Enel rafforza il proprio impegno nella tutela contro le truffe e, insieme ai Carabinieri, inaugura dal mese di aprile 2026 un nuovo ciclo di incontri, all’interno dei propri negozi, dedicati alla prevenzione delle frodi. L’iniziativa offrirà un momento di confronto diretto con il personale dell’Arma per condividere esperienze, ricevere informazioni utili e acquisire strumenti concreti per riconoscere e prevenire i tentativi di truffa.
Un’occasione per capire come difendersi da truffe e raggiri
Al centro degli incontri le forme di raggiro oggi più diffuse, dalle telefonate moleste alle e-mail di phishing, fino ai falsi interventi di assistenza, con l’obiettivo di smascherare le tecniche utilizzate nelle comunicazioni telefoniche fraudolente. L’iniziativa offre ai cittadini strumenti concreti per riconoscere i principali tentativi di truffa, orientarsi con maggiore consapevolezza tra i diversi canali di contatto e individuare tempestivamente i segnali d’allarme, adottando comportamenti più sicuri. Il progetto nasce in risposta al forte aumento delle chiamate moleste (spoofing), phishing e contatti fraudolenti che colpiscono non solo il settore energetico. Un fenomeno che colpisce clienti di ogni età e richiede interventi sempre più strutturati. Enel è impegnata da tempo nel contrasto a queste pratiche con campagne informative, sistemi di contatto certificati e iniziative per rafforzare la sicurezza digitale, con l’obiettivo di garantire un’esperienza più semplice e soprattutto più protetta. La nuova iniziativa si inserisce nel format degli Enel Energy Bar, attraverso cui gli Enel Store aprono le porte al pubblico. In questi appuntamenti, esperti e consulenti guidano i cittadini in un percorso pratico alla scoperta dell’energia.
Acea comunica di aver perfezionato, attraverso la controllata a.Quantum, l’acquisizione di Aquanexa da Algebris Investments. Il valore economico dell’operazione in termini di enterprise value per il 100 per cento dell’azienda, con riferimento al perimetro attuale, è pari a circa 205 milioni di euro. L’ebitda pro-forma consolidato della società acquisita è stato pari a circa 30 milioni di euro nel 2025. L’attuale perimetro potrebbe allargarsi per effetto delle acquisizioni in corso di perfezionamento, con conseguente incremento delle componenti variabili di prezzo, nei limiti e alle condizioni specificate negli accordi.
Così Acea rafforza la sua leadership nel settore idrico
L’operazione, approvata dalle autorità competenti, si inserisce nella strategia di ulteriore rafforzamento della leadership e delle competenze di Acea nel settore idrico, favorendo lo sviluppo di soluzioni e servizi innovativi per una gestione sempre più efficiente e sostenibile delle reti. Aquanexa rappresenta una realtà industriale dinamica e in forte crescita, specializzata nella fornitura di soluzioni integrate per la gestione intelligente del ciclo idrico. Combina tecnologie digitali, ingegneria di rete, sensoristica avanzata e servizi operativi rivolti a utility, enti pubblici e aziende.
In occasione della Milano Design Week 2026, Iqos – il sistema di riscaldamento del tabacco numero uno al mondo1 – e Devialet – leader internazionale nell’ingegneria acustica – hanno presentato Soundsorial Design, rinnovando per l’undicesimo anno consecutivo la presenza della linea di prodotti di Philip Morris all’interno della settimana del design più rilevante a livello globale. La missione di Devialet di riportare il suono al centro dell’esperienza di ascolto, attraverso innovazioni acustiche, incontra lo spirito all’avanguardia di Iqos, che guida il brand in un percorso costante di ricerca e sviluppo. Due culture orientate all’innovazione, unite da una comune ricerca dell’eccellenza.
Un’esperienza in cui il suono si trasforma in visione
«In entrambe le realtà il design è profondamente funzionale, e l’innovazione ne rappresenta il fondamento. Brevetti, prodotti e standard di settore ne sono la prova. Uniti da una ricerca costante dell’innovazione, Devialet e IQOS mettono in discussione lo status quo», ha dichiarato Oggie Kapetanovic, president Heat not burn di Philip Morris International. Con un’installazione realizzata attraverso tecnologie innovative, Soundsorial Design diventa uno spazio in cui spingersi oltre i confini dell’esperienza sensoriale, un ambiente in cui il suono di Devialet è vivo – visibile nel movimento dei suoi iconici woofer e percepibile fisicamente grazie alla potenza dell’infrabasso –, invitando ciascun visitatore a esplorare lo spazio da diverse posizioni, fino a individuare la propria frequenza e ad assistere al momento in cui il suono si trasforma in visione.
Un incontro tra tecnologia, estetica e performance
«Portando il savoir‑faire di Devialet all’interno dello spazio, il suono diventa un elemento centrale: non è un semplice sfondo, ma accompagna e scandisce il percorso. Le prestazioni del diffusore Devialet Phantom Ultimate trasformano l’ascolto in una presenza fisica», ha sottolineato Jacques Demont, chief executive officer di Devialet. In linea con lo spirito della collaborazione, Iqos e Devialet hanno inoltre presentato la Soundsorial limited edition capsule drop, che riflette l’approccio condiviso all’innovazione e al design. I pattern, ispirati alla propagazione delle onde sonore, traducono visivamente l’incontro tra tecnologia, estetica e performance. Creata come espressione creativa della partnership, la capsule non sarà disponibile per la vendita.
Continua il processo di trasformazione di Iqos
«Milano e la Design Week rappresentano per noi un appuntamento chiave: un luogo in cui cultura del progetto, innovazione e visione si incontrano in modo unico», ha dichiarato Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. «Essere presenti per l’undicesimo anno consecutivo significa rinnovare il nostro impegno nel dialogo con il mondo del design e della creatività, raccontando il percorso di trasformazione che stiamo portando avanti anche in Italia, fondato sull’innovazione e sulla ricerca. In Italia questo percorso si traduce in investimenti continui, nello sviluppo di competenze avanzate e in una filiera industriale e agricola sempre più orientata all’innovazione. Collaborazioni come quella con Devialet rappresentano per noi un modo concreto per condividere e valorizzare questo percorso di trasformazione» L’installazione sarà aperta al pubblico dal 20 al 26 aprile 2026, dalle 10.00 alle 21.00, presso Opificio 31, Tortona Rocks.
