Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Non di solo referendum costituzionale vive l’elettore. A maggio 2026 sono in programma anche le elezioni amministrative, eh già. Vanno al voto alcuni importanti capoluoghi di provincia, come Venezia, Reggio Calabria, Salerno, ma per il centrosinistra la partita più divertente sarà in Toscana, soprattutto con Arezzo, Pistoia e Prato, senza dimenticare però Sesto Fiorentino, che non fa capoluogo ed è autorevolmente conosciuta come Sestograd per via della sua storia politica di Comune socialista.

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo

In queste città regna sovrano il caos nel campo largo. Finito il dopo-sbornia per la (prevedibile) vittoria di Eugenio Giani alla Regione Toscana, ormai ampiamente superato dall’inerzia di governo, il Partito democratico toscano ha deciso di mettersi nei guai da solo. Anzitutto, extra voto amministrativo, c’è un sontuoso scazzo fra Giani e la sindaca di Firenze, Sara Funaro, che fin qui è stata abbastanza impalpabile, non fosse per quella sortita di qualche mese fa contro Francesca Albanese per bloccarne la cittadinanza onoraria.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Eugenio Giani e Sara Funaro (foto Imagoeconomica).

Le grane sul rifacimento dello stadio di Firenze

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo, ora però l’idiosincrasia si è palesata. Una rarità per il narcotizzato Pd fiorentino e toscano, almeno dai mitologici tempi delle Primarie a sindaco vinte da Matteo Renzi, allora versione rottamatore. C’è la questione dello stadio Franchi, il cui rifacimento non affronta momenti facili: dopo la ben nota questione dei quattrini del Pnrr, si è verificato un problema tecnico, visto che la seconda trave in acciaio della struttura che sorreggerà i gradoni della nuova curva Fiesole non entra nelle strutture in calcestruzzo armato per via di un’imprecisione; e il problema non è nella trave.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Lo stadio Franchi di Firenze (foto Ansa).

La discussione attorno al famigerato “cubo nero”

Poi non è mancato il caso del “cubo nero” di cui si parla – se non straparla – da mesi in città: c’è un’inchiesta in corso per via di una ormai famigerata struttura, il cubo nero, per l’appunto, realizzata a seguito della ristrutturazione del Teatro Comunale di Firenze, al centro di duelli e polemiche e interventi pubblici. Si è scatenato persino un manipolo di agguerriti nobili del centro storico: il punto chiave è il suo impatto sul paesaggio urbano fiorentino. «È figlio di padre incerto, rigenerazione infelice», ha detto Giani facendo accigliare la sindaca Funaro.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Il “cubo nero” di Firenze (foto Ansa).

Urge scegliere il candidato sindaco a Prato

Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd che sente il fiato sul collo del commissario ombra Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd nazionale, deve mediare. Ma non solo lì. C’è da mediare un po’ dappertutto, in Toscana. Per esempio urge scegliere il candidato sindaco a Prato dopo le dimissioni dell’anno scorso della sindaca Ilaria Bugetti. Furfaro ha unilateralmente indicato Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, che ci sta pensando. Per lui si è sempre parlato di un ruolo presidenziale, nel senso di presidente della Regione Toscana, fin qui c’era però Giani e la situazione era inamovibile; al prossimo turno, chissà.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
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Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Intanto però è appena arrivato il commissario del Pd a Prato, il deputato Christian Di Sanzo. Ha preso il posto del dimissionario Marco Biagioni, ex segretario SOC (Schleiniano di origine controllata), travolto anche lui dalla caduta della sindaca Bugetti. Si vota a maggio eh, 24 e 25 per la precisione, non fra un anno, e ancora le idee non sono proprio chiarissime.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

A Pistoia Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Poi c’è Pistoia, dove sembrava fatta e invece no: il Pd regionale aveva dato indicazione di convergere sul civico Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana all’università per Stranieri di Perugia, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, ma il Pd pistoiese ha indicato come candidata sindaco Stefania Nesi, consigliera comunale, presidente della commissione consiliare urbanistica, docente di Diritto ed Economia politica. Ancora non è chiaro che cosa accadrà: Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Sesto Fiorentino: continuiamo così, facciamoci del male

Infine c’è il caos o caso Sesto. Sesto Fiorentino detta Sestograd. Lorenzo Falchi, esponente di punta di Sinistra Italiana, si è candidato in Regione ed è stato eletto, dunque è decaduto ed è entrata in carica come sindaca facente funzione la sua vice Claudia Pecchioli, Pd. C’è da scegliere anche in questo caso il candidato sindaco della coalizione: a chi tocca? La candidatura naturale sarebbe quella di Pecchioli, sostenuta dal 40 per cento degli iscritti del Pd, ma la segreteria locale, capeggiata da Sara Bosi, l’ha stoppata. Il tempo scarseggia e il Pd vive sempre in un film di Nanni Moretti: continuiamo così, facciamoci del male.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
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Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran

Sembra imminente un attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Al massiccio dispiegamento di forze in Medio Oriente si sono aggiunti alcuni segnali forti di un’offensiva pronta a scattare, mentre non si registrano sostanziali passi avanti nei negoziati. Ecco cosa sta succedendo.

