Sul referendum della giustizia Salvini predica bene ma razzola male

«Come ho commentato le parole di Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito» della riforma della giustizia. L’appello alla moderazione arriva da Matteo Salvini dopo l’ennesima uscita del Guardasigilli Carlo Nordio che aveva definito il Csm un «sistema para mafioso». «Vedo molto nervosismo a sinistra e in certi ambienti della magistratura», ha continuato il vicepremier leghista al termine della visita al Villaggio olimpico (del resto il Capitano tra apparizioni sulle piste, karaoke e selfie con atleti è diventato la terza mascotte dei Giochi). Gli italiani «non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein. Conto che tutti abbiano toni più tranquilli».

Sul referendum della giustizia Salvini predica bene ma razzola male
Matteo Salvini alla mostra Dal sogno alla realtà (Imagoeconomica).

Sui social evapora il tono istituzionale

Se però dai microfoni dei cronisti si passa ai social la musica cambia. Il tono istituzionale evapora e di “merito” non v’è più traccia. Più o meno nelle stesse ore in cui Salvini invitava alla moderazione, sulla sua bacheca attaccava i giudici. «Rapine, minacce, furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Era conosciuto per le sue spacconate sui social: ora in carcere. E speriamo che nessun giudice lo faccia uscire prima…».

Commentando invece la nuova imputazione di omicidio stradale per «eccesso colposo nell’adempimento del dovere» per il carabiniere alla guida dell’auto coinvolta nello schianto che a Corvetto costò la vita a Ramy Elgaml, tuona: «Giù le mani dalle nostre Forze dell’Ordine! Questa non è “giustizia”, questa è una vergogna. Motivo in più per votare SÌ al Referendum del 22 e 23 marzo» (non è ben chiaro quale sia il nesso).

C’è poi il vecchio adagio del «clandestino da risarcire, il giudice ci impone di dargli 700 euro». Et voilà l’appello del Capitano: «La Giustizia ha bisogno di cambiare in meglio. Per questo voteremo SÌ al referendum del 22-23 marzo». Il referendum della Giustizia si trasforma così in un referendum contro la magistratura o contro alcune sue sentenze.

Poteva mancare la famiglia nel bosco? Qui la comunicazione è più sottile. Basta scrivere giustizia tra virgolette e il gioco è fatto.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Il party per i 50 anni della top manager

Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

La longevità di Daniele Franco

«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Daniele Franco (foto Imagoeconomica).

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump

Sono diversi gli atleti olimpici statunitensi che hanno affermato di sentirsi a disagio nel rappresentare il proprio Paese a Milano-Cortina, visto il controverso operato dell’Amministrazione Trump, che ne ha surriscaldato il clima politico. Da Hunter Hess a Amber Glenn, ecco chi ha criticato l’inquilino della Casa Bianca e le sue sferzanti risposte.

Trump ha attaccato Hess, che si era detto a disagio: «Un vero perdente»

«Rappresentare gli Stati Uniti in questo momento suscita emozioni contrastanti. Penso che sia un po’ difficile», ha detto lo sciatore freestyle Hunter Hess in conferenza stampa. «Ovviamente stanno succedendo molte cose di cui non sono un grande fan, e credo che molte persone non lo siano. Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti». In un post su Truth, Trump lo ha definito «un vero perdente», aggiungendo che «è molto difficile tifare per qualcuno così».

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump
Amber Glenn (Ansa).

Contro Trump anche la pattinatrice artistica Glenn e la snowboarder Kim

Pochi giorni prima la pattinatrice artistica Amber Glenn aveva criticato le politiche della Casa Bianca nei confronti delle persone della comunità Lgbtq: «Spero di poter usare la mia voce e questa piattaforma per aiutare le persone a rimanere forti in questi tempi difficili». Le parole di Glenn avevano trovato supporto in vari atleti, tra cui la snowboarder Chloe Kim, figlia di immigrati sudcoreani. «Penso che in momenti come questi sia davvero importante per noi unirci e difenderci a vicenda per tutto quello che sta succedendo», aveva detto, precisando di essere «davvero orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti».

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump
Chloe Kim (Ansa).

