Poste italiane, oltre 150 mila richieste di passaporto da quando è attivo il servizio

Poste italiane continua il suo percorso di innovazione al servizio dei cittadini, rafforzando l’offerta e rendendo più semplice l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione. Sono 150.652 le richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentate presso gli uffici postali italiani. L’iniziativa, attiva in 4.574 sedi – tra gli uffici postali nei comuni con meno di 15 mila abitanti e quelli situati nei grandi centri urbani – rappresenta una risposta concreta all’esigenza di semplificare le procedure, ridurre i tempi di attesa e offrire un’alternativa comoda, capillare e facilmente accessibile per ottenere il documento.

L’iniziativa semplifica la burocrazia e riduce il divario tra aree urbane e piccoli centri

Il servizio di rilascio e rinnovo dei passaporti negli uffici postali è stato avviato inizialmente nei piccoli centri e nelle aree più remote nell’ambito del progetto Polis, l’iniziativa che prevede la trasformazione di quasi 7 mila uffici postali, situati in comuni con meno di 15 mila abitanti, in sportelli unici di prossimità in grado di offrire numerosi servizi della pubblica amministrazione. Successivamente, grazie all’estensione dell’accordo con il ministero dell’Interno, il servizio è stato reso disponibile anche nelle grandi città. Attualmente è possibile richiedere il passaporto in 4.157 uffici postali Polis e in 417 uffici postali di grandi città distribuiti in centri urbani come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli. L’ampliamento del servizio continuerà progressivamente fino a coprire l’intera rete nazionale. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

Verona e Vicenza le province con il maggior numero di richieste

Il progetto, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa. Al 5 febbraio 2026, come accennato sopra, sono già state presentate 150.652 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 110.885 presso i 4.157 uffici Polis attivi nei comuni con meno di 15 mila abitanti, e 39.767 negli altri 417 uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Verona (12.250), Vicenza (11.485), Monza (7.808) e Bergamo (7.741).

Come si richiede il passaporto in posta

Il procedimento per richiedere il passaporto presso gli uffici postali è semplice e veloce. È sufficiente presentare un documento di identità valido, il codice fiscale, due fotografie e corrispondere l’importo di 42,70 euro, oltre al contrassegno telematico da 73,50 euro. L’importo va versato utilizzando i canali messi a disposizione da Poste italiane presso gli uffici postali e sulle piattaforme online, oppure mediante i diversi Prestatori di servizi di pagamento (Psp) che aderiscono al servizio. In caso di rinnovo, è necessario consegnare anche il vecchio passaporto o la denuncia di smarrimento o furto. Gli operatori degli uffici postali raccolgono i dati biometrici (impronte digitali e foto) e inviano la documentazione all’ufficio di Polizia competente. Nelle grandi città il servizio è disponibile su prenotazione che può essere effettuata registrandosi sul sito di Poste italiane. Il servizio prevede la possibilità di consegna a domicilio del passaporto, scelta effettuata dal 79 per cento dei cittadini nei piccoli centri e dal 32 per cento dei residenti nelle grandi città.

Lo strano caso del “penisgate” nel salto con gli sci

Nel corso dei suoi 26 anni di storia, l’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) ne ha viste di tutti i colori: anche se l’importante è partecipare, andare a medaglia lo è decisamente di più e questo ha indotto molti atleti all’assunzione di sostanze illecite. Ebbene, secondo la Bild alcuni saltatori con gli sci starebbero facendo ricorso a iniezioni di acido ialuronico nel pene, in modo da falsare le misure delle loro tute. E dunque migliorare le prestazioni.

Nel salto con gli sci ogni millimetro fa la differenza

Il “penisgate” di cui scrive la Bild può sembrare follia, ma se c’è una certezza, è che nel salto con gli sci anche un millimetro può la differenza. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers, per ogni due centimetri in più di circonferenza della tuta la resistenza scende del 4 per cento, mentre sale del 5 per cento la portanza, con un risultato di 5,8 metri di lunghezza in più nel salto. Nel 2025 i due medagliati olimpici norvegesi Marius Lindvik e Johann André Forfang sono stati sospesi per tre mesi per aver “truccato” le tute durante i Mondiali, con cuciture allargate nella zona del cavallo per aumentarne la superficie. Con loro sono stati squalificati anche allenatori e staff.

C’è chi avrebbe fatto ricorso a iniezioni, chi all’argilla

Ebbene, come scrive (o meglio insinua) la Bild, alcuni saltatori hanno adottato metodi ancora più fantasiosi per aumentare le misurazioni ufficiali delle tute, che avvengono tramite scanner 3D partendo dal punto più basso dei genitali: tra essi appunto l’iniezione di acido ialuronico o paraffina nel pene. Altri avrebbero fatto ricorso all’applicazione di argilla nella biancheria intima. Sempre con lo stesso obiettivo: allargare temporaneamente le loro misure, così da poter gareggiare con tute più larghe. Interpellato sulle voci Olivier Niggli, direttore generale della Wada, ha dichiarato: «Non sono a conoscenza dei dettagli del salto con gli sci e di come questo lo possa migliorare, ma prenderemo in considerazione qualsiasi situazione effettivamente correlata al doping». Così Witold Banka, presidente della Wada: «Il salto con gli sci è molto popolare da noi in Polonia, quindi prometto che daremo un’occhiata».

