Sulla prescrizione il governo ha respinto l’offensiva del centrodestra

No dell'Aula della Camera alla richiesta d'urgenza per l'esame della proposta di legge del forzista Costa. Maggioranza compatta, Italia viva non partecipa alla votazione.

No dell’Aula della Camera alla richiesta d’urgenza per l’esame della proposta di legge Costa in materia di prescrizione presentata da Forza Italia e che vuole annullare la riforma Bonafede. I deputati di Italia viva non hanno partecipato alla votazione. La richiesta è stata bocciata con 245 no, 219 sì e due astenuti. Il governo ha votato compatto, col Movimento 5 stelle che ha applaudito all’operato del Partito democratico. «Il fatto che il Pd abbia votato contro l’urgenza della pdl Costa per rinviare l’entrata in vigore della riforma della prescrizione è un segnale che accogliamo con piacere. Adesso concentriamoci con unità di intenti sulla riforma che dimezza i tempi del processo penale».  I renziani, dopo aver minacciato di votare a favore, hanno scelto di non partecipare al voto: «Riconosciamo l’urgenza e la riconoscono avvocati in sciopero e magistrati fuori dal parlamento», hanno annunciato i deputati Iv in una nota. «Per non creare divisioni pretestuose nella maggioranza ed evitare strumentalizzazioni su un voto procedurale, ci limitiamo a non votare. Chiediamo al governo subito una soluzione, perché ogni discussione su prescrizione e riforma processo penale è ferma».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Marcello Dell’Utri ha scontato la pena ed è tornato in libertà

L'ex senatore di Forza Italia ha ricevuto il provvedimento di scarcerazione nell'abitazione all'interno della quale stava scontando i domiciliari da luglio 2018. Il 12 dicembre i giudici di Milano decideranno sulla libertà vigilata.

Dopo cinque anni Marcello Dell’Utri è di nuovo un un uomo libero. Il 3 dicembre i carabinieri hanno consegnato il provvedimento di scarcerazione all’ex senatore, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri era atteso verso le 10.30 alla stazione dei carabinieri di Segrate (Milano) per ritirare il decreto di scarcerazione, ma poco dopo quell’ora due militari si sono recati per consegnargli il documento nell’abitazione, intestata alla moglie, a Milano 2, dove da luglio 2018 si trovava ai domiciliari per motivi di salute.

PER IL MOMENTO NESSUNA USCITA PUBBLICA

Dell’Utri, a quanto si è saputo informalmente da chi ha avuto modo di parlargli, sta bene e avrebbe intenzione di evitare uscite pubbliche per una decina di giorni. All’ingresso del palazzo dove l’ex senatore di Forza Italia ha ricevuto il provvedimento di scarcerazione, si radunata una piccola folla di giornalisti e fotografi.

I GIUDICI DECIDERANNO SULLA LIBERTÀ VIGILATA

Intanto, è stata fissata per il 12 dicembre dal magistrato di sorveglianza di Milano l’udienza per valutare se sia ad oggi socialmente pericoloso e quindi decidere se applicare o meno l’eventuale misura di sicurezza della libertà vigilata con le relative prescrizioni. Il fascicolo di Dell’Utri è di competenza del giudice Giulia Turri.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Contro Macron Trump si riscopre paladino della Nato

Il presidente Usa al vertice dei 70 anni dell'Alleanza Atlantica attacca l'omologo francese e le sue parole sulla morte cerebrale dell'organizzazione. L'Eliseo rischia di restare isolato sulla Difesa europea.

Il summit che celebra il 70esimo anniversario della Nato non è ancora partito, ma i suoi protagonisti hanno già fatto capire che non sarà un ritrovo amichevole. Le premesse del vertice di Londra erano già quelle di una resa dei conti tra i leader degli Stati membri, con posizioni sempre più distanti tra loro per quel che riguarda il futuro dell’Alleanza Atlantica. Per la prima volta nella storia dell’organizzazione nata dopo la Seconda guerra mondiale, le minacce che vengono dai dissidi interni sembrano superare quelle esterne. Ad aprire le danze è stato, come di consueto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Appena atterrato nel Regno Unito ha sferrato il suo attacco contro il presidente francese Emmanuel Macron. «È stato molto offensivo a parlare di morte cerebrale della Nato», ha detto il tycoon, definendo le parole del capo dell’Eliseo come «molto, molto malevoli» nei confronti dei 28 Paesi alleati. Una predica che arriva dal pulpito che più di qualunque altro ha criticato l’Alleanza Atlantica in questi anni, definendola «obsoleta» e «piena di scrocconi» diverse volte.

I TENTATIVI DI MACRON NON PIACCIONO A TRUMP

Questa volta, però, la difesa dell’organizzazione fa gioco al presidente Usa, che cerca di isolare il più possibile l’omologo francese nel suo tentativo di prendere il controllo della discussione sul futuro della difesa comune europea. Trump non è l’unico a vedere di cattivo occhio i tentativi di Macron, che rischia di essersi spinto un po’ troppo in la con gli attacchi all’Alleanza.

ANCHE JOHNSON E MERKEL DIFENDONO LA NATO

La Nato «è in buona salute» ed è un simbolo di «fantastico successo», ha detto da parte sua Johnson, «il mio messaggio a tutti i leader in arrivo nel Regno Unito, al presidente Trump, al presidente Macron, alla cancelliera Merkel e a tutti i nostri amici», è «guardate, siamo una grande alleanza che ha avuto un fantastico successo per 70 anni e ha portato pace e prosperità». La cancelliera aveva già ribattuto ai commenti di Macron nei giorni scorsi, promettendo più impegno nella Nato nei prossimi anni.

TRUMP: «JOHNSON MOLTO COMPETENTE»

Trump ha elogiato Johnson come un uomo «molto competente», annunciando che lo vedrà faccia a faccia a margine del vertice. Parlando nella sede dell’ambasciata Usa, il presidente si è detto peraltro pronto a lavorare anche col leader laburista Jeremy Corbyn, con cui in passato ha polemizzato, se vincerà le elezioni del 12 dicembre. «Posso lavorare con chiunque, sono una persona con cui è facile lavorare», ha risposto al riguardo.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Bocciato l’emendamento contro il reddito di cittadinanza ai terroristi

Forza Italia voleva togliere l'assegno a chi lo percepisce mentre sta scontando ancora la pena: «Specialmente per reati come l'omicidio, la pedofilia, la violenza sessuale». La maggioranza ha respinto la proposta di modifica.

Mentre si discute sull’efficacia del reddito di cittadinanza c’è una delicata questione proprio legata alla misura bandiera del Movimento 5 stelle introdotta dal governo gialloverde che rischia di diventare un caso politico. Quella dell’assegno percepito dai condannati per terrorismo. Che dovrebbe restare così com’è.

PROPOSTA DELL’AZZURRA GIAMMANCO

Gabriella Giammanco, vice presidente del gruppo Forza Italia al Senato, ha infatti spiegato che l’emendamento che ha presentato alla legge di Bilancio per togliere il reddito a certi tipi di condannati è stato respinto dalla maggioranza in Commissione: «Ora dovranno giustificarlo agli italiani».

