Armani ha completato la sua riorganizzazione dei vertici dirigenziali. Durante l’ultimo consiglio di amministrazione del 2025, di cui Il Messaggero ha anticipato i punti all’ordine del giorno, sono state ufficializzate due nomine per altrettante figure chiave della maison. Pantaleo Dell’Orco, presidente della società, della Fondazione e primo azionista, sarà il Responsabile Stile Uomo, mentre a Silvana Armani, nipote ed erede del fondatore Giorgio, è stata affidata la gestione dello Stile Donna. Il board ha poi formalizzato la nomina di Giuseppe Marsocci come amministratore delegato, nominandolo anche direttore generale.
Giorgio Armani assieme alla nipote Silvana e a Leo Dell’Orco (Imagoeconomica).
Armani valuta anche la possibilità di fare acquisizioni mirate
Nel corso dell’ultimo consiglio del 2025, il gruppo Giorgio Armani spa ha formalizzato anche la road map per le strategie future, in cui spicca la possibilità di fare nuove acquisizioni mirate. Pur restando focalizzata sulla gestione «etica, con integrità morale e di correttezza» che hanno contraddistinto il marchio Armani, nel nuovo piano si accennano potenziali operazioni «volte unicamente a sviluppare competenze non esistenti internamente dal punto di vista di mercato, prodotto o canale». Ribadita sempre la ricerca di uno stile «essenziale, moderno, elegante con attenzione a dettaglio, vestibilità, innovazione, eccellenza e qualità». Finora la maison ha preferito una crescita organica, stringendo partnership strategiche con attori internazionali come L’Oreal nel settore beauty ed EssilorLuxottica per quanto riguarda l’occhialeria.
Il 2025 si chiude con un bilancio solido per i mercati azionari globali, ma con un dato che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni: gli Stati Uniti non sono stati il motore principale della crescita. L’MSCI All Country World Index, che include mercati sviluppati ed emergenti, ha guadagnato oltre il 21 per cento nel corso dell’anno, la miglior performance dal 2019 e la seconda migliore dal 2009. Un risultato maturato in un contesto tutt’altro che lineare, segnato dalle tensioni commerciali innescate dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e dal successivo rimbalzo dei mercati.
Wall Street (Ansa).
A colpire è soprattutto il confronto geografico. L’S&P 500 (Stati Uniti) ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa 17 per cento, sottoperformando diversi listini internazionali: il DAX (Germania) ha guadagnato il 22 per cento, il FTSE 100 (Regno Unito) il 20 per cento, mentre il Nikkei (Giappone) 225 è salito del 26 per cento. È il più ampio divario tra Wall Street e il resto del mondo dal 2009. A fare da sfondo, un dollaro in forte difficoltà, con il peggior primo semestre degli ultimi cinquant’anni, e un’Europa più resiliente del previsto, sostenuta da domanda interna e politiche fiscali espansive, in particolare in Germania.
Mosca ha denunciato come un’azione ostile il presunto attacco con droni contro una residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, attribuendone la responsabilità all’Ucraina, che respinge ogni coinvolgimento. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, parlando con i giornalisti, ha definito l’episodio «un atto di terrorismo volto a far deragliare il processo negoziale» e ha confermato che, dopo quanto segnalato, la Russia adotterà una linea più rigida nei colloqui sull’Ucraina. Allo stesso tempo, Peskov ha precisato che l’accaduto «non è in grado di minare la natura fiduciosa del dialogo instaurato tra i presidenti russo e statunitense Vladimir Putin e Donald Trump», aggiungendo che «i presidenti mantengono la natura fiduciosa del loro dialogo e lo stanno portando avanti».
Il ministro degli Esteri di Kyiv: «Mosca non ha fornito nessuna prova»
Da Kiev è arrivata una smentita delle accuse russe. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha affermato che Mosca non ha presentato alcun elemento concreto a supporto della propria versione dei fatti. In un messaggio pubblicato su X, Sybiha ha scritto: «E’ passato quasi un giorno e la Russia non ha ancora fornito alcuna prova plausibile alle sue accuse di presunto ‘attacco alla residenza di Putin’ da parte dell’Ucraina. E non lo farà. Perché non ce n’è. Nessun attacco del genere è mai avvenuto».
Medvedev: «La morte sta con il fiato sul collo di Zelensky»
Intanto, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev ha attaccato Volodymyr Zelensky in un lungo post su Telegram, scrivendo: «Di recente, un mostro ha augurato la morte a ‘una persona’. È ovvio a tutti che non desidera la morte di ‘una persona’, ma di tutti noi e del nostro Paese». Il riferimento è alle parole pronunciate da Zelensky nel discorso di Natale, quando aveva detto che gli ucraini hanno un desiderio: «Che lui (Vladimir Putin) muoia». Medvedev ha aggiunto che Zelensky «non solo ha augurato» la morte del leader russo, ma avrebbe anche «dato istruzioni per attacchi su larga scala», affermando inoltre: «Non scriverò qui della sua morte violenta, anche se in questo momento la morte gli sta con il fiato sul collo». Nel messaggio, ha infine dichiarato: «Desidero qualcos’altro, per scopi scientifici»: che «dopo una morte rapida», il corpo di Zelensky «venga esposto nella Kunstkamera di San Pietroburgo, dove gli zar russi collezionavano mostri per il divertimento».