Si è svolta presso il salone d’onore del Coni la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Navigare Insieme: l’Italia senza barriere, il progetto della Federazione Italiana Vela realizzato con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica. L’iniziativa nasce per promuovere la vela come sport inclusivo e accessibile, attraverso un programma di attività su tutto il territorio nazionale. Navigare insieme mette al centro la collaborazione tra circoli velici, istituti scolastici, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di abbattere le barriere e favorire la partecipazione delle persone con disabilità. Le attività prevedono momenti in mare e a terra, affiancati da formazione, divulgazione e confronto con le comunità locali. La vela diventa così uno strumento educativo, capace di sviluppare autonomia, fiducia e collaborazione.
I risultati del 2025 e il programma del 2026
Nel corso del 2025 il progetto ha registrato i seguenti risultati:
11 tappe su tutto il territorio nazionale
461 partecipanti coinvolti
10 istituti scolastici
35 associazioni del terzo settore
+110 per cento di crescita del tesseramento promozionale
Forte dei risultati ottenuti, Navigare Insieme torna nel 2026 con un programma ancora più strutturato. Il calendario prevede tappe su tutto il territorio nazionale, dal lago di Bolsena fino a Napoli. L’obiettivo è ampliare ulteriormente la rete dei circoli velici coinvolti e rafforzare il radicamento nei territori. Il progetto si configura sempre più come un percorso continuativo. Unisce attività sportive, formazione e momenti di confronto. Offre alle persone con disabilità un’opportunità concreta di avvicinarsi alla vela e proseguire nel tempo.
Che cosa significherà comunicare da qui al 2035? In un contesto segnato da diffusione dell’intelligenza artificiale, sovrabbondanza informativa, competizione per l’attenzione e pubblici sempre più frammentati, la comunicazione d’impresa non può più limitarsi a inseguire strumenti e piattaforme. Deve imparare a leggere il futuro, a interpretare i segnali del cambiamento e a costruire senso. Da qui nasce l’esigenza di interrogarsi non solo su come evolveranno i canali, ma anche su quali profili professionali, competenze, attitudini e strumenti serviranno alle imprese per restare rilevanti. A queste domande prova a rispondere I comunicatori del futuro, volume curato da Alberto Mattiacci – professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Sapienza Università di Roma e senior fellow in Luiss Business School – e Carlotta Ventura – chief Communication, Regional affairs & Sustainability officer di A2A e chairwoman di Amsa – edito da Egea, casa editrice dell’Università Bocconi, e dal 17 aprile in libreria.
Il metodo dei future studies per capire come sarà la comunicazione aziendale
Il progetto prende forma da una collaborazione tra A2A e Sapienza Università di Roma e affronta la comunicazione come una leva strategica del management contemporaneo, applicando i metodi dei future studies al settore della comunicazione aziendale. Non per prevedere rigidamente il futuro, ma per esplorarne scenari possibili, individuare forze di cambiamento e offrire una mappa utile a navigare l’incertezza. Il lavoro si fonda su un approccio interdisciplinare e intergenerazionale ispirato alla Bauhaus, che ha coinvolto docenti, ricercatori, manager e professionisti under 30 provenienti da funzioni diverse del Gruppo A2A.
I comunicatori dei prossimo decennio dovranno essere figure sempre più ibride
Il punto di partenza è semplice: chi comunica dovrà farlo in un mondo più difficile da decifrare. Per questo riuscire a porre domande rilevanti diventa una competenza strategica primaria. La crescita delle organizzazioni dipende sempre più dalla capacità di interrogare il presente con continuità, chiedendosi cosa sta cambiando, perché sta accadendo e con quali implicazioni per i diversi stakeholder. Queste domande aprono uno spazio di confronto in cui la strategia diventa un processo di sensemaking collettivo. In un contesto in cui cresce il dialogo con le macchine, l’attenzione diventa la vera moneta del mercato, le audience si frammentano, le identità generazionali cambiano e i messaggi vengono continuamente filtrati, rilanciati, reinterpretati. Per questo i comunicatori del prossimo decennio non potranno essere solo produttori di contenuti ma essere figure sempre più ibride, capaci di muoversi tra strategia, tecnologia, relazioni umane e cultura. Le competenze più ricercate non saranno più legate a una iper-specializzazione, ma alla resilienza operativa, cioè a quella capacità di reinventarsi costantemente.
Le competenze e i profili professionali del futuro
Al centro del volume si pone uno strumento operativo originale, ovvero la Tavola delle competenze dei comunicatori 2035. Costruita sul modello della tavola periodica di Mendeleev, identifica 31 competenze-atomo organizzate in tre domini – Business, Human, Tech – che possono combinarsi in modi diversi per dare forma ai profili professionali del futuro. Da questa architettura prendono forma profili differenti, che restituiscono la natura sempre più ibrida dei comunicatori del futuro. Tra questi:
il digital humanist, che unisce sensibilità culturale e competenze tecnologiche e interpreta il cambiamento senza separare umanesimo e innovazione;
lo strategic orchestrator, che governa la complessità, tiene insieme visione, processi e stakeholder diversi e trasforma la comunicazione in una leva di coordinamento e indirizzo;
l’innovatore AI-powered, che lavora invece sul confine tra creatività, dati e automazione, integrando l’intelligenza artificiale nei processi comunicativi senza rinunciare al giudizio umano;
l’architetto di cultura, che presidia la dimensione simbolica e valoriale delle organizzazioni, contribuendo a dare forma a identità, reputazione e senso di appartenenza.
Figure diverse, dunque, ma tutte riconducibili a una stessa meta-identità: quella dell’architetto di senso, chiamata a costruire coerenza, orientamento e significato condiviso in un ambiente segnato da rumore informativo, polarizzazione e incertezza.
