Durante l’ultima puntata de La Pennicanza, Fiorello è riuscito a strappare all’attuale Direttore Generale della Rai Roberto Sergio la conferma che sarà Stefano De Martino a raccogliere il testimone da Carlo Conti come prossimo conduttore del Festival di Sanremo. Non è un annuncio ufficiale, ma poco ci manca. Ecco cosa è successo.
La chiamata di Sergio a Fiorello
Sergio ha chiamato Fiorello mentre era in diretta su Radio Due e in visual radio sul canale 202 e su RaiPlay. Dopo aver scambiato qualche battuta, lo showman ha chiesto al dirigente Rai: «Può dirci qualcosa che non sappiamo del futuro di questa azienda? Una cosa, che so, Sanremo dell’anno prossimo per esempio». A quel punto, Sergio ha risposto: «Ma chi? De Martino». Poi la chiusura della chiamata, piuttosto frettolosa.
La smentita del dirigente Rai
Successivamente, parlando di «gag incomprensibile», Sergio ha smentito di aver fatto annunciato De Martino come conduttore di Sanremo 2027, dopo essere stato “imbeccato” da Fiorello senza nemmeno poter capire cosa stesse accadendo.
Il ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero di Spin Time, palazzo di 10 piani e 21 mila metri quadrati nel rione Esquilino di Roma, occupato nel 2013 dal movimento per il diritto all’abitare Action. Lo riporta Adnkronos. A stabilire il risarcimento è stata la seconda sezione civile del Tribunale di Roma, dopo la causa intentata da InvestiRE Sgr.
L’edificio occupato un tempo era la sede dell’Inpdap
L’edificio occupato, che si trova in via Santa Croce in Gerusalemme (non lontano dalla stazione Termini), in passato è stato sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap), poi confluito nell’Inps. La chiusura degli uffici dell’ente iniziò nel 2003 e il definitivo abbandono del palazzo era arrivato nel 2010. Successivamente era stato venduto al fondo di investimenti immobiliari Investire SGR. Poi l’occupazione da parte di Action, a seguito della quale hanno trovato casa nell’immobile oltre 150 famiglie, per un totale di circa 400 persone.
Secondo quanto riporta Adnkronos, la sentenza (di 25 pagine) è stata emessa il 18 dicembre ed è stata appena notificata al Viminale. «È vero che l’occupazione illecita, e quindi il reato è stato posto in essere da soggetti terzi, ma il danno conseguente a tale occupazione può e deve essere imputato al ministero dell’Interno», si legge nella sentenza. Questo perché il Viminale «a fronte della emissione da parte dell’Autorità giudiziaria di un provvedimento di sequestro preventivo, aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell’illecito, essendo obbligato a dare esecuzione al decreto di sequestro». Su richiesta del pm del 27 febbraio 2020, il gip di Roma aveva ordinato il sequestro preventivo dell’immobile il 31 marzo 2020. Ma l’ordine non è stato mai eseguito. Matteo Piantedosi, attuale ministro dell’Interno, ha inserito Spin Time Labs nel piano sgomberi della prefettura di Roma.
L’Iran prova a sventare la minaccia di un massiccio attacco degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un’intervista al programma Morning Joe dell’emittente americana Msnbc, ha infatti annunciato che «entro due o tre giorni» sottoporrà alle sue controparti statunitense la proposta di Teheran per un accordo sul nucleare: «Dopo il via libera finale dei miei superiori, la bozza sarà consegnata a Steve Witkoff».
Gli Stati Uniti non avrebbero chiesto l’arricchimento zero dell’uranio
Araghchi ha poi spiegato che Witkoff e l’altro negoziatore Usa, Jared Kushner, nel corso dell’ultimo round di colloqui che si è tenuto a Ginevra non hanno chiesto all’Iran lo stop completo all’arricchimento dell’uranio. «Ora stiamo parlando di come garantire che il programma nucleare iraniano, compreso l’arricchimento, sia pacifico e lo rimanga per sempre», ha aggiunto.
I colloqui di Ginevra sulla stampa sul Tehran Times (Ansa).
Washington intensifica intanto il dispiegamento militare in Medio Oriente
L’attacco americano, va detto, resta tutt’altro che un’ipotesi campata in aria. Gli Stati Uniti stanno infatti intensificando il dispiegamento navale e aereo in Medio Oriente. La portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, è infatti entrata nelle acque del Mar Mediterraneo. E lo stesso ha fatto il cacciatorpediniere USS Mahan, parte integrante del gruppo da battaglia guidato dalla Ford.
