Ucraina, massiccio attacco russo: un terzo di Kyiv senza elettricità

Massiccio attacco russo nella notte tra il 26 e il 27 dicembre a Kyiv, lasciando al freddo circa un terzo della città. A comunicarlo sono state le autorità locali, tra cui il sindaco Vitali Klitschko, citato dai media ucraini: «Non c’è elettricità in alcune zone dei quartieri sulla riva sinistra. I tecnici stanno lavorando per ripristinare l’elettricità», ha spiegato il primo cittadino. Il bilancio dei feriti è nel frattempo aumentato: «Al momento, otto persone sono rimaste ferite nella capitale a seguito dell’attacco nemico. Cinque di loro sono state ricoverate in ospedale», ha dichiarato Klitschko, precisando che tra le persone coinvolte figura anche un ragazzo di 16 anni. In risposta agli attacchi la Polonia ha fatto alzare in volo i suoi jet militari, con la chiusura temporanea degli aeroporti di Rzeszow e Lublino.

Intanto l’agenda ufficiale di Donald Trump, diffusa dalla Casa Bianca, conferma l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida, fissato per le 15 locali, le 21 in Italia. Alla vigilia di questo appuntamento è prevista anche una conversazione tra diversi leader internazionali: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prenderà parte a una call con Zelensky, Trump e altri rappresentanti dell’Unione europea, come riferito da una portavoce dell’esecutivo comunitario.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?

Il 2026 potrebbe passare alla storia come l’inizio dell’era post-trumpiana. Gli Stati Uniti sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato. Tradizione vuole che questo parziale rinnovo del Congresso – tutta la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato – sia deleterio per chi controlla la Casa Bianca. Raramente, nella storia, i presidenti in carica hanno vinto le midterm. Donald Trump, alla seconda presidenza, è destinato a finire il suo mandato senza possibilità di ricandidarsi, salvo forzature al limite dell’incostituzionalità. Per questo un’eventuale onda blu democratica potrebbe accelerare la crisi del Partito repubblicano, compromettendo l’eredità di Trump e del suo possibile erede, il vicepresidente JD Vance.

Per Trump un tasso di approvazione solo del 41 per cento

Per avere un’idea dell’anno elettorale che verrà bisogna partire dal malcontento crescente che circonda il presidente. Secondo la media dei sondaggi realizzata dall’analista Nate Silver, Trump viaggia con un tasso di approvazione intorno al 41 per cento. Dopo il voto del 2024, la luna di miele tra lui e gli americani è durata poco. E già a metà marzo 2025 gli scontenti superavano gli elettori soddisfatti.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
Il president degli Stati Uniti Donald Trump (foto Ansa).

Persino la sua base non è entusiasta. Come ha notato un sondaggio di NBC news, due segmenti importantissimi per Trump hanno iniziato a mostrare segni di cedimento. Stiamo parlando di elettori che si identificano come repubblicani e quelli che dicono apertamente di essere parte del mondo Maga, Make America great again. Tra i primi, quelli che supportano fortemente il presidente sono il 35 per cento, contro il 38 per cento di aprile; tra i secondi la preferenza resta alta, al 70 per cento, ma comunque in calo di 8 punti rispetto ad aprile.

I dem hanno riconquistato 25 seggi tra Congresso e parlamenti statali

Lo scenario è quindi molto difficile per lui e il suo Gop (Grand old party). E la scia di sconfitte che i repubblicani hanno patito nel 2025 è emblematica. Il sito Down Ballot, che monitora le elezioni a qualsiasi livello in tutti gli Usa, ha fatto un po’ di conti. Scoprendo che in tutte le tornate che si sono tenute nel corso del 2025 i democratici sono riusciti a riconquistare 25 seggi tra Congresso e parlamenti statali, mentre ai repubblicani non è riuscito nessun recupero.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
Zohran Mamdani (Ansa).

Al di là di partite fuori dalla portata del Gop, come l’elezione a sindaco di New York vinta dal socialista Zohran Mamdani, le corse per i governatori di Virginia e New Jersey hanno messo al centro il tema del carovita, con i dem abili a cogliere la sfumatura economica e ribaltare la narrazione che Trump aveva fatto di se stesso fino a qualche mese prima.

Il partito dell’asinello è avanti di quasi quattro punti

Oggi i sondaggi fotografano una forbice che si sta allargando tra i due partiti. Secondo la media di Real Clear Polling, il partito dell’asinello è avanti di quasi quattro punti, 46,1 contro 42,2 per cento, anche se alcune rilevazioni mostrano forbici superiori addirittura al 10 per cento. Ovviamente la partita resta aperta, in particolare per il Senato. I seggi in gioco sono 35, 13 in mano ai democratici e 22 ai repubblicani. Secondo il modello predittivo dell’analista Larry Sabato, allo stato attuale sono quattro i seggi contenibili (Georgia, Michigan, Maine e North Carolina). Mentre gli altri sarebbero virtualmente già assegnati. Se così fosse, ai repubblicani resterebbe una maggioranza di 51 senatori. Al di là del pallottoliere, però, il rischio di uno tsunami blu capace di abbattersi sul Congresso resta alto. Come ha notato il giornalista Chris Cillizza, tutte le elezioni del 2025 hanno mostrato che molti deputati repubblicani sono a rischio, anche quelli candidati in distretti dove Trump ha vinto con margini superiori ai 15 punti.

Sull’inflazione aumenta il malcontento verso l’amministrazione

A ogni modo i macro temi da osservare nei prossimi mesi, per capire la portata di questa possibile spallata, sono tre: economia, immigrazione e politica estera (hai detto niente). Secondo un sondaggio di AP-NORC pubblicato a inizio dicembre, solo il 31 per cento degli americani pensa che il presidente stia gestendo bene il dossier economico. Queste sensazioni sono da ricollegare al carovita. I prezzi elevati da sempre sono sinonimo di malcontento. E così per mesi il concetto di “affordability”, che potremmo tradurre in sostenibilità economica, ha dominato campagne elettorali e media. Guardando ancora i dati elaborati da Nate Silver, si notano due indicatori importanti: il tasso di gradimento netto sull’economia e quello sull’inflazione. In entrambi i casi Trump ha numeri in profondo rosso: rispettivamente -21,3 e -28,8 per cento (i dati derivano dalla differenza tra chi approva e chi non approva il suo operato).

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Le foto istituzionali del presidente Donald Trump e del vicepresidente JD Vance (foto Ansa).

Non piace nemmeno il pugno (troppo) duro contro l’immigrazione

Altro tema complesso è quello dell’immigrazione. Durante la campagna elettorale del 2024 si è parlato molto dei flussi di ingressi illegali negli Usa, con gli americani che chiedevano un approccio più deciso rispetto a quello di Joe Biden e Kamala Harris. Il problema è che Trump sembra essersi spinto troppo oltre. Le retate dell’Ice, la super polizia che effettua spietati blitz anti-immigrazione ai quattro angoli del Paese, non piacciono. Secondo l’istituto Gallup, oltre il 60 per cento degli elettori non approva il pugno di ferro di Trump, e addirittura in un solo anno il numero di cittadini favorevoli alla riduzione dell’immigrazione è crollato dal 55 al 30 per cento. Eppure per il 2026 Trump prepara una stretta ancora più feroce. L’amministrazione sta pompando soldi nell’Ice e prevede di assumere migliaia di agenti e aprire nuovi centri di detenzione.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
Joe Biden e Kamala Harris (Getty Images).

