Impedirono la conferenza stampa sulla remigrazione: sospesi 32 parlamentari

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso (al termine di una seduta piuttosto tesa) di sanzionare con una sospensione di quattro o cinque giorni 32 deputati delle opposizioni che il 30 gennaio, occupando la sala stampa di Montecitorio, avevano impedito lo svolgimento di un incontro sulla “remigrazione, organizzato dal leghista Domenico Furgiuele. All’evento avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella.

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Chi sono i 32 parlamentari sospesi

Per aver «materialmente impedito l’avvio della conferenza» sedendosi al banco degli oratori, sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del M5s; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs. Altri 10 deputati sono stati sospesi per quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala: cinque sono del Pd e altrettanti del M5s.

«CasaPound, che voleva organizzare quella conferenza stampa dentro la sala stampa del Parlamento della Repubblica italiana, è stata condannata per costituzione del partito fascista, manifestazioni fasciste e lesioni aggravate. Di fronte a questo esprimo la mia totale contrarietà e indignazione per questa scelta. Rivendico il gesto che ho fatto: un gesto fatto in nome e per difesa di una memoria storica di coloro i quali ci hanno dato la democrazia». Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha dichiarato su X: «Non considero questa sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei, lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, per onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista». Questo il commento del dem Gianni Cuperlo: «È la prima volta nella mia vita che vengo sospeso (mai, manco a scuola). Sono sereno e orgoglioso per la mia prima sospensione e domattina rifarei ciò che ho fatto».

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

La relazione tra Matteo Piantedosi e Claudia Conte sta agitando il governo che, già alle prese con la batosta del referendum (che ha già avuto pesanti ripercussioni), si trova ora ad affrontare una «faccenda privata» che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i numerosi incarichi istituzionali ottenuti negli ultimi tempi dalla giornalista, su cui le opposizioni hanno chiesto di fare chiarezza.

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Da fine 2025 è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo

Originaria di Cassino (Frosinone), la classe 1992 Conte ha iniziato come attrice per poi dedicarsi al mondo dell’informazione come giornalista, conduttrice e opinionista tv. Nel 2021 – breve excursus – denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione Angelo Paradiso, ex calciatore con cui aveva avuto una relazione. Finito sotto indagine, Paradiso si fece sei mesi di arresti domiciliari, prima dell’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma a far discutere adesso sono i numerosi incarichi di Conte. Che, «da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie», come si legge sul suo sito, è «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio». Insignita «del premio Oscar dei giovani in Campidoglio ed Eccellenze Italiane in Senato», da fine 2025 Conte è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo, ente indipendente che però collabora attivamente con istituzioni come il ministero dell’Istruzione e il Coni.

#claudiaconte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere…

— Mario Giordano (@mariogiordano5) April 2, 2026

Da febbraio è consulente di una Commissione parlamentare di inchiesta

Tra i suoi incarichi c’è quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e di presidente nazionale del comparto Federitaly Comunicazione e Media. Dal 12 febbraio 2026 è inoltre consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dal deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio. L’incarico risulta a tempo parziale e a titolo gratuito. Moderatrice di numerosi incontri, Conte ha moderato quello sull’eredità di Aldo Moro che si è svolto in Senato a maggio del 2023 (era presente Piantedosi) e anche quello su ordine pubblico e sicurezza urbana che si è svolto a Ostia Antica a novembre del 2025, evento col marchio di Fratelli d’Italia a cui hanno partecipato esponenti di spicco del partito.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

L’incarico presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

Come ha rivelato Domani, Conte è stata anche protagonista di presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al Viminale. Dai piani altri della Polizia è arrivata la precisazione: non si è trattato di “docenze”, come ha scritto Domani, ma di alcune lettere d’invito per moderare quattro tavole rotonde alla scuola interforze, di cui una sul disagio giovanile, svolte tra dicembre 2023 e novembre 2024. In ogni caso, pare che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto.

Il programma su Rai Radio 1 dedicato a sicurezza e legalità

Conte è inoltre una speaker di Rai Radio 1: il servizio pubblico le ha affidato il programma Mezz’ora legale, in cui parla proprio di sicurezza e legalità, due temi che le stanno molto a cuore. Così come quello del disagio giovanile. Anche se in un’occasione ha fatto confusione tra “baby gang” e “gang bang”: non esattamente la stessa cosa. Curiosità: dal 2023 al 2025 alla direzione di Rai Radio 1 c’era Francesco Pionati, avellinese come Piantedosi.