Cambio di rotta dopo le esclusioni negli ultimi due anni: i parlamentari di Alternative für Deutschland sono stati invitati a partecipare a febbraio alla prossima Conferenza di Monaco sulla sicurezza, incontro annuale di alti funzionari della difesa internazionale che si tiene in Baviera dal 1963. Come sottolinea il Guardian, in un duro discorso tenuto in occasione della Conferenza del 2025, il vicepresidente americano J.D. Vance aveva criticato gli organizzatori per aver vietato la partecipazione «ai parlamentari che rappresentano i partiti populisti», accusando la Germania di soffocare la libertà di parola tramite l’emarginazione dell’AfD, formazione di ultradestra filorusso e anti-migranti. Contattato dal giornale britannico, un portavoce della Conferenza di Monaco ha spiegato che «è stato deciso di invitare parlamentari di tutti i partiti rappresentati nel Bundestag», in particolare membri delle commissioni Affari esteri e Difesa, di cui fanno parte alcuni parlamentari di AfD. Inoltre ha ricordato che la Conferenza è gestita da una fondazione privata e indipendente, che «non ha alcun obbligo in merito agli inviti ai suoi eventi».
J.D. Vance alla Conferenza di Monaco del 2025 (Ansa).
George Clooney, la moglie Amal Alamuddin e i loro due gemelli di otto anni, Alexander ed Ella, sono cittadini francesi. Come rivela Paris Match, il decreto è stato pubblicato sabato 27 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale. L’annuncio conferma un’ambizione che il divo di Hollywood aveva accennato già a inizio dicembre, quando aveva elogiato le leggi sulla privacy in vigore a Parigi, elemento cruciale per la sua decisione. «Amo la cultura francese, la vostra lingua», aveva spiegato l’attore parlando alla radio Rtl. «Anche se dopo 400 giorni di corsi ancora non la parlo bene».
Perché George Clooney e la famiglia hanno chiesto la cittadinanza francese
Il 64enne attore americano e l’avvocata 47enne specializzata in diritto internazionale, che possiede già doppia cittadinanza libanese e britannica, trascorrono da tempo parte dell’anno in Francia, Paese con cui hanno consolidato negli anni un rapporto sempre più stretto. La coppia ha acquistato infatti nel 2021 una villa con vigneto a Brignoles, nel dipartimento del Var, in Provenza. Una proprietà che, pur non ospitandoli tutti i giorni, da allora rappresenta un punto di riferimento importante della loro vita. «Crescendo nel Kentucky, tutto ciò che volevo era andarmene da una fattoria, allontanarmi da quella vita», ha raccontato Clooney al New York Times lo scorso febbraio. «Ora mi ritrovo di nuovo in quella vita. Guido un trattore. È la migliore possibilità di una vita normale».
George Clooney con la moglie Amal (Ansa).
«Qui non fotografano i bambini», ha dichiarato l’attore in varie interviste. «Non ci sono paparazzi nascosti davanti ai cancelli della scuola. Questo è il fattore più importante per noi». Parlando con la rivista Esquire a ottobre si era detto invece preoccupato dall’idea di dover crescere i suoi figli negli Usa: «Avevo la sensazione che a Los Angeles, immersi nella cultura di Hollywood, non avrebbero mai avuto una vita giusta. In Francia, a loro non importa nulla della fama. Non voglio che debbano andare in giro preoccupandosi dei paparazzi o che vengano paragonati ai figli famosi di qualcun altro». La proprietà in Provenza non è l’unica in Europa della famiglia Clooney: il divo e la moglie possiedono infatti una tenuta in Italia sul lago di Como, acquistata dall’attore nel 2002, e un maniero storico in Inghilterra.
Presto anche Jim Jarmusch prevede di chiedere la cittadinanza francese
George Clooney non è l’unica star di Hollywood a puntare alla cittadinanza francese. Parlando con la radio France Inter, il regista statunitense Jim Jarmusch ha spiegato di voler fare domanda: «Vorrei un posto in cui poter fuggire dagli Stati Uniti. La Francia, Parigi, la loro cultura, sono profondamente radicate in me. Credo che sarei molto onorato di avere un passaporto francese». Il 72enne ha anche aggiunto di voler girare nel Paese i suoi prossimi film: con il suo ultimo lavoro, Father Mother Sister Brother ha vinto il Leone d’Oro all’82esima Mostra del cinema di Venezia lo scorso settembre.
Il regista Jim Jarmusch con il Leone d’Oro 2025 (Ansa).
SoftBank ha reso noto di aver raggiunto un accordo per rilevare DigitalBridge, gruppo statunitense attivo negli investimenti in infrastrutture per data center, con un’operazione dal valore complessivo di circa 4 miliardi di dollari. L’intesa prevede l’acquisto indiretto di tutte le azioni ordinarie della società americana a un prezzo di 16 dollari ciascuna. Il completamento della transazione è programmato per la seconda metà del 2026 ed è subordinato al via libera delle autorità competenti. L’operazione mira a rafforzare la capacità del conglomerato giapponese di progettare e sostenere le infrastrutture considerate essenziali per lo sviluppo dei servizi di intelligenza artificiale di nuova generazione.
Il ceo di SoftBank Masayoshi Son (Ansa).
Il gruppo guidato da Masayoshi Son, imprenditore di origini coreane, negli ultimi anni ha orientato in modo crescente la propria strategia verso investimenti legati all’AI, individuati come centrali per l’evoluzione tecnologica futura. In una nota ufficiale, Son ha affermato: «Questa acquisizione rafforzerà le fondamenta dei data center di nuova generazione e contribuirà a sbloccare innovazioni capaci di spingere in avanti l’umanità».
