Un ragazzo di 15 anni è stato accoltellato mentre difendeva un amico da una rapina. È successo a Milano, in viale Sarca, non distante dal Bicocca Village. Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso del Niguarda in codice rosso. I fendenti lo hanno raggiunto al volto e all’addome. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i fatti sono avvenuti intorno alle 17.30 del 5 gennaio. I due ragazzi sono stati bloccati da un uomo che ha puntato contro di loro un coltello. La richiesta è stata di consegnare il giubbotto dell’amico del 15enne. Quest’ultimo, invece, è intervenuto per difenderlo ed è stato colpito dall’aggressore, che poi è scappato. Non dovrebbe essere in pericolo di vita, seppur in condizioni gravi. I militari sono alla ricerca dell’aggressore.
Lutto nel mondo del giornalismo sportivo italiano. Il cronista Alessandro Tiberti, storico volto (e voce) di Rai Sport, è morto all’età di 61 anni. In carriera ha ricoperto molti ruoli all’interno delle redazioni della Tv di Stato. Tra gli altri anche quello di vice caporedattore della redazione Sport Olimpici e Paralimpici. La Rai in una nota ha espresso il proprio cordoglio: «È per tutta la Rai motivo di profonda tristezza, per la perdita di un giornalista di grandi capacità professionali e spessore umano. Anche per questo la Rai – che si stringe affettuosamente ai suoi familiari in questo momento di dolore – lo vuole ricordare con affetto e riconoscenza come esempio di giornalismo al quale continuare a fare riferimento». Tiberti era malato da tempo.
L’ex leader venezuelano Nicolas Maduro ha scelto Barry Pollack come suo legale. Si tratta dell’avvocato penalista famoso per aver rappresentato e difeso Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks. Sarà lui a difendere l’ex presidente del Venezuela dalle accuse di narcotraffico durante l’udienza al Distretto meridionale di New York. Assange è tornato libero nel giugno 2024 dopo aver raggiunto un accordo legale con il governo americano. Si è dichiarato colpevole davanti alla giustizia americana nel tribunale di Saipan, sulle Isole Marianne Settentrionali, territorio Usa nell’Oceano Pacifico. L’ammissione del 52enne fondatore di Wikileaks faceva parte del procedimento del patteggiamento concesso dal presidente americano Joe Biden, che gli ha permesso di partire per la sua Australia da uomo libero. Assange è stato condannato a cinque anni e due mesi, tempo che aveva già trascorso nel carcere di massima sicurezza vicino Londra.
Maduro si dichiara «non colpevole»
Maduro si è presentato davanti al giudice Alvin Hellerstein alla Daniel Patrick Moynihan courthouse, il tribunale federale di Manhattan, per la prima udienza. Quando gli è stato chiesto di confermare la propria identità, si è definito in spagnolo il «presidente della Repubblica del Venezuela». Ha aggiunto anche di essere stato «rapito. Catturato nella mia casa a Caracas». Secondo i media americani, infine, si è definito «innocente, non sono colpevole». In aula anche la moglie Cilia Flores. Maduro, aiutato dalle cuffie per la traduzione simultanea, ha preso appunto durante tutta l’udienza.
Pier Silvio Berlusconi governa Mediaset dal 2000, cioè da quando è stato nominato vicepresidente del gruppo. E in questi 25 anni ha certamente voluto lasciare il suo segno, rivendicando i successi personali e marcando, quando ha potuto, una discontinuità con il geniale e ingombrante padre Silvio. Voi per questioni di linea editoriale, vuoi anche per raggiunti limiti di età dei suoi protagonisti, Pier Silvio si è trovato a smontare, pezzo per pezzo, la tivù pensata dal Cavaliere.
Se è stato accompagnato alla porta persino Mike Bongiorno…
Tanto per fare alcuni esempi: Mike Bongiorno finì di essere un personaggio significativo per Mediaset nel 2003, quando Pier Silvio decise di chiudere l’avventura de La ruota della fortuna, condotta da Mike per decenni. Ricordando, tuttavia, che in realtà Bongiorno aveva terminato Telemike nel giugno del 1992 (a 68 anni) e da allora non era più riuscito a incidere davvero con programmi di successo in prime time.
Il vero Maurizio Costanzo show si fermò a inizio 2005 (quando Costanzo doveva compiere 67 anni) sempre per volere di Pier Silvio, e il conduttore rimase per anni un po’ sullo sfondo nei palinsesti di Mediaset, recuperato solo verso la fine, prima della sua morte nel 2023, dietro le insistenze della moglie Maria De Filippi, troppo strategica per l’economia di gruppo televisivo.
Casa Vianello concluse la sua esperienza nel 2007, ma qui parliamo di sopravvenuti limiti di età per Raimondo Vianello (85 anni all’epoca) e Sandra Mondaini (76).
Nel 2015 Pier Silvio diventò pure amministratore delegato di Mediaset. E Fedele Confalonieri, grande sodale di papà Silvio, iniziò a scivolare nell’ombra pur restando presidente del gruppo.
Marina Berlusconi e Fedele Confalonieri (foto Imagoeconomica).
Lo stop a Ricci era in cantiere da tempo
Nel 2021, a 49 anni, è stata congedata Alessia Marcuzzi. Nel 2023, a 66 anni, è toccato a Barbara D’Urso. Nel 2025, a luglio, Pier Silvio ha “staccato la spina” ad Antonio Ricci (75 anni) mettendo fine a un regno quasi trentennale sull’access prime time di Canale 5, tra Striscia la notizia e Paperissima. Uno stop al quale pensava già da almeno un decennio, insieme con Publitalia, ma che a causa di mille ragioni non era riuscito a imporre, soprattutto per mancanza di alternative credibili.
Signorini può contare sul legame con Marina Berlusconi
E adesso pare proprio essere arrivato il turno di Alfonso Signorini, 61 anni, che difficilmente (eufemismo) potrà tornare a condurre qualcosa su Mediaset. Già nel 2012, a dirla tutta, Pier Silvio lo aveva liquidato dai palinsesti, dopo i disastri di Kalispera, di Chef per un giorno e l’addio a Verissimo. Passati anni da opinionista e conduttore di cose minori, tuttavia, per intercessione sia del Cavaliere sia di Marina Berlusconi (con la quale Signorini ha sempre avuto stretti rapporti, dalle vacanze insieme fino a essere stato tra i pochissimi invitati alle nozze di Marina nella cappella privata di Villa San Martino), a Signorini dal 2020 è stato affidato il Grande Fratello Vip.