Conte è anche unica della srl Shallow: di cosa si occupa la società

Conte è anche socia unica di Shallow, società che ha «mission» di «creare un network tra gli stakeholder del Paese per la realizzazione di progetti culturali volti a promuovere la cultura dello Sviluppo Sostenibile e della Responsabilità Sociale trattando gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030». La piccola srl ha ricevuto due affidamenti diretti dalla Regione Campania nel 2023 e nel 2024: il primo, da 36 mila euro, per valorizzare la presenza della Campania a Ecomondo, e il secondo, da 35 mila euro, per la promozione degli Stati generali dell’ambiente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Si potrebbe dire, viste le fibrillazioni che agitano i campi (quello confusamente largo della sinistra e quello acciaccato del centrodestra) che di resa dei Conte si tratta. C’è infatti una coincidenza antroponomastica che curiosamente unisce le due vicende che stanno occupando in queste ore le cronache della politica. Della prima il Conte protagonista è Giuseppe, per ben due volte presidente del Consiglio e oggi capo indiscusso del Movimento 5 stelle, fotografato a pranzo con Paolo Zampolli, emissario trumpiano spedito in Italia (sul quale circolano incredibili racconti) a coltivare relazioni ma soprattutto, com’è nello stile della casa (Bianca), affari (Fedez e Mr Marra l’hanno appena fatto arrabbiare, ma questa è un’altra storia).

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Ghiotta occasione per la maggioranza di affondare il coltello nel burro di un incontro che un po’ di domande le suscita. Che ci faceva l’anti-americano Giuseppi, come l’aveva battezzato il Trump del primo mandato da presidente, a tavola col nemico? Siamo di fronte a uno dei tanti casi di un leader che in favor di telecamere recita da incendiario poi si fa colomba con l’amico americano con cui, se sceglie di incontrarsi in pieno giorno a un ristorante, vuol farsi vedere?

Via libera a illazioni, sfottò e battute su Conte-Zampolli

Troppo generiche le motivazioni addotte da Giuseppi e da Zampolli – «ho solo incontrato un amico» – per diradare le ombre del dubbio. Via libera dunque a illazioni, sfottò e battute. La più felice, quella del piddino Filippo Sensi. «Nessuna sorpresa», ha commentato l’ex portavoce di Matteo Renzi, si tratta «di un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra».

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Giuseppe Conte e, sullo sfondo, una sua foto con Donald Trump (Imagoeconomica).

Cuore e corna, al Viminale c’è un nuovo caso Boccia

Ben più appetibili, visto che di mezzo ci sono presunte questioni di cuore e corna, la vicenda della seconda Conte. Cioè Claudia, giornalista alquanto prezzemolina che naviga da tempo nella comfort zone del centrodestra, in cerca di contratti e visibilità. Non siamo al caso di Maria Rosaria Boccia, la signora che ha imperversato al ministero della Cultura riducendo il povero Gennaro Sangiuliano a vittima di una pochade sadomaso, ma le analogie non possono evitare il confronto.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

La Conte ha rivelato la sua relazione con Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, uomo più delle istituzioni che di partito, facendosi intervistare da un podcaster organico a Fratelli d’Italia. Al quale, secondo quanto riferito dallo stesso intervistatore, avrebbe esplicitamente chiesto di farle la domanda malandrina sulla sua liaison con l’inquilino del Viminale.

Anche i muri sapevano che la relazione andava avanti da tre anni

Se così fosse, non siamo alla voce dal sen sfuggita, ma a un’operazione costruita attraverso un canale scelto con cura. La domanda a questo punto non è perché la Conte abbia ammesso la sua relazione – chi frequenta il sottobosco del potere sa bene quando è il momento di diventare visibile -, ma perché lo abbia fatto solo ora visto che, come un anonimo frequentatore dei Palazzi romani ha affermato, anche i muri sapevano che la cosa andava avanti da tre anni.

La Lega considera il ministero dell’Interno roba propria

Qui sì, come direbbe Giorgia Meloni, bisogna andare a caccia della ribalda manina che ha giostrato il tutto. Nel governo che ha appena incassato una sconfitta referendaria senza attenuanti, i veleni circolano con quell’abbondanza che di solito precede lo scontro finale. La Lega non ha mai smesso di considerare il Viminale roba propria, Matteo Salvini lì ci stava comodissimo per orchestrare la sua campagna elettorale permanente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Per la narrazione leghista Piantedosi è un occupante abusivo, sebbene in precedenza sia stato capo di gabinetto dell’attuale vicepremier e ora sia al suo posto in quota Carroccio. Destabilizzarlo attraverso la sua vita privata, rendendolo improvvisamente umano, cioè vulnerabile, non sembra un gesto d’affetto nei suoi confronti.

