Caro carburanti, cosa sono e come funzionano le accise mobili

Con l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio causato dall’attuale crisi energetica, si torna a parlare di accise mobili, un meccanismo introdotto con la legge finanziaria 2008 e successivamente riformato dal governo Meloni nel 2023. Per capire cosa sono, occorre ricordare che i prezzi dei carburanti sono gravati da una doppia tassazione: le accise, imposte calcolate in misura fissa per unità di prodotto, e non in percentuale sul prezzo, e l‘Iva, applicata al 22 per cento sull’intero prezzo comprensivo già delle accise stesse (un meccanismo spesso criticato che viene definito di “tassa sulla tassa”). Quando il prezzo del greggio sale, va da sé che lo Stato incassa più Iva, essendo quest’ultima una percentuale il cui valore aumenta all’aumentare del prezzo su cui viene calcolata. Ecco che, per compensare questo rincaro, possono entrare in gioco le accise mobili. Il governo può cioè ridurre le accise (che sono invece un valore fisso) di un importo pari al maggior gettito Iva incassato.

Come funzionano le accise mobili

Per fare un esempio, supponiamo che nella situazione iniziale lo Stato incassi 0,30 euro di Iva per ogni litro di carburante venduto. Se il prezzo sale e l’Iva pagata dai cittadini balza a 0,35 euro per litro, lo Stato guadagnerebbe 0,05 euro imprevisti in più, il cosiddetto extra-gettito. Per legge, il governo può emanare un decreto di attivazione dell’accisa mobile per tagliare l’accisa di 0,05 euro, facendo così in modo che il prezzo alla pompa scenda dello stesso importo. In questo modo manterrebbe invariate le entrate per lo Stato facendo risparmiare i cittadini.

Le accise si possono abolire?

Quando si parla di accise, torna in auge anche il dibattito sulla loro abolizione. A tal proposito va sottolineato che ciò non è possibile, perché c’è una direttiva comunitaria (2003/96/CE) che obbliga a sottoporre ad accisa tutti i prodotti energetici impiegati come carburanti e stabilisce le aliquote minime unionali per i singoli prodotti energetici. Lo spazio di manovra per ridurre le accise su benzina e gasolio è quindi vincolato al rispetto dei valori minimi previsti dalla normativa europea. Un altro tema che anima il dibattito quando aumentano i prezzi di benzina e gasolio riguarda la riduzione dell’Iva. Anche in questo caso le regole sono dettate dalla normativa comunitaria, che esclude i carburanti dai prodotti assoggettabili ad aliquota ridotta. Dunque il governo non può intervenire per abbassare la percentuale.

Israele ha annunciato l’uccisione di Ali Larijani

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza iraniano, obiettivo dei raid notturni condotti dall’IDF su Teheran. Il 16 marzo proprio Larijani, tramite un messaggio in sei punti diffuso su X, aveva fatto appello all’unità dei «musulmani di tutto il mondo e ai governi dei Paesi islamici». Era considerato l’uomo più influente del regime iraniano, nonché il leader di fatto della Repubblica Islamica dalla morte di Ali Khamenei.

Ucciso anche Soleimani, comandante delle forze Basij

Il capo di Stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, senza citare esplicitamente di Larijani, ha detto: «Durante la notte sono stati registrati anche risultati significativi in termini di eliminazioni, che potrebbero influire sui risultati della campagna e sulle missioni delle IDF». Tra gli obiettivi centrati dal bombardamento anche Gholamreza Soleimani, il comandante della forza paramilitare Basij, che è stato ucciso. Eliminato pure il vice Seyyed Karishi. Durante le proteste interne in Iran, in particolare nei periodi più recenti in cui le manifestazioni si sono intensificate, le forze Basij hanno guidato le principali operazioni di repressione.

Un altro raid aereo israeliano in Iran ha preso di mira Akram al-Ajouri, leader della Jihad islamica palestinese, e altri alti funzionari del gruppo terroristico.

Colpita l’ambasciata Usa a Baghdad

L’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita nella notte da un attacco con droni e razzi, dopo che un attacco simile era avvenuto poche ore prima. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza. La difesa aerea, secondo quanto riporta un giornalista dell’Afp, ha intercettato un primo vettore. Ma un secondo (si tratterebbe di un drone) ha colpito la sede diplomatica Usa provocando un’esplosione. Dall’ambasciata si è alzata una colonna di fumo. Non ci sarebbero vittime.

Teheran: «Attaccate basi Usa negli Emirati, in Bahrein e in Qatar»

Le autorità iraniane, una nota ufficiale diramata dalla televisione di Stato, hanno inoltre annunciato di avere attaccato la base aerea statunitense di Isa, in Bahrein, e la base aerea di al-Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti: «I Paesi del Golfo farebbero meglio a espellere gli americani dai loro territori per evitare danni». In precedenza, i Guardiani della rivoluzione avevano reso noto di aver attaccato la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar, utilizzando missili Zolfaghar e Qiam, oltre a droni.