Intesa Sanpaolo partecipa al viaggio della Fiamma olimpica a Milano

Intesa Sanpaolo, banking premium partner delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, partecipa al viaggio della Fiamma olimpica nel suo percorso di avvicinamento ai Giochi Invernali. Per la tappa finale di Milano, le filiali della banca di piazza Cordusio e via Verdi sono state allestite con grafiche per evocare l’atmosfera della manifestazione sportiva. Sono state oltre 280 le persone di Intesa, tra cui esponenti del top management, che hanno partecipato come tedofori nel percorso iniziato a Roma il 6 dicembre 2025. Durante il percorso milanese della Fiamma, giovedì 5 febbraio, si alterneranno nel ruolo di tedofori in rappresentanza della Banca Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei territori, Tommaso Corcos, responsabile Wealth management divisions, Gaetano Miccichè, chairman della divisione IMI Corporate Investment banking e International banks e Paola Papanicolaou, responsabile International banks division.

Tra i tedofori anche Stefano Lucchini e Roberto Bolle

L’appuntamento conclusivo del viaggio della Fiamma Olimpica è previsto il 6 febbraio con la partecipazione tra i tedofori di Stefano Lucchini, chief Institutional affairs and External communication officer di Intesa Sanpaolo e Roberto Bolle, brand ambassador della banca tra i protagonisti della campagna pubblicitaria che celebra la forza della comunità e l’orgoglio nazionale, valorizzando a pieno il contributo che il Gruppo Intesa offre alla crescita collettiva.

Intesa condivide con le Olimpiadi i valori di inclusione, solidarietà e rispetto delle diversità

Intesa Sanpaolo sostiene Milano Cortina 2026 perché i valori profondi dei Giochi olimpici e paralimpici invernali rispecchiano quelli che guidano quotidianamente l’azione del Gruppo guidato da Carlo Messina. La banca, punto di riferimento dei territori, condivide principi come inclusione, sostenibilità, solidarietà e rispetto delle diversità, oltre alla convinzione che lo sport sia un potente motore di crescita collettiva. Questi valori sono al centro della missione di Intesa Sanpaolo, impegnata a promuovere coesione e sviluppo nelle comunità in cui opera. Il sostegno va oltre la semplice visibilità dell’evento, è un’opportunità condivisa per rafforzare il legame con il territorio e contribuire alla promozione dell’identità e dell’eccellenza italiane nel mondo.

Usa-Russia, raggiunto l’accordo per la proroga del trattato New START

Gli Stati Uniti e la Russia hanno deciso di prorogare per sei mesi i termini del trattato di non proliferazione nucleare New START, scaduto giovedì 5 febbraio. Lo riporta Axios, dopo aver scritto di «accordo vicino» tra Washington e Mosca, dopo colloqui avvenuti a margine del trilaterale sull’Ucraina negli Emirati Arabi. Tecnicamente, va precisato, non si tratta di una proroga: il New START, siglato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev, prevedeva la possibilità di un solo rinnovo dopo 10 anni, in effetti poi avvenuto nel 2021. Le parti, scrive Axios, hanno però accettato di continuare osservare i termini del trattato per almeno sei mesi, durante i quali verrà negoziato un nuovo accordo. In attesa dell’annuncio ufficiale, alla scadenza del New START il Pentagono ha reso noto che gli Usa e la Russia hanno concordato di riprendere il dialogo militare ad alto livello. «È un fattore importante per la stabilità e la pace globali, che può essere raggiunto solo attraverso la forza, e offre un mezzo per aumentare la trasparenza e promuovere la de-escalation», ha affermato il Comando europeo degli Stati Uniti.

Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente

Poco attese, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono arrivate in città. Anzi, nelle città. E si è scoperto, con sommo rammarico degli organizzatori, che ai milanesi dell’evento importa il giusto, tendente al poco. Stesso andazzo a Cortina, cui il New York Times ha dedicato un articolo con quella curiosità un po’ antropologica che anima gli stranieri quando trattano le cose dell’Italia: la perla delle Dolomiti non vibra, non scalpita, quasi si annoia. Figurarsi Milano.

Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
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Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente

Qualcuno ha tirato in ballo lo snobismo della sua borghesia, che il vertiginoso schizzare in alto del tasso di ricchezza dei suoi abitanti (indigeni o fiscalmente acquisiti) ha accentuato. È uno snobismo che sconfina nell’insofferenza, che al primo sentore di disagio raccoglie armi e bagagli e si ritira nelle seconde case. Milano funziona così: celebra gli eventi con l’identico approccio che si ha verso le ristrutturazioni dei palazzi: «Bellissimo. Ma fate pure, io torno quando è finito».

Alla fine, per gli organizzatori, sarà un bagno di sangue?

Peraltro questa è una faccia dello snobismo. L’altra consiste nella malcelata soddisfazione di vedere le strade del centro mezze vuote (ma non sarà perché piove a dirotto o perché un cappuccino costa 10 euro?), i B&B col lucchetto non così pieni, il tutto esaurito nei teatri delle gare un’ottimistica chimera. Da lì alla profezia-anatema il passo è breve: alla fine, per gli organizzatori, sarà un bagno di sangue. Ipotesi che certo riguarda le tasche di tutti, un po’ meno quelle di chi per orrore del caos si è rifugiato nelle dimore vista lago.