Le guerre infastidiscono la frangia isolazionista Maga

Ultimo punto, ma non certo per importanza, la politica estera. Gli americani notoriamente non sono interessati a quello che avviene oltreoceano, quindi una pace vera e duratura a Gaza o in Ucraina avrebbe un impatto relativo. Quello che più realisticamente sarebbe determinante è una nuova guerra che rischia di vedere coinvolti gli Usa contro il Venezuela. Da mesi gli Stati Uniti hanno dispiegato un dispositivo militare massiccio intorno alla Repubblica bolivariana, Trump ha lanciato avvisi al presidente Nicolás Maduro e il rischio di operazioni militari ad ampio spettro si fa sempre più concreto. Se nel 2026 Trump decidesse di attaccare sarebbe un duro colpo per la frangia isolazionista Maga, ma in generale per tutto il Paese.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
Nicolas Maduro (Ansa).

Partita anche la battaglia per il ridisegno dei collegi

Ci sono però altri due elementi che rendono l’esito delle midterm non così scontato. Il primo è la battaglia per il ridisegno dei collegi. Trump ha chiesto a diversi Stati di ritratteggiare i distretti elettorali in modo da favorire il partito repubblicano: alcuni hanno risposto apertamente “no”, vedi l’Indiana, mentre altri – come il Texas e la Florida – hanno avviato i processi. Così il Gop potrebbe reggere l’urto del voto mantenendo qualche seggio in più, anche se parte di questo riequilibrio potrebbe essere vanificato da iniziative analoghe in Stati blu come California, Virginia o Illinois.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
Donald Trump con Erika Kirk, la vedova di Charlie Kirk (foto Ansa).

Occhio infine alla strisciante lotta intestina nel mondo Maga. Dopo l’uccisione dell’attivista e fondatore di Turning Point Usa Charlie Kirk avvenuta a settembre, il mondo conservatore si è diviso tra moderati, radicali e antisemiti, in una sorta di tutti contro tutti che si è visto proprio alla convention di Turning Point Usa tenuta a Phoenix dal 18 al 21 dicembre. Queste spaccature potrebbero minare sia l’entusiasmo degli attivisti nella campagna elettorale sia la capacità di replicare il consenso nelle fasce più giovani degli elettori che ha tanto aiutato Trump nel 2024.

Nel 2018 il Gop perse una quarantina di seggi: e stavolta…

Alle midterm del 2018 il Gop e Trump persero una quarantina di seggi al Congresso. E nel 2026 potrebbe avvenire la stessa cosa. L’impatto, però, rischia di essere anche più forte. Una bocciatura ampia, con spostamenti di voti importanti, sarebbe uno schiaffo non solo al presidente, ma a tutto il movimento. Mettendo a rischio il futuro di JD Vance, al momento erede designato del trumpismo. È immaginabile infatti che una sonora sconfitta inasprisca il confronto interno, dando spazio a eventuali leadership alternative.

Sondaggi in calo e pericolo midterm: nel 2026 inizierà l’era post-Trump?
JD Vance (foto Ansa).

A tutto questo si aggiunge poi il rinnovamento a cui va incontro il Congresso. Giorno per giorno, infatti, cresce il numero di parlamentari che annunciano di non volersi ricandidare: al momento 10 senatori e 43 deputati della Camera. Un simile ricambio aprirebbe un’era politica nuova, anche a sinistra, come fu nel 2018 quando in parlamento entrò la pattuglia socialista capitanata da Alexandria Ocasio-Cortez.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Se mille vi sembrano abbastanza. Toccato dalle polemiche sul costo indecente dei biglietti per assistere alle partite del Mondiale di Canada-Messico-Usa 2026, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, si è inventato la classica pezza peggiore del buco. È stato stabilito che, per ogni partita del torneo, verranno messi a disposizione mille ingressi da 60 dollari. Praticamente siamo ai biglietti di cittadinanza: 500 per ciascuna delle tifoserie nazionali coinvolte. Una quota che non arriva al 2 per cento della capienza degli stadi toccati dalla manifestazione. Sul modo in cui questi ticket verranno messi sul mercato nulla si sa, per il momento. Si prevede uno spettacolo simile a quello dei click day. E sarà anche da capire se i fortunati saranno inseriti in un settore dello stadio a sé. Una specie di riserva indiana, a rischio di essere percepita dagli altri spettatori come il simbolo di un welfarismo cieco e parassitario.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
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Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Situazioni strane e folli. Tipiche della Fifa di Infantino. Un’istituzione ridisegnata dal suo presidente a propria immagine e somiglianza, come se si trattasse di un feudo personale. Tanto da autorizzare a ribattezzarla Fifantino. È uno stato delle cose che già così è sgradevolissimo. Diventa anche grottesco se si guarda al talento da gaffeur del presidente. Che non si capisce se ci è o ci fa, ma che certamente spende una formidabile faccia di bronzo anche quando la cosa migliore sarebbe andare a nascondersi. Invece lui va avanti come se nulla fosse, come se non gli avessero inserito il chip dell’imbarazzo.

Servile coi potenti: Putin, Trump, bin Salman…

Mister Fifantino ama gli autocrati. È stato chiaro fin dall’inizio del suo mandato, è stato confermato dal modo in cui si è mosso negli anni più recenti. Da Vladimir Putin alla famiglia Al Thani del Qatar, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al presidente statunitense Donald Trump, è ricca la galleria dei capi di Stato e di governo che gestiscono il potere al di fuori di ogni logica democratica. Ciò che per il capo del calcio mondiale non è un problema. Anzi, capita che egli si spenda per legittimare regimi che sul piano dei diritti umani e delle libertà civili lasciano molto a desiderare.

La conferenza diventata uno dei punti più bassi nella storia della Fifa

La sua conferenza stampa alla vigilia dell’apertura del Mondiale 2022 in Qatar rimane uno dei punti politicamente ed eticamente più bassi nella storia della Fifa. Quel giorno Infantino accusò l’Europa di ipocrisia e si nominò garante dell’emirato. Ciò che successivamente avrebbe fatto rispetto alla candidatura mondiale dell’Arabia Saudita, nella corsa all’edizione 2034. Ma è con Trump che si è toccato il fondo.

La farsa del premio Fifa per la pace

Nei confronti del presidente degli Usa il capo del calcio mondiale assume un atteggiamento scodinzolante. Nonché ampiamente munifico. All’inquilino della Casa Bianca è stato donato l’originale della coppa assegnata alla vincitrice della prima edizione del Mondiale Fifa per club (il Chelsea, che si è dovuto accontentare di una copia). E allo stesso Trump è stato conferito un improbabile premio Fifa per la pace, durante la cerimonia per il sorteggio dei gironi di fase finale del Mondiale. Questa cialtronata è valsa a Infantino una denuncia da parte di FairSquare, organizzazione che si occupa di difesa dei diritti umani. Ma nessun problema: a giudicare Infantino sarà il comitato etico della stessa Fifa. Una farsa, l’ennesima.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Infantino consegna a Trump il premio Fifa per la pace (foto Ansa).

