La Procura del Vallese ha compiuto un primo passo significativo nelle indagini sul rogo del bar Constellation a Crans-Montana, che ha provocato la morte di 40 persone, iscrivendo nel registro degli indagati uno degli ex responsabili della sicurezza del Comune. Secondo la tv svizzera RTS, l’uomo, incaricato di effettuare diversi controlli antincendio nel locale, sarà ascoltato il 9 febbraio. Fino a oggi, le indagini avevano riguardato esclusivamente i proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, già iscritti tra gli indagati.
Secondo Politico.eu, citando cinque funzionari europei, il primo ministro slovacco Robert Fico sarebbe rientrato dal suo incontro Donald Trump alla tenuta di Mar‑a‑Lago in Florida il 17 gennaio con forti preoccupazioni sulle condizioni psicologiche del presidente usa, dichiarandosi «allarmato» e in apprensione per lo stato mentale del leader statunitense durante colloqui informali a margine di un vertice Ue. Una versione dei fatti che il premier di Bratislava ha negato tramite un lungo post su X, respingendo ciò che ha definito «bugie per destabilizzare i rapporti» e affermando che «nessuno ha sentito nulla, nessuno ha visto nulla, non ci sono testimoni» e sottolineando di non aver parlato né formalmente né informalmente con altri leader al vertice sugli esiti del suo viaggio negli Stati Uniti.
Le trattative per la pacificazione in Ucraina stanno andando avanti in maniera silenziosa. Dopo il primo round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi, i negoziati proseguono lontano dai riflettori, segnale che si sta cercando di trovare la quadra, soprattutto sulle questioni territoriali e sulle garanzie di sicurezza postbelliche. Intanto a Kyiv, tra realismo e speranza, l’attenzione è già proiettata su quello che potrà succedere nel caso di un accordo che per l’Ucraina significherebbe la ripartenza politica con le elezioni parlamentari e presidenziali che dovranno definire i nuovi equilibri nazionali, oltre a quelli con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Lo scenario è però ancora pieno di incognite, visto che i due principali attori, il presidente Volodymyr Zelensky e il generale Valery Zaluzhny, ora ambasciatore a Londra, non hanno ancora reso noti i loro piani, ossia se il primo tenterà il bis alla Bankova e se il secondo scenderà davvero in politica e con che ruolo. Negli scorsi giorni i due si sono incontrati a Kyiv, dando il via a una serie di speculazioni. Certo è che i tempi si stanno stringendo.
Volodymyr Zelensky con Valery Zaluzhny (Getty Images).
Tra i competitor spunta Biletksy, comandante dell’Azov
Da mesi, i cosiddetti poteri forti stanno riposizionandosi come dimostrano anche i sondaggi che testano le potenzialità dei possibili candidati e dei partiti, vecchi e nuovi, in corsa. Il duello presidenziale pare essere ristretto a Zelensky e Zaluzhny, ma dietro di loro, accanto ai soliti noti come Petro Poroshenko e Yulia Tymoshenko, sono spuntati Kyrylo Budanov, ex capo del servizio segreto militare passato da poco al vertice dell’amministrazione presidenziale, e Andrei Biletksy, fondatore nel 2008 del movimento Assemblea Social-nazionale e a capo del battaglione Azov, oggi Terza Brigata d’assalto, considerato uno dei possibili successori del generale Olexandr Syrsky, comandante delle Forze armate e fedelissimo dell’attuale capo di Stato.
Andrei Biletsky nel 2017 (Ansa).
La riscossa dei militari in politica
Non è certo un caso che militari come Zaluzhny, Budanov e Biletsky siano considerati potenziali successori di Zelensky. L’elettorato ucraino, che nel 2019 aveva scelto proprio la star della tv per la sua immagine da outsider e le promesse di combattere la corruzione, oggi vuole affidarsi invece a chi è stato in prima fila durante il conflitto. I tre “moschettieri” potrebbero raccogliere circa un terzo dei voti ed entrare massicciamente nella Rada, il parlamento di Kyiv. Gli anni di conflitto peseranno quindi anche sul Dopoguerra ucraino.
Volodymyr Zelensky e Kyrylo Budanov (Ansa).
L’estrema destra nazionalista rappresenta una minaccia
Non solo: l’emergere di figure come Biletsky, estremista nazionalista, forte del sostegno di parte delle forze armate e anche tra l’elettorato (il cosiddetto Partito Azov è dato al 6,6 per cento, sopra la soglia di sbarramento del 5), dovrebbe mettere in guardia sul rischio di destabilizzazione. Mentre il favorito Zaluzhny (con un gradimento intorno al 72 per cento) e Budanov (al 70) hanno un consenso elevato e trasversale, maggiore di quello di Zelensky (che veleggia intorno al 62 per cento), secondo i dati dell’Istituto di sociologia di Kyiv, Biletsky gode della fiducia del 45 per cento degli ucraini, dato che sintetizza bene il potenziale dell’estrema destra. In caso il conflitto si concludesse con un’intesa sfavorevole per Kyiv, costretta a concedere territori e ad accettare le garanzie imposte dall’asse Washington-Mosca, è probabile che lo scontento nelle forze armate e nell’elettorato infiammi le frange nazionaliste e condizioni i processi politici nel Paese, minando la stabilità necessaria per la ricostruzione.
