Delsey ha annunciato la nomina di Gilles Bariguian come come Global Chief Executive Officer. Subentra a Isabelle Parize, che aveva ripreso la guida del marchio francese del settore della valigeria, dopo aver già ricoperto il l’incarico di amministratrice delegata tra il 2018 e il 2021.
Chi è Gilles Bariguian
Bariguian vanta oltre tre decenni di esperienza manageriale internazionale, di cui 20 anni in Procter & Gamble. Dopo l’esperienza in P&G (dove era arrivato al ruolo di vicepresidente di Braun), il manager ha ricoperto ruoli di vertice nei settori moda, lusso e retail in varie società: dal 2012 al 2016 è stato presidente di Guess EMEA, successivamente ceo di Hugo&Victor e di Etoile, uno dei principali gruppi della moda e del lusso nel Medio Oriente.
Leonardo Maria Del Vecchio accelera sull’editoria e formalizza il suo ingresso nel settore con la nascita di Lmdv Media, una nuova società di investimento dedicata ai media. Il progetto arriva dopo una serie di mosse ravvicinate: l’offerta (poi respinta) da 140 milioni di euro per il gruppo Gedi e l’acquisto del 30 per cento deIl Giornale tramite Lmdv Capital, il family office di cui è presidente e che opera separatamente dalla holding di famiglia Delfin. Parallelamente sono in corso trattative avanzate per QN – Quotidiano Nazionale, che riunisce Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Il Telegrafo.
La visione di Del Vecchio sull’editoria
In un’intervista al Corriere della Sera, Del Vecchio spiega la logica dell’operazione e la sua visione industriale: «L’editoria ha bisogno di una nuova forza, anche per ristabilire il collegamento con i giovani che cercano informazione ma nei posti sbagliati. Vorrei che questi giovani tornassero a sfogliare i giornali di carta sporcandosi le mani di inchiostro». Al centro del progetto c’è un modello dichiaratamente non schierato: «Non mi interessa un giornalismo “contro” o “per”, bensì un modello che informi i lettori. I fatti prima di tutto poi saranno le persone a farsi la propria opinione». Il piano industriale ruota attorno a tre pilastri: valorizzazione delle firme giornalistiche, tecnologia come infrastruttura e nuove fonti di ricavo meno dipendenti dalla pubblicità tradizionale. «Il nostro è un piano industriale di ricostruzione del motore», spiega Del Vecchio, che parla apertamente di responsabilità civica più che di rendimenti finanziari: «È ovvio che non punto a grandi ritorni. La mia è più una responsabilità civica».
Maserati ha affidato a Giuseppe Rubinato l’incarico di Head of Global Sales Planning, Business Intelligence and Governance. In precedenza, sempre in Maserati, Rubinato è stato Head of Business and Sales Operations per Sudest asiatico, India, Europa, Medio Oriente e Africa. Prima di entrare in Maserati nel 2022, Rubinato ha maturato una lunga esperienza nel gruppo BMW: tra gli incarichi più significativi quello di Global Head of Price & Product Steering Mini (2018-2022).
BP ha annunciato la vendita del 65 per cento di Castrol alla società di investimenti Stonepeak con sede a New York. L’operazione da circa 6 miliardi di dollari fa parte di un accordo che valuta l’unità di lubrificanti della grande azienda petrolifera 10,1 miliardi. Mantenendo il 35 per cento, la big oil – che di recente ha nominato Meg O’Neill nuova amministratrice delegata – conserverà l’esposizione al piano di crescita nei prossimi anni. Potrebbe cedere la partecipazione dopo un periodo di lock-in di ulteriori 24 mesi. La vendita di Castrol rientra in una strategia attraverso la quale BP vuole ridurre il proprio debito e tagliare i costi: come anticipa Reuters, il colosso britannico intende disfarsi di 20 miliardi di asset entro il 2027.
