Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia

Contrordine compagni, abbiamo scherzato. Roberto Occhiuto non si candida più alla guida di Forza Italia e non sfiderà per la leadership Antonio Tajani. Il governatore calabrese ha fatto dietrofront mercoledì pomeriggio, a Milano, alla presentazione del libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa: L’Antidoto. «Non mi candiderò al congresso, Silvio Berlusconi mi ha insegnato che bisogna lavorare per unire e non per dividere e io voglio portare avanti la sua lezione», ha spiegato il vicesegretario azzurro a margine dell’evento. E poi addirittura è arrivato a elogiare Tajani. «Ha fatto un lavoro straordinario, è una persona dotata di grande saggezza ed equilibrio», ha ribadito. «Lui stesso si è proposto come obiettivo quello di far diventare Forza Italia un partito del 20 per cento. Io vorrei lavorare insieme a lui per realizzare questo nostro obiettivo. Se non si è ancora realizzato non è colpa sua».

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Roberto Occhiuto durante la conferenza stampa di In Libertà (Ansa).

La truppa che credeva nella «scossa liberale»

E dire che poco più di un mese fa, a metà dicembre, lo stesso Occhiuto aveva dato ufficialmente il via alla sua corrente, spiegando che Fi aveva «bisogno di una scossa liberale». L’iniziativa di lancio era stata organizzata in un luogo evocativo come Palazzo Grazioli, ex residenza romana del Cavaliere, di fronte a imprenditori, giornalisti e oltre una ventina di parlamentari pronti a seguirlo. Ovvero tutti gli scontenti della gestione del leader, chi per motivi politici e chi per recriminazioni personali. In prima fila, tra gli altri, c’erano Licia Ronzulli, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Paolo Emilio Russo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi, Deborah Bergamini. Con due presenze assai vicine alla famiglia come l’avvocato e tesoriere Fininvest Fabio Roscioli e l’avvocata civilista Cristina Rossello, deputata azzurra e legale di Silvio Berlusconi. Una truppa pronta, a parole, a dare battaglia per rinforzare l’ala liberale nel partito e dare una spinta verso laicità, difesa dei diritti civili, ius scholae, liberalizzazioni in economia e svecchiamento generale del partito. Input arrivati a più riprese anche da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Tra l’altro, la primogenita di B, prima dell’evento a Palazzo Grazioli, aveva ricevuto il governatore a Milano. Incontro che era stato interpretato come una benedizione implicita dell’iniziativa. E, infatti, Occhiuto nei giorni seguenti, in un paio di interviste, aveva dichiarato chiaramente di voler sfidare Tajani al congresso nazionale previsto per l’inizio del 2027.

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Deborah Bergamini (Imagoeconomica).

Occhiuto ha fatto due conti: FI per ora non è scalabile

Ora però Occhiuto ha cambiato idea. Perché? Secondo le voci che circolano nel partito, il governatore si è reso conto che così com’è, il regolamento congressuale lo sfavorisce: ai congressi, infatti, potrà partecipare solo chi è iscritto al partito da almeno due anni. E nel 2025 gli iscritti sono stati circa 240 mila. La stragrande maggioranza dei quali pro-Tajani. Molto difficile, dunque, per Occhiuto, scalare il partito tramite le assise comunali e regionali, quindi anche la partita nazionale sembra già compromessa. «Occhiuto e i suoi raggiungono a malapena il 5 per cento del partito. Quando si è reso conto che non sarebbe andato da nessuna parte e che sfidare Tajani era una partita improba, per non rischiare una figuraccia s’è tirato indietro», sussurra chi è vicino al ministro degli Esteri. «Hanno blindato il partito, che ora è impossibile da scalare, quindi non vogliamo prestarci al loro gioco. Candidarsi avrebbe significato servire la vittoria a Tajani su un piatto d’argento», spiega invece a Lettera43 un parlamentare vicino a Occhiuto. Insomma, la corrente del governatore andrà avanti come pungolo liberale, ma senza sfidare la leadership. Una corrente monca. «Occhiuto ha fatto esporre i suoi e ora li abbandona», sottolineano gli uomini del ministro degli Esteri. Ma nella retromarcia può aver contato anche l’appoggio tiepido di Marina Berlusconi che prima ha benedetto l’iniziativa, poi ha assunto un atteggiamento più prudente. Sta di fatto che Tajani finora non ha dato seguito a nessuna delle richieste dei figli del Cav: né svolta liberale, né facce nuove. I due capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, di cui alcuni berluscones avevano chiesto la testa, sono ancora al loro posto. E ci resteranno a lungo. Tutta questa storia ha però reso poco credibile, se non addirittura inaffidabile, Occhiuto. E questo alla lunga nel suo curriculum avrà un peso.  

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Maurtizio Gasparri, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Nyt: nei colloqui Nato ipotesi di sovranità Usa su parti della Groenlandia

Mercoledì sera Donald Trump ha smorzato i toni con l’Europa ritirando la minaccia dei dazi e annunciando di aver raggiunto «la cornice di un futuro accordo» con la Nato sul destino della Groenlandia, dopo una giornata di colloqui in cui i funzionari dell’Alleanza hanno discusso anche l’ipotesi che gli Stati Uniti possano ottenere una forma di sovranità limitata su porzioni dell’isola, destinate a basi militari. I dettagli emergono da ricostruzioni fornite da funzionari occidentali al New York Times.

