Mps, Delfin: «Mai discusso di eventuali dismissioni»

Delfin ha escluso in qualsiasi ipotesi di uscita dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, precisando di non aver «mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in Mps, che in gran parte deriva dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca». L’holding, che detiene il 17,5 per cento della banca senese, ha inoltre chiarito che non esistono trattative in corso con UniCredit o con altri soggetti per la vendita, totale o parziale, della quota. Il consiglio di amministrazione ha ribadito che «come investitore finanziario di lungo periodo», ha spiegato il cda, «Delfin opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti, anche a beneficio della crescita del Paese».

Delfin: «Rinnoviamo il pieno sostegno ai vertici di Mps»

Nel respingere le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, l’holding ha confermato la propria linea strategica, evidenziando che le scelte sono inserite «in tale contesto, anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni». Delfin, azionista rilevante di Mps, quindi «rinnova il pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto».

L’annuncio di Trump: «Formato il Consiglio per la Pace a Gaza»

«È per me un grande onore annunciare la costituzione del Consiglio per la Pace. I membri saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che si tratta del consiglio più grande e prestigioso mai riunito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Grazie per l’attenzione!». È quanto ha scritto Donald Trump su Truth, confermando l’inizio della fase due del piano della Casa Bianca per la Striscia di Gaza.

Tra i membri forse anche Meloni

Gli inviti a partecipare al Consiglio per la Pace sono stati inviati da due giorni e il tycoon ha selezionato personalmente chi ne farà parte. L’annuncio dei suoi membri (che saranno 12, tra cui forse anche Giorgia Meloni) potrebbe arrivare al World Economic Forum di Davos. Secondo il Wall Street Journal, a tenere i rapporti tra il consiglio e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza sarà l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nickolay Mladenov, che in passato è stato inviato Onu per la pace in Medio Oriente. Il Financial Times parla inoltre di un comitato esecutivo del Consiglio, di cui faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.

Trump: «Hamas consegni le armi»

«Hamas deve onorare immediatamente i propri impegni, compreso il ritorno dell’ultimo corpo a Israele, e procedere senza indugio alla completa smilitarizzazione. Possono farlo con le buone o con le cattive. Il popolo di Gaza ha sofferto abbastanza a lungo. Il momento è adesso», ha poi scritto Trump.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa

TikTok si prepara a intensificare i controlli di verifica sull’età in tutta Europa nel corso delle prossime settimane. Lo ha annunciato la stessa Bytedance, proprietaria della piattaforma social, parlando in esclusiva con Reuters. Presentato come una nuova tecnologia sviluppata appositamente per venire incontro alle richieste normative dell’Ue, il sistema è frutto di una collaborazione dell’azienda cinese con la Commissione irlandese per la protezione dei dati, principale autorità di regolamentazione della privacy nell’Unione europea. TikTok ha anticipato che tutti gli utenti europei saranno informati del lancio della tecnologia.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa
Un utente su TikTok (Imagoeconomica).

TikTok, come funziona la «nuova tecnologia» di controllo dell’età

Il nuovo sistema, frutto di un progetto pilota durato un anno in Europa ma rimasto segreto, sfrutterà verosimilmente sia l’intelligenza artificiale sia il controllo umano. La tecnologia di TikTok analizzerà le informazioni di un profilo, i video postati in Rete e il comportamento dell’utente per prevedere se possa appartenere a un minore di 13 anni, età minima per creare un account. A questo punto, ogni profilo sospetto non sarà automaticamente bannato, ma segnalato per essere esaminato da alcuni moderatori specializzati. La mossa di Bytedance arriva mentre l’Ue sta esaminando il modo in cui le piattaforme verificano l’età degli utenti, tra preoccupazioni che gli attuali metodi risultino inefficaci o, al contrario, eccessivamente invasivi. Per i ricorsi contro i blocchi, l’azienda utilizzerà la stima dell’età facciale fornita dal verificatore Yoti, controlli della carta di credito e documenti d’identità rilasciati dal governo.