La Corte suprema degli Stati Uniti si è pronunciata contro i dazi imposti dal presidente Donald Trump nel 2025. I giudici hanno ritenuto che il tycoon sia andato oltre la sua autorità imponendo tariffe attraverso una legge riservata all’emergenza nazionale, il provvedimento del 1977 denominato International emergency economic powers act (Ieepa) che conferisce al presidente il potere di regolamentare il commercio in risposta a un’emergenza, che Trump aveva evocato per “giustificare” alcuni dazi – la prima volta nel febbraio 2025 per tassare le merci provenienti da Cina, Messico e Canada, affermando che il traffico di droga da quei paesi costituiva un’emergenza, poi ad aprile, ordinando prelievi dal 10 al 50 per cento sulle merci provenienti da quasi tutti i paesi del mondo. «Riteniamo che l’Ieepa non autorizzi il presidente a imporre tariffe», si legge nella sentenza. Secondo i giudici, il presidente non poteva utilizzare i suoi poteri esecutivi per imporre le tariffe doganali ma sarebbe stata necessaria una decisione del Congresso.
La Corte si è pronunciata con una maggioranza di 6-3
La Corte si è espressa contro i dazi con una maggioranza di 6-3. I tre giudici liberali Ketanji Brown Jackson, Elena Kagan e Sonia Sotomayo, insieme ai tre giudici conservatori Amy Coney Barrett, Neil Gorsuch e John Roberts, hanno votato per abbattere le tariffe. I giudici Brett Kavanaugh, Samuel Alito e Clarence Thomas hanno dissentito.
La reazione delle Borse
Wall Street ha risposto rapidamente e positivamente alla sentenza della Corte. Ecco come si comportano i principali indici:
È morta a 88 anni Angela Luce: a teatro aveva recitato al fianco di Eduardo De Filippo, che l’aveva scoperta, e al cinema con Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Totò, lavorando per registi come Pupi Avati e Mario Martone. Vincitrice di un David di Donatello, all’attività di attrice aveva affiancato quella di cantante, partecipando anche al Festival di Sanremo.
Era stata scoperta da Eduardo De Filippo
Vero nome era Angela Savino, era nata a Napoli nel 1937 e nella sua città aveva cominciato a calcare il palcoscenico. Non ancora ventenne fu notata da Eduardo De Filippo, che la definì «una forza della natura» e la accolse nella sua compagnia senza nemmeno un provino; assieme furono protagionisti della versione teleteatrale de Il contratto. Nel corso della carriera teatrale lavorò anche con Peppino De Filippo e Nino Taranto.
Nel 1996 aveva vinto il David di Donatello
Nel 1956 l’esordio al cinema con Ricordati di Napoli, diretto da Pino Mercanti. Negli anni seguenti interpretò film come Il vedovo di Dino Risi, Lo straniero di Luchino Visconti e Signori si nasce di Mario Mattioli, al fianco di Totò. Attrice poliedrica, tra le sue interpretazioni più significative di Angela Luce ci sono quelle ne Il Decameron di Pier Paolo Pasolini e in Malizia di Salvatore Samperi. Per La seconda notte di nozze di Pupi Avati ricevette la nomination al Nastro d’argento. La parte ne L’amore molesto di Mario Martone nel 1996 le valse il David di Donatello (miglior attrice non protagonista) e una nomination per la Palma d’oro a Cannes.
Nel 1975 arrivò seconda a Sanremo
Per quanto riguarda la carriera di cantante, Angela Luce partecipò due volte a Un disco per l’estate e una al Festival di Sanremo, arrivando seconda nel 1975 con il brano Ipocrisia. Tra i suoi dischi più apprezzati ci sono Che vuò cchiù e Cafè Chantant, incisi negli Anni 70.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato che il governo intende impugnare la sentenza del tribunale di Palermo sul caso Sea Watch, che ha disposto un risarcimento di 76 mila euro in favore della ong. «Noi fino adesso, e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quando è stato possibile l’abbiamo impugnato, quindi anche in questo caso faremo così», ha dichiarato a margine dell’inaugurazione dell’ufficio PolMetro della Questura di Roma alla Stazione Termini.
Piantedosi: «I numeri danno ragione al governo»
Sempre a proposito di immigrazione, ha dichiarato: «Quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa. Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c’è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi, vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo».
Salvini: «Con me al Viminale Rackele non avrebbe vita facile»
Sul caso del risarcimento alla Sea Watch è intervenuto anche Matteo Salvini, che all’epoca dei fatti a cui si riferisce la sentenza era ministro dell’Interno: «Votare per cambiare o no la giustizia incide con la nostra vita quotidiana. Se tornerò ministro dell’Interno con me Rackete (ndr la comandante della nave) non avrebbe vita facile. Ma se la politica costruisce delle leggi sulla sicurezza, possono piacere o non piacere, e poi i giudici però decidono il contrario, è complicato».