L’autorizzazione concessa al personale dell’ambasciata a Gerusalemme

Il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato il personale non di emergenza e i familiari di coloro che sono di stanza in Israele a lasciare il Paese a causa di «rischi per la sicurezza». Secondo quanto riportato dal New York Times, l’ambasciatore Mike Huckabee ha scritto al personale della missione diplomatica di «lasciare il Paese il più rapidamente possibile», preferibilmente già oggi. «In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania», si legge poi in un post dell’ambasciata, che ha inoltre consigliato a tutti gli americani di «riconsiderare i viaggi in Israele a causa del terrorismo e dei disordini civili».

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran
Mike Huckabee (Ansa).

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nella regione

Come detto, gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. E non solo con la USS Gerald Ford, la portaerei più grande del mondo. La notte scorsa almeno nove aerei cisterna statunitensi sono arrivati all’aeroporto di Tel Aviv, aggiungendosi a quelli atterrati in precedenza, tra cui 11 caccia F-22 che si trovano ora nella base di Ovda, nel sud di Israele.

Vance: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende dagli iraniani»

Intervistato dal Washington Post, JD Vance ha detto di non sapere cosa deciderà Donald Trump, ovvero se «attaccare per garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare» oppure risolvere la questione con la diplomazia. Il vice di Trump ha ribadito di essere scettico sugli interventi militari all’estero, assicurando che lo stesso vale per il presidente Usa: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende da cosa faranno e diranno gli iraniani». Il segretario di Stato americano Marco Rubio lunedì 2 marzo sarà in Israele per colloqui sull’Iran. Lo ha riferito il suo portavoce. In vista di un imminente attacco, Cina, Canada e Regno Unito hanno invitato tutti i loro cittadini in Iran a partire il prima possibile.

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: ci sono feriti

Attimi di paura a Milano, in zona Porta Venezia, dove un tram della linea 9 è deragliato ed è finito a grande velocità contro un palazzo. Il mezzo, che viaggiava in direzione Porta Genova, è uscito dai binari intorno alle 16 di venerdì 27 febbraio 2026 nei pressi di viale Vittorio Veneto. Una persona è morta altre 25, circa, sono rimaste ferite, tre delle quali sono state trasportate in ospedale. Alcune sarebbero ancora incastrate sotto il mezzo, come riferito da testimoni al Corriere. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con sei ambulanze e un’automedica, oltre alle forze dell’ordine.

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: ci sono feriti
Tram deragliato a Milano (Ansa).

Il tram era del nuovo modello Tramlink

Non sono chiare al momento le cause dell’incidente, ma secondo alcuni testimoni il tram stava andando ad alta velocità. Era del nuovo modello Tramlink, che ha iniziato a circolare da poche settimane in città. Si tratta di veicoli bidirezionali con due cabine di guida, una per estremità, che permettono di invertire il senso di marcia in caso di necessità. Il tram è lungo 25 metri e ha 66 posti a sedere.

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha deciso di procedere con l’applicazione in via provvisoria del discusso accordo commerciale con il Mercosur, aggirando il ricorso giudiziario avviato dagli eurodeputati che aveva sospeso il processo di ratifica. Il provvedimento ha diviso gli Stati membri per anni, trovando una strenua opposizione soprattutto da parte della Francia, secondo cui esporrebbe gli agricoltori europei alla concorrenza sleale delle importazioni del Mercosur (si tratta del Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). «La Commissione continuerà a lavorare a stretto contatto con tutte le istituzioni dell’Ue per garantire un processo regolare e trasparente. Si tratta di uno degli accordi più importanti della prima metà di questo secolo», ha dichiarato la politica tedesca ai giornalisti.

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria
Ursula Von der Leyen (Ansa).

Il Parlamento aveva votato per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue

Negoziato nell’arco di 25 anni, l’accordo creerebbe un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di persone tra l’Ue e l’America Latina. Von der Leyen ha dichiarato che darà alle aziende europee un accesso al mercato latinoamericano che prima «potevano solo sognare», sottolineando il suo potenziale per le esportazioni. Inoltre, l’accordo «offre all’Europa un vantaggio strategico in un mondo di forte concorrenza». L’Europarlamento ne aveva sospeso la ratifica dopo che, a gennaio 2026, gli oppositori avevano ottenuto la maggioranza per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue (congelando di fatto la ratifica). La Commissione ha mantenuto l’opzione legale di applicare provvisoriamente l’accordo una volta che uno o più Paesi del Mercosur avessero completato la ratifica. L’Argentina e l’Uruguay lo hanno già fatto, aprendo la strada all’esecutivo Ue.

Critiche dalla Francia, da Bardella a Macron

Protesta la Francia, con l’eurodeputata Manon Aubry, co-presidente del gruppo La Sinistra, che ha così scritto su X: «Il più grande accordo di libero scambio della storia viene quindi attuato SENZA il voto dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, o il parere della Corte di giustizia dell’Ue. È una cosa seria!». Anche per Jordan Bardella, leader del Rassemblement national, si tratta di «una presa di potere contro i nostri agricoltori e la stragrande maggioranza dei francesi impegnati nella loro sovranità alimentare e contro i nostri produttori». A dare man forte ai deputati francesi anche lo stesso presidente Emmanuel Macron, che ha parlato di «spiacevole sorpresa». Ai media francesi ha dichiarato che «la Commissione ha preso una decisione unilaterale nonostante il Parlamento europeo non abbia votato a favore. Si sta quindi assumendo una responsabilità molto pesante nei confronti dei cittadini europei e dei loro rappresentanti che non sono stati debitamente rispettati».