Il siparietto scadente con IShowSpeed

La sua voglia di essere sempre sulla scena non conosce limiti, né trascura i canali più attuali di diffusione. Attivissimo su Instagram, dove celebra le nuove soglie di follower raggiunti manco fosse Rita De Crescenzo, Infantino non si è fatto mancare nemmeno una diretta streaming con Darren Jason Watkins Jr., meglio noto come IShowSpeed, youtuber e influencer statunitense che di recente ha orientato i suoi interessi verso il calcio. Nelle settimane che hanno preceduto il Mondiale Fifa per club (giugno-luglio 2025) è andato in diretta un desolante duetto nello studio dello streamer, col trofeo della competizione (quello originale, finito poi nelle mani di Trump) piazzato alle spalle dei due.

Nella parte finale dello streaming, IShowSpeed ha voluto cimentarsi in una capriola da fermo, giusto per rimarcare quale fosse l’atmosfera da mediocre circo. Provocando una vibrazione del pavimento che per poco non ha fatto cadere il trofeo. Un vero peccato che non sia successo, ché tanto al suo legittimo vincitore sarebbe toccata comunque una copia.

La tremenda uscita sul Memoriale del Genocidio ruandese

Purtroppo per lui, Infantino è così. Pare che le figure penose se le vada a cercare. Ne rimediò una terrificante in Ruanda, quando nel 2023 si è guadagnato l’ultima rielezione, in ordine di tempo, a capo della Fifa. Il ritorno nel Paese dell’Africa orientale gli aveva richiamato alla mente i giorni del 2016, quando si lanciava per la prima volta nella corsa elettorale per prendersi la poltrona più alta del calcio internazionale. E rievocando quei giorni, aveva raccontato che, in un momento d’incertezza sull’opportunità di continuare nella corsa elettorale, una visita al Memoriale del Genocidio ruandese lo aveva spinto a dire a se stesso: «Chi sono io per arrendermi? Questo Paese ha tanto sofferto e si è risollevato».

Questa associazione di idee, rimasta misteriosa a chiunque, lo avrebbe convinto a insistere nella corsa. E le polemiche seguite a una dichiarazione tanto irriguardosa e sballata lo hanno costretto a un tentativo di spiegazione che si è risolto in una supercazzola.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il selfie postato da Infantino su Instagram durante una veglia funebre per Pelè.

Gli scivoloni su Pelé e i diritti salariali delle donne

E come dimenticare i selfie con la salma di Pelé sullo sfondo? E ancora, le sue dichiarazioni sulla prospettiva che si realizzi nel calcio una condizione di parità (a partire dai livelli salariali) fra uomini e donne, rilasciate alla vigilia della finale del Mondiale femminile 2023: «Fate la battaglia giusta, spingete la porta e convincete noi uomini». Perché invece lui, da capo del calcio mondiale, a prendere l’iniziativa non ci pensa proprio.

Le scuse per i guanti bianchi fatti indossare a Scaloni

Si è fatta anche una gran confusione sui guanti bianchi indossati da Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, per portare la Coppa del Mondo sul palco del sorteggio mondiale. In un primo momento si era creduto fosse un obbligo imposto dal cerimoniale Fifa, ma in seguito sono state diffuse interpretazioni alternative. A ogni modo, Infantino si è sentito in dovere di scusarsi. Almeno questa volta.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il ct dell’Argentina Scaloni coi guanti bianchi.

Quando l’episodio è avvenuto, da pochi giorni Infantino aveva ricevuto l’annuncio che per lui è pronto il decreto per la concessione della cittadinanza libanese. Sarebbe il terzo passaporto, dopo quello svizzero e quello italiano.

Il fatto che abbia sposato una cittadina del Paese dei Cedri non è in relazione; tanto più che, per la legislazione libanese sulla cittadinanza, le mogli libanesi non possono trasmettere la cittadinanza ai mariti stranieri, a differenza di quanto avviene ai mariti libanesi con le mogli straniere. Il motivo per cui il presidente libanese Joseph Aoun ha concesso la cittadinanza a Infantino non è noto. Ha provveduto comunque il presidente della federcalcio libanese, Hachem Haidar, a illustrare una coincidenza: la Fifa si appresta a finanziare la costruzione di uno stadio da 30 mila posti a Beirut. Così vanno le cose nel magico mondo di Fifantino.

L’invadenza dei miliardari nell’America di Trump: così la democrazia è distorta

La giornalista investigativa del Washington Post Beth Reinhard se n’era accorta per la prima volta a gennaio 2025. Le gelide temperature avevano obbligato lo spostamento al chiuso della cerimonia di insediamento di Donald Trump come 47esimo presidente degli Stati Uniti. Migliaia di spettatori vennero lasciati fuori al freddo, nonostante fossero in possesso del biglietto. Ma «almeno 17 miliardari, con un patrimonio complessivo di oltre mille miliardi di dollari», avevano il loro posto a sedere, al caldo, dentro il Campidoglio. C’erano l’immancabile (all’epoca) Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Bernard Arnault, tra gli altri. «Una storica concentrazione di ricchezza che sembrava annunciare una nuova classe di oligarchi americani», ha scritto il Washington Post confermando di fatto l’avvertimento lanciato da Joe Biden alla fine del suo mandato.

L’invadenza dei miliardari nell’America di Trump: così la democrazia è distorta
Da sinistra Priscilla Chan, Mark Zuckerberg (Meta), Lauren Sanchez, Jeff Bezos (Amazon), Sundar Pichai (Google) ed Elon Musk (Tesla) alla cerimonia di insediamento di Trump (foto Ansa).

Nei mesi successivi, Reinhard e alcuni colleghi hanno scoperto che l’investimento totale dei 100 americani più ricchi sulle elezioni del 2024 aveva superato per la prima volta la soglia del miliardo di dollari: un dollaro su 13 spesi nella campagna per le Presidenziali è arrivato quindi da una manciata di cittadini con importanti interessi economici. Una crescita vertiginosa, se si pensa che il contributo di questi Paperoni è passato dallo 0,25 per cento di inizio millennio al 7,5 del 2024.

Democrazia rimodellata, se non addirittura minata nelle sue fondamenta

I miliardari non solo hanno fatto lievitare i costi delle campagne elettorali, ma potrebbero rimodellare la democrazia americana, come fa notare Reinhard. Se non addirittura minarla nella sue fondamenta. Queste donazioni, infatti, spesso si allineano con interessi personali che finiscono per influenzare le decisioni politiche anche su temi di interesse collettivo, come il cambiamento climatico e l’assistenza sanitaria. L’esempio più lampante riguarda, tanto per cambiare, Musk: con donazioni da oltre 290 milioni ai Repubblicani si è “comprato” un posto nella classe dirigente trumpiana, con gli alti e bassi a cui abbiamo assistito in questi mesi.

