Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità

Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un messaggio nel quale si annuncia l’arrivo delle integrazioni di pensione di dicembre 2025, grazie alle quali molti pensionati potranno fruire di due indennità aggiuntive, verificabili nel cedolino di questo mese. Oltre all’assegno mensile, infatti, i percettori di pensione riceveranno la quattordicesima mensilità e un’indennità una tantum di 154,94 euro. Ecco, quindi, come verificare chi ha diritto a ricevere le due indennità e trovarne riscontro nel cedolino di pensione di dicembre 2025.

Integrazioni pensione dicembre 2025, a chi spetta il bonus di 154,94 euro?

Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità
La sede Inps in Corso Giulio Cesare a Torino (Ansafoto).

Con il messaggio numero 3781 del 15 dicembre 2025, l’Inps rende noto che sono state completate le elaborazioni per il pagamento delle due indennità di dicembre da erogare a integrazione della pensione di questo mese. Si tratta:

  • del bonus aggiuntivo di 154,94 euro;
  • della cosiddetta “quattordicesima”.

L’Istituto di previdenza stima che saranno oltre 400 mila i pensionati che riceveranno il trattamento integrativo di 154,94 euro. L’indennità è prevista dalla legge numero 388 del 2000. Più nello specifico, il bonus spetta ai percettori di pensioni di importo compreso tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro all’anno e rispetti le seguenti soglie:

  • di reddito personale fino a 11.766,30 euro;
  • di reddito familiare, per i pensionati coniugati, fino a 23.532,60 euro.

L’Inps informa, inoltre, che il pagamento è stato già effettuato in via provvisoria e che le verifiche saranno effettuate in un momento successivo sulla base dei redditi dichiarati dal percettore di pensione.

Pensioni, a chi spetta la quattordicesima mensilità 2025?

Per quanto concerne la quattordicesima mensilità, a dicembre 2025 l’indennità è stata riconosciuta a un totale di 149.580 beneficiari che hanno perfezionato i requisiti nel secondo semestre 2025. In particolare, il beneficio spetta ai percettori di pensione che abbiano compiuto l’età di 64 anni tra agosto e dicembre 2025, purché i loro redditi siano in linea con i limiti previsti. I pensionati interessati ad avere maggiori informazioni sugli importi ricevuti con il pagamento delle pensioni di questo mese, possono effettuare le opportune verifiche sul cedolino di dicembre 2025. Gli stessi, inoltre, possono ricevere le relative notifiche e-mail, App Io e nell’area personale del portale dell’Inps («MyInps») previa indicazione dei propri contatti. Infine, per ulteriori informazioni è possibile consultare il portale dell’istituto di previdenza o rivolgersi di persona alle strutture territoriali di competenza.

La Russa Jr, chiuso con un risarcimento il processo per revenge porn

Si chiude con un risarcimento di 25 mila euro il processo per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio presidente del Senato. La gup milanese Maria Beatrice Parati ha infatti ritenuto congruo il risarcimento proposto, dichiarando il non doversi procedere per il reato di revenge porn, a questo punto estinto. Un anno con pena sospesa invece per Tommaso Gilardoni, amico dj di La Russa (le pm avevano chiesto due anni). Entrambi erano imputati per revenge porn per aver diffuso video intimi di una ragazza con la quale avevano trascorso la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023: la giovane aveva raccontato di aver bevuto due drink con il figlio del presidente del Senato in un locale e di essersi poi risvegliata a mezzogiorno, nuda nel suo letto, senza ricordarsi nulla. L’accusa di stupro era già stata archiviata.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo

C’è un dato che andrebbe scolpito all’ingresso di Palazzo Chigi, prima ancora di qualsiasi discussione su Mercosur, agricoltura, Francia o sovranismo d’accatto: l’Italia vive di export. E oggi l’export italiano è sotto pressione come non lo era da anni. Gli Stati Uniti, dopo il ritorno di una politica commerciale schizofrenica fatta di dazi annunciati, ritirati, rimessi e ricalibrati – inclusi quelli su settori sensibili come la farmaceutica – non sono più il mercato affidabile e lineare che erano. L’Europa cresce poco, la domanda interna ristagna e la produzione industriale italiana è in calo da oltre un anno, con una dinamica negativa quasi continua nel 2024 e nel 2025. In questo contesto, il Pil italiano viaggia su una previsione di crescita attorno allo 0,4 per cento: una cifra che non consente né illusioni né sprechi di opportunità. È dentro questo quadro che va letto l’accordo Ue–Mercosur, negoziato per oltre 20 anni e diventato oggi una cartina di tornasole della capacità europea – e italiana – di scegliere se stare nel mondo o chiudersi per paura. Non come una bandiera ideologica, ma come uno strumento economico.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo
La protesta degli agricoltori francesi contro l’accordo Ue-Mercosur (Ansa).

Tra Ue e Mercosur c’è una relazione complementare, non una sovrapposizione distruttiva

Il Mercosur – composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – significa oltre 260 milioni di consumatori, una classe media in crescita (soprattutto in Brasile) e una domanda strutturale proprio dei prodotti di punta del sistema industriale italiano: macchinari, automazione, tecnologia, chimica e farmaceutica, automotive, beni industriali complessi e agroalimentare di qualità. I numeri sono chiari. Oggi l’Unione Europea esporta verso il Mercosur circa 55 miliardi di euro l’anno e ne importa poco più di 56. Ma conta la composizione, non solo il saldo. Quasi il 90 per cento dell’export europeo verso il Mercosur è composto da manifattura: macchinari, veicoli, prodotti chimici e farmaceutici. Al contrario, oltre il 70 per cento delle importazioni dal Mercosur sono materie prime e prodotti agricoli: soia, mangimi, zucchero, carne, minerali, energia. È una relazione complementare, non una sovrapposizione distruttiva.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo
Ursula von der Leyen (Ansa).