Cosa ha detto Meloni sul ruolo del governo in Mps

Intervistata da Bloomberg, Giorgia Meloni ha spiegato che «il ruolo del governo» nel Monte dei Paschi di Siena «è terminato». La quota residua del 4,9 per cento «chiaramente non dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance» e pertanto l’esecutivo «non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza» di Mps. La premier, descrivendo il salvataggio e la ristrutturazione della banca senese come «molto ambiziosi», ha rivendicato l’ottima gestione del dossier, uno dei più complessi ereditati dal suo governo. Mps ora è «un’istituzione solida», ha aggiunto la premier. Il cda del Monte dei Paschi di Siena ha appena approvato il Piano Industriale 2026–2030: utile a 3,7 miliardi, 16 miliardi di dividendi agli azionisti e 700 milioni di sinergie a regime dalla piena integrazione con Mediobanca.

LEGGI ANCHE: Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco

Sta facendo discutere l’ospitata di Mogol alla terza serata del Festival di Sanremo 2026. Il paroliere è salito sul palco dell’Ariston per ritirare il premio alla carriera, dopodiché è tornato a Roma insieme alla moglie dove il giorno dopo era attesto alla festa per l’anniversario dell’istituzione del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (di cui ha scritto l’inno). Ad accendere le polemiche è stato proprio il trasferimento nella Capitale, avvenuto a bordo di un elicottero dei Vigili del fuoco.

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Mogol ospite a Sanremo (Ansa).

D’Angelo (Pd): «Bucci chiarisca se ha comportato un rischio per i liguri»

«Leggere che l’elisoccorso per i cittadini liguri è stato utilizzato come taxi speciale per portare un noto paroliere da Sanremo a Roma lascia sconcertati», ha dichiarato il consigliere regionale ligure del Pd Simone D’Angelo. «Anche perché sappiamo che per la nostra regione il servizio di elicottero dei Vigili del fuoco è indispensabile per tutte le attività dell’elisoccorso, delle emergenze dei cittadini genovesi». A sconcertare D’Angelo sono due cose, il fatto che «questa indicazione arrivi dal ministero degli Interni» ma anche «il silenzio del governatore Bucci, che dovrebbe spiegare ai liguri se era conoscenza dell’utilizzo del servizio dell’elisoccorso in servizio taxi speciale per il Festival di Sanremo e se questa scelta ha comportato un rischio, una sospensione di un servizio determinante per i cittadini liguri».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Simone D’Angelo (Ansa).

L’Usb: «Fatto gravissimo»

Sulla stessa linea anche l’Unione sindacale di base (Usb) Vigili del Fuoco: «Ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo. Un mezzo di soccorso, finanziato con risorse pubbliche e destinato esclusivamente alla tutela della vita e alla sicurezza dei cittadini, è stato impiegato per finalità estranee alla missione istituzionale del Corpo. Un elicottero dei Vigili del Fuoco non è un mezzo di rappresentanza né uno strumento a disposizione dell’autorità politica e della massima autorità aeronautica dei Vigili del Fuoco per esigenze di opportunità o d’immagine. Ogni ora di volo comporta costi rilevanti, carburante, manutenzione, personale altamente specializzato, usura del velivolo e incide sulla capacità operativa del dispositivo di soccorso sul territorio».

Piantedosi: «Polemiche strumentali»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno Piantedosi a margine della festa dei Vigili del fuoco: «Siamo contentissimi di aver avuto qui Mogol e lo ringraziamo per quello che ci ha dato. Il resto sono le solite polemiche strumentali. Noi siamo molto contenti di aver avuto un grandissimo artista, un monumento nazionale che ha regalato parte della sua capacità artistica e ha scritto una canzone regalandola come inno ai Vigili, quindi gli siamo profondamente grati». Sul caso si è espresso anche lo stesso paroliere: «Il viaggio è andato benissimo, i Vigili del fuoco sono persone splendide, meravigliose e vanno ringraziate da tutti».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Matteo Piantedosi alla festa dei Vigili del fuoco (Ansa).

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Ci sarà anche Elly Schlein a festeggiare i 90 anni di Achille Occhetto. A Roma la prossima settimana l’ultimo segretario del Partito comunista italiano sarà al centro di un seminario il 3 marzo, giorno del suo compleanno, ideato da Ugo Sposetti con l’associazione Enrico Berlinguer, supportato dai gruppi parlamentari del Partito democratico. Nella sala della Camera di Commercio a piazza di Pietra sono attesi Corrado Augias, Pier Ferdinando Casini, Luciana Castellina, Gad Lerner, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e tanti altri…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Rossi non ha Fifa di portare sfortuna…

Sarà perché quest’anno il Festival di Sanremo non sembra piacere particolarmente al pubblico, fatto sta che il vertice della Rai è corso ai ripari aggiudicandosi i diritti per il Mondiale di calcio 2026. Si tratta di 35 partite da trasmettere in chiaro, comprese semifinali e finale. La previsione è di mandare in onda 32 incontri su Rai1, con highlights diffusi in ogni notiziario e contenitore sportivo, compresi i canali social ufficiali. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha fatto la sua dichiarazione: «Quando il grande sport chiama, Rai risponde. E lo fa senza compromessi, offrendo ai telespettatori una copertura eccezionale dell’evento. Parliamo della Coppa del Mondo Fifa 2026 che è un evento acquisito dalla Rai in esclusiva in chiaro per 35 incontri che comprendono la partita di apertura». Ma poi Rossi ha detto una frase che, per i superstiziosi, è stata terrificante, annunciando che verranno trasmesse «tutte le partite della Nazionale italiana alla quale auguriamo di qualificarsi». Ma come? Ci sono ancora i playoff da giocare, e per scaramanzia non si dice…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Il ct della Nazionale Gennaro Gattuso (Ansa).