Unicredit ha erogato un finanziamento a Sal (Stato avanzamento lavori) di 3,2 milioni alla società Blu Ocean. L’operazione è finalizzata alla realizzazione di due nuove celle frigorifere di circa 10 mila metri cubi, che saranno destinate allo stoccaggio di prodotti surgelati e integrate con la struttura già esistente nel comune di Casteldaccia. Blu Ocean si occupa della selezione e distribuzione di pesce fresco, surgelato e prodotti alimentari, garantendo elevati standard di qualità. È presente con punti vendita diretti e numerosi corner nei supermercati, garantendo una diffusione capillare dei suoi prodotti. L’investimento che verrà realizzato ha una chiara valenza Esg dal punto di vista ambientale grazie all’adozione di impianti ad alta efficienza energetica, sul piano sociale in quanto consolida i livelli occupazionali e garantisce standard elevati di sicurezza alimentare, oltre che di governance, in quanto grazie al cda e a un controllo di gestione assicurerà trasparenza decisionale e un presidio più efficace dei rischi.
Lo Coco: «Questo progetto genererà un impatto concreto e positivo sul territorio»
Queste le dichiarazioni di Marco Lo Coco, presidente di Blu Ocean: «Questo investimento rappresenta un passaggio chiave del nostro Piano industriale 2026-2030, orientato a rafforzare la nostra leadership nel mercato di riferimento e a sostenere una crescita solida, strutturata e di lungo periodo. Non si tratta semplicemente di un ampliamento infrastrutturale, ma di una scelta strategica pienamente coerente con il percorso Esg che l’azienda ha intrapreso da anni, integrando efficienza energetica, sicurezza alimentare, tutela occupazionale e solidità della governance in un’unica visione di sviluppo responsabile. Blu Ocean è pienamente consapevole del proprio ruolo economico e sociale sul territorio e ritiene che questo progetto possa generare un impatto concreto e positivo in termini di occupazione, competitività e sviluppo per la comunità locale. Desideriamo ringraziare Unicredit per la fiducia accordata e per una collaborazione consolidata nel tempo, che continua a rappresentare un elemento determinante nel nostro percorso di crescita e rafforzamento aziendale».
Malandrino: «Impegnati a favorire interventi che promuovono uno sviluppo sostenibile»
Gli ha fatto eco Salvatore Malandrino, Regional manager Sicilia di Unicredit: «Il finanziamento destinato ai piani di sviluppo di Blu Ocean testimonia il nostro continuo impegno verso il tessuto produttivo siciliano. La nostra presenza capillare sul territorio ci permette di accompagnare efficacemente le imprese nei loro percorsi di crescita, favorendo interventi che promuovono uno sviluppo economico sostenibile a beneficio delle comunità in termini di occupazione, innovazione e qualità ambientale».
In molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto l’audit interno che doveva chiarire l’assunzione del fidanzato della figlia di Antonio Marano, Alessandro Valadè, a Rai Pubblicità. Era stato lo stesso consigliere di amministrazione in quota Lega nonché presidente ad interim della Rai a chiedere un accertamento che verificasse il rispetto delle procedure aziendali e la correttezza della sua condotta. La storia del genero di Marano era stata raccontata per prima da la Repubblica: Valadè era stato scelto all’interno di una selezione che mirava a reclutare esperti in marketing, comunicazione, digitale e vendite. Tra i tanti candidati, alla fine ha avuto la meglio proprio lui. Le opposizioni avevano subito parlato di «vergognosa parentopoli» e «servizio pubblico preda delle scorribande della destra». E pare che anche l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (nel frattempo indaffarato anche con l’imbarazzante caso Petrecca) non abbia preso bene l’episodio e si sia lamentato dell’inopportunità politica di quell’assunzione, che presta il fianco agli attacchi sulla presunta occupazione militare della destra della tivù di Stato, trasformata in TeleMeloni. Il “suocero” ha provato a difendere Valadè così: «Ha un curriculum prestigioso. Ha passato sei colloqui di selezione. E se io non ho rivelato prima all’ad di Rai Pubblicità quale fosse il nostro rapporto è proprio per non esercitare alcuna forma di pressione». Sarà, ma intanto adesso si attende il risultato dell’audit, visto che nel frattempo sono passati due mesi.
Antonio Marano (foto Ansa).
Si vocifera, tra l’altro, anche di un Marano preoccupato dal fatto che dopo la fine dei Giochi olimpici invernali ci possano essere ulteriori sviluppi sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato l’operato della Fondazione Milano Cortina, di cui lo stesso Marano è stato direttore commerciale dal 2021 praticamente fino a oggi. Anche qui sono piovute accuse di parentopoli, per restare in tema: nelle carte dell’inchiesta si è parlato di «carenza di trasparenza e imparzialità nelle assunzioni» e «malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari». Tra gli altri, per esempio, sono stati assunti il figlio di Ignazio La Russa e la nipote di Mario Draghi. Tra rimborsi spese vari e vetture con autista a carico della fondazione, i pm hanno trasmesso gli atti dell’indagine al procuratore della Corte dei conti della Lombardia per eventuali profili di danni erariali, come raccontato da Il Fatto Quotidiano. Anche se gli stessi pm hanno pure chiesto al gip di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato, grazie alla riforma Nordio del luglio 2024. E dall’altro perché l’ipotesi di turbativa d’asta nelle gare private per conto di amministrazioni pubbliche sussiste solo nell’acquisto di «beni e servizi» e non per «l’assunzione di personale». Il decreto Salva Olimpiadi del 2024 oltretutto aveva definito la Fondazione come ente privato, bloccando di fatto le indagini per reati contro la pubblica amministrazione. La questione però è passata all’esame della Corte costituzionale: il tribunale di Milano ha sollevato infatti la questione di legittimità costituzionale, e ora la decisione della Consulta potrebbe riaprire le indagini. L’udienza è fissata per il 5 maggio 2026.
