Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi

Un’umiliazione. Per i tifosi dello Strasburgo non è una novità sentirsi trattati come una seconda scelta. Il loro club si è ritrovato dentro un portafoglio di multiproprietà calcistica, quello della BlueCo controllato dal magnate statunitense Todd Boehly. Per il momento quel portafoglio comprende soltanto un’altra società, che però vale per 10: il Chelsea. Inevitabile che lo Strasburgo venga messo in subordine nella gestione fatta dalla cabina di comando. Ma proprio questo è il punto sul quale i tifosi della squadra alsaziana prendono cappello: chi ha stabilito che questa cosa qui è “inevitabile”?

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Il proprietario del Chelsea e magnate americano Todd Boehly (foto Ansa).

Lo Strasburgo considerato dalla proprietà solo una seconda scelta

Di sicuro non lo è il fatto di essere trattati come la formazione B degli inglesi, un bacino cui attingere alla bisogna. Per questo la scelta di spostare da Strasburgo a Londra il tecnico Liam Rosenior, a campionati in corso, ha riportato sul livello massimo il termometro del malcontento. Dovendo sostituire l’esonerato Enzo Maresca sulla panchina del Chelsea, la multiproprietà ha optato per quella che dal suo punto di vista è una soluzione interna. E che invece, dalla parte della tifoseria dello Strasburgo, è l’ennesima dimostrazione dello statuto da seconda scelta. Per loro questa situazione non sarebbe mai dovuta esistere. Allo stadio della Meinau sono regolarmente presenti striscioni contro BlueCo e il principio della multiproprietà. Una contestazione che non ha mai smesso di animarsi: cambiano solo i toni e l’intensità.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Liam Rosenior, nuovo allenatore del Chelsea (foto Ansa).

Il caso del club alsaziano è emblematico. Ma non isolato. Gli esperimenti di multiproprietà di club attecchiscono a ogni latitudine e le istituzioni calcistiche internazionali hanno ormai rinunciato ad andare oltre un contrasto di pura maniera. Ma il definitivo via libera non coincide con la rimozione di tutte le criticità. Ne sanno qualcosa i signori del City Football Group (Cfg), che hanno realizzato il modello fin qui più celebrato e imitato.

La contestazione dei tifosi del Troyes al City Football Group

Testa ad Abu Dhabi e cuore a Manchester (sponda City), il gruppo ha collezionato proprietà calcistiche in giro per il globo, acquisendo anche il Palermo. Ma la narrazione della formula vincente ha cominciato a trovare le sue confutazioni. E ancora una volta le contestazioni sono giunte dalla Francia. A maggio 2024 i tifosi del Troyes, club annesso alla multiproprietà emiratina, hanno fortemente contestato il Cfg in occasione della gara casalinga contro il Valenciennes, che ne decretava la quasi retrocessione. In quella circostanza, dalla curva, è partita una sequenza di fumogeni che ha costretto l’arbitro a sospendere la partita.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’allenatore del Manchester City Pep Guardiola (foto Ansa).

Un’altra battuta d’arresto è giunta dalla filiale indiana, il Mumbai City. Il mancato sviluppo della Indian Super League ha costretto il Cfg a ritirare l’investimento. Nessuno è infallibile. Se poi evitasse di provarci, sarebbe anche meglio.

Il progetto di 777 Partners e il crollo un pezzo dopo l’altro

Anche in Italia abbiamo sperimentato le multiproprietà internazionali. Con risultati anche poco commendevoli, come nel caso del 777 Partners, ex proprietario del Genoa. Il fondo d’investimento con sede a Miami aveva creato un portafoglio di club che comprendeva Hertha Berlino, Standard Liegi, Botafogo e Red Star Paris, oltre a fare un tentativo di scalata al Siviglia. I signori di 777 avevano provato il colpaccio puntando l’Everton in Premier League. Ma già il progetto si sfaldava un pezzo dopo l’altro, man mano che dagli Usa si sommavano le notizie sulle disavventure finanziarie del gruppo.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’ex proprietà del Genoa 777 partners con Alberto Zangrillo, che era presidente del club, nel 2021 (foto Ansa).