Donnarumma fa festa (i pendolari un po’ meno)

A Roma gran finale per la mostra dedicata alle Ferrovie dello Stato, al Vittoriano e a Palazzo Venezia. Il numero uno del gruppo ferroviario Stefano Antonio Donnarumma ha organizzato un “finissage” riservatissimo solo per vip, con tanto di conclusione a cena, a casa sua. Poi i treni non arrivano in orario (e c’è pure uno sciopero di 24 ore tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio!), ma quella è sempre una colpa da addossare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
L’ad di Ferrovie Stefano Donnarumma (foto Imagoeconomica).

L’Inps contro l’intelligenza artificiale che licenzia

Sta facendo molto rumore la sentenza del tribunale di Roma, sezione lavoro, che ha dichiarato sostituibile il lavoro umano con l’intelligenza artificiale. C’è un legittimo licenziamento, quindi, se al posto di un essere umano si “assume” l’IA. L’Inps sta correndo ai ripari, con un gruppo dedicato al tema della sostituzione uomo-robot. Ma cosa si può fare concretamente per evitare danni enormi alle casse dell’istituto? Un’idea che sta girando è quella di far pagare comunque dei contributi previdenziali figurativi all’azienda che caccia un lavoratore rimpiazzandolo con l’IA. La destinazione di queste somme andrebbe a un fondo sociale per sostenere chi viene licenziato. Il tema dovrà interessare anche la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Elivira Calderone (Imagoeconomica).

Sergio Cragnotti al bar dello sport

Proprio quando la contestazione all’attuale presidente della Lazio Claudio Lotito è arrivata al punto più alto (persino da Palazzo Chigi), tanto che nella Capitale sono apparsi i manifesti dei tifosi che invitano a non votare più Forza Italia fino a quando Lotito sarà in parlamento a rappresentare il partito fondato da Silvio Berlusconi, ecco che a Roma si rivede un ex presidente biancoceleste, amatissimo dalla Curva Nord: Sergio Cragnotti, classe 1940. Per la tifoseria rappresenta il presidente più vincente della storia della Lazio, grazie a un palmares davvero memorabile, avendo conquistato uno scudetto, per due volte la Coppa Italia, e poi due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Amatissimo, tanto da far dimenticare ai laziali tutte le volte che il finanziere ha avuto disavventure e problemi. Cragnotti era seduto a un bar, già ribattezzato “dello sport”, della romana piazza Barberini: sempre a telefonare, con un cellulare che deve essere bollente come quello di Lotito…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata

Sembrava fosse saltata l’ospitata al Festival di Sanremo di Vincenzo Schettini, docente volto del progetto social La fisica che ci piace, finito al centro delle polemiche per alcune affermazioni fatte durante il podcast di Gianluca Gazzoli e anche per presunti metodi controversi usati con gli studenti. Poi la smentita di Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time: il professore, noto per il suo approccio informale e innovativo alla didattica, salirà sul palco dell’Ariston.

Cosa aveva detto da Gazzoli

Ospite di Gazzoli a Passa dal BSMT, il prof influencer Schettini aveva detto: «L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti docenti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento». Poi aveva aggiunto: «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?».

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata
Vincenzo Schettini (Imagoeconomica).

I racconti degli ex studenti

A questo si è aggiunta un’altra controversia, ben più pesante. Sono infatti saltate fuori testimonianze di alcuni ex studenti di Schettini, che lo hanno accusato di usare metodi discutibili durante le sue lezioni, che sarebbero state usate spesso per registrare contenuti per il canale YouTube del professore. Con tanto di studenti utilizzati come assistenti tecnici per reggere smartphone e luci. Non solo: c’è anche chi ha parlato di presunti scambi tra voti alti e like sui suoi video online, con l’intento di aumentare le visualizzazioni. Secondo quanto riferito in forma anonima da un ex studente a MowMag, «per ottenere un incremento del voto, bisognava partecipare attivamente commentando durante la live». Ovviamente in modo positivo: i like, stando a quanto riferito, si traducevano in bonus da presentare – tramite Pdf – al momento dell’interrogazione.

La replica del prof influencer

Schettini da parte sua ha respinto ogni accusa, parlando sui social di una rappresentazione distorta della sua professionalità: «Nel cammino ho affiancato le lezioni in classe alle lezioni online, credendo fermamente che lo studio online possa essere uno strumento importante per far acquisire metodo a casa. E in questi anni ne ho avuto la riprova».

LEGGI ANCHE: Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni

All-in. Il piano politico della destra è (provare a) prendersi tutto. E capitalizzare in questo 2026 l’attuale consenso politico (occhio però, perché in realtà i sondaggi registrano qualche segnale di rallentamento). Nell’ingordo progetto di Giorgia Meloni finirebbero così il referendum sulla giustizia, la legge elettorale, le elezioni anticipate, la Rai e pure le nomine delle partecipate. Senza lasciare nemmeno le briciole alle opposizioni. Ma andiamo con ordine.