I CASI DI CRONACA TRA CONTRABBANDIERI E PORSCHE

La Giammanco ha detto che «il reddito di cittadinanza è una misura che fa acqua da tutte le parti, come i casi di cronaca (tra contrabbandieri di sigarette e spacciatori con la Porsche pagati dallo Stato, ndr) hanno dimostrato. Tra tutte le falle credo che la più ingiusta e assurda sia quella che consente ai terroristi di percepirlo mentre stanno ancora scontando la loro pena».

LA POLEMICA PER LA VICENDA DELL’EX BR

A settembre 2019 fece discutere la vicenda di Federica Saraceni, ex brigatista, agli arresti domiciliari e col reddito di cittadinanza. Ma per l’Inps era tutto in regola: i requisiti reddituali, patrimoniali e occupazionali c’erano.

Ci sarebbe stato un risparmio per le casse dello Stato che sarebbe andato al fondo per le politiche attive del lavoro


Gabriella Giammanco di Forza Italia

Ora la parlamentare azzurra voleva privare dell’assegno «chi si è macchiato di reati particolarmente odiosi, come l’omicidio, la pedofilia, la violenza sessuale». Ma «la bocciatura dell’emendamento è surreale, considerato anche il fatto che avrebbe comportato un risparmio per le casse dello Stato che sarebbe andato al fondo per le politiche attive del lavoro. Una scelta simbolica, ma anche etica, un aiuto concreto ai tanti lavoratori disoccupati che non cercano elemosine ma un lavoro vero».

DI MAIO: «CHI CRITICA LA MISURA NON CONOSCE LA VITA REALE»

Il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio però da sempre difende il provvedimento, come quando ha postato il messaggio che gli ha inviato una donna di 39 anni: «Ogni giorno talk-show, tg e pseudo-opinionisti fanno a gara per attaccare il reddito di cittadinanza e lo fanno perché non conoscono la vita reale, perché non sanno cosa vuol dire non avere i soldi per curarsi o curare il proprio figlio, perché non gli sono mai mancati i soldi per mangiare».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

San Siro non si tocca: Inter e Milan al lavoro su «nuove idee»

I due club incontrano il Comune. Il Meazza non si tocca. Scaroni polemico: «Scelta bella ma un po' stupida».

San Siro non si tocca, e anche Milan e Inter paiono lavorare in quella direzione nell’ambito del progetto per il nuovo stadio. «L’indicazione che abbiamo avuto è che comunque c’è un’idea di mantenimento della superficie di San Siro sui diversi scenari. L’obiettivo è quello ora di lavorare su queste varie ipotesi», ha detto l’ad dell’Inter Alessandro Antonello, al termine dell’incontro con Milan e Comune. «È stato un incontro utile. Ancora una volta i club si sono resi disponibili a proporre idee sul mantenimento di San Siro e a lavorare, come sempre fatto. Il punto di discussione era capire l’ingombro di San Siro come può essere reso compatibile con l’esistenza di un altro stadio a poche centinaia di metri. Oggi c’è una delibera e ci si deve attenere alla delibera che è stata emanata».

SCARONI: «DUE STADI? IDEA BELLA MA UN PO’ STUPIDA»

A stretto giro sono arrivate anche le parole del presidente del Milan, Paolo Scaroni, più polemico rispetto all’ad nerazzurro: «L’idea di avere due stadi vicini, vecchio e nuovo, uno accanto all’altro, è qualcosa che non ricordo di aver mai visto. Per carità, magari essere ‘first’, i primi, può essere anche bello, a volte però può essere un po’ stupido», ha detto. «Si è molto parlato di ingombro, perché che ci siano tre, due o un anello è abbastanza irrilevante da un punto di vista dell’occupazione dello spazio. Il Comune, come da sua delibera, ci terrebbe a mantenere una vocazione sportiva, ma a tenere l’ingombro. Noi analizzeremo questa come prima ipotesi. Un’ipotesi un po’, detta in termini positivi, innovativa, perché non si sono mai visti due stadi uno a cento metri dall’altro. Qualora questa ipotesi non sia percorribile, per quanto ci riguarda, il Comune si è dichiarato disponibile ad analizzare altre ipotesi che riducano l’ingombro».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La proposta di nozze del deputato Di Muro era una messinscena

Il leghista che ha chiesto alla fidanzata di sposarlo durante una seduta della Camera aveva già organizzato il matrimonio da tempo. Con tanto di festa e chiesa prenotata.

Forse la Camera dei Deputati non è il luogo più adatto per una proposta di matrimonio. Sicuramente non lo è se la dichiarazione è una messinscena fatta per puro spettacolo, a favore di telecamere durante una seduta del parlamento dedicata ai fondi per i terremotati. È stato accertato da Corriere e La Stampa che la proposta del leghista Flavio Di Muro con tanto di anello non era altro che una montatura: il matrimonio era già stato concordato da mesi e la futura sposa aveva già dato il suo sì.

«Si scopre oggi con certezza, infatti, che il matrimonio tra il deputato ventimigliese e la sua compagna, era in realtà previsto e fissato da tempo», scrive il quotidiano torinese, «e dunque Elisa il suo “sì” lo aveva evidentemente già ribadito nei mesi scorsi. Risulta infatti prenotato, addirittura dallo scorso settembre, il ristorante: “U Cian”, di Isolabona. I fidanzati hanno anche effettuato il lungo percorso prematrimoniale con don Salvatore: concluso insieme ad altre cinque coppie, giusto domenica sera. E la data della cerimonia? Decisa pure quella. Il matrimonio sarà in Cattedrale il prossimo 5 settembre».

LA REPLICA: «GESTO SPONTANEO»

Ci si chiede allora il perché del gesto, una prima assoluta a Montecitorio. «Io ed Elisa stiamo insieme da sei anni ed è ovvio che di matrimonio avessimo già parlato in passato», si è giustificato il deputato, «ma non le avevo mai fatto la dichiarazione ufficiale di matrimonio o dato l’anello. Ho scelto di farlo in quel contesto, in modo spontaneo e genuino». Con tutto già fissato per il grande giorno, c’è per lo meno da aspettarsi che conoscesse già la risposta alla sua dichiarazione.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Nel M5s Di Battista in soccorso di Di Maio contro il Mes

Dopo il gelo con Conte, il capo politico grillino rialza la testa: «Si firma tutto il pacchetto del Salva-Stati. Saremo noi a decidere se e come passa». E Dibba approva sui social. Ma il Pd: «Non è un governo monocolore». Salvini: «Trattato non emendabile, da bloccare».

Nel day after sul Mes Luigi Di Maio ha provato a rialzare la testa. Dopo l’informativa alle Camere, il gelo col premier Giuseppe Conte e il clima da separati in casa nel governo, con lo spauracchio della crisi che riaffiora costantemente, il capo politico del Movimento 5 stelle è intervenuto su Facebook: «Conte ha detto che tutti i ministri sapevano di questo fondo. Sapevamo che il Mes era arrivato a un punto della sua riforma, ma sapevamo che era all’interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell’unione bancaria e l’assicurazione sui depositi. Per il M5s queste tre cose vanno insieme e non si può firmare solo una cosa alla volta».