bp have agreed to sell a 65% stake in Castrol to Stonepeak at an enterprise value of $10 billion, following a thorough strategic review and extensive interest. The transaction is expected to close at the end of 2026 – read more here: https://t.co/LPpUeQbyPo? pic.twitter.com/4WQBGXTfnO
BP vende la maggioranza di Castrol: «Ottimo risultato per gli stakeholder»
La transazione dovrebbe ultimarsi entro la prima metà del 2026, previa approvazione delle autorità competenti. «L’annuncio di oggi rappresenta un ottimo risultato per tutti gli stakeholder: abbiamo concluso un’approfondita revisione strategica di Castrol, che ha generato un notevole interesse e ha portato alla vendita di una quota di maggioranza a Stonepeak», ha dichiarato Carol Howle, Ceo ad interim di BP in attesa che subentri O’Neill. «Con questo, abbiamo completato o annunciato oltre la metà del nostro programma di disinvestimento da 20 miliardi di dollari, i cui proventi rafforzeranno significativamente il bilancio di BP. La vendita segna un traguardo importante nell’attuazione continua della nostra strategia di rilancio».
We have agreed to sell a 65% stake in Castrol to Stonepeak at an enterprise value of $10 billion, following a thorough strategic review and extensive interest.
It’s the latest example of bp in action to deliver our reset strategy and means we have now completed or announced over… pic.twitter.com/HrUvoXJSNQ
Stonepeak: «Entusiasti di lavorare al fianco dei dipendenti Castrol»
Entusiasta anche Anthony Borreca, Senior Managing Director e Co-Head of Energy di Stonepeak. «I lubrificanti sono un prodotto essenziale per il funzionamento sicuro ed efficiente di ogni veicolo, macchina e processo industriale al mondo», ha dichiarato in una nota. «I 126 anni di esperienza di Castrol hanno creato una posizione di leadership sul mercato, un marchio iconico e un portafoglio di prodotti differenziati che offrono un valore significativo ai clienti. Siamo entusiasti di lavorare a fianco dei talentuosi dipendenti di Castrol, con la costante guida di BP in qualità di azionista di minoranza, per supportare la continua crescita dell’azienda».
A seguito delle dimissioni dell’intero board precedente, l’assemblea degli azionisti di Health Italia – tra i principali attori nel mercato della sanità integrativa e delle soluzioni per il welfare e il benessere di famiglie e dipendenti aziendali – ha proceduto alla nomina dei nuovi consiglieri d’amministrazione, scelti tra i candidati presentati dalla società Lonvita. Eletto presidente del cda Stefano Pellegrino, ex Mediobanca. Il rinnovato consiglio d’amministrazione, che resterà in carica per tre esercizi (2025-2027) e sarà composto in tutto da sette membri, di cui due indipendenti. Oltre a Pellegrino sono stati eletti Giovanni Giuliani, Mario Fera, Roberto Ippolito, Giorgio Ortolani, Matteo Almini (indipendente) e Daniele Sotgiu (indipendente).
Alberto Piscioneri assumerà da aprile 2026 il ruolo di direttore generale del consorzio Melinda e della cooperativa La Trentina, realtà di riferimento dell’ortofrutta trentina e dell’agroalimentare italiano.
Chi è Alberto Piscioneri
Cinquant’anni e originario di Genova, Piscioneri è laureato in Economia e ha conseguito un Executive MBA presso la SDA Bocconi School of Management. Vanta oltre 25 anni di esperienza nei settori del general management, marketing e vendite nel largo consumo in aziende come Lavazza, SC Johnson, Danone e Saiwa. Viene da sei anni in Tonitto 1939, dove è stato prima direttore commerciale e poi general manager.
L’assemblea dei soci di Arepo Fiduciaria, società interamente controllata da Banca Profilo, ha rinnovato i vertici nominando Claudio Calabi, già amministratore delegato di Fenice, la società fondata da Chiara Ferragni, alla presidenza. Il nuovo presidente lavorerà al fianco dell’amministratore delegato Massimo Longhi. Nel corso della stessa riunione è stata approvata anche la nomina di Maria Rita Scolaro come componente del consiglio di amministrazione: Scolaro fa già parte del board di Banca Profilo, dove è recentemente rientrato come amministratore delegato Matteo Arpe, ed è inoltre presente nel cda di Arepo BP.
Hyundai Motor Company ha nominato Tarek Mosaad come nuovo presidente per la divisione Middle East & Africa. Si tratta di un incarico dal duplice valore visto che il gruppo ha deciso di lasciargli anche la guida di Genesis Middle East & Africa. Così facendo Mosaad potrà garantire la continuità strategica e un approccio che coinvolga entrambi i brand della holding coreana.
