Accordo di difesa Italia-Germania: gli impegni presi

Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il vertice intergovernativo Italia-Germania che si è tenuto a Roma a Villa Doria Pamphilj, hanno preso l’impegno di «ordinare una risposta congiunta alle minacce alla sicurezza euro-atlantica» e di «rafforzare la deterrenza e la difesa della Nato e a promuovere la prontezza difensiva dell’Ue». L’accordo, sottolineano Roma e Berlino, «non è giuridicamente vincolante e non costituisce un trattato internazionale».

Accordo di difesa Italia-Germania: gli impegni presi
Friedrich Merz e Giorgia Meloni a Villa Doria Pamphilj (Ansa).

Roma e Berlino rinnovano il sostegno a Kyiv

«Sosteniamo una pace giusta e duratura in Ucraina e ci impegniamo a fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza non appena le condizioni lo consentiranno». È quanto si legge nel Protocollo sul piano d’azione Italia-Germania per la cooperazione strategica bilaterale e a livello europeo. Roma e Berlino «continueranno a coordinarsi bilateralmente e nei consessi internazionali» sulle modalità per sostenere Kyiv. E, si legge ancora, «continueranno a sostenere con fermezza l’Ucraina attraverso l’addestramento delle forze ucraine sotto l’egida della Missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukr), e attraverso donazioni provenienti da scorte militari, forniture industriali bilaterali, la promozione della cooperazione industriale della difesa con l’Ucraina, nonché gli appalti industriali, compresi meccanismi congiunti di appalto e finanziamento».

I ministri presenti al vertice intergovernativo

Al vertice hanno preso parte 11 ministri della delegazione italiana e 10 di quella tedesca. Per l’Italia erano presenti Antonio Tajani (Esteri), Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze), Guido Crosetto (Difesa), Adolfo Urso (Mimit), Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica), Marina Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali), Anna Maria Bernini (Università e Ricerca), Alessandro Giuli (Cultura). Per la Germania hanno partecipato Lars Klingbeil (Finanze), Johann Wadephul (Esteri), Alexander Dobrindt (Interno), Boris Pistorius (Difesa), Katherina Reiche (Economia), Patrick Schneider (Trasporti), Wolfram Weimer (Cultura), Alois Rainer (Agricoltura), Bärbel Bas (Lavoro e Affari Sociali), Dorothee Bär (Ricerca, Tecnologia e Spazio).

Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway

Si sono svolti venerdì mattina a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i funerali di Valentino Garavani. Il feretro è entrato in chiesa accompagnato dalle note del Lacrimosa di Mozart, davanti a una basilica allestita interamente in bianco, con fiori e corone di rose. Accanto alla bara, una foto in bianco e nero di Valentino sorridente. La messa è stata celebrata da don Pietro Guerini. Durante l’offertorio, uno dei momenti più intensi è stato l’ascolto dell’Ave Maria di Schubert. In chiesa erano presenti familiari, amici e molte figure del mondo della moda e dello spettacolo, tra cui Tom Ford, Anne Hathaway con il marito Adam Shulman, Anna Wintour, Donatella Versace e Brunello Cucinelli. Giancarlo Giammetti, compagno e socio di una vita, ha accompagnato il feretro e al termine della cerimonia ha reso omaggio allo stilista. Le esequie si sono concluse con un lungo applauso, mentre la bara usciva dalla basilica sulle note de Il nostro concerto di Umberto Bindi.

I vip a Roma per un ultimo saluto a Valentino

Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway
Chi c’era al funerale di Valentino, da Anna Wintour ad Anne Hathaway

Materie maturità 2026, quando escono: qualcuno le sa già

L’attesa per le materie della Maturità 2026 è già partita, anche se gli esami si terranno a giugno. Gli studenti dell’ultimo anno guardano soprattutto alla seconda prova scritta e alla prima prova di italiano, in calendario per giovedì 18 giugno, mentre online è già iniziato il consueto toto-tracce su temi e autori possibili.

Quando saranno pubblicate le materie della Maturità 2026

Materie maturità 2026, quando escono: qualcuno le sa già
Studenti alle prese con la seconda prova (Imagoeconomica).

Il ministero dell’Istruzione e del Merito renderà note le materie dell’esame entro il 31 gennaio. Entro quella data il ministero pubblicherà un decreto con l’elenco delle discipline coinvolte. Nel dettaglio, il provvedimento indicherà la materia della seconda prova scritta per ciascun indirizzo di studio, le eventuali materie della terza prova dove ancora prevista e le quattro discipline su cui si concentrerà il colloquio orale. Con le nuove regole, infatti, l’orale non riguarda più tutte le materie dell’ultimo anno, ma solo quelle selezionate ogni anno dal ministero, insieme alle indicazioni organizzative per lo svolgimento della prova.

Prima prova e toto-tracce: cosa si ipotizza

La prima prova di italiano prevede sette tracce suddivise in tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità. Tra gli argomenti più discussi per il 2026 c’è San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte. Nel dibattito rientrano anche temi di attualità come intelligenza artificiale, pace, diritti civili e violenza di genere. Sul fronte letterario, l’attenzione si concentra sugli anniversari: da Carlo Collodi a Dario Fo, da Grazia Deledda a Pirandello, fino a Oriana Fallaci, Federico García Lorca e Agatha Christie. Per ora, però, nessuna certezza: le conferme arriveranno solo con il decreto del ministero.