È stato presentato mercoledì 28 gennaio 2026, al Parlamento europeo, il settimo Med & italian energy report, lavoro di ricerca intitolato quest’anno Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies, frutto della sinergia scientifica tra Srm – Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – e l’Energy center lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching energies. L’evento è stato patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori ed è stato organizzato in collaborazione con la struttura European regulatory and public affairs di Intesa Sanpaolo che ha sede a Bruxelles.
Dall’approvvigionamento energetico al nucleare
In questa edizione il report si focalizza sul concetto di sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel quadro della transizione energetica euro-mediterranea. Vengono analizzati il ruolo crescente dell’elettrificazione e l’importanza di tutte le materie prime necessarie per la produzione delle nuove tecnologie energetiche. Un ulteriore focus è dedicato al ruolo che l’energia nucleare potrebbe fornire al futuro mix energetico mediterraneo. Come di consueto, il volume include anche un’analisi approfondita delle questioni che collegano l’energia al settore marittimo. Quest’anno con una panoramica delle tendenze significative del commercio marittimo e delle rotte strategiche delle materie prime critiche per le tecnologie di transizione energetica.
Il ruolo del Mediterraneo tra energia e materie prime critiche
Secondo l’analisi, l’Unione Europea resta fortemente dipendente dalle importazioni di energia. L’Italia presenta una dipendenza superiore alla media europea, sebbene in lieve miglioramento. In questo contesto, la sicurezza degli approvvigionamenti diventa una variabile strategica, al pari della sostenibilità ambientale. Il Rapporto ha poi sottolineato il ruolo del Mediterraneo come snodo chiave tra aree produttrici e consumatrici di energia. La sponda Sud dispone di un elevato potenziale solare ed eolico, ancora poco sfruttato, che potrebbe contribuire in modo decisivo alla riduzione della dipendenza energetica europea. Accanto all’energia, anche le materie prime critiche viaggiano prevalentemente via mare. Il Mediterraneo, attraversato da rotte strategiche come Suez e Gibilterra, assume un ruolo cruciale per la sicurezza delle forniture. In questo scenario, lo shipping italiano rappresenta un asset strategico, rafforzando il posizionamento del Paese nelle catene energetiche e industriali globali.
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal comitato promotore della raccolta di firme per il referendum sulla giustizia, che chiedeva l’annullamento della decisione del Consiglio dei Ministri di fissare le votazioni per il 22 e 23 marzo. Nella sentenza, i giudici hanno sottolineato che «la pretesa dei ricorrenti è destituita di fondamento, non potendosi lasciar dipendere la deroga ad un precetto normativo primario chiaro […] da un evento futuro ed incerto (l’ammissione del quesito referendario proposto dai promotori)», evidenziando come la normativa preveda una tempistica «certa e vincolante per lo svolgimento dei referendum costituzionali, anche al fine di evitare prolungati stati di incertezza sulla validità delle modifiche normative». Il Tribunale amministrativo ha inoltre respinto le eccezioni sollevate dai promotori riguardo al difetto di giurisdizione, chiarendo che «la deliberazione del Consiglio dei Ministri ed il conseguente Dpr di indizione del referendum, nella parte relativa all’individuazione della data per lo svolgimento della consultazione referendaria, hanno natura di atti di alta amministrazione e, pertanto, il relativo sindacato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo».
Dopo l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolise le successive critiche all’Amministrazione Trump, il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti non solo ha rispedito il comandante Gregory Bovino in California, ma lo ha anche messo a tacere sui social: il suo account su X (@CMDROpAtLargeCA) risulta infatti inattivo da lunedì 26 gennaio. Come spiega il New York Times citando un funzionario del ministero, la decisione di impedire a Bovino l’accesso alla piattaforma non è stata presa dalla Casa Bianca, ma dai suoi superiori presso la la U.S. Customs and Border Protection, ossia la polizia di frontiera (da non confondere con l’Ice). Un altro funzionario ha riferito al Nyt che Bovino riavrà accesso al suo account una volta tornato al suo precedente incarico in California, dove supervisiona una parte del confine col Messico. Parlando su Fox News dell’ormai ex volto della Border Patrol in Minnesota, Donald Trump ha definito Bovino «molto bravo», ma anche «piuttosto eccentrico», aggiungendo: «In alcuni casi è un bene, forse qui non lo è stato».
Trump: Bovino is pretty good but he’s a pretty out there kind of guy. Maybe it wasn’t good here. pic.twitter.com/bNEfb9ECbV
Manca sempre meno per scoprire quali saranno le materie della seconda prova della Maturità 2026. Nella giornata di mercoledì 28 gennaio il portale ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dedicato alle prove dell’esame di Stato, è entrato in una fase di aggiornamento, segnale che dunque qualcosa si sta muovendo dietro le quinte. Nel corso della giornata di erano diffuse alcune fake news, consultate e confermate come bufale da Skuola.net, riportanti presunte discipline oppure un orario certo per la pubblicazione. Non è chiaro ancora quando realmente gli studenti potranno conoscere le materie della Maturità 2026, ma considerando che lo scorso anno vennero comunicate online il 29 gennaio, è verosimile manchi davvero poco.