Lo schema ricalca quello delle basi britanniche di Cipro

Secondo tre alti funzionari informati sui colloqui, durante le riunioni tra i vertici militari Nato è stata presa in considerazione una soluzione che consentirebbe a Washington di esercitare sovranità su «piccole sacche di territorio» in Groenlandia per fini strategici. Uno dei funzionari ha paragonato lo schema a quello delle basi britanniche di Cipro, «considerate territorio sovrano del Regno Unito». Un secondo funzionario ha confermato che il modello discusso per la Groenlandia «si ispira proprio a quel precedente». La Nato, interpellata dal quotidiano, ha precisato che «i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti andranno avanti» con l’obiettivo di «garantire che Russia e Cina non ottengano mai un punto d’appoggio, economico o militare» nell’isola. Il segretario generale Mark Rutte, tuttavia, tramite la sua portavoce Allison Hart, ha chiarito che «non ha proposto alcun compromesso sulla sovranità» durante l’incontro con Trump a Davos.

Groenlandia, Trump fa marcia indietro sui dazi: «Definito un framework con la Nato»

Donald Trump fa marcia indietro sui dazi che dovevano entrare in vigore dal primo di febbraio contro i Paesi che si oppongono alle mire americane sulla Groenlandia. Lo ha annunciato in un post su Truth poco dopo il suo discorso al Forum di Davos, pur confermando che l’obiettivo politico sull’isola resta invariato. Trump ha cambiato idea sulle tariffe dopo «un incontro molto proficuo» con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, si legge nel post. «Abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica».

Secondo il presidente, l’intesa sarà «estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato». I negoziati sono affidati al vicepresidente JD Vance, al segretario di Stato Marco Rubio e all’inviato speciale Steve Witkoff, che «riferiranno direttamente» a lui. Il dietrofront sui dazi non coincide però con un arretramento sulla sostanza. Trump ha chiesto «negoziati immediati» per discutere il trasferimento della proprietà della Groenlandia dalla Danimarca agli Stati Uniti e avverte gli alleati europei: «Avete una scelta. Potete dire sì, e ne saremo molto riconoscenti, oppure potete dire no ma ce lo ricorderemo». Durante il suo discorso al Forum, ha escluso l’uso della forza.

Meloni conferma che l’Italia non entrerà nel Board of peace su Gaza

L’Italia non parteciperà al Board of peace su Gaza voluto da Donald Trump. Lo ha confermato in serata la premier Giorgia Meloni dopo le indiscrezioni di questa mattina, e dopo aver parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intervistata da Bruno Vespa, la premier ha citato l’articolo 11 della Costituzione italiana che ci consente di partecipare a organismi internazionali solo se fondati sulla «parità tra Stati». Il board invece nasce come struttura privata, con gli Stati Uniti in posizione di primato e un accesso subordinato al pagamento di una quota stimata in un miliardo di dollari. 

Meloni: «È un organismo che comunque è interessante»

Per non voltare le spalle a Trump, tuttavia, la premier ha sottolineato che «la posizione dell’Italia è di apertura», sostenendo che possa «giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati». Mentre la Francia si è sfilata dal progetto sottolineando come esso rischi di svuotare il ruolo delle Nazioni Unite, Meloni ha detto di non considerare «una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». In questo senso il governo vuole comunque ritagliarsi un ruolo: «Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».

A Kyiv più della metà delle case è senza elettricità

Il raid russo di martedì contro le infrastrutture energetiche di Kyiv ha lasciato gran parte della capitale ucraina al buio e al freddo. Lo ha detto mercoledì il presidente Volodymyr Zelensky in un lungo post su X, in cui ha spiegato che quasi il 60 per cento delle abitazioni è ancora senza elettricità, mentre circa 4 mila edifici risultano privi di riscaldamento. In questo momento a Kyiv ci sono tra i meno 11 e i meno 15 gradi. Il ministero dell’Interno ha allestito centri di assistenza e punti di riscaldamento, oltre alla distribuzione di pasti caldi. Ma nel post Zelensky accuse le autorità cittadine di una risposta inadeguata. «Ho tenuto una chiamata speciale di coordinamento dell’energia. Kyiv, Kharkiv, Sumy, Chernihiv e Dnipro sono le aree in cui la situazione è attualmente più difficile. Secondo i rapporti delle autorità cittadine, le risorse coinvolte sono sufficienti, ma è necessario del tempo. Non sono d’accordo con questa valutazione: sono necessarie misure aggiuntive e risorse aggiuntive», scrive il presidente ucraino. Nel frattempo, è atteso per domani a Davos un incontro tra Zelensky e Donald Trump.

Il parlamento europeo ha bloccato l’accordo con il Mercosur

Il parlamento europeo ha fermato l’iter dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, decidendo di sottoporlo al giudizio della Corte di giustizia dell’Ue. L’Eurocamera ha approvato il rinvio con una maggioranza risicatissima: 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti. La decisione congela di fatto la ratifica dell’intesa firmata il 17 gennaio ad Asunción dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e apre una fase di stallo che potrebbe durare fino a due anni. Con il voto, il Parlamento entra in rotta di collisione con Commissione e Consiglio Ue, entrambi favorevoli all’accordo e convinti che mancasse solo l’ultimo via libera dell’Eurocamera.