A San Marino conoscono già le materie della seconda prova

A San Marino è stato deciso:

  • Liceo Classico: Latino
  • Liceo Linguistico: Due lingue a scelta tra Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo
  • Liceo Scientifico: Matematica e Fisica
  • Liceo Economico-Aziendale: Economia aziendale

Crans-Montana, due ragazzi lasciano l’ospedale Niguarda

Due ragazzi sopravvissuti al rogo di Crans-Montana hanno lasciato il centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda per tornare nelle proprie case. Si tratta di due studenti milanesi tra i 15 e i 16 anni, ricoverati ai primi di gennaio e dimessi dopo circa 20 giorni di cure intensive. La notizia è stata confermata dalla Regione Lombardia e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso durante un punto stampa davanti al pronto soccorso: «Abbiamo fatto una visita approfondita e ho parlato con tutti i sanitari che stanno curando i nostri ragazzi e ho potuto anche salutare i due ragazzi che questa mattina vengono dimessi. La prognosi per loro è stata sciolta dai nostri medici curanti e quindi loro possono tornare a casa». Bertolaso ha precisato che, pur tornando a casa, i due giovani dovranno seguire un percorso di riabilitazione e medicazioni, ma già tra circa due settimane potranno riprendere la scuola.

Al Niguarda sono ancora ricoverati otto pazienti

Restano ancora ricoverati al Niguarda otto pazienti, di cui quattro in terapia intensiva, tre al centro ustioni e uno in reparto ordinario. Durante il punto stampa, l’assessore ha raccontato anche il dialogo con i ragazzi rimasti ricoverati: «Con alcuni nel centro ustioni sì, in particolare con uno che è cosciente ma stanco di stare in queste condizioni. Abbiamo fatto esercizi con le dita perché ha entrambe le mani ustionate e la sua preoccupazione è poterle riutilizzare, anche perché fa sport, gioca a tennis. L’ho confortato: ci vorrà tempo, sarà duro, ma molto dipenderà anche dalla sua forza di volontà, oltre al lavoro straordinario dei medici». Bertolaso ha inoltre espresso un augurio per il ragazzo di Roma: «Abbiamo iniziato a organizzarci per andare a vedere insieme Inter-Roma fra qualche settimana».

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026

L’Inps ha ufficializzato il calendario dei pagamenti dell’Assegno di inclusione 2026 attraverso la pubblicazione del messaggio numero 214 del 22 gennaio 2026. Il documento risulta fondamentale per i nuclei familiari che beneficiano della misura di sostegno, poiché stabilisce con precisione le tempistiche per la disponibilità delle somme spettanti a ogni beneficiario. Per ricevere l’indennità è necessario che i richiedenti abbiano superato con esito favorevole la fase istruttoria e sottoscritto il Patto di attivazione digitale (Pad). La procedura segue due percorsi distinti: il primo riguarda chi accede alla prestazione per la prima volta, mentre il secondo interessa i rinnovi per le domande già attive e soggette a verifiche periodiche sulla permanenza dei requisiti previsti dalla legge. Il primo pagamento dell’anno è in programma per martedì 27 gennaio 2026, mentre giovedì 15 gennaio 2026 è stato già versato l’importo per le nuove domande accolte.

Calendario dei pagamenti Assegno inclusione 2026 per i nuovi beneficiari

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Banconote (Freepik).

Le somme relative alle prime istanze accolte dell’Assegno di inclusione 2026 vengono erogate mediamente intorno alla metà di ogni mese, includendo e eventuali mensilità arretrate maturate dal nucleo familiare. Le date stabilite dall’ente previdenziale per i primi accrediti sono le seguenti:

  • giovedì 15 gennaio 2026;
  • sabato 14 febbraio 2026;
  • venerdì 13 marzo 2026;
  • mercoledì 15 aprile 2026;
  • venerdì 15 maggio 2026;
  • martedì 16 giugno 2026;
  • mercoledì 15 luglio 2026;
  • venerdì 14 agosto 2026;
  • martedì 15 settembre 2026;
  • giovedì 15 ottobre 2026;
  • venerdì 13 novembre 2026;
  • martedì 15 dicembre 2026.

Tempistiche per i rinnovi e ricariche mensili

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Schermata del sito dell’Inps per la richiesta di indennità e prestazioni (Ansafoto).

Per quanto concerne le prestazioni dell’Assegno di inclusione oggetto di rinnovo e, dunque, già in corso, la disponibilità degli importi sulla carta di inclusione avviene solitamente verso la fine di ogni mensilità. Tuttavia, l’erogazione è subordinata alla verifica costante del mantenimento dei requisiti economici, patrimoniali e di inclusione sociale. Nel 2026, i primi e prossimi pagamenti sono fissati per il 27 gennaio, il 27 febbraio e il 27 marzo. Nei mesi successivi, le ricariche avverranno in queste date:

  • martedì 27 gennaio 2026;
  • venerdì 27 febbraio 2026;
  • venerdì 27 marzo 2026;
  • martedì 28 aprile;
  • mercoledì 27 maggio;
  • venerdì 26 giugno;
  • martedì 28 luglio;
  • giovedì 27 agosto;
  • venerdì 25 settembre;
  • martedì 27 ottobre;
  • venerdì 27 novembre;
  • mercoledì 23 dicembre.