Per il nostro Paese il Mercosur è solo un’opportunità di crescita

Per l’Italia, il Mercosur vale oggi circa 7–8 miliardi di export annuo. Non una cifra enorme, ed è proprio questo il punto: c’è spazio per crescere. L’eliminazione progressiva dei dazi – che oggi arrivano fino al 35 per cento su auto e componentistica, intorno al 20 per cento sui macchinari e penalizzano pesantemente vino, farmaceutica e agroalimentare trasformato – aprirebbe un mercato che oggi è artificialmente chiuso proprio ai nostri prodotti di eccellenza. Le stime più prudenti indicano che, a regime, l’export italiano verso il Brasile potrebbe crescere del 35–40 per cento nel prossimo decennio. Parliamo di 3–4 miliardi di euro aggiuntivi di vendite estere, in una fase storica in cui ogni punto di export conta.

Perché bloccare o rinviare l’accordo equivale a colpire l’Italia due volte

Ma c’è un secondo livello, che a Roma fanno finta di non vedere: la Germania. Berlino spinge sull’accordo Mercosur per un motivo banale quanto decisivo: la sua industria ha bisogno di mercati di sbocco. Se l’export tedesco cresce verso il Sud America, cresce anche la domanda tedesca di componenti, semilavorati e subfornitura italiana. È la solita, solida simbiosi industriale italo-tedesca. Bloccare o rinviare l’accordo con il Mercosur significa colpire l’Italia due volte: direttamente sul nostro export extra-UE e indirettamente sulle filiere europee. Il tema agricolo, agitato come uno spauracchio, è quello su cui la propaganda supera sistematicamente la realtà. L’accordo non apre le porte senza limiti: prevede quote, dazi residui, clausole di salvaguardia e meccanismi di sospensione in caso di squilibri di mercato. Inoltre, il modello agricolo francese – estensivo, iper-sussidiato, orientato ai volumi – non è il modello italiano. Per molte filiere nazionali, a partire dal vino, il Mercosur è un’opportunità commerciale, non una minaccia. Persino nella zootecnia esiste un effetto positivo: mangimi a costi più bassi significano filiere più competitive.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo
Giorgia Meloni e Friedrich Merz (Imagoeconomica).

FdI non riesce a esprimere una linea chiara

Sul Pil nessuno promette miracoli. L’impatto stimato dell’accordo Ue–Mercosur per l’Italia è limitato ma positivo: qualche decimale in più. Ma in un Paese che cresce dello 0,4 per cento, ogni decimale conta, soprattutto se arriva da export e industria, non da debito e bonus. Ed è qui che emerge l’inadeguatezza politica di Fratelli d’Italia, incarnata dal capodelegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza. La sua linea sul Mercosur è un esercizio di confusione permanente: un giorno l’accordo è pericoloso per l’agricoltura, il giorno dopo «un rinvio non sarebbe un dramma», quello successivo si parla di vigilanza e garanzie senza mai arrivare a una posizione chiara.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo
Carlo Fidanza (Imagoeconomica).

Nel frattempo Giorgia Meloni balla sul palco di Atreju, letteralmente. Balla mentre la produzione industriale cala, mentre l’export rallenta, mentre l’Italia fatica a crescere. La politica economica diventa così uno spettacolo grottesco, condito da una retorica dell’odio permanente: contro l’Europa, contro i partner commerciali, contro chiunque non rientri nel perimetro del nemico del giorno. In questo quadro surreale l’unico a far trapelare un barlume di buonsenso è paradossalmente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Quello con «il Mercosur è un buon accordo, può diventare ottimo se dopo 25 anni si riesce a fare un passo definitivo sulla reciprocità», ha dichiarato. «Quello che viene imposto ai nostri produttori europei, che a nostro avviso è corretto, deve essere anche garantito sui prodotti che arrivano. Riteniamo che questo passo in avanti si possa fare». Parole che sembrano provenire da un altro partito. Lollobrigida dice una cosa banalmente vera: gli accordi si migliorano, non si affossano.

Perché rinviare l’accordo Ue-Mercosur per l’Italia è puro autolesionismo
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

Mentre lui ammette che l’impianto dell’accordo è valido, il suo stesso partito continua però a sabotarlo a colpa di ambiguità e dichiarazioni contraddittorie. Dopo oltre 20 anni di negoziati, proseguire a parlare di rinvii sull’accordo Mercosur non è difesa dell’interesse nazionale: è un atto di autolesionismo. In un momento di produzione industriale in calo, export sotto pressione e crescita anemica, l’accordo farebbe bene all’Italia. Non firmarlo – o tenerlo ostaggio di slogan e paure – significa scegliere l’isolamento mentre il mondo si muove. E il prezzo, come sempre, lo pagheranno le imprese. Non chi balla sui palchi.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente

Giorgia Meloni ha parlato alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Tra i principali temi affrontati l’Ucraina e il Medio Oriente. «Manteniamo chiaro che non intendiamo abbandonare Kyiv nella fase più delicata degli ultimi anni», ha dichiarato la premier, aggiungendo che «la Russia si è impantanata» e che «l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo» è insistere sulla deterrenza. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la presidente del Consiglio ha spiegato che «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla coalizione dei Volenterosi con la partecipazione volontaria dei Paesi; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell’articolo 5 della Nato». A proposito del secondo punto, Meloni ha assicurato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ha detto Meloni parlando della decisione sull’eventuale uso degli asset russi congelati, «è chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario» all’Ucraina, ma «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice».