Alessandro Amaniera è stato promosso a Global Head of Prada Men’s Personalization & Made To Measure. Dal 2021 era Global Head of Prada Made To Measure. In precedenza aveva lavorato per quasi otto anni in Dolce&Gabbana, guidando l’espansione dei servizi Made To Measure in Cina e nell’area Asia-Pacifico, fino a diventare Global Made To Measure Branches Manager. Tra il 2009 e il 2013 era stato Client Advisor presso Belstaff e Canali.
Gli Stati Uniti hanno condotto nelle scorse settimane un attacco con droni contro una struttura portuale sulla costa del Venezuela, colpendo per la prima volta un obiettivo all’interno del territorio venezuelano dall’avvio della campagna dell’amministrazione Trump contro il governo di Nicolás Maduro. La notizia è stata ricostruita dalla Cnn, che ha citato diverse fonti interne al governo statunitense. Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti hanno preso di mira un molo remoto, ritenuto da Washington un punto logistico utilizzato dal gruppo Tren de Aragua per immagazzinare droga e trasferirla su imbarcazioni dirette verso altre rotte internazionali. Al momento del bombardamento la struttura era vuota e non ci sarebbero state vittime.
Murale dedicato a Nicolás Maduro in Venezuale (Ansa).
L’attacco è stato condotto in segreto. Trump ne ha parlato solo in seguito, confermando che gli Stati Uniti avevano colpito «l’area portuale dove vengono caricate le barche con la droga», senza specificare se l’azione fosse stata eseguita dalle forze armate o dall’intelligence. Le informazioni riportate dalla Cnn indicano che l’operazione sia stata condotta dalla Cia, che Trump ha recentemente autorizzato a condurre azioni segrete in Venezuela. Finora gli Stati Uniti avevano colpito solo imbarcazioni sospettate di traffico di droga in acque internazionali, distruggendone decine e uccidendo almeno 107 persone. Con questo raid, Washington ha portato la pressione direttamente sul suolo venezuelano, giustificando l’azione come parte di una campagna di contrasto al narcotraffico, mentre secondo varie ricostruzioni gli Stati Uniti stanno tentando di rovesciare il regime di Maduro. Il governo venezuelano non ha commentato ufficialmente l’episodio.
Suo marito Jay-Z, nel 2019, è stato il primo artista a diventare miliardario. Negli anni, si sono uniti al club anche Rihanna, Bruce Springsteen e Taylor Swift, la più giovane di tutti. Al tramonto del 2025, a 44 anni, Beyoncé è la quinta musicista della storia a entrare nel circolo ristretto dei super ricchi stilato dalla rivista Forbes. Cruciali per accrescere il suo impero sono stati i risultati del Cowboy Carter Tour che ha accompagnato l’omonimo disco che ha segnato la svolta country di Queen Bey: con un incasso di oltre 400 milioni di dollari, è la tournée più redditizia degli ultimi 12 mesi, davanti anche al ritorno degli Oasis e ai Coldplay.
Un fan al Cowboy Carter Tour di Beyoncé (Ansa).
Beyoncé è miliardaria: un impero costruito già dal 2010
Come ha riportato la rivista Forbes, Beyoncé ha iniziato a edificare il suo impero economico già nel 2010 fondando la casa di produzione Parkwood Entertainment, tramite la quale ha acquisito quasi tutti gli aspetti della sua carriera. L’azienda gestisce infatti la sua attività e produce tutta la sua musica oltre ai documentari e ai concerti in giro per il mondo, anticipando la maggior parte dei costi per poi catturare una fetta più ampia dei profitti finali. «Quando ho deciso di gestire me stessa, era importante non rivolgermi a qualche grande società di management», ha dichiarato in un’intervista del 2013 per promuovere l’album Beyoncé. «Sentivo di voler seguire le orme di Madonna ed essere una potenza, avere il mio impero e mostrare alle altre donne che, quando arrivi a questo punto della carriera, non devi firmare con qualcun altro e dividere i soldi e il successo: puoi farcela da sola».
L’effetto del Cowboy Carter Tour, il più ricco del 2025
Oltre a essere un’artista amata in tutto il mondo, Queen Bey ha lanciato anche un marchio per la cura dei capelli (Cécred), una sua etichetta di whisky (SirDavis) e una linea di abbigliamento, Ivy Park, interrotta tuttavia nel 2024. La maggior parte della sua ricchezza però arriva dalla musica, che le ha permesso di vincere 35 Grammy Awards su 99 nomination in carriera. Cruciale soprattutto il Cowboy Carter Tour, che nel 2025 l’ha vista esibirsi in nove stadi fra Europa e Nord America per un totale di 32 concerti. Secondo la rivista di intrattenimento Polistar, ha generato un incasso di 407,6 milioni di dollari solo per la vendita dei biglietti, cui aggiungere altri 50 milioni dal merchandising: nelle sue tasche, secondo Forbes, al lordo delle tasse sarebbero entrati circa 148 milioni di dollari.
A questi si aggiungono i 50 milioni di dollari per l’halftime show del match di Natale di Nfl 2024 e i 10 per una serie di spot per il marchio di abbigliamento Levi’s. Senza dimenticare il film-concerto per il suo Renaissance World Tour del 2023, distribuito anche al cinema con la catena Amc, tramite cui ha intascato quasi la metà dei 44 milioni di dollari di incassi globali.
