Poste italiane, il dietro le quinte dello spot per le Olimpiadi 2026

Al Teatro 18 di Cinecittà, a Roma, ha preso forma lo spot di Poste Italiane dedicato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Il Gruppo è premium logistics partner dell’evento. Un mese di preparazione tecnica, due giorni di riprese e oltre 50 professionisti coinvolti tra attori e atleti professionisti in varie discipline invernali. Il TgPoste ha dedicato un servizio per mostrare il dietro le quinte delle registrazioni, realizzate con l’utilizzo di 110 sacchi di neve sparata su una superficie di 500 metri quadri. Grazie anche all’intelligenza artificiale è stato realizzato un fondale con una risoluzione 18K per ricreare le condizioni di illuminazione delle Dolomiti in maniera ultra realistica, modificabile e personalizzabile in base alle esigenze di scena. Sullo sfondo, in continuità con quanto fatto nel 2025, torna la grande musica italiana con il brano Ci vuole un fisico bestiale di Luca Carboni, scelto come voce pensiero del protagonista, Giacomo di Poste italiane. Di seguito il video.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni

Dice Matteo Renzi, parlando al Tg3, che quello della sicurezza è un «problema enorme che riguarda i cittadini, non il governo: è il ragazzino ucciso a scuola a La Spezia; il capotreno ucciso a Bologna. Basta con gli slogan sulle Brigate Rosse, è un errore drammatizzare la questione della sicurezza dal punto di vista ideologico, destra e sinistra devono stare insieme». Concetti simili in passato li aveva espressi l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, accusato spesso a sinistra di protofascismo per via delle note vicende libiche.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

L’apertura di De Pascale sul Cpr agita la sinistra

Intanto però un primo segnale d’ascolto alle parole di Renzi arriva dall’Emilia-Romagna, Regione che sarebbe pronta ad accogliere un Centro di permanenza per rimpatri (Cpr). Almeno così ha detto il presidente Michele De Pascale, riformista bonacciniano del Pd, qualche giorno fa parlando al Corriere di Bologna: «Certo, non vedo perché la Regione non dovrebbe sedersi a discuterne. Io lo farei. Tra l’altro non si capisce perché a Brindisi va bene e qui no. I Cpr però devono essere strumenti esclusivi per l’espulsione di persone pericolose socialmente». Apriti cielo. Avs e M5s si sono subito agitati. «Riteniamo un errore ogni forma di legittimazione a strutture che negano i diritti fondamentali e confinano persone in centri di detenzione amministrativa in condizioni inumane e degradanti», ha scritto Avs Emilia-Romagna. Contrario anche il partito di Conte, che pure parla di sicurezza un giorno sì e l’altro pure.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale (Imagoeconomica).

Il fronte dei sindaci dem, da Salis a Manfredi

A mettere ordine però in questa cacofonia sul tema in cui tutti dicono la loro senza che ci sia un coordinamento sulle iniziative (e soprattutto armonia nell’offerta politica del campo largo), ci stanno pensando i sindaci di centrosinistra, forse la vera novità degli ultimi mesi sulla sicurezza. Sarà che spesso si incolpano i sindaci di responsabilità che spettano al prefetto, sarà che effettivamente per anni si è pensato che fosse tutta una questione di percezione, ma i primi cittadini, dalla genovese Silvia Salis al napoletano Gaetano Manfredi, intervengono spesso per denunciare le mancanze del governo. E della sinistra stessa.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Il governo stretto tra Vannacci e (forse) i riformisti Pd

Di recente lo ha ben spiegato Giorgio Gori, europarlamentare del Pd, riformista non bonacciniano, ex sindaco di Bergamo: «Quello della sicurezza è un tema che la sinistra, nonostante l’impegno concreto dei suoi sindaci, ha dato in passato l’idea di non tenere nella dovuta considerazione. È quindi urgente occuparsene in modo serio: senza cedere alla propaganda della destra, cui spesso non corrisponde alcun fatto concreto, ma con la capacità di tenere insieme prevenzione e repressione». I fatti dicono «che il problema esiste, soprattutto per quello che riguarda i reati commessi da giovanissimi, e che le persone più esposte sono quelle più fragili, a partire da donne e anziani». Sul tema insomma il governo – alle prese con l’ennesimo decreto sicurezza in risposta agli scontri di Torino – è accerchiato da più parti. Da una parte c’è Roberto-generale-in-pensione Vannacci, con la sua proposta di remigrazione; dall’altra c’è la sinistra riformista che accusa l’esecutivo di non fare abbastanza. La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027 è cominciata.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Perché la Francia chiede le dimissioni di Albanese da relatrice Onu

La Francia ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico di relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Come ha spiegato il ministro degli Esteri transalpino Jean-Noel Barrot intervenendo all’Assemblea Nazionale, Parigi ritiene «oltraggiose e irresponsabili» le affermazioni di Albanese riguardanti Israele, pronunciate il 7 febbraio durante un forum organizzato da Al Jazeera a Doha. La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, ha detto Barrot, si è resa protagonista di dichiarazioni che «prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e nazione». Parigi chiederà ufficialmente le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

L’intervento di Albanese all’Al Jazeera Forum

Il videocollegamento col 17esimo Al Jazeera Forum di Doha, in Qatar, al quale hanno preso parte anche Khaled Mashaal, uno dei capi di Hamas, e il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, Albanese aveva detto che l’umanità ha in Israele «un nemico comune». La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi aveva inoltre denunciato le relazioni diplomatiche e le vendite di armi mantenute con lo Stato ebraico, nonché «un’inerzia globale» di fronte al conflitto in Medio Oriente.