Meloni: «Abu Mazen ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso»

Sul Medio Oriente, Meloni ha detto che il presidente palestinese Abu Mazen (ricevuto due volte a Palazzo Chigi in poco più di un mese) «ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti» e che l’Italia «non si deve sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo». La premier ha poi commentato il piano di pace di Donald Trump che «ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza», sottolineando che «si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso». E poi: «Guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il testo delle stesse comunicazioni sarà consegnato al Senato, dove la discussione è prevista nel pomeriggio, verso le 16.30.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente
Giorgia Meloni (Ansa).

Al termine del dibattito alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a intervenire in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ribadendo la linea del governo in politica estera. «Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche», ha affermato durante le repliche, sottolineando che «L’Italia è in Europa e vuole rafforzare l’occidente».  

Meloni: «L’utilizzo di asset russi solo su basi giuridiche solide»

Sul tema dell’utilizzo degli asset sovrani russi, Meloni ha ribadito: «Io dico sì se la base giuridica è solida». E ha avvertito che un passo falso potrebbe favorire Mosca: «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto», precisando comunque che «Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso ma – puntualizza – bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta».

Sulla Russia: «È meno forte di quanto racconti»

Nel confronto con il deputato Luigi Marattin, che aveva sollecitato un commento sulle recenti dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, la premier ha spiegato: «Io penso che la realtà sul campo in questi quasi quattro anni abbia dimostrato che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare», ha affermato, ricordando che «Certo che quando è iniziata – aggiunge – era una guerra impari». Meloni ha quindi rivendicato i risultati ottenuti grazie al sostegno internazionale: «il lavoro che noi abbiamo fatto racconta una storia un po’ diversa rispetto a quella per cui non c’era niente da fare. Come ho sentito più volte dire dal M5S». Risultati che, ha concluso, «sono obiettivi che sono stati raggiunti con il sostegno occidentale» e sui quali, a suo giudizio, «dovremmo essere consapevoli del nostro peso negli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina

La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.

Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina

Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russi e dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Meloni: «Difficile trovare soluzione sostenibile sugli asset»

Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».

Simone Masè presidente e ceo di British American Tobacco Italia

BAT Italia, parte del gruppo British American Tobacco, ha annunciato la nomina di Simone Masè a presidente e amministratore delegato a partire dal primo gennaio 2026. Prende il posto di Fabio de Petris, che assumerà un nuovo ruolo a livello europeo. Confermato come vicepresidente Andrea Di Paolo. Masè dal 2019 era general manager del Gruppo Lunelli e ceo di Tassoni. In precedenza era stato amministratore delegato di Saatchi & Saatchi e chief marketing officer di Pinko. Ancora prima aveva trascorso oltre 15 anni in Heineken, ricoprendo diversi incarichi.

Film e serie tv più attesi del 2026

Il 2025 sta per terminare ed è già tempo di guardare alla prossima stagione cinematografica. Nelle sale italiane sono pronti a sbarcare alcuni dei titoli più attesi degli ultimi anni, tra cui grandi novità e importanti ritorni. Su tutti, quelli di Christopher Nolan, pronto a svelare il suo adattamento kolossal de L’Odissea di Omero, e degli Avengers dei Marvel Studios con Doomsday, che vedrà di nuovo in scena Robert Downey Jr., stavolta nell’inedita veste del villain. Il 2026 sarà ricco di qualità anche sul piccolo schermo: in arrivo la terza stagione di Euphoria e il prequel di Gomorra. Si partirà subito con il botto il primo gennaio con il finale-evento di Stranger Things. Il meglio del 2026.

I film più attesi al cinema nel corso del 2026

Film e serie tv più attesi del 2026
Un proiettore al cinema (Foto di Alex Litvin via Unsplash).

Il biopic su Michael Jackson e L’Odissea: quali film arriveranno nel 2026

Il 2026 al cinema si aprirà già il primo gennaio con No Other Choice, produzione sudcoreana con la star di Squid Game Lee Byung-hun, iconico volto del Front Man. Il 15 gennaio sarà il turno di 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, sequel diretto di 28 anni dopo uscito appena sei mesi fa con Ralph Fiennes ancora una volta nei panni del dottor Kelson. Il 22 toccherà a Marty Supreme, film sul ping pong Anni 50 con Timothée Chalamet acclamato dalla critica. A febbraio sarà invece il turno dell’atteso Cime tempestose, adattamento del romanzo di Emily Brontë diretto da Emerald Fennell (Saltburn) con Jacob Elordi e Margot Robbie e colonna sonora di Charli XCX. Forte del successo di Frankenstein di Guillermo del Toro, l’opera di Mary Shelley tornerà il 5 marzo con La sposa!, con Jessie Buckley nel ruolo della moglie rianimata della creatura, interpretata da Christian Bale.

Il 24 aprile sarà il momento di ballare e cantare con Michael, atteso biopic sul Re del Pop con Jafaar Jackson, nipote della star, nei panni dello zio protagonista. Cinque giorni dopo torneranno al cinema Miranda Priestly e Andrea Sachs con Il diavolo veste Prada 2, sequel che vedrà ancora una volta in scena Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Il 20 maggio si tornerà nell’universo di Star Wars con The Mandalorian & Grogu, sequel della serie tv Disney+ con Pedro Pascal nei panni del mercenario protagonista. Al suo fianco Sigourney Weaver e Jeremy Allen White. L’estate si aprirà il 17 giugno con il quinto capitolo di Toy Story con le nuove avventure di Buzz Lightyear e Woody. Il 16 luglio toccherà a L’Odissea di Nolan con un cast stellare che vede in scena Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Charlize Theron, Robert Pattinson e Anne Hathaway.