Semiconduttori, accordo tra Stati Uniti e Taiwan

Gli Stati Uniti hanno annunciato la conclusione di un’intesa con Taiwan che prevede un alleggerimento delle tariffe sui prodotti importati dall’isola e, parallelamente, un rafforzamento degli investimenti taiwanesi nel mercato americano, in particolare nei comparti dei semiconduttori e della tecnologia. Un’intesa che non è piaciuta a Pechino: il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che «la Cina si oppone fermamente» a qualsiasi rapporto diplomatico tra altri Paesi e Taiwan e a «ogni accordo che implichi il riconoscimento di legami di sovranità». Sul piano operativo, l’intesa stabilisce che i dazi sui beni taiwanesi scenderanno al 15 per cento, rispetto all’aliquota reciproca del 20 per cento. La stessa soglia varrà anche per le tariffe settoriali su componenti automobilistici, legname e prodotti in legno provenienti dall’isola.

Il premier di Taipei Cho Jung-tai: «Ottimi risultati ottenuti con fatica»

Accanto alle misure tariffarie, l’accordo prevede un impegno finanziario da parte delle imprese taiwanesi: i produttori di chip e tecnologia sono pronti a realizzare «nuovi investimenti diretti per un totale di almeno 250 miliardi di dollari» negli Stati Uniti, destinati allo sviluppo e all’ampliamento della capacità produttiva in ambiti quali i semiconduttori avanzati e l’intelligenza artificiale. Taipei garantirà inoltre «garanzie di credito per almeno 250 miliardi di dollari per facilitare ulteriori investimenti da parte delle imprese taiwanesi», con l’obiettivo di sostenere la crescita della filiera statunitense dei semiconduttori. Commentando l’accordo, il premier Cho Jung-tai ha espresso soddisfazione, sottolineando che «questi ottimi risultati sono stati ottenuti con fatica».

Corea del Sud, prima condanna per l’ex presidente Yoon

Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha emesso la prima sentenza di una lunga lista di procedimenti a carico dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, estromesso ad aprile del 2025 dopo l’impeachment approvato dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Per reati che vanno dall’ostruzione alla giustizia ad altre legate alla dichiarazione della legge marziale del 3 dicembre 2024, Yoon è stato condannato a 5 anni di carcere. Ma rischia ben di più: in un altro processo è stata infatti chiesta la pena di morte per l’ex presidente, sul banco degli imputati perché accusato di insurrezione.

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars

Cambio ai vertici di Lucasfilm, la casa di produzione statunitense fondata da George Lucas e famosa per aver prodotto le saghe di Star Wars e Indiana Jones. Dopo quasi 15 anni al comando, Kathleen Kennedy ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di presidente: un addio, seppur vociferato da tempo, che segna comunque un cambiamento epocale per uno dei più grandi marchi di Hollywood. Al suo posto è stato promosso Dave Filoni, collaboratore di lunga data di Lucas e già regista di alcuni episodi di The Mandalorian e Ashoka. In qualità di presidente e direttore creativo, guiderà il franchise con la collaborazione di Lynwen Brennan, con esperienza in budget e bilanci, nominata co-presidente.

Lucasfilm, i nuovi presidenti dovranno rilanciare il franchise Star Wars

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars
La produttrice Kathleen Kennedy (Ansa).

Compito cruciale di Dave Filoni e Lynwen Brennan sarà escogitare una strategia per rilanciare Star Wars rendendolo fresco e al passo con i tempi e gestendo una fan base molto spesso critica e dura nei confronti delle nuove uscite, siano esse cinematografiche o seriali. Entrambi riferiranno ad Alan Bergman, co-presidente di Disney Entertainment di cui Lucasfilm è sussidiaria dal 2012. Kennedy, dal canto suo, non uscirà definitivamente: resterà in contatto con la società e, fra il 2026 e il 2027, sarà produttrice esecutiva dei prossimi due capitoli della saga, The Mandalorian & Grogu tratto dalla serie su Disney+ e l’atteso Star Wars: Starfighter con Ryan Gosling. «Quando abbiamo acquisito Lucasfilm più di 10 anni fa, sapevamo che avremmo portato nella famiglia Disney un team di straordinari talenti guidato da una regista visionaria», ha dichiarato il Ceo Bob Iger. «Siamo grati a Kathleen per la sua visione e gestione».

Produttrice stimata nel settore, Kennedy ha lavorato a stretto contatto con Steven Spielberg per anni, anche se, come sottolinea Variety, il suo mandato ha attraversato alti e bassi. Accanto ai successi di Star Wars Episodio VII – Il risveglio della forza e dello spin-off Rogue One, non sono mancati i flop al box office come Solo del 2018 oppure i tanti progetti accantonati per divergenze creative, tra cui quelli che avrebbero visto entrare nel franchise David Benioff e DB Weiss, creatori de Il Trono di Spade, o Taika Waititi. Non è andato bene nemmeno il rilancio di Indiana Jones, il cui quinto capitolo del 2023 con Harrison Ford nei panni del veterano archeologo ha deluso al botteghino. Discorso simile anche per il piccolo schermo, dove accanto ai successi The Mandalorian e Andor sono arrivate le delusioni come nel caso di The Acolyte.