È morta a 80 anni Khaleda Zia, ex premier del Bangladesh: era considerata la grande favorita in vista delle elezioni parlamentari che si terranno nel Paese asiatico a febbraio, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, l’ex alleata diventata acerrima rivale, che aveva governato il paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. Era malata da tempo. Lo ha annunciato il Partito nazionalista del Bangladesh (Bjd), di cui era leader dal 1984.
Khaleda Zia è stata prima ministra del Bangladesh per due mandati
Khaleda Zia era diventata prima ministra nel 1991, dopo le dimissioni del presidente (e generale) Hussain Muhammad Ershad, di fatto capo di un regime: era stata promossa alla guida del Bnp dopo l’assassinio durante il colpo di stato militare del 1981 del marito, il presidente Ziaur Rahman, che aveva ripristinato la democrazia nel 1978, ponendo fine a un altro periodo di dittatura iniziato tre anni prima. Khaleda Zia è stata premier per due mandati: dal 1991 al 1996 e dal 2001 al 2006, prima donna del Paese a ricoprire questo incarico e la seconda nel mondo islamico dopo Benazir Bhutto (Pakistan). Nel 2018 era stata condannata per peculato a cinque anni: assolta dalle accuse a inizio 2025 dalla Corte Suprema, Khaleda Zia – nonostante anni di cattiva salute (soffriva di artrite reumatoide) e prigionia – aveva fatto sapere di avere intenzione di candidarsi alle prossime elezioni, indette per sostituire l’attuale esecutivo ad interim di Muhammad Yunus. Suo figlio Tarique Rahman, presidente pro tempore del Bjd, è tornato in Bangladesh il 25 dicembre dopo 17 anni di esilio autoimposto nel Regno Unito: ora è lui il grande favorito per la carica di primo ministro.
La Cina ha dato il via a una serie di manovre militari nelle aree aeree marittime attorno a Taiwan, arrivando a lanciare razzi nello Stretto durante la seconda giornata di esercitazioni. Le autorità di Taipei hanno riferito che nelle ultime 24 ore sono stati individuati 130 velivoli militari cinesi e 22 unità navali, un aumento significativo rispetto al giorno precedente, quando erano stati rilevati 89 aerei e 28 navi tra forze militari e guardia costiera. Secondo una nota del Comando del Teatro Orientale dell’Esercito popolare di liberazione, alle operazioni partecipano «cacciatorpedinieri, fregate, caccia, bombardieri e veicoli aerei senza pilota» e le attività comprendono «addestramento con fuoco vivo su obiettivi marittimi a nord e a sud-ovest di Taiwan».
Secondo Trump non c’è il rischio di un’azione diretta di Pechino contro Taiwan
Donald Trump ha minimizzato la portata delle manovre cinesi, escludendo l’ipotesi di un’azione militare diretta contro l’isola. «Non credo che lo farà», ha dichiarato ai giornalisti a Mar-a-Lago, aggiungendo, alla domanda su eventuali timori legati alle esercitazioni: «Non mi preoccupa nulla». Di segno opposto la reazione di Taipei, che ha criticato le iniziative di Pechino. Il governo taiwanese ha parlato di «provocazioni irresponsabili», mentre la portavoce dell’ufficio presidenziale Karen Kuo ha affermato: «In risposta al disprezzo delle autorità cinesi per le norme internazionali e al ricorso all’intimidazione militare per minacciare i paesi vicini, Taiwan esprime la sua ferma condanna».
Ridurre l’impatto dell’inquinamento provocato dai materiali non biodegradabili, sensibilizzare i cittadini sull’importanza della sostenibilità e favorire una responsabilità condivisa. Sono questi gli obiettivi centrali che Enel, per quanto riguarda l’aspetto ambientale, porta avanti attraverso un programma strutturato e capillare di volontariato aziendale. Solo nel 2025, grazie all’impegno dei volontari del Gruppo, sono state raccolte oltre 3 tonnellate di rifiuti – 2,5 tonnellate di indifferenziato, 424 chilogrammi tra vetro e metalli, 229 chilogrammi di plastica e 23 chilogrammi di carta. Numeri significativi che evidenziano quanto ancora il tema della corretta gestione dei rifiuti sia urgente, ma che al tempo stesso testimoniano l’efficacia delle attività di clean up e il loro impatto concreto sul territorio.
Le attività svolte dai volontari Enel, dalla pulizia delle spiagge alla riqualificazione urbana
Le giornate dedicate alla pulizia sono state numerose e distribuite in diverse regioni italiane. Con Legambiente sono stati organizzati sette appuntamenti tra park e beach litter, nelle città di Cagliari, Roma, Torino, Viterbo, Palermo, Napoli e Bari. Con plastic free, invece, sono state realizzate quattro iniziative lungo i corsi d’acqua di Roma, Firenze, Foggia e Pescara, in zone particolarmente esposte all’accumulo di plastica e materiali abbandonati. A queste attività si aggiungono cinque giornate di riqualificazione urbana a Milano, Rende (Cosenza) e Catania con Legambiente, a Roma — presso la comunità Borgo Don Bosco — e a Grottaferrata, con un intervento presso la Cooperativa Capodarco in collaborazione con la società AzzeroCo2, all’interno della campagna EnergyPop. Ogni iniziativa ha coinvolto decine di volontari impegnati non solo nella raccolta dei rifiuti, ma anche nella cura di aree verdi, nella sistemazione di spazi pubblici e nel ripristino del decoro.
Volontariato aziendale (Enel).