L’aeroporto Nice Côte d’Azur ha inaugurato ufficialmente l’ampliamento del Terminal 2. Un evento molto atteso per il territorio, tenutosi alla presenza – tra gli altri – del principe Alberto II di Monaco, del ministro dei Trasporti Philippe Tabarot, del sindaco di Nizza Eric Ciotti e di Alessandro Benetton, presidente di Edizione e Mundys (azionista di maggioranza di Aéroports de la Côte d’Azur). L’entrata in esercizio della nuova infrastruttura contribuirà a migliorare la qualità del servizio e la gestione dei flussi passeggeri, sia in partenza sia in arrivo.
Aumentato del 31 per cento lo spazio per i passeggeri
Il secondo aeroporto francese per capacità – oltre 14 milioni di passeggeri annui, dal 2019 – potrà, grazie all’estensione del Terminal 2, mantenere elevati standard di servizio e garantire una gestione efficiente dei flussi, tanto per i voli Schengen quanto per quelli extra-Schengen. Grazie all’ampliamento del nuovo molo, progettato dallo studio di architettura di Stéphane Aurel, l’aeroporto si estende su un’area di circa 23 mila metri quadrati, con un aumento del 31 per cento dello spazio disponibile per i passeggeri. Uno sviluppo che permette allo scalo di raggiungere la capacità di 18 milioni di viaggiatori all’anno.
Nuovi banchi check-in, accesso diretto ai piazzali aerei, più negozi
Realizzato con interventi di edilizia green sul territorio e nel rispetto dei criteri di sostenibilità, il progetto si è sviluppato in tre fasi. La prima ha riguardato l’ampliamento della zona partenze per i voli extra-Schengen, la creazione di una nuova area di controllo passaporti per le partenze, l’apertura di negozi e di una lounge vip. Questa fase è stata completata prima dell’estate 2025. La seconda ha previsto la realizzazione di un terminal con accesso diretto ai sei piazzali aerei esistenti, eliminando la necessità di navette e permettendo di gestire contemporaneamente i passeggeri, indipendentemente dal loro paese di partenza o destinazione. L’area entrerà in funzione a partire dalla prossima settimana. Infine, un modulo con 36 nuovi banchi check-in e un sistema aggiuntivo di gestione bagagli sarà operativo entro la fine del mese, prima dell’inizio della stagione estiva.
Inaugurazione dell’ampliamento del Terminal 2 dell’aeroporto Nice Côte d’Azur (Mundys).
Goldnadel: «Giornata storica»
«È una giornata storica per l’aeroporto e per l’intera regione», ha dichiarato Franck Goldnadel, presidente del consiglio di amministrazione di Aéroports de la Côte d’Azur. «Questo ampliamento dello scalo trasformerà l’esperienza dei nostri passeggeri, che meritano un’accoglienza e un servizio all’altezza della reputazione della Costa Azzurra. Un aeroporto rappresenta la prima e l’ultima impressione di un viaggio, ed è nostra responsabilità renderla la migliore possibile».
Benetton: «Maggior attrattività per l’aeroporto»
«Il completamento di questo terminal dimostra la capacità del nostro Gruppo di realizzare investimenti strategici nei territori in cui operiamo, mantenendo un dialogo costante con le istituzioni e le comunità locali», ha aggiunto Alessandro Benetton, presidente di Mundys. «Desidero ringraziare il management e tutti i collaboratori di Aéroports de la Côte d’Azur per questo importante risultato, che valorizza in maniera strutturale l’attrattività del secondo aeroporto più grande di Francia. Mundys è un gruppo industriale europeo con una visione di lungo periodo, che considera la Francia un Paese strategico. Qui, nel corso degli anni, abbiamo investito oltre 11 miliardi di euro nel settore infrastrutturale, creando nuovi posti di lavoro e aumentando la competitività dei territori locali. È questa la traiettoria che continueremo a seguire».
Crédit Agricole Italia e i Giovani imprenditori di Confindustria hanno avviato una collaborazione triennale finalizzata a sostenere la crescita del nuovo tessuto imprenditoriale italiano. L’accordo ha preso il via a Borgo Egnazia, in occasione del convegno nazionale Voci, e mira a rafforzare il patrimonio di competenze delle giovani imprese, con particolare attenzione a internazionalizzazione, transizione tecnologica e sostenibilità. L’istituto bancario guidato dall’amministratore delegato e senior country officer Hugues Brasseur affiancherà il movimento prendendo parte ai principali appuntamenti associativi, tra cui i tradizionali convegni di Rapallo e Capri, oltre all’incontro pugliese. Sul piano operativo, la collaborazione metterà a disposizione strumenti finanziari, servizi di consulenza e l’accesso al network internazionale del gruppo, con l’obiettivo di consolidare le competenze industriali e manageriali e di accompagnare le iniziative imprenditoriali verso percorsi di crescita più strutturati, rafforzando così la competitività delle aziende guidate dalle nuove leve dell’impresa.
Unicredit ha erogato un finanziamento Futuro sostenibile plus di 55 milioni di euro alla società Generale Costruzioni Ferroviarie del Gruppo RossFin. L’operazione è finalizzata a supportare l’impresa nella costante campagna di investimenti industriali, con un focus particolare alla transizione green.
La società ha 10 sedi italiane e nove branch estere
Generale Costruzioni Ferroviarie è un’eccellenza nel settore dell’armamento, dell’elettrificazione e del segnalamento ferroviario. In oltre 70 anni di attività e di esperienza ha consolidato il suo ruolo sul mercato ferroviario italiano e rafforzato la presenza a livello europeo ed internazionale. Le sue 10 sedi italiane e le nove branch estere sono oggi un punto di riferimento per clienti e partner che trovano nell’azienda un modello di operatività capace di offrire altissimi standard di produttività, sicurezza, qualità in tutti i cantieri di armamento ferroviario e metropolitano, rinnovamento e risanamento, manutenzione, trazione elettrica e segnalamento ferroviari. La società è un fornitore qualificato di Rete ferroviaria italiana e Italferr, nonché dei consorzi che gestiscono lavori di costruzione di linee ad alta velocità e per società di trasporti ferroviari come Ferrovie Nord, Atac e Atm Milano. Occupa circa 2.600 dipendenti.