Ancora una volta, sul versante francese non è stato necessario attendere i mala tempora per prendere posizione contro la multiproprietà. I tifosi del Red Star, squadra di fortissima cultura operaia, hanno contestato immediatamente il passaggio del loro club sotto il controllo di un soggetto che vedevano interessato a fare nient’altro che speculazione. Avevano visto lunghissimo. Pensa te, questi francesi.

Multiproprietà all’italiana, gli esempi caserecci di Lotito e De Laurentiis

Sono numerosi altri i casi di multiproprietà in giro per il mondo del calcio. In Italia abbiamo avuto delle versioni caserecce, abbastanza tristi. C’è stato il caso di Claudio Lotito, patron sia della Lazio sia della Salernitana. E ricordiamo tutti l’imbarazzo di quella stagione in cui entrambe si ritrovarono in Serie A, prima che il club granata venisse venduto. La storia si è ripetuta con Napoli e Bari, entrambe sotto il controllo della famiglia De Laurentiis. Risultato: il Napoli è decollato, il Bari è inchiodato in B e cara grazia che non sprofondi di sotto. I tifosi di Salernitana e Bari lo sanno bene cosa significhi essere “l’altra squadra” in un sistema di multiproprietà…

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito in una foto del 2014 (Imagoeconomica).

Crans-Montana, ok al trasferimento in Italia di Leonardo Bove

Sta per tornare in Italia di Leonardo Bove, il 16enne rimasto gravemente ferito nell’incendio di Crans-Montana. Dopo giorni di attesa, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato che «abbiamo avuto l’ok dai medici svizzeri al trasferimento del ragazzo milanese ferito e le condizioni meteo ci offrono una finestra utile per il viaggio». Il giovane era ricoverato all’ospedale di Zurigo e non era stato finora possibile procedere al trasferimento né per le sue condizioni cliniche né per il maltempo che aveva impedito l’uso dell’elicottero. Con il miglioramento della situazione, il ponte aereo tra Italia e Svizzera è stato riattivato e «in questo momento l’elicottero di Areu della base di Bergamo, con l’equipe sanitaria a bordo, è partito per Zurigo», ha aggiunto Bertolaso, precisando che si attende «l’arrivo all’Ospedale Niguarda entro la serata».

I timori della Nato sulle attività di Russia e Cina nell’Artico

La Nato sta rafforzando in modo significativo la cooperazione militare nell’Artico. Alla conferenza sulla sicurezza di Salen, in Svezia, il comandante supremo alleato Alexus Grynkewich ha dichiarato che «gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche» e che è stato deciso di «approfondire la nostra comprensione delle attività nell’Artico e incrementare le nostre attività ed esercitazioni nell’estremo nord», sottolineando che «la cooperazione militare in questa regione non è mai stata così forte». Il generale ha avvertito che «nell’estremo nord, navi russe e cinesi stanno conducendo sempre più pattugliamenti congiunti» e che la minaccia diventerà «sempre maggiore».

Grynkewich: «Navi cinesi non hanno scopi pacifici»

Grynkewich ha spiegato che l’Alleanza intende potenziare «le nostre capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione» e rafforzare infrastrutture, logistica e presenza militare nell’area, definita di «importanza strategica» e ormai «una prima linea nel quadro delle operazioni del Comando Alleato Nato». Ha inoltre denunciato che «rompighiaccio e navi da ricerca cinesi si trovano nelle acque artiche e la loro ricerca non ha scopi pacifici: serve per ottenere un vantaggio militare», mentre «la Russia continua a testare capacità avanzate nel Mare di Barents». Il generale ha anche ricordato che il Joint Force Command Norfolk ora coordina tutte le attività Nato nell’Artico.

Il ministro degli Esteri tedesco: «Sicurezza dell’Artico di grande importanza»

Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che prima di un viaggio in Islanda e negli Stati Uniti ha scritto che «la sicurezza nell’Artico sta diventando sempre più importante» e che occorre discutere «di come possiamo assumerci al meglio questa responsabilità all’interno della Nato». Wadephul ha aggiunto che le valutazioni devono includere «gli interessi legittimi di tutti gli alleati della Nato, ma anche quelli degli abitanti della regione», compresa «la Groenlandia e la sua popolazione», ribadendo che «l’affidabilità è alla base della sicurezza, del commercio e degli investimenti» e confermando un incontro a New York con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Trump minaccia Cuba: «Accettino un accordo prima che sia tardi»