Contatti Vannacci-Adinolfi: l’ex generale alla ricerca di un simbolo per la Camera

I deputati (per ora tre) del neonato partito Futuro Nazionale potrebbero costituire una componente nel gruppo Misto con il simbolo del Popolo della Famiglia, guidato da Mario Adinolfi. Lo ha confermato quest’ultimo all’Ansa dopo le indiscrezioni del Corriere della Sera, parlando di «dialogo aperto» con l’ex generale e di conversazioni con i suoi parlamentari (i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo).

Contatti Vannacci-Adinolfi: l’ex generale alla ricerca di un simbolo per la Camera
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).

Vannacci punta ai contributi della Camera dei deputati

Come ha spiegato Adinolfi, «la presenza di un simbolo che si è presentato alle elezioni precedenti garantisce il riconoscimento come componente del gruppo Misto, e anche il riconoscimento in termini di contributi» della Camera dei deputati, che ammontano a circa 100 mila euro annui. Il simbolo del suo Popolo della Famiglia è stato appunto presentato alle elezioni politiche del 2018 e del 2022 (in questo caso nella coalizione Alternativa per l’Italia con Simone Di Stefano, ex-vicepresidente di CasaPound), in entrambi i casi senza un approdo in Parlamento. A distanza di qualche anno, il marchio potrebbe però sbarcare alla Camera: «Stiamo discutendo dei dettagli di questo passaggio. Comunque il rapporto con Vannacci non è episodico, ma consolidato dalle esperienze recenti insieme alle Regionali», ha spiegato Adinolfi, che nei giorni scorsi era stato accostato a Futuro Nazionale.

Si ritira anche il Real Madrid: addio definitivo alla Superlega

«Dopo mesi di discussioni condotte nel migliore interesse del calcio europeo», la Uefa, i club calcistici europei (Efc, ex Eca) e il Real Madrid hanno annunciato di «aver raggiunto un accordo sui principi per il benessere del calcio europeo, nel rispetto del principio del merito sportivo, con particolare attenzione alla sostenibilità a lungo termine del club e al miglioramento dell’esperienza dei tifosi attraverso l’uso della tecnologia». Questo accordo, si legge in un comunicato congiunto, «servirà anche a risolvere le controversie legali relative alla Superlega europea, una volta che tali principi saranno eseguiti e implementati».

La nota è piuttosto nebulosa, ma fa intendere il ritiro del Real Madrid dal progetto Superlega e anche la rinuncia alla causa intentata dal presidente Florentino Perez contro l’Uefa, per i danni che l’organo di governo del calcio europeo avrebbe provocato al club spagnolo facendo muro sulla nuova competizione. Che, a questo punto, davvero non dovrebbe vedere la luce. Il Barcellona aveva formalizzato l’uscita dalla Superlega solo pochi giorni fa. Aveva lasciato in precedenza anche la Juventus, tra i principali promotori del progetto.

I giornalisti Rai proclamano uno sciopero delle firme a sostegno dei colleghi di RaiSport

L’Usigrai, l’Unione sindacale dei giornalisti Rai, ha proclamato per venerdì 13 febbraio 2026 uno sciopero delle firme in tutti i telegiornali, i giornali radio e nei programmi di informazione dell’emittente pubblica e sul web. La decisione è stata presa in sostegno ai colleghi di RaiSport che, dopo il caso Petrecca, avevano deciso di ritirare la propria firma da servizi, collegamenti e telecronache sulle Olimpiadi e di indire tre giorni di sciopero.

La nota integrale del sindacato dei giornalisti Rai

«La vicenda della telecronaca della cerimonia di apertura dei Giochi», spiega in una nota il sindacato, «è stata un duro colpo all’immagine della Rai e alla dignità di tutte le giornaliste e i giornalisti che quotidianamente si impegnano per offrire un servizio pubblico degno di questo nome. La mobilitazione di RaiSport e le prese di posizione dei cdr delle testate e dei generi, a difesa del nostro lavoro, non hanno indotto i vertici aziendali a una doverosa assunzione di responsabilità». Usigrai ritiene dunque che «la protesta dei colleghi e delle colleghe di RaiSport vada sostenuta con un gesto concreto, individuale e collettivo, di solidarietà e partecipazione. Per questo è stato indetto, per l’intera giornata di venerdì 13 febbraio, uno sciopero delle firme in tutti i tg, gr, nei programmi di informazione della Rai e sul web». Inoltre, «al termine di ogni edizione dalla durata di almeno cinque minuti verrà letto, e pubblicato sui siti, un comunicato sindacale in cui si spiegano le ragioni della protesta». «Riteniamo sia utile e doveroso», conclude la nota, «trasmettere ai cittadini la nostra presa di posizione a difesa dell’immagine della Rai e di chi ci lavora».