La legge elettorale: Stabilicum o nuovo Porcellum?

La maggioranza ha trovato l’accordo sulla riforma del sistema di voto e vorrebbe chiudere prima del 22-23 marzo, quando gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il testo è già stato depositato in parlamento: prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che raggiunga almeno il 40 per cento dei consensi. Via i collegi uninominali, niente preferenze (almeno per ora). Del Rosatellum resta la soglia di sbarramento del 3 per cento. A destra lo chiamano Stabilicum, per la sinistra è solo il nuovo Porcellum, un’altra «legge truffa» fatta apposta per mettere il bastone fra le ruote al campo largo.

Voto a ottobre 2026, soprattutto se il referendum…

Perché aggiungere proprio ora così tanta carne al fuoco? Dietro questa mossa si nasconderebbe la volontà di Meloni di andare a elezioni in fretta, a ottobre 2026, anticipando quindi di un anno la naturale scadenza della legislatura. La strategia nella testa della premier è chiara: capitalizzare la vittoria in caso di trionfo dei al referendum sulla giustizia, oppure evitare di essere logorati dalle polemiche se dovesse prevalere il fronte del No, dato in risalita.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Cartellone per il “no” al referendum (Imagoeconomica).

Occhio all’influenza negativa delle elezioni di metà mandato negli Usa

C’è anche un ragionamento che vola Oltreoceano e si aggancia ai destini delle midterm americane di novembre: visto che i sondaggi di oggi dicono che Donald Trump potrebbe uscire fortemente indebolito, con il rischio di perdere la maggioranza alla Camera e forse anche al Senato, la preoccupazione dei meloniani è di restare a loro volta impaludati. Uno stallo istituzionale negli Stati Uniti potrebbe avere riverberi pure in Italia, mettendo in difficoltà i filo-trumpiani.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).

Le mani sulla Rai con la scusa dell’European Media Freedom Act

Ecco perché le elezioni a ottobre sarebbero la soluzione migliore per l’attuale maggioranza, che nel frattempo, ad aprile, andrebbe a blindare le nomine delle partecipate. Poi entro luglio, con la scusa dell’European Media Freedom Act, il governo punta a stringere ancora di più la presa sulla Rai, facendo insediare un nuovo consiglio di amministrazione che durerebbe fino al 2031, in un risiko che prevede il passo indietro dell’attuale amministratore delegato Giampaolo Rossi per premiare, chissà, il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Così anche il controllo sulla tivù di Stato sarebbe rinforzato.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

Guardia di Finanza, si punta a un uomo di fiducia

Cosa resta? A maggio scadono i vertici della Guardia di Finanza, e pure qui l’obiettivo è nominare un “uomo di fiducia” al posto dell’attuale numero uno Andrea De Gennaro. L’intesa sul nome giusto non è ancora stata raggiunta, anche se si parla del generale Bruno Buratti e dei comandanti Umberto Sirico e Francesco Greco. Ma occhio agli outsider.

Il filosofo Caffo licenziato dalla Naba dopo la condanna

La Naba, Nuova accademia delle belle arti di Milano, ha licenziato il filosofo Leonardo Caffo dopo la condanna per maltrattamenti nei confronti della ex compagna. L’uomo, che all’università insegnava Estetica, in realtà ha chiuso i suoi conti con la giustizia a dicembre 2025, accettando di seguire un percorso di recupero comportamentale in cambio del dimezzamento della pena da quattro a due anni di reclusione. Ha infatti stipulato un concordato con la procura tale che prevedeva anche la rinuncia dei motivi di Appello, la sospensione condizionale della pena e la non menzione, ovvero il non inserimento nella fedina penale. Sembrava che la vicenda si fosse definitivamente chiusa, ma il 26 febbraio l’ateneo ha deciso di licenziarlo. Lo riporta il Corriere della sera.

Farà ricorso contro un «provvedimento sproporzionato e contrario all’articolo 27 della Costituzione»

Una doccia fredda che il 37enne siciliano ha accolto con «stupore ed amarezza», parlando di «provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa». «Una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale che distrugge chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento» nella società. E ancora: «Ho chiesto scusa come e dove ho potuto e mi sono impegnato a cambiare e migliorare ma, nonostante la presenza di una fedina penale pulita, si preferisce la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società». Caffo ha anche annunciato che farà ricorso contro il licenziamento. «Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno?» si è chiesto. Contattata, la Naba non rilasciato dichiarazioni «nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte».

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan

Ormai è «guerra aperta» tra il Pakistan e l’Afghanistan. Lo ha annunciato espressamente su X Khawaja Asif, ministro della Difesa pakistano, denunciando che il governo talebano tornato al potere nel 2021 ha trasformato l’Afghanistan in una «colonia dell’India», radunando nel Paese «terroristi da tutto il mondo» e «privando il suo popolo dei diritti fondamentali». Ecco cosa sta succedendo tra Afghanistan e Pakistan.