Cosa c’è dietro la decisione del parlamento europeo

Francia e Polonia restano tra i Paesi più critici, mentre il malcontento degli agricoltori ha trovato espressione anche nelle proteste di Strasburgo, con migliaia di manifestanti e trattori attorno al parlamento alla vigilia del voto. Gli eurodeputati che hanno chiesto il rinvio contestano la scelta della Commissione europea di separare la parte commerciale del trattato, lasciandone l’approvazione solo a Consiglio e parlamento europeo, escludendo i parlamenti nazionali. Dubbi riguardano anche il «meccanismo di riequilibrio», che consentirebbe ai Paesi Mercosur di reagire se future norme Ue limitassero le loro esportazioni. Il voto ha spaccato l’Eurocamera e i singoli gruppi. Popolari e Socialisti hanno difeso l’accordo, ma con numerose defezioni, soprattutto francesi, polacche e rumene. Rinnovare l’Europa, Verdi e Sinistra hanno sostenuto il rinvio, insieme ai Patrioti. Nell’Ecr le delegazioni si sono divise nettamente. La Commissione europea ha espresso «rammarico», sostenendo che le obiezioni del parlamento non siano fondate. In teoria, la Commissione potrebbe comunque far entrare l’accordo in vigore in modo provvisorio, scelta tecnicamente possibile ma politicamente esplosiva, perché aprirebbe uno scontro diretto con il parlamento.

Mediaset denuncia Fabrizio Corona dopo il caso Signorini

Mediaset ha denunciato in Procura a Milano Fabrizio Corona per diffamazione e minacce nei confronti tanto dei vertici dell’azienda quanto di conduttori di programmi tv. La società ha presentato la querela dopo il caso delle due puntate di Falsissimo in cui Corona ha attaccato, tra gli altri, Alfonso Signorini. Mediaset ha anche chiesto di procedere la divieto di utilizzo dei social network e di altre piattaforme telematiche, nonché degli smartphone. Così, secondo l’azienda, non potrebbe più diffondere contenuti simili a quelli delle ultime settimane. Inoltre, secondo Fanpage, nel registro degli indagati nell’inchiesta su Alfonso Signorini, aperta dopo la denuncia di Antonio Medugno, ci sarebbe anche Alessandro Piscopo. Quest’ultimo è l’ex manager del concorrente del GF Vip.

Il Parlamento europeo sospende l’intesa sui dazi con gli Usa

Dopo le minacce di nuove tariffe da parte di Donald Trump legate alla contesa sulla Groenlandia, il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l’intesa commerciale raggiunto con gli Stati Uniti la scorsa estate. I deputati di Strasburgo ritengono che i dazi minacciati da Trump per Danimarca, Svezia, Norvegia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Regno Unito (i Paesi che hanno condotto l’esercitazione congiunta in Groenlandia) rappresenti una violazione dell’accordo, che prevede già tariffe statunitensi del 15 per cento sui beni dell’Ue e impegna l’Unione europea a ridurre a zero le proprie tariffe sulle importazioni industriali americane. L’accordo richiedeva ancora l’attuazione formale da parte dell’Eurocamera: il voto era stato programmato per la prossima settimana in seno alla Commissione per il commercio internazionale.

Davos 2026, Acea alla guida dell’alleanza per l’acqua

Anche nel 2026 il Gruppo Acea, primo operatore idrico italiano e secondo in Europa con 10 milioni di utenti serviti e 10 milioni all’estero, ha partecipato al World Economic Forum in scena a Davos, in Svizzera. Il Gruppo, che continua ad avere al centro dell’agenda la tutela e la valorizzazione dell’acqua, è stato presente per il terzo anno consecutivo con l’amministratore delegato Fabrizio Palermo, che è intervenuto in diversi panel e ha incontrato aziende e istituzioni, a partire dalla commissaria europea all’Ambiente, resilienza idrica ed economia circolare Jessika Roswall. In dettaglio, lunedì 19 gennaio Palermo è intervenuto nella tavola rotonda Ceo alliance on nature meeting in cui ha posto l’accento sulla necessità, per i Paesi, di prestare sempre più attenzione alle strategie di resilienza idrica. Martedì 20, invece, nel panel Resilient infrastructure for growth ha sottolineato come l’acqua sia un driver essenziale per lo sviluppo sociale e la crescita economica. Mercoledì 20, infine, ha incontrato Roswall e, dopo aver preso parte al meeting dell’Alliance of ceo climate leaders, ha presentato il report del World economic forum sullo stato delle risorse idriche realizzato in collaborazione con Acea e l’Università di Cambridge dal titolo Bridging the €6.5 trillion water infrastructure gap.