Vance: «Chi interviene su questioni politiche si espone alle critiche»

Il vicepresidente JD Vance, che è stato fischiato durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, ha dichiarato che, intervenendo si questioni politiche, inevitabilmente gli atleti si espongono alle critiche. Anche a quelle dello stesso presidente.

Ocse, l’italiano Scarpetta nominato nuovo capo economista

L’italiano Stefano Scarpetta è stato nominato capo economista dell’Ocse e assumerà le sue funzioni dall’1 aprile. L’ha comunicato la stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, precisando che Scarpetta gode di «una reputazione internazionale eccezionale come economista di spicco, costruita in oltre tre decenni di servizio». Dal 2013 ha guidato la direzione Ocse per l’Occupazione, il lavoro e gli affari sociali. Ha inoltre ricoperto il ruolo di sous-sherpa per il G7 e il G20 su questioni di politiche occupazionali e sociali.

Guiderà il dipartimento di Economia nella realizzazione di analisi basate su prove e consulenze

Nel suo nuovo ruolo, Scarpetta guiderà il dipartimento di Economia dell’Ocse nella realizzazione di analisi rigorose basate su prove concrete, benchmarking internazionale e consulenza politica specifica per ciascun Paese. Il lavoro del dipartimento supporta i responsabili politici nel promuovere una crescita economica sostenibile, ampliare le opportunità di impiego e migliorare il tenore di vita in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Durante tre decenni all’organizzazione internazionale, Scarpetta «ha costantemente dimostrato una leadership eccezionale, una profonda competenza nell’analisi economica e nella politica, con un impegno a promuovere la missione dell’Ocse e gli interessi collettivi dei suoi membri e partner», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione Mathias Cormann.

Ha lavorato anche alla Banca mondiale

Scarpetta ha iniziato la sua carriera all’Ocse nel 1991 ed è diventato economista senior nel dipartimento di Economia nel 1995. Dal 2002 al 2006 ha lavorato presso la Banca mondiale come consulente per il mercato del lavoro ed economista principale prima di tornare al dipartimento di Economia dell’Ocse nel 2006. Laureato all’Università di Roma, ha conseguito anche un Master of science in Economia presso la London School of economics and political science e un dottorato in Economia presso l’École des hautes études en Sciences sociales.

Antenna Group annuncia Tony Blair come Senior Advisor

Antenna Group, ovvero il colosso greco vicinissimo a rilevare gli asset più redditizi di Gedi – tra cui Repubblica – ha annunciato che l’ex premier britannico Tony Blair assumerà il ruolo di Senior Advisor per la realizzazione dell’Europe-Gulf Forum, in programma a maggio 2026. L’evento, che sarà ospitato da Antenna in partnership con il principale think tank statunitense, l’Atlantic Council, riunirà esponenti di primo piano del mondo politico, imprenditoriale, finanziario e istituzionale, con l’obiettivo di costruire una cooperazione duratura tra Europa e Golfo Persico, due regioni chiave unite da interessi geopolitici e opportunità di investimento condivisi. Si conferma dunque la forte influenza di Blair nella regione, nonostante qualche ombra nel passato dell’ex inquilino di Downing Street. «Siamo lieti di accogliere Blair come Senior Advisor mentre la nostra azienda si prepara a ospitare questo importante evento», ha dichiarato Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group, evidenziando la «straordinaria leadership internazionale e la profonda esperienza diplomatica» dell’ex primo ministro britannico. «Sono lieto di collaborare alla realizzazione di questo forum, che riunirà Europa e Paesi del Golfo in una fase di crescente polarizzazione globale, un progetto di grande rilievo per il futuro. Europa e Golfo condividono interessi strategici profondi e vi sono ampi margini per rafforzare ulteriormente la cooperazione tra le due regioni», ha detto Blair.

Da Downing Street al Tony Blair Institute for Global Change

Primo ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007, ha guidato il Paese per tre mandati consecutivi diventando l’unico leader laburista ad aver vinto tre elezioni generali nella storia del partito. Dopo l’addio a Downing Street, Blair ha continuato a essere attivamente impegnato nelle principali dinamiche globali, con particolare attenzione all’Africa e al Medio Oriente: nel 2016 ha fondato il Tony Blair Institute for Global Change, organizzazione non profit che fornisce consulenza su governance e strategie di sviluppo, con progetti soprattutto in Africa e Medio Oriente. Inoltre è nel comitato esecutivo del trumpiano Board of Peace.