In particolare, l’ultima mensilità annuale dell’Adi viene erogata in anticipo per le festività natalizie. Tale pianificazione permette alle famiglie una gestione organizzata delle proprie risorse finanziarie durante tutto l’anno solare, garantendo continuità al sostegno previsto.

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?

Carlo Conti è pronto a lasciare Sanremo. A quasi un mese esatto dall’inizio dell’edizione 2026, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica di Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano (su tutte le piattaforme dalle ore 18 del 23 gennaio), il direttore artistico e conduttore ha escluso di tornare anche nel 2027. «Questo è il mio ultimo anno al Festival come direttore artistico e presentatore», ha chiarito. «Non penso nemmeno all’opportunità, che qualcuno ha già immaginato, di ricoprire lo stesso ruolo nel 2027 e padrino di un eventuale conduttore-conduttrice. Reputo assolutamente remota la possibilità che io possa esserci nel 2027». Quella dal 24 al 28 febbraio sarà dunque, verosimilmente, l’ultima volta sul palco del Teatro Ariston nelle vesti di padrone di casa. Chi al suo posto?

Sanremo, Stefano De Martino al posto di Carlo Conti nel 2027?

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?
Il conduttore Carlo Conti (Imagoeconomica).

Sempre durante il suo intervento al podcast, Conti ha spoilerato il possibile profilo del successore al Festival di Sanremo. «Spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio», ha spiegato a Pezzi – Dentro la musica. Un ritratto che, come hanno interpretato molti utenti sui social, sembra calzare a pennello con Stefano De Martino, ormai da diverso tempo uno dei volti di punta della Rai anche grazie al successo di Affari Tuoi. Intanto il Conti V prende forma. «Ci sarà più varietà musicale rispetto all’anno scorso: un tocco di rock, country, ma anche rap puro, suoni e ritmi latini, pop, un brano classico ma senza ritornello», ha anticipato il conduttore. «La direzione artistica è la parte più entusiasmante del lavoro. Per me il Festival è finito all’annuncio dei nomi al Tg1: il resto è un prodotto televisivo che rientra nel mio lavoro normale».

Il conduttore: «Festival senza Big? Leggendo i nomi, non direi»

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?
Marco Masini e Fedez a Sarà Sanremo (Ansa).

Parlando nel podcast, Conti ha avuto modo anche di replicare a chi afferma che l’edizione 2026 del Festival sarà priva di Big. «Non credo che Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Marco Masini e Fedez, Malika Ayane, Arisa e potrei andare avanti, non siano Big», ha spiegato il direttore artistico. «Molti sono venuti l’anno scorso, qualcuno non aveva il disco pronto, qualcuno ha partorito: ho lavorato per chi ci sarà nel 2027». Un impegno descritto mediante l’uso di una metafora: «Magari vuoi un mazzo solo di rose dai colori diversi, poi dal fioraio scopri che ha solo quelle rosse e che quelle gialle sono appassite e vedi altri fiori dei quali non sai il nome ma che stanno bene». Quanto all’edizione in arrivo, Conti ha anticipato che ci saranno degli omaggi a Pippo Baudo, così come per Ornella Vanoni, Tony Dallara, Sandro Giacobbe e Peppe Vessicchio.

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Cerimonia solenne per i 25 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori – che oggi si chiama “Osservatorio for independent thinking” anche per mancanza di materia prima -, ossia gli editori pronti a finanziare la creatura di Andrea Ceccherini. Una volta i denari non mancavano, le kermesse si svolgevano in tenute sontuose, ora «si va dai preti, nella Capitale», addirittura a Giubileo concluso. A Roma, nell’Auditorium Antonianum, mercoledì 21 gennaio sono arrivati, tra gli altri, Gianni Letta, apparso pure nel servizio che il Tg5 ha dedicato all’evento, il cardinale Pietro Parolin, Giulio Tremonti, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il direttore del romanissimo Il Messaggero Roberto Napoletano, l’ex numero uno della Rai Luigi Gubitosi, tanti giovani studenti (nello stile della casa) e soprattutto l’editore Andrea Riffeser Monti. Ma alla Fieg, la federazione degli editori dei giornali che proprio lui presiede, qualcuno svelena: «Riffeser ha dovuto aspettare un giorno, dopo la fine dell’evento, per comunicare la cessione della sua En – Editoriale Nazionale (che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn, ndr) a Leonardo Maria Del Vecchio. Se no che figura ci faceva presentandosi da Ceccherini in qualità di ex editore?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Meloni, il Board of Peace e il fantasma di Renzi

«Giorgia Meloni ha scoperto che la Costituzione può essere utile», sibila un forzista commentando la presa di “non posizione” della presidente del Consiglio sull’offerta (?) di Donald Trump per farla entrare nel “Board of Peace”, ossia l’anti-Onu. Anche se il presidente americano afferma che l’Italia vuole «disperatamente» farne parte, Giorgia nicchia, prende tempo, mette in mezzo la Costituzione, il parlamento, insomma tutti i mobili possibili addosso alla porta pur di non far entrare nessuno. Tra i diplomatici però gira ironicamente anche un’altra storia, che sa di fantapolitica ma fa comunque dare di gomito: «Metti che l’Italia finanzia questa iniziativa e poi Tony Blair dice a Trump di inserire, in nome e per conto del nostro Paese, il suo grande amico Matteo Renzi, ti immagini poi la faccia della premier?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Tony Blair con Matteo Renzi a Roma nel 2024 (foto Ansa).