Necessario colmare entro il 2040 un divario di 6,5 mila miliardi

Il paper fa il punto sulla situazione del settore nel mondo e dimostra come le infrastrutture idriche siano al centro della crescita economica globale e della resilienza climatica. Dallo studio emerge quanto sia necessaria un’azione coordinata tra governi, industria e finanza per colmare entro il 2040 un divario a livello globale di 6,5 mila miliardi di euro nelle infrastrutture idriche che potrebbe generare 8,4 mila miliardi di euro di Pil aggiuntivo e sostenere oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, equivalenti a 14 milioni di posti di lavoro ogni anno. Per garantire a tutti sistemi di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari equi, resilienti, sostenibili e tecnologicamente avanzati, la spesa globale dovrà raddoppiare entro il 2040. Per quanto riguarda l’Europa è stato stimato vi sia un fabbisogno di investimenti superiore a 1,7 mila miliardi di euro, equivalente a un gap di circa 695 miliardi rispetto agli attuali livelli di spesa, determinato principalmente dalla necessità di modernizzare infrastrutture idriche obsolete, nonché di potenziare e adeguare gli impianti di trattamento delle acque reflue. Quattro, secondo il paper, le direttrici su cui direzionare gli investimenti: l’accesso equo all’acqua potabile, la resilienza delle infrastrutture, la circolarità – ovvero il riuso – e infine l’innovazione.

Palermo a capo della Water industry istituita al Wef

L’obiettivo del Gruppo è quello di porsi come leader della transizione idrica non solo al livello nazionale ma anche europeo. Negli ultimi anni Acea si sta impegnando nell’aumentare la consapevolezza sull’importanza e sulla scarsità della risorsa idrica per costruire una cultura della tutela dell’acqua. Nella precedente edizione dell’annual meeting del Wef, Fabrizio Palermo ha introdotto per la prima volta il tema di «regia unica per la gestione dell’acqua», mentre con le proposte di cambiamento nel paper di giugno Strategia europea per la resilienza idrica, Acea ha contribuito a definire la Water resilience strategy della Commissione Europea. E per attuare tale strategia la Bei ha lanciato il Programma per la resilienza idrica, con oltre 40 miliardi di euro di investimenti previsti tra il 2025 e il 2027. L’obiettivo è mobilitare capitali privati e rafforzare gli investimenti in desalinizzazione, riuso delle acque reflue, controllo dell’inquinamento e soluzioni basate sulla natura. Infine, presso il World economic forum, è stata istituita la Water industry, che l’ad Palermo presiede. Si tratta di una community settoriale dedicata all’acqua, che riunisce allo stesso tavolo imprese e stakeholder pronti a dialogare e a definire una strategia comune per la tutela e la valorizzazione di questa preziosa risorsa.

Dalla Groenlandia al Venezuela, cosa ha detto Trump a Davos

Dopo il ritardo causato da un problema elettrico all’Air Force One, il ciclone Donald Trump si è infine abbattuto su Davos. Salito sul palco del World Economic Forum, il presidente americano ha rivendicato i successi del suo primo anno del secondo mandato alla Casa Bianca. «L’economia Usa è in pieno boom, praticamente non c’è inflazione. Saremmo morti se avessero continuato a governare i democratici», ha affermato il tycoon, attaccando poi l’Europa. «La amo, ma non sta andando nella giusta direzione», ha detto Trump, parlando poi di «migrazioni di massa incontrollate» nel Vecchio Continente, dove «alcuni luoghi sono francamente irriconoscibili».

Trump ha escluso l’uso della forza per la Groenlandia

L’astio di Trump nei confronti dell’Europa nasce, ovviamente, anche dalla volontà di non permettere agli Usa di annettere la Groenlandia, di cui – ha ribadito – gli Stati Uniti hanno assoluto bisogno. «Nessuna nazione può mettere al sicuro la Groenlandia tranne gli Usa», ha dichiarato Trump. «Gli Stati Uniti hanno salvato la Groenlandia e l’hanno restituita alla Danimarca dopo la Seconda guerra mondiale, i danesi sono veramente ingrati nei nostri confronti», ha aggiunto, dicendo di volere «colloqui immediati per l’annessione» ed escludendo l’uso della forza. Quanto ai dazi, ha spiegato, «servono a far pagare quei Paesi che hanno danneggiato gli Usa».

Dalla Groenlandia al Venezuela, cosa ha detto Trump a Davos
Donald Trump (Ansa).

Le accuse alla Nato: «Dato tanto e ricevuto molto poco»

Nel suo discorso Trump si è lamentato a più riprese per il trattamento riservato dalla Nato agli Stati Uniti. «Abbiamo dato tanto e abbiamo ricevuto molto poco in cambio». Poi ha detto: «Se gli Stati Uniti non fossero intervenuti nella Seconda guerra mondiale a quest’ora parlereste tutti tedesco, forse un po’ di giapponese». Così sull’Ucraina: «Spetta all’Europa e alla Nato occuparsene, non a noi».

Le parole sul Venezuela e sulla «grande truffa green»

Trump ha inoltre parlato del Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno condotto l’operazione militare che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. O, meglio, del suo greggio: «Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela. Apprezziamo la collaborazione del governo di Caracas, stanno facendo benissimo». Cambiando tema, il presidente degli Stati Uniti ha anche rivendicato di aver evitato al suo Paese la «catastrofe energetica» avvenuta in Europa a causa della «grande truffa green, la maggiore della storia».