Chi sono Dave Filoni e Lynwen Brennan

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars
La nuova co-presidente di Lucasfilm Lynwen Brennan (Ansa).

Veterano di lunga data in Lucasfilm, Dave Filoni è stato scelto direttamente dal regista e fondatore George Lucas nel 2005 per mettere in piedi lo studio cinematografico. Sue le serie di animazione The Clone Wars e Rebels, ma anche la sceneggiatura del prossimo The Mandalorian & Grogu con Pedro Pascal, atteso in sala a maggio. Brennan è invece entrata in Industrial Light & Magic, tra le più note aziende nel campo degli effetti speciali digitali oggi parte di Lucasfilm, nel 1999, diventandone dopo 10 anni la presidente. In seguito, nel 2024 ha ottenuto l’incarico di direttrice generale di Lucasfilm, guidando la strategia aziendale e le attività di produzione.

Solo uno statunitense su sei sostiene gli sforzi per acquisire la Groenlandia

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su sei approva gli sforzi della Casa Bianca per acquisire la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca su cui Donald Trump ha messo gli occhi per «motivi di sicurezza nazionale». In generale, il 47 per cento degli intervistati ha detto di non approvare gli sforzi per l’annessione dell’isola, mentre il 17 per cento si è detto a favore dell’operato della Casa Bianca. Piuttosto alto il numero degli indecisi, che ammontano al 36 per cento. Il fronte del “no”, ovviamente, è più consistente tra gli intervistati democratici: 79 per cento, con solo il 2 per cento a favore. La statistica si ribalta prendendo in considerazione le risposte degli elettori repubblicani. Ma nemmeno in questo caso Trump, per così dire, ottiene la maggioranza: si è detto a favore solo il 40 per cento del campione e contro il 14 per cento. Una seconda parte del sondaggio ha riguardato l’eventuale uso della forza per l’acquisizione della Groenlandia. In questo caso si è detto a favore appena il 4 per cento e contro il 71 per cento (il resto si è trincerato dietro al “non so”). Tra i democratici contro l’89 per cento del campione e a favore appena l’1 per cento. Tra i repubblicani, infine, contro il 60 per cento e favore l’8 per cento.

Machado ha dato la sua medaglia del Nobel per la Pace a Trump

Giovedì Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Nobel per la Pace 2025, a quasi due settimane dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi. Il presidente americano ha incontrato Machado per discutere della realtà sul terreno in Venezuela e sul suo futuro politico dopo che, nei giorni successivi alla cattura di Maduro, aver respinto pubblicamente l’ipotesi che la leader dell’opposizione potesse guidare il Paese, sostenendo che non abbia il «supporto né il rispetto» necessari. Così, forse nel tentativo di riconquistare il suo favore, durante il colloquio Machado ha consegnato a Trump la medaglia del Nobel per la Pace, che il presidente da tempo rivendica di meritare. «L’ho regalata in riconoscimento del suo impegno unico per la nostra libertà», ha detto Machado ai giornalisti.

La mossa arriva dopo che il Washington Post ha rivelato che Trump sarebbe rimasto infastidito dalla decisione di Machado di accettare il Nobel. Secondo fonti dell’amministrazione, però, la decisione di non sostenerla è legata sia al deterioramento dei rapporti con membri del suo team, sia alle preoccupazioni sulla capacità del movimento dell’opposizione di garantire il controllo della sicurezza nel Paese. Così, pur essendo stato definitivo positivo da entrambe le parti, l’incontro non ha portato a un cambio di linea di Washington sulla guida politica del Venezuela, che è stata affidata alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, con un ruolo centrale degli Stati Uniti nella gestione del Paese. Per quanto riguarda il premio, inoltre, il Comitato Nobel norvegese è intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito».