Maturità 2026, quali potrebbero essere le materie d’esame
Una studentessa del classico durante la seconda prova di maturità (Imagoeconomica).
La seconda prova viene decisa ogni anno partendo dalle discipline caratterizzanti di ciascun indirizzo, ossia quelle più importanti che gli studenti affrontano durante il percorso di studi. Quanto al liceo scientifico si opta sempre per una fra matematica e fisica, mentre per il classico i maturandi avranno il compito di tradurre una versione dal latino oppure dal greco. Se per il primo si opta quasi sempre per i quesiti matematici, per il secondo vige una regola non scritta dell’alternanza. E così, dato che nel 2025 i ragazzi dovettero vedersela con il compito di latino, è verosimile che questa volta tocchi a un testo dal greco antico. Tra gli autori papabili Platone, che tuttavia uscì nel 2024, ma anche uno fra Aristotele e Luciano, che ricorrono con più regolarità.
Un esame di maturità (Imagoeconomica).
Quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del Merito comunicherà anche le quattro materie sulle quali si concentrerà il colloquio orale, non più incentrato sull’intero programma scolastico ma appunto solo su una ristretta cerchia di discipline. Gli studenti dovranno rispondere a quesiti materie che costituiranno il perimetro disciplinare dell’esame, definito a livello nazionale. Una sarà certamente l’italiano, in quanto la prima prova è obbligatoria per tutti e deve necessariamente essere coperta da un membro della commissione. Ogni studente dovrà dimostrare, oltre che le proprie conoscenze sugli argomenti, anche la capacità di collegarli tra i vari settori, argomentarli con un pensiero critico e dimostrare maturità personale
I Paesi Bassi vanno verso la formazione di un governo di minoranza. I progressisti del D66 capitanati da Rob Jetten, i liberali di destra del Pvv di Dilan Yesilgoze i cristiano-democratici del Cda guidati da Henri Bontenbal hanno infatti formalizzato l’intesa, dopo l’accordo di principio annunciato il 9 gennaio. Il nuovo esecutivo potrà contare su 66 seggi alla Tweede Kamer, nove in meno di quelli necessari per la maggioranza assoluta.
Il nuovo premier sarà il 38enne Jetten
Il nuovo primo ministro sarà il 38enne Jetten, europeista e paladino dei diritti civili, vincitore a sorpresa delle elezioni di ottobre. Si tratterà del premier più giovane nella storia dei Paesi Bassi, oltre che il primo apertamente omosessuale.
Torna ad alzarsi la tensione tra Washington e Iran. Rispondendo al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi secondo cui «condurre la diplomazia attraverso la minaccia militare non può essere efficace o utile», Donald Trump ha fatto esattamente il contrario di quanto “consigliato”. Il presidente americano ha infatti avvertito la Repubblica Islamica che il tempo per impedire un intervento militare Usa sta per scadere.
Le minacce di Trump all’Iran
«Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – NIENTE ARMI NUCLEARI – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale!», ha scritto Trump su Truth. Poi, riferendosi all’operazione Midnight Hammer di giugno 2025 contro obiettivi nucleari iraniani, ha avvertito che «il prossimo attacco sarà molto peggiore». A tal proposito, il tycoon ha evidenziato che un gruppo d’attacco navale statunitense, «un’enorme armata» guidata dallaportaerei USS Abraham Lincoln, «si sta muovendo rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione», pronta a intervenire contro l’Iran.
Last time the U.S. blundered into wars in Afghanistan and Iraq, it squandered over $7 trillion and lost more than 7,000 American lives.
Iran stands ready for dialogue based on mutual respect and interests—BUT IF PUSHED, IT WILL DEFEND ITSELF AND RESPOND LIKE NEVER BEFORE! pic.twitter.com/k3fVEv1rus
«L’ultima volta che gli Stati Uniti si sono lanciati in guerre in Afghanistan e Iraq hanno sperperato oltre 7 mila miliardi di dollari e perso più di 7 mila vite americane». Lo ha scritto su X la missione iraniana alle Nazioni Unite, aggiungendo che la Repubblica Islamica «è pronta a un dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci», ma che, «se venisse costretta, si difenderà e reagirà come mai prima d’ora».
Il gruppo di Oncologia sperimentale del Centro nazionale spagnolo per la ricerca sul cancro guidato da Mariano Barbacid, ha reso noti i risultati di uno studio condotto su topi che mostrano l’eliminazione delle cellule tumorali nel cancro al pancreas. La ricerca, presentata in conferenza stampa da Barbacid insieme alla coautrice principale Carmen Guerra e ai primi autori Vasiliki Liaki e Sara Barrambana, evidenzia anche una marcata riduzione degli effetti collaterali e una durata della risposta mai registrata prima. «Per la prima volta abbiamo ottenuto una risposta completa, duratura e a bassa tossicità contro il cancro al pancreas in modelli sperimentali. Questi risultati indicano che la strategia di terapie combinate può cambiare il decorso di questo tumore».