Femminicidio Federica Torzullo: il marito ha confessato

Claudio Carlomagno ha confessato l’omicidio della moglie Federica Torzullo durante un interrogatorio nel carcere di Civitavecchia, davanti al procuratore capo. La dichiarazione, arrivata dopo settimane di silenzio e solo in seguito al ritrovamento del corpo della donna in un terreno dell’azienda dell’uomo ad Anguillara Sabazia, sta consentendo agli inquirenti di colmare i vuoti rimasti nella ricostruzione del delitto. La vittima, ingegnere gestionale di 41 anni, era scomparsa nei giorni precedenti e il marito, 44 anni, è detenuto da domenica. L’inchiesta, ripartita dal rinvenimento del cadavere, ha portato la procura a contestare per la prima volta dall’entrata in vigore della norma il reato di femminicidio.

Femminicidio Federica Torzullo: il marito ha confessato
Federica Torzullo (social).

Gli accertamenti medico-legali descrivono una violenza estrema consumata tra l’8 e il 9 gennaio nella villetta di Anguillara Sabazia dove la coppia viveva. Sul corpo sono state rilevate 23 coltellate, di cui 19 in aree vitali, con ferite alle mani compatibili con una lama a doppio filo e colpi al volto e al collo che hanno lesionato vasi arteriosi causando la morte. L’autopsia evidenzia anche traumi non riconducibili al coltello: addome, bacino e arti inferiori schiacciati, lesioni attribuite alla benna di una scavatrice utilizzata per scavare la fossa in cui il corpo è stato tentato di occultare. Restano aperti interrogativi su movente, dinamica – se frutto di una lite improvvisa o di tensioni pregresse – e sulla sorte dell’arma del delitto e del cellulare della vittima, non ancora ritrovati.

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove

Un sussidio a supporto delle pensioni minime per l’anno 2026: è questa la proposta presentata dai sindacati lucani per aiutare le famiglie e le persone in condizioni di fragilità economica. In una fase storica segnata dall’incertezza e da un sensibile invecchiamento della popolazione, la Uil ha inoltrato una richiesta formale alla Regione affinché venga istituito un aiuto economico annuale. Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, ha ribadito la necessità di adottare modelli di sviluppo che favoriscano una distribuzione equa della ricchezza territoriale. L’iniziativa punta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, fenomeni che colpiscono duramente i piccoli centri soggetti a spopolamento. Attraverso questo intervento, si intende garantire il rispetto della dignità umana e promuovere l’invecchiamento attivo dei cittadini più anziani.

Requisiti per il sussidio sulle pensioni minime del 2026

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’erogazione del contributo prevede regole precise per individuare i destinatari residenti nel territorio lucano. Innanzitutto, la misura costituisce un sussidio a chi percepisce le pensioni minime dell’Inps o i trattamenti di importo inferiore, includendo le diverse tipologie di assegni previdenziali. Per accedere al beneficio, è indispensabile presentare un’attestazione Isee non superiore a 15 mila euro. Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Pensionati Basilicata, ha chiarito che l’aiuto mira a sostenere 27.701 persone. La suddivisione dei potenziali beneficiari evidenzia la portata sociale dell’intervento:

  • 11.891 titolari di pensione di vecchiaia;
  • 10.943 percettori di assegni di reversibilità;
  • 2.154 beneficiari di assegni di invalidità;
  • 1.478 titolari di pensione di anzianità;
  • 939 soggetti con pensione di inabilità.

Tuttavia, l’assegnazione dei fondi richiede una verifica puntuale delle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate dai cittadini.

Nuovo assegno per chi percepisce una pensione minima in Basilicata: di cosa si tratta?

Il fabbisogno economico per coprire l’intero bacino di utenza del nuovo sussidio sulle pensioni minime ammonta a 9 milioni 695 mila 350 euro all’anno. Per reperire questa somma, nella proposta si suggerisce di utilizzare le entrate derivanti dai diritti di sfruttamento per l’estrazione di idrocarburi. In questo modo, le royalty petrolifere si trasformerebbero in uno strumento di giustizia sociale a vantaggio della comunità locale. L’inserimento di un nuovo capitolo di spesa nella legge di Bilancio regionale per il triennio 2026-2028 garantirebbe la stabilità della misura nel tempo, generando ricadute positive sull’intera economia regionale.

Come ricevere il sostegno se già si percepisce la pensione dall’Inps?

La realizzazione del piano assistenziale richiede la definizione di un regolamento attuativo e una convenzione con l’Inps per automatizzare i pagamenti. Si osserva con interesse l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia o della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno già adottato simili forme di sostegno assistenziale. L’analisi dei dati statistici mostra che la maggioranza dei pensionati lucani interessati riceve trattamenti mensili compresi tra 601 e 700 euro.

Paola Nannelli è la nuova Ceo di Pulse Advertising

Pulse Advertising ha scelto Paola Nannelli come nuova Ceo global. È la prima italiana a essere nominata nel ruolo di amministratore delegato dell’azienda specializzata in social media e influencer marketing. Nannelli, tra l’altro, succede ai co-founder Chris Kastenholz e Lara Daniel, che continueranno a sostenere la direzione strategica dell’azienda in qualità di azionisti. Pulse oggi vanta oltre 125 professionisti in 11 Paesi in tutto il mondo. Nel 2025 ha collaborato con colossi del calibro di Apple, BlackRock, Nestlé ed Estée Lauder. La nuova Ceo ha precedentemente guidato il mercato italiano della società, prima di assumere il ruolo di Chief Sales Officer Global. Tra le precedenti collaborazioni anche quelle con Cheil Worldwide, Havas Worldwide Digital e J. Walter Thompson. Inoltre Nannelli è la fondatrice dell’Osservatorio InSIdE sui trend dei social media e ideatrice della ricerca internazionale “Made in Italy in social media age”, condotta in collaborazione con Eumetra.