L’impegno per la sostenibilità
Il finanziamento Futuro sostenibile plus di Unicredit è un finanziamento chirografario destinato alle imprese che prevede una riduzione dello spread, rispetto alle condizioni offerte per questa tipologia di operazioni, riconosciuta alle aziende che si impegnano a migliorare l’ambiente, la società e la buona amministrazione della propria azienda, ossia che ispirano la propria azione ai fattori Esg. I target di sostenibilità scelti da Generale Costruzioni Ferroviarie per il finanziamento sono l’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili consumata in rapporto al totale di energia consumata e la riduzione delle tonnellate di Co2 generate dalle attività aziendali in rapporto al fatturato generato nell’anno di riferimento.
Il mondo dell’energia richiede nuove competenze capaci di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e visione internazionale. Per questo Eni investe da anni in percorsi formativi avanzati che uniscono eccellenza accademica, esperienza sul campo e un forte orientamento alle sfide del futuro. Attraverso Eni Corporate University e in collaborazione con università e centri di ricerca italiani e internazionali, l’azienda promuove master e programmi specialistici rivolti a giovani laureati e laureate che desiderano intraprendere un percorso professionale nei settori più strategici dell’energia. I percorsi proposti da Eni rappresentano un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro. Modelli didattici innovativi, docenti provenienti dal mondo accademico e aziendale, borse di studio complete e opportunità di inserimento professionale rendono questi programmi un punto di riferimento per chi vuole contribuire alla trasformazione del settore energetico. Tra le iniziative attualmente attive si distinguono il Master Medea della Scuola Enrico Mattei, l’Eni Engineering academy, Gems, master dedicato alle geoscienze per l’energia e Minds, il Master in Natural resources, Development and Storage in collaborazione con il Politecnico di Torino.
Master Medea – Scuola Enrico Mattei
Il Master Medea è il programma storico della Scuola Enrico Mattei, attivo dal 1957 e riconosciuto a livello internazionale come uno dei percorsi più avanzati per la formazione nell’ambito dell’energia, dell’ambiente e del management. Realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, il master si sviluppa in 10 mesi intensivi, da settembre a giugno, e coinvolge gli studenti in un’esperienza immersiva a stretto contatto con i docenti. Il piano di studi ha un orientamento specifico verso i temi dell’energia e dell’ambiente, una visione internazionale e una impostazione interdisciplinare. La didattica combina lezioni frontali, flipped classroom, project work e attività interdisciplinari, con il coinvolgimento di docenti universitari, manager Eni ed esperti del settore. L’esperienza è immersiva e internazionale, grazie alla partecipazione di studenti provenienti da tutto il mondo e a un network consolidato di alunni. Il master è completamente gratuito e prevede borse di studio che coprono l’intero valore del percorso (50 mila euro), oltre a un contributo mensile di 1.500 euro lordi. Le candidature sono aperte fino al 30 aprile 2026 per i candidati internazionali e fino al 15 maggio 2026 per i candidati italiani, con requisiti specifici per età, background accademico e votazione di laurea.
Studenti a lezione (Eni).
Eni Engineering academy
L’Eni Engineering academy è il programma di formazione tecnica avanzata dedicato ai giovani ingegneri che desiderano entrare in EniProgetti, la società di ingegneria del Gruppo. Il percorso prevede una formazione strutturata di tre mesi che integra training on the job, lezioni in inglese, site visit, role play e simulazioni 3D e si conclude con l’assunzione con contratto a tempo indeterminato nella società. L’academy è rivolta a laureati magistrali in 12 indirizzi ingegneristici, con meno di tre anni di esperienza professionale, e rappresenta un accesso privilegiato alle attività di progettazione onshore e offshore, alle tecnologie rinnovabili, alle opere navali e ai sistemi innovativi. Le posizioni aperte per la nuova edizione dell’academy, sono:
process engineer
piping engineer
mechanical engineer
instrumentation & automation engineer
electrical engineer
civil & structural engineer
naval engineer
safety engineer
renewables engineer
project engineer
Le attività si svolgono principalmente presso la sede di San Donato Milanese, con possibili trasferte e mobilità in altri contesti operativi. Le candidature sono attualmente aperte, con inserimenti previsti tra giugno e settembre 2026.
Gems – Geoscience for energy – Eni Master School
Gems (Geoscience for energy – Eni Master School) è il corporate master dedicato alla formazione di giovani laureati in Geoscienze, Fisica, Matematica o Ingegneria. Il percorso, interamente in inglese e della durata di nove mesi, offre una preparazione avanzata in geologia, geofisica, data science, tecniche di esplorazione e valutazione delle risorse, integrando lezioni, laboratori, attività sul campo e un progetto finale. Il percorso formativo prevede lezioni di manager ed esperti Eni integrate da interventi tenuti da eccellenze del panorama universitario nazionale e internazionale nell’ambito delle Geoscienze, un corpo insegnanti interdisciplinare e con un forte orientamento all’applicazione pratica delle conoscenze. È completamente finanziato da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi. È rivolto a laureati magistrali con un voto minimo di 100/110 in discipline Stem affini alle geoscienze, con età inferiore ai 29 anni al 31 dicembre 2026. È un master aperto ad un massimo di 20 partecipanti. Le candidature per la nuova edizione sono aperte fino al 10 agosto 2026 per gli studenti internazionali e fino al 25 agosto 2026 per gli studenti italiani. Le prove di selezione si terranno nella prima metà di settembre 2026. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. Il master inizierà il 2 novembre 2026.