DI BATTISTA: «COSÌ NON CONVIENE ALL’ITALIA»

Col ministro degli Esteri si è schierato anche un altro “big” grillino, Alessandro Di Battista, lui che è stato “accusato” di voler spostare il M5s verso destra proprio assieme a Di Maio. E in un commento social Dibba ha appoggiato la linea del capo: «Concordo. Così non conviene all’Italia. Punto».

DI MAIO: «SIAMO L’AGO DELLA BILANCIA»

Di Maio tra le altre cose ha spiegato che «il M5s dice che c’è una riforma in corso, prendiamoci del tempo per fare delle modifiche che non rendano questo fondo un pericolo. Siamo al governo. Questo significa che abbiamo la possibilità, ma anche la responsabilità, di agire per migliorare le cose». E infine: «Il M5s continua a essere ago della bilancia. Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes».

MA IL PD LO FRENA: «NON È UN GOVERNO MONOCOLORE»

Non ha proprio la stessa idea degli equilibri di maggioranza il capogruppo del Partito democratico al Senato, Andrea Marcucci. Che intervistato da La Stampa sui pericoli di rottura ha detto: «Inutile ignorare i rischi, io però scommetto sul buon senso». E con Di Maio cosa sta accadendo? «Avute le necessarie spiegazioni dal premier sull’iter del provvedimento, si ravveda. Se non lo facesse, sarebbe chiamato a trarne le conseguenze sulla vita del governo», ha risposto Marcucci, ricordando che «il M5s non è alla guida di un monocolore, questo è un governo di coalizione, dove le posizioni di tutta la maggioranza devono essere tenute in considerazione».

SALVINI: «DA BRUXELLES DICONO CHE IL TRATTATO È CHIUSO»

Dal centrodestra Matteo Salvini ha tenuto la sua linea parlando da Bruxelles: «La nostra posizione è quella dei cinque stelle, il trattato così come è non è accettabile, va visito, ridiscusso, ridisegnato, emendato, che è l’esatto contrario di quello che arrivava da Bruxelles dicendo il pacchetto è chiuso. Mi sembra che il premier abbia diversi problemi, non lo invidio».

Siamo contro le modifiche, dal nostro punto di vista il trattato sul Mes non è emendabile, è da bloccare e punto


Matteo Salvini

Poi ha chiuso ulterioremente ogni margine di trattativa: «Noi non abbiamo cambiato posizione rispetto a sette anni fa, eravamo contro allora e siamo contro le modifiche oggi, dal nostro punto di vista il trattato sul Mes non è emendabile, è da bloccare e punto. Quando parlavo di emendabilità riportavo le parole del vice capogruppo dei cinque stelle Silvestri che esprimeva tutti i suoi dubbi alla Camera. Per noi è una esperienza chiusa, che non è utile né modificare né ripetere».

«NESSUNO MI HA MOSTRATO IL TESTO CON LE MODIFICHE»

Prima, su Rai Radio1 a Radio anch’io, aveva detto: «Stiamo parlando di un trattato che coinvolge 124 miliardi di euro degli italiani con delle regole di distribuzione e di prestito a decenni che in questo momento andrebbero ad avvantaggiare il sistema economico e bancario tedesco. Nessuno mi ha mai fatto vedere il testo delle modifiche di questo trattato. Io non ho mai letto il testo ed è grazie a noi che ne stiamo parlando altrimenti Conte e Gualtieri non sarebbero mai venuti in Aula. Il parlamento deve poter intervenire su quel testo».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Matera 2019 chiude programma con l’Open Culture Festival