Lollo per “il bello e il buono”

Lollo ci sarà, a “Why Italia – Il Bello e Il Buono, 5 paradigmi per il futuro”, l’evento in programma il 27 gennaio alla Camera dei deputati, nella sala della Lupa, a commentare i risultati dell’analisi di Deloitte sull’andamento del sistema produttivo italiano dal 2018 a oggi. Partenza con i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo e l’intervento dell’amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei. E poi ecco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Che poi gli invitati si chiedono: «Ma non era più a tema un intervento del numero uno delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Musumeci fa infuriare Confesercenti

È ministro del Mare e pure della Protezione civile, Nello Musumeci: e siciliano, proprio dell’isola che ha subito forti danni dal maltempo e dalle mareggiate. Ma parlando delle assicurazioni ha fatto infuriare Confesercenti: «Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito. La polizza ‘cat nat’ (catastrofe naturale, ndr) obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria». Non solo, perché Confesercenti sottolinea che «chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione». Poteva bastare? Ovviamente no, perché il caos è totale: «A complicare ulteriormente le cose c’è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell’obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Nello Musumeci (Imagoeconomica).

Ucraina, cosa aspettarsi dal trilaterale di Abu Dhabi

L’annuncio fatto giovedì a Davos da Volodymyr Zelensky in vista dell’incontro fra Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabi ha aperto di fatto una nuova fase del processo di pace. Dietro lo stallo apparente delle settimane a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026, la diplomazia ha continuato a lavorare dietro le quinte, mentre il palcoscenico internazionale era occupato dalla saga groenlandese targata Donald Trump. E mentre The Donald teneva banco in Svizzera e incontrava Zelensky, a Mosca hanno fatto capolino Steve Witkoff e Jared Kushner, per preparare i tavoli negli Emirati Arabi.

Ucraina, cosa aspettarsi dal trilaterale di Abu Dhabi
Volodymyr Zelensky e Donald Trump a Davos (Ansa).

Perché Abu Dhabi potrebbe rappresentare una svolta

Dopo l’avvio, lo scorso maggio, delle trattative dirette fra Mosca e Kyiv, accompagnate dalla mediazione di Washington, è la prima volta che si arriva a un confronto trilaterale: l’accelerazione impressa in autunno dalla Casa Bianca, in coordinamento con il Cremlino, con il piano di 28 punti, rivisto in parte con il contributo sia della Bankova sia dell’Unione Europea, pare aver dato i suoi frutti. Non è ancora chiaro quale sia la base dettagliata dei negoziati e se il nuovo piano in 20 punti, spacchettato in quattro aree con elementi ancora nebulosi, potrà davvero essere il trampolino di lancio per la conclusione del conflitto, ma è evidente che da Abu Dhabi passa la via per la possibile pace. La vera novità è che Mosca ha accettato l’incontro, ammorbidendo le sue posizioni. Finora era stata perentoria: no a colloqui diretti ad alto livello senza una base concreta su cui discutere, ossia la risoluzione del conflitto nell’ambito di un accordo di ampio respiro che vada oltre un cessate il fuoco temporaneo, come richiesto da Kyiv e dai volenterosi, ma che contempli un’intesa dettagliata con le definizioni di due questioni fondamentali: quella territoriale e quella dello status postbellico dell’Ucraina fuori dalla Nato. Per questo gli incontri negli Emirati sono un banco di prova per capire se la strada imboccata porterà al termine della guerra, oppure se sarà solo l’ennesimo Giorno della marmotta, già citato da Zelensky a Davos.

Ucraina, cosa aspettarsi dal trilaterale di Abu Dhabi
Da sinistra in senso orario, Steve Witkoff, Jared Kushner Kyrylo Budanov e Kirill Dmitriev, i probabili negoziatori ad Abu Dhabi (Ansa).

Il j’accuse di Zelensky smaschera l’ipocrisia dei volenterosi

Il mini vertice del Cremlino tra Putin e Witkoff, accompagnati da nutrite delegazioni, è stato l’assaggio di quello che potrebbe diventare lo showdown di Abu Dhabi. La Russia ha ribadito che senza il raggiungimento degli obiettivi discussi in Alaska da Putin e Trump, riguardanti i confini e le garanzie di sicurezza, la guerra andrà avanti. «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Questa è una condizione fondamentale», ha ribadito venerdì il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. «Senza una risoluzione della questione territoriale, è inutile sperare in un accordo a lungo termine». L’Ucraina per ora si rifiuta di cedere territori ma presto Zelensky potrebbe dover prendere scelte drammatiche, come ha dimostrato il j’accuse pronunciato a Davos nei confronti dell’Europa, colpevole di non aver mantenuto le promesse di aiuto. Le dure parole del presidente ucraino hanno smascherato l’impotenza e l’ipocrisia dei volenterosi, che ora siedono al tavolo senza carte vincenti visto che gli assi li ha in mano Putin e Trump tiene il banco.