Media: missili caduti a pochi metri dall’ufficio di Netanyahu

Secondo quanto riportato dalla tv iraniana Snn, alcuni missili sono caduti a pochi metri dall’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme.

«Utilizzate il solito sistema clientelare per convincere a votare Sì», bufera sul deputato Fdi Mattia

Continua lo scontro tra governo e opposizioni sul referendum sulla giustizia. Ad accendere le polemiche sono ora le parole del deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia che, durante un evento in Basilicata, ha invitato il pubblico a usare il «solito sistema clientelare» per convincere i conoscenti a votare Sì. Queste le sue parole: «Avete gli argomenti per poter discutere, ma se non dovesse servire, utilizzate anche il solito sistema clientelare. Non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti. Utilizziamo anche questi mezzi. Perché dobbiamo vincere questa battaglia». Dichiarazioni che hanno subito scatenato l’ira di Pd e M5s.

Pd: «Parole gravissime e preoccupanti»

Daniele Manca, senatore e commissario regionale del Pd Basilicata, ha parlato di «parole gravissime che stanno suscitando forte preoccupazione sul piano politico e istituzionale». «Richiamano un modo di concepire la politica che pensavamo appartenesse al passato peggiore del nostro Paese», ha evidenziato. «È ancora più grave che queste parole arrivino da un parlamentare della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione. Quel giuramento richiama ogni rappresentante delle istituzioni al rispetto della libertà del voto e dei principi democratici».

M5s: «Meloni prenda le distanze»

Sul piede di guerra anche il M5s. con il capogruppo al Senato Luca Pirondini che ha così commentato le dichiarazioni di Mattia: «Non è una frase sfuggita per caso, ma una vera e propria call to action. Quelle del deputato Mattia sono parole gravissime, ma ancora peggio è stato l’applauso della platea presente all’evento targato Fratelli d’Italia. Nessuno si è alzato per dire a Mattia “Ma cosa stai dicendo? Ma sei impazzito?”. Ci sarà qualcuno dentro Fratelli d’Italia che lo farà oggi? Giorgia Meloni condivide questo metodo oppure prende le distanze in modo netto e pubblico dal suo deputato e dall’applauso vergognoso che ha fatto da cornice al suo intervento? Comunque se queste sono le argomentazioni di chi chiede il Sì, allora c’è un motivo in più per reagire. Andare a votare in massa e dimostrare che il voto dei cittadini non si compra e non si indirizza con i favori come predica qualcuno dentro FdI».

Pusher ucciso a Rogoredo, altri due indagati tra i colleghi di Cinturrino

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Abderrhaim Mansouri, il pusher ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo dall’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, che accusato di omicidio volontario aggravato è detenuto nel carcere di San Vittore. Nei suoi confronti sono emerse nuove accuse. Inoltre sono finiti sotto inchiesta ltri due colleghi.

Le nuove accuse contestate a Cinturrino

Oltre all’accusa di omicidio volontario, la procura di Milano ha mosso nuove contestazioni a carico di Cinturrino: dall’estorsione alle percosse, fino allo spaccio. Le accuse nascono dalle testimonianze a tappeto raccolte dai pm da tossicodipendenti e spacciatori arrestati da Cinturrino, ma anche chi ha solo ‘incrociato’ il poliziotto durante le sue operazioni antidroga, finite sotto la lente d’ingrandimento.

Indagati altri due poliziotti per falso e arresto illegale

Oltre ai quattro agenti presenti quel giorno nel boschetto di Rogoredo, al centro di indagini per omissione di soccorso e favoreggiamento e per questo assegnati a incarichi non operativi al di fuori del commissariato Mecenate, sono infatti sono indagati altri due poliziotti: uno per falso e uno per arresto illegale. Le nuove iscrizioni sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo

In una nota, il comitato di redazione del Giornale Radio Rai ha puntato il dito contro Annalisa Chirico e Ping pong, il suo programma su Radio Uno, «diventato lo specchio delle ipocrisie» a cui il servizio pubblico «sottopone i suoi dipendenti». Alla base del comunicato il tempo concesso alla giornalista, troppo schierata per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che si terrà il 22 e 23 marzo.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo
Annalisa Chirico (Imagoeconomica).

Il comunicato del cdr di Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico

«Monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No. Attenzione all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri. Tutti, tranne Annalisa Chirico. A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del Sì», si legge nella nota. A Chirico, sottolinea il cdr, «è concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista che collabora con la testata radiofonica del servizio pubblico. Prendere posizione, sbilanciarsi a favore dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione». Venerdì 13 marzo, ad esempio, «la puntata sul caso della famiglia del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro soldi».