Donald Trump torna a rivolgere minacce dirette a Cuba con un messaggio diffuso su Truth, a pochi giorni dalla cattura di Nicolás Maduro. Nel post, il presidente degli Stati Uniti sostiene che per anni l’isola avrebbe beneficiato di forniture di petrolio e risorse economiche provenienti dal Venezuela, offrendo in cambio «servizi di sicurezza» ai vertici di Caracas. Trump afferma però che questo schema sarebbe giunto al termine, scrivendo che «la maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana» e che «il Venezuela non ha più bisogno di protezione da parte di delinquenti ed estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni». Nel messaggio aggiunge anche che «Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, il più potente esercito del mondo a proteggerlo, e lo proteggeremo», avvertendo che «non ci sarà né petrolio né denaro destinato a Cuba» e invitando l’Avana a trattare: «Suggerisco vivamente che facciano un accordo, prima che sia troppo tardi».

Il ministro degli Esteri cubano: «Mai ricevuti compensi per servizi di sicurezza forniti ad altri Paesi»

Alla presa di posizione di Trump ha risposto il governo cubano attraverso il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez. In una dichiarazione pubblica, il capo della diplomazia dell’Avana ha affermato che Cuba «non riceve, né ha mai ricevuto, compensi monetari o materiali per i servizi di sicurezza forniti ad alcun Paese» e che, «a differenza degli Usa», non ha «un governo che si dedica ad attività mercenarie, ricatti o coercizioni militari contro altri Stati». Rodríguez ha concluso sostenendo che «la legge e la giustizia sono dalla parte di Cuba» e accusando Washington di comportarsi come «un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo».

Iran, Netanyahu: «Se il regime cade torneremo a collaborare con Teheran»

All’apertura della riunione di gabinetto, Benyamin Netanyahu ha parlato di un possibile scenario futuro di cooperazione tra Israele e Iran. Intervenendo davanti ai ministri, ha affermato che «stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli», come riportato dal Times of Israel. Netanyahu ha aggiunto che «tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia» e ha concluso sostenendo che «quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace».

Arrestato un collaboratore dell’ufficio di Netanyahu

Nelle stesse ore, la polizia israeliana ha reso noto l’arresto di un alto collaboratore dell’ufficio del primo ministro, sospettato di aver interferito con un’indagine in corso. Il nome non è stato ufficializzato, ma i media locali indicano in Tzachi Braverman, capo dello staff di Netanyahu e designato come prossimo ambasciatore nel Regno Unito, la persona fermata. L’arresto sarebbe collegato all’inchiesta sulla fuga di notizie durante la guerra a Gaza: l’ex collaboratore Eli Feldstein ha infatti sostenuto che Braverman avrebbe tentato di intralciare le indagini dopo la diffusione, nel settembre 2024, di un documento classificato dell’esercito israeliano al quotidiano tedesco Bild, episodio che portò all’arresto e all’incriminazione dello stesso Feldstein.

Groenlandia, media: «Il Regno Unito valuta con alleati Ue l’invio di militari»

Il governo britannico sta avviando un confronto con diversi partner europei sull’ipotesi di una presenza militare congiunta in Groenlandia, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nell’Artico e rispondere alle preoccupazioni espresse da Donald Trump. Secondo quanto riferisce il Telegraph, negli ultimi giorni rappresentanti di Downing Street hanno avuto colloqui con funzionari di altri Paesi, tra cui Francia e Germania. Le ipotesi allo studio, ancora preliminari, includono il possibile dispiegamento di militari, unità navali e velivoli del Regno Unito per contribuire alla difesa dell’isola.

Groenlandia, media: «Il Regno Unito valuta con alleati Ue l’invio di militari»
Donald Trump (Ansa).

Una fonte citata dal Telegraph ha spiegato che «Condividiamo il punto di vista del presidente Trump: la crescente aggressività della Russia nell’estremo nord deve essere scoraggiata e la sicurezza euro-atlantica rafforzata». La stessa fonte ha aggiunto che «le discussioni della Nato sul rafforzamento della sicurezza nella regione continuano e non vorremmo mai anticiparle, ma il Regno Unito sta collaborando con gli alleati per promuovere gli sforzi volti a rafforzare la deterrenza e la difesa nell’Artico. Il Regno Unito continuerà a collaborare, come ha sempre fatto, alle operazioni di interesse nazionale, proteggendo i cittadini nel proprio Paese».