Antenna Group annuncia Tony Blair come Senior Advisor
Tony Blair (Ansa).

La presunta attività di lobbying per spingere l’Ue nel Consiglio di pace

A proposito dell’organismo promosso dalla Casa Bianca, la piattaforma Follow the money ha appena pubblicato un documento riservato della Commissione europea da cui emergerebbe un’attività di lobbying dell’istituto di Blair, per spingere l’Ue a prendere parte del Board of Peace. In particolare è emerso che gli emissari dell’organizzazione avrebbero avuto un incontro con i funzionari della Direzione generale Mena (Medio Oriente, Nordafrica e Golfo) che fa capo a Dubravka Šuica, commissaria al Mediterraneo, chiedendo un faccia a faccia con Blair «a Davos o in altre occasioni». Ebbene, Palazzo Berlaymont ha confermato che la stessa Šuica sarà presente alla prima riunione del Board of Peace, mettendo al tempo stesso in chiaro che la Commissione sarà a Washington solo come osservatrice e che l’Ue non entrerà a far parte del consiglio di pace. Secondo quanto emerso da fonti diplomatiche, la questione non era mai stata affrontata né a livello ministeriale, né al Coreper. E il via libera è arrivato direttamente da Ursula von der Leyen, non senza qualche malumore a Bruxelles.

Bandecchi a processo per evasione fiscale

Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e coordinatore di Alternativa Popolare, è stato rinviato a giudizio a Roma per evasione fiscale: è accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. «Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza», ha dichiarato Bandecchi. Assieme a lui finiranno a processo anche altre tre persone che hanno rivestito ruoli di responsabilità nella società che gestisce l’ateneo. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro. L’udienza davanti al tribunale monocratico è stata calendarizzata per il 4 giugno.

Bandecchi a processo per evasione fiscale
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).

Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

È morto il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili che aveva raggiunto la notorietà partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr. Aveva 84 anni. «Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota.

Era stato assistente di MLK e ne raccolse poi l’eredità

Nato a Greenville (Carolina del Sud) da una madre adolescente e non sposata durante l’era di Jim Crow, negli Anni 60 entrò a far parte del movimento Southern Christian Leadership Conference (SCLC) di Martin Luther King, di cui diventò stretto collaboratore: era con lui Memphis quando venne assassinato il 4 aprile 1968. Morto MLK, Jackson – che era anche ministro battista – nel raccolse l’eredità affermandosi uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America. Nel 1984 organizzò la Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatici, nativi americani e persone Lgbtq, aprendo la strada a un Partito Democratico più progressista. Figura di spicco per la comunità afroamericana ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale, negli Anni 80 partecipò anche due volte alle primarie per tentare di ottenere la nomina a candidato dem nelle Presidenziali Usa: fu battuto prima da Walter Mondale e poi da Michael Dukakis. Era stato ricoverato in ospedale negli ultimi mesi ed era sotto osservazione per paralisi sopranucleare progressiva.

Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

Le tante missioni di Jackson come inviato della Casa Bianca

A partire dagli Anni 80 fu a più riprese inviato della Casa Bianca. Nel 1983 intraprese ad esempio un viaggio in Siria per occuparsi del rilascio di un pilota statunitense, Robert Goodman, poi avvenuta. Nel 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di 22 cittadini statunitensi. Nel 1997 volò in Kenya per incontrare l’allora presidente Daniel Arap Moi, come inviato speciale del presidente Bill Clinton per promuovere la democrazia attraverso elezioni libere. Nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, si recò a Belgrado per negoziare il rilascio di tre soldati statunitensi. Nel 2005 raggiunse poi il Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse

Ci siamo, anche se il forse è d’obbligo finché una firma non lo trasformi in certezza. E finché non si trova un accordo definitivo sul prezzo (alla finestra c’è sempre Leonardo Maria Del Vecchio in agguato), che non è un nodo di poco conto ma che i due attori della trattativa sembrano determinati a sciogliere per non tirarla alle Calende, greche come l’acquirente designato Theodore Kyriakou, patron del gruppo Antenna, di cui Tony Blair è appena diventato senior advisor. Ma sulla cessione di tutta Gedi, compresa La Stampa, che però è oggetto di una trattativa in esclusiva fino ad aprile con la Sae di Alberto Leonardis, si intravede il traguardo di primavera.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il ceo di Exor John Elkann (foto Ansa).