Le ripercussioni del caso Corona sono arrivate a Cologno Monzese
E anche qualora Signorini si fosse ritrovato a segnalare dei concorrenti per il reality che conduceva, la decisione finale circa il cast del programma sarebbe sempre e comunque spettata al comitato editoriale di Mediaset, tramite contratti firmati dalla direzione risorse artistiche del gruppo. E quindi qualche ripercussione della vicenda Signorini, sollevata da Fabrizio Corona, sta probabilmente arrivando pure a Cologno Monzese. Con profondissima irritazione da parte dei vertici, proprio quando erano state celebrate la conquista della Germania, il potenziamento di Mfe come grande gruppo multimediale e di respiro europeo (tutti obiettivi che papà Silvio non era riuscito a raggiungere) e il primato negli ascolti in Italia nel 2025.
Fabrizio Corona in tribunale a Milano (foto Ansa).
Pier Silvio vuole una tivù per famiglie e aperta al pluralismo
Insomma, l’occasione, a questo punto, è diventata ghiotta per togliere definitivamente anche Signorini dalla scena televisiva del Biscione. Tanto il giornalista di gossip era funzionale alla narrazione di Silvio Berlusconi, con il sistema di Chi, quanto risulta ora disfunzionale alla narrazione di Pier Silvio Berlusconi, impegnato a mostrarsi degno, se non migliore, del papà, con un’immagine pulita di editore di una tivù per famiglie, portatore di valori, aperto al pluralismo (vedi i programmi di Bianca Berlinguer e Tommaso Labate su Rete 4) e con l’intento di rinnovare pure Forza Italia con risorse più giovani.
L’autosospensione, gli aspetti reputazionali e quel prezzo…
Dopo l’autosospensione di Signorini da Mediaset, si tratta di vedere cosa accadrà in Mondadori, dove a dominare è pur sempre la sua amica Marina (per ora resta al timone di Chi come direttore editoriale). Certo, il primo romanzo di Signorini, Amami quanto io t’amo, pubblicato da Mondadori e uscito il 25 novembre 2025, non verrà ricordato come uno dei più brillanti successi della casa editrice. Purtroppo o per fortuna, Signorini sembra destinato a fare la stessa fine di Chiara Ferragni, almeno a livello di conseguenze reputazionali. Con una piccola grande differenza: che Signorini conosce tutti i segreti della famiglia Berlusconi. Ma come disse a Francesca Fagnani durante una puntata di Belve, a proposito dello scenario in cui gli eredi del Cav si sarebbero sbarazzati di lui: «Tutto ha un prezzo» (ironia della sorte, il filone delle sparate di Corona su Falsissimo si intitolava “Il prezzo del successo”…).
Sono state ufficializzate le dimissioni del sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, annunciate il 23 dicembre dopo l’apertura di un’indagine per maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie, dalla quale è in corso la separazione. Nelle settimane precedenti la procura di Ravenna aveva avanzato richiesta di custodia cautelare in carcere, istanza respinta dal gip. In una nota diffusa dal Comune, Missiroli ha spiegato le ragioni della decisione affermando che «La conferma di questa scelta risponde esclusivamente a esigenze di sicurezza, a tutela della mia famiglia e della città di Cervia, che è stata coinvolta in una macchina del fango senza precedenti». Una situazione che, ha aggiunto, «non ha riguardato solo la mia persona, ma che ha avuto ricadute sull’intera comunità, rendendo necessario un gesto di responsabilità utile a riportare il clima entro limiti di civiltà».
Missiroli: «Garantismo messo in discussione dalla gogna mediatica»
Il primo cittadino dimissionario ha ribadito la propria posizione rispetto alle accuse, sottolineando: «ribadisco con chiarezza il mio fermo rigetto di ogni accusa e addebito che mi viene contestato. La mia fiducia nel percorso giudiziario è totale: solo in questo modo possono essere accertati i fatti, ricostruita la verità e garantita giustizia in modo imparziale». Missiroli ha inoltre precisato che «nei primi giorni del 2026 è stato possibile prendere visione degli atti dell’indagine, oggi al vaglio dei legali che tutelano la mia persona e la mia onorabilità, al di fuori dell’ambito istituzionale», denunciando come «Il principio del garantismo, pilastro delle istituzioni, oggi rischia di essere messo in discussione di fronte a una gogna mediatica senza precedenti». Da qui l’annuncio dell’intenzione di «procedere al deposito di querele per diffamazione» contro chi avrebbe diffuso accuse infondate. Rivendicando di agire nell’interesse della città, Missiroli ha affermato che «ciò che guida le mie scelte, oggi come in passato, è l’esclusivo interesse della città di Cervia e dei suoi cittadini», invitando alla prudenza perché «oggi non è il momento delle reazioni istintive o delle contrapposizioni», ma «il tempo della lucidità, della riflessione e del senso delle istituzioni», ricordando infine che «In momenti complessi come questo la responsabilità di chi governa consiste nel tutelare le persone, mantenere la calma e garantire che la città possa affrontare il futuro con fiducia, serenità e coesione».
Il 2026 sarà l’anno di numerose nozze glamour. Diverse coppie del mondo dello spettacolo italiano e internazionale sono infatti attese all’altare per giurarsi amore eterno di fronte a decine di invitati. Pur non essendoci all’orizzonte un evento della portata di quello veneziano tra Jeff Bezos e Laura Sanchez, tra proposte sensazionali, ritorni di fiamma e relazioni che hanno fatto il giro dei social il calendario del nuovo anno è ricco di matrimoni vip pronti indubbiamente a catalizzare l’attenzione mediatica. Dallo spettacolo allo sport, passando per le star del web: ecco chi si appresta a dire sì.
Quali sono i matrimoni vip più attesi del 2025?
Taylor Swift e Travis Kelce, nozze da sogno nel Rhode Island
Il matrimonio più atteso dell’anno è indubbiamente quello che legherà Taylor Swift e Travis Kelce. La popstar più ascoltata al mondo, regina di Spotify e della musica con il suo Eras Tour e il recente disco The Life of a Showgirl, è pronta a dire sì alla stella dell’Nfl, per cui si vocifera il ritiro dal football. La cantante ha annunciato la proposta nell’estate 2025, pubblicando su Instagram alcune foto dei due in un giardino di fiori. La data da cerchiare in rosso sul calendario, secondo indiscrezioni dei tabloid, è il 13 giugno, quando si dovrebbe tenere una sontuosa cerimonia nel Rhode Island. Tanti gli invitati vip, tra cui non mancheranno i Kansas City Chiefs e Selena Gomez, solo per citarne alcuni.