Arianna Meloni a Gradoli, al pranzo del Purgatorio
Gradoli, si sa, è un Comune diventato noto per colpa del rapimento di Aldo Moro: dal tavolino della seduta spiritica di Romano Prodi e dei suoi commensali spuntò proprio “Gradoli”, indicato come il luogo nel quale trovare lo statista democristiano, ma invece di andare in via Gradoli a Roma, nel covo delle Brigate rosse, tutti andarono nel paese situato in provincia di Viterbo, con un enorme, e inutile, dispiegamento di mezzi. Fatto sta che lì, proprio nel Comune di Gradoli, ogni mercoledì delle Ceneri va in scena il cosiddetto “pranzo del Purgatorio”, preparato nel corso della notte da un esercito di cuoche nella “stanza del fuoco”, con 50 quintali di legna per riscaldare i calderoni: alle 13 in punto, nei capannoni della Cantina Oleificio Sociale, ecco i prelibati “fagioli del Purgatorio”, con tanto di luccio, nasello, baccalà e tinca. L’organizzazione che cura tutto si chiama “Fratellanza del Purgatorio di Gradoli”, e ha al suo vertice il capitano Massimo Del Signore. E se c’è una fratellanza, ecco Fratelli d’Italia, con la presenza di Arianna Meloni. Che a Gradoli hanno chiamato «la sorellanza», per restare in tema con il sodalizio. Gli abitanti sono poco più di un migliaio, i partecipanti al pranzo molti di più, qualcuno ne ha contati 1.500, e Arianna è legatissima a questi luoghi. Tanto da lasciare un messaggio sui social: «Grazie per averci accolto al Pranzo del purgatorio. Una giornata in cui la comunità intera si prende cura dei più deboli attraverso un banchetto di beneficenza e si ritrova intorno a un piatto di fagioli e un brodo di tinca, tipici della cucina territoriale». Con Arianna c’erano il deputato Mauro Rotelli, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli, la capogruppo di FdI Viterbo Laura Allegrini, il coordinatore provinciale Massimo Giampieri. Lo scorso anno, all’evento, c’era il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Giovanni Grasso va per mostre
Giovanni Grasso, oltre a lavorare al Quirinale come portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, coltiva da sempre la passione per la letteratura. E per l’arte. Così l’altra sera era al Mattatoio di Roma, a Testaccio, all’inaugurazione della mostra “Chiara Capobianco. Architettura di una metamorfosi”. Come si legge nella presentazione, «l’idea che sostiene il progetto espositivo è ispirata dai miti raccontati nelle Metamorfosi di Ovidio, i cui motivi narrati, che hanno per soggetto identità fluide, corpo, desiderio, perdita e resistenza, diventano strumento per interrogare il presente…».
Giovanni Grasso con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Fiuggi, Abodi porta lo sport
Dite a Leonardo Maria Del Vecchio che dal 20 al 22 marzo Fiuggi si trasformerà in un grande laboratorio nazionale dedicato al futuro della “Repubblica del Movimento” e delle comunità attive. L’iniziativa promossa da Fondazione Sportcity in collaborazione con il comune di Fiuggi coinvolgerà oltre 200 addetti ai lavori tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, manager, imprenditori del settore e dirigenti sportivi. Ecco così il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, insieme al sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro. La seconda giornata entrerà nel vivo con una serie di interventi dedicati a politiche sportive, infrastrutture e sviluppo dei territori. Tra i protagonisti della mattinata ci saranno Diego Nepi Molineris, Livio Gigliuto ed Evelina Christillin, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impiantistica sportiva.
La posizione di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia indagato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo a Milano, si sta aggravando sempre di più. Secondo le versioni rese negli interrogatori da quattro colleghi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, il 42enne avrebbe gestito da solo e in maniera a dir poco opaca i concitati momenti dopo il colpo sparato. Ecco cosa sta emergendo.
Avrebbe mentito sulla chiamata ai soccorsi
Innanzitutto, Cinturrino avrebbe mentito agli altri agenti dicendo di aver chiamato i soccorsi dopo aver sparato a Mansouri, quando in realtà non l’aveva fatto. La chiamata, col pusher agonizzante a terra, sarebbe infatti partita più di 20 minuti dopo.