Coinvolti oltre 3.500 dipendenti del Gruppo
Il volontariato aziendale rappresenta per Enel un pilastro identitario. L’azienda consente infatti ai dipendenti di usufruire di una giornata di permesso retribuito all’anno per partecipare a progetti solidali, ambientali o formativi in collaborazione con associazioni del terzo settore. Finora il programma ha coinvolto oltre 3.500 persone che, complessivamente, hanno dedicato più di 27 mila ore alla tutela dell’ambiente, alla solidarietà, alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla sensibilizzazione delle comunità locali. Un impegno che rafforza il senso di appartenenza aziendale e stimola una partecipazione attiva, capace di generare valore condiviso.
Non solo raccolta dei rifiuti ma anche monitoraggio scientifico delle aree interessate
Particolare rilievo assume il progetto di pulizia e monitoraggio dei parchi urbani. L’attività non si limita alla raccolta dei rifiuti, ma prevede un monitoraggio scientifico delle aree interessate. Ogni elemento rinvenuto viene classificato e registrato seguendo un protocollo standard definito dalla commissione Ambiente dell’Unione europea. Questo approccio permette non solo di ripristinare lo stato originario dei luoghi, ma anche di raccogliere dati utili per analisi comparative con altre città italiane ed europee, contribuendo alla costruzione di un database internazionale sull’inquinamento urbano. I volontari, in questo modo, diventano protagonisti di una vera esperienza di citizen science, fornendo informazioni preziose per lo sviluppo di politiche ambientali più efficaci.
Così si rafforza il legame tra Enel e i territori
Le iniziative di clean up, insieme ai progetti di riqualificazione, rafforzano il legame tra Enel e i territori, promuovendo un modello collaborativo che unisce imprese, associazioni e cittadini e dimostra quanto la cooperazione tra settore privato e non profit possa generare risultati concreti, favorendo una maggiore consapevolezza ambientale e contribuendo alla costruzione di comunità più sostenibili. Si tratta di un percorso pienamente in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, che indicano nella tutela degli ecosistemi, nella riduzione dell’inquinamento e nella partecipazione attiva dei cittadini elementi fondamentali per uno sviluppo realmente sostenibile.
Meta ha colpito ancora. L’azienda di Mark Zuckerberg ha infatti annunciato un nuovo investimento massiccio nel campo dell’intelligenza artificiale. È ufficiale l’acquisizione di Manus, startup fondata in Cina che oggi ha sede a Singapore e fra le realtà IA più in ascesa del 2025. «Manus ha sviluppato uno dei principali agenti autonomi multiuso, in grado di eseguire in modo indipendente attività complesse come ricerche di mercato, programmazione e analisi dei dati», ha spiegato Meta in una nota sul proprio blog. «Continueremo a gestire e vendere il servizio Manus, nonché a integrarlo nei nostri prodotti». Entusiasta anche Xiao Hong, Ceo della startup cinese: «Unirci a Meta ci consente di costruire su una base più solida e sostenibile senza cambiare il modo in cui Manus funziona o come vengono prese le decisioni». Secondo il Wall Street Journal, sarà un’operazione da circa 2 miliardi di dollari.
Manus is entering the next chapter: we’re joining forces with Meta to take general agents to the next level.
Cos’è Manus, la nuova startup acquisita da Meta per 2 miliardi
Manus AI si è fatta conoscere nel marzo 2025, quando puntò a replicare il successo di DeepSeek che a inizio anno aveva sconvolto i mercati internazionali. Sviluppato da Monica, startup fondata da Xiao Hong (laureato alla Huazhong University of Science and Technology), ha ottenuto popolarità tramite un’estensione del browser basata su ChatGPT. Intenzionato a trasformare direttamente il pensiero in azione (da cui il nome derivato dal latino e il logo che richiama uno schiocco di dita), è un agente IA generale, ossia capace di gestire numerosi compiti pratici, dalla selezione di candidati per un lavoro alla pianificazione delle vacanze, in completa autonomia. Superando i risultati di concorrenti più gettonati come ChatGPT e Claude.
It's here. Manus 1.6 is now live
We've upgraded our core agent architecture for more complex work with less supervision.
Ad aprile, appena un mese dopo il debutto, Manus ha ottenuto una valutazione post-money di 500 milioni di dollari. Tra i principali finanziatori, come riportarono i media cinesi, aziende del calibro di Tencent, ZhenFund e HSG. «Dal lancio, Manus si è concentrata sulla creazione di un agente AI di uso generale progettato per aiutare gli utenti a gestire ricerche, automazione e compiti complessi», ha annunciato la piattaforma nel confermare la trattativa con Meta. «In pochi mesi, il nostro agente ha elaborato più di 147 mila miliardi di tokens e ha alimentato la creazione di oltre 80 milioni di computer virtuali». Lo scorso 17 dicembre ha confermato di aver registrato milioni di utenti e generato 100 milioni di dollari di fatturato annuo.
L’obiettivo di Meta e l’incognita dei legami con la Cina
L’obiettivo a breve termine di Meta è quello di integrare l’agente IA di Manus nel proprio ecosistema social, da Facebook a Instagram passando per WhatsApp. Non è ancora chiaro in quale misura, dato che è già presente il chatbot addestrato in casa, Meta AI, progettato «per aiutare gli utenti a gestire ricerche, automazione e compiti complessi». La società di Mark Zuckerberg ha aggiunto, parlando con Nikkei Asia, che dopo l’acquisizione taglierà qualsiasi legame con gli investitori cinesi e bloccherà anche i servizi nel Paese. Una mossa volta a evitare qualsiasi tipo di problematica legata alle tensioni tra Washington e Pechino, anche e soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei dati.