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Cambio stagione, cambio poltrone. Con la primavera alle porte si apre la giostra delle nomine, e la Rai non fa eccezione. Occhi puntati sulla poltronissima a cui tutti, nel centrodestra, puntano: la direzione del Tg1. Sempre ammesso che Gian Marco Chiocci decida di fare le valigie, destinazione Palazzo Chigi.

Tredicesima fumata nera per Agnes in Vigilanza

Gli animi dunque si scaldano. Lo si è visto anche in Commissione di Vigilanza dove mercoledì 11 febbraio si è registrata la 13esima fumata nera nel voto per Simona Agnes alla presidenza, tanto che, dopo l’ennesima diserzione della maggioranza, la presidente Barbara Floridia ha deciso di convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi per sbloccare uno stallo che va avanti da oltre un anno. Nei corridoi di Via Asiago però le voci corrono. Tutto si consumerà, ça va sans dire, dopo le Olimpiadi invernali e soprattutto dopo Sanremo, evento clou per la raccolta pubblicitaria (per l’edizione 2026 si punta a tagliare il traguardo dei 70 milioni, contro i 65,2 dello scorso anno).

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Rossi alle prese con il caso Petrecca

Nella girandola di nomine potrebbe rientrare anche Paolo Petrecca. Sempre che Rossi decida di trasferire il contestatissimo direttore di RaiSport in una casella “meno sensibile”. Dove cioè, sibilano i maligni, non possa fare danni (o farne di limitati). Non è passato inosservato come Petrecca (a differenza di Andrea Pucci che è stato spalleggiato in modo compatto), dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e la protesta della sua redazione, sia stato difeso soltanto dai “suoi”, e cioè da Fratelli d’Italia. Nessuna levata di scudi da parte di Forza Italia e Lega: un’ulteriore prova dei malumori che agitano il centrodestra.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Petrecca (foto Imagoeconomica).

L’ipotesi di accorpamento delle Relazioni Istituzionali e internazionali

Ma quali posti sono in scadenza? Si parte dalla direzione delle Relazioni internazionali, dove Simona Martorelli andrà in pensione a marzo, e da quella delle Relazioni istituzionali, retta a interim dal capo azienda dopo la nomina, lo scorso ottobre, di Angela Mariella alla guida della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa al posto di Monica Maggioni. Si vocifera che le due direzioni potrebbero essere accorpate in un’unica struttura alla cui guida, almeno fino a qualche settimana fa, era data per favorita la vicedirettrice del Tg2Maria Antonietta Spadorcia, particolarmente gradita a FdI.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Maria Antonietta Spadorcia (Imagoeconomica).

Le mire su Rai Cinema

C’è poi Rai Cinema. L’eterno Paolo Del Brocco è in scadenza e la domanda è una: riuscirà Angelo Mellone, attuale capo del Day Time, a scalzarlo? Se il passaggio avvenisse (ma, va detto, le possibilità sono al lumicino), al posto di Mellone potrebbe arrivare dal Prime Time Williams Di Liberatore a cui, per la gestione di Sanremo, Rossi aveva “affiancato” l’esperto Stefano Coletta, direttore del Coordinamento Generi (si è parlato di “commissariamento”). Una misura che, però, non è stata sufficiente a evitare la bufera Pucci.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (Imagoeconomica).

Cambio di direzione al Tg1?

Tra coloro che sperano di essere trasferiti in altri lidi, ci sarebbe anche Paolo Corsini, attuale direttore dell’Approfondimento, che si dice miri a prendere il posto del direttore del Giornale Radio e Radio 1 Nicola Rao. Il quale a questo punto potrebbe traslocare al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Le voci dell’arrivo di Chiocci a Palazzo Chigi come portavoce di Giorgia Meloni, dopo le smentite, sono infatti tornate a circolare, alimentando gli appetiti di Lega e Forza Italia per la poltrona delle poltrone. Per il momento però tutti i papabili, compreso Rao, rientrano nell’orbita di FdI, a partire da Mario Sechi, direttore di Libero e nel 2023 per qualche mese capo ufficio stampa di Meloni. Tra gli outsider spuntano anche Alessia Lautone, numero 1 di LaPresse, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa, che ai tempi in cui era vicedirettrice del Tg1 definì l’aborto «un omicidio» e che lo scorso ottobre, a un convegno del Cnel, arrivò a dichiarare che a Gaza non esisteva «una sola prova» che l’esercito israeliano avesse «mitragliato civili inermi».

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
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Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Dl Ucraina, passa la fiducia alla Camera

La Camera dei deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal governo al decreto legge Ucraina con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Tra i parlamentari a favore anche i tre vannacciani: i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo. Roberto Vannacci aveva messo in chiaro la posizione di Futuro Nazionale, a favore della fiducia «perché questo voto non è nel merito del provvedimento», sul quale il nuovo partito dell’ex generale resta contrario. L’esame del decreto, con il voto finale, riprenderà dopo il question time, a partire dalle 16:45.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno

Il 32esimo congresso annuale Assiom Forex – l’Associazione degli operatori dei mercati finanziari – sta per aprire i battenti. Il 20 e il 21 febbraio, in tempo di quaresima, il mondo finanziario si riunirà al Palazzo del Casinò del Lido di Venezia. Main sponsor dell’evento è Banca Ifis. Non a caso il presidente, Ernesto Fürstenberg Fassio porgerà i saluti di benvenuto dopo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il governatore veneto Alberto Stefani e appena prima di Massimo Mocio, numero uno di Assiom Forex. Immaginiamo che non mancheranno visite riservatissime nella vicina Mestre, a villa Fürstenberg, dimora del Cinquecento con di 22 ettari di giardini che ospita il parco internazionale di scultura.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis (Imagoeconomica).