Su che cosa si basa il protocollo sperimentale
Il protocollo sperimentale si basa su una combinazione di tre farmaci che colpiscono i meccanismi chiave della crescita tumorale: due diretti contro le proteine Egfr e Stat3 e uno mirato all’oncogene Kras, considerato il principale motore del cancro al pancreas. Barbacid chiarito che «è importante comprendere che, sebbene risultati sperimentali come quelli descritti qui non siano mai stati ottenuti prima, non siamo ancora in grado di condurre studi clinici con la tripla terapia». I ricercatori ricordano inoltre che «i primi farmaci mirati a bersagli molecolari nel cancro al pancreas sono stati approvati nel 2021, dopo mezzo secolo senza miglioramenti rispetto alla chemioterapia convenzionale».
Un nuovo colpo, nuovi protagonisti e una location inedita. Berlino, personaggio già introdotto nella serie La casa di carta, sta per tornare con la seconda stagione della serie spin-off creata da Álex Pina ed Esther Martínez Lobato. Netflix ha rilasciato online il primo teaser trailer ufficiale di Berlino e la Dama con l’ermellino, in streaming sulla piattaforma a partire dal 15 maggio 2026. Alla regia degli otto episodi si alterneranno Alberto Pintó, già dietro la macchina da presa per la prima stagione, David Barrocal e José Manuel Cravioto.
Berlino e la Dama con l’ermellino, trama e cast della serie Netflix
Dopo gli avvenimenti della prima stagione, intitolata semplicemente Berlino e ambientata per le strade di Parigi diversi anni prima de La casa di carta, l’abile ladro che dà il titolo alla serie, al secolo Andrés de Fonollosa, si ritrova con Damiàn Vázquez, professore universitario e suo vice nel crimine a Siviglia. I due hanno riunito la banda per mettere a segno un colpo molto speciale: fingere il furto dellaDama con l’ermellino, dipinto di Leonardo Da Vinci risalente alla fine del XV secolo. Si tratta di una messa in scena, considerando che il vero obiettivo dei criminali è un altro: le loro attenzioni sono rivolte a un duca e sua moglie, coppia che pensa di poter ricattare il protagonista ignorando il rischio di finire per risvegliare il suo lato oscuro e la sua sete di vendetta. Tutto è pronto, come affermano i personaggi nel trailer, per «il colpo più grande della storia».
Berlino e la Dama con l’ermellino vedrà il ritorno di Pedro Alonso nei panni del protagonista che già aveva interpretato nella prima stagione e ne La casa di carta. Tristán Ulloa (Asunta) sarà nuovamente il vice Damiàn, mentre Begoña Vargas (Benvenuti a Eden), riprenderà la parte di Cameron, truffatrice con un non precisato disturbo psichiatrico alle spalle. E ancora, spazio per il ritorno di Julio Peña Fernández (Il prigioniero) nel ruolo dello scassinatore Roi e di Joel Sánchez (La favorita 1922), che riprenderà il ruolo di Bruce, esperto di motori e risorsa esterna alla banda. A loro si uniranno per la seconda stagione Inma Cuesta (Il caos dopo di te) nel ruolo di Candela, nuovo membro della banda che farà perdere la testa a Berlino, e José Luis García-Pérez (Honor) e Marta Nieto (Madre) nei panni del Duca e della Duchessa di Malaga.
Dopo il primo round (a porte chiuse) del 23-24 gennaio negli Emirati Arabi, delegati di Russia, Ucraina e Stati Uniti terranno nuovi colloqui trilaterali – sempre ad Abu Dhabi – il primo febbraio. Lo ha annunciato il Cremlino. «È positivo che i contatti diretti siano iniziati. Sono trattative molto difficili, iniziate a livello di esperti», ha detto Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin.
Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, la vita di Roman Abramovich ha subito un cambiamento radicale. L’ex proprietario del Chelsea, uno degli oligarchi più noti al mondo e vicini a Vladimir Putin, si è ritirato dalla vita pubblica. Ha dovuto riorganizzare la sua vita a causa delle sanzioni imposte dall’Unione europea e dal Regno Unito, che hanno congelato gran parte dei suoi beni e limitato i suoi spostamenti internazionali.
Abramovich oggi vive in Turchia
Abramovich si è stabilito in Turchia, dove continua a vivere in lusso ma in modo molto più riservato. Qui si trovano anche alcuni dei suoi super yacht più costosi, tra cui l’Eclipse e il Solaris, ormeggiati lungo la costa sud-occidentale del Paese. Le imbarcazioni, dotate di tecnologie avanzate e sistemi di sicurezza, restano ferme e sorvegliate, impedendo all’oligarca di utilizzarle liberamente per viaggi internazionali. Nonostante ciò, il patrimonio personale di Abramovich rimane notevole: Forbes stima che i suoi beni si aggirino intorno ai 10 miliardi di euro, anche se inferiori rispetto ai livelli precedenti alla guerra. La vendita del Chelsea nel 2022 non ha alleviato le restrizioni: i 2,9 miliardi di euro ricavati restano congelati nel Regno Unito.