«Se sei un miliardario, vuoi rimanere tale»

«Se sei un miliardario, vuoi rimanere tale», ha dichiarato al Washington Post il newyorkese John Catsimatidis. Da tempo impegnato in politica, il magnate del petrolio e dell’immobiliare nel 2024 ha fatto la sua donazione più grande di sempre: 2,4 milioni di dollari a sostegno di Trump, quasi il doppio rispetto alla cifra versata nel 2016. Catsimatidis, il cui patrimonio ammonta a 4,5 miliardi di dollari, ha spiegato di sentire la necessità di provare a influenzare il corso della politica negli Stati Uniti il ​​più rapidamente possibile, date le ampie divergenze tra i due principali partiti. Ma, a detta sua, non è solo una questione di soldi: «Mi preoccupo per l’America e per lo stile di vita che abbiamo».

L’invadenza dei miliardari nell’America di Trump: così la democrazia è distorta
John Catsimatidis, uomo d’affari.

La Corte suprema nel 2010 ha aperto la strada a donazioni illimitate

Gli esempi, però, ci sono anche tra i democratici. L’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, per esempio, ha sborsato più di 60 milioni. Alle urne americane dunque non si consuma soltanto il confronto tra i due principali partiti, ma anche una battaglia tra super ricchi, legittimata da una sentenza della Corte suprema del 2010 che ha aperto la strada a donazioni illimitate. In cambio di potere politico, in alcuni casi direttamente con ruoli di prestigio da occupare: almeno 44 dei 902 americani presenti nella lista dei miliardari del 2025 di Forbes, o i loro coniugi, hanno ricoperto importanti cariche federali o statali nell’ultimo decennio. Tra questi, personaggi come Howard Lutnick, segretario al Commercio, e J. B. Pritzker, governatore dell’Illinois.

L’invadenza dei miliardari nell’America di Trump: così la democrazia è distorta
Michael Bloomberg in mezzo fra Joe Biden e Donald Trump (foto Ansa).

Emblema dei tempi che cambiano, fa notare Forbes, è proprio l’ultimo governo Trump il più ricco della storia degli Stati Uniti: il patrimonio netto complessivo dell’intero gabinetto, pari a 7,5 miliardi di dollari, è più del doppio di quello del Trump I (3,2 miliardi di dollari) e 64 volte superiore a quello dell’esecutivo Biden.

In pochi pensano che che i super ricchi abbiano un impatto positivo sulla società

Un quadro questo che, secondo un sondaggio elaborato dal Washington Post in collaborazione con Ipsos, preoccupa l’opinione pubblica. Solo il 12 per cento degli oltre 2.500 intervistati ritiene che i miliardari abbiano un impatto positivo sulla società. Il 75 per cento dei dem e il 60 per cento degli indipendenti disapprovano le donazioni spropositate dei più ricchi in vista delle elezioni. Insieme a loro, il 42 per cento dei repubblicani. Elettori di destra e sinistra sono però nettamente divisi su quanto gli investimenti dei miliardari influenzino il modo in cui i funzionari eletti governano: quasi due repubblicani su tre pensano che i politici prestino comunque attenzione agli interessi collettivi, a prescindere dai finanziamenti dell’oligarchia. Un’identica quota di democratici sostiene, invece, l’esatto contrario.

Bernie Sanders e il tour contro gli oligarchi

Tra i primi a rilanciare l’inchiesta e il sondaggio del Washington Post c’è stato Bernie Sanders, che da febbraio sta girando gli Stati Uniti col suo Fighting Oligarchy tour: interventi pubblici e comizi in cui l’84enne senatore del Vermont accusa i miliardari di aver iniziato un processo di dirottamento della democrazia americana, subordinandola ai propri interessi e minando i principi fondamentali del governo rappresentativo: «I super ricchi possono comprare elezioni e politici», dice Sanders tappa dopo tappa.

L’invadenza dei miliardari nell’America di Trump: così la democrazia è distorta
Zohran Mamdani e Bernie Sanders (foto Ansa).

L’obiettivo è mobilitare la «classe media e i lavoratori» come contro‑forza a questo fenomeno. Una «guerra di classe» appoggiata da volti progressisti come Alexandria Ocasio-Cortez, spesso con lui sul palco, e ovviamente l’astro nascente Zohran Mamdani. Durante la campagna elettorale per la poltrona di sindaco di New York, il neosocialista ha più volte dichiarato che i miliardari non dovrebbero esistere. I ricconi ovviamente hanno risposto spendendo ingenti somme per opporsi alla sua vittoria. Inutilmente.

Cos’ha detto Re Carlo nel tradizionale discorso di Natale

Re Carlo III ha pronunciato il tradizionale discorso di Natale. Dopo aver ricordato la visita in Vaticano, ha parlato dell’importanza di imparare dal passato per guardare al futuro e si è focalizzato sul tema del pellegrinaggio, legato alla spiritualità e alla tradizione religiosa che da sempre caratterizzano il messaggio del monarca inglese. Ecco di seguito il testo integrale.

«Ricordiamo il passato per imparare dalle sue lezioni»

«Alcune settimane fa la regina ed io abbiamo pregato con papa Leone in uno storico momento di unità religiosa, pellegrini di speranza per il Giubileo. Oggi, a Natale, celebriamo il pellegrinaggio della fede. Pellegrinaggio è una parola meno usata oggi, ma ha un significato particolare per il nostro mondo moderno, e soprattutto a Natale. Si tratta di viaggiare in avanti, nel futuro, ma anche di tornare indietro per ricordare il passato e imparare dalle sue lezioni. Lo abbiamo fatto durante l’estate, in occasione della celebrazione dell’ottantesimo anniversario del VE (Victory in Europe day) e del VJ Day (Victory over Japan day). La fine della Seconda Guerra mondiale è ormai ricordata da sempre meno persone, con il passare degli anni. Ma il coraggio e il sacrificio dei nostri uomini e donne in servizio, e il modo in cui le comunità si sono unite di fronte a una sfida così grande, portano un messaggio senza tempo per tutti noi. Questi sono i valori che hanno plasmato il nostro Paese e il Commonwealth. Mentre sentiamo parlare di divisione, sia in patria che all’estero, sono valori che non dobbiamo mai perdere di vista. È impossibile, ad esempio, non commuoversi profondamente guardando l’età dei caduti – come ricordano le lapidi dei nostri cimiteri di guerra. I giovani che hanno combattuto e contribuito a salvarci dalla sconfitta in entrambe le guerre mondiali avevano spesso solo 18, 19 o 20 anni».

«I valori del Natale fonti di speranza e resilienza»

«Il viaggio è un tema costante della storia del Natale. La Sacra Famiglia fece un viaggio verso Betlemme e arrivò senza casa, senza un riparo adeguato. I magi fecero un pellegrinaggio dall’Oriente per adorare la culla di Cristo, e i pastori viaggiarono di campo in città alla ricerca di Gesù, il salvatore del mondo. In ogni caso, viaggiarono con altri e confidarono nella compagnia e nella gentilezza degli altri. Attraverso sfide fisiche e mentali, trovarono una forza interiore. Ancora oggi, in tempi di incertezza, questi modi di vivere sono apprezzati da tutte le grandi fedi e ci forniscono profonde fonti di speranza, di resilienza di fronte alle avversità, di pace attraverso il perdono, semplicemente conoscendo i nostri vicini e mostrando rispetto reciproco, creando nuove amicizie. In effetti, poiché il nostro mondo sembra girare sempre più velocemente, il nostro viaggio può fare una pausa, per calmare le nostre menti – nelle parole di TS Eliot “nel punto fermo del mondo che gira” – e consentire alle nostre anime di rinnovarsi.