La Milano performante non tollera più il minimo fastidio

Ma ridurre tutto a una posa chic sarebbe consolatorio. Il problema è più complesso. La Milano urbana, performante, metropoli iper organizzata, non tollera più anche il minimo fastidio. Il disagio è diventato una colpa, il rallentamento un’offesa. La variegata agenda di apertura e chiusura di vie e quartieri, effimera quanto il tempo dei Giochi, è vissuta come una violazione dei diritti civili, l’olimpico eccesso di movida come un attentato alla qualità della vita. Abbiamo interiorizzato l’idea che la città debba funzionare come un’app: veloce, fluida, invisibile, senza intoppi. E soprattutto senza sorprese, nemmeno quella di una strada chiusa per qualche ora.

L’indifferenza è diventata una forma di superiorità

C’è poi un altro elemento, più sottile e molto milanese: l’indifferenza come forma di superiorità. Milano non si oppone certo alle Olimpiadi, ma le guarda con l’aria di chi ha già visto tutto: Expo, Fashion Week, Design Week, Salone, Fuorisalone, settimane a raffica di qualcosa che non le lasciano un attimo di respiro. Da tempo la capitale economica è diventata uno show room permanente che ha anestetizzato l’eccezione. E quando ogni cosa viene venduta come straordinaria, finisce che niente più lo è. Olimpiadi comprese, che invece una loro eccezionalità ce l’hanno davvero, visto che da noi le ultime datano 2006 e le prossime, se il mondo ancora ci sarà, chissà quando.

I Giochi vissuti solo come un problema logistico

Alla fine ne esce una narrazione scoraggiante. I Giochi, che dovrebbero essere racconto, epica, identità condivisa, vengono vissuti dai milanesi solo come un problema logistico. La città che si vanta di essere capitale morale e locomotiva del Paese si scopre fragilissima sul piano simbolico. Prevale l’irritazione di perdere tempo per qualcosa che come ritorno immediato porta solo fastidi.

Futuro da metropoli efficientissima. E mortalmente noiosa

Seppellita la chimera della città a misura d’uomo, non ci garba che il trambusto olimpico intralci quella a misura Duomo. La Milano in cui viviamo assume sempre più le sembianze di uno stentoreo luna park dove il copioso avvento di capitali lascia intravedere, per chi se lo potrà permettere, un futuro vissuto in una città efficientissima. E insieme mortalmente noiosa.

Vannacci ha detto che non si dimette da eurodeputato

Roberto Vannacci non si dimetterà da europarlamentare. L’ha annunciato sui suoi canali social: «I voti sono miei, e chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti». E ancora: «L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza». Dopo lo strappo con la Lega e la fondazione del suo partito Futuro nazionale, l’ex generale è stato costretto a lasciare il Gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo.

Giuli ha nominato come consigliere l’ex capo ufficio stampa Tatafiore

Alessandro Giuli ha nominato come «consigliere per la comunicazione e la promozione culturale» l’ex capo ufficio stampa Pietro Tatafiore, che aveva rassegnato le dimissioni il 22 novembre a causa delle polemiche scaturite da una serie di comunicati sfacciatamente a favore di Edmondo Cirielli, candidato governatore (poi sconfitto) della destra in Campania. Non solo: il capro espiatorio Tatafiore è stato allontanato dal Collegio Romano, ma ha fatto rapidamente ritorno al ministero della Cultura, visto che la nomina a consigliere di Giuli era stata già sancita da un decreto ministeriale datato 25 novembre. Appena tre giorni dopo le dimissioni.

Giuli ha nominato come consigliere l’ex capo ufficio stampa Tatafiore
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Tatafiore ha assunto il nuovo incarico da dicembre

Come spiega Repubblica, Tatafiore ha assunto il nuovo incarico il primo dicembre e può contare su un compenso di 50 mila euro all’anno. Il collaboratore di Giuli, esperto di comunicazione istituzionale e già direttore dell’agenzia Utopia, era approdato al Mic come consigliere a titolo gratuito a ottobre 2024, un mese dopo la nomina del sostituto di Gennaro Sangiuliano. A febbraio 2025 era diventato poi capo ufficio stampa. Come ha rivelato Dagospia, Tatafiore lo scorso settembre si è unito in rito civile con la fidanzata (ora moglie) Barbara Castorina. Chi ha officiato il matrimonio? Nientemeno che Giuli.