Autostrade, il casello di Venezia Nord diventa porta tricolore delle Olimpiadi

La rete di Autostrade per l’Italia diventa parte integrante dello scenario olimpico e paralimpico Invernale, tingendosi di tricolore. Da mercoledì 21 gennaio 2026, la stazione di pedaggio di Venezia Nord, porta d’accesso verso le sedi delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, sarà dotata di installazioni luminose permanenti ispirate al tricolore italiano. L’iniziativa, che nei giorni successivi interesserà anche le stazioni di Belluno sulla A27, Arcoveggio sulla A13 e i principali ingressi autostradali di Milano (Sud, Est e Nord), segna l’avvio delle attività del Gruppo per i Giochi. L’obiettivo è trasformare l’infrastruttura autostradale in uno spazio di partecipazione all’evento, accogliendo atleti e visitatori diretti verso i poli di gara. L’illuminazione resterà attiva per l’intera durata della manifestazione. L’impegno della società riguarda anche l’identità visiva aziendale. I loghi ufficiali di Milano Cortina 2026 sono esposti nelle sedi del Gruppo e integrati nei touchpoint digitali, inclusi il sito istituzionale e i canali social.

Autostrade, il casello di Venezia Nord diventa porta tricolore delle Olimpiadi
Autostrade, il casello di Venezia Nord diventa porta tricolore delle Olimpiadi

Chiara Ferragni dopo il proscioglimento: è il nuovo volto di Guess

Chiara Ferragni è stata scelta come testimonial della campagna Primavera-Estate 2026 di Guess. L’annuncio arriva a pochi giorni dalla conclusione del procedimento legato al Pandoro Gate, chiuso con il proscioglimento dell’imprenditrice digitale. Per l’imprenditrice si tratta di un ritorno al marchio statunitense a distanza di quasi 13 anni dalla prima collaborazione. «Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature», ha dichiarato. Ferragni ha poi aggiunto: «Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me».

Guess: «Ferragni riflette l’impegno del brand di valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso»

In una nota ufficiale, Guess spiega che la scelta di Ferragni «riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza». La campagna, realizzata dai Morelli Brothers, viene descritta come caratterizzata da «un’intensità raffinata e un’allure contemporanea». Soddisfazione è stata espressa anche da Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc.: «Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess. Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess», ha sottolineato, aggiungendo che Ferragni «rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza».

Salomon, Heikki Salonen nuovo Direttore creativo

Salomon ha nominato Heikki Salonen nuovo Direttore creativo. Il finlandese, designer che vanta una lunga esperienza in Diesel e che recentemente è stato alla guida di MM6 Maison Margiela, guiderà lo sviluppo del brand. La società rappresenta un marchio storico specializzato nelle attrezzature sportive da montagna. Con lui Salonen, che pratica discipline come kayak ed escursionismo, porterà Laura Herbst. Anche lei ha lavorato a progetti per MM6 Maison Margiela e più recentemente per Céline.

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili

Il bonus mobili abbinato ai lavori di ristrutturazione sulla prima e seconda casa, così come confermato dalla legge di Bilancio 2026, rappresenta una delle misure principali per sostenere il settore dell’arredamento. L’Agenzia delle entrate, con la guida aggiornata a gennaio 2026, ha chiarito che la detrazione Irpef del 50 per cento spetta per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio. L’agevolazione è stata prorogata per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2026, a condizione che i lavori edilizi siano iniziati a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. Per ottenere il beneficio, è indispensabile che la data di avvio dell’intervento sia anteriore al pagamento dei beni, dimostrabile tramite abilitazioni amministrative o dichiarazioni sostitutive. L’incentivo richiede il riparto della detrazione in 10 quote annuali di pari importo.

Come funziona il bonus mobili 2026 per la seconda casa

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

Il bonus sulle spese per i mobili e gli elettrodomestici non si limita all’abitazione principale, ma si estende a ogni singola unità immobiliare residenziale oggetto di ristrutturazione. Di conseguenza, il contribuente che esegue lavori su più unità abitative può usufruire del beneficio più volte, poiché il limite massimo di spesa è riferito a ciascuna abitazione, comprese le eventuali pertinenze. Anche gli interventi sulle parti comuni condominiali danno diritto alla detrazione per l’acquisto di arredi destinati a tali spazi, come l’appartamento del portiere o i lavatoi, ripartiti tra i condomini in base ai millesimi. Tuttavia, i lavori condominiali non permettono di richiedere il bonus per l’arredo del proprio appartamento privato. In caso di frazionamento di un’unica unità in due appartamenti, il limite di spesa va calcolato sull’immobile censito al catasto all’inizio dei lavori.