Sciarpe del Chelsea (Ansa).
Il caso dei fondi ricavati dalla vendita del Chelsea
A fine dicembre il governo britannico ha dato a Roman Abramovich 90 giorni per trasferire 2,5 miliardi di sterline (2,9 miliardi di euro) ricavati dalla vendita del Chelsea a un ente umanitario a favore dell’Ucraina, altrimenti farà causa. Abramovich vendette la squadra nel 2022, sotto pressione delle sanzioni. L’accordo con il governo prevedeva che il denaro non gli beneficiasse personalmente ma fosse destinato a cause umanitarie in Ucraina tramite una fondazione apposita, ancora non creata. Il ricavato è fermo in un conto congelato controllato da una società di Abramovich. La ministra delle Finanze Rachel Reeves ha definito «inaccettabile» il ritardo, mentre il primo ministro Keir Starmer ha avvertito che «il tempo stringe». Abramovich sostiene che i fondi dovrebbero aiutare tutte le vittime della guerra, incluse quelle russe.
Amazon ha informato i propri dipendenti dell’intenzione di procedere a un nuovo ridimensionamento dell’organico che coinvolgerà circa 16 mila posizioni a livello mondiale, nell’ambito di una riorganizzazione volta a snellire le attività e contenere la burocrazia interna. La decisione arriva a distanza di appena tre mesi dall’ultimo piano di esuberi, che aveva interessato 14 mila lavoratori, con la maggior parte delle riduzioni previste ancora una volta negli Stati Uniti. In una comunicazione interna l’azienda ha sottolineato che «stiamo lavorando per supportare tutti coloro che saranno coinvolti» e che «ove possibile, saranno offerte nuove posizioni ad alcuni dipendenti». In una nota separata, la vicepresidente senior Beth Galetti ha chiarito che l’obiettivo dei tagli è «ridurre i livelli, aumentare la proprietà e rimuovere la burocrazia».
Jannik Sinner a caccia del terzo Australian Open consecutivo. Dopo aver vinto le edizioni del 2024 e del 2025 rispettivamente contro Daniil Medvedev e Alexander Zverev, per tornare nuovamente in finale sul cemento di Melbourne l’altoatesino e numero due al mondo dovrà superare l’ostacolo Nole Djokovic. Tra l’azzurro e la terza corona consecutiva sulla Rod Laver Arena ci sarà infatti il fuoriclasse serbo, che in Australia ha vinto 10 dei suoi 24 titoli Slam in carriera. L’11esimo scontro diretto tra i due maestri della racchetta andrà in scena venerdì 30 gennaio con orario ancora da definire, ma non prima delle 4.30 del mattino. Diretta disponibile sui canali Eurosport, visibili in streaming su Dazn, Tim Vision, Amazon Prime Video Channels e HBO Max.
Sinner-Djokovic, come arrivano i due tennisti alla semifinale
Jannik Sinner agli Australian Open 2026 (Ansa).
Sinner e Djokovic, rispettivamente secondo e quarto nel ranking Atp e attesi dalla quinta semifinale Slam l’uno contro l’altro, arrivano all’appuntamento dopo percorsi nettamente diversi. L’azzurro, che al primo turno ha approfittato del ritiro di Hugo Gaston dopo due set, nel secondo si è sbarazzato agevolmente dell’australiano James Duckworth in tre parziali prima di faticare molto più del previsto al terzo contro l’americano Elliot Spizzirri. Debilitato soprattutto dal forte caldo che si è abbattuto su Melbourne durante la settimana, Sinner ha pagato le temperature torride del primo pomeriggio australiano, finendo preda dei crampi all’inizio del terzo set dopo aver perso il primo. Sfruttando le nuove regole Atp per contrastare caldo e umidità, che hanno spinto gli organizzatori a chiudere il tetto del campo, si è ripreso e ha portato a casa i successivi due set per 6-4.
A partire dal quarto turno, beneficiando anche della sessione serale Jannik ha superato dapprima il derby con Luciano Darderi – restando imbattuto contro giocatori italiani in carriera – e nel quarto di finale l’americano Ben Shelton, battuto per la nona volta consecutiva senza cedere neanche un set. Troverà ora Djokovic, che arriva in semifinale dopo aver battuto nettamente Pedro Martinez al primo turno, l’azzurro Francesco Maestrelli al secondo e Botic van de Zandschulp al terzo. Agli ottavi ha potuto approfittare del forfait di Jakub Mensik, mentre ai quarti del ritiro di Lorenzo Musetti proprio quando era avanti per due set a zero. «Ero sulla via di casa», ha confessato Djokovic a fine match. «Sono stato molto fortunato».