Le elezioni anticipate, un’irresistibile tentazione

Fratelli d’Italia, d’altra parte, ha il problema opposto: la batosta referendaria ha trasformato le sottili crepe della maggioranza e le faide dentro al partito tricolore in voragini. Il contesto internazionale, con l’improvvido abbraccio a Trump, sta trasformando nell’epopea meloniana quella che era una situazione economica vincente in un quadro dove tutti gli indicatori arrancano. E che riduce improvvisamente lo spazio per trasformare i sondaggi in consenso reale. Le elezioni anticipate, per chi parte avanti, sono sempre una irresistibile tentazione. Meglio andarci adesso, e non aspettare che la deriva si consolidi.

Non una congiura, ma una simultaneità di convenienze

Chi orchestra tutto questo? Probabilmente nessuno, nel senso di un unico regista con il copione in mano. Più probabilmente tutti, ciascuno per la propria quota di interesse, in quella forma di caos coordinato che è la specialità della nostra politica: non una congiura, ma una simultaneità di convenienze che produce lo stesso effetto. I Conte, dunque, non tornano. Ma che nell’ombra qualcuno stia già facendo la somma per farli tornare è sicuro.

Paola Berardino, chi è la moglie di Piantedosi (che ha anche un suocero ingombrante)

Dopo l’affaire Conte-Piantedosi, con la giornalista che ha ammesso di avere una relazione col ministro dell’Interno, il nome di Paola Berardino, finora rimasto fuori dai riflettori, è finito al centro dell’attenzione. Si tratta della moglie del titolare del Viminale, che attualmente ricopre l’incarico di prefetto di Grosseto. Classe 1964 e da sempre riservata sul suo privato, ha due figlie con Piantedosi.

Ha svolto diversi incarichi al Viminale

Nata a Santa Maria Capua Vetere, Berardino si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, dove ha anche conseguito il diploma di specializzazione in Diritto amministrativo e Scienze dell’amministrazione. Abilitata anche all’attività di avvocato, tra il 1991 e il 2019 ha prestato servizio presso le prefetture di Bologna, Roma e Firenze. Ha anche prestato servizio a più riprese al ministero dell’Interno, dove nel 2012 le è stato conferito l’incarico speciale per l’approfondimento degli aspetti connessi all’attuazione e verifica dell’Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. Sempre al Viminale è stata anche capo ufficio di staff prima degli Affari territoriali e autonomie locali, poi delle Libertà civili e immigrazione. Dal 9 agosto 2021 è prefetto di Grosseto.

Suo padre è un ex dirigente della Digos

Suo padre è Francesco Berardino, ex dirigente della Digos di Bologna ed ex capo del Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, organo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo

La relazione extraconiugale del ministro Matteo Piantedosi con la giornalista Claudia Conte, da semplice gossip, è diventato rapidamente un caso politico capace di provocare sussulti nella maggioranza, mentre dall’altra le opposizioni chiedono lumi sugli incarichi ottenuti dalla donna al centro di questa vicenda, maneggiata con cautela a Palazzo Chigi.

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Meloni sapeva della storia: l’incontro con Piantedosi a Palazzo Chigi

Dopo che la liaison Piantedosi-Conte è diventata di dominio pubblico, Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con lo stesso ministro dell’Interno. Al centro non tanto la relazione in sé, di cui – scrive Repubblica – la premier era a conoscenza da qualche mese. Piuttosto, per cercare di capire perché è stata tirata fuori adesso, in un momento delicato per il governo che si sta leccando le ferite dopo la batosta del referendum. Piantedosi, filtra da Palazzo Chigi, l’avrebbe tranquillizzata: «È una faccenda privata». Marco Gaetani, conduttore del podcast Money Talks, ha fatto sapere al Corriere della Sera che la confessione di Conte era stata preparata: «Prima di iniziare a registrare mi ha chiesto di farle la domanda, premettendo che il ministro era separato».

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: Salvini punta al Viminale

Piantedosi ha visto anche Matteo Salvini che, è noto, gradirebbe prendere il suo posto al Viminale. L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: dal 23 marzo è già saltata una ministra (Daniela Santanchè, Turismo) e, per una faccenda che ricorda questa, un altro (Gennaro Sangiuliano, Cultura) aveva lasciato l’incarico a settembre del 2024. Fonti della Lega assicurano che tra Piantedosi e Salvini c’è totale sintonia, ma se Fratelli d’Italia e Forza Italia dovessero aprire riflessioni sulla squadra di governo, il Carroccio spingerebbe per il ritorno del suo segretario al ministero dell’Interno. Se ciò avvenisse si tratterebbe di un duro colpo per i sostenitori della teoria secondo cui dietro alla rivelazione sarebbe arrivata dopo un’imbeccata di Roberto Vannacci, a cui Conte è molto vicina.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