«Dobbiamo custodire i valori della compassione e della riconciliazione»

“In questo, nella grande diversità delle nostre comunità, possiamo trovare la forza per garantire che il giusto trionfi sullo sbagliato. Mi sembra che dobbiamo custodire i valori della compassione e della riconciliazione, il modo in cui nostro Signore visse e morì. Quest’anno ho sentito tanti esempi di questo, sia qui che all’estero. Queste storie del trionfo del coraggio sulle avversità mi danno speranza, dai nostri venerabili veterani militari agli altruisti operatori umanitari nelle zone di conflitto più pericolose di questo secolo fino ai modi in cui individui e comunità mostrano coraggio spontaneo, mettendosi istintivamente in pericolo per difendere gli altri. Quando incontro persone di fedi diverse, trovo estremamente incoraggiante sentire quanto abbiamo in comune: un desiderio condiviso di pace e un profondo rispetto per tutta la vita. Se riusciamo a trovare il tempo, nel nostro viaggio attraverso la vita, per pensare a queste virtù, possiamo tutti rendere il futuro più pieno di speranza.

«Quello di Gesù un pellegrinaggio per portare pace sulla Terra»

Naturalmente, il pellegrinaggio più grande di tutti è il viaggio che celebriamo oggi – la storia di Colui che discese sulla terra dal cielo, il cui rifugio era una stalla e che condivise la sua vita con i poveri e gli umili. Era un pellegrinaggio con uno scopo, annunciato dagli angeli, che ci fosse pace sulla Terra. Quella preghiera per la pace e la riconciliazione – per “fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi” – che risuonò nei campi vicino a Betlemme più di 2 mila anni fa risuona ancora da lì e in tutto il mondo oggi. È una preghiera per i nostri tempi, e anche per le nostre comunità, mentre camminiamo attraverso le nostre vite. Quindi, con queste parole e con tutto il cuore, auguro a tutti voi un sereno e felicissimo Natale».

Libano, Idf: «Ucciso capo delle forze Quds»

L’Idf ha annunciato di aver ucciso un comandante della Forza Quds, l’unità d’elite dei pasdaran iraniani, in una raid nella zona di Ansariyah, nel Libano meridionale. Si tratta di Hussein Mahmoud Marshad al-Jawhari, «coinvolto negli ultimi anni nella pianificazione e nell’avanzamento di attacchi terroristici contro lo Stato di Israele dalla Siria e dal Libano» secondo quanto riportato dalle forze armate israeliane. Faceva parte dell’Unità 840 «che si occupa della supervisione delle operazioni iraniane contro Israele». Poche ore prima i media libanesi avevano dato notizia di un attacco condotto da un drone israeliano contro un veicolo su una strada in Libano che porta al confine con la Siria e l’Idf aveva confermato un raid «contro un agente terroristico», senza però fornire immediatamente ulteriori dettagli.

Putin scrive a Trump per Natale

Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato gli auguri di Natale al suo omologo statunitense Donald Trump. Lo ha reso noto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass. «Il presidente ha già fatto gli auguri a Trump per il Natale e gli ha inviato un telegramma in occasione delle festività», ha detto, precisando che non è prevista alcuna telefonata tra i due. Peskov ha inoltre commentato il video di Zelensky in cui il leader ucraino si è augurato, pur senza nominarlo, la morte di Putin: «Abbiamo visto le notizie dello strano discorso di Natale di Zelensky. Era di cattivo gusto, pieno di rabbia, sembrava una persona poco equilibrata. Ci si chiede se sia in grado di prendere decisioni adeguate per una soluzione politica e diplomatica». Nel suo discorso pubblicato la vigilia di Natale, il presidente ucraino aveva detto: «Oggi condividiamo tutti un sogno. Che muoia. Ma, quando ci rivolgiamo a chiedere qualcosa di più grande, chiediamo la pace per l’Ucraina».

Natale, gli auguri social dei politici: dal maglione di Meloni alle foto di famiglia

Come di consueto, gli auguri di Natale di politici e istituzioni sono arrivati via social. Dal video del Quirinale ai post dei leader di partito, eccone una carrellata.

Gli auguri di Natale della politica

Il video del Quirinale

Sugli account del Colle è comparso un filmato con diverse immagini. La prima ritrae una bambina nei corridoi del Quirinale che saluta un corazziere, il quale le risponde con un tenero sorriso. Poi c’è la stella che illumina il piazzale d’onore, le statuine del Presepe e il maestoso albero alla Vetrata, con tanto di pallina personalizzata con le insegne della presidenza della Repubblica.

Il maglione di Meloni

La premier Giorgia Meloni ha optato per una foto davanti all’albero con uno spiritoso maglione rosso che reca la scritta «anche a te e famiglia».

Salvini e il suo primo Natale da assolto dopo cinque anni

Più loquace il suo vice Matteo Salvini, che non ha mancato di ricordare come questo sia il suo primo Natale da assolto dopo cinque anni di processo Open Arms. Proprio nei giorni scorsi, infatti, la Cassazione ha confermato definitivamente la sua assoluzione. «Tanti, tanti e tanti auguri di serenità, di salute, di successo, di pace per il mondo che ci circonda. Io sono felice perché dopo cinque anni di processi, di viaggi e testimonianze, è il primo Natale che posso festeggiare in famiglia, non più da indagato o da imputato, ma da italiano assolto, libero, perché ho difeso la sicurezza, i confini e la dignità del mio Paese», ha detto in un video.

La foto di Tajani

«Che questo Natale sia un’occasione per riscoprire la sacralità della vita, il rispetto dell’altro, la libertà che costruisce dialogo e la pace che rinnova», ha invece scritto il vicepremier Antonio Tajani postando un’immagine della Natività.

Santanchè in mezzo alla neve

Gli auguri di Daniela Santanché, ministra del Turismo, sono arrivati dalla montagna. Paesaggio innevato, fiocchi che cadono, un cagnolino e un outfit coordinato color nocciola per augurare «buon Natale a tutti, ma soprattutto ai lavoratori del settore del turismo, a tutti coloro che per rendere più grande la nostra nazione in questi giorni di festa lavoreranno». Poi la chiosa: «Gli auguri li faccio a chi mi vuole bene e a chi mi vuole male. Cerchiamo di essere tutti un po’ più buoni, forse sarà difficile ma ci dobbiamo provare».

Conte e la foto con la compagna Olivia

Foto di famiglia invece per il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, che ha condiviso un’immagine che lo ritrae accanto alla compagna Olivia Palladino e a un cane nero con l’albero di Natale sullo sfondo.