Ucraina, cosa aspettarsi dal trilaterale di Abu Dhabi
Volodymyr Zelensky al World Economic Forum di Davos (Ansa).

I punti ancora da sciogliere

Kyiv al momento non sembra avere alternative a un compromesso al ribasso che sancisca la situazione attuale sul campo, con la perdita dei territori occupati dai russi, e il futuro fuori dall’Alleanza atlantica. Restano da vedere il nodo dei confini, km più o meno, e quello delle garanzie di sicurezza occidentali: l’Ucraina arriva ad Abu Dhabi con le rassicurazioni degli Usa e l’appoggio dei volenterosi che però sono andati in ordine sparso. Francia e Gran Bretagna hanno annunciato di voler inviare contingenti, mentre Italia e Germania si sono tirate fuori. Anche su questo dossier, però, le ultime parole verranno dettate dalla Casa Bianca e dal Cremlino, che difficilmente sarà disposto a tollerare la presenza di truppe Nato nell’ex repubblica sovietica. Gli Usa sembrano averlo capito da un pezzo, negli Emirati vedrà se anche i volenterosi ne vorranno prendere atto.   

Ferrari, svelata la nuova monoposto SF-26

Scuderia Ferrari ha svelato la SF-26, monoposto che gareggerà in Formula 1 nel 2026 e sulla quale sono riposte molte speranze, dopo un 2025 avaro di soddisfazioni. La nuova Rossa di Charles Leclerc e Lewis Hamilton è stata presentata sui social e con i primi giri sulla pista di Fiorano: a mettersi per primo al volante è stato il sette volte campione del mondo per un installation lap ad andatura ridotta, sull’asfalto umido per la pioggia.

Per quanto riguarda il “look”, la SF-26 sfoggia il classico rosso Ferrari, sostituito però nell’area dell’abitacolo e del cofano motore dal bianco, dove campeggia il blu del title sponsor HP, presente anche sull’alettone. La linea più bassa della monoposto e alcuni elementi delle ali sono invece neri. Curiosità: inizialmente, nella sezione per i media del sito ufficiale, Ferrari aveva pubblicato le immagini della monoposto del 2025. A Maranello si sono poi corretti subito dopo.

Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029

La Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato le nuove proiezioni della speranza di vita sul sistema previdenziale che prospettano un nuovo inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi delle pensioni a partire dal 2029. La previsione è contenuta nella nota di aggiornamento del 26esimo Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il documento tecnico, basato sullo scenario demografico elaborato dall’Istat e riferito all’anno 2024, delinea scatti biennali che allontanano la data del ritiro dal lavoro. Sebbene la legge di Bilancio 2026 abbia introdotto una certa gradualità sugli aumenti dei requisiti pensionistici per il biennio precedente (2027-2028), il meccanismo automatico basato sui dati statistici a consuntivo sembra destinato a riprendere la corsa.

Pensioni, requisiti e scatti previsti dal 2029

Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’elaborazione della Ragioneria generale dello Stato prevede, dal 1° gennaio 2029, un nuovo innalzamento di tre mesi per l’accesso alla pensione di vecchiaia. La soglia anagrafica per l’uscita dal lavoro con almeno 20 anni di contributi salirà, dunque, a 67 anni e sei mesi. Contemporaneamente, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e quattro mesi di versamenti, con un anno di sconto per le lavoratrici. Le proiezioni indicano che nel 2031 si verificherà un ulteriore incremento di due mesi, portando l’età anagrafica a 67 anni e otto mesi.

Quadro normativo e la legge di Bilancio 2026

La determinazione delle soglie delle pensioni dipende dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, che ha disciplinato gli adeguamenti con decorrenza dal 1° gennaio 2027. Tuttavia, la legge di Bilancio di quest’anno ha diluito gli aumenti dei requisiti, limitando l’aumento a un solo mese per il 2027 e a tre mesi complessivi per il 2028. Questo intervento ha influenzato sia l’età anagrafica sia il monte contributivo. La Rgs ribadisce che le proiezioni restano ancorate all’aspettativa di vita accertata. Si ricorda che nel 2026 l’accesso è garantito con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 67 anni di età e 20 anni di contributi per la vecchiaia.

Come cambiano i requisiti delle pensioni nei prossimi anni?

La gestione dell’adeguamento anagrafico comporta oneri significativi per le finanze statali. Per esempio, il blocco totale dell’aumento di tre mesi previsto per il 2027 avrebbe richiesto una copertura economica superiore a tre miliardi di euro. Tale spesa spiega la decisione del governo di applicare una diluizione graduale invece di una sospensione integrale, al fine di mantenere il rigore richiesto in sede europea. Tuttavia, la variabile politica giocherà un ruolo fondamentale, poiché nel 2027 si terranno le elezioni politiche. I partiti saranno chiamati a esprimersi sulle soglie di uscita che appaiono impopolari per l’elettorato. Spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’emanazione dei decreti di variazione necessari a rendere esecutivi gli scatti basati sulle rilevazioni Istat.