Attesa anche per l’intervento del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, sabato 21 febbraio, dopo il quale si terrà la tavola rotonda dedicata a “Innovazione tecnologica, produzione di energia e mercati finanziari” in cui si discuterà di Intelligenza artificiale, espansione dei digital asset e tokenizzazione degli strumenti finanziari.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Fabio Panetta, n.1 di Bankitalia (Imagoeconomica).

Tra gli ospiti anche Marina Brogi, che oltre a insegnare Economia degli intermediari finanziari all’università Bicocca, è nel cda di Generali in quota Caltagirone. Non solo: è stata amministratrice indipendente di diverse società quotate tra cui Luxottica (cioè i Del Vecchio), Mediaset e Salini Impregilo. Non solo: la professoressa è nella rosa dei candidati alla presidenza della Consob, e il suo nome sarebbe gradito sia a FdI sia a Forza Italia, partito che aveva bloccato in corner la nomina del leghista Federico Freni. Insomma, considerati gli strascichi del risiko bancario, è meglio che Panetta al Forex «stia attento alle cosiddette ‘foto inopportunity’», si scherza nei corridoi di Palazzo Koch.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Marina Brogi (Imagoeconomica).

Crosetto non va alla festa di Sant’Egidio

La sera dell’11 febbraio si terrà il tradizionale incontro annuale della Comunità di Sant’Egidio, nella basilica capitolina di San Paolo fuori le Mura, con una celebrazione presieduta da monsignor Vincenzo Paglia. Al presidente della comunità, Marco Impagliazzo, intanto è arrivata una lettera di saluti del ministro della Difesa Guido Crosetto che «per impegni istituzionali già assunti» non parteciperà alla cerimonia.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Roma, il risorgimento dell’ex assessore Gotor

La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali organizza un ciclo di conferenze dal titolo “Risorgimento a Roma”, in occasione degli «eventi commemorativi dedicati alla costituzione della Repubblica Romana e nell’ambito di un più vasto progetto di studi e di riletture interpretative sullo sviluppo del Risorgimento nella città di Roma». L’iniziativa da chi è curata? Da Miguel Gotor, docente dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e già assessore alla Cultura. In Campidoglio si parla già di “Risorgimento di Gotor”.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Miguel Gotor (Imagoeconomica).

Damilano piace a Tajani, ma è il barolo…

Il vicepremier Antonio Tajani ha donato al vicepresidente degli Stati Uniti J.D Vance e al segretario di Stato Marco Rubio, in visita a Milano per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, alcune bottiglie di Barolo Cannubi “1752” di Damilano. «È questo l’unico Damilano che gli piace, non certo il giornalista… », sghignazzano alla Farnesina.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni con Antonio Tajani e J.D. Vance (Ansa).

Le medaglie di Mollicone

Continua la distribuzione di medaglie della Camera dei Deputati. Mercoledì 11 febbraio, all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, c’è un appuntamento da non perdere: sul palcoscenico della sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, è in programma il recital del soprano lituano Asmik Grigorian con il pianista Lukas Geniušas. Al termine, il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, alla presenza del Sovrintendente di Santa Cecilia Massimo Biscardi, consegnerà la Medaglia Ufficiale della Camera dei Deputati all’artista e all’ambasciatrice lituana Dalia Kreivienė. «L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Culturale Lituania-Italia 2026», comunica l’istituzione culturale, e il meloniano Mollicone «conferirà l’onorificenza quale tributo all’eccellenza artistica della Grigorian e al ruolo cruciale della diplomazia culturale nel consolidare lo storico legame tra Roma e Vilnius».

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente

La “nuova” Nato, quella del disimpegno Usa, inizia a prendere forma. Come rivelato da un anonimo ufficiale a Stars and Stripes, rivista delle forze armate statunitensi, il segretario generale Mark Rutte e il Comitato militare presieduto dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone hanno elaborato un piano che prevede il trasferimento della guida dei comandi operativi Nato in Europa, appunto, ad ufficiali europei.

Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente
Mark Rutte (Ansa).

Il progetto inizierà da Napoli e da Norfolk

Il progetto inizierà dal comando di Napoli, che si occupa del fronte Sud: la guida dovrebbe essere assunta da un generale italiano. Quello di Norfolk, che è sì in Virginia ma vigila sul Nord Europa, dovrebbe invece passare sotto la guida di un militare britannico. Poi sarà la volta di quello del comando di Brunssum, nei Paesi Bassi, dove si alterneranno un tedesco e un polacco. Alla guida del Comando supremo delle potenze alleate in Europa, a cui fanno capo tutti gli altri, resterà invece un ufficiale americano: al momento il comandante in capo è il generale Alexus G. Grynkewich, nominato dall’Amministrazione Trump. Il progetto, scrive Stars and Stripes, verrà sottoposto ai 32 ministri della Difesa durante il summit del 12 febbraio. La Nato, peraltro, ha appena dato il via all’operazione Arctic Sentry, che rafforzerà la posizione dell’Alleanza nell’Artico e nell’estremo Nord.