I due Paesi erano da tempo ai ferri corti

Gli scontri lungo il confine tra i due Paesi, da tempo ai ferri corti, erano ripresi con forza a ottobre, con bombardamenti e attacchi che avevano causato decine di morti su entrambi i lati. Il cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia aveva fermato temporaneamente le violenze, ma i colloqui successivi a Istanbul si sono interrotti senza un’intesa e a novembre ci sono stati altri bombardamenti. Da allora i valichi di frontiera sono rimasti prevalentemente chiusi. Al centro dello stallo resta la richiesta pakistana che Kabul limiti la presenza del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), movimento armato che riunisce diverse fazioni talebane ostili a Islamabad. Il Pakistan nel 2021 aveva accolto con favore il ritorno al potere dei talebani, ma poi le cose sono decisamente cambiate.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Ambulanze in Afghanistan vicino al confine col Pakistan (Ansa).

I raid pakistani contro i siti di Ttp e Isis-K

Islamabad, insomma, ritiene che Kabul di stia agire contro i gruppi militanti che compiono attacchi in Pakistan. E, in generale, i due Paesi da tempo si accusano a vicenda di alimentare il terrorismo e violare i confini. La recente escalation è nata da una serie di attacchi aerei pakistani contro siti del Ttp, ma anche dello Stato Islamico del Khorasan nell’Afghanistan orientale: il 6 febbraio 40 persone erano morte in un attentato suicida in una moschea sciita a Islamabad, rivendicato proprio da questo ramo dell’Isis.

La risposta delle forze talebane dell’Afghanistan

In risposta, l’Afghanistan ha lanciato un’operazione di terra contro il Pakistan nelle sue province di confine. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che le forze di Kabul hanno catturato 17 avamposti pakistani lungo la zona di confine, tra cui il quartier generale di Anzar Sar nel distretto di Alisher-Terezi, «uccidendo decine di soldati».

Gli attacchi aerei sulle principali città afghane

La controreplica di Islamabad non si è fatta attendere: nella notte tra il 26 e il 27 febbraio il Pakistan ha avviato l’operazione militare su vasta scala denominata “Ghazab-lil-Haq”: colpiti con raid aerei vari obiettivi in Afghanistan, non solo lungo il confine, tra cui la capitale Kabul e la grande città meridionale di Kandahar, dove risiede il leader supremo talebano Hibatullah Akhundzada. Colpita anche la provincia di Paktia. Il ministro dell’interno pachistano Mohsin Naqvi ha definito i raid una «risposta adeguata» all’offensiva afghana del giorno precedente. Attaullah Tarar, a capo del dicastero dell’Informazione, ha dichiarato che gli attacchi hanno ucciso 133 combattenti talebani e ferito più di 200 miliziani. Kabul insiste invece sul fatto che i raid hanno ucciso dozzine di civili, tra cui donne e bambini. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha scritto Asif su X. «Le nostre forze hanno la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva dei talebani», ha detto il primo ministro Shehbaz Sharif.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Militare pakistano al confine con l’Afghanistan (Ansa).

Gli appelli al dialogo e alla de-escalation

Diversi gli appelli al dialogo. L’Iran, tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si è proposto come mediatore, invitando i due Paesi a «risolvere le loro divergenze attraverso il buon vicinato e il dialogo». La Cina ha esortato Pakistan e Afghanistan a «raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile ed evitare ulteriori spargimenti di sangue». Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto: «Facciamo appello ai nostri amici Afghanistan e Pakistan perché si astengano da uno scontro pericoloso e ritornino al tavolo negoziale per risolvere tutti i dissidi con mezzi politici e diplomatici». Un richiamo alla de-escalation è arrivato anche dalle Nazioni Unite, tramite il segretario generale Antonio Guterres e il capo dei diritti umani Volker Türk. Mentre i combattimenti proseguono senza sosta, la situazione umanitaria lungo il confine sta precipitando, con decine di migliaia di sfollati. «Abbiamo ripetutamente sottolineato una soluzione pacifica e vogliamo ancora che il problema venga risolto attraverso il dialogo», ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del governo talebano.

Crans Montana, la protesta dell’ambasciata italiana: «La Svizzera nega le indagini comuni»

Continua il braccio di ferro tra Roma e Berna sulla strage di Crans Montana. «Perché la Svizzera nega una squadra investigativa comune con l’Italia?», si legge in un tweet comparso sul profilo ufficiale dell’ambasciata italiana in Svizzera, in cui si lamenta la mancanza di collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi. «Dal 2020 al 2025 vi sono state ben 15 squadre investigative comuni tra l’Italia e la Svizzera. Perché proprio quella sulla strage di Crans Montana è stata negata dall’Ufficio federale di giustizia alla procura della Repubblica di Roma?», continua il post. Che arriva quasi 10 giorni dopo l’incontro, avvenuto il 19 febbraio, tra una delegazione italiana guidata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi, l’ufficio federale di giustizia e la titolare dell’inchiesta Beatrice Pilloud. In questa occasione si era arrivati alla conclusione che sarebbero stati scambiati gli atti d’indagine ma non costituita una squadra comune.

L’Italia aveva richiamato l’ambasciatore

Insomma, non si placa l’irritazione delle autorità italiane per come la Svizzera sta svolgendo le indagini sulla strage, che era già stata dimostrata quando il governo Meloni aveva richiamato l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado all’indomani della scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale. Cornado non ha ancora fatto rientro nella sede di Berna.