Alla fine dovremmo dunque avere un armatore ed editore televisivo straniero che entra nella carta stampata di un altro Paese, immune ai sovranismi e ai golden power che il suo governo ipersensibile al tema ha già detto di non voler esercitare. Il pre-accordo arriverà a breve, il closing è una formalità: la casa editrice è interamente controllata dalla Exor di John Elkann, e Elkann ha deciso da tempo di voler fuggire mille miglia lontano da ciò che ha sentore di editoria.

Resta il nodo di una zavorra: Stardust

Il perimetro dell’operazione comprende le radio, la Repubblica, Huffington Post, i pochi periodici rimasti, Limes in testa, e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Sulla carta, un pezzo ancora significativo dell’ecosistema informativo italiano. La trattativa ha accumulato settimane di due diligence così minuziose che, al confronto, La Recherche di Marcel Proust sembra un romanzo breve. Si parla di 160 mila pagine, cifra che cresce nel passaggio da un testimone all’altro, come nella migliore tradizione del racconto orale. Perché il nodo non era la valutazione dei giornali, settore dove i multipli ormai sono retaggio del passato, ma la zavorra che Gedi si porta dietro. Una zavorra con un nome preciso: Stardust.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il logo di Gedi e quello di Stardust.

Acquisita nel pieno dell’euforia per la creator economy e l’influencer marketing, Stardust era stata presentata come la porta d’accesso al futuro: contenuti nativi per social, community verticali, brand integration, engagement. Tutto in inglese, tutto promettente e destinato a lauti dividendi. Il prezzo d’acquisto si aggirava attorno ai 30/40 milioni, con valutazioni fondate su crescite a doppia cifra e prospettive da Silicon Valley in salsa meneghina.

Margini compressi, costi più alti del previsto: un buco nero

Poi però quando, come dice il guru dell’immobiliare Roberto Carlino, si è trattato di passare dai sogni alla solida realtà, si è scoperto il disastro. Margini compressi, costi più alti del previsto, una dipendenza strutturale dalle piattaforme che decidono algoritmi e visibilità come un sovrano assoluto. Risultato: rettifiche, svalutazioni, impairment che tra scritture contabili e aggiustamenti di goodwill hanno pesato per decine di milioni sui conti consolidati. Un buco nero, appunto.

Kyriakou sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti

Ed è su questo buco, da cui man mano che si procedeva nell’analisi dei conti uscivano sgradite sorprese, che la trattativa si è incagliata per settimane. Kyriakou, uomo di televisione e sport – sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti, si suppone pescati tra gli esuberi di Gedi – sa che i contenuti contano. Ma sa anche che i bilanci contano di più. Ed è per questo che sta tirando sul prezzo.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Dazn (Ansa).

Quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga?

La discussione non è stata su Repubblica, brand ancora forte nel suo ineluttabile declino strutturale, né su Manzoni, asset strategico in un mercato pubblicitario sempre più concentrato. Il braccio di ferro è stato sulla quantificazione del passato: quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga? Lo paga Kyriakou, ma con un cospicuo sconto sull’ammontare complessivo dell’operazione, sulla quale si erano sentite le cifre più disparate, anche 140 milioni, nell’ottica del venditore che vuole far pesare l’indubbio valore della parte radiofonica.

Il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un modello di business

La domanda che ora tutti si fanno è se Kyriakou saprà gestire Repubblica, quotidiano preda di una crisi conclamata di copie e lettori. Ma la vera domanda è se l’editoria italiana abbia finalmente capito che il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un nuovo modello di business. Senza il quale, finché si resta sospesi tra nostalgia della carta e dipendenza dagli algoritmi, ogni cessione verrà presentata come una rinascita. E vissuta come una resa.