A dicembre sarà duello fra Dune – Parte 3 e Avengers: Doomsday

A ottobre i cinema accoglieranno Judy, nuovo film di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise nei panni dell’uomo più potente del pianeta che intraprende un’apparente missione suicida. Il 18 dicembre spazio invece a due colossi della stagione. In sala il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Dune diretta da Denis Villeneuve. La trama si concentrerà su un Paul Atreides – sempre interpretato dall’eccezionale Chalamet – ormai sull’orlo della follia, prendendo spunto dal capolavoro letterario di Frank Herbert Messiah. Parallelamente uscirà anche Avengers: Doomsday, l’ultimo disperato tentativo dei Marvel Studios di riaccendere l’interesse verso i supereroi che hanno costantemente perso appeal. Per l’occasione tornerà anche Robert Downey Jr., che lasciata l’armatura di Iron Man è pronto a indossare il costume del dottor Destino.

Dal finale di Stranger Things 5 a Euphoria 3, le serie tv più attese del 2026

Per quanto riguarda il piccolo schermo, grande attesa il primo gennaio per l’ottava e ultima puntata di Stranger Things 5, che chiuderà definitivamente la serie sul Sottosopra firmata dai fratelli Duffer. Il 18 toccherà invece a Il cavaliere dei sette regni, nuovo spin-off/prequel de Il Trono di Spade con cui debutterà in Italia la piattaforma HBO Max. Protagonisti, circa un secolo prima della serie madre, Sir Duncan l’Alto e il suo scudiero Egg. A fine mese su Netflix sarà la volta di Bridgerton 4, prevista in due volumi. A marzo lo streamer rilascerà One Piece 2 con le nuove avventure di Cappello di Paglia e della sua ciurma tratte dall’omonimo manga giapponese. In aprile, dopo quattro lunghi anni di attesa, uscirà la terza stagione di Euphoria con Zendaya affiancata da star come Sidney Sweeney e Jacob Elordi. Ancora da confermare la data di uscita di Blade Runner 2099, serie televisiva spin-off del cult di Ridley Scott: nel cast Michelle Yeoh e Hunter Schafer.

Archiviato il successo di Stranger Things, Matt e Ross Duffer sono pronti a svelare il nuovo progetto streaming. Nel 2026 arriverà Something Very Bad is Going to Happen, la cui trama è ancora avvolta nel mistero: parlerà di una coppia durante la settimana che precede il loro matrimonio sventurato. A giugno uscirà invece su HBO Max e Sky Atlantic House of the Dragon 3, che riprenderà la Danza dei Draghi nel momento più delicato per Rhaenyra Targaryen. Ancora da confermare invece il debutto nel nostro Paese – negli Usa uscirà a febbraio – del revival di Scrubs che riporterà sugli schermi JD e Turk. E dall’Italia? Il 9 gennaio su Sky e Now uscirà Gomorra – Le origini, prequel della fortunata serie tratta dal libro di Roberto Saviano che racconterà la giovinezza di Pietro Savastano. A febbraio su HBO Max ci sarà Portobello con Fabrizio Gifuni nei panni di Enzo Tortora.

È stato ritirato l’emendamento sul tetto al contante

È stato ritirato l’emendamento che avrebbe modificato le regole sull’uso del contante portando il tetto massimo a 10 mila euro. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e a prima firma di Gelmetti, era stata depositata nell’ambito dell’esame della legge di bilancio 2026 ma non proseguirà l’iter parlamentare. Lo riporta l’Ansa.

Cosa prevedeva l’emendamento sul tetto al contante

L’emendamento prevedeva, a partire dal primo gennaio 2026, un innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti fino a 10 mila euro. Il meccanismo ipotizzato introduceva però un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro per tutte le transazioni in contanti comprese tra 5.001 e 10 mila euro, accompagnata dall’obbligo di emissione della fattura. Oltre i 10 mila euro sarebbe rimasto il divieto assoluto di utilizzo del contante. La Lega aveva annunciato il proprio sostegno, mentre il testo doveva ancora essere esaminato dalla Commissione bilancio del Senato. Con il ritiro dell’emendamento, però, il quadro normativo resta invariato. Attualmente in Italia è possibile effettuare pagamenti in contanti solo fino a un massimo di 5 mila euro: oltre questa soglia è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili, come carte o bonifici. Il limite all’uso del contante è uno degli strumenti storicamente utilizzati per contrastare evasione fiscale e riciclaggio, e nella forma attuale è in vigore dal 2023.

Mozilla, Anthony Enzor-DeMeo è il nuovo Ceo

Anthony Enzor-DeMeo è il nuovo Chief Executive Officer di Mozilla. Già direttore generale di Firefox, subentra a Laura Chambers, che ha ricoperto la carica di amministratrice delegata ad interim negli ultimi due anni. La nomina arriva in una fase piuttosto delicata per l’azienda informatica, impegnata in sfide complesse fra ristrutturazione, tagli al personale e un’importante dipendenza economica dagli accordi con Google: il tutto, in un mercato tecnologico fortemente dominato dall’intelligenza artificiale. «Firefox rimarrà il nostro punto di riferimento», ha affermato Enzor-DeMeo in una nota. «Si evolverà in un moderno browser basato sull’IA e supporterà un portfolio di nuovi e affidabili software aggiuntivi». Nel 2026 è previsto l’arrivo di una nuova AI Mode che consentirà agli utenti di scegliere fra più modelli di intelligenza artificiale tra privati e open source.