I dem della Commissione Vigilanza: «Ennesimo grave episodio»

Sulla questione sono intervenuti i membri del Partito democratico della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, parlando di «preoccupante» ed «ennesimo grave episodio» per un’emittente che «sta diventando una sorta di radio del regime di TeleMeloni». Quanto a Chirico, la giornalista è stata definita una «rappresentante della destra di governo», anziché «conduttrice radiofonica imparziale e democratica». La replica dei componenti di Fratelli d’Italia è arrivata subito. I meloniani hanno parlato di «ennesima polemica strumentale e campata in aria della sinistra, che conferma di essere allergica al pluralismo e alla libertà di opinione» e del «solito doppiopesismo» dell’opposizione, quando «peraltro non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun rilievo dell’Agcom, a conferma della correttezza e del rispetto delle regole».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra

In politica, si sa, tradizionalmente è il centrosinistra a dividersi. Dal Pd al M5s, da Iv a Avs ormai si discute su ogni tema o quasi, per non parlare del fiorire di correnti e correntine interne ai partiti. Al contrario, il centrodestra, nonostante le frizioni e le antipatie, riesce a mostrarsi monolitico, riuscendo nella maggior parte dei casi a ricucire in casa. Nel mondo culturale, invece, avviene l’esatto contrario. Diciamo che se fossimo in Stranger Things, la Cultura rappresenterebbe il Sottosopra della destra. La maggioranza infatti in questa bulimia di poltrone (e nella foga di arricchire il proprio Pantheon scippando numi di sinistra, da Gramsci a Pasolini) non trova pace, mentre la gauche nella difesa della propria egemonia è unita e compatta.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Il duello Giuli-Buttafuoco

La cronaca degli ultimi giorni lo conferma. Iniziamo con lo scontro tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver aperto le porte della prossima Biennale d’Arte alla Russia. «Buttafuoco non ci ha detto nulla quando invece lui già sapeva del ritorno della Russia, ha messo in difficoltà il governo e isolato la Biennale agli occhi del mondo», ha sbottato Giuli arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del suo stesso ministero nel consiglio di amministrazione della Biennale. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Buttafuoco da parte sua non ha replicato, ma in sua difesa si sono schierati due intellettuali di destra del calibro di Marcello Veneziani e Franco Cardini. «Va bene una Biennale inclusiva verso immigrati, gay e mondo queer ma non verso i popoli e le civiltà del mondo», ha scritto Veneziani sulla Verità. «È sempre più difficile assumere un ruolo pubblico senza diventare servi zelanti in livrea abbaiando a comando, mentre chi disturba viene abbandonato, sconfessato, boicottato», ha aggiunto. «Noi abbiamo preferito sottrarci dal rispondere quando un ministro ci attaccò in modo volgare». Veneziani fa riferimento a un altro duello che lo ha visto protagonista contro il ministro della Cultura.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Franco Cardini (Imagoeconomica).

Quando Veneziani criticò il governo Meloni

L’episodio risale a fine 2025, quando il giornalista e scrittore sempre sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro vergò un editoriale al vetriolo contro il governo Meloni. «Nulla è cambiato nella nostra vita di italiani, cittadini, contribuenti, patrioti e uomini di destra, tutto è rimasto come prima, nel bene e nel male, nella mediocrità generale e particolare». La replica di Giuli fu durissima e personale, parlando di «bile nera» e «animo ricolmo di cieco rimpianto». Come a voler dire: ti sarebbe piaciuto essere al mio posto, ma non ci sei. Del resto all’epoca della formazione del governo, e prima di nominare Gennaro Sangiuliano, Giorgia Meloni sondò informalmente proprio Veneziani, che, secondo qualche retroscena, gentilmente declinò.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli, Gennaro Sangiuliano e Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Ma nella querelle sulla Biennale a difesa di Buttafuoco è intervenuto anche lo storico Cardini. «Non vedo i presupposti giuridici e procedurali sulla base dei quali il ministro può intervenire. Giuli ha compiuto un passo inopportuno e inadeguato» ha commentato lo storico in un’intervista alla Stampa. E poi è andato oltre: «Credo che Giuli si senta molto insicuro perché sente tutte le critiche che gli vengono mosse per la sua inadeguatezza (…) Giuli è un personaggio della cultura militante che non è convincente né dal punto di vista scientifico, né da altri punti di vista».

L’allergia storica della destra per gli intellettuali

Insomma, colpi di clava. Che si inseriscono perfettamente nella tradizione degli scontri che hanno sempre contraddistinto il mondo culturale della destra italiana. Giuseppe Bottai contro Giovanni Gentile, Curzio Malaparte contro Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli contro lo stesso Malaparte – due toscanacci l’un contro l’altro armati – Leo Longanesi contro tutti, giusto per citare qualche esempio del passato. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Leo Longanesi (Ansa).