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci

A sole due settimane dal lancio, inizia a crescere il nuovo partito dell’ex generale Roberto Vannacci. Secondo i sondaggi Swg realizzati per il TgaLa7 del 16 febbraio 2026, Futuro nazionale ha guadagnato infatti lo 0,3 per cento rispetto alla settimana precedente arrivando al 3,6 per cento. Una percentuale che lo rende capofila dei partiti minori. La rilevazione stima anche che l’1,24 per cento dei voti provenga dalla Lega, l’1,2 da Fratelli d’Italia, lo 0,2 da Forza Italia, lo 0,3 da Casapound e lo 0,5 da altri partiti o da gli astenuti.

LEGGI ANCHE: Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci

Scendono Lega, Fratelli d’Italia e Pd

Che a subire il danno maggiore sia il Carroccio è evidente anche dal suo calo dei consenso nelle ultime settimane. Dopo essere scivolato al 6,6 per cento il 9 febbraio, il partito di Matteo Salvini ha perso un altro 0,2 attestandosi al 6,4 per cento. Una cifra che lo porta dietro Alleanza verdi sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dato al 6,6. Anche Fratelli d’Italia scende e va sotto la soglia del 30 per cento (29,8, -0,3 per cento). Stabile invece Forza Italia all’8,4 per cento. Tra le forze di opposizione, il Partito democratico perde lo 0,2 e si ferma al 22 per cento e il Movimento 5 stelle sale lievemente all’11,8 (+0,1).

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci
Sondaggio Swg per il TgLa7 (X).

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey

Nel caso di qualificazione della nazionale Usa alla finale del torneo di hockey maschile, Donald Trump potrebbe effettuare un blitz in Italia per assistere alla partita per la medaglia d’oro, che si terrà domenica 22 febbraio nell’impianto di Santa Giulia a Milano. Lo hanno confermato all’Agi fonti della Federazione mondiale di hockey: se ne saprà di più venerdì 20 febbraio, quando si giocheranno le due semifinali: in caso di successo nei quarti (contro la vincente del playoff Svezia-Lettonia), gli Stati Uniti dovrebbero incontrare il Canada.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
Tifosi statunitensi all’Arena Santa Giulia di Milano (Ansa).

Prime riunioni per il rafforzamento della sicurezza

Il possibile arrivo di Trump a Milano ha fatto scattare in Prefettura e Questura le prime riunioni operative per un rafforzamento delle misure di sicurezza. Al di là dell’approdo o meno degli Stati Uniti in finale, resta anche l’incognita su quanto dovrebbe durare la permanenza di Trump in Italia. E dove si sposterebbe poi il tycoon, che dopo la finale dell’hockey potrebbe decidere di spostarsi all’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici. In questo caso si tratterebbe di un blitz di poche ore, seppur in due luoghi. Ma non è escluso che il presidente americano possa arrivare con il suo Air Force One fin da sabato sera.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
L’Air Force One (Ansa).

Gli Usa hanno vinto solo due volte il torneo olimpico

La nazionale di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, nonostante la grande popolarità di questo sport negli Usa e il fatto che le franchigie americane (assieme a quelle canadesi) disputino la ricca NHL, ovvero la lega professionistica nordamericana, ha vinto solo due ori olimpici: nel 1960 e nel 1980. Questo perché gli Stati Uniti alle Olimpiadi hanno a lungo schierato giocatori dilettanti (provenienti dalle università) e non le star dell’NHL.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

I cinque ruoli più memorabili

Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.

Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.

Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

Disastro a Napoli, nel quartiere centrale di Chiaia, dove un vasto incendio ha mandato in fumo la cupola dello storico Teatro Sannazaro, inaugurato nel 1847 e immerso tra i palazzi residenziali della zona. Ancora non è ancora chiaro cosa abbia innescato il rogo: la prima ipotesi formulata è quella di un corto circuito.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

La prima ipotesi è quella di un corto circuito

Sul posto i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. Ma non è stato possibile salvare la cupola del teatro: crollata a causa delle fiamme, ha colpito la platea. Si sarebbero inoltre verificati anche ai palazzi adiacenti. Area irrespirabile in tutto il quartiere: ci sono almeno quattro persone intossicate, ma fortunatamente nessuna è grave.