L’anno di Matera Capitale Europea della Cultura si chiude con l’Open Culture Festival, due settimane dedicate al tema centrale del dossier di candidatura e che rilancia l’eredità di questo percorso straordinario: la cultura aperta, che è inclusione, contaminazione, partecipazione, sguardo verso il futuro. Dal 7 al 19 dicembre - comunica la Fondazione Matera Basilicata 2019 - si svolgeranno in città una serie di iniziative dedicate alla cultura digitale, all’innovazione tecnologica, ai dibattiti sulle sfide del domani, con panel di approfondimento, laboratori dedicati a giovani e meno giovani, spettacoli teatrali, performance musicali e mostre interattive.
La programmazione si aprirà il 7 dicembre presso la Serra del Sole con la conferenza internazionale “Open Future – The Conference” organizzata in collaborazione con Fiera Milano Media SpA Divisione Business International, con il coordinamento di Carlo Antonelli, giornalista e CEO di Fiera Milano Media. La conferenza proverà a rispondere alle domande sul futuro della produzione culturale e sulla sua relazione con i principali temi del dibattito culturale contemporaneo: rapporto uomo natura, arte e medicina, dall’homo sapiens all’uomo ridisegnato da strutture sintetiche e dati, all’inborg. La giornata sarà articolata in tavoli di discussione, dalle 10:00 alle 18:00, e un momento di restituzione aperto al pubblico alle 18:30. Fra gli interventi: Andrea Lissoni, Carolyn Christov-Bakargiev, Francesco Urbano Ragazzi, Paola Antonelli, Stefano Gustincich, Federico Campagna, Ilaria Capua, Ida Dominijanni, Colin Waters, Armin Linke, Victoria Delgado, Emanuele Coccia, Matteo Pasquinelli, Stefano Mirti. Ingresso con Passaporto Matera 2019 e prenotazione.
Nella stessa giornata verranno allestite in Piazza San Francesco e a Casino Padula due “Open Dome”, spazi temporanei che ospiteranno eventi digitali, installazioni e riflessioni collettive per tutte le giornate del Festival. Nell’Open Dome di Piazza San Francesco si insedierà inoltre la Matera Factory coordinata dall’esperto di comunicazione digitale Stefano Mirti, che avrà il compito di raccogliere nel corso del Festival, le idee e le testimonianze delle persone - cittadini, volontari, artisti, progettisti, creativi - che hanno partecipato a diverso titolo al processo di Matera 2019. L’esito di questa attività, a cui saranno legati i principali appuntamenti del Festival, confluiranno nel Manifesto della co-creazione che sarà presentato nella mattina del 20 dicembre al presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, come vero e proprio punto di arrivo dell’anno 2019, ma nel contempo punto di partenza per il progetto “legacy” di tutta la manifestazione.
Dall’8 al 20 dicembre gli Ipogei Motta accoglieranno la mostra di realtà virtuale “Biennale di Venezia /Virtual reality experience - edizione Matera 2019”, con visite dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 20:00. La mostra porta a Matera una selezione di 13 opere dalla Sezione Venice Virtual Reality della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de la Biennale di Venezia e dalle ultime due edizioni di Biennale College Cinema Virtual Reality, il programma de La Biennale di Venezia che promuove i nuovi talenti emergenti sostenendo la produzione di progetti VR. Ingresso con Passaporto Matera 2019 e prenotazione.
L’8 e il 9 dicembre presso il Cinema Guerrieri andrà in scena, alle 19:00 e alle 21:00, la performance “Intentional Particle” del danzatore giapponese Hiroaki Umeda, che unisce i linguaggi artistici della danza e dell’arte digitale. Ingresso con Passaporto Matera 2019 e prenotazione.
Pilastro di tutto il Festival il progetto “Matera 3019” che porta al centro l’ascolto delle parole e delle suggestioni dei giovani, la loro idea di futuro, lavorando sul divario sempre più forte che vivono fra il mondo virtuale del digitale e quello corporeo del reale. Queste due dimensioni saranno indagate attraverso due percorsi. Dall’8 al 15 dicembre presso Casino Padula, la Scuola Open Source e la Open Design School, realizzeranno con 60 giovani selezionati attraverso chiamata pubblica, i laboratori di ricerca e co-progettazione "XYZ 2019” durante i quali si lavorerà a una piattaforma digitale per raccogliere, misurare e sistematizzare quanto fatto durante Matera 2019, valorizzando la produzione culturale indipendente. Gli esiti dei laboratori saranno presentati al pubblico il 15 dicembre ore 17:30 nell’Open Dome di Piazza San Francesco.
Dal 9 al 16 dicembre, presso il Palazzo del Casale, andrà invece in scena alle 18:00 e alle 21:00, l’evento teatrale “Uccelli. Esercizi di miracolo” a cura del collettivo artistico del progetto "Clessidra. Il teatro a partire dai luoghi", una produzione del Teatro delle Forche, che interroga la città contemporanea, nelle sue compressioni, nelle sue linee di fuga, nelle sue linee di sogno e utopia. Ingresso con Passaporto Matera 2019 e prenotazione. Dal 2 al 6 dicembre, in preparazione dell’evento teatrale, verranno realizzati dei laboratori con i ragazzi delle scuole superiori materane e delle performance nei quartieri della città, in centro così come in periferia.
Dal 12 dicembre, alcuni contenuti multimediali di Matera 2019 saranno disponibili su Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere e preservare la cultura online. La presentazione della collezione digitale di Matera 2019 sulla piattaforma si terrà alle ore 18:30 presso l’Open Dome, di piazza San Francesco. Nella mattina, dalle ore 10:00 alle 12:30, gli studenti del Liceo classico e artistico di Matera, saranno protagonisti di un laboratorio con la youtuber Lucrezia Oddone, famosa sul web per le sue lezioni di italiano agli stranieri.
La cattedrale di Matera ospiterà il 15 dicembre alle 21:00 “Remix the future” un progetto in due tempi composto dalla video installazione “Pensieri Illuminati", opera digitale di Felice Limosani narrata da Alessandro Preziosi, e il concerto diretto dal Maestro Beatrice Venezi con la Time Machine Ensamble. Un evento culturale che suggerisce l'incontro e la fusione tra arte, umanità e tecnologia e indice simbolicamente nella sacralità del luogo "un'assemblea civile dove assemblare il futuro". Ingresso con Passaporto Matera 2019 e prenotazione.
“SAVE for Seniors” è il progetto di educazione all'uso della tecnologia rivolto agli anziani, pensato da Samsung. Il 17 e 18 dicembre, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:30 alle 18:30 nell’Open Dome di Piazza San Francesco, i “Digital Angels”, studenti del Liceo scientifico Dante Alighieri di Matera formati dall’azienda coreana, affiancheranno persone over 55 per offrire loro nuovi strumenti con cui migliorare la propria vita quotidiana.
Il 17 dicembre alle 18:30, all’interno dell’Open Dome di Piazza San Francesco, verrà presentato il libro “Il Principe digitale” di Mauro Calise e Fortuna Musella (Laterza 2019), una riflessione del ruolo della politica nell’era dei social media.
Nella giornata del 19 dicembre le Capitali Europee della Cultura del passato e del futuro, presentano nell’Open Dome di Piazza San Francesco, le loro migliori produzioni realizzate nell'ambito dell'arte digitale, realtà virtuale e aumentata, alla presenza di alcuni dei loro ideatori.
Fino alla cerimonia di chiusura, in programma il 20 dicembre con l’evento “Open Future, Together!”, ogni giornata di dicembre ospiterà uno o più appuntamenti del programma ufficiale di Matera 2019.Come già previsto, numerose mostre e attività continueranno anche nel 2020, visto l’alto numero di richieste da parte delle scuole e del pubblico. Il calendario aggiornato è disponibile su www.materaevents.it
  

L’allarme Ocse sulla capacità di lettura degli studenti italiani

Secondo l'ultimo rapporto Pisa, solo un 15enne su 20 è in grado di comprendere un testo complesso. Si confermano il divario Nord-Sud e quello licei-istituti tecnici.

Se le competenze in lettura dei 15enni italiani restano stabili nel lungo periodo, diminuiscono rispetto ad alcuni cicli Pisa (Programma per la valutazione internazionale dello studente): il punteggio in lettura del 2018 non si discosta in modo significativo da quello dell’ultima rilevazione Pisa, mentre peggiora rispetto al ciclo del 2000 (-11 punti) e al 2009 (-10 punti), ma anche rispetto al ciclo del 2012 (-13 punti). Rispetto al 2000, la performance degli studenti del Nord Est diminuisce di 26 punti e di 19 punti quella degli studenti del Nord Ovest, che nel 2018 conseguono un punteggio inferiore anche a quello del 2012 (-15 punti). Per gli studenti del Sud il peggioramento rispetto al 2009 è -16 punti e rispetto al 2012 -23 punti. Resta costante nei vari cicli Pisa la competenza in lettura degli studenti del Centro e di quelli del Sud Isole. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto Ocse-Pisa, presentato oggi. In tutte le tipologie di istruzione, ad eccezione della Formazione professionale, si osserva un decremento delle competenze in lettura rispetto al ciclo del 2000 (in media -26 punti) e rispetto al 2009 (in media -20).

L’ITALIA SOTTO LA MEDIA OCSE

Gli studenti italiani in lettura ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media Ocse (487), collocandosi tra il 23° e il 29° posto tra i Paesi Ocse. Il punteggio non si differenzia da quello di Svizzera, Lettonia, Ungheria, Lituania, Islanda e Israele. Le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore ottengono un punteggio medio superiore a quello di tutti i Paesi che hanno partecipato a Pisa. Hanno partecipato alla prova Pisa 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. Pisa è un’indagine internazionale promossa dall’Ocse, con cadenza triennale. Il primo ciclo dell’indagine si è svolto nel 2000; il 2018 è stato il settimo ciclo. L’Italia partecipa fin dal primo ciclo. Alla rilevazione Pisa 2018 hanno partecipato 79 Paesi di cui 37 Paesi Ocse.

SI CONFERMA IL DIVARIO NORD-SUD

In Italia i divari territoriali sono molto ampi e si conferma il divario Nord-Sud: gli studenti delle aree del Nord in lettura ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439). I quindicenni del Centro conseguono un punteggio medio di 484, superiore a quello degli studenti del Sud e Sud Isole, inferiore a quello dei ragazzi del Nord Est, ma non diverso da quello dei quindicenni del Nord Ovest. Forti anche le differenze anche fra tipologie di scuola frequentate dagli studenti: i ragazzi dei Licei ottengono i risultati migliori (521), seguono quelli degli Istituti tecnici (458) e, infine, quelli degli Istituti professionali (395) e della Formazione professionale (404). Queste ultime due tipologie di istruzione presentano punteggi in lettura che non si differenziano tra loro. A livello medio Ocse, circa il 77% degli studenti raggiunge almeno il livello 2, considerato il livello minimo di competenza in lettura. L’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza in lettura analoga alla percentuale media internazionale.