Master Minds
Il Master Minds in Natural resources development and storage, organizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino ed erogato in lingua inglese, fornisce ai propri studenti una visione a 360° del mondo dell’energia, con un focus particolare sulle competenze tipiche del mondo dell’energia tradizionale e ai temi legati alla digitalizzazione e alla transizione energetica. Attualmente alla sua 22esima edizione, il master ha una durata complessiva di 12 mesi e accoglie giovani laureati magistrali che trascorrono otto mesi al Politecnico frequentando una delle due specializzazioni previste – Reservoir oppure Drilling & production -, per poi concludere il percorso con un tirocinio aziendale di quattro mesi. Il master è finanziato interamente da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi per tutti i partecipanti che ricevono, al termine del percorso, un titolo accademico da parte del Politecnico di Torino. Maggiori informazioni relative ai requisiti di accesso al master quali le classi di laurea magistrali specifiche richieste, voto di laurea, requisiti di età e conoscenza della lingua inglese verranno pubblicate nei prossimi mesi nel nuovo bando, che sarà disponibile sul sito Eni.com. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. L’inizio del master è fissato per gennaio 2027.
Il premio giornalistico TgPoste riparte con la terza edizione. Fino al 30 giugno 2026 sarà possibile candidarsi all’iniziativa promossa da Poste italiane per scoprire e valorizzare giovani talenti del mondo dell’informazione che sappiano raccontare le notizie in modo originale e con un linguaggio diretto e innovativo. A scegliere il vincitore sarà una giuria di eccellenza formata dai direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane, nazionali e locali.
Premio giornalistico TgPoste 2024 (Ansa).
Come candidarsi, chi può partecipare e cosa si vince
Il premio è aperto agli under 35 iscritti all’Ordine dei giornalisti o praticanti nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Odg. Il primo classificato riceverà una borsa di studio per frequentare un corso di alta formazione giornalistica all’estero e avrà l’opportunità di vivere un’esperienza professionale nella Comunicazione di Poste italiane. Le candidature dovranno essere inviate tramite il sito dedicato premiotgposte.posteitaliane.it, come mostra il seguente tutorial.
I partecipanti dovranno realizzare un breve video di presentazione e un elaborato giornalistico inedito ispirato ai principali ambiti su cui l’azienda investe quotidianamente: innovazione, trasformazione digitale, sostenibilità, territori, Progetto Polis, logistica ed e-commerce. Si può scegliere tra le seguenti tipologie (si può concorrere con un solo elaborato):
contenuto informativo video per i social media (durata massima 90 secondi);
video per un telegiornale (durata massima 2 minuti);
articolo scritto per un giornale cartaceo o per il web (lunghezza massima 6 mila battute).
TgPoste, il telegiornale di Poste Italiane, è visibile negli uffici postali e sui siti web dell’azienda, e va in onda ogni giorno in diretta alle 12 aprendo una finestra sul mondo per offrire una panoramica sui più importanti fatti dell’attualità economica, politica e culturale italiana e internazionale, approfonditi grazie al contributo di esperti e firme del giornalismo, proponendo in ciascuna edizione focus tematici sulle iniziative e sul business della più grande azienda italiana.
Il Gruppo Acea annuncia la nascita di Fondazione Acea, con la missione principale di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, industriale e culturale dell’azienda fondata a Roma nel 1909 dal sindaco Ernesto Nathan e dall’assessore ai servizi tecnologici ed economista Giovanni Montemartini. Oltre alla valorizzazione del patrimonio storico aziendale – di recente esposto nella mostra Heritage che ha ricevuto importanti riconoscimenti, entrando nella short list dei finalisti del premio Cultura+Impresa 2025–2026 – e allo sviluppo dell’archivio storico aziendale, la Fondazione ha l’obiettivo di creare valore sociale e culturale, a Roma e nelle altre città dove Acea opera, promuovendo iniziative dedicate a giovani, sport, volontariato d’impresa, solidarietà, cultura, ricerca e formazione.
Mostra Heritage (Acea).
L’arte come strumento per educare e unire generazioni
L’attività della Fondazione Acea si svilupperà infatti intorno a sei aree strategiche – arte e cultura, ambiente, sport e salute, scuola (con particolare attenzione all’educazione sui temi legati all’acqua), promozione sociale e rigenerazione urbana. Ambiti diversi ma profondamente interconnessi, pensati per generare nuove forme di partecipazione e consapevolezza collettiva. Al centro della visione c’è un’idea semplice e suggestiva: educare al futuro significa imparare a immaginarlo. In questo percorso, l’arte diventa uno strumento privilegiato di conoscenza, capace di unire generazioni e linguaggi diversi, trasformando la sostenibilità in un’esperienza concreta e condivisa. Il cuore del progetto è l’educazione al valore dell’acqua. Comprendere l’importanza di questa risorsa significa leggere l’equilibrio tra ambiente, città e comunità, formando nuove generazioni più consapevoli.
Il cda della Fondazione
La Fondazione, con sede a Piazzale Ostiense e fortemente voluta dalla presidente di Acea Barbara Marinali e dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, è amministrata da un consiglio di amministrazione presieduto da Ignazio Vacca, chief Institutional affairs & Business development officer di Acea, e composto dai consiglieri Giuseppe Del Villano, chief Legal&Compliance officer, e Sabrina Fiorino, responsabile Iniziative culturali di Acea.
Intesa Sanpaolo, partner istituzionale del Salone del Mobile di Milano, rinnova il proprio impegno a fianco delle imprese del design e del sistema casa con un incontro in programma mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 17.30 presso le Gallerie d’Italia. L’evento è intitolato Design e Made in Italy. Il supporto di Intesa Sanpaolo all’impresa italiana e alla visione creativa sulla scena globale e si inserisce nel percorso di supporto che la banca porta avanti da anni per il settore del design e più in generale per il Made in Italy, una filiera composta da migliaia di pmi che rappresentano un’eccellenza produttiva e creativa riconosciuta a livello internazionale.