Chi è Anthony Enzor-De Meo, nuovo Ceo di Mozilla

Formatosi alla Business School del MIT, Anthony Enzor-DeMeo è entrato in Mozilla a dicembre 2024 come Senior Vice President del browser Firefox, di cui a luglio 2025 è diventato General Manager. In precedenza, aveva lavorato per circa due anni in Roofstock, piattaforma di investimento e analisi dei dati, dapprima come Chief Product Officer e in un secondo momento anche come responsabile della divisione tecnologica. «Sono onorato di diventare il Ceo di Mozilla Corporation», ha spiegato in una nota su LinkedIn. «Un anno fa credevo che IA e browser fossero in rotta di collisione: ora mi è chiaro che un incrocio è possibile. La gente si fida di Mozilla. Abbiamo guadagnato quella fiducia facendo la cosa giusta anche per il web. Credo profondamente in ciò che possiamo costruire e in un Internet che le persone meritano».

Stellantis, Eric Laforge alla guida della divisione Pro One

Stellantis ha annunciato la nomina di Eric Laforge come nuovo responsabile della business unit globale Pro One. Assumerà l’incarico dal primo gennaio, subentrando ad Anne Abboud. Stellantis Pro One è una divisione della holding creata nel 2023, che incorpora sei marchi di veicoli commerciali europei e statunitensi: Citroen, Fiat Professional, Peugeot, Vauxhall/Opel e Ram Trucks.

Chi è Eric Laforge

Laforge vanta una carriera di oltre tre decenni nel settore automotive, iniziata nel 1990 in Fiat. Da allora ha trascorso diversi anni nell’area commerciale in Francia e Italia, ricoperto poi diverse posizioni chiave, come quella di ceo di Fiat Chrysler Automobiles (FCA) in Svizzera e in Germania. Dal 2015 al 2018 è stato Responsabile di diversi mercati nell’ambito di MOPAR Parts & Services. Nel 2019 è stato nominato direttore dei reparti Autovetture e Veicoli commerciali leggeri per la regione Central Europe di FCA, assumendo poi il ruolo di Responsabile di Fiat Professional. Nel 2021 è stato nominato responsabile della business unit dedicata ai veicoli commerciali di Stellantis in Europa. Dal 2023 all’inizio del 2025 è stato Responsabile dei marchi Jeep, Ram e Dodge nel perimetro dell’Europa allargata. Da primo aprile è stato vicepresidente per i servizi commerciali del Gruppo Renault.

Beni russi congelati, Euroclear a rischio di taglio del rating

L’agenzia Fitch ha avvertito Euroclear di un possibile declassamento del suo attuale rating AA a causa del «potenziale aumento dei rischi legali e di liquidità» derivanti dai piani dell’Unione europea di utilizzare gli asset della Banca Centrale della Federazione Russa – immobilizzati presso la società belga – per un prestito di risarcimento all’Ucraina. Fitch Ratings, intanto, ha posto sotto “osservazione negativa” Euroclear, che per effetto delle sanzioni imposte nel 2022 dall’Ue detiene 185 miliardi di euro di beni russi congelati all’inizio della guerra. Dopo il blocco indeterminato degli asset sovrani russi sulla piattaforma belga, Mosca ha chiesto a Euroclear un risarcimento di circa 200 miliardi di euro.

Matthew Perry, condannato anche un secondo medico

Un secondo medico californiano è stato condannato per la morte di Matthew Perry, deceduto il 28 ottobre 2023 per overdose da ketamina. Il dottor Mark Chavez dovrà scontare otto mesi ai domiciliari e tre anni di libertà vigilata per aver venduto l’anestetico a Salvador Plasencia, a sua volta condannato a inizio dicembre a 30 mesi di carcere per aver fornito direttamente il farmaco al divo di Friends. Entro i prossimi mesi arriveranno anche le sentenze per altri tre indagati, tra cui un assistente dell’attore, un altro medico e una spacciatrice, nota come la Regina della ketamina, che si sono già dichiarati colpevoli per diversi capi d’accusa.

Matthew Perry, condannato anche un secondo medico
Matthew Perry in uno scatto del 2005 (Ansa).

Chavez non ha fornito la ketamina direttamente a Matthew Perry

Secondo quanto emerso dalle indagini, Mark Chavez non ha consegnato direttamente la ketamina a Matthew Perry, che ne assumeva piccole dosi per curare la sua depressione. Come ha lui stesso confessato, ha ottenuto il farmaco da un distributore all’ingrosso con una prescrizione fraudolenta e l’ha venduta a Plasencia, che a sua volta si rapportava con la star. Chavez ha infatti presentato una ricetta per 30 pastiglie a nome di un’ex paziente, senza che quest’ultima ne fosse a conoscenza o ne avesse dato il consenso. I pubblici ministeri hanno scoperto che i due medici hanno collaborato con Kenneth Iwamasa, assistente di Perry, per fornirgli dosi per 50 mila dollari nelle settimane che hanno preceduto la morte. La transazione faceva parte di un piano più ampio in cui intendevano sfruttare la dipendenza dell’attore per arricchirsi. Chavez ha anche dovuto rinunciare alla licenza medica.

Avatar, Disney e James Cameron accusati di violazione del copyright

James Cameron e Disney accusati di violazione del copyright per la saga di successo Avatar. Proprio nel giorno in cui il terzo capitolo, Fuoco e cenere, debutta nei cinema di tutto il mondo, il regista e la major statunitense sono stati citati in giudizio presso un tribunale federale della California. Ad alzare la voce è Eric Ryder, animatore 3D che afferma di aver collaborato con il cineasta alla fine degli Anni 90, secondo cui Cameron ha copiato un suo lavoro per realizzare La via dell’acqua, secondo capitolo di Avatar uscito nel 2022. Chiesti 500 milioni di dollari di risarcimento e lo stop alla distribuzione del nuovo film nelle sale. Ancora nessuna risposta da parte dei diretti interessati.