Cristiano Ronaldo sposerà dopo nove anni la sua Georgina Rodriguez
Dopo nove anni di fidanzamento e con un anello stimato attorno ai 12 milioni di euro, Cristiano Ronaldo ha chiesto la mano della sua Georgina Rodriguez. Il campione portoghese, oggi in Arabia Saudita con l’Al-Nassr, sposerà l’influencer e modella argentina con una cerimonia che si preannuncia all’insegna della sobrietà. «Nozze piccole al 100 per cento, senza dubbio», ha spiegato lei a Elle Spagna senza però sbilanciarsi su una possibile data, per cui si vocifera luglio, al termine dei Mondiali. «Il nostro amore non smette di crescere: è qualcosa che cambia, si adatta e si rafforza in ogni fase. Quello che proviamo in questo momento è vero e solido». La coppia ha cinque figli: Cristiano Jr., i gemelli Mateo ed Eva, Alana Martina e Bella Esmeralda.
Dua Lipa e Callum Turner: «Saremo migliori amici per sempre»
Tra i sì più attesi del 2026 c’è anche quello tra la popstar Dua Lipa e l’attore e modello britannico Callum Turner, noto per aver interpretato Theseus Scamander nella saga fantasy Animali Fantastici. I due, che fanno coppia dal 2024, hanno annunciato il fidanzamento ufficiale nell’estate scorsa dopo aver acceso i rumors durante il Met Gala di pochi mesi prima. «È molto emozionante», ha spiegato la cantante a Vogue. «Questa decisione di invecchiare insieme, di vivere una vita e semplicemente, non so, essere migliori amici per sempre… è una sensazione davvero speciale. È bello sapere che la persona con cui passerai il resto della tua vita ti conosce molto bene». Non si sa ancora nulla circa la data delle nozze.
Dua Lipa con il fidanzato Callum Turner (Instagram).
Damiano David e Dove Cameron: «Sarà un anno bellissimo»
«Sarà un anno bellissimo». Con queste parole su Instagram Damiano David, cantante romano e frontman dei Maneskin che ha iniziato una proficua carriera solista, ha annunciato il matrimonio con la sua fidanzata Dove Cameron, attrice e cantante statunitense. A conferma delle nozze prossime sono alcune immagini e un dettaglio che non è passato inosservato: entrambi indossano dei vistosi anelli di fidanzamento recanti la frase «La parte migliore dell’essere vivi».
Decisamente fuori dagli schemi invece il matrimonio di Luigi Calagna e Sofia Scalia, alias Luì e Sofì, noti soprattutto per formare il duo di successo Me contro Te. Gli youtuber palermitani si sposeranno il prossimo 5 settembre con un vero e proprio evento aperto al pubblico. Al posto di una cerimonia intima, la coppia ha annunciato un Wedding Show, spettacolo a pagamento pensato per i loro fan più giovani tra musica ed effetti speciali, all’Arena Milano. Sarà un’esperienza collettiva, a metà fra il teatro e un concerto, con l’intento di condividere il loro giorno più importante con coloro che negli anni lo hanno reso possibile, gli appassionati della community. Il prezzo parte da 48 euro, ma vi sono anche dei pacchetti da 250 euro che consentono anche un esclusivo Meet&Greet.
Aurora Ramazzotti sposa Goffredo Cerza: «C’è la data, succederà»
«Succederà. Non che prima avessimo dei dubbi, ma adesso esiste una data, quindi succederà». Così Aurora Ramazzotti, figlia di Eros e Michelle Hunziker, ha ufficializzato sui social la data delle nozze con Goffredo Cerza: i due, che fanno coppia da otto anni e hanno avuto il figlio Cesare nel 2023, saliranno all’altare il prossimo 4 luglio. «Mi sta già salendo un po’ di ansietta che non è cosa mia, ma penso sia normale, perché per l’organizzazione di un matrimonio ci sono davvero tantissime cose da fare». In suo aiuto, ha chiamato una wedding planner, «persona fantastica e molto brava» di cui non ha rivelato l’identità.
Vanessa Incontrada e Rossano Laurini, matrimonio in estate
Una storia costellata di alti e bassi, ma che sta per ottenere il suo meritato lieto fine. Nell’estate 2026 Vanessa Incontrada sposerà Rossano Laurini, con cui ha una relazione dal 2007. I due sono pronti a giurarsi amore eterno dopo 20 anni di vita assieme e un figlio, Isal. Nel mezzo anche una profonda crisi, apparentemente definitiva, che ha tuttavia avuto l’effetto di cementificare ancor di più la loro relazione. «Era arrivato il momento di capire tante cose che non funzionavano», ha raccontato la stessa attrice italo-spagnola. «Oggi Rossano è un uomo diverso e anche io sono cambiata. C’è la complicità che avevamo perso, e che in una coppia è importantissima». I due convoleranno a nozze in Toscana.
Vanessa Incontrada con Rossano Laurini (Instagram).
Ilary Blasi e Bastian Muller, nozze in arrivo a giugno?
Le voci girano da tempo e le ultime indiscrezioni sembrano confermare gli indizi.Ilary Blasi è pronta a sposare Bastian Muller: nonostante la conduttrice mantenga ancora riservatezza, è spuntata anche una possibile data, fissata per il 6 giugno 2026. A confermare la proposta sarebbe l’anello all’anulare sinistro che la showgirl ha sfoggiato in diversi scatti sul proprio account Instagram nel corso delle festività natalizie. L’eventuale matrimonio è tuttavia strettamente legato al divorzio da Francesco Totti: l’udienza finale è prevista per marzo 2026, ma non si escludono possibili rinvii. I due, conosciutisi in un aeroporto di New York, fanno coppia dal 2022.
Ilary Blasi con Bastian Muller (Instagram).
Alessandra Amoroso sposerà il fidanzato Valerio Pastore
Dopo aver dato alla luce la piccola Penelope, Alessandra Amoroso è pronta a diventare moglie. La cantante salentina ha infatti accettato la proposta di matrimonio del suo compagno Valerio Pastore, tecnico del suono cui è legata da circa due anni, inginocchiatosi davanti a lei durante l’ultima tappa del tour a Lecce, lo scorso agosto. Un gesto inatteso, arrivato a poche settimane dalla nascita della primogenita. Sebbene non si conosca ancora una data, le nozze sono attese in estate in Puglia, terra natia dell’artista originaria di Galatina.
La proposta di nozze di Valerio Pastore ad Alessandra Amoroso (da X).
È scomparso a 77 anni Gianluigi Armaroli, giornalista bolognese e volto storico dell’informazione Mediaset, a lungo corrispondente dall’Emilia-Romagna per il Tg5 diretto da Enrico Mentana. La notizia della sua morte è stata comunicata in diretta durante l’edizione del notiziario. Nato a Bologna nel 1948, Armaroli aveva raccontato da inviato alcuni dei passaggi più rilevanti della cronaca regionale, occupandosi anche, negli ultimi tempi, delle gravi alluvioni che hanno colpito il territorio. Prima di dedicarsi al giornalismo televisivo, Armaroli aveva seguito un percorso artistico: dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti con specializzazione in scenografia, aveva frequentato l’Accademia Antoniana per la recitazione, lavorando come attore radiofonico e televisivo in Rai, per poi passare alle emittenti private e infine a Mediaset.