Quali bonus ci sono nel 2026

Per l’anno 2026, il bonus mobili resta legato all’acquisto di beni nuovi dotati di specifiche caratteristiche energetiche per ridurre l’impatto ambientale. La detrazione riguarda le seguenti categorie:

  • mobili nuovi quali letti, armadi, divani e apparecchi di illuminazione;
  • forni di classe non inferiore alla A;
  • lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie di classe E o superiore;
  • frigoriferi e congelatori di classe non inferiore alla F;
  • spese di trasporto e montaggio, se pagate con metodi tracciabili.

È obbligatorio inviare una comunicazione all’Enea per l’acquisto di alcuni elettrodomestici, sebbene la mancata trasmissione non comporti la perdita del diritto al bonus. L’acquisto è agevolato anche se i beni sono destinati a un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento.

Quali sono le novità per il bonus mobili nel 2026?

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

La principale variazione interessa il tetto di spesa detraibile, che per il triennio che comprende il 2024, il 2025 e il 2026 è fissato a 5 mila euro per ogni unità immobiliare. Un cambiamento rilevante riguarda gli interventi trainanti: dal primo gennaio 2025 non sono più agevolabili gli acquisti legati alla sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a combustibili fossili. I pagamenti devono avvenire esclusivamente tramite bonifico, carta di debito o carta di credito, conservando le fatture e le ricevute di transazione.

Evolution Group, la macchina degli infoprodotti che sta cambiando il mercato dei creator in Italia

Lettera43 ha scelto di raccontare Evolution Group perché oggi, nel mercato degli infoprodotti, rappresenta uno dei casi più solidi e rilevanti in Italia. Un gruppo da circa 20 milioni di euro di fatturato, quattro sedi nel nostro Paese e una a Madrid, MCN YouTube, partner dei principali editori nazionali e protagonista della crescita di alcuni tra i talent digitali più interessanti degli ultimi anni. Nel 2025 Evolution Group ha gestito otto creator nel mondo degli infoprodotti, sviluppando un fatturato complessivo di circa 500 mila euro. Ma il dato più interessante è un altro: tutti e otto hanno rinnovato per il 2026, dopo una crescita significativa di pubblico, engagement e ricavi. Ne parliamo con Antonella Lai, responsabile del progetto Infoprodotti di Evolution Group.

D: Antonella, partiamo dall’inizio: perché Evolution Group ha deciso di investire così tanto sugli infoprodotti?
R
: Perché rappresentano l’evoluzione naturale del lavoro dei creator. Dopo anni in cui il focus era solo sull’audience, oggi il vero tema è il valore. Gli infoprodotti permettono di trasformare competenze, autorevolezza e fiducia in un progetto imprenditoriale strutturato. Evolution Group ha deciso di entrarci con lo stesso approccio con cui lavora da anni: industriale, strategico e orientato ai risultati.

Il mercato degli infoprodotti è affollato e spesso poco credibile. Cosa vi distingue?
La selezione e il metodo. Non lavoriamo con chiunque. Scegliamo solo talent che hanno reali competenze, una community sana e una visione di lungo periodo. E soprattutto costruiamo prodotti veri, non scorciatoie. È questo che fa la differenza tra chi incassa una volta e chi cresce davvero.

Nel 2025 avete gestito otto creator e mezzo milione di euro di fatturato. Che tipo di crescita hanno avuto?
Una crescita completa. Non parliamo solo di fatturato, ma di posizionamento, autorevolezza, qualità del pubblico e stabilità del business. Tutti e otto hanno aumentato engagement, reputazione e capacità di monetizzare in modo continuativo. Ed è il motivo per cui hanno scelto di rinnovare.

Fitness, crescita personale, psicologia, finanza, trading, lingue straniere: perché proprio questi settori?
Perché sono ambiti ad alta domanda e ad alto impatto, ma anche ad alto rischio se gestiti male. Qui servono competenze, compliance, comunicazione corretta. Un creator da solo spesso non ha gli strumenti per affrontare tutto questo senza errori.

Molti creator hanno paura di affidarsi a un’agenzia. Cosa risponde a chi teme strutture poco qualitative?
È una paura legittima. Il mercato è pieno di improvvisazione. Ma è proprio per questo che esistono realtà come Evolution Group. Un’azienda con 20 milioni di fatturato, sedi internazionali e partnership istituzionali non lavora sull’improvvisazione. Lavora su processi, dati e responsabilità.

Un’altra convinzione diffusa è: “Posso fare tutto da solo”. È davvero così?
Chi lo dice sottovaluta la complessità. Creare un infoprodotto di successo significa unire strategia, marketing, copywriting, tecnologia, customer care, advertising, legale e analisi dei dati. Un creator può essere bravissimo nel suo contenuto, ma non può gestire tutto da solo. E chi ci prova, spesso si ferma molto prima.

Qual è il valore concreto che Evolution Group porta a un creator?
Trasformiamo un’idea in un sistema che funziona. Dalla validazione del prodotto alla struttura di vendita, dalla comunicazione alla scalabilità. Il creator resta al centro, ma non è mai solo.

Essere MCN YouTube quanto incide in questo percorso?
«Moltissimo. Significa conoscere a fondo le piattaforme, le dinamiche di crescita e i modelli di monetizzazione. E significa poter integrare perfettamente contenuti, audience e prodotti digitali in un ecosistema coerente.