Mentre Trump guarda agli esteri, sul fronte interno crescono le tensioni tra l’Ice e i cittadini

Mentre Trump continua a concentrarsi sugli esteri e “l’America First” sembra ormai solo un ricordo, il fronte interno degli Stati Uniti è incandescente dopo due settimane di proteste contro i raid dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis il 7 gennaio, giovedì sono scoppiate nuove manifestazioni dopo che gli agenti, nella stessa città, hanno ferito con un colpo di pistola un uomo durante il suo arresto. L’episodio ha portato le proteste a concentrarsi attorno al Bishop Henry Whipple Federal Building, dove le forze federali hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e proteggere i mezzi governativi, alcuni dei quali sono stati danneggiati. Negli scontri è rimasta coinvolta anche la stampa: una troupe della Cnn è stata colpita da proiettili di gomma. Trump ha definito quanto sta accadendo un «caos inaccettabile» e ha minacciato di invocare l’Insurrection Act, una legge che consentirebbe l’impiego dell’esercito regolare sul territorio del Minnesota, ipotesi contestata dalle autorità statali come un’interferenza federale. Il Dipartimento della sicurezza interna ha difeso l’operato degli agenti parlando di «colpi difensivi» contro i manifestanti, che sono armati di pale da neve e manici di scopa. Ma la narrazione della Casa Bianca non convince l’opinione pubblica: secondo un sondaggio della Quinnipiac University, il 53 per cento degli elettori considera l’uccisione di Renee Good ingiustificata, percentuale che cresce tra democratici e indipendenti. Un’ulteriore rilevazione della Cnn indica che il 51 per cento degli americani vede nella morte di Good un problema strutturale nel modo di operare dell’Ice.

Puglia, Emiliano non sarà nella giunta regionale

Non sarà nella giunta regionale pugliese Michele Emiliano, ma assumerà invece il ruolo di consigliere del presidente. La decisione è maturata nel pomeriggio del 15 gennaio, al termine di un confronto con Antonio Decaro, riporta il Corriere della Sera. A questo punto verrà avviata la procedura per la richiesta di aspettativa dalla magistratura: Decaro predisporrà il decreto di nomina, che Emiliano trasmetterà al Consiglio superiore della magistratura, dal quale è attesa una decisione.

Puglia, Emiliano non sarà nella giunta regionale
Michele Emiliano e Antonio Decaro (Imagoeconomica).

Emiliano avrà «piena autonomia e ampio margine di manovra»

Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, Emiliano potrà contare su «un piena autonomia e ampio margine di manovra». La recente riorganizzazione del modello Maia, varata con un decreto firmato da Decaro e che ha ridotto da 21 a 9 il numero dei consiglieri del presidente, ha inoltre creato le condizioni per un compenso annuo di circa 130 mila euro, a fronte dei 150 mila complessivi percepiti dai direttori di dipartimento. Resta però il forte risentimento dell’ex governatore, che dopo il passo indietro sulla candidatura al Consiglio regionale si è visto costretto a rinunciare anche all’ingresso in giunta.

Arezzo, esplosione in una palazzina: una donna ferita gravemente

Un’esplosione si è verificata nel tardo pomeriggio del 15 gennaio in una palazzina di due piani a Il Matto, frazione del comune di Arezzo, provocando il parziale crollo dell’edificio e un incendio successivamente domato dai vigili del fuoco. Il bilancio è di tre feriti: una donna di 80 anni, trasportata in elisoccorso a Foligno in codice rosso per gravi ustioni, un uomo tra i 60 e i 70 anni in codice giallo e una donna della stessa fascia d’età in codice verde. Per il coordinamento dei soccorsi è stato mobilitato il gruppo maxiemergenze del 118 di Arezzo. I vigili del fuoco stanno continuando le verifiche tra le macerie, anche con l’ausilio delle unità cinofile, per escludere la presenza di altre persone coinvolte, ma al momento non risultano dispersi.

Iran: «Trump ci ha assicurato che gli Usa non attaccheranno»

Donald Trump avrebbe comunicato all’Iran che non intende lanciare un attacco contro Teheran. Lo ha riferito l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, citato dal portale pakistano Dawn, precisando di aver ricevuto mercoledì la comunicazione ufficiale che il presidente Usa non avrebbe autorizzato alcuna operazione e che aveva chiesto a Teheran di non colpire interessi americani nella regione.

Iran: «Trump ci ha assicurato che gli Usa non attaccheranno»
Donald Trump (Ansa).

Dopo la decisione di Trump, lo spazio aereo iraniano è stato riaperto e i mezzi trasferiti dalla base aerea di Al Udeid sono stati fatti rientrare e messi in stand-by. Il presidente ha affermato che «gli omicidi» in Iran sono terminati dopo che le autorità hanno soffocato le proteste: «Siamo stati informati da fonti molto importanti, che hanno riferito che gli omicidi sono finiti», sottolineando che le esecuzioni pianificate dei manifestanti «non ci sarebbero più state». Alla domanda di un giornalista dell’Afp sulla possibilità di un intervento statunitense futuro, Trump ha risposto: «Osserveremo questo e vedremo cosa succederà dopo».