Dopo l’operazione l’Absolute Resolve condotta il 3 gennaio in Venezuela, Donald Trump è tornato a minacciare la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca di cui gli Stati Uniti «hanno assolutamente bisogno» per motivi di «sicurezza nazionale». Con il dichiarato obiettivo di annettere il territorio artico, il 22 dicembre il presidente americano ha annunciato sul suo social Truth di aver nominato un inviato speciale per la Casa Bianca: Jeff Landry, dal 2024 governatore repubblicano della Louisiana. Ecco perché Trump vuole la Groenlandia.
Trump insiste sulla sicurezza, citando Cina e Russia
Donald Trump (Ansa).
Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha detto che la Groenlandia «in questo momento ha navi russe e cinesi dappertutto». Il tycoon ha insomma citato il doppio spauracchio. Ma gli Usa hanno un accordo di difesa con la Danimarca dal 1951 e da allora sulla costa nord-occidentale della Groenlandia sorge la Pituffik Space Base (dove è stato in visita JD Vance con la moglie Usha), che gestita dalla United States Air Force si occupa di rilevamento missilistico e sorveglianza spaziale. Secondo gli esperti, Washington ha già l’appoggio di sicurezza di cui ha bisogno in Groenlandia.
L’isola fa gola a Trump anche per la posizione strategica
Protesta contro gli Stati Uniti all’esterno del consolato Usa a Nuuk (Ansa).
Non ci sono solo questioni di sicurezza dietro alle mire di Trump. La Groenlandia si trova in una posizione strategica, in mezzo a importanti rotte di navigazione. E con l’avanzare del riscaldamento globale, probabilmente, se ne apriranno altre ancora attraverso l’Artico, rendendo l’isola più grande del pianeta sempre più cruciale.
La Groenlandia inoltre è ricca di materie prime
Dalle terre rare all’uranio, fino al ferro e allo zinco. Senza dimenticare petrolio e gas. La Groenlandia ha un ricco sottosuolo e, nel corso degli anni, ha concesso oltre 50 permessi per esplorazione mineraria ad aziende provenienti dalla Cina. Pechino ha provato anche a costruire infrastrutture mancanti come aeroporti e porti, ricevendo il rifiuto da parte di Copenaghen. Ma dalle parti di Washington temono che la proiezione cinese possa assumere connotati sempre più strategici.
Dal primo gennaio 2026 lo Spid non è più gratuito per tutti. La scelta di Poste Italiane di introdurre un canone annuale di sei euro per PostelD ha inciso su una platea molto ampia: quasi 29 milioni di utenti, su circa 40 milioni di identità digitali attive in Italia. Anche altri provider privati hanno introdotto canoni annuali per lo Spid personale: Aruba, InfoCert, TeamSystem ID e Spiditalia(Register.it) prevedono oggi un costo fisso, al netto delle spese iniziali di attivazione che possono variare in base alla modalità di riconoscimento scelta. La svolta però non coinvolge l’intero sistema.
Quali sono gli Spid ancora gratuiti
Pagina dello Spid sul sito del governo.
Nonostante il restringimento dell’offerta gratuita, esistono ancora gestori che permettono di ottenere e mantenere lo Spid senza canone annuo. Al momento il servizio resta gratuito con Intesi Group, ID InfoCamere, Tim ID, Sielte ID, Namirial, Lepida ed EtnalD. Va però fatta una distinzione importante: la gratuità spesso riguarda solo alcune modalità di identificazione. L’attivazione tramite Carta d’identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) o firma digitale è generalmente senza costi, mentre il riconoscimento via webcam può prevedere un pagamento una tantum. Lo Spid può essere richiesto esclusivamente attraverso uno dei 12 identity provider accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Per questo, prima di scegliere, è essenziale verificare sul sito del singolo gestore condizioni, costi e modalità di accesso: le differenze possono essere rilevanti, sia nel prezzo sia nei servizi inclusi.
Torna l’atteso appuntamento con la Lotteria Italia. Come ogni anno, infatti, l’Epifania diventerà cuore dell’estrazione tra le più attese da milioni di cittadini. In palio un primo premio da 5 milioni di euro, cui se ne affiancheranno altri con cifre più basse stabiliti da un’apposita commissione a seconda del numero di biglietti venduti nelle settimane precedenti. L’annuncio, anche stavolta, avverrà in diretta televisiva su Rai 1 durante la puntata di Affari tuoi, condotta da Stefano De Martino a partire dalle ore 20.35, al termine del telegiornale. Ecco una guida con tutto quello che bisogna sapere, dal costo dei ticket fino alle informazioni per controllare l’eventuale vincita.
Lotteria Italia 2026, come funziona e come partecipare all’estrazione
Stefano De Martino per Affari Tuoi – Speciale Lotteria Italia (Ansa).
La lotteria nazionale, da sempre legata ai programmi televisivi della Rai e oggi associata al quiz show Affari tuoi, offre diversi premi in palio. Per poter partecipare all’estrazione è necessario acquistare, presso una ricevitoria oppure online, uno o più biglietti al costo di cinque euro ciascuno. Ogni anno, ciascun utente che ne compra uno può partecipare sia alla maxi estrazione finale del 6 gennaio sia a quelle giornaliere per vincere cifre in denaro più basse ma ugualmente importanti. Come fare per partecipare? Una volta preso un biglietto, bisogna registrarlo inquadrando il QR code, telefonando o inviando un SMS al numero dedicato oppure inserendo il codice da 10 cifre sul sito ufficiale. Se vincente, dal 28 settembre al 19 dicembre garantisce una vincita di 10 mila euro, mentre dal 21 al 26 dicembre il doppio della cifra.
La registrazione è necessaria solamente per i premi giornalieri in quanto, anche se non registrato, il biglietto sarà comunque valido per l’estrazione finale del 6 gennaio. Durante la puntata di Affari tuoi saranno annunciati i vincitori dei cinque premi principali: il primo, fisso per ogni anno, ammonta a 5 milioni di euro, mentre gli altri di prima, seconda, terza ed eventualmente quarta categoria vengono decisi da una commissione apposita in base al numero di ticket venduti. Al massimo, possono essere 11 milioni, di cui 10 milioni cartacei e 1 milione digitali. Con l’edizione 2025-2026 è stato introdotto un ulteriore premio speciale da 300 mila euro, che sarà estratto alle 20.30 a Roma: dopo le ore 21 seguiranno tutti gli altri.