Partnership e strumenti per la filiera
La collaborazione con il Salone del Mobile, avviata nel 2017, rappresenta uno strumento concreto a sostegno delle imprese della filiera del design e del sistema casa. Un impegno che vede Intesa Sanpaolo attiva anche attraverso il programma Sviluppo filiere, che coinvolge oggi oltre 240 filiere del Made in Italy, più di 32 mila addetti e quasi 7.700 fornitori, per un giro d’affari che supera i 32 miliardi di euro nei settori arredamento, abbigliamento, alimentare e automazione. Il programma, avviato dal Gruppo da 10 anni, è esteso a tutti i settori produttivi italiani e nel tempo ha permesso alle pmi di rafforzare l’accesso al credito e di sostenere con maggiore efficacia gli investimenti in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità ed economia circolare, accompagnandole allo stesso tempo nei percorsi di crescita e sviluppo sui mercati internazionali. Dal 2020 Intesa Sanpaolo, attraverso l’attività della divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, ha sostenuto le pmi del Made in Italy con finanziamenti per 26 miliardi di euro destinati a internazionalizzazione, export e crescita dimensionale, confermando il proprio ruolo di partner strategico per lo sviluppo dell’industria italiana.
Focus su scenari macroeconomici e sfide del futuro
L’appuntamento alle Gallerie d’Italia è l’occasione per ripercorrere il valore economico e culturale del design italiano attraverso gli interventi dei rappresentanti della banca impegnati nella promozione culturale e nel sostegno allo sviluppo delle imprese, insieme a progettisti e testimonianze di eccellenze mondiali come Kartell. Nel corso dell’incontro sarà inoltre offerto dal Research department di Intesa Sanpaolo un aggiornamento sullo scenario macroeconomico, che si conferma incerto e complesso, anche alla luce delle recenti tensioni geopolitiche internazionali, con possibili effetti sia sul fronte internazionale sia sui consumi. In questo contesto, l’espansione sui mercati esteri rimane prioritaria per le imprese del mobile e del design Made in Italy, rendendo necessario un ulteriore rafforzamento nella diversificazione degli sbocchi commerciali. Questo percorso di crescita potrà contare sull’eccellenza qualitativa delle produzioni nazionali, radicata nelle competenze e nel know-how manifatturiero, unita alla forza del mondo del design dove l’Italia, con 6,2 miliardi di euro di fatturato, è leader a livello europeo.
Verrà anche presentato il volume Le fabbriche del design
L’incontro sarà, inoltre, l’occasione per presentare la riedizione del volume Le fabbriche del design, pubblicato dalla casa editrice Allemandi con il supporto di Intesa Sanpaolo e del Salone del Mobile. Il libro, considerato un classico dell’editoria di settore, offre una ricostruzione delle radici industriali e culturali del design italiano e contribuisce alla riflessione sul valore della visione creativa dell’impresa italiana da parte del Gruppo Intesa Sanpaolo. In chiusura, atteso il dialogo tra Maria Porro, presidente del Salone del Mobile di Milano, e Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
Intesa Sanpaolo sostiene lo sviluppo di Techbau mettendo a disposizione 110 milioni di euro per supportare i piani di crescita dell’azienda, general contractor attivo nello sviluppo di progetti nei diversi ambiti dell’ingegneria civile e delle infrastrutture, con particolare attenzione ai più elevati standard di sostenibilità, qualità e sicurezza. Il finanziamento è stato erogato attraverso la divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, in collaborazione con la struttura Corporate finance mid cap della divisione IMI CIB, per supportare la realizzazione di un ampio polo logistico nel Comune di Alessandria.
L’attenzione ai criteri Esg e alla valorizzazione del territorio
Il progetto prevede lo sviluppo di un’area di circa 187 mila metri quadrati, con la copertura degli edifici tramite impianto fotovoltaico, e punta al conseguimento della certificazione LEED Platinum, il più alto livello riconosciuto a livello internazionale in ambito di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici. Techbau è orientata allo sviluppo di piattaforme logistiche di nuova generazione progettate secondo avanzati criteri Esg e con particolare attenzione ai territori in cui i progetti vengono realizzati. Questo approccio è alla base dell’attività di sviluppo della società ed è già stato adottato in numerosi interventi realizzati negli ultimi anni. Nel 2025 tale attenzione si è tradotta anche in iniziative di qualificazione ambientale e paesaggistica, con la realizzazione di 462.981 mq di aree verdi e oltre 86 mila nuove piantumazioni tra alberi e arbusti nei contesti urbani interessati.
L’impegno di Intesa nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile
L’operazione si inserisce quindi nel più ampio impegno di Intesa Sanpaolo nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile, accompagnando le imprese nei percorsi di efficientamento energetico, riduzione delle emissioni e sviluppo di infrastrutture innovative. Attraverso soluzioni finanziarie dedicate e servizi di consulenza specialistica, la banca supporta i clienti nella realizzazione di progetti che coniugano crescita industriale, sostenibilità ambientale e competitività di lungo periodo.
Dopo il successo della 37esima edizione a Barcellona nel 2024, Unicredit supporterà anche la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup a Napoli in qualità di global partner e global banking partner, rafforzando il proprio impegno di lungo periodo nei confronti della competizione e verso progetti internazionali complessi e di alto profilo. La collaborazione tra Unicredit e l’America’s Cup si basa su valori condivisi, con un focus chiaro su innovazione, sostenibilità e inclusione, offrendo al contempo un contesto concreto in cui competenze finanziarie, capacità di esecuzione e coordinamento tra più stakeholder risultano centrali per il successo dell’iniziativa.
Attenzione a innovazione, sostenibilità ed energie alternative
Nelle precedenti edizioni, l’America’s Cup ha saputo coniugare eccellenza sportiva e iniziative a supporto della blue economy, dello sviluppo delle comunità locali e dell’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità definiti da World Sailing nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’evento ha inoltre rappresentato un banco di prova per l’innovazione tecnologica, promuovendo l’adozione progressiva di soluzioni a basso impatto ambientale, la sperimentazione di piattaforme di navigazione a zero emissioni e l’applicazione di tecnologie avanzate. Nell’ambito dell’attuale protocollo che regola la 38esima Louis Vuitton America’s Cup, il programma prevede anche l’utilizzo sistematico di un’imbarcazione dedicata alimentata a idrogeno, sottolineando l’importanza crescente delle energie alternative e della finanza sostenibile nell’ambito di progetti ad alta intensità di capitale.