Nasce la “nuova” Nato: generali europei ai vertici dei comandi del Vecchio Continente
La sede Nato di Napoli (Ansa).

Sentinella artica, cos’è e come funzionerà il programma Nato

Il Comando operativo alleato, responsabile della pianificazione e dell’esecuzione di tutte le esercitazioni, attività e operazioni della Nato, ha dato il via all’operazione Sentinella artica (Arctic sentry). L’attività, come si legge nel comunicato ufficiale, rafforzerà la posizione dell’Alleanza nell’Artico e nell’estremo Nord man mano che crescerà la sua presenza nella regione. E sottolinea «l’impegno della Nato a salvaguardare i propri membri e a mantenere la stabilità in una delle aree più impegnative e importanti dal punto di vista strategico e ambientale», come evidenziato da Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa.

L’iniziativa segue un incontro tra Trump e Rutte

L’operazione dimostra la crescente attenzione della Nato sulla sicurezza dell’Artico e fa seguito a un incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte a Davos, in Svizzera, in cui i due leader hanno convenuto che la Nato dovrebbe assumersi collettivamente maggiori responsabilità per la difesa della regione, considerando l’attività militare della Russia e il crescente interesse della Cina in tale area. Le attività previste da Sentinella artica includono, tra le altre, l’Arctic endurance della Danimarca, una serie di esercitazioni multi-ambito progettate per migliorare la capacità degli alleati di operare nella regione, e l’imminente esercitazione Cold Response della Norvegia, dove truppe provenienti da tutta l’Alleanza hanno già iniziato ad arrivare.

Universitas Mercatorum, l’Anvur conferma il giudizio positivo

Universitas Mercatorum, ateneo del Gruppo Multiversity, ha ottenuto dall’Anvur – l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – il giudizio “Soddisfacente” nell’ambito dell’accreditamento periodico, confermando la solidità del progetto scientifico e didattico dell’ateneo e la capacità dell’università di innovarsi secondo standard d’eccellenza. Il rapporto rappresenta una verifica rigorosa della qualità, dell’efficienza e dell’efficacia di tutte le attività del polo. L’analisi ha valutato positivamente l’organizzazione, l’offerta formativa, la governance e i processi di assicurazione della qualità previsti dal sistema AVA 3, oggi riferimento nazionale per la valutazione degli atenei italiani. Un processo che posiziona Mercatorum al pari di altri atenei statali e privati da tempo riconosciuti per il loro valore accademico all’interno del sistema universitario nazionale. Anche l’Università San Raffaele Roma, sempre di Multiversity, nel 2025 era stata giudicata “Soddisfacente”.

Il rettore Cannata: «Una conferma della nostra validità e serietà»

«Il giudizio espresso dall’Anvur rappresenta un risultato di grande rilievo per Universitas Mercatorum», ha detto il rettore Giovanni Cannata. «È una conferma autorevole della solidità del nostro sistema di assicurazione della qualità, della validità dei processi messi in atto e della serietà del lavoro svolto negli anni. Questo traguardo è il frutto dell’impegno condiviso di tutta la comunità accademica – docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti – e costituisce al tempo stesso uno stimolo a proseguire con determinazione nel percorso di miglioramento continuo e di crescita dell’Ateneo». Il risultato si affianca al riconoscimento di Eurostat come Research entity. Universitas Mercatorum è stata la prima università telematica a ottenere questa qualifica, a conferma del suo ruolo anche nella ricerca scientifica.

Armi all’Ucraina, Vannacci vota sì alla fiducia e no al decreto

«Futuro Nazionale vota a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare». Lo ha scritto su Facebook Roberto Vannacci, riferendosi al voto previsto alla Camera sul decreto legge Ucraina, su cui l’esecutivo ha deciso di porre la fiducia. I deputati di Furuto Nazionale chiamati a votare sono i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo.

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Vannacci: «Non siamo uno strumento della sinistra»

«Ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri Ordini del Giorno, che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale», ha scritto poi Vannacci, chiosando: «Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità». Il provvedimento, da inviare al Senato, deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il primo marzo.

L’attacco alla Lega, accusata di incoerenza sull’Ucraina

«DAL 2022 AL 2026: CRONISTORIA DELL’INCOERENZA. Oggi la Lega chiede al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all’Ucraina per evitare di far palesare il voto di coscienza (o le assenze in aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito. Io sono sempre coerente con i miei principi e i miei valori!». Lo aveva scritto il 10 febbraio Vannacci, accentuando lo scontro col Carroccio.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia

C’è qualcosa di grottesco nella scena che si ripete, con puntualità liturgica, sulle colonne del Corriere della sera: Marina Berlusconi, tono da azionista di maggioranza che misura le parole, ricorda ad Antonio Tajani che dentro Forza Italia il tempo scorre e il rinnovamento non è più eludibile. E il finto mite segretario, con aplomb democristiano riverniciato d’azzurro, replica che il rinnovamento è già in corso. Tradotto in metafora immobiliare: la proprietaria manda continui avvisi di sfratto all’inquilino, lui risponde che i lavori di ristrutturazione dell’appartamento stanno procedendo. E intanto non si schioda. Anzi, vi si accomoda sempre meglio.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
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Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
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Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia

Forza Italia è un sistema di equilibri che resiste alla volontà del proprietario

A questo punto Marina, se non vuole che i suoi inviti finiscano sommersi da ironici sorrisetti, dovrebbe cambiare approccio. Partendo dalla consapevolezza che Forza Italia non è un attico in centro né il cda di una delle sue aziende. È un partito. E come tale, anche quando sopravvive come proiezione carismatica del fondatore, non è un asset patrimoniale ma un organismo fatto di correnti, sottocorrenti, capibastone, tessere, pacchetti di voti, feudi territoriali. Un sistema di equilibri che resiste alla volontà del proprietario.