Putin: «Le relazioni con l’Italia e altri Paesi Ue lasciano a desiderare»

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso preoccupazione per lo stato delle relazioni tra Mosca e diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Austria, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori a Mosca, tra cui anche l’italiano Stefano Beltrame. La cerimonia si è svolta nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino. «Lo stato attuale delle relazioni tra Russia e Italia, Francia, Austria e numerosi altri Paesi europei lascia molto a desiderare», ha dichiarato Putin, aggiungendo che «la diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose». Il presidente ha inoltre sottolineato che «invece del dialogo tra gli Stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini». Putin ha assicurato che «la Russia è pronta a ripristinare le relazioni con i Paesi europei ed è aperta alla cooperazione con tutti i Paesi senza eccezioni».

Tajani: «Non siamo in guerra contro la Russia e il suo popolo»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato che «lasciano a desiderare perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l’Ucraina e abbiamo difeso l’Ucraina, ma noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo guerra con il popolo russo». Tajani ha inoltre sottolineato che l’Italia «ha detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l’invasione dell’Ucraina è stato un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo che punta a conculcare la libertà degli ucraini, nulla di più».

Lara Comi, cade l’accusa di corruzione: pena ridotta

La Corte d’Appello di Milano ha ridimensionato la sentenza pronunciata in primo grado nel processo sull’inchiesta “Mensa dei Poveri”, riducendo la condanna inflitta a Lara Comi. L’ex europarlamentare di Forza Italia è stata assolta dalle accuse di corruzione e da uno degli episodi di truffa, vedendo la pena scendere da 4 anni e 2 mesi a 1 anno, con sospensione condizionale, e una multa di 500 euro. I giudici hanno riconosciuto l’attenuante del risarcimento, ritenuta equivalente all’aggravante contestata. La Corte ha inoltre pronunciato sentenza per altri 13 imputati, confermando l’assoluzione per Pietro Tatarella, ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Milano, e scagionando l’ex parlamentare Diego Sozzani, che in primo grado era stato condannato a un anno e un mese. Ridotte anche le pene per l’imprenditore Daniele D’Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex direttore generale di Afol Metropolitana, da 2 anni a un anno e mezzo.

Comi: «Stabilito che il fatto non sussiste, continuerò a lottare in Cassazione»

Dopo la decisione dei giudici, Lara Comi ha commentato: «Le mie, dopo sette anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che “il fatto non sussiste”. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione». L’ex eurodeputata ha sottolineato come resti in piedi soltanto l’accusa di truffa ai danni del Parlamento europeo, mitigata però dal riconoscimento dei risarcimenti. Alla domanda su un possibile ritorno in politica, l’ex esponente azzurra ha risposto: «Finiamo con la Cassazione intanto, non è finita, però ripeto ancora “il fatto non sussiste” e questo è anche un mio messaggio agli elettori che hanno creduto in me, mentre a dieci giorni dal voto erano arrivati tre avvisi di garanzia. E mi hanno votato lo stesso, grazie agli elettori che mi diedero fiducia nel 2019».

Il caso Mensa dei Poveri: su cosa verteva l’inchiesta

L’inchiesta, avviata nel 2019 e culminata allora in numerosi arresti, ipotizzava un sistema di tangenti e incarichi pilotati nella politica lombarda, con al centro l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, che ha poi patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi dopo aver collaborato con gli inquirenti. Il nome dell’indagine deriva da un’intercettazione che faceva riferimento a un ristorante, in realtà noto e frequentato da esponenti politici per la sua vicinanza al Pirellone. In primo grado, nell’ottobre 2023, il processo che aveva coinvolto 62 imputati si era concluso con 11 condanne e 51 assoluzioni. Con la decisione di secondo grado, la gran parte delle pene è stata ulteriormente ridotta o annullata.