Strage Crans-Montana, le dichiarazioni di Moretti nell’interrogatorio

A poche ore dalla strage di Crans-Montana, i titolari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, sono stati ascoltati dagli investigatori. Durante l’interrogatorio sono emersi diversi aspetti critici: la porta di servizio «era bloccata dall’interno», il soffitto era rivestito con schiuma isolante e infiammabile, il personale «non era formato» per affrontare emergenze e sull’uso di candele nel seminterrato hanno ammesso che «non era la prima volta». A seguito dell’incendio che è costato la vita a 40 persone, lui è finito in carcere, lei ai domiciliari.

Strage Crans-Montana, le dichiarazioni di Moretti nell’interrogatorio
Jacques Moretti (Ansa).

La ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti al rogo è stata riferita da BfmTv. Dopo la mezzanotte del 31 dicembre il locale era affollato, tra musica, brindisi e camerieri che, sollevati dai colleghi, portavano bottiglie di champagne tra i clienti. Jessica racconta di aver notato improvvisamente «una luce arancione verso l’angolo del bar»: le candele accese sulle bottiglie avrebbero raggiunto il soffitto, innescando le fiamme. «Ho urlato: tutti fuori! Sono uscita dall’ingresso principale, salendo le scale, per dire alla guardia giurata di far uscire tutti. Ho chiamato il 118. Era l’1.28». Subito dopo contatta il marito, che si trovava in un altro pub: «Gli ho detto: c’è un incendio, venite subito! Ero nel panico, la chiamata è durata 11 secondi».

Il locale ristrutturato «dalla A alla Z» e l’utilizzo delle candele

Jacques arriva poco dopo e tenta di entrare, ma «era impossibile, troppo fumo». Si dirige allora verso l’uscita posteriore, al piano terra, trovandola «chiusa e bloccata dall’interno con un chiavistello», una situazione che sostiene non si verificasse mai. «L’abbiamo forzata e ha ceduto in pochi secondi». All’interno vede persone a terra, «tra loro la mia figliastra. Le abbiamo tirate fuori» per prestare i primi soccorsi. Chiede poi alla moglie, ferita a un braccio, di allontanarsi: «Le ho detto di non restare ad assistere a questa tragedia. Volevo proteggerla». Jessica conferma: «Ero nel panico, stordita, il mio corpo stava cedendo». Sul locale, Jacques afferma che era «ristrutturato dalla A alla Z», compreso il soffitto, e che in dieci anni «i vigili del fuoco hanno effettuato due o tre ispezioni» senza «alcuna richiesta di modifica». Ammette però l’assenza di un sistema antincendio e, alla domanda sulla preparazione dello staff, risponde: «No». Sull’uso delle candele precisa che non erano una consuetudine fissa: «Non era una cosa che facevamo sistematicamente. Non ho mai impedito di farlo, ma non li ho nemmeno mai obbligati».

Hong Kong, Musetti ko in finale contro Bublik

Si allunga ancora l’attesa di Lorenzo Musetti per tornare a vincere un torneo Atp: la finale di Hong Kong si è chiusa con la settima sconfitta consecutiva in un atto conclusivo, una serie iniziata dopo il successo ottenuto il 23 ottobre 2022 contro Matteo Berrettini a Napoli, che resta l’ultimo titolo in carriera nel circuito maggiore. Nel torneo Atp 250 asiatico l’attuale numero 5 al mondo si è arreso ad Aleksandr Bublik, condizionato anche da un problema al braccio destro che ne ha limitato il rendimento: il kazako ha chiuso la finale 7-6, 6-3 dopo aver avuto tre match point. Per Bublik si tratta del nono titolo della carriera, un successo che gli vale anche l’ingresso per la prima volta tra i primi dieci del ranking mondiale, con il sorpasso sull’infortunato Jack Draper e il nuovo best ranking da numero 10 a partire da lunedì.