Adrienne O’Hara è la nuova vicepresidente esecutiva, responsabile delle comunicazioni e degli affari pubblici di Discovery Global, divisione incentrata sulla televisione. La nomina, anticipata in esclusiva da Variety, arriva in vista della scissione di Warner Bros. Discovery prevista nel terzo trimestre 2026, prima dell’acquisizione da parte di Netflix degli studi cinematografici e dello streaming. A meno che le nuove offerte di Paramount, presentate con il sostegno economico di Larry Ellison, non facciano fallire l’accordo. O’Hara entrerà in carica il 7 gennaio e riferirà direttamente a Gunnar Wiedelfels, Cfo di WBD e pronto a divenire Ceo e presidente di Discovery Global.
Chi è Adrienne O’Hara, responsabile delle comunicazioni di Discovery Global
Formatasi alla Rowan University del New Jersey in Giornalismo e Public Relations, Adrienne O’Hara ha mosso i primi passi in Toys”R”Us, catena di negozi di giocattoli e prodotti per l’infanzia, per cui ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali nella comunicazione. Dopo 10 anni, nel 2017 è passata in Old Navy, azienda di abbigliamento di proprietà di Gap Inc. per cui è divenuta Head of Global Communications nel marzo 2020. Dal 2022 ricopriva l’incarico di Senior Vice President of Global Communications and Engagement. «Discovery Global vanta uno straordinario portfolio e una chiara opportunità per poter ridefinire il proprio posizionamento sul mercato», ha spiegato in una nota. «Sono entusiasta di collaborare con Gunnar e l’intero team globale per contribuire a plasmare la narrativa dell’azienda».
Adrienne O’Hara (da LinkedIn).
Dopo lo spin-off di WBD, Discovery Global dovrebbe contenere la Cnn oltre a Discovery, Tnt, Tbs, Tlc, Own, Food Network, Animal Planet, Cartoon Network e Adult Swim. «Adrienne è una leader affermata, con una profonda esperienza nel guidare marchi iconici attraverso la trasformazione e il cambiamento», ha affermato Wiedenfels. «La sua capacità di tradurre la strategia in narrazioni chiare e convincenti sarà fondamentale per coinvolgere i nostri investitori, dipendenti, partner e altri stakeholder, rafforzando la fiducia nell’incredibile potenziale di Discovery Global come azienda indipendente».
Dopo un’istruttoria avviata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, è arrivata la sanzione nei confronti di Ryanair. L’Antitrust ha inflitto alla compagnia aerea una multa da 256 milioni di euro per abuso di posizione dominante, condotta ritenuta in essere dal mese di aprile 2023 fino almeno ad aprile 2025. La decisione tiene conto anche del peso della società nel mercato italiano: Ryanair, infatti, gestisce circa il 40 per cento del traffico passeggeri sulle rotte da e verso l’Italia. Una quota che, secondo l’Autorità, le ha consentito di operare senza subire reali condizionamenti né dai concorrenti né dai consumatori.
Le motivazioni della sanzione: «Limitato l’operatività delle agenzie di viaggio sulla vendita dei biglietti»
Al centro del procedimento vi è la strategia che avrebbe limitato l’operatività delle agenzie di viaggio nell’acquisto dei voli tramite il sito ryanair.com, favorendo invece la vendita diretta ai clienti finali. L’Antitrust contesta in primo luogo l’introduzione di procedure di riconoscimento facciale per i passeggeri che acquistavano biglietti attraverso agenzie fisiche. In una fase successiva, sarebbero state bloccate le prenotazioni delle agenzie online, come Booking ed Expedia, attraverso il divieto di utilizzo di alcuni metodi di pagamento e la chiusura degli account a esse riconducibili. A ciò si aggiungono l’imposizione di accordi commerciali alle agenzie digitali e l’obbligo, per quelle tradizionali, di utilizzare la piattaforma Travel Agent Direct, condizioni che hanno impedito di combinare i voli con altri servizi turistici. Secondo l’Autorità, tali pratiche, accompagnate dal blocco intermittente delle prenotazioni e da una comunicazione aggressiva contro le agenzie, hanno ridotto le vendite dei canali tradizionali e il traffico online di quelli digitali, con effetti negativi sull’offerta turistica e sulla concorrenza, incidendo anche sulla qualità e sulla varietà dei servizi disponibili per i consumatori.