“La sinistra che vota sì” si ritroverà a Firenze il prossimo 12 gennaio, alla Palazzina Reale Firenze di Santa Maria Novella. Il sì ovviamente è alla riforma della giustizia che separa le carriere dei magistrati e introduce due Csm. A organizzare l’incontro è LibertàEguale, storica associazione di cultura riformista presieduta da Enrico Morando e Stefano Ceccanti. Al convegno sarà presente un pezzo del riformismo italiano favorevole alla modifica costituzionale: Anna Bucciarelli, Anna Paola Concia, Benedetto Della Vedova, Carlo Fusaro, Claudia Mancina, Giovanni Pellegrino, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi. Presenti anche Enrico Costa, deputato di Forza Italia, e Francesco Petrelli, presidente delle Camere Penali.
La locandina del convegno di LibertàEguale a Firenze.
La lettera di dissenso di Parrini e Verini
Non tutti però sono convinti, tra i riformisti, che il sì sia giusto. Come i senatori del Pd, Dario Parrini e Walter Verini, che nelle scorse settimane hanno inviato una lettera di dissenso ai vertici di LibertàEuguale: «Dissenso serio, per il merito delle posizioni e anche per l’attivismo, con il quale si promuovono iniziative per il sì, quasi surclassando per impegno e determinazione quelle del ministro Nordio e della destra. Se vincessero i sì, non sarebbe una vittoria del ‘sì di sinistra’, ma di questa destra». Ma non è questo il punto principale del dissenso, hanno messo in chiaro Parrini e Verini: «Nel merito noi pensiamo alcune cose che necessariamente ricordiamo per titoli. Una moderna cultura della giurisdizione può trarre giovamento dalla circolazione di funzioni e ruoli dei magistrati. Un magistrato che ha svolto funzioni requirenti svolgerà meglio quelle giudicanti e viceversa. Con maggiore equilibrio e consapevolezza di interpretazione. Sono posizioni, queste, sostenute anche da componenti autorevoli e consapevoli dell’Avvocatura». Un corpo separato di pm – con un suo autoreferenziale Csm – «sarà vocato solo all’accusa», continuano i due dem, «alla esclusiva ricerca di prove a carico (oggi compito di un procuratore è quello di cercare tutti gli elementi – a carico e a discarico – in grado di portare ad una richiesta di rinvio a giudizio – se c’è previsione più che ragionevole di condanna – o alla archiviazione. Chi, oggi, denuncia lo ‘strapotere dei pubblici ministeri’, con questa riforma lo genererà davvero. A indebolirsi, così, rischiano di essere diritti e garanzie di indagati e imputati. Altro che ‘garantismo’».
Walter Verini (Imagoeconomica).
LibertèEguale difende la separazione delle carriere
Non si è fatta attendere la replica dei vertici dell’associazione, che hanno accusato i due colleghi riformisti di usare «argomenti pregiudiziali contro qualsiasi separazione delle carriere, ma su quelli vale la nostra elaborazione di 25 anni che ha sempre ritenuto infondate le costruzioni ideologiche della comune cultura della giurisdizione che sono incompatibili col modello accusatorio. A noi non riesce che essere coerenti con noi stessi». Ci sono poi argomenti puntuali contro la separazione, tra cui i maggiori poteri ai pubblici ministeri. Un argomento «che stupisce alquanto avendo visto nelle Aule vari parlamentari delle opposizioni con cartelli contro lo strapotere che verrebbe ad avere il governo, critica di segno opposto. Visti i dati relativi alle indagini preliminari, con più del 95 per cento di richieste dei pm accolte dai gip, ci sembra che francamente accumulare più poteri, anche volendo, risulti sostanzialmente impossibile. I dati rilevanti sono nella fase preliminare, dove il processo mediatico sostituisce quello reale e il cittadino spesso non può poi sentirsi vendicato, ove accusato ingiustamente, dalle fasi ulteriori, che spesso non fanno notizia. Né l’appello né la Cassazione possono riparare a quanto avviene prima in termini di lesa dignità di tanti cittadini».
Dario Parrini (Imagoeconomica).
Anche lo schleiniano Bettini per il sì
La giustizia insomma divide il centrosinistra e nello specifico spacca anche i riformisti, che di recente si erano già spaccati sull’ingresso nella maggioranza di Elly Schlein, con il contestato sbarco di Stefano Bonaccini fra i sostenitori della segretaria del Pd. Ora c’è il nuovo fronte sulla giustizia, destinato ad agitare più il centrosinistra – dove non mancano i favorevoli alla modifica costituzionale, anche tra gli amici di Schlein – che il centrodestra. D’altronde persino Goffredo Bettini, certamente un sostenitore di Schlein, al Congresso delle Camere Penali a Catania qualche settimana si è detto favorevole alla separazione: «Se la separazione delle carriere è un segnale verso la terzietà del giudizio per me ben venga. Se c’è l’imputato e due giudici è meglio che i giudici non si sommino ma, al contrario, si distinguano. Non due contro uno. Ma uno e uno. E se c’è un modo per evitare che qualche tipo di sentenza sia al riparo di reciproche convenienze, di scambio di favori, di un clima politicamente intossicato ben venga il superamento delle correnti di potere nella magistratura, affidandosi a altre vie per la costituzione del Csm. Ed evitando che i Pm rispondessero al potere politico che in quel momento comandava». La giustizia, come la politica estera, si conferma una bella grana per dem e affini.