«Tutto mi sembra l’eco di un vecchio pregiudizio che alligna da sempre nei partiti della Fiamma, i cui esponenti hanno sempre visto con fastidio gli intellettuali, considerandoli come dei piantagrane buoni solo a criticare e a imbastire polemiche contro quella che dovrebbero considerare la loro casa-madre. Un tempo Giuli fustigava questo atteggiamento, ora l’ha fatto suo», spiegava qualche tempo fa sul Fatto quotidiano il politologo di destra Marco Tarchi. «Anche la storia del marxismo, con le sue infinite scuole, conventicole e diatribe dimostra che non si tratta un’esclusiva della destra. In quest’area, però, appare ancora più pronunciata per quel tarlo dell’individualismo che l’ha sempre contraddistinta, e che è una sorta di indesiderato sottoprodotto della visione antiegualitaria che le è propria», aggiungeva Tarchi. Qui poi andrebbe fatto un inciso: basta fare il giornalista ad alto livello e aver scritto qualche libro, come Sangiuliano e Giuli, per essere considerato un intellettuale?

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Marco Tarchi (Imagoeconomica).

Quel maledetto predominio culturale della sinistra

Altra figura rilevantissima della cultura destrorsa è Giordano Bruno Guerri che, forse per la sua totale indipendenza al confine con un certo anarchismo, viene spesso tenuto ai margini, ma è lui, da presidente del Vittoriale, ad aver ridato lustro e vita alla dimora di Gabriele D’Annunzio. Ecco cosa sosteneva in un’intervista alla Stampa lo scorso luglio: «Gli intellettuali di destra sono di meno e pure poco valorizzati, questo forse perché storicamente questa parte politica si è sempre interessata poco alla cultura, come ai tempi del Msi, che non era un partito ‘colto’… Ora invece mi pare ci sia una volontà di darsi da fare, magari anche sbagliando, che ho visto prima con Sangiuliano e ora con Giuli…».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Giordano Bruno Guerri (Imagoeconomica).

Del resto, per Guerri il predominio della sinistra sul mondo culturale è innegabile e così pare pensarla lo stesso Veneziani. Insomma, la destra al governo è stata costretta ad arrancare in un mondo in cui le cariche più prestigiose (istituti culturali, musei, fondazioni, teatri) le sono sempre state negate. Con gli incarichi culturali il governo Meloni si trova a maneggiare una materia nuova e sconosciuta. Dove però spesso nelle scelte si intersecano fedeltà all’esecutivo, autonomia culturale, una certa dose di individualismo e forse una rosa di candidati abbastanza scarsa. E allora ecco le liti, gli scontri, le invettive. Insomma, il campo largo della cultura a destra è diviso e litigioso almeno quanto il campo largo politico a sinistra.  

Tajani “scomoda” Mussolini per sostenere il Sì al referendum: cosa ha detto

Per sostenere il in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, Antonio Tajani ha diffuso un video sui social – girato all’esterno di casa sua – in cui il segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vicepremier ha detto che il sistema italiano è da cambiare in quanto tipico di una dittatura.

«L’Italia è un’eccezione tra le democrazie, un sistema come il nostro esiste solo in Russia, in Cina e in altre dittature, del resto è stato introdotto da Benito Mussolini e dal fascismo», dice Tajani nel video diffuso sui social, introdotto dal post: «Entriamo nel merito della riforma della giustizia. Diciamo basta a bugie e mistificazioni. Diciamo SÌ ad una magistratura finalmente libera, indipendente e imparziale».

Tajani: «Chi di voi guarderebbe una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle squadre?»

Nel video, Tajani dichiara anche: «In qualsiasi disputa la persona chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Sue la domanda retorica: «Chi di voi andrebbe a vedere una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre?». E poi: «Questo concetto è la materia del referendum per il quale si voterà il 22 e 23 marzo. Parliamo del processo penale, con il quale si decide la vita delle persone. Non vi sembra ovvio che chi decide non debba essere amico o collega con nessuna delle due parti?».

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni

È stata presentata la programmazione del triennio 2026-2028 del Teatro alla Scala di Milano – come chiesto una decina di giorni prima dal ministero della Cultura a tutte le fondazioni lirico-sinfoniche in vista del riparto del Fus, i fondi statali – con l’annuncio delle opere che apriranno le stagioni 2026 e 2027. Il 7 dicembre 2026 verrà rappresentato l’Otello di Giuseppe Verdi con la regia di Damiano Michieletto. Sul podio ci sarà Myung-Whun Chung, al suo debutto come direttore musicale. L’attuale, Riccardo Chailly, continuerà comunque la sua collaborazione con la Scala concentrandosi sulla musica russa. Sempre un’opera di Verdi inaugurerà la stagione successiva, nel 2027, vale a dire Un ballo in maschera. L’opera sarà di nuovo diretta da Chung e vedrà la regia del palermitano Luca Guadagnino.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Myung-Whun Chung (Ansa).