La possibile messinscena della pistola
C’è poi l’ipotesi della messinscena della pistola. Cinturrino aveva raccontato di aver agito per legittima difesa, dopo che Mansouri gli aveva puntato contro un’arma (rivelatasi poi finta). Ma il collega che era più vicino a lui (unico teste oculare dell’omicidio), prima che venissero effettivamente chiamati i soccorsi si sarebbe recato al commissariato Mecenate, per tornare sul posto con una borsa. Gli altri colleghi hanno detto di non sapere cosa ci fosse dentro. Insomma, l’ipotesi è che pistola a salve sia stata messa successivamente sulla scena e che Mansouri non l’abbia mai impugnata.
La gestione borderline di alcune operazioni precedenti
Cinturrino avrebbe gestito in prima persona la situazione e i colleghi, più giovani e dunque meno esperti, avrebbero sostanzialmente solo assistito. Sempre dai verbali, stando a quanto filtra, è venuta alla luce una gestione borderline da parte di Cinturrino di alcune operazioni precedenti. In alcune occasioni, infatti, avrebbe anche malmenato tossici e piccoli spacciatori presenti nella zona.
Sta facendo discutere il file con i candidati che hanno superato le prove scritte del concorso per notai del 2024. Sul sito del Consiglio nazionale del notariato è stato infatti pubblicato, e poi rimosso dopo pochi minuti, un documento Excel dove, accanto ai partecipanti, erano segnati commenti e giudizi inappropriati come «carina», «graziato», «salvato», «fenomeno». Diverse persone l’hanno però visionato e salvato prima che venisse tolto dalla rete, e così gli screenshot hanno cominciato a girare su blog e social generando commenti, accuse alla commissione che l’ha compilato (composta da sei professori universitari, nove magistrati e nove notai) e annunci di ricorsi.
Candidati associati ai santi
Oltre a commenti sessisti e valutazioni inopportune, a fianco dei codici di alcuni candidati sono associati nomi di santi – figure come san Mattia Apostolo, san Pancrazio, san Filippo Neri e santa Matilde di Hackeborn. C’è anche un misterioso candidato denominato “Papa“. Il timore che agita i candidati esclusi è che dietro a queste associazioni candidato-santo si celino i nomi dei «padrini» o dei referenti politici e/o professionali dei partecipanti, una sorta di mappa della raccomandazione 2.0. Tra gli altri riferimenti presenti accanto ai nomi, un enigmatico «sciopero e cena a Enoteca Corsi». Insomma, tutto lascia pensare che le tre prove scritte, che dovrebbero essere valutate senza conoscere l’identità del candidato grazie al sistema delle buste separate, e che dovrebbero avere come garante il ministero della Giustizia, siano state oggetto di un monitoraggio personalizzato.
Luigi Di Maio ha annunciato una prestigiosa aggiunta alla sua già ricca collezione di poltrone: l’ex M5s è stato infatti nominato professore onorario al Dipartimento di studi sulla difesa del King’s College di Londra, nella facoltà di Scienze sociali. «Assumerò questo nuovo incarico con l’obiettivo di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, sulle relazioni Europa-Golfo e sulle dinamiche geopolitiche», ha scritto Di Maio su LinkedIn: «Una nuova sfida. Sempre la stessa passione».
Luigi Di Maio (Imagoeconomica).
Tutti gli incarichi di Di Maio
Celebrando l’approvazione del Reddito di Cittadinanza, da ministro del Lavoro (e dello Sviluppo economico) Di Maio nel 2018 aveva annunciato l’abolizione della povertà. Da allora ha messo in fila un successo dopo l’altro, o quasi. Ministro degli Esteri con Giuseppe Conte e poi con Mario Draghi premier, da capo politico del Movimento 5 stelle si è ritrovato in una posizione subordinata a favore dell’avvocato pugliese. Oggi presidente pentastellato. Dopo il fallimento di Impegno Civico alle Politiche del 2022, Di Maio ha detto addio a Montecitorio (dove aveva un seggio dal 2013), trovando però un nuovo incarico di respiro internazionale, ovvero quello di rappresentante speciale dell’Ue per la regione del Golfo, per il quale è stato riconfermato fino al 28 febbraio 2027.
Il gup di Roma ha prosciolto 29 persone – quasi tutti membri di CasaPound – che erano indagate per i saluti romani del 7 gennaio 2024 davanti all’ex sede dell’Msi di via Acca Larenzia, a Roma, in occasione della commemorazione dei tre giovani militanti di destra uccisi nel 1978. Il giudice ha disposto il non luogo a procedere sostenendo che «non c’è una ragionevole previsione di condanna». I pm, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, contestavano la violazione delle leggi Mancino e Scelba, principali strumenti normativi italiani per punire l’apologia di fascismo e l’odio razziale. «È stata rispettata la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione e quindi la mancanza di pericolo concreto per una manifestazione che si svolge con le stesse modalità da quasi 45 anni», ha commentato l’avvocato Domenico Di Tullio, uno dei difensori dei 29 indagati.