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Tajani si difende con la carta dei congressi, tanto odiata da Silvio

Il paradosso è che Tajani si difende invocando democrazia interna e congressi. Cioè prerogative a cui Silvio Berlusconi, che si considerava monarca assoluto, era allergico. Per il Cav la parola congresso era un concetto filosofico. Si faceva quando serviva, ossia quando decideva che servisse. Cioè mai. Forza Italia era lui, il congresso pure. Il sornione Tajani invece si trincera dietro la liturgia democratica: assise regionali, confronto interno, pluralismo. Una prassi che ai vecchi tempi sarebbe apparsa, se non sovversiva, irriguardosa nei confronti del padre fondatore.

Puoi possedere il marchio, ma non comandi così da Milano…

Forse nelle varie peregrinazioni dei maggiorenti azzurri a casa di Marina, qualcuno dovrebbe spiegare alla presidente di Fininvest che la creatura politica di famiglia ha sviluppato un proprio sistema immunitario. Puoi possederne il marchio, le fideiussioni, custodirne la memoria, rivendicarne l’eredità simbolica. Ma non comandi da Milano il vertice di una piramide fatta di gruppi parlamentari, delegati, coordinatori regionali, notabili con pacchetti di preferenze e variegati interessi da rappresentare.

Occhiuto si è ritirato per evitare una sconfitta plateale

Ecco perché il rinnovamento langue. E gridare al lupo che non arriva mai rischia di diventare un siparietto stucchevole. Infatti il lupo indicato dalla famiglia come volto nuovo, Roberto Occhiuto, ha fatto un passo indietro tornandosene nel bosco. Ufficialmente per evitare lacerazioni. In realtà perché la designazione rischiava di trasformarsi in una sconfitta plateale.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Antonio Tajani e Roberto Occhiuto durante un evento del 2021 (Imagoeconomica).

Tajani e Barelli giocano in proprio anche sulle nomine nelle partecipate

E mentre dal Nord arrivano risentiti mugugni – linea troppo romana, laconicamente ministeriale, poco identitaria – il partito resta saldamente a conduzione capitolina. I congressi regionali si celebrano, le mozioni si votano, ma il baricentro non si sposta. Roma decide, il territorio ratifica, il rinnovamento resta un titolo buono per un’intervista. Tajani e Paolo Barelli, Stanlio e Ollio come li chiamano i detrattori, giocano in proprio anche al tavolo delle nomine nelle partecipate.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Marina probabilmente pensa che un partito personale possa restare tale anche dopo la scomparsa del fondatore. Ma quando il carisma del capo svanisce, a comandare sono le procedure. Lente, opache, spesso irritanti, una burocrazia efficacissima nel difendere chi è già seduto al tavolo e respingere chi ambisce a prendervi posto. Risultato? La primogenita del Cav invia segnali, Tajani risponde con rassicurazioni, Occhiuto attende tempi migliori, mentre Forza Italia continua la sua navigazione controllata. Non è una marcia trionfale ma, complici gli sbandamenti della Lega e qualche scivolone dei Fratelli, una postura che solo un intervento più deciso della primogenita del Cav potrebbe ravvivare. Sempre che, al di là del consunto refrain sul nuovo che non avanza, lo voglia far avanzare davvero.

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani

L’episodio misura il tasso di nervosismo dentro la Lega. Dopo l‘adesione a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci insieme con il collega Edoardo Ziello, Rossano Sasso ha perso la poltrona di capogruppo in commissione Cultura. Lo ha comunicato martedì il partito di Matteo Salvini, provvedendo a sostituirlo con la deputata pontina Giovanna Miele. Scelta che può essere letta come tentativo di arginare nuove fuoriuscite promuovendo rappresentanti del Centro-Sud, area più sensibile alle sirene vannacciane.

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani
Giovanna Miele (Imagoeconomica).

Anche inviare un messaggio in chat diventa pericoloso

Il fatto è che dopo il “congedo” di Sasso, una delle deputate che siede in commissione ha scritto un messaggio nella chat comune, un saluto affettuoso per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto come capogruppo. Un semplice segno di cordialità tra ex colleghi, si dirà. Ma qualcuno non ha proprio gradito la gentilezza. Il messaggio infatti è stato immediatamente screenshottato e inviato a un vicesegretario di ‘peso’ della Lega. La deputata in questione è stata subito rimproverata per l’affetto mostrato verso Sasso «il traditore». «Mi hanno chiamata urlandomi: “Ma come ti permetti di scrivere un messaggio così?”. Non dirò più niente», si è sfogata la leghista coi colleghi. «Non si finisce mai di imparare».