L’Iran a Trump: «Se attaccati colpiremo basi Usa e Israele»

Il bilancio delle vittime delle proteste in Iran ha registrato un’impennata nel giro di poche ore. Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dalla ong statunitense Human Rights Activists News Agency, rilanciato da Sky News, i morti sono saliti da 65 ad almeno 116. Tra le persone uccise figurano anche sette minorenni. L’organizzazione riferisce che la maggior parte delle vittime sarebbe stata colpita con munizioni vere o con armi che sparano pallini, spesso da distanza ravvicinata. Sempre secondo l’Hrana, 37 dei deceduti apparterrebbero alle forze armate o ai servizi di sicurezza, tra le vittime ci sarebbe anche un pubblico ministero. Il numero degli arresti avrebbe raggiunto quota 2.638.

Il capo della polizia iraniana: «Il livello degli scontri è aumentato»

Intanto da Teheran è arrivato un messaggio diretto a Washington. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, intervenendo davanti ai deputati, ha avvertito che «qualsiasi attacco statunitense porterebbe Teheran a reagire contro Israele e le basi militari statunitensi» nella regione, che ha definito «obiettivi legittimi». Intanto, il comandante in capo della polizia nazionale iraniana, Sardar Radan, ha fatto sapere che «il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato», rivendicando quelli che ha descritto come «arresti importanti» e precisando che «i principali elementi dei disordini di ieri sera sono stati arrestati», come riportato da Sky News.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo

Overkitchen. È un anglicismo sgangherato, ma perfetto per definire “l’oltre cucina” nel quale siamo sempre più immersi. Per mano di un esercito di gastronomi, dietologi, spadellatori di lungo corso, chef stellati e rezdore tiktoker. Oggi la dimensione materiale ed educativa degli atti e delle pratiche alimentari è stata oscurata. Il cibo è infatti assediato da un lato dalla “società del troppo” e dall’altro dalla “società della super individualizzazione” che chiede che tutto sia speciale, unico, eccezionale. Super buono, super gourmet, super ricercato. La solenne semplicità di un uovo fritto alla perfezione (che per La grande cucina del mitico Luigi Carnacina era una delle cose più difficili) è irrimediabilmente persa. Menù e nomi dei piatti ricordano i titoli dei film di Lina Wertmüller, con tocchi di esotismo che risultano spesso così ridicoli da venire presi sul serio. Da questo punto di vista, il trio cuciniere di Masterchef composto da Giorgio Locatelli, Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo è la perfetta espressione di quest’ambivalenza.

Gli psicologi lo chiamano food noise, il rumore del cibo

Non ci si rende più conto che il cibo praticato con gusto e giudizio è oggi eccezione piuttosto che la norma. Il volume di chiacchiere gastronomiche ha raggiunto punte di saturazione tali – food noise, il rumore del cibo, secondo gli psicologi americani – da far sviluppare maniacali forme di rifiuto e resistenza maniacali. Bulimia e anoressia (sono 3 milioni gli italiani che ne soffrono), attenzione esasperata alla naturalità degli alimenti consumati, pensiero fisso su cosa si è mangiato e si mangerà sono il lato oscuro dell’attrazione fatale per il cibo. Che da sempre è consolatorio e ideale per placare insicurezze e disagio. Nel contempo che è un perfetto sostitutivo di altri piaceri materiali.

Foodporn e Youporn, un “guardonismo” comune

È per esempio innegabile la relazione tra cibo e sesso e che la gola, soprattutto in società vecchie come l’Italia e l’intero Occidente, sublimi quei piaceri carnali sempre più preclusi a sessualità declinanti per ragioni anagrafiche. Ma c’è anche un tema di prepotente ritorno della pornografia. Foodporn e Youporn sono più prossimi di quanto si pensi, tenuti assieme da un “guardonismo” che ha negli Instagram creator i promotori dello spadellamento di massa e in Onlyfans il luogo eletto degli erotomani casalinghi. Qui segnaleremo che Milano risulta la prima città in Europa e la terza al mondo, dopo Atlanta e Orlando, per spesa pro-capite sulla piattaforma che ha rivoluzionato il mercato dell’hard online.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Ormai siamo sempre più immersi dentro “l’oltre cucina” (foto Unsplash).