Dove controllare i biglietti vincenti e come riscuotere il premio
Un bar in cui è stato vinto il primo premio (Imagoeconomica).
Una volta terminata l’estrazione, i biglietti vincenti della Lotteria Italia saranno pubblicati anche sul Bollettino ufficiale sull’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Chiunque potrà controllare l’eventuale validità del proprio ticket sul sito della lotteria nazionale, dove sarà presente la sezione «Verifica Vincite», oppure sull’app MyLotteries disponibile per device iOS e Android e sulla vetrina di gioco dei rivenditori autorizzati. Per quanto riguarda la riscossione, vi sono procedure differenti a seconda che si possieda un biglietto cartaceo o uno digitale. Nel primo caso, bisognerà presentare il ticket presso uno sportello di Intesa Sanpaolo oppure all’Ufficio Premi di Lotterie Nazionali di viale del Campo Boario, Roma, entro 180 giorni. Chi ha acquistato un biglietto digitale dovrà recarsi presso le medesime sedi per chiedere una ricevuta da inviare all’Ufficio Premi di Lotterie Nazionali. Non viene applicata alcuna tassazione sulle vincite, che quindi corrisponderanno alle somme stabilite.
Sono stati identificati tutti i 116 feriti coinvolti nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno a Crans-Montana, di questi, 83 restano ricoverati in ospedale. Il bilancio definitivo è stato comunicato dalla polizia del Cantone Vallese, che ha chiarito come il primo conteggio di 119 persone comprendesse anche tre pazienti arrivati in pronto soccorso per cause non legate al rogo. Tra i feriti, la quota più numerosa è rappresentata da cittadini svizzeri, con 21 donne e 47 uomini, seguiti dai francesi, 21 in totale, di cui 10 donne e 11 uomini.
Le salme dei giovani morti a Crans-Montana a Linate (Ansa).
Atterrato a Linate l’aereo con a bordo le salme dei ragazzi
Intanto è arrivato in Italia il velivolo C-130 dell’Aeronautica militare con a bordo le salme dei giovani italiani morti nella tragedia, atterrato all’aeroporto di Milano Linate alla presenza, tra gli altri, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del sottosegretario Alberto Barachini, dei governatori Attilio Fontana, Marco Bucci e Michele De Pascale e del capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Le bare saranno trasferite via terra verso Milano, Bologna e Genova, mentre l’aereo proseguirà per Roma Ciampino, dove sono attesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Dopo l’incontro con i familiari delle vittime italiane, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha riferito che «Le famiglie delle vittime chiedono giustizia», aggiungendo che «Le autorità elvetiche mi hanno assicurato la massima collaborazione» dopo il colloquio con il presidente del governo vallesano Mathias Reynard e con Stephan Ganzer, responsabile del dipartimento cantonale per la sicurezza.
È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore di Giovanni ucciso nella strage di Capaci assieme alla moglie Francesca e i tre agenti di scorta. Prima di tre fratelli, con la sorella Maria aveva contribuito alla creazione della Fondazione intitolata al magistrato. «La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo», ha dichiarato il sindaco del capoluogo siciliano Roberto Lagalla, sottolineando che, «con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni».
Ho appreso con sincero dolore della scomparsa di Anna Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Alla sua famiglia e ai suoi cari giungano le più sentite condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica.
Morta Anna Falcone: l’omaggio della politica italiana
«Ho appreso con sincero dolore della scomparsa di Anna Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Alla sua famiglia e ai suoi cari giungano le più sentite condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica». Lo ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa. Così Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Un pensiero di profondo cordoglio per la scomparsa di Anna Falcone. Il suo impegno ha contribuito a rafforzare la cultura della legalità e a mantenere viva l’eredità morale di Giovanni Falcone». Elly Schlein, segretaria del Pd, ha dichiarato: «Voglio ricordarla oggi soprattutto per il lavoro fatto con studentesse e studenti delle scuole di tutto il Paese per diffondere la cultura della legalità. Una vera formazione permanente portata avanti nella consapevolezza che la conoscenza del fenomeno mafioso sia la base per una riscossa civile della coscienza delle giovani generazioni».
La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti non rappresenta un’eccezione nella storia della politica estera americana. Al contrario, si inserisce in una lunga serie di interventi con cui Washington ha cercato di rimuovere leader e governi considerati ostili nel continente americano, attraverso operazioni militari dirette o azioni di intelligence. Una prassi che affonda le sue radici nella Dottrina Monroe ma che, sul piano del diritto internazionale, solleva da decenni forti contestazioni: il ricorso alla forza e alla giurisdizione statunitense contro capi di Stato stranieri entra infatti in tensione con i principi di sovranità e di non ingerenza. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno continuato a ricorrere a questo strumento come leva politica e strategica in America Latina.
Il parallelismo tra il caso di Maduro e quello di Noriega
Manuel Noriega (Wikipedia).
Il parallelismo più immediato è quello con Manuel Noriega, ex dittatore di Panama. Dopo anni di collaborazione con Washington, Noriega fu accusato di narcotraffico, la stessa accusa utilizzata per l’arresto di Maduro, che verrà processato a livello federale negli Stati Uniti. Nel dicembre 1989 il presidente George H. W. Bush ordinò l’invasione del paese con l’operazione “Just Cause”. Noriega si rifugiò nell’ambasciata della Santa Sede, ma il 3 gennaio 1990 si arrese e fu trasferito negli Stati Uniti, dove venne processato e condannato. La coincidenza della data rafforza il confronto simbolico con la cattura di Maduro, avvenuta 35 anni dopo.
Interventi militari diretti nel continente
Nel 1965 gli Stati Uniti intervennero nella Repubblica Dominicana, inviando oltre 20 mila soldati durante una guerra civile, con l’obiettivo di impedire che il conflitto portasse al potere un governo di sinistra. Un’operazione analoga avvenne nel 1983 a Grenada, quando l’amministrazione Ronald Reagan ordinò l’invasione dell’isola per rovesciare un governo comunista insediatosi dopo un colpo di Stato. In entrambi i casi, l’intervento militare portò all’installazione di governi filostatunitensi.