Perché Fabrizio Corona ha denunciato Mediaset

Fabrizio Corona ha denunciato Mediaset per tentata estorsione «o per qualunque altro reato che la Procura vorrà ravvisare». L’ha annunciato Ivano Chiesa, legale di fiducia dell’ex re dei paparazzi, dopo che l’azienda avrebbe inviato delle missive ad alcune discoteche avvertendo i gestori che potrebbero essere corresponsabili nel caso invitassero come ospite Corona. In sostanza, se quest’ultimo accusasse e diffamasse Mediaset e chi ne fa parte durante le serate nei locali, anche i gestori dovrebbero risponderne legalmente. In un intervento registrato su Instagram, l’avvocato Chiesta ha spiegato che l’iniziativa di Mediaset «è una cosa molto grave e non ha fondamento», perché «un gestore di una discoteca non ha nessun dovere se non di garantire la sicurezza, ma non impedire che qualcuno dica quello che vuole perché non siamo in Corea». Le missive, però, potrebbero avere come effetto di impedirgli di lavorare. «Hanno tentato di silenziare Fabrizio Corona sui social, adesso vogliono silenziarlo negli esercizi pubblici, domani cosa faranno? Gli impediranno di parlare a casa sua?», ha aggiunto il legale. Nei giorni scorsi

La Bce lascia di nuovo invariati i tassi d’interesse

La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse. Il tasso sui depositi rimane dunque al 2 per cento, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. È la quinta volta consecutiva che la Bce decide di non modificarli da giugno 2025, dopo che nelle otto precedenti li aveva invece ridotti (la decisione avviene generalmente ogni due mesi). La decisione è stata unanime e motivata dal fatto che «la valutazione aggiornata della situazione macroeconomica conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine». Non ci sono quindi motivi per intervenire di nuovo.

La nota della Bce: «Buona capacità di tenuta dell’economia»

«L’economia», prosegue la nota, «continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita». Al tempo stesso, però, «le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale». Le prossime decisioni continueranno a essere prese «sulla base dei dati» in arrivo e «riunione dopo riunione» senza impegnarsi su un percorso prestabilito per i tassi di interesse.

Università di Brescia, il pasticcio del concorso finisce con un auto-sabotaggio

La riunione di mercoledì 4 febbraio – un “sequestro di persona” di quattro ore – si è conclusa con un esisto scontatissimo. Cioè l’auto-sabotaggio. Il capo di dipartimento dell’Università di Brescia avrebbe deciso di non convocare entro 45 giorni (limite il 15 febbraio) la commissione del concorso in Malattie respiratorie. Dunque, come stabilito da commi e cavilli del regolamento, per due anni l’ateneo non potrà chiedere un altro concorso per la stessa fascia, lo stesso gruppo e lo stesso settore scientifico e disciplinare. Perché questa scelta lecita ma autolesionista? L’abbiamo già spiegato con il condizionale: il motivo sarebbe la non vittoria – per oltre 50 punti di scarto, cinquanta! – del plenipotenziario primario degli Spedali Civili di Brescia, candidato “predestinato”.

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La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto

La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita al Villaggio olimpico di Milano, dove ha firmato il murale della tregua e ha pranzato con gli atleti. «La prima competizione è con se stessi e con i propri limiti per superarsi, per migliorarsi, e poi c’è a fianco quella con gli altri partecipanti. Ci auguriamo che siano tante le medaglie, ma quello che è importante è il modo in cui parteciperete, con impegno, dando tutto voi stessi, con lealtà, con rispetto per gli altri. È una competizione che dà nel mondo uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà», ha detto il capo dello Stato, che in serata parteciperà alla cena di gala con la presidente del Cio Kirsty Coventry e i vertici degli altri Paesi.

Il messaggio di Mattarella: «Vi auguro di ottenere i risultati migliori»

Gli atleti Arianna Fontana e Carlo Mornati gli hanno consegnato il giubbotto dell’Italia e Mattarella l’ha subito indossato. Accompagnato dalla figlia Laura, ha pranzato seduto tra la stessa Fontana, campionessa dello short track e portabandiera dell’Italia, e il pattinatore Pietro Sighel. Il menù prevedeva lasagna zucca e formaggio, pesce spada alla griglia con verdure al vapore, torta di mele e frutta di stagione. «È un gran piacere incontrarvi, ci siamo, state per cominciare. Naturalmente, alla vigilia dell’apertura, non posso non ricordare che per tutte e tutti voi che siete qui, questo è già un grande successo. Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante», ha detto ancora il presidente. Questo l’augurio che ha rivolto agli azzurri: «Siate consapevoli di quanto state per fare, vi auguro di ottenere i risultati migliori. Il primo risultato è appunto partecipare con tutti gli altri, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità. Grazie per il impegno che mettete, grazie in anticipo perché certamente renderete onore al tricolore, alla nostra bandiera e ai nostri colori. Grazie e in bocca al lupo».


Harris rilancia l’account social KamalaHQ: è pronta a una nuova candidatura?

Kamala Harris, ex vicepresidente degli Stati Uniti e candidata democratica alla Casa Bianca nel 2024, ha appena rilanciato su X e TikTok l’account KamalaHQ, che era stato chiuso dopo la sconfitta elettorale patita contro Donald Trump. Gli account contano oltre un milione di follower su X e più di cinque su TikTok: presto ribattezzati semplicemente “Headquarters”, in collaborazione con People for the American Way – che si definisce «un’organizzazione nazionale progressista che lotta per la libertà, la giustizia e la democrazia» – diventeranno «un progetto online per la campagna elettorale della prossima generazione». Prevista, come spiega un comunicato stampa, la pubblicazione di contenuti anche su Substack, YouTube e altre piattaforme.

«I conservatori costruiscono un’infrastruttura organizzativa permanente. I progressisti hanno storicamente costruito macchine che vengono smantellate dopo il giorno delle elezioni. Headquarters segna la fine di questo ciclo», si legge nel comunicato, che parla di un luogo online «in cui poter andare per essere aggiornati sulle ultime novità e anche per incontrare e rivedere alcuni dei nostri grandi e coraggiosi leader, siano essi leader eletti, leader della comunità, leader civici, leader religiosi, giovani leader».