L’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente americano in Florida, ha mostrato una forte sintonia politica e pubblica, ma ha lasciato irrisolti i nodi principali della seconda fase del piano per Gaza promosso dagli Stati Uniti. I due leader hanno evitato di entrare nei dettagli operativi, limitandosi a ribadire obiettivi generali e a incensarsi reciprocamente sul piano politico. Trump ha insistito sul disarmo di Hamas in tempi brevi. In caso contrario, ha avvertito, ci sarebbero conseguenze «molto dure». Ha però separato la questione del disarmo da quella del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, rimanendo vago su quando ciò avverrà: «Ne parleremo». Netanyahu, che spinge per rimanere nella “fase uno”, ha ribadito che prima di passare alla parte successiva del cessate il fuoco Hamas deve restituire i resti di tutti gli ostaggi ancora a Gaza, a partire da quelli dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora riconsegnato.
Trump spinge per la “fase due” della tregua, ma Israele frena
La guerra nella Striscia di Gaza è rimasta formalmente congelata dalla tregua entrata in vigore a ottobre, ma i civili convivono con una grave crisi umanitaria e la situazione sul campo rimane instabile. Israele continua a controllare militarmente il 53 per cento del territorio e, nonostante il cessate il fuoco, si sono registrate centinaia di vittime palestinesi per il fuoco israeliano. Hamas, dal canto suo, conserva un ampio arsenale di armi leggere e ha rifiutato il disarmo completo, riaffermando che non deporrà le armi finché durerà l’occupazione. Trump spinge per l’avvio della “fase due”, che dovrebbe prevedere il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia, il disarmo del gruppo palestinese, l’insediamento di un’autorità palestinese tecnocratica e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Il governo israeliano, invece, punta a mantenere lo status quo della “fase uno”. Secondo ricostruzioni di Axios, Israele non intende ritirarsi completamente né accettare una presenza internazionale che possa limitare la sua azione.
Le divergenze più concrete tra i due leader riguardano gli altri fronti aperti da Israele nella regione. Sulla Cisgiordania, Trump ha ammesso che lui e Netanyahu non sono «al cento per cento d’accordo»: l’amministrazione statunitense si oppone ai piani del governo israeliano per l’annessione e all’espansione delle colonie, mentre Netanyahu continua a subire forti pressioni dalla sua base e dagli alleati dell’estrema destra, che spingono in questa direzione. Ci sono differenze anche sul Libano. Israele ha proseguito gli attacchi aerei nonostante il cessate il fuoco con Hezbollah, mediato dagli Stati Uniti nel novembre 2024, sostenendo che il disarmo del gruppo non stia procedendo in modo efficace. Washington guarda con crescente irritazione a queste operazioni, considerate un rischio per la tenuta dell’accordo. In Siria, l’amministrazione Trump ha avviato una normalizzazione dei rapporti con il nuovo presidente Ahmed al Sharaa, mentre il governo Netanyahu continua attacchi e incursioni, dichiarando di voler garantire la sicurezza del confine settentrionale. Riguardo all’Iran, invece, Trump
Cresce l’attesa per una nuova seduta dei mercati europei, della Borsa italiana e dello spread tra Btp e Bund tedeschi. Sarà l’ultima dell’anno 2025, vista la chiusura prevista per mercoledì 31. Ieri, lunedì 29 dicembre, Milano ha terminato in calo dello 0,38%.
La Camera ha confermato la fiducia al governo sulla manovra con 219 voti favorevoli e 125 contrari. Dopo il voto, i lavori in Aula sono stati sospesi e riprenderanno per proseguire con le votazioni sullo stato di previsione e l’esame di oltre 200 ordini del giorno. La conclusione della discussione e il voto finale sulla legge di bilancio sono programmati per il 30 dicembre all’ora di pranzo. Intanto sul tema dell’età pensionabile, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, arrivando a Montecitorio, ha commentato l’iniziativa della Lega: «Noi siamo intervenuti per ridurre l’aumento perché automaticamente aumentava di tre mesi dal 2027: l’abbiamo ridotto e abbiamo dovuto coprirlo con più di un miliardo. La Lega chiede di ridurlo ulteriormente? Vedremo durante il 2026».
Donald Trump ha definito «produttiva» la telefonata avuta con Vladimir Putin, spiegando che il colloquio si è svolto nella giornata odierna perché, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky, il giorno precedente «era tardi» per contattare il leader del Cremlino. Parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto che restano alcune «questioni spinose», aggiungendo: «Un paio di questioni che si spera risolveremo e poi avremo la pace». Nel corso degli stessi interventi pubblici, Trump ha commentato anche le accuse russe su un presunto tentativo ucraino di colpire una residenzadi Vladimir Putin, affermando che, qualora fosse confermato, «sarebbe una brutta notizia», pur precisando di non disporre di informazioni dirette sull’episodio. Successivamente, alla Casa Bianca, ricevendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Usa ha ribadito di «non sapere niente» delle affermazioni di Mosca relative all’attacco e di «averne solo sentito parlare».
Nelle ultime ore, l’Inps ha annunciato il lancio del nuovo portale delle prestazioni occasionali, un’iniziativa che segna un passo decisivo nel processo di trasformazione digitale dell’istituto. L’aggiornamento, inserito nel più ampio piano di evoluzione dei servizi denominato “PES2025_DCE_MI.105_12”, prevede un radicale restyling della piattaforma. L’obiettivo è quello di rendere la gestione del lavoro autonomo occasionale più fluida e intuitiva per tutti gli utenti coinvolti. In un contesto dove la prestazione occasionale senza partita Iva rappresenta una risorsa fondamentale per il mercato del lavoro, la digitalizzazione diventa lo strumento essenziale per garantire trasparenza e velocità operativa. L’intero processo non può che partire dall’adeguamento dei sistemi alle esigenze tecnologiche.