Papa Leone XIV: «Il mio pensiero va alle tende di Gaza»

Papa Leone XIV ha celebrato la messa di Natale nella Basilica di San Pietro. Dal pontificato di Paolo VI la celebrazione diurna del 25 dicembre era stata generalmente affidata a un cardinale, mentre il Papa presiedeva solo la benedizione Urbi et Orbi di mezzogiorno. L’ultimo pontefice a officiare personalmente la messa del giorno di Natale era stato Giovanni Paolo II nel 1994. Durante l’omelia, il Papa ha richiamato l’urgenza di farsi carico delle sofferenze dell’umanità, citando Papa Francesco: «A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza».

Papa Leone XIV: «Il mio pensiero va alle tende di Gaza»
Papa Leone XIV in piazza San Pietro (Ansa).

Dopo questo passaggio, Leone XIV si è espresso sulla situazione a Gaza: «Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire».

Papa Leone XIV: «Preghiamo per il martoriato popolo ucraino»

Nella benedizione Urbi et Orbi il Pontefice riserva un pensiero anche per l’Ucraina: «Al Principe della Pace affidiamo tutto il continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno. Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso».

Allerta meteo in Emilia-Romagna: la situazione

Il centro operativo regionale della Protezione civile dell’Emilia-Romagna continuerà a funzionare senza interruzioni, giorno e notte, dopo l’emissione dell’allerta rossa che interessa un’ampia zona della regione. L’avviso riguarda in particolare la pianura bolognese e porzioni dei territori di Ferrara e Ravenna, dove sono previste piogge estese e durature, soprattutto nella fascia centrale. L’attenzione resta alta sui corsi d’acqua: tra quelli monitorati con maggiore apprensione c’è l’Idice, nei pressi di Bologna, che ha già oltrepassato il livello di attenzione. Nel frattempo, la situazione appare in miglioramento a Venezia, dove l’acqua alta ha raggiunto i 95 centimetri: il sistema Mose non entrerà in funzione e, secondo le previsioni del Centro Maree del Comune, nei prossimi giorni sono attesi livelli di marea nella norma.

Usa, la scritta a Times Square: «Gesù è palestinese»

Un’insegna luminosa con la scritta «Gesù è palestinese», in nero su fondo verde acceso, è apparsa a Times Square, accompagnata sull’altro lato dal messaggio «Buon Natale». L’iniziativa è stata finanziata dall’American-Arab Anti-Discrimination Committee (Adc). Adeb Ayoub, direttore esecutivo nazionale dell’organizzazione arabo-americana, ha spiegato che l’ente no-profit affitta spazi pubblicitari nella celebre piazza di New York dall’inizio dell’anno, cambiando slogan ogni settimana. Secondo Ayoub, il filo conduttore delle campagne è «America First», con l’intento di favorire il riconoscimento di elementi comuni tra le comunità arabe e musulmane e quella cristiana negli Stati Uniti, soprattutto durante il «periodo di maggiore affluenza a New York City».

Il direttore di Adc: «Gesù ebreo? È un tema oggetto di interpretazione»

Intervistato dal New York Times, Ayoub ha dichiarato: «Ci sono molte più somiglianze tra arabi, musulmani e cristiani in questo Paese di quanto altri vogliano farci credere, e c’è una paura della cultura e della religione comune». Ha poi aggiunto: «La maggior parte degli americani in questo Paese è cristiana e la culla del cristianesimo è la Palestina. Se la gente vuole discuterne, allora bene, il cartellone ha scatenato il dibattito». Alla domanda sul fatto che Gesù fosse ebreo, Ayoub ha risposto che «Gesù vive in ognuno di noi» e che si tratta di un tema «oggetto di interpretazione».

Enel e Rummo insieme per la transizione energetica industriale

Dalla collaborazione tra Enel e Rummo, storica azienda italiana specializzata nella produzione di pasta di alta qualità, nasce un progetto che unisce tradizione e innovazione, vale a dire la realizzazione di un impianto fotovoltaico ad alta efficienza dedicato all’autoconsumo industriale. L’iniziativa segna un passo importante nella transizione energetica dell’industria agroalimentare italiana e conferma la volontà condivisa di ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica e promuovere un modello produttivo più sostenibile. Grazie a questa collaborazione, due eccellenze italiane, una nel campo dell’energia, l’altra nel mondo dell’alimentare, si uniscono per costruire un futuro fondato sull’innovazione, la responsabilità e il rispetto per l’ambiente.

Un impianto fotovoltaico ad alta efficienza Made in Italy

L’impianto fotovoltaico sarà composto da circa 15 mila moduli fotovoltaici prodotti da 3Sun, la gigafactory del Gruppo Enel. Interamente realizzati nello stabilimento di Catania, sono basati sulla tecnologia proprietaria Hjt Core – H e registrati alla lettera C del registro Enea.
3Sun si distingue come unica gigafactory europea capace di realizzare celle e moduli fotovoltaici con tecnologia avanzata confermando il ruolo strategico dell’Italia nella transizione energetica. L’impianto avrà una potenza complessiva di circa 9 Mwp, rappresentando un passo significativo verso la sostenibilità energetica. Sarà installato su diverse sezioni tra tetto e terreno. Quest’ultima sarà dotata di tecnologia con tracker monoassiali ad inseguimento solare, progettata per massimizzare la produzione di energia. Con una produzione annua stimata tra i 15Gwh e 17Gwh, l’impianto coprirà una quota tra il 65 e il 75 per cento del fabbisogno di energia elettrica dello stabilimento Rummo, contribuendo in modo concreto alla sua transizione verso un modello produttivo più sostenibile.

Sostenibilità ambientale e responsabilità industriale

Oltre al vantaggio economico, l’impianto rappresenta una scelta di responsabilità sociale e ambientale. Grazie a questo progetto, l’azienda potrà registrare un risparmio delle emissioni di Co2 stimata tra 3.500 e 4.000 tonnellate ogni anno. Ridurre le emissioni significa contribuire alla decarbonizzazione del settore agroalimentare, ma anche generare valore per il territorio e per le comunità locali. Rummo si impegna inoltre a proseguire su questa strada con ulteriori progetti di generazione distribuita ed efficientamento energetico, con l’obiettivo di decarbonizzare completamente il sito produttivo di Benevento entro i prossimi cinque anni.

Una partnership strategica per un’energia 100 per cento rinnovabile

In attesa della piena operatività dell’impianto fotovoltaico, Rummo ha scelto Enel 100 per cento rinnovabile per la fornitura di energia nel biennio 2026–2027. Una decisione coerente con la visione dell’azienda e con la volontà di mantenere un approvvigionamento energetico interamente rinnovabile già durante la fase di transizione. L’accordo conferma il ruolo di Enel come partner energetico di riferimento per le imprese italiane che intendono accelerare il proprio percorso verso la decarbonizzazione, grazie a soluzioni integrate che combinano innovazione tecnologica, efficienza e riduzione dell’impatto ambientale. Enel, Rummo e 3Sun dimostrano che la transizione energetica industriale è una sfida possibile e concreta, un modello virtuoso di collaborazione che, grazie al Made in Italy, rafforza la resilienza delle industrie locali e costruisce un futuro più pulito, competitivo e responsabile.