Coty Inc ha scelto Markus Strobel come nuovo amministratore delegato ad interim e presidente esecutivo del Consiglio d’amministrazione. La nomina avrà effetto dal primo gennaio. Strobel subentrerà a Sue Nabi, che lascia dopo cinque anni e in un periodo in cui il colosso del beauty sta facendo i conti con un calo di oltre il 50 per cento del valore delle proprie azioni. Il nuovo ceo proviene da Procter & Gamble e ha alle spalle una lunga carriera nel settore dei beni di consumo confezionati. Dopo la nomina ha affermato di voler «accelerare la crescita, rafforzare la nostra posizione nel settore beauty di prestigio e di massa, e offrire valore sostenibile per azionisti, partner e consumatori in tutto il mondo».
A pochi giorni dalle notizie sul no degli azioni di Warner Bros. Discovery all’offerta di acquisizione presentata da Paramount, a parlare è Gerry Cardinale. Il fondo americano RedBird, proprietario del Milan, è infatti al fianco della famiglia Ellison nella trattativa che vede Paramount contrapposto a Netflix. Nei giorni scorsi, in un podcast chiamato The Town, Cardinale ha parlato di «un falso racconto. È tutto un mucchio di diversivi». Ha spiegato: «La responsabilità fiduciaria qui è fornire il massimo valore e la massima certezza agli azionisti di Warner Bros.Per favore, ditemi che un’operazione da 108 miliardi di dollari può concludersi o meno per problemi di comunicazione o per questioni formali. La nostra proposta è superiore. La nostra offerta è tutta in contanti: 30 dollari per azione per il 100% della società. E abbiamo un percorso regolatorio più pulito. Non serve alcuna interpretazione. Zero congetture».
Cardinale attacca
Ha poi attaccato Netflix di aver presentato un’offerta complicata, che «richiede occhiali 3D per capirla». E ha parlato del debito che grava sulla Warner: «Per quel gruppo di asset, 15 miliardi di debito sono circa quattro volte l’Ebitda. La matematica è matematica: la nostra stima porta a un dollaro per azione, non tre». Nel respingere la ricostruzione di Warner, secondo cui l’offerta si basava soltamente sul patrimonio personale di Ellison, Cardinale ha poi sottolineato: «Le attività di Larry Ellison sono tutte nel trust che abbiamo messo a garanzia. Quel trust ha 250 miliardi di valore… sei volte la copertura dei 40 miliardi di equity garantiti. Assolutamente, è lui a essere responsabile. La garanzia assicura che il finanziamento sia disponibile al momento del closing».
Infine, un passaggio sulla mancata risposta all’offerta: «Continuano a metterci ostacoli da superare, senza alcuna intenzione di chiudere con noi. E lo dimostra che dal 1° dicembre non abbiamo sentito più nulla da parte loro. Le loro azioni parlano più delle parole. Ci hanno chiesto di affrontare altri punti dopo quella data. Non è un concorso di popolarità. Non stiamo correndo per il consiglio studentesco. È roba seria. Si tratta di consegnare valore superiore agli azionisti. È questo che il capitalismo richiede. Non è la loro azienda. È dei suoi azionisti. David Ellison ha fatto più per gli azionisti di Warner Bros. in tre mesi di quanto David Zaslav abbia fatto in tre anni. È irrispettoso verso di me e verso gli Ellison».
E infine: «Sono 35 anni che faccio tutto nel modo giusto. Larry Ellison ha sempre rispettato ciò che promette. Quando dice che farà qualcosa, lo fa. Se il cuore del loro argomento è questo, allora non hanno alcun argomento. Un futuro rilancio? Sarebbe un po’ strano, dato che non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra sesta proposta. Prima di pensare a un settimo rilancio, vorremmo una risposta. Abbiamo mandato la lettera perché sembrava una procedura senza campo da gioco livellato. La matematica non mente. Cash is king».
La Banca europea per gli investimenti (Bei) e Intesa Sanpaolo hanno finalizzato due nuovi accordi dal valore complessivo di 700 milioni di euro per sostenere l’accesso al credito e gli investimenti delle piccole e medie imprese (pmi) e delle mid-cap in Italia. Le due operazioni contribuiranno a sostenere circa 1.000 imprese italiane, mobilitando oltre 1,9 miliardi di euro di investimenti nell’economia reale.