I colpi di Stato sostenuti da Washington in America Latina
Accanto agli interventi armati, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a operazioni di intelligence. Il fallito sbarco alla Baia dei Porci nel 1961, organizzato dalla ClA contro Fidel Castro, resta uno degli episodi più noti. Centrale è anche il ruolo di Washington nel colpo di Stato in Cile dell’11 settembre 1973, che portò alla caduta del governo socialista di Salvador Allende e all’ascesa della dittatura di Augusto Pinochet, sostenuta dagli Stati Uniti anche attraverso il coordinamento dell’operazione
L’Epifania chiude ufficialmente il lungo periodo dedicato alle festività natalizie. Martedì 6 gennaio per migliaia di italiani sarà tempo di tornare dalle vacanze e riprendere il ritmo prima di concentrarsi di nuovo sul lavoro e sulla routine tradizionale. Non mancheranno tuttavia riunioni a tavola e dolci tipici da gustare ancora all’ombra dell’albero addobbato prima di rimettere tutto nel cassetto. Capita, tra calze da riempire e ultimi preparativi da mettere a punto, di rendersi conto di non avere a casa un ingrediente o un prodotto e dover correre al supermercato. È possibile fare la spesa il 6 gennaio? In gran parte dei punti vendita sì, anche se verranno osservati orari di apertura ridotti. Ecco una guida con le principali catene sul territorio nazionale.
Supermercati, quali saranno aperti per l’Epifania 2026?
Carrefour, Conad e Coop
L’insegna di un supermercato Conad (Imagoeconomica).
Come già avvenuto per le giornate di Natale, Santo Stefano e Capodanno, ciascuna catena adotterà una propria strategia anche nel giorno dell’Epifania, optando per aperture con orari appositi per le festività. Per quanto riguarda Carrefour, molti punti vendita resteranno aperti, ma il periodo varierà a seconda della zona. È pertanto opportuno controllare, prima di uscire di casa, sul sito ufficiale la situazione dello store più vicino a sé. Discorso simile anche per Coop e Ipercoop. Per quanto riguarda Conad, infine, anche per il giorno della Befana saranno garantite aperture straordinarie su tutto il territorio nazionale: gli orari sono consultabili su una mappa dedicata sul sito ufficiale.
Famila, Esselunga, Crai e Aldi
Un supermercato della catena Aldi (Imagoeconomica).
Tra i supermercati aperti martedì 6 gennaio ci sono anche quelli di Famila, con orari differenti nei vari punti vendita da poter consultare comodamente online. Nel giorno dell’Epifania, la catena Aldi seguirà invece l’orario di apertura domenicale, mentre Esselunga garantirà il servizio con chiusura anticipata. Per Crai, invece, gli orari festivi saranno gestiti dai singoli esercenti: come già anticipato per le altre catene, anche in questo caso è opportuno controllare sul sito ufficiale così da conoscere la situazione del punto vendita più vicino alla propria abitazione.
Bennet, Despar, Il Gigante e Lidl
Un supermercato Il Gigante (Imagoeconomica).
Nel giorno dell’Epifania, Bennet ha confermato l’apertura dei supermercati, per cui si possono già consultare gli orari sulla piattaforma ufficiale. Discorso simile anche per la catena Despar, per cui è opportuno tenere d’occhio il sito online così da conoscere le fasce di garanzia di ogni store. Martedì 6 gennaio si potrà fare la spesa anche nei punti vendita di Lidl e in gran parte dei supermercati de Il Gigante, per cui sono previste solo alcune eccezioni per determinate sedi.
Iper, MD e Pam
Un punto vendita Iper (Imagoeconomica).
Anche Iper potrebbe aprire i punti vendita martedì 6 gennaio, seppur con possibili modifiche agli orari, da verificare in anticipo tramite la piattaforma online. Si potranno fare gli ultimi acquisti delle festività anche nei supermercati MD, che apriranno il giorno dell’Epifania spesso con orario ridotto. Confermata anche l’apertura della catena Pam Panorama. Anche in questo caso, si consiglia di fare un check sul sito ufficiale per evitare sorprese.
Gli Stati Uniti puntano ancora una volta sulla giurisdizione federale per processare un leader non riconosciuto come legittimo. L’apertura del procedimento penale a New York contro Nicolás Maduro non è infatti una novità nella prassi di Washington contro leader stranieri, ma rimane un modus operandi illegale sul piano del diritto internazionale. La procura federale del Southern District of New York contesta al presidente venezuelano reati di narco-terrorismo, traffico internazionale di cocaina e uso di armi da guerra, processandolo come un privato cittadino e non come un capo di Stato straniero. Secondo l’atto d’accusa, Maduro avrebbe guidato per anni una rete che avrebbe facilitato l’invio di tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti, collaborando con gruppi armati e criminali attivi in America Latina. Nel fascicolo compaiono anche altri nomi di primo piano del potere venezuelano: il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, l’ex ministro Ramón Rodríguez Chacín, la moglie di Maduro Cilia Flores, il figlio Nicolás Maduro Guerra e il presunto capo del gruppo Tren de Aragua, Héctor Guerrero Flores.
Il nodo dell’immunità a Maduro
Nicolas Maduro (Ansa).
Il punto più delicato non riguarda però le accuse, bensì la possibilità stessa di processare un capo di Stato. Il diritto internazionale riconosce ai presidenti in carica un’immunità personale assoluta davanti ai tribunali stranieri. Gli Stati Uniti aggirano l’ostacolo con una scelta politica precisa: non riconoscere Maduro come presidente legittimo dopo le elezioni venezuelane del 2024, vinte dal leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia. Per Washington, il mandato di Maduro sarebbe terminato il 10 gennaio 2025. Questa linea, illustrata dal segretario di Stato Marco Rubio, per gli Stati Uniti trasforma una questione di sovranità in una causa penale interna: Maduro viene trattato come un privato cittadino, non come un capo di Stato.
Per gran parte della comunità internazionale, la cattura e il processo di Maduro violano i principi di sovranità e il divieto dell’uso della forza sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. Le corti federali statunitensi, invece, applicano una giurisprudenza che consente di processare un imputato indipendentemente dal modo in cui è stato portato davanti al giudice. Se questa impostazione reggerà, il caso Maduro rischia di consolidare un modello di extraterritorialità americana che mette concretamente in discussione gli equilibri del diritto internazionale.
Non è chiaro se si tratti di un messaggio ai colleghi di partito (e della coalizione), di uno sfogo o solo di un modo furbo per riprendersi il palcoscenico mediatico. Sta di fatto che il leoncino alato è tornato a ruggire. Luca Zaia infatti non sembra aver intenzione di starsene tranquillo e serenissimo alla presidenza del Consiglio regionale del Veneto: ha interrotto il suo personale conto alla rovescia per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ha preso carta e penna e vergare sul Foglio un intervento che somiglia molto, moltissimo, a un manifesto politico. A partire dal titolo: Appello per una svolta a destra.