Street food e non solo: si mangia e beve a tutte le ore

«La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura», ha scritto Claude Lévi-Strauss. Una relazione che attualmente si rivela in tre fenomeni principali. Punto primo: la Gastromania (che è il titolo di un bel saggio di qualche anno fa del semiologo Gianfranco Marrone), è anche gastro-anomia, ossia venire meno delle norme che hanno a lungo governato il sistema alimentare. La scansione tradizionale (colazione, pranzo e cena) è saltata da tempo. Ora si mangia e beve a tutte le ore: sono soprattutto i turisti a farlo per strada e in movimento. Lo chiamano street food, ma in realtà è la civiltà della tavola che prende congedo.

Viene modificata anche la natura dei luoghi conviviali

Pure qui si scorge una relazione fra overtourism e overkitchen. Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo e modificano la natura dei luoghi conviviali (caffè, bar e ristoranti), anch’essi mutanti a seconda delle ore e del tempo. Locali post-it o transformer sono perfetti per città che non dormono più e devono essere in grado di proporre ogni tipo di food&drink in qualsiasi momento della giornata. È il movimento e il momento di “gola continua”.

Il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale

La seconda questione patologica dell’overkitchen è che il mangiare con gli occhi incrementa sensibilmente il mangiare materiale. È una fame da società opulenta, sfiziosa, compulsiva e alimentata dal flusso potente della pubblicità (nel 2025 il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale, più di automotive e moda), che finisce inevitabilmente per far lievitare i consumi. Facendo emergere l’obesità come uno dei principali problemi sanitari dell’Occidente sviluppato.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo (foto Unsplash).

Cresce il fenomeno dell’obesità, persino negli animali

Gli Usa sono il Paese più obeso al mondo (più di un adulto su tre, il 35 per cento nel 2024), con un’aspettativa media di vita più bassa fra gli Stati dell’area Osce. Ma colpisce, fra tante assurdità dietetiche e “scoperte” di cibi miracolosi e salva-vita, che il crescente sovrappeso della popolazione europea e italiana (rispettivamente il 59 per cento e il 46 per cento nel 2022) si accompagni a quella degli animali di casa. In Inghilterra, l’unico Paese che ha elaborato dati specifici, il 43 per cento dei gatti e il 50 per cento dei cani risultano obesi.

I danni del cibo ultraprocessato, soprattutto nelle fasce più povere

La situazione è preoccupante dal punto di vista sanitario, comprendendo anche i danni del cibo ultraprocessato che appartiene alla dieta di molti italiani, soprattutto le fasce più povere, economicamente ma forse più culturalmente. Come però accade spesso in Italia, per riprendere Ennio Flaiano, la situazione è drammatica, ma non è seria. E il troppo parlare di cibo inevitabilmente si trasforma in straparlare. In discorsi farlocchi, un po’ veri e un po’ falsi, in news pubblicitarie che fanno presa su un pubblico che pensa male come mangia.

Ci mancava solo il riconoscimento dell’Unesco

Si pensi per esempio al recente riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Si sono sprecati infatti proclami trionfali: siamo i migliori al mondo, hanno postato sui social la premier Giorgia Meloni e il ministro della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, con Coldiretti, ristoratori, Porta a porta e giornali specializzati a fare eco e coro. Il problema però è che pochi (fra questi Pagella politica, giornale specializzato in fact-checking) hanno evidenziato che l’Unesco non ha affatto detto che la cucina italiana è la migliore al mondo, bensì che il nostro cibo è un «patrimonio immateriale dell’umanità» e come tale da valorizzare e salvaguardare. Ciò che è unico e distintivo è il nostro sistema culturale (varietà e tipicità, tradizioni, cucine casalinghe, biodiversità e naturalità dell’alimentazione). Chef stellati, sistema agrindustriale ed eccellenza del made in Italy qui c’entrano poco.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Sui social è un’invasione di content creator sul cibo (foto Unsplash).

Parlare di cucina per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda

Dopo di che si deve ricordare che se la cucina italiana è la prima a essere riconosciuta «come sistema culturale», in passato numerosi sono stati i riconoscimenti culinari Unesco: nel 2010 il Pasto alla francese, la cucina messicana e la dieta mediterranea. Evidentemente tutto fa brodo (primati veri e presunti, ristoranti dell’anno e osterie di giornata). Soprattutto in tempi di magra come quelli attuali, dove parlare di cucina e di cibo è il modo migliore, divertente e poco impegnativo, per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda. Mangia che ti passa la paura. Qui e ora però il cibo conviviale c’entra poco.