LA DIFFERENZA TRA LICEI E ISTITUTI TECNICI

Divari ancora più ampi si osservano tra le diverse tipologie di istruzione. Nei Licei troviamo la percentuale più elevata di studenti top performer (9%) e, al tempo stesso, quella più bassa di low performer (8%). Negli Istituti tecnici la percentuale di top performer scende al 2%, mentre il 27% degli studenti non raggiunge il livello 2; livello non raggiunto da almeno il 50% degli studenti degli Istituti professionali e della Formazione professionale. In generale, il Report diffuso oggi, per quanto riguarda la lettura, dimostra che gli studenti italiani sono più bravi nei processi di comprensione (478) e di valutazione e riflessione (482) piuttosto che nell’individuare informazioni (470). Per quanto riguarda invece le sotto-scale relative alla fonte, gli studenti italiani ottengono risultati più elevati nei testi multipli (481) piuttosto che in quelli singoli (474).

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Fuina: Consorzio industriale Matera torni ad essere interlocutore

“Assumo l'incarico nel momento in cui la situazione economica della Provincia di Matera ed in particolare del settore industriale soffre delle criticità rivenienti dalle recenti crisi mondiali, a ciò si deve aggiungere una carenza infrastrutturale che tradizionalmente rallenta lo sviluppo della nostra economia. È mia intenzione contribuire a ravvivare il tessuto produttivo della nostra provincia partendo dalla ineludibile conoscenza”.

È quanto afferma l’amministratore unico del Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Matera Rocco Salvatore Fuina, che ha accolto “con soddisfazione” la scelta del presidente della Regione Bardi e della Giunta regionale di designarlo al vertice dell’Ente.

Alle aziende insediate negli agglomerati consortili Fuina rivolge l’invito di “tornare a vedere nel Consorzio un essenziale interlocutore”, ed offre a tale scopo la sua “piena e totale disponibilità”. Annuncia inoltre che presto intraprenderà “un iter conoscitivo coinvolgendo tutte le aziende”.

Squid App sarà il fornitore di notizie sugli smartphone Huawei

La società svedese diventa content partner della compagnia cinese. «Il nostro obiettivo è di fare appassionare le giovani generazioni alla lettura di notizie di qualità e allo stesso tempo aiutare le testate giornalistiche ad acquisire più traffico e più ricavi», ha commentato il Ceo Johan Otelius.

Squid, società media-tech di Stoccolma, sarà content partner per il newsfeed in Huawei Browser e Huawei Assistant. Agli utenti verrà fornito un feed consigliato con notizie provenienti da diverse categorie e da una varietà di editori. «Siamo entusiasti che Huawei ci abbia scelto come partner per offrire ai suoi utenti le notizie di attualità più interessanti», ha commentato Johan Othelius, Ceo e fondatore di Squid App. «Il nostro obiettivo è di fare appassionare le giovani generazioni alla lettura di notizie di qualità e allo stesso tempo aiutare le testate giornalistiche ad acquisire più traffico e più ricavi». Squid App offre agli utenti Huawei notizie in 35 lingue e permette ai lettori di personalizzare il proprio newsfeed. L’obiettivo è di aprire le porte dei millennial, soprattutto in Europa e America Latina, a un mondo di notizie dalle fonti più autorevoli.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Chi era Giovanni Bertini, l’ex calciatore affetto da Sla

Difensore di Roma e Fiorentina negli Anni 70, è stato anche opinionista tivù, prima che gli venisse diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica.

È morto nella mattina del 3 dicembre in una clinica romana Giovanni Bertini, ex calciatore malato di Sla. Fisico imponente e carattere esuberante, nato nel gennaio ’51, Bertini giocò da difensore negli Anni 70 con Roma, Fiorentina, Ascoli, Catania, Benevento. Prima che nel giugno 2016 gli venisse diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica era stato opinionista, tra le altre emittenti, di Tv2000. La Roma ha ricordato sui social Bertini: «L’AS Roma piange la scomparsa di Giovanni Bertini, difensore che vestì la maglia giallorossa tra il 1969 e il 1974. Ai familiari va il cordoglio da parte del Club».

Un anno fa la figlia Benedetta scrisse in una lettera: «Sono stata in silenzio da quando nel giugno del 2016 è stata diagnosticata a mio padre la Sla. Ora chiedo di rispettare il dramma che mio padre e la mia famiglia stanno affrontando silenziosamente da quasi due anni. Sono stata in silenzio in questo periodo per due motivi ben precisi. Da figlia perché volevo tutelare mio padre dalla verità su questa terribile malattia, da confronti che inevitabilmente sarebbero stati fatti tra lui e altri ex calciatori colpiti dalla stessa patologia, di cui papà ha seguito addolorato in tv e sui giornali il drammatico decorso. Da giornalista, conoscendo i meccanismi che spesso regolano il mondo dell’informazione, sono stata in silenzio per paura che questa vicenda potesse essere strumentalizzata senza la necessaria sensibilità, dimenticando la tragedia umana che stavamo e che continuiamo a vivere ogni giorno».

L’APPELLO ALLA STAMPA DELLA FIGLIA BENEDETTA

Per questo, proseguiva la figlia dell’ex calciatore, «invito tutti gli organi di informazione a rispettare il dramma che mio padre e la mia famiglia stanno affrontando silenziosamente da quasi due anni. Ci tengo a sottolineare che qualsiasi iniziativa o campagna in nome e per conto di mio padre e della mia famiglia dovevano e dovranno anche in futuro essere autorizzate da me, così come sarò io e solo io a fornire al momento opportuno qualsiasi aggiornamento sullo stato di salute di mio padre».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Eni, l’accoppiata Bernabè-Mondazzi punta al dopo Descalzi

L'ex ad del Cane a sei zampe mira a chiudere la carriera come presidente. E siccome è un abile tattico, ha pensato di formare un ticket con l'attuale Cfo in vista delle nomine di aprile.

Più scricchiola la poltrona di amministratore delegato Eni di Claudio Descalzi, e più si considera chiuso il capitolo della presidenza di Emma Marcegaglia, più si lavora a cordate e cordatine per la nomina dei vertici della più importante società italiana, prevista per aprile (l’assemblea è già stata programmata a metà maggio). 

I PIANI DI BERNABÈ PER IL CANE A SEI ZAMPE

L’ultimo colpo a Descalzi è arrivato da un articolo del solitamente bene informato Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera, in cui si (ri)parla dei conflitti di interesse ai vertici di Eni che tirano in ballo la moglie di Descalzi, la principessa congolese Marie Madeleine Ingoba, in quanto azionista insieme con il monegasco Alexander Haly della società lussemburghese Cardon, controllante (via trust neozelandesi ubicati a Cipro) di sei società fornitrici di servizi navali a Eni per 300 milioni nel periodo 2007-2018. E questo ha invogliato Franco Bernabè, 71 anni, a scaldare i motori. Non perché punti direttamente al posto di Descalzi – l’amministratore delegato dell’Eni lo ha già fatto, non casualmente nel 1992, l’anno di inizio di Mani Pulite – ma perché è interessato a chiudere la carriera come presidente dell’Eni. E siccome è un abile tattico, ha pensato di formare un tandem con un manager che punti a sedersi sulla poltrona di amministratore delegato. La scelta è caduta su chi da sette anni è Chief Financial Officer della compagnia petrolifera: Massimo Mondazzi.