I precedenti tra i due tennisti: Jannik avanti 6-4
Sinner e Djokovic al Six Kings Slam 2025 (Ansa).
Jannik Sinner e Novak Djokovic si sono affrontati già 10 volte in carriera, con un bilancio di 6-4 per l’azzurro. Il primo match risale a Montecarlo 2021, quando il serbo si impose nettamente in due set. Andarono a Belgrado anche le due partite successive, giocate entrambe a Wimbledon nel 2022 e nel 2023: particolarmente dolorosa per l’azzurro la prima, valida per i quarti di finale, persa dopo essere andato avanti di due set. Conti alla mano, Nole non batte più il fenomeno di Sesto Pusteria dalle Atp Finals di Torino del 2023, quando dopo aver perso nel girone al tiebreak del terzo set conquistò la finale con un doppio 6-3. I due si incrociarono nuovamente pochi giorni dopo nella celeberrima semifinale di Coppa Davis, dove Sinner annullò tre match point consecutivi al serbo con il servizio prima di andare a prendersi la partita per 7-5 al terzo set.
i tre match point annullati da Jannick Sinner al numero 1 al mondo Novak Djokovic che avrebbero garantito il passaggio in finale di coppa Davis alla Serbia… e invece infine è l'Italia ad andarci in finale… la bellezza dello sport#Sinner#CoppaDavis#Djokovic#SinnerDjokovicpic.twitter.com/LAC5A098jn
Dopo quel giorno sono arrivate altre quattro sfide ufficiali, tra cui ben tre semifinali Slam in Australia nel 2024 e al Roland Garros e a Wimbledon l’anno dopo. Risultato? Sempre a favore di Sinner, che ha perso appena un set – il terzo sul cemento di Melbourne – in totale. «Questi sono i momenti per i quali ti alleni, per battere Djokovic devi essere al meglio», ha spiegato Sinner dopo la vittoria ai quarti degli Australian Open 2026 contro Shelton. «Siamo fortunati ad avere Novak qui, che gioca un tennis incredibile alla sua età».
Il marchio “Futuro Nazionale” depositato da Roberto Vannacci continua a far discutere. E non solo all’interno della Lega. Il nome e il simbolo scelti dall’ex generale e vicesegretario del Carroccio, infatti, richiamano – un po’ troppo – quelli del think tank di Francesco Giubilei “Nazione Futura”. Che ha espresso il proprio disappunto. «A fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del marchio “Futuro Nazionale” da parte di Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata) facciamo presente che l’Associazione Nazione Futura e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato e stiamo valutando la possibilità di tutelarci». È quanto si legge in un post su X della rivista Nazione Futura, diretta da Giubilei.
A Fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del marchio “Futuro Nazionale” da parte di Roberto Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e… pic.twitter.com/YwyZFPtk9x
E poi: «In questi anni Nazione futura è diventato il più autorevole think tank conservatore italiano riconosciuto a livello internazionale e non possiamo che prendere le distanze da iniziative di cui non eravamo a conoscenza che possano generare confusione sulla nostra attività per la somiglianza di nome e logo». Infine una valutazione politica e frecciata a Vannacci: «Il collocamento di Nazione futura è sempre stato fin dalla sua nascita e sempre sarà all’interno dell’area politico-culturale del centrodestra, ritenendo qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra».
Il governo italiano ha chiarito in modo formale cosa faranno – e soprattutto cosa non faranno – gli agenti statunitensi legati all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Dopo ore di polemiche, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso qualsiasi attività operativa sul territorio nazionale. La presenza americana resterà infatti confinata a funzioni di supporto e coordinamento attraverso l’Homeland Security Investigations, il ramo investigativo dell’ICE.
Cosa farà l’ICE in Italia
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
Piantedosi ha spiegato che eventuali unità statunitensi non avranno compiti di ordine pubblico, immigrazione o sicurezza esterna, ambiti che restano di esclusiva competenza delle forze di polizia italiane. Anche nell’ipotesi dell’arrivo di personale di sicurezza al seguito delle delegazioni, gli agenti sarebbero impiegati «in modo funzionale e non operativo», senza possibilità di intervento diretto. Il perimetro dell’attività è stato chiarito martedì durante un incontro al Viminale tra Piantedosi e l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta. In quell’occasione, il ministro ha indicato che il coordinamento riguarderà le sale operative, dove l’Homeland Security Investigations fornirà supporto informativo e cooperazione investigativa a tutela di atleti e delegazioni statunitensi. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada», ricordando che la collaborazione nelle sale operative è una prassi consolidata nei grandi eventi internazionali. Piantedosi ha infine annunciato un’informativa alla Camera fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.