Frédéric Olivieri confermato direttore del Corpo di ballo

Durante la presentazione è stato inoltre reso noto che Frédéric Olivieri resterà direttore del Corpo di ballo della Scala per altre due stagioni. Era stato nominato a febbraio 2025 per due anni dal sovrintendente Fortunato Ortombina, dopo la decisione del suo predecessore Manuel Legris di lasciare l’incarico prima della scadenza.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Frédéric Olivieri (Ansa).

Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA

Meta ha firmato un accordo da 27 miliardi di dollari con Nebius, piattaforma cloud con sede ad Amsterdam specializzata nell’addestramento e nell’esecuzione di modelli di AI avanzati. In base all’intesa, il colosso di Mark Zuckerberg investirà 12 miliardi di dollari in capacità di calcolo a partire dall’inizio del 2027 e si è impegnato ad acquistare ulteriore capacità per un valore di altri 15 miliardi di dollari (sempre distribuita su più siti) nei prossimi cinque anni. Nel complesso si tratta di uno dei più grandi contratti infrastrutturali mai sottoscritti da Meta.

Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA
Mark Zuckerberg (Imagoeconomica).

Meta di recente ha acquisito Manus, startup focalizzata sullo sviluppo di algoritmi di IA per l’automazione delle attività, e Moltbook, piattaforma Moltbook, una piattaforma simile a Reddit progettata per ospitare conversazioni tra agenti AI. L’accordo con Nebius rappresenta un’ulteriore accelerata sull’IA per la società di Zuckerberg, che ormai ha trasformato l’intelligenza artificiale nella sua priorità strategica, nel tentativo di ridurre il gap da rivali come OpenAI e Google. Tuttavia, secondo quanto riporta Reuters, l’azienda si starebbe preparando a quello che potrebbe essere uno dei suoi più grandi giri di licenziamenti, con un taglio del 20 per cento della forza lavoro globale: coinvolti quasi 16 mila dipendenti. A gennaio del 2025, Meta aveva licenziato circa il 5 per cento dei suoi lavoratori.

Elicotteri Usa sul Parco delle Madonie, protesta dei sindaci e interrogazione a Schifani

È polemica in Sicilia per l’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano nel parco delle Madonie, in particolare a Piano Catarineci, area di pregio naturalistico tutelata da un apposito marchio Unesco e facente parte della rete Natura 2000, caratteristica che implica e richiede una particolare attenzione alla conservazione degli habitat e delle specie di fauna e flora selvatica presenti. Dopo aver visionato le fotografie pubblicate sul profilo social della marina statunitense che ritraggono i due mezzi sul suolo siciliano, 22 sindaci e il presidente del Parco delle Madonie hanno inviato una nota al presidente della Regione, Renato Schifani, e al prefetto di Palermo, Massimo Mariani, per chiedere se «fossero stati avvisati di esercitazioni, se e da quale ente il piano di volo sia stato autorizzato, se, in caso positivo, sia stata effettuata la procedura di valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni militari con elicotteri della base di Sigonella sul sito Piano Catarineci e se non si ritenga opportuno chiedere lo stop a tali attività, visti i rischi per la popolazione locale e l’ambiente naturale, a maggior ragione dato che ci si trova nel contesto di uno scenario bellico privo di piena legittimazione internazionale».

La marina Usa: «Volo di addestramento, squadra difende gli interessi degli Alleati»

La marina americana ha spiegato che gli elicotteri MH-60S Sea Hawk assegnati alla Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano conducendo un volo di addestramento sul monte Etna vicino alla stazione aerea navale Sigonella. La squadra, ha spiegato, «è attualmente dispiegata nell’area operativa della 6a flotta degli Stati Uniti, supportando l’efficacia dei combattimenti bellici, la letalità e la prontezza delle Forze navali americane Europa-Africa, mentre difende gli interessi degli Stati Uniti, degli Alleati e dei partner nella regione».

Il M5s chiede a Schifani di riferire in Aula

La vicenda ha scatenato polemiche politiche, con critiche da parte di Movimento 5 stelle e Partito democratico. Il capogruppo M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha parlato di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale». «Essere partner della Nato», ha evidenziato, «non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole». «Senza voler mettere da parte la questione ambientale», ha continuato il deputato «considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza».

Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

La deputata regionale dem Valentina Chinnici ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente Schifani: «L’atterraggio di elicotteri da guerra della US. Navy nel cuore della Sicilia, a Piano Catarineci, non è solo una questione ambientale, è l’ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l’Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». «Dobbiamo sapere con urgenza se Schifani e la Prefettura fossero stati avvisati, e chi ha autorizzato questo piano di volo. Non possiamo permettere che la Sicilia venga percepita come una portaerei in balia di decisioni prese altrove, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi europei e internazionali e in spregio alla sovranità nazionale», ha continuato. Quindi l’annuncio: «L’esecutivo regionale non può più tacere. Nella mia interrogazione chiederò chiarezza immediata e di valutare lo stop a queste attività. La sicurezza dei cittadini, l’integrità del nostro territorio e la sovranità nazionale non possono essere messe in discussione da voli fantasma autorizzati chissà da chi».