Su Sanremo la Rai non rischia: Rossi si affida al solito Coletta

Sanremo per la Rai è una partita troppo importante. Che non può essere gestita solo dall’attuale direttore del prime time, Williams Di Liberatore, uomo fortemente sostenuto da Antonio Marano, quindi vicino alla Lega, in carica dallo scorso marzo. Quando Di Liberatore, qualche giorno fa, è entrato in una riunione con i vertici per fare il punto sul Festival, ne sarebbe uscito quasi commissariato. Perché l’ad Giampaolo Rossi è stato categorico: come riferisce anche il sito Sassate.it, per ogni decisione Di Liberatore dovrà coordinarsi col direttore del Coordinamento Generi Stefano Coletta. Il quale, prima dell’avvento della destra, da direttore proprio del Prime Time con il Sanremo targato Amadeus (2020-2023) ha raggiunto risultati eccellenti.

Su Sanremo la Rai non rischia: Rossi si affida al solito Coletta
Williams Di Liberatore (Imagoeconomica).

L’ad punta su un dirigente esperto per disinnescare ogni polemica

Insomma, di Coletta al Prime Time si ha quasi nostalgia, visto che in azienda è considerato uno dei pochi che capisce davvero di televisione. Anche per questo Rossi l’ha fortemente voluto a capo della nuova direzione del Coordinamento Generi, un esperimento fin qui assai deludente, anche per la gran confusione che ha generato. Il mago Coletta è riuscito a risolvere il problema? Di sicuro con lui i generi funzionano meglio e non si fanno la guerra a vicenda. Ora però, per non rischiare, Rossi gli ha affidato pure Sanremo. Si sa, sul Festival stanno tutti sempre col fucile puntato e ogni battito di ciglia può generare una polemica politica. Quindi a sovrintendere, e per evitare scivoloni, serve un dirigente esperto. Anche se, e qui sta il paradosso, quel dirigente – ovvero Coletta – è da sempre considerato in quota Pd. O comunque di certo assai lontano dalla destra meloniana. Insomma, la famigerata TeleMeloni si regge, o meglio è costretta a reggersi, anche su dirigenti di centrosinistra.

Su Sanremo la Rai non rischia: Rossi si affida al solito Coletta
Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

La Rai prevede di toccare i 70 milioni di introiti pubblicitari

Ricapitolando, formalmente Sanremo è sempre in capo alla direzione prime time, ma in pratica ogni decisione organizzativa, tecnica e artistica dovrà passare dalla scrivania di Coletta. Quest’anno poi si attendono grandi numeri. Come ha riportato di recente Il Sole 24 Ore, per l’edizione 2026, condotta ancora da Carlo Conti ma con la novità dell’affiancamento di Laura Pausini, i prezzi dei listini degli spot sono stati ritoccati verso l’alto, con un +8 per cento rispetto alla passata edizione: anche per questo ci si attende di tagliare il traguardo dei 70 milioni (nel 2025 ci si era fermati a 65,2 milioni) di incassi pubblicitari. E la pubblicità sanremese per le casse di mamma Rai è oro, perché il Festival è l’unica grande manifestazione non sportiva che attrae un pubblico giovane, quindi spendente, che poi si rivede pure le canzoni e le esibizioni su RaiPlay. L’anno scorso lo share nelle cinque serate è stato complessivamente del 67,5 per cento per una media di 12,7 milioni di telespettatori a serata. Tra l’altro, ormai Sanremo da qualche anno non è più solo il Festival (quest’anno in onda dal 24 al 28 febbraio a causa delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina), ma è una macchina da guerra che si porta dietro diverse kermesse collaterali, come ad esempio Sarà Sanremo, una sorta di preselezione dei giovani già in onda su Rai1.

Su Sanremo la Rai non rischia: Rossi si affida al solito Coletta
Carlo Conti (Ansa).

Dopo il Festival, nuovo giro di nomine

Passata la sbornia festivaliera, nella tv pubblica partirà un altro giro di nomine, perché molte direzioni sono in scadenza e Rossi ne approfitterà per cambiare qualche casella. La domanda è: riuscirà il capo del Day Time Angelo Mellone a scalzare l’eterno Paolo Del Brocco dalla direzione di RaiCinema? Chissà. Se il passaggio riuscisse (ma, va detto, le possibilità sono al lumicino), allora anche la poltrona di Di Liberatore al Prime Time potrebbe essere messa in discussione. In questo gioco di incastri, il fedelissimo di Marano sarebbe tra i favoriti a prendere il posto di Mellone al Day Time. Ma prima c’è il Festival, quindi tutti fermi, perché Sanremo è Sanremo. E in Via Asiago non ci si può permettere il minimo errore. 

Su Sanremo la Rai non rischia: Rossi si affida al solito Coletta
Angelo Mellone (Imagoeconomica).