Dopo le indiscrezioni su un suo addio anticipato dalla presidenza della Bce, Christine Lagarde è intervenuta per smentire le ipotesi. «Dobbiamo consolidare e assicurarci che tutto ciò sia davvero solido e affidabile. Quindi il mio scenario di base è che ci vorrà fino alla fine del mio mandato», ha affermato in un’intervista al Wsj. Riguardo alle voci che possa prendere la guida del World Economic Forum, ha detto che questa è «una delle tante opzioni» che sta prendendo in considerazione ma una volta scaduto il suo mandato alla Banca centrale.
Le indiscrezioni del Financial times sull’addio anticipato
Era stato il Financial Times a scrivere che Lagarde avrebbe avuto intenzione di lasciare il suo incarico da presidente della Bce prima della scadenza del mandato nel 2027. Secondo il quotidiano britannico, la decisione era legata alla volontà di dare al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Merz la possibilità di scegliere il suo successore prima delle prossime elezioni presidenziali in Francia in programma ad aprile del 2027. Dopo la pubblicazione dell’articolo, la stessa Bce aveva rilasciato una nota precisando che «la presidente Lagarde è totalmente concentrata sul suo mandato e non ha preso alcuna decisione riguardo alla conclusione del mandato».
L’Ucraina boicotterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, che si terrà il 6 marzo a Verona, in segno di protesta contro la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di consentire agli atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto la propria bandiera nazionale e non più come neutrali. Il Comitato Paralimpico di Kyiv ha inoltre chiesto che la bandiera ucraina non venga utilizzata alla cerimonia di apertura. Matviy Bidny, ministro dello Sport ucraino, aveva definito «scandalosa» la decisione dell’International Paralympic Committee.
Il duro comunicato Comitato Paralimpico Ucraino
«È necessario rendersi conto che la Russia, che oggi occupa i territori ucraini, uccide in modo massiccio civili – donne, bambini, anziani, persone con disabilità – issando immediatamente la sua bandiera, intrisa del sangue della popolazione civile ucraina, sui territori che ha conquistato», si legge in una nota del Comitato Paralimpico Ucraino: «La leadership del Comitato Paralimpico Internazionale permetterà di issare sul territorio di Milano-Cortina proprio questa bandiera del Paese assassino, concedendo il numero massimo di posti per la partecipazione ai rappresentanti della Russia».
Assegnati sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia
Gli atleti di Russia e Bielorussia erano stati sospesi dalle competizioni dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A Parigi 2024 c’era stata la parziale riammissione, senza simboli: alle Olimpiadi di Milano-Cortina hanno preso parte come atleti individuali e neutrali 13 sportivi russi e sette bielorussi. Alle Paralimpiadi sono attesi sei atleti russi e quattro bielorussi.
«Visto l’enorme interesse dimostrato», Donald Trump ordinerà al segretario della Guerra Pete Hegseth ee ad altri dipartimenti e agenzie competenti Usa di «avviare il processo di identificazione e pubblicazione dei file governativi relativi alla vita aliena ed extraterrestre, ai fenomeni aerei non identificati (Uap) e agli oggetti volanti non identificati (Ufo) e a qualsiasi altra informazione collegata a queste questioni altamente complesse». Lo ha annunciato lo stesso Trump su Truth: poco prima, parlando con i giornalisti, il presidente Usa aveva accusato Barack Obama di aver rivelato informazioni riservate sulla possibile esistenza degli alieni, parlando di «grave errore» da parte dell’ex presidente democratico.
Cosa aveva detto Obama
Trump non ha specificato quali informazioni riservate Obama avesse rivelato. Questo perché, in effetti, l’ex presidente democratico non ha svelato alcun segreto, esprimendo casomai una convinzione personale. Durante un’intervista con il conduttore di podcast Brian Tyler Cohen, quando quest’ultimo ha chiesto a Obama se gli alieni siano reali, lui aveva risposto: «Esistono, ma non li ho visti e non sono tenuti nell’Area 51. Non ci sono strutture sotterranee, a meno che non ci sia una grande cospirazione tenuta nascosta al presidente degli Stati Uniti». Visto il clamore suscitato dalle sue dichiarazioni, Obama ha poi pubblicato su Instagram un post in cui ha spiegato di essersi «adeguato allo spirito del programma» e aggiungendo: «L’universo è così vasto che statisticamente ci sono buone probabilità di una vita là fuori. Ma le distanze tra i sistemi solari sono talmente grandi che le possibilità che gli alieni ci abbiano fatto visita sono basse. Non ho visto alcuna prova durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiano preso contatto con noi».
È morto a 53 anni l’attore Eric Dane, celebre per il ruolo di Mark Sloan nella serie Grey’s Anatomy. Ad aprile 2025 aveva rivelato di avere la Sla, malattia neurodegenerativa progressiva che causa la morte dei motoneuroni e la paralisi dei muscoli volontari. Il decesso è stato confermato dalla portavoce Melissa Bank: «Ha trascorso gli ultimi giorni circondato dagli amici più cari, dalla sua amorevole moglie e dalle sue due splendide figlie, Billie e Georgia, che sono state il centro del suo mondo». Dopo la diagnosi, Dane era diventato testimonial per promuovere raccolte fondi per la ricerca.