Famiglia nel bosco, La Russa riceverà i genitori Nathan e Catherine in Senato

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invitato la famiglia nel bosco per un incontro a Palazzo Madama. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà sui tre figli, che sono stati poi trasferiti in una comunità, saranno ricevuti mercoledì 18 marzo. All’inizio del mese il tribunale aveva disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove ci sono i tre bambini. Una decisione presa in base alle relazioni degli assistenti sociali sugli atteggiamenti tenuti dalla donna in occasione degli incontri con i figli alla presenza delle assistenti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inviato un’ispezione che si svolgerà martedì 17 marzo.

Il Pd attacca: «Il governo usa la vicenda in vista del voto»

Intanto arrivano le prime critiche al governo per un’iniziativa che, secondo il senatore del Partito democratico Walter Verini, evidenzia la «faziosità» e lo «scarso rispetto per le istituzioni» del presidente del Senato. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum», ha aggiunto. Gli ha fatto eco Enza Rando, anche le senatrice del Pd: «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno». E ancora: «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori. Le istituzioni non possono essere utilizzate per alimentare polemiche o per sostenere campagne politiche contro la magistratura, tanto più alla vigilia di un voto che riguarda proprio la giustizia».

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

«Dopo aver lavorato tanto a Mediaset, guarda caso Ficarra e Picone si sono schierati per il no al referendum…», sussurra velenosamente un vecchio esperto dei corridoi di Cologno Monzese. In effetti il duo comico ha lasciato la conduzione di Striscia la notizia nel 2020, dopo 15 anni di collaborazione, tra voci di malumori, nonostante le smentite di rito. Di certo sarà un piccolo dispiacere per il loro ex amministratore delegato Pier Silvio e soprattutto per Marina Berlusconi (che è intervenuta sul Corriere della sera e poi addirittura in prima pagina su la Repubblica spingendo per il sì), sapere che Ficarra e Picone hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna referendaria: venerdì 20 marzo i due interverranno all’incontro romano di chiusura al Palazzo dei Congressi con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Saranno presenti anche Enzo Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif, Stefano Sarcinelli e Francesco Paoloantoni. Non solo personaggi dello spettacolo, però: attesi Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Gianrico Carofiglio, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Antoci.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone (foto Ansa).

Il no di Monti quasi quasi convince a votare sì

«Chissà perché Mario Monti ha voluto dire la sua sul referendum, annunciando il suo no», spiffera un suo vecchio amico. Già: sulle “colonne amiche” del Corriere della Sera il senatore a vita, e già presidente del Consiglio, ha tenuto a sottolineare, con tanto di richiamo in prima pagina, la sua intenzione di voto sul quesito referendario: «Lo faccio a tutela dello Stato di diritto. E non per punire il governo. Più poteri all’esecutivo mi preoccupano. Con la riforma si sposta l’equilibrio dei poteri. Pare uno smottamento, può diventare una frana». Eppure tutti sanno, specie da Milano in giù, che ogni dichiarazione di Monti non suscita grande empatia, per usare un eufemismo: il quasi 83enne Monti, maître à penser del potere meneghino, che indica il no come la scelta giusta, potrebbe far scattare la voglia di votare sì a qualcuno che non appartiene al suo côté

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Giorgia Meloni con Mario Monti nel 2022 (foto Ansa).

Fermi tutti, c’è Delmastro al Quirinale

Pomeriggio di fuoco, lunedì 16 marzo, al Quirinale: è atteso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Niente paura, nell’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in programma l’incontro con il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e una rappresentanza della stessa polizia penitenziaria in occasione dell’anniversario numero 209 della costituzione del corpo. Con assoluto divieto di parlare dell’imminente referendum sulla giustizia…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Tg2 si becca la benedizione di Tajani e del papa