Harris: «Continuate a seguirci. Ci vediamo là fuori»

In un video registrato per il lancio di Headquarters, Harris dichiara: «Sono davvero entusiasta. Continuate a seguirci. Ci vediamo là fuori». L’ex numero due di Joe Biden, che ha recentemente iniziato una seconda parte del tour dedicato al suo libro 107 giorni, racconto della sua corsa alla Casa Bianca (la più breve della storia moderna), avrà un ruolo onorario presso la sede centrale come presidente emerita, ma non la supervisione editoriale dei post, spiega la nota. Harris ha affermato a più riprese di essersi momentaneamente ritirata dalla politica. Ma ha lasciato la porta aperta a un’altra corsa presidenziale. Il rilancio degli account social, anche se con altro nome e con obiettivi diversi da quelli originari, sembra in effetti un passo in questa direzione.

Cos’è il norovirus, che nel Villaggio Olimpico ha colpito quattro giocatrici finlandesi di hockey

Allarme norovirus nel Villaggio Olimpico di Milano. Quattro giocatrici della nazionale finlandese di hockey su ghiaccio sono risultate positive al norovirus, altamente contagioso e causa di gastroenteriti acute. Le atlete sono state isolate, al pari delle loro compagne di stanza. Tutto questo a poche ore dal debutto nel torneo olimpico, previsto la sera del 5 febbraio contro il Canada. La Finlandia (bronzo a Pechino 2022), per scendere in campo dovrà schierare almeno 17 giocatrici, incluse due portiere, cosa a questo punto non scontata. La squadra in via precauzionale ha annullato gli allenamenti e gli impegni con i media. Le cose da sapere sul norovirus.

Cos’è il norovirus

Il norovirus, altamente contagioso e causa più comune di gastroenterite acute, provoca vomito, diarrea, crampi addominali e talvolta febbre. Il periodo di incubazione del virus è di 12-48 ore, mentre l’infezione dura dalle 12 alle 60 ore. Il norovirus viene trasmesso tra persone che vivono in prossimità e condividono gli stessi spazi, soprattutto se manca una corretta igiene delle mani. Può diffondersi rapidamente attraverso superfici contaminate, alimenti o liquidi: questo rende difficile intercettare tempestivamente i primi casi. Come detto, nella maggior parte dei soggetti l’infezione si risolve in pochi giorni. Ma i sintomi possono essere debilitanti, soprattutto per persone fragili o atleti sottoposti a sforzi intensi.

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno

«Godzilla a Leonardo? E a Fincantieri chi ci mettono, Jeeg Robot?», scherzano alcuni parlamentari sentendo i nomi che girano per occupare le poltrone più importanti delle società pubbliche. Niente paura, dopo il viaggio in Giappone di Giorgia Meloni non ci sono sorprese da fumetto, come nei suoi amati manga, per il risiko delle partecipate”, dove ballano parecchie presidenze: il nome di cui si parla per Leonardo, il colosso della difesa, è Cuzzilla, non Godzilla. Stefano Cuzzilla è uno storico leader di Federmanager, e guida anche il Fasi, il fondo di assistenza dei dirigenti industriali italiani. Quest’ultimo gli ha permesso di conoscere tutti i big del mondo della sanità, convenzionati con il Fasi per le cure cliniche. E ora potrebbe prendere il posto del presidente Stefano Pontecorvo (anche se per quell’incarico si era fatto pure il nome di una donna). Attualmente Cuzzilla è presidente di Trenitalia ed è consigliere di amministrazione di Cassa depositi e prestiti. Stimatissimo dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, Cuzzilla, classe 1965, è inoltre presidente di Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità: iniziò come vicepresidente della società regionale del Lazio dedicata alle strade, Astral, ben visto dall’allora Margherita. C’è da dire che quell’incarico gli procurò il soprannome che si porta dietro da allora, e che viene pronunciato al suo apparire: «È arrivato lo stradino». Per i suoi amici è un «numero uno», e «troppo forte». Ambizioso, Cuzzilla è diventato padre da poco tempo, ama il sushi e la cucina giapponese. E qui si torna ai manga. Comunque, il collegamento tra i treni e la Difesa c’è, dato che in tempo di guerra la logistica ferroviaria è al primo posto nelle strategie degli alti comandi militari: il passo da Trenitalia a Leonardo, quindi, tutto sommato si può fare…

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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Pozzolo assieme a Vannacci? Ci è andato sparato…

Emanuele Pozzolo, ex deputato di Fratelli d’Italia, è passato al nuovo movimento politico di Roberto Vannacci. La migliore battuta è stata fatta dai suoi ex amici meloniani, non dai leghisti: «Ci è andato sparato».

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Edi Rama da papa Leone. E Giorgia?

Nell’agenda di papa Leone, nella giornata di giovedì 5 febbraio, ecco la prima udienza: riceve il primo ministro della Repubblica di Albania Edi Rama. Stranamente, nel passaggio nella Capitale non è previsto alcun incontro ufficiale con Giorgia Meloni, sua grande (ex?) amica. E qualcuno si chiede: «Come mai?».