Olimpiadi 2026, dove vederle in tv e in streaming in diretta

Stanno per scattare le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, XXV edizione dei Giochi invernali. Saranno le più diffuse della storia, in quanto coinvolgeranno località di tre regioni per un’area complessiva di circa 22 mila chilometri quadrati. In programma 116 gare da medaglia per un totale di 16 discipline differenti, dallo sci alpino al pattinaggio, passando per l’hockey, il curling e il bob. Per la prima volta da Sochi 2014, il pubblico europeo potrà gustarsi tutte le sfide senza dover fare le ore piccole, resesi necessarie per seguire le ultime due edizioni a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, quando bisognò puntare la sveglia nel cuore della notte per gustarsi la diretta e non dover ricorrere alle repliche. Ecco dove sintonizzarsi.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, dove vederle in tv e streaming

Olimpiadi 2026, dove vederle in tv e in streaming in diretta
La Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena (Ansa).

Per quanto riguarda la trasmissione televisiva, dall’Italia sarà possibile seguire in diretta le Olimpiadi sui canali della Rai. La Tv di Stato manderà in onda tutte le gare salienti dei Giochi di Milano-Cortina, con particolare focus sulle discipline che vedranno impegnati gli atleti della squadra azzurra. Gran parte delle finali in calendario è prevista in mattinata oppure nel pomeriggio, mentre gli eventi più attesi per il tabellone dell’hockey su ghiaccio oppure del pattinaggio artistico saranno organizzati in fasce serali. L’intero programma delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sarà poi visibile sui canali Eurosport, in streaming su Dazn, TimVision, Amazon Prime Video Channels e Discovery+, oltre alla neonata HBO Max, che ha debuttato in Italia martedì 13 gennaio.

Milano-Cortina 2026, le tappe salienti dei Giochi

Olimpiadi 2026, dove vederle in tv e in streaming in diretta
La pista per bob e slittino Olimpiadi invernali del 2026, Cortina D’Ampezzo, 25 marzo 2025. ANSA / ANDREA SOLERO

Riflettori puntati sullo stadio San Siro il 6 febbraio per la cerimonia di apertura, in programma allo stadio Giuseppe Meazza di Milano. Incentrata sul concerto di Armonia, vedrà la partecipazione di numerose star italiane e internazionali. Annunciata la presenza sul palco di Mariah Carey, icona della musica mondiale e simbolo del Natale, oltre che di Laura Pausini e Andrea Bocelli. Interverranno con alcune performance anche Pierfrancesco Favino, che godrà di un accompagnamento musicale, e Matilda De Angelis. Seguiranno alcuni grandi appuntamenti per gli amanti dello sci alpino, tra cui la discesa libera maschile a Bormio e quella femminile, con il ritorno di Lindsey Vonn, a Cortina, oltre al gigante e allo slalom, con fuoriclasse del calibro di Mikaela Shiffrin. La cerimonia di chiusura infine si terrà il 22 febbraio all’Arena di Verona, che a marzo ospiterà anche l’apertura delle Paralimpiadi.

È nato ItalyPost, il quotidiano per imprese e territorio

Il 14 gennaio ha avuto ufficialmente il via l’avventura del quotidiano economico-finanziario ItalyPost. Edito da Post Media e diretto da Filiberto Zovico, il giornale raccoglie l’eredità di VeneziePost, EmiliaPost e LombardiaPost. L’obiettivo è quello di rivolgersi alle imprese e al territorio, con uno sguardo particolare alle Regioni produttive d’Italia. Zovico è ex advertising del Sole 24 ore, ex Marsilio ed editore in proprio dal 2014. È lui ad aver fondato il gruppo Italy Post a cui fa capo l’editore. La società è anche attiva nel mondo degli eventi con Post Eventi, al 51 per cento dell’editore nordestino Nem.

Zovico: «ItalyPoast racconterà le imprese»

Il direttore Zovico, nel parlare del nuovo progetto, ha spiegato: «Tutti dicono “che senso ha fare un quotidiano quando ce ne sono tanti, ora che la carta non va nemmeno più di moda?”. Noi abbiamo capito da tempo che c’era un pubblico di imprenditori che non si sente rappresentato e non trova chi racconti la parte migliore dell’Italia, quella che produce, lavora e crea ricchezza per la comunità, facendo rinascere i territori». E ancora: «Le imprese che producono davvero non amano farsi raccontare, tendono a non comunicare, ma così non emerge la forza della manifattura italiana. Noi non faremo retorica sulle imprese, ma un racconto oggettivo, racconteremo di chi va bene e di chi va male, sapendo che sono la forza dell’Italia e che vivono nei territori». Zovico sarà affiancato da giovani Maria Gaia Fusilli e Damiano Manfrin, ma tra le firme di cui si è parlato ci sarebbero anche Stefano Feltri, Jacopo Giliberto, Alessandro Aresu, Marco Bentivogli, e Stefano Agnoli.