Perché Francesca Albanese ha fatto causa a Trump

La famiglia di Francesca Albanese ha intentato causa contro Donald Trump e alcuni membri della sua amministrazione (la Procuratrice Generale degli Stati Uniti Pam Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio) le sanzioni imposte alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi per la sua presunta «guerra economica e politica» contro Usa e Israele.

Perché Francesca Albanese ha fatto causa a Trump
Donald Trump (Ansa).

La causa è stata intentata dal marito, Massimiliano Cali, e da uno dei due figli della coppia: le regole delle Nazioni Unite impediscono alla relatrice Onu di presentare la denuncia a proprio nome. Nel ricorso, i querelanti denunciano la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento di proprietà a Washington, evidenziando violazioni del Primo, Quarto e Quinto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Nelle scorse settimane Francia e Germania avevano chiesto le dimissioni di Albanese a causa delle sue affermazioni su Israele «nemico comune dell’umanità», rilasciate in videocollegamento con un forum a Doha a cui stavano partecipando anche un dirigente di Hamas e il ministro degli Esteri iraniano. Parigi ha successivamente fatto dietrofront, limitandosi a un semplice richiamo per le «dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche» di Albanese.

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza

C’è un’immagine che rende bene la situazione. Nel melodramma italiano, quello vero, non quello inscenato nell’ultima scalata al tempio milanese della finanza, secondo i magistrati il suggeritore sta nella buca, invisibile al pubblico, pronto a sussurrare le battute ai cantanti sul palcoscenico. Se si traslasse all’opera lirica, nell’assalto a Mediobanca e quindi alle Generali da parte di MpsFrancesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri sarebbero i tenori sul palcoscenico, novelli Radames cui peraltro augurare miglior sorte. Mentre Luigi Lovaglio, l’ad del Monte, reciterebbe la parte del suggeritore in buca: voce determinante, presenza negata. Ammesso, ma non lo crediamo proprio, che i cantanti immemori della parte avessero bisogno di suggerimenti. Quello evocato è il concetto giuridico che ha consentito alla Procura di Milano di mettere anche Lovaglio nel mirino della sua inchiesta: il concorso esterno in ipotesi di concerto. Locuzione che i penalisti peraltro conoscono bene. 

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

La Procura e le tempistiche sospette dell’inchiesta

Ma la vera storia, qui, non è tanto il reato ipotizzato. È la tempistica. La Procura sapeva, o sospettava con sufficiente fondamento da aprire a suo tempo un fascicolo, dell’esistenza di questa presunta orchestrazione tra i protagonisti del blitz su Mediobanca ben prima che l’offerta venisse lanciata. Poi però è calato il silenzio. L’operazione è andata avanti indisturbata, Piazzetta Cuccia ha cambiato padroni e vertici, e solo quando i buoi erano abbondantemente fuggiti qualcuno si è ricordato che forse era tempo di chiudere il recinto. Non comunicando peraltro le conclusioni dell’inchiesta, si badi bene, ma la sola certezza dell’ipotesi di reato. Una differenza non da poco.

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Il procuratore Marcello Viola (Imagoeconomica).

A chi ha fatto comodo questa geometria temporale?

Ora, c’è da chiedersi a chi, anche involontariamente, ha fatto comodo questa geometria temporale. In prima battuta agli assalitori, messi sotto il faro della procura per la vendita da parte del Mef di un cospicuo pacchetto di azioni Mps ai nemici della Mediobanca gestione Nagel. I quali hanno così potuto concludere il lavoro senza che nessuna bomba mediatico-giudiziaria saltasse sotto i loro piedi. In seconda battuta, ovvero quella svelatasi giovedì con l’audizione di Viola e del sostituto Pellicano in Senato, ai detrattori dell’incorporazione. In testa Caltagirone, azionista pesante del Monte che non ha nessuna intenzione di vedere Mediobanca fuori dalla Borsa fagocitata in toto da Siena, e che con questa inchiesta ha un argomento in più per scongiurare l’evento. 

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

In gioco c’è la testa di Lovaglio alla guida del Monte

Il problema è che su di essa si sta giocando anche la testa di Lovaglio. L’amministratore delegato del Monte, passato in un baleno per l’editore del Messaggero da vittorioso condottiero a reietto, presenta venerdì mattina il nuovo piano industriale in una situazione da manuale della complessità: azionisti in guerra tra loro, governo che (finora, ma ci sono i dispositivi da decrittare) non compare nell’inchiesta milanese ma non per questo è spettatore sereno, e una lista di aspiranti consiglieri costruita con nomi talmente pesanti da essere chiaramente identificati come possibili successori di Lovaglio. Dove ci sono profili che non stanno lì per caso, ma sono opzioni aperte, segnali in codice per chi deve capire o ha già capito. Nel frattempo la magistratura avvisa: l’inchiesta sarà lunga, c’è ancora molto da indagare, si lavora sui dispositivi, prefigurando nell’immaginario di fantasmagoriche paginate di intercettazioni, una sorta di Epstein files della finanza che trasformerebbero un caso giudiziario in un romanzo d’appendice. 