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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L’ammazzasentenze è morto

Corrado Carnevale, storico presidente della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, noto come “l’ammazzasentenze”, se n’è andato all’età di 95 anni. Una carriera vissuta tra infinite polemiche, attacchi continui per il suo operato, «che poi era semplicemente la verifica attenta degli errori compiuti nei gradi inferiori del processo, spesso fatto con i piedi da incompetenti: quelli che lui rilevava non erano certo cavilli», sibila un suo anziano collega. Sul quotidiano Il Messaggero ecco il necrologio scritto dai familiari: «Ne danno il triste annuncio i figli, i nipoti e i parenti tutti ricordandone l’altissimo esempio di rigore e rettitudine nonché l’impegno morale per l’affermazione della legge e della Giustizia». Funerali romani il 6 febbraio nella basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, in viale Mazzini. Tanti amici coetanei sono morti, nel corso degli anni, ma una lunga serie di discepoli c’è, nella magistratura e nel mondo dell’avvocatura: pronti a mettersi in fila a onorare Corrado Carnevale da Licata. Tra le tante registrazioni disponibili nell’archivio della benemerita Radio Radicale, da ascoltare c’è sicuramente quella del 7 aprile 2004 dedicata alla «domanda di riammissione in servizio del giudice Corrado Carnevale a seguito del decreto legge che ha stabilito il diritto al reintegro dei pubblici dipendenti sospesi dal servizio a causa di un procedimento penale a loro carico che si è concluso con l’assoluzione», richiesta nata dopo che le Sezioni Unite della Cassazione annullarono senza rinvio la sentenza di condanna a sei anni di reclusione inflitta a Carnevale dalla corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

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Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti

Il 5 febbraio 2026, è scaduto l’accordo New START tra Stati Uniti e Russia, che siglato a Praga l’8 aprile 2010 (e poi entrato in vigore il 5 febbraio 2011) limitava a 1.550 il numero di testate nucleari strategiche – ovvero con funzione deterrente – dispiegabili dai due Paesi e a 700 i vettori operativi – tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti – con un tetto complessivo di 800 sistemi tra schierati e non schierati. L’accordo prevedeva anche il bando al dispiegamento di armi strategiche fuori dal territorio nazionale dei due Paesi firmatari. Con la scadenza del trattato, vengono meno i vincoli giuridicamente vincolanti e i meccanismi di verifica (quest’ultimi erano in realtà già saltati): senza alcun freno, c’è ora lo spauracchio della corsa agli armamenti. E sullo sfondo c’è anche l’ingombrante presenza della Cina.

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Le comunicazioni periodiche previste dal New START si erano interrotte dalla pandemia

Il New Strategic Arms Reduction Treaty, che aveva sostituito i precedenti accordi START, gli START I, START II e SORT, è – o meglio era – un’intesa di fondamentale importanza: si stima infatti che negli arsenali di Washington e Mosca ci sia il 90 per cento degli ordigni nucleari mondiali: 5.177 testate per Washington e 5.459 per Mosca comprendendo quelle tattiche, ovvero progettate per essere utilizzate sul campo di battaglia in situazioni belliche. Il New START, siglato da Barack Obama e Dmitry Medvedev e prorogato nel 2021 – per cinque anni – poco dopo l’insediamento di Joe Biden, prevedeva anche comunicazioni periodiche di informazioni sul dispiegamento e l’evoluzione dell’arsenale, sospese però durante la pandemia di Covid e poi mai riprese a causa delle crescenti tensioni dopo l’invasione dell’Ucraina.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Barack Obama e Dmitry Medvedev (Ansa).

Putin, Trump e la mancata estensione del formato alla Cina di Xi

La scadenza del patto New START segna la conclusione della stagione del controllo delle armi nucleari iniziata nel 1972 con la firma da parte di Richard Nixon e Leonid Bréžnev del Trattato contro i sistemi antimissili balistici. Vladimir Putin aveva proposto il proseguimento informale dell’accordo (senza però controlli e scambio di informazioni): Donald Trump aveva risposto in modo positivo, chiedendo però l’estensione del formato alla Cina, il nuovo grande avversario a livello globale degli Stati Uniti. Si stima che la Repubblica Popolare, contraria a partecipare a negoziati fino al raggiungimento della parità con Washington, abbia raddoppiato in pochi anni il suo arsenale: secondo le stime Pechino ha circa 600 testate nucleari. «Il presidente è stato chiaro. Non è possibile il controllo degli armamenti nel XXI secolo se non include in qualche modo la Cina, che ha un arsenale vasto e in crescita», ha ribadito alla vigilia della scadenza del New START il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Donald Trump (Ansa).

Il mancato rinnovo del patto getta ombre molto scure sul futuro

Prima di oggi l’ultimo accordo Usa-Russia di non proliferazione a essere abbandonato era stato il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato nel 1987 e stracciato unilateralmente da Washington nel 2019. Il mancato rinnovo del New START non può non gettare ombre molto scure sul futuro. Putin ha assicurato a Xi Jinping che la Russia «agirà in modo ponderato e responsabile», come ha spiegato il consigliere diplomatico presidenziale Yuri Ushakov. Allo stesso tempo, il portavoce dello zar Dmitry Peskov ha però avvertito che «il mondo si troverà in una situazione più pericolosa di prima», perché la Russia e gli Stati Uniti «si troveranno senza un documento fondamentale che limiti e controlli gli arsenali».