Che tipo di creator dovrebbe bussare alla porta di Evolution Group?
Chi vuole costruire qualcosa di serio. Non chi cerca il colpo veloce, ma chi ha una visione imprenditoriale e vuole crescere nel tempo, con metodo e credibilità.

Qual è l’errore più grande che vede fare oggi ai creator sugli infoprodotti?
Pensare che basti una community per vendere. Senza strategia, il pubblico si perde. E spesso anche la reputazione.

Se dovesse riassumere Evolution Group in una frase per un creator indeciso?
Se vuoi davvero avere successo, smetti di fare tutto da solo e inizia a lavorare come un’azienda. Evolution Group esiste per questo.

    Evolution Group oggi si candida come uno dei principali punti di riferimento per chi vuole trasformare il talento digitale in un progetto imprenditoriale solido. Nel mondo degli infoprodotti, il tempo dell’improvvisazione sembra finito.

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno

    Niente da fare. Anche stavolta, Antonio Tajani con la “sua” (davvero?) Forza Italia si è messo di traverso. Tanto che i leghisti duri e puri ormai lo hanno ribattezzato «Rompitajani». Non bastava la politica estera ad accendere le scintille tra Lega e FI, ora anche la Consob è diventata un casus belli: il leader azzurro in zona Cesarini ha posto il veto alla nomina di Federico Freni, indicato da Matteo Salvini e pare già bollinato dal potente sottosegretario Alfredo Mantovano, come successore di Paolo Savona. E il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione. «Abbiamo rinunciato ad altre nomine su altri enti», ha sbottato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, minacciando indirettamente di fatto di far crollare il castello di carta delle nomine, presidenze, amministratori delegati, direttori generali, che devono essere fatte dal governo meloniano. «Quella di Freni era una nomina che partiva già con un accordo di massima con Forza Italia e che ora è stata messa in discussione», ha aggiunto assicurando: «Noi continueremo a portare avanti quel nome».

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
    Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

    Alla Consob però difficilmente sarà possibile rimpiazzare Freni con un altro leghista. Il dossier banche è infatti caro a Forza Italia che pare abbia già avanzato il nome di Federico Cornelli, dal 2023 commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati. L’altro nome tornato in circolo è quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica alla Bicocca di Milano. Ma i problemi non finiscono qui. Tajani lo scorso ottobre aveva accolto alcuni transfughi alleati da Noi Moderati, tra cui il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli. Un ritorno pesante, il suo, perché vale una poltrona al governo. Ora Maurizio Lupi, che aveva appoggiato la nomina di Freni – « Evitiamo veti pregiudiziali. Non sempre, peraltro, i ‘tecnici’ si dimostrano migliori», ha commentato – potrebbe rivendicare un posto per i suoi. E perché non proprio alla Consob?

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
    Maurizio Lupi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

    Mieli nelle foto di Di Piazza

    C’era anche Paolo Mieli martedì sera a Roma all’inaugurazione della mostra dedicata alle fotografie dell’amico Giuseppe Di Piazza, per anni a capo delle pagine romane del Corriere della Sera, e rimpianto da molti giornalisti quando se n’è andato in pensione. Tra i tanti che sono accorsi ai Musei di San Salvatore in Lauro, negli spazi artistici de Il Cigno di Lorenzo Zichichi, c’erano anche Fabrizio Roncone, Bobo Craxi, Francesco Rutelli e Peppe Cerasa.

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
    Giuseppe Di Piazza (L43).

    Da segnalare pure la presenza dell’attrice, pittrice e scultrice Marilina Succo. Nota al pubblico Rai per le previsioni del tempo, Succo vanta nel suo cv artistico anche la performance The Process andata in scena nel marzo 2025 al Vittoriale degli Italiani.

    Tornando a Mieli: il giornalista e storico era “presente” anche nelle opere esposte con un scatto che lo ritrae assieme alla figlia Oleandra.

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
    Paolo Mieli e la figlia ritratti da Giuseppe Di Piazza (L43).

    Parolin per Ceccherini e i giovani editori

    È già passato un quarto di secolo dalla fondazione dell’Osservatorio dei giovani editori di Andrea Ceccherini recentemente ribattezzato Osservatorio for independent thinking. E mercoledì 21 gennaio a Roma, nell’Auditorium Antonianum, all’incontro con gli studenti sarà presente anche il cardinale Pietro Parolin. L’evento sarà moderato dal direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, e dalla giornalista Maria Latella.

    Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
    Andrea Ceccherini (Imagoeconomica).

    Ok definitivo del Senato alla riforma dello statuto del Friuli-Venezia Giulia

    Via libera definitivo di Palazzo Madama alla riforma dello statuto del Friuli-Venezia Giulia. Il disegno di legge costituzionale era al quarto e ultimo passaggio parlamentare: l’Aula del Senato lo ha approvato con 110 voti favorevoli, 50 contrari e 3 astensioni. Tra le opposizioni hanno dichiarato voto contrario M5s e Pd. Favorevole Avs, mentre Italia Viva si è astenuta. La legge – di iniziativa del Consiglio regionale – prevede il ripristino delle Province e l’introduzione degli ‘enti di area vasta’. Modifica poi la disciplina del referendum confermativo sulla legge su forma di governo e sistema elettorale regionale. Inoltre prevede un numero fisso di 49 consiglieri regionali.