Grande celebrazione a Roma, al Maxxi, per il mezzo secolo di vita del Tg2. Una domenica spesa allegramente, tra il direttore del telegiornale Antonio Preziosi (in quota Forza Italia) e l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Immancabile la presenza alla cerimonia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nonché leader degli azzurri Antonio Tajani, anche perché in questi giorni deve presidiare la Farnesina, che si trova sull’altra sponda del Tevere, a pochi minuti di distanza: «Il Tg2 svolge un ruolo prezioso. Non soltanto con il suo telegiornale, ma anche con le sue rubriche. Mi viene in mente quella sull’Europa che mi sta molto a cuore», è stata la sua fondamentale dichiarazione. Ha anche voluto continuare: «La mattina seguo sempre tutti i telegiornali, in particolare il Tg2. Ha avuto direttori autorevolissimi, da Clemente Mimun a Enrico Mentana (ma qui Tajani si sbaglia, perché “Chicco mitraglia” ha fatto solo il vicedirettore, prima di passare a Mediaset, ndr). Ricordo con affetto anche il grande Giovanni Masotti che ci ha lasciati poco tempo fa. Eravamo compagni di università». Tajani è nato nel 1953, Masotti era del 1951. E quest’ultimo da pensionato aveva scelto Viterbo anche per dare vita alla testata online La Mia Città News, come editore e direttore. Intanto, nella mattinata di lunedì, a mezzogiorno nell’agenda di papa Leone ecco proprio i festeggiamenti in Vaticano per il Tg2. Sì, in effetti Preziosi ha proprio bisogno di una benedizione…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
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Leggo festeggia i 25 anni: chi c’era (e chi no)

Un quarto di secolo: i festeggiamenti del quotidiano Leggo, caro ad Azzurra Caltagirone (il giornale è edito dal gruppo caltagironesco), sono stati celebrati nella serata di domenica 15 marzo a Roma, nel Teatro Brancaccio. È l’ultimo esemplare di free press sopravvissuto con copie stampate e distribuite: una prova di resistenza che è stata salutata con affetto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da messaggi presidenziali, dal Quirinale con Sergio Mattarella e da Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Banca del Fucino era visibilissima all’evento, con il presidente Mauro Masi. Si notava l’assenza di un ex direttore, ossia Davide Desario, per impegni a Londra. Ma i vip c’erano in sala, anche perché «a un invito della manager Diamara Parodi Delfino non si può dire di no», sibila qualcuno. Presente, naturalmente, l’ex top manager Rai Giancarlo Leone, il marito di Diamara: i due nel 2017 hanno fondato assieme Q10 Media, agenzia di consulenza e comunicazione.

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Referendum, Calenda analizza già la sconfitta: «Italia sempre per il no al cambiamento»

Carlo Calenda in un post su X ha saltato a piè pari il voto del 22 e 23 marzo, passando già all’analisi della vittoria del No – dunque alla sconfitta del Sì sostenuto da Azione -, descrivendo l’Italia come il Paese «più conservatore d’Europa», in quanto contrario «al cambiamento in qualsiasi settore». In Italia, ha scritto Calenda, «troviamo sempre una ragione per non cambiare: la giustizia, la scuola, il regionalismo o per non fare investimenti infrastrutturali ed energetici». Il referendum sulla riforma della giustizia è stato politicizzato, con Pd (almeno la maggior parte del partito), M5s e Avs nel fronte del No. Ma, sostiene Calenda, «questo conservatorismo è trasversale alla destra e alla sinistra che sono normalmente immobili in attesa che l’altra parte faccia “l’errore” di proporre qualcosa». E poi: «Da questo stallo dobbiamo uscire se vogliamo sopravvivere e diventare qualcosa di più di una meta turistica».

Drone colpisce in pieno giorno Piazza Maidan a Kyiv

Un frammento di drone ha colpito Piazza Maidan, luogo simbolo dell’indipendenza ucraina e cuore di Kyiv. È la prima volta che viene attaccata dall’inizio della guerra. La parlamentare Maria Mezentseva ha postato un video che si riferisce all’accaduto, dove si vedono i detriti del drone russo, un Lancet-3, caduti nei pressi del monumento all’indipendenza. Un attacco aereo in pieno giorno che ha interessato anche altri luoghi della capitale, con esplosioni avvertite in diverse parti della città – le autorità hanno avvisato che «ci sono droni ostili vicino a Kyiv» invitando la popolazione a rimanere nei rifugi fino alla fine della giornata. La difesa ha intercettato anche due missili.

Zelensky: «Sventata una grande offensiva di primavera»

In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che le forze ucraine hanno sventato un’offensiva russa su larga scala che Mosca intendeva proseguire in primavera. «La Russia ha preparato un’importante operazione offensiva che intendeva lanciare alla fine dello scorso anno e proseguire in primavera. In risposta, abbiamo condotto una nostra controffensiva per impedire un’offensiva russa su vasta scala. È stato un successo non solo per il territorio conquistato, ma anche per il nostro personale e perché abbiamo impedito un’offensiva russa su vasta scala», ha dichiarato. Secondo lui, tutto ciò è stato possibile grazie soprattutto alla tecnologia dei droni ucraini. Zelensky ha inoltre affermato che Putin non ha mai voluto porre fine alla guerra contro l’Ucraina: «Aveva paura del presidente Trump e delle pressioni degli Stati Uniti. Per questo ha giocato questo gioco, fingendo di voler negoziare. Continuo a credere che l’America debba aumentare la pressione su Putin. Altrimenti, non negozierà in buona fede. Vuole solo lanciare ultimatum all’Ucraina, come la richiesta di ritirare le nostre truppe dal nostro territorio. Ma questo non basterà a soddisfare la sua fame».