MONDAZZI È IN ENI DAL 1992

Nato a Monza nel 1963, laureato in Economia alla Bocconi, Mondazzi è entrato in Eni proprio nel 1992, in coincidenza con l’ascesa di Bernabè, lavorando prima nell’area Amministrazione e Controllo del settore Esplorazione e Produzione, e poi arrivando a coprire la posizione di direttore Pianificazione e Controllo del gruppo, per poi tornare nella divisione Esplorazione e Produzione come Executive vice president per Asia centrale e Far East. Riuscirà la coppia Bernabè-Mondazzi a tornare tale in Eni? La corsa è cominciata.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.


Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Francesco Caio consulente del governo con ArcelorMittal

L'ex numero uno di Poste scelto dai giallorossi per negoziare con i franco-indiani sul futuro dell'ex Ilva di Taranto. Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: «Manager di valore che può trattare nell'interesse dello Stato». Da Saipem a Lehman Brothers, passando per il suo super stipendio contestato: la carriera.

Un dirigente di esperienza per negoziare con ArcelorMittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. La scelta del governo è ricaduta su Francesco Caio, presidente del consiglio di amministrazione di Saipem ed ex amministratore delegato di Poste italiane. A lui l’incarico di consulente dei giallorossi per trattare con i franco-indiani.

«MANAGER ITALIANO DI COMPROVATO VALORE»

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha confermato a Radio 24: «È un manager italiano di comprovato valore. Ritengo abbia la capacità di trattare nel pieno interesse dello Stato» e questo «potrebbe essere utile al Paese». In vista dell’incontro di mercoledì 4 dicembre al Mise Patuanelli ha poi spiegato che «ai sindacati illustreremo, insieme all’azienda, l’attuale situazione: stiamo cercando di capire se c’è una soluzione di continuità produttiva, che però non può restare ancorata alle modalità produttive di prima».

SCELTO ANCHE DA LETTA COME MISTER DIGITALE

Non è la prima volta che Caio lavora per il governo italiano. Nel 2013 fu scelto da Enrico Letta come responsabile dell’agenda digitale. Un’altra collaborazione è datata 2009. Caio è stato a Omnitel, Olivetti, Indesit prima di trasferirsi all’estero con gli incarichi di Ceo di Cable & Wireless e di vice chairman di Nomura e Lehman Brothers. Nel 2014 il suo nome spuntò anche nella partita per Finmeccanica. Ma rimase un’ipotesi.

LA GUIDA DI POSTE E QUELLA CONTESTAZIONE SULLO STIPENDIO

In quell’anno andò a guidare invece Poste e nel 2015 fu vittima di una dura contestazione dei suoi dipendenti, tra urla, proteste e insulti. Nel mirino c’era la politica industriale del manager. Quando alla domanda «quanto prende lei?» Caio rispose «guadagno 1 milione e 200 mila euro», si scatenò ulteriormente il parapiglia per quel salario da 100 mila euro al mese contro lo stipendio medio da 1.200 euro di un dipendente di Poste. Con i tarantini, dovesse capitare un confronto, forse è meglio parlare di altro.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Francesco Caio consulente del governo con ArcelorMittal

L'ex numero uno di Poste scelto dai giallorossi per negoziare con i franco-indiani sul futuro dell'ex Ilva di Taranto. Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: «Manager di valore che può trattare nell'interesse dello Stato». Da Saipem a Lehman Brothers, passando per il suo super stipendio contestato: la carriera.

Un dirigente di esperienza per negoziare con ArcelorMittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. La scelta del governo è ricaduta su Francesco Caio, presidente del consiglio di amministrazione di Saipem ed ex amministratore delegato di Poste italiane. A lui l’incarico di consulente dei giallorossi per trattare con i franco-indiani.

«MANAGER ITALIANO DI COMPROVATO VALORE»

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha confermato a Radio 24: «È un manager italiano di comprovato valore. Ritengo abbia la capacità di trattare nel pieno interesse dello Stato» e questo «potrebbe essere utile al Paese». In vista dell’incontro di mercoledì 4 dicembre al Mise Patuanelli ha poi spiegato che «ai sindacati illustreremo, insieme all’azienda, l’attuale situazione: stiamo cercando di capire se c’è una soluzione di continuità produttiva, che però non può restare ancorata alle modalità produttive di prima».

SCELTO ANCHE DA LETTA COME MISTER DIGITALE

Non è la prima volta che Caio lavora per il governo italiano. Nel 2013 fu scelto da Enrico Letta come responsabile dell’agenda digitale. Un’altra collaborazione è datata 2009. Caio è stato a Omnitel, Olivetti, Indesit prima di trasferirsi all’estero con gli incarichi di Ceo di Cable & Wireless e di vice chairman di Nomura e Lehman Brothers. Nel 2014 il suo nome spuntò anche nella partita per Finmeccanica. Ma rimase un’ipotesi.

LA GUIDA DI POSTE E QUELLA CONTESTAZIONE SULLO STIPENDIO

In quell’anno andò a guidare invece Poste e nel 2015 fu vittima di una dura contestazione dei suoi dipendenti, tra urla, proteste e insulti. Nel mirino c’era la politica industriale del manager. Quando alla domanda «quanto prende lei?» Caio rispose «guadagno 1 milione e 200 mila euro», si scatenò ulteriormente il parapiglia per quel salario da 100 mila euro al mese contro lo stipendio medio da 1.200 euro di un dipendente di Poste. Con i tarantini, dovesse capitare un confronto, forse è meglio parlare di altro.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Consegnate le borse di studio promosse da Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus

In undici anni stanziati oltre 6,5 milioni e per il 2020 confermati 375mila euro. Oltre al diritto allo studio progetti a sostegno di dipendenti in difficoltà, mense e dormitori sociali.

La Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, continua l’attenzione e l’impegno per la formazione universitaria e il diritto allo studio. Ieri mattina ha consegnato cinque borse di studio destinate a dottorati e progetti di ricerca in materie umanistiche, per un ammontare complessivo di 375.000 euro. I progetti candidati in questa terza edizione sono stati 56 da 25 università italiane. Premiate le università di Basilicata, Camerino, Milano, Napoli Parthenope e Roma Tor Vergata.

In undici anni di attività della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, sono stati erogati oltre 6,5 milioni di euro per il diritto allo studio universitario. Oltre 2.350 gli studenti che ne hanno beneficiato partecipando alle oltre 80 iniziative bandite in più di 40 Atenei statali italiani. Anche per il prossimo anno accademico, la Fondazione ha confermato lo stanziamento di 375.000 euro per supportare la quarta edizione dell’iniziativa.

Le borse di studio prevedono percorsi di ricerca della durata di tre anni finalizzati a valorizzare, promuovere e comunicare il patrimonio culturale italiano e la sua interconnessione con quello europeo, con particolare attenzione ai grandi temi dell’attualità come la coesione sociale e il dialogo tra diverse culture.