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026

I bonus sociali 2026 rappresentano una misura fondamentale per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane che si trovino in condizioni di vulnerabilità economica. Nelle ultime ore, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha ufficializzato l’innalzamento della soglia dell’Isee per accedere alle agevolazioni, recependo l’adeguamento triennale legato all’inflazione. Il provvedimento mira a proteggere i nuclei familiari dai rincari dei costi energetici e dei servizi essenziali attraverso un automatismo che facilita la gestione e l’erogazione dei benefici. È importante notare che l’aggiornamento dei parametri reddituali permette a una platea più ampia di cittadini di beneficiare delle riduzioni previste per le utenze domestiche. La gestione centralizzata tramite l’incrocio dei dati tra Inps e fornitori assicura che il sostegno arrivi correttamente a chi ne abbia diritto.

Bonus sociale, di quanto deve essere l’Isee per avere agevolazioni 2026

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026
Manopola termosifone gestione risparmio bollette elettriche e del gas (Imagoeconomica).

Per accedere ai bonus sociali, la soglia minima del valore Isee del 2026 è stata ritoccata verso l’alto per riflettere l’andamento dei prezzi al consumo. Dal 1° gennaio di quest’anno, il limite passa dai precedenti 9.530 euro a 9.796 euro. Tuttavia per le famiglie numerose, ovvero con almeno quattro figli a carico, la normativa conferma la soglia Isee più alta del 2025, fissata in 20 mila euro. Inoltre, viene prorogato anche l’adeguamento dell’andamento dei prezzi basato sull’Indice nazionale del triennio di riferimento, nonché l’applicazione automatica degli sconti sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari a favore delle famiglie con la semplice presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), utile al calcolo dell’Isee. L’aggiornamento triennale è previsto dal decreto del ministro dello Sviluppo economico del 29 dicembre 2016. In questo modo, il sistema garantisce una protezione dinamica che segue il reale costo della vita per le fasce della popolazione meno abbienti.

Di quanto sarà l’assegno sociale nel 2026

L’entità del risparmio economico garantito dai bonus sociali 2026 varia significativamente in base alla tipologia di utenza e alla composizione del nucleo familiare. Non si tratta di un versamento monetario diretto sul conto corrente dei beneficiari, sia per quanto riguarda l’energia elettrica sia per il gas, bensì di una decurtazione applicata nelle fatture emesse dai fornitori. Per esempio, il sistema assicura che il peso delle bollette sulle spese mensili sia ridotto in modo proporzionale.

Quali sono gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari 2026

Nel corso del 2026, gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari permettono di abbattere i costi dei servizi a rete in modo cumulativo. Per l’energia elettrica, la riduzione è pari al 30 per cento della spesa dell’utente medio. Per il gas, il risparmio si attesta al 15 per cento, mentre per l’acqua viene garantito il quantitativo minimo vitale gratuito, pari a 50 litri al giorno per ogni componente del nucleo. Infine, la Tari prevede un abbattimento del 25 per cento sulla tariffa corrispettiva dovuta. Per beneficiare di tali misure, è sufficiente che il cittadino ottenga l’attestazione Isee presso l’Inps. Di seguito si riportano le percentuali e le modalità di calcolo dello sconto previste.

Incidenti sul lavoro, due morti in Toscana e in Abruzzo

Altri due incidenti mortali sul lavoro in Italia. Un trasportatore 51enne di Ponsacco (Pisa), ha perso la vita questa mattina a Livorno, mentre stava scaricando materiale edile da un camion. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava movimentando dei laterizi sul pianale del mezzo, quando è stato schiacciato dalla benna della gru dell’autoarticolato. A dare l’allarme è stato un collega: purtroppo il medico del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso del trasportatore.

L’altro incidente mortale in Abruzzo

Nella notte è invece morto un operaio 59enne di nazionalità romena, residente a Civitavecchia, vittima di un incidente con un mezzo meccanico nel cantiere della nuova centrale idroelettrica in costruzione a Petrella Liri, frazione di Cappadocia (L’Aquila). L’uomo lavorava per una ditta impegnata nella realizzazione di un grande serbatoio idrico destinato ad approvvigionare una vasta porzione di territorio abruzzese. L’operaio è deceduto all’ospedale di Avezzano, dove era stato trasportato in condizioni critiche.