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono

Il deputato democratico statunitense Ro Khanna ha rivelato i nomi di sei uomini le cui identità erano state oscurate nei fascicoli su Jeffrey Epstein dal Dipartimento di Giustizia, apparentemente senza alcuna base legale. I sei uomini comparirebbero in una raccolta di fotografie e potrebbero essere implicati in accuse legate al traffico sessuale, anche se non ci sono prove dirette di reati né incriminazioni formali. Tra essi anche un Nicola Caputo, che secondo i media Usa sarebbe l’ex europarlamentare italiano e non un omonimo: il diretto interessato ha prontamente smentito.

Il nome più in vista è quello di Wexner, fondatore di Victoria’s Secret

Il nome più pesante è quello dell’88enne Leslie Wexner, miliardario fondatore di marchi come Victoria’s Secret e Abercrombie, i cui investimenti sono stati gestiti per anni da Epstein: l’Fbi lo avrebbe indicato come co-cospiratore dei traffici sessuali del finanziare morto suicida in carcere nel 2019.

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono
Il sultano Ahmed bin Sulayem (Ansa).

Nei documenti viene citato anche il sultano emiratino Bin Sulayem

C’è poi il sultano Ahmed bin Sulayem, presidente e amministratore delegato del gigante della logistica DP Dp World, così come della Ports, Customs & Free Zone Corporation di Dubai. Il Dipartimento di Giustizia lo avrebbe indicato come destinatario di una email di Epstein che parlava di un «video della tortura». Inoltre, in un altro messaggio del 2015, il finanziere raccontava di aver incontrato due anni prima una ragazza che frequentava una università americana a Dubai, spiegando di aver fatto con lei «il miglior sesso» della sua vita.

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L’ex europarlamentare Caputo esclude ogni contatto con Epstein

Nei file viene nominato poi un Nicola Caputo, che secondo i media Usa l’ex europarlamentare prima del Partito democratico, poi passato a Italia Viva e infine a Forza Italia. Consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani, Caputo in una nota ha escluso «in maniera categorica di aver mai avuto alcun tipo di contatto con Epstein e/p il suo mondo», respingendo ogni accusa. Anche perché, ha spiegato, i file associano Epstein a un Nicola Caputo nel 2009, quando lui era consigliere regionale in Campania e dunque non particolarmente famoso, né influente.

I dem svelano sei nomi nascosti negli Epstein Files: chi sono
Nicola Caputo e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Gli altri nomi: Zurab Mikeladze, Leonic Leonov e Salvatore Nuara

Gli altre tre nomi svelati da Khanna sono quelli di Zurab Mikeladze, Leonic Leonov e Salvatore Nuara. Scarsissime o nulle le informazioni sui tre: i giornali americani scrivono che Nuara, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe un ex detective del dipartimento di polizia di New York.

Ennesima fumata nera in Vigilanza Rai, Floridia convoca l’ad Rossi

Tredicesima fumata nera in commissione di Vigilanza Rai, convocata mercoledì 11 febbraio 2026 per il voto sulla nomina di Simona Agnes come presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda. La maggioranza ha disertato per l’ennesima volta la seduta, facendo così mancare il numero legale. Uno stallo che procede da mesi e che ha costretto la presidente della commissione Barbara Floridia a convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. La sua audizione potrà tenersi il 18 o 19 febbraio oppure il 3 o 5 marzo, a seconda delle sue disponibilità. «È mio dovere garantire che la commissione possa finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni essenziali relative al servizio pubblico, da cui il Parlamento non può in alcun modo rimanere fuori», ha detto Floridia ai giornalisti.

La denuncia delle opposizioni: «Lavori bloccati da oltre un anno»

A chiedere la convocazione dell’ad sono state le opposizioni con una nota firmata dai capigruppo Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli (Avs) e Maria Elena Boschi (Iv). «Come noto, da oltre un anno i lavori sono bloccati per il ricatto della maggioranza, che impedisce il numero legale con l’obiettivo di imporre la propria candidata alla presidenza della Rai», hanno denunciato.

Chi è Holm Laegreid, il biatleta che ha confessato di aver tradito la fidanzata in diretta tv

In tivù si erano viste dichiarazioni e proposte di matrimonio da parte di sportivi. Mai l’ammissione di un tradimento. È successo però a Milano-Cortina: il biatleta norvegese Sturla Holm Lægreid, dopo aver vinto il bronzo nella 20 km, ha infatti confessato (in lacrime) a bordo pista di aver tradito la sua fidanzata e di essere molto triste nonostante il podio olimpico conquistato ad Anterselva.

Prima il bronzo, poi la confessione del tradimento

«È la mia prima medaglia a cinque cerchi e dovrei essere felice, ma lo sport oggi è in secondo piano», ha detto a sorpresa il quasi 29enne. «Sei mesi fa ho incontrato l’amore della mia vita. La persona più bella e meravigliosa del mondo. E tre mesi fa ho commesso il mio errore più grande, tradendola», ha aggiunto Holm Lægreid, spiegando poi di aver vissuto la «settimana peggiore» della sua vita dopo aver confessato il tradimento alla (ex) compagna, definita «una medaglia d’oro nella vita», gettata però via. Infine: «Non dirò a nessuno chi è, perché non voglio darle ulteriore peso in mezzo a tutto questo. Probabilmente sta ancora elaborando il messaggio della settimana scorsa, ma spero che ci sia luce alla fine del tunnel per entrambi. E che possa ancora amarmi».