Il Presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, Claudio Angelo Graziano, ha dichiarato: “Siamo convinti che investire nell’alta formazione di giovani meritevoli significhi investire sul futuro del nostro Paese. In particolare, con il sostegno ai dottorati e ai progetti di ricerca in materie umanistiche, la Fondazione si prefigge di dare un segnale di attenzione nei confronti della ricchezza della nostra cultura che, oltre ad essere una grande eredità, può costituire anche un’importante opportunità di crescita e sviluppo professionale per i giovani”.

La Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, nata nel 2008, è uno dei pilastri del sistema integrato di welfare del Gruppo Intesa Sanpaolo ed opera con finalità di contrasto al disagio economico e sociale in assistenza ai dipendenti in stato di difficoltà, con borse di studio universitarie e di dottorato per giovani meritevoli e con attività di sostegno ad enti e progetti dedicati alla solidarietà verso le persone bisognose.

Nel corso del 2019 ha deliberato interventi relativi all’attività istituzionale per oltre 2,7 milioni di euro, di cui quasi 460 mila euro destinati a dipendenti, pensionati e loro familiari in situazione di svantaggio, 1 milione di euro con borse di studio universitarie e dottorato a favore di studenti meritevoli di supporto e oltre 1,2 milioni di euro per progetti benefici per i più bisognosi, come il sostegno a mense per i poveri e dormitori per indigenti.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Perché le bugie di Salvini e Meloni porteranno l’Italia alla rovina

La guerra al Mes ripete un copione già visto che ci isolerà in Europa e causerà divisioni interne. Davanti a questa minaccia, la sinistra dovrebbe avere l'umiltà di unirsi per costruire un muro di resistenza civile.

Matteo Salvini dichiara di saper nulla del Salva Stati di cui ieri si è discusso in parlamento.

Le notizie su quell’accordo inter-Stati, come è stato ben detto durante la trasmissione Tagadà, erano invece sui maggiori giornali quando Salvini era ministro degli Interni con Giuseppe Conte.

Forse in quei giorni aveva già bevuto troppi moijto per sfogliare il Corriere della Sera, che va letto da sobri.

IL POTENZIALE ELETTORATO CREDE ALLE SCIOCCHEZZE DELLA DESTRA

Il guaio è che una gran parte dell’elettorato potenziale crede alle  sciocchezze di Salvini e di Giorgia Meloni dimenticando come i due abbiano nel proprio passato, o comunque in quello dei loro partiti, uno degli episodi più vergognosi e menzogneri della Storia d’Italia. Furono loro che stabilirono (cioè costrinsero il parlamento a votare) che la ragazza di Silvio Berlusconi era la nipote di Mubarak. Anche la battagliera Meloni, fustigatrice di presunte bugie di altri e dimentica delle proprie.

UN COPIONE GIÀ VISTO

Quello che viene fuori in questi giorni dalla destra è una sorta di ripetizione del copione che l’ha portata sulla cresta dell’onda. Si intimoriscono i risparmiatori, si favoleggia contro l’Europa (poi, come fa Salvini, si tratta sottobanco per entrare nel Partito popolare europeo) e quando si sarà fatta strada negli italiani di esser alla rovina si ritornerà sui migranti. La paura della miseria, l’odio verso la casta europea precedono sempre la xenofobia.

LEGGI ANCHE: La svolta moderata di Salvini è una barzelletta

È il copione della destra degli Anni 20 e 30. Ma non faccio paragoni con Mussolini e Hitler. Salvini e Meloni sono su un livello molto più modesto e saranno d’ora in poi impegnati in una battaglia fratricida per la leadership

PER IL PAESE SI AVVICINA UN’ALBA TERRIBILE

Perché è importante sottolineare che Salvini e Meloni sono due politici che dicono cose non vere, che agitano temi in cui non credono, e che addirittura attaccano posizioni da loro difese precedentemente? Per una ragione assai semplice. Perché, con buona pace di Alessandro Campi, politologo raffinatissimo e critico intelligente della sinistra, con questi due imbroglioni l’alba che si avvicina sarà terribile e porterà al governo, ancora una volta, la peggiore classe dirigente del Paese. Forse è bene che noi italiani si beva l’amaro calice fino in fondo. Forse è necessario immaginare scelte politiche, come quella delle Sardine, che sappiano smontare la catena di odio che viene fuori dagli interventi di Meloni e Salvini. Questa Italia che potrebbe uscire dalle prossime elezioni non sarà più un Paese europeo. Forse non sarà più un Paese. Non sarà un Paese europeo perché chi mai potrà fidarsi di questa classe dirigente di incendiari senza progetto? Non sarà un Paese perché la tentazione del potere assoluto tornerà a farsi viva e troverà una riposta adeguata che dividerà gli italiani.

È NECESSARIO COSTRUIRE UN MURO DI RESISTENZA CIVILE

Non capirò mai perché di fronte a questi due incompetenti che rischiano di prendersi l’Italia non si trovi l’umiltà di unirsi a sinistra. Dai giovani, dai movimenti delle donne questa richiesta viene. È un delitto non capirlo: chi vorrà sottrarsi a questo compito di creare un muro di resistenza civile contro la coppia dei facinorosi porterà grandi responsabilità. Loro non ci porteranno al fascismo. Non non ne sono capaci e noi li fermeremo prima. Ma percorreranno fino in fondo la strada dell’isolamento dell’Italia dall’Europa e della divisione degli italiani. Insisto: i pensosi intellettuali di destra sono soddisfatti? Avete un problema.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Le quotazioni di Borsa e lo spread del 3 dicembre 2019

Piazza Affari in rialzo. Bene Unicredit dopo gli obiettivi del nuovo piano strategico. Differenziale Btp-Bund stabile. I mercati in diretta.

Borsa italiana in rialzo nella seduta del 3 dicembre 2019. Il Ftse Mib ha segnato in apertura +0,5%. Bene Unicredit dopo l’annuncio degli obiettivi del nuovo piano strategico. Vola Gedi dopo l’accordo per la vendita della partecipazione di Cir a Exor.

SPREAD BTP-BUND STABILE A 163 PUNTI

Lo spread tra Btp e Bund è stabile in avvio di giornata a quota 163 punti, sugli stessi valori della chiusura del 2 dicembre. Il rendimento del titolo decennale italiano sale all’1,36%.

GLI AGGIORNAMENTI DEI MERCATI IN DIRETTA

9.30 – VOLA GEDI DOPO L’ACCORDO CIR-EXOR

Vola Gedi a Piazza Affari dopo l’annuncio dell’accordo per la vendita della partecipazione di Cir a Exor al prezzo di 0,46 euro per azione, con un premio di oltre il 60% rispetto alla chiusura di ieri. Il titolo, dopo essere rimasto per alcuni minuti in asta di volatilità, è entrato agli scambi dove segna non dove segna un rialzo del 60,49% a 0,455 euro, allineandosi al prezzo dell’Opa che verrà lanciata sul flottante. Scivola Cir (-4,76% a 1,12 euro) dopo il rally di ieri mentre Exor avanza dell’1,32% a 68,96 euro.