Gli accordi prevedono un covered bond e una garanzia risk sharing
La prima operazione riguarda la sottoscrizione, da parte della Bei, di un covered bond da 500 milioni di euro emesso da Intesa Sanpaolo. Le risorse raccolte contribuiranno a sostenere l’accesso al credito di pmi e mid-cap. Il 25 per cento dei fondi sarà destinato al finanziamento di progetti green che promuovono l’azione per il clima, come interventi di efficientamento energetico, investimenti in energie rinnovabili e iniziative di mobilità sostenibile. Una parte dei finanziamenti potrà inoltre essere destinata a progetti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno, che potranno beneficiare delle ulteriori agevolazioni previste dalla Zes Unica. Si stima che questa operazione possa contribuire a mobilitare circa 1.4 miliardi di euro in nuovi investimenti. La seconda operazione consiste in una garanzia risk sharing da 200 milioni concessa dalla Bei a Intesa Sanpaolo per sostenere gli investimenti di mid-cap italiane, di cui una parte pari al 25 per cento del plafond destinata all’azione per il clima. La Bei condividerà il rischio di credito delle nuove operazioni sottostanti e con questo strumento consentirà a Intesa di ampliare la propria capacità di finanziamento alle imprese e di favorire la realizzazione di nuovi investimenti produttivi, con un effetto leva stimato in oltre 500 milioni nell’economia reale. La garanzia della Bei rientra nel programma RePowerEu, volto a promuovere la sicurezza energetica dell’Unione europea attraverso investimenti in fonti di energia rinnovabile, efficienza energetica e reti elettriche.
Vigliotti: «Confermiamo l’impegno a sostegno del tessuto imprenditoriale»
Queste le dichiarazioni di Gelsomina Vigliotti, vicepresidente Bei: «Con questi accordi confermiamo il nostro forte impegno a sostegno del tessuto imprenditoriale italiano, con particolare attenzione alla transizione verde delle imprese e allo sviluppo economico del Mezzogiorno. Poter contare su partenariati solidi come quello con Intesa Sanpaolo ci permette di mobilitare risorse significative e generare un impatto concreto sull’economia reale, sostenendo gli investimenti e favorendo una crescita sostenibile nei territori».
Barrese: «Agiamo da ponte tra finanza ed economia reale»
Gli ha fatto eco Stefano Barrese, responsabile divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo: «La nostra banca agisce come ponte tra l’economia reale e la finanza e il nostro obiettivo è rendere sempre più competitive pmi e mid-cap accompagnandone le migliori strategie di crescita secondo un approccio sostenibile e di medio-lungo periodo. Guardiamo allo sviluppo della piccola e media impresa italiana insieme a partner istituzionali come Bei, con cui condividiamo il sostegno al tessuto produttivo del Paese».
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto a Apple, Apple Distribution International Ltd e Apple Italia «una sanzione di 98.635.416,67 euro per abuso di posizione dominante». Apple, spiega l’Antitrust, «ha violato l’articolo 102 del TFUE per quanto riguarda il mercato della fornitura agli sviluppatori di piattaforme per la distribuzione online di app per utenti del sistema operativo iOS». In tale mercato, il colosso di Cupertino risulta infatti «in posizione di assoluta dominanza» tramite il suo App Store. Nel mirino in particolare le regole imposte agli sviluppatori terzi di app, che devono duplicare le dichiarazioni sulla privacy. Per l’Agcm si tratta di regole imposte unilateralmente, lesive degli interessi dei partner commerciali e non proporzionate all’obiettivo di raggiungimento della privacy.
Starbucks ha nominato Anand Varadarajan per la carica di Chief Technology Officer e Vicepresidente esecutivo con decorrenza dal 19 gennaio 2026. Farà parte dell’Executive Leadership Team e riferirà direttamente al Ceo Brian Niccol. «Sono certo che aiuterà la squadra a proseguire il proprio lavoro in corso e ad accelerare gli sforzi per offrire il meglio a partner e clienti», ha spiegato l’amministratore delegato in una nota ufficiale. «Anand è un appassionato di caffè e inizia la maggior parte delle sue giornate con un latte macchiato o un caffè espresso, seguito da uova di Starbucks per pranzo». Dal prossimo anno, Varadarajan prenderà il posto di Ningyu Chen, nominato ad interim a settembre in seguito alle dimissioni di Deb Hall Lefevre.