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Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Gli appelli delle Nazioni Unite e del papa contro la proliferazione

In tale contesto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha esortato Stati Uniti e Russia a «concordare rapidamente» un nuovo trattato sul disarmo: «Questo smantellamento di decenni di progressi non potrebbe arrivare in un momento peggiore: il rischio di un uso nucleare è al livello più alto da decenni». Sulla questione New START si è espresso anche papa Leone XIV: «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto e efficace». La situazione attuale, ha sottolineato il pontefice, «dice di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le Nazioni». Difficile dargli torto.

Come cambia il pacchetto sicurezza dopo i rilievi di Mattarella

Dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato il governo a limare il pacchetto sicurezza – 80 pagine complessive divise in due provvedimenti, un decreto e un disegno di legge -, il testo che arriverà in Cdm giovedì 5 febbraio 2026 sarà leggermente modificato rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti. Il capo dello Stato ha infatti incontrato al Quirinale il sottosegretario Alfredo Mantovano chiedendo chiarimenti e correttivi soprattutto su due punti, il cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine e il fermo preventivo di sospetti prima dei cortei che potrebbero costituire un pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni. Il Colle non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma da ambienti parlamentari si è appreso che Mattarella avrebbe sottolineato che sullo scudo è importante non creare una giurisprudenza separata per categorie (cioè non prevederlo solo per le forze dell’ordine) per non violare il principio di uguaglianza sancito dalla Carta, e che sul fermo non basta un semplice atteggiamento sospetto per effettuarlo. Sarebbe inoltre ritenuta eccessiva la durata di 12 ore ipotizzata per gli accertamenti.

Come cambiano scudo penale e fermo preventivo

Cosa cambia, dunque, rispetto ai testi originari? Il cosiddetto scudo verrebbe esteso a tutti i cittadini come forma estesa di legittima difesa, quindi non solo agli agenti. Si tratta della non più automatica iscrizione nel registro degli indagati di chi commette un reato con una evidente causa di giustificabilità, che verrà iscritto in un registro separato usufruendo di una corsia preferenziale e dell’archiviazione entro 30 giorni qualora il pm non valuti diversamente i fatti. Sarà un magistrato a decidere se sussistono le condizioni per l’applicazione della causa di giustificabilità. Quanto al fermo, la nuova norma dovrebbe prevedere che, in occasione di manifestazioni pubbliche, le forze dell’ordine possano accompagnare in questura o in caserma e trattenere per non più di 12 ore solo persone con precedenti specifici e/o trovate in possesso di armi o oggetti atti a offendere. Non basta dunque un semplice sospetto. Il fermo, nel rispetto dell’articolo 13 della Costituzione, dovrà comunque essere comunicato tempestivamente al magistrato di turno che dovrà verificare se sussistano le condizioni di legge per il trattenimento, altrimenti potrà ordinare l’immediato rilascio della persona.

Remigrazione, cosa prevede la proposta di legge di iniziativa popolare

La proposta di legge di iniziativa popolare Remigrazione e Riconquista, che avrebbe dovuto essere illustrata alla Camera prima che la conferenza stampa venisse annullata a causa delle proteste delle opposizioni, ha superato, sulla piattaforma del ministero della Giustizia, le 50 mila firme necessarie per poter essere presentata in Parlamento. Il testo, composto da 24 articoli suddivisi in sei capi, interviene in modo ampio su immigrazione, cittadinanza, politiche demografiche e sicurezza. Ecco cosa prevede.

Dalle espulsioni ai rimpatri fino all’abolizione della protezione speciale

La proposta contiene misure più incisive di contrasto all’immigrazione irregolare, al traffico di esseri umani e allo sfruttamento lavorativo, attraverso l’inasprimento delle sanzioni penali e patrimoniali, il potenziamento delle espulsioni e dei rimpatri e specifiche disposizioni per stranieri condannati per reati gravi, inclusa la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione nei casi previsti. Il fulcro della pdl è l’istituzione di un programma nazionale di remigrazione, termine con cui si intende il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine mediante incentivi economici, percorsi formativi pre-partenza e supporto al reinserimento. Punta inoltre a istituire un fondo per la remigrazione – finanziato anche tramite la riconversione di risorse già destinate all’accoglienza e mediante proventi da confische -, introdurre disposizioni per la regolamentazione delle attività delle Ong operanti nel Mediterraneo, rivedere le norme sul ricongiungimento familiare e abolire la protezione speciale.

François-Louis Michaud presidente dell’Autorità bancaria europea

Durante la riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), gli Stati membri dell’Unione europea hanno indicato il francese François-Louis Michaud come nuovo presidente dell’Autorità bancaria europea (EBA), agenzia dell’Ue creata nel 2011 e incaricata di attuare un corpus di norme standard per regolamentare e vigilare sul settore bancario in tutti i Paesi dei Ventisette. Michaud ricopre da settembre del 2020 l’incarico di direttore esecutivo della stessa EBA. La nomina dovrà ora essere confermata dal Parlamento europeo e successivamente approvata formalmente dal Consiglio Ue, secondo la procedura istituzionale prevista. Michaud prenderà il posto dello spagnolo José Manuel Campa, che ha concluso prematuramente il suo secondo mandato il 31 gennaio per motivi personali e familiari.

