzatura, pelletteria e conceria. La firma si inserisce nel quadro dei lavori del forum, dedicato in particolare ai comparti infrastrutture, energia e connettività, agroindustria e pelle, innovazione e finanza.

La collaborazione è finalizzata a realizzare attività ed eventi promozionali congiunti

L’intesa nasce con l’obiettivo di accompagnare la crescita internazionale delle imprese italiane della filiera, favorendo nuove opportunità di export e investimento in Kenya e in altri Paesi africani di comune interesse. L’accordo punta a mettere a sistema competenze, strumenti e capacità di filiera per sostenere i processi di internazionalizzazione del comparto e valorizzare il contributo delle tecnologie italiane allo sviluppo di filiere produttive sempre più strutturate e competitive. Nel dettaglio, la collaborazione sarà finalizzata a promuovere sinergie tra strumenti e iniziative, realizzare attività ed eventi promozionali congiunti e favorire un costante scambio di informazioni attraverso incontri periodici di formazione, informazione e approfondimento. L’obiettivo comune è rafforzare la competitività internazionale delle imprese italiane e sostenerne l’accesso a nuovi mercati, anche attraverso un’azione coordinata sui territori e lungo le filiere di riferimento.

Pignotti: «Kenya mercato strategico per le imprese italiane»

Queste le dichiarazioni di Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «Il Kenya rappresenta per le imprese italiane un mercato di crescente interesse strategico e un punto di accesso rilevante all’Africa orientale. Con questo accordo vogliamo accompagnare la crescita internazionale delle nostre imprese, mettendo a sistema competenze, strumenti e capacità di filiera in un settore di eccellenza del Made in Italy. L’iniziativa si inserisce pienamente nello spirito del Piano Mattei, di cui il Kenya è uno dei Paesi prioritari, e conferma il nostro impegno nel sostenere percorsi di crescita condivisa e duratura con il continente africano, rafforzato dal lancio della task force Africa di Sace».

De Pedys: «Gli investimenti guardano anche allo sviluppo dei territori»

Gli ha fatto eco il presidente di Simest Vittorio De Pedys: «L’Africa rappresenta oggi uno dei principali motori di crescita a livello globale, un continente dinamico e in forte evoluzione, che offre opportunità significative per le imprese italiane pronte a investire in innovazione, sostenibilità e sviluppo di filiere produttive locali. In questo scenario, il Kenya si conferma un hub strategico per l’Africa orientale, grazie al suo ruolo chiave nei processi di sviluppo industriale e alla crescente attrattività per investimenti internazionali. In questo contesto, Simest è già attivamente impegnata attraverso la misura Africa del Piano Mattei, con l’obiettivo di supportare concretamente i progetti di internazionalizzazione e rafforzare la presenza del sistema produttivo italiano nei mercati africani. Un impegno che si fonda su un approccio responsabile e di lungo periodo. Gli investimenti italiani guardano infatti non solo alla crescita economica, ma anche allo sviluppo dei territori, al rafforzamento delle competenze e alla valorizzazione delle forze lavoro locali. L’accordo siglato si inserisce pienamente in questa direzione. Una collaborazione istituzionale che mette a sistema competenze e strumenti per accompagnare le imprese in un percorso di crescita strutturata, contribuendo allo sviluppo di uno dei territori con il più alto potenziale a livello globale».

Bergozza: «Modello di riferimento per l’evoluzione del settore»

Così infine Mauro Bergozza, presidente di Assomac: «Con questa intesa rafforziamo un modello di collaborazione che integra tecnologie, competenze dell’impresa italiana e strumenti finanziari a supporto dei processi di internazionalizzazione. Il nostro impegno è contribuire allo sviluppo di filiere produttive strutturate e competitive, valorizzando il ruolo delle tecnologie e dei macchinari made in Italy nella trasformazione industriale e nella creazione di valore aggiunto lungo l’intera catena di valore della pelle. In Kenya proseguiamo la nostra azione, avviata attraverso un intenso lavoro congiunto con istituzioni e organizzazioni di settore nazionali e keniane, per favorire l’avanzamento industriale del comparto, riconoscendo nella tecnologia un asset strategico essenziale per lo sviluppo dei sistemi produttivi. Guardando a un orizzonte più ampio, il percorso intrapreso può rappresentare un modello di riferimento concreto per l’evoluzione del settore pelle nel continente africano, contribuendo alla crescita di filiere locali sempre più all’avanguardia e al potenziamento delle opportunità di presenza sui mercati internazionali».