Chi èAnand Varadarajan, nuovo Cto di Starbucks
Nuovo direttore della divisione tecnologica di Starbucks, Anand Varadarajan si è laureato all’Indian Institute of Technology prima di conseguire un master in Ingegneria civile alla Purdue University e uno in Informatica a Washington. Per quanto riguarda la carriera professionale, ha lavorato per due anni fra il 1998 e il 1999 come ingegnere software in Oracle prima di passare in Viquity, fornitore di servizi B2b per la supply chain. È stato direttore software per Motorola dal 2004 al 2007, anno in cui è passato in Amazon: in 19 anni, ha diretto le operazioni tecnologiche e di supply chain per il business alimentare globale. «Sa creare sistemi affidabili e sicuri», ha precisato il Ceo di Starbucks Niccol. «Promuove l’eccellenza operativa e sviluppa soluzioni che pongono il cliente sempre al centro».
Tencent ha un nuovo responsabile dell’intelligenza artificiale. Il colosso tecnologico di Shenzhen ha scelto Yao Shunyu, ex ricercatore di OpenAI, per guidare la divisione di infrastrutture IA. Riporterà al presidente Martin Lau. Tra i suoi compiti, lo sviluppo di piattaforme di addestramento per i modelli di grandi dimensioni o LLM e attività legate a soluzioni per l’inferenza ad alte prestazioni con focus su efficienza e innovazione, elementi cruciali per l’evoluzione tecnologica dell’azienda cinese. Come riporta il South China Morning Post, Tencent ha parallelamente smembrato il team di apprendimento automatico, riassegnandone i membri alle divisioni AI Infrastructure e Data Computing Platform.
Chi è Yao Shunyu, nuovo capo dell’IA di Tencent
Laureato alla Tsinghua University e a Princeton, Yao ha maturato esperienze importanti presso varie aziende tech americane tra cui Google (Alphabet) e Microsoft prima di approdare in OpenAI come ricercatore IA. In carriera si è focalizzato principalmente sullo sviluppo degli agenti intelligenti, area chiave per il futuro dell’automazione cognitiva e dei sistemi intelligenti adattivi. Durante l’ultima conference call sui risultati trimestrali, tenutasi a novembre, il presidente di Tencent ha anticipato l’assunzione di ricercatori IA di alto livello per migliorare la famiglia di modelli Hunyuan. Nel 2025, il colosso cinese ha reso open source più di 30 nuovi modelli di intelligenza artificiale, tra cui diversi legati alla generazione 3D.
L’azienda di calzature italiana Golden Goose cambia assetto proprietario con un’operazione da circa 2,5 miliardi: la cinese Hsg rileva la quota di maggioranza, mentre Temasek – fondo sovrano di Singapore – entra con una partecipazione di minoranza insieme a True Light Capital. I fondi gestiti da Permira hanno venduto una parte delle quote ma restano nel capitale come soci di minoranza. La governance resta stabile: l’amministratore delegato Silvio Campara continuerà a guidare l’azienda e Marco Bizzarri, oggi consigliere non esecutivo, assumerà il ruolo di presidente non esecutivo.
Le ragioni dell’investimento
L’investimento, spiegano le parti, punta a sostenere l’espansione internazionale del marchio facendo leva sull’esperienza dei nuovi azionisti nel lusso e nella tecnologia. Hsg ha già investito in Pop Mart, RedNote e Marshall; Temasek in Moncler ed Ermenegildo Zegna Group. Nelle dichiarazioni ufficiali si insiste sul rafforzamento della crescita senza snaturare l’identità produttiva italiana. Campara parla di partner strategici per «rafforzare le ambizioni di crescita globale» e Hsg si dice «onorata» di accompagnare Golden Goose nel nuovo capitolo mantenendo l’autenticità del brand. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro l’estate 2026. Golden Goose prevede anche di rimborsare integralmente, alla data del closing o a ridosso, le Senior Secured Floating Rate Notes con scadenza 2031 per complessivi 480 milioni.