La storia della “Bomboniera di via Chiaia”

Attiguo alla Chiesa di Sant’Orsola e edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, il Teatro Sannazaro è noto come la “Bomboniera di via Chiaia” per le dimensioni ridotte e la ricchezza delle sue decorazioni. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato per mezzo di luce elettrica. L’anno successivo vide la prima di Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, che qui poi avrebbe poi chiuso la sua lunga carriera. Calcarono il palcoscenico del Teatro Sannazaro Eleonora Duse, Antonio Gandusio, Tina Di Lorenzo, Antonio Gandusio e Emma Gramatica. Dopo un periodo di declino, nel 1964 la gestione del teatro fu rilevata dall’attrice Luisa Conte, che lo riaprì nel 1974 con la compagnia stabile di Veglia. Il teatro da allora è rimasto di proprietà della sua famiglia e oggi è diretto dalla nipote Lara Sansone.

Da Cairo a De Laurentiis, gli intrappolati nel business mangia soldi del calcio

Si ha un po’ come l’impressione che certi imprenditori proprietari di club di calcio in Italia siano rimasti intrappolati in una situazione che all’inizio mostrava del potenziale, ma che, stagione dopo stagione, si sta rivelando il peggiore degli incubi: business in perdita, contestazione da parte dei tifosi, valore del patrimonio crollato, nessun compratore credibile all’orizzonte.

Da Cairo a De Laurentiis, gli intrappolati nel business mangia soldi del calcio
Contestazione dei tifosi del Torino contro Urbano Cairo (foto Ansa).

Urbano Cairo (Torino), la famiglia De Laurentiis (Bari), Danilo Iervolino (Salernitana) e Matteo Manfredi (Sampdoria) si ritrovano avvitati, chi da molti anni e chi da un po’ meno, in un contesto nel quale bisogna continuare a investire se si vuole preservare un qualche appeal per il mercato, ma dove i risultati sportivi non arrivano e, anzi, peggiorano stagione dopo stagione.

Anche Lotito contestato, ma la Lazio gli è utile

Vengono insultati in continuazione, sui social e dal vivo allo stadio, buttano via soldi, accumulano negatività, hanno una immagine sportivamente devastata, da imprenditori fanno una pessima figura, e in più non riescono a liberarsi di queste zavorre. Ci sarebbero anche Claudio Lotito (Lazio) o la famiglia Commisso (Fiorentina, al di là della tragica vicenda della morte del patron Rocco) da iscrivere d’ufficio a questo circolo di proprietari contestati dai tifosi e con poche soddisfazioni sul campo. Ma, almeno finora, non sembra esserci una decisa volontà di vendere, e anzi si intravede un qualche senso economico-finanziario per le operazioni di Lotito (Lazio utile per i suoi business con la pubblica amministrazione, anche se la richiesta di vendere è arrivata persino da… Palazzo Chigi!) e Commisso (l’ipotesi per la Fiorentina è di avere in concessione il nuovo stadio Artemio Franchi, pronto nel 2029). Mentre per i primi quattro citati è davvero buio pesto.

Da Cairo a De Laurentiis, gli intrappolati nel business mangia soldi del calcio
Claudio Lotito, presidente della Lazio (Ansa).

Danilo Iervolino e la Salernitana che gli è costata già 140 milioni

Danilo Iervolino, per esempio, ha salvato la Salernitana il 31 dicembre 2021, facendo un grande favore proprio a Lotito, che ne era precedente proprietario. Ha rilevato il club in Serie A, versando 10 milioni di euro, ha mantenuto la squadra nella massima categoria fino alla stagione 2023-24, quando è retrocessa in B. Nel 2024-25 l’immediata e sanguinosa retrocessione in C. Ora, nel campionato 2025-26, il club naviga in terza posizione nel girone C della serie C. Ma questo scherzetto, in poco più di quattro anni, è costato a Iervolino già 140 milioni di euro in versamenti nella società. Una somma che difficilmente verrà recuperata, anche con la vendita del club in Serie C o in Serie B. Nel frattempo la Salernitana ha chiuso l’esercizio 2022 con 16,8 milioni di euro di rosso, salito a 29,6 milioni nel 2023, per poi lievitare a 41,4 milioni nel 2024. Nel 2025 un leggero miglioramento, con perdite scese a 31,1 milioni di euro. Insomma, un business con prospettive poco rosee, e che non offre a Iervolino neppure un ritorno positivo di immagine. Un cerino acceso che l’imprenditore campano non sa a chi passare.