Tetto alla pubblicità e oltre 30 giornalisti

L’amministratore delegato di Post Media, Antonio Maconi, ha invece spiegato che ItalyPost «racconterà il futuro delle imprese e dei territori». Ha poi sottolineato che il progetto è ha affondato le proprie «radici in una community molto solida». La stessa community che permetterà all’editrice «di non avere azionisti e di mettere un tetto di 30 mila euro annui di pubblicità per ogni azienda inserzionista». Già partita una campagna per i soci-abbonati. Il quotidiano sarà disponibile su un nuovo sito, in pdf sfogliabile, ogni sera alle 21.15 e l’indomani mattina in edicola. In totale ci saranno 30 giornalisti per i fatti quotidiani, 20 collaboratori esperti e 20 editorialisti autorevoli.

Omicidio di Nada Cella, emessa la sentenza a tre decenni dal delitto

È stata emessa la sentenza per l’omicidio di Nada Cella, segretaria di Chiavari uccisa nel 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, dove lavorava: Anna Lucia Cecere è stata condannata a 24 anni per il delitto. A Soracco è stata invece inflitta una pena di due anni per favoreggiamento. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per Cecere – ex insegnante che subito dopo il delitto si trasferì a Boves (Cuneo) – e quattro anni per il commercialista.

Il caso è stato riaperto nel 2021

Come stabilito dal processo, Cella è stata uccisa dal Cecere che, invaghita del commercialista, avrebbe visto in lei una potenziale rivale, anche per il posto di lavoro. Soracco fu inizialmente sospettato per l’omicidio. E fu indagata anche Cecere, che era stata vista uscire trafelata dal palazzo: la sua posizione fu però subito archiviata, nonostante fossero stati trovati a casa sua dei bottoni con base metallica incastonata identici a uno trovato vicino al corpo della vittima. Il cold case è stato riaperto nel 2021 con l’ascolto di nuovi testimoni, tra cui anche la madre di Soracco.

Padova, ritrovato il corpo di Annabella Martinelli

Ritrovato il cadavere di Annabella Martinelli, la 22enne padovana il cui corpo senza vita è stato rinvenuto nei Colli Euganei. Il cadavere della giovane, studentessa dell’università di Bologna, è stato individuato appeso a un albero da un passante che ha avvisato le forze dell’ordine. L’area si trova a meno di un chilometro dal luogo in cui era stata lasciata la bici viola, a circa venti chilometri da Padova. Secondo una prima ricostruzione, Annabella avrebbe proseguito a piedi per alcune centinaia di metri dopo aver abbandonato il mezzo. Della ragazza non si avevano più notizie dalla sera del 6 gennaio, giorno dell’Epifania, l’allarme era scattato nella notte per iniziativa dei genitori. Le ultime immagini, diffuse dalla procura di Padova e riprese dalle telecamere di videosorveglianza di Teolo, mostrano la giovane quella sera in jeans e giubbotto verde, con uno zainetto rosso sulle spalle, occhiali neri, senza guanti e con due pizze sistemate sul portapacchi della bicicletta.

Gabriela Hearst ha una nuova presidente: è Michele Cohen

Gabriela Hearst, la fondatrice dell’omonima maison del lusso conosciuta in tutto il mondo, ha scelto Michele Cohen come nuova Presidente del brand. La nomina ha effetto immediato. La manager subentra quindi al precedente Ceo Thierry Colin. Quest’ultimo ha deciso di intraprendere nuove strade. Con la scelta di Cohen, il marchio si è diretto su un profilo interno. La nuova presidente, infatti, è entrata in azienda nel 2016, dieci anni fa. Prima ha gestito la rete wholesale, poi ha accompagnato l’apertura del primo flagship store di New York, nel 2018. L’anno dopo Gabriele Hearst è entrata in LVMH Luxury Ventures. In precedenza Cohen ha lavorato per marchi come Altuzarra, Yigal Azrouel, Alberta Ferretti e Elie Tahari.