Il ruolo di Unicredit riflette la sua dimensione paneuropea
L’America’s Cup è la più antica competizione sportiva internazionale al mondo ed è tra gli eventi sportivi più seguiti a livello globale, con un’audience di centinaia di milioni di spettatori nelle edizioni più recenti. L’Europa rappresenta una presenza forte e in crescita, con un numero significativo di team anche nelle regate delle Youth e Women’s America’s Cup. In questo contesto, il ruolo di Unicredit come global partner riflette la dimensione paneuropea del Gruppo, il suo forte posizionamento in molteplici Paesi e l’ampia base di clienti a livello internazionale.
Poste italiane si conferma un punto di riferimento nei processi di sostenibilità ambientale e di innovazione tecnologica grazie al programma strategico Smart building, avviato già da alcuni anni con l’obiettivo di incrementare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale del patrimonio immobiliare del Gruppo, che è tra i più grandi tra le aziende del Paese con quasi 15 mila edifici tra sedi direzionali, grandi hub, centro di distribuzione e uffici postali.
Cosa prevede il progetto
Il progetto Smart building prevede l’implementazione diffusa di sensori evoluti, piattaforme di Building management system (Bms) e soluzioni dienergy management integrato, in grado di raccogliere e analizzare in tempo reale i dati relativi ai consumi energetici e alle condizioni microclimatiche, sia interne sia esterne agli edifici. Tali sistemi consentono una regolazione automatica e dinamica degli impianti di illuminazione, climatizzazione invernale ed estiva e ventilazione, ottimizzandone le prestazioni in funzione dell’effettivo utilizzo degli spazi. A completamento dell’approccio tecnologico, il piano Smart building include interventi strutturali mirati, quali la sostituzione degli impianti obsoleti con soluzioni ad alta efficienza, la riqualificazioneenergetica degli immobili per il miglioramento delle prestazioni dell’involucro edilizio e la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di climatizzazione. In particolare, sono previste la dismissione degli impianti alimentati a gasolio a favore del gas metano e l’adozione di pompe di calore elettriche, compatibili con l’integrazione di fonti energetiche rinnovabili. Questo insieme coordinato di interventi consente a Poste italiane di perseguire obiettivi concreti di riduzione dei consumi, delle emissioni climalteranti e dei costi operativi, in linea con le migliori pratiche europee in materia di smart infrastructure e transizione energetica.
La divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, ha partecipato, insieme a un pool di banche internazionali, a un finanziamento di circa 290 milioni di dollari a favore della realizzazione e gestione del progetto Roccasecca, un sistema di accumulo energetico a batteria da 127 MW / 506 MWh attualmente in costruzione a Boulder City, in Nevada. Secondo le previsioni, dovrebbe entrare in esercizio commerciale nel 2026 contribuendo a rafforzare l’efficienza e la flessibilità della rete elettrica nel mercato energetico del Sud-Ovest degli Stati Uniti.
Si rafforza la presenza di Intesa nel mercato energetico statunitense
Il finanziamento si inserisce nell’ambito della vendita del progetto Roccasecca da parte di Iown Energy, per conto del proprio cliente Eolus North America, a Desri, uno dei principali produttori indipendenti di energia. Nel finanziamento, la divisione IMI CIB, insieme ad altre banche internazionali, ha agito come coordinating lead arranger, confermando il ruolo di Intesa Sanpaolo come partner di riferimento in operazioni complesse di project finance, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. L’iniziativa, inoltre, rafforza ulteriormente la presenza della banca negli Stati Uniti, un mercato strategico in cui la divisione IMI CIB continua a sostenere lo sviluppo di infrastrutture energetiche sostenibili e resilienti. Tra gli altri progetti che hanno visto Intesa a supporto di operazioni nell’ambito delle energie rinnovabili in tutto il Paese, si citano il finanziamento di Big Muddy in Illinois, uno dei più rilevanti impianti fotovoltaici del Midwest.
Una piattaforma consolidata nelle Americhe
Intesa Sanpaolo vanta una presenza consolidata negli Usa attraverso i propri uffici e filiali dedicate alle attività di corporate banking e alle operazioni cross-border. Nel corso degli anni, il Gruppo guidato dal ceo Carlo Messina ha supportato importanti clienti corporate e istituzioni finanziarie in operazioni strategiche nei settori infrastrutture, energia e industria. Attraverso operazioni come questa, Intesa continua a sostenere lo sviluppo di infrastrutture sostenibili nei principali mercati internazionali, rafforzando il proprio ruolo di partner finanziario nella transizione energetica globale.
Poste italiane continua a distinguersi per il suo impegno nella logistica sostenibile, con una flotta green di circa 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6,200 full green. In questo scenario, la città di Viareggio rappresenta un modello virtuoso. È qui che, grazie a mezzi elettrici e soluzioni innovative, il centro di recapito rappresenta un modello di area urbana completamente ecosostenibile. Un’evoluzione concreta che unisce l’efficienza del servizio di recapito con il rispetto per l’ambiente e il territorio, come spiega il portalettere Michele in un servizio del TgPoste.
Tutti i 100 mezzi della flotta di Itabus viaggiano con il diesel HVOlution di Enilive, un biocarburante al 100 per cento da materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva europea sulle energie rinnovabili). Prodotto nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela prevalentemente da scarti come gli oli esausti da cucina e grassi animali, e da residui provenienti dall’industria agrolimentare, HVOlution è un olio vegetale idrogenato che può essere utilizzato da tutte le motorizzazioni diesel validate e che è disponibile in oltre 1.550 stazioni di servizio Enilive in Italia. Contribuisce alla decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche pesanti. La riduzione media delle emissioni di CO₂eq dell’HVO Enilive per uso trazione lungo l’intera filiera nel 2025 è stata del 79,5 per cento rispetto al mix fossile di riferimento.