I cinque punti cardine del centrodestra secondo Zaia
L’ex governatore leghista snocciola cinque punti «cardine» per il centrodestra che oggi, scrive, sente «una responsabilità storica: dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro. Per i ragazzi di oggi, adulti di domani». Il primo punto, nemmeno a dirlo, è l’autonomia, «non è una concessione né un capriccio identitario». «Il centralismo ha prodotto due Italie», continua. «Credo che l’autonomia sia, prima di tutto, assunzione di responsabilità. Non posso non sottolineare come esista una questione meridionale inaccettabile moralmente e intollerabile. Ma esiste anche una questione settentrionale: poche regioni in larga parte del Nord producono il residuo fiscale che tiene in piedi servizi essenziali in tutta l’Italia». Segue la politica estera. «Non siamo una potenza militare, ma possiamo essere una superpotenza di diplomazia ed equilibrio, grazie anche all’ottimo lavoro di relazioni internazionali della presidente Meloni, che non si vedeva da molti anni e ha ridato posizione e standing al Paese», sottolinea Zaia, che non nasconde la profonda sintonia con la premier. «La stabilità politica restituisce credibilità», aggiunge. «L’Italia può essere ponte tra Ue e Usa».
La premier Giorgia Meloni con Luca Zaia (foto Ansa).
Il terzo punto riguarda Sicurezza e l’ordine pubblico perché «il rispetto delle regole non è né di destra né di sinistra, il popolo ce lo ricorda tutti i giorni, sono il fondamento della convivenza civile. I dati sulla popolazione carceraria raccontano un fallimento che non può essere ignorato. Sicurezza non significa militarizzazione, ma presenza». Nel manifesto-appello dell’ex Doge non possono mancare i giovani, «la vera infrastruttura nazionale» (ma non era il Ponte sullo Stretto?). Per questo l’Italia deve diventare un Paese «youth friendly, a misura di giovani». Infine l’ultimo punto è dedicato a Destra e Libertà. E qui devono essere fischiate parecchio le orecchie in via Bellerio. «La destra vincente», sottolinea Zaia, «è quella liberale. Lo dico con chiarezza: i temi etici, civili, del fine vita, non possono essere tabù ideologici. La destra di oggi non è quella di 50 anni fa. Le questioni legate ai diritti civili e la fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale. Una destra matura non impone visioni».
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
L’entusiasmo di Grimoldi e del Patto per il Nord
Zaia avrà anche archiviato (o congelato) il progetto di una Lega del Nord sul modello della Csu-Cdu tedesche, e le ambizioni di federatore del Nord ma il suo programma suona come un avvertimento – gentile – nei confronti di Matteo Salvini ora occupato nel riposizionamento della Lega sul caso venezuelano. Non a caso, tra i primi a salutare l’uscita dell’ex Doge è stato l’ex leghista Paolo Grimoldi, ora segretario federale del Patto per il Nord, «forza politica liberale, moderna e federalista che vuole creare le condizioni per i giovani del Nord di restare, alle industrie di tornare ad essere competitive a livello globale, ai cittadini di vivere in luoghi sicuri e produttivi», sottolinea sui social. «Siamo certi che questa sia anche la posizione di Zaia. Ciò che invece non possiamo sapere è se l’ex governatore del Veneto abbia voluto mandare un messaggio interno al suo partito, per un dibattito però che non c’è e forse mai ci sarà dal momento che è dominante la linea nazionalista, sovranista e statalista di Salvini e Vannacci, oppure se abbia espresso una posizione personale legata più al suo futuro che non a quello della Lega». Si vedrà.
È scoppiata una polemica attorno a un post pubblicato sui social dal vicedirettore di Rai Sport, Riccardo Pescante, che nei giorni scorsi ha ricordato l’anniversario della nascita del Movimento Sociale Italiano. L’immagine condivisa raffigura la fiamma, simbolo del partito di ispirazione neofascista, accompagnata dalla scritta: «26 dicembre 1946. Le radici profonde non gelano». L’iniziativa ha suscitato reazioni in Commissione di vigilanza Rai, dove i rappresentanti di Partito democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto all’azienda del servizio pubblico di intervenire sul caso.
In una nota congiunta, i parlamentari Pd della Vigilanza hanno espresso una condanna del comportamento del dirigente: «È vergognoso che un vicedirettore di una testata Rai, nello specifico il vicedirettore di Rai Sport Riccardo Pescante, pubblichi sui social la sua appartenenza politica senza alcun ritegno. Chiediamo che Pescante si dimetta e che venga convocata immediatamente la commissione di vigilanza Rai e i vertici della Rai per chiedere di stabilire un codice di autoregolamentazione di tutti i componenti Rai, soprattutto dirigenti e direttori e vicedirettori». Gli esponenti dem hanno inoltre sottolineato che «Non è possibile che ormai tutti i dirigenti possano immaginare di dire che loro appartengono ad un partito piuttosto che ad un altro, perché così si perde di credibilità e la Rai diventa la portavoce del partito di governo. Questo non fa bene né alla Rai né alla nostra democrazia».
Critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle. Per il capogruppo in Commissione di vigilanza Rai, Dario Carotenuto, l’utilizzo dei social da parte del vicedirettore di Rai Sport è «incompatibile» con i principi del servizio pubblico. Carotenuto ha richiamato altri contenuti pubblicati sull’account di Pescante, tra cui post favorevoli all’attacco statunitense in Venezuela, come l’immagine con la scritta «Venezuela libre», oltre a messaggi celebrativi del Movimento Sociale e a meme controversi. «Non è libertà d’opinione: è mancanza di senso istituzionale», ha affermato. Sulla stessa linea Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd, che ha elencato diversi post del dirigente: «In un altro post si legge: ‘Con la violenza non si risolve niente, figurati senza’. In un altro compare un meme che raffigura Donald Trump con la scritta ‘dopo Nicolás Maduro adesso tocca a Maurizio Landini’, con l’aggiunta ironica: ‘Peccato che sia solo un meme’. Non hanno ritegno e non nascondono la sudditanza al partito. Per questo chiediamo alla Commissione di vigilanza Rai di convocare i vertici di viale Mazzini per chiarire e imporre una linea di comportamento pubblico per i dipendenti Rai. Il servizio pubblico non è un megafono di partito: è un bene di tutti».
In vista delle nomine di aprile delle grandi partecipate pubbliche, la giostra dei nomi ha già iniziato a girare. Il governo Meloni, almeno stando ai desiderata che si raccolgono nei corridoi di Palazzo Chigi, punta alla riconferma dei capi azienda nominati tre anni fa, ma lascia intendere grandi cambiamenti sulle presidenze.