Perché James Cameron è stato accusato di violazione del copyright per Avatar

A ricostruire la vicenda è Reuters. Eric Ryder sostiene di aver ideato, negli Anni 90, un suo racconto di fantascienza dal titolo KRZ che presenta forti somiglianze con il cult Avatar. Protagonisti del film sono in entrambi i casi «esseri antropomorfi, un vasto ambiente oceanico e una sinistra corporazione terrestre impegnata in operazioni minerarie dannose per l’ambiente sulla luna di un pianeta gassoso gigante». Chiari i rimandi, quindi, a Pandora, teatro delle avventure dell’ex Marine Jake Sully (Sam Worthington) che decide di appoggiare la causa dei nativi Na’Vi contro le pretese degli umani, che dal pianeta intendono estrarre preziosi materiali da portare sulla Terra. La denuncia non si ferma qui. Secondo Ryder, Cameron ha copiato per il secondo capitolo, La via dell’acqua, l’idea della raccolta di una sostanza organica di origine animale con proprietà in grado di prolungare la vita umana.

Avatar, Disney e James Cameron accusati di violazione del copyright
Il regista James Cameron (Ansa).

Non è la prima volta che Ryder accusa James Cameron

Quella intentata in California non è la prima causa di Eric Ryder contro James Cameron. L’animatore aveva denunciato il regista di Titanic anche nel 2011 per il primo Avatar, ma un tribunale dello Stato aveva respinto le accuse dopo aver scoperto che il premio Oscar aveva ideato il suo cult fantasy ben prima che Ryder presentasse il suo KRZ. «Questa nuova azione non è un tentativo di rimettere in discussione precedenti rivendicazioni», ha precisato l’accusa. «Contesta nuovi atti di copia che si verificano per la prima volta in Avatar 2».

Riello torna italiana: Ariston acquisisce il 100 per cento della società

Ariston Group acquisisce il 100 per cento di Riello, azienda leader nel settore dei sistemi per il riscaldamento e il condizionamento, che nel 2015 era entrata a far parte di United Technologies Corporation e che dal 2020 era di proprietà della statunitense Carrier Corporation, L’accordo prevede un valore d’impresa di 289 milioni di euro e l’acquisizione sarà finanziata con fondi propri di Ariston. Il closing è previsto entro la fine del primo semestre 2026.

Riello ha 1.150 dipendenti, la metà in Italia

Tutte le principali strutture industriali di Riello (fondata nel 1922 a Legnago, provincia di Verona) verranno trasferite ad Ariston, inclusi gli stabilimenti produttivi di Legnago e Volpago (Veneto), Torun (Polonia), Shanghai (Cina), il sito di assemblaggio e testing di Mississauga (Ontario, Canada) e i centri R&D di Lecco (Lombardia) e Angiari (Veneto). Circa 1.150 dipendenti Riello entreranno a far parte di Ariston, circa la metà basata in Italia. Nel 2025 Riello prevede di raggiungere circa 400 milioni di euro di ricavi netti e circa 35 milioni di euro di Ebitda rettificato.

Urso: «Passaggio industriale di rilievo strategico»

«Il Gruppo Riello, indiscusso protagonista dell’industria italiana, torna dopo anni in mani italiane. L’acquisizione da parte di Ariston Group chiude un percorso complesso, seguito in ogni sua fase dal Mimit, e segna un passaggio industriale di rilievo strategico». Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy: «L’operazione rafforza la filiera del Paese, tutela l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive, nell’ambito di una strategia di crescita solida e di lungo periodo».

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo

La Fiorentina è ultimissima in classifica, a un passo dalla serie B, a pochi mesi dai teorici festeggiamenti per l’anno del centenario (1926-2026). I giornalisti esperti di statistiche, come Andrea Trapani, sono lapidari: «Al momento siamo a otto punti dalla salvezza, quattro o cinque partite in cui le altre (almeno cinque squadre) dovrebbero iniziare a perdere sempre o quasi per farsi superare». Il cielo fiorentino è plumbeo come l’animo dei tifosi che non sanno più come prenderla. Rassegnazione, rabbia, sarcasmo. Le hanno provate tutte. È persino arrivata, qua e là, la richiesta di soccorso della politica, come se la politica potesse farci qualcosa. Sembra essere tuttavia una richiesta preventiva, in caso di fallimento della società. Ci pensi il Comune, ci pensi la Regione, ci pensino i parlamentari.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
La Fiorentina dopo la sconfitta contro l’Hellas Verona, il 14 dicembre 2025 (Ansa).

Le voci di una cessione imminente smentite da Commisso

Già una volta la Fiorentina fu salvata dalla politica. Fu l’allora sindaco Leonardo Domenici a guadagnarsi un posto nella hall of fame della squadra che fu di Batistuta e Rui Costa: «Il primo agosto 2002, giorno della cancellazione della Fiorentina, il sindaco di Firenze, assieme all’assessore allo Sport Eugenio Giani, costituì la società “Fiorentina 1926 Florentia srl” per salvare il titolo sportivo della Fiorentina e consentire l’arrivo di una nuova proprietà», ricorda il sito Museo Viola, ricco di dettagli interessanti sulla storia della squadra. Le cose oggi sono un po’ diverse, ma la città e la sua tifoseria sono cadute in una profonda depressione, sicché qualsiasi argomento o ragionamento semi-razionale non trova sponda. Nemmeno le parole del patron, Rocco Commisso, sono servite. L’imprenditore italoamericano ha problemi di salute che lo tengono lontano da Firenze (e che si sono aggiunti all’improvvisa scomparsa, nel 2024, del direttore generale Joe Barone), ma questo non gli impedisce di aggiornarsi su quel che succede. Comprese le voci che danno per imminente la cessione della Fiorentina. Più un desiderio di parte della tifoseria, politica compresa, che non dello stesso Commisso. «Queste voci non fanno altro che destabilizzare ulteriormente l’ambiente quando, invece, ci vorrebbe una grande compattezza da parte di tutti», ha detto l’imprenditore di origine calabrese a La Nazione. «Se avessi ragionato in questa maniera ogni volta che mi sono trovato in difficoltà con una mia azienda, oggi Mediacom non rappresenterebbe l’eccellenza che è! Tutte le aziende attraversano momenti di difficoltà ma la lungimiranza di chi guida una società sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso».