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Il Bari della famiglia De Laurentiis, un club dal valore prossimo allo zero

La famiglia De Laurentiis, memore dell’affare fatto nel 2004 quando avevano comprato a zero il Napoli ripartendo dalla Serie C, aveva provato a fare il bis nell’estate 2018, rilevando a zero il Bari che ripartiva addirittura dalla D. Nella stagione 2018-19 il club è stato promosso in serie C, dove è rimasto per tre stagioni, e nel 2022-23 è salito in serie B. Nonostante ambizioni di A, la squadra si è ritrovata spesso vicina alla retrocessione in C. E nel campionato in corso, 2025-26, il Bari è penultimo in classifica dopo 25 giornate. La famiglia De Laurentiis è odiatissima a Bari e il presidente Luigi De Laurentiis (figlio di Aurelio) viene contestato da mesi. Gli esercizi del Bari (o, se preferite, della Bari) nella gestione De Laurentiis si sono sempre chiusi con perdite: 120 mila euro nel 2019, e poi quattro milioni nel 2020, 7,7 milioni nel 2021, sette milioni nel 2022, 2,1 milioni nel 2023, 3,4 milioni nel 2024, 5,9 milioni nel 2025. Una trentina di milioni di rosso in tutto, con patrimonio netto negativo per 6,7 milioni e debiti per 21,5 milioni. A oggi il Bari è una scatola vuota, quindi, e ha un valore prossimo allo zero.

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Urbano Cairo, vent’anni di mediocrità per la disperazione dei tifosi del Toro

Nel settembre 2005 Urbano Cairo acquisì sostanzialmente a zero euro il controllo del Torino Football Club e ne divenne presidente. In questo ventennio il Toro ha chiuso in perdita 14 dei 20 bilanci di esercizio della gestione Cairo. Dopo sei anni consecutivi di bilancio in rosso dal 2018, con -38,2 milioni di euro nel 2021, -6,8 milioni di euro nel 2022, e -9,8 milioni nel 2023, nel 2024 si è tornati finalmente all’utile per 10,4 milioni (grazie alle cessioni dei calciatori Alessandro Buongiorno e Raoul Bellanova), con 130 milioni di euro di debiti e una posizione finanziaria netta negativa per 43,5 milioni. Nel frattempo Cairo ha immesso nel Torino circa 80 milioni di euro, e le prospettive per i bilanci 2025 e 2026 puntano ancora verso il rosso, con un’ulteriore erosione del patrimonio personale dell’imprenditore. L’operazione Torino, per Cairo, ha ormai ampiamente esaurito il suo senso: il fatto di essere presidente del club ha puntato infatti i riflettori sull’imprenditore quando non era così conosciuto nei salotti che contano, e ha consentito a Cairo di sedere in consessi importanti che poi gli sono serviti, come una sorta di soft power, sia nella scalata a La7 sia in quella a Rcs Media Group. Ora, però, non ci sono più vantaggi: dopo 20 anni di risultati sportivi pessimi, Cairo è, a torto o a ragione, l’uomo più odiato e contestato dai tifosi granata e da anni riceve intollerabili minacce di morte. Il problema è che nessuno vuole comprarsi il Torino, e Cairo non sa come uscirne, anche se, a 69 anni a maggio, avrebbe probabilmente voglia di godersi di più la vita.

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Matteo Manfredi alla ricerca di compratori seri per la Samp

Il 47enne finanziere Matteo Manfredi, fondatore di Gestio capital, ha comprato la Sampdoria nel maggio 2023, versando 30 milioni di euro. Dal 2024 è presidente del club. Nel 2023-24 i blucerchiati hanno disputato il campionato di Serie B, e nel 2024-25 sono retrocessi in Serie C. Venendo però ripescati e riammessi in B. Nell’attuale campionato 2025-2026 navigano a metà classifica della B, più vicini alla zona retrocessione che a quella promozione. Il bilancio 2023 della Sampdoria si è chiuso con perdite per 29,8 milioni di euro, e poi 40,6 milioni di rosso nel 2024 e di sicuro altro rosso nel 2025. Nella società, finora, sono stati immessi oltre 100 milioni di euro, con risultati sportivi molto negativi e un valore del patrimonio che è tanto calato. Ma, pure in questo caso, di compratori seri all’orizzonte neppure l’ombra.

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