Banchiere ucraino morto a Milano, arrestato il figlio

Le forze dell’ordine hanno arrestato il figlio di Alexandru Adarich, il banchiere ucraino morto in via Nerino a Milano il 23 gennaio 2026 dopo essere precipitato da un B&B. Il 34enne, fermato dalla polizia in Spagna, è accusato di sequestro di persona aggravato dalla morte dell’uomo. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, dopo aver convinto il padre a recarsi nel capoluogo meneghino per partecipare a un “meeting” di lavoro, avrebbe partecipato al sequestro del genitore, che serviva a costringerlo a trasferire 250 mila euro in criptovalute. Quel giorno, nell’appartamento di via Nerino, c’erano soltanto Adarich e il figlio. A quest’ultimo, per inquirenti e investigatori, «si ritene addebitabile la caduta dalla finestra» della vittima, «in quanto unica persona presente nella stanza al momento dei fatti».

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount

Netflix ha annunciato la decisione di ritirarsi dall’acquisizione di Warner Bros. Discovery, dando di fatto via libera a Paramount Skydance che, in extremis, aveva fatto pervenire un’offerta da 111 miliardi di dollari. Ted Sarandos, ceo della piattaforma di streaming, aveva già fatto capire che la sua compagnia non avrebbe partecipato a un’asta, dopo aver siglato già a dicembre un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business, tra cui HBO e gli studi cinematografici. La proposta di Paramount riguarda invece l’intera società: l’operazione è destinata a creare un gruppo media capace di competere per dimensioni con The Walt Disney Company e NBCUniversal, controllata da Comcast.

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount
Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount

La proposta di Paramount è stata sostenuta da Trump

Il cda di Warner Bros. Discovery ha comunicato di aver stabilito che l’offerta rappresenta una “superior proposal” rispetto al patto di fusione già esistente con Netflix, suggerendo ai soci di accettarla. Il pacchetto prevede una penale inversa da 7 miliardi di dollari nel caso in cui le autorità blocchino l’operazione. E il rilancio, che ha aumentato il prezzo d’acquisto a 31 dollari per azione, include peraltro anche il rimborso dei potenziali costi per annullare l’intesa raggiunta con Netflix. Che ha deciso di ritirarsi ben prima dei quattro giorni lavorativi concessi per decidere se rilanciare o uscire. La proposta di Paramount è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount
La sede di Netflix (Ansa).

Sanremo, Conti recupera e fa record di share nella terza serata

Sono stati 9 milioni e 543 mila, pari al 60,6 per cento di share, i telespettatori che in media hanno seguito la terza serata del Festival di Sanremo 2026. Rispetto alla seconda serata, Carlo Conti ha dunque recuperato sia in teste (erano state 9 milioni e 53 mila) sia in percentuale (59,5 per cento). L’anno scorso, invece, la terza serata fu seguita da 10 milioni e 700 mila persone, pari al 59,8 per cento di share. Il conduttore può tirare un sospiro di sollievo, visto che si tratta del miglior share per una terza serata del festival costruito su cinque serate. Per trovarne uno migliore bisogna infatti risalire al 1990, con la conduzione di Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, quando la terza serata ottenne il 64,59 per cento di share, ma la kermesse durava quattro serate.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Dopo l’esibizione della metà degli artisti in gara di martedì 25 febbraio, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston gli altri big. Le esibizioni sono state votate dal pubblico a casa con il televoto e dalla giuria della radio. Ecco i primi cinque classificati, senza ordine di piazzamento: Arisa (Magica favola), Serena Brancale (Qui con me), Sayf (Tu mi piaci tanto), Luchè (Labirinto) e Sal Da Vinci (Per sempre sì). La quarta serata, quella di venerdì 27 febbraio, sarà dedicata alle cover e ai duetti. In questo caso voteranno tutte le giurie – pubblico; sala stampa, tv e web; giuria delle radio – ma il risultato servirà solo a decretare il vincitore di questa serata e non influenzerà la classifica dei brani inediti in gara. La competizione vera e propria riprenderà con la finale di sabato 28 febbraio.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
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Regno Unito, i Verdi vincono in una roccaforte rossa strappando il seggio ai Laburisti

I Verdi britannici hanno stravinto le elezioni suppletive nel seggio di Gorton&Denton, nella zona di Manchester, strappando una storica roccaforte rossa ai Laburisti, che sono arrivati solo terzi dietro persino al partito di Nigel Farage. I Verdi hanno ottenuto quasi 15 mila voti, contro i 10.500 dei faragisti, mentre il Labour è rimasto sotto i 10 mila. Un risultato che potrebbe cambiare le carte in tavola e ridisegnare la geografia politica britannica, perché dimostra come il partito ecologista sia ritenuto un’alternativa credibile a sinistra e quanto accaduto a Manchester potrebbe ripetersi su vasta scala alle amministrative di maggio, specialmente a Londra. Il Labour, dunque, diventa un partito quasi minoritario in una gara a cinque, che vede il campo progressista diviso fra Verdi, laburisti e liberaldemocratici e la destra con Farage e i conservatori. Per il premier Starmer, già destabilizzato dallo scandalo Epstein-Mandelson, potrebbe essere una sconfitta definitiva, con i suoi avversari nel partito che potrebbero muoversi contro di lui già nei prossimi giorni.

Un altro collegio laburista era stato strappato da Reform Uk

Non è il primo caso di feudo che viene strappato ai laburisti dagli avversari. A inizio maggio 2025, nell’elezione suppletiva di Runcorn & Helsby, era stato Reform Uk di Farage a vincere in un collegio rosso. In quel caso i parlamentari laburisti avevano dato la colpa a Starmer, accusandolo di non essersi impegnato a sufficienza durante la campagna elettorale.