Tether torna sotto osservazione per il nodo della governance, dopo che il Financial Times ha ricostruito un’operazione interna al gruppo che coinvolge la vendita del business di mining di bitcoin Peak Mining, controllato dalla tedesca Northern Data, di cui Tether è azionista di maggioranza. La società aveva annunciato a novembre la cessione dell’asset per un valore fino a 200 milioni di dollari, ma i documenti depositati negli Stati Uniti hanno poi indicato come acquirenti tre società — Highland Group Mining Inc, Appalachian Energy LLC e 2750418 Alberta ULC — finora sconosciute al mercato. La ricostruzione del quotidiano arriva dopo che a fine novembre S&P Global Ratings ha declassato la stablecoin a 5, il livello più basso della scala di valutazione, citando un aumento dell’esposizione ad asset rischiosi, ridotta trasparenza e criticità sul quadro regolamentare.
Le tre società apparterebbero ai vertici di Tether
Secondo i documenti societari citati dal Ft, i direttori di Highland Group sono Giancarlo Devasini, co-fondatore e presidente di Tether, e Paolo Ardoino, amministratore delegato; la società canadese ha come unico direttore Devasini. Non è chiaro invece chi gestisca la società registrata nel Delaware. La conseguenza è che asset maturati nell’orbita Tether vengono trasferiti a veicoli riconducibili agli stessi manager, senza che vi sia disclosure pubblica sulle parti correlate. La cessione arriva inoltre a ridosso dell’accordo con Rumble, piattaforma social di area conservatrice di cui Tether detiene una quota vicina al 50 per cento, per l’acquisizione di Northern Data. Il quotidiano richiama inoltre tre elementi che completano il quadro finanziario: un precedente accordo non vincolante in cui Northern Data aveva previsto di vendere Peak Mining per 235 milioni di dollari a Elektron Energy, società anch’essa diretta da Devasini; una quota del 48 per cento in Rumble, di cui Tether è già uno dei principali azionisti; e un prestito da 610 milioni di euro erogato da Tether a Northern Data che, secondo la struttura annunciata, dovrebbe essere saldato per metà attraverso una conversione in azioni Rumble e per l’altra metà tramite un nuovo prestito da Tether a Rumble garantito dagli asset di Northern Data.
Unicredit si è aggiudicato, a seguito di partecipazione al bando di gara, il servizio di tesoreria del Comune di Latina per il periodo 1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2030. Un passo significativo per la banca, che rafforza la propria presenza nel Lazio e conferma il proprio impegno a supportare le amministrazioni pubbliche con soluzioni innovative, digitali e sostenibili in grado di semplificare la gestione finanziaria e garantire efficienza e trasparenza. Il Comune di Latina, seconda città del Lazio per numero di abitanti dopo Roma, rappresenta un partner strategico per lo sviluppo del territorio. L’affidamento del servizio di tesoreria costituisce un importante opportunità per consolidare la relazione con la comunità locale, favorendo la crescita e la modernizzazione dei servizi.
Fiorini: «Confermiamo la nostra competitività nel settore»
Queste le dichiarazioni di Roberto Fiorini, Regional manager Centro Italia di Unicredit: «Confermiamo la nostra competitività nel settore delle tesorerie degli enti che possono contare sulla forte esperienza, sulla capillare operatività e sulle risorse digitali della banca per offrire un servizio di tesoreria sicuro, innovativo e orientato alle esigenze del territorio».
Elliott Investment Managament ha investito più di un miliardo di dollari per rilevare una partecipazione in Lululemon Athletica. Si tratta di una catena di negozi dedicati all’abbigliamento e agli accessori sportivi di fascia alta e alla moda. L’ex proprietario del Milan, secondo Cnbc, vorrebbe anche proporre un nuovo Ceo non appena l’attuale, Calvin McDonald, lascerà l’incarico. Lo farà il 31 gennaio 2026 a fronte di un calo dei risultati importante fatto registrare nell’ultimo anno. Secondo le indiscrezioni, Elliott avrebbe intenzione di nominare Jane Nielsen. È l’ex Cfo e Coo di Ralph Lauren. L’operazione è arrivata dopo le altre due concluse dal fondo americano nel corso del 2025. Elliot ha infatti acquisito una quota superiore a 2 miliardi in Workday e una da 4 miliardi in PepsiCo.