Da Grey’s Anatomy a Euphoria
Nato a San Francisco nel 1972, aveva preso parte alla fortunata serie Med dalla terza alla nona stagione, indossando nuovamente i panni del dottor Sloan per un’apparizione nel 2021 nel corso della 17esima stagione. Aveva partecipato anche a una serie di film di successo tra cui X-Men – Conflitto finale, Io e Marley e Burlesque. In uno degli ultimi ruoli aveva interpretato il padre di Nate Jacobs – l’attore Jacob Elordi – nella serie Euphoria. A novembre 2025, in un episodio di Brilliant Minds, era diventato un vigile del fuoco colpito dalla Sla.
L’inchiesta nei confronti del poliziotto Carmelo Cinturrino, che a Rogoredo ha ucciso lo spacciatore Abderrahim Mansouri, il quale gli avrebbe puntato contro una pistola a salve, sta facendo emergere un quadro molto diverso dalla legittima difesa, rafforzando invece l’ipotesi di omicidio volontario. Insomma, la posizione dell’assistente capo della squadra investigativa del commissariato di Mecenate si sta aggravando. Ecco cosa sappiamo.
La versione dell’agente che ha sparato
Cinturrino e i quattro colleghi che erano con lui a Rogoredo hanno raccontato che Mansouri li aveva minacciati con una pistola (poi rivelatasi falsa). E che il pusher non si era fermato dopo un primo avvertimento, avvicinandosi a loro, sempre con l’arma puntata. A quel punto l’agente avrebbe sparato per difendersi, uccidendo lo spacciatore con un colpo da circa 20 metri di distanza, diretto alla testa.
Cosa non torna nel suo racconto
Mansouri è stato raggiunto da un proiettile alla tempia, da una distanza considerevole, quando sarebbe stato molto più facile (e logico) puntare alla figura. Durante l’interrogatorio, Cinturrino ha inoltre detto che Mansouri era di fronte a lui: ma dall’autopsia è emerso che il pusher aveva il volto girato lievemente verso sinistra. Da qui appunto il foro d’entrata alla tempia destra. Gli avvocati dei familiari di Mansouri, sostengono che stesse fuggendo quando è stato ucciso e che non avesse con sé alcuna pistola finta.
Quattro agenti sono indagati per favoreggiamento
Oltre a Cinturrino indagato per omicidio volontario, ci sono quattro agenti sotto inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso. Secondo le imputazioni, che derivavano dalle loro prime audizioni e da elementi raccolti nelle indagini (tra cui le analisi di telecamere e telefoni), avrebbero aiutato Cinturrino a «eludere le investigazioni». In particolare, avrebbero omesso la presenza di testimoni sul luogo del delitto e avrebbero mentito sui loro movimenti. Inoltre non avrebbero allertato subito i soccorsi.
Si sta rafforzando l’ipotesi di una messinscena
Insomma, il sospetto è che Mansouri non stesse davvero girando con una replica di una Beretta 92 con il tappo rosso, poi puntata contro gli agenti. Ma che qualcun altro l’abbia messa accanto al pusher ormai agonizzante, chiamando i soccorsi più di 20 minuti dopo lo sparo. Giusto il tempo di preparare la messinscena. Rilevanti saranno gli esiti delle analisi genetiche sull’arma finta: Cinturrino si è sottoposto al tampone salivare.
Sarebbero emerse precedenti tensioni tra i due
Mansouri faceva parte della famiglia che da oltre due decenni gestisce lo smercio di droga nella zona al confine tra Milano e San Donato Milanese. E aveva diversi precedenti penali, anche per resistenza a pubblico ufficiale. Cinturrino ha raccontato di aver raggiunto a Rogoredo (si trovava al Corvetto) «i colleghi che stavano facendo un arresto» e, una volta giunto sul posto, di aver riconosciuto Mansouri. Dagli ultimi verbali, scrive l’Ansa, è emersa una gestione opaca di alcune operazioni precedenti da parte di Cinturrino e anche alcune tensioni tra il poliziotto e lo spacciatore rimasto ucciso.
L’ex principe Andrea, arrestato all’alba di giovedì 19 febbraio, è stato rilasciato dopo 12 ore ed è tornato nella sua tenuta di Sandringham. È tipico delle persone arrestate per reati finanziari essere rilasciate dopo poco tempo, quindi non sorprende che lo sia stato anche lui, che rimane sotto inchiesta. Essere rilasciato sotto inchiesta significa che non è su cauzione, quindi non è soggetto a determinate condizioni. Tuttavia, può essere nuovamente arrestato o gli può essere chiesto di sottoporsi a ulteriori colloqui. Ora occorre attendere per vedere se il Crown prosecution service e la polizia ritengano che ci siano prove sufficienti per incriminarlo per un reato. In questo caso, si tratterebbe di cattiva condotta nell’esercizio della funzione pubblica.