Zelensky: «Sogniamo che Putin muoia»

Nel suo discorso di Natale Volodymyr Zelensky si è rivolto al Paese con un messaggio in cui ha sottolineato che, pur tra le sofferenze causate dalla guerra, la Russia non può prendere ciò che per l’Ucraina è essenziale: «la coesione nazionale. Celebriamo il Natale in un momento difficile. Purtroppo, non tutti siamo a casa stasera. Purtroppo, non tutti hanno ancora una casa. E purtroppo, non tutti sono con noi stasera. Ma nonostante tutte le sofferenze portate dalla Russia, non è in grado di occupare o bombardare ciò che più conta. Questo è il nostro cuore ucraino, la nostra fiducia reciproca e la nostra unità». Nel suo intervento, senza nominare direttamente Putin, Zelensky ha anche evocato il desiderio della sua «morte», definendolo un sogno «condiviso dagli ucraini».

Zelensky: «A Dio chiediamo la pace per l’Ucraina»

«Oggi condividiamo tutti un sogno. Ed esprimiamo un desiderio, per tutti noi: che muoia, ognuno di noi potrebbe pensare tra sé e sé. Ma quando ci rivolgiamo a Dio, ovviamente, chiediamo qualcosa di più grande. Chiediamo la pace per l’Ucraina. Lottiamo per essa. E preghiamo per essa. E la meritiamo». Zelensky ha aggiunto che le preghiere vanno a chi «combatte in prima linea affinché torni vivo, ai prigionieri perché rientrino a casa, ai caduti che hanno difeso il Paese». Ha infine ricordato che questo è il terzo Natale celebrato il 25 dicembre secondo il calendario gregoriano, scelta compiuta due anni fa abbandonando il calendario giuliano seguito da altre chiese ortodosse, tra cui quella russa, che festeggiano il Natale il 7 gennaio.

Record storico per l’oro: “colpa” dello scontro Usa-Venezuela

L’oro ha superato i 4.500 dollari l’oncia, toccando un nuovo record storico. È “colpa” delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. A pesare anche le attese di un nuovo taglio dei tassi Usa. Il rialzo su base annua per l’oro è stato quasi del 70 per cento. L’argento, invece, si è stabilizzato a 71,95 dollari l’oncia con un progresso del 150 per cento. Si tratta per entrambi del maggior rialzo annuo dal 1979.

Brasile, Bolsonaro ha lasciato il carcere

L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni e 3 mesi per tentato colpo di Stato, è uscito dal carcere per la prima volta da fine novembre. Al momento si trova nella clinica privata Df Star di Brasilia, dove nel giorno di Natale verrà sottoposto a un intervento chirurgico. Bolsonaro era già stato operato in aprile. La Camera dei deputati del Congresso nazionale del Brasile il 10 dicembre ha approvato un disegno di legge che garantirebbe un consistente sconto di pena all’ex presidente: se il testo dovesse passare anche l’esame del Senato, Bolsonaro vedrebbe infatti ridotta la condanna a poco più di 2 anni.

Israele, primo sì della Knesset alla commissione d’inchiesta sul 7 ottobre

La Knesset ha dato il via libera in prima lettura al disegno di legge che istituisce una commissione d’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre. Il provvedimento è passato con 53 voti favorevoli e 48 contrari, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha preso parte alla votazione. Il testo ora passa alla Commissione costituzione, diritto e giustizia del Parlamento israeliano, che dovrà prepararlo per le successive letture necessarie all’approvazione definitiva. La proposta stabilisce che la commissione sarà composta da sei membri e da un presidente, nominati con una maggioranza qualificata di 80 deputati su 120. Qualora non si raggiunga un accordo entro due settimane, maggioranza e opposizione potranno designare tre componenti ciascuna, ai quali si aggiungeranno quattro supervisori in rappresentanza delle famiglie in lutto.

Le proteste dei familiari degli ostaggi: «Il governo seppellisce la verità»

La legge prevede inoltre che, in caso di mancata collaborazione o di impossibilità a indicare i nomi, la scelta finale spetti al presidente della Knesset, una clausola che garantirebbe alla coalizione di governo il controllo effettivo dell’organismo qualora l’opposizione decidesse di boicottare il processo. Netanyahu e i suoi alleati hanno a lungo respinto l’ipotesi di una commissione statale d’inchiesta, ritenuta la massima autorità investigativa del Paese, perché la sua composizione sarebbe affidata alla magistratura, istituzione verso cui l’attuale esecutivo manifesta diffidenza e che è al centro della contestata riforma giudiziaria. All’esterno, piccoli gruppi di manifestanti – in gran parte familiari delle vittime e degli ostaggi – hanno protestato davanti alle abitazioni dei ministri, accusando il governo di «seppellire la verità».

Peaky Blinders, online il trailer del film The Immortal Man

«Che fine ha fatto Tommy Shelby, il famoso gangster?». Inizia così il teaser trailer ufficiale di Peaky Blinders: The Immortal Man, film che proseguirà la pluripremiata saga della famiglia Shelby dopo le sei stagioni della serie Bbc. Diretto da Tom Harper, sarà disponibile in esclusiva su Netflix a partire dal 20 marzo 2026: nei panni del protagonista, ovviamente, tornerà il premio Oscar Cillian Murphy, mentre la sceneggiatura sarà ancora una volta opera di Steven Knight, già autore del copione per la serie originale. Tante le new entry del cast, tra cui spiccano Barry Keoghan, Rebecca Ferguson e Tim Roth. Il film non concluderà definitivamente la saga: già annunciate infatti due serie sequel.

Peaky Blinders, trama e cast del film The Immortal Man

Assieme al primo trailer, Netflix ha rilasciato anche alcune anticipazioni ufficiali sulla trama del film The Immortal Man. La narrazione riprenderà nel 1940, qualche anno dopo la conclusione degli eventi della sesta stagione di Peaky Blinders, e si svolgerà ancor una volta a Birmingham. Nel pieno caos della Seconda guerra mondiale, il noto gangster Tommy Shelby si vede costretto a far ritorno in città da un esilio autoimposto per affrontare la resa dei conti più distruttiva della sua vita. Con il futuro della sua famiglia e del Paese in bilico, dovrà affrontare una volta per tutte i suoi demoni e scegliere se battersi per la sua eredità oppure distruggerla definitivamente. «Sarà un capitolo esplosivo nella storia di Peaky Blinders», ha spiegato il creatore Knight. «Senza esclusione di colpi».

Nel cast torneranno Sophie Rundle, volto della sorella di Tommy Shelby, Ada, e Stephen Graham e Ned Dennehy, rispettivamente nei panni degli alleati del protagonista Hayden Stagg e Charlie Strong. Ancora ignoto il destino di Arthur, maggiore degli Shelby, interpretato per tutte le sei stagioni da Paul Anderson: l’attore non è indicato nel cast del film. Tante le new entry: in Peaky Blinders: The Immortal Man ci saranno infatti Rebecca Ferguson (Dune e Mission Impossibile), Barry Keoghan (Saltburn e Gli spiriti dell’isola) e Tim Roth (Le Iene e Pulp Fiction). Prima del debutto in streaming, il film uscirà dal 6 marzo in alcune sale selezionate, ma non è chiaro se sarà coinvolta anche l’Italia.