La Casa Bianca ha pubblicato una foto modificata di una donna fermata dall’ICE

La Casa Bianca ha diffuso un’immagine digitalmente alterata di una donna fermata dall’ICE a St. Paul, in Minnesota. Nella foto la donna, che si chiama Nekima Levy Armstrong, appare in lacrime, ma nell’immagine originale pubblicata dal Guardian è composta. Inoltre, la sua pelle è stata modificata per apparire più scura. Armstrong è una delle tre persone arrestate durante una protesta contro l’ICE che domenica ha interrotto una funzione religiosa. I manifestanti accusavano uno dei pastori, David Easterwood, di essere il direttore operativo dell’ufficio locale dell’agenzia federale per l’immigrazione. Da settimane in Minnesota sono in corso delle proteste scoppiate dopo l’uccisione da parte dell’ICE di Renée Nicole Good. A pubblicare per prima la foto originale di Armstrong è stata la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. Circa mezz’ora dopo, la Casa Bianca ha diffuso un’altra immagine dello stesso momento ma modificata. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’account della Casa Bianca ha pubblicato numerosi contenuti realizzati con l’uso di intelligenza artificiale, spesso con l’intento di disumanizzare e fare apparire come pericolosi immigrati e cittadini non bianchi.

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Giuli nomina il nuovo cda dei Musei dell’Umbria

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato i nuovi membri del consiglio d’amministrazione della rete Musei Nazionali dell’Umbria. Entrano a far parte del cda l’imprenditrice Luisa Todini (designata dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici), il professore e politologo Alessandro Campi, Andrea Assenza e Federica Benda, imprenditrice e moglie di Brunello Cucinelli (designata da Giuli d’intesa con Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze). Prendono il posto dei consiglieri uscenti Corrado Azzollini, Brunello Cucinelli, Giovanna Giubbini e Laura Teza.

Giuli nomina il nuovo cda dei Musei dell’Umbria
Federica Benda (Imagoeconomica).

La rete Musei Nazionali dell’Umbria

La rete dei Musei Nazionali dell’Umbria comprende il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria e la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, il Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano di Spoleto, il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, il Palazzo Ducale di Gubbio, l’Area archeologica di Carsulae, Castello Bufalini di San Giustino, l’Ipogeo dei Volumni e Necropoli del Palazzone, Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, la Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo, il Teatro romano e Antiquarium di Gubbio, il Tempietto sul Clitunno e Villa del Colle del Cardinale.

Giuli nomina il nuovo cda dei Musei dell’Umbria
Alessandro Campi (Imagoeconomica).

Famiglia nel bosco, manca l’interprete: slitta la perizia psichiatrica per i genitori

La perizia psichiatrica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham per valutare se la coppia anglo-australiana abbia «caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale», è slittata di una settimana a causa dell’indisponibilità dell’interprete del tribunale, chiesto dalla difesa per permettere al padre e alla madre della “famiglia nel bosco” di comprendere a pieno domande tecniche e personali. «Ogni giorno che passa è un giorno di dolore che si aggiunge», ha dichiarato Danila Solinas, assieme a Marco Femminella legale della coppia. La perizia è stata affidata alla dottoressa Simona Ceccoli in rappresentanza del tribunale dei minorenni e, per la difesa, allo psichiatra Tonino Cantelmi. Ma ci sarà da aspettare ancora qualche giorno.

Gli occhiali di Macron fanno volare iVision Tech a Piazza Affari

Le azioni di iVision Tech, società italiana quotata alla Borsa di Milano che controlla il marchio francese di occhiali Maison Henry Jullien, hanno chiuso la seduta di giovedì con un rialzo del 32 per cento dopo l’improvvisa popolarità del modello indossato da Emmanuel Macron a Davos. L’impennata è arrivata proprio all’indomani dell’apparizione del presidente francese al World Economic Forum, che per un problema agli ha occhi ha indossato un paio di Pacific S 01, un modello aviator a lenti blu.

Le immagini di Macron sul palco e agli incontri al chiuso hanno fatto il giro dei media e dei social, generando non solo commenti e meme, ma anche una domanda immediata per quel preciso modello. Il sito del marchio è addirittura andato in crash per l’elevato numero di accessi, costringendo l’azienda a creare una pagina temporanea per continuare le vendite online. Gli occhiali costano 659 euro e vengono prodotti a Lons-le-Saunier, nel dipartimento dello Jura, interamente in Francia. Il ceo di iVision Tech, Stefano Fulchir, ha detto al Guardian che Macron non ha accettato di riceverli in omaggio, ma li ha acquistati personalmente nel 2024, dopo essersi informato sull’origine della produzione. Un dettaglio che, insieme all’esposizione mediatica di Davos, ha trasformato un accessorio di nicchia in un caso finanziario in appena 24 ore.

Trilaterale Ucraina-Russia-Usa negli Emirati: sul tavolo il Donbass

Ripartono i negoziati sull’Ucraina. Dopo l’incontro a Davos tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump e il colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e la coppia Steve Witkoff-Jared Jushner, oggi negli Emirati Arabi Uniti va in scena il primo trilaterale tra Kyiv, Mosca e Washington. Abu Dhabi, come ha spiegato Zelensky, i delegati ucraini, russi e statunitensi discuteranno la questione chiave del controllo territoriale dell’Ucraina orientale, in particolare – come sottolinea Axios – del Donbass.

Trilaterale Ucraina-Russia-Usa negli Emirati: sul tavolo il Donbass
Rustem Umerov (Ansa).