Nuovo portale delle prestazioni occasionali, a cosa serve?
Una sezione dei servizi offerti dall’Inps sul suo portale (Ansafoto).
Il nuovo portale delle prestazioni occasionali nasce per centralizzare e semplificare gli adempimenti relativi ai diversi strumenti di flessibilità lavorativa. La piattaforma permetterà di gestire in modo integrato sia il contratto di prestazione occasionale che le prestazioni di lavoro occasionale gestite nell’ambito del libretto famiglia, garantendo un accesso rapido alla rendicontazione dei compensi e al versamento della contribuzione. Grazie a questo restyling, il sistema sarà in grado di supportare in modo più efficiente il prestatore di lavoro occasionale, offrendo una panoramica chiara dei propri diritti e delle posizioni assicurative. Il passaggio al lavoro occasionale si focalizza sull’abbattimento della burocrazia. Privati e aziende potranno regolarizzare, infine, le collaborazioni in pochi click grazie a una navigazione ottimizzata per i dispositivi mobili e una user experience nettamente migliorata rispetto alle precedenti versioni.
Dove si trova la sezione delle prestazioni occasionali nel nuovo portale Inps?
La ricerca della sezione dedicata sarà facilitata da una riorganizzazione logica dei menù all’interno del sito istituzionale. Per individuare il nuovo portale delle prestazioni occasionali, gli utenti dovranno accedere all’area MyInps e navigare tra i servizi dedicati al lavoro. La struttura aggiornata prevede sezioni distinte e ben visibili per la prestazione occasionale Inps, dove sarà possibile monitorare il portafoglio virtuale e le ore lavorate. Questo ambiente digitale non è solo un punto di inserimento dati, ma un vero snodo informativo dove scaricare documenti e consultare le guide aggiornate. La transizione verso i voucher di lavoro occasionale del 2026 sarà accompagnata da una messaggistica istantanea e avvisi personalizzati, che guideranno l’utente attraverso il nuovo layout grafico, rendendo immediato il reperimento delle funzioni di pagamento e di consultazione degli estratti conto contributivi.
Accesso degli intermediari alla nuova sezione telematica Inps
Un aspetto cruciale dell’aggiornamento riguarda il potenziamento degli strumenti a disposizione dei professionisti. Il nuovo portale delle prestazioni occasionali introduce, infatti, sezioni specifiche per gli intermediari, ottimizzando la gestione dei flussi per conto di terzi. Nel messaggio 3932 del 24 dicembre 2025, l’Inps spiega che i consulenti del lavoro e gli intermediari abilitati potranno beneficiare di cruscotti di monitoraggio avanzati. Il processo di refactoring permette una sincronizzazione più rapida dei dati e una gestione massiva delle comunicazioni obbligatorie. Questa evoluzione garantisce che l’assistenza fornita ai datori di lavoro sia più precisa e tempestiva, riducendo il rischio di errori formali nella gestione delle prestazioni. L’interfaccia degli intermediari è stata ridisegnata per offrire una visione d’insieme su più posizioni contributive, integrando strumenti di diagnostica che segnalino eventuali anomalie prima della conferma definitiva delle operazioni.
La Corte costituzionale ha stabilito che la legge della Toscana sul fine vita non è illegittima nel suo impianto generale, ma presenta singole disposizioni che oltrepassano le competenze riservate allo Stato. Secondo i giudici, la normativa regionale rientra complessivamente nell’ambito della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e mira a «dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale, al fine di disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che chiedano di essere aiutate a morire». Tuttavia, la Consulta ha rilevato che alcune parti del testo invadono ambiti attribuiti in via esclusiva alla legislazione statale.
Che cosa è stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta
In particolare è stato dichiarato incostituzionale l’articolo 2, che definisce direttamente i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Per la Corte, su questi profili la legislazione regionale non può intervenire, poiché si tratta di «delicati bilanciamenti, che attengono essenzialmente alla materia dell’ordinamento civile e penale», rispetto ai quali le Regioni non possono agire «in via suppletiva della legislazione statale, per così dire “impossessandosi” dei principi ordinamentali individuati da questa Corte». Sono stati inoltre bocciati gli articoli 5 e 6 nelle parti in cui fissano termini rigidi per la verifica dei requisiti e per le modalità di attuazione, giudicati «lesivi dell’esigenza di uniformità sul territorio nazionale. Incostituzionale anche l’articolo 7, comma 1, che obbliga le aziende sanitarie locali a garantire supporto tecnico, farmacologico e assistenza per l’autosomministrazione del farmaco.
Eugenio Giani (Imagoeconomica).
Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha dichiarato: «Esprimo soddisfazione per la pronuncia della Corte Costituzionale che, nella caratteristiche di generalità rispetto al potere legislativo espresso dalla Regione Toscana, ci riconosce la legittimità e i contenuti sulla materia» del fine vita, tema «su cui si è registrata l’assoluta assenza dello Stato quando con sentenza 242/2019 la stessa Corte aveva invitato, a provvedere, il legislatore statale». Giani ha aggiunto che ora «c’è un diritto delle Regioni a legiferare» sul suicidio medicalmente assistito, sottolineando che la «Toscana è stata la prima» e che «il Governo chiedeva d’abrogare la nostra legge».