Naufragio al largo della Libia, morti più di 100 migranti

Nuova tragedia nel Mar Mediterraneo. Sarebbero 116 i migranti morti nel naufragio di un’imbarcazione che, salpata da Zuwarah in Libia la sera del 18 dicembre, aveva lanciato un SOS poco dopo la partenza, finendo poi alla deriva. L’unico sopravvissuto è stato salvato da un pescatore tunisino. Lunedì 22 dicembre i migranti erano stati cercati in mare con il velivolo Seabird di Sea Watch.

«Contro il silenzio e l’indifferenza delle autorità, esigiamo risposte. Le famiglie che cercano i loro cari scomparsi hanno diritto alla verità», ha scritto sui social l’organizzazione umanitaria Alarm-Phone.

Natale 2025, cinque film da vedere in streaming

I classici Disney sulle reti Rai, gli intramontabili Una poltrona per due, Il Grinch e Polar Express sui canali Mediaset, che proporrà anche i primi due capitoli della saga di Harry Potter dopo aver dato spazio, sul 20, alla trilogia de Il Signore degli Anelli in versione integrale. Da diversi anni ormai, sulle principali emittenti generaliste si ripete ciclicamente la stessa programmazione che, dal 24 fino al 26 dicembre, accompagna i telespettatori a Natale. Chi è stanco dei soliti film, può ricorrere alle piattaforme streaming, dove sono disponibili decine di titoli freschi ma comunque intrisi dello spirito delle festività. Ecco cinque idee.

Da Netflix a Prime Video, cinque film da guardare in streaming a Natale

Natale senza Babbo, la commedia con Gassmann e Ranieri

È possibile un Natale senza Babbo? È quello che si chiede la nuova commedia di Stefano Cipani, già disponibile su Amazon Prime Video dal 26 novembre scorso. Nei panni di un Santa Claus in profonda crisi esistenziale c’è Alessandro Gassmann, che restituisce un personaggio alla disperata ricerca di un po’ di ferie e relax. Tanto da sparire all’improvviso senza lasciare alcuna istruzione. Toccherà alla moglie Margaret (Luisa Ranieri) l’arduo compito di salvare il Natale di miliardi di persone nel mondo. Un’impresa ancor più complessa per l’influenza della strega Sabrina (Caterina Murino), la Befana, che insieme all’amica Santa Lucia (Valentina Romani) hanno deciso di rubare la scena a Babbo Natale approfittando della sua assenza. Nel cast anche Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro, Francesco Centorame e Simone Susinna.

Buon Natal-Ex, la proposta comedy di Netflix

Il 12 novembre 2025, Netflix ha inaugurato la stagione natalizia 2025 con Buon Natal-Ex, commedia di Steve Carr, già regista de Il dottor Dolittle 2, con protagonisti Oliver Hudson e Alicia Silverstone, la celebre Cher di Ragazze a Beverly Hills o Batgirl in Batman & Robin. I due vestono qui i panni di una coppia ormai prossima al divorzio che decide di trascorrere un ultimo 25 dicembre in famiglia nella piccola cittadina (immaginaria) di Winterlight, nel Vermont. Ai due, che si sono allontanati mentre crescevano i loro figli Sienna (Emily Hall) e Gabe (Wilder Hudson, vero figlio di Oliver), riesce tutto, tranne che aggiustare la loro relazione. Nel cast anche Jameela Jamil, volto della nuova fidanzata di lui, e Pierson Fodé, che interpreta un amico di lei.

My Secret Santa: se Babbo Natale fosse una lei?

Tra le nuove commedie natalizie di Netflix c’è anche My Secret Santa di Mike Rohl. Protagonista della narrazione è Taylor, interpretata da Alexandra Breckenridge, mamma single piena di energia e pronta a tutto pur di rendere speciale il Natale della figlia Zoey (Madison Maclsaac). Non si arrende neanche quando sprofonda in forti difficoltà economiche, che minacciano di rovinare le feste. Accetta quindi di lavorare, presso un lussuoso comprensorio sciistico, come Babbo Natale. Nascosta dietro una folta barba bianca e il tradizionale costume rosso, si innamora dell’affascinante Ethan (Ryan Eggold), capo dell’albergo che tuttavia non sospetta nulla del suo lavoro. Tra equivoci e risate, Taylor arriverà al punto di dover scegliere se continuare a nascondersi o rivelare la sua doppia identità.

Last Christmas, su Disney+ la commedia romantica con Emilia Clarke

Su Disney+ è invece possibile guardare Last Christmas, film sentimentale del 2019 con protagonista Emilia Clarke, celebre per aver interpretato Daenerys nella serie HBO Il Trono di Spade. Qui interpreta Kate, una giovane donna particolarmente goffa e afflitta da un’irrimediabile sfortuna, la cui vita da sempre è costituita di scelte sbagliate. Non ha tuttavia mai abbandonato il sogno di diventare una cantante famosa, sebbene le avversità non le abbiano mai permesso di mostrare il suo valore. Tutto cambia quando sul posto di lavoro, un negozio di decorazioni natalizie gestito da Santa (Michelle Yeoh), incontra Tom (Harry Golding), giovane troppo perfetto per essere vero.

A Very Jonas Christmas Movie, Natale insieme alla boy band americana

Natale in compagnia di Nick, Joe e Kevin. Sempre su Disney+ è disponibile A Very Jonas Christmas Movie, film con protagonisti i Jonas Brothers al completo. Sbarcato in streaming a metà dicembre, segue la storia dei tre fratelli artisti che, dopo aver concluso il loro ultimo tour a Londra, desiderano solamente tornare nelle loro case di New York per trascorrere le feste in famiglia. Il semplice viaggio verso la Grande Mela si trasforma tuttavia in una vera e propria avventura tra passaporti smarriti, treni bloccati e aeroporti colmi di ostacoli. Scopriranno che è stato Babbo Natale in persona (Jesse Tyler Ferguson) ad aver deciso di sfidarli per far ritrovare loro il vero spirito delle feste. Accanto alle canzoni della band, tra cui diversi inediti, c’è spazio anche per alcuni easter egg di Camp Rock, film che ne lanciò la carriera assieme a quella di Demi Lovato.

Fondo pensione dei giornalisti: Moschetti nuovo presidente

Il Cda del Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani ha eletto Sergio Moschetti come nuovo presidente. Rappresenterà la parte imprenditoriale mentre il suo vice, che sarà Edmondo Rho, è il consigliere più votato alle elezioni tra i giornalisti. Moschetti sarà presidente anche in virtù dell’alternanza tra editori e giornalisti e subentrerà all’uscente Alessia Marani. A presiedere il collegio sindacale sarà invece Andrea Sbardellati. Il nuovo Cda del Fondo è composto Guido Besana, Roberto Covallero, Simona Fossati, Sergio Moschetti, Fabio Pennini, Mario Tagliafierro, Edmondo Rho, Giampaolo Davide Rossetti, Andrea Rustichelli, Vincenzo Varagona, Giuseppe Zavatta, Massimo Zennaro. Invece il Collegio sindacale è composto da Goffredo Hinna Danesi, Giada Monetti, Renato Pedullà, Andrea Sbardellati.