Agnes a Terna per uscire dallo stallo Rai
Per quella di Terna, il colosso delle reti elettriche, circola il nome di Simona Agnes, pronta a lasciare in anticipo il consiglio di amministrazione della Rai, in scadenza nel 2027. Un passaggio strategico che risolverebbe un altro annoso problema: lo stallo in viale Mazzini, dove Agnes non ha mai trovato i numeri in Commissione Vigilanza per farsi eleggere presidente, nonostante la robusta sponsorizzazione di Forza Italia e il tacito consenso di Fratelli d’Italia. Agnes si siederebbe dunque nella poltrona attualmente occupata in quota Lega da Igor De Biasio: quasi una sliding door, visto che per sei anni è stato consigliere d’amministrazione proprio della tivù di Stato.
Chi alla presidenza di Leonardo dopo l’ambasciatore Pontecorvo?
Due i nomi in ballo per Leonardo, leader nel settore della difesa: una posizione, visto il contesto internazionale, particolarmente delicata. In sostituzione dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo i papabili sono Andrea De Gennaro, in scadenza a maggio dall’incarico di comandante generale della Guardia di Finanza, e l’onnipresente Elisabetta Belloni, data in corsa anche per la presidenza di Eni al posto di Giuseppe Zafarana. Su di lei pesa però il fatto che i rapporti con Palazzo Chigi si sono raffreddati dopo il suo addio anticipato al Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza: nell’orbita di chi ruota intorno al potere nulla gela più del mancato allineamento con la premier.
Enel, avanza Maione di Montepaschi
Capitolo Enel. Data per certa l’uscita di Paolo Scaroni, la candidatura più accreditata per sostituire il manager, su cui si impuntò Silvio Berlusconi nella precedente tornata di nomine, è quella di Nicola Maione, attuale presidente di Montepaschi, uomo di fiducia della Lega.
A proposito della banca senese, le possibilità di riconferma dell’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio si stanno molto assottigliando, tenuto anche conto che il banchiere è sotto indagine della procura di Milano per la vicenda della vendita di azioni della banca senese detenute dal Tesoro a Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin e Anima.
Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).
Palermo è un’opzione: ma preferirebbe non lasciare Acea
Come alternativa, c’è chi scommette su Fabrizio Palermo, nome molto gradito a Caltagirone che lo ha voluto nel cda di Generali. Ma il manager al momento non sembra entusiasta all’idea di lasciare Acea, la municipalizzata di Roma alla cui guida si è insediato nel settembre del 2022.
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).
Descalzi e Cingolani hanno la fiducia del governo
Nessuna sorpresa invece dovrebbe arrivare dal fronte degli amministratori delegati, che sembrano incastonati nel marmo delle loro poltrone. In Eni, Claudio Descalzi gode della granitica stima della premier. In Leonardo, Roberto Cingolani non solo ha anch’egli la sua fiducia, ma ha rinsaldato il legame con il ministro della Difesa Guido Crosetto, riorganizzando l’azienda come una sorta di ministero parallelo, ma con più efficienza e meno carte bollate. E creando una squadra di comando che vede in Filippo Maria Grasso, Carlo Gualdaroni, Antonio Liotti e Simone Ungaro gli uomini chiave dell’organigramma, come ricordato dallo stesso Cingolani durante il tradizionale brindisi di Natale del gruppo alla presenza di autorità istituzionali e vertici delle Forze armate.
Si è dimesso Vasyl Malyuk, che da luglio del 2022 era a capo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina. «Rimarrò all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, che continueranno a infliggere il massimo danno al nemico», ha spiegato Malyuk sul canale Telegram della SBU. Secondo i media ucraini, il presidente Volodymyr Zelensky aveva offerto a Malyuk un trasferimento a un altro incarico (come il Servizio di intelligence estero o il Consiglio per la sicurezza nazionale), proposta che è stata però rifiutata.
Pochi se ne sono accorti: Pietrangelo Buttafuoco, oltre all’impegno con Radio Rai 1 con Lupus in fabula, tornerà in televisione. Ma non sugli schermi della tv pubblica, dove si dice gli sarebbe piaciuto sbarcare dopo le passate (e remote) esperienze a Canale 5 con Sali e tabacchi e a La7 con Giarabub, più una serie di apparizioni su Rai5. Il presidente della Biennale di Venezia ha debuttato su SkyTg24Insider, con la rubrica settimanale Caravanserai – titolo che, come non è sfuggito ai maligni, contiene la parola “rai” – come lo storico album di Carlos Santana uscito nel 1972. E dire che non ci sarebbero nemmeno stati problemi di “conflitti d’interessi”, dato che un soprintendente come Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, cura da anni una rubrica su RaiNews24, Ar – Frammenti d’Arte. Naturalmente alla Rai, Giampaolo Rossi, andrà subito a vedere gli ascolti della concorrenza, per contare quanti sono gli amici di Buttafuoco…
Pietrangelo Buttafuoco (foto Imagoeconomica).
Cirio-Lo Russo, la strana coppia
La politica piemontese ha inaugurato il 2026 con un maldipancia bipartisan. L’assist indiretto e involontario del governatore forzista e vicesegretario azzurro Alberto Cirio al sindaco di Torino, il dem Stefano Lo Russo non è passato inosservato. Come ha sottolineato Lo Spiffero, nel centrodestra è stato mal digerito il post con cui Cirio ha tessuto le lodi della città sabauda snocciolando i numeri da record del suo sistema museale: «Numeri che raccontano una città viva, attrattiva e capace di fare della cultura un motore di sviluppo, turismo e identità per Torino e per tutto il Piemonte». Nessun endorsement, ovvio, ma considerando anche il buon rapporto tra i due, il messaggio di giubilo è stato percepito come una manina tesa a quello che dovrebbe essere un avversario. E pure a sinistra c’è chi ha storto il naso perché l’asse percepito tra i due rischia di neutralizzare gli attacchi dell’opposizione in Regione.
Dopo i De Luca, i Manfredi: le famiglie campane preoccupano Schlein
La segretaria del Pd Elly Schlein è preoccupata anche da che accade in Campania che, come al solito, crea scompiglio. A causarlo sono sempre le ‘dinastie’. I De Luca, i Mastella, ora pure i Manfredi. Quelli che vengono definiti «i famiglioni». Che poi la stessa cosa accade pure sulla sponda destra, con i Martusciello sopra a tutti. «Fratello sindaco, fratello presidente», scherzano al Nazareno parlando di Gaetano sindaco di Napoli e Massimiliano presidente del Consiglio regionale. «I due hanno guadagnato troppo potere», sibilano i fedelissimi del governatore Roberto Fico. «E quando fanno le riunioni di famiglia, Gaetano e Massimiliano possono dettare l’agenda comunale e regionale, fuori dalle sedi istituzionali».