Quanto conta ancora la Lega di Matteo Salvini? È questa la domanda che circola a Roma, tra gli alleati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Il partito del Nord, che ha in mano il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e promuove il progetto del ponte sullo Stretto di Messina mentre il Comune siciliano di Niscemi frana, nella Capitale ha lanciato come candidato sindaco l’ex europarlamentare Antonio Maria Rinaldi. Cioè uno che, nonostante le apparizioni in televisione, la foga antieuropea e i “fondi” pubblicati su Milano Finanza, non è conosciuto praticamente da nessuno. Il padre, invece, lui sì che era famoso: il banchiere Rodolfo Rinaldi, già vicepresidente della Banca nazionale del lavoro (Bnl) e ultimo presidente del Banco di Santo Spirito prima della fusione con la Cassa di Risparmio di Roma, uomo vicinissimo a Giulio Andreotti. Antonio Maria Rinaldi ha poi come fratello Alessandro, finanziere, esperto in società fiduciarie e marito di Maria Laura Garofalo, quella della “famiglia delle cliniche”, con fondatore il chirurgo Raffaele Garofalo. E Ghc – Garofalo Health Care S.p.A. è «la prima e unica realtà privata sanitaria italiana a essere quotata sul segmento Euronext Star di Borsa italiana e ha sede a Roma», sottolineano dal gruppo.
L’uscita di Salvini ha fatto saltare la pazienza di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, che sanno bene come andranno le prossime elezioni comunali, fissate per il 2027: vittoria di Roberto Gualtieri, con un altro mandato in Campidoglio. Una partenza anticipata rischia di mandare all’aria il lavoro sui super poteri assegnati a Roma Capitale, uno dei veri snodi della legislatura, che registra l’accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione, con il Partito democratico parecchio contento della riforma fatta da Meloni a braccetto con Elly Schlein. Lasciato Rinaldi al suo destino di economista, si passa al contrattacco. E chi, ora che viene attirato da Forza Italia, può diventare il concorrente del leghista alla corsa al Campidoglio? Carlo Calenda, of course, che già si era presentato per diventare primo cittadino di Roma alle Amministrative del 2021 e aveva conquistato il 20 per cento dei voti. In pratica, un romano su cinque lo voleva già all’epoca come sindaco.
Matteo Renzi e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).
«L’ideale sarebbe lanciare Calenda con un mega listone civico, così nemmeno ci contiamo tra noi, e con Gualtieri vincente non siamo noi a perdere», dicono a bocca stretta a Forza Italia. Nella famiglia Berlusconi la linea “pro Calenda” sta prendendo piede: certo per Carlo sarebbe l’ennesimo cambio di casacca, lui che era partito come europarlamentare grazie al Pd. E, come dice chi non lo ama, «per informazioni su Calenda, citofonare a Matteo Renzi».
Carlo Calenda (Imagoeconomica).
Cucinelli, l’inaudito
La chiamano «collaborazione tra due realtà del territorio umbro di assoluto prestigio», che poi sarebbero i Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria e la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Così Brunello Cucinelli cerca di far dimenticare le assurde dichiarazioni e le interviste rilasciate a due passi dalla bara di Valentino: fatto sta che l’iniziativa ha come titolo “Inaudito”, ossia «stagione musicale nelle meraviglie dell’arte umbra». Secondo il programma, «i luoghi della cultura statali accoglieranno, da febbraio a ottobre, le proposte musicali ideate dalla Fondazione Cucinelli, in un viaggio tra sonorità e ritmi e in un invito a riscoprire le meraviglie conservate in questi siti». Che poi “inaudito” è l’aggettivo che hanno detto in tanti dopo aver sentito Brunello a piazza della Repubblica, al funerale di Valentino, quello che telefonava a lui e gli chiedeva «scherzosamente» lo sconto…
Brunello Cucinelli (foto Imagoeconomica).
Zuppi Slow Food. O God?
Il cardinale a Slow Wine Fair: ovviamente si tratta del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Matteo Maria Zuppi, che a Bologna il 23 febbraio dialogherà con Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, l’istituzione enogastronomica che nel 2026 celebra i suoi primi 40 anni dalla nascita. Immancabile la presenza del portavoce della Comunità Sant’Egidio, Mario Marazziti. In fondo, Giancarlo Gariglio, curatore Slow Wine e coordinatore Slow Wine Coalition, ha detto che «l’edizione 2026 amplia ulteriormente lo sguardo, mettendo al centro non solo la qualità organolettica e ambientale del vino, ma anche il suo impatto sulle persone e sulle comunità». Pure quelle religiose. Zuppi Slow God.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei (foto Imagoeconomica).
Su disposizione della procura, nella mattinata del 28 gennaio agenti dell’Ufficio federale di polizia criminale tedesca hanno eseguito perquisizioni nella sede centrale di Deutsche Bank a Francoforte sul Meno e in una filiale di Berlino. Secondo quanto riferito da Der Spiegel, poco dopo le 10 una trentina di investigatori in abiti civili è entrata negli uffici della banca nel centro di Francoforte. L’operazione si inserisce in un’indagine che, come confermato dagli inquirenti, riguarda presunte irregolarità finanziarie. Secondo fonti citate dai media tedeschi, l’indagine sarebbe collegata a una possibile carenza nei controlli antiriciclaggio legata a un ex cliente di rilievo, il miliardario russo Roman Abramovich, sanzionato dall’Unione europea dal marzo 2022, per il quale l’istituto non avrebbe segnalato tempestivamente operazioni considerate sospette.