Chi partecipa al trilaterale di Abu Dhabi

Witkoff e Kushner, dopo l’incontro con Putin, si sono recati da Mosca ad Abu Dhabi. Con loro sarà anche Dan Driscoll, segretario dell’esercito Usa. La delegazione ucraina è formata dall’ex ministro della difesa Rustem Umerov, oggi consigliere per la sicurezza nazionale, da Kyrylo Budanov, capo gabinetto di Zelensky, dal consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia, dal capo di stato maggiore militare Andrii Hnatov e dal negoziatore David Arakhamia. La delegazione di Mosca è guidata dal direttore dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov, e da Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino. Quest’ultimo, a margine della sessione negoziale, incontrerà separatamente Witkoff.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread oggi 23 gennaio 2026

Piazza Affari apre in ribasso dello 0,41%. Spread Btp-Bund stabile in avvio a 62 punti base. Rendimento dei decennale italiano in flessione di un punto base al 3,5%.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread

9.14 – Apertura debole per l’Europa

Listini europei deboli in avvio: Parigi -0,39%, Francoforte -0,15%, Londra -0,03%.

9.01 – Avvio in calo per Milano: -0,41%

Lieve ribasso per il principale indice della Borsa di Milano, in flessione dello 0,41%, a quota 44.904,78 in apertura.

8.37 – Lo spread Btp-Bund apre stabile a 62 punti

Lo spread Btp-Bund apre stabile a 62 punti base. Rendimento dei bond italiani in flessione di un punto base al 3,5%.

8.33 – Gas in forte ribasso ad Amsterdam (-4,4%)

Il presso del gas apre in forte ribasso ad Amsterdam a 36,4 euro al megawattora (-4,4%).

8.29 – Asia ai massimi storici

Le Borse asiatiche toccano nuovi massimi storici. L’indice Msci dell’area Asia-Pacifico sale dello 0,4%, con Tokyo e Hong Kong che avanzano dello 0,3%, Shanghai dello 0,2%, Shenzhen dell’1,1%, Seul dello 0,8% e Sydney dello 0,1%.

Australian Open, Paolini fuori al terzo turno

È già finita l’avventura di Jasmine Paolini agli Australian Open. La tennista italiana, ottava del ranking Wta, ha perso al terzo turno contro la 18enne statunitense Iva Jovic, testa di serie numero 29, che adesso si giocherà un posto nei quarti di finale con la kazaka Yulia Putintseva. Paolini ha ceduto in due set col punteggio di 6-2, 7-6(3), complice un malessere allo stomaco che l’ha debilitata (e non è il primo caso a Melbourne). Verso la fine del primo set, al cambio campo sul 5-2 per l’avversaria, l’azzurra è stata costretta a chiedere l’intervento del medico. Poi ha proseguito la partita, senza però riuscire a eguagliare il miglior risultato ottenuto nel primo Slam dell’anno (ottavi nel 2024).

Australian Open, Paolini fuori al terzo turno
Iva Jovic (Ansa).

Subito fuori Errani-Vavassori nel doppio misto

Subito fuori al primo turno Sara Errani e Andrea Vavassori, teste di serie numero 1 del tabellone del doppio misto. Gli azzurri hanno perso 6-4, 6-2 contro la coppia formata dalla tedesca Laura Siegemund e dal francese Edouard Roger-Vasselin.

TikTok, via libera alla joint venture Usa

TikTok ha annunciato di aver concluso l’accordo per la cessione delle sue attività negli Stati Uniti a investitori non cinesi, chiudendo uno scontro politico e legale che andava avanti da anni. L’operazione porta alla nascita di una nuova società, TikTok U.S. Joint Venture, controllata in maggioranza da capitali americani. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15 per cento, mentre ByteDance scende al 19,9 per cento.

L’accordo evita la chiusura di TikTok negli Stati Uniti

La separazione delle operazioni statunitensi risponde alla legge approvata dal Congresso nel 2024, che prevedeva il divieto dell’app negli Stati Uniti se la società cinese non avesse ceduto il controllo. Il provvedimento mirava a ridurre i timori sulla sicurezza nazionale, legati alla possibile raccolta di dati degli utenti americani e all’influenza di Pechino sui contenuti. Il bando sarebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2025, ma Donald Trump ne ha rinviato più volte l’applicazione per consentire il raggiungimento di un’intesa. Trump ha rivendicato il risultato con un messaggio su Truth Social, definendo l’accordo una «conclusione drammatica, finale e bellissima» e scrivendo: «Sono così felice di aver aiutato a salvare TikTok». Una posizione distante da quella del suo primo mandato, quando aveva sostenuto il divieto dell’app, prima di cambiare linea dopo le elezioni del 2024.

ByteDance tuttavia manterrà l’algoritmo

Secondo TikTok, l’operazione consente di «allentare i legami con la Cina» e garantire continuità agli oltre 200 milioni di utenti statunitensi. In un memo interno, l’amministratore delegato Shou Chew ha parlato di «ottime notizie» per la community americana. Restano però interrogativi sull’impatto reale dell’accordo: ByteDance manterrà l’algoritmo, che verrà concesso in licenza alla nuova entità, e diversi esperti continuano a dubitare che la riorganizzazione sia sufficiente a eliminare tutte le preoccupazioni sulla sicurezza.