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Rocco Commisso (Ansa).

Un campionato disastroso nonostante gli investimenti

Intanto la Viola continua a perdere. Domenica 2 a 1 in casa contro l’Hellas Verona. In campionato non ha ancora vinto una partita, ha appena sei punti. Un vero disastro, impensabile a inizio stagione. Soprattutto dopo tutti i soldi spesi da Commisso in questo anno. Prima per fare il Viola Park, un gioiello alle porte di Firenze, a Bagno a Ripoli, costato 121 milioni di euro. Poi per il calciomercato di quest’anno. Novanta milioni di euro spesi per riscattare e comprare giocatori. Un allenatore di esperienza come Stefano Pioli, rientrato in Italia dopo due anni a Riad, al posto di Raffaele Palladino.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Stefano Pioli (Ansa).

Pioli, che non ha mai legato davvero con lo spogliatoio, è stato esonerato ma resta sotto contratto fino al 2028. «Per provare a capire cosa c’è dietro la crisi bisogna ripartire dall’inizio», ha detto l’ex portiere Giovanni Galli al Corriere della Sera. «L’ingaggio di Stefano, un tecnico esperto che ha vinto uno scudetto meraviglioso con il Milan, ha liberato inconsciamente i dirigenti. Avranno pensato che dopo due allenatori bravi ma giovani, come Italiano e Palladino, era arrivato il momento di rilassarsi. Una società non può mai abbassare la guardia». Ora c’è Paolo Vanoli, a rischio esonero pure lui.

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Paolo Vanoli (Ansa).

«Firenze non merita questo scempio», ha twittato Matteo Renzi, ex sindaco, ex presidente del Consiglio, tifoso della Fiorentina.

La surreale vicenda del Franchi

C’è d’altronde una forte identificazione fra la città e la sua squadra di calcio. Un orgoglio di strapaese che talvolta rischia di non far vedere i limiti sia della città sia della squadra. Però questo sembrava davvero l’anno della Fiorentina, candidata ad arrivare fra le prime sei. Le motivazioni andranno scandagliate, prima o poi si capirà che cos’è successo. C’è chi ritiene che le motivazioni extracalcistiche abbiano pesato non poco. E qui si torna alla politica. Come la vicenda della ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi. Surreale, certo.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze (Ansa).

Breve recap: Commisso avrebbe voluto pagare di tasca sua il nuovo stadio, portandolo fuori da Campo di Marte, quartiere di Firenze che da sempre ospita il Franchi. Il problema è che la politica – Comune e Regione – hanno sempre detto no. Lo stadio della Fiorentina in mano ai privati? Giammai. Per giustificare il diniego tutti, compreso a suo tempo Eugenio Giani, citavano l’eccesso di presunta megalomania di Commisso, che sul Viola Park ha messo un insegna gigantesca con il suo nome: “Rocco B. Commisso”. E allora? Uno spende 120 milioni di euro e non può neanche metterci il nome sopra? Sarà pure un’americanata, come dice qualcuno, ma Firenze ci campa con le americanate da sempre. La città è un’immensa Disneyland da visitare in un giorno e mezzo, da troppi scambiata per un immaginario gabinetto a cielo aperto per espellere i propri malesseri, che male avrebbe fatto una scritta sul nuovo Franchi o come si sarebbe chiamato? Sicché i lavori di ristrutturazione, necessari per rendere più sicuro lo stadio, sono cominciati senza i soldi di Commisso. La Fiorentina, che paga l’affitto al Comune per giocare al Franchi, affronta gli avversari in uno stadio che è un cantiere e ha la metà dei posti rispetto ai 40 mila previsti (gli altri sono inagibili). Il che non è certo un aiuto allo spirito di una squadra che avrebbe bisogno del sostegno dei suoi tifosi non a mezzo servizio. L’anno scorso, con lo stadio mezzo vuoto per via dei lavori, la squadra arrivò sesta con 65 punti. Sembra un’altra epoca, quando la Fiorentina sembrava avere ancora una prospettiva solida.

Warner Bros. Discovery verso il no all’offerta di Paramount

Warner Bros. Discovery punta dritto su Netflix. Secondo Reuters, che ha citato alcune fonti vicine all’operazione, il consiglio di amministrazione sarebbe infatti pronto a chiedere ai propri azionisti di votare contro l’offerta pubblica da 108,4 miliardi di dollari di Paramount Skydance. Contestualmente, chiederà di rinnovare l’impegno nei confronti di Netflix, che sul piatto ne aveva messi circa 83 miliardi (72 di valore di mercato e 10 di debito netto) per le divisioni cinematografica e streaming. La mossa segnerebbe dunque non solo un nuovo capitolo nella saga di acquisizione del gigante americano, ma potenzialmente l’ultima svolta verso la corsa ad asset che potrebbero cambiare per sempre il volto dello spettacolo internazionale.