Nel 2025 ha vinto la Coppa del Mondo di biathlon

Nato il 20 febbraio 1997 a Bærum, nel sud della Norvegia, Holm Lægreid a Milano-Cortina ha ottenuto la sua prima medaglia olimpica individuale: nel 2022 a Pechino aveva conquistato l’oro nella staffetta 4×7,5 km. Stella del biathlon, ha vinto ben 14 medaglie ai Mondiali, tra cui sette ori (staffetta mista, individuale, staffetta, partenza in linea a Pokljuka 2021; staffetta mista a Oberhof 2023; sprint a Nové Město na Moravě 2024; staffetta a Lenzerheide 2025). Al termine della stagione 2024-2025 si è aggiudicato la Coppa del Mondo di biathlon, oltre a quelle di partenza in linea, di individuale e di inseguimento (quest’ultime vinte anche nel 2021).

Ilia Malinin, chi è il pattinatore Usa “re del quadruplo” star delle Olimpiadi

Ilia Malinin, chi è il pattinatore Usa “re del quadruplo” star delle Olimpiadi
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A soli 21 anni è già considerato il re del pattinaggio di figura per gli elementi che propone nelle sue performance, primo tra tutti il quadruplo Axel, unico al mondo a eseguirlo con successo in una gara ufficiale tanto da essere (ed essersi) soprannominato “re del quadruplo”, ma anche il salto mortale all’indietro con atterraggio su un solo piede, rimasto vietato per 50 anni per la sua pericolosità. Stiamo parlando di Ilia Malinin, atleta statunitense che sta incantando tutti alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Dopo aver vinto l’oro nel pattinaggio a squadre, trascinando gli Stati Uniti in prima posizione davanti al Giappone, ha trionfato anche nel programma corto del singolo maschile, superando di cinque punti il secondo classificato. Nato a Fairfax, in Virginia, è figlio di due pattinatori di figura che per anni hanno rappresentato l’Ukbekistan, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, prima di trasferirsi in America.

È il primo pattinatore ad atterrare sei diversi tipi di salti quadrupli

Malinin ha iniziato a pattinare all’età di sei anni, allenato dai genitori. Ha esordito a livello internazionale nella categoria juniores nella stagione 2019-2020 al Philadelphia summer international, dove ha vinto la medaglia d’oro. Nel 2022 ha vinto i campionati mondiali juniores di pattinaggio di figura e, nello stesso anno, in occasione del US International figure skating classic di Lake Placid, è stato il primo atleta a completare con successo un quadruplo Axel in una competizione ufficiale. Altri successi sono arrivati negli anni successivi, tra Grand Prix e mondiali, in cui ha stabilito diversi record, sia a livello di punteggi sia di elementi, diventando il primo pattinatore ad atterrare sei diversi tipi di salti quadrupli.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera

Dopo le gaffe della telecronaca della cerimonia di apertura, Paolo Petrecca non racconterà sulla Rai il gran finale dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Questa è una certezza. In attesa di capire a chi verrà affidata la cronaca della cerimonia di chiusura, l’altra certezza è che la figuraccia del direttore di Rai Sport ha travalicato i confini nazionali, approdando persino sulla stampa estera.

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La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Le gaffe di Petrecca sul Guardian.

La figuraccia di Petrecca (e le proteste dei giornalisti Rai) sui giornali esteri

Due articoli del Guardian e del New York Times elencano le gaffe in serie di Petrecca. Su tutte quelle relative a scambi di persona: da Mariah Carey confusa con Matilda De Angelis, alla delegazione brasiliana presa per quella brasiliana, fino alla presidente del Cio Kirsty Coventry, indicata però come la figlia di Sergio Mattarella. Il Guardian e il Nyt sottolineano poi che Petrecca non ha nemmeno nominato Ghali. Il pezzi parlano poi del ritiro delle firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi, deciso dai giornalisti di Rai Sport, che verrà seguito da uno sciopero.

Gli articoli raccontano anche delle precedenti proteste della redazione sportiva della tv pubblica «contro la leadership di Petrecca, che non si è mai occupato di sport e ha dedicato gran parte della sua carriera alla politica». Ma anche di come in generale i giornalisti Rai abbiano accusato l’emittente statale di essersi «ridotta a megafono del governo», scioperando in segno di protesta contro il «controllo soffocante» dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Della figuraccia di Petrecca hanno scritto anche la Bild e il Washington Post.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

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Chi racconterà sulla Rai la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina?

Secondo quanto riporta Adnkronos, sono due i nomi in pole position per la telecronaca Rai della cerimonia di chiusura, che si terrà nell’Arena di Verona. In lizza ci sarebbero il vicedirettore vicario di Rai Sport, Marco Lollobrigida, e il telecronista Stefano Bizzotto, entrambi sul campo in questi giorni per il racconto di Milano-Cortina. Come outsider circola anche il nome di Marco Mazzocchi.

La figuraccia di Petrecca diventa internazionale: le sue gaffe anche sulla stampa estera
Marco Lollobrigida (Imagoeconomica).