9.10 – UNICREDIT IN RIALZO

Unicredit apre in rialzo a Piazza Affari dopo l’annuncio degli obiettivi del nuovo piano strategico. Nelle prime contrattazioni il titolo avanza dello 0,91% a 12,48 euro.

9.00 – APERTURA POSITIVA DELLA BORSA ITALIANA

Avvio di seduta in rialzo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha avviato le contrattazioni in progresso dello 0,51% a quota 22.845 punti.

8.00 – TOKYO CHIUDE IN CALO

La Borsa di Tokyo conclude la seduta in negativo, penalizzata dalla correzione fatta segnare dagli indici azionari statunitensi, dopo i dati dall’attività manifatturiera, considerati più deboli del previsto. L’indice Nikkei ha registrato una flessione dello 0,64% a quota 23.379,81, perdendo 235 punti. L’incertezza si riflette sul fronte dei cambi, con lo yen che si rivaluta e tratta a 109,10 sul dollaro, e sulla moneta unica a 120,80.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Unicredit taglia il personale e aumenta il valore per i soci

La banca di Piazza Gae Aulenti prevede per il piano 2020-2023 una riduzione di 8 mila dipendenti. E la chiusura di 500 sportelli. Mentre punta a creare 16 miliardi per gli azionisti nel triennio aumentando al 40% la distribuzione di capitale per il 2019.

Grandi tagli in arrivo per Unicredit. La banca in una nota ha annunciato la riduzione del personale di circa 8 mila unità nell’arco del piano 2020-2023 mentre l’ottimizzazione della rete di filiali porta alla chiusura di circa 500 sportelli.

LA SFORBICIATA PIÙ CONSISTENTE IN ITALIA

In particolare la sforbiciata si concentra soprattutto in Italia, Germania e Austria, dove il personale deve essere ridotto complessivamente del 21% e verrà chiuso il 25% delle filiali. Il nostro Paese appare destinato a sostenere la parte più consistente degli esuberi: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione stimati per la loro gestione, infatti, 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia (pari al 78% del totale) e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania.

PER GLI AZIONISTI 16 MILIARDI DI VALORI

Unicredit punta poi a creare 16 miliardi di valore per gli azionisti in quel triennio e aumentare al 40% la distribuzione di capitale per il 2019.

UTILE A 5 MILIARDI NEL 2023

Il piano strategico prevede di realizzare un utile di 5 miliardi di euro nel 2023, con una crescita aggregata dell’utile per azione di circa il 12% nel periodo 2018-2023. Il ritorno sul capitale tangibile (rote) sarà «pari o al di sopra dell’8%» per tutto il piano, si legge nella nota.

AI SOCI 8 MILIARDI TRA CEDOLE E BUY-BACK

La banca ha intenzione di distribuire ai propri azionisti circa 8 miliardi di euro, tra cedole e riacquisto di azioni, tra il 2020 e il 2023, di cui 6 miliardi rappresentati da dividendi in contanti e 2 miliardi da riacquisto di azioni proprie.

NEL 2019 DISTRIBUZIONE DEL CAPITALE RADDOPPIATA

Per il 2019 il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha deciso di raddoppiare la distribuzione di capitale prevista dal precedente piano al 40%, di cui il 10% attraverso buy-back e il 30% con dividendi.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Perché il governo rischia la crisi dopo le tensioni sul Mes

Il gelo tra Conte e Di Maio. Lo scetticismo dei renziani. I malumori nel Pd. L'esecutivo traballa. Chiamato a una risoluzione unitaria sul Salva-Stati tutta in salita. Mentre a Camera e Senato i pasdaran affilano le armi.

Un’altra giornata di tensione all’interno della maggioranza sul Mes. La cartina di tornasole di un rapporto sempre più complicato tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. A poche ore dall’informativa del premier sul Meccanismo europeo di stabilità che ha portato alla luce del sole problemi e frizioni in seno all’esecutivo, il governo guarda già a due date – quelle del 10 e 11 dicembre – potenzialmente cruciali: Conte riferirà alla Camera e al Senato in vista del Consiglio Ue. E la maggioranza sarà chiamata a una risoluzione unitaria che non sconfessi quel negoziato che, da qui alla prossima settimana, l’Italia intavolerà con l’Ue sull’intero pacchetto dell’Unione economica e monetaria.

I margini, spiegano fonti di Palazzo Chigi, ci sono. Toccherà al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, all’Eurogruppo del 4 dicembre, valutarne la percorribilità. Difficile cambiare, nel suo cuore, il nuovo trattato per il Mes. Più facile «migliorare» gli allegati e il pacchetto dell’Unione bancaria o rinviare la firma della riforma con il placet di qualche alleato Ue.

LA SPONDA DELLA GERMANIA

«C’è sempre e c’è sempre stato spazio» per la trattativa per i singoli Paesi, «ma ci sono anche regole che vanno rispettate» nell’interesse di tutti i Paesi membri, è la porta socchiusa lasciata dalla cancelliera Angela Merkel, sponda spesso cercata da Conte anche nei momenti più critici. Un escamotage per rinviare all’inizio del 2020, osserva una fonte di maggioranza, potrebbe essere la situazione politica di Malta, dove montano le proteste e Joseph Muscat è un premier a fine corsa. Ma si tratta di ipotesi, anche perché, dall’Eurogruppo sono piuttosto chiari: «La riforma del Trattato sul Mes è stata già approvata a giugno, stiamo solo discutendo la legislazione secondaria, meglio chiudere ora». Gualtieri, insomma, non potrà invertire la rotta. Resta da vedere come il suo lavoro sarà accolto dal M5s. Movimento nel quale, per il premier, ci sono due ordini di problemi: l’atteggiamento di Di Maio e la tenuta dei gruppi.

IL GRANDE GELO ALLA CAMERA

Alla Camera, mentre i colleghi di governo annuivano all’informativa di Conte, Di Maio assisteva impassibile, senza mai applaudire. E al Senato il capo politico M5s non era in Aula, come anche una trentina di senatori del Movimento. Del resto, a qualcuno tra i pentastellati l’intervento di Conte è sembrato soprattutto una difesa di Gualtieri. E non è sfuggito il riferimento del premier al fatto che «tutti i ministri» sapevano del negoziato. Tanto che, nel pomeriggio, lo stesso Conte è stato costretto a chiarire un concetto: nelle sue parole non c’erano frecciate a Di Maio ma il governo è «unito» nel voler migliorare il Mes. Al Senato, però, in vista della risoluzione, si naviga in alto mare. «Bisogna fare interventi nel merito, bisogna studiare», spiega Laura Bottici, che si occupa da mesi e mesi della materia.

LO SCETTICISMO DEI RENZIANI

Al Senato e alla Camera ci sono i pasdaran del Mes ma c’è anche chi, sull’argomento, prevede senza alcun rimpianto la caduta del governo. Ed è su questi esponenti che si concentra l’Opa di Salvini che, in Aula al Senato, non a caso punta il mirino proprio sulle divisioni tra Conte e il M5s. I malumori nel Pd si moltiplicano. Goffredo Bettini avverte che o si cambia musica o si chiude il sipario e i renziani mai come in queste ore sono scettici sulla durata del governo Conte 2. Ma non della legislatura.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it