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I fari sono puntati ora sui tanti incarichi collezionati da Claudia Conte

Piantedosi, sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, sarebbe stato consigliato a più riprese di troncare la relazione con Conte, visto il profilo “scomodo” della giornalista, scrittrice, conduttrice e opinionista tv, ormai presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali e – soprattutto – collezionista di incarichi. Come quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci, di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie e – come rivela Domani – di “docente” presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al ministero Viminale. Conte ha ottenuto quest’ultimo incarico a giugno 2024: fonti del ministero dell’Interno, riferisce sempre Domani, sostengono che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto. Ma è inevitabile che ora i fari siano stati accesi su questo aspetto della vicenda.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte (Imagoeconomica).

Schlein entra a gamba tesa: «Ennesimo scandalo, il pesce puzza dalla testa»

I capigruppo di FdI alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, hanno rinnovato la «piena fiducia» al ministro dell’Interno, ma l’opposizione chiede chiarimenti sugli incarichi istituzionali ottenuti da Conte. Ospite di Realpolitik, la segretaria del Pd Elly Schlein ha detto: «Ennesimo scandalo. L’impressione è che (Meloni, ndr) cercasse dei facili capri espiatori per una sconfitta che è anzitutto sua. Ora non mi stupirei che il prossimo di cui chiederà le dimissioni fosse proprio Piantedosi, ma è tutto per celare il fatto che il pesce puzza dalla testa». Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, ha parlato di «rivelazioni molto opache», chiedendo a Piantedosi di spiegare «in base a quali competenze siano stati conferiti incarichi, tra cui una consulenza alla Commissione parlamentare sulle periferie». E il diretto interessato, ovvero Piantedosi, cosa dice? Per ora dal Viminale tutto tace.

Kristi Noem e il caso del marito travestito da donna

Un nuovo scandalo ha colpito Washington e, in particolare, l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem silurata da Trump a inizio marzo e sostituita da Markwayne Mullin. Tutto è partito dalle rivelazioni del Daily Mail, che ha pubblicato una serie di foto di suo marito Bryon Noem travestito da donna mentre indossa top attillati, minigonne color fucsia e palloncini gonfiabili sotto la maglietta, come a mostrare un seno prorompente.

L’ex ministra «devastata» dagli scatti

Il travestimento sarebbe avvenuto nell’ambito di una serie di chat con alcune donne (a una delle quali Byron avrebbe anche chiesto come si impianta un seno artificiale). Un gioco per adulti che conduce al “bimbofication”, cioè al desiderio di vestirsi da donna per promuovere lo stereotipo della bomba sexy ma poco intelligente. Lo staff dell’ex ministra, che viene descritta come «devastata» dagli scatti, teme che i documenti finiti al Daily Mail – oltre alle immagini ci sarebbero migliaia di file, inclusi messaggi – possano essere stati fatti circolare da qualcuno che volesse ricattarla. Nel frattempo, il marito ha rivelato al New York Times che un giorno racconterà tutta la storia dei suoi travestimenti: «Penso che lo farò a un certo punto, ma non è questo il giorno».

Il discorso di Trump alla nazione fa affossare le Borse: cos’ha detto

Dopo le sue dichiarazioni sulla fine della guerra entro due-tre settimane, che avevano portato il petrolio sotto i 100 dollari al barile e fatto respirare le Borse, con il suo discorso alla nazione Donald Trump ha di nuovo fatto affossare i mercati. In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali, ha sì dichiarato che «finiremo il lavoro molto velocemente», ma aumentando i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane: «Siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso». «Se non ci sarà un accordo», ha continuato, «colpiremo tutti i loro impianti di produzione di elettricità molto duramente e, probabilmente, allo stesso tempo. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo, e scomparirebbe, e non c’è niente che potrebbero fare per evitarlo».

La minaccia dell’Iran: «Attacchi devastanti dopo le parole di Trump»

Dopo le parole del presidente americano, l’esercito iraniano ha minacciato «attacchi devastanti» contro Stati Uniti e Israele. «Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione», ha detto il comando operativo militare Khatam Al-Anbiya in una dichiarazione, citata da Mehr.

Il petrolio risale oltre i 105 dollari al barile

Le dichiarazioni del tycoon hanno anche fatto bruscamente salire il prezzo del petrolio Brent sui mercati asiatici, superando nuovamente i 105 dollari al barile. Il Brent è balzato di oltre il 4 per cento a 105,55 dollari, mentre il greggio Wti ha guadagnato il 3 per cento e ha raggiunto i 103,16 dollari al barile. Entrambi avevano mostrato una tendenza al ribasso nelle ore precedenti al discorso di Trump.