La Polizia continua a raccogliere prove al Royal Lodge
La Bbc ha riferito che nella mattinata di venerdì 20 febbraio diversi veicoli senza contrassegni sono arrivati al Royal Lodge, l’ex residenza nel Berkshire dove Andrea viveva fino a poco tempo fa, mentre la polizia continua a lavorare nella residenza reale. Almeno due mezzi erano guidati da agenti di polizia in uniforme. Agli investigatori l’arduo compito di archiviare e registrare le prove, assegnare loro numeri di serie e creare un inventario degli oggetti sequestrati che probabilmente continuerà per ore e forse giorni.
Non può non scendere in campo per il referendum, Giorgia Meloni. È la sua riforma, è il suo governo, è la sua consultazione. Il No cresce anche perché la presidente del Consiglio – la cui popolarità è intatta nonostante gli assist di Carlo Nordio all’opposizione – non ha fin qui fatto campagna elettorale per il Sì. Anche se giovedì sera ha concesso un’intervista a SkyTg24 che pareva il trailer di un marzo impegnativo dal punto di vista pubblico. Da Sergio Mattarella sono arrivate «parole giuste e doverose», ha detto Meloni, perché «è molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito». Il 22 e il 23 marzo «si vota sulla giustizia, non sul governo», ha ricordato, precisando che le elezioni politiche saranno fra un anno, sarà quello il momento per eventualmente mandarla a casa. «Vedo un tentativo di trascinare la campagna referendaria in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto».
In un'intervista esclusiva al direttore di Sky tg24 Fabio Vitale (@vitale_f), la premier affronta a 360° i temi dell'attualità italiana e internazionale, dalla riforma della Giustizia alla polemica con Macron sulla morte dell'attivista di estrema destra Quentin Deranque pic.twitter.com/bQySiPZ4Cq
Lo spettro di Matteo Renzi del 2016 aleggia un po’ per tutti, si sa, quando c’è da cambiare la Costituzione o anche quando c’è da rischiare l’osso del collo per un provvedimento giudicato epocale, fondamentale, esiziale. Renzi, c’è da dire, 10 anni fa si giocò la faccia e la poltrona; fu lui il primo a personalizzare il referendum costituzionale che gli costò le dimissioni.
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
Meloni, memore di quel che hanno fatto i suoi predecessori, si è tenuta bene alla larga da promettere che andrebbe a casa in caso di sconfitta. C’è chi glielo ha già preventivamente chiesto, come lo stesso Renzi. Non Elly Schlein, che giovedì sera a Dritto e rovescio su Rete4 ha spiegato perché secondo lei Meloni non si dovrebbe dimettere: «Ha i numeri per arrivare alle prossime elezioni e noi li batteremo alle prossime elezioni. Noi stiamo costruendo una coalizione non contro Meloni, ma su quello che vogliamo fare insieme». Sarà.
Elly Schlein (Imagoeconomica).
I riformisti per il Sì sperano in Giorgia
Fra i sostenitori del Sì, anche fra quelli di centrosinistra, c’è chi spera che ora la presidente del Consiglio – sulla quale pende tuttavia il severo giudizio del Capo dello Stato, dopo la sortita nordiana – si faccia sentire, spenda la propria popolarità per fermare la crescita del No, che sta dando molte speranze ai vari Gratteri, teorici e pratici della propaganda televisiva, convinti che i confronti pubblici vadano evitati ma non le intemerate catodiche. C’è poco da fare: i riformisti per il Sì hanno bisogno della leader di Fratelli d’Italia per bloccare l’avanzata.
Carlo Nordio e, sullo schermo, Nicola Gratteri (Imagoeconomica).
Dopo Salvini, ora la premier deve frenare Nordio
Al referendum manca poco più di un mese; il No ha dimostrato di saper mobilitare l’elettorato in una campagna elettorale in cui ormai il merito della riforma s’è perduto. Un po’ per responsabilità di tutti, ma anche per via di quei magistrati che hanno trasformato la contesa in una lotta per la democrazia, che verrebbe stravolta – dicono – dalla torsione costituzionale imposta da Meloni. Certo, Nordio con quelle parole improvvide sul metodo «para-mafioso» delle correnti del Csm ha regalato aiuto all’opposizione che può tornare a gridare un po’ dappertutto che questa riforma nasce per punire magistrati e avversari.
Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Fin qui la leader di Fratelli d’Italia si è dovuta preoccupare delle intemerate di un altro ministro, Matteo Salvini, la cui nemesi ciarliera, G.i.p Vannacci, lo sta mettendo nei guai. Ora però c’è da disattivare Nordio, anche lui loquace, fin troppo, ma poco efficace nella mobilitazione dell’elettorato. A meno che non sia quello degli avversari, beninteso, galvanizzato dalla possibilità di battere il duo Meloni-Nordio, Melordio, alle urne.