Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Contrordine compagni, abbiamo scherzato. Roberto Occhiuto non si candida più alla guida di Forza Italia e non sfiderà per la leadership Antonio Tajani. Il governatore calabrese ha fatto dietrofront mercoledì pomeriggio, a Milano, alla presentazione del libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa: L’Antidoto. «Non mi candiderò al congresso, Silvio Berlusconi mi ha insegnato che bisogna lavorare per unire e non per dividere e io voglio portare avanti la sua lezione», ha spiegato il vicesegretario azzurro a margine dell’evento. E poi addirittura è arrivato a elogiare Tajani. «Ha fatto un lavoro straordinario, è una persona dotata di grande saggezza ed equilibrio», ha ribadito. «Lui stesso si è proposto come obiettivo quello di far diventare Forza Italia un partito del 20 per cento. Io vorrei lavorare insieme a lui per realizzare questo nostro obiettivo. Se non si è ancora realizzato non è colpa sua».

La truppa che credeva nella «scossa liberale»
E dire che poco più di un mese fa, a metà dicembre, lo stesso Occhiuto aveva dato ufficialmente il via alla sua corrente, spiegando che Fi aveva «bisogno di una scossa liberale». L’iniziativa di lancio era stata organizzata in un luogo evocativo come Palazzo Grazioli, ex residenza romana del Cavaliere, di fronte a imprenditori, giornalisti e oltre una ventina di parlamentari pronti a seguirlo. Ovvero tutti gli scontenti della gestione del leader, chi per motivi politici e chi per recriminazioni personali. In prima fila, tra gli altri, c’erano Licia Ronzulli, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Paolo Emilio Russo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi, Deborah Bergamini. Con due presenze assai vicine alla famiglia come l’avvocato e tesoriere Fininvest Fabio Roscioli e l’avvocata civilista Cristina Rossello, deputata azzurra e legale di Silvio Berlusconi. Una truppa pronta, a parole, a dare battaglia per rinforzare l’ala liberale nel partito e dare una spinta verso laicità, difesa dei diritti civili, ius scholae, liberalizzazioni in economia e svecchiamento generale del partito. Input arrivati a più riprese anche da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Tra l’altro, la primogenita di B, prima dell’evento a Palazzo Grazioli, aveva ricevuto il governatore a Milano. Incontro che era stato interpretato come una benedizione implicita dell’iniziativa. E, infatti, Occhiuto nei giorni seguenti, in un paio di interviste, aveva dichiarato chiaramente di voler sfidare Tajani al congresso nazionale previsto per l’inizio del 2027.

Occhiuto ha fatto due conti: FI per ora non è scalabile
Ora però Occhiuto ha cambiato idea. Perché? Secondo le voci che circolano nel partito, il governatore si è reso conto che così com’è, il regolamento congressuale lo sfavorisce: ai congressi, infatti, potrà partecipare solo chi è iscritto al partito da almeno due anni. E nel 2025 gli iscritti sono stati circa 240 mila. La stragrande maggioranza dei quali pro-Tajani. Molto difficile, dunque, per Occhiuto, scalare il partito tramite le assise comunali e regionali, quindi anche la partita nazionale sembra già compromessa. «Occhiuto e i suoi raggiungono a malapena il 5 per cento del partito. Quando si è reso conto che non sarebbe andato da nessuna parte e che sfidare Tajani era una partita improba, per non rischiare una figuraccia s’è tirato indietro», sussurra chi è vicino al ministro degli Esteri. «Hanno blindato il partito, che ora è impossibile da scalare, quindi non vogliamo prestarci al loro gioco. Candidarsi avrebbe significato servire la vittoria a Tajani su un piatto d’argento», spiega invece a Lettera43 un parlamentare vicino a Occhiuto. Insomma, la corrente del governatore andrà avanti come pungolo liberale, ma senza sfidare la leadership. Una corrente monca. «Occhiuto ha fatto esporre i suoi e ora li abbandona», sottolineano gli uomini del ministro degli Esteri. Ma nella retromarcia può aver contato anche l’appoggio tiepido di Marina Berlusconi che prima ha benedetto l’iniziativa, poi ha assunto un atteggiamento più prudente. Sta di fatto che Tajani finora non ha dato seguito a nessuna delle richieste dei figli del Cav: né svolta liberale, né facce nuove. I due capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, di cui alcuni berluscones avevano chiesto la testa, sono ancora al loro posto. E ci resteranno a lungo. Tutta questa storia ha però reso poco credibile, se non addirittura inaffidabile, Occhiuto. E questo alla lunga nel suo curriculum avrà un peso.








(@chiaraferragni)