I sospetti di riciclaggio sulla Deutsche Bank
La Procura di Francoforte ha precisato di aver avviato un procedimento «contro responsabili e dipendenti al momento non identificati della Deutsche Bank» con l’ipotesi di riciclaggio di denaro, spiegando che in passato l’istituto avrebbe avuto rapporti d’affari con società straniere sospettate di essere state «utilizzate a fini di riciclaggio». Al momento, hanno aggiunto gli investigatori, non è possibile fornire ulteriori elementi sull’inchiesta. Contattata da Der Spiegel, la banca ha confermato che «è attualmente in corso un intervento della Procura di Francoforte nei propri locali», assicurando la piena collaborazione con le autorità ma senza rilasciare altri commenti.
Da promessa per il futuro degli assistenti digitali a caso di studio per innovazione ma anche sicurezza e privacy dell’utente. Il tutto in appena 72 ore, sufficienti per conquistare GitHub e diventare virale sui social, in particolar modo X. Stiamo parlando di Moltbot (originariamente chiamato Clawdbot), un agente di intelligenza artificiale gratuito e open source acclamato dagli utenti per caratteristiche uniche nel settore. Suo tallone d’Achille tuttavia sono le implicazioni per la sicurezza, in quanto una sua installazione rischia di esporre gli utenti a potenziali frodi e pubblicazioni involontarie dei dati. Ecco tutto quello che bisogna sapere su Moltbot, contraddistinto dall’immagine di un’aragosta, e perché fare attenzione.
Moltbot, perché tutti parlano del nuovo agente IA open source
Lo sviluppatore di Moltbot Peter Steinberger (da X).
Il nuovo agente IA – nato con il nome di Clawdbot poi modificato in Moltbot dopo una causa legale da parte di Anthropic, creatrice di Claude – si presenta come «l’intelligenza artificiale che fa davvero le cose». A renderlo speciale sono le sue capacità. Può infatti essere eseguito comodamente in locale su un computer con sistema operativo Windows, iOS o Linux oppure su una macchina virtuale sotto il controllo di un utente. È in grado di interfacciarsi con qualsiasi servizio esterno, come WhatsApp, Telegram, Slack, Discord, Signal, iMessage, Teams e altri, tanto da poter essere chiamato in causa comodamente in chat. Soprattutto, non impone l’uso di server cloud terzi, ma basta installarlo sulla propria unità per utilizzarlo nel pieno delle sue potenzialità. A idearlo è stato lo sviluppatore austriaco Peter Steinberger, che ha deciso di renderlo open source e gratis sul sito ufficiale e su GitHub.
Had to rename our accounts for trademark stuff and messed up the GitHub rename and the X rename got snatched by crypto shills.
Cosa può fare? Praticamente tutto, tanto che i suoi primi utenti lo hanno paragonato all’assistente domestico tuttofare di Iron Man/Tony Stark nei fumetti Marvel, Jarvis. Può ricordare tutto quello che l’utente gli comunica, monitorare la posta elettronica e notificare un messaggio rilevante o persino intervenire proattivamente su attività ricorrenti. Moltbot può interagire con il calendario, pianificare un viaggio, compilare moduli online e creare addirittura file di sistema senza l’ausilio dell’uomo. Fra le sue caratteristiche più apprezzate c’è infatti la capacità di ottenere accessi a livello amministrativo al sistema operativo, sbloccando scrittura e lettura di file arbitrari, esecuzioni di comandi etc. Come usarlo? Dopo averlo installato sul pc, basta inviare un messaggio in chat su WhatsApp o Telegram e attendere che l’agente esegua dialogando con le app giuste. Ad alimentarlo, per ragionamento e per generazione di codice, Claude di Anthropic.
Le competenze necessarie per l’installazione e i rischi per la privacy
Prima di avvicinarsi a Moltbot, tuttavia, è opportuno tenere in considerazione diversi fattori. In primo luogo, la sola installazione – oltre che il successivo utilizzo – richiedono ampie competenze tecniche. Ancor più importante, bisogna tenere a mente una chiara consapevolezzadei rischi cui ci si espone. L’agente IA Moltbot ha infatti accesso completo al sistema del proprio device, tanto da poter eseguire comandi in autonomia e controllare il browser: lo stesso fondatore Steinberger afferma sul suo blog personale che «non esiste una configurazione perfettamente sicura». Almeno per il momento. In più ci sono le implicazioni per la sicurezza. La stampa Usa mette in guardia dalla prompt injection, con cui un malintenzionato può manipolare il software inserendo comandi malevoli in messaggi diretti, file, email e pagine web. Considerando che Moltbot interagisce con servizi di messaggistica e posta elettronica, potrebbe essere facile per un criminale manometterlo a distanza.
BIG NEWS: We've molted!
Clawdbot → Moltbot Clawd → Molty
Same lobster soul, new shell. Anthropic asked us to change our name (trademark stuff), and honestly? "Molt" fits perfectly – it's what lobsters do to grow.
New handle: @moltbot Same mission: AI that actually does…