L’impegno delle due realtà per una mobilità sempre più sostenibile
Prosegue così la collaborazione tra Itabus ed Enilive, iniziata nel 2021 in occasione del debutto sulle strade italiane di Itabus, e che si è sviluppata nel 2024 grazie alla sperimentazione e introduzione sui primi mezzi del diesel HVOlution. Nel 2025, i mezzi Itabus hanno percorso circa 20 milioni di chilometri utilizzando 5,7 milioni di litri di carburante Enilive, di cui 3 milioni di HVOlution. Una media di utilizzo del biocarburante diesel pari al 53 per cento, ma con un trend in crescita. Nel solo mese di dicembre dell’anno scorso, l’HVO è stato utilizzato per il 75 per cento dei rifornimenti della flotta di Itabus. Nel 2026 la media dei rifornimenti con biocarburante in purezza aumenterà ulteriormente, a conferma dell’impegno congiunto di Itabus e di Enilive per una mobilità progressivamente più sostenibile.
Anche nel 2025 Autostrade per l’Italia è nella A List di Cdp, posizione che aveva raggiunto già nel 2024. Un traguardo che la pone nel top 4 per cento tra le oltre 22 mila aziende partecipanti, e che riconosce la strategia ambiziosa sviluppata da Aspi sulla mitigazione e sull’adattamento climatico. Cdp è una non profit internazionale che fornisce a imprese, autorità locali, governi e investitori un sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale.
L’impegno di Aspi per la decarbonizzazione e la transizione climatica
Per il Gruppo alcune delle principali tappe di questo percorso, riconosciuto negli anni da Cp, includono la certificazione da parte dell’ente Sbti (Science based targets) degli obiettivi di decarbonizzazione volti al raggiungimento dello status Net Zero al 2050, e la pubblicazione nel 2024 del Climate transition plan, un documento strategico che delinea la strategia del Gruppo sul tema della gestione del rischio climatico, definendo strategie, obiettivi e azioni concrete per ridurre le emissioni climalteranti e adattare le infrastrutture ai fenomeni climatici estremi.
A Parigi riunite 300 realtà che si sono distinte nella trasparenza ambientale
Nell’ambito delle celebrazioni per il 25esimo anniversario dell’organizzazione, si è tenuta a Parigi la cerimonia per i Cdp Europe Awards, uno degli eventi di riferimento in Europa sulla disclosure ambientale, che ha riunito circa 300 rappresentanti di aziende, città e decisori pubblici che si sono distinti nella trasparenza ambientale e nella qualità e completezza nella rendicontazione. Duplice l’obiettivo: riconoscere le organizzazioni più avanzate nella rendicontazione ambientale, e stimolare un miglioramento degli standard di trasparenza e azione climatica tra imprese e amministrazioni pubbliche.
Botteon: «Premiata la coerenza e la determinazione del Gruppo»
«Essere presenti nella A-List di Cdp dimostra come la gestione dei rischi climatici e la rendicontazione ambientale rispondano ai più alti standard globali», ha detto Elena Botteon, head of Sustainability di Autostrade per l’Italia, intervenuta sul palco a ritirare il premio di Cdp. «È un risultato che premia la coerenza e la determinazione con cui il Gruppo Autostrade ha integrato la sostenibilità nel proprio modello di business. Partecipare a un evento di questo rilievo, confrontandoci con le più avanzate realtà europee, è per noi un’opportunità di scambio estremamente utile. Continueremo a lavorare con responsabilità e trasparenza per essere parte del cambiamento, consapevoli che la crisi climatica esige azioni immediate e misurabili».
A poco più di un anno dall’avvio, Filiere d’Impatto, il progetto promosso da Simest sulla base degli indirizzi strategici del ministero degli Esteri per sostenere la crescita e la competitività delle imprese delle filiere dei champions nazionali, chiude il suo primo bilancio. Ad oggi sono nove gli accordi firmati con primari partner industriali a capo di filiere attive nei settori manifatturiero, navalmeccanico, agrifood, costruzioni, ingegneria, energia e servizi industriali, fra cui Fincantieri, Bonifiche ferraresi, Saipem, Maire, Renco, Fibercop, Enele MscCrociere.
Tra le imprese coinvolte, oltre 150 hanno già presentato domanda di finanziamento
L’attività di divulgazione e formazione realizzata nell’ambito del progetto ha portato all’organizzazione di 14 eventi dedicati e oltre 200 incontri B2B. Complessivamente sono state intercettate oltre 2 mila imprese, tra cui più di 1.400 individuate come target. Di queste, il 70 per cento sono pmi e il 10 per cento aziende del Mezzogiorno. Tra le imprese coinvolte, oltre 150 hanno già presentato domanda di finanziamento, per un valore complessivo superiore a 100 milioni di euro. Il progetto si inserisce anche nella cornice del Piano Mattei per l’Africa, in collaborazione con la struttura di missione per l’attuazione del Piano istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri, che individua tra le priorità la promozione delle esportazioni e degli investimenti. L’obiettivo è sostenere le imprese italiane di filiera – in particolare le pmi – interessate a operare in Africa, favorendo investimenti in digitalizzazione, sostenibilità e rafforzamento della solidità patrimoniale, oltre alla formazione di manodopera qualificata proveniente dal continente africano.
Il ruolo di facilitatore di Simest
Per facilitare la conoscenza e l’accesso agli strumenti di finanza pubblica, soprattutto da parte delle micro e piccole imprese, Simest ha avviato una serie di accordi con le imprese capofila delle filiere (i cosiddetti “champions”) allo scopo di creare un circolo virtuoso capace di sostenere e trainare la crescita dell’intera catena produttiva. In questo contesto, la società del Gruppo Cdp svolge un ruolo di facilitatore. Attraverso una collaborazione costante con i champions e un dialogo congiunto con le pmi, individua i fabbisogni delle imprese e promuove percorsi di investimento mirati e sostenibili. Questo approccio contribuisce a rafforzare le competenze tecniche e manageriali, favorisce nuove collaborazioni e aiuta a costruire un ecosistema più consapevole, interconnesso e competitivo, in grado di affrontare le sfide dei mercati globali. Un contributo determinante al successo della prima annualità del progetto è arrivato dagli accordi siglati con alcune delle principali realtà industriali italiane, a partire da Fincantieri, primo gruppo ad aderire al programma Filiere d’impatto, e da Enel, tra gli accordi più recenti.