Warner Bros. Discovery, Jared Kushner si tira fuori dalla corsa

L’indiscrezione è arrivata proprio nel momento in cui Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente Usa che ha spesso dimostrato forte interesse negli sviluppi dell’acquisizione, si è tirato fuori dalla corsa. La sua società di investimento Affinity Partners, come ha spiegato in una nota a Bloomberg, non fa parte dell’offerta di Paramount Skydance. «Con due forti concorrenti in lizza per assicurarsi il futuro di questo asset americano, abbiamo deciso di non perseguire più l’opportunità», si legge in un comunicato, in cui ha ribadito ancora una volta come la proposta della famiglia Ellison rappresenti la miglior prospettiva per Warner Bros. Discovery. Fuori dalla lista dei partner finanziari anche la cinese Tencent, società che fornisce servizi di IA e cloud computing e che aveva impegnato 1 miliardo di dollari, a causa delle preoccupazioni del cda di WBD sulla proprietà straniera.

Warner Bros. Discovery verso il no all’offerta di Paramount
Il logo di Warner (Ansa).

Che succederà ora? Il 16 dicembre, le azioni di Warner sono state scambiate a 29 dollari, segno che gli investitori si aspettano forse un nuovo rilancio da parte degli Ellison con Paramount. Netflix aveva accettato di pagare infatti 27,75 dollari per azione in contanti e azioni per gli studi Warner Bros. e il servizio streaming HBO Max (pronto a debuttare anche in Italia a metà gennaio), mentre Paramount si era spinta fino a 30 dollari per azione per l’intera società, compresa la televisione via cavo. L’offerta pubblica degli Ellison scadrà l’8 gennaio, termine ultimo entro cui la società potrà presentare una nuova offerta migliorativa.

Rob Reiner, il figlio Nick incriminato per l’omicidio dei genitori

Nick Reiner, il figlio del regista Rob Reiner e della fotografa Michele Singer, è stato incriminato dalla polizia di Los Angeles con l’accusa di omicidio dei genitori. Il 32enne era stato arrestato domenica, dopo che la figlia minore della coppia, Romy, aveva trovato i genitori senza vita nella loro casa a Los Angeles, con delle ferite da arma da taglio. Le accuse a suo carico, secondo quanto riporta la Cnn, comportano una pena massima all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata, o la pena di morte.

Nick Reiner ha più volte parlato della sua lotta contro la tossicodipendenza

Nick Reiner lavorava come sceneggiatore ed è cresciuto a Los Angeles insieme ai fratelli Jake e Romy. In varie interviste e in un podcast del 2018, ha parlato apertamente della sua lotta contro la tossicodipendenza. È entrato per la prima volta in un centro di riabilitazione a soli 15 anni, e ha affrontato più ricadute nel corso del tempo. Ha parlato apertamente anche dei conflitti familiari legati all’uso di droghe e delle difficoltà nel mantenere una stabilità, inclusi periodi in cui è rimasto senza casa. La sua esperienza ha ispirato il film Being Charlie del 2015, coscritto da lui e diretto dal padre. Negli ultimi tempi viveva in una dependance nella proprietà di famiglia. La sera precedente all’omicidio, aveva partecipato con i genitori a una festa di Vatale a casa del comico Conan O’Brien. Durante l’evento, il 32enne e il padre sarebbero stati visti discutere e lasciare la festa. Non è chiaro se e in che modo quell’episodio sia collegato alla morte dei due coniugi.

Affitti brevi, respinto il ricorso del governo sulla legge in Toscana

La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Toscana e ha respinto il ricorso del governo contro la legge regionale sul turismo, approvata lo scorso dicembre. L’esecutivo, infatti, aveva impugnato in primavera la legge e la Regione, in tutta risposta, si era costituita in giudizio. Una scelta azzeccata, visto che la Consulta ha respinto il ricorso in ogni profilo di impugnazione. Per la Corte non ci sono né rischi di ingerenza in materia di competenza statale né profili di violazione della libertà d’impresa. Le norme approvate dal Consiglio regionale toscano riguardano gli affitti brevi e i b&b.

Tra queste c’è la regola che permette ai Comuni ad alta densità turistica di introdurre limiti specifici alle locazioni brevi in alcune zone della città. Sono state considerate legittime anche le disposizioni con cui è imposta la gestione in forma imprenditoriale della ricezione turistica nelle abitazioni civili. E restano legittime anche le norme sui limiti di dimensioni per affittacamere e b&b. Il governo aveva sollevato questioni anche sulla possibilità data agli alberghi di associare nella gestione unità esterne, purché entro i 200 metri. Per la Corte la materia è il turismo, quindi resta in capo alla singola Regione e non allo Stato.

Oscar 2026, annunciate le shortlist

L’Italia non sarà rappresentata ai premi Oscar 2026 da Familia. Il film di Francesco Costabile è fuori dalla shortlist composta dai quindici titoli che si contenderanno l’Oscar per il Miglior film internazionale. Le pellicole in gara saranno L’agente segreto (Brasile), Belén (Argentina), Homebound (India), Kokuho (Giappone), La mia famiglia a Taipei (Taiwan), No Other Choice (Corea del Sud), Palestine 36 (Palestina), Un semplice incidente (Francia), Sentimental Value (Norvegia), Sirât (Spagna), Il suono di una caduta (Germania), La torta del presidente (Iraq), Tutto quello che resta di te (Giordania), L’ultimo turno (Svizzera), La voce di Hind Rajab (Tunisia). Può esultare, invece, Mattia Buriani. Il regista bolognese è rientrato nella shortlist dei corti animati con il suo Playing God. Il 22 gennaio 2026 l’Academy renderà note le cinquine per ogni categoria. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 15 marzo.