Borse europee aprono in rosso

Male anche le Borse europee nell’ultima seduta della settimana (venerdì 3 aprile i mercati americani, inglesi ed europei saranno chiusi per le festività pasquali). Il Brent si attesta a 107,98 dollari al barile (+6,72 per cento) mentre il Wti a 106,52 dollari (+6,4 per cento). Torna a correre anche il prezzo del gas, che ad Amsterdam sale del 4,71 per cento a 49,75 euro al Megawattora. Milano ha aperto cedendo l’1,16 per cento, Parigi l’1,12 per cento e Francoforte l’1,44 per cento, in scia a quanto fatto in Asia dove il Nikkei ha terminato le contrattazioni in calo del 2,4 per cento.

Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)

Non c’è mai stata una ipotesi Luca Zaia ministro. Se mai l’ex governatore veneto avrà la possibilità di entrare in un esecutivo di centrodestra, non sarà certo nel Meloni I, ma dovrà aspettare l’eventuale conferma della maggioranza in carica e un Meloni II.

Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il messaggio di Salvini ai “nordisti” e agli alleati

Dopo giorni di voci e indiscrezioni, i leghisti lo hanno capito bene dalle parole pronunciate da Matteo Salvini. Nella riunione che si è tenuta in via Bellerio lunedì pomeriggio, Zaia presente, il segretario è stato netto: la Lega non chiede rimpasti o cambi nella squadra di governo, ha scandito, senza mai nominare il veneto. Il governo va avanti così fino a fine legislatura, nell’autunno 2027, ha poi aggiunto Salvini. Poi, mandati tutti a casa e abbassate le tapparelle di via Bellerio, il messaggio è stato corretto con una ‘velina’ indirizzata ai cronisti delle principali testate. Posto che la Lega non chiede nulla, è stato fatto trapelare, se mai gli alleati ritenessero necessario un rimpasto, la «priorità per il partito è la sicurezza». In altri termini: prima pensiamo a far tornare Salvini al Viminale (poltrona diventata incandescente dopo le rivelazioni della giornalista Claudia Conte su una presunta liaison con Matteo Piantedosi), non è aria di Zaia al Turismo, in sostituzione di Daniela Santanchè, o al Mimit, al posto di Adolfo Urso. Un messaggio interno diretto a chi, come il governatore lombardo Attilio Fontana, chiede a gran voce che l’ex collega veneto guidi la Lega al Nord. E anche un messaggio agli alleati: se si cambia, io voglio essere protagonista della partita.

Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)
Luca Zaia con Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Le fibrillazioni post referendum in FI e FdI

Perché è vero che la partita post débâcle referendaria, tutta interna alla maggioranza, sembra essersi chiusa con il ‘patto del Torrino‘, siglato da Meloni, e dai suoi due vicepremier, Salvini e Antonio Tajani, a cena nella villa della presidente del Consiglio il venerdì dopo il voto. Ma i partiti continuano a essere in fibrillazione con i cambi imposti da Marina Berlusconi ai vertici di Forza Italia: prima Maurizio Gasparri che ha dovuto lasciare il posto di capogruppo al Senato e ora Paolo Barelli che rischia di dover saltare a Montecitorio. Anche in Fratelli d’Italia il clima è rovente, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e di Daniela Santanchè, pretese da Meloni. Urso è nel mirino, anche se allo stato non rischierebbe, spiegano fonti qualificate di via della Scrofa.

Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)
Andrea Delmastro (Ansa).

Meloni sembra intenzionata a tirare dritto

Dopo lo scossone della sconfitta elettorale, e malgrado la tentazione di far precipitare tutto (come suggerito, tra gli altri, da Giancarlo Giorgetti e Giovanbattista Fazzolari), Meloni sembra essere determinata ad andare avanti. «Reculer pour mieux avancer» per dirla con le parole di Carlo Nordio. Ovvero: arretrare per prendere la rincorsa e avanzare. Ed è per questo che la premier ha fissato l’informativa alle Camere per giovedì dopo Pasqua. Informativa e non comunicazioni, come chiesto dalle opposizioni, per ridimensionare il valore dell’appuntamento ed evitare che il voto sulle risoluzioni venga assimilato a un voto sul governo. Un appuntamento in cui ci si aspetta che Meloni annunci la volontà di proseguire con determinazione. E l’idea sarebbe di farlo fino alla fine della legislatura. A meno che tutto non sia un bluff.

Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).