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci

Più passano i giorni, più si alza il livello dello scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, fresco di addio alla Lega. «Io non sono un traditore, semmai è lui che ha tradito valori e ideali. È Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione», ha detto l’ex vicesegretario del Carroccio nella serata del 4 febbraio prima di arrivare a Modena, per un evento programmato da tempo sulla ‘remigrazione‘ – citata anche nel manifesto del suo movimento politico Futuro Nazionale.

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Salvini: «Ho la tessera della Lega dal 1991, ne ho visti di ingrati»

Salvini, nel corso di una conferenza stampa sul referendum della giustizia alla Camera, aveva detto: «Per me il capitolo è chiuso. Ho la tessera della Lega dal 1991 e quindi ne ho visti tanti, anche alcuni che non hanno mantenuto la parola e gli impegni, che hanno dimostrato di essere – cito il titolo di un libro di una grande italiana, Maria Rita Parsiingrati». E poi: «Quelli di Vannacci sono 500 mila voti della Lega, non porta via niente. Dispiace umanamente, ma non preoccupa. Gli abbiamo spalancato le porte di casa quando tutti lo attaccavano. Il ringraziamento è stato ‘mi tengo il posto, arrivederci’».

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa).

Vannacci: «La Lega era un contenitore che tradiva la mia identità»

Sempre da Modena, nel corso dell’evento che di fatto si è trasformato nel debutto del nuovo movimento, Vannacci ha dichiarato: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Luca Zaia. Non è possibile fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina». E poi: «Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e, se si vuole, anche inasprita. Non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità». Vannacci ha successivamente spiegato di aver lasciato la Lega anche perché, nonostante la carica di vicesegretario, non gli è stata data «la possibilità di essere incisivo». Dato l’addio al Carroccio e pertanto escluso dai Patrioti, l’ex generale ha escluso di mollare il suo seggio all’Eurocamera: Alternative für Deutschland ha aperto al suo ingresso nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane.

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Matteo Salvini (Ansa).

L’ex generale: «Futuro Nazionale al 4 per cento, non male come rampa di lancio»

Riguardo a Futuro Nazionale, Vannacci ha commentato: «Un sondaggio ha presentato qualcosa che ancora non esiste al 4,2 per cento, mica male come rampa di lancio. Significa che c’è qualcuno che apprezza i valori del mio partito che ho specificato nel mio manifesto». Vannacci ha inoltre detto che di non aver sentito Giorgia Meloni e che la sua nuova realtà politica «è interlocutore naturale della destra», per quanto quella al governo sia spesso «incoerente». Fratelli d’Italia, ha sottolineato, ha fatto campagna elettorale proponendo il blocco navale e poi ha votato il decreto flussi.

Vannacci: «Io come Fini? No, come Meloni quando lasciò il Pdl»

Intervenuto poi a Realpolitik su Rete 4, Vannacci ha commentato l’accostamento al “traditore” Gianfranco Fini, suggerito dai leghisti. «Più che come Fini, io mi sento come Meloni quando ha lasciato il Popolo della Libertà per le divergenze di vedute. Sono due interpretazioni diverse. Salvini ha parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Ma lealtà non vuol dire obbedienza cieca, onore non vuol dire immobilismo. Io non abbandono il posto di combattimento, sono l’unico che lo presiede».

Il Washington Post licenzierà oltre 300 giornalisti

Il Washington Post prevede di licenziare centinaia di giornalisti, almeno 300 degli 800 che compongono la redazione. Lo riporta il New York Times, secondo cui ci sarebbe stata una videochiamata con i dipendenti per annunciare l’inizio dei tagli. Una decisione che arriva pochi giorni dopo che il quotidiano, edito dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha ridotto la copertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina a causa delle crescenti perdite finanziarie. La decisione di licenziare personale sarebbe infatti legata alla frenata, in termini di abbonamenti, lettori e quindi ricavi, subita dal giornale negli ultimi due anni.

I tagli alle redazioni Sport e Libri

Secondo quanto ricostruito, il direttore esecutivo Matt Murray e il responsabile delle risorse umane Wayne Connell hanno inviato una mail ai dipendenti invitandoli a «restare a casa per l’intera giornata», chiedendo di partecipare a una riunione su Zoom alle 8.30 del mattino in cui è stata annunciata la nuova linea. I tagli dovrebbero riguardare le sezioni Sport e Libri ma anche la redazione Metro, che si occupa di coprire Washington DC, Maryland e Virginia. Il giornale ha intenzione di puntare tutto sulla politica e aumentare la copertura su tematiche come scienze, salute, tecnologie e storie di vita quotidiana online. Il capo ufficio Matt Viser e altri sette cronisti della Casa Bianca hanno firmato una lettera con cui avvertono che il giornale non potrà mantenere i suoi standard di eccellenza se verranno colpite in modo significativo altre aree della testata: «Se il piano è riorientare il giornale quasi esclusivamente sulla politica, vogliamo sottolineare quanto il nostro lavoro dipenda dalla collaborazione con le redazioni esteri, sportive e locali. Se una parte viene indebolita, ne risentiremo tutti».