Israele avvia «operazioni terrestri mirate» nel sud del Libano

«Nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata», che «comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord», l’IDF ha annunciato l’avvio di un’operazione di terra nel Libano meridionale. L’esercito di Israele «continuerà ad agire con la forza contro Hezbollah, che ha scelto di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime terroristico iraniano, e non permetterà che vengano arrecati danni ai cittadini dello Stato di Israele».

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»

Intervistato dal Financial Times, Donald Trump ha detto che la Nato si troverà ad affrontare un «futuro molto negativo» se gli alleati europei degli Usa non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale attraverso cui transita una fetta cruciale del greggio mondiale, finito al centro della guerra contro l’Iran. «È del tutto normale che chi tra profitto da questo stretto contribuisca a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha affermato il presidente Usa, ricordando che l’Europa e la Cina – a differenza degli Stati Uniti – dipendono fortemente dal petrolio del Golfo.

LEGGI ANCHE: Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump: «Ci ricorderemo di chi resterà a guardare»

Nella stessa intervista, Trump ha ricordato che gli Stati Uniti hanno fornito supporto all’Ucraina, nonostante l’enorme distanza geografica con il conflitto est-europeo. «Non eravamo obbligati ad aiutare l’Europa con l’Ucraina. Ma lo abbiamo fatto. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. Perché ho sempre detto che noi saremo lì per loro, ma loro non ci saranno per noi». Gli Usa, ha avvertito Trump, «si ricorderanno» di chi sceglierà di restare a guardare mentre gli interessi globali vengono minacciati.

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Donald Trump (Ansa).

Il presidente Usa mette pressione anche alla Cina

Le ultime affermazioni di Trump segnano un cambio di passo nella dottrina di politica estera Usa. Il tycoon, di fatto, chiede la formazione di una coalizione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo intendere che l’era della protezione unilaterale americana è finita. Se le rotte commerciali sono strategiche a livello globale, tale deve essere anche l’onere della loro difesa. Parlando con i giornalisti accreditati sull’Air Force One, Trump ha rivelato di essere in contatto con «circa sette Paesi» per stabilire il controllo di Hormuz. Tra questi interlocutori spicca la Cina, grande rivale degli Stati Uniti a livello mondiale. Sottolineando la dipendenza di Pechino dal petrolio mediorientale, Trump ha fatto capire che un rifiuto cinese di collaborare allo sforzo congiunto potrebbe portare a conseguenze diplomatiche dirette, incluso il rinvio del prossimo vertice con Xi Jinping.

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Nelle prime ore di lunedì 16 marzo 2026 le squadre della Protezione Civile dell’emirato di Dubai hanno domato un incendio divampato nei pressi dell‘aeroporto causato dall’attacco di un drone. In un comunicato dell’ufficio stampa dell’emirato, diffuso tramite X, si legge che l’attacco ha danneggiato un serbatoio di carburante, provocando un rogo. Squadre specializzate hanno immediatamente adottato le misure necessarie per contenere le fiamme, seguendo gli standard di sicurezza. Le autorità di Dubai hanno confermato che finora non si sono registrati feriti e hanno sottolineato che i soccorritori continuano a lavorare intensamente per mettere in sicurezza l’area circostante l’aeroporto.

Voli sospesi temporaneamente

Hanno inoltre deciso di sospendere temporaneamente tutti i voli come misura precauzionale per garantire la sicurezza di tutti i passeggeri e del personale. Dopo qualche ora, l’Autorità per l’aviazione civile ha annunciato la graduale ripresa di alcuni voli da e per l’aeroporto internazionale di Dubai verso determinate destinazioni, consigliando ai passeggeri di contattare la propria compagnia aerea per gli ultimi aggiornamenti relativi ai propri voli.

Incontro con ambasciatore russo, Cirielli: «Farnesina sapeva, colloqui di prassi»

Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli replica alle indiscrezioni del Corriere della sera su un suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia di cui il governo non sarebbe stato a conoscenza e che avrebbe irritato la premier Meloni. Ritenendo le ricostruzioni del giornale «destituite di ogni fondamento», ha spiegato che «l’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa». «Non si tratta di un’anomalia, è prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi, anche per non esporre direttamente il ministro», ha evidenziato.

Le ricostruzioni del Corriere

Il Corriere aveva parlato di un faccia a faccia non concordato tra Cirielli e l’ambasciatore Aleksej Vladimirovič Paramonov alla Farnesina, sostenendo che la reazione della premier «non è stata delle migliori». Il viceministro, sempre secondo il Corsera, avrebbe fornito spiegazioni alla presidente del Consiglio, che per giorni non le avrebbe risposto al telefono. Indiscrezioni che ora sono state smentite dal diretto interessato.